lunedì 24 marzo 2014

pc 24 marzo - A Rimini le giovani generazioni scendono in campo contro il fascismo, a Milano le istituzioni hanno ancora una volta permesso alla feccia fascista di manifestare..


Rimini. Il sonno della ragione genera mostri... e squadristi neri
Sabato 22 a Rimini si è svolta la manifestazione-corteo antifascista dopo l'accoltellamento di due giovani attivisti di sinistra da parte di un gruppo di fascisti.
Circa 200 i partecipanti, tutti giovanissimi, hanno sfilato per le vie di Rimini con un percorso imposto da Questura e Amministrazione comunale per renderlo il meno visibile possibile in una città distratta e preventivamente dis-informata. La giovane età dei partecipanti non è solo un dato anagrafico ma il riflesso politico di una sostanziale scelta di quel che resta della "sinistra" istituzionale di accodarsi al piano di censura e isolamento degli antifascisti scesi in piazza elaborato dalla governance locale: nessuno spazio mediatico nella stampa e media locali ai comunicati dei compagni, menzogne sulla dinamica dei fatti, squallidi e goffi tentativi di far passare l'accaduto come una banale "rissa" del Sabato sera.
Tutte le forze "democratiche" hanno scelto quindi di non sporcarsi le mani in un clima pre-elettorale in cui l'antifascismo rischia di essere un argomento scomodo nel sistema di alleanze e relazioni  degli schieramenti istituzionali. Assenti anche altre realtà sociali e politiche che evidentemente hanno anteposto logiche settarie alla gravità dei fatti ...
Di fronte alla spirale repressiva e alla presenza sempre più fastidiosa di gruppi fascisti  occorre continuare a marcare un intervento sulle contraddizioni che la crisi comincia a produrre nella ricca e grassa Romagna: creando conflitto laddove c'è pace sociale, canali di comunicazione e reti di solidarietà capaci di rispondere più efficacemente ai tentativi di isolamento delle realtà antagoniste presenti sul territorio.

Milano saluti romani per Marinetti al Monumentale: "Partigiani canaglie rosse"

Anche la consigliera provinciale Roberta Capotosti (Fratelli d'Italia) alla celebrazione sulla tomba del padre del Futurismo. L'allarme di Fiano (Pd) e della Cgil sul moltiplicarsi di manifestazioni fasciste in città
di FRANCO VANNI
23 marzo 2014

Si erano dati appuntamento al cimitero Monumentale, a Milano, per ricordare la nascita dei fasci di combattimento in piazza San Sepolcro il 23 marzo 1919. Un centinaio di ex combattenti della Rsi e militanti di destra si sono adunati di fronte al Sacrario dei 'martiri della rivoluzione fascista' e hanno "reso omaggio e il dovuto onore a chi ha lottato per fare l'Italia grande, come non era stata prima e come non è poi stata più". Il relatore, in basco nero, si è definito "orgogliosamente fascista" e ha bollato i partigiani come "canaglia rossa". I presenti hanno quindi salutato romanamente in ricordo dei "martiri del fascismo".
Oltre all'Associazione nazionale arditi d'Italia e all'Unione combattenti della Rsi erano presenti i giovani skinhead del movimento Lealtà azione, che hanno dato vita all'associazione Memento, il cui scopo è appunto commemorare i caduti della Rsi. La cerimonia è durata circa un'ora, fra teste rasate, croci celtiche cucite ai giubbotti, gonfaloni repubblichini e nostalgici con baffi di taglio hitleriano. La celebrazione si è conclusa sulla tomba del poeta Filippo Tommaso Marinetti, il padre del Futurismo. Il presidente del consiglio di Zona 8, Simone Zambelli ha presentato una denuncia ai carabinieri in quanto ritiene che la celebrazione rappresenti "una chiara violazione della legge Mancino sull'apologia di fascismo".

Il mese lo stesso Zambelli aveva chiesto al direttore del cimitero Maggiore di rimuovere
il vessillo della Repubblica sociale italiana che i giovani di Memento avevano esposto al Campo 10, dove sono sepolti i caduti fascisti nella guerra di Liberazione. E mentre il deputato pd Emanuele Fiano prepara un'interrogazione parlamentare sul moltiplicarsi delle iniziative fasciste in città, Cgil ha presentato un esposto al prefetto per denunciare "il preoccupante aumento di manifestazioni nostalgiche dei regimi nazifascisti".

Roberta Capotosti, consigliere provinciale di Fratelli d'Italia, che come gli altri ha ricordato i caduti della Rsi con il saluto romano e il "presente", replica: "Questi tentativi di limitare la nostra libertà di espressione per fortuna lasciano il tempo che trovano", dice. L'assessorato alla Sicurezza del Comune di Milano - responsabile della polizia locale, che ha compiti di vigilanza all'interno dei cimiteri cittadini - non intende commentare la vicenda. La manifestazione è stata comunque monitorata dalla polizia di Stato. Daniela Nahum, responsabile Cultura del Pd milanese ed esponente della comunità ebraica, commenta così le parole della Capotosti: "Ignazio La Russa e i dirigenti di Fratelli d'Italia devono chiarire se sono un partito di destra repubblicana o un gruppo di estremisti. Prendano le distanze, oppure ciascuno dovrà trarre le sue conclusioni".
© Riproduzione riservata 23 marzo 2014

pc 24 marzo - OMICIDI DI STATO - coperture istituzionali alle imprese statali e private che avvelenano la collettività


“Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio nell’acqua”

I dati emergono dall'ultimo dossier di Legambiente in materia di sostanze immesse in laghi, fiumi, mari e falde dagli impianti industriali. Sono questi ultimi a fornire i numeri che, quindi, sono inevitabilmente parziali visto che mancano dal computo i fenomeni di illegalità totale

