martedì 16 novembre 2010

pc quotidiano 16 novembre - editoriale.. dopo il 16 ottobre

Dopo la grande manifestazione che ha portato un milione di persone in piazza il 16 ottobre, con oltre il 70% costituito da operai di fabbrica è necessario tornarci a riflettere.
Padroni, governo e tutti i partiti parlamentari, i loro organi di stampa, l’hanno in parte già cancellata; dopo aver fatto del loro meglio per oscurarla, ridimensionarla, perfino portando avanti qualche tentativo di criminalizzarla.
Chiunque conosca il peso attuale dei massa media nella costruzione della formazione/informazione della coscienza di massa non si può stupire di questo, nè può sottovalutare il peso che questo esercita sulle stesse grandi masse che vi hanno partecipato direttamente ...
Ma chi ha un ruolo attuale di direzione, organizzazione di queste grandi masse di operai, lavoratori, in primis la Fiom, non sembra avere gli strumenti politici, culturali, progettuali, adatti ad affrontare lo scontro a questi livelli. E questo non solo per incapacità, ma per orientamenti politici e ideologici che pensano che le manifestazioni nazionali pacifiche e di massa siano di per sè lo strumento attraverso cui si possono combattere padroni e governo, sbarrare loro la strada, mutare i rapporti di forza, costruire un’alternativa.
Noi non la pensiamo così. Noi pensiamo che la stessa manifestazione di massa del 16 avrebbe dovuto puntare a far sentire quella che in Francia viene chiamata “la colere du peuple”, verso i Palazzi del governo, verso la sede della Confindustria nazionale, verso le sedi nazionali dei sindacati del padrone, o almeno avrebbe dovuto concludersi con un’aperta contestazione di massa del discorso di Epifani, se non altro con l’obiettivo minimo di imporgli la fissazione dello sciopero generale e non permettergli l’arrogante finta di raccogliere l’indicazione venuta anche dal segretario generale della Fiom. - cosa che noi di proletari comunisti con i giovani di Red block abbiamo fatto - Noi pensiamo che dopo la manifestazione di avere ancor più ragione in quello che abbiamo sostenuto, in sintonia con le centinaia di migliaia di operai, a Roma fino alla fine.
D’altra parte la Francia è là a dimostrarlo, la lotta o si fa o non si fa. I governi moderno fascisti, combinati in Italia col fascismo padronale aperto del piano Marchionne non si battono nè si mandano a casa senza una lotta prolungata, un braccio di ferro che preveda numerosi scioperi e non si fermi di fronte al feticcio delle “regole da rispettare”.
Nei giorni successivi, invece, abbiamo assistito al fatto che gli operai dalla parte della ragione sarebbero passati dalla parte del torto. Anche Nichi Vendola ha condannato perfino i cartelli che attaccavano i sindacalisti del padrone. Questi hanno fatto della negazione della democrazia, della violenza legalizzata del padrone i capisaldi del loro fare sindacato per conto de padrone.
Invece noi riteniamo che debba essere ripresa seriamente e rilanciata la lotta per isolare e mettere a tacere i sindacalisti del padrone nelle fabbriche e nei posti di lavoro, le proteste sotto le loro sedi - che non sono affatto le sedi storiche del movimento operaio ma gli uffici delle sue burocrazie corrotte e vendute- l'apertura in ogni fabbrica un vero e proprio braccio di ferro contro i padroni per il rispetto dei diritti, delle condizioni di vita e di lavoro, del loro salario e del loro posto di lavoro;
occorre un braccio di ferro prolungato contro il piano Marchionne negli stabilimenti Fiat, contro la disdetta del contratto di lavoro con la Federmeccanica, contro il ‘Collegato lavoro’ e la politica di sostegno ai padroni nei licenziamenti, cassintegrazione, precarietà con il governo Berlusconi/Sacconi.
Ma dal palco di Roma non sono venute queste indicazioni. Tocca quindi alle centinaia di migliaia di operai ragionare con la propria testa, pensare e sviluppare forme autorganizzate di mobilitazione che utilizzino anche le attuali strutture sindacali, in primis quelle della Fiom, per fare quello che si deve fare, per contribuire complessivamente allo sviluppo di un autentico sciopero generale.
Alcuni punti di chiarezza sono essenziali.
Bisogna approfondire la rottura con i sindacalisti del padrone, non è affatto vero che la riuscita della manifestazione li possa ricondurre alla ragione e all’unità, anzi li rende più determinati e aggressivi nell’utilizzare il potere concesso loro dal padrone, per andare ancora più avanti, in forme perfino provocatorie, nell’attacco ai diritti, alle libertà sindacali e nel fiancheggiare il padrone nella generalizzazione di quello che possiamo chiamare in forme riassuntive: piano Marchionne in tutte le fabbriche.
Bisogna sviluppare l’autonomia dalla Cgil, sia nazionale che locale. Da Landini all’ultimo delegato non possono far finta di non capire, la linea ieri Epifani, oggi Camusso è un’altra linea rispetto a quella espressa anche dallo stesso Landini dal palco di p.zza S. Giovanni.
L’obiettivo della nuova segreteria Cgil è ricostruire l’unità con i padroni e coi i loro sindacati, l’obiettivo della attuale direzione Cgil è di fiancheggiare l’opposizione parlamentare che lavora nella fase di crisi che attraversa Berlusconi per un nuovo, miglior governo dei padroni.
Bisogna perseguire la linea, come è stato per Roma, di raccogliere intorno alla lotta operaia un più ampio fronte, con i precari, i disoccupati, con i movimenti che si battono sul territorio, con gli studenti, con le voci di opposizione critica nel mondo della cultura, dell’informazione, che denunciano il moderno fascismo che avanza in questo campo come in tutti i campi. L’asse più importante e decisivo di questo fronte è l’unità operai/studenti
Ma gli operai, e in particolare le loro avanguardie, non possono nè devono confondere le masse con i loro rappresentanti riconosciuti, i loro ceti politici – disobbedienti della Sapienza,federazione della sinistra ecc. - che si occupano delle grandi manifestazioni operaie quando vedono che possono servire al loro riciclo, al loro ritorno nella scena politica e nel parlamento.

L’attivismo sindacale e politico della classe operaia espressosi con la manifestazione di Roma crea condizioni migliori per l’avanzamento del sindacalismo di classe e del partito di classe.
Sul piano del sindacalismo di classe bisogna fare avanzare nelle file della classe operaia l’autorganizzazione e l’autonomia dagli attuali gruppi dirigenti. Questo è un aspetto di contenuto più importante della forma organizzativa. Ancor più di fronte al fatto che il sindacalismo di base ha mostrato anche il 16 ottobre di non essere nè poter essere un interlocutore effettivo e generale della classe operaia, restando gli attuali metodi, linee e gruppi dirigenti.

Anche la questione del partito della classe operaia si muove in condizioni migliori. E’ la fase in cui gli operai ascoltano e guardano con attenzione a quello che effettivamente si dice e si fa in qualità di comunisti. Il fascismo padronale, il moderno fascismo statal/governativo, l’analisi della crisi, la lotta contro ogni governo dei padroni, la rottura/discontinuità con le forme politiche della sinistra parlamentare ed ex parlamentare sono un quadro generale che possono e devono farsi strada nella comprensione e nella coscienza operaia, e permettere l’incontro necessario tra avanguardie comuniste impegnate nella costruzione del partito e avanguardie di lotta della classe operaia, creando condizioni per un salto di qualità nella costruzione del partito comunista di tipo nuovo necessario oggi.

Proletari comunisti
novembre 2010

pc quotidiano 16 novembre - sostieni il comitato di sostegno alla guerrra popolare in India nel nostro paese



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pc quotidiano 16 novembre - Palermo come Napoli: invasa dall'immondizia

“Rifiuti, a Palermo è emergenza - la città invasa dalla spazzatura”

“Rifiuti, cede la quinta vasca di Bellolampo”

Non passa giorno che oramai i giornali locali non aprano con titoli come questo! “Bomba ecologica” è la definizione data dagli esperti alla situazione della discarica di Palermo soprattutto dopo la “scoperta” di una enorme infiltrazione nel sottosuolo che ha inquinato le acque con il cosiddetto percolato.

“Nonostante le rassicurazioni da parte dei commissari straordinari dell'Amia – dice il quotidiano la Repubblica - sul fatto che il tritovagliatore ausiliario di Bellolampo noleggiato da una ditta privata, dopo ‘piccoli problemi di messa a punto’, sia entrato a regime, Palermo in questi giorni è tornata a vivere l'angoscia dell'emergenza rifiuti. Le zone di raccolta della spazzatura sono ormai diventate delle vere e proprie discariche abusive, e i cassonetti sommersi da montagne di sacchi d'immondizia campeggiano ai lati delle strade.”

