«Abbiamo il diritto-dovere di essere sempre più classe dirigente:
quello che vale per l'impresa vale per il Paese. Non c'è ripresa senza
impresa».
"Servono azioni
concrete. Dal governo Renzi è arrivato finora il decreto legge su
contratti a termine e apprendistato: «Ci auguriamo che non esca
deformato dal Parlamento come spesso succede nel nostro Paese. È una
prima tranche di intervento, positiva, la necessaria riforma del mercato
del lavoro non è ancora venuta avanti».
Ieri ha definito
«una provocazione» la sua affermazione dei giorni scorsi che avrebbe
potuto spostare l'azienda in Canton Ticino. «Per costruire l'headquarter
a Milano mi hanno detto che ci vogliono altri cinque anni di sofferenza.
Tante aziende hanno ceduto, purtroppo, io non voglio cedere, ma se tra
cinque anni i permessi non arrivano, è una riflessione seria».
Squinzi ha rilanciato il tema della diffusa mentalità anti-impresa
che ancora esiste nel Paese («è un problema») ed ha sottolineato
l'importanza dell'education e di valorizzare il capitale sociale
dell'Italia".
La chiarezza certo non manca: sono gli interesse dei capitalisti che devono dettar legge...
E la valorizzazione del "capitale sociale dell'Italia", cioè dell'impresa è ciò che si deve "mettere in testa" a tutti, e sottomettere ad essa il "capitale umano".
Su questo -dice Squinzi - Renzi ha appena cominciato ma ancora deve dare, dare molto...
giovedì 27 marzo 2014
pc 27 marzo - "ARMATEVI" - OBAMA IL PIAZZISTA
Obama nel suo giro, e in Italia, porta un lugubre vento di guerra; impone la supremazia del suo imperialismo sugli alleati europei; e parla anche per conto dei mercanti d'armi preoccupati dei loro profitti di sangue.
«Siamo preoccupati per la riduzione della spesa per la difesa di alcuni Stati. L’Ucraina ci ricorda che la libertà non è gratis, dobbiamo pagare per avere una forza Nato credibile e deterrente». Per il presidente Obama, la Nato dovrebbe rafforzare la propria presenza negli Stati membri che si sentono minacciati dalla loro vicinanza alla Russia, aggiungendo che tutti i 28 membri dell’Alleanza atlantica dovrebbero aggiornare i propri piani di emergenza in caso di escalation.
L'impegno nella Nato «non può essere un esercizio solo degli Stati Uniti o della Gran Bretagna», ha aggiunto Obama
"La presa di posizione è giunta mentre in Italia il governo sta decidendo in questi giorni se ridurre l'acquisto di cacciabombardieri F-35 nel quadro di una revisione della spesa pubblica. Sono 90 i cacciabombardieri che l'Italia si è impegnata ad acquistare. I velivoli sono costruiti dalla società americana Lockheed Martin".
«Siamo preoccupati per la riduzione della spesa per la difesa di alcuni Stati. L’Ucraina ci ricorda che la libertà non è gratis, dobbiamo pagare per avere una forza Nato credibile e deterrente». Per il presidente Obama, la Nato dovrebbe rafforzare la propria presenza negli Stati membri che si sentono minacciati dalla loro vicinanza alla Russia, aggiungendo che tutti i 28 membri dell’Alleanza atlantica dovrebbero aggiornare i propri piani di emergenza in caso di escalation.
L'impegno nella Nato «non può essere un esercizio solo degli Stati Uniti o della Gran Bretagna», ha aggiunto Obama
"La presa di posizione è giunta mentre in Italia il governo sta decidendo in questi giorni se ridurre l'acquisto di cacciabombardieri F-35 nel quadro di una revisione della spesa pubblica. Sono 90 i cacciabombardieri che l'Italia si è impegnata ad acquistare. I velivoli sono costruiti dalla società americana Lockheed Martin".
pc 27 marzo - Symposium Internazionale su carcere e prigionieri politici a Instanbul, 25-27 Aprile
Questo appello è disponibile, oltre che in italiano, in francese, tedesco, turco e inglese.
info a cura della commissione soccorso rosso proletario: pcro.red@gmail.com
info a cura della commissione soccorso rosso proletario: pcro.red@gmail.com
APPELLO PER UN SIMPOSIO INTERNAZIONALE SULLE CARCERI
I PRIGIONIERI POLITICI NON SONO SOLI, LOTTIAMO PER LA LORO
LIBERTÀ!
LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI E DI GUERRA!
Dall'emergere della proprietà privata, la società si è
divisa in oppressori e oppressi.
In quanto classe di oppressori, proprietari di schiavi e signori
feudali hanno costantemente usato la forza contro la classe oppressa per
proteggere il loro dominio di classe e così è anche, nel sistema capitalista, per
la borghesia.
Possedendo i capitali e i mezzi di produzione del paese, la
borghesia, grazie allo stato che ha instaurato, ha conformato il diritto e la
giustizia a proprio vantaggio e ha ottenuto la superiorità ideologica. Nel
sistema borghese la libertà e la legge si sviluppano interamente a vantaggio
della borghesia monopolista, in quanto classe dominante.
A causa dello sviluppo della lotta di classe, e in
particolare col sorgere e all’interno dello sviluppo del capitalismo, il numero
delle carceri è cresciuto ancor di più e queste si sono estese. Con le prigioni,
insieme agli altri mezzi violenti, la borghesia voleva porre fine all’emergente
e crescente sviluppo della lotta della nascente classe operaia e delle altre
classi oppresse per spezzare e mettere fine alla lotta per i loro diritti.
La borghesia ha cercato di tenere tutti i rivoluzionari lontani
dalla lotta di classe, quelli che non riesce a massacrare, catturandoli,
tenendoli in carcere per anni e isolandoli dalla società. La borghesia ha
cercato di creare un tipo particolare di paura nella società usando le prigioni
come mezzo di intimidazione. Possono dire apertamente: ti muovi contro il
nostro sistema e le nostre istituzioni, ecco che ti succede! In particolare dopo
gli anni 90 gli imperialisti e i loro lacchè, hanno lanciato e intensificato i
loro attacchi come se fossero diretti da un unico centro, contro tutte le forme
di lotta che i comunisti, i rivoluzionari e i democratici coerenti ritenevano le
persone legittime nella loro lotta per i diritti. Anche loro sono i veri terroristi,
hanno usato la definizione di terroristi come arma di guerra contro rivoluzionari
e comunisti.
Hanno così chiamato terroristi chiunque lotti contro il
saccheggio e l'aggressione imperialista per diritti degli oppressi e i tutti i loro
rappresentanti. Loro che, che hanno istituito centri speciali per la tortura, che
utilizzano aerei per devastare, bombardando perfino cortei nuziali e villaggi inermi,
che coi bombardamenti hanno ucciso centinaia di migliaia di persone. Loro, che hanno
schiacciato ogni diritto dei lavoratori e ogni rivendicazione dei loro
rappresentanti per i loro diritti, sono loro che praticano sistematicamente la
violenza. In tutto il mondo, sono gli imperialisti e i loro lacchè che applicano
isolamento, tortura e violenze nelle carceri.
Oggi, la questione delle carceri non è un problema che si
può limitare a un solo paese. Le carceri in tutto il mondo oggi presentano un
duplice aspetto: uno interno ai confini di un paese, l'altro è in relazione con
la dimensione internazionale.
La prigione di Abu Ghraib durante l'occupazione imperialista
USA dell'Iraq è rimasta a lungo all’attenzione del mondo e resta ancora nella
memoria. Gli imperialisti USA non solo occuparono l’Iraq, costruirono anche prigione
di Abu Ghraib per assimilare e terrorizzare i combattenti della resistenza all’occupazione.
Le torture praticate in questa prigione hanno a lungo tempo occupato le prime
pagine. E i metodi di tortura sperimentati in questo carcere sono stati fedelmente
esportati in molti paesi.
Allo stesso modo, con l'occupazione dell'Afghanistan da
parte degli USA, il carcere di Guantanamo è diventato noto come carcere
speciale, prigione utilizzata fino a poco tempo fa come centro di tortura. Con
le foto di talebani e membri di Al Qaeda vestiti con divise speciali, le mani
legate dietro la schiena, in celle isolate, gli USA cercavano di intimidire il
mondo. Ma non si sono limitati a questo. Tutti conoscono i casi di tante persone
rapite e portate negli USA per essere processate. Questa prassi internazionale
non è limitata agli USA.
Quando possibile, i paesi imperialisti collaborano sempre
internazionalmente per arrestare e processare rivoluzionari e patrioti. La
Francia è durissima contro i militanti dell’ETA. Ogni membro o simpatizzante
dell’ETA individuato in territorio francese è arrestato senza esitazioni e oggi
molti di loro sono condannati a scontare secoli di detenzione. Sottoposta a
isolamento totale, la resistenza dei militanti dell’ETA è nascosta all'opinione
pubblica francese. Lo stesso trattamento è applicato ai e rivoluzionari turchi
e ai rivoluzionari e patrioti di altro paesi.
Lo stesso accade anche in Germania, dove, in particolare,
decine di rivoluzionari di origine turca, e di militanti del movimento di
liberazione nazionale curdo sono stati condannati per effetto della legge 129B,
adottata specificamente legge anti-terrorismo per intimidire i rivoluzionari.
L’isolamento in un luogo di pena degli oppositori politici o
autori di reati comuni fu sperimentato dalla borghesia per la prima volta nel
1596, ad Amsterdam. Ci si riferisce a questa pratica come al “modello fiammingo”.
Da allora fino ad oggi, la pratica dell’isolamento nelle prigioni si è
continuamente sviluppata. Il carcere è parte della lotta di ogni giorno.
Rivoluzionari e patrioti combattono i loro nemici non solo all’esterno, anche nelle
carceri i rivoluzionari resistono contro il nemico di classe. La Borghesia non
solo isola rivoluzionari e patrioti dalla società, applica anche su di loro
misure speciali per privarli dei loro valori. Coscienti di questo, i rivoluzionari
resistono e continuano a pagare il prezzo con le loro vite per anticipare gli
sforzi della borghesia.
Dopo la seconda guerra imperialista, gli imperialisti e i
loro lacchè locali hanno dato ulteriore impulso a quest’uso delle carceri. Il
motivo era la vittoria dell'Armata Rossa sul fascismo, che ebbe un enorme impatto
in tutti i continenti, e la creazione di diverse repubbliche democratiche, che
preoccuparono profondamente i loro lacchè locali.
Per fermare la maggiore minaccia contro di loro, il
socialismo, gli imperialisti americani e occidentali intensificarono i loro
attacchi contro tutte le lotte di liberazione nazionale e sociale, perpetrando
massacri e realizzando anche una serie di esperimenti sui rivoluzionari e patrioti
prigionieri tenuti in ostaggio nelle carceri. Tra questi esperimenti, l’“isolamento”
fu ritenuto il trattamento più efficace, e ancor oggi è la come la forma più
comunemente praticata nel mondo.
Questo metodo fu sviluppato nel 1950 da Edgar Schein, che
condusse esperimenti condotti sui prigionieri nelle carceri in Corea durante dall'imperialismo
la guerra combattuta dagli dall’imperialismo americano. Il cuore di questo
trattamento è isolare i prigionieri politici gli uni dagli altri e dalla
società, indebolirne la resistenza, costringerli all’obbedienza, piegarne la
personalità e, infine, ottenerne la resa, come fasi di un unico piano
complessivo.
Questo sistema è stato ulteriormente sviluppato in Germania
e Gran Bretagna, dove ha successivamente trovato applicazione. In Germania,
l’isolamento e detenzione in celle singole è stato applicato intensivamente sui
militanti della RAF negli anni 7. In Inghilterra, all'inizio degli anni 80 è
stato applicato in forma estremamente rigida sui militanti dell'IRA, Bobby
Sands e nove suoi compagni persero la vita nello sciopero della fame contro l’imposizione
di vestire l’uniforme carceraria.
Guardando alla storia più recente degli attacchi contro i
prigionieri politici nel mondo e a quanti rivoluzionari hanno perso la vita per
questi attacchi, possiamo osservare ancor più chiaramente la gravità del problema.
Ecco alcuni di questi attacchi.
