lunedì 17 giugno 2013

pc 17 giugno - maoisti in azione oggi a Istanbul

pc 17 giugno - un'altra giornata e notte di resistenza e repressione a istanbul ed ankara

(16 Haziran/İl İl) Taksim Gezi; Her Yer Direniş

ISTANBUL - . E sui social media si rincorrono voci sempre più insistenti secondo cui la polizia avrebbe usato contro la folla gas urticanti. Diverse fotografie mostrano strane piaghe provocate dall'acqua sparata dagli agenti contro i manifestanti. E anche molti medici hanno ipotizzato che nell'acqua che fuoriusciva dagli idranti ci fossero agenti chimici.
Le foto in rete. Sul sito del collettivo Global project sono state caricate fotografie che ritraggono agenti turchi mentre caricano i cannoni ad acqua con taniche blu con la scritta 'Jenix': si tratta di un urticante venduto in Turchia, secondo il sito che lo commercializza, a militari, polizia e gendarmeria. Il quotidiano turco Milliyetindica anche il numero JNX5073A del bidone, mostrato in una delle foto in circolazione. Imbarazzata la reazione del governo: "Si tratta di una soluzione medica", ha spiegato Huseyin Avni Mutlu, governatore di Istanbul, aggiungendo che "non contiene prodotti chimici".
Nuovi scontri a Gezi Park. In mattinata si sono registrati nuovi scontri, quando la polizia di Istanbul in assetto antisommossa ha sparato gas lacrimogeni e con cannoni ad acqua contro i dimostranti rimasti a Gezi Park e nellevie circostanti. La piazza simbolo della protesta è stretta d'assedio da un imponente dispositivo di polizia. La gendarmeria ha bloccato il ponte sul Bosforo per impedire ai manifestanti in arrivo dalla riva asiatica di avvicinarsi.

Un'altra manifestazione di protesta, invece, non ha ricevuto il via libera: "Non permetteremo raduni in piazza Taksim nelle attuali circostanze. Stiamo prendendo tutte le misure di sicurezza in proposito. Chiedo alle persone di non andare in piazza Taksim", ha detto il governatore di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu.

Curano manifestanti, medici arrestati. La polizia turca ha arrestato diversi medici accusati di avere curato dei manifestanti feriti. La denuncia arriva da Amnesty International. Medici con indosso il camice bianco sono stati arrestati secondo foto diffuse su twitter nell'Hotel Ramada di Istanbul, dove avevano allestito una infermeria da campo per curare i feriti dell'assalto a Gezi Park. "È del tutto inaccettabile che i medici siano minacciati di procedimenti per aver fornito cure mediche a persone bisognose. I medici devono essere rilasciati immediatamente e ogni minaccia di perseguirli deve essere annullata", ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore per l'organizzazione a Istanbul. La polizia ha anche arrestato leader di club di tifosi di società di calcio, accusati di avere appoggiato i manifestanti. La notizia degli arresti è stata confermata dal governatore di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu, durante una conferenza stampa, secondo quanto riporta Hurriyet sul suo sito web. In tutto sarebbero state arrestate ventidue persone. Quattro, invece, le persone ricoverate in ospedale.

Centinaia di arresti. Centinaia di feriti e un numero imprecisato di arresti: l'azione della polizia ieri sera a Gezi Park, a Istanbul, è stata "atroce", ha dichiarato sul proprio sito web Taksim Solidarity, gruppo che racchiude varie anime del movimento turco di protesta. Ieri la polizia è entrata intorno alle 20 nell'area verde di piazza Taksim, facendo uso massiccio di gas lacrimogeni contro i dimostranti, che sono stati cacciati dall'area. L'organizzazione precisa che i numeri sono stime iniziali. Intanto, l'ufficio del governatore di Istanbul ha fornito un bilancio assai inferiore, parlando di 44 persone curate in ospedale, nessuna in serie condizioni.

La polizia ha, poi, disperso ad Ankara, centinaia di persone che si erano radunate per ricordare un dimostrante morto il primo giugno durante la repressione delle proteste. Le manifestazioni antigovernative sono oggi al 17esimo giorno. Cominciate come protesta contro l'abbattimento di 600 alberi di Gezi Park a Istanbul il 27 maggio, dopo un violento intervento della polizia per disperdere il sit-in con lacrimogeni e cannoni ad acqua il 31 maggio si sono trasformate in cortei contro il governo del premier Recep Tayyp Erdogan. Si sono estese gradualmente a 78 città del Paese, tra le principali Ankara e Smirne. Negli scontri sono morti 5 dimostranti e centinaia sono stati feriti e arrestati.

Ministro turco Affari Europei: "terrorista chi entra a piazza Taksim". Il ministro turco agli Affari Europei, Egemen Bagis, ha fatto sapere che chiunque entri nella piazza Taksim sarà considerato un terrorista. ''A partire da questo momento, chiunque si trovi lì, purtroppo dovrà essere considerato dallo Stato come membro di un'organizzazione terroristica'', ha detto in un'intervista all'emittente 'A Haber'. Secondo quanto riferito dal quotidiano Hurriyet, Bagis - che nei giorni scorsi ha criticato a più riprese i media stranieri per il resoconto fatto degli avvenimenti - è tornato a chiedere che tornino a casa ''tutti i cittadini che appoggiano queste azioni''.

Ruspe a Gezi Park. Ieri ruspe sono entrate a Gezi Park, dove hanno distrutto tende, strutture improvvisate e striscioni allestiti dai dimostranti in due settimane di proteste. Decine di persone sono entrate a fianco della polizia, dotate di elmetti protettivi e giubbotti fosforescenti, incaricate di ripulire l'area verde, cuore delle proteste.

domenica 16 giugno 2013

pc 16 Giugno- VERSO LA GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE I INDIA DEL PRIMO LUGLIO

GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA


CENTO VOCI PER UN APPELLO

Estratti dalle dichiarazioni alla Conferenza Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India, Amburgo 24 Novembre 2012


Facciamo appello a tutte le forze che hanno contribuito a questo lavoro per avanzare insieme, per continuare questo lavoro in ogni paese, per usare tutte le forme di lotta, dalla propaganda, alla diffusione di informazione e unire le masse, alle azioni per colpire i simboli del Regime Indiano e dell'imperialismo.
                                     Comitato internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India


I nostri compagni in India stanno combattendo una battaglia di vita o di morte contro l'imperialismo e i suoi lacchè. Sacrifici sono grandi  e sono stati fatti per la liberazione dell'umanità dal giogo imperialista da chi è più oppresso, da chi è più sfruttato.
                                                               Lega Contro l'Aggressione imperialista-Amburgo


La costruzione di un ampio sostegno a difesa della Guerra Popolare e la costruzione di una resistenza ampia alla disumana repressione si integrano a vicenda. Non devono essere contrapposte. C'è una realtà nuova, una situazione trasformata, che è stata creata dallo sviluppo della guerra popolare. Che si sta creando in condizioni di devastazione, di globalizzazione e di crisi imperialista. Ma, all'interno di ciò, è la guerra
popolare, la rivoluzione per prendere il potere e costruire una nuova società democratica, che la determina.
                                          Partito Comunista dell'India (marxista-leninista) Naxalbari

Abbiamo tenuto di fronte all'ambasciata indiana una manifestazione contro l'Operazione Green Hunt. Abbiamo realizzato e riprodotto migliaia di manifesti a sostegno della guerra popolare in diverse regioni del paese e dipinto sui muri di varie regioni del paese gli slogan: "Viva la guerra popolare in India!", "Viva il PCI Maoista!", "Abbasso l'Operazione Green Hunt!". Abbiamo anche fatto uno sforzo per diffondere i documenti del PCI (M) e del Fronte Democratico Rivoluzionario di Tutta l'India.
                                          Fronte Rivoluzionario di Difesa dei Diritti del Popolo-Brasile

Ma il popolo indiano sta combattendo, sta conducendo una nuova rivoluzione democratica. Sotto la direzione del Partito Comunista dell'India (Maoista), la guerra popolare in corso sta costruendo migliaia di organizzazioni popolari e Comitati popolari rivoluzionari nelle campagne. Nelle città, le organizzazioni di massa guidate dal PCI (M) lanciano vaste campagne di azioni  e di protesta di massa, scuotendo dalle fondamenta il potere statale reazionario.
                                                                               Partito Comunista delle Filippine

Va anche ribadito che il modo migliore per sostenere la guerra rivoluzionaria in India è intensificare la lotta contro il semi-feudalesimo, il capitalismo e l'imperialismo ovunque. Vale a dire lanciare anche nuove guerre popolari altrove.
                                                            Partito Comunista (Maoista) dell'Afghanistan

Oggi l'Esercito Guerrigliero di Liberazione Popolare è il nostro esercito. E' la prima linea della lotta rivoluzionaria contro l'imperialismo, il feudalesimo e il capitalismo, per l'importanza dell'India nell'economia mondiale imperialista e nell'ordine geopolitico.
                                                                Partito Comunista Rivoluzionario-Canada

In questo periodo di crisi dell'imperialismo, la guerra popolare in India dovrebbe essere una fonte di ispirazione per tutti i comunisti, rivoluzionari, la classe operaia e i popoli del mondo.
                                                                              Partito Comunista Maoista Francia

La Guerra Popolare in India è un appoggio alla lotta degli altri popoli del mondo, per questo occorre farla conoscere anche a coloro che lottano negli altri paesi per lo stesso scopo: la liberazione nazionale e sociale.
                                             Comitato di Sostegno alla Rivoluzione indiana- Francia

E' tempo che i popoli di tutto il mondo si sollevino e si oppongano alla classe dominante indiana compradora-burocratica. Ed è tempo che ci organizziamo con la dedizione e la determinazione necessari allo scopo. Per un gigantesco movimento di massa dei popoli di tutto il mondo da costruire in modo da dare un sostegno pratico al popolo indiano sulle questioni concrete connesse alla repressione di Stato.
                                                                                                      Mass Line-Olanda

Tutti quelli che combattono l'imperialismo, in India e ovunque, sono nostri alleati nella nostra battaglia contro l'imperialismo, contro le direzioni riformiste e per la costruzione del nostro partito.
                                                                     OCML Voie Prolètarienne (Francia)

Le mani insanguinate degli assassini reazionari saranno tagliate dalle masse, non abbiamo dubbi, per quanto forti o possano apparire, o credere di essere questi criminali, sono solo tigri di carta di fronte alla guerra popolare delle masse, che è poderosa e invincibile.
Comitato Galego di Supporto alla Guerra Popolare in India
Comitato di Costruzione del Partito Comunista Maoista di Galizia, Stato Spagnolo

Non un singolo proletario internazionalista può essere indifferente allo sviluppo della rivoluzione indiana.
                                                                    Gran Marcia Verso il Comunismo- Madrid

... solidarietà alle donne indiane che lottano nella guerra popolare più grande e incisiva che da una risposta liberatrice anche alla condizione di dura violenza sessuale e oppressione, che in India le donne- e nel mondo- subiscono in maniera feroce. In India molti stupri sono di guerra, compiuti da militari e paramilitari per reprimere ed annichilire la rabbia e la forza delle donne. Ma per tantissime donne la violenza e gli stupri subiti sono diventati una leva per ribellarsi per unirsi alla guerra popolare.
                                          Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario- Italia

I compagni indiani fanno grandi sacrifici. La Guerra Popolare ci mostra il vero significato di mettere il collettivo prima dell'individuo.Essi non solo antepongono a se stessi gli adivasi, le caste inferiori, i contadini e proletari dell'India. Essi antepongono la speranza dell'umanità e il futuro dei popoli e lavoratori di tutto il mondo, alla loro stessa vita.
                                                                                     Solidarietà India- Norvegia

L'importanza della Guerra Popolare in India non sta solo nelle sue dimensioni enormi e il conseguente livello di genocidio e atrocità perpetrate dall'imperialismo contro il popolo dell'India, sta anche nel suo potenziale.
                                                                                                   Red Action- Croazia

E' un compito importante fare la propaganda di sostegno alla guerra popolare e dare informazioni sul terrore dello Stato Indiano e dell'imperialismo. E' necessario costruire un largo fronte di solidarietà con la guerra popolare in India e diffondere una prospettiva rivoluzionaria ai popoli per mobilitarli per le lotte.
Costruzione Rivoluzionaria
Comitato di Supporto alla Guerra Popolare in India- Austria

Affermiamo che la guerra popolare in India è la nostra guerra, perchè l'imperialismo e i suoi lacchè fanno guerra ai lavoratori sfruttati e ai popoli oppressi di tutto il mondo e di fronte a questa violenza di stato reazionaria, solo la guerra popolare diretta dal Partito comunista maoista può portare la vittoria, la liberazione e la costruzione del potere popolare, la nuova democrazia, aprendo la strada al socialismo.
                                                               Movimento Comunista Maoista- Tunisia


pc 16 giugno - L'AVIDITA' DEI PADRONI DELLA FEDERACCIAI

Ai padroni della Federacciai non gli bastano tutte e due le mani date dal governo, vogliono anche le braccia e oltre...

I padroni della Federacciaio, si lamentano del decreto bis "salva-Ilva". Già quando è stato varato, per salvaguardare l'Ilva, non certo per difendere lavoro e salute degli operai, hanno gridato ad uno Stato che "pretendeva" di decidere e mettere le mani sulla fabbrica privata - un altro pò, a sentire i loro lamenti, sembrava che fossimo già nel socialismo. 
La realtà, come si sta vedendo in questi giorni è totalmente diversa: gli operai, i posti di lavoro sono a rischio, di messa a norma non se ne parla, anzi ora sembra che tutti gli impianti, tutta la struttura della fabbrica va in malora; mentre nello stesso tempo tutte queste mani sui profitti di Riva non sono stati messi, recuperando pochissime briciole.
Ma i padroni pretendono sempre di più, e quindi chiedono una modifica del decreto-bis che tuteli ancora più di ora la proprietà privata e gli interessi capitalistici.

Quindi la Federacciai ha presentato al parlamento giovedì scorso una sorta di "vademecum per «agevolare la riformulazione della proposta normativa» del Governo, nella convinzione che «la libertà d'impresa insieme alla certezza del diritto siano requisiti imprescindibili per un corretto funzionamento del comparto industriale».
Ma questa "libertà di impresa" e "certezza del diritto", purtroppo l'abbiamo vista non solo dichiarata ma applicata in tutti questi anni e nei decreti fatti dai governi pro Riva.

Sono sei le osservazioni, legate al decreto legge 4 giugno 2012 n.61.
Innanzitutto contestano l'azione sanzionatoria. Cioè, dicono, avete deciso le sanzioni prima che l'azienda sia stata dichiarata non conforme alle regole. "Questo comporta - dice la Federacciai - la concreta possibilità che le azioni di commissariamento e di avvio di piani con investimenti diversi ed ulteriori da quelli previsti dall'Aia a carico dell'azienda possano avvenire anche nel caso in cui l'azienda risulti in realtà conforme alle regole». 
Ciò che la Federacciai dimentica di dire è che l'azienda di Riva è già da anni fuori da ogni regola, e che se sanzioni ci sono (ma molto lievi) queste sono arrivate molto in ritardo. 

Altro aspetto discutibile, secondo gli industriali dell'acciaio, è relativo alla nozione di pericolo contenuta nel decreto, giudicata «indefinita e arbitraria. Il rischio – si legge nel documento - è l'avvio delle procedure previste dal decreto sulla base di valutazioni soggettive, arbitrarie, di cui non è previsto il controllo nè contraddittorio o verifica». Discutibile anche la definizione di stabilimento di interesse strategico nazionale, «legata solamente al numero di dipendenti, ma slegata da aspetti strategici». 
I signori padroni chiamano "valutazioni soggettive, arbitrarie" lì dove si tratta di materialissime condizioni di lavoro, materialissimi malati e morti tra gli operai e la popolazione. Inoltre dicono il falso a proposito della definizione dello stabilimento dell'Ilva di "interesse strategico nazionale", visto che non è considerato tale dal governo per il numero dei dipendenti, ma proprio per la tutela degli interessi strategici del padronato, sia italiano ma anche internazionale, per le ricadute che una chiusura dell'Ilva avrebbe sul piano della concorrenza dei padroni italiani ed europeri sui mercati. Stia tranquilla Federacciai, il governo sia Monti sia ora Letta non si preoccupa della fine che farebbero i tanti operai, ma si preoccupa dei problemi che avreste voi. 

Federacciai sottolinea infine i rischi rappresentati dal fatto che «la definizione di pubblica utilità e la conseguente immunità del commissario per eventuali diseconomie dei risultato implica la possibile restituzione alla proprietà al termine commissariale di una azienda prima economicamente sana ed ora in dissesto finanziario. Di questo – spiegano gli industriali – nessuno è chiamato a rispondere».
Veramente è esattamente il contrario. Il decreto bis, invece di togliere la proprietà a chi ha provocato tante distruzioni ambientali, a chi anche ora truffa a cielo aperto, nascondendo nelle varie isole (Curacao, Jersey) le sue cassaforti - che vanno al di là dei 9,200 miliardi oggetto di sequestro (e ancora niente affatto recuperati), prevede che gliela deve riconsegnare, dopo averla ristrutturata e messa al riparo da 'nuove Todisco'.
Come in altre occasioni, lo Stato si prende in carico la fabbrica, la "risana" - con forti cure dimagranti per gli operai - e poi la riconsegna ai padroni perchè, con i soldi pubblici, cioè con i nostri, continui a fare profitti privati.

"Poi, Federacciai formula due osservazioni di carattere particolare. «La determinazione e la conduzione di tutta l'attività ambientale è posta in capo al solo ministro dell'ambiente – si legge nel documento –, che nomina il subcommissario, il comitato di tre esperti e che approva il piano delle misure di tutela ambientale, predisposto dagli stessi esperti, con apposito decreto. Non è prevista alcuna forma di controllo e verifica dell'operato di questi esperti, neppure da parte del Mise».
La realtà è che ciò che sicuramente non è previsto è il controllo da parte degli operai e della popolazione di Taranto - l'unico controllo che ci vorebbe. Per il resto, invece, di che cosa si preoccupa la Federacciai? Bondi è uomo dei padroni, addirittura messo prima dalla famiglia Riva. Quindi gli interessi dei padroni sono eccome sotto controllo!

"Infine, Federacciai sottolinea il rischio di un commissariamento della stessa Aia: «Il comma 7 dell'art.1 prevede automaticamente la modifica dell'Aia da parte del piano preparato dai tre esperti – si legge nel documento –: di fatto questo commissaria l'autorizzazione ambientale stessa, che viene così superata anche nel suo processo di modifica, oggi invece previsto da specifiche direttive comunitarie regolarmente recepite nell'ordinamento nazionale".
Modifica dell'AIA? Sì, può essere possibile, ma visto l'andazzo sempre peggiore di questi giorni, sono gli operai e la popolazione che devono temere. Perchè qui le uniche modifiche rischiano di essere solo in negativo.

pc 16 giugno - il papa 'buono'

torna all'attacco del diritto di aborto 
e dei diritti delle donne


pc 16 giugno- IL RUOLO ATTIVO DEI MAOISTI TURCHI NELLA RIVOLTA

RICEVIAMO E RIGIRIAMO DALLA TURCHIA



  I partigiani tkp-tikko hanno organizzato una manifestazione clandestina per supportare Gezi park.

Pubblichiamo tutto così come abbiamo ricevuto tramite e-mail.
I partigiani sono entrati a Taksim, hanno cominciato a cantare “Le voci arrivano dalla grande montagna” e hanno ballato insieme.
Hanno messo dei cartelli al muro con scritte partigiane, e urlato: il nostro leader è Kapakkaya.
Mehmet Ayvalitas vive. Mehmet Ayvalitas è deceduto in un incidente durante la manifestazione pro Gezi Park.


Diario del popolo.
[...]


La madre di Kaypakkaya ha tenuto un discorso e ha detto che “ci sono tanti Ibo (Ibrahim) qui. Dovete continuare la vostra lotta senza timore.”


Sul VI Halasgargazi – Partigiani di TKP/ML

I partigiani di TKP erano davanti le barricate durante lo scontro coi nemici. Hanno urlato: “viva il nostro esercito” (i guerriglieri del TIKKO diretto dal TKP/ML n.d.r.)






Alle 7.30 più di mille agenti sono entrati a Taksim lanciando lacrimogeni e sparando pallottole di plastica. I nostri partigiani si sono diretti a Tarlabasi, verso le barricate, lanciando molotov, fuochi d'artificio e pietre. Si sono scontrati con le forze dell'ordine.

pc 16 giugno - L'ADESIONE DEL MFPR ALLA GIORNATA DEL 1° LUGLIO DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA


Il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario aderisce e sostiene con entusiasmo la nuova giornata internazionale di sostegno alla guerra popolare in India del 1° luglio.
In occasione della mobilitazione nazionale da noi lanciata per il 6 luglio a Roma contro i femminicidi e le violenze sessuale contro le donne, faremo un presidio sotto l’ambasciata indiana, rinnovando quel “ponte dall’Italia all’India” che dalla Conferenza internazionale di Amburgo, all’8 marzo di quest’anno in Italia (in cui striscioni sono apparsi alle ambasciata di Roma, consolato di Milano e all’università di Palermo) stiamo portando avanti per rendere concreta la solidarietà con le imponenti manifestazioni di donne che vi sono state dopo gli atroci stupri e uccisioni dei mesi scorsi e per mostrare l’unica vera strada per la liberazione delle donne contro oppressione, sfruttamento, stupri: quella del protagonismo rivoluzionario diretto delle donne nella guerra popolare, contro gli Stati, i governi, gli uomini che odiano le donne!
Il nostro entusiasmo è stato accresciuto recentemente dalla notizia dell’attacco del 25 maggio contro i 27 leder del Congresso e attivisti e poliziotti. In particolare la uccisione di Mahendra Karma capo fascista del Salwa Judum, acerrimo nemico delle masse popolari del Bastar, oppressore, assassino, ladro ma anche stupratore, non può non essere salutata come un grande atto di giustizia oltre che dalle donne dell’India anche dalle donne oppresse dell’Italia come di tutto il mondo.
Questo personaggio era giustamente odiato dal popolo e in particolare dalle donne.
Riportiamo dal comunicato del PCI(M) del 26 maggio:
“…Questo capo fascista aveva stretti legami con le grandi imprese e le classi capitaliste in Bastar che vogliono imporre i loro sporchi interessi contro il popolo.
“…nel periodo del 1992-1996 Mahendra Karma, colluso col mercato nero del legno aveva fatto milioni di rupie truffando il popolo adivasi… fu ministro delle carceri di tutto il Madhya Pradesh. Più tardi diventò ministro dell’industria e commercio… Ci furono allora in Nagarnar ingenti requisizioni di terre la costruzione dell'impianto siderurgico proposto dalla Romelt/NMDC. Mentre le popolazioni locali rifiutavano di abbandonare le loro terre, Mahendra Karma ebbe un ruolo chiave nella requisizione forzata delle terre e nella brutale repressione del popolo col supporto delle forze di polizia… Nel 1997-98 fu lanciata la seconda campagna Jan Jagaran… Centinaia di persone furono torturate, arrestate e incarcerate. Ci furono molti casi di case saccheggiate e incendiante e di donne violentate. Si opponevano anche ad altri cambiamenti progressivi, come la fine dei matrimoni forzati per le donne, la lotta alla poligamia, ecc.
Dopo la nascita di PCI (Maoista)… le classi dominanti sfruttatrici intensificarono la loro offensiva contro-rivoluzionaria sotto la guida degli imperialisti per schiacciare il movimento rivoluzionario. Inizio così nella regione Bastar, il brutale attacco noto come Salwa Judum… È difficile trovare altri esempi storici paragonabili per gravità alla devastazione e barbarie causate da Salwa Judum nella vita del popolo del Bastar. Più di mille persone uccise a sangue freddo; 640 villaggi incendiata e ridotti in cenere, migliaia di case saccheggiate, mangiando o razziando polli, capre, maiali, ecc; più di due milioni di persone costretto a spostarsi altrove; più di 50 mila persone trascinate nei campi di “soccorso” gestiti dallo Stato. Così il Salwa Judum è diventato una maledizione per il popolo. Centinaia di donne stuprate in gruppo. Molte uccise dopo lo stupro. Massacri in molti villaggi… Ci sono stati diversi casi di persone brutalmente tagliate a pezzi prima di essere scaricate nei fiumi. Molte donne sono state violentate dai suoi sicari su ordine diretto di Mahendra Karma, che è stato anche direttamente coinvolto in molti episodi di incendi di villaggi, torture e uccisioni. Così, nella mente del popolo di Bastar, il nome di Mahendra Karma è impresso come quello di un disumano assassino, stupratore e servo fedele dei grandi capitalisti…”.

SEMPRE GLI STUPRI, LE VIOLENZE, LE UCCISIONI DELLE DONNE, LA VIOLAZIONE DEI LORO DIRITTI, HANNO ACCOMPAGNATO IL LAVORO SPORCO DI MAHENDRA KARMA, COME DEGLI ALTRI MEMBRI DEL CONGRESSO, PER SPIANARE LA STRADA AGLI INTERESSI DEI GRANDI CAPITALISTI IN INDIA, COMPRESI QUELLI EUROPEI E ITALIANI.
In India molte violenze sessuali sono stupri di guerra, perpetrati dai militari e da forze paramilitari che tentano in questo modo di reprimere e fermare la ribellione e la forza delle donne.
Ma, come abbiamo detto alla conferenza di Amburgo, per molte donne le violenze subite e gli stupri si sono trasformate in una ragione in più per ribellarsi e unirsi alla guerra popolare.

Come, quindi, le donne e anche noi non potremmo gioire! Finalmente sono state vendicate centinaia di madri e sorelle vittime delle più crudeli forme di violenza, umiliazione e stupro.
Ma non solo. Nella situazione in India che ha visto nei mesi scorsi l’espandersi di tremendi stupri e uccisioni di ragazze, di bambine, ma anche una imponente e vasta risposta di milioni di persone soprattutto donne contro queste violenze, a fronte, invece di un governo, uno Stato che, al di là delle parole ipocrite, ha cercato di tutelare gli stupratori e assassini dalla giusta violenza delle donne mentre mandava i propri poliziotti, soldati a reprimere le manifestazioni, QUESTO ATTACCO AI NEMICI DEL POPOLO E DELLE DONNE E’ ANCHE UNA RISPOSTA E UNA SPERANZA A TUTTO QUESTO.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

16.6.2013

pc 16 giugno - il governicchio Napolitano-Letta nel regime di moderno fascismo in costruzione- porta un nuovo attacco alla Costituzione - una presa di posizione

Cambiare la Costituzione è una cosa, seppellirla è l'opposto. Se la si vuol cambiare evitando di seguire le procedure (art. 138), allora l'intenzione golpista-presidenzialista diventa evidente.

Partiamo da un dato di fatto, non opinabile: l'attuale governo ha emesso un disegno di legge di revisione costituzionale incaricando - addirittura con un decreto - 35 presunti "saggi" di individuare le "riforme costituzionali" che poi saranno oggetto vincolante di discussione parlamentare.
Le violazioni della Costituzione sono più d'una e stupisce - oppure per nulla - che ben tre "presidenti emeriti" della Corte Costituzionale abbiano accettato di esser nominati come mebri di questa autentica commissione "speciale".
La prima violazione è violenta: cambiare la Costituzione non è affare di un governo, ma del Parlamento. Nel senso stretto che "l'iniziativa" del cambiamento deve venire dal parlamento e non dal governo. Lo dice l'art. 138 della Costituzione italiana, che ovviamente doveva pervedere la necessità di una riforma e fissa la procedura perché ciò potesse avvenire.
Il governo Letta ha invece ha assunto su di sè l'onere dell'iniziativa.

In secondo luogo, una qualsiasi commissione "costituente" avrebbe dovuto esser selezionata dal Parlamento stesso. Qui, invece, il governo Letta ha addirittura emesso un decreto con tanto di nomi dei componenti. L'esecutivo, insomma, ha scelto quegli esperti di diritto costituzionale (ma anche no, si veda la presenza di Franco Frattini, noto per la formazione da maestro di sci) che meglio corrispondevano all'idea di "riforma" che il governo stesso intende realizzare: il presidenzialismo, ovvero un rovesciamento del carattere fondamentale della Costituzione italiana, attualmente - anche se sempre più solo sul piano formale, "parlamentare".
Un'ernormità cui si è sotratta soltanto la prof.ssa Lorenza Carlassare, che ha rinunicato all'incaico denunciandone l'incostituzionalità.
In terzo luogo, le "conclusioni" di questo gruppo di "nominati" saranno il perimetro entro cui obbligatoriamente il Parlamento dovrà muoversi per delineare la nuova stesura costituzionale. La "sovranità" del Parlamento è dunque bypassata da gruppo dei "saggi", ma in realtà assunta in proprio dal governo, che ha selezionato a monte i "saggi complici".
Un golpe di velluto, voluto e caldeggiato dal Quirinale.
Qui di seguito la denuncia, peraltro molto educata, come si conviene a dei costituzionalisti di chiara fama e di indiscutibile competenza, dei Comitati Dossetti. Per chi non fosse informato, Giuseppe Dossetti è stato uno dei fondatori della Democrazia Cristiana già durante la Resistenza. Cui partecipò, nel territorio di Reggio Emilia, con il nome di battaglia di Benigno. Sacerdote, teologo, farmacista, si ritirò della politica attiva già negli anni '50. Alla morte, nel 1996, volle essere sepolto nel piccolo cimitero di Montesole, a Marzabotto, in uno dei teatri della strage nazista, tra i muri che conservano ancora oggi i fori delle pallottole tedesche. Una delle poche figure di cui l'Italia cattolica può andare orgogliosa.


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La legge grimaldello contro la Costituzione grave errore del Governo e dei partiti


I Comitati Dossetti per la Costituzione denunciano come inammissibile il disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri il 6 giugno 2013, che detta nuovi modi e tempi per la riforma della Costituzione in violazione dell’art. 138 della Carta.

Violazioni che  consistono, a tacer d’altro:

  1. nel riconoscimento al Governo dell’inusitato ruolo di proponente delle riforme costituzionali, per giunta coadiuvato da una commissione di esperti nominati dallo stesso Governo;
  2. nell’altrettanto inusitata imposizione di un limite temporale al procedimento di revisione, come se si trattasse dell’approvazione, con caratteri d’urgenza, di una legge ordinaria;
  3. nella diminuzione da tre mesi ad uno dell’intervallo intercorrente tra la prima e la seconda approvazione del testo delle leggi di revisione costituzionale: un intervallo voluto espressamente dai Costituenti perché le eventuali modifiche costituzionali potessero essere adeguatamente discusse nell’opinione pubblica prima della delibera  definitiva delle Camere (nella quale, com’è noto, non è ammissibile la presentazione di emendamenti) .
Si è eccepito che queste modifiche verrebbero ad essere contenute in una legge costituzionale ad hoc. Questa non è però una valida giustificazione. Da un lato tali modifiche spiegherebbero infatti “effetti permanenti” con riferimento alla disciplina procedimentale delle future leggi costituzionali, per cui si tratterebbe di “deroghe con effetti permanenti” e cioè di vere e proprie modifiche surrettizie all’art. 138; dall’altro il fatto che tali modifiche siano contenute in una legge costituzionale non significa alcunché perché le leggi costituzionali, non diversamente dalle leggi ordinarie, devono rispettare i limiti formali e sostanziali posti dalla Costituzione.

Si tratta pertanto di una legge grimaldello che fa saltare le garanzie e le regole che la Costituzione stessa ha eretto a sua difesa, e che finché sono in vigore vanno rispettate. Essa contempla che in diciotto mesi vengano cambiati forma dello Stato, forma di Governo, Parlamento e l’intero equilibrio fra i poteri dello Stato su cui riposano i diritti dei cittadini.

I Comitati Dossetti per la Costituzione, richiamandosi alla grande manifestazione di patriottismo costituzionale tenutasi a Bologna il 2 giugno con la partecipazione di popolo e rappresentanti di movimenti di massa, e dando seguito al loro appello del 2 maggio “Giuristi contro la Convenzione”, fanno presente al Governo ed alla maggioranza parlamentare che con tale disegno di legge, rispecchiante la mozione delle Camere del 29 maggio scorso, viene compiuto un gravissimo errore, a cui, tuttavia, sarebbe ancora possibile non dare corso.

La previsione e l’auspicio, formulati da molti e dallo stesso Presidente della Repubblica che da qui a poco più di diciotto mesi si possa concludere l’iter delle riforme, sono tutti basati sul presupposto che il disegno di legge costituzionale, presentato ora al Parlamento, sia subito approvato e poi, nello spirito dell’Alleanza manifestatasi il 29 maggio, sia definitivamente varato in seconda lettura alla fine di ottobre, con una maggioranza che superi i due terzi dei voti, in modo tale che sia esclusa la possibilità di indire il referendum confermativo.

In tal caso partirebbe subito la procedura di revisione, prima in un Comitato parlamentare di 40 membri e poi nelle aule parlamentari, dove il dibattito è pensato come rapido e formale.

Quanto al tipo di cambiamento, si va dalla forma di Stato, alla forma di Governo, al numero dei Parlamentari, al bicameralismo, fino alla corrispondente legge elettorale, mentre si affaccia il mito del presidenzialismo. Si tratta di materie in cui le posizioni presenti nel Parlamento e nel Paese sono le più diverse e contrastanti e che il Comitato dei 40 in pochi mesi dovrebbe ricondurre ad unità, in un momento di massima crisi del Paese e di minore corrispondenza, dal punto di vista rappresentativo, tra l’elettorato ed il Parlamento eletto con la legge “Porcellum”. La stessa legge proposta dal governo mostra di avvertire l’anomalia di un cambiamento della democrazia e dello Stato fatto da una rappresentanza che non rispecchia proporzionalmente le componenti dell’elettorato e che dunque può risolversi nell’imposizione di una minoranza. Infatti la legge stabilisce che il Comitato dei 40 deve essere formato in modo da rispecchiare la proporzione fra i Gruppi, tenendo conto non solo dei loro seggi in Parlamento ma anche dei voti conseguiti alle elezioni politiche: segno che si vede la stortura ma non la si risolve; infatti questa correzione proporzionalistica che per la prima volta misura i rapporti fra i Gruppi parlamentari sulla base dei voti ricevuti e non dei seggi, riguarda solo il momento referente del lavoro del Comitato, ma non riguarda ovviamente il voto d’aula; questo poi avverrà non nella costituzionalmente obbligata doppia lettura a distanza di tre mesi l’una dall’altra, ma con il contingentamento dei tempi e l’arbitraria riduzione di tale intervallo ad un mese. A questo punto rimarrà solo il referendum confermativo, che in ogni caso potrà essere richiesto, ma sarà troppo tardi perché l’elettorato, tormentato da una crisi gravissima e oberato da altri pensieri possa decidere con libertà di coscienza sulla sorte della Repubblica e del suo ordinamento democratico, piuttosto che essere trascinato in una sorta di plebiscito.

Tutto ciò dice come i prossimi 18-24 mesi saranno mesi di passione per la Costituzione e forse la sua ultima prova.

Dov’è allora l’errore? A parte l’errore che è nella cosa stessa, esso sta nel fatto che, anziché offrire, come si vorrebbe, una garanzia di durata al Governo Letta ed alla Grande Alleanza, la partita costituzionale così aperta diventa fonte della loro massima debolezza. Agli occhi di molti la questione diventa infatti il caso serio di una Repubblica democratica e rappresentativa che sta o cade, e quindi attinge un’assoluta priorità a partire dal momento stesso in cui si comincerà a discutere in Parlamento la legge costituzionale di deroga all’art. 138.

Non vi è chi non veda come tra i mezzi per fermare la riforma vi sia la procurata caduta del Governo, la dissoluzione della sua maggioranza e l’insorgere di fratture nell’ambito degli stessi partiti della maggioranza, forse con le inevitabili dimissioni dello stesso Presidente della Repubblica.

I Comitati Dossetti per la Costituzione, per parte loro, si propongono le seguenti azioni:

1) esercitare una “moral suasion” per indurre i partiti di maggioranza del Parlamento – che tutti si richiamano alla democrazia ed alla libertà – a garantire che in seconda lettura la legge grimaldello non sia votata da una Santa Alleanza che raggiunga i due terzi dei voti, in modo che non sia esclusa la possibilità costituzionale del referendum popolare;

2) presentare o promuovere la presentazione, sin da questi mesi estivi, di singole leggi di revisione costituzionale che, su punti specifici, e senza travolgere l’intero ordinamento:

- correggano il sistema bicamerale investendo la sola Camera del rapporto di fiducia col Governo;

- ridefiniscano il rapporto fra Stato, Regioni ed altre autonomie locali, ponendo rimedio alle negative esperienze fatte fin qui;

- ridisegnino il numero dei parlamentari;

- riscrivano l’art. 81;

- stabiliscano un tetto di spesa per le spese militari ed un minimo di spesa per le spese scolastiche e formative;

- introducano il principio del reddito minimo di esistenza vitale;

- enuncino un criterio d’indirizzo sui rapporti fra Italia ed Unione Europea, sopraggiunti dopo l’entrata in vigore della Costituzione del 1948, criterio basato sul perseguimento dell’unità vera e non solo economica dell’Europa e sulla salvaguardia della personalità, dei valori supremi e della qualità della vita della comunità di tutti gli abitanti della Penisola.

Altri temi specifici, se urgenti, potranno essere oggetto di singoli progetti di legge di revisione costituzionale, tutti sottoponibili, poi, separatamente a referendum popolare.

I Comitati Dossetti per la Costituzione suggeriscono al Governo ed ai partiti veramente desiderosi di un perfezionamento della nostra Costituzione che questa è la strada meno conflittuale col Paese e con la giovane tradizione costituzionale italiana, nonché la più rapida per raggiungere graduali e sicuri risultati di avanzamento istituzionale nella continuità dell’ordinamento democratico.

I Comitati Dossetti, infine, invitano tutte le associazioni, enti, sindacati, comunità culturali e religiose a mantenere vigile l’interesse e la cura per la Costituzione ed i valori che in essa finalmente hanno raggiunto la soglia del diritto obbligante per tutti, e propongono che fin d’ora siano raccolti contributi volontari da depositare in un fondo presso la Banca Etica per far fronte alle future spese dei prevedibili referendum in cui si dovrà combattere la battaglia per la Costituzione.

Raniero La Valle, Luigi Ferrajoli, Domenico Gallo, Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Francesco Bilancia, Nicola Colaianni, Alfonso Di Giovine, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Alessandro Pizzorusso, Armando Spataro, Gustavo Zagrebelsky, Francesco Di Matteo, Tommaso Fulfaro, Sandro Baldini, Maurizio Serofilli, Luisa Marchini, Barbara Romagnoli, Beppe Giulietti, Francesca Landini, Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla”,

Giovanni Battista Baggi, Umberto Andalini, Alfonso Gianni, Francesco Grespan, Stefano Sanchioni, Lidia Campagnano, Aldo Asvero Tropepi, Umberto Musumeci, Anna Biagini, Gabriella  Bentivoglio, Alda Busi, Maria Ricciardi Giannoni, Associazione Liberacitadinanza, Giuseppe Salmè, Forum Cittadini del Mondo R. Amarugi, Maurizio Buzzani, Bronzini Giuseppe, Mauro Bortolani, Ada Pallai, Pietro Galati, Tiziana Valpiana, Gian Carlo Poddine, Vilma Lucia Caon, Antonio Mammi, Comitato Dossetti per la Costituzione di Casalgrande (RE), Marialba Pileggi, Romolo Tamburrini, Innocenza Indelicato, Ilaria Cornetti, Giulia Venia, Gaetano Bonifacio, Umberto Baldocchi, Franco Ronconi, Roberto Riverso, Eleonora Bellini, Gioacchino La Greca, Sebastiano Gulisano, Silvia Maggi, Vittorio Campanelli, Irene Del Prato, Doria Di Caprio, Alfonso Sabin, Matteo Cerutti Soia, Bartolo Angiani, Enrico Peyretti, Franco Borghi, Luisella Basso Ricci, Angelo Ciprari, Teresa Lapis, Ignazio Giovanni Patrone, Stefano Celli, Giulio e Lucia Sica, Nicoletta Gandus, Lanfranco Peyretti, Carlo Ridolfi, Carlo Ferraris, Massimo Torelli, Carlo Cappellari, Pierpaolo Loi, Antonio Porro, Antonio Boncristiano, Dignatici Patrizia, Stocco Giuseppe, Fabio Massimiano, Tonino Venturi, Dora Marucco, Nadia Norcini, Corrado Gregori, Silvia Manderino, Paolo Ferrari, Lorella Amigoni, Nanni Russo, Aldo Santori, Loretta Ciampalini, Paolo, Cecilia Landini, Grazia Riccitiello, Livio Riccitiello, Carlo Corsetti, Bruno Giangiacomo, Paola Marsocci, Silvia Buzzelli, Caterina Interlandi, Emilio Robotti, Michele Turazza, Fabio Ragaini, Mauro Rosini, Giancarlo Giannetto, Alfredo Guardiano, Stefano Fern. Tozzi, Matteo D’Angelo, Francesco Baicchi, Antonio Boncristiano, Luigia Evani, Giovanni Picaro, Maria Giovanna Filia, Teresa Citernesi, Raffaele Iavazzo, Maurizio Sgarzi, Daniela Laudati, Franca Maria Bagnoli, Ugo Bologna, Giancarlo Madoni, Elena Presti, Anna Maria Capocasale, Beatrice Felis, Mario Corinaldesi, Francesco Baicchi, Rossi Luigi, Gianfranco Monaca, Lucia Vignale, Federico Vignale, Maria Paola Patuelli, Claudio Carosio, Paola Modesti, Maria Assunta Laura Nastri, Francesco Baicchi, Miria Ronchetti, Mario Pisani, Eleonora Bellini, Giorgio Altieri, Angelo Vaccaro, Anna Maria Tamburri, Franco Ragusa, Patrizia Bellucci, Marco Proietti, Laura Proietti, Patrizia Bellucci, Milena Mottalini, Antonio Pizzo, Maria Grimaldi, Iris Mascaro, Roberto Aniello, Paolo Barbieri, Sergio Capovilla, Associazione Grosseto per la Costituzione, Ileana Capocasale, Giovanni Danti, Antonella Rosetti, Angelo Morini, Leonardo Altieri, Chiara Landini, Gian Paolo De Leo, Agostino Abate, Luisa Lama, Roberto Di Fede, Waldemaro Flick, Bruno Bortoli, Annamaria Festi Zattoni, Davide Cilia, Mauro Vaudano, Michele Debegnach, Nadia Schavecher, Otello Ciavatti, Aldo Di Canio, Jaunito Patrone, Vincenzo Vita, Riccardo De Vito, Raffaele D’Agata, Patrizia Bellucci, Ferdinando Gradella, Silvia Sandrini, Grazia Tuzi, Valeria Pollastro, Anna Maria Nicola, Renata Campani, Alessandro Scassellati Sforzolini, Alessandro Cortesi, Augusto Marinelli, Sergio Simonato, Viviana Viviani, Christian Zanatta, Stefania Mussio, Antonio Nisita, Alessandro Messina, Loredana Alajmo, Adele Falabella, Sergio Casagrande, Associazione Treno delle Donne in difesa della Costituzione, Nella Toscano, Gabriella Franceschetti, Gianna Guglielmino, Gianantonio Boninsegna, Franco Mimmi, Anna Rosa Rossi, Valeria Federici, Maria Colucci, Leonardo Grassi, Sergio Staino, Germano Zanzi, Marcello Acquarone, Salvatore Lezzi, Roberto Caprino Campana,

Roma, 10 giugno 2013 Ultima modifica Venerdì

pc 16 giugno - il regime fascista e islamista turco di erdogan non piega la rivolta giovanile e popolare - estendere la solidarietà nel nostro paese


Dopo il violentissimo sgombero di Gezi Park e di piazza Taksim scontri e manifestazioni in molti quartieri di Istanbul e in decine di città turche. Centinaia di arresti e feriti. Oggi in piazza i rivoltosi e i sostenitori di Erdogan.

Gli aggiornamenti:


11.10 - Le tremende immagini della notte in un servizio del telegiornale della tv tedesca Zdf: http://www.youtube.com/watch?v=Q2Or3siw5fo

11.05
- Un altro giornalista russo, Arkady Babchenko, è stato fermato ieri sera da un gruppo di poliziotti in abiti civili e picchiato vicino a Piazza Taksim, ad Istanbul. Al momento è ricoverato in ospedale sotto custodia.
Il video dell'arresto: http://www.youtube.com/watch?v=X9KSryMVAk8

11.00 - Ad Ankara la polizia ha bloccato il convoglio funebre che stava portando il corpo di Ethem Sarısülük durante i funerali dell'attivista ucciso da un colpo di arma da fuoco sparatogli alla testa da un poliziotto turco durante una delle prime manifestazioni contro il governo. 


Il bilancio della notte

Gli scontri tra polizia e manifestanti dopo lo sgombero del parco Gezi a Istanbul sono continuati per tutta la notte in una decina di città turche. Proteste e scontri sono avvenuti nelle principali città, molto violenti nella capitale, dove decine di migliaia di persone hanno di nuovo chiesto le dimissioni del governo. A Istanbul i manifestanti hanno eretto barricate e appiccato falò ai rifiuti. I media turchi indipendenti parlano di una delle peggiori notti di violenza da quando sono cominciate, due settimane fa, le proteste anti-governative nel Paese euroasiatico. La protesta sembra tutt'altro che sedata considerato che i movimenti di lotta hanno fatto appello ai turchi affinché scendano in piazza in maniera massiccia riempiendo Piazza Taksim. Inoltre oggi a Istanbul é attesa anche una manifestazione di sostenitori del premier, Recep Tayyip Erdogan, dopo quella di ieri ad Ankara. Da parte sua il principale sindacato dei dipendenti pubblici, il Kesk, ha annunciato uno sciopero generale per domani, lunedì al quale potrebbe aggiungersi l'altro sindacato di sinistra, il Disk.

A Istanbul nella notte sono state divelte recinzioni metalliche, pietre dal selciato e cartelloni pubblicitari. Migliaia di persone di diversi quartieri di Istanbul sono uscite all'alba in strada per tentare di arrivare verso piazza Taksim, isolata dalla polizia. Passata la mezzanotte ora locale, gli scontri con la polizia hanno cominciato a estendersi in vari distretti della capitale e nel quartiere di Cihangir, vicino a Taksim, dove sono state erette barricate. Arrivata la luce del giorno varie migliaia di persone della parte asiatica di Istanbul hanno attraversato il ponte sul Bosforo per dirigersi verso Taksim, dopo che per varie ore era stato loro impedito dalla polizia con lanci di lacrimogeni e spray al peperoncino. La polizia ha schierato un imponente numero di agenti attorno alla piazza e impedisce a chiunque di avvicinarsi. E intanto in varie parti della città sono cominciati a vedersi unità della gendarmeria turca, un corpo di polizia militarizzato, una novità rispetto ai giorni scorsi. All'alba gruppi di manifestanti hanno anche bloccato la strada principale che porta dalla città all'aeroporto Ataturk.

Intanto i rappresentanti del movimento di protesta hanno accusato il premier Recep Tayyip Erdogan di "schiacciare il popolo per soddisfare le sue ambizioni autoritarie": "Condanniamo la violenza contro le donne, i bambini e gli anziani che stavano nel parco", hanno denunciato in un comunicato. La Piattaforma Solidarietà Taksim, il collettivo di organizzazioni che ha coordinato le proteste, ha anche condannato la brutale repressione della polizia nella piazza e a parco Gezi, aggiungendo che "decine di persone" sono rimaste ferite da pallottole di gomma e non sono potute andare in ospedale" (una versione questa che contrasta con quella data dalle autorità, secondo cui sono rimaste ferite 'solo' 44 persone). Il governatore di Istanbul "ha perso credibilità", é la denuncia, e la polizia ha usato "una violenza da zona di guerra" nelle cariche contro la folla di manifestanti.

La cronaca della notte: 


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pc 16 giugno - genova .. Spazio Resistente - una bella iniziativa


Si è tenuta sabato  presso la zona sportiva Sandro Pertini di  Ronco Scrivia (Ge), la terza edizione della festa della locale sezione - intitolata a Egidio Dedé - dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
La kermesse è organizzata dal gruppo giovanile interno alla struttura, ed in  effetti basta dare un'occhiata in giro per comprendere chi possa aver avuto l'idea di quello che si chiama Spazio Libero Resistente: domina la scena un palco - in realtà di ridotte dimensioni - da dove, a partire dalle ore 16:00 e sino a notte fonda, si alternano gruppi musicali giovanili.
Ma la vera attrazione è rappresentata dalla riproduzione, in materiale  riciclato, di una cella carceraria di tre metri per due, che rende bene l'idea dello spazio a disposizione dei prigionieri dello Stato borghese.
Non può mancare lo stand 'politico' (tenuto dal gruppo degli 'anziani') dove, oltre al materiale sulla Resistenza, si trovano i moduli per firmare a favore di tre leggi di iniziativa popolare: per l'introduzione del reato di tortura nel cp italiano, per la legalizzazione delle droghe leggere, e per la legalità ed il rispetto della Costituzione nelle carceri.
Inoltre, sempre per quanto attiene al medesimo tema dominante della festa, appare utile segnalare la presenza di un gazebo dove una associazione.., si occupa di assistenza ai detenuti ed alle loro famiglie,iali
da lettura usati e scampoli di stoffa.

Insomma: una bella iniziativa, per una giornata piacevole all'insegna dei valori della Resistenza.Ronco Scrivia (Ge), 16 giugno 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti genova

pc 16 giugno - in Italia si prepara il 1°luglio a sostegno della guerra popolare in India - lettera del comitato internazionale di sostegno - sezione italiana

Il 1 luglio c'è una giornata internazionale di lotta che si terrà in tanti  paesi del mondo a sostegno della guerra popolare in India - indetta dal  comitato internazionale di sostegno.
In India si combatte una battaglia epocale non solo per il popolo indiano ma  per i rapporti di forza del mondo tra imperialismo e rivoluzione.
La guerra popolare in India per quantità di conmbattenti, per zone territoriali e popolazione in
cui si sviluppa il potere e il contropotere è oggi la più grande lotta di  liberazione antimperialista al mondo.
Il Partito comunista dell'India maoista è per militanti e combattenti il più forte partito comunista del mondo.
Si può essere o no maoisti, ma ignorare la realtà è una forma di opportunismo e subordinazione all'imperialismo.
Per questa giornata l'appello a mobilitarsi è libero: tutte le realtà sono chiamate a fare quello che riescono a fare e  a comunicarlo in maniera centralizzata, affinchè tutti sappiano tutto nel mondo, compagni indiani in
primis.Ci aspettiamo adesioni e azioni.
Abbiamo chiaramente materiali e compagni che possono parlare di questo se richiesti
info
csgpindia@gmail.com

pc 16 giugno - per noi il 19 giugno è sempre la giornata di sostegno ai prigionieri politici e di guerra nelle carceri dell'imperialismo e di lotta contro la repressione - una iniziativa a TARANTO


pc 16 giugno - ANCORA UNA VOLTA CALPESTATA A MILANO LA RESISTENZA - LE ISTITUZIONI LE LEGITTIMANO E LA FALSA SINISTRA SA SOLO STRILLARE...

ma non possiamo stare a guardare, non possiamo delegare a questo governo-questo stato-queste istituzioni, perché i gruppi neo nazisti/fascisti sono legittimati per far avanzare un regime di moderno fascismo. SERVE RIBELLARSI SERVE ORGANIZZARSI SERVE SPAZZARLI VIA.




Teste rasate, simboli SS e croci celtiche:
Milano insorge per il raduno neonazista
In centinaia all'evento per aiutare "i camerati di Azione Skinhead". Pisapia: "La città non può accettare queste iniziative, ma ha deciso la questura". La prefettura: "Nessun problema di ordine pubblico"
Un capannone alle porte di Milano e una decina di band neonaziste, alcune internazionali, molto note negli ambienti dell’estrema destra per i loro inni alla violenza, al razzismo e alla xenofobia. Il raduno ha scatenato polemiche e imbarazzi in una città che nopn è nuova a questo tipo di iniziative. Al raduno, organizzato da Skinhouse Milano, hanno preso parte alcune centinaia di giovani: il tutto si è avvenuto in un capannone , in via Toffetti nella zona di Rogoredo.

L'arrivo dei partecipanti a Rogoredo

Lo spazio, che appartiene a un privato ed è stato affittato per l'evento, si trova all'interno di un'area delimitata da un alto muro di cinta. L'ingresso è stato consentito soltanto a chi ha acquistato il biglietto e alle persone autorizzate: fotografi e giornalisti sono stati invitati a rispettare una distanza di sicurezza "per proteggere la privacy dei partecipanti". Polizia e Digos hanno pattugliato il quartiere e fermato, chiedendo i documenti a campione, i partecipanti. All'interno dell'area, il solito campionario di teste rasate, tatuaggi con teschi e pugnale che richiamano la simbologia dei 'Totenkopf', le 'teste di morto' delle SS, magliette con l'insegna 'Europa
Patria Est' per i ragazzi, pantaloni in mimetica e t-shirt con croci celtiche per le ragazze: il cui ricavato, secondo il volantino diffuso dagli organizzatori, dovrebbe servire per pagare le spese processuali dei "camerati di Azione Skinhead". Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, qualche ora prima era sceso in campo contro l'iniziativa: "Oggi si ripropone l'inaccettabile presenza di una manifestazione di chiaro stampo neonazista, fatto questa volta maggiormente grave e inquietante data la sua annunciata dimensione internazionale: Milano non può accettare che si svolgano né ora né in futuro iniziative che attingano al repertorio dell'intolleranza razziale e politica in qualsiasi forma esse si presentino", ha scritto sul profilo Facebook raccogliendo centinaia di 'mi piace'. Replicando a diversi commenti (anche molto pesanti) che chiedevano un suo intervento per vietare il raduno dei naziskin, il sindaco cha spiegato che "le autorizzazioni o le azioni preventive sono per legge di competenza della questura e prefettura", rimarcando che "l'amministrazione non ha quindi potestà di intervento diretto, ma quanto riportato nello status è stato ribadito a tutti i livelli". La prefettura fa comunque sapere che il raduno in un capannone di Rogoredo, un quartiere alla periferia di Milano, "al momento non comporta un allarme di ordine pubblico". E dunque non lo si può vietare e neanche serve un'autorizzazione agli organizzatori. In pratica in questa fattispecie si è "fuori" dal meccanismo delle autorizzazioni. Mentre serve la dichiarazione in questura, nella quale si descrive esattamente cosa si intende fare e dove. "Non emerge un profilo di ordine pubblico per vietare quella manifestazione", avevano replicato dalla prefettura. Sulla vicenda interviene anche il deputato pd Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza e difesa del Pd, che afferma in una nota: "Si stanno moltiplicando senza sosta eventi come questo. Lunedì depositerò un'interrogazione urgente per capire come mai vengano concessi i permessi per questo tipo d'iniziative". E il leader di Sel, Nichi Vendola, via twitter aveva invitato a "non consentire un'offesa alla città di Milano con il raduno nazista: uno strappo ai principi della legalità democratica". "Anche le forze liberali sono indignate: sia per i messaggi neonazisti che si vorrebbero lanciare dalla nostra città aggregando forze a livello internazionale, sia per le modalità con cui è possibile che ciò avvenga: serve di certo un chiarimento", commenta Manfredi Palmeri, consigliere comunale di Milano e capogruppo di opposizione a Palazzo Marino. Palmeri si dice "d'accordo con chi chiede alle diverse espressioni politiche consiliari di prendere una posizione: mi auguro che in Comune non sia solo la mia la voce dell'opposizione in tal senso".
(15 giugno 2013) © Riproduzione riservata