giovedì 22 luglio 2010

speciale fiat 5 - nuovo numero

si tratta del quinto speciale
nel blog anche gli altri 4
disponibili in forma scaricabile e stampabile
leggi,diffondi

speciale fiat 5 - 1 - il dominio e il sabotaggio

Per comprendere la natura dello scontro in atto alla Fiat è sempre necessario guardare all'essenziale. Il piano Marchionne costituisce un salto di qualità non tanto e non solo nel mirabolante tentativo di reggere alla concorrenza mondiale nella crisi – questo è comune a tutti i grandi gruppi automobilistici, questa feroce concorrenza domanda condizioni di lavoro ed estorsione di pluslavoro massimizzato, domanda che si utilizzino tutte le condizioni ambientali e sociali nei diversi paesi del mondo e domanda che sindacati e governi sostengano gli sforzi produttivi dei padron; questo avviene sotto tutte le latitudini, sotto tutti i governi e con tutti i tipi di sindacato – ma sul piano più generale.
'La Repubblica' chiarisce nell'inserto economico del 19 luglio, che la scelta di Pomigliano è una sorta di scelta obbligata e niente affatto dipendente dalla volontà del nuovo padreterno della Fiat: “La Fiat se vuole avere una posizione importante in Europa non la può avere dalla Polonia o dalla Serbia, l'Italia resta e deve restare un suo importante mercato e base produttiva... non può più esserlo con l'organizzazione produttiva attuale costosa e frammentata, la soluzione è chiudere alcuni fabbriche (vedi Termini Imerese – ndr), oppure saturarle mettendole in grado di assorbire tutta la nuova crescita. E' la scelta fatta con Fabbrica Italia che però ora deve essere incrementata e soprattutto funzionale”.
Il salto di qualità del piano Marchionne, quindi, non sta tanto nel piano stesso quanto nel metodo sistemico con cui vuole imporre questo piano, in sintonia col governo come “comitato d'affari” e lo “Stato moderno rappresentativo” in trasformazione lungo la tendenza da regime di moderno fascismo. E' il fascismo padronale, quindi, l'aspetto chiave di questo piano che ne rappresenta il salto di qualità.

Di conseguenza i licenziamenti repressivi in corso sono effetto e sostanza di questo piano. Si tratta di licenziamenti politici non tanto per l'appartenenza politica dei licenziati – in questo, non sono una riedizione degli anni '50 o di Valletta – ma perchè rispecchiano l'elemento politico, sistemico, statuale del salto di qualità.
Lo stupore con cui i licenziamenti sono stati accolti, che sanzionano comportamenti abbastanza ordinari e normali che normalmente o non venivano sanzionati o venivano al massimo sanzionati con provvedimenti blandi dettati dalle normative, questo stupore stupore nasce dall'incomprensione del salto di qualità.
Non è certamente una critica ai delegati e operai licenziati, quanto un'esperienza diretta che gli operai Fiat stanno facendo attraverso la quale la classe prende coscienza della natura dello scontro in atto e, speriamo, che si attrezza per rispondere.
In questo quadro, la definizione esatta di come vengono visti le cosiddette “infrazioni” commesse dagli operai e che ne hanno prodotto i licenziamenti è quella della Marcegaglia che parla di: “iniziative di sabotaggio”.
Giustamente gli operai colpiti dai provvedimenti reagiscono indignati a questa accusa. E lo fa per tutti il segr. nazionale della Fiom, Landini che dal palco della manifestazione di Melfi del 16 luglio, dice che forse ci sono gli estremi per la querela per la Marcegaglia.
Ma questa dialettica non deve far oscurare la sostanza, perchè non riconoscere la sostanza non ci dà la giusta visione di ciò che sta avvenendo e neanche di come combatterlo.
Gli operai anche spontaneamente hanno reagito un po' diversamente dall'indignazione querelante di Landini; nella stessa manifestazione è stato detto: “noi sabotatori? Siete voi che state sabotando i diritti dei lavoratori, lo Statuto dei lavoratori, la stessa Costituzione”.
Questa denuncia è giusta e sacrosanta, ma anche qui è insufficiente. Quello che la Fiat sta facendo, i padroni vogliono fare, il governo e lo Stato vogliono sostenere, è la riformulazione del dominio, secondo il salto di qualità, che considera inaccettabili i comportamenti ordinari della lotta sindacale. Ma se questo è il loro punto di vista è del tutto evidente che effettivamente se si oppone al piano Fiat il sindacalismo di classe e se non si accetta il quadro entro cui esso si colloca, si tratta di un effettivo “sabotaggio” da cui certo non ritrarsi, ma anzi rendere sistematico, organizzato, massificato in fabbrica, rispetto al comando di fabbrica e al piano della sua organizzazione del lavoro e a tutti gli anelli contenuti nell'accordo Fiat, e fuori dalla fabbrica rispetto al ruolo che vi svolge il governo, lo Stato e tutto l'insieme del sistema di dominio al servizio del capitale.

speciale fiat 5 - 2 - lotta alla fiat - un risveglio anche intellettuale

Con un certo cinismo che non ci appartiene ma che in questo caso usiamo perchè è utile alla situazione, dovremmo dire: meno male che Marchionne c'è!
Il suo piano e lo scontro di classe che esso ha innescato rappresentano un salutare risveglio della lotta operaia, nelle sue caratteristiche pure e dure di scontro tra padroni e operai sul piano sindacale, e tra padroni, Stato, sistema e classe sul piano generale.
Un effetto non secondario e interessante è anche il risveglio intellettuale.
Non parliamo di risveglio della ”sinistra”, perchè francamente è l'aspetto meno rilevante della situazione, quanto proprio degli intellettuali che tornano a ragionare di fabbrica e di conflitto di classe, che sentono la necessità di schierarsi e di contribuire anche in questa forma alla lotta stessa.
Noi pensiamo che questo sia utile, necessario e in qualche maniera indispensabile...
Marco Revelli su Il Manifesto spiega bene dal nostro punto di vista questo problema, ed è importante che lui dica ad un certo punto: “Devo fare outing anch'io. Un paio d'anni fa avevo pensato che ci fosse una discontinuità rispetto alla tradizione Fiat. Avevo detto che per l'attraversamento del territorio si era passati dagli scarponi chiodati alle scarpette tecnologiche da footing. Abbiamo scambiato aspetti di natura estetica con la questione sostanziale: la natura dell'industria ai tempi della globalizzazione”.
Forte forse di questo outing, Marco Revelli poi affonda la critica, descrizione, denuncia su Marchionne e il suo piano: “Siamo al ritorno in grande stile della persecuzione sindacale... oggi l'attacco è più subdolo e torbido rispetto a quello degli anni '50, si punta all'affermazione del primato del lavoro servile... siamo uomini e non servi, questo dice il 40% degli operai di Pomigliano... Gli operai di Pomigliano hanno dimostrato a tutti che la condizione servile non è necessariamente un destino... ci sono aspetti morali e simbolici che possono esprimere una potenzialità enorme, a Pomigliano è stato dimostrato che c'è chi è disposto a fare il servo e chi no. Questo riguarda tutti noi, i giornalisti, il mondo intellettuale, i professori universitari.
Per questo dire un No forte oggi è fondamentale”...