Nel 1992, in un carcere messicano 111 prigionieri sono stati
uccisi in un massacro organizzato e supervisionato dai militari. Almeno altri
16 prigionieri sono stati massacrati il 18 febbraio 2001 nella prigione di
Caradiru, durante la rivolta per ottenere il rientro di 10 prigionieri isolati.
In Italia, l’introduzione delle carceri di massima sicurezza
contro le Brigate Rosse aveva lo scopo di isolarle completamente dalla società.
Grande eco ebbe la rivolta nel carcere di Trani dal 28 al 29 dicembre 1980,
iniziata con la presa in ostaggio di 18 guardie presi. Dopo la rivolta, le
pratiche di isolamento furono severamente ripristinate.
Un altro dei paesi in cui sono state applicate le pratiche
di isolamento nelle carceri è il Perù. Nel 1987 una delegazione mandata dal governo
peruviano in Germania osservò il regime carcerario in cui i militanti della RAF
erano tenuti isolati, e lo importato in Perù. Nei primi anni 90 i prigionieri
politici in Perù resistettero contro questo sistema e 450 di loro furono
massacrati in un’unica operazione.
La Germania è molto più avanti, tanto nell’insegnamento
dell’isolamento quanto nell’assassinio dei prigionieri. Non essendo riusciti a
sottomettere i prigionieri della RAF, li trasferirono in celle singole in
carceri ancora più sorvegliati e li assassinarono. Poi, con spudorata
ipocrisia, dichiararono che si erano suicidati.
In Turchia le prigioni non hanno mai smesso di essere di
attualità. Nel 1970, parallelamente allo sviluppo della lotta rivoluzionaria e della
lotta in generale, si è osservato un aumento del numero dei prigionieri
politici. Ma nel 1970 il problema delle carcere non era scottante come lo è
oggi. Dopo l’avvento della dittatura militare fascista nel 1980, le carceri occupano
costantemente l’agenda politica.
Dopo il colpo di stato militare del 12 settembre, le carceri
sono diventate un importante punto all'ordine del giorno per lo stato. Fu
allora lanciato un attacco allo scopo esplicito di intimidire, disumanizzare e
piegare i prigionieri. Divennero allora operativi i Carceri Speciali e di Tipo
E. Nei carceri di Tipo E fino a possono essere rinchiuso nella stessa camerata
fino 18-22 persone. In quelli Tipo Speciale sono nella stessa cella 4-6 persone.
Metris, Mamak e Diyarbakir sono noti esempi noti di questi tipi di carceri.
Decine di prigionieri rivoluzionari hanno perso la vita in questi tipi di
carceri. Nel 1984, nello sciopero della fame a oltranza nei carceri di Metris e
Sağmalcılar contro le uniformi carcerarie persero la vota 4 rivoluzionari. Sulla
scorta dell’esperienza degli '80, la borghesia ha iniziato a progettare prigioni
di tipo cellulare. La prigione di Eskisehir è stata la prima ad essere ristrutturata
in questo senso. Nel 1987-1988 l’architettura della prigione di Eskisehir fu
trasformata in carcere a celle singole. Evacuata dopo la resistenza dei
rivoluzionari prigionieri, nel 1991 è stata riaperta e viene ora chiamata carcere-bara.
La base legale delle pratiche di isolamento è stata data nel 1991 con
l’approvazione della legge speciale antiterrorismo. Nel 1996, nello sciopero
della fame a oltranza, durato 69 giorni, contro i carceri cellulari persero la
vita 10 rivoluzionari. Lo stato fascista turco preparò allora la costruzione di
carceri cellulari con attacchi ancora più duri. La costruzione delle carceri
cellulari è iniziata nel 2000, da allora 122 prigionieri e loro sostenitori
hanno perso la vita dentro e fuori delle carceri in scioperi della fame a
oltranza.
Dal 1980 nelle prigioni turche almeno 300 prigionieri
rivoluzionari sono morti per digiuni, torture e malattie. Ricordiamo alcuni dei
principali e più brutali attacchi alle prigioni da parte dello fascista stato turco.
Prigione di Buca, 19 Settembre 1995, 3 prigionieri
rivoluzionari assassinati e 40 prigionieri feriti.
Carcere di Ümraniye, 4 Gennaio 1996, 4 prigionieri
rivoluzionari assassinati, decine di detenuti sono stati gravemente feriti in
vari parti del corpo.
Carcere di Diyarbakir, 24 settembre 1996, 10 prigionieri
patrioti massacrati.
Carcere Ulucanlar di Ankara, 26 settembre 1996, 10
prigionieri rivoluzionaria uccisi, decine di detenuti feriti in varie parti del
corpo.
19 dicembre 2000, la il regime fascista turco scatena un
attacco in tutto il paese contro i rivoluzionari in sciopero della fame a
oltranza, massacrando 28 rivoluzionari e ferendone gravemente centinaia.
Uno dei paesi che ha assistito ad attacchi simili è l’India.
La maggior parte delle leggi in India sono basati sul diritto inglese applicato
durante il periodo coloniale. Il numero di prigionieri politici in India oggi è
oltre centomila. Tra le prigioni in cui sono richiusi detenuti provenienti da
ogni strato della società ci sono carceri cellulari. Quanto più la lotta di
classe in India si sviluppa tanto più aumentano gli attacchi dello Stato
indiano. In passato, certe leggi vigevano solo in alcuni Stati, dal 2001-2002 sono
applicate in tutta l'India. Tutti, dal West Bengala agli altri, hanno le loro
leggi anti-terrorismo. Esistono poi un centro antiterrorismo e un servizio di
intelligence centrali. A fianco agli adivasi, che lottano contro la migrazione
forzata, nelle carceri indiane ci sono persone provenienti da tutti i settori
sociali oppressi. Sono inoltre detenuti prigionieri politici appartenenti a
organizzazioni rivoluzionarie e i maoisti. Nel Nord Bengala, ci sono
prigionieri che solo lottato per una vita migliore. In India, in nome della
lotta al terrorismo, l’intero movimento giovanile è criminalizzato. Il
movimento in Manipur è uno degli esempi concreti di questi movimenti di
liberazione. Ci sono migliaia di giovani Kashmiri sono stati arrestati in
Kashmir. Ci sono poi centinaia di aree, come in come Jharkhand e Chhattisgarh,
che hanno una propria lingua, e qui i prigionieri lottano per usare in carcere
la loro lingua madre. I prigionieri maoisti subiscono un trattamento
particolare. In Manipur ci sono prigioni costruite appositamente per loro.
Quando i prigionieri maoisti si organizzano, vengono mandati in carceri in
Manipur, dove sono sottoposti all’isolamento individuale.
La detenzione imposta ai prigionieri palestinesi nelle
carceri israeliane non è diversa. Dal 1967, l'occupazione israeliana della
Palestina, più di 60 mila militanti della la resistenza palestinese sono stati
arrestati e imprigionati. All'inizio della seconda intifada, nel 2000, 1500 palestinesi
furono arrestati. Il numero di palestinesi arrestati nel 2005 è stato 8.500. A
partire dal 1995, lo Stato di Israele ha trasferito i prigionieri palestinesi in
carceri in territorio israeliano. Il numero dei bambini palestinesi detenuti
nelle carceri israeliane non è mai sceso sotto i 100. Bambini giudicati e
condannati da tribunali ordinari. Uno dei principali attacchi cui le donne
prigioniere palestinesi nelle carceri israeliane sono esposti è lo stupro.
Oltre alle torture fisiche, nelle carceri israeliane si pratica anche
un’intensa pressione psicologica. Sui prigionieri palestinesi nelle carceri
israeliane si applica anche l’isolamento individuale. Ogni prigioniero
palestinese è isolato individualmente per impedire che si veda con gli altri. I
diritti della difesa sono gravemente limitati e a volte per punizione i
prigionieri sono tenuti in isolamento anche per 60 giorni in cui non gli è
permesso nessun contatto.
Gli Stati Uniti, pionieri nelle pratiche tortura e isolamento,
dopo l'11 settembre hanno ulteriormente accentuato l'isolamento dei detenuti.
Almeno ottomila persone catturati in varie parti del mondo per attività antiamericane
sono detenute negli Stati Uniti in prigioni segrete appositamente costruite.
Inoltre, i prigionieri negli Stati Uniti sono divisi in centinaia di categorie.
Ci sono prigionieri appartenenti a movimenti di liberazione nazionale e anti-
razzisti, per esempio dei movimenti degli indigeni dei neri e afroamericani,
portoricani messicani liberazione e dei movimenti antimperialisti
nordamericani. Sono inoltre detenuti in negli Stati Uniti prigionieri provenienti
da varie parti del mondo: Colombia, Palestina, Egitto e Irlanda. Ci sono anche
detenuti appartenenti a movimenti ambientalisti radicali e per i diritti degli
animali.
Ecco alcuni dei metodi usati dall’imperialismo per eliminare
o tenere sotto controllo le resistenze, attraverso arresti e incarcerazioni.
1 . Basi militari locali e internazionali utilizzate come centri
di detenzione e carceri.
2 . Costruzione e uso di prigioni e centri di detenzione
segrete un patria e all’estero.
3 . Incarcerare e torturare i resistenti servendosi di stati
dipendenti.
4 . Costruzione e uso di carceri di sicurezza e centri di
detenzione privati.
5 . Sforzi per imporre leggi penali degli Stati Uniti in
altri paesi.
I prigionieri politici nelle carceri messicane subiscono lo
stesso trattamento dei prigionieri politici negli altri paesi. Nelle prigioni
messicane si applicano pratiche simili per avere prigionieri politici arrendevoli
e sottomessi. Sono centinaia i prigionieri politici in Messico. In Messico ci sono
due tipi di carceri. I carceri regionali, dove molti detenuti si trovano nella
stessa cella, e i carceri Cefferas di massima sicurezza, dipendenti
dall’organismo federale di Pubblica Sicurezza. Molti prigionieri politici sono
detenuti in questo tipo di prigione. Il governo messicano ha mai ammesso l'
esistenza ha di prigionieri politici. I prigionieri politici in Messico sono reclusi
per reati di droga. Trascorro in cella 23 ore e mezzo, gli concessa solo
mezzora d’aria, ma le mura di cinta sono tanto alte che non riescono neppure a
ricevere la luce del sole. I prigionieri sono minuziosamente perquisiti prima di
andare all’aria, sono denudati e umiliati con degradanti perquisizioni anali. I
prigionieri che so ribellano sono torturati. I diritti della difesa sono
ristretti e per punizione le consultazioni con gli avvocati possono essere
impedite. I libri non sono ammessi e sono privati di ogni altra attività sociale.
Tutte queste pratiche e punizioni hanno un solo scopo: quando
le classi dominanti non riescono ad assimilare e rompere le agitazioni e
resistenze delle massa, applicano questi trattamenti disumani sui rivoluzionari,
i comunisti e i patrioti, perché si arrendano. Per ottenerlo si spendono milioni
di dollari per la costruzione di nuove carceri di massima sicurezza.
Ovunque nel mondo, motivo e scopo principale dell’isolamento
dalla società dei prigionieri politici in carceri cellulari o in prigioni di
massima sicurezza private è negare ai prigionieri i diritti umani fondamentali,
negare i diritti che si sono conquistati, costringere i prigionieri alla solitudine
disperdendone l'organizzazione, separarli dalla solidarietà, interrompere ogni
loro attività sociale, culturale e sportiva per tagliare ogni legame con la
vita quotidiana condannarli all’isolamento e alla tortura perché tradiscano la
loro causa.
In tutti i paesi in cui ci sono prigionieri politici, i media
della borghesia sono complice. Quei media borghesi che presentano il carcere
come un luogo piacevole, che hanno sempre nascosto al pubblico la verità delle atroci
torture e maltrattamenti che si praticano nelle prigioni. Negli USA i media
borghesi hanno sempre taciuto. Mentre nelle carceri in Turchia avvengono le
peggiori violazioni dei diritti umani, i media borghesi nascondono e distorcono
i fatti. Quando le lotte nelle prigioni fanno morti e feriti non se dà nessuna
notizia. Chiaramente, lo stesso avviene in Messico, India, Brasile e altri
paesi.
