giovedì 22 maggio 2014

pc 22 maggio - Taranto: invece che lavoro arresti. Massimo e Francesco liberi subito!

Niente lavoro Niente voto!Lavoro, tensione a Taranto:  sit-in dei disoccupati in aula, 3 fermi

confermati gli arresti con gravi e false imputazioni  verso due dei più attivi Disoccupati Organizzati slai cobas per sindacato di classe Taranto
Massimo Portacci e Francesco Tagliente - Fiorella Masci imputata ma rilasciata



Manifestazione questa sera in via D'Aquino alle 18

come è andata realmente in comune oggi
chiediamo lavoro, ci danno arresti. Vergogna!
il sindaco Stefano non fa nulla per il lavoro e dice bugie!
Vigili arroganti e violenti da aggressori vogliono passare per aggrediti!
Abbiamo i video e le testimonianze per dimostrarlo
La repressione non ferma la lotta per il lavoro anzi la alimenta
facciamo appello a tutti i disoccupati, precari, cassintegrati, lavoratori a lottare insieme


disoccupati organizzati slai cobas taranto
 - slaicobasta@gmail.com - 3475301704

Lavoro, tensione a Taranto:  sit-in dei disoccupati in aula, 3 fermi

La protesta dei disoccupati

Questa mattina una delegazione dei Disoccupati Organizzati dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto ha presenziato il Consiglio Comunale, per rinnovare la richiesta di fissare la convocazione di un Consiglio monotematico e di un tavolo istituzionale sull’emergenza lavoro, richieste che i disoccupati hanno avanzato fin dal 2 aprile scorso e per le quali avevano ricevuto ripetute promesse e rinvii ma nessuna data certa.
Per di più, solo un paio di giorni fa lo stesso presidente del Consiglio, Bitetti, in un incontro aveva rassicurato e invitato i disoccupati a presenziare la riunione del Consiglio, dove gli sarebbe stata finalmente comunicata la data.
Taranto disoccupati in rivolta irrompono in municipio: tavoli rovesciati, danni,

TARANTO - Riesplode a Taranto l'emergenza lavoro. Questa mattina ci sono stati momenti di tensione in municipio, quando un gruppo di disoccupati ha invaso la sala bloccando i lavori dell'assise.
E' stato necessario l'intervento dei vigili urbani. Sono volate parole grosse, una donna ha rovesciato il tavolo riservato alla stampa mentre altri che erano con lei hanno cominciato a far volare le piante ornamentali della sala consiliare. La seduta è stata sospesa poco dopo.

Taranto, disoccupati bloccano il Consiglio
Fermate tre persone

TARANTO – Una quindicina di disoccupati ha fatto irruzione nell’aula consiliare del Muncipio di Taranto sospendendo i lavori del consiglio comunale. Alcuni manifestanti, che fanno parte del gruppo 'Disoccupati organizzatì dello Slai Cobas, hanno capovolto banchi e sedie e si sono seduti per terra al centro della sala in cui si svolgono le riunioni dell’assise. Alcuni amministratori hanno tentato di calmare gli animi, ma gli agenti della polizia locale hanno dovuto faticare non poco per evitare scontri.

I disoccupati da diversi mesi chiedono di essere impiegati per la raccolta differenziata porta a porta e per le bonifiche previa partecipazione a corsi di formazione. È intervenuto anche il sindaco, Ippazio Stefano, che ha stigmatizzato la protesta dei Cobas ma è stato duramente contestato.

Agenti della Polizia municipale di Taranto hanno poi ammanettato e portato in caserma tre dei disoccupati. È stato informato il magistrato di turno, che ora dovrà decidere se procedere al loro arresto. I manifestanti, invitati a lasciare la sala, hanno opposto resistenza. Sul posto, oltre alla Digos, sono intervenuti anche Polizia e carabinieri. Il Consiglio è stato poi rinviato anche per un guasto all’impianto audio di registrazione. Una donna, che si era gettata per terra, è stata trascinata fuori dall’aula, mentre altri disoccupati aderenti allo Slai Cobas urlavano contro le forze dell’ordine.

Invece stamattina, all’inizio della seduta, ai disoccupati è stato bruscamente detto che l’argomento non sarebbe stato discusso né nessuna risposta era dovuta.
A questo punto i disoccupati hanno protestato vivacemente e per tutta risposta sono stati immediatamente aggrediti e violentemente picchiati dalla polizia municipale.
Si sono viste scene come quelle della recente manifestazione di Roma del 12 aprile con agenti che picchiavano violentemente i manifestanti e li bloccavano a terra schiacciandogli la gola con un ginocchio.
Dopo la carica, tre di loro, Francesco Tagliente, Massimo Portacci, rappresentanti dei Disoccupati Organizzati., e Fiorella Masci, rappresentante del coordinamento provinciale dello Slai Cobas per il sindacato di classe, sono stati portati vi di forza. Vani sono stati i tentativi di impedirlo da parte degli altri disoccupati presenti, che anzi hanno subito ulteriori spintoni e minacce.
Al momento i tre sono trattenuti presso il comando della polizia municipale di vi Acton, dove si è subito riunito un presidio di solidarietà che ne richiede il rilascio immediato.
Si sono visti invece arrivare agenti di polizia e carabinieri e si teme che si tenti di completare la procedura di arresto e trasferimento in carcere.
Alle lotte a alle richieste di lavoro si risponde non con impegni concreti e progetti di lavoro ma con la violenza, la repressione e gli arresti.
Questo non è accettabile!
Facciamo appello a tutti a mobilitarsi urgentemente e a unirsi alla protesta e richiedere il rilascio immediato dei fermati!

Disoccupati Organizzati
Slai cobas per il sindacato di classe- Taranto
Per ulteriori informazioni e comunicazioni urgenti:
3475301704 - slaicobasta@gmail.com

pc 22 maggio - Invece che lavoro, repressione! 3 fermi tra i Disoccupati Organizzati che protestavano al Consiglio comunale di Taranto.

COMUNICATO URGENTE!
Questa mattina una delegazione dei Disoccupati Organizzati dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto ha presenziato il Consiglio Comunale, per rinnovare la richiesta di fissare la convocazione di un
Consiglio monotematico e di un tavolo istituzionale sull’emergenza lavoro, richieste che i disoccupati hanno avanzato fin dal 2 aprile scorso e per le quali avevano ricevuto ripetute promesse e rinvii ma
nessuna data certa.
Per di più, solo un paio di giorni fa lo stesso presidente del Consiglio, Bitetti, in un incontro aveva rassicurato e invitato i disoccupati a presenziare la riunione del Consiglio, dove gli sarebbe
stata finalmente comunicata la data. Invece stamattina, all’inizio della seduta, ai disoccupati è stato
bruscamente detto che l’argomento non sarebbe stato discusso né nessuna
risposta era dovuta. A questo punto i disoccupati hanno protestato vivacemente e per tutta
risposta sono stati immediatamente aggrediti e violentemente picchiati dalla polizia municipale.
Si sono viste scene come quelle della recente manifestazione di Roma del 12 aprile con agenti che picchiavano violentemente i manifestanti e li bloccavano a terra schiacciandogli la gola con un ginocchio.
Dopo la carica, tre di loro, Francesco Tagliente, Massimo Portacci, rappresentanti dei Disoccupati Organizzati., e Fiorella Masci, rappresentante del coordinamento provinciale dello Slai Cobas per il
sindacato di classe, sono stati portati vi di forza. Vani sono stati i tentativi di impedirlo da parte degli altri disoccupati presenti, che anzi hanno subito ulteriori spintoni e minacce. Al momento i tre sono trattenuti presso il comando della polizia municipale di via Acton, dove si è subito riunito un presidio di
solidarietà che ne richiede il rilascio immediato. Si sono visti invece arrivare agenti di polizia e carabinieri e si teme che si tenti di completare la procedura di arresto e trasferimento in carcere.
Alle lotte a alle richieste di lavoro si risponde non con impegni concreti e progetti di lavoro ma con la violenza, la repressione e gli arresti.
Questo non è accettabile!
Facciamo appello a tutti a mobilitarsi urgentemente e a unirsi alla protesta e richiedere il rilascio immediato dei fermati!
Disoccupati Organizzati  Slai cobas per il sindacato di classe- Taranto

Per ulteriori informazioni e comunicazioni urgenti: 3475301704 - slaicobasta@gmail.com

pc 22 maggio - I padroni della Confindustria vogliono ancora di più. Squinzi dichiara guerra alla classe operaia, presenta il suo programma al governo per "contratti più flessibili"...

