mercoledì 3 dicembre 2025

pc 3 dicembre - Contro il linciaggio di Francesca Albanese

Nella giornata di venerdì 28 nov., durante lo sciopero generale, un centinaio di manifestanti hanno fatto irruzione nella sede de “La Stampa”, giornale di Torino, al grido di “Free Palestine” denunciando in modo concreto mediante scritte con vernice spray, letame lanciato contro i cancelli, la complicità dei giornalisti in riferimento sia al genocidio in corso in Palestina e in riferimento all'arresto in CPR di Mohammed Said.

Rispetto a questo episodio la relatrice delle Nazioni unite, Francesca Albanese, ha commentato il fatto condannando l'aggressione e aggiungendo che questo evento “sia un monito per i giornalisti”.

Questa frase ha generato un'indignazione collettiva, un’insurrezione generale contro la relatrice delle Nazioni Unite, una serie di insulti nei suoi confronti considerata una fondamentalista, una istigatrice a delinquere ed un linciaggio senza uguali, che parte da lontano nel senso che già da due anni la stessa subisce insulti, aggressioni verbali, minimizzazione e screditamento dei contenuti che lei porta avanti; ma il fango e lo squallore disgustoso che si sta alimentando dopo questa frase da parte di pennivendoli al soldo di colonialisti e sionisti che oggi continuano a non raccontare che a Gaza non c'è alcuna tregua, non c’è alcuna pace, è veramente riprovevole.

Qualche giorno fa prima di questo episodio specifico Francesca Albanese era stata accusata di essere una strega dedita ai sortilegi. Ovviamente nessuna meraviglia di fronte a questo tipo di insulto perché

martedì 2 dicembre 2025

pc 2 dicembre - Ripresi scioperi e blocchi interni all'ex Ilva Taranto e sulla statale Appia - Ma nessuna illusione sulla Meloni - dal blog tarantocontro

 

E' bene che siano ripresi scioperi e blocchi a fronte di un incontro sempre inconcludente di Roma.

Ma ogni nuovo eventuale incontro deve vedere PRIMA il ritiro del piano del governo, altrimenti sarebbe una nuova presa in giro. L'incontro deve servire a mettere sul Tavolo una piattaforma operaia che, comunque vada la vendita, deve vedere la difesa, con piani concreti, fondi, tempi, dei posti di lavoro, del salario, della salute/sicurezza e dell'ambiente.

Parlare di "tavolo permanente sull'ex Ilva presso la presidenza del Consiglio, con la presenza della presidente Giorgia Meloni" è buttare illusione; Meloni e Urso sono la stessa cosa.  

Sull'incontro unico per impedire spezzatini, trattamenti differenti Genova-Novi Ligure e Taranto, l'ostacolo principale sono i sindacati confederali di Genova che non lo vogliono e accompagnano la posizione del governo; i sindacati a Genova, e in primis la Fiom, vogliono la loro salvezza, parlano di salvaguardia del "Nord" (sembrano dei leghisti), non fanno un discorso unitario e in questo modo danneggiano gli operai dell'Ilva di Taranto. Vedi intervista: https://tarantocontro.blogspot.com/2025/12/sindacati-dellilva-di-genova-basta-che.html

Senza far fuori dalla mobilitazione queste posizioni corporative, non ci sarà incontro unico.  

 *****

Da GdM - Ex Ilva, sciopero a oltranza dei sindacati contro il Piano del governo. Bloccata la Statale 100 a Taranto, a partire dalle ore 12 di oggi e fino a nuova comunicazione,. 
 
Fim, Fiom, Uilm e Usb proclamano la mobilitazione dalle ore 12 di oggi chiedendo un tavolo unico a Palazzo Chigi per garantire diritti, sicurezza e futuro ai lavoratori dello stabilimento di Taranto. Usb chiede tavolo permanente a Palazzo Chigi.

La mobilitazione, spiegano le sigle in una nota congiunta, ha l’obiettivo di richiedere un incontro urgente per l’apertura di un unico tavolo a Palazzo Chigi, finalizzato a ottenere il ritiro del Piano e ad avviare "un confronto serio e costruttivo" sui diritti, sulla sicurezza e sul futuro dei lavoratori. Lo sciopero viene definito «un momento fondamentale per difendere i diritti di tutti i lavoratori e garantire stabilità e dignità».

