giovedì 27 gennaio 2011
pc quotidiano 27 giugno - il governo della corruzione e prostituzione
Ruby: "ricevere 4,5 milioni da B."
La Procura di Milano nella casa di Karima «Ruby» El Mahroug ha trovato un appunto nel quale la giovane marocchina scrive di dover ricevere «4 milioni e mezzo da B. entro due mesi». Nei nuovi atti trasmessi dai pm milanesi alla Giunta per le autorizzazioni della Camera si legge anche che la ragazza ha ricevuto «70.000 euro da Di Noia - il suo avvocato, ndr - e 170.000 euro da Spinelli», il ragioniere di Berlusconi i cui uffici la Procura di Milano chiede di poter perquisire.
Gioielli alle ragazze, date e versamenti. Di B.
C'è un lungo elenco di preziosi e denaro sequestrati alle giovani dell'Olgettina negli atti inviati dalla procura di Milano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. A Concetta De Vivo il 14 gennaio gli investigatori hanno trovato un orologio Longines, un orologio Rolex e un anello di oro rosa. A Eleonora de Vivo è stato sequestrato un computer, foto con Berlusconi in mezzo a lei e alla gemella, una macchina fotografica e gioielli. Tra i numeri di Arisleida Espinosa sono stati trovati Silvio … (il cellulare), papa (il cellulare), papi casa (il telefono milanese). Barbara Guerra aveva buste con banconote per complessivi 18mila euro che ha dichiarato essere il pagamento per le serate. Ad Alessandra Sorcinelli sono stati sequestrati materiale telematico, orologi e collane, un bonifico di 10mila euro in data 9/12/2010 da Berlusconi al suo conto Banco di Sardegna. In casa di Ioana Visan c'erano gioielli e buste con in ciascuna 5.000 euro.
Nicole Minetti: "Un pezzo di merda" (il premier)
«E' un pezzo di m...». Così dice Nicole Minetti in un'intercettazione parlando del premier. Lo dicono le nuove carte inviate alla Giunta per le autorizzazioni dalla Procura di Milano. «Se vuole vedermi mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati» avrebbe ancora detto, intercettata, la consigliera regionale. La Minetti parla con Clotilde Strada: «non me ne fotte un c... se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo culo flaccido». Altre intercettazioni segnalano lo sconforto di altre ragazze finite nell'affare Ruby: «mi ha rovinato la vita. È un vecchio..» si leggerebbe nelle carte. Tra le altre Barbara Fagioli lamenta: «So che mi stanno ascoltando ma queste cose le dico lo stesso..».
Minetti: fatture per 50mila euro per l'Olgettina
Sarebbero stati sequestrati alla consigliera regionale Nicole Minetti fatture riguardanti canoni di Via Olgettina per importi che in un anno arrivano a oltre 50mila euro. Lo si legge sempre nelle nuove carte secondo quanto racconta chi le ha lette.
Minetti e Faggioli: "Gli fa comodo metterci in Parlamento"
«A lui gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perché dice 'bene me le sono levate dai coglioni, lo stipendio lo paga lo Stato'». È uno dei colloqui intercettati l'8 gennaio scorso dalla Procura di Milano tra Nicole Minetti e Barbara Faggioli, le ragazze al centro dell'inchiesta sul caso Ruby. Nella stessa conversazione la Minetti si lamenta anche della raccolta delle firme che sarebbe cominciata contro di lei per «scacciarla via» presumibilmente dalla Regione Lombardia.
Minetti: "Ruby ci sputtana"
Nicole Minetti: “Ruby ci sta sputtanando” «Stasera saremo poche. Lui ha detto che è successo un casino perché sta' stronza di Ruby ha detto delle cose e ci sta sputtanando». Lo dice la consigliera regionale del Pdl a Maristelle in un'intercettazione inclusa tra le 227 carte inviate alla Camera.
Minetti convocata dai pm il 1° febbraio
Nicole Minetti, indagata nell'inchiesta sul caso Ruby, ha ricevuto un invito a comparire. Lo si legge in una nota della procura della repubblica di Milano. Dovrà presentarsi il 1° febbraio. Lei intenderebbe andare e difendersi.
I telefoni diretti di B.: le ragazze li avevano
In quasi tutti i sequestri effettuati dalla Procura di Milano nelle case delle giovani partecipanti alle feste di Arcore, sono stati trovati numeri telefonici riconducibili a Berlusconi.
