domenica 5 aprile 2026

pc 5 aprile - Nuova strage nel Mediterraneo - Gli accordi tra assassini

Di queste morti sono responsabili il governo italiano che fa accordi con i paesi come la stessa Libia (il grande lager dei migranti) per bloccare le partenze dei migranti; di conseguenza, gli enormi ritardi dei soccorsi ufficiali, ritardi pianificati, perchè meglio morti che farli arrivare in Italia,

(dalla stampa) - Una nuova, drammatica giornata nel Mediterraneo segna l’ennesima tragedia delle rotte migratorie. Diciotto migranti sono morti nel Mar Egeo, al largo di Bodrum, in Turchia, mentre altre diciotto vittime sono state recuperate a Lampedusa.

A bordo dell’imbarcazione, un barcone di 12-15 metri salpato da Tripoli, in Libia, c’erano soprattutto Pakistani, Bengalesi ed Egiziani. I migranti sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere intercettati e soccorsi. A bordo, secondo il racconto dei 32 superstiti, salvati in area Sar libica dalla guardia costiera italiana, c’erano 110 persone, tra loro c’erano donne e bambini.. Ci sarebbero quindi oltre 70 dispersi.

I primi a intervenire, lanciando zattere di salvataggio, sono stati i mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, che si trovavano nelle vicinanze. Poi sono arrivati i militari della motovedetta Cp327 della Guardia Costiera.

L’imbarcazione è rimasta in difficoltà per ore: significa che per un tempo lungo, le persone a bordo sono rimaste sospese tra la possibilità di essere salvate e quella, molto più frequente, di sparire senza lasciare traccia.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno almeno 831 migranti

sono morti o risultano dispersi nel Mediterraneo. Numeri che raccontano solo in parte l’entità di una tragedia quotidiana, consumata lontano dai riflettori ma sotto gli occhi di tutti.

Sul piano normativo, l’Unione Europea si trova in una fase che è insieme di stallo. Il nuovo Patto su migrazione e asilo dovrebbe superare il regolamento di Dublino, introducendo procedure accelerate alle frontiere e meccanismi di redistribuzione dei richiedenti asilo.

Nel frattempo, si è consolidata una strategia parallela: gli accordi con Paesi terzi come la Libia o la Tunisia. L’obiettivo è duplice: spostare sempre più a sud la linea di controllo delle frontiere, intercettando i migranti prima che arrivino in acque europee e privare queste persone dalle tutele giuridiche che avrebbero una volta entrate nel territorio dell’Unione per facilitarne i respingimenti.

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