Nello stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia in As (ex Ilva) di Taranto, oltre allo sciopero immediato proclamato dalle ore 12 da Fim, Fiom, Uilm e Usb, sono in corso blocchi e cortei di lavoratori. I blocchi riguardano strade interne e binari. Questo, spiegano fonti sindacali, sta

pc 2 dicembre - Carri armati nella scuola

Carri armati nella scuola a Udine: preside travolta dalle polemiche e interrogazione a Crosetto e Valditara

Un genitore avrebbe proposto l'iniziativa alla dirigente, che l’avrebbe accolta senza farla passare dal Consiglio d’Istituto e dal Collegio docenti. L'attacco di AVS e la difesa della Lega
Carri armati nella scuola a Udine: preside travolta dalle polemiche e interrogazione a Crosetto e Valditara

“Si comunica che in data due dicembre alcuni docenti della scuola secondaria di primo grado Ellero saranno interessati quali partecipanti nella simulazione di interazione tra contesto scolastico e coloro che operano in difesa dei civili in teatro estero per condurre operazioni nel settore della cooperazione civile-militare a supporto dei contingenti Nato. Lo scopo del gruppo è creare processi di pace duraturi e sostenibili attraverso la mediazione e la negoziazione con le autorità locali e la popolazione civile. Il Cimic Group sarà presente con due automezzi nel cortile della scuola in momenti in cui gli studenti sono all’interno dell’edificio scolastico”.

È la circolare inviata il 27 novembre ai docenti, al personale Ata e alle famiglie, dalla dirigente Sara

pc 2 dicembre - L’Italia imperialista e il governo Meloni preparano la guerra

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 1/12 

L’imperialismo italiano è oggi ben rappresentato dal governo Meloni, un governo guerrafondaio, fascista, razzista, servo degli USA di Trump, con il ministro Crosetto, sul libro paga di Leonardo, azienda italiana di Stato, in testa per i profitti derivanti dalle guerre; un governo rappresentante di quel blocco politico/economico che è il complesso militare-industriale, un’alleanza di padroni delle industrie belliche, banche e finanza, per gli interessi economici che hanno nelle guerre per la spartizione del mondo e delle materie prime il loro “naturale” sbocco; un governo la cui politica Estera e di Difesa è orientata non certo al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, delle masse popolari e dei popoli ma alla distruzione, alla morte.

Denunciamo spesso il Governo Meloni come governo moderno fascista ma qualsiasi governo imperialista - e tutti i governi di USA, EU, Russia, Cina, lo sono - di qualunque colore politico, avrebbe fatto la stessa politica estera (oggi ci sono i fascisti al governo ma l’ex ministro Minniti è del PD e ha fatto da apripista e comunque non è un caso che su votazioni riguardo la politica di riarmo entrambi gli schieramenti parlamentari votino assieme). I fascisti portano il loro (dis) valore aggiunto al governo che significa indottrinamento militarista fin dalle scuole primarie, retorica del nazionalismo e della patria, esaltazione della guerra, propaganda ideologica della supremazia occidentale, disprezzo, autoritarismo e repressione delle voci contro.

Servire al meglio l’imperialismo è in definitiva lo scopo dei fascisti, e quelli di casa nostra sono genuflessi al miliardario neonazista Trump, sono complici del genocida Netanyhau, sono alleati di Orban, di Milei e di altri mostri al governo.

Vediamo i passaggi politici di questo governo nei preparativi di guerra. Non li elenchiamo tutti perchè

pc 2 dicembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro il linciaggio di Francesca Albanese - Respingere la campagna di criminalizzazione contro Askatasuna e la repressione dei movimenti a Torino

 

pc 2 dicembre – L’industria della guerra fa profitti record secondo ultimo rapporto Sipri


La tendenza alla guerra imperialista totale e le guerre interimperialiste in corso per interposta persona e le guerre di aggressione ai popoli, come in Palestina e in India, fanno fare enormi profitti alle aziende di quasi tutti gli stati imperialisti, la conferma viene anche dall’ultimo rapporto dell’Istituto Sipri di Stoccolma come viene riportato dal manifesto di oggi.

“I ricavi delle prime 100 aziende produttrici di armi sono infatti state stimate per il 2024 alla cifra record di 679 miliardi di dollari: una conseguenza diretta delle scelte dei Governi di modernizzazione dei propri arsenali come elemento centrale, in un contesto di crisi sempre più diffusa, del rafforzamento dei propri apparati militari.”

Le prime sono le aziende degli Stati Uniti “con una crescita del 3,8% e un totale di ricavi di ben 334 miliardi di dollari.”

La metà dei profitti degli Usa è tutta europea, infatti: “…è l’Europa ad aver sperimentato l’incremento più significativo, con 26 aziende presenti in lista capaci di aumentare il fatturato del 13%, per complessivi 151 miliardi di dollari.”

L’Italia ha due aziende presenti nella Top 100 e i profitti arrivano a 16,8 miliardi di dollari, con un aumento del 9,1% rispetto all’anno precedente. Leonardo (al 12° posto e seconda azienda europea produttrice di armi nella dopo Bae Systems) ha aumentato di un decimo il proprio fatturato armato, che supera il 72% del proprio totale, arrivando a 13,8 miliardi di dollari.”

