martedì 12 febbraio 2013

pc 12 febbraio - ELEZIONI AL FEMMINILE: MA NON LE FA SCHIFO NIENTE...

Ciò che fa più senso non sono tanto le dichiarazioni (comunque poche) dei partiti e vari rappresentanti di liste, in questa campagna elettorale, sulla condizione delle donne, tra l'ipocrita e l'inaccettabile - queste la maggioranza delle donne le conosce già, spesso sulla propria pelle, le mette in conto in questo carnevale di chiacchiere - ma chi, come quelle di "Se non ora quando" (al cui interno si trova di tutto, destra, centro, sinistra, ma soprattutto tante, tante borghesi), a cui, per il "fascino discreto di entrare nei sepolcri imbiancati" del parlamento e del governo, non gli fa più schifo niente.

La stessa giornalista de "Il Manifesto" usa il termine imbarazzo nel fare oggi l'articolo sulla kermesse tenuta ieri da SNOQ al Piccolo Eliseo di Roma.
Qui hanno chiamato tutti i partiti, tutte le liste. E meno male che il PdL non si è presentato, benchè invitato chiaramente, come se il suo capo, Berlusconi, non stia nuovamente snocciolando battute sessuali sulle donne, usandole sempre e solo come "vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo" - come disse Veronica Lario (unica, purtroppo, che ha osato dire parole vere e sagge contro il porco Berlusconi).
Qui non ha fatto schifo ninete a queste "signore". Hanno ascoltato "con rispetto" tutti - perchè si sa siamo in "democrazia"...! E tutti hanno diritto di calpestare la dignità della maggioranza delle donne, quelle che lavorano, quelle che non sanno come sopravvivere, ecc.
Non hanno avuto neanche un minimo di ritegno ad applaudire Vendola che vuole fregare con le parole, ad applaudire Fassina che prende pure in giro: "... difenderemo gli asili nido, sposteremo lì i soldi della Difesa... - ma - ci sarà una prima fase molto difficile (possibilmente alleandosi con Monti)".
Non le ha fatto schifo dare a tutte quelle che stanno in parlamento, al governo, una verniciata di "donne" (perchè siccome sono donne devono difendere le donne...); come se le proletarie non hanno già visto cosa sono capaci di fare queste "donne" contro i diritti e la dignità delle donne, dalla Fornero alla Cancellieri, e prima la Gelmini, la Carfagna, ecc.
UNA COSA IGNOBILE! Ci voleva SNOQ per dare dignità a delle "spazzature", a chi è responsabile del massacro sociale, doppio sempre per le donne!

Se volevano convincere, ci sono riuscite benissimo:
NON LI VOTIAMO! Che siano maschi o donne!

MFPR

pc 12 febbraio - Non parlate delle donne! boicottare le elezioni!

Per favore, non parlate delle donne, quando voi siete i responsabili della  nostra condizione!
   Non abbiamo un voto da dare
   ma una lotta da fare!

In questi giorni, da Monti a Bersani, stanno presentando le loro ricette per  favorire il lavoro delle donne: più soldi e sgravi alle imprese che assumano donne; interventi sulla famiglia per conciliare casa e lavoro, ecc.
Da un lato si tratta di proposte già fatte in tante altre occasioni che non  hanno portato a reali risultati di occupazione per le donne o di scarico del  peso dei servizi sociali - tutti i dati mostrano che su entrambi i fronti la  situazione è nettamente peggiorata anche solo quest'anno; dall'altra queste  proposte vengono fatte proprio da coloro che sono i principali responsabili  della nostra condizione, con i provvedimenti da parte di chi sta al governo o con un'azione quotidiana di sostegno, soprattutto attraverso i loro  sindacati confederali, degli interessi di profitto del padronato, di  scaricare la crisi su di noi; dall'altra ancora, sono frutto di una logica  inaccettabile di considerare le donne di serie B, soggetto organicamente  svantaggiato, che perchè sia "conveniente" per i padroni, bisogna pagare le  imprese: quanto "vale" una lavoratrice...?

            Dall'assemblea su "Donne e lavoro" 
            del 10 marzo dell'anno scorso:

"...Sin dal suo insediamento, ci siamo mobilitate contro il "nuovo" governo  antiproletario e antipopolare Monti che, al servizio di padroni e banche,  nell'ambito di un pesante attacco alle generali condizioni di lavoro e di vita, sta marciando rapido nel colpire  doppiamente la maggioranza delle donne.
Siamo tra le donne che dovranno continuare a lavorare, ad esaurirsi in  fabbrica e nei posti di lavoro fino a 65 anni e oltre; siamo tra le tante che non vedranno mai un lavoro vero e la pensione; tra quelle che dovranno caricarsi ancora di più del peso del  carovita, dei tagli alle spese sociali. Governo e padroni si affannano per uscire, loro!, dalla crisi ma questo per noi donne significa più doppio sfruttamento sul lavoro che sempre più è precario, più discriminazione, più "uccisione" del futuro, e in casa, più doppia oppressione, più humus da moderno medioevo, ideale brodo di coltura anche per le violenze sessuali e le uccisioni delle donne!
Se le ministre tecniche alla Fornero, le dirigenti sindacali alla Camusso, le tante riformiste legate ai partiti borghesi ora parlano di noi donne, non ci ingannano! parlano di "tutele", mentrepreparano o appoggiano provvedimenti che ci fanno tornare decenni indietro.
E' ora, quindi, che noi scateniamo la nostra rabbia e organizziamo la nostra lotta.

Ad un attacco complessivo, dobbiamo contrapporre una lotta complessiva che intrecci la questione di classe alla questione di genere. La nostra lotta sul doppio fronte, e la nostradeterminazione, la combattività e creatività che riusciamo a mettere in campo quando lottiamo, se siamo unite, possono essere una forza potente....

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

pc 12 febbraio - in lotta contro il concorso vergogna nella scuola... boicottare l'elezioni truffa dei nemici della scuola pubblica!

