mercoledì 10 luglio 2013

pc 10 Luglio - SIAMO TUTTE MARINELLA

foto di Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario.Siamo tutte con Marinella, con rabbia e con amore

  Mi hanno preso la vita, rubato il futuro.."
 dopo la combattiva mobilitazione del 6 luglio...continuiamo la mobilitazione a fianco di Marinella, a fianco delle donne che denunciano e che subiscono la beffa di condanne irrisorie per gli stupratori o una sostanziale impunità come nel caso degli 8 stupratori di Marinella. Sosteniamo e appoggiamo le iniziative a Roma fino all'udienza dell'11 luglio giorno dell'udienza finale del processo per lo stupro di Montalto, e oltre.

 dal comunicato del 6 luglio:"Al Ministero di Grazia e Giustizia abbiamo denunciato le sentenze ultra morbide che in questi mesi sono state emesse verso gli stupratori e in particolare è stato denunciato il caso di Marinella di Montalto di Castro e attraverso una lettera consegnata al ministero è stato chiesto che venga annullata la sentenza (la cosiddetta messa in prova per gli stupratori)."

 Continuiamo ad indignarci, a sostenere le donne che denunciano fuori e dentro i tribunali. Perchè non avvenga che altre donne dicano: "Mi hanno preso la vita e rubato il futuro, ho sperato ogni giorno di avere giustizia, ma se avessi saputo che finiva così non li avrei mai denunciati. Ora sono stanca, non ho più la forza di combattere”

Non lasciamo che gli stupratori siano circondati da un ambiente "amico", solidale. Perchè vi siano condanne esemplari!

Mfpr

***** 
riceviamo da fb
Questa di Marinella è la storia vera
 di una ragazza stuprata a primavera
 la notte del 31 marzo erano in otto
 uno dopo l'altro a... farsi sotto
“non ci fu violenza sessuale" sostiene la difesa
 "solo otto rapporti consecutivi e consensuali
 nessuno con la forza l'ha mai presa,
 quei poveri ragazzi trattati da animali"
 sono ragazzi, poverini, nemmeno diciottanni
 e lei così puttana, aveva solo 15 anni
 prima li adesca e poi, per colmo di impudenza,
 li accusa e li rovina, una vera indecenza
  le femmine si sa, crescono in fretta
 lei, ancor bambina e già così scafata
 loro, quasi uomini, ardenti e cacciatori
 caduti nell'inganno ora van tirati fuori
  tutto il paese corre alla difesa,
 la zoccola insultata e vilipesa,
 sono la nostra meglio gioventù
 quelle brutte bugie nessuno ascolti più
 poveri ragazzi, la vita rovinata
 per la difesa una somma sia stanziata
 il sindaco comprende l'importanza
 e per i poverini muove istanza
  che vergogna, che destino amaro
 ma 40.000 euro di pubblico denaro
 forse rimedieranno all'indegna onta
 contro la strega il rogo si monta
  son bravi ragazzi, lo dimostreranno
 2 anni siano messi in prova
 quella piantagrane fuori dal paese
 si cerchi altrove una casa nuova
  lei che di aver giustizia si era illusa
 viene sbattuta fuori dalla porta
 dei bravi ragazzi nessuno ha chiesto scusa
 se sei puttana che sarà un po' di manomorta
  questa è la tua canzone Marinella
 tu non volasti in cielo su una stella
 ma giù all'inferno dell'ordine sociale
 dove dir la verità è parlare male
  nessuno ti ha aiutata Marinella
 solo sciocche femministe fan gazzarra
 ma l'11 luglio fatti bella
 i bravi ragazzi tornano alla sbarra
 ma in quell'inferno nessuna sarà sola
 sciame di donne verso te vola
 siamo in tante e siamo tue sorelle
 sia chiaro, siamo tutte Marinelle

(la musica la conoscete)
la musica.. la conoscete)

martedì 9 luglio 2013

pc 10 Luglio- ATTACCHI DELLA GUERRA POPOLARE IN JHARKHAND, INDIA




Sopraintendente di Polizia e altri cinque poliziotti uccisi in attacco maoista in JharkHand.

Ranchi: I maoisti hanno condotto un attacco temerario nel distretto di Dumka in JharkHand (stato federato dell'Unione Indiana n.d.t.) Martedì quando hanno attaccato un convoglio di polizia uccidendo sei poliziotti, incluso un Sopraintendente. i Resoconti hanno detto che i maoisti hanno attaccato il convoglio di Amarjit Balihar, il Sopraintendente di Polizia del vicino distretto di Pakur, mentre stava tornando da una riunione.
Balihar come gli altri 5 poliziotti sono stati uccisi nell'attacco. I Maoisti hanno aperto il fuoco sul convoglio di polizia quando stava passando dall'area di Kathikund. Sono stati inviati rinforzi sul luogo, hanno detto ufficiali. "Sei poliziotti incluso Amarjit Balihar il Sopraintendente di Polizia di Pakur sono stati uccisi in un'imboscata maoista," ha detto Rajiv Kumar il Direttore Generale di Polizia dello stato. Resoconti iniziali avevano annunciato sette morti.

http://zeenews.india.com/news/jharkhand/naxals-attack-police-convoy-in-jharkhand-seven-cops-killed_859413.html

Come è successo: Sopraintendente di Pakur, 5 altri uccisi in Jharkand.

Attacco maoista alle 21:06 il sopraintendente di Pakur, altri 5 uccisi nell'attacco maoista. Un sopraintendente di polizia, conosciuto per la sua ferma posizione contro l'estremismo di sinistra, e cinque altri poliziotti sono stati uccisi e altri tre feriti in un'imboscata dei Maoisti nel distretto di Dumka in Jharkhand, oggi. Gli estremisti, che stavano in attesa, hanno aperto il fuoco e scagliato bombe contro il convoglio del 45enne Amarjit Balihar, Sopraintendente di Polizia di Pakur che stava ritornando da Dumka, ha detto il Segretario dell'Interno dello stato N N PAndey alla PTI. Balihar, un ufficiale IPS dal 2003, era stato comandante della Polizia Armata del Jharkhand. Era un obiettivo dei maoisti a causa della sua ferma posizione contro di loro fin dal suo insediamento a Pakur, hanno detto alcune fonti. L'autista del suo veicolo era tra gli uccisi, ha detto, aggiungendo che 5 poliziotti sono morti sul luogo e un altro nel tragitto verso l'ospedale.
I maoisti hanno sparato oltre 150 colpi ai poliziotti, che non hanno avuto modo di rispondere, DIG (dumka) Priya Dubey ha detto, aggiungendo che gli estremisti hanno anche sottratto le armi ai poliziotti. L'attacco ha avuto luogo intorno alle 15:45 vicino Kathikund nel distretto di Dumka al confinr con quello di Pakur, circa 400 Km da qui, quando stavo tornando dopo aver partecipato ad un incontro presieduto da Dubey e a cui hanno partecipato tutti i sopraintendenti della zona, ha detto Il Direttore Generale di Polizia Aggiunto B B Pradhan. Precedentemente, la polizia aveva detto che l'incidente era avvenuto vicino le foreste di Amrapara nel distretto di Pakur confinante con quello di Dumka. Oltre Balihar, i poliziotti morti sono stati identificati come Ashok Kumar Srivastav, Chandan Kumar Thappa, Manoj Kumar Hembrom and Rajesh Kumar Sharma. Il nome del sesto polizioto e ancora ignoto, ha detto Pandey. I loro corpi sono stati portati a Dumka e i feriti sono stati ricoverati all'ospedale sadar e in seguito trasferiti all'ospedale di Dhanbad, ha aggiunto.

http://www.firstpost.com/india/as-it-happened-naxal-attack-in-jharkhand-kills-5-including-pakur-sp-921995.html