Poi c’è la Fincantieri (53esima) con poco meno di 3 miliardi di fatturato militare (il 34% del suo totale), comunque in crescita del 4,5% rispetto al 2023.

E a seguire Israele con tre aziende in lista il cui fatturato totale è aumentato del 16% raggiungendo i “16,2 miliardi di dollari, sia a causa delle operazioni militari in corso a Gaza sia per l’elevata domanda globale di attrezzature militari israeliane (in particolare nel settore dei sistemi “senza pilota”).” Infatti dall’India all’Italia, tantissimi paesi comprano da Israele armi e sistemi d’arma.

E su questa scia è in aumento anche il riarmo di tutto il “Medio Oriente (tra le aree più calde del globo) se si considera che i ricavi derivanti dalle vendite di armi delle otto aziende mediorientali per le quali sono disponibili dati coerenti sono cresciuti di ben il 14% tra il 2023 e il 2024.” 

lunedì 1 dicembre 2025

pc 1 dicembre - Torino - Free Mohamed Shahin - Gli accademici sfidano Piantedosi sull’espulsione dell’imam di Torino

Shahin è rinchiuso nel Cpr di Caltanissetta per le dichiarazioni su Hamas. L'appello: "Preoccupa l’uso di strumenti amministrativi per colpire la libertà di opinione"
Gli accademici sfidano Piantedosi sull’espulsione dell’imam di Torino. La raccolta firme: “Precedente pericoloso”

“Noi docenti, ricercatori e ricercatrici delle università italiane esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione di Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn al-Khattab di Torino, attualmente trattenuto nel Cpr di Caltanissetta a seguito di un decreto di espulsione emesso dal Ministero dell’Interno”. Comincia così un appello diffuso sul web con cui si chiede la “liberazione” dell’imam della moschea di San Salvario, rinchiuso nel Centro siciliano e in attesa di rimpatrio per le frasi pronunciate durante una manifestazione pro-Palestina del 9 ottobre scorso, in cui affermava di non ritenere gli attacchi di Hamas una violenza. Come scritto dal Fatto, la procura non ha trovato alcuna violazione del codice penale, neanche un’istigazione a delinquere. Tanto che il fascicolo “modello 45” per “fatti non costituenti notizie di reato”, era stato archiviato.

Al momento le adesioni, giunte da Atenei in numerose località italiane, sono 181. Una di queste è di

pc 1 dicembre - Gaza, la contabilità impossibile dei morti: quando i numeri diventano un atto politico

Una mortalità che cambia la storia della guerra

Secondo lo studio, la cifra reale delle vittime si colloca tra 99.997 e 125.915, con una mediana di 112.069 morti. La differenza non è solo statistica: è politica. Le vittime senza nome, mai registrate, sono quelle degli edifici crollati, dei quartieri rasi al suolo, delle famiglie che non hanno potuto seppellire i propri cari né segnalarne la scomparsa. È una mortalità “oscura” che altera la percezione dell’impatto delle operazioni israeliane e apre un dibattito sulla trasparenza dei dati, sul modo in cui il mondo interpreta la sproporzione del conflitto e sulla capacità reale della comunità internazionale di misurare la sofferenza.

Il crollo dell’aspettativa di vita

Forse il dato più eloquente riguarda l’aspettativa di vita. Prima della guerra, a Gaza era di 77 anni per le

pc 1 dicembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - L’Italia imperialista e il governo Meloni preparano la guerra

 

pc 1 dicembre - Fincantieri Palermo: Salari bassi, precarietà e sfruttamento selvaggio, sicurezza sul lavoro… battaglie necessarie contro condizioni di lavoro sempre peggiori

 

“Qui si continua a lavorare…” anche quando c’è lo sciopero: è stata questa la risposta che ci hanno dato alcuni operai con anni di esperienza alle spalle durante l’ultimo volantinaggio per lo sciopero del 28, a causa della grande presenza di operai precari, che subiscono di fatto il ricatto del posto di lavoro.

Questi stessi operai, italiani, sono precari, perché dipendenti di una ditta esterna in appalto che fa “contratti a 1 mese, a 3 mesi e usa la paga globale” e quindi senza diritti … stesso destino di gran parte degli operai immigrati.