Il ridicolo pretesto del “pericolo valanghe e alluvioni”, accampato dal Ministero per rimandare le prove scritte del concorsaccio,dissimula malamente le gravissime difficoltà in cui l’apparato si sta dibattendo in ordine all’organizzazione della procedura, in particolare nel reperire commissari d'esame per assicurare la
vigilanza durante le prove e, successivamente, la correzione degli elaborati.
Abbiamo fin dall’inizio denunciato la natura propagandistica di questo concorso-truffa, nato nel segno dell’illegalità e dell’intollerabile negazione del diritto alla stabilizzazione acquisito dai docenti
precari inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento, i quali, peraltro, prestano servizio ormai da anni con contratti a tempodeterminato, in violazione della legislazione europea contro l’iterazione abusiva dei contratti a termine.Registriamo, oggi, in merito a questa oltraggiosa farsa, un crescendo di illegalità e dilettantismo che potrebbe creare un precedente drammatico, distruggendo per sempre la credibilità della scuola pubblica e di chi ci lavora, a partire dal fatto che la selezione risulta bandita su posti fantasma (è stato ormai reso noto che nelle diverse regioni gli “esuberi” ammontano a circa 9.000 posti, cui vanno aggiunti i mancati pensionamenti frutto della riforma Fornero e i “riconvertiti”, che sono circa 10.000), il che, assieme alle altre irregolarità e alle scandalose “sanatorie” seguite alle prime prove, rivela tutta l’arroganza del ministro, incompetente “tecnico” dei mesi scorsi e oggi candidato in Piemonte per la coalizione di
centrosinistra.
Anche l’algido professore “super partes” Monti, del resto, che dei provvedimenti del governo dell'attuale nemico Berlusconi ha creduto opportuno salvare giusto la (contro)Riforma Gelmini e che, da Presidente del Consiglio, alacremente sostenuto dal PD, ha avviato riforme "lacrime e sangue" basate sulla destrutturazione dei servizi pubblici essenziali (istruzione, sanità), ha gettato la maschera e si è candidato come leader di
quel paludoso Centro che sostiene le scuole private e confessionali, sperando di poter continuare a tutelare, magari in un Governo di coalizione con il PD, gli interessi delle caste speculative di cui è emanazione diretta.
Sono stati propinati agli aspiranti docenti quizzetti alogici oggi proscritti anche da Tullio De Mauro, il quale, in un recentissimo intervento, ha negato che i test imposti alla scuola possano determinare o preordinare lo sviluppo di un paese, portando esempi lampanti di fallimento di tale pratica valutativa. Con questo sistema
sono stati selezionati i “più adatti” a sopravvivere all’insulsaggine della scuola tecno-deamicisiana di Profumo, mentre sono stati umiliati docenti di comprovata competenza; l’industria parassitaria dei ricorsi, poi, ha decretato il beffardo reintegro degli esclusi e perfino dei non abilitati, tutti ammessi, a migliaia e “con riserva”,
alle prove scritte, i cui testi sono stati resi noti (e quindi messi a disposizione di “clienti”, parenti e amici di quanti dispongono delle password di sistema!) per poi essere nuovamente “secretati”, con
procedura del tutto illegale. A tutto ciò si aggiunge la defezione di massa degli aspiranti commissari, remunerati con un’elemosina per sostenere una fatica improba, e a cui non è stato neppure concesso l’esonero dalla didattica. Dovrebbero correggere circa 500 elaborati a testa, percependo 50 centesimi per ogni elaborato, e dovrebbero farlo nei ritagli di tempo, continuando a garantire il servizio!
Di fronte a un simile svilimento della professionalità dei docenti, indigna e sconcerta, anche se non stupisce, il fatto che esponenti di CGIL, CISL, ANIEF, UIL E GILDA, che hanno preferito lucrare su una selezione ignobile, antimetodica e costosa piuttosto che pretenderne il blocco, si lamentino dei compensi irrisori anziché chiedere che venga cancellata questa immane vergogna.

Noi docenti in lotta ci saremmo aspettati e ci aspettiamo ancora un’inequivocabile condanna di tutta la surreale procedura, unitamente alla diffusione capillare, tramite le RSU, di inviti a non collaborare, da rivolgersi ai professori che in questi giorni vengono indebitamente sollecitati e perfino minacciati perché accettino incarichi non contemplati dal contratto, funzionali all’espletamento delle farraginose prove concorsuali.  E’ autolesionistico, infatti, collaborare con un ministero intento a mortificare e ad affossare la
scuola pubblica statale, per far trionfare il classismo e per neutralizzare la libertà di insegnamento. Facciamo appello, perciò, alla dignità professionale dei colleghi e dei dirigenti compulsati dal ministero, affinché boicottino questa sordida messinscena allestita in barba alla “qualità” e alla “competenza”, che favorisce solo i furbi e i disonesti.
Annunciamo, contestualmente, che continueremo la battaglia per l’annullamento del concorso, sia in sede giudiziaria, procedendo con i ricorsi già avanzati, sia nelle piazze di tutta Italia, mobilitandoci a più riprese per ottenere il ritiro di tutti i tagli sanciti dalla 133/2008, il rifinanziamento della scuola pubblica, depauperata di 8,5 miliardi di euro e il blocco immediato di qualsiasi forma di reclutamento diversa dalla prioritaria assunzione per scorrimento dalle GaE.  Rivendicheremo senza tregua, inoltre, il diritto dei docenti al rispetto della loro dignità, dei precari all’assunzione a tempo indeterminato - garanzia di continuità didattica -, degli alunni disabili ad essere seguiti da un adeguato numero di docenti di sostegno specializzati e di tutti gli studenti a ricevere una formazione seria, in classi non sovraffollate e in strutture sicure.---

Precari Uniti contro i Tagli
Coordinamento Precari Scuola Roma
Coordinamento Precari Scuola Napoli
Coordinamento Lavoratori della Scuola “3 Ottobre” Milano

pc 12 febbraio - i CARC- nPCI più 'papisti del Papa - la lotta del proletariato nel nostro paese è contro lo stato borghese per la rivoluzione socialista

una linea democratico borghese che confonde la realtà del nostro paese di un gruppo 'comunista a parole' revisionista nei fatti

dal comunicato dei carc -nPCI comunisti e tutti gli organismi e le persone avanzate del nostro paese devono raddoppiare gli sforzi per mobilitare le masse popolari ad organizzarsi per approfittare della disgregazione della Repubblica Pontificia e costituire un Governo di Blocco Popolare.

Le masse popolari del nostro paese subiscono da più di settanta anni il peso del rinnovato e rafforzato potere della Corte Pontificia sull’Italia. L’eliminazione della Corte Pontificia è un passaggio indispensabile per ogni progresso del nostro paese. Uno dei maggiori misfatti del Fascismo è stato il ristabilimento (con la Conciliazione firmata l’11 febbraio 1929) del potere della Corte Pontificia che col Risorgimento la borghesia aveva in qualche misura limitato.
Le dimissioni del capo della Corte Pontificia sono un effetto della crisi politica della Repubblica Pontificia e della crisi politica della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti di cui il Vaticano è uno dei pilastri. Ma oltre che un effetto dei contrasti insanabili alimentati e aggravati dalla crisi, da parte di chi le ha imposte le dimissioni di Papa Ratzinger sono anche un tentativo di soluzione della crisi. Sia i vertici della Repubblica Pontificia che i caporioni della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti puntano a rafforzarsi mettendo a capo della Corte Pontificia un Papa più autorevole. Ma la crisi non è una questione di individui: sta nella Repubblica Pontificia e nella Comunità Internazionale, scosse dalla crisi del capitalismo a cui non sono in grado di porre fine. .....




pc 12 febbraio - si dimette il Papa del 'ritorno dell'infamia originaria' - un commento del movimento femminista proletario rivoluzionario


La notizia delle dimissioni di Ratzinger ha preso il primo posto in tutti i notiziari e ha meritato i commenti di tutti i principali esponenti dei partiti in lizza per le elezioni che, in generale, si strappano le vesti e spendono parole di encomio verso il "gran gesto" di questo papa. Non possiamo, ancora una volta, non rilevare il reale significato ideologico, politico che, dietro alle parole di alta stima verso un papa profondamente contro le donne, si cela.
Non possiamo dimenticare, come donne, il ruolo di questo papa, come scrivevamo nell'opuscolo Ratzinger: il ritorno dell'infamia originaria:"
Leggendo tutto il suo documento (La lettera ai vescovi sulla collaborazione dell'uomo e della donna di Ratzinger) risulta evidente come dietro il paravento di un'analisi critica di tali tendenze e la preoccupazione  di dovervi porvi rimedio fatta con un discorso che apparentemente non vuole negare un ruolo complessivo delle donne nella società, ci sia invece la chiara intenzione da parte della Chiesa di un attacco generalizzato, adeguato alla realtà odierna, alle donne, alle loro condizioni di vita, ai loro diritti, al loro difficile cammino di vera emancipazione"..