È ancora forte in Italia l’impatto dell’attività industriale sullo stato di salute delle acque. Lo rivela l’ultimo dossier di Legambiente, pubblicato proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua appena trascorsa (22 marzo), che mette in evidenza come il Belpaese superi le nazioni europee più industrializzate nell’emissione di metalli pesanti, in particolare di mercurio, nichel, cadmio e arsenico, direttamente nei corsi d’acqua. Anche per quanto riguarda le emissioni di cianuro è in testa alla classifica; arriva seconda, invece, subito dopo la Germania, per i cloruri. I dati (risalenti al 2011) sono stati estrapolati dal registro “European pollutant release and transfer register”, un registro delle emissioni inquinanti prodotte dalle varie industrie europee, in cui sono gli impianti stessi a comunicare, annualmente, la quantità di sostanze immesse direttamente nell’ambiente e, in questo caso, nelle acque. Una analisi parziale, dunque, che non tiene conto dei vari fenomeni di illegalità totale, ma che rende comunque chiaro come in l’Italia gli scarti di lavorazione delle attività industriali continuino, in buona parte, a finire inesorabilmente nelle nostre acque, alterandone quindi le caratteristiche chimiche. Legambiente, di tutta la mole di informazioni contenti nel registro, ha preso in considerazione solo i dati relativi alle principali sostanze “pericolose prioritarie”. Ebbene, nel 2011, in Italia sono state emesse oltre 140 tonnellate di metalli pesanti direttamente nelle acque, di cui 51 tonnellate di zinco, 31 tonnellate di nickel, 31 tonnellate di cromo, 12,7 tonnellate di piombo, 9 tonnellate di rame, 4,85 tonnellate di arsenico, 1,84 tonnellate di cadmio e 258 chilogrammi di mercurio. Per quanto riguarda le sostanze inorganiche, in particolare cloruri fluoruri e cianuri, si arriva a quasi 2,8 milioni di tonnellate, di cui quasi la metà derivanti da attività di tipo chimico. Ci sono poi le sostanze organiche, sempre nelle classe di quelle “pericolose prioritarie”, come l’antracene, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e i nonilfenoli. Se per i primi non risultano emissioni in acqua da parte degli impianti industriali, per i nonilfenoli ammontano a 2,9 tonnellate, quantità corrispondente a circa il 60% dell’emissione europea totale, per gli Ipa a 1,25 tonnellate – pari al 39% della quantità totale a livello europeo – e per il benzene a 0,91 tonnellate. Confrontando singolarmente ciascuna emissione con quella degli altri paesi europei più industrializzati (Francia, Germania e Regno Unito), emerge come ben quattro metalli pesanti su otto siano emessi in quantitativi maggiori dall’Italia. Sono appunto: arsenico, cadmio, mercurio e nickel. Tutti metalli che, ad alcuni livelli, oltre a essere dannosi per l’ecosistema – perché ne alterano appunto le caratteristiche chimiche – sono estremamente tossici per l’uomo. Ma come fanno a finire i metalli pesanti nelle acque? Sicuramente, gran parte della responsabilità va attribuita al tipo di impianto: le centrali elettriche a carbone, ad esempio, emettono, per loro natura, sostanze cancerogene per l’uomo in enorme quantità, come benzene, mercurio, cadmio e molto altro. Ma, secondo Legambiente, le cause sono da ricercarsi nella qualità degli impianti e negli scarsi controlli ambientali nel territorio. “Occorre migliorare in qualità e quantità l’impiantistica esistente specifica del trattamento delle acque industriali – si legge nel dossier – aumentare i controlli sul territorio e non permettere il mescolamento delle acque reflue industriali con quelle civili per evitare che le prime vadano a finire in impianti non idonei al trattamento specifico di inquinanti chimici”. L’Italia, dunque, è ancora bel lontana dal recepire la direttiva 2000/60 del Parlamento europeo, che cerca di disciplinare e salvaguardare le acque. Una direttiva nata dopo i vari casi di grave inquinamento ambientale di zone, come laghi, falde, fiumi utilizzate negli anni ’80 come discariche naturali per rifiuti industriali e inseriti adesso nei siti di interesse nazionale da bonificare (con soldi pubblici). La direttiva europea chiedeva agli Stati membri che andassero verso una “graduale riduzione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze prioritarie e l’arresto o la graduale eliminazione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze pericolose prioritarie” e aggiungeva che “l’inquinamento chimico delle acque è una minaccia per l’ambiente acquatico, con effetti quali la tossicità acuta e cronica negli organismi acquatici, l’accumulo di inquinanti negli ecosistemi e la perdita di habitat e biodiversità, e rappresenta una minaccia anche per la salute umana”. Le conclusioni dell’associazione ambientalista si possono leggere già nella premessa. “I fiumi italiani, ma anche le falde e i laghi, continuano a essere considerati troppo spesso solo come un pericolo o una minaccia per il rischio connesso con la loro esondazione o un ricettacolo di scarichi non depurati, industriali, sversamenti accidentali, se non una risorsa da sfruttare il più possibile per altri usi accumulando derivazioni, prelievi di acqua o di ghiaia, interventi di regimazione o cementificazione degli alvei. Sono ancora troppo pochi in Italia, i casi in cui si è deciso di investire sui corsi d’acqua attraverso la loro riqualificazione, interventi di rinaturalizzazione, di prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi”.

pc 24 marzo - Moretti corresponsabile della strage di Viareggio e del disastro delle ferrovie se ne deve andare processato e senza stipendio!

L’Amministratore delegato delle ferrovie, cav. Mauro Moretti, ha dichiarato che se viene ‘ritoccato’ il suo stipendio (873.000 €, quello che percepisce solo dalle ferrovie), se ne va. Si è, come suo solito, messo alla testa di quei manager pagati centinaia e centinaia di migliaia di € con la ‘singolarità’ che, quando si trovano di fronte a “spiacevoli episodi” (definita così, dal Moretti, la strage ferroviaria di Viareggio) non hanno più alcuna responsabilità.
Il coraggio non è proprio il loro forte… senza dimenticare la loro incoscienza, amoralità e disumanità.

In queste ore, molti sono rimasti sbigottiti e increduli dalla ‘rivendicazione’ di Moretti, ma nessuno ha ricordato che Moretti, tanto coccolato dai poteri forti, è rinviato a giudizio per la strage del 29 giugno ‘09.
A 24 ore dall’immane tragedia, quando ancora il fuoco “bruciava” la vita di 32 persone, si permise di affermare che nessuna responsabilità era di ferrovie, che non c'entravano niente con un treno esploso in casa loro, sulle loro infrastrutture, sui loro binari!
Alle 13.15 del 30 giugno ‘09, di fronte all’assile marcio, disse ad un suo collaboratore: “D’ora in avanti, dobbiamo controllare tutto quanto viene dall’estero”. Come dire, fino ad oggi ce ne siamo fregati.
Insolita ed arrogante fu la sua “sicurezza” (non certo quella ferroviaria) nell’anticipare gli esiti di un’inchiesta che va avanti da anni e che lo vede tra i massimi imputati con accuse pesantissime. Tra l’altro, con l’inizio del processo (13 novembre 2013), i capi d’accusa nei suoi confronti sono stati appesantiti.
Il suo avvocato, sig. D’Apote, viene a dire che il suo cliente non si occupa di treni e binari?! E di cosa si occupa allora, di biciclette o di balocchi? Inoltre, in aula questo stesso avvocato ha tuonato che: - non chiederà il rito abbreviato, - vuole il processo subito (per poi far di tutto per rallentare l’iter), - lo vuole vincere a Lucca.
Con le pesanti accuse a Moretti, questa eccessiva e tracotante ‘sicurezza’ fa pensare male e a pensar male troppo spesso ci si azzecca. Che il cav. Moretti riceva protezione sconfinata è assodato. Nominato cavaliere e rinominato Ad delle ferrovie ad un anno dalla strage, ancora rinominato Ad il 9 agosto 2013 (20 giorni dopo il rinvio a giudizio). Senza dimenticare le esternazioni provocatorie, offensive e ricattatorie, nei confronti delle Vittime, dei familiari e di ferrovieri.
E dulcis in fundo, il governo precedente ha rinunciato a costituirsi parte civile nel processo. Più subalterni di così!? Questi atti inauditi rappresentano un’assoluzione per Moretti, ancor prima della sentenza del Tribunale!
Un amministratore delegato rinviato a giudizio per la morte di 32 vite umane non può e non deve rimanere al suo posto, è un’offesa per tutti. Moretti deve essere immediatamente dimesso per la politica di abbandono sulla sicurezza, per le 32 Vittime di Viareggio, per i 43 lavoratori morti sui binari in questi anni, per la devastazione del trasporto pubblico e pendolare.
Questo Moretti, dovunque vada è: inutile, costoso e dannoso.
Auspichiamo coraggio e responsabilità da parte di chi può e deve rimuoverlo dal suo incarico.
Non è mai troppo tardi… ma adesso la misura della nostra pazienza è colma.
 
la presidente dell’Associazione dei familiari
delle Vittime di Viareggio
Daniela Rombi

pc 24 marzo - la solidarietà proletaria è un arma - dalle precarie/i delle coop sociali di PALERMO

Esprimiamo forte solidarieta' agli studenti disabili e agli assistenti igienico-personale di Catania attaccati in maniera gravissima nel loro diritto allo studio e al lavoro, diritti inalienabili, sanciti dalla costituzione e dalla legge vigente, essenziali! 
ma che questi governi ipocriti considerano invece superflui

Politiche scellerati dei governi, nazionale e locali,
 tagliano e tagliano sui servizi sociali pubblici scaricando sui soggetti sociali più deboli, sui lavoratori, sulle masse popolari ... mentre continuano a mantenere in modo vergognoso i loro privilegi

DICIAMO CON FORZA CHE CONTRO TUTTO QUESTO  LA LOTTA E' LA NOSTRA UNICA ARMA!