”La notte scorsa, come accaduto anche nelle precedenti, i cittadini esasperati hanno appiccato numerosi incendi di spazzatura, costringendo i vigili del fuoco a intervenire in diverse zone della città, dal centro alla periferia, e anche in alcuni comuni della provincia. Per tutta la notte numerose squadre dei vigili del fuoco sono state impegnate a Bonagia, soprattutto nelle vie del Levriere, del Bassotto e Papa Giovanni XXIII. E, ancora, in via del Segugio, Guido Rossa, dell'Ermellino e Sirio. Fiamme non solo a Bonagia ma anche in altre zone della città. I vigili del fuoco sono intervenuti pure in via Casalini, via Augusto e in via Bernini. Allo Zen, pompieri in azione in via Costante Girardengo. Fiamme pure a piazza Venezia, a Capaci. Anche nella notte tra sabato e domenica erano stati dati alle fiamme numerosi cumuli di immondizia non raccolta dall'Amia.

”Solo pochi giorni fa, l'azienda municipalizzata che si occupa della raccolta e della gestione dei rifiuti, aveva assicurato che entro breve tempo la situazione in città sarebbe migliorata, tornando alla normalità, e che entro luglio la discarica di Bellolampo si sarebbe dotata della stessa vasca di abbancamento.”

Niente di tutto questo, anzi, tra spaventosi “buchi nei bilanci” e sperperi di milioni di euro il Presidente della regione Lombardo viene accusato di non avere un piano rifiuti e quando lo ha presentato non è stato considerato idoneo; si inventa le proposte più disparate come la vendita della spazzatura alla Germania, per dare l’illusione di risolvere il problema; il sindaco di Palermo cerca di scaricare sugli altri le sue colpe mentre entra ed esce dal tribunale, insieme al suo ex assessore Avanti, con l’accusa di inquinamento ambientale… mentre le malattie di adulti e bambini aumentano…

Come a Napoli oramai ogni condominio ha la propria discarica sotto casa! Come a Napoli bisogna cominciare a lottare perché non si può continuare a dare fuoco ai cassonetti e basta, qui bisogna accendere l’indignazione popolare e farla finita con tutta questa immondizia!

pc quotidiano 16 novembre - "la lotta è dura e non ci fa paura":


Notizia scritta il 15/11/10 alle 21:53. Ultimo aggiornamento: 16/11/10 alle: 00:33

ARUN, SAJAD, RACHID E JIMI GIU’ DALLA GRU: SIAMO SEMPRE CON VOI!!! “MIMMO” LIBERO!!!

Ore 0:25: Arun e Jimi sono in procinto di uscire dalla Questura. Sajed invece resterà probabilmente lì stanotte, ma è un percorso concordato con solidali e legali: domani mattina infatti dovrebbe presentare la denuncia cosiddetta “articolo 18″, ossia quella verso chi lo ha sfruttato e ingannato. Al momento però dal Cie di via Corelli non arriva la conferma ufficiale che “Mimmo” Mohamed è nel lager di stato.

Ore 0:00: Questa mattina è attesa l’udienza per il processo di Fabio, il compagno ai domiciliari da lunedì scorso.

Ore 23: Rachid è stato portato in ospedale perchè vittima di disidratazione. Nulla di grave, passerà lì la notte. Decine di persone nonostante la pioggia attendono il rilascio di tutti gli altri dopo i procedimenti di identificazione.I legali confermano che Sajed e Jimi dovrebbero uscire a breve. La posizione di Arun è un po’ diversa, perché ha un precedente ostativo. Dovrebbe quindi essere trattenuto per un processo per direttissima domani ma poi rilasciato come gli altri.

Ore 22.15: dalla Questura un aggiornamento con l’avvocato Manlio Vicini: i ragazzi stanno bene, solo Rachid ha avuto un lieve malore dovuto probabilmente dalla disidratazione ma pare nulla di grave. Il servizio con l’avv. Vicini di “Diritti per Tutti”

Ore 22:02: primo appuntamento pubblico dopo la discesa dalla gru, ASSEMBLEA APERTA MERCOLEDì 17 NOVEMBRE AL MAGAZZINO 47 DI VIA INDUSTRIALE, 10. Oggetto: fare il punto della situazione sui quattro fratelli della gru, su “Mimmo” e su come continuare la lotta.

Ore 22:00: da Milano arriva notizia che Mohamed, “Mimmo”, il migrante fermato oggi in città si trova effettivamente al Cie di via Corelli. L’espulsione può partire dalla giornata di mercoledì.

Ore 21:22: migranti arrivati in Questura con gli avvocati, compagni in afflusso all’esterno. Il pensiero della piazza va ora ai feriti, denunciati, deportati e a Fabio, ancora ai domiciliari dopo le cariche di lunedì. Domattina è atteso il suo processo.

Ore 21:05: grande festa in piazza sotto il diluvio, a migliaia hanno salutato la discesa dei quattro. Centinaia di persone si stanno spostando ora in Questura per accogliere Arun, Rachid, Sajad e Jimi secondo gli accordi DEVONO essere liberati non appena terminate le formalità burocratiche.

Ore 20:53: i migranti sono in auto e vanno verso la Questura. Come da accordi presi e da precisa richiesta dei migranti, con loro ci sono solamente gli avvocati e i funzionari della Digos e non poliziotti e carabinieri nè tantomeno politicanti e presenzialisti dell’ultim’ora.

Ore 20.51: scendono tutti e 4 insieme, sotto li aspettano i loro legali per accompagnarli e dare loro tutela costante anche in Questura, dove probabilmente i quattro verranno portati nei prossimi minuti.

Ore 20.50: scendono dalla gru i migranti in lotta, dal presidio di via San Faustino centinaia di persone urlano “Tutti liberi”.

Ore 20.50: STANNO SCENDENDO DALLA GRU I 4 MIGRANTI

Ore 20.47: ripiegato lo striscione giallo “Lotta dura senza paura” che da 17 giorni stazionava sulla gru

Ore 20:31: sotto la pioggia il presidio aumenta a dismisura. I migranti sulla gru non sono intanto ancora scesi, l’attesa è febbrile. I quattro hanno chiesto gli avvocati da loro nominati (i compagni di “Diritti per tutti”) e non quelli della Cgil che stazionavano in zona. A richiesta della Radio hanno fatto un segnale luminoso per garantire che va tutto bene, si resta in attesa con gli occhi all’insù. Atterrato intanoil primo volo a Il Cairo con 5 migranti deportati. Secondo i familiari e i compagni egiziani che li hanno sentiti, starebbero bene (nel limite del possibile visto il trattamento disumano delle autorità italiane) e a breve dovrebbero uscire dall’aeroporto.

Ore 20:02: Mohammed il compagno migrante che era andato a Milano per contattare Prefettura e Consolato contro la deportazione degli egiziani (poi avvenuta) è stato deportato a sua volta al Cie di via Corelli. A Brescia invece momenti febbrili, i migranti sulla gru stanno comunicando con le comunità migranti e gli avvocati valutando se scendere o meno. Dalla gru scendono pacchi e fagotti. I migranti chiedono i loro avvocati, ossia quelli di “Diritti per Tutti”, respinti invece dagli stessi migranti i tentativi di intromettersi degli avvocati della Cgil. Centinaia e centinaia di persone sotto la pioggia attendono sia in via San Faustino che dietro la gru, in piazzale Cesare Battisti.

Ore 19:00: possibile che i QUATTRO SCENDANO DALLA GRU ALLE 20. I legali stanno comunicando gli accordi presi alla piazza. FONDAMENTALE PRESENZA DI TUTTI E TUTTE SUBITO AL PRESIDIO PER ACCOGLIERE, VIGILARE E PROTEGGERE I QUATTRO MIGRANTI SE DECIDERANNO DI SCENDERE.

Ore 18:40: i compagni che erano in Malpensa si stanno spostando davanti alla Questura di via Fatebenefratelli a Milano per capire cosa sta accadendo a Mimmo, il migrante che era andato a Milano per cercare di contattare autorità italiane ed egiziane in modo che bloccassero le espulsioni. Ora il rischio è che venga espulso pure lui: era in attesa di risposta alla sanatoria, dalla Questura è stato rimpallato all’Ufficio Stranieri per una “notifica”, probabilmente il diniego di sanatoria e la deportazione in un Cie. L’invito a tutti i compagni e compagne è quello di recarsi sotto la Questura.

Ore 18:24: la compagna bresciana fermata oggi a Milano mentre cercava assieme a un migrante del movimento di capire la situazione di chi dai Cie è stato poi deportato dall’Italia è stata rilasciata. Il migrante, invece, è ancora trattenuto per una presunta “notifica” all’Ufficio Stranieri. Il timore è che si tratta della comunicazione del rigetto della sua richiesta di sanatoria. In tal caso c’è il concreto rischio che possa finire nei Cie.

