giovedì 6 dicembre 2012

pc 6 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: intervento del Partito Comunista Rivoluzionario (Canada)

Cari compagni,
Questa conferenza arriva in un momento quanto mai pressante e vogliamo ringraziare il Comitato Internazionale di sostenere alla guerra popolare in India e la Lega Antimperialista per l'organizzazione di questa splendida conferenza. Vorremmo rivolgere il nostro saluto rivoluzionario al Partito Comunista dell'India (Maoista), all’ Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione, alle organizzazioni di massa rivoluzionarie e democratiche. Tutti insieme stanno combattendo contro l'imperialismo, la borghesia compradora burocratica indiana e proprietari terrieri feudali. Il Partito Comunista Rivoluzionario (Canada) ha partecipato alle settimane di azione a sostegno della guerra popolare in India attraverso serate di film, conferenze esplicative, e una manifestazione a Ottawa, capitale del Canada, e ribadiamo il nostro sostegno per la campagna e alle prossime settimane di azione.

Prima di tutto crediamo che dovremmo sostenere la guerra popolare in India perché noi sosteniamo le nostre truppe, le masse in lotta di operai, contadini, popoli indigeni e nazionalità oppresse! Oggi Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione è il nostro esercito. Esso è la prima linea della lotta rivoluzionaria contro l'imperialismo, il feudalesimo e il capitalismo, per l'importanza dell'India nell'economia mondiale imperialista e nell'ordine geopolitico. La guerra popolare in India ha scosso fin nel profondo il governo, la borghesia compradora burocratica e i proprietari terrieri feudali. Inoltre, essa ha posto con forza sul tavolo la questione del comunismo e issato ancora una volta la bandiera rossa.

Ciò è particolarmente importante a causa del crollo del MRI per effetto del neorevisionismo del PCR, USA e della cricca Prachanda-Bhattarai. Governo popolare in Dandakaranya funge da esempio ispiratore di forme di governo e politiche economiche che siano organizzate da e per il popolo. Ciò è particolarmente importante in un momento di crisi finanziaria, quando i governi borghesi del mondo hanno messo a nudo il loro vero carattere chiunque lo voglia vedere.

Il Partito Comunista Rivoluzionario (Canada) guarda al PCI (Maoista) anche come ad un esempio di partito rivoluzionario che è stato in grado di rompere con molte delle tendenze settarie del movimento rivoluzionario. Lo stesso PCI (Maoista) è stato il prodotto della corretta fusione di tre delle principali organizzazioni rivoluzionarie del paese. Ci auguriamo che tutti noi possiamo imparare da questa esperienza. Ma, soprattutto, dobbiamo sostenere la guerra popolare, perché il movimento rivoluzionario è sotto attacco brutale da parte dello Stato indiano. Ogni giorno civili e militanti vengono indiscriminatamente arrestati e uccisi nel modo più brutale, ed è nostra responsabilità far sì che che il governo indiano non possa continuare a farlo senza proteste e la resistenza.

Tuttavia, sorge subito la domanda: che tipo di solidarietà internazionale possiamo fare? Noi crediamo che tutti dovremmo partecipare alle Campagne internazionali a sostegno della guerra popolare. Noi, il Partito comunista rivoluzionario (Canada), vediamo alcuna contraddizione tra sostenere la campagna contro l'Operazione Green Hunt e la Campagna d’appoggio alla guerra popolare in India. Piuttosto, vediamo queste campagne come complementari. Infatti, sosteniamo fermamente la necessità di una campagna di massa democratica per porre fine Operazione Green Hunt, che sta reprimendo tutti i movimenti di massa che lottano oggi contro l'imperialismo, il feudalesimo e il capitalismo in India, e ci rendiamo conto che il PCI (Maoista) e la guerra popolare che esso dirige è solo una parte di questa lotta più grande. Tuttavia, noi, in quanto partito maoista, crediamo anche che il CPI (Maoista) e la guerra popolare che sta dirigendo siano la parte più avanzata di queste lotte, ideologicamente, organizzativamente e politicamente, e che è responsabilità dei maoisti di tutto il mondo mettere in luce la guerra popolare diretta dal PCI (Maoista). Riteniamo inoltre che la migliore solidarietà che possiamo dare ai compagni indiani è attraverso la costruzione di un movimento rivoluzionario nei paesi a capitalismo avanzato e la lotta contro l'imperialismo e il capitalismo dentro il suo cuore, attraverso la strategia della guerra popolare utrbana.