I padroni incassano, nonostante la crisi, nonostante i governi più o meno traballanti e capi di governo (non eletti) si diano il cambio come si fa con la staffetta!
Hanno “Incassato il primo “importante passo avanti” con l’approvazione del decreto che liberalizza i contratti a termine e semplifica l’apprendistato” riporta il giornalista sul Sole 24 Ore di oggi, ma “ora il governo deve andare avanti con una ulteriore modernizzazione delle regole sul mercato del lavoro nella logica della flexicurity”.
I padroni incassano, ma non gli basta mai. Hanno capito che è il momento di chiedere di più e infatti “Lo chiede il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che ieri ha consegnato al ministro giuliano Poletti un documento articolato con le proposte degli industriali per completare il percorso di riforma avviato.”, per chi non avesse capito chi ha il potere reale in questo paese e non vede o non vuol vedere che l’attacco alla classe operaia, alle sue conquiste, è una necessità per i padroni perché possano continuare a fare più profitti e quindi diventa il cuore della politica.
Le chiamano regole più “moderne” e il programma dei padroni, in questo momento guidati da Squinzi, è infatti complesso e articolato. Nella sostanza e come viene dichiarato in questo articolo, i padroni adesso vogliono:
1. la definitiva abolizione dell’art. 18
“…agire sulle regole in uscita e limitare la reintegra ai soli casi di licenziamento discriminatorio o nullo, prevedendo la tutela indennitaria in caso di “erronea applicazione dei criteri di scelta nell’’ambito della procedura prevista per i licenziamenti collettivi”.

2. il massimo della flessibilità nelle mansioni
“…rendere più flessibile la definizione di equivalenza delle mansioni lavorative anche attraverso la contrattazione collettiva e aggiornare la disciplina dei controlli a distanza, “limitando il divieto alle apparecchiature che hanno la finalità esclusiva di controllare a distanza l’attività di lavoratori”.

3. la riforma degli ammortizzatori sociali con cancellazione della cassa in deroga
“… arrivare a due sole forme di tutela universali, obbligatori e finanziate in parte con la contribuzione e in parte con la fiscalità generale: la cassa integrazione per le crisi temporanee e un’Aspi di durata più lunga per chi ha perso il posto ed è attivamente alla ricerca di uno nuovo. Bisogna uscire in tempi brevi, sottolineano gli industriali, dall’esperienza degli ammortizzatori in deroga”

4. abolizione di fatto della contrattazione nazionale
“… riforma della contrattazione da completare lungo la strada di un più forte decentramento della contrattazione favorendo ancor di più quella di livello aziendale, “a condizione di legare i salari ai risultati di redditività e produttività”.

“Insomma un piano di riforma a tutto campo che vale come anticipo di quello che Confindustria illustrerà al Senato quando partirà l’esame del ddl delega. Squinzi ieri ha incontrato anche il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi… [capitalista e figlia di capitalista, alla faccia del conflitto di interessi]”.
E questo piano viene presentato PRIMA delle elezioni, per dire che non importa se questo governo sarà ancora in carica oppure no, non importa quanto Renzi sia veloce, per i padroni è sempre troppo lento… queste sono le richieste della Confindustria e sono un avvertimento per qualsiasi governo.

È un chiaro avvertimento, anzi una vera e propria dichiarazione di guerra alla classe operaia nel suo complesso perché queste richieste significano espressamente un ulteriore fortissimo attacco alle sue condizioni di lavoro e di vita.

***


“Servono contratti più flessibili”
Squinzi presenta a Poletti le proposte per un mercato del lavoro più moderno

Incassato il primo “importante passo avanti” con l’approvazione del decreto che liberalizza i contratti a termine e semplifica l’apprendistato, ora il governo deve andare avanti con una ulteriore modernizzazione delle regole sul mercato del lavoro nella logica della flexicurity. Lo chiede il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che ieri ha consegnato a ì ministro giuliano Poletti un documento articolato con le proposte degli industriali per completare il percorso di riforma avviato.
L’obiettivo dichiarato è uscire dal blocco generato dalla lunga crisi che ha fatto esplodere la disoccupazione e ulteriormente segmentato un mercato già diviso tra insider e outsider. E per raggiungerlo servono regole certe, capaci di incoraggiare le imprese a utilizzare il contratto a tempo indeterminato. Per Confindustria, che suggerisce di soppesare con attenzione la prospettiva del contratto a tutele progressive contenuta nel ddl delega (“non dev’essere comunque considerato sostitutivo di tutte le altre tipologie esistenti”) bisogna ora intervenire con coraggio sul contratto standard. Per renderlo più flessibile occorrerebbe secondo gli industriali, agire sulle regole in uscita e limitare la reintegra ai soli casi di licenziamento discriminatorio o nullo, prevedendo la tutela indennitaria in caso di “erronea applicazione dei criteri di scelta nell’’ambito della procedura prevista per i licenziamenti collettivi”. Bisognerebbe rendere più flessibile la definizione di equivalenza delle mansioni lavorative anche attraverso la contrattazione collettiva e aggiornare la disciplina dei controlli a distanza, “limitando il divieto alle apparecchiature che hanno la finalità esclusiva di controllare a distanza l’attività di lavoratori”.
Ma le proposte di Confindustria affrontano anche i temi del riordino degli ammortizzatori sociali e la riforma della contrattazione da completare lungo la strada di un più forte decentramento della contrattazione favorendo ancor di più quella di livello aziendale, “a condizione di legare i salari ai risultati di redditività e produttività”.
Sul fronte degli ammortizzatori l’obiettivo è arrivare a due sole forme di tutela universali, obbligatori e finanziate in parte con la contribuzione e in parte con la fiscalità generale: la cassa integrazione per le crisi temporanee e un’Aspi di durata più lunga per chi ha perso il posto ed è attivamente alla ricerca di uno nuovo. Bisogna uscire in tempi brevi, sottolineano gli industriali, dall’esperienza degli ammortizzatori in deroga e si avanza una proposta di “avvicinamento al pensionamento” per i lavoratori più anziani con costi ripartiti tra aziende, i lavoratori interessati e gli enti previdenziali. Importanti anche le proposte in tema di politiche attive, dove si punta sul massimo coordinamento tra soggetti pubblici (i centri per l’impiego) e i privati (le agenzie per il lavoro accreditate) con la proposta, tra le altre, di collaborare fattivamente al programma Garanzia Giovani anche attraverso i fondi interprofessionali.
Insomma un piano di riforma a tutto campo che vale come anticipo di quello che Confindustria illustrerà al Senato quando partirà l’esame del ddl delega. Squinzi ieri ha incontrato anche il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, anche in vista dell’assemblea di Confindustria di giovedì prossimo.

Il sole 24 ore

22 maggio 14

pc 22 maggio - A Ravenna l'azione della polizia a difesa dei fascisti: 21 antifascisti indagati per avere manifestato contro Forza Nuova. I compagni preparano un presidio davanti alla Questura e una manifestazione in città

La digos di Ravenna continua l'accanimento persecutorio da stato di polizia contro le lotte sociali e politiche, protegge i fascisti che vengono legittimati a scendere in piazza mentre reprime il movimento antifascista e antirazzista. Ieri sono state notificati 21 avvisi di conclusione delle indagini preliminari a compagni di proletari comunisti, agli studenti del cas, ad antifascisti e antirazzisti, contestando reati quali manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni per avere contrastato in piazza ad ottobre scorso, con una mobilitazione spontanea, i fascisti che avevano preso di mira la moschea con provocazioni continue, fino ad arrivare ad una manifestazione in piazza con l'autorizzazione questurina e un dispiego di forze repressive contro i compagni.
In particolare ai compagni del circolo di proletari comunisti è stato contestato il ruolo di promotori della contromanifestazione e di essere stati in prima fila nel contrastare i fascisti.
E' da tempo che la digos a Ravenna sta decidendo chi, dove e quando manifestare in questa città con il pieno sostegno delle istituzioni cittadine a guida PD, ma ora è anche tempo di unire le forze proletarie, antifasciste/antirazziste e organizzare una mobilitazione contro fascisti e lo stato di polizia.

circolo di proletari comunisti-Ravenna


di seguito il comunicato del 27 ottobre, il giorno dopo la manifestazione:
Gli antifascisti di Ravenna oggi hanno contestato il raduno, autorizzato e protetto dalla Questura e Prefettura, dei neofascisti di fn.