Si, di questo si tratta! Certo Rovelli parla di operai ma pensa alla Fiom. Questo in un certo senso rappresenta quel limite di conoscenza, quella mentalità e abitudine da ceto politico, che anche quando vedono il processo non riescono a vederlo oltre i contenitori ufficiali e apparenti di esso.
Ma questo non è solo un problema suo, ma un problema nostro. L'autonomia operaia o si organizza e si fa alternativa agente dentro il conflitto apparente oppure interrompere il circuito vizioso di cui anche Revelli è complice e vittima, non è realmente possibile.
Ma in questo, la radicalità di Marchionne è un grande aiuto.

speciale fiat 5 - 3 - il clima a pomigliano

A Pomigliano il clima è in qualche maniera surreale. C'è un apparenza: gli operai rientrano al lavoro per tre giorni per la produzione dell'Alfa 152, all'interno della fabbrica da mesi campeggia il numero 302 a fissare i giorni senza infortuni nello stabilimento, dove, senza alcuna ironia, nessun operaio ha potuto fare questi 302 giorni, dato che siamo da tempo a ritmi di lavoro di tre giorni al mese o poco più. Cioè la fabbrica attuale è la fabbrica apparente, la fabbrica che ancora non c'è, è la fabbrica reale.
Si vedono già molte facce nuove, ingegneri e tecnici Fiat arrivati da Torino per programmare la ristrutturazione, in vista della nuova Panda; la prossima settimana le tre ditte vincitrice dell'appalto cominciano a montare le impalcature dei lavori; ed è atteso a Pomigliano il professore giapponese, Yamashina, o un suo uomo di fiducia, in qualità di esperti, autori del nuovo piano di organizzazione del lavoro, il Wcm, già in uso a Mirafiori e a Melfi, che ora evolve a Ergo Uas.
Cioè si prepara la produzione futura della Panda, quella della pausa diminuita che significa 600 secondi per 8,3 operazioni in più a turno, che fa scattare una produzione in più di 25 auto al giorno. Un sistema che prevede dei parametri e delle “medaglie”. Pomigliano parte dall'obiettivo minimo, la medaglia di bronzo, per arrivare a quella di oro.
Intanto, però, agli operai reali, di ora, vengono negati anche i quattro soldi del premio di risultato; quindi già lavorano con minori salari. La questione è così evidente che i sindacati firmatari dell'accordo sono fortemente preoccupati perchè Marchionne non si comporta neanche come loro si aspettano, o come lui stesso si atteggia, da monarca illuminato,invece non dà neanche la mancia, mostrando dietro la prosopopea dell'uomo della provvidenza, un meschino 'rapinatore' che fa i conti come l'ultimo bottegaio sulla pelle degli operai

A Napoli in questo momento tutti vanno a fare il loro convegno nazionale. Dopo quello della Fismic che ha anticipato l'idea della Newco, si è tenuto quello dell'ultimo arrivato tra i ventriloqui del padrone, il neo segretario nazionale della Uilm Palombella che ha aggiunto un argomento, quello che l'importante è che gli impianti siano in marcia, perchè senza gli impianti in marcia il sindacato non ha nessun potere contrattuale. Miracolo dell'ipocrisia! Se quegli impianti andranno in marcia, sarà solo a condizione che gli operai e il sindacato, quello vero quello che ci dovrebbe essere, non abbia alcun potere contrattuale.

speciale fiat 5 - 4 - un piano che minaccia la salute

Nella denuncia del piano Marchionne, dell'azione della Fiat a Melfi per quando riguarda le condizioni operaie, giustamente si sta evidenziando l'elemento di attacco frontale alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.
Alla Fiat Sata “il continuo aumento dei ritmi di lavoro nel reparto montaggio ha provocato nel corso degli anni agli operai tendiniti, ernie al disco, protusioni e dolori muscolo articolari.”.
Ebbene, proprio questo è quello che è avvenuto nei giorni precedenti il licenziamento dei delegati e dell'operaio in sciopero alla Fiat Sata. E' questo aumento dei carichi di lavoro che ha originato gli scioperi. E non è casuale che uno dei due delegati licenziati è un delegato RLS che aveva anche come propria funzione un sostanziale doppio motivo per mettersi alla testa di questo sciopero.
Allo stabilimento di Piedimonte San Germano, il rappresentante della Fmlu/Cub dopo aver denunciato evidenti situazioni di pericolo per la sicurezza dei lavoratori nel reparto finizioni esposti a rischio dei fumi di scarico delle vetture in movimento nel fabbricato 0, è stato immediatamente allontanato in altro reparto.

E' evidente, quindi, che questo piano ha e avrà pesantissimi effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Il sistema produttivo e di organizzazione del lavoro che si vuole impiantare e imporre è nocivo e invalidante.
L'Ergo Uas e una maggiore applicazione del Wcm sono l'evoluzione del Tmc2. Con questi sistemi di produzione gli operai sono ridotti ad appendice delle macchine e - come dicono anche analisti, sociologhi, giornalisti -“robottizzati”.
Ma si tratta di operai in carne ed ossa, le cui carni e le cui ossa vengono vilipese e spezzate dal regime di sfruttamento che si impone.

speciale fiat 5 - 5 -quando il gioco si fa duro...

...i duri cominciano a giocare. Quando la lotta si fa dura, i duri dovrebbero cominciare a lottare.

La tendenza e la richiesta spontanea che viene dagli operai o dalla fetta più cosciente, combattiva di essi è proprio questa. E' questo “orgoglio operaio” che spiega il massiccio No di Pomigliano, la catena di scioperi che si è sviluppata alla Fiat Sata prima, durante e dopo i licenziamenti repressivi sull'aumento dei ritmi, la lotta che si è sviluppata alla Fiat Mirafiori sul premio di risultato, l'adesione, molto maggiore degli iscritti Fiom che si è registrata nello sciopero di tutto il gruppo del 16 luglio, e anche il fatto che operai e rappresentanti sindacali di altri stabilimenti siano andati a sostenere il No di Pomigliano arrivando a pagarlo con il licenziamento, come è il caso di Musacchio dello Slai cobas della Fiat di Termoli.
In tutta sincerità non pensiamo che, nonostante le parole siano spesso quelle giuste, sia questa la reazione e l'atteggiamento che stanno, invece, assumendo i dirigenti sindacali, e non solo quelli della Fiom. Sia rispetto al dopo referendum di Pomigliano, sia dopo i licenziamenti a Mirafiori e alla Sata, sia anche dopo il licenziamento dell'operaio Slai cobas della Fiat di Termoli, la scelta principale che viene fatta è quella del ricorso legale. Naturalmente è giusto e sacrosanto, bisogna battersi perchè esso sia sostenuto e vincente. Ma francamente non pensiamo che questo piano e questi licenziamenti si possano contrastare nelle aule dei Tribunali. Noi pensiamo che il salto di qualità domandi un salto di qualità nell'azione di risposta.
Di questo purtroppo sono ben consapevoli i padroni. La Fiat nell'attuare i licenziamenti e in un certo senso nell'attuare il piano Marchionne, ipotesi Newco, ecc., sta in un certo senso blindando anche legalmente l'operazione. Questa operazione è nello stesso tempo volgare e brutale nella sostanza, ma mirata e in un certo senso sofisticata nella forma.
Tanto è vero che sia Bonanni, cisl, che Angeletti e Palombella, uil, con molta tranquillità rispondono che dato che in Italia esiste il licenziamento per “giusta causa”, i giudici verificheranno se c'è la “giusta causa” e decideranno, non c'è quindi da agitarsi in maniera particolare.
E come si sa i ricorsi giudiziari questo sono, una copertura della brutalità delle leggi del padrone e del capitale sotto l'apparenza di una forma, di una legge, di uno Stato, di un giudice al di sopra delle parti.
Proprio per queste ragioni noi pensiamo che in questo caso e in questa fase non sia il ricorso giudiziario l'arma determinante.