Viva il PCI(Maoista)!

Viva l’Esecito Guerrigliero Popolare di Liberazione!

Viva le masse rivoluzionarie dell’India!


RCP-PCR, Canada

pc 6 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: intervento del Partito Comunista (Maoista) di Afganistan



Intervento del rappresentante della Partito Comunista (maoista) dell'Afghanistan alla Conferenza Internazionale a sostegno della guerra popolare in India


Compagni!
A nome del Partito Comunista (maoista) dell'Afghanistan mi congratulo con gli organizzatori di questo importante evento internazionalista. Questa conferenza a sostegno della guerra rivoluzionaria in India, con la presenza di delegazioni di organizzazioni e movimenti rivoluzionari provenienti da decine di paesi di tutto il mondo, è un grande esempio ed espressione di internazionalismo proletario.
Il Partito Comunista (maoista) dell'Afghanistan si sforzato per per sostenere la campagna a sostegno della guerra popolare in India. Abbiamo tradotto in Farsi-Dari l'appello a sostegno della guerra popolare in India e lo abbiamo diffuso ampiamente.
Compagni!
La Guerra popolare in India sta diventando sempre più motivo di speranza per i rivoluzionari di tutto il mondo. Siamo tutti incoraggiati dai progressi della guerra rivoluzionaria in India dal momento che è attualmente la punta avanzata della lotta contro il semi-feudalesimo, il capitalismo e l'imperialismo, così come della lotta per la democrazia nuova, il socialismo e il comunismo a livello globale.
Compagni!
E 'nostro dovere internazionalista sostenere la guerra popolare in India. Dobbiamo ricordare che i padroni imperialisti e oppressori capitalisti sono ben consapevoli dei pericoli che questa guerra rivoluzionaria pone per i loro interessi. Per questo non perdono occasione per cospirare contro la guerra rivoluzionaria in India.
Sappiamo che l'agenzia di spionaggio israeliana, su invito diretto degli imperialisti americani, stia collaborando e addestrando le forze repressive indiane all’assassinio dei dirigenti rivoluzionari in India. Sappiamo che questa è manifestazione dell’internazionalismo della borghesia che collabora per difendere il loro interesse di classe. È perciò nostro dovere di classe di internazionalisti proletari schierarci al fianco dei rivoluzionari in India, dato che la la loro lotta è parte della lotta della nostra classe e attualmente è la parte più luminosa di questa lotta.
Compagni!
In questo momento, è importante ricordare che condurre questo tipo di lotta internazionalista è il dovere di ogni organizzazione internazionale di comunisti. Se avessimo la nostra organizzazione internazionale marxista-leninista-maoista, potremmo condurre queste campagne internazionaliste con maggiore ampiezza, sistematicità ed efficacia. Quando esisteva il Movimento Rivoluzionario Internazionalista [MRI], come i compagni più anziani in questa sala ricorderanno, esso fu in grado di realizzare un’importante campagna internazionale a difesa della vita del Presidente Gonzalo che raggiunse ogni angolo del mondo e mobilitò un movimento di massa senza precedenti in tutto il mondo.
Ma per effetto di linee deviazioniste emerse nell’organo dirigente del MRI siamo stati privati della nostra organizzazione internazionale. È perciò dovere internazionalista delle organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste lottare per la costituzione di un'organizzazione internazionale MLM. Questo è il modo coerente per sostenere lotte rivoluzionarie in India e altrove.
Compagni!
Va anche ribadito che il modo migliore per sostenere la guerra rivoluzionaria in India è intensificare la lotta contro la semi-feudalesimo, il capitalismo e l'imperialismo ovunque. Vale dire lanciare anche nuove guerre popolari altrove. Pertanto, la PC(M) A afferma che per sostenere la guerra popolare in India è nostro dovere di iniziare la guerra popolare in Afghanistan, che attualmente è sotto occupazione imperialista, e dunque nostro dovere è lanciare un guerra di popolo rivoluzionari di resistenza nazionale contro l'occupazione imperialista. A nome del PC(M) A e dei rivoluzionari in Afghanistan, mi congratulo ancora con gli organizzatori di questa conferenza e saluto ai partecipanti e presenti a questa conferenza!


