mercoledì 9 febbraio 2011

pc quotidiano 9 febbraio - Operai dei cantieri navale Palermo e Trapani: licenziamenti e cassa integrazione

Come si vede da queste informazioni, ogni attesa degli operai per passare a forme di protesta più incisive non ha fatto che aggravare la situazione; le proposte per lavorare comunque ci sono, come dicono tutti, la ristrutturazione dei bacini (e quella di tutto il cantiere), mettendo tutto davvero in sicurezza, ma anche la trasformazione delle vecchie navi in circolazione adeguandole agli standard di sicurezza internazionali come il doppio scafo. Così, invece, stando appresso ai sindacati confederali, che hanno creato questa situazione insieme alla direzione della Fincantieri, non si fa altro che avvicinarsi ad una lenta chiusura elemosinando ammortizzatori sociali.

Ricordiamo a chi fa finta di dimenticare, innanzi tutto i sindacalisti, che Salvatore Cianciolo, responsabile della task-force regionale per l'occupazione, è da anni “responsabile”, lo era anche sotto il governo mafioso di Cuffaro, e problemi di lavoro non ne ha risolto mai.

Proprio perché la cantieristica navale in generale risente della crisi economica mondiale, come dimostra il tentativo di licenziamento degli operai del cantiere navale di Trapani, non appartenente alla Fincantieri, che aspettano tre mensilità, è necessario rendersi conto di ciò che sta succedendo con uno scatto d’orgoglio da parte degli operai che prendano nelle proprie mani la direzione della lotta!

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Fincantieri: continua lo sciopero, a rischio il 60% del personale

08/02/2011

TRAPANI - Fallita la proposta del prefetto di Trapani, Marisa Magno, di avviare le procedure di cassa integrazione per gli operai del Cantiere navale. È stata, infatti, respinta dalla società che intende ridurre il personale del 60%, procedendo, quindi, a licenziamenti. Lo sciopero dei settanta lavoratori, intanto, prosegue ad oltranza.

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Una cinquantina di operai dei cantieri navali aderenti a Fiom, Fim e Uilm protesta da questa mattina sotto la direzione di Fincantieri, davanti allo stabilimento di Palermo. La manifestazione, spontanea, è stata indetta in seguito alle risposte fornite ieri dai vertici di Fincantieri sulla possibilità di nuove commesse per lo stabilimento palermitano. (Ansa, 8 febbraio)

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dal giornale di sicilia

Fincantieri non lascia Palermo

08/02/2011

Vertice a Palazzo d'Orleans tra Regione, sindacati e dirigenti aziendali,Ma resta incertezza sulle nuove commesse di lavoro

PALERMO. Fincantieri conferma il mantenimento della missione produttiva nello stabilimento di Palermo, ma sulle nuove commesse di lavoro è ancora buio. È quanto emerge dalla riunione tecnica di ieri a Palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana, tra i dirigenti nazionali di Fincantieri, l'assessore regionale alle Infrastrutture, Piercarmelo Russo, i dirigenti dell'assessorato regionale alle Attività produttive e i sindacati Fim, Fiom e Uilm.

Nel suo intervento, il responsabile delle risorse umane di Fincantieri, Andrea Paolo Colombo, ha detto che «per la cantieristica la situazione, a livello europeo, è difficile. La società in questo momento non è in grado di assumere impegni a breve termine. Domani (oggi, ndr) discuteremo di cassa integrazione per Monfalcone e Marghera, lo stabilimento di Ancona è fermo e tra poco lo sarà anche Castellamare di Stabia. A Palermo confermiamo il mantenimento delle tre gambe produttive (costruzioni, riparazioni e trasformazioni), ma possiamo ragionare solo sul lungo termine».

Sicuramente non è quello che i sindacati volevano sentire, anche se sul versante che riguarda la costruzione dei bacini di carenaggio ci sono novità. Per accelerare i lavori, già finanziati dalla Regione, di ristrutturazione delle infrastrutture da 52 e 19 mila tonnellate, l'assessore Russo, ha proposto due strade: «Abbiamo suggerito all'assessorato alle Attività produttive la strada dell'avviso di preinformazione, infatti, è possibile rendere da subito noto a tutti che si vogliono bandire questi appalti e si può procedere all'acquisizione delle domande in appena ventidue giorni. Inoltre - ha aggiunto Russo - suggeriamo di optare per un appalto integrato che comprenda non solo i lavori ma anche la progettazione esecutiva, in modo che l'impresa aggiudicatrice non possa chiedere varianti o modifiche: attualmente i tempi sono stimati in 310 giorni ma in tal modo, i tempi della gara potranno essere ridotti di circa 50/100 giorni». Di norma, per la progettazione definitiva e la conferenza di servizi ci vogliono 120 giorni; 190 per la gara d'appalto e 60 giorni per la progettazione esecutiva, mentre per i lavori si parla di una forbice tra 300 e 500 giorni. «Ci aspettavamo un impegno maggiore per il futuro dello stabilimento sul fronte delle commesse - dice Nino Clemente della Fim - anche se ci rassicura la scelta dell'azienda di non abbandonare il sito di Palermo».Il segretario provinciale della Uilm, Silvio Vicari, è intervenuto durante la riunione ricordando «che la cassa integrazione per gli operai dei Cantieri di Palermo scade a ottobre, per cui visto i tempi di ristrutturazione dei bacini si proporrà il problema di nuovi ammortizzatori sociali». Francesco Piastra della Fiom ha aggiunto che «senza ulteriori carichi di lavoro ad aprile i lavoratori in cig saranno 470, mentre nell'indotto non c'è copertura sociale».All'incontro era presente anche il responsabile della task-force regionale per l'occupazione, Salvatore Cianciolo, che ha proposto a Colombo di verificare eventuali aiuti al reddito per i lavoratori.

pc quotidiano 9 febbraio - bommartini..uno sciopero riuscito



07-02-2011 Pienamente riuscito lo sciopero deciso dal Cobas FAO dei lavoratori della Bommartini, durato 24 ore. Ottenute alcune delle richieste più immediate, la Confindustria ripropone incredibili autodafé sui diritti sindacali, ma anticipa l'incontro previsto, a mercoledì 9.

pc quotidiano 9 febbraio - Bergamo: Inchiesta ultrà: 104 indagati. L'accusa "atti di guerriglia"

salto di qualità nella criminalizzaione degli ultras: usate per la prima volta intercettazioni telefoniche, confino con l'obbligo di dimora fuori dalla provincia di bergamo per il leader della curva....secondo il pm il daspo non serve a niente.....

Inchiesta su ultras Atalanta: indagato assessore regionale “Era ideologo tifoseria”
A Daniele Belotti viene contestato il reato di concorso esterno in associazione a delinquere. Dopo due anni di inchiesta, all'alba di oggi è scatto il blitz. Sequestrati mazze, coltelli e armi varie utilizzate durante gli scontri. Il gruppo indagato è accusato dell'assalto al ministro dell'Interno
L’assessore al Territorio della Regione Lombardia Daniele Belotti è indagato dalla procura di Bergamo nell’ambito di un’inchiesta sul tifo atalantino organizzato: al politico leghista è contestato il concorso esterno in associazione a delinquere per presunti legami con la frangia più violenta della curva nerazzurra. Secondo gli investigatori sarebbe nientemeno che l’ideologo della tifoseria. Una posizione imbarazzante, visto che il gruppo di ultras finito nel mirino è accusato anche di aver organizzato l’assalto al ministro dell’Interno (e compagno di partito) Roberto Maroni nell’agosto scorso, per protestare contro la tessera del tifoso. Un episodio da cui, per la verità, lo stesso Belotti s’era immediatamente dissociato. “Il mio ruolo di mediatore tra le istituzioni e la tifoseria è noto da almeno vent’anni – ha spiegato Belotti -. Di certo non possono attribuirmi atti violenti, ai quali non ho mai partecipato. La mia è sempre stata un’opera di mediazione, in cui ho sempre messo la faccia”.

E’ una vera bufera quella che si è abbattuta stamattina su Bergamo: 35 perquisizioni effettuate, 104 indagati in totale. Sei di questi, tutti noti ultrà, hanno un’imputazione pesantissima, mai contestata prima ai violenti del pallone: associazione a delinquere. Secondo i magistrati il gruppo pianificava gli scontri allo stadio, coordinandosi con telefonate intercettate dagli investigatori. “Se domani va male sarà violenza”, è una delle frasi captate. L’attività di ascolto avrebbe permesso di scongiurare un assalto prima di Atalanta-Napoli del 6 gennaio 2010.

In alcune di queste conversazioni sarebbe incappato anche il Belotti. Per questi sei personaggi la pm Carmen Pugliese aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip ha detto no. Il leader della tifoseria, Claudio Galimberti, 37 anni, se l’è così cavata con un divieto di dimora a Bergamo, altri due ultras di spicco, di 25 e 26 anni, si dovranno sottoporre all’obbligo di firma in caserma. Per tutti gli altri, i reati vanno dalla rissa all’adunata sediziosa, dai danneggiamenti alle lesioni personali.

