Negli ultimi anni alle manifestazioni del 25 Aprile partecipa anche la Brigata Ebraica. La sua presenza è contestata dai sostenitori convinti della lotta del popolo palestinese. È tempo che si faccia chiarezza sul presunto contributo di questa alla lotta partigiana per la liberazione dal nazifascismo in Italia.
Si calcola che nel corso della 2a guerra
mondiale furono tra 1 e 1,5 milioni gli ebrei che combatterono contro
il nazifascismo; inquadrati nell’Armata Rossa oppure negli eserciti
alleati e non solo, anche nelle formazioni partigiane in occidente e in
Europa orientale dove ci furono alcune bande a maggioranza ebraica.
Combattenti che sembra siano stati dimenticati.
Invece, agli inizi
del 2000 è stata ripescata la storia della Brigata Ebraica che era
rimasta in Italia meno di un anno e vedremo a far cosa. E ogni anno in
aprile la Brigata torna sulla scena sotto la benevola attenzione da
parte di quasi tutti i partiti del cosiddetto arco costituzionale che
coltivano relazioni amichevoli di tipo politico e affaristico con il
governo e gli imprenditori di Israele.
Il ricordo della Brigata,
tenuto al caldo nel dopoguerra nei circoli ebraici di Roma e Milano in
collegamento ai sionisti israeliani, si materializzò in pubblico per la
prima volta a Roma per poi diffondersi nei cortei del 25 aprile a
partire dal 2004. Berlusconi era al governo, in buone relazioni con
l’ambiente sionista israeliano grazie ai rapporti personali con Sharon e
Netanyahu (entrambi del Likud, partito di destra).
La propaganda
dei circoli sionisti italiani lascia intendere che la Brigata avesse
contribuito in modo sostanziale alla liberazione del Paese e quindi ne
consegue che la sua presenza nelle manifestazioni sia naturale e dovuta1.
Gli antifascisti nei cortei conoscono più o meno la storia delle
formazioni partigiane mentre non sanno da dove arrivi quella brigata
ebraica; ma normalmente non sorgono dubbi, si ha l’impressione che fosse
stata un’unità militare partigiana ebrea, autonoma, a fianco delle
altre forze della Resistenza. Inoltre quando sfilano alcuni personaggi
indossando la divisa da internati dei lager nazisti (in realtà mai stati
nella Brigata !) muovono la simpatia per i sopravvissuti della Shoah e
così la Brigata è accettata. Solo una minoranza di manifestanti,
sostenitori convinti della lotta del popolo palestinese, protesta per la
presenza della Brigata che rappresenta indirettamente una indebita
ingerenza dello stato israeliano nel corteo del 25 Aprile; quella
protesta smaschera l’equivoco cavalcato dai sionisti nostrani e
israeliani: travisare un fatto storico per avallare il racconto di un
mai visto impegno democratico e pacifista dello Stato di Israele in
Italia che così avanza un credito di riconoscenza morale e politico
dalla società italiana. Sollecitano la solidarietà da partiti e
organizzazioni antifasciste, spingono per la repressione dei
manifestanti che non esitano a tacciare di antisemitismo e che un giorno
potrebbero anche definire terroristi, come d’uso in Israele per i
Palestinesi che resistono all’occupazione della loro terra.
Ma il
contributo della Brigata alla Liberazione fu minimo in termini di
impegno militare (284 giorni in Italia di cui 5 di combattimento
effettivo in zone già “ammorbidite” da reparti alleati e partigiani –
vedi storia sintetica nelle note 2) e senza relazione e
coordinamento con il popolo italiano insorto, il loro impegno in quel
senso fu pari a zero. La Brigata, sotto la direzione di agenti
dell’Haganah, braccio armato dell’Agenzia ebraica3, sionista,
condusse invece un’importante e intensa attività di proselitismo tra
gli ebrei scampati al fascismo o reduci dai lager per convincerli ad
emigrare in Palestina. La Brigata si dedicava anche alla raccolta di
armi destinate alle bande paramilitari ebraiche4 che in
Palestina conducevano il terrorismo contro l’amministrazione britannica e
contro gli arabi che già si erano
Dallo sbarco a Taranto il 5/11/1944 alla partenza dall’Italia nell’agosto 1945, ovunque si trovasse, la Brigata si impegnò a ricostituire comunità ebraiche, riaprire sinagoghe, predisporre ripari e sostegno per i reduci ebrei originari di altri paesi, creare scuole per insegnare l’ebraico e preparare gli emigranti alla vita in Palestina. Furono attivi a Roma, Ancona, Firenze, la costa adriatica, Treviso, fino al Tarvisio dopo la ritirata dei tedeschi. Emissari della Brigata arrivarono anche in Romania, Ungheria, Polonia per avvicinare gli ebrei rimasti e farli transitare attraverso l’Italia.
Riferimenti e simboli religiosi ebraici erano impiegati per attirare e amalgamare tra loro ebrei provenienti da nazioni europee diverse, creando il sentimento nazionale basato sugli ideali di “popolo eletto” e “grande Israele”; faceva presa sui giovani, i più inclini all’avventura. Infine gli emigranti raggiungevano i porti d’imbarco italiani trasportati su camion militari guidati da soldati della Brigata, evitando i controlli inglesi.