NOI PRECARI DI PALERMO, ASSISTENTI IGIENICO PERSONALE AGLI STUDENTI DISABILI NELLE SCUOLE SUPERIORI, LOTTIAMO DA ANNI 
PER IL NOSTRO DIRITTO AL LAVORO E PER LA SALVAGUARDIA DEL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI STUDENTI DISABILI

E DA GIUGNO CON LA RIFORMA DELLE PROVINCE SI PROSPETTA NON SOLO PER NOI MA PER TUTTI GLI OPERATORI DELL'ASSISTENZA NELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA SICILIA UN FUTURO ALQUANTO INCERTO

COLLEGARE LE LOTTE PER CONTRASTARE ATTIVAMENTE GLI ATTACCHI CHE CI VENGONO SCAGLIATI QUOTIDIANAMENTE!



PRECARIE E PRECARI COOP SOCIALI SLAI COBAS PER IL S.C. PALERMO

domenica 23 marzo 2014

Domani esce il nuovo numero di proletari comunisti

pc 23 marzo - UCRAINA: CHI SANZIONA CHI

(da Il Manifesto del 22.3.14) - Tutti i paesi occi­den­tali, non solo quelli euro­pei, hanno diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente inte­ressi ener­ge­tici for­tis­simi in Rus­sia. Ci sono con­tratti lucrosi di joint ven­tu­res con la Shell, la BP, varie com­pa­gnie tede­sche, Eni, Sta­toil, Total, ma anche con grosse Big ame­ri­cane come Che­vron ed Exxon Mobil.
Tutte stanno inve­stendo sulle fron­tiere arti­che russe insieme a com­pa­gnie cinesi, soprat­tutto per estrarre gas da espor­tare. Se la ten­sione tra occi­dente e Mosca va avanti al calor rosso, i governi occi­den­tali dovreb­bero appli­care san­zioni alla Rus­sia come hanno fatto all’Iran.
Intanto, per capire il filo delle stra­te­gie di ter­reno che si stanno spe­ri­men­tando intorno alla cer­niera ucraina, biso­gna par­tire dallo sce­na­rio in cui il flusso di gas russo si blocca per vari motivi e vedere quali effetti alter­na­tivi ne discendono.
Il flusso può bloc­carsi per varie ragioni che non dipen­dono da una volontà espressa di Mosca visto che ne per­de­rebbe in pro­fitti finan­ziari importanti.
Il primo motivo è quello del debito con­tratto da Naf­te­gas per for­ni­ture di gas pre­gresse: ma l’Unione euro­pea si è resa dispo­ni­bile a con­tri­buire con 500 milioni di euro e for­ni­ture dirette (sic!) per ridurre le quote di dipen­denza ener­ge­tica di Kiev da Mosca. Dif­fi­cile capire come, visto che supe­rano i 30 miliardi di metri cubi/anno. Dun­que Mosca potrebbe con­ti­nuare le for­ni­ture all’Ucraina, anche per non abban­do­nare le regioni orien­tali rus­so­fone che hanno indu­strie ad alta inten­sità ener­ge­tica (che a medio ter­mine ver­ranno sicu­ra­mente sman­tel­late su indi­ca­zioni del Fmi). Però quelle all’Europa potreb­bero essere sospese per ragioni di sicu­rezza: infatti il gasdotto si immette sul ter­ri­to­rio comu­ni­ta­rio in quelle regioni occi­den­tali che sono le più ostili a Mosca.
Lo dimo­stra il fatto che è par­tita una minac­cia espli­cita del gruppo rus­so­fobo di estrema destra Pra­viy Sek­tor: «Distrug­ge­remo le pipe­line e pri­ve­remo i nostri nemici di un’importante fonte di denaro». In que­sto caso si deli­neano tre cate­go­rie di clienti euro­pei del gas russo.
I clienti impor­tanti di Mosca dell’Europa nord occi­den­tale (Ger­ma­nia, Olanda, Bel­gio, Dani­marca, Fin­lan­dia, Sve­zia, Gran Bre­ta­gna) non hanno niente da temere. Per Mosca non è un pro­blema dirot­tare sul gasdotto North Stream via Mar Bal­tico le quan­tità sup­ple­men­tari che pas­sano oggi dall’Ucraina.
I paesi del cen­tro Europa ana­lo­ga­mente potranno usu­fruire di quan­tità aggiun­tive via North Stream attra­verso l’uso inverso dei gasdotti di Polo­nia, Unghe­ria e Slo­vac­chia (orga­niz­zato dopo la crisi del 2009).
Su que­sto cir­cuito però si inse­ri­sce un altro fat­tore, quello delle for­ni­ture Eu pro­messe all’Ucraina. Che para­dos­sal­mente trat­tano gas russo imma­gaz­zi­nato come scorte com­mer­ciali in Ger­ma­nia e che la com­pa­gnia tede­sca Rwe sarebbe dispo­ni­bile a movi­men­tare. Il con­net­tore di tutte le ope­ra­zioni di «reverse flow» diven­te­rebbe la Slovacchia.
Meno felici le alter­na­tive di approv­vi­gio­na­mento per il terzo gruppo di Paesi clienti di Mosca: Austria, Unghe­ria, Gre­cia, Ita­lia, Bal­cani orien­tali ed occidentali.
Per essi erano pre­vi­ste due solu­zioni: una imme­diata in caso di emer­genza, rap­pre­sen­tata dal gasdotto russo tede­sco Opal (una bre­tella sul ter­ri­to­rio tede­sco) dal Bal­tico alla fron­tiera della repub­blica Ceca. Que­sto per­mette di por­tare il gas, sem­pre via Slo­vac­chia allo snodo ed hub austriaco di Bau­m­gar­ten che serve il mer­cato sud euro­peo. Gaz­prom ha richie­sto di poter usu­fruire dell’intera capa­cità del gasdotto Opal per garan­tire for­ni­ture con­si­stenti sopra­tutto ai mag­giori con­su­ma­tori, tra cui l’Italia che nel 2013 ha impor­tato più di 25 miliardi di metri cubi men­tre le impor­ta­zioni dalla Libia si sono pra­ti­ca­mente azzerate.
L’altra solu­zione, a par­tire dal 2016, è rap­pre­sen­tata dal gasdotto russo South Stream di cui sono state avviate le com­messe di for­ni­ture dei tubi e di rea­liz­za­zione sot­to­ma­rina nel Mar Nero (Saipem).

Pec­cato che la Com­mis­sione Euro­pea abbia messo entrambe le pos­si­bi­lità a bagno­ma­ria il 10 marzo scorso con varie moti­va­zioni in quanto non rispet­tano le regole comu­ni­ta­rie della libera concorrenza.

pc 23 marzo - verso il 12 aprile - da Parma un'analisi critica del "Piano casa" del governo Renzi, che mostra che non c'è nessuna differenza, ma una continuità..

