venerdì 10 aprile 2026

pc 10 aprile - Guerra in Iran ed effetti economici interni: chi ne paga il costo?

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 09.04.26

Non si parla altro in questi giorni, al bar, al lavoro, che dell’aumento dei prezzi della benzina, del gasolio e di tanti altri, ed è logico visto che la guerra che i Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l’Iran ha bloccato lo stretto di Hormuz da dove passa una quantità enorme di petrolio, gas e di altro, che ha messo in crisi l'intero sistema di approvvigionamento energetico con l’aumento dei prezzi. 

È anche per questo che oggi dedichiamo la Controinformazione a questo argomento, in particolare sulle ricadute che toccano i lavoratori, le lavoratrici, i pensionali, gli studenti, i pendolari, insomma le grandi masse popolari e naturalmente non solo chi usa l'auto o altri mezzi di trasporto.

A proposito di classi sociali, diciamo subito che è un problema che non tocca certo la borghesia ricca o la media borghesia.

I primi costi della guerra imperialista che ci devono fare inorridire sono quelli pagati con la vita, da chi muore in questa guerra del nazi-imperialista Trump e del nazi-sionista israeliano che ha fatto già oltre 2.000 morti, tra cui bambini e civili in appena un mese di guerra, dal 28 febbraio.

I quotidiani, i mezzi di informazione, su questo si fermano solo qualche secondo, poi cominciano con i danni all'economia, le perdite materiali, le aziende in difficoltà, il tempo che ci vorrà quando finirà questa guerra, visto che anche la tregua è già in pericolo, la ripresa degli affari, i costi della guerra contro l’Iran che fino a questo momento ammontano a circa 200 miliardi (ci sono 50 miliardi in più se si fa il confronto con la Guerra del Golfo del 1991) e poi si elencano i costi di un solo aereo di guerra che ammontano a 100 milioni di dollari e ricordiamo che l'Iran ne ha battuti due e poi il costo dei missili, sia di quelli che vengono per attaccare che quelli che intercettano e poi ci sono i droni che costano meno - ma fino a un certo punto - si va da quelli più semplici a quelli più sofisticati che sono diventati sempre più diffusi nelle guerre.

E con tutto questo impiego di armi gli arsenali naturalmente si svuotano che poi bisogna ricostituire. Scrive la Stampa che l'America in questo senso brucia già mezzo miliardo al giorno. Quindi chi paga davvero il prezzo? Certo non il pazzo Trump - come lo chiamano - e la sua cricca di fascisti (Trump certo tanto sano di mente non sembra essere per nessuno), bisogna però dire che la "malattia" di Trump si chiama imperialismo e fame di profitti, infatti si parla già di dividendi della guerra, cioè a chi toccheranno i profitti che vengono fuori e qui siamo al complesso militare industriale e naturalmente alle banche, infatti si torna a parlare di tassare gli extraprofitti, a conferma ancora una volta che le banche innanzitutto fanno sempre la parte del leone.

Quindi il prezzo lo pagano le masse iraniane con morti, feriti, distruzione di strutture e di infrastrutture, con la paura, insomma con tutto quello che comporta una guerra ma anche per forza di cose la pagano le masse proletarie dei paesi imperialisti, aumenta il costo dei carburanti che soltanto significa immediatamente l'aumento dei costi del trasporto e della benzina che è salita a circa 1 euro e 80 cent, il gasolio è oltre 2 euro e 20 cent e stiamo parlando di una media, perché poi ogni padrone cerca di fare naturalmente più soldi che può.

L’aumento riguarda le merci in generale, per esempio in agricoltura mancano i fertilizzanti e questo di fatto aumenterà tutti i costi dei prodotti della produzione agricola o addirittura in alcuni casi è stato ventilato anche il blocco addirittura della produzione agricola, manca il fertilizzante e l'urea, tutti prodotti fondamentalmente derivati dalla lavorazione del petrolio e siccome l'interscambio mondiale è immenso e quotidiano, si tratta di miliardi per ogni giorno che passa e poi tocca naturalmente anche il trasporto delle persone, sia quelle che devono viaggiare per necessità come quelli che vanno al lavoro come i pendolari, anche chi viaggia per motivi personali.

Quali sarebbero le soluzioni? Ci sono quelle dell'Unione Europea che ha fatto addirittura un elenco di dieci misure raccomandate: targhe alterne, smart working, spinta all'uso dei mezzi pubblici, car sharing, riduzione di almeno dieci chilometri orari dei limiti di velocità in autostrada, guida efficiente per i veicoli commerciali, riduzione dell'uso del gpl dal settore dei trasporti...., e poi evitare viaggi aerei là dove esistono alternative, passare a soluzioni di cottura elettriche o alternative al gas, dare priorità alla lavorazione delle materie prime petrolifere con maggiori disponibilità di volumi..... sono una serie di raccomandazioni che, da qualsiasi punto di vista si guardino, sono innanzitutto buoni propositi - alcuni di questi impossibili in questo sistema sociale - e colpiscono comunque i lavoratori e le masse, per esempio le targhe alterne e lo smart working. A questi propositi si aggiungono le lamentele e le pretese dei padroni che chiedono costantemente aiuti allo Stato, spesso con la scusa che così riusciranno a tenere bassi i costi delle merci o dei servizi.

Le analisi dicono che solo per la questione degli aerei si prevedono perdite per 148 miliardi, nonostante però le tariffe siano più elevate e il supplemento di carburante, tutto quello che paga naturalmente il viaggiatore e il settore dovrebbe aumentare i pezzi del 20 per cento. Qui naturalmente le proposte di soluzione alla fine sono un cane che si morde la coda.