Nella storia si sono viste resistenze di rivoluzionari e
patrioti prigionieri alla tortura, alla repressione e violazione dei diritti
nelle carceri. I prigionieri politici hanno segnato una linea continua di
resistenza contro ogni tipo di pressione, repressione e massacro da parte della
borghesia imperialista e dei suoi boia. Qualche volte queste resistenze hanno
vinto e portato alla riconquista di diritti, difendendo la dignità dei
rivoluzionari. I prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, i resistenti
iracheni ad Abu Ghraib, i prigionieri politici in India, Iran, Brasile,
Messico, Stati Uniti e Turchia hanno prodotto resistenze determinate che sono
diventati degli esempi. Sono gli imperialisti americani, i supervisori e istruttori
di tortura, in particolare in America Latina, Medio ed Estremo Oriente. A
quanti sono stati rilasciati da Abu Ghraib, sono state applicate restrizioni speciali
per assicurarsi il loro silenzio.
La crisi economica del sistema imperialista continua a
crescere. La crisi ha prodotto la crescita di disoccupazione e povertà. Dal 2008
la crisi economica mondiale iniziata negli Stati Uniti ha continuato ad
estendersi. Ora la crisi si concentra in Europa. La crisi economica colpito
tutti i paesi, senza eccezioni, Grecia, Italia, Spagna, ecc. E in molti paesi
la crisi economica si è trasformato anche in impossibilità governare. Gli
imperialisti europei hanno tentato di salvare paesi come la Grecia con
programmi di aiuti finanziari, come soluzione temporanea, ma ora anche questo soluzioni
temporanee sono inefficaci. In un mondo in cui la disoccupazione e la povertà
stanno aumentando in maniera incontrollata, il sistema imperialista e le
borghesie dei paesi che ne fanno parte scaricano il peso della crisi sulle
spalle della classe operaia e dei lavoratori. Proletari e masse oppresse
rispondono “non abbiamo causato noi questa crisi e non vogliamo pagarne il
prezzo”.Aumentano la resistenza, alzano la voce con scioperi generali,
prendendosi le strade e scontrandosi con la polizia.
La borghesia imperialista e i suoi lacchè prendono
provvedimenti sempre più drastici contro lo sviluppo della resistenza sociale. Inaspriscono
della repressione di Stato con nuove leggi anti-terrorismo e leggi speciali,
minacciando ancora di più la società. Inevitabilmente, nei prossimi anni i luoghi
di detenzione cresceranno e si moltiplicheranno ancora. Le prigioni
diventeranno sempre di più un problema sociale. Ma è impossibile spegnere il
sole, gli imperialisti e i loro servi hanno paura della vita, delle idee dei
rivoluzionari e comunisti. Quando parleranno di democrazia, di diritti umani,
sarà chiaro a tutti che sono menzogne e ipocrisia.
Tutte le inchieste condotte finora hanno dimostrato che i
prigionieri politici e i cosiddetti detenuti comuni, si trovano prima o poi ad
affrontare le seguenti realtà
1 Il numero dei carceri cellulari aumenta in tutto il mondo
2 I detenuti nei carceri cellulari sono abbandonati alla
solitudine.
3 La tortura sta diventando sistematica
4 La vita collettiva dei rivoluzionari è proibita
5 Gli spazi di vita comune sono eliminati
6 Le attività culturali, sociali e sportive sono soppresse
7 Isolamento dei prigionieri gli uni dagli altri, allo scopo
deliberato di annientarne ogni sentimento umano, si spersonalizzarli e infine
di costringersi ad arrendersi
8 Limitazioni delle visite dei familiari e o loro
sospensione per un certo periodo per isolare socialmente i prigionieri.
9 Restrizione dei diritti della difesa, impossibilità per
avvocati di accedere agli elementi accusatori e carte processuali.
10 Divieto di leggere libri, riviste, giornali, ascoltare e
guardare radio e televisione, di informarsi.
11 Negazione del diritto a difendersi nella propria lingua madre.
In seguito all’applicazione di queste ed altre simili pratiche
si producono effetti devastanti, documentati dalle lettere dei prigionieri e
molte altre inchieste:
1 . Disagio emotivo e la paura di contatti
2 . Anoressia
3 . Irritabilità estrema
4 . Perdita di sensibilità sensoriale e capacità di
attenzione
5 . Estraniamento dalla realtà
6 . Capacità di orientamento e atrofia
7 . Perdita di orientamento e abilità
7 . Perdita di orientamento e abilità
8 . Allucinazioni
9 . Stato costante di tensione
10 . Riduzione della capacità di pensiero
11 . Amnesia
12 . Difficoltà a parlare
13 . Distorsioni percettive e percezione errate
14 . Danni ai centri dell’equilibrio
15 . Disagio dalla luce, sensazione di essere oppressi da qualsiasi
cosa
16 . Ipersensibilità al rumore
17 . Pensieri suicidi
18 . Perdita di peso
19 . Disabilità visiva
Oltre a queste ci sono numerose malattie causate dalle
condizioni delle carceri. Tra queste: tubercolosi, epatite, malattie renali,
sanguinamento dello stomaco, insufficienza cardiaca, cattiva postura e dolore
al collo causate delle torture, emicranie violente, sinusite, artrite, malattie
reumatiche.
Alla luce di questi fatti tesi le organizzazioni firmatarie
convocano e invitano tutte le organizzazioni democratiche e di difesa dei
diritti umani a partecipare al Symposium internazionale sulle carceri che si
terrà a Istanbul, Turchia il 25-26-27 Aprile 2014, a sostegno dei prigionieri
politici, per denunciare il trattamento che subiscono, per lottare per i diritti
dei prigionieri politici, contro l'impunità di chi tortura e maltratta i
prigionieri, perché siano rivelate le prigioni segrete degli Stati Uniti, perché
in tutto il mondo sia riconosciuto ai rivoluzionari lo status di prigionieri
politici, per l'abolizione dei carceri cellulari, per porre fine alle violazioni
dei diritti della difesa, per il riconoscimento al diritto alla difesa nella
lingua nativa
Partecipano:
Confederazione dei lavoratori dalla
Turchia in Europa (ATiK), Comitato Internazionale di Solidarietà coi
Prigionieri Politici (UPOTUDAK) Federazione dei lavoratori dalla Turchia in
Germania (ATiF), Federazione dei lavoratori e giovani dalla in Austria (ATİGF),
Federazione dei lavoratori dalla Turchia in Olnada (HTİF), Federazione dei
lavoratori dalla Turchia in Svizzera (İTİF), Confederazione dei lavoratori
dalla Turchia in Europa – Gioventù di Muova Democrazia (ATiK-YDG), Confederazione
dei lavoratori dalla Turchia in Europa – Donne Nuove (AtiK- YK), Confederazione
per I Diritti Democratici in Europa (ADHK), Federazione per i Diritti
Democratici in Germania, (ADHF) Federazione per i Diritti Democratici in
Svizzera (İDHF), Federazione per i Diritti Democratici in Francia (FDHF), Centro
Culturale Cento Fiori , Londra (YÇKM), Federazione per i Diritti Democratici in
Austria (ADHF), Movimento democratico delle Donne in Europa (ADKH), Movimento
democratico dei Giovani in Europa (ADGH), ALINTERI-Europa, Proletariato
Rivoluzionario (Devrimci Proleterya) Un Mondo da Vivere (Yaşanacak Dünya), Comitato
di Solidarietà coi Prigionieri Politici (AÖTDK), Confederazione degli Oppressi
Rifugiati in Europa (Aveg-KOM), Federazione
dei rifugiati in Germana,(AGİF), Associazione dei Lavoratori Rifugiati a Parigi
(ACTİT), Associazione dei Lavoratori Rifugiati in Svizzera (İGİF) Collettivo degli
Oppressi Rifugiati in Belgio (BEGK), Commissione per un Soccorso Rosso
Proletario, PCm Italia
mercoledì 26 marzo 2014
pc 26 marzo - Obama go home! Roma giovedi 27 marzo manifestazione all'ambasciata Usa ore 16
Il presidente degli
Stati Uniti, Barack Obama, da questa sera e per tutta la giornata di
domani sarà a Roma. Vedrà Napolitano, il Papa e Renzi. La visita di un
presidente statunitense non è normale amministrazione, anche quando è un
presidente “democratico”, una caratteristica che sembra capace di
depotenziare qualsiasi doverosa contestazione verso le autorità di uno
stato imperialista che porta con sé enormi responsabilità di quanto di
negativo avviene nel mondo e nel nostro territorio, il Muos di Niscemi
per dirne una. Fortunatamente non tutti sono disposti a prostrarsi
davanti al Presidente statunitense e intendono rammentargli alcune
questioni aperte.
Per domani pomeriggio una
coalizione di forze tra cui Cobas, Comitati No Muos, Campagna Stop TTIP,
Rete No War, Rete della Conoscenza, Link Coordinamento Universitario;
Unione degli Studenti, Attac, PRC, Rete dei Comunisti, A Sud, Un ponte
per.., Rete romana solidarietà con la Palestina, Comitato di solidarietà
Leonard Peltier, U.S. Citizens for Peace & Justice, Communia,
Re:Common,Yaku si sono dati appuntamento alle ore 16.00 sotto
l'ambasciata statunitense in via Veneto. La Questura ha posto una serie
di problemi su questa dislocazione. Dopo un lungo tira e molla, la
manifestazione si attesterà tra via San Isidoro e Piazza Barberini.
Molti temi di contestazione che saranno esposti sugli striscioni e i
cartelli: dal Muos al TTIP, dalla guerra a Guantanamo, dai diritti del
popolo palestinese alla liberazione dei prigionieri politici come
Leonard Peltier e Mumia Abu Jamal ma anche i tre Cubani dei cinque
arrestati nel lontano 1998 che sono ancora nelle carceri statunitensi.
pc 26 marzo - ESAME CRITICO DEL JOBS ACT - UN CONTRIBUTO
Il JOBS ACT: quello che è già stato fatto e quello che il governo ha in programma di fare (esame dei provvedimenti sul lavoro varati dal governo Renzi)
1. Il DECRETO LEGGE 20 MARZO 2014
E’ stato pubblicato il 20 marzo 2014 sulla Gazzetta Ufficiale , e quindi è operativo a tutti gli effetti, il decreto con cui il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 12 marzo, su proposta del Presidente Renzi e del Ministro del Lavoro Poletti), ha approvato disposizioni urgenti sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato, a cui è stato aggiunto in extremis un articolo riguardante il rifinanziamento dello sgravio contributivo per i contratti di solidarietà per una somma complessiva di 15 mil. di Euro per l’anno in corso.
Del tanto roboante JOBS ACTC che doveva ridurre la precarietà e rilanciare l’occupazione, per ora non c’è che un atto di ulteriore liberalizzazione dell’accesso a queste due forme contrattuali che ne rende più precarie le condizioni di lavoro , intervenendo anche a diminuire le già misere retribuzioni degli apprendisti, e un intervento sulla documentazione di regolarità retributiva delle imprese (DURC), che rende meno stringenti i controlli e facilita le procedure per le aziende.
Ma vediamo più da vicino quali sono le novità introdotte e quali effetti avranno sui relativi rapporti di lavoro:
Il contratto di lavoro a termine
Per il contratto a termine viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi della durata del rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non è richiesto il requisito della causalità.
Ciò non vuol dire che obbligatoriamente i contratti a termine dovranno avere durata triennale ( pericoloso eccesso di tutela verso il lavoratore!), bensì che per qualsiasi attività, settore merceologico e livello professionale sarà possibile stipulare contratti a termine della durata fino a 36 mesi senza dover minimamente motivare da parte dell’impresa le ragioni per cui si ricorre ad un rapporto a termine piuttosto che a tempo indeterminato.
Quindi si dilata a dismisura quell’offesa già operata dalla Fornero al principio secondo cui il “normale” rapporto di lavoro è a tempo indeterminato, tutelato anche dalla legislazione europea ( Direttiva1999/70/CE),ma indubbiamente considerato da “rottamare” da parte del nostro giovane governo. Infatti se ora le statistiche ci dicono che oltre l’80% dei nuovi rapporti avviene con contratti a termine, con questa novazione indubbiamente il 100% sarà assicurato.
Inoltre il provvedimento renziano interviene a modificare in peggio altre due clausole della precedente normativa, quella relativa al periodo di interruzione minimo necessario per attivare un nuovo contratto a termine e quella del numero dei rinnovi possibili.
Il primo viene abolito, quindi da oggi sarà reiterabile un contratto a termine senza soluzione di continuità e per le proroghe ( la legge Fornero ne aveva concessa una sola ) viene prevista la possibilità di attivarle fino ad un massimo di 8 volte entro il limite dei tre anni. Unica condizione posta è che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato.