ANALISI CRITICA DEL “PIANO CASA” DEL GOVERNO RENZI

 Il decreto legge recante “Misure urgenti per l’emergenza abitativa” varato dal Consiglio dei Ministri del 12.03.2014 comprende al suo interno un insieme di misure applicate con costanza negli ultimi decenni che di certo non rappresentano una scatto in avanti per affrontare l’emergenza abitativa evocata nel titolo, misure che non hanno assolutamente intaccato l’enormità del problema abitativo in Italia e che risulta irritante vedere riproposte tali e quali dopo anni e anni di fallimenti.
L’ambito normativo in cui ci si muove è sempre quello dalla legge 431 del 1998 che ha introdotto la liberalizzazione degli affitti e ha lasciato mano libera ai proprietari di casa nel fissare le condizioni di mercato degli affitti. Gli interventi dello stato sono, anche con questo decreto, al massimo rivolti a contenere gli effetti nefasti della liberalizzazione senza andare ad intaccare la supremazia assoluta dell’interesse della rendita e della proprietà, cercando anche di stroncare, con l’art. 5 del decreto, i movimenti di riappropriazione dal basso di valore d’uso. Al massimo potranno avere qualche giovamento le famiglie che si potranno permettere l’housing sociale o l’affitto concordato, con prezzi sempre più vicini a quelli di mercato, quindi famiglie con reddito medio/medio-basso. Completamente escluse le situazioni di vero disagio, gli sfrattati, le famiglie con un solo reddito precario o senza reddito, condannati sempre di più all’emarginazione. Altro che cambio di tendenza!
Questo piano casa è uguale a quello di Berlusconi,
rispolverando la vendita del patrimonio erp, facendone un perno centrale della manovra, andando a impoverire ulteriormente la dotazione già misera (meno del 4% del totale delle abitazioni) dei comuni italiani.
In continuità con le manovre precedenti sulla casa sembra fatto per offrire facili occasioni di intervento alle imprese del settore edile, che si vedono riconosciuti anche benefici fiscali (art.6). Non si accenna a misure minimali come il blocco degli sfratti, la tassazione dello sfitto o il recupero a fini di edilizia pubblica di aree edificate abbandonate (caserme per esempio).
La classe proprietaria è una casta i cui interessi non devono essere essere sfiorati e costoro sono i veri beneficiari di una manovra che si presenta sotto mentite spoglie. Noi restiamo persuasi, anche di fronte al fallimento già verificato delle misure pedissequamente riproposte con questo decreto, che il bisogno di casa vissuto da centinaia di migliaia di famiglie, giovani, studenti sia risolvibile, in completa controtendenza con il piano casa di Renzi e Lupi, andando a intaccare pesantemente la grande proprietà immobiliare, con la requisizione dello sfitto, il blocco degli sfratti, un piano di edilizia popolare da avviare su aree già edificate e abbandonate, la conversione dell’edilizia sociale/housing sociale in edilizia residenziale pubblica.
Veniamo a un’analisi più approfondita del provvedimento tanto sbandierato come dirompente e innovativo
All’art 1 si definiscono gli importi per gli anni a venire del fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione e per la morosità incolpevole.
Il primo fondo è stato istituito sempre con la legge 431/98 per permettere agli inquilini di sostenere il pagamento del costo dell’affitto anche in caso di difficoltà. Il fondo nel 1999 era di 388 milioni di euro, oggi in una situazione di crisi devastante e con un numero infinitamente più alto di famiglie in difficoltà con il pagamento degli affitti il fondo è passato a 100 milioni di euro. A ben poco vale ricordare che nel 2013 il fondo era stato addirittura azzerato. Si tratta comunque di soldi che passano direttamente dallo stato al proprietario che affitta, garantendo con soldi pubblici la rendita del proprietario al quale i soldi vengono versati direttamente. Stesso discorso per il fondo della morosità incolpevole: in cambio della sospensione momentanea della procedura di sfratto il proprietario riceve dallo stato quanto gli spetterebbe. Anche in questo caso si distribuisce miseria. Di fronte alla marea montante degli sfratti i 60 milioni scarsi di Euro previsti per il 2014 e 2015 di questo che possiamo considerare il surrogato del blocco degli sfratti, sono un insulto all’emergenza sociale. Il sistema dei fondi come abbiamo da sempre denunciato giova principalmente ai proprietari e garantisce la rendita, vero interesse tutelato da questa misura.
Con l’art 2 e l’art 9 il decreto intende rilanciare il secondo canale di contrattazione, quello a canone concordato. In cambio di agevolazioni fiscali il proprietario si impegna in questo caso ad affittare a un livello d’affitto definito sulla base di contrattazioni territoriali tra rappresentanti dei proprietari e degli inquilini. Stiamo parlando di canoni un po’ più bassi del libero mercato ma comunque ben remunerativi per i proprietari. Questo secondo canale, introdotto sempre dalla legge 431/98 è stato per anni completamente soppiantato dal canale di contrattazione libero. Ultimamente si cerca in tutti i modi di rilanciarlo con l’aumento delle agevolazioni fiscali come in questo caso con la riduzione dal 15% al 10 % della cedolare secca. Rimane il fatto che questo tipo di contratto decolla solo nelle provincie dove si aggiornano gli accordi territoriali cioè dove si aumenta il livello dei canoni concordati. Lasciando il pallino nelle mani dei privati naturalmente questi si orientano verso le soluzioni più redditizie e non certo verso la soluzione dell’emergenza casa.
All’art 2 si prevede anche la possibilità di coinvolgere e finanziare tramite convenzione coi comuni le cooperative edilizie che affittano a canone concordato.
All’art.3 e 4 si parla del patrimonio residenziale pubblico. Da un lato art 4 per avviare un piano di recupero degli alloggi ERP non assegnati per i quali verranno utilizzati fondi già esistenti nel bilancio del ministero delle infrastrutture e non spesi per un massimo di 500 milioni di euro più 67,9 milioni di euro non spesi da programmi di edilizia residenziale precedenti. Nella relazione tecnica del decreto si parla di 12.000 alloggi l’anno, staremo a vedere, ma sono ben poca cosa rispetto alle 650.000 famiglie attualmente in lista d’attesa nelle graduatorie.
All’art. 3, però, in piena contraddizione con il progetto di estendere la disponibilità di alloggi ERP esposto all’art.4, si prevede di accelerare il piano di dismissione di alloggi ERP già previsto dal Governo Berlusconi nel 2008.
Gli alloggi vengono offerti con diritto di prelazione agli inquilini ma come si è sempre riscontrato nel caso di procedimenti analoghi,in mancanza di prelazione dell’inquilino l’alloggio viene venduto al privato che vuole fare la speculazione, ma questo non è l’unico limite naturalmente di provvedimenti di questo tipo perché anche se gli introiti della vendita degli alloggi devono essere reinvestiti nel campo dell’edilizia residenziale pubblica la partita ha un risultato netto sempre a perdere e ciò significa che il patrimonio complessivo si impoverisce inevitabilmente, anche perché gli standard per le nuove costruzioni sono sempre molto più costosi del vecchio.
Dell’art.5 abbiamo già accennato. Si vuole stroncare qualsiasi movimento che vada ad intaccare gli interessi della speculazione e che cerchi di orientare la proprietà privata inutilizzata verso finalità sociali. Impedire l’acquisizione della residenza e l’allaccio delle utenze negli stabili occupati significa tentare di eliminare uno strumento concreto e diretto di risoluzione del bisogno abitativo, unico strumento esistente per migliaia e migliaia di persone che vi fanno ricorso, il tutto di fronte al nulla prospettato a livello istituzionale anche con questo decreto. Se si abbandona la pratica della riappropriazione diretta l’emergenza sociale diventerà ancora più drammatica proprio perché le soluzioni offerte dal mercato e dalle istituzioni non sono raggiungibili.
Art.6 prevede agevolazioni fiscali per le imprese che affittano alloggi sociali.
Art.7 prevede detrazioni fiscali per chi è titolare di contratto di locazione di alloggi di social housing.
Art.8 altro articolo che prende in considerazione chi la casa ce l’ha già (alloggio sociale) per favorirne in questo caso il riscatto in proprietà tramite agevolazioni fiscali.
Art. 9 vedi art.2 di cui sopra si parla di agevolazioni fiscali per chi affitta a canone concordato.
Art.10 detrazioni Irpef per l’acquisto di mobili e arredi.
Art.11 ha la finalità di accelerare i piani di social house già avviati o di tramutare in social housing progetti edilizi destinati ad altre finalità.
Art.12 e 13 sono articoli di definizione operativa e copertura finanziaria.
Che dire tutto già visto, sperimentato, fallito, metà degli articoli riguardano chi la casa ce l’ha già, altri sono fatti esplicitamente o implicitamente per i proprietari, i piani sul recupero erp sono annullati da quelli sulla vendita. Bisogna a questo punto chiedersi se la povertà e l'emergenza casa siano un problema o un'opportunità per questo governo.
Il senso di questa manovra è per noi chiaro, attaccare pesantemente la dignità di chi oggi vive, incolpevolmente, senza reddito sufficiente per arricchire a dovere gli speculatori. Minacciare chi prova sollevarsi contro una legalità ingiusta e un destino che non bisogna cambiare. Garantire ai soliti noti rendite e potere a scapito dei diritti di tutti. Vogliono creare una nuova classe di schiavi, disposti ad accettare tutto, impauriti ed isolati. Sta a noi impedirglielo, ne va del nostro futuro, della nostra dignità, della nostra vita.
AVANTI CON LA LOTTA
RETE DIRITTI IN CASA PARMA