pc quotidiano 22 luglio - La guerra dell'acqua a Taranto

Da alcuni mesi l’Acquedotto Pugliese (AQP, azienda pubblica di proprietà all’83% della Regione Puglia del governatore Vendola) ha scatenato contro i cittadini delle case popolari del quartier paolo VI di Taranto un’autentica “guerra dell’acqua”.
Questa la tattica.
Prima una squadra di guastatori attaccano, scortati da forze di polizia, gli edifici morosi, chiudendo le valvole.
Poi il diktat: pagare subito il 5% dell’arretrato dovuto ( a volte di un arretrato di decenni, fino a 200.000 euro!), e l’impegno a pagare il resto dell’arretrato in al massimo 5 anni, con lo sconto degli interessi (ma che buoni!) e di un ulteriore 4%.
Entrano a questo punto in gioco sedicenti “rappresentanti” che “mediano” e chiudono accordi che soddisfano in toto le richieste di AQP.
Così ai malcapitati rappresentati – per la maggior parte disoccupati, precari, pensionati minimi, nel migliore dei casi famiglie di lavoratori monoreddito – tocca pagare diverse migliaia di da pagare subito, per il rispristino del servizio, e rate anche di 90 euro mensili solo per il rientro dalla morosità, cui va aggiunto il consumo corrente, per un totale anche di 400 euro a bolletta (ogni tre mesi) per 5 anni!
Alcuni degli inquilini assetati si svenano per soddisfare e per un paio di mesi riescono a soddisfare queste condizioni capestro, poi si ritorna alla situazione di partenza.
Tutti gli altri o si arrangiano e riescono in qualche modo a ripristinare il collegamento alla rete idrica, o restano all’asciutto in una città tra le più calde e in un quartiere dove non c’è neanche una fontanella!
“La nostra è un’iniziativa per ripristinare la legalità”, gongola sulla stampa locale Salinaro, dirigente dell’AQP “abbiamo constatato che alcune famiglie, cui in passato era già stata sospesa l’erogazione per morosità, si erano abusivamente allacciate alla rete, e questo è un reato, che è stao posto all’attenzione di carabinieri e autorità giudiziaria”.
Secondo Salinaro, e i tanti benpensanti santoni del “rispetto delle regole”, garantirsi comunque il diritto a un bene fondamentale per la vita come l’acqua sarebbe reato.
Invece negare questo bene, minacciare la salute di centinaia di uomini e donne, anziani malati e bambini, solo perché non possono pagare è una “iniziativa per ripristinare la legalità”.
Viene in mente l’eterno dilemma: chi è più criminale chi rapina una banca, o chi ne fonda una?
Se questa è la guerra che combatte l’AQP, anche i proletari delle case popolari di Paolo VI hanno iniziato a combattere alla loro maniera.
Il primo passo è stato comprendere che lotta non è tra chi ieri ha pagato e oggi ha diritto all’acqua e chi è moroso e oggi deve mettersi in regola, altrimenti ci rimettono tutti, come dice l’AQP.
Ma, piuttosto, tra chi vede minacciato l’accesso a un bene vitale, e chi glielo nega per profitto.
Non poter pagare le bollette, non avere un lavoro, è diretta conseguenza di un sistema fondato su sfruttamento e profitto, non un torto dei più povero da far scontare a tutti, hanno detto nelle assemblee, i disoccupati e lavoratori del nostro sindacato che vivono un quelle case.
Il secondo passo è stato iniziare ad autorganizzarsi, allargare l’unità a sempre più condomini liberandosi di tanti finti amici che in loro nome avevano firmato o sostenevano accordi irrispettabili per molti e ingiusti per tutti.
Si è così iniziato a lottare.
Grazie alla rete di solidarietà tra i diversi condomini, nuovi tentativi di distacco di altri edifici sono stati bloccati dagli inquilini organizzati.
Si è iniziata una campagna di denuncia e controinformazione. rompendo il silenzio e portando alla luce come la che la scellerata “campagna per la legalità” di AQP era in realtà un crimine contro la salute di tutti.
Dei primi risultati si sono ottenuti.
Oltre al blocco sul campo dei nuovi tentativi di distacco, il Sindaco, che fino a ieri era rimasto passivo, quasi arbitro neutrale nella guerra tra AQP e morosi, portato allo scoperto dalla nostra denuncia, ei p riscoperto autorità garante della salute pubblica e ha emesso un’ordinanza con cui impone all’AQP di sospendere per 25 i distacchi dalla rete e di ripristinare l’erogazione negli edifici in cui è stata sospesa.
Un primo risultato, ma non ancora abbastanza.
Occorre ora lottare perché l’ordinanza sia effettivamente e immediatamente rispettata, perché agli edifici distaccati l’acqua ritorni subito.
Occorre che si apra subito un tavolo per imporre una trattativa generale per tutti i morosi uniti nello slai cobas, per raggiungere soluzione con rate sostenibili e garanzia del Comune si sostenere e accollarsi il debito di tutti quelli che non sono in condizione di pagare.
Occorre affermare con la lotta il diritto alla salute e all’acqua e a tariffe eque sostenibili per tutti, anche con forme di salario sociale, deve prevalere sulla “legalità” di AQP e le sue esigenze di cassa e bilancio.
Per tutto questo la lotta è appena iniziata e continuerà ancora.

