Senza l'operaio non si potrebbe produrre tutto ciò che serve all'umanità, ma l'operaio non può decidere nulla.
Spesso i lavoratori, e anche altri settori sociali, pensano che questa condizione sia immutabile; non vedono che questa condizione è unicamente legata, è conseguenza del modo di produzione capitalista, in cui la produzione è sociale, e viene realizzata attraverso lo sfruttamento, il lavoro salariato, ma l'appropriazione di questo lavoro è privata; per cui a più ricchezza per i padroni e i membri della sua classe, corrisponde più povertà, più subordinazione, più alienazione per i lavoratori e le masse popolari.
Solo rovesciando questo sistema della borghesia, costruendo il potere operaio è possibile un cambiamento di questa condizione.
Questo è già avvenuto, con la breve prima gloriosa esperienza della "Comune di Parigi", con la grande Rivoluzione d'Ottobre e i primi passi di una società socialista; ma soprattutto è avvenuto in Cina quando la Cina, con la direzione di Mao Tse tung, era socialista, durante i 10 anni della Rivoluzione culturale proletaria.
Durante la Rivoluzione culturale proletaria, gli operai gestivano collettivamente la fabbrica, decidevano
sulla produzione e su ogni organizzazione del lavoro; non vi era più la separazione tra dirigenti, tecnici e operai, ma vi era una unione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. I lavoratori partecipavano ad ogni piano produttivo e di gestione della fabbrica, dei miglioramenti dei sistemi di sicurezza; in questo grande periodo, i dirigenti, gli ingegneri, gli intellettuali hanno dovuto svolgere lavoro manuale per evitare la formazione di élite tecnocratiche, vi era uguaglianza. I prodotti del lavoro non andavano più a beneficio dei padroni, ma della società.Tutto questo cambiamento, frutto del potere operaio e popolare, non sono parole, ma sono fatti.
Perchè poi, dopo 10 anni della Rivoluzione culturale proletaria, dopo la morte di Mao Tse tung nel 1976, questa grande epopea finì e riprese il potere la borghesia, sia pur all'inizio tinta di "rosso", e ora la Cina è anch'essa un paese imperialista, è una lunga storia, importante per la marcia che il proletariato deve fare per la sua liberazione; una marcia che, rivoluzione dopo rivoluzione, esperienze di potere proletario sempre più avanzate che imparano dalle precedenti grandi esperienze, deve essere conosciuta e che noi, con la Formazione operaia e la sua ripresa in autunno, stiamo cercando di fare.
Ma ciò che è indubbio è che in Cina, durante la grande rivoluzione culturale proletaria è stato dimostrato dai fatti che è possibile mettere fine al potere dei padroni, all'estraneità dei lavoratori da ciò che producono, che è possibile che le fabbriche siano nelle mani dei lavoratori e che possono decidere su tutto.
Questo è dimostrato in particolare in un libro "L'organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale" scritto negli anni '70 da Charles Bettelheim, che stette in Cina in quegli anni, andò nelle fabbriche, parlò con gli operai, fece inchiesta, toccò con mano i cambiamenti.
Ecco, noi vogliamo riportare alcune parti di questo importante libro. Lo faremo in più post questa estate.

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