pc 23 marzo - PROSTITUIRSI PER LA CRISI

Scoperta un’altra casa a “luci rosse” a Palermo
dove donne, non più giovani, che avevano perso il lavoro,
si prostituivano per bisogno, per campare i propri figli

La crisi del sistema capitalistico e le politiche della macelleria sociale, portate avanti dai governi di centrodestra e di centrosinistra, nazionali e locali, che colpiscono soprattutto le femmine, le prime ad essere licenziate, precarizzate, sottopagate, costringono sempre più donne italiane alla prostituzione, alla vendita del proprio corpo, per sopravvivere

Questa si chiama barbarie, Moderno Medioevo, altro che civiltà!

Sono operaie, impiegate, commesse, non più giovani, che sono state licenziate e non trovano più lavoro, unitamente a casalinghe, studentesse, diplomate, laureate, che compongono la nuova schiera di donne italiane che si prostituiscono, nella quasi totalità dei casi, per necessità.
Il racconto ai carabinieri delle tre donne fermate nei giorni scorsi, nella casa a “luci rosse” di Via dei Cantieri, a Palermo, parla chiaro: hanno perso il lavoro e hanno venduto il loro corpo per pagare affitto e bollette e per mantenere i loro figli.
Lo scorso gennaio, sempre a Palermo, sono stati chiusi altri due finti centri massaggi , dove si prostituivano anche delle giovani palermitane, diplomate ma senza lavoro. L’intercettazione telefonica pubblicata sui giornali in quei giorni, di seguito riportata, conferma quanto detto prima.

Dal dialogo intimo fra una delle ragazze e un suo cliente : “Come ti trovi?” chiede il cliente- “...Bella domanda...- risponde la giovane- … guarda io, se posso esserti sincera, lo faccio, diciamo perché ho bisogno di soldi... perché non mi piace questo tipo di lavoro... e lavorare con... non per i relax e i ragazzi... però diciamo io sono così... un pochettino diciamo messa in imbarazzo... però, ti ripeto, lo faccio esclusivamente perché ho bisogno di soldi... ma solitamente tutte le ragazze che vengono a lavorare qui, hanno bisogno di soldi... mi sono diplomata, fare e dire, lavoro non ce n'è...”.

Anche l’intervista che segue, rilasciata al quotidiano “Il Mattino di Padova” lo scorso mese di gennaio da una donna padovana che, dopo essere stata licenziata, per mantenere la famiglia è scesa a battere i marciapiedi, non lascia dubbi, non solo su quanto la mancanza di lavoro e la crisi economica abbiano colpito pesantemente e soprattutto il mondo femminile, ma anche su come la prostituzione rappresenti il concentrato della violenza e dell’oppressione sessuale delle donne, come schiave del sesso, del genere maschile, costrette a subire quasi sempre brutali violenze da clienti e papponi, e spesso pure la morte.
“Le donne italiane che si prostituiscono per colpa della crisi sono tante. Non si notano perché molte lavorano in casa. Io prima ho lavorato come operaia anche in un allevamento di maiali. Diciamo che visto ciò che faccio ora, non è poi così diverso».

La cosa altrettanto grave è che lo Stato, con i suoi governi e le sue istituzioni, anziché dare lavoro alle donne,per garantirne l’autonomia e una vita dignitosa ed evitare che la dipendenza economica sia anche da ostacolo alla rottura dei legami familiari, legami che sempre più spesso sfociano nella violenze contro le donne e nel femminicidio, adesso vuole rinchiuderle anche nei bordelli, nelle “case chiuse statali” che si vogliono riaprire, per tornare a speculare, a fare profitti pure sul copro delle donne.

Or dunque, se la condizione della donna in una società è la misura del grado di civiltà di quella società, non ci resta che confermare la natura barbara e misogina di questa società, di cui la prostituzione (così come la doppia oppressione, la subordinazione, delle donne, e le relazioni sociali, familiari, uomo/donna) ne è anch’essa un prodotto.

Ma le donne non vogliono finire sotto i marciapiedi! Come abbiamo già scritto nella piattaforma dello “SCIOPERO DELLE DONNE” del 25 novembre scorso, le donne vogliono il lavoro e che sia dignitoso. Non vogliono più dipendere dalla famiglia, da mariti e compagni violenti e assassini. Non vogliono essere più precarie a vita, supersfruttate, ricattate, derise, umiliate, picchiate, stuprate, uccise. Vogliono autodeterminazione, diritti, servizi, case. Anche le prostitute, italiane e immigrate, devono avere un reddito minimo garantito, in attesa di un lavoro vero, decoroso, abitazioni umane, diritti, servizi gratuiti. Altro “tessera professionale e partita Iva “ da prostitute, per pagare le mazzette allo Stato pappone.

TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE! QUESTTO SISTEMA, CHE E’ ALLA BASE ANCHE DELLA PROSTITUZIONE, SI DEVE ROVESCIARE!