Questa è parte della condizione attuale dello stabilimento Fincantieri di Palermo - che conta circa 300 operai diretti - che è uno dei nove sparsi in tutta Italia (ma la Fincantieri ha cantieri in tutto il mondo) che impiega operai nella produzione di navi da crociera e navi militare. Una condizione non diversa da quella degli operai di tanti altri cantieri, da Palermo a Monfalcone: diminuzione progressiva degli operai diretti Fincantieri, ampliamento del settore degli appalti, precarietà diffusa fatta di operai che dipendono da ditte piccolissime, piccole e medie sia italiani che immigrati tutti a paga globale e con contratti di breve durata…

Ciò significa orari prolungati oltre le 8 ore fino a 10, 12… di conseguenza condizioni di sicurezza ultraprecarie (e qui bisogna dire che quasi mai - se non in caso di “incidenti” mortali come l’ultimo del

domenica 30 novembre 2025

pc 30 novembre - Milano per la Palestina - La solidarietà alla Palestina non si processa

 








pc 30 novembre - A Messina 29 novembre contro il ponte del governo moderno fascista Meloni/Salvini - Con la Palestina nel cuore

Ieri in migliaia alla manifestazione di Messina contro il ponte, una manifestazione grossa e rumorosa con un esagerato schieramento di polizia soprattutto davanti a palazzi istituzionali, una manifestazione che ha comunque infastidito padroni e governo, certo per la presenza degli “avversari” Pd, Avs , ma anche perché rappresenta una continuità dell’opposizione dal basso, che è sostenuta ancor più dalle prese di posizione della Corte dei Conti, i padroni infatti hanno subito replicato con un articolone sul Sole 24 Ore di oggi che intervista Gozzi, il presidente di Federacciai che non manca di sottolineare che grazie al ponte “si potrebbe anche rilanciare il treno lamiere dell’ex Ilva di Taranto”.


La manifestazione, organizzata dalla Cgil, si è divisa in due spezzoni, uno istituzionale con alla testa partiti del “campo largo”, uno del movimento e sebbene abbiano sfilato lungo lo stesso percorso alla fine sono approdati in due piazze differenti.
Tanti i giovani ma anche cittadini nel corteo con cartelli, diversi slogans contro Meloni/Salvini e il governo.
"Ancora una volta in migliaia abbiamo percorso le strade di Messina. Lo abbiamo fatto insieme a tante realtà del Sud con le quali condividiamo la decisione di difendere I nostri territori dalla furia devastatrice delle politiche coloniali ed estrattiviste. In questi giorni la governance del ponte ha subito un duro colpo, ma noi non ci facciamo illusioni. È possibile che tornino ancora, perché il dispositivo del ponte è uno strumento troppo succulento per il blocco sociale che lo sostiene. Noi ci saremo ancora, ma, soprattutto, continueremo la nostra lotta per rivendicare le risorse destinate al ponte affinché vengano soddisfatti I bisogni che i nostri territori esprimono" dal movimento NO PONTE





Molti gli slogan sulla Palestina e tante le bandiere palestinesi vista la giornata internazionale di solidarietà con la Palestina del 29 enunciata dal camion.



Il volantino diffuso ieri 

pc 30 novembre - Torino - Nuova protesta per Shahin davanti al Cpr: "Detenuto per una frase, rischia deportazione e torture"

pc 30 novembre - Formazione rivoluzionaria delle donne - Patriarcato o patriarcalismo?

https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2025/11/formazione-rivoluzionaria-delle-donne_30.html


Entriamo con questa Formazione rivoluzionaria delle donne in un dibattito che si è riaperto anche in occasione delle manifestazioni del 25 novembre - ricordiamo che nella FRD abbiamo già pubblicato il 26.6.25: "Chiarezza sul patriarcato" https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2025/06/formazione-rivoluzionaria-delle-donne_26.html 

pc 30 novembre - Il genocidio dei palestinesi si estende alla Cisgiordania. Omicidi a freddo e arresti di massa

Nella Giornata Internazionale di Solidarietà con la Palestina, le notizie che arrivano da Gaza e Cisgiordania confermano che il genocidio israeliano contro il popolo palestinese sta proseguendo, nonostante molti abbiano spento telecamere e attenzione politica a quanto accade.

I video circolati da giovedì sui social media mostrano due palestinesi che si arrendono alle forze di occupazione israeliane, alzano le mani e poi sollevavano la camicia per dimostrare di essere disarmati. I soldati colpiscono i palestinesi a calci poi aprono il fuoco a bruciapelo uccidendoli sul posto. Successivamente un bulldozer presente fa crollare una saracinesca sui due cadaveri-

Fonti locali hanno riferito all’agenzia Anadolu che l’omicidio è avvenuto nel quartiere Jabal Abu Dhahir

pc 30 novembre - Roberto Cingolani (Leonardo): “La guerra non sta finendo, buon momento per investire sulla difesa. Altrimenti ci sterminano”

Se i padroni ci propongono come unica soluzione la guerra - "per difendere lo standard di vita occidentale", la loro vita da ricchi bastardi - non possiamo rispondere che con una parola d'ordine e una indicazione degli anni '70, applicata alla realtà odierna...
Padroni è la guerra! 

di F. Q.