Il blitz, dopo due anni di indagini, è scattato stanotte alle tre: ottanta agenti hanno perquisito le case dei tifosi, trovando mazze, bastoni, lanciarazzi e passamontagna. Un arsenale che serviva a ingaggiare battaglia con le forze dell’ordine e le fazioni avversarie. Episodi iniziati prima di Atalanta-Catania di due anni fa, e proseguiti con gli scontri in occasione di una sfida con l’Inter.

Ma nella lista c’è anche un sit in minaccioso nel gennaio 2010 davanti alla Questura, poi una dura contestazione davanti al centro sportivo atalantino a Zingonia. A tirare le fila sempre gli stessi personaggi, spesso consolati e giustificati dagli stessi giocatori e dirigenti atalantini. Dopo Atalanta-Catania, in base alle intercettazioni, quattro calciatori si sarebbero recati a far visita a due ultras agli arresti domiciliari, portando in dono anche maglie da gioco.

“Abbiamo aperto una finestra su un panorama inquietante – ha spiegato la pm Pugliese – . Una situazione che era sotto gli occhi di tutti ma che non si voleva evidentemente vedere. Il gip non ha condiviso l’accusa di associazione a delinquere, ma noi la porteremo avanti. Vedremo al processo”. Pesante il giudizio morale su calciatori e dirigenti, anche se su di loro non pende nessuna accusa: “Abbiamo riscontrato un asservimento di alcuni protagonisti del calcio verso questi signori – ha infierito la pm – Anziché stigmatizzare le violenze chiedevano scusa per la sconfitta”.

di Paolo Grasso il fatto quotidiano

martedì 8 febbraio 2011

pc quotidiano 8 febbraio - nelle file del sindacato sale la protesta contro la linea revisionista del gruppo dirigente del PCNU maoista


I media nepalesi riportano la rottura della Confederazione sindacale generale - All Trade Union Nepal (ANTUF) di domenica.

In disaccordo con la linea seguita dalla dirigenza del sindacato e del PCN-U (m), una frazione significativa diretta dal vice presidente della ANTUF, compagno Gajgain Badri, con il sostegno del compagno Kiran, ha convocato la V Convenzione Nazionale. Durante la stessa è stato accusato l'attuale presidente del sindacato, vicino alle posizioni di Pushpa Kamal Dahal, [Prachanda] Shalik Ram Jammkattel di essere corrotto, di aver venduto gli operai e di gestire la federazione sindacale in modo personalistico.

Un comunicato stampa emesso dalla frazione diretta dal compagno Bajgain ha accusato la leadership del partito, tra cui il presidente Pushpa Kamal Dahal, di esitazione nell’agire contro Jammkattel. "Aspettiamo da più di un anno, ma il Partito non ha preso alcuna decisione per porre fine al monopolio della fazione di Jamkattel", dice la nota.

Si afferma anche "di aver costituito la nuova organizzazione per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori”, chiamando la fazione di Jamkattel "nemica" dei lavoratori. Il processo avrebbe avuto inizio alcune settimane fa a Lalitpur.

Il malessere all’interno dei quadri del partito e dell’EPL per la situazione politica sta portando a rotture negli organismi controllati dalla destra.

pc quotidiano 8 febbraio - è giusto e sacrosanto bloccare i treni con le scorie radioattive

VALSUSA proteste treno scorie nucleari 2 arresti
stanotte presidi e tentativo di bloccare il treno di scorie nucleari proveniente da vercelli, che in gran segreto cercava di raggiungere la francia. il treno partito ale 2 doveva passare per torino e la valsusa. non è chiaro se, a causa delle proteste, il treno sia passato o sia tornato indietro. il convoglio era precedutto da un treno apripista pieno di sbirri. 30 identificati e tre fermi, uno rilasciato. gli altri due compagni, noti per il loro impegno su diversi fronti tra cui il nucleare, non si sa ancora se verrannbno rilasciati o verrà confermato il fermo.


Il fantasma delle scorie si aggira per l’Europa
Umberto Mazzantini

LIVORNO. La Rete nazionale antinucleare (Rna) denuncia sulla sua pagina di Facebook: «Treno radioattivo: questa notte al presidio di Chiusa san Michele ore 3,50. Violenta repressione delle forze dell'ordine sui manifestanti. Violenta e inaudita carica e caccia all'uomo a Chiusa San Michele ore 3,50....30 persone a presidiare sul marciapiede il passaggio del treno radioattivo..poi partono le cariche, violente inaudite, pestaggi di gente già fermata, poi perquisizioni corporali, insulti, foto....questo il bilancio del presidio per il treno ...radioattivo, presidio che non intendeva bloccare ma richiamare l'attenzione sul passaggio delle scorie radioattive per il Piemonte in zone densamente popolate come la valle di Susa» e annuncia «In mattinata arriveranno altre informazioni e foto.

Rna e "Sortir du nucléaire" avevano rivelato che ieri sarebbe partito dall'Italia un convoglio carico di scorie nucleari che oggi transiterà anche sui binari Rer, la rete di trasporti che serve Parigi e periferia, il treno dei pendolari dell'hinterland di Parigi.

Si tratta di 13 tonnellate di combustibili esausti, scorie altamente radioattive, di Garigliano, la centrale nucleare da 150 MW chiusa definitivamente nel 1982, 5 anni prima del referendum che mise fine a quel nucleare che oggi si vorrebbe far rinascere in Italia. 31 anni più tardi il fantasma atomico di Garigliano percorre con le sue scorie l'Europa, in una sorta di gioco dell'oca nucleare, alla ricerca di impossibili soluzioni.

Il treno nucleare è partito intorno alle 2 di stanotte da Vercelli per Torino da dove si è diretto verso Colegno, preceduto di 10 minuti da un altro treno che "apre la via". Gli attivisti lo aspettavano vicino alla frontiera italo-francese. Le Donne No Tav il 6 febbraio avevano indetto un presidio alla stazione di Condove Chiusa San Michele a partire dalle 24,00. «L'obbiettivo è non lasciar passare in silenzio questo ennesimo trasporto di materiale pericolosissimo senza opportune misure di sicurezza ( ricordiamo che il protocollo di legge prevede che la popolazione venga avvisata per tempo e venga predisposto un piano di sicurezza ) Sembra poi che sta volta si tratti di un trasporto di scorie liquide ancor più pericolose delle barre solide di uranio. Ci troviamo lì e poi ci confrontiamo insieme sulle possibilità e le intenzioni praticabili nella notte. L'invito è di portare bevande calde legna per il fuoco calze di lana e spirito di resistenza Chi non potesse rimanere lì dalle 24,00 alle 5,00 (ora presumibile del passaggio del treno) può anche arrivare alle 3 del mattino per rinforzare la presenza dei primi arrivati. Speriamo che sia un primo momento che serva a richiamare l'attenzione su un problema, il nucleare, per nulla risolto, anzi. Facciamoli muovere stanotte i nostri amici per ricordargli sempre che qui .. Sarà dura...». Probabilmente le Donne No Tav non si aspettavano i manganelli e le cariche .

«Mentre i ministri francesi ed italiani dell'energia tentano con tutti i mezzi di integrare l'energia nucleare fra gli obiettivi dell'Unione Europea spacciandola per energia pulita - dicono le due reti no-nuke - il passaggio di un convoglio di rifiuti radioattivi dall'Italia alla Francia si prepara in segreto. Tre giorni dopo il passaggio di un convoglio di rifiuti radioattivi belgi, le popolazioni europee sono di nuovo esposte al rischio nucleare a causa di Areva ed i loro governi.

Ieri un treno che trasporta un container di combustibile nucleare italiano esaurito altamente radioattivo, prodotto dal vecchio reattore del Garigliano, ha lasciato il sito di stoccaggio di Avogadro, in Piemonte, per raggiungere il terminal ferroviario di Valognes (Manche), in Francia. Il percorso delle scorie del vecchio nucleare italiano attraversa il Piemonte e in Francia Savoie, Ain, Saône-et-Loire, Côte-d'Or, Yonne, Seine-et-Marne, Essone, Val-de-Marne, Yvelines, Eure, Calvados e la Manche. il Calvados e la Manche. Nella région parisienne le scorie italiane percorreranno la Rer per poi essere scaricate su camion e raggiungere l'impianto di Aeva di La Hague per essere "trattate". Ma non è finita: in una data ancora sconosciuta ripartiranno per l'Italia, dove non esiste alcun impianto definitivo per accoglierle.

La stessa Autorité de sureté nucléaire franxcese (Asn) il 18 novembre 2007 esprimeva serie riserve sulla legalità di questo tipo di trasporto radioattivo: «In occasione del primo trasporto di combustibili usati italiani verso l'impianto di La Hague in vista del loro trattamento, l'Asn ricorda pubblicamente le sue riserve sull'accordo intergovernativo che inquadra questa operazione. (...) L'Asn considera che I tempi in questo accordo, che prevedono la ricezione dei combustibili tra il 2007 e il 2015 e il ritorno in Italia dei rifiuti prodotti dal ritrattamento tra il 2020 e il 2025, non siano tecnicamente giustificati».