Qualche dato

426 membri della sicurezza sono stati uccisi in Jharkhand da quando è stato separato dal Bihar (altro stato federato dell'Unione Indiana n.d.t.) nel Novembre del 2000, mostrano i dati della polizia. I morti includono un membro del parlamento, due parlamentari dello stato e un ufficiale del Servizio di Polizia Indiana (IPS). Il sopraintendente di polizia Amajeet Balihar è stato ucciso martedì in un'imboscata maoista insieme a cinque altri poliziotti. I maoisti hanno attaccato un convoglio di polizia nella foresta di Kathikund a Pakur nel distretto di Dumka, 350 km dalla capitale dello stato. Nel gennaio 2005, il parlamentare Mahendra Singh del Partito Comunista dell'India Marxista-Leninista è stato sparato a morte nel distretto di Giridih. Nel Marzo 2007, Sunil Mahto membro del parlamento del Jharkhand Mukti Morcha è stato assassinato. Nel 2008 l'ex ministro  Ramesh Singh Munda e parlamentare del Janata Dal-United è stato ucciso.
Quando il Jharkhand è stato separato dal Bihar, solo 8 distretti erano disturbati dall'attività maoista. Adesso ci sono guerriglieri maoisti operanti in 18 dei 24 distretti dello stato.

pc 9 luglio - Filippine, brutale massacro delle truppe del governo e la risposta dei combattenti del Nuovo Esercito del Popolo

Il PCF saluta i rivoluzionari caduti a Bicol e denuncia il massacro del 4 Luglio

06 luglio 2013

La direzione e l'intera organizzazione del Partito Comunista delle Filippine, i Combattenti Rossi  e i comandanti del Nuovo Esercito del Popolo salutano

Frankie Joe Soriano (Ka Greg Bañares)
Christine Puche (Ka Nel)
Ted Palacio (Ka Gary)
Pehing Hipa (Ka Miloy)
David Llunar (Ka Rey)
Romero Añonuevo (Ka Nene)
William Villanueva, Jr (Ka Jay)
Ailyn Calma (Ka Kevin)

martirizzati alle prime ore del mattino del 4 luglio 2013 in Barangay Calomayon, Juban, Sorsogon.

Ka Greg Bañares ha servito come portavoce del Fronte Nazionale Democratico delle Filippine (FDNF) nella regione di Bicol. Era con altri membri dell'ufficio informazioni del FDNF-Bicol ed una scorta del Nuovo Esercito del Popolo (NEP).

Il PCF denuncia questo brutale massacro commesso dalle truppe fasciste del 31° Battaglione di Fanteria contro i martiri rivoluzionari. Il PCF chiede che le truppe e gli ufficiali coinvolti nel massacro rispondano per le violazioni dell'Accordo comprensivo sul rispetto dei diritti umani e la legge umanitaria internazionale (CARHRIHL) e i protocolli pertinenti della Convenzione di Ginevra.

Secondo i primi rapporti presentati dal Commando Provinciale di Sorgoson del NEP, i residenti locali videro Ka Greg, Ka Nel e Ka Gary ritirarsi dal sito dell'iniziale combattimento. Mentre venivano disarmati, sono stati sequestrati e giustiziati sommariamente. Hanno sparato loro nel viso e i loro corpi crivellati di colpi dalle truppe del 31° Battaglione di Fanteria.

Disarmati e impossibilitati a resistere, Ka Greg, Ka Nel e Ka Gary avrebbero dovuto essere  arrestati e detenuti come prigionieri di guerra in accordo con le disposizioni della Convenzione di Ginevra. Sono stati invece massacrati senza pietà alcuna dai soldati.

Il PCF vuole fare un'indagine indipendente circa il massacro del 4 Luglio. Invita il comitato congiunto di monitoraggio (CCM), incaricato di sorvegliare l'attuazione del CARHRIHL per fare uno sforzo di accertamento dei fatti in casi di violazioni dei diritti umani e della brutalità. Il PCF fa appello a tutti i gruppi per i diritti umani, gruppi parrocchiali, gruppi di avvocati indipendenti e le agenzie pertinenti alle Nazioni Unite per intraprendere la propria indagine in questo massacro.

Il PCF e tutte le forze rivoluzionarie sono per una corretta giustizia e per la punizione degli autori del massacro. Fa appello a tutte le unità del NEP per portare avanti maggiori offensive tattiche per difendere il popolo, particolarmente le masse contadine del Sorgoson e della regione del Bicol, che sono state sottoposte a maggiori severe violazioni dei diritti umani, data l'intensificazione da parte delle Forze Armate delle Filippine della guerra di repressione chiamata "Oplan Bayanihan".

***
8 soldati uccisi a Sorsogon in un'offensiva del Nuovo Esercito del Popolo

8 luglio 2013

Almeno otto soldati appartenenti al 31esimo battaglione di fanteria sono stati uccisi quando un plotone del Commando Celso Minguez è riuscito a svolgere manovre di offensiva a Madagusong, Brgy. Macawayan, Irosin, Sorsogon, nelle prime ore del mattino dello scorso 6 luglio.

I Combattenti Rossi (Red Fighters) hanno affrontato con successo  il tentativo delle truppe fasciste del 31° Battaglione di Fanteria di accerchiamento e annientamento. Sono stati in grado di infliggere pesanti perdite alle Forze Armate delle Filippine. Un sergente (Canuel) del 31° e altri sette soldati sono stati uccisi quando il NEP ha lanciato esplosivi e sparato sui soldati che attaccavano. Il portavoce della 903a Brigata di Fanteria, Col. Joselito Caquilala, voleva nascondere il numero effettivo di soldati che sono stati uccisi nello scontro.

Un Combattente rosso del NEP, Pinky Boticario (Ka Gerald), dello stesso quartiere, è stato martirizzato nel corso del conflitto a fuoco. Il NEP-CMC rende il suo più alto omaggio al suo combattente Rosso caduto.

Nel pomeriggio, una squadra di combattenti rossi del NEP ha lanciato esplosivi contro il veicolo del 508° Battaglione per la sicurezza pubblica della Polizia Nazionale delle Filippine. Il BSP-PNF è un'unità da combattimento della Polizia usato in operazioni di contro-guerriglia sotto Oplan Bayanihan. L'operazione di annientamento è stata effettuata lungo la superstrada  Maharlica in Barangay Ponong, Casiguran. Diversi poliziotti sono stati feriti nell'attacco. La squadra del NEP è stata in grado di ritirarsi con sicurezza dalla zona.

pc 9 luglio - per il marxismo-leninismo-maoismo, per il partito comunista marxista-leninista-maoista, per gli organismi di massa diretti dai marxisti-leninisti-maoisti

scuola quadri estiva di 3 giorni nella seconda metà di agosto promossa dal PCm Italia

la scuola quadri riguarda i compagni dei circoli di proletari comunisti, ma è aperta a chi
vorrebbe conoscere, aderire, unirsi nel lavoro teorico-politico e pratico ai circoli

info
prcro.red@gmail.com


proletari comunisti - PCm Italia
9 luglio 2013

pc 9 luglio - quello della fiat è fascismo padronale che traina la tendenza al moderno fascismo e che ha come puntello il fascismo neocorporativo del sindacalismo confederale

I recenti avvenimenti alla Fiat: lotta della Fiat Pomigliano, sentenza pro Fiom della Corte istituzionale, attacco
della fiat perfino al vescovo solidale con la lotta di pomigliano, ascesa della Fiat nel corriere della sera
rendono evidente il ruolo di punta della fascismo padronale fiat nel rimodellare e trainare il moderno fascismo
come soluzione nella crisi.
Al fascismo padronale e al fascismo sindacale che lo accompagna si risponde solo con l'organizzazione di classe, il partito di classe, la guerra di classe.
Ogni altra soluzione è debole e impotente e non adeguata allo stato delle cose.
L'autunno è una buona stagione per rendere chiara ed evidente questa alternativa e cominciare a praticarla negli stabilimenti fiat e in tutte le fabbriche di questo paese.

proletari comunisti -PCmItalia
9 luglio 2013

pc 9 luglio - i militari macellai egiziani al potere al servizio dell'mperialismo e del sionismo israeliano