Viene, infine, fissato il limite massimo, per i contratti a tempo determinato, del 20% dell'organico complessivo del datore di lavoro. Il decreto lascia comunque alla contrattazione collettiva la possibilità di ampliare tale limite quantitativo ( che quindi può essere più ampio con modifiche pattuite anche solo a livello aziendale) con particolare riferimento alle esigenze connesse alle sostituzioni e alla stagionalità.
Infine è previsto che le imprese che occupano fino a 5 dipendenti possono comunque stipulare almeno un contratto a termine.
Con queste modifiche introdotte è evidente che il contratto a termine viene promosso come forma principale di nuova assunzione, con condizioni di frammentazione continua del rapporto ( durante i primi tre anni di lavoro potresti essere licenziato e riassunto ogni 4 mesi !) con un effetto “ spada di Damocle” permanente sulla testa del lavoratore, e con esito quasi certo al termine dei tre anni( cessazione e avanti un altro !) , altro che contratto a garanzie crescenti!
Il contratto di apprendistato
Per il contratto di apprendistato le modifiche introdotte non sono meno devastati.
La giurisprudenza del lavoro e gli uffici vertenze dei sindacati sono affollati di casistiche che testimoniano come già oggi , questo contratto che avrebbe la sua ragione d’essere nella natura mista della sua finalità , che dovrebbe rappresentare un efficace strumento di intreccio tra formazione e lavoro, in effetti viene abusato dalle imprese come strumento esclusivo di sottosalario, sottoinquadramento e risparmio contributivo. Come argine all’abuso padronale di questa tipologia contrattuale erano state inserite nella disciplina del rapporto di lavoro alcuni obblighi per il datore di lavoro che lo impegnavano ad erogare la formazione al giovane, pena la possibile nullità del contratto di apprendistato e il diritto per il lavoratore a vedersi riconosciuto il diritto al contratto a tempo indeterminato dall’atto della stipula.
Ora, con un sapiente intervento chirurgico il decreto del governo Renzi interviene a modificare proprio quelle clausole, sicchè la finalità formativa diventa un requisito effimero.
In primo luogo viene abolito l’obbligo a effettuare all’atto dell’assunzione la stipula in forma scritta del piano formativo individuale ( che recava obbligatoriamente anche la qualifica di partenza e quella da conseguire a termine percorso e le modalità con cui veniva effettuato il processo formativo interno ed esterno all’azienda ) ora invece si prevede il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova .
Inoltre viene abolita l’obbligatorietà della formazione cosiddetta “trasversale “ ovvero quella formazione , disciplinata dalle Regioni, svolta in forma interna o esterna alla azienda e finalizzata alla acquisizione di competenze di base e alla conoscenza della legislazione del lavoro e contrattuale per un monte complessivo non superiore a centoventi ore nel triennio.
E’ evidente che trattandosi dell’unica parte della formazione erogata non on the job, si trattava dell’unica parte di formazione contro la cui non ottemperanza l’apprendista poteva far ricorso per rivendicare la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il riconoscimento delle relative differenze retributive.
In questo modo senza piano formativo scritto e senza obbligo di formazione pubblica è evidente che la natura formativa del rapporto di lavoro viene completamente tradita e l’apprendistato ridotto a mero addestramento di mestiere, sottopagato.
Ad aggravare questo snaturamento dell’istituto concorre un’altra norma inserita nel decreto , per cui per la parte riferita alle ore di formazione ( come e da chi verranno quantificate se la formazione si svolgerà solo durante lo svolgimento della mansione ?)l’apprendista sarà retribuito al 35% della paga oraria del livello contrattuale di inquadramento( va ricordato che l’apprendista può già essere inquadrato fino a due livelli sotto al livello d’inquadramento previsto per la qualifica per cui è assunto !)
Ma il nuovo decreto interviene a modificare anche un’altra norma che era quella che vincolava le imprese ad avviare nuove assunzioni di apprendisti solo a fronte della conferma a tempo indeterminato di almeno del 50% di quelli conclusi nel triennio precedente.
Cancellando completamente il comma che comprendeva tale previsione , il decreto nei fatti riduce l’apprendistato ad una sottospecie del contratto a termine, da cui si distingue per i vantaggi contributivi e per il minore costo del lavoro per le imprese, per la durata , che per le imprese artigiane può essere fino a 5 anni, non offrendo in cambio al giovane lavoratore sicurezza né di formazione, né di conseguimento della qualifica, né di stabilizzazione del rapporto di lavoro a termine del contratto stesso !!!
Smaterializzazione del DURC
Il DURC, documento unico di regolarità contributiva, è l'attestazione dell'assolvimento, da parte dell'impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di INPS, INAIL e Cassa Edile, che il datore di lavoro deve esibire per qualsiasi richiesta di accesso a finanziamenti e contributi pubblici, ivi compresi gli ammortizzatori sociali, nonché in caso di accesso ispettivo da parte degli ispettori del lavoro e del Ministero della finanza .
Il Decreto legge prevede ora la smaterializzazione del DURC, ( che significa non più l’obbligo a conservare in sede , in forma cartacea e certificata dagli Enti preposti, la relativa documentazione, ma prevede semplicemente l’accesso al fascicolo per via informatica ) superando l’attuale sistema che impone ripetuti adempimenti alle imprese.
Dietro un intervento che si presenta finalizzato alla facilitazione e snellimento delle procedure burocratiche per le aziende, si può nei fatti ingenerare una prassi che rende meno trasparenti e cogenti i controlli da parte degli organi di vigilanza e verifica .
2. DISEGNO DI LEGGE DELEGA
Ma sempre nella seduta del 12 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha discusso e deciso anche le linee guida di un un Disegno di Legge Delega al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, di semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro, di riordino delle forme contrattuali e di miglioramento della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.
Del contenuto del futuro disegno di legge, che dovrà essere discusso i sede parlamentare e poi affiderà al ministro di turno l’ emanazione della concreta disciplina di riferimento , ci dà conto un lungo e articolato comunicato della Presidenza del Consiglio , che sfata alcune anticipazioni e battages pubblicitari che si sono diffusi sui media nei giorni e settimane precedenti, anche a seguito di dichiarazioni ad effetto dello stesso Renzi, primo tra tutti che il cosiddetto contratto unico a garanzie crescenti sarà alternativo alla pletora di forme contrattuali precarie oggi in uso, infatti il comunicato ufficiale parla solo di una” ulteriore” tipologia contrattuale.
Ma vediamo più da vicino i contenuti della politica renziana sul lavoro che il consiglio dei ministri ha definito.
Quelle che seguono sono le caratteristiche esplicitate nel comunicato ufficiale a cui sono allegate alcune nostre prime valutazioni ( nel testo in corsivo e tra parentesi) che ne evidenziano i possibili rischi e le profonde ambiguità nella realizzazione successiva:
Delega in materia di ammortizzatori sociali
La delega ha lo scopo di assicurare un sistema universale per tutti i lavoratori che preveda, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- rivedere i criteri di concessione ed utilizzo delle integrazioni salariali escludendo i casi di cessazione aziendale; (quindi in tutti i casi di fallimento, liquidazione, chiusura dell’attività aziendale, procedure concorsuali che non prevedano la prosecuzione di attività, per cui oggi si contrattano piani di investimento, rilancio produttivo e/o acquisizione da parte di terzi, programmi produttivi, il rischio reale è che i lavoratori siano semplicemente tutti licenziati)
- semplificare le procedure burocratiche anche con la introduzione di meccanismi automatici di concessione; (potrebbe portare al superamento delle procedure obbligatorie di consultazione sindacale e quindi perdita di qualsiasi sede di verifica preventiva per i lavoratori dei piani aziendali e delle loro ricadute occupazionali, nonché la possibilità di contrattare strumenti alternativi, quali riduzioni di orario e/o contratti di solidarietà)
- prevedere che l’accesso alla cassa integrazione possa avvenire solo a seguito di esaurimento di altre possibilità di riduzione dell’orario di lavoro; (non viene tuttavia spiegato attraverso quali meccanismi si dovrebbe verificare che tutte le possibilità alternative sono state esperite)
- rivedere i limiti di durata, da legare ai singoli lavoratori ( rischio che anche nel caso della CIG, come è già avvenuto da tempo per le pensioni, prevalga un criterio di erogazione legato alla storia contributiva dei singoli )
- prevedere una maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici;
- prevedere una riduzione degli oneri contributivi ordinari e la loro rimodulazione tra i diversi settori in funzione dell’effettivo utilizzo;
- rimodulare l’ASpI ( la nuova indennità di disoccupazione introdotta dalla legge Fornero del 2012, che diventerà operativa a partire dal prossimo anno) omogeneizzando tra loro la disciplina ordinaria e quella breve;
- incrementare la durata massima dell’ASpI per i lavoratori con carriere contributive più significative ( anche in questo caso la durata dell’indennità è collegata alla pregressa storia contributiva dei singoli, con buona pace per chi è stato sfruttato al nero, ha più periodi di precariato, è stato truffato dai propri padroni !)
- estendere l’applicazione dell’ASpI ai lavoratori con contratti di co.co.co., prevedendo in fase iniziale un periodo biennale di sperimentazione a risorse definite;( rimangono escluse le partite iva , le associazioni in partecipazione e tutte le altre forme di falso lavoro autonomo; nonchè gli studenti, gli stagisti, i dottorandi , i neet e tutti coloro che non hanno avuto un precedente rapporto di lavoro “in chiaro”, quindi non c’è traccia di un provvedimento universale contro la disoccupazione che vada a intervenire su tutte le diverse forme di disoccupazione e inoccupazione e sottocupazione e sfruttamento al nero, oggi dilaganti in particolare tra i giovani, ma non solo )
- introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa ( il criterio dei massimali contributivi rischia di essere un ulteriore penalizzazione per la pensione dei giovani e tutti coloro che hanno storie lavorative discontinue )
- valutare la possibilità che, dopo l’ASpI, possa essere riconosciuta un’ulteriore prestazione in favore di soggetti con indicatore ISEE particolarmente ridotto; ( sussidio di povertà !)
- eliminare lo stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a prestazioni di carattere assistenziale.
Delega in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive
La delega è finalizzata a garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politica attiva del lavoro su tutto il territorio nazionale, nonché ad assicurare l’esercizio unitario delle relative funzioni amministrative.
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- razionalizzare gli incentivi all’assunzione già esistenti, da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi una minore probabilità di trovare occupazione; ( che vuol dire individuazione di soggetti “svantaggiati” su cui concentrare gli incentivi all’impiego: molto dipenderà dai criteri di definizione e dalla misura e cogenza degli incentivi )
- razionalizzare gli incentivi per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità;
- istituire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un’Agenzia nazionale per l’impiego per la gestione integrata delle politiche attive e passive del lavoro, partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. All’agenzia sarebbero attribuiti compiti gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI e vedrebbe il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali. Si prevedono meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e l’Inps, sia a livello centrale che a livello territoriale, così come meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e gli enti che, a livello centrale e territoriale, esercitano competenze in materia di incentivi all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità;( rischio che la partecipazione dei Sindacati alla definizione delle linee d’indirizzo di questa nuova Agenzia nazionale e alla sua gestione operativa, soppianti l’attuale sistema di contrattazione preventiva sui livelli occupazionali e le crisi aziendali )
- razionalizzare gli enti e le strutture, anche all’interno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che operano in materia di ammortizzatori sociali, politiche attive e servizi per l’impiego allo scopo di evitare sovrapposizioni e garantire l’invarianza di spesa;
- rafforzare e valorizzare l’integrazione pubblico/privato per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro; ( principio che allude a riconoscimento e valorizzazione di un sistema misto di gestione del mercato del lavoro non meglio specificato per ruoli e funzioni e finanziamenti dedicati)
- mantenere in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il ruolo per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che debbono essere garantite su tutto il territorio nazionale;
- mantenere in capo alle Regioni e Province autonome le competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro;
- favorire il coinvolgimento attivo del soggetto che cerca lavoro;
- valorizzare il sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro e il monitoraggio delle prestazioni erogate.
Delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti
La delega punta a conseguire obiettivi di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, a tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione del rapporto di carattere burocratico ed amministrativo; eliminare e semplificare, anche mediante norme di carattere interpretativo, le disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali e amministrativi; ( tutti interventi che possono portare ad aumentare pratiche elusive da parte delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro ed indebolire la possibilità dei lavoratori di attuare strategie difensive e ricorrere alla giustizia ordinaria per le inadempienze subite )
- unificare le comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi (es. infortuni sul lavoro) ponendo a carico delle stesse amministrazioni l’obbligo di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti
- promuovere le comunicazioni in via telematica e l’abolizione della tenuta di documenti cartacei;
- rivedere il regime delle sanzioni, valorizzando gli istituti di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della violazione e favoriscano l’immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita (a parità di costo); ( tema particolarmente delicato che vuol dire rivedere l’intero sistema interventi ispettivi e di verifica sulla correttezza della gestione dei rapporti di lavoro e degli obblighi retributivi, contributivi, assicurativi e di prevenzione della salute da parte delle imprese, alleggerendo le sanzioni pecuniarie e inserendo invece un sistema premiale per i comportamenti conciliativi; il riferimento alla parità dei costi non potrà che comportare un forte indebolimento della rete degli ispettori del lavoro e della loro operatività sul territorio )
- individuare modalità organizzative e gestionali che consentano di svolgere, anche in via telematica, tutti gli adempimenti di carattere burocratico e amministrativo connesso con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro;
- revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino
Delega in materia di riordino delle forme contrattuali
Nel testo del Comunicato della presidenza del Consiglio si legge che “La delega è finalizzata a riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto produttivo nazionale e internazionale” quindi nessuna allusione a diminuzione o cancellazione di forme o istituti contrattuali e nemmeno di riduzione della precarietà dei rapporti..
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il contesto occupazionale e produttivo nazionale e internazionale, anche in funzione di eventuali interventi di riordino delle medesime tipologie contrattuali;
- procedere alla redazione di un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali dei rapporti di lavoro, che possa anche prevedere l’introduzione, eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti (eccolo qui il famoso “contratto unico” di inserimento a tutele crescenti: una ulteriore forma contrattuale da sperimentare in aggiunta e non in sostituzione di altre e di cui per ora non vengono neanche accennate le modalità, la durata, le tipologie operative a cui è destinato… tutto da consegnare alla delega del governo e al Ministro competente?)
- introdurre, eventualmente anche in via sperimentale, il compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali;( anche in questo caso come per gli ammortizzatori sociali rimarrebbero fuori dalla sperimentazione tutte le forme di falso lavoro autonomo, che sono le nuove frontiere dell’abuso semilegale di rapporti di lavoro dipendente sotto mentite spoglie!).
Delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali
La delega dichiara la propria finalità nell’obiettivo di contemperare i tempi di vita con i tempi di lavoro dei genitori. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- introdurre a carattere universale l’indennità di maternità, quindi anche per le lavoratrici che versano contributi alla gestione separata ( si spera che almeno per la maternità le prestazioni siano riconosciute anche alle lavoratrici a partita IVA, alle associate in partecipazione e a tutte coloro che hanno falsi rapporti autonomi)
- garantire, alle lavoratrici madri parasubordinate, il diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro; ( non è chiaro se questa clausola è estesa anche alle partite IVA, in quanto esse stesse sono responsabili dei versamenti effettuati )
- abolire la detrazione per il coniuge a carico ed introdurre il tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito familiare;( Questa norma che sembrerebbe favorire la valorizzazione del lavoro femminile, rischia di essere un clamoroso boomerang a sfavore delle famiglie monoreddito, in quanto la detrazione per coniuge a carico viene attribuita oggi indipendentemente dalla presenza di figli e senza soglie di reddito, mentre la previsione del credito a favore delle donne lavoratrici verrebbe erogato solo alle madri di figli minori sotto una certa soglia di reddito, così si caratterizza più come un assegno assistenziale rivolto alle sole lavoratrici madri a basso reddito che come strumento di promozione dell’occupazione femminile in tutti i campi professionali e lavorativi. Va ricordato inoltre che causa il dilagare della crisi , della disoccupazione e di forme sempre meno garantite di rapporti di lavoro, si sta allargando la fascia di lavoratrici, con e senza figli, che percepiscono le detrazioni per il coniuge a carico avendo in marito e compagno disoccupato , che in questo modo si vedrebbero private di una parte del proprio reddito e non riconosciute nel ruolo di breadwinner!)
- incentivare accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e l’impiego di premi di produttività, per favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti; ( attenzione al part time non volontario !)
- favorire l’integrazione dell’offerta di servizi per la prima infanzia forniti dalle aziende nel sistema pubblico – privato dei servizi alla persona, anche mediante la promozione del loro utilizzo ottimale da parte dei lavoratori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi.
Insomma un programma di interventi che di nuovo non ha proprio niente e che ripercorre la logica già segnata dai governi precedenti di spacciare per razionalizzazione le diminuzioni di controlli e verifiche sulla correttezza dei rapporti di lavoro, di restringere l’ambito di copertura degli attuali ammortizzatori, invece di allargarla, di promuovere forme spurie di nuovi rapporti di lavoro che invece che favorire la qualità del lavoro, ne peggiorano sostanzialmente le condizioni e offrono alle imprese nuove opzioni nel già ricco menù delle forme di precariato a disposizione.
Con buona pace del contratto a tempo indeterminato, dei processi di stabilizzazione del lavoro precario e dell’art. 18 di cui è rimasto ormai solo un pallido simulacro e di cui , comunque,” il rottamatore” ha fretta di disfarsi completamente!
Barbara Pettine
1. Il DECRETO LEGGE 20 MARZO 2014
E’ stato pubblicato il 20 marzo 2014 sulla Gazzetta Ufficiale , e quindi è operativo a tutti gli effetti, il decreto con cui il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 12 marzo, su proposta del Presidente Renzi e del Ministro del Lavoro Poletti), ha approvato disposizioni urgenti sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato, a cui è stato aggiunto in extremis un articolo riguardante il rifinanziamento dello sgravio contributivo per i contratti di solidarietà per una somma complessiva di 15 mil. di Euro per l’anno in corso.
Del tanto roboante JOBS ACTC che doveva ridurre la precarietà e rilanciare l’occupazione, per ora non c’è che un atto di ulteriore liberalizzazione dell’accesso a queste due forme contrattuali che ne rende più precarie le condizioni di lavoro , intervenendo anche a diminuire le già misere retribuzioni degli apprendisti, e un intervento sulla documentazione di regolarità retributiva delle imprese (DURC), che rende meno stringenti i controlli e facilita le procedure per le aziende.
Ma vediamo più da vicino quali sono le novità introdotte e quali effetti avranno sui relativi rapporti di lavoro:
Il contratto di lavoro a termine
Per il contratto a termine viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi della durata del rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non è richiesto il requisito della causalità.
Ciò non vuol dire che obbligatoriamente i contratti a termine dovranno avere durata triennale ( pericoloso eccesso di tutela verso il lavoratore!), bensì che per qualsiasi attività, settore merceologico e livello professionale sarà possibile stipulare contratti a termine della durata fino a 36 mesi senza dover minimamente motivare da parte dell’impresa le ragioni per cui si ricorre ad un rapporto a termine piuttosto che a tempo indeterminato.
Quindi si dilata a dismisura quell’offesa già operata dalla Fornero al principio secondo cui il “normale” rapporto di lavoro è a tempo indeterminato, tutelato anche dalla legislazione europea ( Direttiva1999/70/CE),ma indubbiamente considerato da “rottamare” da parte del nostro giovane governo. Infatti se ora le statistiche ci dicono che oltre l’80% dei nuovi rapporti avviene con contratti a termine, con questa novazione indubbiamente il 100% sarà assicurato.
Inoltre il provvedimento renziano interviene a modificare in peggio altre due clausole della precedente normativa, quella relativa al periodo di interruzione minimo necessario per attivare un nuovo contratto a termine e quella del numero dei rinnovi possibili.
Il primo viene abolito, quindi da oggi sarà reiterabile un contratto a termine senza soluzione di continuità e per le proroghe ( la legge Fornero ne aveva concessa una sola ) viene prevista la possibilità di attivarle fino ad un massimo di 8 volte entro il limite dei tre anni. Unica condizione posta è che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato.
Viene, infine, fissato il limite massimo, per i contratti a tempo determinato, del 20% dell'organico complessivo del datore di lavoro. Il decreto lascia comunque alla contrattazione collettiva la possibilità di ampliare tale limite quantitativo ( che quindi può essere più ampio con modifiche pattuite anche solo a livello aziendale) con particolare riferimento alle esigenze connesse alle sostituzioni e alla stagionalità.
Infine è previsto che le imprese che occupano fino a 5 dipendenti possono comunque stipulare almeno un contratto a termine.
Con queste modifiche introdotte è evidente che il contratto a termine viene promosso come forma principale di nuova assunzione, con condizioni di frammentazione continua del rapporto ( durante i primi tre anni di lavoro potresti essere licenziato e riassunto ogni 4 mesi !) con un effetto “ spada di Damocle” permanente sulla testa del lavoratore, e con esito quasi certo al termine dei tre anni( cessazione e avanti un altro !) , altro che contratto a garanzie crescenti!
Il contratto di apprendistato
Per il contratto di apprendistato le modifiche introdotte non sono meno devastati.
La giurisprudenza del lavoro e gli uffici vertenze dei sindacati sono affollati di casistiche che testimoniano come già oggi , questo contratto che avrebbe la sua ragione d’essere nella natura mista della sua finalità , che dovrebbe rappresentare un efficace strumento di intreccio tra formazione e lavoro, in effetti viene abusato dalle imprese come strumento esclusivo di sottosalario, sottoinquadramento e risparmio contributivo. Come argine all’abuso padronale di questa tipologia contrattuale erano state inserite nella disciplina del rapporto di lavoro alcuni obblighi per il datore di lavoro che lo impegnavano ad erogare la formazione al giovane, pena la possibile nullità del contratto di apprendistato e il diritto per il lavoratore a vedersi riconosciuto il diritto al contratto a tempo indeterminato dall’atto della stipula.
Ora, con un sapiente intervento chirurgico il decreto del governo Renzi interviene a modificare proprio quelle clausole, sicchè la finalità formativa diventa un requisito effimero.
In primo luogo viene abolito l’obbligo a effettuare all’atto dell’assunzione la stipula in forma scritta del piano formativo individuale ( che recava obbligatoriamente anche la qualifica di partenza e quella da conseguire a termine percorso e le modalità con cui veniva effettuato il processo formativo interno ed esterno all’azienda ) ora invece si prevede il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova .
Inoltre viene abolita l’obbligatorietà della formazione cosiddetta “trasversale “ ovvero quella formazione , disciplinata dalle Regioni, svolta in forma interna o esterna alla azienda e finalizzata alla acquisizione di competenze di base e alla conoscenza della legislazione del lavoro e contrattuale per un monte complessivo non superiore a centoventi ore nel triennio.
E’ evidente che trattandosi dell’unica parte della formazione erogata non on the job, si trattava dell’unica parte di formazione contro la cui non ottemperanza l’apprendista poteva far ricorso per rivendicare la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il riconoscimento delle relative differenze retributive.
In questo modo senza piano formativo scritto e senza obbligo di formazione pubblica è evidente che la natura formativa del rapporto di lavoro viene completamente tradita e l’apprendistato ridotto a mero addestramento di mestiere, sottopagato.
Ad aggravare questo snaturamento dell’istituto concorre un’altra norma inserita nel decreto , per cui per la parte riferita alle ore di formazione ( come e da chi verranno quantificate se la formazione si svolgerà solo durante lo svolgimento della mansione ?)l’apprendista sarà retribuito al 35% della paga oraria del livello contrattuale di inquadramento( va ricordato che l’apprendista può già essere inquadrato fino a due livelli sotto al livello d’inquadramento previsto per la qualifica per cui è assunto !)
Ma il nuovo decreto interviene a modificare anche un’altra norma che era quella che vincolava le imprese ad avviare nuove assunzioni di apprendisti solo a fronte della conferma a tempo indeterminato di almeno del 50% di quelli conclusi nel triennio precedente.
