venerdì 19 dicembre 2025

pc 19 dicembre - Sgombero Askatasuna. Giorgio Rossetto: “Rispondere logorando l’avversario come in Val Susa”


“E’ importantissimo difendere l’Askasatuna ma non è il centro di tutto, come spacciano i politicanti di destra. Ormai c’è un’articolazione anche nelle università, nelle scuole, nei territori e nel sociale, che spinge ai livelli di mobilitazione che vanno ben oltre le quattro mura del centro sociale Askasatuna, che oggi viene messo sotto attacco.”

Così, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Giorgio Rossetto, storico compagno torinese dell’area autonoma e del movimento No Tav, attualmente agli arresti domiciliari in Val Susa per condanne relative soprattutto a iniziative contro la grande opera inutile e devastante. Il suo punto di vista è uno stimolo interessante per una lettura politica dello sgombero dello storico centro sociale torinese occupato nel 1996 e della risposta da dare a questa ennesima operazione repressiva.

“C’è  stata un’attivazione nelle università, nelle scuole, nei quartieri molto più forte. Mai abbiamo

pc 19 dicembre - Video del corteo di Melfi per la liberazione di Anan - Interviste

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pc 19 dicembre - MILANO 20 DICEMBRE IN PIAZZA PER LA PALESTINA: FERMARE IL GENOCIDIO

 


pc 19 dicembre - la caccia alle streghe sionista imperialista contro francesca albanese si estente alle scuole

Il governo non ferma le ispezioni verso gli istituti scolastici che hanno ospitato le lezioni di Francesca Albanese. Dopo l’invio di ispettori in due scuole toscane toccherà ad altri due istituti emiliani, rei di avere lasciato svolgere una presentazione alla Relatrice ONU, connessa in videoconferenza. Secondo la versione ripresa dai media, gli istituti coinvolti hanno permesso agli studenti di partecipare all’iniziativa senza avvertire i genitori; il seminario via internet, coordinato dalla rete Docenti per Gaza, consisteva in una presentazione dell’ultimo libro di Albanese, Quando il mondo dorme, che racconta «storie di persone comuni – rifugiati, attivisti, intellettuali, bambini – che hanno in qualche modo segnato il personale cammino professionale e soprattutto umano» della Relatrice. Contro di esso, si legge in un comunicato del sindacato FLC CGIL, il ministro avrebbe invocato una recente nota ministeriale che chiede che sia assicurata la par condicio anche all’interno delle iniziative scolastiche extracurricolari.


Le scuole interessate dalla vicenda sono l’Istituto Mattei di San Lazzaro – in provincia di Bologna, e l’Istituto Cattaneo di Castelnovo dei Monti – in provincia di Reggio Emilia. Valditara ha affermato che «bisognerà accertare il contenuto di questi corsi, bisognerà capire se queste lezioni hanno, come qualche giornale ha scritto, accusato il governo di essere fascista, complice di genocidio, se è vero o non è vero che sono stati invitati gli studenti a occupare le scuole»,  affermando inoltre di volere verificare che i dirigenti scolastici fossero stati avvertiti delle lezioni. «La scuola democratica e costituzionale deve prevedere il pluralismo e non l’indottrinamento» ha commentato il ministro.

pc 19 dicembre - UNA DENUNCIA: API: “Complicità del governo italiano nel genocidio a Gaza. Inaccettabile la visita di Mahmoud Abbas ad Atreju”

 

Roma. Comunicato stampa API: “Complicità del governo italiano nel genocidio a Gaza. Inaccettabile la visita di Mahmoud Abbas ad Atreju”.

Dopo oltre due anni di genocidio israeliano contro la Striscia di Gaza, il mondo assiste a una delle più gravi tragedie umanitarie del nostro tempo. Bombardamenti incessanti e distruzione sistematica hanno colpito una popolazione civile inerme: oltre 200.000 tonnellate di esplosivo sono state scaricate su Gaza, provocando decine di migliaia di morti, feriti e mutilati, tra cui migliaia di bambini.

A questa violenza si è aggiunto il silenzio – quando non la complicità – dell’Autorità Nazionale Palestinese, che ha represso le manifestazioni di solidarietà alla popolazione di Gaza in Cisgiordania, arrivando a perseguitare prese di posizione politiche e persino espressioni di solidarietà sui social network.

