venerdì 8 novembre 2013

pc 8 novembre - l'anniversario per la rivoluzione d'ottobre tra gli operai d'avanguardia dell'ILVA di Taranto


7 novembre all'ilva taranto port.a volantinaggio compagni e operai ilva del circolo -  con 3 grandi nstriscioni - la bandiera di proletari
comunisti - un giornale murale di denuncia politica.
Per la contamporanea presenza del volantinaggiodel comitato liberi e pensanti e usb, tutte le avanguardie di fabbrica erano attive con prolungati capannelli di dialogo e polemica ai cancelli, coinvolti 50 operai circa
Tutte e 4 le portinerie ilva sono state tappezzate di volantini e manifesti così come il quartieretamburi, il centro città e la zona sede

pc 8 novembre: I LAVORATORI PERDONO LAVORO E REDDITO, I PROLETARI PERDONO IL DIRITTO ALLA CASA, LE MASSE SI IMPOVERISCONO GIORNO PER GIORNO E LORO SI INGRASSANO SEMPRE PIU'

QUALE SOLUZIONE?
Regione ecco tutti i redditi Al capogruppo Pdl il record: Parolini, mister 418mila euro
Milano, 8 novembre 2013 - Per una volta il Paperone del Pirellone arriva da fuori Milano. L’uomo dei record è Mauro Parolini, bresciano, capogruppo del Pdl. Nel 2011 ha guadagnato 418.598 euro, tasse escluse. Mario Mantovani, vicepresidente della Giunta Maroni e assessore alla Salute, invece, arriva secondo. Con un imponibile annuo pubblicato sul sito del Consiglio regionale di quasi 292mila euro. A sua volta, il numero due sorpassa il presidente, Roberto Maroni, che non rientra certo nella classifica degli «over 200» del Pirellone, poiché si ferma solo a 108mila. Uno stacco enorme fra il presidente della Regione leghista e il fedelissimo di Berlusconi (dimenticavamo, pure sindaco di Arconate poiché non ancora decaduto) che è proprietario di numerosi immmobili oltre alle partecipazioni in diverse società. Sono cinque i politici regionali che si collocano nella fascia più alta di reddito. oltre a Parolini. Dopo Mantovani il ciellino Stefano Carugo (226.210) di Monza seguito a ruota da Enrico Brambilla (227.386, unico del Pd), Raffaele Cattaneo (204.903), attuale presidente del Consiglio regionale, e Alberto Cavalli (202.651), architetto, ex presidente della Provincia di Brescia, attuale assessore al Commercio. Cavalli non è certo un volto nuovo, è stato anche sottosegretario alla Ricerca e Università nelle ultime giunte di Formigoni. Se per questo nemmeno Cattaneo che, si ricorderà, è stato assessore alle Infrastrutture nelle precedenti giunte di Formigoni, finito sotto i riflettori per la polemica sollevata, con un suo sfogo su Twitter, contro i tagli del governo alle Regioni decisi da Monti («Guadagno ottomila euro al mese. Vivo di ciò che fra un mese mi verrà dimezzato, come farò a pagare il mutuo e tutto il resto?»). Polemica che aveva «irritato» non poco il Celeste.
Ma sono tempi andati. Perché il nuovo padrone di casa, il governatore Maroni, ha uno stile tutto diverso e anche se denuncia di avere una barca a vela ormeggiata in Sardegna, una macchina (Volkswagen Polo del 2010) e un vecchio motorino, si deve accontentare di ingaggiare un testa a testa con il Pd Carlo Borghetti (109.181). Quindi nelle sfere più basse, insidiato in questa fascia da un buon numero di consiglieri. Una sorta di «ceto medio» del Pirellone i cui guadagni si attestano mediamente sui 150mila euro.
Maroni viene sorpassato dal suo maggiore competitor alle ultime elezioni, l’avvocato Umberto Ambrosoli del Patto Civico (172.520) che fra le sue proprietà denuncia, ecco una piccola curiosità che spunta guardando le dichiarazioni online, anche un’auto d’epoca, una «Fiat 500» del ’70.
Ad occupare gli ultimi posti in classifica sono i Cinque stelle. I pentastellati lombardi sono i consiglieri che guadagnano meno. Dei nove in Consiglio, Silvana Carcano, ex capogruppo (ora per effetto della rotazione è stata nominata Paola Macchi) è quella che ha dichiarato zero imponibile in buona compagnia di Andrea Fiasconaro, studente. Reddito minimo per un altro giovanissimo, il Pd Jacopo Scandella (5.554) che si sta facendo le ossa in Consiglio.
La «battagliera» grillina Iolanda Nanni (41.469), un punto di riferimento per i pendolari del pavese e molto impegnata in Commissione sul tema della riforma Aler, col suo reddito supera il collega Eugenio Casalino (28.817) ma anche Giampietro Maccabiani (37.915). In casa della Lega, invece, Massimiliano Romeo, capogruppo, fedelissimo di Maroni, risulta più «povero» (105.975) rispetto agli altri del suo gruppo, da Angelo Ciocca (166.443) a Fabrizio Cecchetti, ex presidente del Consiglio, nominato in sostituzione dell’indagato Davide Boni.

di Stefania Consenti e Guido Bandera

pc 8 novembre - Olivetti, una Eternit minore - organizzare lotta e processo - dalla rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti dilavoro

Sei in: Il Fatto Quotidiano > Giustizia & impunità > Amianto, indaga...

Amianto, indagati De Benedetti e Passera per i morti alla Olivetti

Nel registro degli indagati altre 22 industriali e manager, tra le accuse omicidio colposo e lesioni colpose plurime. I lavoratori avrebbero lavorato per anni in reparti a stretto contatto con il minerale cancerogeno. L'ingegnere si dice estraneo alla vicenda