Cancellando completamente il comma che comprendeva tale previsione , il decreto nei fatti riduce l’apprendistato ad una sottospecie del contratto a termine, da cui si distingue per i vantaggi contributivi e per il minore costo del lavoro per le imprese, per la durata , che per le imprese artigiane può essere fino a 5 anni, non offrendo in cambio al giovane lavoratore sicurezza né di formazione, né di conseguimento della qualifica, né di stabilizzazione del rapporto di lavoro a termine del contratto stesso !!!
Smaterializzazione del DURC
Il DURC, documento unico di regolarità contributiva, è l'attestazione dell'assolvimento, da parte dell'impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di INPS, INAIL e Cassa Edile, che il datore di lavoro deve esibire per qualsiasi richiesta di accesso a finanziamenti e contributi pubblici, ivi compresi gli ammortizzatori sociali, nonché in caso di accesso ispettivo da parte degli ispettori del lavoro e del Ministero della finanza .
Il Decreto legge prevede ora la smaterializzazione del DURC, ( che significa non più l’obbligo a conservare in sede , in forma cartacea e certificata dagli Enti preposti, la relativa documentazione, ma prevede semplicemente l’accesso al fascicolo per via informatica ) superando l’attuale sistema che impone ripetuti adempimenti alle imprese.
Dietro un intervento che si presenta finalizzato alla facilitazione e snellimento delle procedure burocratiche per le aziende, si può nei fatti ingenerare una prassi che rende meno trasparenti e cogenti i controlli da parte degli organi di vigilanza e verifica .
2. DISEGNO DI LEGGE DELEGA
Ma sempre nella seduta del 12 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha discusso e deciso anche le linee guida di un un Disegno di Legge Delega al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, di semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro, di riordino delle forme contrattuali e di miglioramento della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.
Del contenuto del futuro disegno di legge, che dovrà essere discusso i sede parlamentare e poi affiderà al ministro di turno l’ emanazione della concreta disciplina di riferimento , ci dà conto un lungo e articolato comunicato della Presidenza del Consiglio , che sfata alcune anticipazioni e battages pubblicitari che si sono diffusi sui media nei giorni e settimane precedenti, anche a seguito di dichiarazioni ad effetto dello stesso Renzi, primo tra tutti che il cosiddetto contratto unico a garanzie crescenti sarà alternativo alla pletora di forme contrattuali precarie oggi in uso, infatti il comunicato ufficiale parla solo di una” ulteriore” tipologia contrattuale.
Ma vediamo più da vicino i contenuti della politica renziana sul lavoro che il consiglio dei ministri ha definito.
Quelle che seguono sono le caratteristiche esplicitate nel comunicato ufficiale a cui sono allegate alcune nostre prime valutazioni ( nel testo in corsivo e tra parentesi) che ne evidenziano i possibili rischi e le profonde ambiguità nella realizzazione successiva:
Delega in materia di ammortizzatori sociali
La delega ha lo scopo di assicurare un sistema universale per tutti i lavoratori che preveda, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- rivedere i criteri di concessione ed utilizzo delle integrazioni salariali escludendo i casi di cessazione aziendale; (quindi in tutti i casi di fallimento, liquidazione, chiusura dell’attività aziendale, procedure concorsuali che non prevedano la prosecuzione di attività, per cui oggi si contrattano piani di investimento, rilancio produttivo e/o acquisizione da parte di terzi, programmi produttivi, il rischio reale è che i lavoratori siano semplicemente tutti licenziati)
- semplificare le procedure burocratiche anche con la introduzione di meccanismi automatici di concessione; (potrebbe portare al superamento delle procedure obbligatorie di consultazione sindacale e quindi perdita di qualsiasi sede di verifica preventiva per i lavoratori dei piani aziendali e delle loro ricadute occupazionali, nonché la possibilità di contrattare strumenti alternativi, quali riduzioni di orario e/o contratti di solidarietà)
- prevedere che l’accesso alla cassa integrazione possa avvenire solo a seguito di esaurimento di altre possibilità di riduzione dell’orario di lavoro; (non viene tuttavia spiegato attraverso quali meccanismi si dovrebbe verificare che tutte le possibilità alternative sono state esperite)
- rivedere i limiti di durata, da legare ai singoli lavoratori ( rischio che anche nel caso della CIG, come è già avvenuto da tempo per le pensioni, prevalga un criterio di erogazione legato alla storia contributiva dei singoli )
- prevedere una maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici;
- prevedere una riduzione degli oneri contributivi ordinari e la loro rimodulazione tra i diversi settori in funzione dell’effettivo utilizzo;
- rimodulare l’ASpI ( la nuova indennità di disoccupazione introdotta dalla legge Fornero del 2012, che diventerà operativa a partire dal prossimo anno) omogeneizzando tra loro la disciplina ordinaria e quella breve;
- incrementare la durata massima dell’ASpI per i lavoratori con carriere contributive più significative ( anche in questo caso la durata dell’indennità è collegata alla pregressa storia contributiva dei singoli, con buona pace per chi è stato sfruttato al nero, ha più periodi di precariato, è stato truffato dai propri padroni !)
- estendere l’applicazione dell’ASpI ai lavoratori con contratti di co.co.co., prevedendo in fase iniziale un periodo biennale di sperimentazione a risorse definite;( rimangono escluse le partite iva , le associazioni in partecipazione e tutte le altre forme di falso lavoro autonomo; nonchè gli studenti, gli stagisti, i dottorandi , i neet e tutti coloro che non hanno avuto un precedente rapporto di lavoro “in chiaro”, quindi non c’è traccia di un provvedimento universale contro la disoccupazione che vada a intervenire su tutte le diverse forme di disoccupazione e inoccupazione e sottocupazione e sfruttamento al nero, oggi dilaganti in particolare tra i giovani, ma non solo )
- introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa ( il criterio dei massimali contributivi rischia di essere un ulteriore penalizzazione per la pensione dei giovani e tutti coloro che hanno storie lavorative discontinue )
- valutare la possibilità che, dopo l’ASpI, possa essere riconosciuta un’ulteriore prestazione in favore di soggetti con indicatore ISEE particolarmente ridotto; ( sussidio di povertà !)
- eliminare lo stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a prestazioni di carattere assistenziale.
Delega in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive
La delega è finalizzata a garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politica attiva del lavoro su tutto il territorio nazionale, nonché ad assicurare l’esercizio unitario delle relative funzioni amministrative.
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- razionalizzare gli incentivi all’assunzione già esistenti, da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi una minore probabilità di trovare occupazione; ( che vuol dire individuazione di soggetti “svantaggiati” su cui concentrare gli incentivi all’impiego: molto dipenderà dai criteri di definizione e dalla misura e cogenza degli incentivi )
- razionalizzare gli incentivi per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità;
- istituire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un’Agenzia nazionale per l’impiego per la gestione integrata delle politiche attive e passive del lavoro, partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. All’agenzia sarebbero attribuiti compiti gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI e vedrebbe il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali. Si prevedono meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e l’Inps, sia a livello centrale che a livello territoriale, così come meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e gli enti che, a livello centrale e territoriale, esercitano competenze in materia di incentivi all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità;( rischio che la partecipazione dei Sindacati alla definizione delle linee d’indirizzo di questa nuova Agenzia nazionale e alla sua gestione operativa, soppianti l’attuale sistema di contrattazione preventiva sui livelli occupazionali e le crisi aziendali )
- razionalizzare gli enti e le strutture, anche all’interno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che operano in materia di ammortizzatori sociali, politiche attive e servizi per l’impiego allo scopo di evitare sovrapposizioni e garantire l’invarianza di spesa;
- rafforzare e valorizzare l’integrazione pubblico/privato per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro; ( principio che allude a riconoscimento e valorizzazione di un sistema misto di gestione del mercato del lavoro non meglio specificato per ruoli e funzioni e finanziamenti dedicati)
- mantenere in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il ruolo per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che debbono essere garantite su tutto il territorio nazionale;
- mantenere in capo alle Regioni e Province autonome le competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro;
- favorire il coinvolgimento attivo del soggetto che cerca lavoro;
- valorizzare il sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro e il monitoraggio delle prestazioni erogate.
Delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti
La delega punta a conseguire obiettivi di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, a tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione del rapporto di carattere burocratico ed amministrativo; eliminare e semplificare, anche mediante norme di carattere interpretativo, le disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali e amministrativi; ( tutti interventi che possono portare ad aumentare pratiche elusive da parte delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro ed indebolire la possibilità dei lavoratori di attuare strategie difensive e ricorrere alla giustizia ordinaria per le inadempienze subite )
- unificare le comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi (es. infortuni sul lavoro) ponendo a carico delle stesse amministrazioni l’obbligo di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti
- promuovere le comunicazioni in via telematica e l’abolizione della tenuta di documenti cartacei;
- rivedere il regime delle sanzioni, valorizzando gli istituti di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della violazione e favoriscano l’immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita (a parità di costo); ( tema particolarmente delicato che vuol dire rivedere l’intero sistema interventi ispettivi e di verifica sulla correttezza della gestione dei rapporti di lavoro e degli obblighi retributivi, contributivi, assicurativi e di prevenzione della salute da parte delle imprese, alleggerendo le sanzioni pecuniarie e inserendo invece un sistema premiale per i comportamenti conciliativi; il riferimento alla parità dei costi non potrà che comportare un forte indebolimento della rete degli ispettori del lavoro e della loro operatività sul territorio )
- individuare modalità organizzative e gestionali che consentano di svolgere, anche in via telematica, tutti gli adempimenti di carattere burocratico e amministrativo connesso con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro;
- revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino
Delega in materia di riordino delle forme contrattuali
Nel testo del Comunicato della presidenza del Consiglio si legge che “La delega è finalizzata a riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto produttivo nazionale e internazionale” quindi nessuna allusione a diminuzione o cancellazione di forme o istituti contrattuali e nemmeno di riduzione della precarietà dei rapporti..
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il contesto occupazionale e produttivo nazionale e internazionale, anche in funzione di eventuali interventi di riordino delle medesime tipologie contrattuali;
- procedere alla redazione di un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali dei rapporti di lavoro, che possa anche prevedere l’introduzione, eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti (eccolo qui il famoso “contratto unico” di inserimento a tutele crescenti: una ulteriore forma contrattuale da sperimentare in aggiunta e non in sostituzione di altre e di cui per ora non vengono neanche accennate le modalità, la durata, le tipologie operative a cui è destinato… tutto da consegnare alla delega del governo e al Ministro competente?)
- introdurre, eventualmente anche in via sperimentale, il compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali;( anche in questo caso come per gli ammortizzatori sociali rimarrebbero fuori dalla sperimentazione tutte le forme di falso lavoro autonomo, che sono le nuove frontiere dell’abuso semilegale di rapporti di lavoro dipendente sotto mentite spoglie!).
Delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali
La delega dichiara la propria finalità nell’obiettivo di contemperare i tempi di vita con i tempi di lavoro dei genitori. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- introdurre a carattere universale l’indennità di maternità, quindi anche per le lavoratrici che versano contributi alla gestione separata ( si spera che almeno per la maternità le prestazioni siano riconosciute anche alle lavoratrici a partita IVA, alle associate in partecipazione e a tutte coloro che hanno falsi rapporti autonomi)
- garantire, alle lavoratrici madri parasubordinate, il diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro; ( non è chiaro se questa clausola è estesa anche alle partite IVA, in quanto esse stesse sono responsabili dei versamenti effettuati )
- abolire la detrazione per il coniuge a carico ed introdurre il tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito familiare;( Questa norma che sembrerebbe favorire la valorizzazione del lavoro femminile, rischia di essere un clamoroso boomerang a sfavore delle famiglie monoreddito, in quanto la detrazione per coniuge a carico viene attribuita oggi indipendentemente dalla presenza di figli e senza soglie di reddito, mentre la previsione del credito a favore delle donne lavoratrici verrebbe erogato solo alle madri di figli minori sotto una certa soglia di reddito, così si caratterizza più come un assegno assistenziale rivolto alle sole lavoratrici madri a basso reddito che come strumento di promozione dell’occupazione femminile in tutti i campi professionali e lavorativi. Va ricordato inoltre che causa il dilagare della crisi , della disoccupazione e di forme sempre meno garantite di rapporti di lavoro, si sta allargando la fascia di lavoratrici, con e senza figli, che percepiscono le detrazioni per il coniuge a carico avendo in marito e compagno disoccupato , che in questo modo si vedrebbero private di una parte del proprio reddito e non riconosciute nel ruolo di breadwinner!)