Ore 18:00: dal tavolo in Prefettura garanzie solo personali e locali per i migranti, fumata nerissima invece sulla moratoria chiesta per i fratelli migranti nei Cie, alcuni dei quali già espulsi. Ora i legali di “Diritti per Tutti” si sono recati sotto la gru per riferire ai migranti quanto emerso.

Ore 17.00: si apre in questi minuti un tavolo in Prefettura. Presenti Cgil, Cisl, la Diocesi e i 4 legali dei migranti in lotta sulla gru. Le richieste avanzate per scendere dai 35 metri sono una moratoria sui rigetti della richiesta di sanatoria e sulle espuslioni.

Ore 17.00: Il secondo aereo con a bordo gli altri migranti da deportare in Egitto è pronto alla partenza, anche se avrebbe una mezz’ora di ritardo. In corso ancora, in Prefettura a Milano, contatti per impedire quest’altra espulsione.

Ore 16.20: Ai nostri microfoni, l’avvocato Manlio Vicini, legale di fiducia dei migranti, denuncia tutta la gravità delle espulsioni di oggi davanti ad una situazione tesa come quella che si sta vivendo sopra e sotto la gru.

Ore 16: Seppur con ritardo, l’aereo per Il Cairo è partito con i primi 5 migranti. Restano ancora 4 migranti che dovrebebro essere imbarcati sull’aereo successivo.

lunedì 15 novembre 2010

pc quotidiano 15 novembre - editoriale ... la crisi di governo

Il gruppo di Fini si è ritirato dal governo e annunciato anche la eventuale sfiducia parlamentare, il governo è virtualmente in crisi. Berlusconi e Bossi da un lato e la composita opposizione parlamentare Fini-Casini-Rutelli neo alleanza di centro e il centro sinistra Bersani-Di pietro con appoggio esterno di Vendola e Federazione di sinistra - sotto la regia di Napolitano - vorrebbero una crisi pilotata senza elezioni.
Ma naturalmente ogni contendente vuole che sia pilotata diversamente, e con un diverso pilota.
Queste soluzioni restano tutte sul tappeto, dato che sono assolutamente convergenti sul programma, con l'eccezione della Federazione di sinistra, che conta poco, il programma della Marcegaglia, sotto il traino della Fiat di Marchionne e con un interlocutore proprio Montezemolo.
Su guerra, politica estera, repressione interna, stato di polizia, non ci sono mai stati contrasti veri.
Il soggetto forte della situazione resta Berlusconi, perché interprete più radicale e coerente delle esigenze della borghesia imperialista italiana e della sua frazione trainante, anche se la persona Berlusconi, la cricca berlusconiana è divenuta scomoda e mal accettata sul piano interno e internazionale - ma questo resta un problema secondario, ove non provocasse disordine costituzionale e disordine sociale
Questa dialettica è all'interno della marcia reazionaria della borghesia, che assume le forme del moderno fascismo come tendenza e soluzione di sistema.

Dal punto di vista del proletariato e delle masse popolari la questione non cambia.
C'è da lottare, c'è da costruire uno sciopero generale e una lotta prolungata, almeno del livello Grecia, Francia più recente.
C'è da affermare una estraneità e contraddizione con tutti i blocchi e coalizioni, che si esprima nel boicottaggio elettorale, nella forma dell'astensionismo di massa operaio e popolare, brodo di cultura della autonomia operaia e proletaria, che deve farsi partito di classe, partito comunista, partito rivoluzionario, per azione dei/di proletari comunisti, che agiscano nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse, per costruire il reparto d'avanguardia organizzata della classe operaia, combattente politico d'avanguardia, necessario per la direzione e la marcia della lotta di classe.
I cultori dello spontaneismo operaio o movimentista e dell'autorganizzazione senza partito, così come i propagandisti alla coda del riformismo, sono in questa fase avversari politici da battere nel nostro campo per realizzare i compiti dei comunisti e l'avanzamento ideologico, politico, organizzativo necessario e possibile.

proletari comunisti
ro.red@libero.it
15 novembre 2010

pc quotidiano 15 novembre - urgente da brescia

URGENTE, ore 14.45: invitiamo tutti e tutte a raggiungere l’areoporto di Malpensa dove dovrebbero essere deportati in Egitto 9 immigrati reclusi nei Cie di Torino e Milano. Gli aerei in partenza sono quelli delle 15.05 e delle 16.45. Poco fa è giunta una telefonata in radio nella quale il fratello di uno degli immigrati che stanno per essere deportati ha affermato che 5 di loro sarebbero dentro l’areoporto e probabilmente fatti partire con l’aereo delle 15.05.

Ore 14.00: è in corso a Milano il presidio sotto il Consolato egiziano per protestare contro il governo del Cairo, che starebbe facilitando le espulsioni degli immigrati deportati nei Cie dopo le cariche di lunedì scorso a Brescia. Si cerca di fare pressioni sui diplomatici perché le espulsioni vengano almeno sospese. Sempre più probabile, secondo le agenzie stampa, che vengano rimandati in Egitto anche i tre detenuti nel Cie milanese di via Corelli. Il rimpatrio sarebbe previsto per le 17 circa.In corso, nelle sede della Prefettura di Milano, anche un incontro fra una delegazione del comitato di sostegno ai migranti sulla torretta di via Imbonati e i vertici prefettizi.

Ore 13.45: ancora un report dall’agenzia Ansa, per smentire chi sostiene che i 4 ragazzi sulla gru si stiano muovendo nell’illegalità.

Ore 13.00: in redazione arriva il comunicato dell’Assemblea nazionale antirazzista del 14 novembre a Milano; lo riportiamo per intero. L'Assemblea chiama anche a 2 appuntamenti nazionali, una giornata di lotta il 20 novembre e un'assemblea nazionale il 28

Ore 12:17 Il fratello di uno dei reclusi nel Cie di Torino conferma in diretta ai nostri microfoni: stanno portando i sei egiziani verso l’aeroporto di Malpensa. Anche i media egiziani dicono che gli espulsi sono attesi oggi al Cairo.

Ore 12.00: in redazione arriva il comunicato della Rete antifascista bresciana sui fatti di sabato pomeriggio in via San Faustino. Lo riportiamo per intero. Leggi il comunicato. Da Torino chiamano alla mobilitazione sotto il CIE di Corso Brunelleschi. Pare che per un egiziano si prospetto un duro trattamento una volta deportato in patria

Ore 11.40: riportiamo dall’agenzia Ansa l’ennesima provocazione del Viminale.

Ore 11.30: da Torino gli antirazzisti impegnati nel monitoraggio del Cie fanno sapere di aver parlato con alcuni contatti dentro il lager di Stato di corso Brunelleschi. Stando alle loro informazioni, le espulsioni sarebbero imminenti e riguardarebbero 6 reclusi, non 5 come detto in precedenza. Seguiranno ulteriori aggiornamenti. Intanto l’avvocato Vicini continua a fare da ponte per la comunicazione fra chi sta sulla gru e chi sta sotto.

Ore 11.00: ancora momenti di concitazione sotto la gru. Nel cantiere del metrobus, ancora militarizzato, ci sono i rappresentanti sindacali (Galletti e Renato Zaltieri, segretario Cisl), Dress del Coordinamento immigrati Cgil, Tofia dell’Idv, Said del Forum marocchino per l’integrazione, don Mario Toffari e don Fabio Corazzina. In corso c’è nuovamente una trattativa sulla proposta di mediazione avanzata ieri sera da sindacati e curia. Il negoziato ha però escluso le realtà che animano il presidio di solidarietà, almeno fino a quando non si è rusciti a far arrivare sotto la gru l’avvocato Manlio Vicini dell’associazione Diritti per tutti, che i quattro occupanti hanno scelto come loro legale di fiducia. Nel frattempo si cerca di avere notizie più precise sulla sorte dei cinque egiziani reclusi nel Cie di Torino. Don Mario Toffari ribadisce: la Questura di Brescia ha smentito le espulsioni. I cellulari dei nostri contatti dentro il Cie restano però spenti, al contrario dei giorni scorsi.

Ore 10.00: sotto la gru arrivano rappresentanti della Chiesa cattolica bresciana (don Mario Toffari) e della Camera del lavoro (il segretario genarele Damiano Galletti). Dal presidio ci informano che dal basso si sta tentando di convincere i ragazzi sulla gru che non sono in corso espulsioni dai Cie dove sono reclusi gli immigrati bresciani deportati lunedì scorso, dopo le cariche e lo sgombero del presidio di via Porta Pile. Sarebbe stata la Questura di Brescia a smentire le espulsioni in corso. Da Torino, dal Cie di corso Brunelleschi, continuano invece ad arrivare conferme: i reclusi di origine egiziana starebbero per essere rimpatriati.