Slai cobas per il sondacato di classe

pc quotidiano 22 luglio - DAL CIE DI CORELLI A QUELLO DI GRADISCA, PASSANDO PER TORINO

Al pari del clima, atmosferico, arroventato che sta attraversando le città italiane, le cronache di questi giorni sono attraversate dal clima arroventato dei CIE. Rivolte continue, da Gradisca a Milano sino a Torino, “mostrano” una situazione nota a tutti da tempo; quella di un sistema di soprusi e abusi istituzionali, fatto di detenzioni illegali – condizioni di invivibilità- diritti negati, in primis quelli igienico/sanitarie, - violenza e repressione poliziesca, denunciata anche da organismi umanitari e sanzionato dalla Comunità Europea, alla quale il governo ha risposto e continua a rispondere : “Me Ne Frego”. Le recenti rivolte oltre ad evidenziare il già noto, hanno avuto un accelerazione con l’ultimo accordo sulla sicurezza tra Governo italiano e quelli algerino e tunisino, che vanno nella direzione di applicare le espulsioni collettive baipassando le stesse norme del pacchetto Sicurezza, il tutto in nome e per conto di accordi, principalmente economici e politici, che cancellano ogni forma dei diritti umani, dove Algeria e Tunisia assumono il ruolo di gendarmi del Mediterraneo a salvaguardia della tranquillità Europea. E la “merce” di scambio sono gli immigrati, letteralmente presi di peso e rispediti nei paesi d’origine dove rischiano di subire torture e carcere. Appena si è sparsa la voce di questo provvedimento, giustamente, gli immigrati hanno cercato di mettere in pratica non una “semplice” rivolta, ma forme di evasioni nel tentativo di sfuggire a queste deportazioni. Da Torino a Trapani, a Gradisca come a Milano, gli immigrati hanno prima protestato contro questo accordo, poi hanno solidarizzato con quelli che erano saliti sui tetti dei CIE e infine hanno cercato di riacquistare la libertà. Tentativo riuscito in alcuni casi, in altri ancora una volta gli immigrati hanno ri/assaggiato la reazione poliziesca. Nello specifico nel CIE di via Corelli a Milano, dopo il tentativo di fuga, riuscito a tre immigrati, uno si è fratturato una gamba nel tentativo di fuga ed è stato ripreso quasi subito, ma diversamente da altre volte è stato rimesso fuori con un foglio di via di 5 giorni e senza aver ricevuto le cure mediche, ed è stato costretto a chiamare il 118 per farsi ricoverare in ospedale, ed ora dovrà essere operato. Comportamento “strano” che sembra avvalorare la tesi che questa sia un modo diverso da un lato di accelerare le espulsioni (liberandosi dei soggetti scomodi che si ribellano) e dall’altro ridurre i costi delle cure da parte della croce Rossa (cosa che fanno bene nella cosiddetta normalità dei CIE). Ma dalla testimonianza di questo immigrato è emerso l’ennesima bufala, venduta subito dalla solita stampa “libera”, che l’altro immigrato ricoverato in ospedale non vi è stato portato perché durante la rivolta aveva ingoiato una pila, ma costretto dal violento intervento della polizia. Quanto avvenuto al CIE di Corelli non è diverso da quanto è successo al CIE di via Brunelleschi a Torino, dove Habib Sabri era salito sul tetto per protestare contro il provvedimento rifiutandosi di scendere se non dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno, e che da stamattina risulta “scomparso” dopo il violento intervento delle forze di polizia.
Essere solidali con le rivolte degli immigrati dentro i CIE è un dovere di tutti quelli che si battono contro il razzismo istituzionale. Altrettanto doveroso e necessario è legare la solidarietà – la “complicità” a questa lotta con quella quotidiana fatta di decreti anti Kebabbari o coprifuoco, come in via Padova, o lo sfruttamento schiavistico prima e i licenziamenti dopo (dalle cooperative alle fabbriche, dai cantieri alle badanti). Unire queste lotte, organizzarle, sono lo spettro che allarma e terrorizza il “buon” Maroni e soci.
Milano 22-07-10

pc quotidiano 22 luglio - anche alla Fincantieri Marghera soprusi antioperai

dal volantino dello slai cobas per il sindacato di classe venezia


....Il 1° luglio 2010 al tribunale di Venezia un ufficiale di polizia giudiziaria ha testimoniato della invalidità e nullità di fogli preformati in bianco che alcune ditte di Fincantieri cercano di usare per negare somme dovute a lavoratori in processi da noi intentati. Attualmente abbiamo chiuso alcune vertenze e ne abbiamo in piedi 40 !
Il licenziamento inaudito e senza alcuna concreta motivazione operato dalla Rocx, nei confronti di Rahman, un giovane saldatore che ha un contratto a tempo determinato scadente tra un anno, è un "SEGNALE" che si vuole imporre, stupidamente, per negare la presenza del ns.Sindacato in alcune aziende che sono tuttora sotto il mirino di gravi denunce testimonianze e prove prodotte contro chi considera gli operai una fonte di guadagno ben oltre il lecito !

MA NON SOLO QUESTO: la "cessazione" del lavoro" decisa per CTI nei confronti di otto lavoratori, (tra cui Luigi Shpati, che sta conducendo una battaglia contro i silenzi osceni e le censure ad una realtà di rischio per la vita dei lavoratori, in Tribunale a Venezia), è stata presentata come un atto inevitabile determinato dalla riduzione del lavoro in Fincantieri, mentre questa ditta, avrebbe dovuto proporre la Cassa Integrazione a rotazione e non per coloro che vengono "scelti" dai titolari !

GIUSEPPE BONO AMMINISTRATORE DELLA FINCANTIERI IN OCCASIONE DEL BATTESIMO DELLA Nieuw Amsterdam PROMETTE LA RIDUZIONE DEL PERSONALE, LA RSU TACE ! (LA Nuova Venezia del 6 luglio: CASSA INTEGRAZIONE NEL 2011)

I giochi si stanno preparando tra padroni e padroncini con le liste di chi resta e chi no ! Le organizzazioni sindacali che si ritengono di classe, devono reagire !

Si deve affrontare invece la questione di cosa continua a succedere qua dentro ! Il lavoro sottopagato, le aziende che negano diritti sindacali e reprimono e cercano di far le scarpe ai lavoratori. SOLO UNENDOTI AL CO.BAS. PUOI DIFENDERTI ! ...