- incentivare accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e l’impiego di premi di produttività, per favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti; ( attenzione al part time non volontario !)
- favorire l’integrazione dell’offerta di servizi per la prima infanzia forniti dalle aziende nel sistema pubblico – privato dei servizi alla persona, anche mediante la promozione del loro utilizzo ottimale da parte dei lavoratori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi.
Insomma un programma di interventi che di nuovo non ha proprio niente e che ripercorre la logica già segnata dai governi precedenti di spacciare per razionalizzazione le diminuzioni di controlli e verifiche sulla correttezza dei rapporti di lavoro, di restringere l’ambito di copertura degli attuali ammortizzatori, invece di allargarla, di promuovere forme spurie di nuovi rapporti di lavoro che invece che favorire la qualità del lavoro, ne peggiorano sostanzialmente le condizioni e offrono alle imprese nuove opzioni nel già ricco menù delle forme di precariato a disposizione.
Con buona pace del contratto a tempo indeterminato, dei processi di stabilizzazione del lavoro precario e dell’art. 18 di cui è rimasto ormai solo un pallido simulacro e di cui , comunque,” il rottamatore” ha fretta di disfarsi completamente!
Barbara Pettine
pc 26 marzo - NOTAV - Colpevoli di resistere: maxi processo Notav e manifestazione il 10 maggio
.....nel corso del maxi processo ai notav in aula bunker è stato
“parzialmente” letto il comunicato di solidarietà nei confronti del
NoTav Zeno Rocca, pestato in questura dalla celere di Padova.
Il giudice Quinto Bosio non ha permesso la lettura completa del comunicato che poi è stato allegato agli atti del processo.
il Comunicato:
Considerato
che in questo procedimento si sono costituiti come parti civili 3
ministeri, diversi sindacati di polizia e numerosi agenti della forza
pubblica, denunciamo come grave intimidazione la vile aggressione,
operata da un reparto della celere il giorno 10 marzo a Padova nei
confronti di un imputato di questo processo, Zeno Rocca.
Mentre usciva dalla questura ed era fermo alla fermata dell’autobus, riconosciuto come esponente di un centro sociale nonché attivista NO TAV, è stato circondato minacciato e pestato sul posto. Arrestato poi senza motivo plausibile e condotto in questura è stato trattenuto in camera di sicurezza per oltre 6 ore, periodo in cui è stato del tutto privato di assistenza medica e legale.
Solo una volta rilasciato ha potuto ricorrere alle cure mediche dove i sanitari gli hanno riscontrato una distorsione cervicale e una costola fratturata con una prognosi di 20 giorni.
Ancora una volta è sotto gli occhi di tutti da quale parte stia la violenza gratuita.
Gli imputati di questo processo – stringendosi solidali intorno al proprio coimputato – dichiarano che non sono disposti a tollerare ancora provocazioni di questo tipo da parte degli stessi che - grazie all’impunità che ha sempre seguito simili comportamenti da parte delle forze dell’ordine – sono rappresentati in quest’aula come parti lese.
Mentre usciva dalla questura ed era fermo alla fermata dell’autobus, riconosciuto come esponente di un centro sociale nonché attivista NO TAV, è stato circondato minacciato e pestato sul posto. Arrestato poi senza motivo plausibile e condotto in questura è stato trattenuto in camera di sicurezza per oltre 6 ore, periodo in cui è stato del tutto privato di assistenza medica e legale.
Solo una volta rilasciato ha potuto ricorrere alle cure mediche dove i sanitari gli hanno riscontrato una distorsione cervicale e una costola fratturata con una prognosi di 20 giorni.
Ancora una volta è sotto gli occhi di tutti da quale parte stia la violenza gratuita.
Gli imputati di questo processo – stringendosi solidali intorno al proprio coimputato – dichiarano che non sono disposti a tollerare ancora provocazioni di questo tipo da parte degli stessi che - grazie all’impunità che ha sempre seguito simili comportamenti da parte delle forze dell’ordine – sono rappresentati in quest’aula come parti lese.
Se colpite uno colpite tutti.
Intanto
continuano le testimonianze dei testi della difesa, fra cui Ferrero di
Prc e di Scibona dei M5S, in cui si ribadisce l'attacco delle forze
dell'ordine nei confronti dei notav: “ "Un assedio medioevale" condotto
con vere e proprie truppe che hanno gasato qualche centinaio di persone
inermi sia in occasione del 27 giugno 2011 che nella manifestazione del 3
luglio”.
Cronaca dettagliata qui
Fra
gli innumerevoli processi a carico dei notav, il 14 maggio inizierà il
processo ai danni di Mattia, Niccolò, Claudio e Chiara arrestati con
l'assurda accusa di terrorismo.
Colpevoli di resistere
Il
14 maggio. a Torino si aprirà il processo a carico di Chiara, Claudio,
Mattia e Niccolò accusati di terrorismo per il sabotaggio di un
compressore.
Attraverso l'accusa di terrorismo contro alcuni NO TAV si vogliono colpire tutte le lotte.
Sabato 10 Maggio Ore 14 (ritrovo in Piazza Adriano)
Manifestazione popolare a Torino
PERCHÉ
Chi attacca alcuni di noi, attacca tutte e tutti
PERCHÉ
Le loro bugie, i loro manganelli, le loro inchieste non ci fermano
RESISTIAMO allo spreco delle risorse, alla devastazione del territorio, alla rapina su i salari, le pensioni e la sanità.
CHIARA, CLAUDIO, NICCOLÒ, MATTIA LIBERI SUBITO.
Movimento Notav
Martedì 25 Marzo 2014 14:00
pc 26 marzo - sbirri carcerari violenti e vigliacchi al carcere di Vicenza
La
notizia di oggi, arriva a poco più di un mese di distanza da un'altra
verità uscita allo scoperto e che fa accapponare la pelle per la
crudeltà degli episodi verificatisi nel carcere di Poggioreale a Napoli:
tre aguzzini sadici che di notte si divertono a inveire a suon di
percosse sui detenuti nella denominata "cella zero", lì fuori da occhi
indiscreti. Anche qui a far uscire il caso, sono state circa novanta
denunce per maltrattamenti subiti in carcere, denunce che tendono sempre
più a crescere e che ben danno l'idea di che tipo di luogo è, non nella
sua eccezionalità, quell'isituzione totale pensata ad arte con l'idea
di un luogo di punizione a 360 gradi. Se raramente episodi di questo
tipo escono allo scoperto, guadagnandosi così un piccolo posto nascosto
tra alcuni quotidiani, sempre più spesso essi rappresentano la prassi
quotidiana di comportamenti riprodotti dai secondini all'interno delle
carceri e non, come si vuol far credere, l'eccezionalità.
Pubblicato in varie
pc 26 marzo - contro il Jobs Act di Renzi - denuncia e lotta - un contributo
Jobs Act: Renzi ripropone solo precarietà In primo piano
Uno dei primi annunci del governo Renzi è stato quello di voler mettere mano al mondo del lavoro tramite il cosiddetto "Jobs Act", piano di ristrutturazione propagandato ormai da alcune settimane e indirizzato soprattutto al mondo dei giovani.
A dispetto della ventata di novità di cui Renzi si è autoproclamato portatore, il Jobs Act si pone in realtà in perfetta continuità con le politiche sul lavoro applicate negli ultimi anni da governi di ogni colore.
L'impianto principale del provvedimento poggia infatti su un'ulteriore flessibilizzazione dei contratti di lavoro: innanzitutto il periodo entro il quale è possibile rinnovare contratti a termine viene allungato a ben otto volte in tre anni. In secondo luogo vengono eliminate le tutele dell'articolo 18 per tutti i neo-assunti per i primi tre anni, mentre vengono modificati anche gli apprendistati, per i quali viene eliminato l'obbligo di formazione così come l'impegno ad assumere a tempo determinato una parte degli apprendisti.
Infine il Jobs Act prevede anche un riordino degli ammortizzatori sociali: il tanto decantato sussidio di disoccupazione andrà infatti a sostituire e cancellare tutte le altre forme di sostegno, determinando di fatto un taglio degli ammortizzatori sociali complessivamente disponibili. Insomma: sempre maggiore precarizzazione, riduzione dei salari e di ogni garanzia sono alla base dell'idea del Jobs Act, che andrà a colpire innanzitutto le fasce più giovani di lavoratori.
La disponibilità ad accettare contratti e condizioni progressivamente peggiori è stata in questi anni sempre sbandierata come soluzione per rimettere in moto il mondo del lavoro. Tuttavia, diversi studi hanno dimostrato proprio il contrario, e cioè che la ricetta della precarietà non funziona.
L'obiettivo celato dietro questo tipo di politiche è in realtà quello di creare un mondo del lavoro sempre più frammentato e disciplinabile che metta a disposizione manodopera a basso costo e facilmente ricattabile.
Il commento di Marco, sociologo del lavoro, ai microfoni di Parole Ribelli (Radio Blackout):
martedì 25 marzo 2014
pc 25 marzo - Il 19 giugno comincia a Taranto il processo a Padron Riva e ai suoi complici
IL
SIGNIFICATO POLITICO DEL PROCESSO CONTRO PADRON RIVA
Quello
che si celebrerà a Taranto nei prossimi mesi è il più grande
processo che ci sia mai stato nel nostro paese e riguarda la più
grande fabbrica in Italia, tra l’altro una fabbrica ancora in
attività, con una classe operaia ancora tutta al lavoro.
Questo
processo si fa in una città abbastanza grande, non “morta” ma
viva, sede anche di una delle più grandi basi militari della Nato
nel Mediterraneo e di numerose altre fabbriche, peraltro attraversate
dalla crisi.
Esso
sarà di fatto la “madre” di tutti i processi; somiglia a quelli
dell’Eternit, della Thyssen, di Marghera, ma è qualcosa di più.
Si
tratterà quindi di una battaglia nazionale, strategica nella guerra
di classe contro il capitale, che colpisce al cuore il suo sistema, a
partire dalla condizione operaia.
La
sicurezza e la salute del lavoro è uno degli anelli deboli del
sistema imperialista a livello mondiale. E’ questo vale dal Vietnam
al Bangladesh, dalla Cina alle fabbriche nelle metropoli
imperialiste.
Nella
fase di crisi è proprio sulla condizione operaia e sulla sicurezza
sui posti di lavoro e l’attacco alla salute delle popolazioni
vittime dell’inquinamento industriale, che il capitalismo mostra
tutta la sua irriformabilità, e la sicurezza diventa nervo scoperto
del sistema. Il capitalismo che uccide rappresenta il cuore di questo
sistema che deve essere abbattuto.
Il
processo contro dell’Ilva contro padron Riva per i morti sul lavoro
e da inquinamento causati dal profitto deve avere come obiettivo la
“rivolta operaia e popolare”. E questo gli operai e le masse lo
vedranno con la loro esperienza: questo processo non darà loro
giustizia contro i padroni assassini. Anche altri processi hanno già
dimostrato che si può ammazzare e non pagare nulla.
Vogliamo
forti sanzioni in questo processo ma per noi la vera sanzione è la
rivolta.
Solo
la rivoluzione può risolvere il problema della sicurezza sui posti
di lavoro e della salute delle popolazioni “inquinate”. Vogliamo
che il processo contro padron Riva non contribuisca a seminare
illusioni sulla giustizia e lo Stato del capitale, ma che maturi
questa consapevolezza attraverso l’esperiemza diretta di operai,
lavoratori e masse popolari.
Nella
società o c’è il primato del padrone o il primato degli operai.
Ogni cosa in questo sistema di classe è legato ai rapporti di forza.
Vogliamo
impegnarci a fondo nel processo non per illuderci di avere giustizia,
ma per dimostrare la legittimità di un’altra giustizia e la
necessità della conquista del potere politico per imporla.
Abbiamo
contribuito a creare la Rete nazionale per unire tutte le forze
necessarie in questa battaglia. A Taranto si lavora perchè si
affermi la strada del “processo popolare”, che viva anche nella
forma di costituzione, unitaria e dimassa, di operai e cittadini come
“parte civile”.
Lavoriamo
per portare un reòparto selezionato in Tribunale come espressione e
rappresentanza dei settori di operai, lavoratori, masse popolari
uccise e ammalate. Nel processo contrasteremo a fondo la costituzione
di parte civile dei sindacato confederali che da corresponsabili
della situazione e complici del padrone vorrebbero ora passare per
“vittime”.