Giorno dopo giorno, anche agli utili idioti che lo coprono, giustificano, sostengono, in egitto, nel mondo, in italia speriamo appaia chiaro il senso controrivoluzionario, filoimperialista e filosionista del golpe militare
di un esercito che nella sostanza è sempre quello che ha sostenuto Mubarak.
Combattere i fratelli musulmani e il loro governo, andato al potere con le elezioni, riprendere e continuare il cammino della rivoluzione democratica è giusto e sacrosanto - sostenere il golpe dei generali macellai è tutto il contrario, è semplicemente stare dalla parte della reazione e dell'imperialismo.
Il  golpe rafforzainoltre oggettivamente i fratelli mussulmani come unica opposizione popolare, li spinge ancor più verso la deriva integralista - genere FIS algerino - contribuendo ad affossare la rivoluzione democratica.
Anche nel nostro paese la confusione e degenerazione di forze che si dicono di sinistra e che poi appoggiano
e coprono il golpe militare in Egitto testimonia e dimostra che l'unico vero antimperialismo è quello ispirato alle idee del marxismo-leninismo maoismo e che troskismo e neorevisionismo, sono fonte di disorientamento e confusione nelle file proletarie.
in piazza contro il golpe militare, in piazza contro l'imperialismo USA,Europeo, Italiano !

proletari comunisti - PCm Italia
9 luglio 2013

pc 9 luglio - Dalla Val di Susa a Niscemi, al resto del paese, la repressione non ferma ma alimenta la ribellione

E' necessario un coordinamento nazionale contro la repressione

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http://www.notav.info/post/fogli-di-via-restituiti-alla-questura/
6 luglio 2013 at 14:34



Stamane una delegazione del movimento No Tav è scesa col treno delle 8.09 da Susa per rifiutare e quindi restituire al Questore di Torino i fogli di via dai comuni di Chiomonte, Giaglione e Venaus da poco emessi a danno di tre militanti valsusini.
L’accoglienza già in stazione è degna delle migliori occasioni (molta polizia in borghese), ma ha del ridicolo l’enorme schieramento di mezzi e uomini che ci si ritrova davanti una volta giunti nei pressi della questura in corso Vinzaglio.
Mentre i No Tav con cartelli, lo striscione e un po’ di slogan spiegano alla stampa il perché di tale iniziativa, gli uomini della questura torinese si affannano nella costruzione del solito teatrino mediatico, spostando decine di uomini e mezzi, chiudendo strade, quasi fossero in corso epici scontri e non la manifestazione che nei fatti si è effettivamente svolta.
Sguardi sprezzanti dei funzionari di turno sfidano chi dal megafono ribadisce la gravità dell’attacco che procura e questura continuano a muovere contro il movimento No tav.
Per essere chiari, stiamo parlando di una criminalizzazione costruita a tavolino in maniera meticolosa da chi serve il potere e le lobby affaristiche, che strumentalizza le azioni del movimento e tenta continuamente di intimidirlo attraverso denunce, processi, prevaricazioni, menzogne e, non è una novità, fogli di via dati in maniera del tutto arbitraria a chi vive in valle e si vede così vietare la libertà di circolazione all’interno della propria terra (sancita dalla carta costituzionale) e imporre l’interdizione dai luoghi di lotta.
Dopo una rapida conferenza stampa i No Tav tornano in stazione per risalire in Valle, avendo restituito i fogli di via al mittente e  annunciato pubblicamente che nessun divieto sarà accettato o rispettato.
Questa è la nostra valle, questa è la nostra terra!

lunedì 8 luglio 2013

pc 7-8 luglio - EXPO 2015: sviluppo sostenibile e nella lotta contro la fame nel mondo....ma per piacere!


LA VUOTA RETORICA DELLE ISTITUZIONI NEL PROPAGANDARE  ARIA FRITTA A FRONTE DEI PROBLEMI REALI DELLA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE CHE NON POSSONO AFFRONTARE VISTO CHE L'APPARATO STATALE SERVE GLI INTERESSI DI PADRONI, BANCHIERI ETC. e  LA LINEA MONCA DELL'OPPOSIZIONE ALL'EXPO CHE PARLA DI RIAPPROPRIAZIONE DEI DIRITTI, ACCESSO AL REDDITO, DIFESA DEL TERRITORIO SENZA INSERIRE QUESTA LOTTA CONTRO PADRONI, GOVERNO, STATO IMPERIALISTA. 
 7 luglio 2013 sole 24 ore  

Expo, Napolitano: è un'occasione straordinaria. 
Letta: sarà cuore della ripresa di Sara Monaci








Monza blindata in occasione della visita del Presidente Napolitano e del premier Enrico Letta alla Villa Reale per la cerimonia di presentazione dell'Expo 2015. Il Capo dello Stato è intervenuto sottolineando l'occasione che l'Expo rappresenta per l'intero paese: «Voglio testimoniare il valore nazionale e unitario di Expo, che ha come epicentro Milano ma coinvolge tutto il paese - ha detto il presidente - Nonostante le tensioni e i fattori di instabilità' che da tempo caratterizzano i rapporti politici e la vita istituzionale, in certi momenti sappiamo tutti ugualmente riconoscere un'autentica coesione sociale. Sottolineo il valore di quanto fatto dal governo che a. pochi giorni dall'insediamento ha messo mano alla governance di Expo, con la nomina di Giuseppe Sala a commissario unico. Voglio esprimere la mia piena fiducia e il forte incoraggiamento per Expo, e dico che non c'e' più tempo da perdere", ha aggiunto Napolitano. Per il presidente e' inoltre "l'agricoltura il banco di prova della nostra tradizione, trattandosi di un settore che meglio ha reagito alla crisi". Infine il monito: "Siamo un paese che deve avere fiducia in se stesso, che deve averne piu di quanta ne dimostri. L'Expo, e quel che sapremo costruire da qui al 2015, proverà' che possiamo avere fiducia in noi stessi e suscitare rinnovata fiducia verso l'Italia da parte del'Europa e del mondo".
Nella Villa Reale di Monza ha preso la parola il premier Enrico Letta. " Expo sarà il cuore della ripresa, e' stata una scelta giusta anche la tematica, sarà una vetrina per il mondo e per il rilancio per il turismo". Per Letta dobbiamo smettere di "autosottovalutarci, e' una cappa che abbiamo ma stona con quello che abbiamo". Il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea, da luglio a dicembre 2014 ha aggiunto il premier "sarà dedicato all'Expo e a Milano". Letta ha anche confermato che il prossimo vertice dell'Asem si svolgerà a Milano con la presenza di 50 capi di governo di tutto il mondo. «Si tratterà - ha spiegato - di una sorta di 'pre apertura dell'Expo».
In ogni caso si tratta di progetti di grande respiro che hanno portato il governatore Roberto Maroni: «Perché il cammino verso Expo 2015 non sia in salita «serve una deroga al patto di stabilità per i comuni interessati, perché i soldi ci sono e non possono essere spesi». «Per la Lombardia, per l'Expo, se si vogliono avere i benefici auspicati il governo deve allargare i cordoni della borsa e le maglie del patto di stabilità». Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha sottolineato come l'Expo debba essere "mafia-free. " L'Expo deve essere ricordato non per le opere faraoniche, ma per il modo in cui saprà' trattare l'argomento dell'agricoltura. Il nostro agire politico deve garantire accesso al cibo e al cibo sano per tutti. Dobbiamo lottare contro la contraffazione, che per l'Italia costituisce un danno serio. Nel 2011 vale 60 miliardi, che peraltro determina perdita di posti di lavoro e minaccia la salute dei consumatori. Dobbiamo coinvolgere tutti i governi per questa battaglia. Questo e' l'impegno della Regione Lombardia".
Il commissario unico dell'Expo 2015 Giuseppe Sala ha rassicurato sulle tappe che porteranno all'esposizione universale: "Non ci sono ostacoli veri, il tema è adesso lavorare come intensità. Non credo dobbiamo più chiedere niente a nessuno, i soldi ci sono - ha aggiunto - e vanno bene: adesso è nostro dovere fare, il futuro è nelle nostre mani. Abbiamo le risorse per fare un'Expo non monumentale, ma non è quello che volevamo - ha osservato -, e sono risorse che arrivano anche dalle aziende private". Parlando coi giornalisti all'esterno di Villa Reale, Sala ha spiegato che l'appuntamento di oggi rappresenta "la crescente consapevolezza che l'Expo è una grande opportunità". E per promuovere l'appuntamento di Milano, il commissario unico ha infine spiegato che partirà tra qualche giorno per una missione in Cina, Corea e Giappone.
Tra due anni verra' allestito un sito espositivo tra Milano e Rho, in cui tutti i paesi del mondo porteranno il loro contributo al tema della fame nel mondo e alla cultura dell'alimentazione. Oggi 40 paesi hanno inviato i loro rappresentanti, e proprio oggi l'Expo presenta la 131esima adesione. Lo ha appena annunciato il commissario unico Giuseppe Sala." L'obiettivo dei 130 paesi è stato raggiunto, ci eravamo posti questo traguardo. Lo abbiamo anche superato con le ultime adesioni, la Grecia e il Burundi"
E' la volta di Diana Bracco, commissario del Padiglione Italia, di cui è stato presentato il plastico. "Il padiglione offrirà un viaggio dentro il paese, i protagonisti dovranno essere soprattuto i giovani".
Il presidente dell'Ue Jose' Manuel Barroso ha inviato il suo video messaggio per sottolineare l'importanza dell'evento per la ricerca nello sviluppo sostenibile e nella lotta contro la fame nel mondo. Poi Antonio Tajani ha presentano il progetto europeo per l'Expo sul fronte delle tecnologie. Complessivamente l'Europa investirà' 12 milioni. "Oltre a questo progetto tecnologico, che si chiama Galileo, stiamo studiano anche un modo per facilitare i visti per aiutare il turismo proveniente dai paesi in crescita".
Parallelamente si è svolta la manifestazione dei "no expo" gruppi di antagonisti, a margine di una biciclettata organizzata dai collettivi studenteschi, hanno lanciato fumogeni e affisso striscioni. Lo ha riferito la Questura di Milano, che ha coordinato lo spiegamento di forze dell'ordine organizzato per il summit.