Share on oknotizieShare on printShare on emaMore Sharing Servi
Venti morti sospetti. Venti operai che per anni hanno lavorato alla Olivetti di San Bernardo, a Ivrea, nei reparti contaminati da fibre di amianto. La Procura della Repubblica di Ivrea ha aperto un’inchiesta iscrivendo nel registro degli indagati 24 persone, industriali e manager, tra cui l’ex presidente Carlo De Benedetti e l’ex amministratore delegato Corrado Passera. Tra le ipotesi di reato ci sono omicidio colposo e lesioni colpose plurime. L’ingegnere fu presidente della società dal ’78 al ’96, mentre Passera co-amministratore delegato tra il ’92 e il ’96.  La notizia è stata riportata dal quotidiano La Stampa.
Le indagini sono focalizzate sui decessi di una ventina di lavoratori avvenuti dopo la pensione, tra il 2008 e i primi mesi di quest’anno. Tutte persone che tra la fine degli anni Settanta e il novanta avevano lavorato in reparti contaminati da fibre di amianto e in seguito si sono ammalati di mesotelioma pleurico, il tumore tipico che colpisce chi ha passato lunghi periodi a contatto con l’asbesto. 
De Benedetti si dice estraneo alla vicenda, sostenendo – in una nota del suo portavoce – che “la realizzazione delle strutture oggetto di indagine precede di diversi anni l’inizio della sua gestione alla Olivetti che ha sempre prestato attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, con misure adeguate alle normative e alla conoscenze scientifiche dell’epoca”. L’ingegnere attende fiducioso l’esito delle indagini “nel rispetto degli operai e delle loro famiglie”.
“Violati i principi basilari della sicurezza e igiene del lavoro”, scrivono i giudici della Corte d’appello di Torino nelle motivazioni della condanna di un dirigente nel processo del novembre 2012 (il primo sulla questione) che ha innescato la nuova inchiesta. Alla Olivetti si sapeva “della pericolosità degli agenti chimici” utilizzati durante la lavorazione, ma si è provveduto “con colpevole ritardo” ad affrontare il problema, continuano i giudici d’Appello. La sentenza in questione riguarda Ottorino Beltrami, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Olivetti spa, al quale sono stati inflitti, in secondo grado, sei mesi di carcere per omicidio colposo in relazione alla morte di una lavoratrice dipendente. Il 4 dicembre la Cassazione si pronuncerà sul ricorso presentato dal suo legale, ma nelle scorse settimane Beltrami, all’età di 96 anni, è morto. L’ex amministratore delegato di Olivetti era stato chiamato in causa per la storia di Lucia Delaurenti, esposta a un tipo di amianto chiamato tremolite, ammalatasi nel 2002 e deceduta a Ivrea nel 2005. A questo primo caso se ne sono aggiunti altri, e l’inchiesta della procura eporediese si è estesa anche a dirigenti diversi.
Un ex operaio addetto alle caldaie di 74 anni , oggi malato, racconta al quotidiano torinese: “L’azienda ci ordinava di fare le lastre ai polmoni, ma nessuno di noi capiva il perché”. Il sindaco di Ivrea, Carlo Della Pepa, si dice convinto dell’onestà delle persone che hanno fatto la storia dello stabilimento, sicuro che l’inchiesta: ”non rischia di offuscare il mito industriale” .
Il processo-pilota sulle morti da amianto è quello di Torino sulla Eternit di Casale Monferrato, che ha visto la condanna in Appello, nel luglio scorso, dell’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny a 18 anni.

pc 8 novembre : IL MARCIO DI QUESTO STATO....

"...lo Stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, è, per regola, lo Stato della classe più potente, economicamente dominante..."
"...l'esercito permanente e la polizia sono i principali strumenti di forza del potere statale..."
Milano tre poliziotti finiscono in carcere:
portavano via soldi e droga agli immigrati
I tre agenti della Polfer di Lambrate avrebbero messo in atto una serie di blitz fuori dalle regole impossessandosi di soldi e stupefacenti. Sono accusati di associazione per delinquere, peculato e spaccio
di SANDRO DE RICCARDIS
Dopo le perquisizioni, gli arresti. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Milano hanno arrestato tre dei cinque agenti del commissariato Polfer di Lambrate accusati di rubare soldi e droga agli extracomunitari. Alle accuse di peculato e detenzione e spaccio di stupefacenti si è aggiunta l'accusa di associazione per delinquere. Le perquisizioni, disposte per "le forti anomalie nella gestione dello stupefacente sequestrato nel corso del servizio", erano state disposte dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini per "accertare se gli indagati abbiano occultato contante, stupefacente, armi o altri corpi di reato, omettendone il sequestro e la distruzione per appropriarsene", dopo un esposto presentato in Procura dall'avvocato Debora Piazza. Ezio Orsini e Clodomiro Poletti sono finiti in carcere e a Gianluca D'Acunto sono stati concessi i domiciliari. Altri due agenti della Polfer di Lambrate sono indagati a piede libero.

Nel documento di quasi cento pagine vengono riportate le testimonianze di numerosi extracomunitari fermati dal gruppo di agenti. Una delle vittime, un marocchino di 29 anni, era stato condannato in primo grado a tre anni per spaccio di droga, sulla base del accuse del gruppo di agenti, e poche settimane fa è stato invece assolto "perché il fatto non sussiste". Tra la sua condanna in primo grado e il giudizio d' appello c'erano state le perquisizioni della Procura. E in secondo grado l'avvocato Piazza aveva chiesto l'acquisizione dei verbali di perquisizione a casa e negli uffici dei poliziotti, dove gli investigatori hanno traovato quasi 40mila euro in contanti, in pezzi da 10, 20, 50 euro e 500 euro, e ingenti quantita di droga. Negli uffici Polfer di via Bottini, nella disponibilità di due indagati, gli investigatori hanno trovato il verbale di sequestro di droga carico di due magrebini. Ma la droga non c'era.

"È stato chiesto all'indagato dove fosse - scrivono gli investigatori - e lo stesso ha riferito di non ricordarsi nulla della pratica. Invitato a effettuare un controllo presso l'Ufficio reperti, riferiva che non vi era

traccia dello stupefacente mancante". Veniva così accertata "l'inesistenza di un verbale di distruzione della droga". Nella sede Polfer in via Otto Cima, la Procura ha trovato altri riscontri. In una valigia c'erano "cinque panetti di sostanza tipo hashish, e un altro pezzo di sostanza tipo hashish da 535 grammi". E poi "quattro buste con 266 pastiglie di piccole dimensioni" e "dieci confezioni con un chilo e 378 grammi totali di marijuana".

giovedì 7 novembre 2013

pc 7 novembre - la rivoluzione d'ottobre alla Tenaris Dalmine Bergamo


pc 7 novembre - chiudere i CIE con la lotta ovunque

 i migranti fanno chiudere il CIE di Gradisca
  • alt
    Ancora una volta è l'azione autonoma dei migranti rinchiusi il miglior viatico per rendere inagibile l'odierna versione di campi d'internamento.
    Una trentina di migranti detenuti nel Cie di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) sono stati trasferiti questa mattina a Trapani (per altri 13 è stata disposta l’espulsione) dopo le rivolte scoppiate nel centro la scorsa settimana, quando il Cie friulano era stato quasi distrutto da due giornate di rabbia contro le condizioni disumane in cui sono costretti a sopravvivere gli stessi migranti.
    La tensione conseguente alle lotte della settimana scorsa (e i probabili atti di rappresaglia dei "guardiani") non è venuta meno: solo ieri  due internati hanno compiuto atti di autolesionismo. I trasferimenti di oggi, semrebbero il preludio di una chiusura, per ora solo temporanea, del Cie.
    Ma le lotte dall'interno delel strutture continuano a susseguirsi ogni giorno, come uno stillicidio quotidiano di resistenze, auto-lesionismi, distruzioni di strutture e rivolte.
    A Trapani  l'altro ieri un giovane tunisino è rimasto ferito durante un tentativo di fuga dalla struttura. Si trova ora ricoverato all’ospedale Sant’Antonio Abate con una prognosi di 30 giorni.  4 migranti sono  invece riusciti a fuggire.
    Proteste anche nel Cie di Torino, nel fine settimana, dopo che un giovane egiziano  è stato pestato e poi arrestato dalla polizia con la solita accusa di resistenza a pubblico ufficiale. I reclusi hanno effettuato la battitura delle reti e incendiato alcuni materassi all’esterno delle camerate

    pc 7 novembre - storie di ordinaria detenzione. Rebibbia, oltre il 19 ottobre

    • Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli
    • 155
    Storie di ordinaria detenzione. Rebibbia, oltre il 19 ottobre
    Le compagne di Napoli arrestate alla manifestazione del 19 ottobre raccontano quello che hanno visto e sentito in carcere.
    Ormai sono giorni che sulle prime pagine dei giornali campeggia il “caso Cancellieri” e si esalta la presunta umanità del ministro. Un dibattito, ovviamente strumentale a tutt'altro, che risulta stucchevole quanto irrispettoso nei confronti delle persone costrette tra le mura carcerarie, private della propria libertà e non solo di questa…