A Ravenna, all'ombra dei governi a guida PD, con la copertura della Questura, i neofascisti hanno provato ad uscire dalle loro fogne ma sono rimasti isolati in una piazzetta, difesi da due cordoni di polizia e carabinieri che hanno tenuto a distanza gli antifascisti che li abbiamo contestati dall'inizio alla fine. I fasci venivano tutti da fuori città e il loro caporione nazionale, che aveva annunciato "nessun passo indietro",.... non si è fatto nemmeno vedere.
La giornata è stata molto bella, militante, tenuta viva anche dalla partecipazione di molti giovanissimi del collettivo autonomo studentesco a cui la polizia ha strappato di mano lo striscione ma che hanno costretto le forze della repressione a corrergli dietro continuamente: blindato un accesso, ecco che sono rispuntati da un altro!
Una volta raggiunto il presidio delle Rete Antifascista, dietro lo striscione: "solidarietà agli immigrati/via i fascisti e lo Stato che li protegge", sono partiti senza sosta gli slogan:
"Con gli immigrati: solidarietà/fuori i fascisti dalle città"
"Siamo tutti di Lampedusa"
"la resistenza ce l'ha insegnato, uccidere un fascista non è reato"
"fn, vecchia merda"
"il 25 Aprile non è una ricorrenza, ora e sempre, RESISTENZA"  
"Camerata basco nero il tuo posto è al cimitero"
"Dai diamanti non nasce niente, dalla merda nasce Fiore"
L'antifascismo militante quì a Ravenna ha dato una bella prova di sè.

Circolo proletari comunisti- Ravenna

pc 22 maggio - Palermo: PAOLO E LUCA LIBERI SUBITO! Contro il "decreto casa" del governo Renzi, solidarietà ai militanti arrestati a Roma

Ieri pomeriggio in solidarietà con i rappresentanti del movimento della lotta per la casa di Roma arrestati e posti ai domiciliari, una rappresentanza delle lotte cittadine ha manifestato davanti la Prefettura di Palermo per richiedere la scarcerazione immediata dei due militanti.





Slogan e cori, bandiere e striscioni, hanno riempito la strada e coinvolto i passanti nella denuncia di questa ennesima provocazione nei confronti di chi lotta, in questo caso contro il reazionario art. 5 del decreto legge sulla casa approvato dal governo Renzi, in particolare per mano del suo ministro alle infrastrutture Lupi. La repressione delle lotte è il metodo usato dal governo e dagli apparati repressivi dello Stato per cercare di intimidire e fermare le lotte e questo metodo diventa ogni giorno più aggressivo e deliberato, un metodo che sempre più ricorda lo stato di polizia.

Ma le lotte sociali non si arrestano. La repressione alimenta la ribellione.

mercoledì 21 maggio 2014

pc 21 maggio - Perchè è necessario boicottare queste elezioni?

Da alcuni compagni del circolo di pc di PA

Abbiamo già detto che le elezioni europee giungono in una fase in cui i governi e gli Stati imperialisti europei scaricano la crisi sui proletari e sulle masse popolari del continente (vedi pc 7 maggio - ELEZIONI EUROPEE boicottaggio attivo unità proletaria e antimperialista); dobbiamo aggiungere che queste elezioni in particolare servono a determinare il rapporto di forza tra le varie destre che si contendono il potere in Europa!

Non è un caso che la lista che si reputa “l'unica sinistra europea” è la Tsipras che oltre a non avere il coraggio di usare simboli e parole di sinistra, è sostenuta per esempio nel nostro paese dal bieco revisionismo di rifondazione e accoliti, il cui unico scopo è ed è sempre stato (Bertinotti docet) la conquista della sedia nei vari parlamenti, comuni, provincie e quant'altro. Rifondazione è a Palermo, forza di governo, complice della peggiore democrazia cristiana “stile andreotti” e di quella DC usa parole e comportamenti... nonostante si dica antagonista del PD, sta nel suo stesso sindacato a sostenere le scelte della Camusso.

Perché dovremmo votare per avere questa gente in Europa? Perché dovremmo renderci complici di un ulteriore delitto perpetrato nei confronti del popolo, non solo quello italiano ma di tutto un continente? Cosa dovrebbe spingerci ad aiutare questi “signori” a vincere la loro partita a scacchi i cui pezzi non sono d'avorio o di legno ma di pura carne umana?
Finiremmo con il “giustificare” le dittature mascherate (non troppo bene) di questo ultimo ventennio e di avere personaggi come Renzi, al servizio del capitale, a decine con il loro lasciapassare elettorale...  NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO IN ALCUN MODO dare una veste di legalità ai loro “colpi di stato” moderno fascisti!

Noi proletari comunisti non abbiamo scelto l'astensione ma il boicottaggio attivo... siamo e saremo nelle piazze a lottare, contestare e a dimostrare la genuinità delle nostre scelte a fronte della facile e soprattutto autoassolutoria accusa di “disfattismo” che a volte ci viene rivolta, cercando di convincerci invano ancora una volta sull'utilità del voto, come è successo durante l'ultimo corteo del 17 maggio a Palermo da parte di alcuni della lista Tsipras che abbiamo decisamente rimandato al mittente  e lo dicono proprio quelli che negli ultimi 40 anni hanno sempre votato per la borghesia, mantenendo e peggiorando lo stato attuale di cose... noi vogliamo abbattere un sistema che non ci rappresenta e che non rappresenta i lavoratori, le donne, i disoccupati, gli studenti e in poche parole LE MASSE e siamo certi che questo non può avvenire con le semplici passeggiate cittadine e i cortei del “pacifismo” ma tanto per evocare un vecchio slogan, con Lotta dura e senza paura!

Andrea

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Martedì 20 maggio 2014 Grillo dopo 20 anni rimette piede nella RAI partecipando al programma televisivo di Bruno Vespa "Porta a porta". In tutta la trasmissione ha detto di voler spazzare tutti i partiti e governare solo lui, dicendo esplicitamente che chi non è d'accordo  va fuori dal movimento e che la sua marcia (stile marcia su Roma) non si fermerà. In un secondo momento dice che se non c'era il suo movimento "democratico" nelle piazze sarebbe esplosa la violenza, poi sull'immigrazione fa un'affermazione vaga su come la pensa e risponde così come riportato su repubblica: "sull'immigrazione, argomento sul quale Grillo ha esitato di più nella serata: "Meno cuore e più intelligenza. E' un problema che non possiamo risolvere da soli e quindi l'Europa ci deve aiutare. La penso come Alfano? Può darsi".
Quindi in poche parole è ovvio che i discorsi di Grillo anche questa volta sono dichiaratamente fascisti contro immigrati che per disperazione si riversano sulle nostre coste. In tutto questo parla anche di un processo online che farà il popolo italiano ad imprenditori e politici.
Grillo dice che è d'accordo sul lavoro flessibile e promuove il finanziamento e l'investimento per le piccole e medie imprese creando per le masse solo un piccolo reddito di cittadinanza (giusto per non morire); infatti il fascista Grillo non mette in discussione il capitalismo e non parla affatto di sfruttamento degli operai, di masse popolari e dell'emergenza abitativa, riesce soltanto a fare discorsi estremamente nazionalisti, fascisti e antipopolari (mascherati da popolari).
È ora che le masse capiscano che solo distruggendo il capitalismo e tutti i suoi lacchè si può creare una società socialista e che Grillo vuole semplicemente creare uno stato reazionario che reprime ancora di più le masse popolari facendo un lavoro sporco per salvaguardare ancora di più la classe borghese.
L'unica soluzione è la rivoluzione proletaria e comunista!