7 luglio 2013

7 luglio Monza – LE NOSTRE PIAZZE CONTRO I PALAZZI DI EXPO

Le massime cariche politiche nazionali e internazionali – da Napolitano a Letta, fino al Presidente della Commissione Europea Barroso – atterrano a Monza il 7 luglio per inaugurare la Villa Reale come sede di rappresentanza di EXPO 2015. Un passaggio cruciale nell’avvicinamento all’esposizione che aprirà i battenti il 1° maggio 2015 e una ghiotta occasione per chi sta costruendo il grande evento fieristico. Il carrozzone mediatico che sta infatti lucidando la vetrina di EXPO si è messo in moto da tempo, ma accelera a partire dall’appuntamento monzese, che Maroni definisce prima tappa di un “EXPO World Tour”.

Le promesse fatte in questi casi sono note: ricchezza, lavoro, turismo, benefici per tutta la metropoli. E anche per il 2015 la dinamica in atto è la stessa, con promotori -pubblici e privati- che vendono l’evento utilizzando in primis la leva occupazionale e promesse di crescita economica, che in tempi di crisi non possono che riscuotere consensi tra la popolazione. In realtà poco o nulla di tutto questo è accaduto negli ultimi vent’anni per le Esposizioni Universali tenutesi in Europa, né accadrà qui. Da Genova a Lisbona, da Saragozza a Hannover, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto nuovo sviluppo e le amministrazioni pubbliche, invece, si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’Esposizione.

Se guardassimo oltre il velo della propaganda, ricorderemmo che nel 2008 si parlava di circa 70000 nuovi occupati, mentre oggi sui siti ufficiali questa cifra si riduce a 3000, ridimensionamento che rende bene l’idea del flop annunciato anche per Milano. 3000 contratti di lavoro precario, che nulla offrono in termini di garanzia e progettualità esistenziale per i “fortunati” firmatari. E’ poi dei giorni scorsi la notizia che EXPO intende avvalersi del lavoro “volontario” da parte dei detenuti, altra circostanza che fa capire bene la direzione che sta prendendo la “grossa occasione occupazionale” lombarda.

E se allargassimo il discorso al futuro, al post evento, vedremmo come il vero impatto e la vera eredità che i territori si trovano a dover gestire sono aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti per l’evento che restano vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni pubbliche, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Atene del 2004 o quelle più vicine a noi di Torino 2006 che hanno avuto effetti devastanti sulla vita delle persone delle rispettive città.

Chiediamo pertanto che in questo periodo di crisi tali risorse vadano investite in servizi pubblici di primaria importanza per la collettività (mobilità, istruzione, casa, sanità, etc.) e in misure di welfare che garantiscano la continuità di reddito per le precarie e i precari. Come rispondono invece politici e amministrazioni pubbliche? Chiedendo deroghe al patto di stabilità solo in funzione di Expo, ma al contempo insistendo con politiche di austerità. Un interessato regalo agli attori economici legati a EXPO e alle opere connesse (ad esempio le tangenziali esterne milanesi, la Brebemi o la Pedemontana) e al crimine organizzato.

E per quanto riguarda la città di Monza, EXPO 2015 non lascerà una gestione migliore né del parco né della Villa Reale. Il vero risultato di questa scelta sarà, una volta di più, la retrocessione delle istituzioni pubbliche -dal Comune alla Provincia alla Regione- a spalla per attori privati, veri protagonisti di questi eventi e unici a guadagnarci, sia economicamente che in termini di posizione di potere.

Per tutti questi motivi noi di EXPO 2015 avremmo fatto volentieri a meno e oggi che l’organizzazione entra nel vivo, rilanciamo la nostra opposizione a ciò che questo evento è e rappresenta. In questo senso questo appello è un invito a cambiare passo per chi si riconosce in un’attitudine che si oppone al fenomeno descritto: da qui in poi occorrerà trovare tempi e modi per raccontare quello che è realmente EXPO 2015 e disinnescare i dispositivi di propaganda e controllo delle istituzioni e degli investitori, così da stimolare una presa di coscienza forte e risposte adeguate.

Domenica 7 luglio 2013, Monza, Largo Mazzini, dalle ore 15 PARTENZA CRITICAL MASS, GAZEBO INFORMATIVI E ATTITUDINE NOEXPO

Una giornata di mobilitazione  per ribadire che l’unico grande evento che ci interessa supportare riguarda RIAPPROPRIAZIONE DEI DIRITTI, ACCESSO AL  REDDITO, DIFESA DEL TERRITORI

domenica 7 luglio 2013

pc 7-8 luglio - striscione all'ambasciata indiana a Roma il 6 luglio

Solidarietà al movimento di lotta delle donne in India contro stupri e femminicidi



Le brigate con divisa rossa delle donne indiane

A Midiyav, un quartiere poverissimo di Lucknow, la capitale dell'Uttar Pradesh, 480 chilometri a sud est di Nuova Delhi, gli uomini adesso le guardano con sospetto arcigno. Sono le donne della "Brigata
rossa". Quando le vedono in strada con la loro "divisa" rossa e nera gli abitanti di sesso maschile
sussurrano "Khatre ki ghanti" e cioè "allerta, pericolo!". La Brigata sta intervenendo. Insegue uno dei tanti "Romeo da strada" che si è meritato la sua attenzione.
Spesso la ricerca sfocia in una punizione corporale. Di solito si realizza in questo modo. Il maschietto che ha passato il segno con le sue attenzioni sessuali o con i palpeggiamenti (o peggio) viene circondato dalla pattuglia. Le ragazze lo prendono per le braccia e per le gambe e lo alzano in aria per mostrarlo ai passanti. Quando lo appoggiano a terra comincia il "trattamento". Qualcuna lo prende a pugni, senza esagerare. Altre lo percuotono con le scarpe. Poi lo abbandonano. Si spera che il Romeo da vicolo abbia imparato la lezione: è meglio comportarsi con rispetto per l'altra metà del cielo.
La fondatrice del gruppo è un'insegnante di 25 anni. Si chiama Usha Vishwakarma. Suo padre è un falegname. "Tutto è cominciato - ricostruisce - quando avevo 18 anni. Un mio collega insegnante di
punto in bianco mi ha stretto fra le sue braccia e ha tentato di sfilarmi la cintura e di aprirmi i jeans. I pantaloni mi hanno salvato. Erano troppo attillati. Io gli ho tirato un calcione nell'inguine, lo spinto per terra e me la sono data a gambe. A scuola nessuno ha voluto prendermi sul serio. Mi dicevano: dimentica. Oppure: smettila di agitarti, vuoi creare guai? Qualche mese prima una mia alunna di 11 anni mi aveva raccontato di essere stata volentata dallo zio. Ero traumatizzata. Per due anni non sono riuscita a reagire in nessun modo".