Non possiamo dimenticare il continuo richiamo alla necessità di un cattolicesimo oltranzista, integralista alla base dell'occidente. Non possiamo dimenticare il leit motiv della 3 giorni di papa Ratzinger in occasione del VII incontro mondiale delle famiglie a Milano: Difendere i valori della vita e della famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna e, naturalmente, dietro all'ergersi a guida etica della società, una guida molto terrena sui temi dell'autodeterminazione delle donne, del loro ruolo in questa società con il loro ruolo centrale nella famiglia, con l'esplicito invito ai rappresentanti politici, in particolare i cattolici "trasversalmente" a rendere operative le indicazioni della Chiesa.

Le dichiarazioni di oggi dei politici, apparentemente riferentesi ad una supposta "neutralità" in virtù del suo ruolo di guida spirituale dei cattolici ci fa ben comprendere come siano profondamente intrisi di quei "valori" che con tanto accanimento Ratzinger ha propagandato. D'altra parte non è che una ulteriore conferma. Abbiamo visto come dal cosidetto centrosinistra al centrodestra per finire con il governo "tecnico" non siano mancati gli atti pratici di adesione a tali valori: dalle politiche familiste ai bonus bebè, sino a inaugurare-governo di centrosinistra- un ministero per la famiglia, contribuendo a riportare indietro, con un ampio contributo politico, ideologico, indietro le concezioni sulle donne in questo paese, ma anche le condizioni di vita materiale, in termini di diritti, lavoro, pensioni.

movimento femminista  proletario rivoluzionario - milano

lunedì 11 febbraio 2013

pc 11 febbraio - Non "Habemus papam"-

Ratzinger schiacciato dalla crisi morale, economica, politica del Vaticano devastato da scandali, faide e lotte di potere e di interessi

Un  puntello del sistema borghese al servizio del capitale e dell'imperialismo cerca un nuovo interprete all'altezza dei tempi

 

   Papa dimissionario, la ''profezia'' di Nanni Moretti

"Chiedo perdono al Signore per quello che sto per fare... Ho capito di non essere in grado di sostenere il ruolo che mi è stato affidato". Queste le parole pronunciate da Michel Piccoli nei panni del Pontefice, in una sequenza del film "Habemus Papam" (2011). Storia di assoluta fantasia scritta e girata dal regista romano: ma che adesso, alla luce della inaspettata decisione di Benedetto XVI, acquista una straordinaria attualità

pc 11 febbraio - Cineforum Garage Olimpo


Il circolo di proletari comunisti Palermo tra le sue attività promuove la visione di film "di parte" con l'obiettivo di ragionare e discutere collettivamente su temi e problemi attuali quotidiani.
In tal senso vivendo in una società formalmente democratica ma dove, in realt,à si restringono sempre più le libertà democratiche e i diritti conquistati, in primis quelli dei lavoratori, nel nome dei sacrifici da fare per uscire da una crisi che di certo non hanno creato i lavoratori, questo film offrendo uno spaccato della dittatura fascista argentina darà molti spunti di discussione riguardo al significato di fascismo quale "opzione" sempre praticabile dai governanti e verso la quale non bisogna mai abbassare la guardia.

Ore 21:00 Aperitivo
Ore 21:30 Inizio Proiezione

PRODUZIONE: Argentina / Italia
1999
GENERE: Drammatico
DURATA: 98'
INTERPRETI: Antonella Costa, Carlos Echeverrìa, Dominique Sanda, Chiara Caselli, Paola Bechis, Enrique Pineyro, Pablo Razuk
SCENEGGIATURA: Marco Bechis, Lara Fremder
FOTOGRAFIA: Ramiro Civita
MONTAGGIO: Jacopo Quadri
SCENOGRAFIA: Romulo Abad
COLONNA SONORA: Jacques Lederdin

Argentina 1978. Maria (Antonella Costa) è una maestra militante di 19 anni che vive con sua madre Diane (l'attrice francese Dominique Sanda) in una bidonville. Le difficoltà economiche hanno indotto Diane ad affittare alcune stanze della casa, una delle quali viene occupata da Félix (Carlos Echeverria), un giovane timido e innamorato di Maria, che dice di non avere famiglia e di lavorare come guardiano notturno in un garage. Una mattina un gruppo armato di poliziotti in borghese sequestra Maria di fronte allo sguardo impotente della madre, conducendola in un campo di concentramento sotterraneo (uno dei trecento che operavano in città) chiamato in codice "Garage Olimpo". Maria scopre che la persona che si dovrà occupare del suo interrogatorio e della tortura non è altro che Félix, l'affittuario innamorato di lei, il quale tenta di salvarle la vita simulando la sua collaborazione di fronte ai suoi superiori. Ma quando Tigre (Enrique Pineyro), il capo del campo, viene ucciso in un attentato, Maria viene trasferita. E "trasferita" nel gergo militare significava la morte.

pc 11 febbraio - Arese discriminati perchè iscritti allo slai cobas - lettera di denuncia di 46 operai




Alcuni ex dipendenti Alfa Romeo esprimono tutta la loro rabbia ai leader di Fiom e Cgil

Le stagioni dei disoccupati hanno un ritmo a parte, troppo rapido o troppo lento. Un ritmo cardiaco oppure catatonico, che alterna , come accade in guerra, la noia e l? adrenalina. Noia, quando si divide tutti insieme una pizza sotto il solleone sognando una vacanza impossibile con i figli, adrenalina quando si va all?ennesimo scontro con la polizia , dopo aver bloccato il traffico o gli ingressi della fabbrica. Lo sanno bene i 46 ex-operai dell?Alfa Romeo di Arese, che da più di due anni presidiano una striscia d?asfalto all?ingresso dei capannoni abbandonati dove sono arrugginiti i loro progetti di una vita normale.
Il sole e la pioggia hanno sbiadito le bandiere e molti hanno superato l?età in cui si incassano le manganellate senza troppi danni , ma l?ultima mazzata - quella arrivata questa settimana - è forse la più dura perchè sembra una vera beffa. I due milioni di metri quadri dell?ex-Alfa Romeo diventeranno l?area edilizia più importante della Lombardia. Due società , Iper ed Euromilano, investiranno sull?area 800 milioni per costruire il supermercato più grande d?Europa e un centro polifunzionale che , daranno lavoro a 3000 persone.
A tutti tranne che a loro, gli ex-operai dell?Alfa di Arese che in quest?area hanno lavorato sino a due anni fa, prima come operai specializzati e poi come spazzini, giardinieri, terrazzieri, per le fabbriche che si sono insediate dopo la chiusura dell?Alfa Romeo nel 2003.
Una ?proposta? , avanzata dalla nuova proprietà e affidata al commissario prefettizio di Arese, gli offre 15000 euro e la ?promessa? di aiutarli a trovare un lavoro, ovunque, tranne che nell?area e con le ditte (anche in subappalto) che la rilanceranno.
Dopo due anni senza stipendio è difficile dire di no, ma l?offerta-che-non-si-può-rifiutare, oscilla fra uno shiaffo e un ultimatum. Un ultimatum perchè hanno sette giorni per dire di sì o restare su una strada con le tasche piene di debiti, uno schiaffo, perchè i 46 ex-Alfa Romeo hanno tutte le caratteristiche richieste per essere assunti, ma un difetto a quanto pare insormontabile : sono iscritti al sindacato di base.
?Mi viene da piangere? mi dice al telefono Daniela de Carlo che ha dovuto lasciare il suo bilocale , gelido e senza luce, ?fra un anno saremo al punto di partenza : dei disoccupati cronici? . Mentre lei e gli altri contano i giorni senza sapere che cosa decidere , ad altri 100 operai Fiat in Cig , è stato già promesso un lavoro nell?area sotto il patrocinio di Fiom e Cgil.
Questa discriminazione fra operai ? un segno terribile di questi tempi - ha ispirato la lettera che segue indirizzata a Landini e Camusso.
Mimmo Lombezzi