"Sortir du nucléaire" sostiene che «Non solo il trattamento presso l'impianto di La Hague non diminuisce la radioattività delle scorie ma aumenta il loro volume. Dunque questo trasporto di scorie molto radioattive è insensato: espone le popolazioni, solo per fare funzionare l'impianto Areva a La Hague. Mentre il governo italiano vuole rilanciare il nucleare, contro la volontà della maggioranza della popolazione, che ha voluto abbandonare il nucleare grazie al referendum del 1987, le autorità italiane mandano questi rifiuti estremamente radioattivi lontano dal loro territorio, sperando così ritardare e mascherare il problema dell'impossibile gestione delle scorie nucleari».

Rna in un comunicato emesso prima degli scontri con la polizia di questa notte scriveva: «Ci associamo alla Rete "Sortir du nucléaire" per denunciare questo episodio doppiamente vergognoso, perché presenta dei rischi ambientali e pericoli per la popolazione e perché il tutto è stato omertosamente tenuto sotto silenzio da tutti i responsabili e da quanti ne erano conoscenza. La Rete "Sortir du nucléaire" e la Rete Nazionale Antinucleare fanno appello per una mobilitazione lungo il tragitto e ricordano che il nucleare non è né pulito né sicuro. Non esiste nessuna soluzione per gestire i rifiuti nucleari e la Francia non è la pattumiera nucleare dell'Europa! Una sola soluzione: smettere di produrne e soprattutto non rilanciare la "macchina"!».

comunicato no-tav

Nella notte tra domenica e lunedì era previsto il trasporto di scorie
nucleari
>verso la Francia attraverso la Val di Susa. Alle 4.00 di lunedì un presidio
di
>protesta presso la stazione di Condove Chiusa San Michele è stato
violentemente
>caricato dall'ingente spiegamento delle forze dell'ordine. Alcuni feriti, 27
>fermati (che saranno denunciati) e 2 arresti sono il risultato dell'operato
>della questura.
>Il treno delle scorie era composto di due convogli di cui uno è tornato
>indietro.
>
>Alcune decine di persone hanno messo in crisi l'imponente e costoso
>dispositivo organizzato per il trasporto di materiale radioattivo altamente
>pericoloso.
>
>A quanto ci risulta il trasporto di scorie di ieri non è stato segnalato
dalle
>autorità preposte alla popolazione, cosa che riteniamo gravissima. Chiediamo
>pertanto alle amministrazioni di farsi carico di verificare il motivo per
cui
>non sono state attuate tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza
>degli abitanti dei territori coinvolti al passaggio delle scorie.
>
>La scelta energetica non è una partita di scacchi ma una cosa molto seria.
>Oggi, a 40 anni dal reattore sperimentale di Saluggia, ne paghiamo le
>conseguenze. Pericolosità dei trasporti per il riprocessamento delle scorie
e
>costi incredibili sulle bollette dell'energia elettrica.
>
>Come movimento No Tav da sempre seguiamo con attenzione la questione
nucleare.
>Pensiamo che il presidio di ieri sia stato importante e giusto per iniziare
un
>nuovo percorso di lotta e informazione su questo tema.
>
>Siamo vicini e solidali con le persone arrestate, denunciate e ferite.
>
>Il movimento No TAV in assemblea al presidio Picapera, lunedì 7 febbraio
2011,
>ore 23
>

pc quotidiano 8 febbraio - indegna criminalizzazzione del lancio del fumogeno contro Bonanni

La 'stampa' busjarda di martedì 8 febbraio esulta: il pennivendolo Nicolò Zancan informa che Rubina Affronte, la ragazza che l'8 settembre scorso è accusata di aver lanciato un fumogeno al sindacalista venduto Raffaele Bonanni durante un dibattito alla festa del sedicente partito e democratico, rischia la condanna a sei mesi con la condizionale per i reati di 'danneggiamento, tentate lesioni ed accensione di oggetti pericolosi'.
Si tratta di un grave atto di criminalizzazione di un'azione più che legittima, volta solo a non far parlare uno degli attuali portavoce importanti dei padroni.
Non solo è legittimo, ma è assolutamente doveroso impedire ai finti difensori dei diritti dei lavoratori di continuare a fare da cassa di risonanza alle parole del padrone di turno.
Bonanni, Angeletti, e tutti gli altri tromboni venduti che fanno del sostegno al fascismo padronale e governativo la loro azione quotidiana non devono poter parlare liberamente in nessun posto: l'esercizio della libertà di parola deve essere loro impedito con ogni mezzo necessario, come legittimo uso e difesa della democrazia dei lavoratori

Torino, 08 febbraio 2011
Stefano Ghio - portavoce Slai Cobas per il sindacato di classe Torino

pc quotidiano 8 febbraio - come prosegue la mobilitazione pro-egitto al presidio permenente di Milano .. luci e ombre

Il presidio permanente di fatto è semipermanente, questo si traduce in autorizzazione per tutta la settimana tranne il martedì e giovedì, dalle 14 alle 20 il tutto in 20 metri quadri. Alcune novità sono: una cintura di sicurezza costituita
da blindati di polizia e carabinieri che di fatto assediano il
presidio, da un lato per prevenire la possibilità che si sfoci in
corteo e dall’altro per non dare visibilità al presidio. A questo si
aggiunge la presenza di una ventina e più di digos che ogni tanto
chiama a se, principalmente, giovani egiziani che dopo discussioni
misti a sorrisi, rientrano nel presidio e si ri-attivizzano; altra
novità è costituita da un servizio d’ordine, una decina di armadi
egiziani, che con modi “gentili” invitano italiani e immigrati a non
“ostruire” il passaggio sul marciapiede. Questo insieme di cose fa si
che all’interno del presidio ciò che era stato isolato e, in alcune
occasioni buttato fuori dai cortei, cerchi di prenderne la direzione.
Queste posizioni tendono a far afflosciare il presidio lanciando
slogan, traduzione non letterale ma di contenuto, cercano di supportare
il “nuovo” governo di transizione, posizioni subito aggredite e zittite
da slogan che anziché dire “Mubarak via via” dicono “Mubarak
impiccato”: Questo lo comprendiamo facendocelo spiegare e tradurre da
alcune ragazze con le quali si è interloquito nei giorni scorsi (il
presidio, altra novità, si declina solo in arabo). Per cui sabato 12 vi
saranno varie manifestazioni a Milano, Roma, Napoli, Palermo e altre
città, che lanciano l’appello per una manifestazione nazionale che solo
strumentalmente utilizza la rivolta dei popoli arabi.
Il nostro ruolo
nel presidio e sul territorio: nel presidio oltre a cercare di capire i
cambiamenti, siamo intervenuti col servizio d’ordine egiziano,
spiegandogli che non c’era nessuna necessità che non si ostruisse il
marciapiede, perché di fatto non si ostruiva un bel niente, e con
esempi che hanno messo in luce il ruolo illegale della polizia diretta
dal governo Berlusconi (abbiamo fatto l’esempio anche di quanto
successo ad Arcore), abbiamo spiegato che italiani ed egiziani hanno lo
stesso problema (questa discussione ha attirato altri immigrati) e di
fatto hanno desistito dal loro operato di controllori. Sul territorio
oltre a continuare nell’affissione di manifesti di solidarietà con la rivolta,
abbiamo pensato di procedere anche con degli striscioni e di fare delle locandine con poche parole d’ordine con traduzione in arabo...

circolo proletari comunisti Milano

pc quotidiano 8 febbraio - SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "STATO E RIVOLUZIONE" nel circolo proletari comunisti di Taranto

Le motivazioni della necessità di questo studio sono di carattere generale e particolare.
L’aspetto generale riguarda l’autonomia di pensiero, di analisi, di valutazione critica che i proletari devono avere per essere forti anche teoricamente nella lotta contro la borghesia.
L’aspetto particolare riguarda la necessità oggi della comprensione della natura dello Stato, contro le teorie riformiste, piccolo borghesi che vogliono sempre mascherare la vera natura dello Stato capitalista, per conciliare e impedire la coscienza e la lotta per il suo abbattimento.

