sabato 11 aprile 2026

pc 11 aprile - Meloni in Parlamento "tira dritto" verso il moderno fascismo al servizio dei ricchi padroni, di Trump e Netanyahu. Un governo antioperaio e antipopolare che dev'essere rovesciato

Ma per chi ci ha preso la presidente del consiglio italiana, Giorgia Meloni?

Il 9 di Aprile Meloni è andata in Parlamento - che ha sempre evitato come la peste per sottrarsi a questioni scomode che riguardano il suo governo - e lo ha fatto scegliendo la formula dell'informativa rispetto alla quale, comunque, evita il voto. E poi viene a dirci che lei non scappa, che è abituata a metterci la faccia, che è responsabile, e altre chiacchiere al vento con cui descrive le “magnifiche sorti e progressi” del suo governo.

Meloni ha, come in un comizio, sciorinato ai parlamentari sull'operato del suo governo nell'ultimo anno e lo ha fatto anche sulla spinta degli ultimi fatti politici: la sconfitta sua e del suo governo al referendum costituzionale che voleva attaccare la Costituzione e assoggettare la magistratura; e della guerra, cioè il ruolo dell’imperialismo italiano e quello del suo governo guerrafondaio nello scontro interimperialista.

Meloni ha usato il Parlamento per le sue fumisterie propagandistiche. E' stata la prima risposta governativa al risultato referendario di cui, bontà sua, dice di rispettare il giudizio del “popolo sovrano”, ma tutto il suo discoro in Parlamento è stato una presa in giro del “popolo sovrano” che in maggioranza si è opposto a tutta l’azione del suo governo; un discorso per dire in sostanza al popolo che la sovranità non gli appartiene ma che questa è prerogativa soltanto del suo governo. 

Il popolo italiano non vuole essere trascinato in un’avventura bellica a fianco del nazi-imperialista Trump? Il popolo non vuole essere complice del genocida Netanyahu ma è dalla parte del popolo

palestinese, iraniano? Il popolo vuole salari dignitosi, Sanità, Scuole e Servizi che migliorino le sue condizioni? Il popolo vuole la difesa e la messa in pratica della Costituzione antifascista? Il popolo vuole accogliere i migranti e non incarcerarli o deportarli? Il popolo ha votato in massa NO a tutta la politica del suo governo con il referendum costituzionale ma di tutto questo, o meglio: “contro” tutto questo, Meloni ha risposto che il suo governo non intende farsene carico ma andare avanti come un carroarmato come e peggio di prima. 

Purtroppo la prima pagina di oggi del quotidiano il manifesto non è centrata, ci sarebbe piaciuto condividerne il titolo: “La stiamo perdendo” che il quotidiano ha stampato per dare una sponda all’opposizione parlamentare, ma la presidente del consiglio è andata in aula per servirsi del popolo, per ingannarlo, per continuare la sua azione antioperaia, antipopolare e fascista.

Per Meloni il referendum costituzionale dimostra una “grande partecipazione popolare” e una "grande polarizzazione” che non sono riconoscimenti – dice - ed è per questo che intende correre ai ripari e rafforzare il suo governo. Intanto l’attacco alla magistratura con una controriforma è solo da riprendere appena possibile, magari con la collaborazione dell’opposizione parlamentare.

E’ stata una informativa sull’azione del suo governo da quando si è insediato; il suo è stato in realtà un comizio, una propaganda ideologica sul suo operato che contrappone alla realtà che vivono le masse popolari del nostro paese, ancora e sempre menzogne.

Come risposta a tutto questo Meloni “tira dritto” (per usare un’espressione del fascismo storico), il suo governo reagisce serrando le fila per “una direzione solida” (dalle sue parole), far procedere il suo governo con decisione alla conquista dello Stato, con lo smantellamento della Costituzione antifascista, per l’edificazione di un regime, di una dittatura aperta a favore dei padroni, per mettere le opposizioni sociali e politiche in condizione di non nuocere, irreggimentare tutta la società, imporre i “valori” di “Dio/Patria/Famiglia” che mantengono in piedi il sistema marcio della borghesia imperialista italiana rappresentato bene da questo governo.