Saluti rossi.
Sa

pc 21 maggio - chiese- caserme- galere: per le donne sicure da "morire": gli stupri sulle donne di Atenco come arma dello Stato

Dall' Italia, all' India al Messico...per le donne doppia oppressione, doppia repressione, doppia violenza Gli stupri sulle donne di Atenco come arma dello Stato Coscienti che la giustizia e la riparazione non verranno dallo stato, le denuncianti dell’operazione del 2006 hanno deciso di aiutare le altre sopravvissute a questa pratica. La tortura sessuale contro le donne si è trasformata in una efficace arma per intimorire la società, afferma l’attivista Norma Jiménez. Per questo, il gruppo di donne sopravvissute nell’anno 2006 alle aggressioni della polizia a San Salvador Atenco ha lanciato la campagna “Per rompere il silenzio, tutte unite contro la tortura sessuale”, con l’obiettivo di “unirci e dimostrare che non siamo sole, che non ci hanno spezzate, che possiamo costruire dal basso; che nessuno si prenderà cura di noi, né lo stato ci darà giustizia”, dichiara Italia Méndez. Per le sette donne che hanno denunciato la tortura sessuale perpetrata dai poliziotti nel 2006, il loro percorso ora è di accompagnare le altre donne che hanno vissuto la medesima cosa, che si trovano nel cammino di riconoscere lo stato come persecutore e che non ammettono una soluzione amichevole, come è successo a loro stesse nell’anno 2013 quando nella Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), a Washington, il governo di Enrique Peña Nieto offrì loro come riparazione una pubblica discolpa. “Noi continuiamo con fermezza nella ricerca della giustizia, della memoria e della riparazione, e non ci accontentiamo di una soluzione amichevole”, precisa Méndez. Spiegano che la sentenza della Corte le ha fatte sentire di non essere sole, e che dovevano cercare un modo per restituire la solidarietà che hanno ricevuto. “Il nostro caso condensa la solidarietà di migliaia di persone, ed è molto importante restituirla attraverso la denuncia di altri casi”, riafferma Italia Méndez. “Abbiamo sofferto sulla nostra stessa carne la criminalizzazione e la condanna; noialtre per anni abbiamo smesso di avere un nome”, ricorda Méndez. Edith Rosales aggiunge che questa campagna significa un accompagnamento tra donne per continuare con le denunce: “Sappiamo che con le leggi o una politica dello stato questo non cambierà, per questo per noi è importante renderlo visibile”. Inés Fernández Ortega, Valentina Rosendo Cantú, Miriam López, Verónica Razo e Claudia Medina, sopravvissute alla tortura sessuale commessa da membri della forza pubblica, si uniscono a questa campagna. “In questo lungo camminare, insieme possiamo condividere l’apprendistato”, ritiene Mariana Selvas; per Norma Jiménez, ridare un poco di ciò che si è appreso si è trasformato in una necessità. La tortura sessuale come arma dello stato Il gruppo di sopravvissute evidenzia che per molte donne è vergognoso denunciare la tortura sessuale, per cui praticarla è per lo stato ancor più efficace, soprattutto in un contesto come quello messicano, dove la misoginia si incontra a tutti i livelli. “Nell’immaginario sociale spezzi il più debole. Ad Atenco, i nostri compagni furono testimoni muti perché tutti fummo in una situazione di mancanza di difesa. Fummo torturate sessualmente davanti a loro, e la violazione che questo comporta è molto forte dal punto di vista dello spirito”, manifesta Méndez. “Noi siamo state il castigo esemplare perché lasciarono che loro ci vedessero, usarono tutta la violenza e lo mostrarono in televisione affinché fosse così messo in evidenza”. Edith Rosales aggiunge che la tortura sessuale è una politica contro-insurrezionale per mettere fine alle resistenze sociali: “Noi siamo un avvertimento –al popolo di Atenco e al paese– che questo può accadere a chiunque voglia manifestare” Norma Jiménez aggiunge che questa manifestazione di tortura è un mezzo per trasmettere paura alle donne, per segnalare che il loro corpo è un territorio dove possono dare battaglia. “In tutto questo andare ci rendiamo conto che c’è molta colpa, paura e stigmatizzazione; alla fine, è la tua faccia quella che esce nei media, con titoli come ‘Le violate di Atenco’”, descrive Jiménez, e aggiunge che i protocolli di indagine sono molto dolorosi poiché, per trovare un colpevole, devono dimostrare ciò che è successo a loro. L’intreccio istituzionale e la giustizia dal basso Il processo di denuncia per il caso di Atenco è stato molto doloroso e logorante, ed è difficile denunciare attraverso delle istituzioni statali, ricorda Italia Méndez: “Sottopormi al protocollo di Istanbul è stata una delle sfide più forti per ciò che ho passato; è vittimizzarci di nuovo, passare attraverso i medesimi fatti, e di ritorno ricevere delle beffe. Nell’ufficio della procuratrice ci dissero di fumare lì perché non ci sarebbe stata giustizia, e che ci rassegnassimo a fumare in questo ufficio. Alla fine era come sapere che dovevamo mangiarci tutte le porcherie che ci offrivano le istituzioni”. Norma Jiménez ritiene che la denuncia sia anche uno strumento affinché la gente sappia che questo tipo di pratiche le commettono coloro che governano. “La gente domanda della riparazione e noi diciamo loro che non ci aspettiamo che ci riparino nulla, che cerchiamo i nostri propri mezzi e che questo incomincia quando decidiamo di non essere degli strumenti di nessuno. Il nostro corpo non appartiene a nessuno e nemmeno è un castigo per nessuno. Ci riappropriamo della nostra vita e del nostro corpo perché noi indichiamo dove vogliamo andare”, aggiunge. Il collettivo di donne precisa che la loro lotta non si è messa in cammino per ottenere giustizia da parte delle istituzioni. “La giustizia in Messico continua ad essere molto maschilista, per questo credo che da parte loro non ci sarà”, riferisce Yolanda Muñoz. Patricia Torres chiarisce che la giustizia è il processo che ciascuna ha costruito. Otto anni dopo gli atti di tortura commessi ad Atenco, l’impunità prevale e mai scomparirà, ritiene Italia Méndez. “Ci hanno fatto credere che tutto si risolva attraverso lo stato, ma la giustizia non è una cosa, né viene da nessun lato. Si costruisce, e solo organizzandoci la realizzeremo”, termina Jiménez. da Comitato Carlos Fonseca

pc 21 maggio: Bondi complice di Riva ASSASSINO. Sei anche tu sul banco degl'imputati

Ilva, Bondi: “Esclusa esposizione operai ad agenti inquinanti”
Nella relazione trimestrale sullo stato di avanzamento dei lavori nello stabilimento siderurgico firmata dal commissario straordinario si legge anche che la qualità dell'aria è migliorata. Ma i lavoratori continuano ad ammalarsi e l'Asl ha interessato la procura di Taranto
Nel reparto Carpenteria dell’Ilva di Taranto è esclusa “una esposizione dei lavoratori ad agenti inquinanti”. È quanto si legge in un passaggio della relazione trimestrale sullo stato di avanzamento dei lavori nello stabilimento siderurgico firmata dal commissario straordinario Enrico Bondi.
Il documento, che racconta dei miglioramenti della qualità dell’aria al quartiere Tamburi e dell’incremento nelle vendite di acciaio del 60% rispetto al periodo gennaio-marzo 2013, ha dedicato un piccolo paragrafo a una vicenda che in queste settimane sta inquietando profondamente cittadini e operai dell’Ilva. Perché nel reparto Carpenteria dell’Ilva sarebbero già una decina, secondo la Fiom di Taranto, i casi di lavoratori colpiti da tumori alla tiroide. Circa 10 casi su circa 150 operai in servizio. Uno di loro, Nicola Darcante, 39 anni padre di due bambine di otto e due anni, è morto proprio pochi giorni fa. Ha provato a curarsi a Pisa, ma senza alcun risultato: sei mesi dopo la scoperta della malattia è stato ucciso dal cancro alla tiroide. Durante il suo funerale, i colleghi hanno spiegato che nonostante questa incidenza di tumori, durante le visite annuali in fabbrica i medici hanno semplicemente toccato il collo per verificare la presenza di noduli. E così, gli operai sono costretti a pagare di tasca propria le analisi del sangue e le ecografie per conoscere le proprie condizioni di salute. “Alcuni di noi – ha spiegato Giovanni Lippolis – collega di reparto di Darcante – non hanno ancora fatto accertamenti perché hanno paura di sapere cosa li attende”.
Eppure nella relazione, il commissario Bondi scrive che dopo le rivendicazione della Fiom sul nesso causale tra “la mansione di carpentiere e vetroresinatore ed il carcinoma tiroideo presso l’Area Carpenteria, si è immediatamente provveduto ad effettuare – con gli enti sociali competenti, con il Politecnico di Torino e con ditte terze specializzate – i monitoraggi ambientali presso l’area oggetto” e che non vi sono pericoli per gli operai. “Esiti negativi in tal senso – si legge ancora nel documento – sono stati divulgati, da ultimo, anche dagli organismi di controllo (Arpa e Asl), intervenuti sempre su richiesta delle organizzazioni sindacali”.
In realtà al sindacato dei metalmeccanici i risultati degli accertamenti compiuti dall’Asl non mai stati resi noti. Anzi. Alle ripetute richieste di chiarimenti firmati dal segretario provinciale Donato Stefanelli e dai delegati della Fiom, solo qualche ora fa il Dipartimento di prevenzione dell’Asl ha risposto che non solo gli accertamenti “sono tuttora in corso”, ma soprattutto che “tali approfondimenti hanno determinato la trasmissione di tutti gli atti alla locale procura della Repubblica”. Insomma da un lato Bondi spiega che non vi sono pericoli per gli operai, dall’altro l’Asl annuncia di aver interessato la magistratura. Gli operai, intanto, continuano a lavorare in fabbrica in attesa di trovare la forza di sottoporsi agli esami clinici. A spese proprie.