Il primo aspetto affrontato nella riunione di studio è il legame Stato/violenza rivoluzionaria: dall’analisi dello Stato borghese, dalla sua genesi, così come tracciata da Marx, Engels e ripresa da Lenin, scaturisce l’inevitabilità e indispensabilità della rivoluzione violenta, base di principio indispensabile della teoria rivoluzionaria del proletariato.
Lo Stato nasce dal momento in cui la società è divisa in classi e si estingue allorchè la società, dopo il socialismo e con il comunismo, non sarà più divisa in classi antagoniste. Lo Stato è : “… una potenza che sta in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell’ordine, e questa potenza si emani dalla società ma si ponga al di sopra di essa, estraniandosi da essa per porsi appunto al di sopra di essa…”. Lo Stato è emanazione della società, in cui l’”essere al di sopra” è apparenza, essere dentro e strumento di oppressione è sostanza.
Per Marx lo Stato è l’organo di dominio di classe, un organo di oppressione di una classe da parte di un’altra; è la creazione di un ”ordine” che legalizza e consolida questa oppressione, moderando il conflitto tra le classi”.
Da questo scaturisce l’inevitabilità della violenza rivoluzionaria per rovesciare lo Stato borghese che ha la sua essenza nell’esercizio della “forza pubblica”. Engels dice: “…in che consiste principalmente questa forza? Essa consiste innanzitutto in distaccamenti speciali di uomini armati che dispongono di prigioni, ecc.…”. Certo, lo Stato non è solo ‘distaccamenti armati’, quindi polizia, eserciti, prigioni – Engels dice “…e istituti di pena di ogni genere…” - ma questa è la forza principale di uno Stato come strumento di dominio della classe dominante. Il carattere necessariamente violento della rivoluzione proletaria, la sua necessità di distruzione dell’apparato del potere statale, non può che essere strettamente legato al fatto che la forza dello Stato consiste principalmente in questo. Pur se su piccola scala al momento, i proletari, le masse popolari lo vedono ogni volta che sviluppano lotte dure, rivolte, contro le quali lo Stato mostra senza orpelli la sua natura oppressione/repressiva di fondo.
Questo elemento dello Stato si rafforza nell’imperialismo così come si rafforza nella misura in cui si sviluppano gli antagonismi di classe e i contrasti tra Stati. Si tratta di un processo non certo dipendente da questo o quell’evento, ma legato al processo di progressivo estraniamento dello Stato dalla società e dal potenziale di antagonismi di classe che lo sviluppo della società imperialista produce sia al suo interno sia all’esterno nelle contese tra Stati, nella fase dell'imperialismo.

Da ciò discende che la costruzione della rivoluzione proletaria come rivoluzione violenta non dipende da questo o quel governo e neanche dalle forme specifiche del dominio della classe dominante. La diversità dei regimi e dei governi influisce nella tattica della realizzazione della rivoluzione proletaria, non nel suo carattere.
Questa funzione c’è sia quando lo Stato è democratico che quando è fascista. La borghesia preferisce il metodo democratico “La repubblica democratica è il miglior involucro politico possibile per l capitalismo”, anche se in determinate fasi è costretta ad assumere la forma della dittatura aperta, ma non per negare i conflitti ma sempre allo scopo di attenuarli. Quando l’attenuazione non riesce, occorre soffocarli, non per negarli ma per ricondurli nell’ambito della funzione dello Stato. Per questo la democrazia e il fascismo non sono due forme opposte ma l’una serve l’altra. Al di là di ciò che può apparire, la borghesia è più forte con lo Stato democratico che con lo Stato fascista dove deve dichiarare in maniera nuda e cruda la sua vera natura di oppressione e repressione. La necessità per il proletariato della rivoluzione non nasce quindi dalla forma fascista dello Stato ma dalla sua permanente natura di classe.
La rivoluzione proletaria mette la violenza al servizio della lotta contro il carattere principale dello Stato e in funzione di strappare il potere alla classe dominante, distruggere l’apparato statale della classe dominante, costruire il proprio apparato statale con la propria forza pubblica, che è quanto di più ravvicinato all’idea e alla concretezza della “organizzazione armata autonoma della popolazione”.


Dall’analisi dello Stato emerge, inoltre, chiara la natura interna, indispensabile del riformismo per la borghesia – questo è stato oggetto di approfondimento nella riunione del circolo.
Lo Stato non può fare a meno del riformismo, che, pertanto, non è una realtà “esterna”perchè con la sua azione di conciliazione fa pienamente parte della funzione di dominio dello Stato borghese.
Quindi, come bisogna vedere nella funzione dello Stato il doppio aspetto di repressore e attenuatore dei conflitti, così bisogna vedere nel riformismo e in tutte le forme dell’opportunismo la doppia funzione, quella di mistificare il ruolo dello Stato e quella di contribuire attivamente affinché esso funzioni come la borghesia vuole, secondo il suo interesse generale e la sua funzione generale come classe dominante, non necessariamente secondo l’interesse di una o l’altra delle sue frazioni.
I proletari devono lottare tenacemente e saper essere autonomi dal riformismo in ogni sua forma; devono saper vedere dietro la conciliazione sempre la funzione di oppressione dello Stato borghese. Per questo il riformismo costituisce il principale ostacolo all’abbattimento dello Stato. Scrive Lenin. “per gli uomini politici piccolo borghesi l’ordine è precisamente la conciliazione delle classi e non l’oppressione di una classe da parte di un’altra. Attenuare il conflitto vuol dire per essi conciliare e non già privare le classi oppresse di strumenti e mezzi di lotta per rovesciare gli oppressori”. Quindi, non è sufficiente che le classi oppresse abbiano determinati strumenti e mezzi di lotta per rovesciare gli oppressori, la sostanza della via della rivoluzione consiste nel rompere la conciliazione sul piano teorico, politico, organizzativo, e quindi utilizzare gli strumenti e i mezzi di lotta per combattere in ogni conflitto la conciliazione.

Questo – si è detto nella riunione del circolo - è visibile già nelle lotte in corso, e nel ruolo di conciliazione che assumono a volte le stesse Istituzioni locali, che a volte concedono ai proletari, disoccupati in lotta ma allo scopo di frenarne la battaglia più generale e soprattutto la coscienza della necessità, inevitabilità del rovesciamento dell’ordine costituito affinchè i proletari possano realmente perseguire i loro interessi di classe. La lotta economica e sindacale per sua natura ha una doppia valenza: da un lato essa è una manifestazione degli antagonismi inconciliabili tra le classi; dall’altra essa è interna, nel perseguire risultati concreti, alla funzione di conciliazione delle classi, di attenuazione dei conflitti, di mantenimento nel limite dell’ordine che lo Stato svolge principalmente attraverso i suoi organi concreti, prefetti, polizia politica, istituzioni, e attraverso i suoi bracci sindacali, il riformismo e l’opportunismo.
Stato e riformismo puntano all’attenuazione del conflitto, il comunista punta all’accentuazione del conflitto perchè fuoriesca dai limiti dell’ordine. Questa è la sola ed esclusiva funzione rivoluzionaria che può svolgere la lotta sindacale o economica e che si contrappone in maniera permanente e prolungata allo Stato e al riformismo.
Il carattere della rivoluzione violenta sta in via prioritaria nell’affermazione degli antagonismi inconciliabili tra le classi, nell’accentuazione del conflitto, nell’uscita dai limiti dell’ordine. Senza questo, la violenza non avrebbe la sua legittimità e il suo fondamento nella “guerra” quotidiana e nelle lotta delle classi.
Compito dei comunisti, quindi, nella lotta economica è guidarla per rompere la conciliazione, accentuare il conflitto e farlo fuoriuscire dall’ordine costituito.

Tornando alla questione Stato borghese/riformismo, nella riunione si è approfondita la denuncia dell’elettoralismo, come pienamente funzionale al mantenimento dello Stato borghese.
“La Repubblica democratica è il miglior involucro politico possibile per il capitalismo”. Il capitale dopo essersi impadronito di questo involucro fonda il suo potere in modo talmente saldo, talmente sicuro, che nessun cambiamento né di persone, né di istituzioni, né di partiti nell’ambito della Repubblica democratico-borghese può scuotere; e il suffragio universale è anch’esso in questo quadro uno strumento di dominio della borghesia. Questo toglie ogni margine all’idea della via elettorale e alla partecipazione alle elezioni come questione che possa incidere nella natura dello Stato.
I democratici piccolo borghesi, gli odierni riformisti, opportunisti, i rivoluzionari a parole, è su questo che contribuiscono a – come dice Lenin – “inculcare nel popolo la falsa concezione che il suffrago universale possa nello “Stato odierno” esprimere realmente la volontà della maggioranza dei lavoratori (e, ancor meno, assicurarne la realizzazione).
E' giusto dire che il compito dei partiti proletari nei paesi capitalisti è quello di educare i proletari, ma si sottovaluta l’importanza decisiva segnalata da Lenin in ‘Stato e rivoluzione’ di educare sistematicamente le masse all’idea della “rivoluzione violenta” come base di tutta la dottrina di Marx ed Engels.
Le posizioni di accumulazione delle forze solo attraverso una lunga lotta legale, trascurano il carattere della guerra che lo Stato borghese conduce contro i partiti proletari, e che la lotta legale non è sufficiente per contrastare la lotta illegale condotta anche dallo Stato democratico-borghese; questo non lo è stato nel passato e non lo è ancor di più oggi. Quindi, la stessa accumulazione di forza non può non avvenire dentro il carattere di guerra tra le classi, guerra non necessariamente subito armata, né permanentemente armata, ma sempre guerra.

Infine, un altro argomento affrontato nella riunione è stata la distinzione tra abbattimento dello Stato borghese ed estinzione dello Stato, contro l’opportunismo da un lato e l’anarchismo dall’altro.
L’abbattimento dello Stato riguarda necessariamente lo Stato borghese, che non si può evidentemente estinguere; l’abbattimento dello Stato borghese comporta per il proletariato rivoluzionario e il suo partito comunista l’altrettanta necessità di costruire lo Stato di dittatura del proletariato per difendere i risultati della rivoluzione, impedire con la forza dello Stato proletario che la borghesia riprenda il potere, costruire il potere proletario in una fase in cui le classi non possono essere eliminate da un giorno all’altro e in questo rendere protagoniste le masse della gestione del potere. Chi parla di “rivoluzione” e non, insieme, di “dittatura de proletariato” vuole seminare illusioni, e portare il proletariato alla sconfitta.
L’estinzione dello Stato riguarda invece lo Stato proletario, che, via via che le classi e la divisione in classi antagoniste scompare e le masse si autogovernano, non solo nel proprio paese, ma in tutti i paesi, non ha più ragione di esistere.
Gli opportunisti da un lato lottando tenacemente contro l’abbattimento dello Stato borghese, e gli anarchici dall’altro parlando oggi di estinzione dello Stato, negano entrambi la lotta rivoluzionaria del proletariato e la dittatura proletaria. (continua).

pc quotidiano 8 febbraio - Mirafiori...il piano marchionne in azione.. operai come pacchi postali

Parte dal 14 febbraio Mirafiori la cassa straordinaria a Mirafiori
sulle linee della Mito e della Musa
Alle Carozzerie si rimane a casa per tre settimane con 80 operai distaccati alla Powertrain .
In base agli accordi e le esigen zeproduttive dell'azienda, gli addetti dell'Alfa Mito non lavorerarno dal 21 febbraio al 6 marzo. I lavoratori occupati sulle linee della Lancia Musa e della Fiat Idea resteranno casa dal 14 febbaio al 7 marzo.Inoltre azienda e Rsu hanno concordato il comando distacco per 80 lavoratori delle Carrozzerie che, dal 7 marzo al 31 agosto, saranno impiegati alla Powertrain di Mirafiori.
Intanto però alla sevel annunciano che 150 operai di mirafiori saranno trasferiti alla Sevel per fare 7 sabati straordinari.
perchè sindacati e delegati non comunicano la notizia agli operai ?
Ormai a Mirafiori gli operai sono dei pacchi postali e le trattative ratificano solo decisioni già prese

pc quotidiano 8 febbraio - alla sevel il piano marchionne avanza

L'azienda della Fiat che produce furgoni, in società con la francese Psa (Peugeot e Citroen), chiederà sette sabato lavorativi e assumerà 150 lavoratori a termine. Altrettanti arriveranno in Val di Sangro dallo stabilimento torinese di Mirafiori.

Sono queste le voci che si rincorrono da alcuni giorni dentro la Sevel. Conferme ufficiali non ce ne sono, ma la notizia troverebbe riscontro, tra l'altro - oltre che in ambienti vicini all'azienda - anche nel direttivo provinciale che la Fim-Cisl ha convocato per domani a Lanciano e in cui il segretario nazionale dell'organizzazione, Bruno Vitali, terrà una relazione à su «importanti sviluppi futuri» proprio in merito alla Sevel. Il piano messo a punto dall'azienda di veicoli commerciali prevede la richiesta di sette straordinari per ciascun turno di lavoro a partire dal 19 febbraio.

Si lavorerà al sabato, mentre i lavoratori della notte torneranno in fabbrica dalle 22 della domenica. Cinque sono gli straordinari previsti dal contratto nazionale di lavoro e due quelli concessi dall'accordo in deroga firmato da Fim, Fiom e Uilm nel 1985.

Ma il dato più interessante riguarda le assunzioni. Saranno 150 i contratti a termine, di durata imprecisata, che la Sevel firmerà, richiamando le maestranze tra quei lavoratori che erano stati licenziati a cavallo tra il 2008 e il 2009, appena scoppiata la crisi. E' un segnale evidente di ripresa, che conferma le prime avvisaglie del 2010 e che, soprattutto, potrebbe innescare un meccanismo a catena anche nell'indotto, con la creazione di altri posti di lavoro.

Da Mirafiori scenderanno ad Atessa altri 150 operai attualmente in cassa integrazione, ai quali la Fiat offre la possibilità di trasferirsi temporaneamente nello stabilimento atessano su base volontaria e dietro pagamento della trasferta. Straordinari e assunzioni sarebbero resi possibili dai volumi in crescita del mercato dei veicoli commerciali, favorevole ai modelli Fiat e agli omologhi a marchio Peugeot e Citroen.

Il trend sarebbe, infatti, in crescita per l'intero 2011, grazie anche all'acquisizione di nuove fette di mercato che consentono alla Sevel di mantenere coi propri prodotti la leaderschip nel settore.

La Sevel dovrebbe rendere noto il piano entro la settimana. La convocazione dei sindacati e delle rappresentanze sindacali di fabbrica potrebbe avvenire già martedì.

pc quotidiano 8 febbraio - si estende l'adesione e la partecipazione alla campagna della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro a Roma

Subject: 7 febbraio ore 19 21 presidio a piazza del colosseo contro morti
sul lavoro


Presidio sit in 7 FEBBRAIO 2011
SLARGO PIAZZA DEL COLOSSEO ORE 19 – 21
(vicino metro B – fermata Colosseo)

PARTECIPIAMO TUTTI-E PER CONTRASTARE LE MORTI SUL LAVORO, PER OTTENERE
VERITA’ E GIUSTIZIA SULLA MORTE DI MOHAMMED BANNOUR
(operaio tunisino morto il 22 Dicembre nel cantiere vicino alla facoltà di
Scienze Politiche, Università “La Sapienza” di Roma)
INIZIAMO UNA CAMPAGNA PERMANENTE CONTRO I MORTI SUL LAVORO E…DA LAVORO, GLI
INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO, LE MALATTIE PROFESSIONALI E INVALIDANTI, I
DISASTRI AMBIENTALI E LE LAVORAZIONI NOCIVE E PERICOLOSE, SIA PER CHI LAVORA
SIA PER LA SALUTE DELLA CITTADINANZA.

BASTA STRAGI!
MAI PIU’ MORTI SUL LAVORO IN NOME DEL PROFITTO A OGNI COSTO

MOBILITIAMOCI TUTTI-E AI SIT IN DI PROTESTA AUTORGANIZZATI, CHE SI
SVOLGERANNO NEI GIORNI 7, 14 E 21 FEBBRAIO 2011 DAVANTI ALLA STAZIONE METRO
“B” COLOSSEO DALLE ORE 19.00 ALLE ORE 21.00 (già comunicati preventivamente
alla Questura)

PERCHE’ SI MUORE ANCORA DI INDIFFERENZA, DI NOCIVITA’ E DI PRECARIETA’.

IMPARIAMO A DIRE “NO” AL RICATTO DEI PADRONI CHE CI FANNO LAVORARE IN
CONDIZIONI DI GRAVE INSICUREZZA, FORTI DELLA DILAGANTE DISOCCUPAZIONE.

LEGGI RAZZISTE E XENOFOBE, INOLTRE, RENDONO ANCOR PIU’ RICATTABILI IMMIGRATI
E IMMIGRATE, COME DIMOSTRA L’ALTA PERCENTUALE DI QUESTI ULTIMI TRA LE
VITTIME DELLO SFRUTTAMENTO.

PER NON LAVORARE DA MORIRE LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI LOTTANO INSIEME
PER DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI: LA SICUREZZA SUL LAVORO E LA PREVENZIONE
NON SI CONTRATTANO!

PROMOTORI: RETE NAZIONALE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO, COMITATO
5 APRILE DI ROMA, COMITATO IMMIGRATI ITALIA – sezione di Roma

ADESIONI: Associazione Nazionale per la sicurezza sul lavoro RUGGERO
TOFFOLUTTI di Piombino, Piattaforma Comunista, USICONS, Comitato Lavoratori
Italiani e Immigrati (CLIIU), Movimento Immigrati Egiziani a Roma, Movimento
5 Stelle di Roma, ILIRIA – Associazione Albanese in Italia, Migranti
Tunisini a Roma, Laboratorio Sociale “LA TALPA”, Sezione ANPI Trullo
Magliana “Franco Bartolini” Roma
FotinproplargoVeratti2500146Romafebb2011

pc quotidiano 8 febbraio - un nuovo opuscolo sulla fiat di proletari comunisti

dopo l'uscita e l'ottima diffusione in tutti gli stabilimenti fiat del primo opuscolo speciale fiat a cura di proletari comunisti , uscito anche nel numero 5 della rivista marxista-leninista-maoista 'la nuova bandiera' eè quasi pronto con uscita in settimana il secondo opeuscolo che abbraccia gli avvenimenti, posizioni e lotte di questo inferno fino allo sciopero generale del 28
si tratta ancora una volta di un'arma affilata per armare la coscienza e l'autononomia di classe dell'avanguardia operaia attuale contro le posizioni riformiste ed economiciste in tutte le loro varianti
anche il secondo opuscolo sarà diffuso massicciamente negli stabilimenti fiat e tra i militanti del movimento studentesco e movimento di opposizione politica in generale
si ppotrà richiedere a ro.red@libero.it e alle sedi dei circoli dagli inizi della prossima settimana

SPECIALE FIAT
2

Le armi della critica
contro
il fascismo padronale

pc quotidiano 8 febbraio - la denuncia impotente di cremaschi del gruppo dirigente della CGIL asservita alla politica della falsa opposizione

Giorgio Cremaschi
Eadesso? E adesso che Sergio Marchionne ignorando bellamente le scadenze
elettorali e i giochi politici italiani ha fatto sapere ciò che da tempo si
propone di fare: assorbire la Fiat nella Chrysler? Quello che ha fatto
trapelare come voluta indiscrezione l'amministratore delegato della Fiat lo
si sapeva da tempo. La Fiat è stata progressivamente assorbita dalla azienda
americana, anzi è il mezzo con il quale Marchionne è andato al vertice di
quell'azienda. Il piano di produzione per Pomigliano e soprattutto quello
per Mirafiori erano già un progetto che destinava gli stabilimenti italiani
a un ruolo di decentramento produttivo della Chrysler. L'atteggiamento
coloniale di Marchionne sugli operai è una pura conseguenza di questa scelta
industriale.
Era già chiaro dalle carte che si andava in questa direzione, tutti
l'avevano capito, ma, tranne la Fiom, tutti hanno fatto finta di niente. E
le complicità sindacali e politiche, di destra e di sinistra, hanno permesso
di vendere la Fiat alla Chrysler senza muovere un dito. Ora il sindaco di
Torino e gli esponenti del Pd si mostrano preoccupati, ridicolo, troppo
tardi, dovevano farlo quando Marchionne imponeva agli operai di Mirafiori di
rinunciare al contratto e alla libertà pur di lavorare.
E adesso? E adesso che il nuovo accordo separato sul pubblico impiego
svillaneggia la Cgil? Solo pochi giorni fa il direttivo della federazione
aveva varato una proposta sulla rappresentanza e la democrazia sindacale che
doveva servire a ricostruire l'unità con Cisl e Uil. La risposta è stata
questo accordo separato condito da insulti e prese in giro. La trattativa è
stata fatta da Cisl Uil e governo e l'accordo pure, alla Cgil è stato solo
riservato il compito di sottoscrivere ciò che gli altri avevano già deciso.
E adesso? E adesso che ancora una volta Berlusconi riesce a reggere la
baracca scandalosa del suo governo puntellandola con l'attacco alla
Costituzione e ai diritti sociali? Ancora una volta il presidente del
consiglio riesce a sfuggire agli scandali rilanciando la sua politica
liberista, il federalismo, la cancellazione dei diritti del lavoro e di
quelli sociali. Su questo piano trova sempre consenso, una volta la Cisl
un'altra la Confindustria, un'altra ancora la finanza, e soprattutto non
trova mai una vera opposizione. Si può seriamente essere credibili in questo
ruolo, quando si propone, come ha fatto il segretario del Pd, di approvare
il federalismo se va via Berlusconi? Si può davvero pensare di scalzare il
presidente del consiglio se ci si vuole alleare con chi ne ha approvato
sostanzialmente la politica o addirittura con chi, come Tremonti e Bossi,
quella politica sostiene e rilancia?
Questo è lo stato confusionale in cui versa l'opposizione, ma la Cgil,
purtroppo, non sta meglio. Nell'ultima assemblea dei delegati della Fiom,
tenutasi a Cervia, il segretario confederale Scudiere è stato duramente
contestato dalla sala. Ma ha avuto il pregio di dire la verità. La Cgil non
vuol fare lo sciopero generale perché spera ancora di ricostruire l'unità
con Cisl e Uil e, udite udite, di sottoscrivere un "patto per la crescita"
con la Confindustria. Con quella stessa Confindustria che si è affrettata a
sostenere l'analoga proposta lanciata da Berlusconi. Se si vuol capire
perché la Cgil prende schiaffi nelle piazze e ai tavoli di trattativa e
rischia di essere marginale ovunque, si deve assegnare la giusta
responsabilità a questa scelta. La Cgil è in uno stato di passività perché
insegue una politica che non esiste più. Perché il gruppo dirigente ignora
una realtà ove la crisi e la svolta autoritaria di Marchionne hanno in pochi
mesi cambiato tutte le regole del gioco. Il gruppo dirigente della Cgil,
come il partito democratico, gioca una partita che non esiste più e non
riesce a capire qual è la partita che è davvero in campo. Che è quella che
vede lo scontro con l'aggressione liberista e autoritaria al lavoro, allo
stato sociale, alla democrazia.
Milioni di persone, attorno alla Fiom, hanno capito che questo è il
conflitto vero e da tempo chiedono alla Cgil di fare il proprio dovere.
Rinviare ancora lo sciopero generale adesso non sarebbe solo indice di
confusione e incapacità, ma un vero e proprio atto di ignavia politica da
contrastare con tutte le forze.

pc quotidiano 8 febbraio - contro la deportazione a Torino e il licenziamento di 750 lavoratori del sito dell'ALFA ROMEO

MERCOLEDI 9 FEBBRAIO ORE 10
PRESIDIO all'ASSOLOMBARDA
contro la deportazione a Torino e il licenziamento di 750 lavoratori del
sito dell'ALFA ROMEO

Venerdì 11 febbraio saranno licenziati 62 lavoratori ex Alfa Romeo
dell'azienda spionistica Innova Service, che gestisce portinerie e servizi
sull'area dell'Alfa;
giovedì 10 febbraio ci sarà un incontro all'Arifl (Regione) ma la titolare
di Innova Service, ANGELA DI MARZO, indagata per la microspia a palazzo
Marino, per il possesso di dossier riservati dei CC sui delegati dello Slai
Cobas e per altri gravi reati a Firenze, ha già detto che farà subito i
licenziamenti. Ed è lasciata tranquillamente al suo posto sia dai padroni
dell'area dell'Alfa (FIAT-AIG-BRUNELLI-LEGA COOP-UNIPOL-ACLI-CISL-INTESA
SANPAOLO) sia dalle istituzioni che dirigono gli accordi di programma
sull'area (Regione, Prefettura, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e
Garbagnate);

La FIAT ha comunicato nei giorni scorsi che l'11 aprile prossimo 170
lavoratori di Fiat Auto e di Fiat Powertrain saranno deportati
(=licenziamento) da Arese a Torino.
Fim-Fiom-Uilm, nazionali e di Milano, e le RSU della FIOM (lo Slai Cobas fu
escluso dalla trattativa) firmarono lo scorso anno al ministero del Lavoro,
con anche la Regione Lombardia, un accordo che prevedeva -a loro dire- la
ricollocazione dei lavoratori nel sito dell'Alfa Romeo di Arese.
Nei giorni scorsi si è tenuto in Regione un incontro con l'esclusione dello
Slai Cobas e delle RSU Slai Cobas;
Il 9 febbraio ci sarà un incontro all'Assolombarda tra la Fiat e tutti i
sindacati.

Alla deportazione dei 170 lavoratori di Fiat Auto e di Fiat Powertrain farà
subito seguito l'espulsione di diverse decine di lavoratori delle altre
aziende collegate alla Fiat (mensa, pulizie, guardiania, servizi vari,
ecc..);

E altri 350 lavoratori del call center rischiano il posto per la
speculazione sull'area da parte della FIAT la quale ha fatto finta di
andarsene e ora invece rimane sempre una delle principali proprietarie dei 2
milioni e 350mila mq dell'Alfa. E pensare che 20 anni fa ebbe gratis l'Alfa!

Un altro migliaio di lavoratori (in gran parte precari) occupati nel sito
dell'Alfa sull'area ABP (AIG) rischiano a breve il licenziamento per far
posto alla speculazione edilizia o all'Expo;
uno strano incendio verificatosi nei giorni scorsi alla GreenFluff sta
rischiando di far perdere il lavoro ad altri 18 lavoratori ex Alfa Romeo.

LO SLAI COBAS CHIEDE ALLA REGIONE , ALLA PROVINCIA E AI COMUNI DI IMPEDIRE
CHE I SOLDI PUBBLICI VENGANO USATI PER LICENZIARE I LAVORATORI.

CHIEDIAMO:
1. BLOCCO DI TUTTI I LICENZIAMENTI
2. ASSUNZIONE ALL'ALFA DEI CASSINTEGRATI E LICENZIATI FIAT
3. STOP AI PIANI SPECULATIVI SULL'AREA DELL'ALFA
4. LAVORO PER I GIOVANI DELLA ZONA.

Arese, 7 febbraio 2011
Slai Cobas Alfa Romeo

pc quotidiano 8 febbraio - India:Grande successo dello sciopero (bandh) in Orissa



[L’Orissa ha circa 40 milioni di abitanti e per superficie è quasi metà dell’Italia]

Il Partito Comunista dell'India (Maoista) ha ottenuto grande successo nello sciopero generale [Bharat Bandh, in hindi] che aveva organizzato per oggi 7 febbraio nell’Orissa contro il rialzo dei prezzi, la corruzione e terrore di stato. Il Bandh ha avuto un grande impatto e seguito.


Tutte le attività sono state gravemente colpite in ampie parti dell’Orissa dove il movimento veicolare è stato fermato e i negozi sono stati chiusi durante il "Bharat Bandh" cui hanno fatto appello i maoisti contro l'aumento dei prezzi e altre truffe in diversi settori.

La paralisi è stata quasi completa in distretti come Malkangiri, Koraput, Rayagada, Gajapati, Kandhamal, Ganjam e Sundargarh. Gli autobus pubblici e privati hanno interrotto le corse, e fonti di polizia dicono che i negozi e centri commerciali hanno abbassato le saracinesche.

Uffici e istituti di istruzione quasi deserti come le strade, specialmente nelle aree remote di questi distretti, hanno detto.


Anche se la sicurezza è stata rafforzata nelle zone maoiste con grande spiegamento di polizia e di pattugliamento intensivo nelle aree sensibili, non sono riusciti a impedire il successo del Bandh.


Nel distretto di Malkangiri, il movimento veicolare si è praticamente fermato e gli autobus interstatali e le auto private sono stati radicalmente ridotti.


L’impatto del Bandh è stato più forte in distretti come Motu, Chitrakonda, Padilla e Mthili in cui sono stati attaccati un gran numero di manifesti e hanno sventolato bandiere rosse.

I distretti di Koraput, Narayanpatna, Baipariguda Bandhugaon e sono state interessate dalla chiusura.

I negozi di abbigliamento e altri sono rimasti chiusi in Daringbadi, Tumudibandh, Brahmanigaon, Kotagada, Baliguda, Raikia e le aree del distretto di Kandhamal.


I lavoratori non si sono presentati al lavoro nelle miniere del Kalta Koide e del distretto di Sundargarh confinante con lo Jharkhand. La vita è stata influenzata in aree remote del distretto.

I maoisti hanno fatto saltare le vie ferrate in due luoghi diversi nello Jharkhand. Un gruppo di maoisti armati hanno fatto saltare con esplosivo un tratto di binari, a quattro miglia dalla stazione di Mile in Ramgarh. Allo stesso modo un'altra sezione della stazione ferroviaria è stata fatta saltare in aria tra le stazioni di Dania e di Jageshwar riuscendo a interrompere i servizi dei treni sulle due linee, riferiscono le fonti.

I maoisti hanno anche avvertito il capostazione di Dania contro il movimento dei treni durante il Bandh.

I maoisti hanno dato fuoco ad un camion che trasportava ferro al comune di Jhargram.

Un poliziotto identificato come Ningombam Sunder (29) a Forest Gate è stato ucciso dai guerriglieri maoisti a Lamlai.

Inoltre i guerriglieri maoisti hanno lanciato una bomba a mano contro la residenza del segretario di stato del Manipur Karam Arunkumar (40) nel distretto di Makha Leikai Karam.

lunedì 7 febbraio 2011

pc quotidiano 7 febbraio - 26 febbraio alla manifestazione nazionale di solidarietà con il popolo basco e con tutti i popoli in lotta

Corteo nazionale "Tanti popoli un'unica lotta"

Sabato 26 febbraio 2011 ore 15.00 - Piazzale Cordusio - Milano


A conclusione della settimana di solidarietà internazionale con il popolo basco, si terrà un corteo internazionalista per l'affermazione del diritto all'autodeterminazione dei popoli in lotta in tutto il mondo. Una giornata di mobilitazione che traccerà un filo rosso che possa unire i vari popoli in lotta, coniugando la lotta di liberazione e i processi di emancipazione sociale. Un momento forte di mobilitazione che parli di diritti e di autodeterminazione, di solidarietà e di lotta di liberazione dei popoli dallo sfruttamento e dalle catene dell'imperialismo.
In quella giornata sfileranno le bandiere basche per affermare la necessità del riconoscimento dei diritti politici e civili fondamentali, per sostenere una lotta per il raggiungimento dell’indipendenza e del socialismo, per denunciare la repressione e la tortura subita quotidianamente dai militanti; le bandiere corse, per sostenere la lotta di rivendicazione nazionale, la difesa della propria terra, della propria lingua e della propria cultura contro il colonialismo francese; le bandiere palestinesi come emblema della resistenza di un popolo contro l'oppressione sionista israeliana che vuole privarlo del diritto stesso all'esistenza; le bandiere di rivolta dei movimenti bolivariani come espressione di un processo di liberazione del continente sudamericano contro l'imperialismo statunitense; le bandiere kurde per non dimenticarsi mai la lotta di un intero popolo contro il genocidio, la tortura e la repressione attuata dal governo turco; senza dimenticare i processi di trasformazione in atto nel Magreb, cosi’ come in altre parti del mondo, dall'Europa all'Asia.



TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA

Promuovono:

Euskal Herriaren Lagunak – Italia (Amici e Amiche del Paese Basco) in collaborazione con Askapena, Comunità Curda di Milano, U.D.A.P. Unione democratica Arabo-Palestinese, Comunità Palestinese di Milano, Associazione Nuova Colombia, Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo, Rete milanese BDS (boicotta sanziona disinvesti Israele) in solidarietà al popolo palestinese



Prime adesioni:

CSA Vittoria (Milano) - COA Transiti (Milano) - CSA Baraonda (Segrate -MI) - CSA Boccaccio (Monza) - PCL - Associazione DEMOS - Studenti comunisti - Circolo proletari comunisti Milano - Corsari Milano - Proletari Comunisti - csa Pacì Paciana (Bergamo)

pc quotidiano 7 febbraio - MARCHIONNE MOSTRA IL BLUFF

Noi l'avevamo scritto, detto subito agli operai, nei presidi durante il referendum a Mirafiori: la “salvaguardia dei posti di lavoro”, gli “investimenti” annunciati da Marchionne per avere il Si al piano Fiat, non solo erano un ricatto inaccettabile, una sorta di “pistola puntata dietro la schiena” degli operai, per farli piegare alla schiavizzazione delle condizioni di lavoro e alla perdita di diritti sindacali e costituzionali, ma era anche un Bluff.
Sinceramente, pensavamo che dovesse passare più tempo perchè questa realtà venisse fuori e chiara per tutti. Invece, Marchionne ha come è il suo stile di dittatorello anticipato i tempi: sposto la sede centrale della Fiat/Chrysler negli Usa e tanti saluti...
Ora, se tanto ci dà tanto, primo: in una sede, quella di Torino, che diventerebbe periferica, secondaria, marginale è pensabile che Marchionne faccia quegli investimenti di cui parlava qualche settimana fa? Secondo: la declassificazione di Mirafiori non porterebbe inevitabilmente anche un ridimensionamento della sua produzione? Terzo: alla fine tutto il giro che Marchionne aveva detto (pezzi di auto che vanno dagli Usa, a Torino, e ritorno negli Usa), per mantenere alto il fatturato su cui si è impegnato con Obama non diventerà troppo laborioso e costoso e alla fine il tutto verrà fatto più economicamente dove ha sede il centro decisionale? Quarto, a parte la NON salvaguardia dei posti di lavoro per gli operai, se attualmente negli uffici e nelle sedi progettuali di Torino lavorano 5000 lavoratori, la maggiorparte impiegati, quanti ne resteranno quando il centro verrà spostato negli Usa?

E SOPRATTUTTO AVEVANO O NO RAGIONE GLI OPERAI CHE HANNO VOTATO NO?

Se non fosse per i drammatici effetti sui lavoratori di questa decisione, ci sarebbe da ridere e da rimanere a guardare le facce e le espressioni stupefatte di Chiamparino (che voleva mettere i tappeti d'oro a Marchionne, il salvatore di Torino), degli altri esponenti del PD, da Fassino a Bersani che hanno cercato di rendere “ragionevoli” gli operai, ma soprattutto le facce imbarazzate di Bonanni, Angeletti, dei dirigenti della Fismic, dell'Ugl che si sono sbracciati per dire che avevano firmato un buonissimo accordo, che la difesa del lavoro valeva ben qualche piccola rinuncia (per altro, secondo loro, lautamente compensata).
Ma anche la faccia della Camusso, impegnata prima, e soprattutto dopo il referendum a scongiurare lo sciopero generale e a vedere come riallacciare i fili del dialogo con cisl e uil, come rientrare nell'arena: firma tecnica, firma di alcune parti, ecc.
Infine, vorremmo ora guardare in faccia quegli impiegati che hanno votato SI, come servetti di padron Marchionne, che si sono sentiti “tutelati”, che hanno pensato alla loro sedia fregandosene degli operai, e che ora rischiano di perderla quella sedia.

Verso il governo si conferma quello che noi abbiamo già scritto: il governo parla, Marchionne fa, lasciando Sacconi, Letta a cercare di salvare almeno le apparenze e qualche garanzia su Torino, promettendo appoggio al progetto di Fabbrica Italia. Poco più di un anno fa Marchionne aveva illustrato al governo il piano di rilancio degli stabilimenti italiani con un investimento da 8 miliardi per 2010/2011, ma ora se entra – quando avrà un po' di tempo, visti i suoi impegni nel mondo... - a Palazzo Chigi ci immaginiamo che lo farà con il dito medio alzato...