    In seguito al corteo del 19 ottobre a Roma ci siamo trovate, insieme ad altri 4 compagni, ad annusare l'aria stantia di Rebibbia e Regina Coeli, quell'aria umida che non sa di nient'altro che di carcere, uguale a se stessa e forse alla puzza di “chiuso” di tutte le altre gabbie del mondo. La nostra è stata un'esperienza sicuramente parziale: 4 notti e 4 giorni probabilmente ti danno solo la percezione di cosa possa significare passare le proprie giornate come se tutto fosse sospeso, mentre sei costretto ad eseguire distrattamente un canovaccio in cui ti resta ben poco da improvvisare. Tuttavia resti l’attore principale, il tuo spazio scenico è un corridoio lungo 20 metri. Ci sono tante telecamere e chi si gode lo spettacolo. Non esistono retroscena dietro le quinte. Non puoi sbagliare: dalla finestrella della porta della cella le guardie ti possono osservare perfettamente anche quando stai sul cesso.

    Ma c’è qualcosa che sfugge al controllo dei quotidiani rituali, che ti restituisce margini entro cui ti è ancora concesso ritrovare quell’intimità tutta umana di cui sembrano privarti al'ufficio valori, insieme ai lacci delle scarpe e al cellulare.
    Attraversando i corridoi infiniti che dividono il “reparto isolamento-nuove giunte” dal cancello d’ingresso non c’è nulla che può distrarti dall’incrociare sguardi ormai ordinari di quei posti. Le detenute si fermano a parlare, pronte a capire quando è il momento giusto per raccontarsi, perché se non è possibile per loro, almeno cercano una via di fuga per la propria storia.
    Ci chiedevano di non dimenticarle, di portare fuori le loro voci che, per quanto forti, restano a rimbombare tra quelle mura, al di qua delle recinzioni e delle torrette di sorveglianza.
    Quello che rispondevamo “passeggiando”, durante l'ora d'aria, quando sei “chiuso fuori” e l'unica differenza tra la cella e quei cortili cementati è l'assenza del soffitto, è che sarebbe stato impossibile cancellare quei giorni e il loro portato.
    Allora cogliamo l'occasione del “caso Cancellieri” per raccontare storie di persone, non di numeri, non di belve, non di malvagi criminali. Persone che con i propri modi di fare conservati nonostante le pratiche disumanizzanti a cui sei sottoposto, ci hanno accolte con quell'umanità che il Ministro Cancellieri non conosce affatto.
    Si avvicinavano, si informavano, ci esprimevano la loro vicinanza, ci restituivano con sorrisi, parole e strette di mano quel calore umano che fai fatica ad immaginare possa esistere in un posto freddo e asettico come quello. Ci hanno dimostrato la loro vicinanza e solidarietà domenica sera quando ai cori del presidio hanno risposto con la “battitura”, che per loro significa protesta. Non è consentito , infatti, parlare durante le visite del politico di turno o provare ad espugnare la scorta intorno al direttore durante le visite ai reparti per accertarsi che va tutto bene, “ci sono persino i distributori” (per le guardie e che tu puoi solo guardare, ovviamente). Allora se nessuno vuole ascoltarti provi a farti “sentire”, “col cazzo che la battitura è solo per ottenere docce calde”. Solo 3 docce fredde per più di duecento persone, ormai da un anno.
    Ascoltando una ragazza giovanissima, di 23 anni, messa dentro per furto e parcheggiata in cella da mesi in attesa di processo, come la maggior parte delle detenute che abbiamo conosciuto, (molte delle quali immigrate e alle quali viene arbitrariamente negato un interprete) abbiamo avuto modo di approcciare ad un primo aspetto: la questione “maternità”. Ci ha messo a conoscenza della “legge sulle mamme”, secondo cui le detenute con figli piccoli, che non hanno mai commesso il “reato di evasione” hanno il diritto di scontare la propria prigionia agli arresti domiciliari. “Anche mio marito ha 23 anni”-ci raccontava- “non sa cambiare un pannolino, i nostri genitori ci hanno abbandonati, non può lavorare perchè deve badare alla bambina, non può permettersi l'asilo perchè non lavora. Le mie richieste per i domiciliari non si sa che fine hanno fatto. Ho fatto inoltre più volte richiesta di lavorare qui dentro, sperando di potergli mandare dei soldi, ma anche quelle saranno finite nel nulla. Come possono sopravvivere?”. Emerge qui un secondo aspetto interessante, poi affrontato con altre detenute: “il lavoro” in questi luoghi-non luoghi. Non ci è sembrata strana la perfetta corrispondenza con quello che succede fuori: il lavoro non è altro che uno dei tanti modi per disciplinarti e fare profitti sul tuo sudore. Molte detenute vengono “assunte” come “scopine”. Come suggerisce il nome, si occupano delle pulizie di reparti e uffici. Dovrebbero lavorare 2-3 ore al giorno, ma in realtà lavorano intere giornate e delle centinaia di euro mensili che ricevono almeno la metà sono trattenuti per le spese di “mantenimento”: un “contributo” per acqua, luce e posto letto, come ci ha raccontato una guardia. Non solo ti rinchiudono, ti fanno pagare anche il vitto e l'alloggio, insomma. Molte di loro sono costrette ad accettare queste condizioni perché quando entrano possono non avere più di 5 euro in tasca che devi usare per comprarti tutto quello che ti serve. Hai a disposizione solo 4 rotoli di carta igienica al mese e un pacco di assorbenti per 5 persone. E ti deve bastare: sei una carcerata, te lo meriti. Non basta mica un corpo a fare di te una persona e della tua mente, stai tranquillo, se ne occuperanno loro.
    Una ragazza si avvicina a noi e indicandoci un’altra detenuta ci dice “la vedi quella? Stava meglio di me e te messe insieme quando è entrata. L’hanno riempita di sedativi e adesso è in depressione ed è anoressica. Non parla con nessuno, è un automa”. Effettivamente in carcere sembra molto più facile ricevere farmaci che una bottiglia d'acqua. Ogni sera, dopo la “chiusura” delle 20, passano con un carrello chiedendoti se vuoi “la terapia”. Anche la psicologa ci ha avvertite:” Soffri d'attacchi d'ansia? Tietteli. Soffri d'attacchi di panico? Tietteli. Non riesci a dormire? Leggiti un libro. Sei entrata normale, vedi di rimanerci”. Se ti permetti di rispondere male agli assistenti ti sbattono in cella “liscia”, se sei fortunato. Non sono mancati neanche i racconti sui suicidi, che rimangono sistematicamente nel silenzio. Tutte, inoltre, conoscevano, ci parlavano e avevano a cuore la storia di Stefano Cucchi. Ci dicevano “quel ragazzo così come tante e tanti altri non tornerà in vita grazie ad un risarcimento”. Di sicuro erano di altro parere le guardie penitenziarie che ci sorvegliavano prima dell'interrogatorio di mercoledì pomeriggio, dopo il quale siamo tornati in libertà. Sostenevano che Stefano “doveva morire con una siringa nel braccio”.
    Qualcun’altra ci raccontava che gli abusi di potere nei momenti degli arresti sono una costante: figli piccoli che vengono svegliati apposta per farli assistere all'arresto della madre. “Mi hanno chiesto di aprire un cassetto per controllare cosa ci fosse” ci ha raccontato una ragazza “e poi mi ci hanno schiacciato le dita dentro”, e ancora insulti e pestaggi. E poi le storie a metà tra l'interno e l'esterno del carcere: molti dei poliziotti presenti nei momenti degli arresti, quindi ovviamente ancora in servizio, erano pubblicamente conosciuti come colpevoli di violenze sessuali. Ormai famosa la vicenda che coinvolgeva alcuni di loro come stupratori di una ragazza agli arresti domiciliari o come “il caso” della ragazza portata in questura perchè fermata con dell'erba addosso, ricattata e violentata più e più volte durante la notte del fermo.