pc 21 maggio: Padron Rocca (Tenaris-Dalmine) detta la linea: "Non vogliamo controlli e vogliamo continuare a sfruttare e intrallazzare impunemente"

Scandalo appalti Expo, l'altolà degli industriali: "Con troppi controlli si rischia lo stallo"
Rocca (Assolombarda): "C'è stata una caduta etica, ma le opere non possono essere bloccate". Ma per la Cgil "l'allarme è ormai scattato: bisogna tenere alta la guardia". Tensioni in Statale per i No Expo
di ALESSIA GALLIONE
20 maggio 2014
 La condanna è decisa: «Certamente abbiamo avuto una caduta etica molto importante. Questo è stato un brutto colpo per Milano». Soprattutto «per una Milano che è convinta di avere in mano la capacità del fare». Ma adesso che per proteggere l’Expo ferita dagli scandali si sta cercando di aumentare ancora di più gli occhi che dovranno vigilare, il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, esprime un timore. E insieme un allarme: «La risposta che secondo me stiamo dando rischia di bloccare completamente il Paese». È quella la «paura» del numero uno degli industriali: «In Italia tendiamo a sovrapporre un livello dopo l’altro di controlli. Non possiamo pensare di cambiare i project manager, che di solito sono ingegneri e tecnici, in avvocati o legali», dice. Perché questo, alla fine, può rendere «difficilissimo realizzare le opere», arrivando persino a una «condizione di stallo».

Troppe complicazioni. Quando per Rocca, invece, la ricetta sarebbe «quella di aumentare il tasso di responsabilità e di autonomia delle decisioni e nel contempo la capacità di un controllo sostanziale». Eccola, la preoccupazione degli industriali. Che la macchina, già in ritardo, possa rimanere imbrigliata in una moltiplicazione di verifiche. La stessa che, in fondo, ha espresso qualche giorno fa anche Giuseppe Sala. Anche il commissario unico ha evocato il rischio: «Un affollamento di controlli». Perché il livello di attenzione, finora, c’è stato. Un sistema che vede in campo numerosi “guardiani”, ma che non è riuscito a bloccare «un illecito grave». Ecco perché Sala ora punta più a verifiche mirate e, per esempio, alla presenza di Raffaele Cantone o di qualche uomo dell’Autorità anticorruzione nelle varie commissioni di gara che, da qui ai prossimi mesi, dovranno aggiudicare le gare.

Proprio il magistrato che ha chiesto di essere messo nelle condizioni di poter davvero entrare in azione per Expo, si è detto «ottimista». Anche il ministro dell’Agricoltura con delega a Expo, Maurizio Martina, ha assicurato che «stiamo lavorando al decreto e naturalmente prima facciamo meglio è». Ma è possibile temere «lo stallo», come dice Rocca? Per Graziano Gorla «è evidente che i controlli servono e si rendono necessari quando il meccanismo di allarme scatta, come in questo caso». Gli stessi «controlli», aggiunge il segretario della Camera del lavoro, che «sono stati invocati da tutti e che dovranno coniugare la rapidità con la certezza che sia estirpato il malaffare».

Nella bufera, rischia di aumentare anche la protesta. In Statale, fuori dall’aula magna, un gruppo di No Expo ha contestato con megafoni e striscioni il convegno dedicato alla presentazione del cluster
su cereali e tuberi. Un cordone di agenti di polizia ha impedito l’ingresso dei manifestanti nell’aula, anche se due di loro sono riusciti a entrare e a interrompere brevemente la discussione. Il blitz, però, è stato bloccato quasi subito dalle forze dell’ordine.
© Riproduzione riservata 20 maggio 2014


pc 21 maggio - Ansaldo Gioia del Colle/Bari - viene alla luce un'altra strage operaia

Amianto: 11 indagati a Bari per morte
di 7 lavoratori Ansaldo

BARI – I decessi di sette ex operai dello stabilimento 'Ansaldo Caldaiè di Gioia del Colle (Bari), avvenuti tra il 1994 e il 2013, sono stati causati dalla presenza di polveri di amianto sui luoghi di lavoro. E’ la conclusione a cui è giunta la Procura di Bari che ha fatto notificare ad 11 indagati, tutti ex legali rappresentanti dell’azienda ed ex responsabili dello stabilimento pugliese, l'avviso di conclusione delle indagini preliminari per i reati di omicidio colposo e disastro colposo.

L'azienda è specializzata nella produzione di generatori di vapore ed è un centro di ricerca combustione. Secondo le indagini, affidate alla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto Anna Maria Tosto, nello stabilimento sono state violate per decenni norme su gestione di polveri e materiali contenenti amianto, che venivano lavorati.

Gli operai, dipendenti dello stabilimento fin dagli anni Settanta, sono deceduti per mesotelioma pleurico e adenocarcinoma. Gli accertamenti si sono avvalsi di consulenze ingegneristiche e di medicina del lavoro. L’esito di queste consulenze tecniche, ora agli atti del fascicolo, dai prossimi giorni a disposizione delle parti, dimostra – secondo la pubblica accusa – l'esistenza del nesso di causalità fra l'esposizione all’amianto e l’insorgenza delle patologie.

In alcuni casi alcuni operai, poi deceduti, avevano denunciato l’azienda per aver contratto malattie respiratorie e tumori. Questi procedimenti, avviati per lesioni colpose, sono stati archiviati perchè i reati erano caduti in prescrizione.

Dopo i decessi degli ex lavoratori Ansaldo le famiglie, rappresentate dall’avvocato Maria Emanuela Sborgia, hanno sporto denuncia dando impulso al nuovo procedimento, conclusosi oggi con le accuse di omicidio colposo e disastro colposo.

pc 21 maggio - Pillole comuniste

Per i comunisti la repressione della borghesia è uno snodo importante della loro formazione ideologica.
Nei paei imperialisti adagiati nella democrazia borghese, apparente o reale che sia, lo è ancora di più.
In un certo senso senza repressione non c'è partito rivoluzionario.

da Pillole comuniste - 1 -
19 - 6 -2013

pc 21 maggio - un appello dalla Turchia per la strage della miniera di soma che lo slai cobas per il sindacato di classe firma

HALK CEPHESİ (Fronte Popolare) ha inviato il seguente testo sul massacro di minatori di Soma in Turchia , che lo slai COBAS per il sindacato di classe ha sottoscritto.
Esso sarà pubblicato in Turchia e su vari media internazionali.

Con esso ci uniamo ai nostri compagni in Turchia e nel mondo.


Esprimiamo il nostro dolore al popolo della Turchia e del mondo

Esprimiamo il nostro dolore ai popoli della Turchia, alle famiglie e parenti dei lavoratori che hanno perso la vita nel disastro minerario avvenuto nella città di Soma, in Manisa, Turchia.

L’AKP è responsabile della morte di centinaia di lavoratori. Quanto è avvenuto non è un incidente sul lavoro ma un massacro perpetrato dal governo dell’AKP.

I lavoratori che hanno perso la vita e i loro grandi sforzi sono il nostro onore. Le loro morti aumentano la nostra rabbia contro il fascismo e l’imperialismo.

Non ci daremo tregua fino a quando l’imperialismo e lo sfruttamento imperialista non sarà cancellato dalla faccia della terra. Con la nostra lotta organizzata chiameremo questo stesso sistema a rendere conto della rapina dei popoli, che li costringe a vivere in condizioni di vita orribili e li massacra.

Viva la solidarietà internazionale!

Viva la nostra lotta contro il fascismo e l’imperialismo!


SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE - ITALIA - 
signs the text

 slaicobasta@gmail.com




Our Condolences to the Peoples of Turkey and the World

We offer our condolences to the peoples of Turkey, and families and relatives of our workers who lost their lives in the mine disaster that happened in Soma town of Manisa, Turkey.

AKP is the one who is responsible for the death of hundreds of workers. This is not a destiny but a negligence. What happened is not a work place accident but a massacre committed by the AKP government.
The workers who lost their lives and their great efforts are our honour. The deaths will greaten our rage against fascism and imperialism.
There is no sleep for us until imperialism and imperialistic exploitation is not abolished from the face of this earth. We will call this very system to account for plundering the people, forcing people into living under horrible
living conditions and massacring them with our organized struggle.
Long Live the International Solidarity!
Long Live Our Struggle against Fascism and Imperialism!

People's Front

Anti-Imperialist Front

pc 21 maggio - eco internazionale della posizione del MFPR di 'non votare donne!'