"...elogia la spesa per il riarmo, unico argine alla vittoria del nemico senza scrupoli. Mentre "noi abbiamo ancora dei vincoli etici"

“Sono in conflitto di interesse, ma vi dico chiaramente che se c’è un momento in cui bisogna investire sulla difesa, è questo perché non sta finendo la guerra, sta iniziando la guerra nuova”. Parola di Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, campione nazionale nel settore difesa e aerospazio. L’ex ministro della Transizione Ecologica nel governo Draghi (sponsorizzato al tempo da Beppe Grillo) ha perorato l’acquisto di armi e strumenti di difesa durante la presentazione del Michelangelo Dome, una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale. Nel contesto della guerra in Ucraina, Cingolani ha citato “18.000 casi di attacco ibrido all’anno nelle grandi nazioni”, prima di mettere in guardia: “I prossimi anni di pace apparente potrebbero essere gli anni necessari a chi attacca da sempre per sviluppare armi che sono difficili da neutralizzare”, aggiunge. 

Cingolani l’ha detto in premessa: “sono in conflitto di interessi”. Lunedì scorso Leonardo ha ceduto in borsa il 2,2%, ma non è stata la sola. L’indice del settore, lo Stoxx Aerospace & Defence, ha iniziato la settimana perdendo l’1,7%, dopo il -3% di venerdì, toccando i minimi da fine agosto. Il pressing degli Stati uniti per chiudere il conflitto in Ucraina ha rallentato la corsa dei titoli della difesa europei. L’indice europeo in una settimana è arretrato del 7,8 per cento. Ma giova ricordare come l’indice Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defense, resta su livelli superiori di quasi il 200% rispetto a quelli precedenti l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Nel suo discorso, Cingolani ha ricordato come “la pace va difesa, ma ha un costo, non è gratuita”. Se in futuro “il discorso diventasse serio, quello che temono ai servizi segreti, dovremo essere pronti a proteggere i nostri paesi, lo standard della vita occidentale”, ha proseguito il manager di Leonardo. Che a un certo punto ha virato su toni apocalittici: secondo Cingolani l’Occidente dovrà unire le forze

pc 30 novembre - Ancora a proposito di Torino - un commento condivisibile

A riempire le pagine dei quotidiani di oggi c’è un’azione del tutto dimostrativa, la cui “gravità” ha smosso le istituzioni fino al presidente della Repubblica Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: la protesta che, a Torino, ha visto coinvolta la sede del quotidiano La Stampa, preso di mira dai manifestanti con lanci di letame e scritte sui muri.

Assalto alla redazione de La Stampa, titola il quotidiano stesso, mentre la quasi totalità dei giornali gli fa eco con gli stessi toni. Assalto alla redazione de La Stampa titola il Corriere, Assalto dei proPal alla sede del quotidiano La Stampa scrive La Repubblica, Assalto alla redazione della Stampa copincolla il Sole24Ore. La solidarietà istituzionale non si è fatta attendere e ha scalato i muri di palazzo fino ad arrivare a Piantedosi, poi a Meloni e addirittura al presidente della Repubblica Mattarella, tutti indignati per quanto accaduto. Contro la sede del quotidiano infatti sono state lanciate “pericolose” zolle di letame, mentre sulle mura dell’edificio sono state lasciate alcune scritte poco lusinghiere. Un gruppo di persone ha poi fatto ingresso nella redazione (vuota, in quanto con lo sciopero nazionale coincideva la protesta dei giornalisti) e avrebbe gettato in terra qualche quotidiano. Atti per i quali è giunta celere la condanna istituzionale: un’azione «gravissima e del tutto inaccettabile» ha tuonato Piantedosi al telefono con il direttore del giornale, Andrea Malaguti, cui è giunta la solidarietà anche di Elly Schlein. Solidarietà è stata immediatamente espressa anche dai colleghi de La Repubblica, il cui Consiglio di Redazione ha espresso vicinanza per l’imperdonabile accaduto.

Secondo i medesimi quotidiani, «l’assalto» è avvenuto quando «la frangia più violenta» si è staccata dal

sabato 29 novembre 2025

pc 29 novembre - Israele - anche da questo articolo appare chiaro...

...non c'è soluzione alla questione palestinese che la guerra di popolo della resistenza palestinese e delle masse arabe per la distruzione dello Stato d'israele

Le “verità scomode” di Melanie Phillips trasmettono un solo messaggio: Israele sarà sempre in guerra

Quds News. Di David Harest. Conosco Melanie Phillips da tempo. In effetti, a un certo punto è stata la mia caporedattrice alla scrivania di cronaca nazionale al Guardian.