Lavoratrici Policlinico aderenti SLAI Cobas per il sindacato di classe ed MFPR

pc 23 marzo - TARANTO, UN CORTEO COMBATTIVO DEI DISOCCUPATI HA ATTRAVERSATO IL QUARTIERE PIU' INQUINATO DALL'ILVA








Dopo il blocco di 5 ore del ponte girevole dei Disoccupati Organizzati slai cobas fatto lunedì scorso, ieri, sabato in corteo combattivo, vivace, comunicante con la gente dei Tamburi per strada, a cui si sono uniti soprattutto giovani del quartiere ha attraversato con comizi volanti, parole d'ordine, intervallate soprattutto dalla canzone "malarazza", tutto il quartiere, partendo da p.zza Gesù Divin Lavoratore e arrivando al mercato settimanale. Al centro, negli striscioni, nei brevi interventi lungo il corteo, la questione che lavori di bonifica, di raccolta differenziata prossimi nel quartiere devono portare posti di lavoro ai disoccupati che in particolare ai Tamburi non solo devono subire l'inquinamento ma anche la mancanza di lavoro e di reddito; perchè - come è stato detto - ai Tamburi non solo si muore di tumori ma neanche si vive senza lavoro e senza reddito. 
La risposta a questo è oggi la lotta continua e l'organizzazione dei disoccupati. Durante il corteo è stato detto che ora questo è possibile perchè un grosso nucleo di decine di disoccupati, giovani, ex operai Ilva e appalto da gennaio scorso si è organizzato nel quartiere e se i Palazzi, l'Amiu o le ditte pensano di fare bonifiche e raccolta differenziata senza assumere i disoccupati del quartiere, lo impediremo!
Il momento più bello è stato la conclusione del corteo al mercato, in mezzo a tanta gente. Via via hanno preso la parola tutti, soprattutto dei Tamburi ma anche di Paolo VI di Talsano, così come donne (una donna vecchia ma molto combattiva con tre figli malati di tumore, ha gridato al microfono che soprattutto le donne si devono muovere!!), giovani che a volte intervenivano per la prima volta ma con rabbia hanno denunciato anni e anni di non lavoro, di dover stare ancora in casa dei genitori; molto sentito è stato l'intervento di un operaio Ilva che ha detto che la lotta è comune, perchè sia gli operai, sia i disoccupati, sia gli abitanti dei Tamburi sono colpiti sia nella salute fuori e dentro la fabbrica che nel diritto al lavoro, e ha fatto un forte appello perchè dobbiamo essere insieme in migliaia a scendere in piazza.
I Disoccupati Organizzati Slai cobas avevano nei giorni scorsi mandato l'invito per sabato al sindaco, a tutti gli assessori e consiglieri comunali. Solo un assessore, Zaccheo delle attività produttive, è venuto. E questo ha permesso di chiarire meglio gli obiettivi e il percorso da perseguire e soprattutto le differenze, lo scontro tra i Disoccupati organizzati e il Comune.
Quella di stamattina è stata una prima iniziativa dei Disoccupati Organizzati ai Tamburi, ma altre seguiranno, perchè ai Tamburi, il quartiere più martoriato dalla logica del profitto e del disprezzo della vita di padron Riva e dei padroni in generale, sia ora anche il quartiere più vivo nella lotta per il lavoro!

pc 23 marzo: Spagna - ancora repressione contro l'opposizione popolare al governo Rajoy....

Madrid scontri manifestanti-agenti
alla marcia contro il governo Rajoy
Lanciati sassi e petardi al grido di «polizia assassina»
di Redazione Online
Scontri a Madrid al termine della «marcia per la dignità», la grande manifestazione che si è svolta sabato contro i tagli del governo Rajoy.
Un gruppo di manifestanti ha tirato petardi e sassi contro gli agenti, gridando «polizia assassina», e questi hanno risposto caricando e sparando proiettili di gomma. Il bilancio degli scontri è di almeno 88 feriti (tra cui 55 poliziotti), e 29 arresti. Intanto, un gruppo di manifestanti ha cominciato a montare alcune tende nel paseo de Recoletos, con l’intenzione, hanno informato su Twitter, di creare un accampamento di protesta nel centro della capitale.I manifestanti hanno anche incendiato i cassonetti dell’immondizia e distrutto i vetri di una banca.
22 marzo 2014 | 21:13





Al menos 101 heridos, 67 de ellos policías y 29 detenidos en disturbios tras la 'marcha de la dignidad'
  • Algunos manifestantes habrían lanzado adoquines, petardos y otros objetos contra los antidisturbios, quienes a su vez habrían disuelto a las personas concentradas
  • La policía califica de "salvajes" los ataques sufridos por los agentes
Al menos 29 personas han sido detenidas tras los incidentes originados después de las Marchas de la Dignidad que este sábado han confluido en Madrid. Tres de los detenidos son menores. Según las primeras informaciones, en la Plaza de Colón algunos manifestantes habrían lanzado adoquines, petardos y otros objetos contra los antidisturbios, quienes a su vez habrían disuelto a las personas concentradas en la vía pública con sus porras. Los manifestantes afirman que la Policía ha utilizado gases lacrimógenos para dispersar a los violentos.
Según Emergencias Madrid, hay 101 personas heridas, 67 de ellos policías. Entre los heridos, hay 11 policías y 9 manifestantes hospitalizados. Todos ellos son heridos leves.
La Policía había informado previamente que dos de los agentes están graves porque han sufrido una conmoción cerebral. A uno de ellos le habrían arrancado el casco a patadas hasta perder el conocimiento.

Un hombre es detenido por la policía en Madrid / REUTERS
Un portavoz de la Jefatura Superior de Policía de Madrid ha informado a Efe de que a los detenidos se les acusa de resistencia y atentado a la autoridad, vandalismo y destrozos en el mobiliario urbano.
La Policía, levantó el conato de acampada de algunos manifestantes en el Paseo de Recoletos, donde hubo cargas policiales. También se están registrando cargas en Atocha. En la Delegación del Gobierno de Madrid habían advertido que había "grupos radicales infiltrados" que tratarían de reventar las movilizaciones.
Dos contenedores quemados en Montalbán
Vídeo de los incidentes difundido por la Policía.
En la calle de Montalbán, paralela a Alcalá con salida a El Retiro, dos contenedores ardían a las 21.30 horas, sin tener que lamentar más daños que los meramente materiales.
El epicentro de la 'batalla campal' ha sido el eje entre las Plazas de Colón y de Cibeles, donde los violentos han arrancados algunos elementos del mobiliario urbano y señales de tráficos, como las 'aletas de tiburón' que señalar el carril bus. Los negocios aledaños, como el Café Gijón o el Café del Espejo, además de varias sucursales bancarias de la zona, también han sufrido graves destrozos.
El secretario general de la Confederación Española de Policía (CEP), Ignacio López, ha anunciado que estudia exigir responsabilidades administrativas y penales a los organizadores de las 'Marchas por la Dignidad' por los ocho policías heridos en los altercados en la Plaza de Colón.