Italia: ¡Mujeres no votéis! Llamamiento del Movimiento Feminista Proletario Revolucionario (MFPR) por el boicot a las elecciones europeas


Nota: Reproducimos a continuación el llamamiento a las mujeres al boicot a las elecciones europeas de las camaradas del Movimiento Feminista Proletario Revolucionario (MFPR) de Italia, organización generada del Partido Comunista maoísta de Italia, que hemos extraído de su blog http://femminismorivoluzionario.blogspot.com.es/ y que Gran Marcha Hacia el Comunismo hemos traducido al español:
MUJERES NO VOTÉIS
Las de los partidos burgueses son “cuotas negras” igual o incluso peores que los hombres
¡Boicotear las elecciones!
¡Que no tengamos que dar un voto, sino una gran lucha, una revolución que hacer!
Hemos visto a las mujeres en las poltronas de este miserable poder: las mujeres doblemente reaccionarias, que por pertenencia de clase, por política e ideología burguesa, pero también para mostrarse “buenas” como los hombres y más que los hombres, en una carrera hacia la paridad/concurrencia a ver quien es más reaccionario, se convierten en “más papistas que el papa” en el ataque a los proletarios, a las mujeres; o ministras, parlamentarias, como las del gobierno Renzi; incluso sin “arte ni parte”, escuálidas y embarazosas, replicantes de la peor especie del poder masculino burgués.
Hemos visto en el parlamento en acción el nuevo juego de las “cuotas rosas” –una parodia ofensiva de las graves discriminaciones que las mujeres viven en la vida real; con las mujeres de los partidos burgueses, unidas de derecha a izquierda, dando codazos para ser puestas en lo más alto de las listas en estas elecciones europeas, gritando contra un parlamento machista pero sólo cuando se les impide escalar a los sillones del poder; mientras que las empresarias, las señoras ricas, que ya están en los puestos que cuentan, tratan de escalar más, de imponer sus “cuotas negras”, en un poder político y económico basado en la opresión y la explotación, y que continúa atacando cada vez más los derechos y las condiciones de vida de las mujeres.
Todo este alboroto, presente también en algunos movimientos de mujeres, está a mil kilómetros de distancia de los problemas de las mujeres, que tienen en cambio necesidad de derrocar todas las formas de este poder burgués, y necesitan de la revolución….
Nosotras, mujeres, antes y después de las elecciones, tenemos que luchar todos los días contra una vida que no tiene nada de “rosa”, nos arriesgamos cada día a los feminicidios y las violaciones, nosotras que tenemos que seguir trabajando, agotándonos en la fábrica y en el puesto de trabajo hasta los 65 años y más; nosotras, mujeres, siempre las más precarias; nosotras, sobre las que pesa aún más la carestía de la vida, los recortes en los gastos sociales; nosotras, que somos siempre las más discriminadas; nosotras, que no podremos decidir cuándo y cómo tener un hijo; nosotras, mujeres, que sufrimos el pesado estrato machista del medievo moderno…
NOSOTRAS LAS MUJERES QUE ESTAMOS REBELANDONOS Y QUEREMOS UNIRNOS Y LUCHAR contra un sistema burgués que hace de la opresión y la doble explotación de nosotras, las mujeres, un puntal central suyo para perpetuarse.
EN CAMBIO NOSOTRAS LLAMAMOS A LAS MUJERES A BOICOTEAR LAS ELECCIONES Y A LUCHAR CONTRA LA EUROPA IMPERIALISTA Y TODOS LOS GOBIERNOS.Contra la Europa de la Merkel, de los gobiernos reaccionarios como el español, como de los gobiernos de “centroizquierda” pero como el italiano de fascismo moderno disfrazado; la Europa de la reanudación explícita y fuerte de las fuerzas fascistas y explícitamente nazis, clara y fuertemente sexista y racista (en Francia representada precisamente por una mujer, Le Pen); la Europa de los gobiernos que atacan los derechos al aborto para retroceder 50 años; la Europa cínica de los asesinos de mujeres y niños inmigrantes, con los gobiernos que se aprovechan de sus muertos …
Contra esta Europa, contra todos los Estados y los gobiernos, existe la necesidad del camino de la revolución por el poder proletario. Y en esta lucha las mujeres están a la vanguardia porque sufren no una sino mil cadenas y porque cuando combaten realmente son una “potencia”.
Movimiento Feminista Proletario Revolucionario
mfpr.naz@gmail.com
http://femminismorivoluzionario.blogspot.com.es/

pc 21 maggio - la repressione del governo moderno fascista Renzi non arresterà la giusta e necessaria lotta delle masse popolari, le lotte per la casa, il lavoro... non si fermano

LA LOTTA PER LA CASA NON SI ARRESTA!
PAOLO LIBERO, SUBITO!

Al termine della conferenza stampa con cui i movimenti di lotta per la casa e per il diritto all'abitare hanno inteso denunciare la vergognosa conversione in legge del "Piano Casa" avvenuta il 20 maggio alla Camera, la Digos di Roma ha prelevato dalla piazza Paolo Di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani, su richiesta del magistrato inquirente, riportandolo ai domiciliari.
Si tratta dell'ennesimo atto intimidatorio nei confronti di chi, come altri in tutta Italia da anni si battono per il diritto alla casa e ad un esistenza dignitosa contro le manovre di austerity portate avanti dai vari governi di centrodestra/centrosinistra succedutisi negli ultimi anni.
Come movimenti palermitani contro l'austerity vogliamo subito dimostrare la nostra solidarietà e complicità con Paolo, uno di noi.
L'appuntamento dunque è per domani mercoledì 21 maggio, alle ore 17.30 sotto la Prefettura di Palermo



  • dalle ore 18.00 alle ore 20.30
    Inizia tra circa 10 ore · 19°C Sereno


  • Prefettura  PALERMO

    evento su fb

    _________________________

    Piazza Montecitorio: arrestato di nuovo Paolo Di Vetta

    Martedì, 20 Maggio 2014


    Roma – martedì, 20 maggio 2014
    La questione 'casa' deve stare proprio a cuore al governo Renzi che dimostra di non tollerare alcun intralcio rispetto alla sua tabella di marcia.
    Nel pomeriggio, al termine di una conferenza stampa attraverso cui i movimenti di lotta per la casa e per il diritto all’abitare hanno di nuovo denunciato la vergognosa approvazione del “Piano Casa” avvenuta oggi alla Camera in via definitiva, la Digos di Roma ha di nuovo arrestato Paolo Di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani, su richiesta del magistrato inquirente. L'arresto - Di Vetta è stato messo ai domiciliari - pare sia scattato in conseguenza degli scontri del 12 aprile in Piazza Barberini.
    Prima di essere prelevato in piazza dagli agenti della Digos - scatenando la reazione da parte degli altri attivisti presenti - Di Vetta aveva dichiarato ai giornalisti: «La sfida ad Alfano è lanciata. Già ieri abbiamo provato a dire che a Roma non permetteremo di impedire di protestare. Non siamo disponibili all'idea di sottostare al protocollo firmato da sindacati e forze politiche, sappiamo che il prefetto dovrà farli rispettare. Ma noi non li rispetteremo. E già da domani ricominceremo ad occupare gli spazi abbandonati». «In questo nuovo protocollo per la sicurezza - ha spiegato ancora Di Vetta - c'è anche la complicità del sindaco Marino. Nei prossimi giorni verificheremo se si può continuare a fare cortei in questa città e a fare occupazioni. Per questo già da domani ricominceremo ad occupare e impediremo che i servizi come luce e gas vengano staccati agli occupanti».
    I movimenti per la casa denunciano il carattere intimidatorio della decisione dei responsabili dell'ordine pubblico, diretta a spezzare ogni opposizione sociale nei confronti delle politiche dell'esecutivo rispetto a temi come il diritto alla casa, l'edilizia popolare, il consumo di territorio. Non basta al governo gettare nell'illegalità più assoluta migliaia di famiglie attraverso il varo dell'articolo 5 del Decreto Lupi, ma evidentemente il Ministero degli Interni mira a togliere dalla strada gli esponenti più in vista dei movimenti di lotta per la casa.
    In solidarietà con Paolo di Vetta oggi i movimenti per il diritto all'abitare hanno indetto un presidio in Piazza Montecitorio alle 18.30.

martedì 20 maggio 2014

pc 20 maggio - Tutto il nostro lavoro in tutti i campi è per costruire il Partito comunista

dall'ultimo numero del giornale proletari comunisti a sua volta tratto dall'opuscolo 

di studio su 'PRINCIPI DEL LENINISMO' di Stalin

 IL PARTITO CHE CI SERVE

...il proletariato è l’unica classe che può costruire un partito comunista e su cui il partito comunista si può basare...”