Ma se tanto mi dà tanto, la linea uscita dalla recente assemblea di delegati della Fiom con solo piani di assemblee e riunioni fino ad ottobre, è inadeguata a scontrarsi con questo. Ora sta agli operai d'avanguardia prendere in mano la situazione, con la coscienza più forte di prima che loro e i tanti operai e operaie che hanno detto NO hanno ragione.

pc quotidiano 7 febbraio - 4 BAMBINI ROM BRUCIATI. CHI SONO GLI ASSASSINI?

Fernando 3 anni, Sebastian 7 anni, Raul 5 anni, Elena Patrizia 11 anni. Sono morti bruciati ieri sera, in pochi minuti, nel Campo Rom di Tor Fiscale a Roma, in una baracca fatta di compensato e lamiere.
Erano stati sgomberati un anno fa da un altro Campo della Caffarella. Perché la Giunta Alemanno, che ora sfrutta anche questi bambini morti per chiedere “poteri speciali”, ha pensato allora solo a cacciarli, come sempre fanno la maggior parte dei sindaci con tanto di dispiegamento di polizia e di Vigili, e di ruspe, fregandosene di dove delle famiglie con bambini piccoli possano andare a vivere, a mangiare, a dormire; fregandosene che dei bambini muoiano dal freddo e per poterli un poco riscaldare si debbano mettere delle stufe nelle baracche.

Chi sono gli assassini? I bambini stavano soli, dicono i giornali, la sorella più grande si era allontanata un momento a prendere l’acqua e lo stesso la madre era andata a comprare l’acqua e roba da mangiare. Perché nel campo non si può cucinare, non c’è acqua, non ci sono servizi minimi. La Giunta Alemanno non solo lo sapeva ma aveva volutamente tagliato la luce, l’acqua, ecc., perché l’unica preoccupazione 5 anni fa, dopo un’inchiesta della Mobile su casi di pedofilia in quel campo, fu di desertificarlo e basta.
Chi sono gli assassini? “in queste baracche si vive come animali…” ha detto uno zio dei bambini; “venivano solo a controllarci, a chiederci i documenti – ha detto il padre dei bambini - ci hanno fatto solo promesse ma nessun aiuto. Siamo isolati e abbandonati a noi stessi. E noi non ce la facciamo. I nostri figli muoiono…”

Ora Alemanno tira fuori i “muscoli” contro gli “ostacoli burocratici” che avrebbero impedito l’attuazione del piano di riordino dei campi nomadi.
Ma. Da un lato, Alemanno sembra Berlusconi: a giugno disse: nel giro di otto mesi saranno realizzati i nuovi insediamenti autorizzati, entro la primavera del 2011 verrà data definitiva attuazione al piano prefettizio…”, 13 villaggi autorizzati e due nuovi campi... – siamo a febbraio e i bambini muoiono nei campi.
Dall’altro, che razza di soluzione sarà?: la sistemazione nei villaggi – dice il prefetto - sarà a numero chiuso; per risiedere nei centri “verrà consegnato ai nomadi un documento di autorizzazione dello stanziamento temporaneo (Dast) per stare massimo 4 anni; la descrizione dei centri è da campi/villaggi isolati… - la “soluzione” in realtà sembra avere tutto il sapore di una prigione solo più servita e un po’ indorata, ma sempre un offesa verso gli immigrati.

Quando a Milano mesi fa sono state assegnate delle normali case a delle famiglie di immigrati, la giunta della Moratti ha fatto di tutto per impedirlo.
Alemanno, “in maniera più ravveduta” non assegnerà case ma villaggi e campi ad hoc.
Entrambi considerano gli immigrati "non persone".

Ma attenti!

pc quotidiano 7 febbraio - liberati giacomo e simone, arrestati per la protesta ad arcore

NEWS: Si è concluso poco fa il processo per direttissima: Giacomo e Simone, seppure denunciati, sono liberi ! nelle motivazioni per cui li hanno liberati si parla di evidenza dei fatti. Questo conferma e rende ancora più ridicolo il tentativo della polizia di proteggere a suon di manganellate (e arresti!) il premier, chiuso comodo comodo nella sua villa, sordo alla rabbia del popolo che non lo vuole più: una sola cosa resta da fare a B. e la sua cricca, andarsene!

Cacciare i rais è possibile!

dalla cronaca di ieri.

Oggi in piazza non c’erano solo il Popolo Viola e i soliti partiti di “opposizione” ma molti giovani vogliosi di dimostrare la proprio rabbia reale nei confronti dello stato delle cose.

La polizia e i carabinieri non hanno esitato a reprimere duramente questo dissenso, caricando centinaia di persone indignate e stanche di attuare forme di proteste virtuali e passive figlie di una logica spettacolare e di facile utilizzo per i media.

La contraddizione è insita allo stesso Movimento Viola. E’ inconcepibile pensare di poter convocare una manifestazione nazionale sotto il simbolo del potere incarnato e pretendere di sostare tranquilli nelle piazze, ad assistere all’ennesima pantomima della “lotta moderata” che non ci porta da nessuna parte.

I rappresentanti del Popolo Viola non hanno esitato a prendere le distanze dall’accaduto, definendo i partecipanti agli scontri come violenti, facinorosi ed estranei alla protesta, e a dichiarare solidarietà alle forze dell’ordine.

Questo atteggiamento assunto da chi pensa di agire rimanendo passivo va in netto contrasto con la reale spontaneità espressa dalla piazza.

Oggi tra tutte quelle persone incazzate c’eravamo anche noi per esprimere la nostra rabbia e la nostra indignazione.

Appuriamo come le forze dell’ordine stiano sempre dalla parte del potere, pronte a picchiare e ad arrestare cittadini indifesi che manifestano il proprio dissenso.

Chiediamo la liberazione immediata dei ragazzi arrestati, a cui va tutta la nostra solidarietà.

Lo scopo di monzagiovani.org è quello di essere uno strumento di comunicazione, contatto e azione per chi si é svegliato e ha voglia di spendersi nel fare.

Noi tifiamo rivolta!

La redazione di Monzagiovani.org

pc quotidiano 7 febbraio - Palermo: al fianco del popolo egiziano e delle masse arabe in rivolta














Ieri pomeriggio, 6 febbraio, in concomitanza con la giornata della commemorazione dei martiri nelle principali città dell’Egitto, a Palermo i compagni del circolo di proletari comunisti, i giovani di Red Block insieme ad un gruppo di migranti egiziani e tunisini hanno organizzato una manifestazione in Piazza verdi (Teatro massimo) per sostenere le gigantesche lotte popolari in corso contro il regime reazionario foraggiato dagli Stati Uniti innanzi tutto, e da altri paesi imperialisti come l’Italia.
Mentre si distribuivano volantini ai passanti con la posizione di pc è stato tenuto ben visibile dai manifestanti durante tutto il presidio uno striscione con su scritto “W la rivolta nel Maghreb - Libertà per i popoli arabi", sono stati lanciati slogan e fatti discorso al megafono.
Gli egiziani hanno gridato con tutto il fiato quasi ininterrottamente “No Mubarak, No Suleiman”, “Via Mubarak” “Egitto libero” sia in arabo che in italiano, sostenuti dai compagni presenti e viceversa quando i compagni del circolo di pc e i giovani di Red Block hanno gridato “il proletariato non ha nazione, internazionalismo, rivoluzione” , “ Mubarak- Berlusconi, governi fascisti vi cacceremo via”.
I migranti egiziani alternandosi al megafono, tenendo lo striscione e le bandiere di proletari comunisti, hanno denunciato come il governo di Mubarak ha affamato e oppresso il popolo in tutti questi anni, hanno raccontato come si sviluppano le lotte quotidiane in piazza in Egitto delle masse popolari che non hanno alcuna intenzione di fermare la rivolta se non vedono reali cambiamenti alle loro condizioni di vita, hanno ricordato i martiri di questa rivolta, e proprio in questa giornata un altro giovane è stato ucciso brutalmente dalla polizia fascista serva del governo, in onore dei quali è stato fatto un applauso. I compagni di pc hanno denunciato come il governo Berlusconi è nei fatti corresponsabile dello sfruttamento selvaggio della manodopera attraverso le 500 aziende presenti nel paese e quindi sostenitore attivo del regime Mubarak di cui si è detto sempre amico, dare e fare solidarietà vuol dire non solo scendere in piazza a sostegno delle masse popolari arabe in lotta insieme ai migranti presenti nel nostro paese, e su questo sono stati raccontati i forti momenti di lotta che ci sono stati in questi giorni in altre città come Milano, ma anche lottare nel nostro paese insieme per cacciare il governo Berlusconi e ogni governo che avanza verso un moderno fascismo con le sue politiche antioperaie e antiproletarie che nei riguardi dei migranti significanono anche aperto razzismo.
Le compagne del circolo di pc hanno lanciato al megafono la solidarietà alle tante donne del popolo egiziano in lotta, di cui le immagini che circolano su internet mostrano la forza, il coraggio e la determinazione.
Durante il presidio si è fermata parecchia gente ad informarsi, a parlare dando solidarietà ai migranti. Il presidio si è concluso in un clima di calore e affiatamento reciproco con l’intento di organizzare a breve nuovi momenti di lotta.