Ma a rispondergli nelle aule parlamentari non ci sono chi in tutti questi anni si è opposto alla sua politica con le lotte, le manifestazioni, gli scioperi, con la disobbedienza civile, ma i rappresentanti di una opposizione debole, che è stata spesso alla coda se non all’opposizione delle masse in lotta, dei giovani e delle loro rivendicazioni, una opposizione che non è capace neanche di far cadere questo governo. Su guerra, riarmo, Palestina, Medio Oriente, Ucraina, salari, posti di lavoro, carovita, tagli a Sanità e ai Trasporti, sulla sicurezza dei territori, contro i fascistissimi decreti sicurezza, la cosiddetta “opposizione” non si è certo messa di traverso al governo, non ha eretto barricate in Parlamento o nelle piazze, anzi, spesso ha votato assieme alla maggioranza che sostiene il governo.

Del resto è arrivata a parlare in Parlamento perché spinta dall’esito referendario non certo per la sua concezione del ruolo che il Parlamento assolve nella divisione dei poteri dello Stato borghese. Non dimentichiamo che la sua maggioranza “nera” ha fatto passare di tutto in parlamento a colpi di fiducia e di decreti legge, lo ha ridotto a notaio del governo, e sulle leggi anticostituzionali e liberticide il Presidente della Repubblica ci ha messo la firma. Il referendum costituzionale gli è andato male ma comunque ci sono ancora premierato e legge elettorale che la capa del governo, anche se per il momento ci ha dovuto mettere il silenziatore,  intende usare come grimaldelli per scassinare lo Stato liberale borghese e li userà di certo per avanzare nella costruzione di un regime.

Sulle dimissioni del ministro corrotto ed evasore fiscale, del sottosegretario alla Giustizia colluso con la criminalità e della Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, ha confermato che è stata costretta dal voto referendario senza il quale non se ne sarebbero mai andati, infatti per Meloni le dimissioni sono state scelte “né semplici né indolori” perché questi corrotti ci sono inchieste e condanne; ma per il governo Meloni “hanno lavorato bene”. non poteva dire cose diverse perché lei stessa li ha inseriti nel suo “cerchio magico”, su cui una parte dei magistrati e una parte dei giornalisti hanno condotto inchieste, e dove la “magia” di questo cerchio consiste nel fatto che è una foglia di fico che nasconde chi davvero comanda, e lo dimostrano le dimissioni di Bartolozzi e il suo ruolo al ministero di Nordio, fino ad arrivare alle dimissioni di due membri della Commissione ministeriale per la scelta dei film da sostenere, e per il taglio dei fondi per due film di denuncia sugli omicidi di Giulio Regeni e di Federico Aldrovandi. In questo caso il ministero della Cultura è in mano al ministro Giuli e Giuli significa la sorella della Meloni, Arianna.

Meloni dice che il suo governo “non si è mai fermato; che questo rimane il governo che – nonostante si sia trovato a gestire la peggiore congiuntura degli ultimi decenni (il solito vittimismo) – ha restituito all’Italia stabilità politica, credibilità internazionale, serietà nella gestione delle risorse, e fondamentali economici decisamente migliori di quelli che aveva negli anni passati; che il Governo c’è, nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio, ancora meglio".

Quindi: "Niente dimissioni, né rimpasto, non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma di governo". "Governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare”.

E poi il delirio di menzogne di quest’ingannapopolo sull’economia che sarebbe “solida” da quando c’è il suo governo, “il nostro – secondo Meloni -  è l’unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario dopo la pandemia già nel 2024, con una crescita post-Covid robusta, con il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici, e il tasso di disoccupazione giovanile al suo livello più basso; è aumentato il lavoro stabile ed è diminuito il precariato, i salari degli italiani hanno ripreso a crescere, consentendo alle famiglie italiane di recuperare, seppur lentamente, il potere d’acquisto perso negli anni precedenti. Come nel 2024, anche nel 2025, le retribuzioni contrattuali hanno avuto una crescita superiore all’andamento dell’inflazione ed è aumentato il reddito disponibile delle famiglie... e nel 2025, seppur di poco, è diminuita la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale, il tasso di occupazione femminile è cresciuto di due punti rispetto al nostro insediamento, e abbiamo superato il tetto dei dieci milioni di donne lavoratrici... Così come continueremo ad investire sul Sud. Grazie al lavoro fatto fino ad oggi, il Sud - finalmente - non è più il fanalino di coda della Nazione e sta colmando quel divario che gravava sull’Italia da troppo tempo”.

Ma la presidente del consiglio fino a quando continuerà a prenderci in giro?

Questo è il governo del Bonus bollette (200 € per chi ha un Isee sotto i 10 mila euro, fino a 115 € in base ai componenti famigliari e con un Isee fino a 25 mila €) finanziato dai tagli alla sanità e alla spesa pubblica; poi taglio delle accise sui carburanti per venti giorni e ora prorogato fino al 1 maggio e non dice altro.