Vediamo come vorrebbero funzionasse e quali invece effettivamente sono gli effetti: le imprese chiedono aiuti per ridurre i costi che dovrebbero agevolare gli acquisti - “la spesa delle famiglie” come dicono costantemente per esempio quelli al governo -, lo Stato concede questi aiuti come fa di solito e stiamo parlando soltanto di quelli che vanno oltre gli aiuti che per miliardi vengono considerati normali ogni anno, ma per concedere questi aiuti bisogna “trovare” naturalmente i soldi e quindi o lo Stato si indebita emettendo altri buoni del tesoro e facendo prestiti, nella sostanza facendosi prestare i soldi dai ricchi che poi deve ripagare con gli interessi tagliando da altre parti della spesa sociale come ha fatto per esempio con gli 80 milioni della Sanità con il decreto che voleva tenere bassi i prezzi e questa cosa non gli è assolutamente riuscita, oppure alla fine aumenterà le tasse in generale e qui alla fine torna il punto che a pagare sono sempre le masse popolari. Per esempio nessuno si ricorda più del famoso tentativo di abbassare i costi della spesa, il famoso carrello tricolore che è stato naturalmente proprio un brutto ricordo, di fatto un'iniziativa che non è mai esistita.

Poi è anche logico che tante imprese naturalmente in questo contesto di guerra e di difficoltà di approvvigionamenti da ogni punto di vista, con o senza aiuti, alla lunga non reggono e rincarano i prezzi sul mercato e non reggono nemmeno la concorrenza spietata che c'è tra padroni soprattutto in certi momenti e quindi sono costrette a ridurre la produzione o a chiudere, come è successo a tanti (si sta facendo già l’elenco) ma anche in questo caso a pagare sono le lavoratrici e i lavoratori con la cassa integrazione o con i licenziamenti. 

In questo caso, per esempio, che cosa ha fatto il governo italiano?

I quotidiani dicono che in una situazione già pessima, con l'impoverimento della popolazione, il governo italiano precede praticamente a tentoni anche se ufficialmente, come ha detto il ministro Pichetto Fratin, ha un piano di emergenza del sistema italiano per il gas naturale, addirittura dal 2023.

Naturalmente il governo prova a rassicurare sugli stoccaggi, cioè sulla quantità di gas già nei silos che dovrebbero garantire mesi di approvvigionamento ma, dice un quotidiano, che se il flusso dei carburanti si dovesse interrompere, l'Italia avrebbe scorte per appena un mese. E la Meloni ne approfitta ancora una volta per fare la turista, in questo caso, visto il pericolo immediato, ha cominciato a fare i suoi giri in Algeria, in Arabia Saudita, in Qatar, senza naturalmente aver risolto nulla di nulla, e non solo, ma dal palazzo arrivano dichiarazioni roboanti, importanti, come riporta un quotidiano che scrive che la popolazione civile iraniana non può pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti.

Esatto, appunto! anche la popolazione italiana - definizione vaga naturalmente per parlare di lavoratori e masse popolari in generale - non dovrebbe pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti mentre invece non solo paga il prezzo ma al prezzo di tutti i rincari attuali di combustibile si aggiungono i rialzi dei prezzi già di questi ultimi anni che sono già veramente alti.

Mentre sono solo chiacchiere gli aiuti alle famiglie, il governo continua ad aiutare le imprese e lo dice ad alta voce per farsi sentire perché è servo dei padroni di qualsiasi tipo di fabbriche, che si lamentano, tutti, dalle imprese della logistica a quelle degli aeroporti, ma lo dicono gli stessi padroni che quando si parla di trasporti a pagarli saranno i pendolari, gli operai, perché i padroni aumenteranno naturalmente i prezzi, per poi arrivare ai problemi legati anche alle vacanze estive, dove ci saranno difficoltà non solo nel volare ma nell'aumento dei prezzi per cui anche questo settore sarà toccato perché ogni aumento, anche di poco, di qualsiasi merce - e questa è la cosa importante - dalla benzina a tutto il resto (dal petrolio si producono, per esempio, le magliette sintetiche e tanti altri indumenti che usiamo quotidianamente) ha un effetto importante per i salari che già sono bassi o addirittura bassissimi perché sono fermi da anni e quanto più durerà il periodo di aumento tanto peggio diventerà la situazione, questo riguarda sia le regioni del nord industrializzato che del sud meno industrializzato.

Vista la situazione gravissima nell'immediato e per tutte le conseguenze che sono all'orizzonte, un orizzonte oggettivo che non dà nessuna garanzia vera, ci si aspetterebbe delle iniziative per esempio da parte dei partiti politici borghesi ma naturalmente non si muove nulla in questo senso se non a chiacchiere ma nemmeno dalle grandi organizzazioni sindacali, non c'è in vista un dichiarazione di sciopero generale, soltanto qualche presa di posizione che denuncia quello che già sappiamo e che lo vediamo e che le persone vivono sulla propria pelle.

I sindacati confederali accompagnano le richieste dei padroni per ricavare ancora di più qualche incentivo perché "le imprese soffrono" e quindi, a parte i soliti militanti che in tutti questi mesi e anni hanno manifestato in massa per esempio per la Palestina, contro la guerra, non si vede luce, mentre il governo continua a fare sua parte. 

Non c'è una vera soluzione per le masse e questo governo diretto dalla fascista Meloni non può averla, ed è per questo che bisogna continuare con la lotta fino alla cacciata di questo governo che continua a portare questo paese sempre più dentro la guerra, col sostegno a USA e Israele, e che è anche complice dei loro genocidi.


 

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