mercoledì 12 gennaio 2011

pc quotidiano 12 gennaio - Berlusconi dalla Germania al fianco della Fiat e dei padroni



Berlusconi è oggi in Germania, a Berlino, “dove sarà ricevuto presso la Cancelleria tedesca da Angela Merkel. Il faccia a faccia darà via al vertice bilaterale italo-tedesco che prevede anche incontri dei ministri Tremonti, Frattini, Matteoli, Romani e Prestigiacomo con i ministri omologhi tedeschi. Al vertice prenderanno parte anche il presidente degli industriali Emma Marcegaglia, l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni e di Fs Mauro Moretti.” (Rainews24). Come si vede proprio una bella compagnia di giro, in viaggio all’insegna dell’ottimismo berlusconiano.

Almeno così vorrebbe far credere Berlusconi che invece è costretto ad intervenire pesantemente sulla Fiat, provando a dare una mano a Marchionne e ai padroni in generale, questa volta direttamente senza passare per quella faccia di m… di Sacconi o di quella dei suoi amici Bonanni della Cisl e Angeletti della Uil.

Continua, infatti, rainews: “Il presidente del Consiglio torna poi sulla Fiat, 'Riteniamo positivo lo sviluppo che sta prendendo la vicenda con la possibilità di un accordo tra le forze sindacali e l'azienda. Mi auguro che ci sia un esito positivo della vicenda' dice Berlusconi, spiegando che 'la direzione è quella di una maggiore flessibilità nel lavoro' e che in mancanza di un accordo 'le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri paesi'”.

Non è tempo di “fair play”, come si vede. Berlusconi, che fino ad ora era stato piuttosto taciturno sulla questione Fiat, adesso gioca pesante e ci mette la faccia proprio perché anche a lui saranno arrivate le notizie che alla vigilia del referendum sale la tensione tra tutte le parti in gioco e non è poi così scontato come andrà a finire, visto che la Fiat è scesa in campo direttamente con i suoi dirigenti con assemblee in fabbrica per “spiegare” agli operai il contenuto dell’accordo, tradendo un certo nervosismo.

Quella sulla Fiat, quindi, volenti o nolenti, si conferma una partita aperta: tutti scendono in campo e sentenziano sulla vita degli operai: è chiaro che gli operai sono chiamati a loro volta a scendere pesantemente in campo per rispondere per le rime.

Già che c’è Berlusconi anche dalla Germania continua a spararle grosse e a fare il gradasso: dice che “la stabilità del governo non è in pericolo”; insulta i propri (finti) avversari politici, e giura ancora una volta su figli e nipoti che è innocente e quindi del possibile esito del giudizio della Consulta sul “legittimo impedimento” non gliene frega niente; aggiunge il tocco finale con invito all’ottimismo per quanto riguarda l’economia: ''Penso che sia dovere di tutti noi puntare su cose positive e non cedere alla diffusione del pessimismo per incentivare i consumi, gli investimenti. E' importante, in questo momento non diffondere pessimismo'', smentendo così impunemente il ministro che si è portato appresso, Tremonti, che dice che la crisi non è finita, e lo stesso Fini che più “cosciente” di lui sulla crisi in atto lo chiama ad un “patto di salvezza nazionale” ricordandogli dalle pagine di Repubblica di oggi che: “il rischio è che si ampli la frattura con l’opinione pubblica… perché il Paese è fermo e sfiduciato… nel nostro Paese c’è una miscela esplosiva: la giusta flessibilità nel mercato del lavoro si unisce però ad un tasso di precarietà altissimo e a un livello retributivo tra i più bassi in Europa. L’Italia è impoverita. Il ceto medio sta scomparendo. Il 45%della ricchezza delle famiglie è in mano al 10% degli italiani... C’è l’incubo dell’abisso…”.

E per precipitare nell’abisso basta qualche volta la spinta giusta!

pc quotidiano 12 gennaio - a palermo a sostegno della rivolta in Tunisia e Algeria


Solidarietà con le rivolte per il pane e il lavoro in Algeria e Tunisia

Proletari comunisti esprime il massimo sostegno alle masse proletarie e popolari di Algeria e Tunisia che sono in rivolta per il pane e il lavoro contro i regimi reazionari, asserviti alla borghesia algerina e all'imperialismo francese ed occidentale in genere
la polizia e l'esercito sparano e uccidono a Tunisi e Algeri, ma la rivolta non si arresta
La rivolta proletaria e popolare che da giorni si sviluppa in Tunisia ed Algeria con la larga partecipazione di giovani studenti e lavoratori rappresenta un forte segnale di riscossa contro i regimi di questi paesi asserviti e complici dell’imperialismo in primis quello francese e italiano.
In questi paesi la borghesia locale al potere fa affari con le borghesie imperialiste svendendo le risorse nazionali come il petrolio mentre il popolo vive nella miseria, in Tunisia il 70% della popolazione è formata da giovani di cui il 30% è disoccupata. A tutto questo si aggiunge l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità come pane e olio che rende veramente difficile la sopravvivenza della popolazione.
In queste condizioni l’unica alternativa per i giovani maghrebini dovrebbe essere quella di lasciare il loro paese in cerca di fortuna, ma per dove?
I giovani maghrebini che giungono in Italia o in altri paesi dell’UE trovano ad “accoglierli” leggi razziste, vengono rinchiusi in centri di detenzione e veri e propri lager chiamati CIE con la sola colpa di essere “clandestini”. Alcuni giovani intervistati in questi giorni hanno dichiarato che dopo aver studiato ed essersi laureati in Tunisia preferiscono rimanere nel proprio paese che non da loro un futuro piuttosto che intraprendere un viaggio con il rischio di morire in mare o di essere imprigionato per niente o finire a fare il lavavetri nelle nostre città.
Dopo le rivolte dei giovani nel cuore dell’Europa imperialista da Atene a Londra, da Parigi a Roma adesso anche i giovani del Maghreb sfidano a testa alta lo stato per chiedere i loro diritti basilari come lavoro e pane.

Tutto è incominciato quando al giovane Mohamed Bouazizi di 26 anni laureato ma venditore ambulante, la polizia ha sequestrato il suo carretto con la merce, la scelta estrema è stata quella di cospargersi di benzina e darsi fuoco.
Quello che viene in mente è parallelismo con Norman Zarcone, giovane palermitano plurilaureato che è arrivato alla stessa scelta estrema, buttandosi nel vuoto dalla facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, dopo essersi reso conto che nonostante avesse tutte le carte in regola questo sistema non gli avrebbe garantito un futuro dignitoso.
Davanti a tutto questo scempio sociale prodotto dal sistema capitalista, la rivolta dei giovani maghrebini è giusta e sacrosanta.
Il presidente tunisino Zine al-Abidine Ben Ali ha ordinato la chiusura di scuole e università e ha definito i giovani ribelli “terroristi”. Terroristi sono i governi della borghesia che impongono al popolo una vita di stenti e che hanno ordinato ai loro servi in divisa di sparare sulla folla, solo in Tunisia ci sono stati almeno 50 morti, il governo locale ha censurato tutto ciò parlando di 14 morti e dichiarando che la polizia ha sparato per legittima difesa. Sappiamo dai media indipendenti e dai blog locali che sono tutte falsità!
Anche in Algeria dal 5 gennaio è scoppiata la rivolta per gli stessi motivie anche la risposta del governo è stata analoga a quella del governo tunisino.