In questo quadro, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha assunto una posizione politica chiara: un sostegno pieno al governo israeliano di Benjamin Netanyahu. L’Italia ha votato più volte alle Nazioni Unite contro le risoluzioni per il cessate il fuoco e, negli stessi anni, è diventata il terzo Paese fornitore di armi a Israele. Armamenti autorizzati dal governo italiano e utilizzati contro la popolazione di Gaza, rendendo l’Italia corresponsabile di un genocidio che ha colpito circa il 12% della popolazione della Striscia tra morti e feriti.

Di fronte a questa situazione, la mobilitazione popolare in Italia non si è mai arrestata. Sindacati, movimenti studenteschi, associazioni e ampi settori della società civile continuano a scendere in piazza per chiedere il cessate il fuoco immediato, la fine dell’occupazione e lo stop alla complicità italiana.

In questo contesto si inserisce la visita del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), accolto ad Atreju, il festival di Fratelli d’Italia, e ricevuto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una visita che rappresenta un grave schiaffo politico e morale al movimento di solidarietà con la Palestina e che legittima una leadership palestinese che da anni impedisce elezioni democratiche per l’OLP, il Parlamento e le amministrazioni locali.

L’Associazione dei Palestinesi in Italia ribadisce che non può esserci pace senza giustizia, né dialogo credibile senza la fine dell’occupazione, del genocidio e di ogni forma di complicità politica, militare ed economica. A rappresentare il popolo palestinese può essere solo chi è legittimato da un mandato democratico e chi difende i diritti inalienabili del popolo palestinese, a partire dal diritto al ritorno.

Mentre il governo Netanyahu, con il sostegno del governo Meloni, continua la confisca dei territori palestinesi, l’espansione dei checkpoint e l’attacco sistematico alla popolazione civile, l’API continuerà a mobilitarsi nelle piazze e in ogni spazio pubblico al fianco del popolo palestinese, fino alla fine dell’oppressione e al pieno riconoscimento dei suoi diritti.

Associazione dei Palestinesi in Italia (API).

pc 19 dicembre - L'esecuzione dei prigionieri palestinesi: una pratica regolare israeliana

.....ben prima che diventasse un disegno di legge o una norma giuridicamente applicabile

Abdel Nasser Ferwana * | palestine-studies.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

09/12/2025

Ritorniamo alla questione dell'esecuzione dei prigionieri palestinesi, poiché la legislazione israeliana è tornata nuovamente al centro del dibattito pubblico. Lunedì 3 novembre, la Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset ha approvato in via preliminare un disegno di legge che consentirebbe la pena di morte e ne renderebbe obbligatoria l'applicazione per i prigionieri palestinesi che l'occupazione israeliana classifica come "prigionieri di sicurezza". Questi individui sono etichettati da Israele come "terroristi e assassini" e bollati con la descrizione "mani sporche di sangue". Sono condannati per aver compiuto attacchi contro obiettivi israeliani che hanno causato la morte di israeliani, con motivazioni che Israele definisce nazionalistiche o razziali.

Il disegno di legge, presentato dal membro della Knesset Limor Son Harmelech del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Forza Ebraica), guidato dal ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, è stato poi deferito alla plenaria della Knesset per la discussione e la votazione nelle tre letture necessarie affinché diventi legge applicabile nei tribunali israeliani.

L'11 novembre, l'assemblea plenaria della Knesset ha approvato il disegno di legge in prima lettura, una mossa che ha scatenato un'ondata di condanne per le implicazioni di una legge che consente l'esecuzione dei prigionieri e per le sue conseguenze di vasta portata.

pc 19 dicembre - Salvini appeso… al ponte sullo stretto: ribocciato dalla Corte dei Conti e beffato dal suo stesso governo con il rinvio dei fondi al 2033…

 
una delle tantissime manifestazioni contro il ponte a Messina

Oramai ci fanno pure le battute: questo ponte non s’ha da fare…

Salvini non ha provato in questi anni soltanto con la caccia agli immigrati e leggi sempre più di stampo fascista a raccattare voti da un settore dei padroni e dalla pancia più reazionaria di questo paese, ci ha provato anche con le “grandi opere” (tanto care a Berlusconi perché permettevano facile propaganda, grande giro di soldi e appalti…) come quella del Ponte sullo Stretto di Messina da 13,5 miliardi, che doveva aprire i cantieri già qualche anno fa, o almeno in questa legislatura.

