lunedì 1 febbraio 2021

pc 1 febbraio - 29 GENNAIO: UN SEGNALE CHIARO A PADRONI E GOVERNO

Lo Sciopero Generale Nazionale convocato dall'assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi e indetto da SI Cobas e Slai Cobas per il sindacato di classe, ha superato ampiamente le aspettative, sia in termini di adesione che di partecipazione. In tutta Italia si sono fermati numerosissimi magazzini della logistica e significative adesioni vi sono state sia nel settore privato sia in quello pubblico, su tutti la scuola.

Allo sciopero propriamente detto, nel quale ancora una volta hanno svolto un ruolo trainante decisivo i proletari e le proletarie immigrati, si sono affiancati, in tutte le principali metropoli, cortei e iniziative di lotta ad opera di lavoratori, studenti e disoccupati.


Il segnale più importante di generalizzazione della giornata di lotta è stata la mobilitazione degli studenti, il cui supporto è stato un segnale importante rispetto a settori della classe operaia – come quello della logistica - che da anni dimostrano alti livelli di combattività. L’appello alla mobilitazione nazionale studentesca, lanciato dalle organizzazioni giovanili aderenti al patto d'azione, ha visto l’adesione di migliaia di studenti nelle piazze e una partecipazione importante di questi ultimi agli scioperi fuori ai cancelli dei magazzini e delle fabbriche.


Quel che è certo è che, pur in un contesto oggettivamente ancora sfavorevole, lo sciopero ha registrato un'adesione e una partecipazione che è andata ben al di là della somma delle due sigle sindacali promotrici.


Ciò è il frutto del lavoro portato avanti nelle settimane e nei mesi che hanno preceduto il 29 Gennaio.


Il 27 settembre scorso centinaia di delegati di varie aziende, di diversi settori (metalmeccanici, logistica, spettacolo, lavoratori informali, sanità, scuola, disoccupati, ed altri ancora) e dalla diversa appartenenza sindacale si sono incontrati a Bologna per dar vita ad un percorso di azione unitario: l'Assemblea dei Lavoratori e delle Lavoratrici Combattivi.


Da tempo non si vedeva un corpo così largo di lavoratori e di proletari unirsi in una piattaforma comune e su chiari obiettivi di lotta.


Di fronte ai continui attacchi padronali (sempre assecondati dal governo-Conte bis) lo sciopero di ieri ha dimostrato che per noi l'unità nella lotta non è una semplice enunciazione astratta, bensì una guida per l'azione, l'unica capace di fare uscire i proletari dal circolo vizioso delle sconfitte e della passività.


Al netto di facili ed inutili trionfalismi, riteniamo che con la giornata di venerdì 29  si sia materializzato un punto di riferimento nazionale e intercategoriale per tutti coloro che stanno subendo e subiranno gli effetti devastanti di questa crisi sociale, sanitaria ed economica: un punto di riferimento che, invece di limitarsi ad evocare la ripresa del conflitto di classe per un non meglio precisato futuro, la pratica qui e ora; un punto di riferimento che all'oggi, certo, coinvolge solo il settore più conflittuale dei lavoratori, ma indica anche la strada da percorrere all'intera classe degli sfruttati: una classe in larga parte ancora disorientata, priva di strumenti di difesa politica e sindacali e per questo in balia degli attacchi sferrati dai padroni e dai loro governi.


Questi attacchi sono destinati a diventare sempre più duri, perché la crisi, lungi dal risolversi, si sta ulteriormente aggrovigliando. La stessa fine del governo Conte-bis è dovuta alle pressioni della classe capitalistica per direzionare il grande flusso di denaro (a debito!) proveniente dal Recovery Fund sempre più verso le aziende, tagliando le già misere integrazioni del salario in atto (dove ci sono). E qualsiasi sia il governo che si formerà, per i proletari la situazione continuerà a peggiorare.