La nostra solidarietà verso questa rivolta deve necessariamente avere come obiettivo principale della nostra lotta il governo Berlusconi, fedele alleato di questi regimi in quanto partner economico. In questo le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Frattini sono andate ben oltre le ipocrite dichiarazioni dei funzionari U.S.A. che hanno condannato formalmente la repressione e le violenze come se fossero sullo stesso piano. Frattini ha dato pieno appoggio al regime tunisino dichiarando di: "condannare senza se e senza ma ogni forma di violenza contro civili innocenti, ma anche di sostenere un governo come la Tunisia che ha pagato un prezzo di sangue per il terrorismo: noi siamo sempre dalla parte della lotta al terrorismo".

Davanti alla censura e alle falsità dei media italiani e necessario estendere l’informazione e la solidarietà su questa questione tra gli studenti, gli operai e i lavoratori perché si prenda coscienza che qui come in Tunisia per far si che non si paghi la crisi dei padroni ci vogliono decine e centinaia di queste rivolte che rappresentano un primo passo verso la rivoluzione politica e sociale per mettere fine a questo barbaro sistema basato sul profitto dell’uomo sull’uomo.

Circolo proletari comunisti Palermo Red Block
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pc quotidiano 12 gennaio - napoli ..sola risposta alla lotta per il lavoro.. repressione

Lavoro: Napoli; questore Giuffre', non consentiremo violenze

(ANSA) - NAPOLI, 11 GEN - La polizia non consentira' una nuova stagione di violenze ai disoccupati organizzati di Napoli in risposta al no degli enti locali alle richieste di nuovi sussidi. Lo ha detto il questore di Napoli Santi Giuffre' in una intervista all' ANSA il giorno dopo le minacce ed i tentativi di aggressione contro l' assessore al lavoro Severino Nappi ed il leader dei ''Popolari per il Sud'' Clemente Mastella.

Per il primo episodio domani il dirigente della Digos Filippo Buonfiglio inviera' un rapporto alla magistratura. Si profila una denuncia per almeno tre dei componenti della delegazione composta da 30 tra disoccupati del progetto Bros, dei ''Banchi nuovi'' e di altre sigle che ieri mattina hanno incontrato burrascosamente l' assessore Nappi. (ANSA).

pc quotidiano 12 gennaio - napoli ..il questore del moderno fascismo

All’attenzione del direttore del Corriere del Mezzogiorno,
(dottor. Marco De Marco)

all’attenzione della stampa cittadina,

Una pericolosa caduta di stile (..e di sostanza)
da parte del Questore di Napoli.

Nell’edizione odierna de il Corriere del Mezzogiorno (10/1/2011) è comparsa una allucinante intervista al Questore di Napoli, dott. Santi Giuffrè, nella quale vengono espressi giudizi, considerazioni ed accostamenti di inaudita gravità.

Nel corso del testo di questa conversazione, tra la giornalista Brandolini e il Questore, abbiamo rilevato alcune gravi affermazioni le quali, oltre a nuocere gravemente il diritto alla libera espressione politica e sociale, sono da considerare lesive all’immagine pubblica ed alla dignità dei Precari Bros e della Vertenza/Lavoro nella quale siamo impegnati da anni.

Proviamo – per comodità di esposizione – a ricapitolare alcuni temi sui quali chiediamo al Corriere del Mezzogiorno ed alla stampa cittadina il diritto di replica.

In questa intervista, nella sua foga contro i Precari Bros, il Questore di Napoli sconfina in un campo in cui non è sua specifica competenza e si schiera apertamente con le scelte politiche e con i provvedimenti dell’Assessore Regionale, Severino Nappi. Una modalità questa che non dovrebbe essere caratteristica di un uomo che dirige una istituzione di carattere generale.

Nel testo, infatti, il Questore “approva” la scelta della Regione Campania di consegnare alle famigerate Agenzie Private di Lavoro Interinale la platea dei Precari Bros, bolla come misure assistenziali da condannare le attività di formazione e di lavoro che negli ultimi anni i Precari Bros hanno intrapreso in città e si concede una critica politica all’operato dei vecchi amministratori regionali.

Ma la parte più bizzarra (quanto pericolosa!) dell’intervista al Questore è quella in cui si prospetta un parallelismo politico con fatti ed episodi di circa 30 anni fa accostando, di fatto, l’attuale ciclo di lotta dei Precari Bros addirittura alle Brigate Rosse ed alcuni esponenti politici che in quegli anni persero la vita in drammatiche vicende.

E’ veramente sconcertante mettere sullo stesso piano i cortei ed anche i blocchi stradali che, spesso, siamo costretti a mettere in atto a causa dell’arroganza delle istituzioni e della loro palese incapacità di offrire soluzione ai problemi occupazionali con gli omicidi politici compiuti in quegli anni e in quel lontano contesto storico.

E’ veramente sconcertante che un uomo – come il Questore – che dovrebbe mostrare lucidità ed equilibrio nell’affrontare le complesse dinamiche del conflitto sociale si lascia andare ad allusioni le quali, anche sul piano delle responsabilità penali, non promettono nulla di buono per i Precari Bros.

Nel contempo lo stesso Corriere del Mezzogiono, a cui riconosciamo una autorevolezza nel panorama della stampa cittadina, si sta facendo prendere la mano nel dare spazio, con toni allarmistici e scandalistici, alle vari follie che, puntualmente, la cronaca cittadina produce.

Ci sembra spropositata l’attenzione e gli echi che il Corriere e il suo sito web danno alle cosiddette lettere minatorie all’assessore Nappi o a Mastella le quali sono – come è chiaro a chi non è guidato dalla malafede – opera di poveracci, di disperati o di mitomani.

Il problema è un altro ed è quello che, ancora una volta, vogliamo richiamare a quanti in questa città sono animati da spirito libero ed autonomo.

E’ in atto da parte della Regione Campania un tentativo di cancellare l’esperienza lavorativa dei Precari Bros condannandoli ad un presente e ad un futuro di disoccupazione, precarietà, lavoro nero ed extralegale non sulla base di un serio programma di creazione di nuovi posti di lavoro, a partire dall’irrisolta emergenza ambientale, ma sulla base di una vendetta politica nell’ambito della competizione tra i partiti e i loro apparati.

Il Piano per il Lavoro, varato dalla Regione Campania, dopo diversi mesi di rinvii e di lungaggini burocratiche, non indica e non prospetta concretamente neanche un posto di lavoro anzi c’è il rischio che il tutto si risolva in una nuova elargizione di soldi pubblici alle aziende collaterali al sistema dei partiti e alle lobby politiche.

Per quanto ci riguarda continueremo nella nostra sacrosanta mobilitazione sociale per il lavoro e per il diritto a campare.

Lo faremo – come abbiamo sempre fatto – con i cortei, con i manifesti affissi per le strade, con i blocchi stradali, quando purtroppo si rende necessaria questa pratica di lotta, ma rigettiamo totalmente tutte le accuse, le allusioni e le minacce che, in una forma palesemente antidemocratica, in questi ultimi giorni si stanno scatenando contro la nostra Vertenza.

Precari Bros Organizzati di Napoli e provincia

pc quotidiano 12 gennaio - Nuove pantere nere in Usa

questo documento che pubblichiamo ci permette di affrontare in sintesi il problema

noi marxisti-leninisti-maoisti riteniamo che effettivamente negli USA il partito comunista di tipo nuovo che serve debba essere basato sul marxismo-leninismo-maoismo e che debba riprendere criticamente nella teoria e nella pratica l'esperienza storica del Black panther party.. ma definire tutto questo 'panterismo' è un modo ultrasoggettivista di affrontare la questione, oltre che aprire la strada a tutta una serie di possibili avventurieri e avventure

proletari comunisti- PCm Italy



TUTTO IL POTERE AL POPOLO!