Coche de la policía con el cristal destrozado, tras los disturbios / EL MUNDO
En declaraciones a Europa Press, López también ha adelantado que la CEP se personará como acusación particular en los procesos contra los detenidos. "Hay que marcar un punto y aparte", ha sentenciado.
López ha denunciado que existía una "clara predisposición" a que las marchas acabaran con enfrentamiento con la policía.
La policía califica de "salvajes" los ataques sufridos
Así quedó la cabeza de uno de los policías heridos | MUNDO
Fuentes de la Dirección General de Policía han calificado como "salvajes" los ataques sufridos por los agentes durante los altercados registrados hoy en Madrid tras las "Marchas 22M de la Dignidad.
Por su parte, la delegada del Gobierno en Madrid, Cristina Cifuentes, ha denunciado la "saña" contra la policía de un grupo "reducido" de manifestantes en los altercados producidos en la Plaza de Colón tras las 'Marchas por la Dignidad'.
En declaraciones a La Sexta, Cifuentes ha asegurado que la violencia de los incidentes producidos este sábado "nunca se había visto". Recalcó que los incidentes fueron aislados, pero que han causado muchísimos daños materiales y heridos.
Denuncia de emergencia social
Bajo el lema "pan, trabajo y techo para todos y todas", miles de personas se han manifestado para pedir el fin de los recortes y la dimisión de Gobierno y para denunciar la situación límite de "emergencia social" en la que se encuentra gran parte de la población española.
La cabecera de la marcha, portadora de una gran pancarta en la que se podía leer 'No al pago de la deuda. Fuera los Gobiernos de la Troika. No más recortes. Pan, Trabajo y Techo', ha emprendido su marcha desde Atocha hacia la plaza de Colón a las 17.00 horas, si bien muchos de los manifestantes y algunas de las columnas se han ido sumando a lo largo del recorrido. Según los organizadores, la participación supera los dos millones de personas.
"La sociedad despierta, se os acabó la fiesta", "Mi hija estaría aquí pero ha emigrado", "Esto es una lucha cívica, del pueblo", "Es una inyección de solidaridad", "La dignidad, en marcha", "Tu sobre, mi recorte" o "Si no hay justicia para el pueblo, no habrá paz para el Gobierno" son algunos de los mensajes que se podían leer en las pancartas de los asistentes.
Entre las consignas coreadas por los asistentes, se han vuelto a escuchar en la capital cánticos ya habituales como "De norte a sur, de este a oeste, la lucha sigue cueste lo que cueste" o "No es una crisis, es una estafa". "Yo quisiera ver a Rajoy y Rubalcaba en la cola del INEM", "Con coraje y dignidad la victoria llegara" o "Gobierno dimisión" han sido otro de los mensajes lanzados por los manifestantes.
A su llegada a la plaza de Colón, situada a escasos metros de una calle Génova --donde se ubica la sede del PP-- totalmente blindada por un fuerte despliegue policial, la cabecera y las distintas columnas han sido recibidas por miles de personas que se han ido concentrando allí a lo largo de la tarde.


pc 23 marzo - INCONTRO NAZIONALE DELLA RETE OPERATORI SOCIALI

15/03/2014 NAPOLI

SI E’ TENUTO GIORNO 15/03/2014 PRESSO IL LABORATORIO OCCUPATO SKA DI NAPOLI , IL 4° INCONTRO DELLA RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI AL QUALE UNA DELEGAZIONE DEI PRECARI COOP SOCIALI IN LOTTA A PALERMO, ORGANIZZATI NELLO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, HA PARTECIPATO .

TANTE LE REALTA’ PRESENTI IN DELEGAZIONE PROVENIENTI DA VARIE CITTA' D’ITALIA: MILANO, TORINO, MONZA, VENEZIA, VERBANIA, ROMA, GENOVA, NAPOLI, PALERMO...
L’ASSEMBLEA HA AVUTO INIZIO ALLE ORE 16 E SI E’ CONCLUSA INTORNO ALLE 21 DOPO UNA PRIMA PARTE IN CUI LE VARIE REALTA' PRESENTI HANNO RACCONTATO LA LORO ESPERIENZA E UNA SECONDA PARTE CON UN LUNGO CONFRONTO IN MERITO ALLA PIATTAFORMA SULLA QUALE LA RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI AVEVA GIA’ LAVORATO.
TANTI I SETTORI DI OPERATORI PRESENTI ALL'ASSEMBLEA, DAGLI OSA DELLE CASE FAMIGLIA AGLI ASSISTENTI DOMICILIARI, EDUCATORI, ASSISTENZA SCOLASTICA (A PALERMO PIU’ COMUNEMENTE DEFINITA ASSISTENZA IGIENICO PERSONALE) ECC

ABBIAMO POTUTO CONSTATARE DAI VARI INTERVENTI COME TRA LE VARIE REALTA’ SI VIVA PER DIVERSI ASPETTI LA STESSA CONDIZIONE DI ULTRAPRECARIETA' E COME SIA EVIDENTE CHE DAL NORD AL SUD I SERVIZI DEL SOCIALE SIANO SOGGETTI A PARECCHI DISAGI CAUSATI SOPRATTUTTO DALLE POLITICHE DEI GOVERNI CHE SI SUCCEDONO SIA NAZIONALI CHE LOCALI FATTE SOPRATTUTTO DI TAGLI MA NON SOLO:
TAGLI AL FONDO NAZIONALE DELLE POLITICHE SOCIALI (L.328), TAGLI AI POSTI DI LAVORO, DIFFERENZE CONTRATTUALI (TEMPO INDETERMINATO-DETERMINATO, A PROGETTO, OCCASIONALE... A PARITA’ DI MANSIONI SVOLTE), CONTRATTI DI SOLIDARIETA’, FIGURE DI ASSISTENZA CHE ESISTONO IN ALCUNE REGIONI MENTRE IN ALTRE NO, IL RITARDO NEL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI, (STIPENDI NON PAGATI DOPO 7/8 MESI O ADDIRITTURA FINO A 18), TAGLI ALLE ORE DI SERVIZIO PER NON PARLARE DELL’ ESTERNALIZZAZIONE SELVAGGIA DEI SERVIZI (PUNTO ASSAI DOLENTE) CHE NON RISOLVE AFFATTO, COME INVECE I GOVERNI CI VOGLIONO FAR CREDERE, LA QUESTIONE DEI COSTI, LE COOP INFATTI OPERANO SECONDO LOGICHE DI IMPRESA E DI “PROFITTO” SULLA PELLE DEI LAVORATORI ULTRAPRECARIZZATI CON UN AGGRAVIO DEI CONTI E DEI COSTI PUBBLICI RISPETTO A QUELLA CHE POTREBBE ESSERE LA GESTIONE DIRETTA DA PARTE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI.

REPUTIAMO L’ESPERIENZA FATTA A NAPOLI ABBASTANZA POSITIVA, IL FATTO DI CONFRONTARCI CON VARIE REALTA’ DI OPERATORI ORGANIZZATI IN COLLETTIVI O IN ALCUNI SINDACATI COME L'USB CI HA DATO CONFERMA CHE IL PROBLEMA CHE VIVIAMO A PALERMO NON E’ ISOLATO DAL RESTO DELL’ITALIA: UNO DEI PROBLEMI PIU’ RICORRENTI CHE E' EMERSO DAGLI INTERVENTI E’ PER ESEMPIO IL RITARDO DELLA RETRIBUZIONE MENSILE, A ROMA ALCUNI OPERATORI CHE SVOLGONO IL SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE AVANZANO 8 MENSILITA’ E RISCHIANO IN QUESTO PERIODO DI ESSERE LICENZIATI, LE COOP NON PERCEPISCONO LE SOMME STANZIATE DAGLI ENTI PUBBLICI E DICONO DI ESSERE COSTRETTE A LICENZIARE.