Viva la grande guerra popolare in India!

Viva il Partito Comunista dell'India (Maoista)!

Viva il marxismo-leninismo-maoismo!

Viva l'internazionalismo proletario!

pc 6 dicembre - Moderno medioevo in Inghilterra; Nazisti in Grecia: ONE SOLUTION, REVOLUTION!



Bristol “zitte e giù dal palco”. Gruppo universitario cristiano bandisce le donne
"Così dice la Bibbia". Con questa motivazione, un'associazione religiosa dell’università della città inglese ha stabilito che, d’ora in poi, nessuna persona di sesso femminile potrà più insegnare ai seminari o tenere discorsi in pubblico a meno che non sia sposata. Femministe e difensori dei diritti civili di tutto il Regno Unito sono già sulle barricate. “Questo è puro Medioevo nell’anno del Signore 2012”
Zitte e giù dal palco. A meno che non siano sposate, “perché così la Bibbia dice”. La Bristol University Christian Union, un gruppo religioso dell’università della città inglese al confine con il Galles, ha bandito le donne dai propri incontri, lezioni e meeting. Così, d’ora in poi, nessuna persona di sesso femminile potrà più insegnare ai seminari o tenere discorsi in pubblico. “A meno che non siano accompagnate dal marito, in quel caso non ci sono problemi”, ha scritto in una e-mail agli iscritti dell’associazione il presidente del gruppo Matt Oliver. Intanto, la decisione, che ha già fatto dimettere per la sua contrarietà il segretario agli affari internazionali del movimento, manda su tutte le furie il gruppo di donne dell’Università di Bristol. Una delle dirigenti, Rebecca Reid, ha scritto su un forum: “Sono cattolica e per me tutto questo è osceno e ha dell’incredibile. È a dir poco oltraggioso nei confronti non solo delle donne, ma di tutti”.
I giornali inglesi, intanto, vanno a caccia delle reali ragioni della decisione, con l’Huffington Post Uk che è riuscito a rintracciare la versione originale dell’e-mail mandata da Oliver agli iscritti della Bristol University Christian Union. “Dopo una lunga riflessione su questo tema – ha scritto il presidente – e cercando la saggezza di Dio e discutendo su di essa con tutto il comitato, abbiamo preso questa decisione sull’insegnamento da parte delle donne. Noi tutti abbiamo le nostre idee su argomenti quali le donne e il loro ruolo di speaker, convinzioni che spesso trovano riscontro nell’organizzazione delle chiese che scegliamo di frequentare. È buono e giusto che noi tutti manteniamo le nostre idee che rispecchiano l’insegnamento della Bibbia”. Ma non è solo l’Huffington Post a lanciarsi  sulla vicenda. Femministe e gruppi per la difesa dei diritti civili di tutto il Regno Unito sono già sulle barricate. E il principale gruppo femminista del Regno Unito, che ha sede proprio a Bristol, fa sapere: “Questo è puro sessismo, è una decisione ampiamente discriminatoria e profondamente offensiva”.
Il ruolo delle donne nelle chiese e nei gruppi cristiani non è mai stato così al centro del dibattito pubblico come in questo momento, dopo il voto della Chiesa anglicana che ha rigettato la proposta di concedere alle donne l’accesso alla “poltrona” di vescovo. La chiesa d’Inghilterra di è spaccata a metà e lo stesso Rowan Williams, arcivescovo uscente di Canterbury e quindi la principale figura della Chiesa anglicana dopo la regina, ha detto che ora “la comunità cristiana inglese ha molto da spiegare e ha delle decisioni da motivare”. Non è un caso, quindi, che la vicenda di Bristol faccia notizia proprio ora, con tutta una comunità, quella cristiana appunto, che si interroga sui diritti delle donne nella Chiesa e nella società.
Intanto, a Bristol, il gruppo universitario per l’uguaglianza e il welfare, un movimento aconfessionale, sta cercando di entrare a patti con la Bristol University Christian Union. Obiettivo, portare il gruppo a un ripensamento, anche secondo le indicazioni delle femministe. Che hanno detto: “Questo è puro Medioevo nell’anno del Signore 2012”. 