Il mio nome è Shaka Zulu. Sono il Presidente del Nuovo Partito Africano Pantere Nere (New Afrikan Black Panther Party - NABPP), un Partito d'avanguardia rivoluzionario e nazionalista, nella tradizione delle Pantere Nere originali. La nostra ideologia è definita Panterismo, sviluppata dal marxismo-leninismo-maoismo (MLM). Il Panterismo è la teoria e la pratica della rivoluzione socialista per tutti i popoli oppressi del mondo. Il Panterismo, per sconfiggere gli oppressori, mantiene che dobbiamo costruire aree di base per il potere sociale, culturale e politico nelle nostre comunità oppresse.
Vediamo il nostro Partito come l'incarnazione delle originali Pantere Nere (Black Panther Party - BPP). Abbiamo costituito la nostra organizzazione partitica in un modo tale da assorbire TUTTI quelli che possano aiutare lo sviluppo del NABPP come un Partito proletario d'avanguardia. Vi invitiamo ad investire le vostre capacità ed energie in un Partito rivoluzionario d'avanguardia. Le tante formazioni delle Pantere spuntate attraverso il paese, pur essendo una cosa buona perché significa che il popolo si muove per avanzare nella liberazione nazionale, non possono liberare le masse dalla spazzatura della cultura borghese: questa liberazione non avverrà finché non formeremo un partito di lotta - un distaccamento avanzato della coscienza proletaria - e l'attivismo.
Pensiamo sia assolutamente importante per tutti noi essere uniti come Pantere, come un'enorme famiglia rivoluzionaria cementata con il Panther Love. Il Panther Love è l'amore rivoluzionario, amore liberatore, amore che cambia il mondo. Crediamo che il Panther Love come mezzo perseguibile l'unità ci permetterà di avanzare meglio la nostra strategia del "Cambiare le Case di Ferro dell'Oppressione in Scuole di Liberazione, e le Comunità Oppresse in Aree di Base di Rivoluzione Culturale, Sociale e Politica." Dobbiamo restare assieme per fare i conti con l'avidità vampiresca del monopolio capitalista, per infierirgli un colpo mortale. Mentre ci combattiamo e dividiamo alla base, il monopolio capitalista coopera localmente e globalmente per mantenere l'oppressione imperiale capitalista ed il dominio sopra l'Afrika, l'Asia Centrale, l'America Latina, il Medio Oriente, e le varie nazioni oppresse dell'imperolandia. Non possiamo sconfiggerli rimanendo dispersi e staccati. Ci serve una forza potente come il centralismo democratico. La nostra lotta non è una lotta razziale, ma una lotta di classe, una lotta internazionale contro le strutture imperiali capitaliste che perpetuano lo sfruttamento economico delle risorse, delle terre, dei mercati, del lavoro salariato, e dell'ambiente.
Il Movimento Maoista è internazionale - il che significa che se abbiamo in mente i semi della rivoluzione socialista mondiale - dovremmo essere fieri di sollevare la bandiera Rossa da una posizione unitaria.
Nel primo numero del giornale del Partito "Right On!" abbiamo dichiarato che "Capire il ruolo che il partito deve giocare è anche capire il ruolo che altri devono giocare e come questi ruoli s'incastrino per servire gli interessi più alti dell'umanità. Il Partito non può essere tutto. Il scopo speciale è rappresentare il futuro nel movimento del presente ed illuminare il percorso. E' un partito nazionalista rivoluzionario Nero che riconosce che la lotta di classe e la rivoluzione socialista siano il percorso da seguire."
La soluzione di tutti i nostri problemi discendono dalla rivoluzione, dalla rivoluzione socialista e dalla pratica corretta del Panterismo, che è l'idelogia del NABPP del vent'unesimo secolo. Dunque mentre il monopolio degli oppressori di classe capitalisti rimangono uniti, le nostre file trasudano la morte della divisione e dei bisticci meschini riguardo a chi detenga la linea politica principale. Occorre davvero comprendere i trucchi che la classe dirigente storicamente e consistentemente utilizza per mantenerci divisi. Il compagno Big Tom Combattente affermò così eloquentemente nella sua premessa a "La gioventù nera e la criminalizzazione di una generazione" che gli oppressori hanno una strategia che unisce i neoliberali ed i neocon di tutto il mondo. E per sconfiggerli, dobbiamo sviluppare la nostra strategia - costruire aree di base per la rivoluzione culturale, sociale e politica - di andare nel popolo, organizzarlo e mobilitarlo per assumere il compito storico - la perpetuazione della rivoluzione.
Compagni! Abbiamo un ruolo meraviglioso da giocare, un compito storico da completare, una grande opportunità per trasformare le nostre dita singole in un pugno di unità rivoluzionaria, unendoci sotto la guida del NABPP. Abbiamo bisogno di voi! Invitiamo tutti i Compagni sinceri, onesti e leali a lottare con noi per liberare il popolo Neo-Afrikano e tutti i popoli oppressi del mondo. Il Panterismo di questo è la chiave.
Vi lasciamo con queste parole del Compagno Huey: "Però per raggiungere una tale libertà, dobbiamo tutti partire dalla base. Dobbiamo combattere come fratelli e sorelle, ognuno nella propria comunità o ghetto, ma contro il nemico comune che ci priva della nostra identità, ovvero che ci sfrutta economicamente, politicamente, culturalmente. Siamo dunque sia nazionalisti che internazionalisti. Lottiamo per la nostra libertà nel nostro stesso terreno, ma in alleanza con tutti quelli che lottano, non solo perché abbiamo tatticamente bisogno di uno dell'altro ma perché siamo fratelli e sorelle."

I 10 Punti programmatici della Piattaforma del Nuovo Partito Africano Pantere Nere (NABPP):
1. Vogliamo Libertà! Vogliamo il potere di determinare il destino della Nostra Comunità Nera ed oppressa.
Crediamo che il popolo Nero ed oppresso non sarà libero finché Noi non saremmo capaci di determinare noi stessi il Nostro destino nelle nostre comunità, controllando totalmente tutte le istituzioni esistenti della nostra comunità.

2. Vogliamo piena occupazione per la Nostra gente.
Crediamo che il governo federale sia responsabile ed obbligato a fornire occupazione o un reddito garantito ad ogni persona. Crediamo che se ogni imprenditore americano non darà piena occupazione, allora la tecnologia ed i mezzi di produzione dovrebbero essere tolti agli imprenditori e posti nella nostra comunità cosicché la gente della nostra comunità possa organizzare ed assumere tutti i suoi membri e dargli uno standard di vita elevato.

3. Vogliamo la fine della rapina da parte del CAPITALISTA della Nostra Comunità Nera ed oppressa.
Crediamo che questo governo razzista ci abbia derubato ed ora Noi richiediamo il debito arretrato di 40 acri e due muli. 40 acri e due muli erano stati promessi oltre 100 anni fa come il risarcimento per lo schiavismo ed il genocidio del popolo Nero. Accetteremo il pagamento in contanti, che verranno distribuiti alle Nostre molte comunità. L'americano razzista ha preso parte al massacro di oltre 50 milioni di Neri; dunque, Noi crediamo che questa sia una richiesta modesta che Noi facciamo.

4. Vogliamo delle abitazioni decenti adatte a riparare degli esseri umani.
Crediamo che se i padroni di casa non forniranno abitazioni decenti alla Nostra comunità Nera ed oppressa, allora l'abitazione e la terra dovrebbe venir costituita in cooperative cosicché la gente della nostra comunità, con l'aiuto del governo, possa costruire e rendere decenti le proprie abitazioni.

5. Vogliamo un'educazione decente per la Nostra gente che esponga la vera natura di questa società americana decadente. Vogliamo l'educazione che ci insegni la Nostra vera storia ed il Nostro ruolo nella società presente.
Crediamo in un sistema educativo che dia alla Nostra gente la coscienza di sé. Se una persona non possiede la coscienza di sé e la propria posizione nella società e nel mondo, ci sarnno poche possibilità di conoscere qualsiasi altra cosa.