Maria Makdoum: “Cose sessuali, sono inorridita”
«Ognuna di noi si è seduta per la cena dove voleva – racconta Maria Makdoum - finita la cena il presidente disse: 'E ora facciamo il Bunga Bungà e spiegò che cosa era, cioè una cosa sessuale». Lei fa la danza del ventre, prosegue «e le De Vivo in mutante e reggiseno. Il presidente le toccava e loro lo toccavano nelle parte intime. Si avvicinarono anche a Emilio Fede che le toccava il seno e altre parti intime. Poi la ragazza brasiliana con perizoma ballava il samba in maniera hard». Quindi aggiunge: «Anche le altre ragazze ballavano facendo vedere il seno e il fondo schiena. Tutte loro si avvicinavano al presidente che le toccava nelle loro parti intime. Sono rimasta inorridita. Se avessi saputo prima quello che si faceva alla villa non sarei andata». «Lele Mora mi ha detto che per entrare nel mondo dello spettacolo bisogna pagare un prezzo, cioè vendere il proprio corpo. Gli dissi che non sarei mai stata disposta: sono rimasta emarginata. Ho raccontato tutto a Ferrigno».
Ferrigno intercettato: "Facevano le orge"
Maria Makdoum, stando agli atti dell'invito a comparire a carico di Berlusconi, è una ragazza presente a una serata ad Arcore tra il 12 e il 13 luglio scorso, assieme a Emilio Fede, Lele Mora e alle soubrette Maria Esther Garcia Polanco e Ioanna Visan. Di lei parla, in alcune intercettazioni, l'ex prefetto Carlo Ferrigno. In una conversazione del 22 settembre scorso Ferrigno a un'altra persona dice: «28 donne più o meno, tra cui Maria, che le hanno fatto fare la danza del ventre (...) perché è mezza araba e lo sa fare, e sono rimasti a guardarla, poi alle due di notte, due e mezza di notte, praticamente questo sai che faceva? Facevano le orge lì dentro (...) e poi lui è rimasto con due o tre di queste le altre lei è rientrata».
Esther Polanco: dal prefetto tramite Berlusconi
Dalla segreteria di Palazzo Grazioli chiamano Maria Esther Garcia Polanco, una delle giovani ospiti delle feste di Arcore, per darle il telefono del prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi. La ragazza chiama così il prefetto, ma la sua segreteria non vuole passarglielo. La Polanco insiste: «questo numero me lo ha dato Berlusconi». Così Gian Valerio Lombardi arriva subito al telefono e fissa un appuntamento alla ragazza per il 13 gennaio spiegandole che può entrare «direttamente in Prefettura con la macchina». Nelle carte si evince che la ragazza è stata ricevuta per due volte dal prefetto. Sette, invece, i contatti telefonici intercettati ma la Polanco non avrebbe ottenuto il documento.
Fidanzato di Marysthell: arrestato in auto di Nicole
Nell'abitazione di Marysthell Garcia Polanco gli investigatori hanno trovato 12 chili di cocaina appartenente al suo fidanzato. Il ragazzo è stato poi arrestato sull'auto di Nicole Minetti, una mini cooper verde. Nel faldone si parla anche di un 'lui” che avrebbe consigliato alla Minetti di fare una denuncia di furto dell'auto.
Iris Berardi: tutti i regali di Silvio
A casa di Iris Berardi, una delle ragazze del residence dell'Olgettina, stando agli atti trasmessi alla Camera gli investigatori durante la perquisizione del 14 gennaio scorso hanno trovato un piccolo tesoro e un'agenda piena di notizie. Gli inquirenti hanno trovato «gioielli vari, parecchi, collane, bracciali pendagli». La ragazza al riguardo «ha dichiarato che sono omaggi provenienti da Berlusconi, ricevuti durante le sue ripetute partecipazioni a feste presso la villa del presidente del Consiglio».
L'agenda di Iris Berardi: “da Papi...” con le somme
Nella sua agenda Iris Berardi ha annotato con scrupolo le date delle sue serate, con accanto delle cifre: «6 febbraio andare da Papi, 26 febbraio andare da Nicole, 27 febbraio andare da Papi, 7 marzo Papi 2.000, 13 marzo Papi 2.000, 5 aprile 2.000, 17 aprile Papi 2.000, 25 aprile 2.000, 22 maggio Papi. Silvio (c'è un numero di telefono, ndr). 5 giugno Papi 2.000. Riepilogo gennaio 9.580, febbraio 21.000, aprile 7.350». Per la procura la ragazza è stata una trentina di volte ad Arcore e varie a Porto Rotondo.
pc quotidiano 27 gennaio - India in fiamme...