pc quotidiano 22 luglio - Viareggio risposta alla stampa dei padroni

Fatti e … fatti


L’11 luglio sulla cronaca de “La Nazione” è apparso un corsivo (“Le parole e i fatti”). Dallo scritto l’articolista mostra di non conoscere i fatti.
I familiari delle vittime ed i Comitati sorti dopo la strage di Viareggio hanno tenuto ben sei (6 !) riunioni in Comune con l’Amministrazione comunale (sigg. Spadaccini e Vassalle) per organizzare il 29 giugno.
Tra i veri problemi discussi e decisi vi è stato quello degli interventi. Abbiamo concordato che l’unico rappresentante istituzionale a prendere la parola fosse il Sindaco, in rappresentanza della città. Quella sera nessun altro politico avrebbe dovuto parlare. Politici ed amministratori esercitano il proprio diritto di espressione ogni giorno grazie al fatto che per loro giornali, televisioni, radio sono sempre a disposizione.
Allora non si capisce perché l’articolista si sia tanto indispettito per questa decisione condivisa. L’anomalia sta nel fatto che i politici avrebbero voluto parlare anche il 29 giugno. E quando non gli è permesso si risentono pure … Non hanno capito che il 29 giugno non era la ‘serata’ per loro.
Inoltre, se ad un anno dal disastro ancora non ci sono stati i dovuti e necessari finanziamenti per la ricostruzione, vuol dire che governanti, politici ed amministratori non sono stati all’altezza della situazione così grave e drammatica. Dopo un anno gli abitanti di via Ponchielli non sono ancora rientrati nelle proprie abitazioni …
Se a distanza di un anno i politici promettono, si impegnano … significa che ancora non hanno capito cosa sia accaduto il 29 giugno. Magari non avessero capito solo questo. Il fatto è che tanto altro non capiscono e “tanto altro” (sistemi, cricche, malaffari, corruzioni, logge, P3) capiscono troppo bene da far rimpiangere la “tangentopoli” di 18 anni fa. Questa è la triste realtà che anche i giornalisti dovrebbero denunciare se vogliono sentirsi più vicini al paese reale (dei cittadini) e meno a quello di chi della politica ha fatto la sua professione e le sue fortune, a spese e a danno della collettività.
Tra l’altro, se quanto avvenuto il 29 giugno non è dovuto a fatalità, ma a precise e determinate responsabilità, con quale alchimia è possibile far credere che i politici non ne hanno ?
I processi di liberalizzazione, privatizzazione, deregolamentazione, sostenuti ed approvati dai politici in questi anni, sono la causa fondante dei numerosi incidenti avvenuti in ferrovia anche dopo il 29 giugno.
Anche dopo la strage del 29 giugno Ministro ed Amministratore delle ferrovie hanno continuato a non far niente (!) per la sicurezza. Tra l’altro, se fossero state persone consapevoli dell’accaduto e sensibili verso le vittime, avrebbero chiesto ufficialmente le proprie scuse e rassegnato le dimissioni.
Invece Moretti e Matteoli, a poche ore dalla strage, si sono dichiarati estranei da ogni (loro) responsabilità e, da allora, si sono sempre sostenuti a vicenda.
Delle offensive esternazioni di Moretti siamo a conoscenza, dei ‘fatti’ di Matteoli pure: ha difeso a spada tratta Moretti, che (povero figliuolo) era sotto stress e si è dichiarato favorevole alla sua riconferma di A.D. delle ferrovie per aver svolto bene il suo lavoro.
A Viareggio sono state raccolte 10.000 firme perché Moretti non fosse riconfermato, firme consegnate proprio a Matteoli, che tra l’altro si è permesso di offendere una seconda volta le vittime scrivendo che il Comitato dei familiari, che non gradiva la presenza sua e di Moretti il 29 giugno, era un gruppo ancorché minoritario.

Luglio 2010 Assemblea 29 giugno Associazione “Il mondo che vorrei”

pc quotidiano 22 luglio - sciopero e manifestazione contro il licenziamento alla fiat termoli

TERMOLI: VENERDI’ 8 ORE DI SCIOPERO INDETTO DALLO SLAI COBAS ALLA FIAT
POWERTRAIN, SABATO MANIFESTAZIONE E CORTEO A TERMOLI

Contro i licenziamenti politici, il ‘piano Marchionne’, il taglio dei diritti e dei salari e per il ripristino in Fiat della democrazia sindacale e di libere elezioni:

VENERDI’ 8 ORE DI SCIOPERO PER OGNI TURNO DI LAVORO INDETTO DALLO SLAI COBAS
ALLA FIAT POWERTRAIN DI TERMOLI

SABATO MANIFESTAZIONE E CORTEO A TERMOLI

Il licenziamento-politico stile ‘Valletta’ di Giovanni Musacchio, operaio della Fiat Powertrain di Termoli e del coordinamento provinciale di Campobasso dello Slai cobas conferma la matrice eversiva della strategia aziendale che punta alla controriforma dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali all’interno delle fabbriche del gruppo e dell’indotto.
Con questo licenziamento, che segue gli analoghi e precedenti licenziamenti intimidatori di Melfi e Mirafiori nonché la collaterale e altrettanto grave provocazione della Fiat di non corrispondere ai lavoratori il ‘premio di risultato’ a fine mese (questo mentre raddoppia gli stipendi di Marchionne, Montezemolo e distribuisce lauti dividendi agli azionisti), l’azienda ha voluto strumentalmente colpire la solidarietà tra i lavoratori e gli scioperi di questi giorni nelle fabbriche Fiat contro la pretesa trasformazione autoritaria del rapporto di lavoro. Pretesa già sconfitta con il referendum dello scorso 22 giugno a Pomigliano d’Arco dove oltre il 40% dei lavoratori, con lo Slai cobas, hanno rispedito al mittente il ‘piano Marchionne’. Non a caso nelle motivazioni di quest’ultimo licenziamento la
Fiat contesta specificamente a Giovanni la sua partecipazione alla manifestazione-presidio del fronte del ‘NO’ indetta dai sindacati di base davanti alla Fiat di Pomigliano proprio lo scorso 22 giugno.

Venerdì prossimo sciopero anche alla Fiat di Pomigliano dove lo Slai cobas, per ‘massimizzare’ la protesta e non dividere i lavoratori con iniziative sindacali spezzettate, ha scelto tatticamente di far coincidere l’indizione di due ore di sciopero con quelle indette dalla Fiom. La protesta contro i licenziamenti di rappresaglia antisindacale messi in atto dalla Fiat a Termoli, Melfi e Mirafiori non è disgiunta da quella per il pagamento del premio di risultato ai lavoratori del gruppo, e da quelle già in atto contro i reparti-confino (come quello di Nola) ripristinati da Marchionne in Fiat nonché per il rinnovo delle RSU - ormai decadute da oltre un anno alla Fiat Pomigliano - con i sindacati confederali (tutti) che da un anno sequestrano il diritto dei lavoratori a votare ed eleggere i propri sindacati.
Alla manifestazione di sabato prossimo a Termoli (partenza corteo: Piazza Donatori di Sangue, ore 17.00 - conclusione e comizi in Piazza Vittorio Veneto) parteciperà una folta delegazione dei lavoratori della Fiat di Pomigliano: pullman dello slai cobas partiranno da Pomigliano e Napoli.
Alla manifestazione di Termoli sono invitate tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche che intendono concretamente contrastare la pericolosa deriva autoritaria in atto, dalle fabbriche Fiat all’industria, dal pubblico impiego all’intera società.

SLAI COBAS / COORDINAMENTO NAZIONALE -

pc quotidiano 22 luglio - la lotta dei precari della scuola non si ferma..

presidio il 15 luglio davanti a Montecitorio, indetto dal Coordinamento precari scuola.

Una delegazione è stata ricevuta dal presidente della Commissione cultura, on. Valentina Aprea. In questa audizione sono state affrontate da un lato, le condizioni generali della scuola all'indomani della prima applicazione della L. 133, dall'altro, la questione del reclutamento del personale della scuola con riferimento anche al decreto salva precari.
Aprea ha sostenuto che: i tagli sono necessari a causa della crisi, ma...
tutti sanno che la Finanziaria 2008 è stata varata prima che la crisi si "materializzasse" !
Aprea ha sostenuto che la scuola ha bisogno di essere riformata e che bisogna intervenire sugli sprechi degli anni passati, ma...
tutti sanno che, annualmente, migliaia di euro sono destinati a finanziare le scuole private e che, questo governo, in piena crisi, è riuscito a reintrodurre i finanziamenti alle private, esclusi dalla finanziaria, mentre manteneva in toto i tagli alla scuola pubblica!