Quando la Brigata venne sciolta nel 1946 in Belgio, suoi elementi tornarono alla spicciolata in Palestina e molti parteciparono alla fondazione dell’IDF (Forze di Difesa d’Israele) nel 1948; sarebbero stati impegnati nella guerra in corso quell’anno contro gli Arabi (guerra d’indipendenza come definita con fine umorismo dai sionisti!) durante la quale ci fu il primo massacro in massa di donne e bambini palestinesi, nel villaggio di Deir Yassin, da parte dell’Irgun (comandante Menachem Begin) e Banda Stern. 35 elementi della Brigata divennero generali dell’IDF.
L’attività principale della Brigata fu l’organizzazione dell’emigrazione: praticamente un’attività “privata” sionista all’estero, che non ha avuto niente a che fare con la liberazione dell’Italia.
Il ritorno della Brigata sulla scena politica è stato favorito non solo dalla presenza di Berlusconi al governo, ma anche dal sostegno dei partiti italiani che, nulla avendo da eccepire alla presenza della Brigata in piazza a fianco degli ex partigiani, di fatto certificava il presunto debito della Resistenza italiana verso la Brigata. Uno scambio di favori con l’establishment politico/culturale israeliano che ha dato subito un primo frutto. Era il periodo nel quale si faceva palese il fallimento degli accordi di Oslo6 dovuto alla trasgressione dei confini da parte di Israele e all’espansione strisciante e continua degli insediamenti dei coloni ebrei che, allora come oggi, espellevano i palestinesi con la violenza dalle loro terre. In quel momento per il sionismo vantare un passato impegno nella liberazione dell’Italia era una nota d’onore che idealmente giustificava come un contrappeso politico/morale l’oppressione del popolo palestinese che, allora come oggi, veniva presentato come l’aggressore, stravolgendo la sua condizione di aggredito.
I sentimenti amichevoli e acritici dei politici italiani verso lo Stato d’Israele non sono mai venuti meno, anzi hanno portato alla decisione di assegnare la medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza alla Brigata ebraica sebbene il suo inconsistente impegno militare non sia paragonabile a quello di altre nazionalità che hanno combattuto sul suolo italiano, come i polacchi a Cassino oppure i Maori dalla Nuova Zelanda (rimasti senza medaglia) sulla linea gotica dove avevano spianato la strada prima dell’arrivo in linea della Brigata stessa. Così nel decreto presidenziale del 2017 che conferisce la medaglia si legge che la Brigata “offrì un notevole contributo alla liberazione della Patria e alla lotta contro gli invasori nazisti”!!! La proposta di medaglia presentata dalla deputata Lia Quartapelle, PD, e sottoscritta dai deputati PD, fu votata da tutti i partiti. Con compiacimento dei sionisti.
Lo Stato d’Israele con la complicità della borghesia e dei politici italiani entrava nella storia della Resistenza italiana; si era inventato un passato eroico e generoso, un argomento da spendere quando e come necessario mentre proseguiva la politica colonialista e brutale contro i Palestinesi e gli altri popoli del Medio Oriente. D’altra parte a borghesia e politici italiani, sempre alla ricerca di argomenti per svilire il ruolo decisivo di operai e ceti popolari nella guerra di liberazione, non pareva vera la scoperta di questo “nuovo liberatore” da mettere in campo a sminuire l’opera di chi la Resistenza l’aveva fatta davvero. Uno scambio di favori tra borghesie israeliana e italiana.
Invece, chi nel 25 Aprile vede attraverso il ricordo della Resistenza italiana un’occasione per esprimere sostegno a tutte le genti del mondo in lotta contro oppressione e sfruttamento, a maggior ragione sostiene la Resistenza Palestinese.
Così per i veri antifascisti non vi è alcun debito di riconoscenza per la Brigata Ebraica che rimane solo un corpo estraneo alla memoria della Resistenza e una provocazione.
M.B.
1 La distorsione della storia è il prerequisito per tutte le successive montature. Una per tutte: www.shalom.it
racconta la balla, e non è il solo sito a farlo, che la Brigata sia
arrivata in Roma il 4 giugno1944 contribuendo a liberarla, dopo aver
prima combattuto in Sicilia. Quella è la data dell’ingresso degli
anglo-americani a Roma mentre la Brigata era ancora in corso di
formazione in Egitto e sarebbe sbarcata a Taranto solo il 5 novembre.
