sabato 11 luglio 2026

pc 11 luglio - Sono possibili fabbriche in cui gli operai sono i protagonisti, decidono su tutto? SI', e lo mostreremo

Nel sistema capitalista il lavoratore produce tutto ma non è padrone del suo lavoro, anzi vede il lavoro come attività diretta contro se stesso, indipendente da lui, che non gli appartiene; c'è una alienazione dell'operaio non solo rispetto al risultato del suo lavoro, ma all'intero processo produttivo. L'attività lavorativa diventa solo un mezzo per sostenere l'esistenza individuale del lavoratore. 
Senza l'operaio non si potrebbe produrre tutto ciò che serve all'umanità, ma l'operaio non può decidere nulla.

Spesso i lavoratori, e anche altri settori sociali, pensano che questa condizione sia immutabile; non vedono che questa condizione è unicamente legata, è conseguenza del modo di produzione capitalista, in cui la produzione è sociale, e viene realizzata attraverso lo sfruttamento, il lavoro salariato, ma l'appropriazione di questo lavoro è privata; per cui a più ricchezza per i padroni e i membri della sua classe, corrisponde più povertà, più subordinazione, più alienazione per i lavoratori e le masse popolari.

Solo rovesciando questo sistema della borghesia, costruendo il potere operaio è possibile un cambiamento di questa condizione.

Questo è già avvenuto, con la breve prima gloriosa esperienza della "Comune di Parigi", con la grande Rivoluzione d'Ottobre e i primi passi di una società socialista; ma soprattutto è avvenuto in Cina quando la Cina, con la direzione di Mao Tse tung, era socialista, durante i 10 anni della Rivoluzione culturale proletaria.

Durante la Rivoluzione culturale proletaria, gli operai gestivano collettivamente la fabbrica, decidevano

sulla produzione e su ogni organizzazione del lavoro; non vi era più la separazione tra dirigenti, tecnici e operai, ma vi era una unione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. I lavoratori partecipavano ad ogni piano produttivo e di gestione della fabbrica, dei miglioramenti dei sistemi di sicurezza; in questo grande periodo, i dirigenti, gli ingegneri, gli intellettuali hanno dovuto svolgere lavoro manuale per evitare la formazione di élite tecnocratiche, vi era uguaglianza. I prodotti del lavoro non andavano più a beneficio dei padroni, ma della società.

Tutto questo cambiamento, frutto del potere operaio e popolare, non sono parole, ma sono fatti.

Perchè poi, dopo 10 anni della Rivoluzione culturale proletaria, dopo la morte di Mao Tse tung nel 1976, questa grande epopea finì e riprese il potere la borghesia, sia pur all'inizio tinta di "rosso", e ora la Cina è anch'essa un paese imperialista, è una lunga storia, importante per la marcia che il proletariato deve fare per la sua liberazione; una marcia che, rivoluzione dopo rivoluzione, esperienze di potere proletario sempre più avanzate che imparano dalle precedenti grandi esperienze, deve essere conosciuta e che noi, con la Formazione operaia e la sua ripresa in autunno, stiamo cercando di fare.

Ma ciò che è indubbio è che in Cina, durante la grande rivoluzione culturale proletaria è stato dimostrato dai fatti che è possibile mettere fine al potere dei padroni, all'estraneità dei lavoratori da ciò che producono, che è possibile che le fabbriche siano nelle mani dei lavoratori e che possono decidere su tutto.

Questo è dimostrato in particolare in un libro "L'organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale" scritto negli anni '70 da Charles Bettelheim, che stette in Cina in quegli anni, andò nelle fabbriche, parlò con gli operai, fece inchiesta, toccò con mano i cambiamenti.

Ecco, noi vogliamo riportare alcune parti di questo importante libro. Lo faremo in più post questa estate.

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