    A prescindere dai ruoli che abbiamo in questa società, anche queste cose ci ricordano che no, noi e quelli che ci comandano e sfruttano non siamo fatti della stessa pasta.

    Scritte queste righe non possiamo che rivolgere il pensiero a tutte le compagne di carcere incontrate in quei giorni, a tutte quelle che non abbiamo avuto modo di conoscere, ai compagni che sono ancora dentro per motivi simili ai nostri o per questioni molto più pesanti e complicate, alle persone che di carcere ci muoiono e a quelle che combattono là dentro per mantenere la propria umanità, nonostante cerchino di annullarti in qualunque modo, a tutte quelle persone sole, abbandonate a loro stesse e che non hanno la fortuna di avere fuori tantissime compagne e compagni, le famiglie, gli amici che ti aspettano, che ti pensano, che ti scrivono lettere e telegrammi, che si attivano per la tua liberazione e che all'esterno continuano a portare avanti la tua stessa lotta. Questo non è un documento sul carcere, né vogliamo trarre n questa sede sofisticate conclusioni politiche, consapevoli di quanto sia complessa la questione e soprattutto l'individuazione di giuste risoluzioni. Quel che è certo è che da questa esperienza ce ne usciamo rafforzate, nonostante il palese tentativo di intimorirci e demoralizzarci da parte di politici, questure, caserme e giornalisti di tutta Italia. Continueremo a lottare sempre più convinte di voler abolire lo stato di cose presente, fino a quando non esisteranno più oppressi e oppressori, in un mondo che può essere costruito da noi e solo da noi, un mondo davvero giusto e umano, un mondo senza galere.

    pc 7 novembre - "Ma quale trattativa tra Stato e mafia? ... è sempre stato risaputo che c'era una convivenza tra politici e Cosa nostra...".

    Mafia, il pentito: "Così freddai Salvo Lima. Nel mirino anche Andreotti e figlio"
    ultimo aggiornamento: 07 novembre, ore 13:18
    Palermo - (Adnkronos) - In Aula al processo sulla trattativa il pentito Francesco Onorato: "Prima i politici ci hanno fatto ammazzare Dalla Chiesa, poi sono spariti". Poi rivela: "Ho avuto direttamente a che fare con Dell'Utri, non per sentito dire". Non ancora arrivata a Palermo la lettera di Napolitanosulla sua testimonianza


    Palermo, 7 nov.- (Adnkronos) - "Ma quale trattativa tra Stato e mafia? Sono stato vent'anni in Cosa nostra ed è sempre stato risaputo che c'era una convivenza tra politici e Cosa nostra...". Così il pentito di mafia Francesco Onorato che ha deposto oggi in videoconferenza al processo per la trattativa tra Stato e mafia a Palermo. Il collaboratore poi ha ribadito: "A volte potrei dire tante cose sui poltici, ma non le dico perché temo le conseguenze".
    Onorato racconta come si svolse l'agguato la mattina del 12 marzo 1992 in cui fu ucciso l'eurodeputato Dc Salvo Lima. "Ho organizzato tutta la fase esecutiva, aspettavamo il segnale del telefono per avvicinarci al momento dell'uscita di casa di Salvo Lima. La motocicletta era rubata. Noi eravamo armati. Indossavamo giubbotti antiproiettili. Appena lo abbiamo visto ci siamo avvicinati alla sua auto, Lima era con altri due. D'Angelo che era con me era emozionato, li ha sorpassati troppo. Così mi sono girato e gli ho sparato dei colpi di pistola per bloccarli. Sono sceso dalla moto, ho inseguito Lima e gli ho sparato". Francesco Onorato, che all'epoca aveva 29 anni, raconta i retroscena: "Riina ci disse di ammazzarli a tutti, anche se non era solo, allora ho cambiato pistola, mi era rimasto solo un colpo in canna. Così ho preso un'altra pistola per uccidere anche gli altri due politici (Nando Liggio er Alfredo Li Vecchi, rimasti illesi ndr), ma non me la sono sentita. Mi sono sentito di 'graziarli'. Li ho evitati. Poi Riina e Biondino mi hanno rimproverato per questo. Tutto è finito lì. Tanto non erano i bersagli, importante era uccidere Lima".
    Alla domanda del pm Antonino Di Matteo se "ci sono altri delitti sollecitati a Riina da esponenti politici o istituzioni", Onorato ha risposto: "Per quello che so Mattarella è stato pressato da altri politici".
    Cosa nostra voleva uccidere anche Giulio Andreotti e uno dei figli. "Salvatore Biondino - racconta in Onorato- mi disse che per quanto riguardava il progetto di uccidere Giulio Andreotti e il figlio, se ne stavano interessando i fratelli Graviano a Roma. C'era peraltro qualche problema, perché gli venne rinforzata la scorta proprio in quel periodo. Ma l'omicidio si sarebbe dovuto fare in ogni caso".
    Onorato ha poi ribadito che Cosa nostra avrebbe voluto uccidere diversi politici: "Ho eseguito anche dei pedinamenti a Valdesi per seguire Vizzini, anche Mannino doveva essere ucciso. C'era una specie di lista: si dovevano uccidere oltre ad Andreotti, i cugini Salvo, Martelli, Craxi, e Salvo Lima era il primo della lista. Nella lista c'erano pure Serafino Ferruzzi e Raul Gardini". Ha anche parlato di Marcello Dell'Utri, imputato del processo per la trattativa: "Ho avuto direttamente a che fare con Dell'Utri, non per sentito dire".
    "Prima i politici hanno fatto fare le cose a Riina e poi lo hanno mollato. Ecco perché è arrabbiato con lo Stato. Prima ci hanno fatto ammazzare Dalla Chiesa e hanno fatto sentire il fiato sul collo a Craxi e Andreotti, poi quando l'opinione publica è scesa in piazza, i politici si sono andati a nascondere". "Perché Riina dice sempre 'Lo Stato, lo Stato' - dice ancora Onorato in videoconferenza - Perché è l'unico che sta pagando il conto, mentre lo Stato non sta pagando nente, per questo motivo Riina accusa sempre lo Stato, non perché se lo inventa. Ha ragione ad accusare lo Stato, da Violante ad altri. E' lo Stato che manovra, ha ragione Riina".
    "Furono sempre i politici a farci mettere in giro la voce che la bomba all'Addaura se la mise da solo il giudice Falcone. Lo volevano fare passare per un bugiardo, per indebolirlo. Era una pressione fatta dai politici a Cosa nostra", ha aggiunto Onorato, parlando del fallito attentato all'Addaura nella villa al mare del giudice Giovanni Falcone, 21 giugno 1989. "La misi io quella bomba - dice ancora Onorato - e quando abbiamo fatto l'attentato all'Addaura, abbiamo messo in giro la voce che la bomba se l'era messa Giovanni Falcone da solo, per farlo diventare un biguardo, una persona di poco conto. E Salvatore Biondino mi disse che questa era una pressione fatta dai politici. Si doveva vergognare Falcone che si metteva le bombe, in modo da farlo diventare debole".
    Infine: "Martelli lo abbiamo fatto diventare ministro noi, abbiamo anche investito 200 milioni di vecchie lire. Cosa nostra voleva farlo diventare nell'88 ministro di Grazia e Giustizia, perché si diceva che piano piano favrebbe fatto uscire i mafiosi dal carcere e che nessuno doveva stare molto in carcere".