Ore 9.00: da Torino arriva l’allarme che i cinque compagni egiziani detenuti nel Cie di Corso Brunelleschi stanno per essere espulsi. Poco fa gli è stato detto di prepararsi . La procedura prevede poi il trasferimento verso l’aereoporto della Malpensa.

Ore 1:25: è stata una serata ad altissima tensione, alla fine terminata con una nuova straordinaria mobilitazione sopra e sotto la gru e un piccolo passo avanti sul fronte trattativa. Attorno alle 22.30 una mediazione, avanzata da Cgil, Cisl e Curia è stata presentata sotto la gru ai giornalisti mainstream. Nessuno del presidio, dell’associazione “Diritti per Tutti” e delle comunità immigrate sapeva però nulla dei termini della trattativa. Sono seguiti continui contatti via megafono fra piazza e migranti sulla gru per capire cosa stesse accadendo. L’intento iniziale percepito dal presidio è infatti che si cercasse di fare pressione sui migranti perchè accettassero immediatamente la mediazione nebulosa e scendessero dalla gru senza garanzie precise. Buio totale, inoltre, sul futuro dei migranti nei Cie, su alcuni dei quali pende da domattina il forte rischio di espulsione. Dalla gru sono arrivate grida di un coraggio inaudito: dopo giorni di sofferenze, cibo scarso e nessun contatto con l’esterno, il loro primo pensierio è andato ai migranti nei Cie. “Se domani li espellete – hanno urlato Arun, Jimi, Rachid e Sajad – ci arrabbieremo moltissimo e qui scoppia un casino”. Dopo diversi minuti di confronto fra i mediatori e la piazza, tutti trasmessi in diretta dalla Radio in un crescendo di emozioni, la forza dell’unione di presidio e migranti sulla gru ha imposto una mediazione nella mediazione: nessuna decisione affrettata o immediata, i migranti hanno accettato di far salire sulla gru il testo proposto da Cgil, Cisl e Curia, nominando inoltre come avvocati di fiducia i legali dell’ass. “Diritti per Tutti”. A partire da domani mattina, attraverso una radiotrasmittente che verrà fatta salire dalle forze dell’ordine sulla gru, i quattro fratelli potranno comunicare con gli avvocati e fare tutte le valutazioni del caso.

ARUN, RACHID, JIMI, SAJAD: IL VOSTRO CORAGGIO E’ IL NOSTRO CORAGGIO, SIAMO SEMPRE AL VOSTRO FIANCO!!!!!


Comunicato dell’assemblea nazionale antirazzista del 14 novembre a
Milano
By Anonimo
Published: 15/11/2010 - 14:32
Il 14 novembre è stata fatta un’assemblea antirazzista alla quale hanno partecipato diverse città
d’Italia: Brescia, Milano, Parma, Trieste, Bologna, Vicenza, Padova, Massa Carrara, Bergamo,
Genova.
La riunione è stata fatta in solidarietà con la lotta che stanno conducendo gli immigrati sulla gru a
Brescia dal 30 ottobre e quelli sulla torre di via Imbonati dal 5 novembre contro la sanatoria truffa e
per il permesso di soggiorno per tutti.
Noi siamo consapevoli che in entrambi i casi la lotta dei migranti si configura come una lotta sociale
collettiva che riguarda la condizione dei migranti nel suo complesso. In particolare il movimento
bresciano dei migranti e degli antirazzisti sta pagando un prezzo altissimo per il suo impegno. Altri
devono ora raccogliere la sfida che è stata lanciata, in forme che rendano visibile una solidarietà che
si è già espressa in forma di massa nella grande manifestazione di Bologna del 13 novembre.
L’assemblea ha deciso di indire una giornata di lotta in ogni città d’Italia per sabato 20 novembre.
E’ stato inoltre chiesto ad altre città d’Italia di seguire l’esempio dei nostri fratelli di Brescia e Milano
e organizzare iniziative di lotta che siano continuative perché il problema della sanatoria truffa non è
locale, ma nazionale.
Infine si convoca ad un’assemblea nazionale del movimento antirazzista e degli immigrati per
domenica 28 novembre a Firenze.
Si chiede alle città di fare, nella misura del possibile, assemblee cittadine affinché l’assemblea
nazionale possa essere un momento in cui si confrontino pareri e azioni già discusse nelle città.
L’assemblea del 14 novembre sotto la torre occupata dagli immigrati di via Imbonati a Milano.

pc quotidiano 15 novembre - antifascismo a catanzaro

proletari comunisti dà la sua adesione alla manifestazione

Nella notte dello scorso 30 Ottobre si è verificata, in pieno centro
cittadino, una terribile
aggressione ai danni dei ragazzi del Collettivo Riscossa, che solo per un
colpo di fortuna non ha
avuto esiti tragici. Un ragazzo di 27 anni, colpito da due fendenti alla
schiena è finito in ospedale
rischiando di perdere la vita.
Vorremmo scrivere che si tratta di un avvenimento isolato e inspiegabile, e
invece è solo l'ultimo
atto di una lunga scia di violenze neofasciste che ha condotto alla
devastazione delle sedi del Pdci e
del PRC, ad atti di spregio nei confronti della rappresentanza diplomatica
del Marocco,
all'aggressione feroce e indiscriminata nei confronti dei pacifici cittadini
che festeggiavano il 25
aprile, alla deturpazione con una svastica della targa in ricordo di
Malacaria e a una miriade di
piccoli atti di intimidazione.
L'incrocio tra teppismo di strada, neofascismo e la volontà di uccidere che
si cela dietro la coltellata
sferrata contro un giovane colpevole solo delle proprie idee determina una
salto di qualità che deve
preoccupare l'intera città, a prescindere da qualsiasi appartenenza
politica. Sono in gioco, come è
evidente, le condizioni minime del vivere democratico, la sicurezza dei
cittadini, i valori
irrinunciabili della tolleranza, del dialogo, della libertà di esprimere il
proprio pensiero.
Per questo chiediamo a tutta la cittadinanza di non sottovalutare quello che
è accaduto, nel recente
passato, e di nuovo sabato 30 Ottobre e di reagire alla prepotenza di chi
pretende di imporre le
proprie idee a colpi di spranghe, coltelli e minacce. Manifestiamo in ogni
forma possibile il rifiuto
della violenza fascista e la solidarietà agli aggrediti.
In questi giorni abbiamo voluto realizzare una serie di iniziative volte a
tenere alta l'attenzione della
politica, delle istituzioni, dei cittadini, della società civile, per
ribadire con forza il valore
costituzionale dell'antifascismo.
Se è in gioco la libertà e la democrazia non si possono avere tentennamenti
e non si può avere
paura.
Con questa finalità nasce il Coordinamento Catanzaro Antifascista, che tra
le tante iniziative
volte a sensibilizzare la cittadinanza tutta sui gravi fatti avvenuti, ora,
annuncia per Sabato 20
Novembre una manifestazione antifascista nella città di Catanzaro. Sono
variegate le forze
politiche e sociali, le associazioni, esponenti della società civile, liberi
cittadini che hanno già
pubblicamente aderito alla Manifestazione del prossimo 20 Novembre.
Per non vivere in una città dove si rischia la vita per le proprie idee,
per non continuare a subire soprusi e minacce,
per non rinunciare alla libertà,
per dire no alla violenza neofascista,
per dire no al fascismo.
Aderisci anche tu. SABATO 20 NOVEMBRE 2010
MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA
Coordinamento Catanzaro Antifascista

pc quotidiano 15 novembre - antifascismo a lecce

Lecce. Nel tardo pomeriggio di oggi, circa cinquanta persone aderenti alla
associazione di estrema destra, Blocco studentesco, e del centro sociale di
destra, CasaPound, si sono dati appuntamento all'Hotel Tiziano per
partecipare all'incontro “La scuola che vogliamo” e che prevedeva la
partecipazione del presidente nazionale di Blocco Studentesco: Francesco
Polacchi.

Elemento già tristemente noto negli ambienti dell’antifascismo anche perché
già arrestato, il 3 agosto 2007, con l’ accusa di aver tentato di uccidere
con 4 coltellate al torace ed all’addome un sassarese di 35 anni, Stefano
Moretti e ferito, in modo meno grave, Nicola Virdis e Simone Fraghi,
durante una rissa scoppiata all’ esterno di una discoteca di Porto Rotondo.
Ma, anche quella volta, non era solo il Polacchi che fa rima con vigliacchi.