estratti dall’opuscolo : “Note di studio su ‘Principi del Leninismo’ di Stalin”

..quali le le ragioni del fallimento dei partiti revisionisti e opportunisti dell'estrema sinistra che sono stati una riedizione in piccolo dei partiti della II internazionale...
Questi partiti considerano le forme parlamentari di lotta come principali, vivono praticamente per le elezioni, “non sono strumenti adatti per la lotta rivoluzionaria del proletariato – e questo neanche lo vogliono – non sono partiti di lotta del proletariato”. E questo carattere è stato ed è alla base dell'estraneità alle lotte proletarie in genere e anche del fatto che siano maturate nelle masse in lotta l'idea che i partiti in genere, anche di estrema sinistra, siano inutili, estranei alla loro lotte e quindi non in grado di rappresentarle.
Non sono partiti che guidano gli operai alla conquista del potere ma un apparato elettorale”.
.... la costituzione del partito deve essere fatta,, “con un metodo nuovo, rivoluzionario”, “con la rieducazione degli operai” nello spirito della lotta rivoluzionaria per il potere”...., con la collocazione di questa costituzione nella visione internazionale, con una visione internazionale, con legami internazionali per permettere ad esso di cogliere l'importanza della “alleanza con il proletariato dei paesi vicino, creazione di saldi legami con i movimenti di liberazione”, ecc...

E' evidente, quindi, che la costituzione del partito nuovo deve essere scevra, libera da tutte queste influenze del revisionismo, radicalmente alternativa nel metodo e nella prassi e deve avere davanti a sé un solo problema, quello di convincere le masse in lotta senza partito che questo partito nuovo è realmente nuovo, è possibile ed è necessario.
Questo è stato ed è il fondamento ideologico e programmatico che ha guidato la Direzione del nostro partito, da Agit/Prop ad oggi, al di là dei risultati effettivi conseguiti, ed esso è la base identitaria indispensabile del PCm.

Cosa è e deve diventare, quindi, il nostro partito? “Un nuovo partito , un partito combattivo, rivoluzionario, sufficientemente audace da condurre i proletari alla lotta per il potere, sufficientemente esperto da sapersi orientare nelle condizioni complesse di una situazione rivoluzionaria (potenziale e in sviluppo) e sufficientemente agile da superare gli scogli di ogni genere di cui è irta la strada che conduce alla meta. Senza tale partito non si potrebbe nemmeno pensare a rovesciare l'imperialismo, a conquistare la dittatura del proletariato”.
...’il partito deve assorbire tutti i migliori elementi della classe operaia, la loro esperienza, il loro spirito rivoluzionario, la loro infinita dedizione alla causa del proletariato”...
... E' evidente che in questa fase storica e in paesi come il nostro questi elementi non esistono, bisogna quindi comprendere che è il partito il depositario di questi fattori che tra le avanguardie esistono in maniera disorganica, parziale, potenziali e che il partito deve saper rivolgersi a questi, assorbirli per restituire in forma organica e permettere via via che queste avanguardie diventino quelle che corrispondono al partito...

In generale i migliori elementi della classe operaia sono quelli che fanno la lotta che attualmente è quasi esclusivamente lotta sindacale. La loro esperienza reale è di questo tipo di lotta, a cui fanno eccezione un numero ristretto di avanguardie operaie degli anni '70 che ancora sono in campo. Quindi, è dentro la loro esperienza sindacale che vanno distinti elementi qualitativi da elementi banali, il loro spirito rivoluzionario; ma essi in generale non hanno come obiettivo la rivoluzione tranne rarissime eccezioni. Lo spirito rivoluzionario vive nello spirito di lotta, nel non limitarsi a forme di lotte legali, tradizionali, nella combattività, nel coraggio, contrapposizione, questo è potenziale spirito rivoluzionario....
Quindi, il partito nella fase della costituzione deve ragionare come se esso fosse formato dagli “elementi migliori” e deve saper discernere, organizzare, assorbire quelli che sono gli elementi migliori nella realtà...

Noi dobbiamo fare lotta ideologica attiva, lotta tra le due linee, Tesi, scuole quadri per trasformarlo in partito che “deve essere alla testa della classe operaia, deve vedere più lontano della classe operaia, deve guidare il proletariato a non essere a rimorchio del movimento spontaneo”. Questo è il partito rivoluzionario, altrimenti prevalgono partiti, organizzazioni, gruppi, militanti che predicano il codismo. E chi sono i codisti? Dice il testo: “Agenti della politica borghese che condannano il proletariato al ruolo di strumento nelle mani della borghesia”.
Il partito che noi dobbiamo costruire deve essere in grado di “distogliere la classe operaia dalla strada del tradunionismo e trasformarla in una forza politica indipendente”...

Nell'esperienza pratica del movimento comunista di ispirazione maoista, degli anni '70 in particolare, alcune organizzazioni mlm hanno coltivato questa distinzione fino a rappresentarne una rottura, per cui operai d'avanguardia nell'organizzazione sono facilmente diventati militanti sradicati dal contesto che li aveva prodotti.
In questa fase però non è così che si presenta la realtà. Le avanguardie operaie restano fin troppo parte della classe rappresentando i limiti ideologici e politici, di coscienza generale, identificandosi più come avanguardie sindacali che come parte di un partito politico in formazione.
Su alcune questioni però bisogna forzare la mano all'andamento corrente, cioè in particolare bisogna maturare e fare emergere una capacità di direzione e un credito morale e politico che non può che scaturire dalla capacità di guardare più lontano, di saper analizzare la realtà e dall'intransigenza della lotta per la difesa degli interessi operai.
Questo può far sì che il nucleo di partito iniziale, pur essendo impegnato in compiti principalmente teorico propagandistici, pur dovendo spesso limitare la sua attività di direzione ad embrionali lotte sindacali, deve godere però nei suoi militanti di un credito morale e politico, non solo in ristretti circoli ma verso le fabbriche e i proletari in lotta in cui effettivamente opera. ...
Questo è una premessa assoluta per creare quei salti di qualità nell'adesione al partito quando le condizioni maturano, spesso, non bisogna avere timore di dirlo, per spinte spontanee che si incontrano con la presenza militante dell'avanguardia partito.
Più difficile è nella fase iniziale che maturi quel processo che nel testo è definito “il nostro partito che è percepito come il loro partito”.In generale spesso ci si trova di fronte nella realtà del nostro paese, negli ultimi anni post '70, di fronte a due percorsi paralleli in cui i comunisti lavorano per la costituzione del partito della classe operaia e gli operai privi della presenza e guida del partito pensino ad un loro partito.

Questo è un problema più difficile e fa parte di quelle – definite nel testo - “condizioni complesse” per realizzare l'incontro tra avanguardie comuniste già organizzate per il partito e percorso della classe operaia verso il suo partito. “La chiave come sempre è la teoria, la linea, ma l'anello centrale è proprio la presenza di alcuni operai nel nucleo costitutivo del partito che possano essere quell'anello di congiunzione che rompe la spirale spontanea tra un partito a volte anche “perfetto” in teoria e concezione e operai che non riconoscono e che comunque non possono riuscire a costituire un loro reale partito senza che questo incontro si realizzi.
Infine, bisogna puntare molto sulla figura stessa dei militanti del partito in formazione che siano capaci per la loro dedizione, tenacia e spirito di combattimento di creare quello che il testo chiama “legami morali inafferrabili”.
Bisogna essere molto determinati nel costruire i quadri del partito in formazione provvisti di questa potenzialità e capacità, combattendo ogni forma di codismo e di autoreferenzialità.

...nessuna organizzazione, anche di più basso livello, può abbracciare l'intera classe operaia in regime capitalista. Questo è importante per combattere il menscevismo e il populismo, travestiti da operaismo, che nella fase iniziale della formazione del partito rappresentano una tendenza davvero pericolosa e dannosa.
Per capirci, questo significa che anche il partito iniziale, in formazione, svolge funzione di capo politico della classe operaia, purchè abbia piena coscienza dei limiti oggettivi e soggettivi entro cui si esercita questa funzione.

Il cuore della costituzione del partito è l'organizzazione del partito. Questo, avviene in condizioni difficili, passa da fasi in cui si è all'offensiva, vale a dire si può procedere celermente con molta spinta, a fasi in cui si è in ritirata, cioè bisogna tenere duro e non temere di perdere forze.
Il secondo elemento è il concetto di partito come somma delle sue organizzazioni...
Somma di organizzazioni non vuol dire coordinamento di esse, che un'organizzazione si aggiunge ad un'altra, ma sistema unico in grado di disciplinare l'organizzazione secondo livelli che anch'essi hanno necessità di essere ben definiti...