Per quanto possa sembrare strano ora, la Phillips di quell’epoca incarnava la tormentata liberale del Nord di Londra, esistenzialmente incerta se obbedire ai dettami del cuore o della testa.

Phillips non è affatto l’unica ex collega del Guardian ad aver compiuto il viaggio dalla morbida sinistra liberale alla dura destra islamofobica, da una figura alla Ed Miliband a una alla Michael Gove. Ma a differenza di alcuni che potrei citare, questo rito di passaggio aveva ben poco a che fare con il denaro.

Phillips credeva che quel percorso potesse aiutarla a servire meglio la causa di Israele, che secondo lei

pc 29 novembre - Ex Ilva: il 28 nov. incontro inutile e fallimentare - Ciò che abbiamo detto ieri in ORE 12 Controinformazione rossoperaia

Aggiornamento: 
L’incontro di Roma è stato inutile e fallimentare - non bisognava andarci e dare continuità alla lotta dopo la giornata di sciopero e blocchi. I sindacati genovesi invece avevamo insistito e dato un assist al governo, puntando a una soluzione spezzatino per sè, ma non hanno ottenuto nulla, e ora tornano a urlare.
I sindacati a Taranto non dovevano partecipare, ma i servi della Fim Cisl e l’Usb hanno diviso sindacati e i lavoratori andandoci e contribuendo a dare una mano al governo per legittimare l’incontro. Giustamente Uilm e Fiom Taranto non ci sono andati.
Ora non c’ è altra strada che lotta ad oltranza per cambiare le cose - come da sempre insistiamo noi anche ieri mattina nel volantinaggio allo stabilimento e all'appalto.
Vediamo ora che succede e se si è coerenti con quello che si dice ai lavoratori. 
Slai cobas
Ieri nella Controinformazione rossoperaia ORE 12
abbiamo descritto chiaramente la situazione ex Ilva e ciò che ruota intorno ad essa.
La riportiamo:

Incontro/scenari per l'Ex Ilva - L'ambientalismo solidale e l'ambientalismo antioperaio

Il 28 novembre, nuovo incontro a Roma, al Mimit, di tutte le parti sulla situazione in corso e soprattutto sul prossimo futuro dell'ex Ilva.

La Uilm che la Fiom di Taranto non parteciperanno perché Urso non ha ritirato il piano presentato l'11 novembre, nonostante ci siano stati scioperi, blocchi, iniziative di lotta anche a Taranto e quindi, di fatto, è un incontro farsa che conferma pienamente che si vuole bloccare la produzione e i 6.000 operai da gennaio che dovrebbero andare in casa integrazione. Invece, sicuramente, sono presenti la Fim e l'Usb. Per la FIM non ci possiamo meravigliare, è sempre il braccio accomodante del governo. L'Usb di Taranto con Urso fin dall'inizio c'è stato sempre una sorta di legame e partecipa per far pesare il proprio ruolo. Noi siamo d'accordo, chiaramente, con i sindacati che rifiutano questo incontro farsa che non potrà portare a nulla di diverso, a nulla di positivo; invece è molto negativo che Fim e Usb diano credito a questo incontro, diano credito a Urso e al governo.

Non ci sono, in realtà, nuove condizioni che possano portare a cambiamenti del piano del governo, se non qualche modifica o promessa di facciata che non mutano la sostanza nettamente negativa.

Il governo, che si proclama sovranista, sull'ex Ilva è ancora alla ricerca disperata all'estero di un possibile compratore a cui svendere la “patata bollente inquinata”, ma nel senso inquinata da loro, dell'Ilva, benché sia il governo che i padroni definiscano questa dell'Ilva una produzione strategica per un paese capitalista, per il suo peso nell'economia mondiale, e che l'Italia non può fare a meno dell'acciaio, ecc. Però nonostante questo si va a chiedere quasi in maniera elemosinante, offrendo soldi invece di averli dai possibili acquirenti, che ci siano compratori esteri che vogliano prendersi l'Ilva

Questo ha sollevato qualche denuncia, rimbrotto al governo da parte dei padroni italiani. Alcune associazioni imprenditoriali dicono che “solo una cordata industriale italiana potrebbe salvare la siderurgia nazionale, poiché interessi e strategie estere considererebbero Taranto più come un concorrente da indebolire che come un asset da potenziare”. Da un comunicato della Confartigianato. Ma anche altre aziende, altri grossi padroni, per esempio ultimamente l'Italimpianti, dicono che servirebbe “un nuovo soggetto imprenditoriale con la partecipazione dello Stato che coinvolga tutti i soggetti nazionali interessati”. Ma anche questi, nella logica del capitalismo, sarebbero comunque pienamente interni ad un piano che preveda profitti maledetti e subito e costi scaricati sullo Stato, e prima di tutto quelli della forza-lavoro.; e quindi la previsione è comunque di 5.000 esuberi anche nell'ipotesi di compratori italiani, come anche nel caso di una nazionalizzazione dell'ex Ilva. Lo scarico dei costi sullo Stato riguarda anche quelli della sicurezza, bonifiche, ambientalizzazione.