Aprea dice che le graduatorie sarebbero la cusa della precarietà nella
scuola, ma...
tutti sanno che la precarietà è causata dalle mancate immissioni
in ruolo.... inoltre Aprea ha tenuto a precisare che, comunque, la tendenza è verso gli albi regionali e concorsi banditi per singole scuole o reti di scuole.

Nel report dell'audizione fatto dal coordinamento precari scuola si dice: "Nonostante un atteggiamento meno aggressivo e
determinato rispetto all'anno scorso, frutto evidentemente degli effetti
palesi e innegabili dei tagli sulla scuola, le posizioni sono e restano
assai distanti, senza possibilità di mediazione alcuna rispetto agli scenari
prossimi. Abbiamo quindi ribadito la nostra ferma determinazione a
proseguire la lotta e anzi a svilupparla da settembre in avanti."

Noi crediamo che, sì, l'atteggiamento meno aggressivo e determinato dell' on
Aprea sia dovuto all'evidenza dei disastri che sta subendo la scuola
pubblica, ma è anche frutto di una lotta determinata, autorganizzata dal
basso che non si è mai fermata e, anzi, ha avuto dei salti di qualità.
Condividiamo l'opinione per cui non c'è possibilità di mediazioni con questo
governo, per cui, la parola d'ordine deve essere chiaramente contro questo
governo dei licenziamenti di massa, della distruzione della scuola pubblica,
del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro

pc quotidiano 22 luglio - Ma quale calo degli infortuni! La verità dell'Inail e quella dei lavoratori

I dati Inail sugli infortuni e le morti sul lavoro del 2009 parlano di una diminuzione rispetto all'anno precedente (-6,3 per gli infortuni mortali e -9,7 per gli infortuni sul lavoro nell'anno 2009) e di un aumento delle malattie professionali. Tutti i mezzi di informazione non hanno fatto altro che dare spazio alla notizia del "calo" del numero dei morti sul lavoro mentre nessun risalto è stato dato sulle cause, e cioè non hanno aggiunto che incidono su quei dati la disoccupazione di massa, i tagli allo straordinario e la cassaintegrazione, i rapporti di lavoro precari e in nero. Una notizia "di parte" (padronale) nella giornata in cui si è compiuta l'ennesima strage di operai: ben 7 sono morti sul lavoro e i giornali danno risalto alle dichiarazioni di padroni di Confindustria, ministri di questo governo soddisfatti del calo del numero degli infortuni!
Cosa dice l'Inail: "sono 790.000 gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2009, per un calo del 9,7% rispetto al 2008 (85mila in meno). I casi mortali sono stati 1.050, per una flessione del 6,3% (70 decessi in meno)".
Numeri che confortano i padroni non certo i lavoratori che vivono un'altra realtà, quella dello sfruttamento quotidiano e della mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il ministro Sacconi è soddisfatto che "non siamo il peggior paese al mondo, come a volte si dice con un'enfasi che non aiuta". E cosa invece aiuta, signor ministro, i dati di parte dell'Inail?
Il presidente dell'Inail Sartori: "È cambiata la cultura della sicurezza". Ma, forse, la verità è che sta cambiando, più precisamente, il ruolo dell'Inail voluto da questo governo. In linea con i tagli ai controlli ispettivi e alla prevenzione, con il peggioramento del Testo Unico sulla sicurezza, con l'azzeramento dei diritti nel Collegato Lavoro e nell'attacco allo Statuto dei lavoratori.
Sulla questione delle malattie professionali in continuo aumento, in un Convegno nazionale organizzato dalla Rete per la sicurezza sul lavoro a Ravenna il 13 marzo, Vito Totire di Medicina Democratica e dell' Associazione Esposti Amianto era intervenuto rispetto al ruolo dell'Inail. Riportiamo dal suo intervento pubblicato nel n° 3 del Bollettino della Rete: "la sinistra in Italia, i lavoratori, come s’immaginano il futuro dell’Inail? La presidenza Inail oggi è stata consegnata definitivamente alla Lega Nord. Il suo presidente afferma pomposamente, nella sua relazione su carta patinata, che tutti i governi di questi ultimi 15/20 anni hanno lavorato per potenziare l’istituto.
Un ente che per finalità e per mestiere punta alla negazione dell’eziologia professionale delle malattie, che punta anche a negare la componente professionale nelle dinamiche infortunistiche, allora se sull’Inail non facciamo un programma che dice: riformare l’Inail, togliere definitivamente all’Inail tutte le competenze che riguardano la valutazione del nesso di causalità tra esposizione e causa professionale altrimenti saremo nel campo della mancata prevenzione, ma anche del mancato risarcimento del danno. I tumori professionali stimati dagli epidemiologi in Italia sono attorno ai 15 mila. L’Inail ne riconosce un migliaio! Certo che non è tutta colpa dell’INAIL, c’è tutta una gravissima situazione di sottostima, di sottosegnalazione dell’apparato sanitario, dei medici. Ma l’INAIL comunque fa la sua parte con un’attività sistematica di respingimento di tutta una serie di denuncie di malattie professionali, con aree nel paese di estrema gravità. Pensiamo al sud, dall’Enichem di Manfredonia all’Ilva di Taranto, dove l’Inail non risponde a casi di morte per tumore neanche dopo un anno e mezzo!
Noi vediamo l’INAIL come ente pubblico che mantenga il suo ruolo di raccolta delle quote assicurative per i datori di lavoro, togliergli le competenze riguardo formazione/informazione, passare la valutazione decisionale del nesso causale tra esposizione e la malattia e tra esposizione al rischio infortunistico all’AUSL. così per i lavoratori sarà più facile ottenere il riconoscimento del danno
subito".
La lotta dal basso per la salute e la sicurezza sul lavoro non ha nessun motivo per fermarsi.
La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro rilancerà la sua attività con un convegno per quest'autunno.