Fino a questo momento, però, il giochetto da spendere alle prossime elezioni non gli è riuscito, sia per la mobilitazione costante di militanti e popolazioni che si battono contro la costruzione di questo ponte, sia per le decisioni della Corte dei Conti, che nelle motivazioni presentate in questi giorni ha chiarito che il Ponte di Salvini non ha le carte in regola: “Al progetto è stato negato il visto di legittimità perché presenta gravi criticità tecniche, ambientali, economiche e procedurali.” come riporta il manifesto del 17 dicembre.

Per sintetizzare alcuni punti: la cosa più importante è che il progetto è interamente finanziato con soldi pubblici! E questo “cambia la natura del contratto perché libera la concessionaria [e cioè la società Stretto di Messina] dalla necessità di reperire risorse finanziarie e modifica, conseguentemente, anche il rapporto tra questa e il contraente generale”. Insomma sarebbe di fatto un aiuto di stato ad un privato (cosa abituale per i governi dei padroni) che secondo le regole europee attuali è vietato!

Il progetto, che è del 2005, è stato ripreso da Salvini senza nuova gara d’appalto e bisognava rivedere i prezzi: ma “La valutazione degli aggiornamenti progettuali pari a 787 milioni 380 mila euro» sono solo il frutto di una «stima».” E cioè, se mai i lavori dovessero partire, i soldi necessari sarebbero molti di più.

Ma a dare il colpo decisivo a Salvini, per così dire, in questa faccenda, è stato Giorgetti, del suo stesso partito, che ha voluto riformulare la finanziaria con 3,5 miliardi per favorire altri gruppi di padroni, con un emendamento alla legge di bilancio in discussione al Senato, spostando i 780 milioni di stanziamenti per il Ponte nel 2033, ma per dargli un contentino ha deciso di mantenere invariato il valore complessivo delle risorse autorizzate, pari a 13,5 miliardi di euro.

pc 19 dicembre - Scritta interna a fabbrica

giovedì 18 dicembre 2025

pc 18 dicembre - Ancora in piazza a Bergamo contro la repressione e per la Palestina

 Venerdì 19 partecipando alla campagna nazionale di Anan, la rete Bergamo per la Palestina è in presidio


Intanto si sta decidendo la linea contro il nuovo attacco repressivo le multe di 300 euro per l entrata in stazione del 3 ottobre durante lo sciopero generale del blocchiamo tutto per la Palestina.

Il presidio naturalmente è solidale con i compagni di Askatasuna e sostiene tutte le mobilitazioni che verranno messe in campo.

Sulle multe, la nostra presa si posizione:





pc 18 dicembre - Stanno cercando di eliminare il movimento di solidarietà con la Palestina? - la risposta è SI!.. ma come rispondervi ora e dopo è da discutere seriamente

 

Edward Lorenz sosteneva che il battito delle ali di una farfalla in Brasile poteva scatenare un tornado nel Texas. Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni è il tentativo, con molte meno suggestioni scientifiche e decisamente forzato, di strumentalizzare una strage di civili di religione ebraica avvenuta all’altro capo del mondo – in Australia per la precisione – per usarlo politicamente nel nostro paese.

L’obiettivo, apertamente o subdolamente dichiarato, è quello di mettere a tacere l’empatia e l’ampio movimento di solidarietà che si è manifestato a sostegno del popolo palestinese e il ripudio del genocidio commesso dagli apparati politici, militari e ideologici dello Stato di Israele a Gaza e in Cisgiordania.

pc 18 dicembre - Siamo tutti Askatasuna!


Contro lo sgombero di Askatasuna solidarietà e mobilitazione nazionale.

Oggi massima denuncia - e poi ci disciplineremo secondo la mobilitazione che il centro deciderà.

Questa, lo abbiamo detto sin dall’inizio del governo Meloni, è la "madre" di tutte le battaglie in questo campo e come tale la condurremo - Siamo tutti Askatasuna! 
Questo sgombero non passerà e comunque governo, Stato del capitale, partiti parlamentari, stampa borghese devono pagare un alto costo politico e sociale per quello che stanno facendo.

