venerdì 10 aprile 2026

pc 10 aprile - Governo-Padroni-sindacati di destra vogliono istituire il "salario al massimo ribasso"


Con l’avvicinarsi del Primo Maggio, il Min. Calderone (ex capa dei consulenti dei padroni), il governo Meloni vuole fare un nuovo regalo a padroni, padroncini e sindacati amici,  come l’Ugl e la Cisal. Si vuole varare una norma per rendere legittima l'applicazione di contratti collettivi con condizioni al ribasso rispetto anche ai contratti siglati da Cgil, Cisl, Uil, spezzando quello che il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon chiama “il monopolio di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil”. 

Durigon parla di una norma per “la libertà sindacale”, ma in realtà è una norma per "la libertà dei padroni e dei sindacati più servili" e per porre nuove catene ai lavoratori per chiedere aumenti salariali.

Il testo, collegandosi alla scadenza fissata dalla legge delega sul salario minimo (appunto vicina al 1° Maggio), da un lato riconferma la contrarietà del governo ad introdurre un salario minimo per legge (che aveva l'unico scopo di porre un freno a salari miseri, per esempio sui 5/7 euro lordi all'ora, applicati in tante realtà di servizi, pulizie, ristorazione, turismo, call center, ecc. - ma recentemente anche ad operai degli appalti industriali con la trasformazione da CCNL metalmeccanico a CCNL multiservizi - e che, quindi, riguardano migliaia di lavoratori e soprattutto donne); dall'altro punta ad individuare i contratti “maggiormente applicati” come riferimento per le retribuzioni. 

Quindi poichè i contratti "maggiormente applicati" sono quelli più svantaggiosi per i lavoratori, le

lavoratrici e fatti da sindacati di destra, più in sintonia col governo, come Ugl, Cisal, se passa questa legge, questi e altri sindacati autonomi di destra potranno tranquillamente/legalmente firmare contratti da fame e farli applicare - unica condizione è che devono dimostrare che hanno "tutele equivalenti" a quelli delle sigle sindacali più rappresentative. 

Ma questa è una formula ambigua, non dice neanche che le retribuzioni devono essere uguali, non inferiori a quelle dei contratti dei sindacati confederali (già al ribasso), ma introduce la "scappatoia" di "tutele equivalenti" - quali tutele, che significa "equivalenti"? - facilmente superabile per sindacati e padroni. Scrive il Fatto quotidiano: "asseconda esattamente la strategia con cui Cisal e l’Ugl si stanno muovendo da tempo: approvano contratti e poi, se mai arrivano ricorsi in Tribunale contro chi li applica, tentano di dimostrare l’equivalenza. Il metodo è subdolo: spesso i loro contratti hanno paghe base simili a quelli più rappresentativi, ma penalizzano i lavoratori con altri strumenti. Esempio: meno permessi disponibili, indennità aggiuntive più difficili da ottenere poiché legate a condizioni più complicate da soddisfare".

La sostanza è che il governo Meloni, non solo rifiuta il "salario minimo" (9/10 ore nette all'ora), ma ora con questa proposta - che ufficializzerebbe proprio vicino al 1° Maggio (a ulteriore schiaffo ai lavoratori, alla lavoratrici, alla necessaria lotta per il salario) - punta a legittimare ed estendere il "salario al massimo ribasso".

Un grosso regalo a padroni e padroncini che - violando anche le minime "regole capitaliste" - pagherebbero la forza-lavoro al di sotto del costo del "tempo di lavoro necessario" per ricostituirsi.

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