Però in realtà neanche loro, i padroni, si fidano.

Altri sottolineano che un soggetto imprenditoriale straniero non avrebbe alcun interesse “a risolvere i problemi di produzione dell'acciaio in Italia in quanto strategica per il sistema Paese-Italia”, in una situazione di forte concorrenza sul mercato mondiale, in una logica di ‘mors tua vita mea’ l'interesse può essere solo quello di acquisire una postazione in un'area interessante dal punto di vista geoeconomico che potrebbe avvantaggiare i propri interessi e gli interessi imperialisti economico-politici dei loro Stati nella situazione di in corso, di contesa a livello mondiale (pensiamo agli azzeri, i quali in realtà avevano molto interesse soprattutto per il gas, per avere una postazione vicina nel Mediterraneo, e quindi nell'offerta per l'Ilva pensavano più ad uno sviluppo che permettesse questa postazione per quanto riguardava il gas.

Così ora ci sarebbero due fondi americani che avrebbero interesse ad acquisire l'Ilva. Ma, guarda caso, questi fondi americani sono molto legati all'amministrazione Trump e questo viene devidenziato anche da giornali locali.

Ma altri scenari potrebbero prospettarsi.

Il Sole 24 ore li descrive in questa maniera: Nella situazione in cui viene “confermato un rafforzamento strutturale della spesa per la Difesa in Italia”, si parla di un'evoluzione del MIMIT, cioè del Ministero di Urso in un vero strumento di politica industriale strategica per il settore”; “si tratta – aggiunge – di un segnale positivo per l’intera filiera nazionale della Difesa”. Quindi si prospetta che ci possa essere un interesse per l'acciaio prodotto dall'Ilva da parte di aziende come la Leonardo, la Fincantieri.

Tant'è che la legge di bilancio in discussione punta a destinare per la Difesa per il 2025-2026 più di 10 miliardi di euro.

In questo tipo di scenario Urso potrebbe mettere sul piatto un futuro dell'acciaio per la guerra.

Ora c'è da dire che su una prospettiva di questo genere non è affatto detto che non ci potrebbe essere un accordo anche da parte dei sindacati confederali. Per esempio, mentre la Fiom della Leonardo di Grottaglie, in provincia di Taranto ha fatto settimane fa un appello contro una riconversione bellica della fabbrica di Grottaglie, dicendo giustamente “non in nostro nome, non col nostro lavoro”, la Fiom di Genova invece parlando anch'essa di “sovranità economica dell'Italia”, dice: “a Genova ci sono Leonardo, Fincantieri, Ansaldo, tutte realtà dove lo Stato è presente in modo importante. E soprattutto – aggiunge - garantirebbero stabilità, investimenti e una visione di medio-lungo periodo che invece un fondo privato da solo non garantisce. E Sottolinea “in palio c'è la sovranità economica dell'Italia e quindi su questo è necessario aprire un confronto con Federmeccanica e governo per garantire l’occupazione”.

Chiaramente la Leonardo sappiamo bene cos'è, sappiamo che in maniera veramente rapida sta aumentando il suo potenziale produttivo, con armamenti di vario genere. La Fincantieri produce per le piattaforme navali tra cui nuove fregate, unità logistiche e sottomarini. Quindi, questi potenzialmente sarebbero i principali consumatori nazionali di acciaio. “E – si continua – avere una produzione interna, controllata e programmabile, è un vantaggio industriale enorme. Ma per farlo è necessario produrre acciaio, non chiudere gli impianti, come prospetta il governo”.

Ecco questi sarebbero gli scenari che tutti non risolvono i problemi del lavoro, del niente esuberi, dell'ambientalizzazione, delle bonifiche e così via.

Al momento, quindi, c'è un piano fallimentare anche dal punto di vista del governo e dei potenziali padroni; in prospettiva ci potrebbe essere un piano che guarda anche al legame con la produzione bellica e quindi la guerra.

Per concludere passiamo ad un altro aspetto che è necessario sottolineare, e che riguarda il legame lavoro-occupazione e salute-bonifiche-ambientalizzazione

Questo che è un problema serio viene in questi giorni modo affrontato in maniera nettamente differente, quasi contrastante. Da un lato la posizione della rappresentante, riconosciuta della mobilitazione a Genova, in particolare dalle donne, della battaglia ambientale, e dall’altro la vergognosa posizione anti-operaia assunta a Taranto, soprattutto da un'associazione Genitori Tarantini, ma che è condivisa anche da altre associazioni ambietaliste.