Ref.No..243/KCP-Chq/2011 Date..25./01./2011
Comunicato stampa
Sei decenni dopo che la Costituzione è stata adottata e la Repubblica è stata dichiarata, tutto il sistema dominante è diventato completamente reazionario, anti-popolare. Negli stati coloniali dell’India, a milioni di persone sono negate le libertà elementari e l’indipendenza è ridotta ad una farsa - le vere decisioni economiche sono prese dai grandi mercanti come i prezzi dei beni essenziali tra cui materie prime che vengono decise fortemente dall’uomo d'affari migrante nel Manipur.
Sempre più persone si oppongono alla violazione dei diritti umani, agli spostamenti forzati, all’aumento dei prezzi e al saccheggio delle risorse naturali, e vengono brutalmente represse scatenando il terrore di stato e imponendo nere leggi come l’AFSPA e l’UAPA. Vengono imposte perfino tasse sulla sedizione e il carcere sotto il National Security Act (Nsa). È in questo contesto che il Kangleipak Communist Party (Maoist) ha lanciato una protesta del popolo rivoluzionario e delle forze democratiche come segnale per il boicottaggio della celebrazione del Giorno della Repubblica dell’India, alla vigilia della Festa in varie parti del Manipur.
Sono state bruciate anche copie della Costituzione indiana da persone che tenevano cartelli con su scritto "Viva il maoismo", "Boicottiamo la Festa di Celebrazione della Repubblica dell'India" e "Viva il Manipur". Tale iniziativa è un buon inizio del cammino del movimento maoista nel Manipur.
Il fine della partecipazione del pubblico generale in segno di protesta, svilupperà rivendicazioni transitorie del movimento rivoluzionario. Il programma di rivendicazioni transitorie fungerà da ponte tra le lotte parziali e la lotta per la rivoluzione socialista o Movimento di liberazione nazionale. Queste richieste sono sia il modo più efficace per resistere al colonialismo che una sfida all’essenza del sistema stesso. Così ancora una volta si fa appello a tutti i settori ad evitare la partecipazione alla cosiddetta Festa della Repubblica.
Il primo periodo dell'imperialismo significava la divisione del mondo tra potenze coloniali. Dopo la seconda guerra mondiale, quando ebbe sul serio inizio il "Secolo americano", gli imperi coloniali sono crollati, sostituiti da stati formalmente indipendenti. L’Organizzazione delle Nazioni Unite funziona anche come un supermercato del cosiddetto controllo del governo delle ONG. Quindi c'è un solo modo per uscire dal colonialismo: il movimento comunista. Le catene della dipendenza economica sono forgiate da rapporti sociali coloniali e possono solo essere distrutte con l'espropriazione del colonialismo stesso. Il KCP (maoista) ritiene che un movimento di massa popolare guidato dal modo di pensare maoista può sconfiggere il regime coloniale. Sono necessarie forze di massa. Pertanto, ci batteremo per il movimento di massa del popolo oppresso per creare un esercito di popolo organizzato. Questi sono i primi passi verso la formazione di una milizia maoista e popolare – un’organizzazione essenziale per la difesa della nostra nazione oggi, e per la sua vittoriosa offensiva rivoluzionaria domani. Sin dal 1980, sempre più nazioni oppresse, i gruppi razziali ed etnici e popoli indigeni, hanno chiesto libertà dall’oppressione e dal dominio. L’unione dei popoli, come l'ex URSS o l'Indonesia hanno entrambi iniziato a fare questo. L’oppressione o costrizione di qualsiasi tipo si oppone alla via della solidarietà internazionale. La classe operaia, i contadini, la gioventù ribelle e le masse popolari devono opporsi ad ogni forma di violazione dei diritti nazionali e dobbiamo combattere per il diritto all'autodeterminazione. Facciamo appello a tutte le organizzazioni della società civile (CSO), ai sindacati degli studenti, a organizzazioni di giovani e donne a prendere in considerazione questo programma come immediata lotta del popolo oppresso del Manipur per affrontare le necessità del momento e sfidare il potere degli imperialisti nel suo complesso. Vi è la necessità fondamentale per le organizzazioni della società civile, per le associazioni studentesche, per i giovani ribelli e gruppi di donne di mettersi alla guida della lotta per i diritti democratici come mezzo per arrivare ad un fine - l'abolizione del colonialismo e l’instaurazione della democrazia e del socialismo senza classi.