6. Vogliamo assistenza sanitaria gratuita per tutte le persone Nere ed oppresse.
Crediamo che il governo debba fornire alla gente, gratuitamente, strutture sanitarie che non solo ci curino i mali, di cui la maggior parte derivano dall'oppressione, ma che sviluppino programmi medici preventivi per garantirci la sopravvivenza futura. Crediamo che educazioni sanitarie di massa e programmi di ricerca debbano essere sviluppati per fornire a tutte le persone nere ed oppresse accesso ad informazioni scientifiche e mediche avanzate, così da poterci procurare noi stessi cure mediche appropriate.

7. Vogliamo la fine immediata della BRUTALITA' POLIZIESCA e delle UCCISIONI della gente Nera, delle altre persone di colore, di tutti i popoli oppressi degli Stati Uniti.
Crediamo che il governo razzista e fascista degli Stati Uniti utilizzi i propri controlli di polizia per portare avanti i suoi programmi di oppressione contro la gente Nera, le altre genti oppresse ed i poveri degli Stati Uniti. Crediamo che sia nostro diritto, dunque, difenderci contro queste forze armate e che tutti i popoli neri ed oppressi dovrebbero essere armati per l'autodifesa delle nostre case e comunità contro queste forze di polizia fasciste.

8. Vogliamo la fine immediata di tutti le guerre di aggressione.
Crediamo che i vari conflitti esistenti nel mondo derivino direttamente dal desiderio aggressivo della cerchia di governo degli Stati Uniti di imporre il suo dominio sopra i popoli oppressi del mondo. Crediamo che se il governo degli Stati Uniti o i suoi lacchè non cesseranno queste guerre di aggressione è diritto dei popoli di defendere se stessi con ogni mezzo necessario contro i loro aggressori.

9. Vogliamo libertà per tutte le genti nere ed oppresse ora detenute dalle prigioni militari o civili federali, conteali, cittadine. Vogliamo che la gente rinviata a giudizio venga giudicata in tribunale da una giuria di loro pari o da gente delle comunità nere, come previsto dalla costituzione degli Stati Uniti.
Crediamo che i molti Neri ed oppressi ora detenuti nelle prigioni federali non abbiano ricevuto dei processi giusti ed imparziali, in un sistema giudiziario razzista e fascista, e dovrebbero venir scarcerati. Crediamo nell'eliminazione finale di tutte le istituzioni penitenziarie miserabili ed inumane, perché le masse di uomini e donne imprigionate negli Stati Uniti o dai militari statunitensi sono vittime di condizioni oppressive, condizioni le quali sono le cause reali del loro imprigionamento.
Crediamo che quando le persone vengano sottoposte a giudizio debbano aver diritto ad avvocati di propria scelta, e scarcerazione in attesa del processo.

10. Chiediamo pane, case, educazione, vestiario, giustizia, pace e controllo comunitario della tecnologia moderna.
Quando nel corso degli eventi umani diventa necessario per un popolo dissolvere i vincoli politici che li hanno connessi con un altro popolo, ed assumere, tra i poteri della terra, la stazione separata ed egualitaria alla quale le leggi della natura ed il Dio della natura le autorizza, un rispetto decente per le opinioni del genere umano richiede che questo dichiari le cause che lo spinge alla separazione.
Manteniamo queste verità come evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono dotati dal loro creatore di diritti inalienabili ben definiti; che tra questi ci siano la vita, la libertà, ed il conseguimento della felicità.
Che per assicurare questi diritti, tra gli uomini vengano istituiti governi, i cui poteri derivino dal consenso dei governati; che, ogni qual volta una qualsiasi forma di governo diventi distruttiva di questi fini, è diritto del popolo di alterarla ed abolirla, e di istituire un nuovo governo, che posi le sue fondamenta su questi principi, ed organizzi i suoi poteri in una forma tale che a loro sembri più probabile possa determinare la loro sicurezza e felicità. La prudenza, invero, detterà che i governi stabiliti da molto non debbano venir cambiati per cause lievi e transitorie; e di conseguenza, tutta l'esperienza ha dimostrato che il genere umano è più disposto a soffrire quando i mali sono sopportabili, piuttosto che raddrizzarsi abolendo le forme a cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi ed usurpazioni perseguenti invariabilmente lo stesso obiettivo, evincono un disegno di ridurre i popoli ad un dispotismo assoluto, è loro diritto e dovere sbarazzarsi di un tale governo, e di provvedere a delle nuove guardie per la loro sicurezza futura.

Tutti i membri attuali e potenziali devono studiare e memorizzare i nostri Dieci Punti Programmatici e la nostra Piattaforma.

TUTTO IL POTERE AL POPOLO!

Nuovo Partito Africano Pantere Nere

Shaka Zulu 661323B
NSP
PO Box 2300
168 Frontage Rd.
Newark, NJ 07114
NABPP
PO BOX 4362
Allentown, PA 18105

pc quotidiano 12 gennaio - operai piaggio a fianco operai Fiat per il NO

Giovedì e venerdì si svolgerà a Mirafiori il Referendum voluto da Marchionne per imporre, con il ricatto della chiusura della fabbrica, un contratto da vero fascismo aziendale: condizioni di lavoro massacranti, limitazione ai diritti di malattia, niente diritto di sciopero, solo sindacati filopadronali.


Un attacco che si estenderebbe presto all’intero paese e che vorrebbe cancellare anni
di conquiste, riportando le condizioni dei lavoratori in Italia agli anni ’50.

La netta opposizione della Fiom rappresenta non solo la resistenza degli operai
coinvolti, di Mirafiori come di Pomigliano, ma gli interessi fondamentali di tutti i
lavoratori. E ha fatto sì che un’operazione di pura prepotenza padronale e di
compiacenza vergognosa di FIM, UILM e UGL si sia trasformata in un dibattito
nazionale sui problemi dei diritti e delle condizioni del lavoro operaio negati e
messi da parte per tanti anni. A partire da una vera rappresentanza sindacale, dalla
tutela della salute e dalla necessita di adeguare i salari ai livelli europei.


Queste ragioni stanno aggregando intorno agli operai un fronte sociale molto ampio,
che si è visto bene nella manifestazione della FIOM del 16 ottobre scorso, dagli
studenti ai lavoratori dei servizi pubblici e ai precari di tutti i settori, con
l’obiettivo di combattere e rovesciare le politiche sociali degli ultimi vent’anni.

Perciò i lavoratori sono tutt’altro che isolati e anzi ci sono tutte le condizioni
perché le iniziative di lotta in fabbrica acquistino un significato e una risonanza
che da una parte le rafforzano e dall’altra riaffermano il ruolo centrale dei
lavoratori in quel movimento.


Come prima cosa, si tratta di far capire bene ai padroni a quali problemi andranno
incontro nella gestione dei rapporti di lavoro se intendono appoggiare Marchionne.

Sostenere i lavoratori di Mirafiori significa anche, oggi alla Piaggio, rafforzare le
nostre rivendicazioni sui tempi, i ritmi di lavoro, la sicurezza e i diritti
sindacali, contro una politica aziendale non tanto lontana da quella della FIAT.


A FIM e UILM, che hanno firmato un accordo alla FIAT che, oltre a consegnare i
lavoratori nelle mani del padrone, prevede l’eliminazione della FIOM dalle fabbriche,
diciamo che questa firma determinerà conseguenze pesanti nei rapporti sindacali in
fabbrica e invitiamo i delegati di questi sindacati a prendere le distanze da queste
scelte e stare dalla parte dei lavoratori.

In sostegno e solidarietà ai lavoratori di Mirafiori indiciamo per mercoledì 12 uno
sciopero a partire dalle ore 9.30. (Concentramento in 2R).