    Non è intanto ancora pervenuta alla Corte d'Assise di Palermo la lettera del Quirinale in cui si informa che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano è pronto a testimoniare a Palermo nell'ambito del processo per la trattativa tra Stato e mafia. A renderlo noto, all'apertura dell'udienza, è il Presidente della Corte d'assise Alfredo Montalto. "In relazione ad alcune richieste avanzate nei giorni scorsi dai legali sulla lettera del Quirinale - spiega Montalto - si informa che non è ad oggi pervenuta alcuna lettera". Montalto si riserva "allorché la lettera perverrà, di esaminarla e ove il contenuto sia rilevante per il processo" è disponibile a mettere il materiale "successivamente a disposizione delle parti per le eventuali rispettive valutazioni e determinazioni". Nel comunicato dei giorni scorsi il Quirinale ribadiva che nella testimonianza del Capo dello Stato ci saranno dei 'paletti', posti dalla stessa Corte d'Assise di Palermo al momento della decisione lo scorso 17 ottobre. La testimonianza sara' limitata entro il quadro definito dalla Corte costituzionale nella sentenza con cui aveva accolto il ricorso del presidente della Repubblica per la distruzione immediata delle intercettazioni delle sue conversazioni telefoniche con Nicola Mancino. Di quelle registrazioni, che sono state poi effettivamente distrutte, non si parlera' dunque nel processo. I giudici a suo tempo hanno ammesso la deposizione "nei soli limiti delle conoscenze del teste che potrebbero esulare dalle funzioni presidenziali e dalla riservatezza". Napolitano potrà rispondere anche sulle sue conoscenze anteriori alla sua elezione alla presidenza della Repubblica. Ma, rendendo nota la sua disponibilità, il capo dello Stato ha fatto sapere che le sue conoscenze sono limitate. A breve giro di posta il Colle ha reso noto che la lettera è partita dal Colle giovedì scorso, intorno alle 18,30, riferiscono fonti del Quirinale. La lettera, riferiscono le stesse fonti, e' stata inviata a mezzo posta affinche' arrivasse con la dovuta riservatezza direttamente nelle mani del destinatario, il presidente della Corte d'Assise Alfredo Montalto.

    pc 7 Novembre - 96esimo della Rivoluzione Russa a Palermo- Volantinaggio ai cantieri navali


    Stamattina una delegazione del Circolo di proletari comunisti di Palermo, nel quadro della giornata nazionale del 7 Novembre, ha fatto un volantinaggio allo stabilimento Fincantieri di Palermo.

    La situazione è stata più desolante del solito, arrivati alle 5 e 20 notiamo stranamente le saracinesche dell'ingresso semi chiuse, poco dopo un lavoratore delle pulizie appena arrivato ci saluta chiedendoci che volantino avessimo portato questa volta e ci informa che il primo e il secondo turno mattutino rispettivamente delle 5:30 e delle 6:30 sono stati eliminati, gli operai entreranno al turno delle 7:30.

    Aspettiamo quindi l'arrivo dei primi operai intorno alle 6:45 e iniziamo il volantinaggio.

    In tutto abbiamo distribuito 170 volantini, questa è la quantità attuale degli operai (al 99% delle ditte esterne sottopagati e con meno garanzie contrattuali rispetto agli operai fincantieri che invece sono quasi tutti in cassa integrazione) al lavoro attualmente ai cantieri navali, ci informano che stanno riparando una nave e che tra pochi giorni, finito questo lavoro andranno anche loro in cassa.

    Invitiamo gli operai, con cui facciamo capannello, al sit-in di questo pomeriggio contro le politiche anti-popolari del governo Letta e dei governi locali. Tutti gli operai con cui parliamo sono d'accordo con i contenuti del volantino, ma difficilmente parteciperanno a causa degli orari dei turni.

    In particolare un operaio sviluppa, discutendo, la questione elettorale e della rappresentanza politica riprendendo una nostra frase circa la totale equivalenza dell'operato di chiunque salga al potere in questo sistema e in particolare facciamo l'esempio dell'esperienza grillina in Sicilia che è di fatto nel governo Crocetta. l'operaio ci dice "infatti! chiunque sale fa le stesse cose. quindi chi ci dovrebbe andare al governo?", ed è proprio questo l'argomento del nostro intervento in occasione del 96esimo anniversario della rivoluzione d'ottobre: l'esempio storico della Russia sovietica post-rivoluzionaria dove, diciamo all'operaio, "il potere era nelle vostre mani, quelle degli operai e dei lavoratori, e le cose andavano molto diversamente per la classe operaia".

    Altri operai come di consueto ci rinnovano la richiesta di "quando facciamo bordello?" e noi ancora una volta rispondiamo che siamo pronti a lottare insieme quando si decideranno realmente invece di enunciarlo solo a parole, d'altronde dice un altro operaio "se il nostro sindacato (probabilmente la FIOM n.d.r.) ci dice che possiamo parteciperemmo con voi a momenti di lotta.

    Questa è la fotografia di ciò che ha prodotto decenni di sindacato confederale che lungi dall'essere in mano ai lavoratori li ha resi totalmente subalterni alle decisioni delle dirigenze corrotte e colluse col padrone e il risultato è sotto gli occhi di tutti!


    Un altro operaio in merito alla difficoltà oggettiva a partecipare di cui sopra,indicandoci l'immagine del volantino (Lenin che spazza via il vecchio sistema nella pattumiera della storia), ci dice: "Quando c'erano al potere loro,

    gli operai potevano partecipare attivamente ed esprimersi nelle piazze".