Nel 2009 Usha ha aperto, con i soldi del padre e della madre, una piccola scuola tutta sua, nel giardino della casa dei genitori. E si è accorta che quello che le era successo non era un caso isolato, ma un'esperienza che la accomunava a tante altre donne. Ha pensato alle sue alunne, ai loro progetti. Anche sulle loro vite incombeva lo stesso incubo. "Qualche genitore - si scandalizza - arriva a tenere le figlie a casa, per evitare che corrano rischi. Mi sono detta: basta. Era il momento di prendere in mano il nostro destino. Eravamo in quindici. Abbiamo comprato indumenti rossi, per evocare pericolo e allerta, e neri, il colore della protesta. Nella testa degli uomini c'è il concetto che le donne sono oggetti e che è sempre stato così. Pensano che, se sei sexy, è perché vuoi sesso".

Preeti Verma, 17 anni, una seguace di Usha, racconta la sua storia di persecuzione messa in atto da un vicino di casa: "Viviamo in uno slum poverissimo. Eravamo troppo poveri per permetterci di avere il bagno in casa. Io andavo nei campi. Tutte le volte che mi vedeva uscire un vicino di casa mi tirava delle pietre. Voleva vedermi mentre mi spogliavo. Gli gridavo: ma non ti vergogni, non hai una madre o una sorella a casa tua? Ho raccontato tutto a Usha Vishwakarma. L'uomo ha ricevuto una visita della Brigata Rossa prima e poi della polizia. Ha smesso di tormentarmi". "Prima - spiega Usha - tentiamo di percorrere la via dei metodi pacifici, della ramanzina. Se non funziona, passiamo alla lezione in pubblico". Le sue seguaci sono ora un centinaio di età compresa fra i 16 e i 25 anni. Le donne salvate sono una quindicina. Le componenti della Brigata Rossa stanno imparando le arti marziali "per autodifesa e per insegnarlo alle altre".

Il 29 di ogni mese manifestano con cartelli che ricordano la ragazza di 23 anni picchiata a morta assieme al fidanzato su un bus della capitale il 29 dicembre del 2012. Usha descrive la molla che l'ha spinta a fondare le Brigate Rosse: "Abbiamo deciso che eravamo stufe di lamentarci soltanto. Era arrivato il momento di combattere per la nostra vita".

pc 7-8 luglio - Perchè gli operai devono e hanno interesse come classe ad appoggiare la mobilitazione delle donne contro le uccisioni e le violenze sessuali contro le donne.

Perchè gli operai devono e hanno interesse come classe ad appoggiare la mobilitazione delle donne contro le uccisioni e le violenze sessuali contro le donne.

“124 le donne uccise in Italia nel 2012, già quasi 50 dall’inizio dell’anno... Gli assassini sono nella maggiorparte dei casi gli uomini più vicino alle donne: mariti, conviventi, padri, ex fidanzati, ecc. Sono “gli uomini che odiano le donne” - dice l'appello per il 6 luglio - “Per gelosia o per possesso, sempre in disprezzo del nostro essere donna, chi ci uccide non tollera la nostra autodeterminazione, non ci considera degne di rispetto, libertà, autonomia, indipendenza... sempre più donne stuprate, sfigurate con l’acido, molestate, oppresse, uccise, violentate e umiliate come donne, in quanto donne...”.
E' un femminicidio continuo e tale consideriamo anche lo stupro che se non uccide fisicame

Perchè gli operai devono e hanno interesse come classe ad appoggiare la mobilitazione delle donne contro le uccisioni e le violenze sessuali contro le donne.

“124 le donne uccise in Italia nel 2012, già quasi 50 dall’inizio dell’anno... Gli assassini sono nella maggiorparte dei casi gli uomini più vicino alle donne: mariti, conviventi, padri, ex fidanzati, ecc. Sono “gli uomini che odiano le donne” - dice l'appello per il 6 luglio - “Per gelosia o per possesso, sempre in disprezzo del nostro essere donna, chi ci uccide non tollera la nostra autodeterminazione, non ci considera degne di rispetto, libertà, autonomia, indipendenza... sempre più donne stuprate, sfigurate con l’acido, molestate, oppresse, uccise, violentate e umiliate come donne, in quanto donne...”.
E' un femminicidio continuo e tale consideriamo anche lo stupro che se non uccide fisicamente uccide spiritualmente le donne.

Le uccisioni e le morti delle donne sono paragonabili per entità, ma sono anche di più, alle morti degli operai sul lavoro. Come a queste morti si dedica al massimo un trafiletto di stampa anche le morti delle donne sono niente per stampa/Tv, Stato, Governo, che invece appena muore un soldato in Afghanistan o altrove ci riempiono la testa per giorni.
Ma come le morti operaie non succedono per caso né si possono capire guardando al singolo infortunio, così i femminicidi e stupri non si tratta affatto di vicende private o di maschi particolari..

Per questo diciamo a voi operai: anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
Questa guerra contro le donne è la punta di iceberg di un humus, concezioni reazionarie, fasciste, di oppressione che sempre più vogliono coprire come una coperta fetida e mortale tutto. Questo humus, soprattutto nei periodi di crisi come questo, è “compagno di strada” degli attacchi ai diritti di libertà, di emancipazione delle masse, e viene usato per far meglio passare i peggioramenti generali delle condizioni di vita e di lavoro e schiacciare la volontà di una società giusta, senza sfruttamento e miseria di tutti i lavoratori e le masse popolari .
“Gli uomini che odiano le donne” sono pienamente interni a questo humus, ne sono miseramente impregnati, e anche dove, e sono purtroppo tantissimi i casi, gli uomini che uccidono le donne o le stuprano sono parte del campo dei lavoratori, scaricano sulle donne un odioso quanto miserevole e falso concetto di “proprietà”, frutto anche di frustrazioni di chi in realtà come proletari non ha nulla, se non la propria piccola squallida vita.
Sempre, anche in passato, in altri periodi storici, il grado di “civiltà” delle donne è stato cartina di tornasole del grado di civiltà o inciviltà dell'intera società.
Come, sempre, la ribellione e la lotta combattiva delle donne ha elevato la coscienza delle masse popolari, dei proletari ed è diventata una diga alla barbarie maschilista.

Per questo gli operai o stanno dalla parte della battaglia delle donne o stanno dalla parte dei “morti in piedi”, dei potenti, dei padroni, dei governo, degli Stati che odiano le donne e vogliono fare della loro subordinazione, del ruolo di grande ammortizzatore sociale della famiglia, uno strumento per scaricare la loro crisi sulle masse, per controllare, soffocare la ribellione del proletariato e delle masse; come dell'imbarbarimento di sfogarsi sulle donne come “oggetto sessuale”, la perpetuazione di una società morente, in cui deve ancora stare al potere il marciume berlusconiano.

La lotta delle donne porta oggettivamente e soggettivamente un bi/sogno e necessità di rivoluzione contro tutto questo sistema, sia sul fronte economico, politico sia sull'importante fronte ideologico, con una battaglia dura di denuncia, “pulizia” anche all'interno delle masse.
Noi odiamo gli “uomini che odiano le donne”, comunque e dovunque e possano essere operai, disoccupati ma sono parte della borghesia che va spazzata via!

Gli operai che non hanno nulla in questa società se non le loro catene, ma che hanno testa per pensare, devono, anche nell'interesse della loro battaglia di classe, sostenere e imparare dalla ribellione e dalla lotta delle donne.nte uccide spiritualmente le donne.

Le uccisioni e le morti delle donne sono paragonabili per entità, ma sono anche di più, alle morti degli operai sul lavoro. Come a queste morti si dedica al massimo un trafiletto di stampa anche le morti delle donne sono niente per stampa/Tv, Stato, Governo, che invece appena muore un soldato in Afghanistan o altrove ci riempiono la testa per giorni.
Ma come le morti operaie non succedono per caso né si possono capire guardando al singolo infortunio, così i femminicidi e stupri non si tratta affatto di vicende private o di maschi particolari..