Grecia l’escalation di Alba dorata: in Parlamento con le pistole
Prima il tentativo di far entrare due deputati in Aula con le armi. Poi, la creazione di "Medici con frontiere", gruppo di dottori rivolto solo ai cittadini greci. Senza contare i numerosi episodi di violenza e razzismo. Per questo Evanghelos Venizelos, leader del Pasok, ha chiesto a tutti i democratici del Paese di “combattere penalmente” il partito di estrema destra perché “si tratta di un'organizzazione criminale e nazista”
Il partito greco di Alba dorata non è più un fenomeno sconosciuto, ma dopo il suo ingresso in parlamento alle scorse elezioni di maggio con il 7 per cento dei consensi, (oggi raddoppiati) si è distinto per numerosi episodi di razzismo, xenofobia e violenza. L’ultimo, in ordine di tempo, compiuto da due deputati che hanno tentato di fare ingresso nel Parlamento greco con due pistole, intercettate dai metal detector. Solo due settimane fa il portavoce del partito Ilias Kasidiaris si era rivolto in rete ai suoi militanti, per spiegare che era giunto il momento di “approfittare” dei diritti che gli concede l’esser stati eletti. E aveva detto: “Ora potremo portare pistole legalmente e non saremo arrestati sul luogo dei fatti se c’è un incidente. Questo ci permette di sentirci più tranquilli rispetto alle nostre azioni”. Lo stesso Kasiriadis era stato al centro pochi giorni fa di un voto del Parlamento proprio per spogliarlo dell’immunità, perché indagato per un furto a mano armata nel 2007. Ma questo è solo la punta di un iceberg ben più pericoloso e demagogico. Il partito ha deciso di creare un’associazione di medici solo per cittadini greci, chiamandola “Medici con frontiere”, in aperta polemica con le ben più nota “Medici senza frontiere” che da anni opera in tutto il mondo per curare ammalati, senza distinzioni di sesso, razza o religione. Come invece Alba dorata intende fare. Per questo il sindaco di Maroussi, Patoulis, ha commentato stizzito che “le carenze dello Stato non possono tramutarsi in un’operazione partigiana, ma chi è in grado di fornire aiuti al nostro prossimo, lo potrà fare solo in modo certificato”. Allo stesso tempo il ministro della Salute Lykourentzos ha sottolineato che l’assistenza sanitaria delle associazioni di volontariato sono offerte a tutti, “al popolo greco, così come ai cittadini di paesi terzi che sono nel bisogno e nella sofferenza”. Nell’ultimo trimestre, i membri di Alba dorata sono anche arrivati a minacciare controlli negli ospedali pubblici per “buttare fuori gli stranieri a dare il loro posto ai cittadini greci”. La reazione contro il partito non si è fatta attendere: ieri un ordigno è esploso nella sede di Aspropirgos, a Nord Ovest di Atene: gravi i danni agli appartamenti e ai negozi dell’edificio ma nessuna vittima. L’attentato è giunto a pochissime ore dall’invito rivolto da Evanghelos Venizelos, il leader del Pasok, a tutti i partiti democratici del Paese a “combattere penalmente” Alba dorata, in quanto “si tratta di un’organizzazione criminale e nazista”. Della condotta del partito ha fatto le spese un’insegnante dell’isola di Cefalonia, che in occasione della festa nazionale greca dello sorso 28 ottobre, aveva “osato” far scrivere agli alunni alcune preghiere in lingua greca ma anche in lingua albanese, al fine di favorire l’integrazione della folta comunità albanese che vive da anni in Grecia. Con il risultato che l’insegnante è stata trasferita nell’incredulità generale. Sul tema c’è stata una doppia reazione internazionale: non solo la Commissione europea e l’Onu hanno aperto un dossier sul caso, per valutare quali e quanti provvedimenti intraprendere contro queste forme di razzismo perpetrate dall’interno delle istituzioni (dal momento che il partito è nel parlamento ellenico), ma anche un appello di intellettuali e scrittori europei, capeggiati da Dario Fo e Bernard Henry Levy.