La repressione non spegne ma alimenta la ribellione! - La repressione non ci fa paura la nostra lotta si farà sempre più dura!
Avete seminato vento raccoglierete TEMPESTA! - Il fascismo e lo Stato di polizia non passeranno - La guerra imperialista si deve fermare - Palestina libera dal fiume al mare
Ora è sempre Resistenza! 

proletari comunisti 
Slai cobas per il sindacato di classe 
Soccorso Rosso Proletario 

18 dicembre 2025

pc 18 dicembre - Lo sgombero di Askatasuna ora per ora

Decine di poliziotti e carabinieri in azione, murati gli ingressi dell’edificio. La presenza degli attivisti dentro il palazzo fa infuriare Lo Russo: “L’intesa sul centro sociale è cessata”. Il ministro Piantedosi: “Dallo Stato un segnale chiaro”. Gli attivisti: “Tutti in piazza alle 18”

«Continua il presidio permanente davanti all’Askatasuna che andrà avanti per tutta la giornata. Il tentativo di colpire il movimento per la Palestina è chiaro, arriva direttamente dal governo Meloni».

E' in corso dall’alba di questo 18 dicembre 2025 una vasta operazione di polizia al centro sociale Askatasuna di Torino, in corso Regina Margherita 47.

Da Radio Onda d'Urto

La Digos della questura torinese e i reparti mobili stanno effettuando perquisizioni all’interno dello stabile, liberato dal 1996. Perquisizioni sono in corso anche in abitazioni di una decina di  militanti dello spazio sociale e dei collettivi studenteschi nell’ambito delle mobilitazioni per il popolo palestinesi che hanno riempito le strade della città in questi mesi.

  • Ore 10.20: confermato lo sgombero, la polizia sta murando gli ingressi di Askatasuna. Appuntamento con una manifestazione solidale alle 18 di questo pomeriggio con appuntamento in Corso Regina Margherita 47.
  • Ore 9.20: Proseguono le perquisizioni di Polizia mentre si ingrossa il presidio di compagne e compagni all’esterno di Askatasuna. 
  • Ore 8.10: Si teme possa andare nella direzione di uno sgombero o uno sequestro dello spazio sociale torinese. L’appello è quello di raggiungere Corso Margherita 47. 
  • Ore 7.05: L’operazione sarebbe collegata alle inchieste di polizia sulle manifestazioni per la Palestina nei mesi scorsi. Si teme però possa trattarsi anche di uno sgombero ed è stato lanciato un appello a raggiungere lo spazio.
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    Dalla stampa

    Nel corso dell’operazione, che ha coinvolto decine di agenti, le forze dell’ordine hanno portato via bombole del gas e porte e hanno chiuso l’acqua allo stabile. La Digos ha autorizzato gli attivisti a

    pc 18 dicembre - Salvini e il caso Open Arms: con l’assoluzione in Cassazione i magistrati aggiungono ingiustizia all’ingiustizia

     

    Nel processo per i 147 migranti lasciati sulla Open Arms per 19 giorni in condizioni disumane, il fascioleghista Salvini andava condannato senza appello, ma i giudici della I giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione non se la sono sentita di andare contro uno dei peggiori rappresentanti del governo in carica e l’hanno assolto: una parte della magistratura, tra quella di Palermo e quella di Roma, ha aggiunto una profonda ingiustizia all’ingiustizia.

    Tra i tanti articoli pubblicati in questi mesi e giorni che hanno argomentato sulle giuste accuse dei magistrati di Palermo che avevano portato Salvini a processo, c’è anche un articolo del manifesto che riportiamo sotto, che spiega, leggi alla mano, come la condanna fosse dovuta, senza contare che la

    pc 18 dicembre - Solidarietà per Anan, Alì, Mansour da Palermo

     

    pc 18 dicembre - Giù le mani da Askatasuna - prime info

    È in corso dall’alba di questo 18 dicembre 2025 un’operazione di polizia al centro sociale Askatasuna di Torino, in corso Regina Margherita 47.

    La Digos della questura torinese e i reparti mobili stanno effettuando perquisizioni all’interno dello stabile, liberato  dal 1996. Perquisizioni sono in corso anche in abitazioni di una decina di  militanti dello spazio sociale e dei collettivi studenteschi.

    pc 18 dicembre - MILANO: MAXI OPERAZIONE DI POLIZIA A BAGGIO. SGOMBERATI ALLOGGI POPOLARI E UTENZE TAGLIATE

     Reagire subito - chi semina vento deve raccogliere TEMPESTA!