Brevemente. Mentre la rappresentante di Genova, Patrizia Avagnini, dice: “solidarietà senza se e senza ma ai lavoratori. L'importante che ci sia un futuro come formazione, come occupazione, occupazione pulita”; e aggiunge: "Oggi vedo che è stata abbandonata quella comunione di intenti tra territorio e fabbrica (che c'era un tempo ndr), quasi a renderci contrapposti, credo che abbia indebolito noi ma ha indebolito fortemente i lavoratori della fabbrica. Oggi viviamo in un mondo dove noi, loro e la gente comune non conta più nulla. È cambiato tutto e conta solo la logica del profitto a tutti costi, l'umanità è zero". Nei giorni dello sciopero e del presidio ci sono state diverse testimonianze di vicinanza da parte dei cittadini del quartiere ai lavoratori che rischiano il posto. E Avagnini ha detto; “sono triste perché vedo che si sta andando verso la chiusura della fabbrica, questo è un colpo al cuore”.

Quindi una posizione giusta, una posizione che non vede un contrasto tra le masse cittadine, le masse popolari e la lotta dei lavoratori, una posizione che così dovrebbe essere dappertutto. Invece a Taranto abbiamo una espressione fortemente anti-operaia quasi inferocita contro gli operai da parte di alcune associazioni ambientaliste.

I “Genitori tarantini” hanno criticato duramente i blocchi operai dell'ex Ilva definendole un “volgare tentativo di affermare la forza dei lavoratori”. Cioè, quando i lavoratori, gli operai dell'Ilva finalmente scioperano in maniera massiccia, fanno i blocchi stradali, esprimono la loro protesta in termini non di marcia usuale ma in termini di peso della forza dei lavoratori, ecco che gli ambientalisti piccoli e medio borghesi li chiamano “volgari” , e affermano che “il blocco stradale è una scelta sbagliata e penalizzante per i cittadini. Non si manifesta bloccando le strade”; e aggiungendo che l'associazione è stata presente ma “non a fianco ma di fronte agli operai” per ribadire la responsabilità di questi blocchi e dei disagi per la città. Poi accusano gli operai di “non essersi mai liberati dai paraocchi”, chiedendo agli operai “un rigurgito di dignità... che cosa ci sarebbe di nobilitante in un lavoro che fa malare voi e chi non c'entra nulla con quella produzione” – Quindi anche gli operai sarebbero responsabili/colpevoli di quanto accade in città, nei quartieri inquinati.

E finendo col dire, non che i cittadini, come invece dice la rappresentante di Genova, devono sostenere gli operai in lotta, devono essere dalla parte degli operai; ma l'inverso, che sono gli operai che devono schierarsi dalla parte di chi si è tolto i paraocchi e quindi sono gli operai che devono decidere da che parte stare.

Questo cosiddetto “ambientalismo” borghese, antioperaio, va nettamente combattuto!

E chiediamo agli ambientalisti sinceri di rompere con esso.

E’ necessario ancora di più, sempre di più, togliere alcuni veli, alcune confusioni che sulla questione Ilva continuano ad esserci, su che cosa significa il cosiddetto “contrasto” tra lavoro e salute. In realtà, come noi diciamo, “nocivo il capitale, non la fabbrica”, il contrasto è da un lato lavoro, salute, sicurezza, ambiente pulito, dall'altro profitti dei padroni e azione a favore solo dei padroni da parte del governo. Questo è il contrasto.

pc 29 novembre - Contro il piano di spartizione imperialista dell'Ucraina Trump/Putin

Patto di spartizione tra borghesie imperialiste Usa e Russia.
Patto Usa/Nato - Russia accordo tra banditi imperialisti.

Stati governi imperialisti europei protestano perché da questo patto di spartizione imperialista sono attualmente sostanzialmente esclusi.
Il regime di Zelensky corrotto e filonazista ha portato l'Ucraina a essere prima pedina Usa/Nato/Ue ora pedina di scambio imperialista sulla pelle di proletari e masse popolari ucraine.
Ora è il tempo della resistenza antifascista/antimperialista di proletari e masse popolari ucraine contro Usa/UE/Russia e ogni imperialismo.

Per una Ucraina anticapitalista antifascista antimperialista LIBERA E SOCIALISTA.

A LIVELLO ITALIA: OCCORRE ANCHE SU QUESTO SCENDERE IN PIAZZA. 
Distinguersi nelle file proletarie e del movimento contro la guerra imperialista dall'ala del movimento filo Russia (da Contropiano, Cambiare rotta, Usb, ecc.).
Per costruire la mobilitazione proletaria e internazionalista con i proletari e le masse ucraine. contro la guerra di spartizione interimperialista

PROLETARI COMUNISTI
29 novembre 2025