pc 6 dicembre - Morsi schiera i carrarmati: ma la rivolta popolare non si ferma contro il nuovo Rais


Egitto scontri tra oppositori e sostenitori di Morsi. Due morti e diversi feriti
Lanci di molotov e sassaiole. Al Cairo la tensione, con manifestazioni e scioperi per la svolta dittatoriale del rappresentante dei Fratelli Musulmani, sta sfociando ancora nella violenza. L'opposizione: "Il sangue versato annulla legittimità del presidente". Dimissionari tutti i consiglieri

Al palazzo presidenziale del Cairo è scoppiata la guerriglia urbana. Gli scontri sono cominciati questo pomeriggio quando il corteo pro fratelli musulmani è arrivato di fronte alla residenza di Mohammed Morsi dove già da ieri continuava il sit in dei partiti liberali contro la dichiarazione costituzionale e l’approvazione lampo della costituzione fatte nelle ultime settimane dal presidente egiziano. I piccoli tafferugli iniziali sono sfociati in scontri durissimi. La dinamica resta incerta e nebulosa, le proteste sono state infiltrate da teppisti (in arabo “baltagheyya”) muniti di gas lacrimogeni e molotov. La polizia è arrivata solo dopo un’ora e ha blindato il perimetro vicino al palazzo. Per ora il bilancio, comunicato in una conferenza stampa da Mohammed El Baradei, sarebbero due morti più alcune decine di feriti, una cifra destinata a crescere nelle prossime ore. Così, nelle larghe strade che portano a qasr ittihadeya si sono ripetute le stesse scene delle guerriglie urbane di piazza Tahrir. Sono tornate le motociclette che portavano i feriti alle ambulanze o all’interno dei palazzi diventati inizialmente dei piccoli ambulatori di fortuna mentre venivano allestiti i primi ospedali da campo. Tante le persone e i giovani intossicati e svenuti a causa dei gas o feriti dal lancio di pietre. “Sapevamo che oggi era pericoloso – spiega Mohammed, attivista in sit in da ieri – quando il corteo pro Morsi è arrivato erano tantissimi e noi pochi, i tafferugli sono iniziati quasi subito, siamo stati attaccati”. In serata moltissime persone sono arrivate per dare sostegno al sit in liberale rendendo le strade di Heliopolis un via vai continuo tra chi scappava dai gas e chi tentava di avvicinarsi al palazzo. La situazione politica è ora calda più che mai e gli scontri sono arrivati nonostante nelle stesse ore il vice presidente egiziano Mohammed Mekki avesse aperto un dialogo con l’opposizione. “Siamo disposti a trattare su alcuni punti della costituzione con l’ala liberale dopo l’approvazione al referendum e dopo le parlamentari” – ha affermato Mekki, in una conferenza stampa questo pomeriggio, dichiarazioni che non bastano ai manifestanti che vogliono un immediato ritiro del documento. Intanto l’opposizione cerca di organizzarsi. Questo pomeriggio il Fronte di Salvezza Nazionale, l’organizzazione che fa da ombrello ai più grandi partiti liberali egiziani, si è incontrata per far fronte alla situazione e ha deciso che l’ex capo dell’agenzia atomica internazionale Mohammed El Baradei coordinerà l’opposizione che chiede il ritiro del decreto presidenziale e il ritiro della costituzione che andrà a referendum il 15 dicembre. “Morsi è responsabile