2 Storia sintetica della Brigata
-conferenza
sionista di Baltimore -New York maggio 1942 – definisce il progetto di
stato ebraico in Palestina escludendo la possibilità di uno stato e
governo bi-nazionali (alla faccia dei politicanti italiani che ancora
oggi balbettano di due stati)
-pressioni per anni dell’Agenzia
ebraica, allora presieduta da Ben-Gurion, sull’amministrazione
britannica per ottenere la costituzione di un corpo militare ebraico
inquadrato nell’esercito britannico
-dopo molte esitazioni, nel
maggio 1944 Churchill e il governo inglese danno benestare per la
formazione di un’unità militare ebraica limitata, cioè una brigata e non
un intero corpo d’armata. Arruolati in Palestina circa 5000 ebrei
volontari vengono addestrati in Egitto; segue l’imbarco per l’Italia
-sbarco
a Taranto il 5/11/44, la Brigata è inquadrata nel X Corpo dell’VIII
Armata Britannica, sotto comando indiano e più avanti verrà consentito
l’uso della bandiera con Stella di David (che sarà poi la bandiera
nazionale israeliana).
-Spostamento a Fiuggi dove la Brigata per
quattro mesi si addestra al combattimento e alla guida dei blindati (che
saranno poi usati nel 1948 contro gli arabi)
-26/2/45 partenza per
il fronte a nord di Ravenna sul fiume Lamone. La Brigata prende
posizione il 5 marzo dando il cambio al Gruppo di Combattimento Cremona,
formato anche da partigiani della Garibaldi. Resta sul posto fino al 23
marzo. In quel periodo un solo scontro a fuoco, detto battaglia de La
Giorgetta. Hanno di fronte un’unità formata da soldati austriaci stanchi
della guerra che in breve si arrendono
-24/3 trasferimento a Riolo
Terme, in zona Ravenna, dove la Brigata combatte il 9-10 aprile sul
fiume Senio, con morti per lo scontro e per le mine (lapide ricordo
pagata da Israele). La mattina dell’11 la Brigata entra nel paese di
Cuffiano e prende anche il Monte Ghebbio di fronte al paese; il 14 la
Brigata arriva nella località di Sirolo fatta segno da alcuni colpi di
mortaio della retroguardia tedesca. Qui finisce la campagna italiana
della Brigata che viene poi trasferita al Tarvisio con destinazione
finale la Germania. Dal Tarvisio gruppi di uomini della Brigata entrano
in Austria alla caccia di ufficiali nazisti, la maggior parte di quelli
catturati vengono uccisi sul posto. Aggrediscono anche civili e bruciano
delle case.
-agosto 1945 il Comando britannico, temendo
peggioramento del comportamento della Brigata cambia programma e la
spedisce a Nord smembrandola tra Belgio e Olanda. Nell’estate 1946 viene
sciolta con rientro alla spicciolata dei militari in Palestina.
3 organizzazione
sionista, fondata nel 1923, per favorire l’immigrazione ebraica in
Palestina, diretta da David Ben-Gurion dal 1935 al 1948
4 erano
le bande armate Haganah/Palmach, Irgun, Banda Stern che hanno sostenuto
militarmente l’insediamento di migranti ebrei già prima della guerra
del 1948
5 “Essi (la Brigata) si erano attribuiti una
missione specifica, che andava al di là della lotta alle forze
dell’Asse: si impegnavano, infatti, per soccorrere i perseguitati
operando per far nascere in loro una coscienza sionistica, cercando di
sospingerli verso la Palestina, facendo di tutto per violare il blocco
all’immigrazione ebraica imposto dalla Gran Bretagna” – da: Ritrovare sé
stessi. Gli ebrei nell’Italia post fascista di G. Schwarz
6
gli accordi 1993-1995 stipulati a Oslo tra Israele (Rabin) e OLP
(Arafat) in sostanza prevedevano il ritiro delle forze israeliane da
alcune aree della striscia di Gaza e della Cisgiordania, e riconoscevano
il diritto palestinese all’autogoverno in tali aree con la creazione
dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Bibliografia di riferimento:
va
notato che la Brigata non lascia tracce nelle cronache delle località
dove è passata, piuttosto è ripresa dai siti sionisti che ne descrivono
l’attività in modo generico senza approfondire con riferimenti a luoghi e
date. Il libro dello storico Fantoni e quello del giornalista Blum sono
invece una cronaca dettagliata di antefatti e attività della Brigata
-Storia della brigata ebraica di Gianluca Fantoni – Einaudi/Storia 98 -2022 Torino
-Ritrovare
se stessi. Gli ebrei nell’Italia postfascista di Guri Schwarz – Laterza
Roma-Bari 2004 (in merito all’attivismo sionista pag.25 “quell’impianto
ideologico e in generale tutto l’attivismo degli inviati dalla
Palestina suscitarono un imbarazzato disagio nell’establishment ebraico
italiano che vide sfidate insieme la propria politica e la propria
cultura” – infatti molti ebrei avevano altri programmi che emigrare
verso la Palestina)
-Brigade di Hanoch Bartov – Holt Rinehart and Winston – New York 1968
-La Brigata di Howard Blum Il Saggiatore Milano 2002
–www.shalom.it
-Shoah Resource Center -The Meeting Between the Jewish Soldiers from Palestine Serving in the British Army and She’erit Hapletah – www.yadvashem.org
-Le forze armate nella guerra di Liberazione di Marco Lodi www.ancfarglpresidenzanazionale.org/wpfargl/
-Decreto concessione medaglia d’oro https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/11/17/17A07762/SG
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