    E per questo stiamo lavorando...


    pc 7 Novembre- 96esimo della Rivoluzione Russa a Palermo- Apericena e a seguire proiezione di Reds



    In occasione del 96° Anniversario della Rivoluzione d'Ottobre il Circolo Proletari comunisti Palermo vi invita a partecipare alla visione del film "Reds" tratto dal romanzo "I dieci giorni che sconvolsero il mondo". E' necessario, ed in particolare in questo momento, riprendere la nostra memoria storica.
    ROSSA, PROLETARIA, fatta di sacrifici, ma anche di tante vittorie. 
    La proiezione sarà preceduta da un ampio APERICENA dal costo di
    5 EURO a persona:

     MENU'
    ANTIPASTO: tartine farcite

    PRIMO: cous cous di verdure + insalata di riso

    BEVANDE: Vino, acqua e cola

    A SOLI 5 EURO

    BIRRA LOW COST A PARTIRE DA € 1,50


    ------------------------------------------------
    Reds (Rossi), narra la storia del giornalista americano John Reed che partecipò alla rivoluzione bolscevica del 1917, e la narrò in un famoso libro: "Dieci giorni che sconvolsero il mondo". La vicenda inizia a Portland ove John Reed (Jack per gli amici) arriva come giornalista ormai famoso dopo una serie di articoli sul Messico rivoluzionario di Pancho Villa....

    pc 7 Novembre- 96esimo della Rivoluzione Russa a Palermo- Sit in pomeridiano ore 16:30 a Piazza Verdi (Teatro Massimo)

    Volantino locale che verrà distribuito insieme a quello nazionale già presente su questo blog:

    UNICA SOLUZIONE… RIVOLUZIONE!
    Dopo le promesse elettorali e mesi di (mal) governo locale, dalla regione al comune passando per la provincia, ormai è chiaro come ancora una volta le illusioni di qualsiasi miglioramento reale delle condizioni di vita di lavoratori, giovani, donne e masse popolari non sia possibile attraverso le elezioni.
    Per non parlare a livello nazionale dove l’attuale e lo scorso governo entrambi frutto di inciuci chiamati “governi di unità nazionale” neanche tengono conto della parvenza di democrazia esercitata tramite le elezioni politiche.
    Crocetta e Orlando, due politici che come tanti si presentano come la “novità” addirittura annunciando che sarebbe iniziata una “rivoluzione” o semplicemente che il proprio compito “lo sa fare”, hanno dimostrato ancora una volta che la politica dei palazzi sta sempre dalla stessa parte: contro il popolo.
    Aumento della disoccupazione, neanche un problema sul fronte del lavoro è stato risolto ( questione gesip, forestali, precari delle cooperative ecc), e non è tutto: aumentano i licenziamenti in generale e in particolare tra quel che rimane della classe operaia, dopo la chiusura di Termini Imerese e la cassa integrazione in cui sono la maggior parte degli operai dei cantieri navali di Palermo.
     Di contro nessun taglio di stipendio e di auto blu strombazzato ai quattro venti  in campagna elettorale è stato fatto, contemporaneamente aumentano i costi dei servizi (spesso pessimi) come i trasporti pubblici che a breve avranno un rincaro nel biglietto che arriverà a 1,40 €, il balzello della “tassa regionale al diritto allo studio” un ossimoro assurdo che trasforma un ipotetico diritto in un privilegio e di fatto operando una selezione in base alla classe sociale di appartenenza.
    A tutto ciò si aggiunge la grave emergenza nazionale che ovviamente è presente anche nella nostra città: quella abitativa, 14mila proletari in lista d’attesa da anni. Un’amministrazione comunale che partecipa a tutte le passerelle dell’antimafia istituzionale si rifiuta di rendere noto e mettere a disposizione per questa emergenza permanente gli immobili confiscati alla mafia e si trincera dietro la propria “legalità” costringendo chi non ha un lavoro e una casa a quello che loro chiamano “illegalità”. E così il nemico pubblico numero uno per distogliere l’attenzione dai problemi reali creati dai rappresentanti  al potere della classe dominante diventano ambulanti e posteggiatori per non parlare degli immigrati, da un lato sempre più discriminati dall’altro corteggiati e alcuni di loro contagiati dal cretinismo parlamentare della “consulta delle culture” organo assolutamente inutile (tranne come bacino elettorale grazie ai neo-cittadini migranti) creato ad hoc da Orlando e i suoi tirapiedi di Rifondazione “comunista” .
    Quotidianamente i diritti acquisiti in anni di lotte vengono attaccati da questi personaggi al potere in primis dal governo nazionale Berlusconi-Letta-Napolitano.
    Le grandi giornate di lotta e di assedio ai ministeri dell’economia e dei trasporti lo scorso 18-19 Ottobre hanno dimostrato che centinaia di migliaia di lavoratori, giovani, donne, senza casa, disoccupati e immigrati potenzialmente possono ottenere ciò che gli spetta se non si fanno abbindolare dall’illusione elettorale da qualsiasi parte essa provenga, demagogia populista grillina compresa.
    L’unica via è quella della rivolta popolare contro padroni e governo, premessa della rivoluzione sociale come unica soluzione per spazzare via questo sistema sociale basato sullo sfruttamento. Ciò è possibile! Già è successo e oggi 7 novembre 96esimo anniversario della rivoluzione socialista russa siamo qui a ricordarlo!

    Circolo proletari comunisti Palermo                        prolcompa@libero.it   www.proletaricomunisti.blogspot.it

    pc 7 novembre - Il governo italiano va alla guerra con il “made in Italy” sulla portaerei Cavour

    Quanto entusiasmo da parte dei padroni! Ieri e oggi sul Sole 24 ore: “Una buona idea”, “Ben venga questa 'rotta della speranza'”.



    Uno dei modi per uscire dalla crisi del capitalismo mondiale è quello della guerra. A quanto pare non bastano più le guerre attualmente in corso dette “regionali” come Afghanistan e altre in giro per il mondo, e come si vede da queste “nuove” idee si stanno tutti i paesi si stanno attrezzando.


    Il governo italiano delle larghe intese ha confermato le spese per le missioni all'estero e anche questa “crociera militare” anche perché "La crisi ha bisogno di risposte innovative e di forme efficaci di collaborazione tra pubblico e privato"
    “Le forze armate – ha ricordato il ministro della Difesa Mario Mauro – contribuiscono in modo importante alla nostra politica estera. Con questa iniziativa mettiamo in vetrina il sistema Italia con i suoi prodotti straordinari e puntiamo a far recuperare competitività al nostro Paese”.
    “Ma l'idea non l'abbiamo avuta solo noi italiani visto che la Francia si appresta a fare partire la Charles de Gaulle con una missione simile”.
    Ogni parola usata gronda guerra, sacrifici...
    Chi deve coprire la faccia sporca della guerra? Ce lo dicono loro stessi. “... associazioni umanitarie che porteranno attività di assistenza nei Paesi (dalle infermiere volontarie della Croce Rossa alla Fondazione Francesca Rava e la Onlus Operation Smile).


    Tutti a caccia di “mercati”, dunque, a caccia della borghesia che può spendere... visto l'impoverimento generalizzato del proletariato e delle masse popolari anche nei paesi imperialisti.


    “… vanno costruiti ponti più robusti con l'Africa, soprattutto quella subsahariana, dove l'urbanizzazione e lo sfruttamento delle materie prime hanno impresso un'accelerata fortissima a una nuova classe medio-alta che può e vuole spendere.” “... dove sta nascendo una nuova borghesia in grado di modificare lo standard dei consumi”.