RSU FIOM PIAGGIO

pc quotidiano 12 gennaio - i 'rottami' del PD a fianco del fascismo padronale

Caso Fiat, interviene anche Renzi.

renzi Il sindaco di Firenze, in un'intervista andata in onda ieri sera sul Tg de La7, ha espresso la sua posizione sulla questione. Una posizione, come sempre, molto netta. "Io sto dalla parte di Marchionne, dalla parte di chi sta investendo sul futuro delle aziende, quando tutte le aziende chiudono, è un momento in cui bisogna cercare di tenere aperte le fabbriche": queste le parole del primo cittadino fiorentino.

LAVORO. "Diciamo anche la verità: è la prima volta nella sua storia che la Fiat, anzichè chiedere i soldi degli italiani con la cassa integrazione, prova a mettere dei quattrini per agganciare alla locomotiva americana Mirafiori e anche la struttura italiana. Quindi, senza se e senza ma stiamo dalla parte di chi crea lavoro e ricchezza. Poi, naturalmente, rispettiamo i diritti dei lavoratori, ma che siano lavoratori, e non cassintegrati", ha concluso.

pc quotidiano 12 gennaio - Fiat striscione del ccp aderente a proletari comunisti

il Collettivo Comunista Piemontese, che ha fissato uno striscione con su scritto "Fiat = sfruttatori e assassini rottamiamo Marchionne e i suoi scagnozzi",

un manifesto del collettivo comunista piemontese



oggi al cambio turno delle 14 alla porta 2 della FIAT Mirafiori a Torino almeno duecento tra compagni, studenti e operai della FIAT hanno manifestato, invitando a votare NO al referendum e ad allargare le lotte contro tutti i Marchionne e sovrastando la ventina di corrotti prezzolati di Uilm e Fismic che facevano propaganda per il SI

erano presenti anche i lavoratori della Ceva Logistics, che rifutano il trasferimento da None ad Assago

pc quotidiano 12 gennaio - Mirafiori ..il nuovo squadrismo del fascismo padronale

Tensione davanti ai cancelli della Fiat all'arrivo di Vendola


Vendola davanti ai cancelli della FIAT per spiegare le ragioni del NO

Questa mattina al cambio turno delle 14 Vendola viene contestato da un gruppo di lavoratori e militanti aderenti a FISMIC, intimandogli di andarsene, che alla FIAT non era gradito, ma soprattutto urlando che il Comunismo era morto e sepolto, in difesa di Vendola un gruppo aderente alla FIOM e ad altre organizzazioni della sinistra comunista Torinese, fra i due gruppi sono volati insulti e slogan, tutto è tornato alla calma poco dopo, ma resta sicuramente nell'aria un clima di alta tensione a Torino.

Al cancello 2 della Fiat per tutta la giornata sono andati avanti i volantinaggi a sostegno del SI da parte di FISMIC , e del NO da parte di altre organizzazioni di sinistra, tra queste quella del Collettivo Comunista Piemontese, che ha fissato uno striscione con su scritto "Fiat = sfruttatori e assassini rottamiamo Marchionne e i suoi scagnozzi", in netta maggioranza i sostenitori del NO.

pc quotidiano 12 gennaio - tunisi in rivolta



Il governo tunisino fatto ricorso a militari

Tunisi ha mobilitato oggi le truppe dell'esercito per affrontare le proteste popolari contro la politica economica. Colonne di soldati sono stati inviati per reprimere insieme alla polizia a Ettadhamoun, un sobborgo della capitale dove oggi ci sono stati scontri.

Tunisi ha mobilitato oggi le truppe dell'esercito per affrontare le proteste popolari contro la politica economica. Colonne di soldati sono stati inviati per reprimere insieme alla polizia a Ettadhamoun, un sobborgo della capitale dove oggi ci sono stati scontri.

Testimoni hanno detto che la polizia ha sparato direttamente contro il manifestanti. L’avvocatessa Salma Abbasi ha sostenuto che "si trattava di cittadini comuni disarmati che hanno trovato la morte sotto il fuoco dei cecchini ".

Gruppi di manifestanti hanno tagliato la circolazione in una strada di collegamento tra Biserta e Tunisi.

Nello stesso luogo, a 15 chilometri dalla capitale, hanno detto testimoni che la polizia ha sparato direttamente contro i manifestanti e non "in aria", come ha detto un comunicato ufficiale, quindi si temono altri morti e feriti.

Gruppi di cittadini inferociti hanno dato fuoco a edifici comunali.
Tutti i quartieri sono rimasti senza energia elettrica, mentre la polizia ha bloccato tutte le vie di entrata e di uscita della città.

Secondo il canale arabo cinque vittime, tra cui un insegnante universitario, sono state uccise durante gli scontri tra manifestanti e polizia.

L'esercito, ha aggiunto Al Jazeera, citando fonti ufficiali, è distribuito in varie parti del paese, ma non è coinvolto negli scontri. Altre fonti di attivisti aggiungono almeno due morti in più per armi da fuoco, e confermare che l'esercito stesso è coinvolto nella repressione.

Secondo la televisione di Stato Tunis7, che si distingue perché riduce in modo scandaloso le cifre di feriti e di morti, ci sono stati tre feriti a Sfax, dove c'è una manifestazione collegata allo sciopero generale.

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Almeno 50 persone sono morte durante il fine settimana a Tunisi

ANSA riporta che resta alta la tensione questo lunedi a causa delle proteste contro la disoccupazione. Un gruppo di persone ha dato fuoco a un veicolo della polizia la notte scorsa e ha preso d'assalto una farmacia di Jendouba, secondo quanto ha detto oggi la polizia.

Tre località -Kaserín, Thala e Regueb – sono stati teatro di pesanti sommosse lunedi, prova che le proteste continuano. A Kaserín, un uomo che è stato colpito più volte da colpi d’arma da fuoco ed è stato ricoverato domenica, Abdelbasset Kasmi, è morto lunedi per le ferite riportate, secondo Sadok Mahmoudi, dell’Unione Regionale dei lavoratori tunisini (UGTT, centrale sindacale).

Mahmoudi ha detto che un "gran numero" di persone ferite sono state in rianimazione presso l’ospedale di Kaserín posto sotto controllo militare.

Inoltre, per questo lunedì sono in programma proteste a Sfax e Regueb, secondo fonti del partito dell'opposizione Partito Progressista Democratico (PDP).

Fonti della polizia hanno dichiarato che i morti sono almeno 16 a Thala, 22 a Kasserine, 2 Meknassi, uno a Feriana e otto a Regueb.

Testimoni oculari hanno parlato di "massacro civile" e hanno detto che la polizia ha aperto il fuoco domenica durante il funerale di un dimostrante ucciso, impedendone la sepoltura. Secondo la versione, la gente che partecipava al funerale è fuggita e la bara è rimasta in strada

Secondo notizie ufficiose, i tunisini sono stati uccisi da colpi sparati dalla polizia. Il governo tunisino continua nella sua politica di riduzione del numero di morti e feriti mentre dice che aumentano le vittime tra la polizia; aveva detto che erano morte solo 14 persone.