di queste violenze – ha dichiarato El Baradei, sottolineando che “deve dire al popolo di voler accettare le regole del dialogo”. Nel frattempo cominciano a circolare voci di ripensamenti da parte di Morsi, che anche ieri aveva lasciato il palazzo presidenziale circondato da migliaia di manifestanti, che negli scontri con la polizia (40 agenti feriti) avevano sfondato il cordone disposto a protezione dell’edificio. Il presidente starebbe valutando di congelare il controverso decreto costituzionale o di eliminare due articoli che accrescono i suoi poteri e che hanno scatenato le proteste. Il referendum costituzionale egiziano “andrà avanti, come previsto”, ha assicurato il vice presidente della Repubblica, Mahmud Mekki. Il voto è previsto per il 15 dicembre, ha detto Mekki ai giornalisti mentre si trovava nel palazzo presidenziale, Mekki, , ex procuratore generale della Cassazione, ha anche invitato l‘opposizione a mettere per iscritto le obiezioni alla carta costituzionale, per poterle discutere. “Si tratta”, ha specificato, “di una mia idea personale e non di una iniziativa formale”, gli articoli potrebbero essere modificati. Nessun negoziato con il governo e annullamento del decreto costituzionale. Queste le richieste del principale movimento di opposizione dell’Egitto del dopo-Mubarak, il Fronte per la salvezza nazionale, di cui fanno parte anche l’ex capo della Lega Araba Amr Moussa e Mohamed El Baradei. Il Fronte, stando a quanto riporta ‘al-Arabiyà, ha quindi annunciato che sta valutando se organizzare una marcia verso il palazzo presidenziale. L’opposizione ritiene Morsi, “pienamente responsabile” delle violenze. “La Costituzione elaborata dall’Assemblea costituente – ha detto El Baradei –  non ha alcuna legittimità e così anche la Costituente. Siamo disponibili al dialogo solo se ritirerà il decreto e pronti a lottare con un eventuale sciopero generale. Morsi dica in un messaggio al popolo di voler accettare le regole del dialogo. Ogni giorno che passa, questo regime perde legittimità”.  ”L’attuale regime è oppressivo come il vecchio regime. Il nostro movimento è pacifico e andrà avanti”, ha precisato El Baradei. Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche un altro dei leader del Fronte, Hamdeen Sabbahi, secondo cui Morsi “sta rapidamente perdendo la sua legittimità. Il sangue versato questa sera a Ittahadeya annulla la legittimità del presidente”. Uno dei consiglieri dimissionari del presidente egiziano Morsi, Ayman el Sayat, ha annunciato alla stampa che tutti i consiglieri hanno rassegnato le dimissioni. Quattro avevano già deciso di lasciare dopo il contestato decreto presidenziale. In tutto i consiglieri sono 17. Intanto lo sceicco dell’università islamica di al-Azhar, l’istituzione più prestigiosa del mondo islamico sunnita, Ahmed el Tayyeb ha invitato alla calma e chiesto alle parti di dialogare. Le sue parole sono state divulgate dalla tv di Stato, mentre la polizia in assetto anti-sommossa si schierava nel tentativo di separare i due fronti.


mercoledì 5 dicembre 2012

pc 5 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: intervento di Voie Proletarienne - Francia