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com

mercoledì 21 luglio 2010

pc quotidiano 21 luglio - Afghanistan: la conferenza dei predatori

L'imperialismo Usa ha convocato a Kabul i ministri e alti responsabili di quasi 70 paesi per una Conferenza per fare il punto della situazione sull'occupazione e lanciare improbabili decisioni strategiche per contenere una sconfitta che non vogliono ammettere. Hanno tenuto quella che chiamano Conferenza arroccati in una capitale blindata e l'hanno tenuta in tutta fretta (è durata solo 4 ore, non si sa mai che la guerriglia decidesse di rompere la tregua).
La parola d'ordine che maschera il fallimento imperialista a guida Usa è "transizione".
Hanno fatto dire al loro fantoccio Karzai che il paese si prepara "ad assumere le responsabilità della sua sicurezza all'orizzonte del 2014" aprendo il "negoziato" con la resistenza talebana e creando le basi per una guerra civile come Petraeus ha già messo in campo in Irak. Così i "donatori" daranno a Karzai 600 milioni di euro per 'comprare' la resa di 36mila combattenti della resistenza afgana e circa 11 miliardi di euro all'anno per corrompere i signori della guerra e della droga e i politici. Continuando, cioè, a fare quello che hanno fatto fino ad ora, portando ancora di più alla fame il popolo afghano e facendo vivere nel lusso politici e mafiosi.
'La nostra missione - ha dichiarato Rasmussen, segretario generale della Nato - finirà quando, solo quando gli afgani saranno in grado di garantire la propria sicurezza. Il processo di transizione sarà basato sulle reali condizioni del momento, non su calendari. Le forze internazionali non lasceranno l'Afghanistan (nel 2014, ndr): acquisiranno semplicemente un ruolo di supporto. Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare la nostra missione di lungo termine: quella di ottenere un Afghanistan
stabile, sicuro e pacificato. Troppe nazioni, specialmente l'Afghanistan, hanno troppo sofferto per vedere questo Paese scivolare indietro''.
Intanto si preparano ad allestire una base in Azerbaigian a supporto della guerra in Afghanistan.
Le truppe Nato, quindi, rimarranno ad oltranza, ben oltre quella data, solo che adesso vogliono fare degli afghani carne da macello e lavorare nell'ombra addestrando polizia ed esercito, continuando anche la guerra a bassa intensità con l'intelligence e facendo affari.
Lo scorso dicembre Obama ha indicato luglio 2011 come la data per avviare il ritiro delle truppe statunitensi. "Questa data - ha precisato Hillary Clinton- è l'inizio di una nuova fase, non la fine del nostro coinvolgimento". Cambia la forma, ma c'è una sostanziale continuità nella politica imperialista Usa anche perchè Obama, il "riformatore", non ha mai tagliato neanche un'euro per le spese militari, anzi.
L'Italia ha un ruolo fondamentale nell'occupazione a guida Usa. Lo ha ricordato Obama nella recente intervista al Corriere della sera. E, come un servo riconoscente, Frattini ripete che "l'impegno militare non può essere a tempo determinato".
Intanto la "ricostruzione" comporta che lo sfruttamento di rame, litio, zinco, oro, marmo, petrolio possa avvenire in condizioni di sicurezza e investendo sulla logistica. La Stampa riporta la notizia che al contingente italiano è destinato il distretto di Gulram, straricco di materiali ferrosi e con una forte presenza iraniana.
Gli imperialisti s'illudono di potere spartirsi le risorse che appartengono al popolo afghano. Glielo ha ricordato la resistenza popolare che nel mese di giugno è arrivata a colpire 103 soldati occupanti (60 americani) e ha accolto con una pioggia di razzi l'arrivo del segretario generale Onu per la Conferenza.
Via le truppe imperialiste dall'Afghanistan!

prolcomra
21/07/2010

pc quotidiano 21 luglio - il blog e il lavoro di proletari comunisti

il quotidiano comunista blog è realizzato sempre più con la partecipazione organizzata di tutti i compagni attivi in proletari comunisti,
anche se ci sono ancora compagni della nostra organizzazione che non danno il necessario contributo, perchè non vedono il blog come uno strumento da combattenti politici d'avanguardia quali noi siamo e vogliamo sempre più essere...
....bisogna organizzare una propaganda del blog e una circolazione del blog in internet verso tutti i compagni e le aree politiche proletarie, comuniste, rivoluzionarie interessate.....
...stiamo preparandoci a una forma di stampa quotidiana del blog verso gli attivi delle fabbriche e delle realtà di lotta in cui operiamo con anche una presenza in fabbrica del quotidiano in forma di giornale murale....
Il quotidiano blog, la rivista la nuova bandiera, la rivista maoist road, i classici e gli opuscoli sono strumenti per la nascita, costruzione, sviluppo dei circoli di proletari comunisti, essenzialmente circoli operai....
Il nostro lavoro di massa ha al centro le lotte operaie e proletarie, l’antifascismo-antirazzismo-antirazzismo, il movimento delle donne e della gioventùproletaria e studentesca,l’internazionalismo....
In tutti questi campi il nostro metodo di lavoro di massa è quello del primato delle lotte e dell’orientamento e direzione di esse, il sistema organizzativo delle reti come fronte..... questa attività di massa è finalizzata in questa fase a far avanzare la lotta politica per il rovesciamento del governo Berlusconi per contrastare il regime moderno fascista, poliziesco e presidenzialismo dittatoriale in formazione .. per affermare l’esigenza di un governo operaio e popolare che possa essere o almeno aprire la strada attraverso una rivoluzione al potere nelle mani dei lavoratori e a una società socialista.....
....la tappa attuale di questo lavoro è formare i compagni, costruire le strutture di base porli alla testa delle lotte e dell’organizzazione di massa, ...fare delle città in cui siamo e in cui possiamo essere presenti degli esempi, delle basi, dei punti di riferimento locali e nazionali di questo lavoro

proletari comunisti
21 luglio 2010

pc quotidiano 21 luglio - grenoble la rivolta continua



Quinta notte di ribellione nella banlieu di villeneuve - grenoble
le tracotanti dichiarazioni di Sarkozy e i suoi, il massiccio e selvaggio schieramento delle forze repressive non fermano ma alimentano la protesta

Nelle banlieus, nella gioventù proletaria francese e immigrata, dal 2005 in particolare, ogni scintilla può incendiare la prateria...

proletari comunisti
21 luglio 2010

pc quotidiano 21 luglio - licenziamento operaio slai cobas allla fiat termoli

la solidarietà militante di proletari comunisti

comunicato slai cobas

Dopo i licenziamenti in vari stabilimenti Fiat è arrivato il turno di
Termoli e guarda caso il trenino di Marchionne fa sosta alla stazione
del sindacato Slai-Cobas .
Questa volta a essere colpito è un nostro giovane attivista sindacale,
Giovanni Musacchio, membro del coordinamento provinciale di
CAMPOBASSO.
Passano gli anni ma la musica non cambia anzi peggiora con la regia di
governo e confindustria che vogliono sempre più azzerare i diritti
fondamentali dei lavoratori in nome del profitto e del mercato.
Non gli è andata proprio giù la pillola del no di Pomigliano, come se
non sapevamo che avrebbero allargato la flessibilità selvaggia in
tutti i posti di lavoro !
Il potere dell’informazione spesso cambia la versione dei fatti a uso
e piacimento dei padroni com’è stato fatto a livello nazionale.
Vergognoso è coinvolgere la vita privata dei lavoratori e distorcere
la figura modello di un operaio nonché padre di famiglia
responsabile che ha assolto entrambi i ruoli con dignità e
correttezza nella speranza di realizzare un futuro più equo e
migliore .
Pertanto invitiamo tutti i lavoratori a partecipare attivamente agli scioperi
e le manifestazioni di protesta che si terranno nei prossimi giorni.
Insieme a Giovanni continueremo a percorrere la strada …….
Termoli,
21 Luglio 2010

pc quotidiano 21 luglio - torino razzismo bipartisan

FACCIAMO UN GIOCO: INDOVINA CHI


Di seguito trovate un ordine del giorno votato alla Circoscrizione Due di Torino, la sera di lunedì 19 luglio.
Indovinate chi lo ha presentato, e che esito ha dato la votazione.
La soluzione in fondo al pezzo.