Il paese del Nord Africa è lo scenario fin dal 17 dicembre di gravi disordini di cui i giovani sono protagonisti che accusano le élite borghesi e il governo per la mancanza di lavoro e la povertà diffusa

pc quotidiano 12 gennaio - Iniziativa a Taranto a sostegno delle rivolte in Algeria e Tunisia

pc quotidiano 12 gennaio - Votare NO al referendum Marchionne-Fiat

pc quotidiano 12 gennaio - alla fiat, a tutte le fabbriche, no all'accordo

negli stabilimenti fiat torino e termini imerese
nelle fabbriche del nord e sud ove siamo presenti
diffusione straordinaria il 13 e 14 gennaio del depliant contro l'accordo

nei giorni successivi
fiat sata
pomigliano-napoli

il depliant si può richiedere in versione pdf
a ro.red@libero.it
o tel. 347-1102638

martedì 11 gennaio 2011

pc quotidiano 11 gennaio - referendum fiat ..il no, la lotta, l'esercizio della forza

comunicato stampa

stiamo assistendo a una sfrenata e truccata campagna fascista sul referendum
alla fiat, che peggiora le condizioni dei lavoratori, cancella diritti e
sindacati
fiat, governo, sindacati di regime ricattano in forme sguaiate volgari e
aggressive gli operai che cercano di difendere lavoro, diritti e libertà
qualunque sia il risultato del referendum si tratta di una violenza
antidemocratica, antisindacale antioperaia che vuole imporre una dittatura
padronale
rispondere a questa campagna significa contrastare sul campo questa azione e
questa violenza
votare no non è sufficiente- il fascismo padronale di marchionne deve essere
fermato con la forza e non certo solo degli operai fiat di mirafiori ma di
tutta la classe operaia e di tutte le forze che si dicono proletarie e
democratiche
al fascismo in azione non si risponde con il voto e con gli appelli, ma con
la lotta - questo vale sia se il no resiste, sia se passa al 99 per cento
il piano deve esswere fatto saltare nell'interesse della classe operaia
tutta, in questo senso la fiat non può essere lasciata fare, nè può essere
messa in grado di funzionare e attuare il suo piano
dopo il voto e sin dallo giusto e necessario sciopero del 28 gennaio,
bisogna fare come il 14 dicembre degli studenti assediare le fabbriche e i
padroni, assediare i palazzi del governo

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
11 gennaio 2011

pc quotidiano 11 gennaio - napoli giusto assedio alla regione dei disoccupati organizzati

ASSEDIO al palazzo, tentata aggressione all’assessore regionale e a Clemente Mastella, scontro sfiorato con le forze dell’ordine. Sale di nuovo la tensione sul fronte dei disoccupati organizzati. Bros e non solo hanno di fatto circondato ieri la sede dell’assessorato regionale al lavoro al Centro direzionale. Oltre un migliaio di persone si sono presentate all’Isola A6, dove lo stesso assessore Severino Nappi li aveva convocati a seguito di una loro richiesta un paio di giorni fa. L’aria è parsa subito pesante. I disoccupati hanno inviato una ventina di loro rappresentanti a discutere con l’assessore. Che però aveva poco da offrire loro sul piano delle richieste avanzate. Il tema era il nuovo piano regionale per il lavoro, che chiama in causa vuoi il reclutamento di agenzie private vuoi l’impegno di singole aziende per garantire un periodo di formazione, coperto anche da fondi regionali, ai disoccupati di lunga durata, compresi i circa 3700 eredi del progetto Bros.

È la nuova filosofia di Nappi, che porta la formazione direttamente in azienda, sottraendola a situazioni assistenziali avallate dell’amministrazione. Una strada che evita gli sprechi del passato, ma non garantisce il futuro occupazionale, dato che il contributo è assegnato anche per rapporti di lavoro di tre mesi più altri sei di rinnovo. Lontanissima la «stabilizzazione», sempre richiesta dai disoccupati, come pure il loro impiego nel pubblico per la raccolta differenziata. Non garantito neanche il passato, visto che, a loro dire, non hanno più valore neanche i vecchi attestati rilasciati dalla Regione con i passati corsi. Sicchè ieri mattina, di fronte a un Nappi che ripeteva lo spirito del suo intervento, la stessa «delegazione» ha cominciato a inveire e dopo una mezzora un paio di loro hanno saltato il tavolo e si sono diretti minacciosi verso Nappi. La Digos ha trascinato via l’assessore da una uscita secondaria. La delegazione è però rimasta all’interno del palazzo, e i mille fuori hanno premuto a lungo per raggiungerli e occupare così l’edificio. Fronteggiati ovviamente da agenti in tenuta antisommossa. Si sono sentite anche un paio di violente detonazioni da bombe carta, poi l’assembramento si è disperso.

Il futuro però non si annuncia roseo. «É grave che un esponente delle istituzioni venga aggredito all’interno del proprio ufficio — dice Nappi, purtroppo non nuovo a tentativi di aggressione — C’è una componente violenta tra i cosiddetti Bros, dalla quale sono stato minacciato più volte, senza contare i tentativi di aggressione. Sono assessore al lavoro da maggio e dal 21 giugno sono scortato dalla polizia». La versione della controparte parla invece di «arroganza» dell’assessore.

E nel pomeriggio ci è andato di mezzo anche l’ex ministro oggi europarlamentare Clemente Mastella, in giro per Spaccanapoli. All’altezza di piazzetta Nilo, Mastella e alcuni amici sono stati avvicinati da un gruppetto di Bros. Stretto contro un muro, Mastella ha avviato una discussione che però è presto degenerata perché, come racconta lui stesso, «sono volate minacce e insulti» per indurlo a intervenire presso l’assessore Nappi, che fa parte del suo stesso partito, Popolari per il Sud. Mastella ha informato dei fatti Prefetto e Questore.

pc quotidiano 11 gennaio - la rivolta di algeri e tunisi



dallo spagnolo, direttamente dai luoghi della rivolta - traduzione a breve


Zehira Houfani

Scendendo in piazza per manifestare violentemente contro i suoi oppressi, i giovani magrebini esprimono il loro risentimento contro governi e opposizioni.

Questo inizio 2011 restrerà segnato dal movimento delle rivolte popolari che sta scuotendo in Magreb. Rivolte della fame, le chiamano alcuni, ma sicuramente per la giustizia e la fine delle dittature e dei regimi mafiosi che governano questi paesi con la forza e la repressione. mentre a Tunisi i disordini durano da alcune settimane, in Algeria i quartieri popolari della capitale e delle grandi città si sono incendiati mercoledì 5 gennaio per l'esplosione di rabbia dei giovani alimentata da una quotidiana tra più assurde, di un paese che affonda sotto il peso di petrodollari, di cui però da decenni si appropriano solo i despoti al potere.

Si calcola che oltre il 70% della popolazione algerina sia formata da giovani cui le politiche non danno nulla né su occupano seriamente dei milioni di giovani abbandonati al loro destino senza speranze. Sono condannati a una disoccupazione endemica, alla tossicodipendenza, alla prostituzione, all'ingiustizia e ai tentativi disperati di emigrare clandestinamente, spesso suicida, all'indigenza e al desolidarizzato vuoto culturale e politico di un paese che ha perso senso comune e sale della vita asfissiato dalle leggi dello stato di emergenza, distrutto dalla corruzione dei governanti e sottomesso all'ignoranza e al suo più fedele compagni: l'intolleranza.

Scendendo in piazza per manifestare violentemente contro i loro oppressori i giovani magrebini si propongono al mondo come testimoni della loro disperazione, ma indicano anche il loro risentimento contro le élite al potere o all'opposizione. Questo è ancor più vero in Algeria, dove i giovani si sentono lasciati al loro destino dalle generazioni precedenti, l'Algeria della rivoluzione, che fu gloria del paese, e dell'indipendenza, che mai seppe assumere il ruolo che le era proprio, cioè realizzare lo Stato di diritto, obiettivo ultimo della rivoluzione algerina.
Dalla violazione della costituzione da parte del presidente Buteflika per assicurarsi il terzo mandato, nonostante i due precedenti fossero stati i peggiori sia per il paese, consegnato ai diktat dei mercati nazionale e internazionale spesso e senza scrupoli, sia per il popolo che subisce condizioni di vita spaventose e lotta duramente per sopravvivere mentre è oltraggiato dal lusso indecente esibito apertamente da chi detiene il potere, la situazione è andata ancora peggiorando negli anni. si deve oggi constatare che, per continuato a umiliare e disprezzare il popolo, reprimendo le libertà di espressione, proibendo ogni apertura nel campo politico e dell'informazione, garantendo l'impunità dei grandi criminali e corrotti noti all'opinione pubblica e denunciati per ripetute prevaricazioni e tradimento, il regime di Buteflika è il responsabile di ogni tragedia che minaccia l'Algeria.