NOI DA PALERMO, CHE SIAMO STATI INVITATI A PARLARE PER PRIMI ESSENDO UNA NUOVA REALTA' CHE PARTECIPAVA INSIEME AGLI OPERATORI DI VERBANIA, ABBIAMO PORTATO IL NOSTRO CONTRIBUTO RACCONTANDO PASSO DOPO PASSO LA NOSTRA ESPERIENZA DI LOTTA ATTIVA, LA LOTTA DELLO SLAI COBAS DEI PRECARI COOP SOCIALI IN CUI ALCUNE BATTAGLIE SONO STATE VINTE MA CHE NON E' FACILE E SCONTATA: CONTRO LA PROVINCIA, CHE FINO AD OGGI HA APPALTATO IL SERVIZIO ALLE COOP, SVENTANDO IL SISTEMA DELL’ ACCREDITAMENTO, I LICENZIAMENTI CON IL NOSTRO RICORSO AI CONTRATTI “SOLIDALI”, CONTRO LA COMPARSA DI FANTOMATICHE FIGURE DI ASSISTENZA NON ANCORA PIENAMENTE DEFINITE DALLA LEGGE VIGENTE, CONTRO I PADRONCINI DELLE COOP CON L’OCCUPAZIONE DELLE SEDI PER AVERE LO STIPENDIO OGNI 20 DEL MESE COME DA CCNL COOPERATIVE SOCIALI E INFINE CONTRO LA REGIONE CON LA QUALE ABBIAMO APERTO GIA’ DA UN ANNO IL PERCORSO PIU’ TORTUOSO PERCHE' AUSPICHIAMO LA STABILIZZAZIONE.
IL NOSTRO RACCONTO, APPLAUDITO DALL'ASSEMBLEA (SOPRATTUTTO IN RIFERIMENTO AL PROTAGONISMO DELLE PRECARIE NELLA LOTTA) HA SUSCITATO PARECCHIO INTERESSE TRA LE VARIE REALTA’, DIVERSI OPERATORI SI SONO FERMATI DURANTE LA PAUSA CHIEDENDOCI INFORMAZIONI, DETTAGLI E MODALITA' DELLA LOTTA… ALCUNI CI HANNO CHIESTO “MA COME AVETE FATTO A FARVI DARE LO STIPENDIO REGOLARMENTE?”

ALTRI INTERVENTI HANNO POI DESCRITTO ALTRE LOTTE COME QUELLO DI UNA DELEGATA USB DI NAPOLI CHE HA RACCONTATO LA LOTTA DELLE OPERATRICI NELLE SCUOLE CONTRO I LICENZIAMENTI CON MANIFESTAZIONI DI PIAZZA E AL PALAZZO DEL COMUNE MA DAGLI INTERVENTI SONO EMERSE ANCHE LE DIFFICOLTA' AD ORGANIZZARE LE LOTTE, A COINVOLGERE GLI OPERATORI DIRETTAMENTE, COSI' COME DIVERSE POSIZIONI SONO EMERSE SULLA QUESTIONE DEL SINDACATO DEFINITO DA ALCUNI COME “STRUMENTO” CUI SI RICORRE PER ALCUNE FORME DI LOTTA IN COMUNE (RIFERENDOSI AD ALCUNI SINDACATI DI BASE COME LA CUB O L'USB)... NOI ABBIAMO CERCATO DI SPIEGARE ATTRAVERSO IL RACCONTO DELLA LOTTA CHE PORTIAMO AVANTI COSA SIGNIFICA ESSERE ORGANIZZATI NELLO SLAI COBAS PER IL  SINDACATO DI CLASSE

LA DISCUSSIONE SI E’ POI INCENTRATA SULLA QUESTIONE PIATTAFORMA NAZIONALE E SULLA PROPOSTA DI COSTRUZIONE DI UN'EVENTUALE GIORNATA NAZIONALE DI LOTTA AL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI PER PORTARE LA PIATTAFORMA E PER IL RIPRISTINO DEL FONDO NAZIONALE DELLE POLITICHE SOCIALI 

SULLA PIATTAFORMA CHE E' STATA LETTA E DISCUSSA PUNTO PER PUNTO ABBIAMO DETTO DI ESSERE D'ACCORDO SU ALCUNI PUNTI COME LA BATTAGLIA PER UN UNICO CCNL, CONTRO LA PRECARIETA’ E I LICENZIAMENTI, PER LA STABILIZZAZIONE DELLE FIGURE, CONTRO I TAGLI ALLE RISORSE PER IL SOCIALE DA PARTE DEI GOVERNI… UN DIBATTITO PIU' ACCESO SI E' AVUTO INTORNO AL PUNTO DEL RIPRISTINO DELLE RISORSE (L. 328) SUL QUALE PUNTAVA SOPRATTUTTO IL COLLETTIVO DEGLI OPERATORI NAPOLETANI, ORGANIZZATORI, DELL'ASSEMBLEA, NOI ABBIAMO DETTO E CON NOI ANCHE ALTRE REALTA':  OK LOTTARE CONTRO I TAGLI ALLE RISORSE PER IL SOCIALE MA CONTESTUALMENTE SI DEVE LOTTARE CONTRO LA PRECARIETA' E PER UN LAVORO STABILE, CONTRO IL SISTEMA DEGLI APPALTI AL MASSIMO RIBASSO CHE INGRASSANO LE COOP E PER IL LAVORATORI SIGNIFICANO SEMPRE PIU' SFRUTTAMENTO CON SALARI SEMPRE PIU' BASSI...

SULLA COSTRUZIONE DI UNA GIORNATA NAZIONALE DI LOTTA AL MINISTERO DELLE POLITICHE SOCIALI A ROMA CI E' SEMBRATA, E NON SOLO A NOI, UN PO’ PREMATURA LA DATA CHE HANNO INDICATO I COMPAGNI DEL COLLETTIVO NAPOLETANO (LA LORO PROPOSTA ERA PER GIUGNO), RITENIAMO SIA NECESSARIO LAVORARE PER ORA PER ALLARGARE ULTERIORMENTE LE FORZE E IL COINVOLGIMENTO.

ABBIAMO PROPOSTO COME TAPPA INTERMEDIA IL LANCIO DI UNA GIORNATA NAZIONALE DI LOTTA CHE VEDA IN OGNI TERRITORIO IN CUI SIAMO PRESENTI INIZIATIVE CONTEMPORANEE PER PORRE ALL’ATTENZIONE NAZIONALE NON SOLO DELLE CONTROPARTI (GOVERNO, COOP...) MA ANCHE DELLE ALTRE REALTA' DI OPERATORI SPARSE PER IL PAESE LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA NOSTRA CONDIZIONE LAVORATIVA E LA NECESSITA’ DI RISPONDERE CON LA LOTTA
L'ASSEMBLEA HA COMUNQUE SOTTOLINEATO IN GENERALE CHE PER DARE FORZA ALLE VERTENZE LOCALI CHE PORTIAMO AVANTI NELLE NOSTRE CITTA' OCCORRE CHE LA LOTTA DEGLI OPERATORI DEL SOCIALE SI AFFERMI ANCHE SUL PIANO NAZIONALE.

SI E' DECISO ALLA FINE DI LAVORARE PER UN AGGIORNAMENTO DELLA PIATTAFORMA SULLA BASE DELLA DISCUSSIONE CHE VI E' STATA, PER UN RAFFORZAMENTO DEI CONTATTI/COLLEGAMENTI TRA LE VARIE REALTA' IN FUNZIONE ANCHE DI UN PERCORSO DI COSTRUZIONE DI UN MOMENTO DI LOTTA NAZIONALE.

PER I PRECARI COOP SOCIALI
ORGANIZZATI NELLO SLAI COBAS PER IL S.C. PALERMO

I DELEGATI
GIORGIA GERACI E AGOSTINO COMELLA