ORDINE DEL GIORNO

oggetto: Accampamento abusivo nei pressi di corso Tazzoli presentato da...

Il Consiglio della Circoscrizione 2^

CONSIDERATO CHE

Al fondo di corso Tazzoli, nei pressi di Via Crea, dietro l'edificio delle poste, si è ormai da qualche tempo insediato un accampamento abusivo;
Che la situazione è andata progressivasmente peggiorando, soprattutto dopo lo sgombero di un certo numero di famiglie rom da strada del Portone;
Che ad oggi sono circa duecento gli individui che vivono nei pressi di corso Tazzoli, in condizioni igieniche del tutto precarie, privi di luce e acqua.

PRESO ATTO CHE

Giungono alla Circoscrizione continue lamentele da parte dei residenti e dei commercianti della zona, rispetto alla difficile situazione che con l'accampamento abusivo si è venuta a creare.
Che le condizioni di degrado in cui queste persone vivono sono diventate davvero problematiche con l'innalzarsi delle temperature.
Che nella stagione estiva le presenze continuano a crescere progressivamente, in relazione agli spostamenti dei nuclei e dei singoli individui.
Che dal punto di vista igienico-sanitario, umanitario e dell'ordine pubblico tale situazione non è più tollerabile.
Che centinaia di residenti, soprattutto della zona del Centro Europa, la più frequentata dai nomadi, ci informano di continui episodi di vandalismi e di furto, di continue minacce e accattonaggio aggressivo, che stanno portando al cambiamento delle abitudini di vita dei residenti.
Che il progressivo degrado della zona rischia di far esplodere tensioni sociali già oggi al limite.

DICHIARA

Che è necessario nel più breve tempo possibile affrontare tale situazione a più livelli (umanitario, della sicurezza, dell'igiene pubblica).

CHIEDE/IMPEGNA

Che il Sindaco della Città di Torino e gli Assessori competenti si attivino presso il Prefetto di Torino, in qualità di Commissario straordinario per l'emergenza nomadi, affinché si concerti e si attui, nel minor tempo possibile, un'azione di controllo effettivo delle presenze, di sgombero dell'accampamento, di pulizia e ripristino dell'area.



RISPOSTA AL QUESITO POSTO IN APERTURA

Quello qui riportato, integralmente e fedelmente, è un ordine del giorno presentato, non già - come si potrebbe erroneamente pensare - dalla Lega Nord, ma dal presidente Andrea Stara, neo consigliere regionale eletto nella lista Insieme per Bresso, una di quelle del centrosinistra.
Il risultato è stato che un solo consigliere - Mario Rinaldi del Pdci - ha votato contro, pur essendo al momento ancora nella maggioranza, tutti gli altri si sono schierati con il proponente.
Condivido appieno la motivazione del voto contrario data da Rinaldi: "come comunista non potrò mai votare a favore di uno sgombero".
A Stara posso solo dire che mi meraviglia il fatto che, per mantenere la poltrona, si sia schierato con la destra, sia quella radicale e fascista sia quella moderata.
Forse, però, non mi dovrei stupire più di tanto, visto che il presidente in questione è uscito dal Pdci quando c'è stato il passaggio dell'assessore al bilancio del comune di Torino, Gian Guido Passoni, con il podestà Sergio Kiamparino.

da stefano ghio - proletari comunisti -torino

pc quotidiano 21 luglio - assoluzione di 'sud ribelle'

Nel giorno dell' Anniversario dell'assassinio di Carlo Giuliani,
20 luglio 2010

Catanzaro, il Sud Ribelle non si processa: respinta
la richiesta della Procura
A Catanzaro la Corte d'Assise e d'Appello ha appena rigettato la richiesta
della Procura nel secondo grado del
processo al "Sud Ribelle" incriminato per la costruzione della rete verso il
NoG8 del luglio 2001 a Genova.


Tutti assolti gli attivisti del sud ribelle inseguiti da otto anni da un dossier preparato dagli uomini del generale Ganzer che li accusava di diversi reati, il più
grave quello di cospirare contro gli organi costituzionali. Un’accusa
paradossale che era piovuta addosso a una ventina di attivisti,
soprattutto di Puglia, Campania e Calabria, e che diverse procure si
erano rifiutate di trattare finché un controverso pm di Cosenza non se
ne volle far carico. Il sud ribelle non era un’associazione sovversiva,
era un pezzo della moltitudine che contestò il G8 del
2001. Il sostituto procuratore generale Marisa Manzini, stamane, aveva chiesto
oltre 30 anni di carcere. I giudizi d’appello hanno confermato quindi
la sentenza di primo grado.

pc quotidiano 21 luglio - Finanziata dal governo la mini-naja: prove tecniche di “formazione giovanile” moderno fascista!!!

Il progetto della cosiddetta mini-naja, così a cuore in questi mesi a ben tre ministri come La Russa (Difesa), Meloni (della Gioventù) e Tremonti (Economia), è stato finanziato in questi giorni dal governo. Il costo previsto per “i primi tre anni di sperimentazione” è di ben 20 milioni di euro, ma non basta, per permettere l’attuazione del progetto è necessaria una ristrutturazione delle caserme destinate all’accoglienza dei giovani accoliti con una spesa prevista di oltre 4 milioni di euro, per non parlare del materiale didattico per il quale si mettono in cantiere 350.000 euro e delle operazioni di addestramento con ben altri 850.000 euro! E meno male che il governo ogni giorno ricorda alle migliaia di lavoratori licenziati, di operai cassa integrati, di precari ultraprecarizzati, di disoccupati che viviamo tempi bui di crisi!

Attraverso la mini-naja i giovani saranno chiamati per tre settimane in caserma dove proveranno il brivido di indossare finalmente la divisa, “un assaggio di vita militare” ha detto La Russa vista l’abolizione della leva obbligatoria, e saranno “istruiti” su come sarà importante e determinante per la loro vita entrare a far parte delle Forze Armate che daranno peraltro loro l’occasione di andare in missione in giro per il mondo. E il governo si sta attivando con tutta una struttura ad hoc per la propaganda dei corsi di formazione destinati ai giovani con riferimenti in particolare ad alcuni compiti di “alto valore istituzionale e morale” delle Forze Armate vedi le “missioni internazionali di pace e salvaguardia degli interessi nazionali; di contrasto del terrorismo internazionale….”

Attraverso la mini-naja il governo, dietro i suoi bei ma vergognosamente ipocriti proclami,vuole mirare invece al rafforzamento delle proprie forze militari per continuare a portare avanti le “sue missioni” DI GUERRA! che da anni porta avanti attraverso l’ occupazione militare di fette di paesi come l’Iraq, l’Afghanistan, i Balcani…

Nuove e fresche braccia per il ricambio delle forze militari sono indispensabili al governo per continuare a garantirsi un posto al sole nella spartizione imperialista della succulenta torta delle materie prime e allora che ben vengano le nuove forme di adescamento e indottrinamento dei giovani, da reclutare come nuovi balilla al servizio della patria!

Contro tutto questo ribellarsi è giusto!

Do237