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/articoli/1080485/aresediscriminati-perche-iscritti-ai-cobas%3Cbr%3Ela-lettera-di-46-operai-a-landini-e-camusso.shtml

ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

Compagno Landini, Compagna Camusso,

La vicenda di Pomigliano ci ha insegnato come ancora oggi sia facile dividere gli operai, discriminarli , applicargli una ?stella gialla? e sbatterli fuori, alla faccia delle leggi , della magistratura e della Costituzione. A Pomigliano avviene con quelli della Fiom e dello Slai Cobas . Ad Arese avviene solo con lo Slai-Cobas.
Quando l?Alfa Romeo venne chiusa, 70 operai specializzati , sono stati ricollocati, con un accordo firmato dalla Regione, in un?azienda di servizi che lavorava per le ditte che si sono insediate nell?area. Per 7 anni siamo stati ?flessibili? e abbiamo accettato di fare di tutto, dalla manutenzione delle strade alla pulizia dei cessi, ma anche dell??ambiente? denunciando la presenza della ?ndrangheta ad Arese , quando il prefetto di Milano diceva che ?in Lombardia la mafia non esiste?. Nel febbraio 2011 la ?Innova Service? ci ha licenziati. Il giudice ci ha dato ragione ma intanto la proprietà dell?area (ABP), molto ?vicina? alla Fiat, ha affidato il nostro lavoro a cooperative di lavoratori sottopagati. Da due anni siamo sulla strada. Da un anno non riceviamo più neppure la disoccupazione. Molti di noi campano con l? aiuto dei genitori pensionati, altri hanno dovuto lasciar le case perchè non riescono pagare le bollette. Prima di Natale la Regione Lombardia, ha dato il via al rilancio dell? area ex Alfa Romeo (2 milioni e mezzo di metri quadri). Due società, IPER ed EUROMILANO (Unipol, Legacoop, Acli-Cisl, Compagnia delle Opere e Intesa-Sanpaolo) stanno già costruendo il supermercato più grande d?Europa e un centro residenziale. Un investimento da 800 milioni che darà lavoro a 3000 persone .
A tutti tranne che a noi. A noi vengono offerti 15.000 euro e un ?aiuto a cercarci un ?lavoro? in giro per la Lombardia, solo se rinunceremo a trovarlo nell?area e con le ditte che vi lavorano vi lavoreranno. Insomma una buonuscita che non ci dà nessuna garanzia e che sembra solo uno sfratto. Sapendo che siamo allo stremo ci puntano la pistola alla testa : ci hanno dato una settimana per accettare o essere lasciati dove siamo : su una strada. Due ?uomini di sinistra? - Alessandro Pasquarelli, ( Legacoop Lombardia e amministratore delegato di Euromilano) e Roberto Imberti, (capolista di SEL in Lombardia per il Senato) - hanno affidato ?il grilletto? al commissario prefettizio di Arese Anna Pavone, che, intanto, ha già promesso di assumere altri operai Fiat (attualmente in cigs ) e di mettere una pietra tombale sull? Alfa Romeo di Arese. Con il benestare della Fiom e della Cgil ?...........
Sappiamo di avere tutte le caratteristiche richieste per le assunzioni : l?appartenenza al territorio, l?aver perso il lavoro, l?età, ma ora abbiamo capito quale è la nostra DIFFERENZA, la nostra ?stella gialla? : l?essere iscritti al sindacato di base. Visto che in due anni di battaglie e di miseria , nessuno di voi ci è stato vicino abbiamo deciso di arrenderci : chiediamo di essere iscritti alla Fiom-Cgil, di essere trattati come normali lavoratori e di essere difesi dalla segretaria nazionale Cgil Camusso, dal segretario Fiom Landini. Sperando di non crearvi problemi con i padroni dell?Area Alfa Romeo di Arese, e di trovare una soluzione lavorativa positiva, condivisa da tutti i lavoratori, senza nessuna discriminazione.
I 46 lavoratori discriminati iscritti allo Slai Cobas

pc 11 febbraio - NO TAV non lo vogliono capire.. la repressione alimenta la ribellione- libertà per i NOTAV arrestati

cronaca della fiaccolata per lele e christian

 22.55 si chiude nella piazza del paese la fiaccolata. Ad attendere i no tav come sempre il comitato no tav di mattie con un ottimo vin brulè. E’ il momento delle chiacchiere e del confronto, si discute di vita e di lotta. Ancora una volta si parte e si torna insieme! Cristian e di Manuele Liberi Subito!
ore 22.25 il corteo ha raggiunto il comune che è stato aperto per l’occasione e dal balcone è stato esposto lo striscione Cristian e Manuele Liberi Subito!
ore 22.10 Mario del comitato di lotta popolare di Bussoleno racconta come è andata la vicenda di Cristian e Manuele e le ragioni che spingono oggi migliaia di valsusini alla resistenza
ore 22.04 la fiaccolata è ora arrivata sotto casa di Manuele
ore 21.50 sono più di mille i no tav in corteo! Anche i no tav terzo valico con un comunicato di solidarietà sostengono cristian e manuele!
ore 21.30 il corteo è arrivato sotto casa di Cristian, tanti cori per lui! Cristian libero subito!
ore 21.05 si parte!
ore 21.00 intervento di apertura del comitato no tav di Mattie “Il corteo passerà sotto le case dei no tav arrestati!”
ore 20.50 sono sempre di più i no tav che stanno raggiungendo la piazza di mattie… tra poco si parte!
ore 20.35 inizia la distribuzione delle fiaccole. Ancora molti valsusini in arrivo.
ore 20.15 Centinaia di no tav stanno raggiungendo in questo momento il paese di Mattie, nel cuore della valle di Susa, patria della lotta no tav. L’occasione è di quelle importanti, a cui non mancare, Cristian e Manuele due notav di Mattie sono in carcere da due giorni ormai, colpevoli di resistenza. Nella notte tra venerdì e sabato sono stati fermati e arrestati dopo che a Chiomonte, nei pressi del cantiere per il tunnel geognostico si era praticata ancora una volta la resistenza no tav. Le notizie che arrivano dal carcere sono buone, stanno bene e il morale è come sempre alto, ma oggi, a gridare e lottare per la loro liberazione è la valle di Susa tutta, nel paese in cui vivono, in cui sono nati e che difendono.

pc 11 febbraio - confermata la selezione di classe nell'Università - serve una forte ripresa del movimento studentesco sull'esempio del 14 dicembre 2010! - dal sito del collettivo autorganizzato universitario Napoli

Dopo la notizia del drastico calo delle immatricolazioni in meno di un decennio, è di qualche giorno fa un’altra incredibile scoperta de La Repubblica e di altri giornali e giornalisti che hanno letto la relazione del Consiglio Universitario Nazionale: pare che, infatti, il 17% delle mancate immatricolazioni è coperto quasi interamente da ragazzi e ragazze che provengono da istituti tecnici e professionali, il che spesso corrisponde ad appartenere ad una fascia sociale non propriamente agiata.
Notizia “incredibile” per chi non si è mai soffermato a leggere oltre le righe delle riforme che dagli inizi degli anni ’90 stanno trasformando in maniera più o meno drastica l’intero sistema formativo italiano; per chi non si è mai chiesto cosa si cela dietro il concetto di “meritocrazia” e ha pure fatto l’elogio della competizione, della società del merito e dei modelli esteri di istruzione, in particolare quello tedesco che è fra i più selettivi d’Europa. E a giudicare dalla piega e dalle dichiarazioni dei vari ministri (non solo in materia di istruzione) è proprio al “modello tedesco” e britannico che si guarda con ammirazione.  E anche se l’approvazione del decreto è stato rinviato di due settimane non crediamo che ci sarà un miglioramento: anzi, saranno elaborate nuove strategie e politiche da attuare per raggiungere lo stesso obiettivo ma chiamandolo in modo diverso.