    Contro chi essenzialmente in questo momento va preparata questa forma di guerra? “Anche per rispondere alla più aggressiva strategia asiatica è nata la missione navale”. “Oggi sul mercato – ha proseguito Ferrari – le uniche società che riescono a 'portarsi a casa' commesse importanti sono le società cinesi, seguite a quelle indiane e sudcoreane.” “La competizione in Africa è molto elevata – ha spiegato Francesco Ferrari, partner dello studio legale internazionale Dla Piper – e non sempre le società italiane riescono a essere coinvolte in progetti di particolare importanza, ad esempio nelle infrastrutture. Certo, ci sono le grandi imprese. Ma per le piccole e medie, le molte multinazionali tascabili, muoversi è difficile.”



    E ci vuole l'esercito per “difenderle”.

    ***
    Made in Italy. Il tour mondiale della portaerei Cavour


    La Marina sostiene le aziende


    Missione “made in Italy” per la Marina militare. La portaerei Cavour salperà dal porto di Civitavecchia il 13 novembre insieme alla fregata Bergamini, l'unità di supporto Etna e il pattugliatore classe “Comandanti”. Un viaggio di sei mesi tra Africa e golfo Arabico per promuovere le aziende italiane, dare assistenza umanitaria, sviluppare le attività antipirateria. L'idea del capo di stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, è operativa “Mettiamo in vetrina il sistema Italia – sottolinea il ministro della Difesa Mario Mauro – gli Stati che visitiamo sono potenze emergenti e partner nella gestione della politica di sicurezza nazionale”. Delle spese per la campagna navale, quelle di personale /7,3 milioni) sono a bilancio difesa ma gli altri 13,35 milioni – di cui 10,5 di carburante – sono sostenuti da sponsor e partner. E il capo di stato maggiore della Difesa, Luigi Binelli Mantelli, fa notare che “tutte le operazioni militari hanno un costo, ma sono anche un investimento per il Paese”. Partecipano anche i ministeri dello Sviluppo economico, Beni culturali e, in primis, gli Affari esteri e l'Ice. C'è poi una lunga lista di grandi industrie private, on solo nel settore difesa: Eni, Finmeccanica, Fincantieri, Federlegno Arredo, Gruppo Beretta, Piaggio Aereo, Pirelli, tra le altre.
    Nel corso dell'intera attività navale sarà presente Expo 2015. Sulla portaerei della Marina, nell'hangar, ci sarà un'ampia area espositiva. I paesi toccati dal viaggio saranno 18 – una scheda del programma è già stata inviata a tutte le ambasciate – tra cui il Kenya, il Mozambico, il Sud Africa, l'Angola, la Nigeria, il Marocco e l'Algeria. In Mozambico, in particolare, è in corso di definizione un accordo di cooperazione nel settore della Difesa che può fare il paio in un'area di alto valore strategico per l'Eni dopo la recente scoperta di ingenti giacimenti di gas. Il 2 dicembre e il 18 dicembre, poi, la missione sarà ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e a Doha, in Qatar, nelle date delle rispettive feste nazionali. Una missione, insomma, unica nel suo genere: “Un biglietto da visita altamente qualificato all'estero” sottolinea De Giorgi. Ma Giampiero Scanu (Pd) considera la missione “alquanto insolita” e chiede a Mauro di riferire in commissione Difesa.


    Il sole 24 ore

    6 novembre 13

    mercoledì 6 novembre 2013

    pc 7 novembre: MILANO FESTEGGIA IL 96° DELLA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE

    tra i proletari del quartiere Monza/Padova, davanti la sede del Si.Cobas, il cs Transiti
    tra gli universitari di Città Studi e i lavoratori della sanità Istituto Besta

    nel quartiere e tra i lavoratori dell'Istituto Tumori
    sino a Lambrate

    pc 6 novembre - CANCELLIERI: LO STRAVOLGIMENTO DELLA REALTA' E' ANDATO ANCORA UNA VOLTA IN ONDA


    E' stato il PD ieri in parlamento quello che ha definitivamente sciolto ogni riserva sulla piena "assoluzione" della Cancellieri, con contorno di applausi, strette di mano, sorrisi e pacche sulle spalle del pres. Letta.
    Della serie: "abbiamo scherzato...". Il governo Letta è ancora una volta ben saldo - il ricatto evidente inviato il giorno prima dalla Cancellieri "io posso anche fare un passo indietro se proprio me lo chiedete, ma poi..." era a "risposta certa". La casta è salva e può continuare più di prima a fare la casta, con i mostri, con i politici alieni dai problemi e sofferenze della maggioranza della gente ma che sono ormai così spudorati che si vogliono anche far passare per  "umani", con una umanità chiaramente riservata a loro stessi, al loro ceto, e che ha tutto l'aspetto della putrefazione, dello SCHIFO!
    Ieri in parlamento è andata in onda la farsa, che doveva essere tutelata anche dai rari interventi "disturbanti" di alcuni parlamentari del M5S, coperti nelle dirette televisive da spot pubblicitari o peggio dal mandare per l'ennesima volta in onda il discorso della Cancellieri.
    Siamo abituati con vent'anni e passa di berlusconismo a questa degenerazione, a questa imposizione del marciume al potere, ma siamo anche sconcertati ogni volta dal livello che questo marciume raggiunge e soprattutto dal fatto che lo si voglia far passare come normale, capovolgendo la realtà.
    In una delle tante dichiarazioni fatte dalla Cancellieri alla stampa ha detto, come se fosse una cosa normale: "Non è che una persona solo perchè è ricca non deve essere considerata uguale a un povero carcerato"...
    Della stessa serie è l'affermazione fatta da un medico che nel valutare se una persona può stare o meno in un carcere bisogna anche tener conto dell'impatto della detenzione verso chi prima aveva una vita comoda e da ricca...
    Quindi i "discriminati" in questa società sono i ricchi! E noi che non ce ne accorgiamo...
    In questi giorni i giornalisti arrivano sempre ad un certo punto arrivano alla questione della possibile similitudine vicenda Cancellieri, vicenda Berlusconi/Rudy - similitudine che il PdL/Forza Italia rivendica fortemente per chiedere che anche ciò che ha fatto Berlusconi sia considerato solo manifestazione della sua "umanità".
    Ma qual'è la vera similitudine? Che entrambi, ma anche i Letta, i Napolitano, i massimi esponenti del PD, il 90% di chi sta in parlamento, pretende dall'alto del suo potere che sia considerato ciò che è illegale, legale; ciò che è bassa e sporca difesa dei propri interessi economici, di potere, un'alta e onorevole attività in favore della gente; arrivando a pretendere che sia considerato giusto tutelare la vita dei ricchi mentre centinaia di povera gente, di immigrati, di giovani, si ammala, muore, si uccide nelle carceri.
    Le "sofferenze" dei ricchi, della casta valgono 100, quella dei proletari, delle masse valgono zero!
    SI PUO' SOPPORTARE TUTTO QUESTO?
    Una Cancellieri già prima non poteva e non doveva fare il ministro, addirittura della Giustizia, perchè amica, vicina a una banda di malavitosi come i Ligresti. Poi si è messa a "disposizione" di questa famiglia del malaffare, e comunque resta lì. Quando una ministra Idem per qualche migliaio di euro di evasione fiscale è stata dimessa, con grande sollievo di tutti, perchè rischiava di far diventare troppo importante il suo Ministero sulla pari opportunità (tant'è che l'hanno fatto sparire subito dopo...).
    Una ministra che dice "non è giusto... non è giusto" che dei loschi truffatori, responsabili di un buco da 1 miliardo di euro, che hanno mandato in rovina tanta gente, paghino, che razza di ministro della giustizia è?quando nelle carceri restano anni gente che ha rubato per mangiare, o chi lotta per la giustizia, o gli immigrati che non hanno commesso alcun reato, se non quello di venire in Italia...