Quindi esistono una serie di organizzazioni, a cui il partito partecipa o crea, del proletariato e del movimento rivoluzionario in genere che convivono con l'azione principale in direzione della costituzione del partito...
L'altra distinzione importante è quella che distingue le organizzazioni di massa propriamente dette, la cui principale è il sindacato perchè abbraccia la maggioranza della classe operaia e del proletariato, con quelle create appositamente dal partito per svolgere funzione di orientamento, direzione, conquista, che nel linguaggio attuale nel nostro movimento si definiscono “organismi generati”, proprio per distinguerle dalle organizzazioni propriamente dette...
sia le une che le altre, sono assolutamente necessarie e senza di esse è impossibile portare le posizioni di classe e temprare le forze organizzate ai compiti della lotta di classe e in prospettiva ai compiti della rivoluzione. Il nostro partito nel movimento comunista maoista è l'unico che nella fase di costituzione, in particolare nei paesi imperialisti, sin dall'inizio ha avuto e tracciato una linea corretta su questo, al di là, evidentemente, dei risultati concreti che questo ha potuto avere nei diversi campi.
E' fondamentale, oggi, nella fase pianificata della costruzione del partito, che fa tesoro delle lezioni negative accumulate, mantenere saldamente questa teoria e questa concezione che incarna e personifica quella posta da Lenin del partito come forma suprema...

Naturalmente, il problema è che il partito deve essere realmente capace di dirigere queste organizzazioni. Che significa “realmente”? Che devono appartenere al partito la maggioranza dei quadri di queste organizzazioni, il partito deve avere esperienza nel campo in cui dirige, deve essere capace di elaborare la linea generale di questi organismi – perchè solo il partito può avere questa capacità, non l'organismo in sé...
Una volta che il partito afferra correttamente questo dato e anello, bisogna guardare agli organismi generati e di massa come parte essenziale del lavoro di partito, perchè solo così si capisce che vanno ampiamente utilizzati come scuole di formazione verso il partito e vanno conquistati via via gli attivisti migliori di essi al partito. E' questa dialettica che permette poi di “trasformare le diverse organizzazioni in organismi ausiliari e in cinghie di trasmissione che legano il partito alla classe e alle masse a cui si riferisce”.
Nella nostra esperienza questo è un fattore decisivo, come è naturale verso gli operai e le lotte proletarie, e come è invece necessario e indispensabile verso le donne e i giovani...
(in queste organizzazioni) bisogna affrontare e vincere “la teoria opportunista dell'indipendenza e della neutralità”...
Bisogna affermare con nettezza che serve il partito perchè la linea generale e l'obiettivo è la conquista del potere proletario. Separare quindi il partito dall'obiettivo per cui serve è costruire partiti che pur dichiarandosi formalmente comunisti in realtà non lo sono.

pc 20 maggio - BERGAMO - nessun spazio ai fascisti!


From: I Ribelli della Montagna ribellidellamontagna@inventati.org
Rovetta e Lovere: lunedì 19 sit-in a Bergamo per chiedere la revoca dell'autorizzazione delle commemorazioni fasciste

L'Anpi provinciale Bergamo e il Comitato Antifascista Bergamasco hanno indetto per la giornata di lunedì 19 alle ore 18 un sit-in davanti alla prefettura per chiedere la revoca immediata dell'autorizzazione delle commemorazioni fasciste di Lovere e Rovetta e presentare un esposto alla Procura della Repubblica.
Ribelli della Montagna parteciperanno e invitano caldamente tutta la cittadinanza sensibile antifascista a partecipare per esprimere in maniera forte e decisa il proprio dissenso a questa aberrante scelta e per chiedere le motivazioni che hanno indotto Prefetto e Questore ad autorizzare una palese violazione della Costituzione in concomitanza peraltro con la giornata elettorale. 

In vista delle commemorazioni del weekend succesivo invece, comunichiamo che l'assemblea ProvinciaLotta ha indetto per sabato 24 maggio un presidio in piazza XIII Martiri a Lovere atto a contrastare con ogni forza la presenza in piazza di reduci della Rsi, fascisti e naziskin capitanati dal prete in camicia nera.
«La loro ideologia - si legge nel comunicato di ProvinciaLotta - fomenta solo una guerra tra poveri utile a frenare ogni spinta al reale cambiamento della società. Come sempre cani da guardia di un potere e un sistema economico che affamano con le loro crisi e le loro ingiustizie. Antifascismo significa lottare contro ogni discriminazione e per l’uguaglianza sociale. Significa capire il ruolo di questi servi del potere e contrastarli metro per metro. Significa negare ogni spazio a chi ci vorrebbe servi ubbidienti con un futuro di miseria e precarietà».
I Ribelli della Montagna aderiscono all'iniziativa e vi invitano a partecipare.

Per quanto concerne la giornata di domenica 25 maggio vi diamo invece appuntamento alle 9:30 a Rovetta in viale Papa Giovanni XXIII per un presidio antifascista nel parcheggio del mercato/piscine del comune della Val Seriana. 

Troviamo inaccettabile il fatto che le autorità competenti abbiano completamente ignorato gli appelli presentati dai sottoscritti, dalle istituzioni e dai sindaci. Troviamo altresì inaccettabile che si continui a permettere che in due paesi della provincia bergamasca si possa tranquillamente fare apologia di fascismo e prendere in ostaggio una piazza e un cimitero inneggiando al Duce e sventolando fieramente vessilli anticostituzionali e offensivi alla Memoria del nostro Paese.
Per questo motivo non esisteremo ad esprimere il nostro dissenso e lottare con ogni forza affinchè tali vergognose manifestazioni vengano impedite.
Vi invitiamo pertanto ad aderire all'iniziativa e invitare ad essa tutti coloro che come noi si riconoscono negli ideali e nei valori di un antifascismo che ha fatto la Storia d'Italia!
Sia per Rovetta che per Lovere verranno comunicati nei prossimi giorni maggiori dettagli.

Appuntamento a lunedì.
I Ribelli della Montagna

From: I Ribelli della Montagna ribellidellamontagna@inventati.org
Subject: Nessuno spazio ai fascisti!

Sabato 24 e domenica 25 maggio, Lovere e Rovetta vedranno  l'ennesima invasione fascista: teste rasate, nostalgici del ventennio, pregiudicati per atti di razzismo e violenza si ritroveranno a celebrare le "eroiche gesta" della Legione Tagliamento - avvenute in tutto il nord Italia e che includono la tortura, l'incendio di interi paesi, gli stupri, gli omicidi e le deportazioni. 
Il locale che quest'anno ospiterà la marmaglia fascista durante la due giorni (e per il pranzo della domenica) sarà l’Hotel Ristorante Europa di Clusone (Bg).
Pertanto invitiamo caldamente tutti gli antifascisti ad esprimere in modo civile e legale, con ogni mezzo, il proprio sdegno nei confronti di coloro che si prestano a fiancheggiare i fascisti utilizzando i seguenti contatti:
e informando il ristorante - e gli ospiti - del fatto che dietro fantomatici “reduci della Tagliamento” si nasconde una marmaglia di neonazisti e neofascisti provenienti da tutta Italia, riuniti per perpetuare il reato di apologia del fascismo.

Nel frattempo, a seguito della richiesta avanzata dai Ribelli della Montagna circa una posizione sui fatti di Lovere e Rovetta alle autorità competenti, al Ministro dell'Interno, al Presidente della Repubblica, ai sindaci di Lovere e Rovetta e a prefetto e questore di Bergamo, nonché a tutte le istituzioni democratiche ed antifasciste, l’onorevole Pia Locatelli ha presentato un’interpellanza parlamentare urgente al Ministro dell’Interno On. Angelino Alfano sui fatti di Rovetta che alleghiamo alla presente.
Ci auguriamo che il Ministro ed il Prefetto di Bergamo, dott.ssa Ferrandino, intervengano tempestivamente per ristabilire la legalità ed evitare pericolose interferenze con le imminenti giornate elettorali.

Da parte nostra, non esiteremo ad utilizzare tutti i mezzi legali necessari per far sentire la nostra voce e la nostra presenza sabato 24 e domenica 25 maggio qualora anche quest’anno venga data l’autorizzazione a tale scempio alla nostra Costituzione, Istituzioni democratiche e alla memoria della Resistenza.

Con gentile richiesta di diffusione e pubblicazione, 

I Ribelli della Montagna