Intanto ci fa sapere che i fascisti al governo il 1 maggio lavorano per i padroni: il Consiglio dei ministri si riunirà proprio nel giorno che è la data-simbolo delle lotte internazionale dei lavoratori per affossarlo, e per decidere un Piano Casa, “100 mila alloggi in dieci anni”, chissà che piano sarà quando a deciderlo sono gli stessi che hanno fatto leggi solo a difesa dei proprietari, che non hanno messo alcun limite agli affitti ma solo repressione e polizia, più pena con i loro decreti-sicurezza, per gli occupanti case.

Sulla politica guerrafondaia ha lanciato la sfida all’opposizione parlamentare: “vi sfido sulla politica, sulla vera politica.  Vi sfido a un dibattito nel merito. Nel merito della crisi internazionale, nel merito dei rischi per l’approvvigionamento energetico, nel merito di un'Europa che non riesce a recuperare una rilevanza reale, nel merito di come mettere l’economia al riparo in un mondo sempre più caotico. Nel merito delle risorse, dove prenderle e dove metterle”.

E qui lo può ben dire perché su questi temi l’opposizione non ha una sua politica alternativa rispetto ai legami con l’imperialismo americano e il sionismo ad esempio.

Su questo l’audizione di Crosetto in Parlamento ha fatto da apripista con un’altra informativa, richiesta dall'opposizione, sull’utilizzo delle basi statunitensi in Italia dopo il caso Sigonella. Ha precisato: “Rispettare gli accordi non significa entrare in guerra. Facciamo parte pienamente della Nato. Non è il momento delle insubordinazioni isteriche”; aggiungendo che la linea di difesa è tracciata dai trattati; e poi: «Follia totale è quella di chi massacra migliaia di oppositori e cerca l’arma atomica contro il nemico di sempre, Israele»: praticamente i folli sarebbero gli iraniani, ha detto Crosetto. 

Il governo Meloni ha confermato di essere con Trump e la NATO, e che questo governo colloca la posizione dell’Italia imperialista saldamente nel blocco imperialista occidentale. 

Non è vero che l’Italia non è in guerra, come ci ripete come un mantra. Non solo da Sigonella partono aerei e droni in direzione Iran ma anche che i profitti delle industrie della guerra devono continuare a salire, e in ultimo in ordine di tempo, Crosetto ha dichiarato il mese scorso che l'Italia prevede di inviare sistemi di difesa aerea, droni e missilistici ai paesi del Golfo Persico. La Turchia è in trattative con l'Italia per acquistare e co-produrre sistemi di difesa missilistica di fabbricazione europea.

Di più, rispetto all’aggressione all’Iran, all’accordo sul cessate il fuoco, Meloni sta considerando di utilizzare le forze militari dell’Italia per assistere la missione americana nello Stretto di Hormuz, dopo che il Presidente Trump ha pubblicamente criticato la NATO, perché Hormuz è vitale per gli interessi della borghesia imperialista italiana, per l’approvvigionamento energetico dietro falsi principi come la “libertà di navigazione”.

E poi c’è la complicità di questo governo con i sionisti genocidi, con l’invio di armi e con i legami economici, accademici, militari con lo Stato nazi-sionista israeliano che continua a bombardare in particolare il Libano nonostante un accordo sul cessate il fuoco.

L’opposizione parlamentare su tutto questo non fa e non dice nulla.

Meloni è con Trump, Netanyahu, Orban, fa parte della consorteria fascista che è il prodotto di un sistema sociale, capitalista/imperialista che genera i suoi di mostri per restare in piedi.

Ma l’opposizione vera esiste, agisce fuori e contro l’opposizione al parlamento che non è in grado di fermare la marcia verso un fascismo moderno da parte di questo governo. E’ l’opposizione che non si è astenuta ma che è tornata a votare al referendum, che lotta contro la guerra imperialista e reazionaria ed è solidale con i popoli che resistono, un’opposizione anticapitalista ed antifascista; una linea e prassi che devono essere ribadite nelle piazze il 25 Aprile.

Se voi fate fascismo e guerra noi faremo la Resistenza, perché con quella vi abbiamo sconfitti, con la Resistenza abbiamo schiacciato fascismo e guerra.

Non ci illudiamo – e di questo la storia ce lo ricorda – che i fascisti cadano da soli, oppure che la democrazia borghese parlamentare possa farli cadere con un voto. Oggi come ieri i riformisti e il cretinismo parlamentare sono armi inservibili. E' tempo di una Nuova Resistenza.

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