Siamo contenti che finalmente, dopo movimenti studenteschi che hanno visto decine di migliaia di persone in piazza, centinaia di scuole occupate, di studenti che hanno dovuto abbandonare gli studi, borse di studio negate, test d’ingresso non superati si è capito perché eravamo così in tanti il 14 dicembre 2010. E perché eravamo arrabbiati. Tutti e 100mila.

pc 11 febbraio - al fascio-leghista Borghezio non va tanto bene a PISA

Borghezio cacciato da Pisa. La polizia carica

altMario Borghezio ha provato a inscenare un comizio elettorale questo pomeriggio in piazza La Pera a Pisa. La notizia è trapelata in mattinata. Nessuna pubblicità annunciava nei giorni precedenti l'appuntamento pubblico. Certo anche l'europarlamentare era ben consapevole dell'ostilità della città alle sue provocazioni razziste. Pisa ha infatti risposto alla presenza di Borghezio non solo disertando il comizio – sostenuto da meno di una decina di sodali in fazzoletto verde – ma assediando fisicamente l'ingresso di piazza La Pera, blindata da corposi schieramenti di polizia e carabinieri.
Cinquanta manifestanti hanno contestato Borghezio che in brevissimo tempo ha dovuto sospendere l'uscita e si è fatto scortare dagli agenti della digos fuori dalla piazza, ripiegando in via San Martino. Qui i manifestanti hanno raggiunto il leghista ma la polizia si è prontamente schierata a protezione della sua fuga. Si sono accesi gli scontri. Prima spintoni, poi sono volate alcune manganellate, infine la polizia, messa in difficoltà dalla pressione dei manifestanti, ha caricato una prima volta. Un compagno è stato fermato in questa circostanza e il presidio si è spostato in Corso Italia con le forze di polizia schierate con le spalle a logge di Banchi. Borghezio, caricato su un'auto, si dileguava.
altIn Corso Italia, angolo via San Martino, una nuova carica è stata innescata per le pressioni di tutto il presidio che chiedeva l'immediato rilascio del fermo, condotto nel frattempo in Questura. A questo punto i manifestanti si sono spostati sul Lungarno Gambacorti, bloccandolo con transenne. Dopo circa mezz'ora di blocco il compagno fermato è stato rilasciato. A questo punto anche il blocco è stato tolto.
Ancora una volta polizia e carabinieri si sono dati un bel da fare per proteggere chi altro non fa che propagandare odio razziale, ma a Pisa leghisti e fascisti non sono i benvenuti. Questo è quanto dimostra la giornata di oggi: nessuno spazio a Borghezio!

pc 11 febbraio - manifestazioni in Italia contro il fascismo islamico in Tunisia



. E’ avvenuto a Roma davanti all’ambasciata e a Milano davanti al consolato.

Nella capitale la sezione italiana del Fronte Popolare Tunisino aveva convocato un sit in per protestare contro l’omicidio del compagno Chokri Belaid invitando tutte le forze solidali a partecipare. Già dalle 10.00 la cancellata di fronte all’ambasciata si è riempita di bandiere tunisine, di foto di Chokri Belaid, di striscioni e cartelli.  Un grande cartello in particolare ritraeva i volti dei giovani e giovanissimi uccisi o scomparsi durante questi due anni in Tunisia dopo la caduta del regime di Ben Alì. La rabbia è molta, gli slogano rabbiosi. A un certo punto, soprattutto i più giovani tra i manifestanti hanno cercato di attraversare la strada e arrivare a ridosso dell’ambasciata costringendo la polizia ad un intervento per respingere il tentativo. Tornati sul marciapiede sono iniziati alcuni interventi: i rappresentanti del Fronte Popolare hanno ribadito i loro obiettivi, tra i quali lo scioglimento dei "Comitati per la salvaguardia della rivoluzione" (veri e propri gruppi squadristi al servizio del governo) e le dimissioni dell'esecutivo, una inchiesta vera e trasparente sull’assassinio di Chokri Belaid.
Alcuni attimi di tensione si sono registrati tra le varie anime della comunità tunisina, soprattutto quando alcuni sostenitori del precedente regime di Ben Alì hanno tentato di trovare posto dentro la protesta contro il nuovo governo del partito religioso Ennhada. Un momento drammatico c’è stato quando è intervenuta la madre di uno dei giovani desaparecidos. Con la foto del figlio in mano il suo è stato un intervento carico di disperazione ed esasperazione al termine della quale è svenuta. Solo l’intervento di una compagna palestinese, medico, ha evitato una fine drammatica dovuta ad arresto cardiocircolatorio. La donna è stata poi portato via in ambulanza. Il sit in di Roma si è sciolto intorno alle 14.00.

domenica 10 febbraio 2013

pc 11 febbraio - Verso la manifestazione nazionale a Taranto: assemblea a Ravenna il 15 febbraio


pc 11 febbraio - Ai fascisti vengono concesse le piazze, agli antifascisti, invece, repressione: ieri a Ravenna e Forlì




A Ravenna il sindaco PD, Matteucci, concede la piazza centrale della "città medaglia d'oro alla Resistenza" a dieci fascistelli di FN andati a sentire il vomito parolaio del loro capo, Fiore, mentre la polizia blindava il presidio antifascista tenuto a distanza per impedire le contestazioni, con la complicità di alcuni pompieri dell'antifascismo testimoniale dello Spartaco che hanno accettato i diktat questurini, preoccupati solo di non prendersi le denunce. Ma i più giovani hanno dimostrato che non possono fermare l'antifascismo militante, nè gli sbirri, nè i topi di fogna nuova, nè tantomento i burocrati di movimento. Dalla testimonianza di un compagno presente alla contestazione: "i  giovanissimi antifascisti sono dileguati a coppie e a distanza di qualche minuto gli uni dagli altri, in direzioni differenti. Dopo un pò al presidio eravamo 8 o 9 e in piazza del popolo a contestare direttamente Fiore c'erano 15-20 antifascisti che avevano eluso controlli, sbirri e burocrati. Là sono volati slogan contro fn e i circa 10 fascisti (contando anche Fiore) presenti in piazza, la polizia è intervenuta, ha allontanato i compagni, identificati e minacciati di denunce".
Ridicola l'indignazione del giorno dopo dell'Anpi che nulla ha fatto per impedire la concessione della piazza ai fascisti: "non accettare le provocazioni dei nuovi Mussolini, ma nel contempo a non abbassare la guardia antifascista. Ravenna è e resta città Medaglia d’Oro della Resistenza"

Anche a Forlì gli antifascisti hanno fatto volare via il banchetto elettorale di Casa Pound e carabinieri e polizia sono intervenuti "a difesa dei loro camerati e puntualmente identificano gli/le antifascist* e con paternalistiche pacche sulle spalle salutano le merde di Casa Pound.
Pochi giorni fa arrivano 7 denunce per violenza morale e tentativo di reato.
Non stupisce la solidarietà tra sgherri e fascisti, non stupisce la repressione della legge, non stupiscono nemmeno le lagne dei fasci che piangono sui loro siti e nei proclami (cercando difesa nella "democratica possibilità di esprimersi"!! Assurdo. Penoso.), avvilisce che si sia sempre troppo pochi a contrastare le nuove camicie nere, ma abbiamo imparato la lezione: tentato reato?! Se devi prenderti una denuncia tanto vale commetterlo!"
PRESIDIO DI SOLIDARIETà AI/ALLE COMPAGN* ANTIFASCIST* IN PIAZZA SAFFI
LUNEDì 11 FEBBRAIO, DALLE 9:30!

NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI.
SMASCHERIAMOLI SEMPRE, COMBATTIAMOLI OVUNQUE.

pc 10 febbraio - operai siderurgici francesi e belgi manifestano a strasburgo contro i loro padroni della Arcelor-Mittal - scontri con la polizia e un operaio perde un occhio


France/Belgique : Un ouvrier d’Arcelor perd un oeil

Mercredi, une trentaine de cars venant de Florange, de Liège et de Luxembourg avaient fait le déplacement à Strasbourg pour manifester leur mécontentement quant à la gestion du dossier Mittal. Le déploiement des forces de l’ordre française était énorme, et celles-ci étaient présentes dès la frontière pour procéder à des fouilles. La manifestations syndicales devant le parlement a rapidement tourné à l’affrontement ). Au total, quatorze personnes ont été blessées et parmi elles, un jeune intérimaire du site de Flémalle, âgé de 25 ans, a perdu l’usage d’un oeil. Selon plusieurs témoins, les forces de police tiraient des balles en caoutchouc à hauteur d’homme, à hauteur de tête. Le jeune homme a été hospitalisé à Strasbourg et devrait rester encore plusieurs jours en soins. De leur côté, les directions générales de la police et de la gendarmerie nationale française ont demandé à leurs inspections de mener une enquête au sujet des faits.février 2013

Belgique-France : Mise-à-jour - 3 arrestations et un blessé grave parmi les manifestants

Mise à jour à 20h : Les CRS ont arrétés 3 manifestants et en ont gravement blessé un quatrième par un tir de flashball dans l’oeil. Des délégués syndicaux en délégation de le Parlement Européen seraient descendus et auraient refusé de négocier en solidarité avec les manifestants brutalisés dehors.
Après deux manifestations chaudes à Bruxelles (Lien) et à Namur (Lien), les travailleurs d’Arcelor-Mittal étaient aujourd’hui à Strasbourg pour une nouvelle journée d’action contre Arcelor-Mittal, devant le parlement européen. Ils étaient plus de 1500 venus de Belgique, de France et du Luxembourg, selon la police. Des témoignages font état de plusieurs arrestations musclées, tabassages et gazages contre les métallos.
À l’heure arrivée à Strasbourg, les bus de manifestants et d’autres voitures immatriculées en Belgique ont été détournées vers un parking pour une fouille corporelle complète
Plus d’informations dans les prochaines heures.
Manifestation syndicale à Strasbourg

pc 10 febbraio - "Liberi tutti", tanti antifascisti in corteo a Teramo

Tutti complici e solidali

Tutti antifascisti

 

Liberi tutti !

Sono molti più dei mille previsti alla viglia, almeno il doppio, gli antifascisti, quasi tutti giovani, che a Teramo hanno partecipato alla manifestazione in solidarietà con i compagni condannati per gli scontri del 15 ottobre scorso a Roma e con tutti i colpevoli di lotte sociali colpiti dalla repressione di Stato.
Ai manifestanti arrivati da tutta la regione e i tanti pullman e macchine da Roma, Napoli, Perugia, Firenze, Bologna, Milano, Padova, si sono uniti anche molti teramani che hanno aspettato l'arrivo del corteo nella piazza centrale.
Un corteo composto, ordinato e combattivo, animato da slogan e fumogeni che hanno colore e vita a una cittadina blindata, dove per ordine della polizia tutti i negozi erano chiusi e il traffico interrotto per tutto il centro.
Un corteo compatto e unito nel rivendicare che ribellarsi è giusto, che il saccheggio delle vite dei proletari e la devastazione dei  territori in nome del profitto sono quelli perpetrati dal sistema del capitale, tutelato dalle leggi di questo Stato, difeso con accanimento dalla sua Magistratura, imposto a mano armata dalla brutalità quotidiana dello Stato di polizia. Un corteo solidale e cosciente che tutti gli attacchi e i singoli processi non sono fatti isolati fogli di singole vicende ma parte di un unico piano cui opporre una risposta comune, rifiutando ogni divisione, quelle che cercano di insinuare dall'esterno quanto quelle provengono dall'interno, dalle diverse appartenenze.
In piazza erano rappresentati tutti quelli che il 15 ottobre in Piazza San Giovanni hanno resistito agli attacchi dei blindati, ma anche di tutti movimenti dell'opposizione sociale oggi: dai NO-TAV alla lotta alla precarietà e disoccupazione, per il diritto alla casa, contro il sessismo.
Durante il corteo si sono succeduti diversi interventi e le lettere di alcuni compagni agli arresti, con restrizioni o detenuti, che hanno anche segnato un percorso possibile di sviluppo della lotta alla repressione:
- un coordinamento autorganizzato dal basso che si impegni sulle parole d'ordine dell'abolizione del codice Rocco, identificabilità degli agenti di polizia, istituzione del reato di tortura, creazione commissione permanente indipendente che vigili sull'operato delle forze dell'ordine e guardie carcerarie.
- un piano comune di mobilitazioni locali a cadenza mensile che diano continuità e ritmo alla presenza in piazza e mantengano alta l'attenzione e il segno della solidarietà con tutti i compagni a processo.
A fine corteo, nella breve assemblea ci sono stati i brevi saluti delle realtà partecipanti e si è preso l'impegno finale a dare risposta alla repressione in primo luogo continuando ed elevando ovunque i livelli delle lotte di ogni giorno.

pc 10 febbraio - I PADRONI COMINCIANO A BUTTARSI SULLE BONIFICHE PER TARANTO

Il progetto 'Smart Area' della Confindustria Taranto: forti dubbi...

Confindustria Taranto ha presentato il progetto Smart Area che e' una delle azioni previste dalla legge sulla bonifica dell'area di Taranto - la numero 171 del 4 ottobre scorso. La legge prevede una dotazione finanziaria complessiva di 336 milioni di euro, quasi tutti pubblici, e interventi di disinquinamento per il quartiere Tamburi di Taranto, il piu' vicino e il piu' esposto alle emissioni dell'Ilva, Mar Grande e Mar Piccolo di Taranto, e il comune di Statte, che e' alle porte di Taranto e dello stesso stabilimento siderurgico. Per il progetto Smart Area, proposto da Confindustria Mezzogiorno e poi definito da quella di Taranto, sono previsti 60 milioni di euro a carico dello Stato con risorse ancora da individuare, anche se la stessa Confindustria indica una serie di possibili fonti finanziarie tra cui la stessa legge 171, il contratto di sviluppo, i contratti di innovazione e il fondo per la crescita sostenibile.

Dopo mesi di parole sulle bonifiche, siamo ancora alle parole... e ai progetti sulla carta. Tanto per cominciare manca la condizione materiale per tali lavori di bonifica: i fondi, visto che i 60 milioni preventivati per il progetto Smart Area sono "ancora da individuare". 