    SE CHI STA AL POTERE CAPOVOLGE LA REALTA' E NON HA NIENTE A CHE FARE CON LA VERA REALTA', ALLORA E' TEMPO CHE QUESTO POTERE VENGA ROVESCIATO!

    pc 6 novembre - volantino appello di proletari comunisti - PCm Italia

    organizzarsi e unirsi per la rivolta generale

    Padroni, Finanza, Banche e il loro governo - oggi Letta/Alfano/Berlusconi - negano a tanti disoccupati, precari, in particolare al sud, il lavoro per mantenere dignitosamente la famiglia, e tanti ormai sono senza alcun reddito; dilagano licenziamenti e cassaintegrazione nelle fabbriche, attaccano salari e stipendi dei lavoratori e masse popolari rendendo più cari sanità, scuola, casa, servizi sociali e il costo della vita in genere; la salute e la vita è negata e sempre più a rischio, in fabbrica e nei territori inquinati, mentre i governi trovano subito i soldi per spese militari, navi da guerra, aerei F35 , mentre muoiono nelle nostre acque centinaia di immigrati in fuga da fame e guerra.
    Governi e stato dei padroni rispondono con la repressione ai movimenti proletari e popolari che lottano, ma la repressione non ferma ma alimenta la lotta !
    Partiti e sindacati confederali si stringono intorno agli interessi della boghesia imperialista per scaricare la crisi sulla pelle dei proletari e delle masse popolari, mentre dilaga la corruzione politica, il malaffare e la grande malavita
                Nella crisi, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri!
    Si può accettare tutto questo? Si può fare questa vita?

    Noi facciamo appello a operai, disoccupati, precari, giovani, donne, masse popolari a ribellarsi, organizzarsi per difendere le condizioni di vita e lottare per il lavoro, il reddito e la salute con un vero sciopero generale che paralizzi realmente il paese   e all'interno di esso e oltre esso, si sviluppi una rivolta generale per rovesciare il governo Letta e ogni governo dei padroni, contro lo stato borghese per il potere proletario.

    E nel fuoco dei focolai di questa rivolta generale che si costruisce il partito della rivoluzione, partito comunista combattente politico d'avanguardia della classe operaia, per un nuovo inizio della guerra popolare prolungata, e nel fuoco della rivolta generale che si conquistano e sviluppano le organizzazioni di massa - sindacato di classe, organismi popolari, organizzazione rivoluzionaria della gioventu (red-block), movimento femminista proletario rivoluzionario, uniti in un fronte unito rivoluzionario.
    Ogni altra strada è via pacifica e parlamentare che mai ha dato risultati ai proletari e alle masse popolari, ogni altra organizzazione, comunque si definisca è dogmatico-revisionista riformista e opportunista.
    E questa la strada dei proletari comunisti che costruiscono il Partito Comunista maoista in Italia, questa è la strada  proposta e propagandata nella giornata nazionale di lotta del 
    7 novembre - 96° anniversario della Rivoluzione d'ottobre.






    Llamamiento del PC maoísta de Italia para el 7 de Noviembre: Organizarse y unirse para la revuelta general

    Nota – Tal y como ya informamos, los camaradas de Proletari Comunisti – Partido Comunista maoísta de Italia (Proletari Comunisti) han convocado una Jornada de Movilización Política Nacional el próximo 7 de Noviembre. Reproducimos a continuación el llamamiento para esta Jornada que hacen estos camaradas extraído de su blog http://proletaricomunisti.blogspot.com.es/ La traducción al español es una colaboración del camarada F. González para el blog de Gran Marcha Hacia el Comunismo. Madrid, noviembre 2013.
    LLAMAMIENTO DE PROLETARI-COMUNISTI – PARTIDO COMUNISTA MAOÍSTA DE ITALIA PARA EL 7 DE NOVIEMBRE
    ORGANIZARSE Y UNIRSE PARA LA REVUELTA GENERAL

    La patronal, las finanzas, los bancos y su gobierno –que hoy son los Letta, los Alfano, los Berlusconi- niegan a tantos desocupados y tantos precarios especialmente en el sur, el necesario trabajo para mantener con dignidad a sus familias, y otros tanto se encuentran ahora sin ningún tipo de ingreso; se extienden los despidos y los ERES en las fábricas, atacan a los salarios y retribuciones de los asalariados y de las masas populares, encareciendo la sanidad, la educación, los servicios sociales y el coste de la vida en general; se arriesga la salud y la vida cada vez mas en las fábricas y en las zonas contaminadas, mientras los gobiernos encuentran rápidamente fondos para los gastos militares, los buques de guerra, los aviones F35, mientras en nuestras aguas mueren centenares de inmigrantes huyendo del hambre y de la guerra.
    Los gobiernos y el Estado de la patronal responden con la represión a los movimientos proletarios y populares que luchan, ¡pero la represión no detiene la lucha, sino que la alimenta!
    Partidos y sindicatos se alinean en torno a los intereses de la burguesía imperialista, para descargar la crisis sobre la piel de los proletarios y de las masas populares, mientras se extiende la corrupción política, la falsedad, la alta delincuencia. ¡En la crisis, los ricos se hacen cada vez más ricos y los pobres cada vez mas pobres! ¿Podemos aceptar esto? ¿Es posible llevar esta vida?
    Hacemos un llamamiento a los obreros, a los parados, a los precarios, a los jóvenes y a las masas populares a rebelarse, a organizarse para defender las condiciones de vida y luchar por el trabajo, las retribuciones y la salud con una auténtica huelga general, que realmente paralice el país, y desarrollar a todos los niveles una revuelta general para derribar el gobierno Letta y todos los gobiernos de la patronal, contra el Estado burgués y por el poder proletario.
    Y que en esas hogueras de revuelta se construya el partido de la revolución, el partido comunista combatiente político de vanguardia de la clase obrera, reiniciando la guerra popular prolongada, y, en las hogueras de la revuelta general, conquistar y desarrollar las organizaciones de masa –el sindicato de clase, los organismos populares, la organización revolucionaria de la juventud (red block), el movimiento feminista proletario revolucionario, unidos en un frente único revolucionario. Cualquier otra alternativa es el camino pacífico y parlamentario, que jamás ha dado ningún resultado ni a los proletarios ni a las masas populares; cualquier otra organización, se defina como se defina, es dogmático-revisionista, reformista y oportunista. Esta es la ruta de los proletarios comunistas que construyen el Partido Comunista maoísta en Italia, esta es la ruta propuesta y difundida en la jornada nacional de lucha del 7 de Noviembre, en el 96º aniversario de la Revolución de octubre.