    Una maxi-operazione interforze disposta dalla prefettura ha impiegato quasi 250 uomini delle FFOO per effettuare 2 arresti e controllare oltre 600 persone, quasi per la metà di origine non italiana. L’iniziativa, che segue quelle messe in campo nei quartieri Giambellino e San Siro, ha avuto per epicentro via Quarti a Baggio.

    Decine di perquisizioni e denunce, una ventina di alloggi popolari sgomberati, utenze tagliate a centinaia di persone abitanti nei caseggiati (in molti casi famiglie con minori a carico) che in piena stagione fredda si ritrovano senza elettricità né gas. Con l’occasione di un intervento su spaccio e altre ipotesi di reato si reprime una comunità vessata da vuoto di politiche pubbliche, diritto all’abitare negato e incuria del patrimonio

    pc 18 dicembre - Venerdì 19 dicembre all’udienza finale del processo a L'Aquila in tanti per sostenere Anan, Ali e Mansour".

    Intervento della compagna de L'Aquila di Soccorso rosso proletario alla manifestazione a Melfi in cui ha fatto appello ad essere in tanti domani al presidio a L'Aquila al processo contro Anan, Alì e Mansour

    Durante la manifestazione a Melfi vi è stato un collegamento con il presidio di Rossano Calabro "in solidarietà ad Ahmad Salem, un ragazzo palestinese di 24 anni, arrestato mentre andava a chiedere asilo politico, per il cosiddetto “terrorismo della parola”, un reato introdotto con un recente decreto di questo governo fascista per reprimere il dissenso e la solidarietà alla Palestina, come quello che stanno preparando adesso, che equipara antisionismo ad antisemitismo.

    Ahmad Salem è accusato di “autoaddestramento” per avere avuto, nel telefono che gli hanno illegalmente sequestrato, un video trasmesso anche dalla RAI sul genocidio in corso in Palestina, e per aver invitato, soprattutto i paesi arabi, a mobilitarsi per fermarlo!

    Il caso di Ahmad Salem purtroppo non è un caso, ma si inserisce a pieno nel solco scavato dal processo ad Anan, Ali e Mansour.

    Un processo alla resistenza del popolo palestinese, la cui traiettoria era chiara già in fase embrionale, con la richiesta, accolta dal governo italiano, di estradizione di Anan verso Israele, e poi con il rinvio a giudizio, con l’accusa di “terrorismo”, anche di Ali e Mansour, nonostante la sentenza della Corte di Cassazione del luglio 2024.

    Un processo che sin dal suo inizio, dal 2 marzo 2025, ha visto la procura dell’Aquila infischiarsene delle decisioni precedenti dell’autorità giudiziaria italiana e spalancare di nuovo la porta ai servizi israeliani, chiedendo di far rientrare nel fascicolo del dibattimento i verbali degli interrogatori subiti da 22 prigionieri palestinesi di Tulkarem da parte dello Shin Bet prima e della polizia giudiziaria poi. Di questi 22 interrogatori, a cui sono stati sottoposti altrettanti ragazzi palestinesi arrestati, deportati e processati in corte marziale da Israele in assenza di qualsiasi garanzia difensiva, solo 7 sono stati esclusi in prima battuta dal dibattimento, in quanto sui loro verbali c’era scritto, nero su bianco e per decreto, che non avrebbero avuto neanche la possibilità di telefonare a un avvocato.

    I restanti 15 interrogatori sono stati esclusi dal dibattimento solo successivamente, per ricorso della difesa, e solo per l'impossibilità di identificarne la fonte, ossia l'identità degli agenti dello Shin Bet che li avevano redatti. Non per le torture sistematiche e acclarate, praticate soprattutto dallo Shin Bet, ma per solo vizio procedurale quindi!

    Un processo sin dall’inizio caratterizzato dall’oltraggio al diritto di difesa. Di 47 testimoni proposti ne sono stati ammessi solo 3, per lo più irrilevanti e relativi ad un solo imputato. A nessuno dei 3 sarebbe stato in ogni caso consentito di riferire sul contesto di violenza coloniale in Cisgiordania.