Infatti, assieme a lui, nel campeggio di San Teodoro (NU) dove stava
trascorrendo le vacanze c’erano altri naziskin romani, presso le cui tende,
nel corso delle perquisizioni effettuate, venivano sequestrati cinque
coltelli a serramanico, catene e cinte metalliche utilizzate nell’
aggressione, indumenti sporchi di sangue, svastiche e materiale di stampo
nazista.

Ma il “bravo ragazzo” va protetto. Lo si deve! SEMPRE e COMUNQUE! Come nel
giorno dell’assalto al corteo studentesco romano del 29 ottobre 2008 quando,
dopo aver provocato e picchiato studenti liceali di 16-17 anni, ha potuto
godere della copertura e protezione di elementi in uniforme.

Per questo motivo, o forse per non essere da meno, a Lecce, all'ingresso
dell’albergo presenziava un nutrito gruppo di poliziotti e carabinieri, non
solo in borghese ma anche in divisa con caschi e manganelli, a proteggere la
presenza dei neosquadristi ed i rappresentanti degli Enti locali presenti
all’incontro: Simona Manca, vicepresidente della Provincia, Saverio Congedo,
consigliere regionale del PdL e gli assessori comunali, Giuseppe Ripa e
Luigi Coclite.
Però a dar loro il benvenuto, siamo stati in tanti. Primi fra tutti gli
studenti del CAOS, (Collettivo autorganizzato studentesco – Lecce), non
dimentichi di quando il 7 novembre del 2009, a Lecce, un giovane studente,
militante antifascista era stato aggredito da 5 esponenti di Blocco
Studentesco e poi di quando, 3 giorni dopo, 8 fascisti di Terzo Millennio,
con cinghie e caschi alla mano tentavano di presidiare l’uscita degli
studenti dal liceo Calmieri.
Per tutto ciò e non solo, fuori dall'albergo, 200 antifascisti, senza
distinzioni di gruppo o di appartenenza e/o strumentalizzazione partitica ma
tutti accomunati dagli ideali SEMPRE PIU’ VIVI e NECESSARI della RESISTENZA,
sin dalle 16,30 fino alle 20.00, hanno manifestato contro l’iniziativa
indetta dagli squadristi di Blocco studentesco e Casa Pound con volantini,
slogan, canzoni partigiane, striscioni ed il blocco della superstrada Lecce
Brindisi.

Oggi, per noi come CSIDF, è una bella giornata di lotta e di festa, in
continuità con la riuscita contestazione - il 28 ottobre scorso, a Martano
(Lecce), - della presentazione del libro di Antonio De Pascali “Donna
Assunta Almirante, la mia vita con Giorgio” e vogliamo dedicarla alla
compagna Giusy Avateano, sempre attiva nelle lotte e morta la settimana
scorsa, a Torino, a tutti i compagni e compagne assassinat* dal potere o che
ancora sono ancora PRIGIONIER* nelle carceri ma che SONO - pur SEMPRE CON
NOI - NELLE LOTTE.

CSIDF (Collettivo di Solidarietà Internazionalista “Dino Frisullo- Lecce”
14/X1/’10

pc quotidiano 15 novembre - libertà per i compagni di torino

inviato dal collettivo comunista piemontese


La Sera di sabato 13 novembre, un piccolo gruppo di giovani antirazzisti stava manifestando per le vie centrali di S.Salvario (quartiere ad alta densità di immigrazione) la solidarietà nei confronti degli operai stranieri che a Brescia sono da una decina di giorni su una gru per ottenere i propri diritti. Nel pomeriggio di sabato sempre a Brescia, la polizia ha eseguito un'altra feroce carica contro i compagni che, sotto la gru, portavano solidarietà agli operai immigrati che protestavano.
Il mini corteo di giovani e giovanissimi antirazzisti di Torino, alle 19,30, stava percorrendo via Berthollet sul marciapiede quando, sono sopraggiunte tre pattuglie del gruppo radio mobile dei carabinieri che si sono inchiodate proprio di fronte al mini corteo e dalle quali sono scesi 8 carabinieri con manganello Tonfa sfoderato che hanno iniziato a picchiare brutalmente i giovani sul marciapiede e chiunque intervenisse a loro favore, di fronte a decine di persone indignate dalla brutalità e dalla violenza dei militi.
Alcuni compagni presenti, tra i quali qualcuno del CCP, sono intervenuti per fare finire il pestaggio ma, a loro volta, mentre i giovani scappavano e le pattuglie dei carabinieri iniziavano la caccia all’uomo per le vie del popoloso quartiere, sono stati intercettati da altre quattro volanti della polizia che venivano insultate a gran voce anche dai residenti, anziani e giovani, che avevano assistito alla vile aggressione squadrista dei carabinieri. Le volanti della polizia, dopo avere fatto inversione di marcia, bloccavano il gruppo di persone rimaste e arrestavano il compagno Luigi del CCP accusandolo di avere insultato i poliziotti e di avere dato un calcio ad una delle loro auto che sfrecciava per dare man forte ai carabinieri.
Il compagno Luigi del CCP, assieme ad altri 4 compagni antirazzisti, sono stati tratti in stato di fermo e trasportati nella caserma dei carabinieri di via Guido Reni a Torino. Dopo avere sparso la voce con SMS e internet, una quarantina di compagni antirazzisti si sono trovati in presidio davanti alla caserma dei carabinieri chiedendo di sapere che fine avessero fatto i compagni fermati.
Dalle ultime notizie sappiamo che due giovani antirazzisti sono stati tratti in arresto e trasportati al carcere delle Vallette mentre degli altri, allo stato attuale non sappiamo nulla. L’avvocato è stato immediatamente avvistato.
L’aggressione squadristica dei carabinieri contro i giovani manifestanti che pacificamente stavano sfilando sul marciapiede di via Berthollet è stata una delle scene che non avremmo mai più voluto vedere e che, durante il ventennio fascista, si ripetevano con estrema assiduità per cercare di eliminare i comunisti, gli anarchici e tutti gli oppositori del regime. Lo squadrismo fascista di carabinieri e polizia sta diventando sempre più frequente come dimostrano le ultime immagini delle cariche, degli arresti e dei fermi avvenuti a Brescia, a Terzinio e a Vicenza in questi ultimi giorni.
Chiunque tenti di opporsi a quello che sta diventando, a grandi passi, un regime di tipo fascista, viene manganellato e sbattuto in galera (dalla quale si esce sempre più spesso con “i piedi in avanti”), quando non addirittura ammazzato come un cane in mezzo alla strada.
Di fronte al procedere inesorabile della crisi economica del sistema capitalistico, la borghesia non ha altra strada per fare ingoiare i suoi dettami antipopolari e antioperai se non quella di procedere con una repressione sempre più estesa e sempre più violenta. Se, da un lato, i padroni e i loro servi della politica, mostrano i muscoli tramite la repressione, dall’altro, mostrano anche la loro incapacità di venire a capo di una situazione di crisi del sistema che non potrà essere risolta se non con l’abbattimento del sistema stesso. Il collante tra le varie e svariate lotte popolari e proletarie che stanno aumentando di intensità e che si stanno sviluppando sul territorio nazionale, sta assumendo una forma sempre più definita anche se ancora spontanea.
E’ necessario che tutti i comunisti, gli anarchici e gli antifascisti lavorino perché questo collante divenga arma scientificamente adoperata per estendere maggiormente le lotte, unificarle e rendere sempre più difficoltosa l’operazione di repressione, intimidazione e mistificazione della verità da parte degli organi di informazione che stanno da tempo procedendo con una vera e propria propaganda di guerra.
LIBERTA’ IMMEDIATA PER I CINQUE COMPAGNI ! LIBERTA’ PER TUTTI I COMPAGNI PRIGIONIERI! BASTA CON LA VIOLENZA DI POLIZIA E CARABINIERI! RISPONDIAMO CON DETERMINAZIONE ALLO SQUADRISMO DELLE FORZE DELL’ORDINE!

pc quotidiano 15 novembre - firme di solidarietà per Arundaty roy e niziativa a modena di sostegno alla guerra popolare in India

firme di solidarietà con arundati roy

Noi sottoscritti esprimiamo la nostra solidarietà a tutti coloro che lottano in India per impedire lo scempio dei diritti umani, la guerra, il genocidio, la devastazione ambientale.