Dichiarazione della OCML Voie Prolétarienne (Francia)
Amburgo, 24 novembre 2012

Siamo lieti di avere la possibilità di salutare la lotta straordinaria condotta dai nostri compagni in India. 20.000 combattenti armati che combattono sotto la bandiera del comunismo, decine di migliaia di persone che forniscono loro sostegno politico e logistico di fronte a decine di migliaia di soldati e paramilitari inviati dal centro dal potere capitalista di Nuova Delhi. Una guerra di classe di massa su cui i media borghesi in Francia tacciono.
Al tempo stess, il capitalismo sempre più si sta dimostrando un disastro per i lavoratori, con disoccupazione per tanti e condizioni di lavoro disumane per gli altri, con austerità e insicurezza per tutti. La crisi del capitalismo è senza fine ed è andata peggiorando a passi da gigante negli ultimi quaranta anni.
Tuttavia, mentre si fa strada l'idea della necessità della rivoluzione è, le direzioni dei principali partiti politici e sindacati restano riformiste e socialdemocratiche. Guardano in Sud America, al Venezuela e all’Ecuador, come riferimenti rivoluzionari e riducono le rivoluzioni arabe a un mere sollevazioni per la democrazia. Ad esempio, lo scorso febbraio Jean-Luc Mélenchon, leader del Fronte di Sinistra, che comprende il Partito Comunista francese, ha accolto con favore l’annunciata vendita di 126 aerei da combattimento Rafale al governo indiano, aerei dotati di ampia capacità di individuare e colpire bersagli umani.
La nostra organizzazione condanna questo sciovinismo imperialista e ha indicato nella CGT della fabbrica di pneumatici Michelin come esempio da seguire. Tutte le aziende imperialiste francesi vogliono ritagliarsi il loro posto in India, ma alla Michelin il sindacato ha lottato con fermezza contro la politica dell’azienda e contro la difesa degli interessi del proprio paese, dichiarando la propria solidarietà con la lotta dei contadini in India, contro la costruzione di un impianto Michelin nel Tamil Nadu. È stato presentata una denuncia unitaria, sottoscritta congiuntamente da quattro organizzazioni sindacali, due francesi e due indiane, che è stata recentemente approvata dall'OCSE.
In sé questa iniziativa, pur di portata limitata, serve a illustra alcuni principi della nostra strategia politica:
1.      Non sono le rivoluzioni nei paesi capitalisti "sviluppati" che avranno impatto sui paesi dominati ma, al contrario, è la rivoluzione nei paesi dominati che innesca la rivoluzione mondiale. Lo stesso Marx lo riconobbe in una lettera autocritica scritta a Engels il 10 Dicembre 1869 a proposito della situazione in Irlanda e della classe operaia inglese. Lenin pose in primo piano lo stesso problema, per esempio, al Congresso dei Popoli d'Oriente tenutasi a Baku nel 1920. Ed è quello che Mao ha descritto come "il centro della tempesta".
2.      La maggior parte di quelli che un tempo erano i paesi coloniali o semi-coloniale e feudale o semi-feudale sono ora dominati dal capitalismo sia nazionale che internazionale e, in alcuni casi sono addirittura diventati potenze imperialiste regionali o "emergenti". Ciononostante, la dominazione imperialista e la competizione inter-imperialista sono sempre più spietate.
3.      Nei paesi dominati e nelle ex-colonie i contadini rappresentano una parte significativa delle masse lavoratrici sfruttati. Il trionfo della rivoluzione comunista mondiale sarà possibile solo grazie un'alleanza tra gli operai ei contadini e attraverso la guerra popolare di lunga durata nelle campagne e l’insurrezione nelle città, seguendo le strategie assunte e innovate dai nostri compagni maoisti in Nepal . Questa alleanza tra il martello e la falce non ci fu durante la Comune di Parigi del 1871, ma ci fu durante la Rivoluzione russa al tempo di Lenin. Questa alleanza resta oggi decisiva.
4.      In Francia, il nostro principale nemico è la borghesia, il capitalismo imperialista francese. La classe dominante ha agenti in seno al movimento operaio, e attualmente siamo dominati da esse. In Francia, le forze antimperialiste e i militanti maoisti sono deboli. Per sviluppare la solidarietà internazionale, dobbiamo costruire organizzazioni nei nostri paesi. Il nostro compito immediato decisivo in Francia è quello di costruire un partito marxista-leninista nel seno della classe operaia.
5.      tutti quanti combattono l’imperialismo, in India e ovunque, sono nostril alleati nella nostra battaglia contro l’imperialismo, contro le direzioni riformiste e per la costruzione del nostro partito.

Viva la lotta dei nostri compagni in India!
Viva la solidarietà internazionale!
Viva la rivoluzione proletaria mondiale!