1) La cosa che mi ha colpito
della manifestazione di Roma è il fatto che questo vento non si può
fermare, questo movimento ancora non è concluso, ma è in pieno
svolgimento. E’ un movimento di lotta reale, e la lotta di classe è
fatta di tanti elementi: dalla commozione delle masse, dalla
determinazione di fare ognuno qualcosa in più, dalla
coscienza di avere ragione.
L’elemento
della flottilla ha permesso di far muovere nella mobilitazione parti
del popolo che ancora non era sceso in piazza. Questa situazione deve
essere alimentata, nel senso che vanno portate fino in fondo
quelle che sono le motivazioni, l'abbiamo fatto anche a Roma.
Noi giustamente inseriamo la battaglia palestinese nel contesto
internazionale della guerra imperialista per evidenziare come questa
lotta del popolo palestinese ha anche la funzione di dare una
prospettiva più generale a tutti i popoli. E in questo stiamo
portando quella che è la parola d'ordine strategica della guerra di
popolo.
Dobbiamo continuare a stare dentro questo movimento con le parole
d'ordine giuste e portarle nelle varie situazioni in cui operiamo. Dobbiamo da un lato capire, senza esaltarci, dall’altro
rafforzarci, perché noi siamo parte di questo mare delle masse.
Chiaramente dobbiamo lavorare per far emergere fino in fondo anche le
contraddizioni, contrastando determinate posizioni sia opportuniste
che estremiste.
Sulla
questione degli operai
di fabbriche sulla
Palestina, è chiaro
che si è aperta anche qui
una strada. La Cgil e
la Fiom, essendo
costretti a portare questa mobilitazione tra i lavoratori, hanno
contribuito ad aprire una
dinamica di uno scontro tra le varie posizioni dei lavoratori. Ci
sono dei lavoratori che hanno colto la questione ma hanno necessità
di capire meglio.
Qui
la parte del governo in
fabbrica l’ha fatta
la Cisl di
Fumarola
che ha fatto
dichiarazioni del
tipo: fare uno sciopero, e quindi chiedere sacrifici ai lavoratori e alle imprese, lo abbiamo
considerato sbagliato perché i lavoratori, le
imprese con la guerra in Medio Oriente non c'entrano assolutamente
nulla...
Da
parte nostra dobbiamo ancora di più portare tra
i lavoratori una discussione effettiva, contrastando
apertamente posizioni come queste della Cisl,
per chiamarli allo sciopero.
Per il momento c'è
stata una prima fase in cui sicuramente settori
minoritari di lavoratori
di fabbrica che hanno
scioperato hanno aperto una dinamica,
una situazione diversa, ma
occorre lavorare molto di più.
2) Alcuni
lavoratori che erano
sempre stati chiamati ad esprimere
la loro vicinanza, solidarietà e oggi di fronte alla grande
manifestazione del 4 ottobre e a quelle
dei giorni precedenti riconoscono
che la solidarietà alla Palestina torna a
noi e ci dà gli
strumenti, forza
ed energia, è il nostro movimento. Con
lo sciopero si è
aperto il confronto con gli operai rispetto a cosa c'entra la
Palestina con la fabbrica. Questi
operai e operaie dicono lo
sciopero è giusto
perché finalmente
lottiamo per una
causa. E
questo