Le previsioni sono addirittura drammatiche: centinaia di migliaia di lavoratori precari già hanno perso il lavoro, altri licenziamenti di massa sono in arrivo (la data del 31 marzo potrà essere ulteriormente posticipata, ma certo non eliminata), l'aumento del tasso di sfruttamento sui luoghi di lavoro è già lampante (e il ricatto tra questo e la disoccupazione è ancora più forte), e la riorganizzazione dei processi di lavoro in atto (telelavoro, smart working, economia di piattaforma) già manifesta i suoi caratteri antiproletari.

In quest'ottica, la mobilitazione in corso nella filiera Fedex-TNT, che si è espressa in scioperi e azioni di lotta in gran parte dei magazzini italiani nella stessa giornata del 29 e si sta collegando con le lotte in corso nel Belgio e in gran parte d'Europa contro i pesanti piani di ristrutturazione padronali, è un esempio indicativo degli scenari a cui andremo incontro.   


Come Patto d'Azione abbiamo sostenuto con forza la necessità di uno sciopero generale, generalizzato e Intercategoriale, perché pensiamo che solo coordinando e stringendo in unità le forze già attive sul terreno della lotta, sia possibile costruire un fronte unico di classe capace di affrontare la portata della crisi capitalistica e la bufera che si sta abbattendo sulle condizioni di vita, di lavoro e salariali, e sulle libertà di organizzazione e di lotta di milioni di lavoratrici e lavoratori.


Il supporto alle lotte, alle mobilitazioni reali ed un lavoro di agitazione nazionale stanno ponendo al centro del dibattito le parole d'ordine che possono favorire la polarizzazione dello scontro di classe, chiarire che “non stiamo sulla stessa barca” e che è necessario opporsi alle politiche economiche imposte da Confindustria, dal governo uscente e da quello entrante - dato che non esistono governi dei capitalisti amici dei lavoratori.


Questo sciopero è stato per noi un banco di prova fondamentale.


Dobbiamo cogliere la risposta data dalla combattività e dalla tenacia di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici per allargare il fronte di lotta.


Per questa ragione chiamiamo quanti/e si sono mobilitati negli anni passati contro il sessismo e il razzismo, e hanno dato vita alle lotte territoriali e alle proteste degli studenti di unirsi al movimento dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi per costruire un fronte di lotta sempre più ampio, capace di dare forza ad un programma di lotta anticapitalista.


Non prestiamo il fianco alla rassegnazione, non lasciamo spazio all'autoreferenzialità. La sfida di fronte a noi è ardua, ma abbiamo la determinazione per essere all'altezza di questa. Gli spazi ci sono: il capitalismo non è mai stato così evidentemente inadeguato a garantire anche solo la vita e la sopravvivenza di milioni di donne e uomini. Le contraddizioni sociali si acuiscono ogni giorno di più, non solo in Italia ma su scala internazionale. Basta avere presente la sollevazione anti-razzista di milioni di giovani proletari neri, bianchi e marroni che ha scosso nei mesi scorsi gli Stati Uniti, il potente movimento dei contadini poveri indiani contro il governo Modi che sta scuotendo l'India, l'irriducibile movimento delle donne polacche per il diritto all'aborto contro un altro governo ultra-reazionario, o le nuove, accese proteste di massa dei diseredati e supersfruttati in Tunisia e in Libano, per capire quale enorme potenziale di lotta sia già in moto.


È arrivato anche qui il momento di buttare via la paura e tornare ad essere noi a far tremare i padroni e i loro governi. Proiettiamoci con tutte le nostre forze verso le nuove iniziative dell'8 marzo e dell'1-2 maggio, chiamando a unirsi a noi quanti finora sono rimasti alla finestra.


Se daremo continuità alla nostra lotta e riusciremo ad allargarla, nulla ci è precluso!


Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi

Patto d'azione anticapitalista- per il fronte unico di classe





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