Giorgio Cremaschi dirigente FIOM
Giulio Bonalli medico
Claudia Piccinotti precaria della scuola
Daniela di Marco studentessa
Maria Grazia Ardizzone impiegata
Anna Cetronio studentessa
Maurizio Fratta pensionato
Silvana Grippi impiegata universitaria
Lorenzo Bargellini facchino
Roberto Pelazzi redattore della rivista Fuori Binario
Paolo Zammori insegnante
Giancarla Ceriani disoccupata
Giacomo Zuccarini studente
Sara Ardizzone studentessa
Luigi Maj artigiano
Giovanni Maj pensionato
Maria Grazia da Costa infermiera
Mauro Pasquinelli commerciante
Giuseppe Pelazza avvocato
M. Gabriella Solaro insegnante
Giorgio Gattei docente universitario
Monhajar Driss operaio
Luca Minghinelli operaio
Carlo Sacco pensionato
Maria Ingrosso insegnante
Sergio Starace pensionato
Roberto Grienti disoccupato
Vladimiro Giacchè dirigente d’azienda
Rosario Attanasio operaio
Sergio Poli operaio
Riccardo Monsani rappresentante
Elisa Capaccioli studentessa

iniziativa a modena


Dall’India la nuova speranza dei senza speranza a sostegno della guerra popolare in India



Le masse indiane dirette dal Partito Comunista dell'India maoista, stanno scrivendo una pagina storica nello scontro di classe nel mondo, che vede da un lato l'imperialismo e le borghesie reazionarie, dall'altro il proletariato e i popoli del mondo.

Contro questa guerra popolare da mesi lo Stato Indiano, con l'appoggio dell'imperialismo, ha scatenato una gigantesca operazione repressiva chiamata "Green hunt", con ampio impiego di truppe superarmate, che punta a seminare terrore e genocidio nei villaggi.



L'avanzamento della rivoluzione in India mette in discussione i rapporti di forza dell'intero sistema imperialista mondiale. Per questo è interesse degli operai, delle masse popolari, sostenerla.



Solidarietà ad Arundhati Roy, scrittrice e saggista da sempre impegnata a sostegno delle masse povere

dell'India, criminalizzata per il suo impegno per la verità sulla lotta del popolo indiano e la repressione statale



Modena 19 novembre ore 19

c/o Circolo Popolare Aurora Via Cortese, 64

serata di presentazione del comitato di sostegno,

con buffet, video, dibattito e materiali.



Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India

email: csgpindia@gmail.com

pc quotidiano 15 novembre - la cisl criminalizza gli operai fiom - una lettera dalla FOMAS

Al segretario Diego Riva,
come delegato fiom FOMAS Cernusco , voglio sapere come mai il segretario della Fim Cisl di Lecco Ciappesoni si è permesso di andare senza avvertire nessuno (perchè spero non ci siano dietro i nostri funzionari), per parlare con un delegato Fiom dicendogli che la segreteria Fiom lo vuole fare fuori, dicendogli che deve accettare le proposte perchè anche dentro l'Rsu lo vogliono fare fuori e non è assolutamente vero, perchè da parte mia come delegato la solidarietà vi è sempre verso gli altri delegati quando dimostrano correttezza e animo puro e coerenza anche quando vi sono divergenze sul mezzo per raggiungere gli stessi fini.

Ma la cosa più grave è che cerca di convincere quel delegato dicendo che la Fomas andando avanti così e secondo le conoscenze che ha la Cisl di Lecco (quali conoscenze? pure spie sono), la Fomas può diventare un bacino di reclutamento per non si sà quali gruppi terroristici e tutto dicendo al delegato di arrendersi per non causare questo.

Io voglio dal mio segretario una spiegazione ufficiale su questo e che prenda provvedimenti contro Ciappesoni, che cerca di dividere i delegati con un gioco sporco, e sottobanco, come le migliori spie sanno fare, creare problemi all'organizzazione.
Voglio assolutamente una risposta perchè non voglio pensare che vi sia dietro un lavoro comune tra CGIL e CISL Lecco.

in fede OPERAIO E DELEGATO VISCIGLIA EMANUELE

pc quotidiano 15 novembre - brescia 'maroni sulla gru,per poi buttarlo giu'..proletari comunisti alla manifestazione





al concentramento dati varie copie volantino ad immigrati, affisse locandine prol com su lampione e diffusi giornali (anche a 2 giovani carc) e spikerato inizio corteo su necessita rivolta e assedio sedi lega, affiancati anche da alcune donne che gridavano"maroni sulla gru, per poi buttarlo giù"

serata anno zero brescia diffuso volantini e affisso striscione con traduzione striscione che si è aggiunta in francese e inglese grazie a immigrati senegal di brescia tra i riferimenti della lotta , discussioni su regime che avanza e necessaria solidarieta di classe proletaria , si è iniziata una guerra da cui non si puo tornare indietro,

sabato lo striscione si è arricchito anche della traduzione in indiano


alcuni stralci da "brescia oggi"


«Per colpa di dieci imbecilli è stata rovinata una grande giornata di solidarietà»: è amarissimo Valter Longhi, della Rete Antifascista Bresciana, tra i partecipanti alla manifestazione di ieri, sfociata in lunghi attimi di guerriglia urbana in via San Faustino. «Diritti per Tutti» fa sapere di non aver «né organizzato, né gestito il corteo» e parla di degenerazione.


......EPPURE era iniziata quasi in modo tranquillo. Anche se qualche cattivo presagio c'era. I primi gruppi della Rete antifascista fanno capolino in piazza Loggia già alle 14, quando ci sono ancora gli ultimi furgoni del mercato. Gruppetti che vengono da fuori e riempiono la piazza di bandiere inusuali. Ci sono i Comitati d'appoggio resistenza per il comunismo, i Proletari comunisti, il Partito di alternativa comunista. Compaiono pure i vessilli di Rifondazione e qualche bandiera della Fgci. Arrivano quelli di Parma con il loro striscione «Ieri sulle barricate oggi sulla gru» firmato Parmantifascista. Arrivano da Milano, da Bergamo, da altre città. Bandiere nere dell'anarchia. Portano sciarpe pronte a salire sul volto, caschi attaccati allo zaino, bastoni camuffati da bandiere.



__________ Informazione NOD32 5619 (20101114) __________

domenica 14 novembre 2010

pc quotidiano 14 novembre - i licenziati fiat sata in fabbrica al turno di notte -la lotta continua in fabbrica e al tribunale

3 operai tornano
in Sata, ma per
attività sindacale



lI tre operai dello stabilimento di Melfi della Fiat, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, licenziati dall’azienda e reintegrati dal giudice del lavoro, «dopo circa due mesi e mezzo, sono tornati la notte scorsa in fabbrica, dove hanno svolto attività sindacale, mentre il 18 gennaio è stata fissata l’udienza per il ricorso della Fiat contro il provvedimento di reintegro nei loro confronti». Lo afferma il segretario della Basilicata della Fiom-Cgil, Emanuele De Nicola.

I tre operai - come si ricorderà - vennero licenziati dalla Fiat perché accusati di aver attuato, in sostanza, azioni di sabotaggio. Bloccando di fatto la produzione e, dunque, impedendo di continuare a lavorare anche agli operai che non avevano aderito alla protesta. Un’accusa sempre respinta dai tre operai ai quali il giudice del lavoro diede ragione ordinando il loro reintegro. La Fiat - che ha presentato ricorso contro la sentenza - seppur aderendo alla sentenza del giudice con il pagamento dello stipendio, ha però impedito di rimettere piede sul posto di lavoro. E un altro giudice del lavoro stavolta ha dato ragione all’azienda.

«Barozzino e Lamorte, essendo nostri delegati – ha raccontato De Nicola – hanno ora richiesto e ottenuto un permesso sindacale e hanno incontrato gli operai all’interno dello stabilimento. Pignatelli, invece, è rimasto nella saletta esterna messa a disposizione dalla Fiat». I tre operai non entravano in fabbrica dallo scorso 23 agosto, quando, accompagnati dall’uf ficiale giudiziario, varcarono i cancelli ma non fu consentito loro di tornare sulle linee di montaggio poiché, come si diceva, l'azienda, ha consentito a Barozzino, Lamorte e Pignatelli di svolgere solo attività sindacale in una saletta esterna. Da quel giorno è iniziata la battaglia legale tra la Fiom-Cgil e la Fiat, che ha come oggetto del contendere proprio il provvedimento di reintegro nei confronti dei tre operai.