Il presidente ha tradito tutte le sue promesse elettorali, ha mentito agli algerini e, ancora peggio, ha dato nuovo corso al malgoverno circondendosi di 13 o 14 ministri provenienti dal suo stesso villaggio, riportando in voga il potere dei clan invece di moralizzare i costumi politici iniziando e realizzando il buon governo, preludio dello stato di diritto che aveva promesso. l'unico impegno che sembra importare al presidente, insieme alla megalomania e vanità che caratterizzano i leader arabi, l'impegno che mantenuto fin dalla salita al potere, è quello di pompare più petrolio affinché il bottino da spartire tra il suo clan e i militari sia sempre più grosso e garante di una clientela totalmente votata alla sua presidenza. Una clientela che ha scelto di vivere lontano da dalla miseria, in fortezze signorili, cittadelle inaccessibili con verdi parchi e piazze pubbliche privatizzate per decreto, sottraendole al patrimonio pubblico. Con denaro pubblico hanno edificato piccoli paradisi riservati ai più fortunati tra i milionari. Diversamente dai ricconi occidentali, che spesso hanno tribolato per costruire le loro fortune, ai dittatori, e tra questi i dirigenti algerini, basta ricorrere al patrimonio pubblico dei loro paesi per saziare ogni desiderio. una situazione che il popolo algerino non può più sopportare, rivendica la dignità umana che il potere totalitario gli ha confiscato, privandolo del minimo per vivere decentemente, il sapere, una distribuzione perequativa delle risorse nazionali, il diritto a un lavoro giustamente retribuito, un tetto per formare una famiglia e, ovviamente, la libertà di pensare e svilupparsi serenamente. Tali rivendicazioni non si conciliano con una dittatura ma anzi esigono l'instaurazione di uno Stato di diritto.

E' questo l'inizio della fine delle dittature nel Magreb? La palla è nel campo delle élite e del politici onesti di questi paesi, che devono non solo assumere le rivendicazioni dei loro popoli ma anche far sì che esse siano ascoltate non solo nelle tribune locali ma anche sulla scena internazionale, in modo da mostrare le responsabilità grandi potenze che appoggiano le dittature, disprezzando tanti popoli del pianeta. Non può ancora continuare la negazione dei diritti umani , né nel Magreb, né in Africa, né in America Latina. I governi hanno stretto accordi per promuovere, perfino imporre la globalizzazione dei mercati e oggi, 2011, i popoli si sollevano per la globalizzazione della democrazia.

pc quotidiano 11 gennaio - Milano criminalizzazione del movimento degli studenti .. a proposito della solidarietà della cgil

una ondata di denunce e intimidazioni a milano contro il movimento studentesco
proletari comunisti fa appello a una immediata mobilitazione di tutte le forze
comuniste, proletarie, rivoluzionarie, antagoniste e democrtiche a scendere in lotta
con gli studenti contro la criminalizzazzione del movimento
proponiamo da subito una mobilitazione al tribunale e al comune di milano a fronte
delle dichiarazioni di Di Corato che vuole portare il comune a costituirsi parte civile contro il movimento degli studenti
il movimento degli studenti non si ferma certo con la repressione

proletari comunisti - circolo di milano

a proposito della solidarietà espressa dalla CGIL milano



La Cgil milanese, per mano del suo segretario Rosati, ha scritto
una lettera agli studenti per dire che è al loro fianco contro le
“possibili azioni legali” avviate per le mobilitazioni studentesche.

Nella lettera Rosati scrive: “viste le notizie apparse sui giornali
relative a possibili azioni penali nei confronti delle mobilitazioni
studentesche, riteniamo politicamente indispensabile dare vita a
iniziative di sostegno alle mobilitazioni democratiche in difesa della
cultura e del diritto all’istruzione”. Bene che vuol dire? Che la Cgil
è incondizionatamente dalla parte degli studenti? Nemmeno per sogno. Da
un lato la Cgil “percepisce” il discredito che hanno le forze
politiche, della cosiddetta opposizione, agli occhi degli studenti dopo
che la battaglia degli studenti e il 14 dicembre hanno smascherato l'oscena rappresentazione e la convergenza tra governo e falsa opposizione nel criminalizzare il movimento e nel testativo di dividerlo in buoni e cattivi, e quindi scende in campo “proponendosi” come alternativa credibile. Ma credibile ‘nde cché,
direbbero a Roma. Proprio quel 14 dicembre la Cgil,non solo non era in
piazza ma avevaisolato la stessa Fiom che a quella manifestazione aveva aderito, pur non portando gli operai. La Cgil-in particolare quella del “nuovo corso”, quello della signora Camusso - ha risposto negativamente all'appello proveniente dal movimento studentesco e dagli operai scesi in piazza con la fiom il 16 ottobre.
La cgil ha sempre sconfessato e contrastato le forme di lotta con le quali si è
espresso il movimento degli studenti – radicalità-assedio dei palazzi-
scontro frontale- ponendosi, loro si, come esempio e riferimento anche
per gli operai, di ciò che è necessario fare.
come può quindi seriamente essere solidale a fronte di denunce e criminalizzione proprio di quelle forme di lotte ?
Qual è la dote di credibilità che la Cgil può vantare? Anche guardando allo scontro e al referendum alla fiat la cgil esorta” democraticamente ad accettare l’esito del voto truccato imposta dal fascismo padronale di marchionne...

comunque c'è un solo modo per chiamare la cgil allo scoperto su questo
rilanciamo il movimento
organizziamo iniziative contro la repressione