    Quella violenza praticata anche dai coloni israeliani, che in questo processo vorrebbero far passare come "civili”, anche se civili non sono, e lo abbiamo visto anche nelle ultime udienze. Si tratta di riservisti, ex militari dell’esercito israeliano che girano armati e svolgono funzioni di polizia insieme all’esercito, squadre paramilitari strettamente collegate con l’esercito da un coordinatore nominato dall’esercito. Storicamente, lo stesso stato di Israele è stato fondato col terrorismo di queste bande paramilitari che poi sono state integrate nell’esercito israeliano. Quindi è lo stato sionista che si fonda sul terrorismo, e non la resistenza ad esso.

    Ci sono state varie udienze, ma in queste udienze la voce della difesa, la stessa voce di Anan è stata ostacolata, minimizzata, a volte addirittura derisa.

    Ammessa a parlare del contesto coloniale in Cisgiordania la sola Digos dell’Aquila, fino a quando non è stata esplicitamente tirata in ballo dalla procura, e ammessa al dibattimento, la testimonianza dell’ambasciata israeliana. Il 21 novembre l’accusatore mostra il suo vero volto, lo stato sionista di Israele. Non chi subisce l’occupazione, ma chi la pratica, chi ha torturato Anan, chi ha ucciso centinaia di migliaia di civili palestinesi. E mentre a noi veniva proibito di indossare una kefiah, di mostrare una bandiera palestinese, alla funzionaria dell’ambasciata israeliana - che tra l’altro si è collegata da remoto, mentre al teste della difesa ammesso in controprova non è stata data la possibilità di fare altrettanto – è stato consentito di fare la sua dichiarazione scontata con alle spalle la bandiera israeliana bene in vista. E questo nonostante Anan avesse chiesto, prima della sua apparizione, di non far entrare la bandiera israeliana in aula.

    L’ultima udienza, dopo l’audizione del secondo e ultimo teste della difesa, è stata pietosa e sfibrante: quattro ore di requisitoria dell’accusa occupate a rileggere gli atti del teorema, come se non ci fosse stato mai un processo. Senza considerare inoltre la decisione della Corte di Cassazione, che a luglio 2024 aveva disposto la liberazione di Ali e Mansour per assenza di indizi, la PM ha chiesto il massimo della pena per tutti e tre, e per Anan addirittura sono stati chiesti 12 anni, 4 in più di quanti gliene ha inflitto Israele per la partecipazione alla seconda intifada.

    Per questo il 19 dicembre a L’Aquila, in occasione dell’udienza finale del processo, dobbiamo essere in tanti a sostenere Anan, Ali e Mansour".

    pc 18 dicembre - «Fuori Israele dalle Olimpiadi» - catania in piazza


    Catania in piazza il 18 dicembe propone di affiancare il passaggio della «fiaccola olimpica» (in tutt’Italia sino a febbraio) a manifestazioni per spiegare le ragioni di questo boicottaggio.

     

    Israele continua l’azione genocidaria, anche dopo la firma degli accordi di “pace”, praticando apartheid ogni giorno con politiche colonialiste e discriminatorie, violando il diritto internazionale e non avendo, di fatto, mai rispettato la tregua.

    Eppure ha partecipato all’edizione estiva delle Olimpiadi di Parigi 2024 e sarà presente alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Al contrario, la delegazione russa è stata esclusa dai Giochi di Pechino 2022 per aver violato la Carta Olimpica a causa dell’invasione dei territori ucraini.

    Accogliamo e rilanciamo la campagna del movimento nazionale BDS (Boicottaggio, Divinvestimento e Sanzione) e appoggiamo le richieste da parte del Comitato Olimpico Palestinese e della Federazione Calcistica Palestinese di esclusione ufficiale di Israele dalle Olimpiadi.

    Solamente negli ultimi due anni, tra le centinaia di migliaia di vittime palestinesi, gli attacchi israeliani hanno ucciso oltre 800 sportivi tra atleti e dirigenti e distrutto totalmente le strutture sportive del popolo palestinese.

    Ammettere la  presenza israeliana ai giochi olimpici mentre continua la sua opera genocida si rivela una chiara azione di sportswashing, un ennesimo tentativo di normalizzare lo sterminio del Popolo Palestinese, visto che i media internazionali stanno oscurando il completamento di questo orrendo crimine.

    pc 18 dicembre - Striscioni e scritte