Il giudice del lavoro del Tribunale di Melfi, Amerigo Palma, ha stabilito che l’udienza per il ricorso presentato dall’azienda riprenderà il prossimo 18 gennaio, «ma ha accolto - ha spiegato De Nicola – soltanto due delle 33 testimonianze da noi richieste, e altre quattro richieste dalla Fiat». C’è anche l’ipotesi di effettuare, da parte del magistrato, accertamenti nel posto in cui sono avvenuti i fatti contestati. «Per quanto riguarda i sopralluoghi all’interno dello stabilimento – ha aggiunto De Nicola – il giudice si è riservato di decidere nei prossimi giorni».

pc quotidiano 14 novembre - Terzigno ..tornano i blocchi dei camion

Dopo pochi giorni di tregua l'emergenza rifiuti torna d'attualità. Gli abitanti di Terzigno hanno bloccato alcuni camion scoperti che trasportavano rifiuti nella discarica di Cava Sari, emanando cattivo odore e perdendo percolato. Nel frattempo, dalle analisi delle falde acquifere della zona è emerso un preoccupante tasso di inquinamento, che allarma la popolazione. La situazione torna a peggiorare anche per le vie di Napoli dove, in seguito allo stop degli sversamenti a Taverna del Re, sono tornate ad accumularsi oltre mille tonnellate di rifiuti. Il Sindaco Iervolino e il governatore della Canmpania, Caldoro hanno auspicato che si trovino presto siti in tutta la regione dove realizzare mini-discariche

VIDEO al link :

pc quotidiano 14 novembre - cariche e repressione poliziesca contro i cortei e le manifestazioni antirazziste

la repressione non ferma ma alimenta la ribellione

proletari comunisti
ro.red@libero.it

Sabato 13 novembre, Bologna. Diverse migliaia di persone partecipano al corteo regionale contro la truffa della sanatoria colf e badanti, il permesso di soggiorno a punti, la Bossi-Fini, i CIE. In testa il Coordinamento migranti di Bologna, poi i gruppi, associazioni, semplici cittadini dal resto della regione e anche dal Veneto e dalla vicina Lombardia. Tante parole e poca musica in un corteo che ha dato voce ai migranti in lotta contro un sistema che ha “lo scopo di produrre clandestinità” e, quindi, “persone sfruttabili e ricattabili”. Il lungo serpente – tanti gli immigrati - ha percorso i viali, ma ha solo sfiorato il centro vietato alle manifestazioni dal governo della città, grazie ai poteri speciali concessi da Maroni lo scorso anno.

All’arrivo in piazza XX settembre i manifestanti hanno sostato a lungo, quando da Brescia sono giunte le notizie di violente cariche di polizia al corteo antifascista ed antirazzista.

Dai un’occhiata alle foto del corteo bolognese sul sito di Repubblica



Sabato 13 novembre, Brescia. Forza Nuova aveva annunciato da tempo un corteo in città: all’ultimo i fascisti rinunciano ma gli antifascisti decidono di fare comunque la propria manifestazione, in solidarietà con i quattro immigrati che resistono sulla gru di piazza Cesare Battisti dal 30 ottobre, quando decisero di far salire la loro lotta, dopo le cariche e la demolizione il presidio permanente che, dal 28 settembre, esprimeva la volontà dei lavoratori immigrati bresciani di rigettare al mittente la truffa della sanatoria colf e badanti.

Nell’ultima settimana, dopo le violente cariche di lunedì 8 novembre, la gru è sotto assedio. Due immigrati sono stati indotti a scendere con lusinghe e minacce. Uno di loro, l’indiano Singh, ha pagato cara la fiducia in un rappresentante del governo del suo paese: subito arrestato è stato condannato a sei mesi per “clandestinità” ed è scomparso. Forse in un CIE, forse deportato.

Il corteo indetto dalla “Rete antifascista bresciana”, aperto dallo striscione “Fuochi di resistenza” ha sfilato sino alle transenne piazzate dalla polizia per impedire di avvicinarsi alla gru. Qui è arrivata la notizia la notizia dell’ennesimo rifiuto alla richiesta di portare cibo e coperte ai quattro ragazzi lassù da 14 giorni: i manifestanti hanno provato a spostare le transenne, lanciato slogan e bottiglie contro la polizia. Il corteo è stato caricato con violenza per ben tre volte: numerosi i feriti. Cinque compagni sono stati fermati e altri tre arrestati.

Guarda il video sulle cariche di CTVtube street: si vede chiaramente un manifestante a terra pestato da quelli dell’antisommossa.



Sabato 13 novembre, Torino. Un gruppetto di una decina di antirazzisti – solidali con le lotte dei migranti bresciani - fa un giro informativo sui marciapiedi del quartiere S. Salvario armato di striscione e megafono. Arrivano tre pattuglie di carabinieri e subito comincia un dialogo a suon di manganellate. Nonostante le sonore proteste della tanta gente che assiepa l’angolo tra via Berthollet e piazza Madama Cristina, i militari pestano duro: cinque compagni vengono portati nella caserma di via Guido Reni. Una trentina di compagni si raduna lì: in tarda nottata pareva certo li avessero arrestati tutti.

pc quotidiano 14 novembre - Paderno Dugnano - padroni assassini

Sergio Scapolan, operaio della Eureco di Paderno
Dugnano - la fabbrica incendiata il 4 novembre scorso e morto all'ospedale
di Genova, altri tre operai sono ancora molto gravi
nell'esprimere le condoglianze alla famiglia e ai compagni di lavoro,
ribadiamo il nostro impegno contro le morti sul lavoro e i padroni assassini

la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro nel quadro della
settimana nazionale di mobilitazione dal 4 all'11 dicembre in tutta italia
promuove una manifestazione a Paderno per il 4 dicembre
un appello sarà realizzato agli inizi della prossima settimana per una
assemblea territoriale , che deciderà le forme della manifestazione

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro - nodo Milano bergamo
cobasint@tiscali.it
cobasdalmine@infinito.it

pc quotidiano 14 novembre - operai sui tetti, ora quelli della Merloni

ci giunge notizia che un gruppo di operai sono saliti ieri sul tetto della torre del campanaccio di nocera umbra con l'intenzione di starci fino almeno a lunedì
sono parte dei 700 operai della fabbrica ora in amministrazione straordinaria del gruppo che ha buttato fuori gli operai

siamo solidali con questi operai

pc quotidiano 14 novembre - sarah e carmela la violenza sessuale e familiare che uccide

Verso la manifestazione del 26 novembre a taranto indetta dalle lavoratrici, precarie, disoccupate del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Taranto

Una lettera del padre di Carmela in risposta alla:

LETTERA APERTA ALLE DONNE PER 26 NOVEMBRE

Sarah & Carmela... le due facce della stessa tristissima medaglia!

Taranto 25/26 Novembre 2011, per una "curiosa" coincidenza in queste giornate convergono 3 importanti note dolenti della nostra società, infatti, il 25 novembre è la giornata internazionale di lotta contro la violenza sessuale sulle donne, mentre il giorno dopo venerdì 26 novembre sono 3 mesi esatti dalla morte della piccola Sarah Scazzi di soli 15 anni e nello stesso giorno si celebra presso il Tribunale di Taranto il processo contro 3 degli stupratori della piccola Carmela Cirella di 13 anni uccisa anche lei dalla infinita cattiveria degli "uomini" e dalla "colpevole inadeguatezza" dell'operato delle istituzioni.

A Taranto il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario per quelle giornate ha indetto diverse manifestazioni alle quali ci ha invitato ad aderire tra cui anche quella di un presidio davanti al Tribunale di Taranto per chiedere quella giustizia che a Carmela ancora oggi a distanza di quasi 4 anni dalla sua morte le viene negata.

Nella veste di Presidente dell'Associazione per la tutela dei diritti di minori e famiglie "IoSòCarmela" nata proprio in virtù dei fatti accaduti a Carmela, ma anche nella veste di padre della piccola Carmela, aderisco e invito ad aderire tutti coloro che hanno a cuore i diritti dei minori principalmente per mettere in evidenza alcuni aspetti su come vengono diversamente trattati dai media e dalle istituzioni casi come quelli di Sarah e Carmela.

Su Sarah si sta esagerando in modo vergognoso, dando in pasto agli avvoltoi qualsiasi cosa possa solleticare la morbosa curiosità della gente, calpestando le più elementari norme scritte e non che regolano l'etica professionale qualunque essa sia, la dignità umana, il rispetto, la coscienza. Oltretutto questo showbusiness montato intorno alla piccola Sarah rischia di ostacolare notevolmente il lavoro degli investigatori dando (qualora ce ne fosse ulteriore bisogno) addirittura ai colpevoli la possibilità di nuovi spunti su cui fondare le loro tesi difensive.

Su Carmela al contrario, visto che non abbiamo dato a nessuno la possibilità di mercificare il nostro dolore, si sono totalmente spenti i riflettori, anche quando invece dovrebbero servire per far venire alla luce quanto di sporco c'è dietro la vicenda di Carmela che a tutt'oggi nè la magistratura riesce o vuole far emergere, nè tantomeno le Istituzioni dello Stato a partire dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano rispondono come loro dovere alla nostra insistente richiesta di intervento.