proletari comunisti - circolo milano

pc quotidiano 11 gennaio - continua la lotta dei disoccupati a napoli

Dopo mesi di attesa stamattina i disoccupati organizzati del progetto BROS hanno incontrato l’Assessore Nappi. Aria di tensione e di preoccupazione, si respirava già tra le fila del lungo corteo partito da Piazza Nazionale, che con determinazione si dirigeva presso la sede dell’Assessorato al Lavoro nel centro direzionale, dove centinaia e centinaia di disoccupati hanno urlato e rivendicato il proprio diritto al lavoro e ad una vita dignitosa negataci nel corso di questi lunghi anni di lotta e che purtroppo ancora oggi dobbiamo dire vediamo esserci negata.
Una vasta delegazione dei rappresentanti dei vari spezzoni del movimento BROS è stata ricevuta dall’Assessore al Lavoro Nappi che non ha mancato anche in questa occasione di manifestare tutta la sua arroganza e la completa non curanza della problematica che affligge questo bacino.
L’assessore, dopo aver incensato se stesso per la svolta, a suo dire, impressa alla questione del lavoro in questa città ed in particolare per quanto ha prodotto in questi mesi per dare soluzione alle nostre istanze, non è andato oltre l’illustrazione di quanto già sapevamo del suo fantomatico piano straordinario per il lavoro. Benchè l’incontro di questa mattina dovesse servire a chiarire i risvolti
occupazionali per i precari Bros, l’assessore si è limitato a chiarire cos’è in sostanza l’avviso pubblico apparso sul sito regionale lo scorso 27 dicembre 2010, spiegando in che modo questa platea, insieme alle altre migliaia di disoccupati campani, dovrebbe avere la possibilità di accedere al mondo del lavoro.
Purtroppo a chiare domande, come quella per sapere in che modo e dove la platea degli organizzati sarebbe stata collocata lavorativamente, se si trattasse di una vera stabilizzazione o solo di contratti precari, se fosse previsto il ripristino del sussidio economico anche con l’avvio di lavori socialmente utili fino all’avverarsi di uno sbocco lavorativo, i movimenti presenti hanno avuto risposte incongruenti e quindi non soddisfacenti. L’Assessore non solo ha sviato sul nocciolo della questione, ma è stato incapace di spiegarci la non fattibilità delle proposte da noi messe sul tavolo per far partire, proprio con i fondi stanziati per il piano e quelli disponibili per l’impiantistica sui rifiuti, gli investimenti per la creazione di nuova occupazione. Alla fine, incalzato dalla delegazione per avere risposte, si è sottratto del tutto alla discussione dando palesemente ragione alla nostre preoccupazioni, e cioè che il tanto decantato piano della giunta Caldoro non è altro che l’ennesimo fallimento della politica Campana che ancora oggi, dopo 14 anni di lotta e sacrifici, non sa e non vuole dare soluzioni concrete a questo bacino di disoccupati. La delegazione a questo punto ha provveduto a chiarire all’Assessore che i movimenti non sono disposti a rimanere con un pugno di mosche. Proprio mentre si continua a procedere ad assunzioni clientelari nelle società del comune e mentre i volontari della protezione civile, nuovo bacino elettorale per politici come Nappi e soci, grazie alla politica dell’emergenza, si avviano ad essere assunti come guardie ambientali (parliamo di ben 1500 assunzioni), è inaccettabile che ai precari BROS si proponga di aspettare ed avere fede nel miracolo che chissà quali aziende (se ci saranno) possano chiamare 50/100 di loro nell’arco di tutto l’anno per contratti di somministrazione che nella migliore delle ipotesi arrivano a 9 mesi. Dopo 14 anni di lotta pretendiamo un percorso specifico per tutti noi, che dia finalmente una svolta concreta alla nostra vertenza. Messo alle strette e non avendo soluzioni chiare e concrete l’Assessore ancora una volta è scappato a gambe levate facendosi scudo di circa 20 funzionari digos, per poi fare anche stavolta la parte della vittima dichiarando ai mass-media di essere stato aggredito dai precari BROS.
Come Movimento di Lotta per il Lavoro crediamo e invitiamo tutti i precari a non
mollare la presa, ma anzi ad unire le forze per fare fronte comune, per abbattere il muro che le istituzione hanno costruito per farsi scudo e non dare soluzione alla nostra vertenza. Solo con la lotta possiamo vincere e raggiungere l’obbiettivo prefissatoci ben 14 anni fa e cioè il lavoro stabile e sicuro.

Movimenti di Lotta per il Lavoro Banchi Nuovi - M.D.A.Acerra (b. buozzi)
M.D.A. Acerra (ex macello) - Zona Orientale - M.C.I. Scampia -Idea Nord

pc quotidiano 11 gennaio - volantino alla fiat mirafiori

lunedì 10 gennaio 2011

pc quotidiano 10 gennaio - Pd va a casa pound in campania

Esponente del Pd ospite a Casa Pound
L'Anpi protesta: ''Un gravissimo errore"
Valerio Pisaniello (Pd) ha partecipato a un convegno organizzato dai neofascisti a Cervinara (Avellino) lo scorso 4 gennaio. Mauriello (Sel) nega di esserci andato. Il segretario regionale dell'associazione partigiani: "Offesi i sentimenti antifascisti degli iscritti a Pd e Sel"
di MATTEO PUCCIARELLI


NAPOLI - Casa Pound torna a far parlare di sé e ad agitare gli animi a sinistra. L'associazione, legata a un centro sociale di estrema destra della Capitale e che si ramifica un po' in tutta Italia, promuove spesso incontri su temi "eretici" per essere un'organizzazione neofascista: le figure di Che Guevara, di Bettino Craxi, di Rino Gaetano e così via. E talvolta invita a partecipare rappresentanti del mondo della sinistra. Il dilemma è sempre lo stesso, per chi riceve l'invito: dialogarci con questi ragazzi oppure no? Avrà pensato di sì il dirigente regionale dei Giovani Democratici ed ex Sinistra Giovanile Valerio Pisaniello, che ha partecipato ad un incontro che si è tenuto a Cervinara (Avellino) lo scorso martedì 4 gennaio. Altre voci - poi smentite - avevano dato per certa anche la presenza di Pino Mauriello, esponente di Sinistra Ecologia e Libertà. Che poi ha parlato di "banale equivoco". Insomma, fatto sta che l'Anpi non l'ha presa bene ed era partita in quarta contro i due.

L'attacco dell'Anpi - Il segretario regionale campano, Daniele Maffione, spiegava che "con la loro disponibilità Pisaniello e Mauriello hanno pesantemente offeso i sentimenti antifascisti degli iscritti ai rispettivi partiti, compromettendo anche la propria dignità di rappresentanti democratici. E’ noto infatti - prosegue la nota - che organizzazioni come Casa Pound, che agiscono impunenemente alla luce del sole, facciano esplicito richiamo al 'fascismo del III millennio' inneggiando alla soppressione della Costituzione della Repubblica, dei diritti civili e delle libertà politiche e sociali conquistate dalla Resistenza". Secondo Maffione "questa organizzazione squadristica anima strutture collaterali, che si presentano sottoforma di associazioni culturali, che tentano d’ingannare le nuove generazioni con un finto radicalismo, che cela in realtà violenza e revisionismo storico. Casa Pound è protagonista di aggressioni a sedi politiche e sindacali in tutto il Paese, persegue la violenza a danno di immigrati, studenti e militanti antifascisti. Viene foraggiata da finanziamenti leciti ed illeciti di noti esponenti politici, legati al Pdl ed altre formazioni politiche minori, da tempo insediati in enti locali ed attività commericali di vario tipo. Molti degli ispiratori degli odierni gruppi neofascisti - continuava il dirigente campano dell'Anpi - sono stati implicati in azioni terroristiche negli anni’70 ed ’80, dove sono rimaste vittime centinaia di persone".

La notizia su Internet - Nel giro di un paio di giorni la cosa ha fatto il giro di numerosi siti legati alla sinistra. Riaprendo la discussione, sempre molto animata, circa Casa Pound e l'opportunità o meno di "parlarci". Solo poco tempo fa l'ex direttore di Liberazione (quotidiano di Rifondazione Comunista) Piero Sansonetti aveva deciso di partecipare a uno degli incontri del centro sociale di estrema destra. Vista la reazione sdegnata di associazioni, movimenti e 'opinion leaders' della sinistra antagonista il giornalista - adesso vicino a Sinistra e Libertà - aveva dato forfait all'ultimo minuto.

Il dietrofront di Mauriello - Dopo l'alzata di scudi, è arrivata la precisazione dell'esponente vendoliano: "Solo un difetto di comunicazione e un banale equivoco hanno permesso che il mio nome e quello del mio partito potessero figurare nel manifesto di presentazione dell’evento. Tranquilli 'compagni', non vi è stata nessuna commistione tra Sel e Casa Pound".

L'Anpi rilancia - Comunque sia, l'associazione dei partigiani è decisa a portare avanti la propria battaglia contro il centro sociale neofascista: "Chiediamo l’applicazione della XII Disposizione transitoria e definitiva della Costituzione, della Legge Scelba del 1952 e della Legge Mancino del 1993, che sanciscono il reato di apologia di fascismo. Chiediamo che Casa Pound e tutte le organizzazioni neofasciste che agiscono impunemente nel nostro Paese e nelle nostre città vengano immediatamente disciolte, i capi processati ed i patrimoni immobiliari e finanziari restituiti allo Stato italiano".