Faremo
questo processo con uno stile di combattimento, dato che si tratta di
un processo che farà epoca e avrà una proiezione anche
internazionale.
La
Rete nazionale ha già sostenuto importanti battaglie. In occasione
della sgtrage della Thyssen ha costruito una grossa manifestazione
nazionale e ha presidiato tutte le sedute del processo; così come ha
portato il massimo sostegno ai lavoratori, familiari e popolazioni
colpite nel processo “Eternit”.
Alcune
di queste esperienze vannlo portate nel processo a Taranto: la
partecipazione organizzata di operai e familiari, la denuncia
costante dell’azione dei padroni e delle manovre dei loro avvocati
nel processo, la presenza dei gruppi rivoluzionari, ecc.
I
padroni cercano di mettere in discussione i verdetti quando sono di
condanna. Lo stesso processo Thyssen è sotto la mkinaccia di un
verdetto negativo in Cassazione il 24 aprile.
Non
sono solo i padroni che sono sotto accusa in questo processo Ilva ma
lo Stato, i politici di destra e di “sinistra”, le
amministrazioni locali, i preti, i poliziotti, tutti che sono stati e
sono al servizio di padron Riva.
Proletari
comunisti fa appello a tutte le realtà sindacali di classe, alle
forze proletarie e rivoluzionarie a partecipare nella Rete e con la
Rete a questa battaglia di classe.
dal giornale proletari comunisti N°1 nuova serie aprile 2014
richiedilo a pcro.red@gmail.com
pc 25 marzo - 24 aprile Roma Thyssenkrupp - la Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio organizza la partecipazione - info bastamortesullavoro@gmail.com
24 APRILE SENTENZA
DI CASSAZIONE STRAGE THYSSENKRUPP
“LIBERIAMOCI” DAI
PADRONI
Il prossimo 24 aprile
la Corte di
Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi in merito alla strage ThyssenKrupp del
dicembre 2007
in cui persero la vita 7 nostri compagni di lavoro:
Antonio, Roberto, Bruno, Angelo, Rocco, Rosario e Giuseppe. Dopo le condanne
inflitte inizialmente in primo grado, definite “storiche” ed “esemplari”, sono
stati derubricati in secondo grado sia l’omicidio volontario, sia il dolo
eventuale, che la
Corte d’Appello ha trasformato in “omicidio colposo aggravato
dalla colpa cosciente”: ampiamente ridotte le pene per tutti gli imputati. Non è
stata la sensibilità dei giudici ma la mobilitazione popolare che ha portato
alle condanne di primo grado, lavoro poi vanificato dal passare del tempo e
dalla (quasi) totale cappa di silenzio calata dai media sulla vicenda, che ha
portato poi al colpo di spugna in secondo grado.
In un Paese come il nostro, dove
Vaticano, massonerie, lobby e grandi famiglie industriali hanno fatto e
continuano a fare il bello e il cattivo tempo, vedendo profilarsi il più che
fondato sospetto che in Cassazione vengano alleggerite le posizioni degli
imputati, invitiamo lavoratori e cittadini a presidiare il palazzo dove ha
sede la Corte di
Cassazione a Roma il 24 aprile prossimo.
Per sostenere le famiglie
delle vittime e i lavoratori e ricordare a quanti in questi anni - vertici
aziendali, Confindustria, A.m.m.a., sindacalisti Uil conniventi con l’Azienda
come Maurizio Peverati e Michele Carbonio e operai e quadri che hanno
testimoniato il falso, hanno macchinato dietro le quinte con lo scopo di
impedire l’accertamento della verità e delle responsabilità degli imputati - che
la classe operaia non dimentica la più grande strage di lavoratori degli ultimi
30 anni che ha colpito Torino, culla della tradizione operaia e della Resistenza
al nazifascismo.
Una città che, colpita duramente
dalla crisi innescata dal capitale finanziario, fatica a trovare un nuovo volto
che non sia quello tradizionalmente legato alla Fiat e al design automobilistico
ormai al tramonto, complici il benestare politico di vecchi e nuovi
amministratori (Chiamparino e Fassino) e l’appoggio finanziario da parte di
gruppi bancari (in primis Intesa San Paolo, il cui Presidente Bazoli è
notoriamente legato alla formigoniana CL e ancor più al suo braccio finanziario,
la potentissima lobby CdO, la
Compagnia delle Opere) con l’appoggio possibile a colui che in
pochi anni ha distrutto decine migliaia di posti di lavoro, non solo a Torino,
delocalizzando la produzione in altri paesi: Sergio Marchionne. Una Città in
cui il lavoro, divenuto sempre più precario, insicuro e mal retribuito, sta
letteralmente scomparendo, lasciando decine di migliaia di persone senza alcuna
prospettiva per il futuro. Una Città in cui il Sindaco P. Fassino appoggia
l’inutile quanto costosa opera della Tav e assicura, parlando di Expo 2015, che
“è responsabilità di tutti sostenere
l’evento”. Inutile dire che, come per la Tav, anche per Expo e i lavori
per la sua realizzazione si sono scatenati gli appetiti di immobiliaristi,
affaristi e politici legati alle onnipresenti (quando si parla di appalti e
contratti pubblici milionari) imprese legate alla Compagnia delle Opere (CL) e
per le quali son già partite numerose inchieste da parte della magistratura che
hanno portato ad arresti per tangenti e illeciti amministrativi.
Piero Fassino non perde
occasione per dare il suo sostegno a gruppi finanziari e industriali che,
sperperando centinaia di milioni di euro in opere inutili, stanno affossando
Torino (e l’Italia) ed è così responsabile di aver reso il capoluogo piemontese
una delle città italiane più colpite dagli effetti della crisi. Proprio di
questi giorni è la notizia, che suona come una vera e propria beffa, visti i
numeri dei giovani disoccupati torinesi (35 % nel 2013), che proprio la nostra
Città, durante il prossimo semestre europeo guidato dall’Italia, è designata ad
ospitare il vertice europeo contro la disoccupazione giovanile.
Se non si rilancia il lavoro,
utile e dignitoso, come unica misura per contrastare gli effetti più nefasti
della crisi, si andrà inevitabilmente ad un aumento della conflittualità
sociale. E le soluzioni potrebbero essere molte: aumentare l’orario di
apertura dei musei, rilanciare il patrimonio artistico aprendo nuovi siti
archeologici e rilanciando quelli già esistenti, potenziando il trasporto
pubblico anche nelle fasce notturne, bonificando le ex aree industriali dismesse
(compresa l’area ThyssenKrupp) dalle sostanze nocive, potenziando istruzione e
sanità. Cittadini a pieno titolo, non considerati tali solo quando le
amministrazioni devono “fare cassa” con tasse, balzelli e rincari di ogni
genere.
Nessuna fiducia nelle
istituzioni, complici dello stato di crisi in cui versiamo, ma al contrario
rompere il meccanismo della delega e della sudditanza alla quale siamo abituati
e lottare in prima persona, ognuno secondo le proprie possibilità e le proprie
caratteristiche, per cambiare questo sistema produttivo che genera profitti (per
la classe dominante) in cambio di lutti (per i proletari) e affermarne uno nuovo
che stiamo già creando sulle ceneri del capitalismo ormai in disfacimento: il
socialismo. Solo un sistema produttivo in cui siano i lavoratori stessi ad
esercitare il controllo dei mezzi di produzione, e sulla sicurezza del lavoro,
sarà in grado di eliminare i morti sul lavoro, vittime del profitto dei
padroni.
Ci rivolgiamo alla parte sana del
Paese, chi lotta contro la devastazione ambientale, per la dignità del lavoro e
in difesa dei diritti, a quanti sono già in lotta per una società migliore,
perché in vista del 24 aprile prossimo promuovano e partecipino in prima persona
al presidio di solidarietà ai familiari di tutte le vittime del profitto davanti
alla Corte di Cassazione a Roma, piazza Cavour. Noi
non dimentichiamo.
Nessuna giustizia, nessuna
pace.
Torino, 25 marzo 2014
Ex lavoratori
ThyssenKrupp
pc 25 marzo: Il giovin turbo/Renzi "incassa" la benedizione divina
Governo, Bagnasco benedice
Renzi: “Necessario sostenere chi crea lavoro”
Alla vigilia della Messa che, giovedì prossimo alle 7, Papa Francesco celebrerà con i parlamentari italiani, il presidente della Cei incoraggia l'esecutivo: "Auspichiamo che incida su sprechi e macchinosità". Ampio spazio poi ai temi bioetici con la difesa dell'obiezione di coscienza e la strenua opposizione ad aborto ed eutanasia
La Cei
benedice il governo Renzi. Alla vigilia della Messa che, giovedì 27 marzo alle
7, Papa Francesco celebrerà con i parlamentari italiani nella Basilica
Vaticana, il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori della
sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente della Cei, ha
affermato che “è indispensabile sostenere in modo incisivo chi crea lavoro
e occupazione in Italia, semplificando anche le inutili e dannose burocrazie.
Se non si velocizzano i processi e non si incentiva, si scoraggia ogni
intrapresa vecchia e nuova”. E in un altro passaggio il presidente dei vescovi
italiani ha precisato che “con la responsabilità accorata di Pastori,
auspichiamo che il nuovo governo, con la partecipazione convinta e
responsabile del Parlamento, riesca a incidere su sprechi e
macchinosità istituzionali e burocratiche, ma soprattutto a mettere in
movimento la crescita e lo sviluppo, in modo che l’economia e il lavoro creino non
solo profitto, ma occupazione reale in Italia”.
È la prima
benedizione della Cei al Governo Renzi dopo l’accoglienza
fredda che l’episcopato tricolore, ma anche il Vaticano, aveva riservato all’ex
sindaco di Firenze dopo le
dimissioni di Enrico Letta. Lo sguardo di Bagnasco,
in quella che passerà alla storia come la sua ultima prolusione, si è rivolto anche alla “grave
crisi economica, che chiede un prezzo altissimo al lavoro e
all’occupazione” e alle “gravi e crescenti difficoltà derivanti purtroppo dalla
rottura dei rapporti coniugali, sia a livello occupazione che
abitativo”, in piena sintonia con quanto
affermato qualche giorno fa dal Papa agli operai delle acciaierie di Terni.
Ampio spazio
nella prolusione ai temi bioetici e in particolare all’obiezione
di coscienza
che, per Bagnasco, “è ormai sul banco europeo degli imputati e non più diritto dell’uomo”. Le
parole più forti, però, il presidente della Cei le ha riservate a quella che ha
definito “visione iperindividualistica” che, per il porporato, è
“all’origine dei mali del mondo, tanto all’interno delle famiglie quanto
nell’economia, nella finanza e nella politica”. “Un mondo – ha spiegato
Bagnasco – fatto di aree diverse di sviluppo e risorse, di ricchi e poveri,
di giustizia e ingiustizia, di diritti umani proclamati e di
fatto violati, come ad esempio i diritti del bambino, oggi sempre più
aggredito: ridotto a materiale organico da trafficare, o a schiavitù, o
a spettacolo crudele, o ad arma di guerra, quando non addirittura esposto all’aborto
o alla tragica possibilità dell’eutanasia. Ciò grida vendetta al
cospetto di Dio. O anche – ha aggiunto il presidente della Cei – la tratta
delle donne, la violazione, a volte fino alla morte, della loro dignità. In
un mondo che si definisce evoluto e civile, quante sono ancora le forme di
violenza e di barbara criminalità che assume anche forme organizzate e mafiose,
come è stato ricordato nei giorni scorsi dal
Santo Padre incontrando i familiari delle vittime nella Parrocchia romana di
San Gregorio”.
Parole
altrettanto importanti sulla famiglia che, secondo Bagnasco, è “disprezzata
sul piano culturale e maltratta sul piano politico” e sull’educazione. L’invito
del presidente della Cei è, infatti, a “non corrompere i giovani con idee ed
esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto a
una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte;
la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica”. “È
la lettura ideologica del ‘genere’, una vera dittatura, che vuole appiattire le
diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure
astrazioni. Viene da chiederci con amarezza – ha concluso Bagnasco – se si vuol
fare della scuola dei ‘campi di rieducazione’, di ‘indottrinamento’”.
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