Queste manifestazioni a cui come sopra accennato aderisco ufficialmente, sono soltanto l'inizio di una mia personale protesta, entro nel merito come presidente dell'associazione che rappresento per far rispettare i diritti della minore Sarah Scazzi che dopo essere stata uccisa dalla barbarie degli "uomini" continua ad essere oltraggiata dalla loro cupidigia continuando ad essere uccisa ogni giorno, ovviamente nel caso di mia figlia Carmela estendo anche alla mia figura di genitore della piccola Carmela Cirella il mio impegno attivo e concreto volto ad ottenere dal ministero della giustizia l'intervento dei propri ispettori mirato a far emergere quelle responsabilità che a tutt'oggi non si vuole far venire fuori da addebitare a tutte le istituzioni che sono state coinvolte nella gestione del caso di nostra figlia!
 
Il 5 ottobre dello scorso anno mi sono personalmente recato a Roma dal ministro per essere ricevuto, ho avuto la promessa di tempestivo interessamento da parte del sottosegretario Alberti Casellati, a di stanza di piu' di un anno da allora nessuno ha mantenuto fede agli impegni presi, pertanto mi trovo costretto a dover valutare anche la possibilita' di iniziare proteste pacifiche ma allo stesso tempo clamorose e visibili... visto che a quanto pare nel nostro paese si può ricevere la doverosa attenzione di chi ci governa solo ed esclusivamente facendo puntare i riflettori dei media!
 
IL PRESIDENTE DI "IoSòCarmela" - ALFONSO FRASSANITO - 13.11.2010

pc quotidiano 14 novembre - scioperi alla piaggio e delegati fiom incoerenti

ALLA PIAGGIO CONTINUANO GLI SCIOPERI ARTICOLATI, ma...


...si cominciano ad avvertire gli scollamenti:

le segreterie provinciali non hanno preso una posizione a supporto della lotta degli operai delle catene

anzi

la Segreteria della Uilm ha già voluto dire in un volantino di oggi che poi, alla fine (?!), con un quarto d' ora di sciopero al giorno non si ottiene nulla

ma anche il segr Fiom Franchi non si esprime ...anzi sappiamo che non pretende nemmeno il rispetto dell' accordo integrativo dalla Piaggio!!

i lavoratori della Piaggio -sulle linee di montaggio- stanno lottando da tre settimane contro i ritmi di lavoro che sta loro imponendo la Piaggio , SPREZZANTE, a fronte di 150 denunce di malattie professionali per tunnel carpale e patologie simili (schiacciamenti dei nervi delle mani, braccia e spalle) causate dalla velocità e ripetitività dei movimenti che devono effettuare ogni minuto per 8 ore al giorno esclusi 48 minuti di pause.

La rsu della Piaggio però si sta scomponendo...la Fim ha presentato un documento alla piaggio, firmato anche da alcuni delegati fiom e uilm, in cui, a parte i giri di parole, si accetta già pause piu' brevi e soprattutto si vuole introdurre l' ulteriore vincolo del TEMPORIZZATORE- meccanismo infernale per cadenzare - anche con un allarme sonoro e luminoso- l' avanzamento e la fermata del la catena...ASSOLUTAMENTE STRESSOGENO!

LUNEDì CONTINUEREMO LE FERMATE produttive CON BREVI E NUMEROSE ASSEMBLEE RETRIBUITE, in cui dire ai lavoratori che articolare ogni giorno 15 minuti di sciopero a linee sfarzate, non costa troppo in salario e mantiene la tensione contro la Piaggio e le sue logiche di sfruttamento (con le saturazioni al 100% ottiene il 6 % in più di produzione strizzando le ossa dei lavoratori), per sfociare poi in una protesta di fabbrica al rialzo della richiesta produttiva in primavera.

I LAVORATORI DEVONO PERO' SAPERE CHE LE SEGRETERIE FANNO GIA' PRESSIONI SUI DELEGATI DI FABBRICA, CHE FINO AD OGGI IN PIAGGIO UNITARIAMENTE HANNO PORTATO AVANTI LA LOTTA, CON COMUNICATI DISFATTISTI ED ANTISINDACALI, EVIDENTEMENTE ANCHE SE SONO SOLO QUARTI D' ORA DI SCIOPERI PER RECUPERARE UN PO' DI RIPOSO, BASTANO A SFASARE LA GIA' SCARSA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO DELLA PIAGGIO.

E LO DEVONO SAPERE PER IMPARARE A NON DELEGARE MAI PER SEMPRE A QUALCUNO: QUEI SEGRETARI, CHE NON HANNO MAI MESSO UN MINUTO DELLA LORO SCHIENA PIEGATA SU QUEI PEZZI DI FERRO, CI DEVONO SERVIRE PER RIPORTARE LA PIAGGIO AL RISPETTO DEGLI ACCORDI E PERCHE' SI IMPEGNI A FAR REGREDIRE LE PATOLOGIE MUSCOLO SCHELETRICHE, RITORNANDO ALLE PRECEDENTI SATURAZIONI, APPLICANDO LA PAUSA IN PIU' PREVISTA DALLA MEDICINA DEL LAVORO, MA ALMENO DI 10 MINUTI, ATTREZZANDO DI PARANCHI SOLLEVATORI LE POSTAZIONI E AUMENTANDO I SERVIZI IGIENICI.

Quando alcuni delegati della fiom, oggi nella riunione, mi hanno contrastato perché pensano che non si deve dire male delle segreterie, altrimenti i lavoratori non sanno piu' in cosa credere, MI SONO INCAZZATA perché i lavoratori lo sanno bene come sono le sgreterie dopo 20 anni di arretramenti SIA DI SALARIO CHE DI CONDIZIONI DI LAVORO E DI DIRITTI,

ALLORA IO PENSO CHE ANCHE QUEI DELEGATI IDENTIFICHINO ORMAI I LORO INTERESSI NELLE SEGRETERIE PIUTTOSTO CHE NELLA LOTTA!!

ROSSELLA PORTICATI RSU FIOM PIAGGIO

pc quotidiano 14 novembre - DAI DISOCCUPATI ORGANIZZATI DA TARANTO A BRESCIA

Ieri sera al centro di Taranto, i Disoccupati Organizzati Slai cobas per il sindacato di classe hanno fatto un grosso presidio contro la repressione delle lotte, dei diritti, che sta co,lpendo anche loro.
Nel presidio hanno messo al centro la denuncia della repressione che stanno subendo gli immigrati e la forte solidarietà agli immigrati sulla gru di Brescia, di Milano.
Con grandi striscioni, cartelli, pannelli di denuncia, volantini, comizi volanti, hanno occupato tutta una zona della strada centrale, raccogliendo solidarietà verso la loro lotta e la lotta dei fratelli immigrati.

Riportiamo il testo del volantino distribuito.

A Taranto, invece che lavoro, denunce e repressione
In Italia, invece che diritti, arresti e repressione

"25 Disoccupati Organizzati dello Slai cobas per il sindacato di classe sono stati rinviati a giudizio per “aver bloccato” tre treni. In realtà stavano andando in massa a Bari per incontrare Vendola e i poliziotti non li hanno fatti partire, fermando loro i treni. Grazie a questa lotta la città ha ottenuto prima 2 milioni e 800 mila euro per la raccolta differenziata, poi corsi di formazione per il lavoro.
Chi lotta per il lavoro e l’ambiente in città, viene represso; chi ruba e fa falsi in bilancio, viene assolto!

Alla lotta per il lavoro le istituzioni hanno risposto con cariche poliziesche, sgombero della Tenda per il Lavoro, multe e denunce, cercando di fermare la lotta; mentre aumenta la disoccupazione, i licenziamenti, la precarietà, la cassintegrazione; e la città è sporca e senza raccolta differenziata ‘porta a porta’.
Ma la repressione non ferma ma alimenta la ribellione!
E il processo glielo faremo noi alle istituzioni che nulla fanno dalle loro poltrone, dal Prefetto a Stefàno.

Solidarietà con i Disoccupati Organizzato Slai cobas!
Allarghiamo la lotta per il lavoro stabile e sicuro, per il salario garantito a chi il lavoro non lo ha o lo ha perduto!

Siamo solidali con gli immigrati sulla gru a Brescia e a Milano che lottano per il diritto e una vita dignitosa contro un governo razzista, truffaldino, corrotto e puttaniere:
Siamo solidali con i disoccupati e precari di Napoli che lottano come noi e insieme a noi per il lavoro e il reddito e vengono arrestati.
Siamo solidali con la rivolta di Terzigno contro le discariche cancerogene.
Siamo solidali con i terremotati de L’Aquila ancora sfollati e tassati.
Siamo solidali con gli alluvionati veneti che hanno giustamente contestato Berlusconi e Bossi.
La lotta è una sola!

DISOCCUPATI ORGANIZZATI Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto