domenica 4 luglio 2021

pc 4 luglio - Palestina: nella lotta il popolo trova la sua strada per la rivoluzione

Dallo speciale palestina di proletari comunisti richiedi a pcro.red@gmail.com:

Quello che è necessario fare lo afferma in un passaggio il volantino distribuito il 18 maggio –il giorno dello sciopero politico generale in Palestina- in molte città in Italia e firmato “Palestinesi del ’48”:"sarà un’Intifada che affronterà a petto nudo e a testa alta, con speranza rivoluzionaria, con letture scientifiche e uno sforzo organizzativo, personale e collettivo, i proiettili dell’occupazione sionista, ovunque essi sparino". E’ certo un buon segnale se comincia a farsi strada tra la Resistenza palestinese il dibattito sulla questio- ne che tutta l’esperienza rivoluzionaria della lotta armata e popolare in Palestina dev’essere studiata e arricchita dalla teoria rivoluzionaria delle guerre po- polari. Un compito teorico e pratico necessario alla formazione di una nuova direzione per un nuovo inizio della lotta contro l’occupazione sionista, per uscire dalle secche della linea antinazionale e anti- popolare di Fatah e della linea negoziale di Hamas.

Nel video esempi di forme della nuova resistenza popolare: https://fb.watch/6xw5hGjKd8/

NOTTI DI CONFUSIONE•

Da diverse settimane sulle colline nei pressi di Beita molti giovani palestinesi si stanno mobilitando in protesta contro gli insediamenti illegali sionisti. 

Le notti vengono chiamate "notti di confusione" poiché i giovani palestinesi e i guardiani di Jabal Sabih

e Jabal al-Urmah , muniti di torce e organizzati in unità, si riuniscono, creando rumore e cantando canzoni di resistenza.  Queste attività notturne sono volte ad impedire e bloccare le espansioni sioniste e ad affermare che queste terre hanno già dei proprietari.

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COSA STA SUCCEDENDO A SILWAN? Vediamo cosa sta succedendo a Silwan, periferia di Gerusalemme, e su come implementa le sue pratiche di apartheid e di pulizia etnica. 

Silwan è un villaggio nella periferia di Gerusalemme Est. Si tratta di una zona in cui risiedono 33.000 Palestinesi. Il villaggio è composto da dodici quartieri: sei di questi sono ora nel mirino dell’entità sionista che ha cominciato a occupare questi territori forzando l’espulsione della popolazione palestinese autoctona. 

COSA STA SUCCEDENDO?

230 famiglie palestinesi rischiano l’espulsione dalle proprie abitazioni e dal proprio villaggio per ordine del governo occupazionista. L’entità sionista ha emanato degli ordini di demolizione diretti ai cittadini palestinesi: coloro che non ubbidiranno verranno sottoposti a sanzioni pecuniarie e detenzione, e vedranno le proprie case distrutte dalle forze di occupazione. 

I PRETESTI 

L’entità sionista ha mascherato l’illegalità di queste espulsioni usando pretesti diversi per ogni quartiere da occupare: l’evacuazione del quartiere Al Bustan servirà per la costruzione di un parco a tema, mentre l’occupazione di Batn Al Hawa è stata operata a favore di un’organizzazione “ebraica”-sionista che sostiene di essere proprietaria di quei terreni da 139 anni.

IL RUOLO DELLA “GIUSTIZIA” 

Il sostegno del sistema di giustizia ha un ruolo fondamentale nel piano di occupazione sionista. Da un lato c’è la farsa giudiziaria: l’entità sionista risponde alla resistenza e alle denunce da parte dei Palestinesi con dei falsi processi tenuti da giudici sionisti, che puntualmente decidono a favore dei coloni. 

Dall’altra parte, vengono emanate leggi che impediscono ai Palestinesi, espulsi dalle proprie case, di ricostruire altrove una nuova abitazione. Nel 2017 il parlamento dell’entità sionista ha approvato la legge Kaminitz, che prevede la demolizione delle costruzioni abusive dei Palestinesi.

IL RICATTO PERPETUO 

L’occupazione fa demolire le case dei Palestinesi, per poi rifiutarsi di concedere loro i permessi per costruire: in questo modo l’amministrazione sionista sarà formalmente legittimata a demolire ogni tentativo di costruzione di un’altra abitazione. I Palestinesi sfollati cercheranno un nuovo posto dove stare, sapendo che un giorno i colonizzatori demoliranno anche quello. 

LA PULIZIA ETNICA 

Quello che sta accadendo a Silwan non è diverso dalle vicende di Sheikh Jarrah: cambiano i pretesti e la risonanza mediatica, ma i motivi di fondo e l’obiettivo sono gli stessi. In entrambi i casi l’occupazione sta espellendo i Palestinesi dalle proprie case, per rimpiazzarli con i coloni. 

Silwan e Sheikh Jarrah sono solo una parte del piano di pulizia etnica di Gerusalemme Est: l’entità sionsita ha iniziato nel 1967, e ora sta portando a termine, la sua missione di espulsione dell’intero popolo palestinese dalla città. I pretesti utilizzati sono solo una maschera di “legalità” usata per nascondere il piano di sradicamento della popolazione Palestinese dai suoi territori. 

Silwan è solo uno degli oltre 550 villaggi sottoposti a pratiche di pulizia etnica e colonialismo, sin dal 1947, ad opera del regime sionista. Continuiamo a diffondere informazioni su ciò che sta accadendo in Palestina! #SaveSilwan #SavePalestine

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