Per questo diciamo a voi operai: anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
Questa guerra contro le donne è la punta di iceberg di un humus, concezioni reazionarie, fasciste, di oppressione che sempre più vogliono coprire come una coperta fetida e mortale tutto. Questo humus, soprattutto nei periodi di crisi come questo, è “compagno di strada” degli attacchi ai diritti di libertà, di emancipazione delle masse, e viene usato per far meglio passare i peggioramenti generali delle condizioni di vita e di lavoro e schiacciare la volontà di una società giusta, senza sfruttamento e miseria di tutti i lavoratori e le masse popolari .
“Gli uomini che odiano le donne” sono pienamente interni a questo humus, ne sono miseramente impregnati, e anche dove, e sono purtroppo tantissimi i casi, gli uomini che uccidono le donne o le stuprano sono parte del campo dei lavoratori, scaricano sulle donne un odioso quanto miserevole e falso concetto di “proprietà”, frutto anche di frustrazioni di chi in realtà come proletari non ha nulla, se non la propria piccola squallida vita.
Sempre, anche in passato, in altri periodi storici, il grado di “civiltà” delle donne è stato cartina di tornasole del grado di civiltà o inciviltà dell'intera società.
Come, sempre, la ribellione e la lotta combattiva delle donne ha elevato la coscienza delle masse popolari, dei proletari ed è diventata una diga alla barbarie maschilista.

Per questo gli operai o stanno dalla parte della battaglia delle donne o stanno dalla parte dei “morti in piedi”, dei potenti, dei padroni, dei governo, degli Stati che odiano le donne e vogliono fare della loro subordinazione, del ruolo di grande ammortizzatore sociale della famiglia, uno strumento per scaricare la loro crisi sulle masse, per controllare, soffocare la ribellione del proletariato e delle masse; come dell'imbarbarimento di sfogarsi sulle donne come “oggetto sessuale”, la perpetuazione di una società morente, in cui deve ancora stare al potere il marciume berlusconiano.

La lotta delle donne porta oggettivamente e soggettivamente un bi/sogno e necessità di rivoluzione contro tutto questo sistema, sia sul fronte economico, politico sia sull'importante fronte ideologico, con una battaglia dura di denuncia, “pulizia” anche all'interno delle masse.
Noi odiamo gli “uomini che odiano le donne”, comunque e dovunque e possano essere operai, disoccupati ma sono parte della borghesia che va spazzata via!


Gli operai che non hanno nulla in questa società se non le loro catene, ma che hanno testa per pensare, devono, anche nell'interesse della loro battaglia di classe, sostenere e imparare dalla ribellione e dalla lotta delle donne.

movimento femminista proletario rivoluzionario
7 luglio 2013

pc 7-8 luglio - la manifestazione delle donne a roma del 6 luglio apre la strada e lancia il lavoro in tutto il paese per una grande manifestazione di donne per l'autunno

 A Roma ieri un contingente femminista combattivo e rappresentativo ha sfidato i palazzi del potere
denunciando stupri e femminicidi  come frutto di un sistema, di governi e stati che odiano le donne  e lo ha fatto con determinazione e chiarezza, unendo donne di diverse città e di diverse organizzazioni, di diverse culture e pratiche, ma con un ruolo di promozione delle donne proletarie in lotta del Sud - che aderiscono al movimento femminista proletario rivoluzionario.
Sono stati infranti divieti e si è giunti pure alle ambasciate indiana e turca, per un ponte di unità con le donne in lotta in questi paesi.
Una manifestazione d'avanguardia esemplare che siamo tutti impegnati a valorizzare come valore di  indicazione per l'insieme del movimento proletario e popolare.

proletari comunisti- PCm -Italia
7 luglio 2013

sabato 6 luglio 2013

pc 6 luglio - ROMA PRESIDIO DONNE CONTRO FEMMINICIDI E STUPRI


Complessivamente circa 70 donne, prevalentemente lavoratrici, precarie, studentesse, disoccupate, sia singole che di collettivi e associazioni, soprattutto di Roma e in rappresentanza di più di 10 città dal nord al sud, hanno realizzato una giornata di lotta combattiva e vivace, fuori dall'usuale, contro femminicidi, stupri e contro la condizione generale delle donne fatta di doppia oppressione, doppio sfruttamento, violenze.

La piazza di Montecitorio, principale presidio, era tutta circondata da striscioni, - “Contro stupri e femminicidi non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non fare niente”;
“Moderno medioevo, doppia oppressione, donne in lotta per la rivoluzione”;
“Contro: gli uomini che odiano le donne, i governi che odiano le donne, gli stati che odiano le donne”; "supratore non lo scordare mai, la furia delle donne dovrai scontare", e tanti, tanti altri. Insieme a cartelli, foto di donne uccise.

La maggior parte delle donne presenti indossavano una pettorina con su scritto “sciopero delle donne” e indossavano anche un indumento rosso, simbolo della lotta.
Sono stati diffusi centinaia di volantini.
Il presidio è iniziato con la lettura di decine di nomi di donne uccise dai loro conviventi nei 6 mesi di quest'anno.
I vari interventi che si sono succeduti, insieme agli slogan, hanno denunciato il governo e il parlamento come responsabili del clima reazionario e dell'attacco alla condizione delle donne base degli stupri e dei femminicidi e si sono respinte le ipocrite soluzioni del governo (task-force, aumento delle forze dell'ordine...).

Si sono ricordate Franca Rame e Margherita Hack come esempio di donne coerenti che hanno fatto dell'arte e della scienza un'arma al servizio delle lotte delle donne. Si è cantato Bella ciao.

Il presidio si è arricchito della presenza della "Menestrella femminista" che ha suonato e cantato alcuni pezzi su storie di donne molto applauditi e apprezzati.

Sono stati letti i tanti messaggi e adesioni arrivati fino all'ultimo momento alla mobilitazione.
È venuta direttamente da Tivoli la madre di Rosa stuprata all'Aquila a portare la sua vicinanza ma anche la denuncia di come la sentenza del tribunale ha violentato ancora una volta la figlia.
Con lei le compagne dell'Mfpr hanno deciso di fare una mobilitazione all'Aquila in occasione dell'udienza di appello presumibilmente a ottobre.

Rompendo il divieto della polizia le donne del presidio si sono trasferite vicino al Ministero di Grazia e Giustizia facendo un corteo improvvisato, comizi volanti informativi, rilanciando slogan e diffondendo volantini.
Al Ministero di Grazia e Giustizia abbiamo denunciato le sentenze ultra morbide che in questi mesi sono state emesse verso gli stupratori e in particolare è stato denunciato il caso di Marinella di Montalto di Castro e attraverso una lettera consegnata al ministero è stato chiesto che venga annullata la sentenza (la cosiddetta messa in prova per gli stupratori).

Le donne si sono quindi spostate al Ministero degli Interni e nel percorso, fatto anche in autobus, si è continuato anche lì a manifestare con slogan, denuncia, volantinaggio coinvolgendo i passeggeri che salivano e scendevano.
La mobilitazione si è conclusa al Ministero degli interni dove la piazza è stata ricoperta di striscioni e pannelli. È stata consegnata al Ministero una lettera che chiede la revoca della nomina di Isabella Rauti.

Il presidio delle donne in rosso ha affermato il carattere di questa mobilitazione e si è dato degli impegni:
  • questa mobilitazione indipendente, autorganizzata, delle donne, non solo non delega, ma è contro governo, stato, istituzioni che non sono la soluzione ma il problema.
  • È una mobilitazione che si rivolge alla maggioranza delle donne, in particolare le donne più sfruttate e oppresse, e che ha raccolto testimonianze dirette da donne che si sono soffermate ai presidi;
  • si pone degli obbiettivi che sono obbiettivi di lotta e non semplici rivendicazioni, e rappresentano il terreno della continuità quotidiana della mobilitazione e dell'azionediretta delle donne nei territori.

Ci si è dati appuntamento in autunno per tornare a Roma per una grande manifestazione di donne e l'obiettivo di uno sciopero delle donne che partendo dalle uccisioni e stupri guardi a tutte le condizioni di vita delle donne.

Si è posta l'esigenza e cominciato a costruire una rete tra le varie città, organismi di donne, donne singole perché siano una base di una piattaforma di lotta su cui si costruiscano strutture stabili sul territorio coordinate in rete tra di loro.