(W. Malemnganba Meitei)
Segretario alla Pubblicità e Propaganda
Kangleipak Communist Party (Maoist), Manipur.
mercoledì 26 gennaio 2011
pc quotidiano 26 gennaio -Napoli..universitari in lotta..Prima Federico II, poi Orientale: bloccati il Senati Accademici.
Il 25 gennaio abbiamo fatto irruzione al Senato Accademico dell’Università di Napoli l’ Orientale, interrompendo e invalidando la seduta.
Questa azione è stata effettuata in continuità con il blocco del giorno precedente del Senato Accademico della Federico II che allo stesso modo è stato invalidato (leggi comunicato seguente).
Attraverso un documento abbiamo dato voce alle istanze degli studenti e abbiamo riaffermato ancora una volta la nostra contrarietà alla riforma Gelmini e la volontà di continuare le mobilitazioni.
Abbiamo chiesto una presa di posizione netta e concreta da parte del S.A. dell’ateneo, riportando come esempio la scelta del rettore dell’Università di Torino Pelizzetti di far uscire il proprio ateneo dalla CRUI.
Nel corso delle mobilitazioni di novembre e dicembre alcuni docenti avevano espresso la propria (presunta?) solidarietà, appoggiando le istanze anti-riforma del movimento studentesco. Tuttavia in questa sede istituzionale la risposta è stata unanime ma negativa, quasi in perfetta continuità con la strategia politica del Governo che continua a ignorare il dissenso studentesco.
Nonostante il varo formale della Riforma, l’applicazione nel concreto è delegata ai singoli atenei che hanno il compito di riscrivere gli statuti entro i 9 mesi previsti dalla legge, recependo i nuovi decreti. Abbiamo chiesto di non nominare le commissioni che dovranno riscrivere gli statuti, ricevendo dal Senato un rifiuto categorico, giustificato “dall’impossibilità di trasgredire la legge”.
Non sarà il loro immobilismo a fermare la nostra mobilitazione!
La riforma è passata... possiamo impedire che venga applicata!
Comunicato intervento al Senato accademico della Federico II
Oggi 24 Gennaio era prevista la seduta del Senato Accademico dell’Ateneo Federico II, atta a muovere i primi passi verso l’applicazione effettiva della “legge Gelmini” nei singoli Atenei.
Il movimento studentesco, come annunciato, ha impedito lo svolgimento della seduta, cercando sin da subito di intaccare i vari passaggi dell’applicazione, dimostrando con la nostra presenza che il varo della Riforma non è per noi una sconfitta, bensì un ulteriore motivo per proseguire la lotta.
Durante l’interruzione della seduta si è svolta la lettura di un documento che riportava le nostre posizioni sulla riforma e sottolineava l’interesse da parte degli organi accademici a sostenere l’attuazione definitiva della legge; a dimostrazione di ciò, si è avuta come risposta da parte del rettore e dell’intero Senato la volontà di proseguire la seduta, minacciando provvedimenti “legali”.
Non saranno di certo le minacce degli organi istituzionali a fermarci, ma proseguiremo già da domani con l’appuntamento per l’interruzione del Senato Accademico dell’Orientale.
Non permetteremo che questa riforma venga attuata nei Nostri atenei!
pc quotidiano 26 gennaio - il parlamento governo-opposizione unito nel sostenere la guerra in afganistan
25/01/2011stampainvia
La Camera proroga la guerra
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Con il voto favorevole del Pd e contrario dell'Idv, la Camera dei Deputati ha approvato l'ennesimo rifinanziamento semestrale della missione italiana in Afghanistan, per una spesa di oltre 2 milioni al giorno.
Oggi pomeriggio alla Camera dei Deputati è stato ritualmente approvato – con il solo
voto contrario dell'Italia dei Valori – l'ennesimo rifinanziamento semestrale della
missione italiana di guerra in Afghanistan, per una spesa di oltre 410 milioni di euro fino al 30 giugno (pari a 2,26 milioni al giorno).