Nei giorni scorsi il progetto Smart Area e' stato anticipato al commissario per la bonifica, Alfio Pini, e al garante dell'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva, Vitaliano Esposito, nominati dal Governo lo scorso 11 gennaio.

Ricordiamo chi sono questi "garanti": Vitaliano Esposito è un amico di Nicola Mancino, implicato nel patto con la mafia, nella grazie delle destre, vicino in particolare a Berlusconi, nel processo a Dell'Utri aveva appoggiato l'annullamento della condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Esposito è stato nominato "garante" dalle correnti moderate e di destra della Magistratura con l'aperta opposizione di Magistratura Democratica di altri settori laici e del presidente della Cassazione, addirittura il consigliere Livio Pepino aveva dichiarato: "E' stata scritta una pagina buia". Di Alfio Pini invece, si sa che sa spegnere il fuoco, come recita il suo curriculum, ma non pare che si sia mai occupato di bonifiche in tutta la sua vita. L’Ing. Pini entra in carriera nel Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco il 18.10.1976 e viene assegnato al Comando Provinciale di Milano (11.05.1977), poi Parma, Napoli, Emilia Romagna, Veneto, Trentino, e infine Roma e il Lazio. Dal 01.04.2010, è Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. 
Esposito è il "garante" per il monitoraggio delle prescrizioni dell'AIA e sul rispetto dei tempi; Pini dovrebbe occuparsi degli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, e sarà questi a gestire i 336 milioni. 
Quindi dei "personaggi" di "assoluta garanzia", soprattutto nella gestione delle risorse...

Il progetto Smart Area, che rientra fra le azioni della bonifica di Taranto, si sviluppa attraverso sette assi di intervento. Al primo posto ci sono le iniziative di start up per nuove attività imprenditoriali in campo ambientale e fra queste lo sviluppo in via sperimentale di nuova tecnologia di bonifica delle falde inquinate,di tecnologie innovative per la bonifica dei suoli e di un impianto pilota per il trattamento e il recupero in via sperimentale di sedimenti marini contaminati. Un altro asse del progetto Smart Area e' poi la logistica con la proposta di costitituire "una piattaforma tecnologica con l'obiettivo di sostenere i processi di integrazione tra filiere produttive con particolare riguardo all'agroalimentare".C'e' poi un asse,con relative proposte,che riguarda il turismo ed un ulteriore asse, chiamato Smart Città,dove fra l'altro si propongono il miglioramento delle condizioni di lavoro "nelle operazioni di carico e scarico e di movimentazione di materiale polverulento nelle aree portuali". Un'ulteriore proposta riguarda infine la "Cittadella del mare" con scuola di specializzazione, acquario e museo della pesca, darsena e porto turistico su un'area di 267mila metri quadrati.(AGI) .

In merito ai progetti, la prima impressione, ma ci auguriamo di sbagliare, è che siano "piani belli" ma totalmente dall'alto, che potrebbero essere scritti per qualsiasi città da bonificare. Tutto il contrario di quello che dovrebbe avvenire, vale a dire progetti che partano dal basso, dalle situazioni concrete e dalla scienza/esperienza di coloro che stanno già sul territorio di Taranto, che conoscono bene le zone da bonificare, da associazioni, a esperti già impegnati in questo campo nella nostra città, dagli abitanti dei Tamburi e di Statte, ecc.
Poi si fanno rientrare nei fondi per le bonifiche anche progetti, che potrebbero pure essere interessanti, ma che poco centrano, come sarebbe appunto la "Citttadella del mare".

Un altro asse è un nuovo sistema di conferimento dei rifiuti a Taranto. In questo caso si propone "l'installazione sui contenitori stradali per la raccolta dei rifiuti indifferenziati di dispositivi che consentono, mediante una tessera, il conferimento dei rifiuti ai soli cittadini e attività dell'area".

Quest'ultima proposta è davvero incomprensibile. Se si sta parlando della raccolta differenziata, primo, non capiamo perchè "ficcarla" nei progetti di bonifica per l'inquinamento dell'Ilva, quando vi è una legge e un progetto a sè, con fondi a sè, che solo la politica disastrosa delle istituzioni locali non ha ancora attuato; secondo, ciò che viene proposto dalla Confindustria in parte è già in atto e sarebbe comunque veramente pochissima cosa rispetto alla questione della raccolta dei rifiuti.

Non vorremmo, in conclusione, che questa della bonifica del territorio di Taranto e dei 336 milioni, per ora solo previsti dal Governo e comunque una miseria rispetto alle effettive necessità, vengano visti, da parte delle aziende di Taranto, come occasione per accaparrarsi soldi, senza un vero beneficio per le popolazioni.

pc 10 febbraio - Milano - 13 Febbraio: il movimento non si processa!

Il 13 Febbraio, il tribunale di Milano emetterà la sentenza di primo grado verso alcuni studenti attivi durante il periodo delle mobilitazioni studentesche dell’ Onda del 2008. Si tratta di uno dei quattro procedimenti aperti dalla Magistratura verso 62 studenti per un totale di 200 denunce che vanno dall’interruzione di pubblico servizio, alla manifestazione non autorizzata, a violenza a pubblico ufficiale.
Colpendo gli studenti che si sono battuti con più decisione, si tenta di rinchiudere dentro i tribunali un grande movimento, che da ottobre 2008 e dicembre 2009, si è battuto sia contro la riforma Gelmini, sia contro le politiche neoliberiste di governo e Confindustria. Le nostre rivendicazioni non riguardavano soltanto l’ambito studentesco: collegarsi alle lotte dei lavoratori, contro i licenziamenti, o contro l’ulteriore precarizzazione della forza del lavoro, erano parole d’ordine assunte da buona parte del movimento.

Dei quattro procedimenti imbastiti contro gli studenti attivi in quel periodo, due si sono già conclusi con l’assoluzione. La logica di difesa degli imputati ha sempre cercato di ribadire come in quel periodo il movimento fosse partecipatissimo e che le accuse non potevano ricadere esclusivamente su alcuni. Questa è stata una logica vincente in quanto è riuscita a riportare i motivi politici della lotta all’interno delle aule del Tribunale ed è una delle ragioni che ha scagionato gli studenti dalle accuse.

Il 13 febbraio verrà emessa la sentenza per uno degli ultimi due processi. Riguarda il tentativo di un corteo di studenti del 21 Ottobre 2008 che cercò di bloccare la stazione di FN Cadorna di Milano.Ancora una volta, la logica che questura e magistratura seguono è quella di colpire chi negli anni ha continuato a portare avanti i propri percorsi di lotta all’interno delle proprie situazioni quotidiane, in questo caso le università.

Pensiamo che la risposta migliore da dare ad un attacco repressivo sia continuare la lotta: riportare la questione dalla aule dei tribunali agli studenti, ai giovani lavoratori che hanno dato vita a quelle mobilitazioni e che ancora oggi si battono, significa sviluppare una memoria collettiva, da anteporre alla “memoria giudiziaria”, che pone le basi per affilare la critica per le future mobilitazioni ed è allo stesso tempo l’esempio migliore che si possa dare verso le giovani generazioni.

Per questo motivo, chiediamo a chiunque voglia portare solidarietà di uscire quel giorno con un comunicato e delle parole d’ordine comuni, che dimostrino l’unità di chi quotidianamente lotta contro l’università-azienda e il sapere-merce, difendendo i propri diritti.






pc 10 febbraio - il suicidio di Burgarella a Trapani - un grido di denuncia e un appello alla lotta contro stato, Enti Locali, padroni,sindacati confederali che deve essere raccolto

La costituzione violata nel suo articolo 1
Un pezzo di carta infilato tra le pagine della Costituzione italiana Giuseppe Burgarella, operaio disoccupato di 61 anni. «L’articolo 1 della Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…» ha scritto Burgarella insieme alla lista dei morti per suicidio a causa della mancanza di lavoro che negli ultimi anni aveva ricopiato dalle cronache, aggiungendo alla fine della lista il suo. 

LE INUTILI LETTERE A NAPOLITANO E CAMUSSO - 

Ha lasciato la vita, fatta di impegno nel direttivo locale del sindacato Cgil, impiccandosi a una trave nella sua casa di Guarrato, poco più di mille abitanti nel Trapanese. Prima di giungere all’estremo gesto Burgarella, che aveva lavorato sin da ragazzo come muratore prima di conoscere il dramma della disoccupazione, aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica Napolitano e al segretario nazionale Cgil, Susanna Camusso.

TRAPANI - «Se non lavoro non ho dignità. Adesso mi tolgo dallo stato di disoccupazione». Un pizzino disperato. L`ultimo. E' quello che è stato trovato a fianco di Giuseppe Burgarella, operaio di 61 anni, residente a Guarrato. L'operaio è stato trovato, impiccato, domenica mattina.
A rinvenire il corpo il fratello, il noto sindacalista della CGIL Giovanni Burgarella.
La notizia è stata diffusa quest'oggi dal quotidiano Repubblica.
Il giornalista Paolo Berizzi, nell'articolo, rileva che «Su quel pezzo di carta, che ha voluto con sé fino alla fine, Giuseppe ha scritto con cura certosina l'elenco dei morti di disoccupazione degli ultimi due anni: se li è appuntati uno a uno, copiandoli dalle cronache dei giornali. L'ultimo nome in fondo alla lista è il suo … La lista di «quelli come me», che si chiude, infatti, col suo nome. «Mi tolgo io dalla condizione».
«Ultimamente – raccolta ancora Berizzi su Repubblica - aveva scritto due lettere: una al presidente Napolitano e una a Susanna Camusso, segretario della Cgil, il sindacato al quale Burgarella era iscritto da sempre (faceva parte del direttivo provinciale della Fillea). Nelle missive aveva messo nero su bianco tutto il suo disagio, una sofferenza mai spenta e che non riusciva più a tenere per sé. “L'articolo 1 della Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E allora perché lo Stato non mi aiuta a trovare lavoro? Perché non mi toglie da questa condizione di disoccupazione? Perché non mi restituisce la mia dignità?”».
AltraTrapani non aveva mai dato spazio ai casi di suicidio. Perché non rappresenta il centro del proprio impegno divulgativo ma, sopratutto, per rispetto dei familiari delle vittime.
Questa volta non siamo potuti restare in silenzio. Il tema del lavoro è centrale nella nostra vita, perché ci consente di “sentirci utili” (e quindi avere “dignità”), di soddisfare i bisogni nostri e dei familiari.
Oggi, quindi, difronte al corpo di Giuseppe, e alle vomitevoli parole di un vecchio ex premier che offende la gente con le sue promesse semplicemente elettorali di “4 milioni di nuovi posti di lavoro” (neanche sapendo che in Italia il numero dei disoccupati è di "solo" 2 milioni e 875mila persone), non abbiamo potuto non evidenziare questo dramma.
Il dramma della ricerca del lavoro, della disoccupazione, non si può risolvere certamente con questo genere di sistema economico che non ha al centro l'Uomo bensì il profitto.

pc 10 febbraio - NoTAV senza tregua la lotta a Chiomonte - Libertà per Cristian ed Emanuele

Attivisti NoTav "assaltano" Chiomonte
Due valsusini arrestati dalla polizia

Un centinaio di persone ha effettuato tagli alle recinzioni nell'area del cantiere e appicato incendi nei boschi. Uno dei fermati aveva un sacchetto con oltre 130 pietre

di MEO PONTE e FABIO TANZILLI

Un centinaio di attivisti del movimento No Tav ha preso d'assalto nella  notte il cantiere della Torino-Lione a Chiomonte Un quadro elettrico esterno alle recinzioni è stato incendiato interrompendo l'illuminazione nell'area: in quel momento sono iniziati gli attacchi lungo il perimentro e in alcuni punti gli attivisti hanno tagliato le recinzioni e sono entrate all'interno dell'area al di sopra dell'imbocco del tunnel geognostico.

Hanno tolto uno dei cartelloni delle ditte appaltatrici mentre altri gruppi distraevano l'attenzione delle forze dell'ordine a presidio dell'area appiccando piccoli incendi nel bosco vicino.
Lanciati anche pietre e petardi. Danneggiato un mezzo usato nel cantiere e abbattuta una torre faro.Durante una perlustrazione nei boschi sono stati trovati bulloni, biglie, materiale esplodente e diversi involucri di petardi espolsi.

Le forze dell'ordine hanno arrestato due valligiani: Cristian Rivetti, 33 anni ed Emanuele Davi, 41 anni. Le accuse sono di danneggiamento aggravato e continuato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale, e possesso di oggetti atti a offendere. La polizia li ha trovati in possesso di caschetti protettivi, guanti da lavoro, mascherina da saldatore in plastica, occhiali da piscina, torce elettriche, maschere antigas, passamontagna, fionda, un sacchetto in tessuto di jeans contenente 133 pietre (applicato alla cintura di uno dei due), cesoie e una matassa di cavo elettrico.

La rassegnazione non è di casa da queste parti…

Commentiamo l’ennesima notte di resistenza notav al cantiere della Maddalena. Quel cantiere che installato con la forza, fortificato abusivamente, e difeso da centinaia di uomini e mezzi delle forze dell’ordine e dell’esercito continua a subire incursioni e avversità varie.
Da tempo le notti non sono tranquille per l’apparato di sicurezza ed è stato così anche questa notte come si evince dal video che ci è stato recapitato, dove si vedono centinaia di notav intenti a danneggiare le reti, il cantiere e la strumentazione interna, visto che almeno metà fortino è rimasto al buio.
Le bandiere notav sventolano all’interno della fortificazione e si confrontano anche con un mezzo dell’esercito, il famigerato Lince, che preferisce la fuga di fronte alla determinazione.
Sono Cronache di Resistenza, non hanno altro nome.
I giornali locali titolano paroloni e nascondono la contraddizione di un cantiere illegittimo e illegale che continua a far spendere soldi pubblici ad una collettività che necessita d’altro, rispetto all’ennesimo furto ai danni dei servizi sociali e alle vere prorità di questo paese.
Dalle cronache si apprende di due valsusini fermati e arrestati in circostanze che non sono chiare, e non sicuramente durante l’assalto al cantiere. Ci dispiace per i vari Numa, Esposito e Ferrentino ma i due notav sono di Mattie, Val Susa, la Valle che Resiste e non fanno parte dei soliti mostri da sbandierare: centri sociali antagonisti o il bau bau dell’anarco insurrezionalista.
A Cristian ed Emanuele va tutta la nostra solidarietà e non mancheremo nel più breve tempo possibile di dimostarla mobilitandoci.
Nonostante i trionfalismi della lobby si tav, il dato di fatto è che la resistenza popolare a questa nefandezza non si arrende e non si rassegna, e  la lotta continua…