Al termine dei presidi una delegazione delle compagne dell'Mfpr è andata a porre degli striscioni all'ambasciata indiana e a quella turca. In quest'ultima c'è stato un vivace scontro con 2 soldati dell'esercito e due carabinieri che volevano impedire di mettere lo striscione e di fotografarli, ma i loro miseri tentativi sono stati duramente respinti dalle compagne che hanno portato a termine l'iniziativa.
Una lunga giornata che ha confermato positivamente, in un clima di calore e voglia di continuare a fare di più, la scintilla che deve illuminare sempre più una realtà che non deve essere più in ombra.

Le donne in rosso del presidio del 6 luglio - Roma



a breve pubblicheremo foto e video del presidio

pc 6 luglio - un appello a difendere la vita del presidente Gonzalo - Perù --- nei prossimi giorni un dichiarazione di proletari comunisti_PCm Italia sulla questione


Defender la vida del Presidente Gonzalo

¡Proletarios de todos los países, uníos!

¡Defender la vida del Presidente Gonzalo!


El pasado 24 de junio en  declaraciones con Canal N, el Jefe del Instituto Nacional Penitenciario del Perú (INPE),  Pérez Guadalupe refiriéndose al Presidente Gonzalo, por mandato de su jefe el genocida, fascista y vendepatria presidente del viejo Estado peruano, Humala (alias “capitán Carlos”), dijo:"No podemos garantizar la salud de una persona de 80 años, y eso hay que dejarlo claramente". 

Ante estas descaradas declaraciones de este miserable, exigimos al gobierno fascista, genocida y vendepatria de Humala y a todas las autoridades civiles y militares y a quienes mandan en el Perú, que cumplan con su obligación de velar por la salud y la vida del Presidente Gonzalo, el más importante prisionero de guerra revolucionario del mundo, que tienen en sus manos, y reiteramos que es obligación de todo comunista, combatiente y masa del Perú y del mundo dar cumplimiento a la sanción establecida por el PCP para quienes atenten contra la integridad de nuestro Jefe, el Presidente Gonzalo, cuya resolución a la letra dice:

„Advertimos resueltamente al genocida vendepatria de Fujimori, a las cobardes y genocidas fuerzas armadas que lo manejan, especialistas en derrotas y expertos en cebarse con las masas desarmadas, a la jerarquía eclesiástica, jueces y burócratas que avalan el genocidio, y a su gran titiriero, el imperialismo principalmente yanqui, que respondan por la vida y salud de nuestro jefe pues, de lo contrario, de ocurrirle algo pagarán con sus vidas y las de todos sus congéneres, cueste lo que cueste.“ 
 (Partido Comunista del Perú, Comite Central, Resolución diciembre 1992)

pc 6 luglio - a Genova - incontro per far avanzare il sostegno della guerra popolare in india

info sull'incontro del 5 luglio sera a Genova - nel quadro della giornata internazionale 1 luglio di sostegno

dall'intervento del compgno del Comitato Internazionale di sostegno
- Il sostegno alla guerra popolare in India è oggi la cartina di  tornasole dei veri internazonalisti: maoisti o no, ogni  internazionalista e antimperialista oggi non può negare il suo sostegno alla lotta rivoluzionario più forte, avanzata e importante oggi al mondo e riconoscere il partito che la dirige.
- la  iniziativa di Genova è parte di una giornata internazionale che ha avuto un grande successo
- la GP non è solo lotta di resistenza degli adivasi e contro l'operazione green hunt
ma guerra di popolo diretta dai comunisti per una nuova società che si estende e ha impatto, in forme diverse, in tutto il paese e i settori sociali e recentemente, sempre più, nelle città, come dimostrano le
informative degli stessi servizi indiani e i comunicati delle organizzazioni di fronte, sulle lotte operaie,sulle lotte contro la corruzione della classe dominante indiana, sulla lotte delle donne indiane contro gli stupri  -
anche la manifestazione nazionale a Roma contro femminicidi e stupri del 6 luglio, sarebbe arrivata alla Ambasiata indiana-
Il comitato denuncia e condanna  l'attentato rappresaglia contro il compagno Prasadam, esponente rilevante del Fronte Democratico Rivoluzionario
Nel corso dell'incontro i compagni presenti hanno espresso sostegno alla GP. Un compagno che è stato  in Perù ha testimoniato di aver assistito a manifestazioni di solidarietà con la GP alla ambasciata Indiana a a Lima nello scorso anno e ha espresso l'auspicio cha la GP in India possa svolgere oggi quel ruolo di punto di riferimento mondiale come lo sono state negli anni passati, la GP in Perù e la GP in Nepal.
Nelle sue conclusioni il compagno del Comitato internazionale ha chiamato a schierarsi e agire, prendendo anche insegnamenti dalla GP in India e dal PCI maoista per far avanzare la lotta dei comunisti nel mondo e nel nostro paese.
E' stata infine proposta una nuova iniziativa per l'autunno che possa coinvolgere un pubblico più vasto e i
 numerosi immigrati del sud asia che vi sono a Genova



genova 6 luglio

pc 6 luglio - liberare il prigioniero rivoluzionario libanese Georges Ibrahim Abdallah dalle carceri francesi- mobilitazione internazionale - proletari comunisti sostiene queste mobilitazioni


groupe Aziz Elbour
Ambassade France à Tunis Manifestation Georges Ibrahim AbdallahRassemblent à Bruxelles pour Georges Ibrahim Abdallah

pc 6 luglio - contro stupratori, femminicidio, contro governi e stati che odiano le donne a Roma un contingente femminista combattivo e rivoluzionario, promosso dalle donne proletarie del sud

le parole d'ordini alla manifestazione di oggi 

Per ogni donna, uccisa, stuprata e offesa
siamo tutte parte lesa

contro la vostra violenza e oppressione
scateniamo la nostra ribellione

Stupratori tremate tremate
le streghe son tornate

la sacra famiglia ci uccide per la vita
con questa società facciamola finita

moderno medioevo doppia oppressione
donne in lotta per la rivoluzione

la furia delle donne vogliamo scatenare
questo sistema vogliamo rovesciare

ma quali politiche di conciliazione
donne in lotta per la rivoluzione

stupratori, governo e padroni
tutti insieme vi faremo fuori

donne licenziate, donne violentate
siamo sempre più incazzate

vogliamo lavoro vogliamo servizi
non torneremo in casa a subire supplizi

dentro le case non ci torneremo
sempre più furiose in piazza scenderemo

ma quale pari opportunità
vogliamo potere e libertà


ci ammazzano, ci opprimono, ci negano il lavoro, maschi, padroni, vi faremo fuori

maschio non sono tua proprietà
donne in lotta per la libertà

oppressione, stupri e lutti
pagherete caro pagherete tutti

maschilisti, fascisti, poliziotti
giù le vostre mani dai nostri corpi

ma quale difesa della vita
la vostra cultura è morte garantita

contro discriminazioni e oppressione
sciopero sciopero delle donne

violenza sul lavoro, violenza familiare
questo sistema vogliamo rovesciare

Contro lo stupro la guerra e la galera
ogni donna diventa una guerriera

pc 6 luglio - Firenze antifascista contro la polizia e la repressione

FIRENZE ANTIFASCISTA IN MERITO ALL'INDAGINE DELLA PROCURA SUI FATTI DEL 13 GIUGNO

Come riportato dalla stampa la Procura di Firenze ha aperto un'indagine rispetto a quanto accaduto, e riportato in Consiglio Comunale da Ornella De Zordo, la sera del 13 Giugno alla Stazione nell'operazione della squadra antidegrado dei vigili. È stato ascoltato dalla Digos il ragazzo testimone dei fatti, non più anonimo, che ha ribadito il suo racconto, la cui veridicità è stata ulteriormente confermata dalla sua compagna anche essa convocata. Chi a gran voce chiedeva esposti e denunce è adesso accontentato. La Procura può accertare definitivamente cosa è accaduto quella sera: basta del resto visionare le telecamere che numerose riprendono la zona della Stazione; interrogare i vigili della squadra antidegrado in azione quella notte, sentire autisti e personale della tramvia... Ma agli inquirenti forse interessa di più cosa è accaduto dopo, come è stata riportata la notizia, chi e come l'ha fatta circolare e per questo continuano ad essere convocati in questura come "persone informate sui fatti", compagni che nulla possono aggiungere al racconto del ragazzo. È evidente che l'indagine si sta concentrando molto di più su chi scrive volantini o manifesti, chi gestisce i siti o i blog, chi e come convoca i cortei, chi ha denunciato le responsabilità politiche, su chi insomma avrebbe “diffamato” il corpo di polizia municipale e l'intero Comune. Ci mancava solo la farsa della scorta al comandante della polizia municipale per presentarsi ai processi contro il movimento perchè si teme per la sua incolumità. Forse sarebbe bene scortare coloro che scendendo da una tramvia rischiano di fare brutti incontri nelle sere d'estate nei pressi della Stazione! È evidente l'utilizzo della forma "persone informate sui fatti" per poter interrogare, senza nessuna possibilità di difesa legale, compagn* le cui dichiarazioni potranno essere utilizzate contro di loro in un eventuale procedimento successivo. È molto comodo allinearsi alla destra cittadina come stanno facendo gli inquirenti, che ha gridato da subito alla diffamazione, allo scandalo, che hanno invocato da subito repressione e divieti. Non c'è da stupirsi: è proprio dentro quella cultura fascistoide di cui fanno parte, fatta di sopraffazione, di insofferenza verso il diverso, il più debole, che nascono e si sviluppano squadre come quella antidegrado. È molto comodo limitarsi a sottolineare i toni eccessivi del manifesto del corteo del primo luglio, come fatto dal PD cittadino, invece di denunciare e chiedere chiarezza su quanto successo. Non vorremmo in futuro assistere e subire le conseguenze di strane relazioni che potrebbero stabilirsi tra appartenenti a queste squadrette, così come abbiamo visto in passato. È molto comodo e strumentale andare oggi a colpire compagn* che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare quanto successo, di non voltarsi dall'altra parte, di farne una battaglia di verità, perché nella città dove sono stati uccisi a freddo due senegalesi solo 1 anno fa, non debbano esistere squadre speciali, squadrette che impunemente fanno della violenza e la sopraffazione una costante dell'attività "antidegrado". Questa volta è toccato ad un gruppo di immigrati, senegalesi o meno, domani può toccare a chiunque. A quando la prossima tragedia? Non possono non tornarci alla mente le frasi di chi accusava la madre di Aldrovandi di aver falsificato le foto del figlio massacrato, querelata dagli stessi che difendono l'operato di assassini in divisa; le storie di tutti coloro che hanno dovuto subire denunce e querele per aver chiesto la verità e la giustizia per la morte dei propri cari, amici o amiche, compagn* di strada e di lotta. L'Italia è il paese dell'impunità per le forze dell'ordine. Anzi, potremmo dire, se pensiamo alla odierna nomina di De Gennaro, che i protagonisti dei fatti di Santa Maria Novella se ne stiano tranquilli, perché domani potranno avere anche una bella promozione.

Ci chiediamo allora: si vogliono accertare i fatti? A noi sembra decisamente di no! Da parte nostra siamo certi che continueremo nella nostra battaglia, accanto al ragazzo testimone ed a tutti coloro coinvolti in questa storia ed invitiamo le comunità di immigrati, l'associazionismo, tutti e tutte coloro che in queste settimane si sono indignati, hanno protestato, hanno chiesto spiegazioni al comune, a respingere queste logiche ed a pretendere che venga fatta luce sulla sera del 13 giugno.

Firenze Antifascista
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pc 6 luglio - Successo della Giornata Internazionale di Sostegno alla Guerra popolare in India del 1°luglio

La Giornata Internazionale di Sostegno con la Guerra Popolare in India del 1° Luglio è stata un grande successo.
Il Comitato Internazionale saluta tutti i compagni e organizzazioni che in tanti paesi hanno partecipato, con diversi tipi di azioni.
Per le prossime settimane il CI sta preparando un informativa completa e un Bollettino Internazionale sulla Giornata. Tutti i compagni e organizzazioni che vogliono mandare ulteriori testi, foto, video, informazioni, possono farlo quanto prima.
Alcuni compagni e organizzazioni organizzano la “giornata internazionale” con azioni in date diverse dal 1 luglio.
È una buona cosa. Importante è che ci siano sono 10, 100, 1000 azioni di sostegno!
Il CI saluta e appoggia la grande decisione del Partito Comunista delle Filippine che “insieme alle altre forze rivoluzionarie delle Filippine proclamano il luglio 2013 Mese delle Solidarietà con la guerra popolare in India, nelle Filippine. Il Partito sottoscrive questa dichiarazione in unità con l'appello di forze antimperialiste e democratiche per la giornata internazionale di sostegno alla guerra popolare in India del 1° luglio”
Il Comitato Internazionale invierà ora ai compagni in India un relazione e chiederà un incontro di reciproca informazione, per ricevere tutte le considerazioni e riflessioni su come continuare l'attivita del CI.
È però chiaro che il CI è un autonomo comitato internazionale e internazionalista di compagni. forze maoiste e antimperialiste
Facciamo appello a tutti i compagni e organizzazioni che hanno partecipato alla Giornata Internazionale a mandarci lettere, documenti, proposte per le nuove attività e azioni del CI e sui nuovi sviluppi a livello globale dell'appoggio internazionale.
Il CI convoca una riunione aperta- ma non pubblica - per questo dibattito e per prendere nuove decisioni per il 21 settembre 2013 in Nord-Italia. Se necessario, la riunione potrà continuare il 22 settembre mattina.
Il CI invita a partecipare, con uno o al massimo due rappresentanti, tutte le organizzazioni che hanno preso parte alla Conferenza Internazionale di Amburgo del 24 novembre, tutti quelli che hanno contribuito alla Giornata Internazionale e anche tutte le organizzazioni che vogliono partecipare alle future iniziative comuni.
Il programma completo di questa riunione, ma non la lista dei partecipanti, sarà inviato tutti quelli che chiederanno di partecipare.

Saluti Rossi
Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.
Info:
6 luglio 2013


Dichiarazione
Condanna e azione

Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India condanna il vile assassinioa Ganti Prasadam, vicepresidente del Fronte Democratico Rivoluzionario di Tutta l'India (RDF) e fa appello a tutti i democratici e alle organizzazioni antimperialiste a mobilitarsi per denunciare in tutto il mondo questa azione contro il popolo indiano, contro tutti i sostenitori della liberazione del popolo indiano e della rivoluzione indiana.

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.
6 luglio 2013

venerdì 5 luglio 2013

pc 6 luglio - Dall'università di Palermo all'India - sosteniamo la guerra popolare

I giovani del circolo proletari comunisti di Palermo nel ciclo delle iniziative di sostegno alla guerra popolare in India hanno appeso uno striscione all'università, in solidarietà alle masse indiane, turche, brasiliane e tutti i popoli che si ribellano all'oppressione dei governi e all'imperialismo





pc 5 luglio - Brescia richieste di condanne da dittatura fascista contro gli antifascisti

  • corteo-28-maggio-2012-brescia1Sono gravissime e pesantissime le richieste di condanna del pm nei confronti di tre compagni bresciani che hanno scelto la formula del rito abbreviato per il processo che si riferisce ai fatto del 28 maggio 2012 in città. In quell'occasione la questura impedì al corteo antifascista e antagonista di entrare in piazza Loggia prima che fosse finita la commemorazione ufficiale e ci furono diverse cariche nei confronti del corteo studentesco, in corso Matteotti prima, in Largo Formentone, all'imbocco di Piazza Loggia, poi. Imputati in totale 18 tra compagne e compagni di diverse realtà antagoniste. Tre di loro hanno scelto il rito abbreviato che si è celebrato questa mattina a porte chiuse al tribunale di Brescia. Le richieste di condanna del pm Cassiani, sono di 5 anni per Alessio, compagno e studente universitario, 1 anno e 4 mesi per l'avvocato Manlio Vicini e 8 mesi per Rachid, uno dei migranti che erano saliti sulla gru nella lotta del Novembre 2010. L'udienza si è conclusa con un rinvio, al prossimo 19 luglio quando è prevista la lettura della sentenza per i giudizi abbreviati e la decisione in merito al rinvio a giudizio per i 15 compagni che hanno scelto il rito dibattimentale.
    tratto da Radio Onda d'Urto