Hanno votato a favore tutti i deputati presenti del Popolo delle Libertà, dell'Unione
di Centro, di Futuro e Libertà, della Lega Nord e del Partito Democratico che, anche
questa volta, si è limitato alle solite critiche formali sul ricorso del governo
allo strumento del decreto-legge che, dice il Pd, impedisce un serio dibattito
parlamentare sullo scopo e il senso della missione in Afghanistan. Non è chiaro su
cosa vorrebbero dibattere gli esponenti dell'opposizione Pd, visto che, quando come
in questo caso hanno la parola, ribadiscono regolarmente il loro sostegno alla
missione militare afgana.
"Noi del Pd condividiamo le scelte di fondo, compiute non da oggi e non solo da questo governo, che stanno dietro a questa decreto'', ha detto l'onorevole Mario
Barbi. ''Di fronte all'evidente intensificazione degli scontri armati, ritorna la
domanda sul senso della nostra presenza in Afghanistan, ma a questa domanda non si
può rispondere con leggerezza: noi continuiamo a pensare che l'Italia debba mantenere
rigorosamente gli impegni assunti con gli alleati in sede Nato e che non si debbano
compiere scelte unilaterali. Un'Afghanistan stabilizzato e non fondamentalista è
nell'interesse dell'Italia. I nostri militari in Afghanistan rendono servizio alla
pace e al buon nome e all'immagine del nostro paese: l'Italia ne ha bisogno!''.
La parola 'guerra' è stata citata in aula solo dall'Italia dei Valori, che - come
aveva già fatto sei mesi fa - ha invece votato contro il rifinanziamento. ''E' stata
completamente smarrita la 'mission' originaria della nostra presenza: quella in
Afghanistan è diventata a tutti gli effetti una missione di guerra gestita fuori
dalla regia del nostro paese'', ha detto l'onorevole Augusto Di Stanislao. ''Dopo
dieci anni di intervento internazionale la situazione nel paese è peggiorata sotto
ogni punto di vista, a partire dalle condizioni di vita della popolazione per finire
con l'aumento delle vittime civili del conflitto. Il quadro è allarmante. Anche per
quanto riguarda la transizione della gestione della sicurezza dalla Nato alle forze
afgane, che continuano a essere male addestrate e dedite a abusi, corruzione e
tossicodipendenza''.
Il decreto sul rifinanziamento della missione afgana passa ora all'esame del Senato
per la scontata approvazione finale.
PRECEDENTI VOTAZIONI ALLA CAMERA SULLA MISSIONE AFGANA
21 LUGLIO 2010
Contrari:
21 deputati dell'Italia dei Valori (Francesco Barbato, Antonio Borghesi, Renato
Cambursano, Gabriele Cimadoro, Antonio Di Pietro, Augusto Di Stanisalo, Massimo
Donadi, Fabio Evangelisti, David Favia, Aniello Formisano, Ignazio Messina, Carlo
Monai, Silvana Mura, Leoluca Orlando, Antonio Palagiano, Federico Palomba, Sergio
Michele Piffari, Antonio Razzi, Ivan Rota, Domenico Scilipoti, Pierfelice Zazzera)
2 deputati del gruppo misto (Giuseppe Giulietti e Americo Porfidia)
1 deputato della Lega Nord (Matteo Brigandì)
Astenuti:
3 deputati del Partito Democratico (Luisa Bossa, Mario Cavallaro e Donatella
Mattesini)
6 deputati radicali del gruppo Pd (Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta
Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti,)
2 deputati del gruppo misto (Maurizio Grassano e Roberto Rolando Nicco).
9 FEBBRAIO 2010
Contrari:
1 deputata del Partito Democratico (Luisa Bossa) ha detto che non è riuscita a
esprimere voto contrario.
Astenuti:
8 deputati radicali del gruppo Pd (Maruizio Turco, Marco Beltrandi, Rita Bernardini,
Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci e Elisabetta Zamparutti, più due
deputati del gruppo misto, Giuseppe Giulietti e Roberto Nicco)
3 deputati del Partito Democratico hanno dichiarato che avrebbero voluto astenersi
(Enrico Gasbarra, Andrea Sarubbi e Alessandra Siragusa).
pc quotidiano 26 gennaio - processo thyssen..l'avvocato Coppi "Difendo causa impopolare"

Thyssen, l'avvocato Coppi
"Difendo causa impopolare"
Al processo per la strage nell'acciaieria di corso Regina, costata la vita a sette operai, è cominciata l'arringa dei difensori. "Difendo una causa impopolare" ha esordito l'avvocato Coppi che rappresenta i sei manager finiti alla sbarra
"Difendo una causa impopolare": con queste parole l'avvocato Franco Coppi ha inaugurato, questa mattina in corte d'assise a Torino, le arringhe del collegio difensivo al processo Thyssenkrupp. Gli imputati sono sei dirigenti della multinazionale dell'acciaio per l'incendio che nel 2007 uccise sette operai.
Il penalista ha rievocato l'atteggiamento che nel corso del processo si è manifestato nei confronti degli avvocati: "Ci siamo sentiti addosso sguardi sprezzanti, ci hanno rivolto contumelie, ci hanno chiamati servi". Ancora questa mattina davanti a Palazzo di Giustizia il Collettivo Comunista Piemontese, aderente a proletari comunisti, ha diffuso un volantino con le loro fotografie e la definizione mercenari. "Non ci adontiamo - ha commentato Coppi - perchè ci rendiamo conto dei sentimenti dei familiari delle vittime a cui portiamo senza retorica la nostra solidarietà. Io stesso se mi fossi trovato al loro posto avrei reagito anche peggio. Ma noi non siamo mercenari, siamo uomini di legge come i pubblici ministeri. Abbiamo il dovere di portare un contributo alla giustizia".
In apertura d'udienza il presidente della Corte, Maria Iannibelli, ha esortato i parenti dei lavoratori deceduti a non interrompere e a non commentare ad alta voce le affermazioni degli avvocati spiegando loro che in caso di intemperanze farà sgomberare l'aula.
(25 gennaio 2011)
pc quotidiano 26 gennaio - dal processo Thyssenkrupp torino d
(ricevo ed inoltro, per gentile concessione di Elena di Agenda Rossa)
ore 9,35 entra la corte.
In aula tutti gli avvocati della Difesa: Zaccone, Anglesio, Coppi, Audisio, Garaventa, gli avvocati della parte Civile, il pubblico Ministero è rappresentato dai PM Laura Longo e Francesca Traverso.
Il presidente esordisce con una raccomandazione ai familiari e ai superstiti presenti in aula. Pur comprendendo che, molto probabilmente, le affermazioni della Difesa potrebbero suscitare animosità, li richiama ad un comportamento corretto, e, se non in grado di esercitarlo, di uscire dall'aula permettendo lo svolgimento del processo.
Inizia l'avvocato Franco Coppi in qualità di difensore del principale imputato: l'amministratore Delegato Herald Espenhahn, e lo fa, diamo a Cesare quel che è di Cesare, cercando di calmare gli animi, dicendo che si rende conto di difendere una causa impopolare... che si rende conto del dolore dei familiari delle vittime... e che, sia lui che i suoi colleghi, sentono il ''peso anche fisico'' della grande impopolarità, che questo processo reca loro. Ricorda che hanno subito offese... che sono stati chiamati ''servi'' e che sono stati costretti prima di entrare in tribunale a ritirare dei volantini che li definivano ''mercenari degli stragisti''. Ribadisce che se fosse stato parente delle vittime, forse avrebbe reagito anche peggio, ma ricorda che lui, come i suoi colleghi, sono avvocati e che fanno il loro dovere nè più nè meno dei Pubblici Ministeri! Prestano il loro contributo affinchè la legge venga applicata! Ricorda che in questa sede vale solo la legge e che assieme alla corte faranno in modo che la legge venga applicata!
Nei confronti dell'imputato Espenhahn l'accusa è di omicidio volontario.
Ricorda che il PM ha dimostrato che l'imputato non ha agito volontariamente ma che ha agito accettando il rischio di quel che ''avrebbe'' potuto succedere, quindi non dolo intenzionale ma dolo eventuale.
Cosa è il dolo eventuale sul piano normativo? Il nostro codice NON prevede dolo eventuale ma solo dolo intenzionale ... Parla di colpa cosciente e la paragona al lanciatore di coltelli e alla sua partner. Porta in esempio il lanciatore di coltelli, che è bravissimo, ma va da sè che un rischio c'è... ma con questo non è detto che lui sia un omicida. Altro esempio quello del Chirurgo inesperto che deve fare un intervento... non può tirarsi indietro deve farlo, pur mettendo sul piatto della bilancia la sua inesperienza... pur senza voler uccidere nessuno ma accettando i rischi... quindi sostiene che per condannare qualcuno a dolo eventuale - ammesso che possa essere possibile - in quanto non esistente nella normativa attuale - non basta il sospetto ma ci vuole qualche cosa di più.
Sostiene che si potrebbe accusare di dolo eventuale solo se si avesse la sicurezza che l'imputato, pur sapendo che i risultati della sua condotta avrebbero causato la morte di 7 persone, avrebbe fatto le stesse cose che ha scelto di fare! Quindi so che moriranno ma lo faccio lo stesso! Insiste sul fatto che il dolo non deve essere ingigantito per provare una colpa che non si può provare.
Non vuole che la corte consideri il dolo eventuale come una scorciatoia visto che non si riesce a provare il dolo diretto. Bisogna capire se l'imputato è un assassino. In fondo era sempre stato attento alla salute dei suoi dipendenti, alla sicurezza dei lavoratori... solo a Torino rinuncia a tutto ciò? Fingiamo di credere che tutti i guai che c'erano alla Thyssen fossero tali da portare alla morte... fa di Espenhahn un assassino o si è solo sbagliato nella valutazione?
Continua dicendo che non possiamo entrare nell'animo delle persone ma che dobbiamo avere dei criteri di valutazione. Chiede quindi se è possibile che l'imputato si sia seduto al tavolino e abbia deciso di scegliere tra il fattore economico e la salvguardia delle persone fisiche? (n.d.r. ovviamente l'imputato non è presente... perchè a questa domanda mi sarebbe piaciuto guardarlo in faccia). Per ultimo dice che l'imputato non era a conoscenza dello stato dello stabilimento in quanto era parecchio tempo che non andava a controllare.
Quindi non possono essere a lui imputati i reati di omicidio e incendio!
ore 12.00 Avvocato Zaccone
e qui per me il problema è enorme perchè questo signore sguazza nelle norme e nei cavilli... cercare di tirare le fila di quel che dice non è uno scherzo! Sembra l'azzeccagarbugli... comunque mi è parso di capire - prendete con le molle quanto segue - in questo processo si contesta lo stesso fatto per due volte in modo diverso omicidio colposo e omicidio doloso. Parla di esclusione di concorso di reati nello stesso processo portando l'esempio di una rapina a cui viene contestato il furto.
Il reato di omicidio colposo è solo l'omessa segnalazione di norme di sicurezza... Quindi il fatto contestato non costituisce omicidio colposo ma è solo responsabilità dell'Ente di Vigilanza di non aver attuato in pieno il modello previsto da Confindustria in materia di sicurezza.
Era stata prevista l'attuazione delle modifiche per l'adeguamento della legge 237 e mancava solo la firma dell'approvazione prevista a dicembre.
Quindi l'imputato aveva delegato il comitato di vigilanza per il controllo della sicurezza. Controlli che erano stati approvati sulla carta e che aspettavano di essere attuativi a dicembre.
In questo caso la società deve rispondere per i reati commessi dai suoi dirigenti (Comitato di vigilanza) ma non si parla di omicidio colposo ma solo di inosservanza delle regole. Bisogna capire quindi, se stiamo parlando di responsabilità penale o amministrativa. Qui parla di Diritto Penale Nucleare, dove pare esserci una convergenza di responsabilità. Se la persona fisica è anche nell'organismo di controllo si ha in questo caso un' unione di responsabilità e non si piò triplicare la pena per un fatto unico. Quindi è necessario stabilire se parliamo di ''penale'' o ''amministrativo''.
Avv. Nicoletta Garaventa
Si occupa delle sanzioni che trova troppo onerose nei confronti dell'azienda. Si chiede se la somma di 1.5 Mio di euro non sia troppo alta visto che l'azienda ha già risarcito i parenti delle vittime.
Ricorda che le sanzioni interdittive richieste non si dovrebbero applicare immediatamente ma dovrebbero essere valutate... Ricorda inoltre che le ricadute di tali sanzioni potrebbero essere spaventose per la società e per i dipendenti, ribadisce che i lavoratori di Terni sono preoccupati ... chiede quindi che non vengano pubblicate le sentenze sui giornali di tiratura internazionale, che causando una pessima pubblicità... potrebbero mettere in crisi posti di lavoro (mamma mia poveri giudici... n.r.d.)
Ricorda che la somma di 800.000 euro di cui si chiede la confisca , pari al risparmio fatto dalla Thyssen per l'inadempienza alle norme di sicurezza, è una richiesta di pura fantasia... Sostiene che è impossibile determinare il profitto nei reati colposi! Chiede quindi che la corte, in via subordinata, voglia tenere conto delle sanzioni nella misura più bassa prevista dalla legge, che voglia evitare la pubblicazione delle sentenze su testate a tiratura internazionale e che non venga applicata la confisca di 800.000 euro.
Torino, 25 gennaio 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino
pc quotidiano 26 gennaio - Nepal ...contraddizioni simboliche che aprono la strada a una contraddizione reale -
Kiran Chapagain
KATHMANDU, 24 GEN: Il PCNU (maoista), sabato, ha cambiato idea circa la consegna della bandiera dell’EPL al primo ministro Madhav Nepal all'ultima ora, perché la consegna della bandiera avrebbe significato la resa o la sconfitta dell’EPL.
Il piano iniziale era che il presidente maoista Pushpa Kamal avrebbe consegnato la bandiera dell’EPL al Primo Ministro Nepal in occasione del trasferimento della catena di comando dell’EPL al Comitato Speciale durante la cerimonia di consegna presso Shaktikhor, Chitwan, sabato.
Di conseguenza, il corso della cerimonia della consegna a Shaktikhor inviato agli invitati, tra cui dignitari stranieri, includeva la cerimonia di consegna della bandiera.
Ma questo evento particolare è stato abbandonato in extremis dopo che il presidente maoista lo ha contestato e ha minacciato di annullare l'intera funzione se il primo ministro Nepal avesse insistito sulla consegna bandiera.
Il primo ministro Nepal si è piegato alla richiesta, anche senza consultare gli altri membri del Comitato speciale data la delicatezza della questione e la possibilità di rovinare tutta la funzione, secondo una fonte di Baluwatar. "Sono venuto a sapere che l'evento della consegna della bandiera è stato abbandonato all'ultimo momento", ha detto il dottor Ram Sharan Mahat, che era tra quelli che ha preparato il corso della cerimonia.
Si pensa che qualcuno della comunità internazionale abbia avvisato la leadership maoista informandola in merito al simbolismo della consegna della bandiera dell’EPL dopo aver la preparato la cerimonia o in extremis. E’ consuetudine in situazioni di guerra che l'esercito sconfitto consegni la propria bandiera all'esercito vincitore.
Mahat, che è anche membro del comitato speciale, ha detto a Repubblica che lui, durante la riunione del Comitato speciale lunedì, ha chiesto al primo ministro il motivo per cui il passaggio di consegna della bandiera è stato abbandonato all'ultimo momento.
"Il primo ministro mi ha detto che ha preso la decisione per salvare il processo di passaggio di consegne dei combattenti", ha dichiarato Mahat.
Il Ministro degli interni Bhim Rawal, che era anche il membro del comitato di preparazione della cerimonia, aveva preparato tutto con l’approvazione del leader maoista Barsa Man Pun.
"Per noi, firmare una dichiarazione che annuncia il passaggio dell’EPL al Comitato speciale era più della bandiera. Così abbiamo deciso di firmare la dichiarazione", ha detto Pun, che ha chiesto di saltare il problema.
kiran@myrepublica.com
Pubblicato il 2011/01/25 03:00:06
martedì 25 gennaio 2011
pc quotidiano 26 gennaio - Il modello Mirafiori conquista Carrefour
(Epa)
MILANO - Nella vertenza-Fiat il termine-chiave è flessibilità. Nel commercio «già la si sperimenta da anni», ammette Ferruccio Fiorot, segretario nazionale Fisascat, la federazione servizi e commercio della Cisl. Marchionne chiede un maggior utilizzo degli impianti per investire in Italia? In Carrefour gli impianti sono i punti vendita e «nel nuovo accordo integrativo aziendale si premiano proprio gli straordinari domenicali e festivi», dice Paolo Andreani, segretario nazionale Uiltucs, organismo di categoria della Uil. Meno incline al parallelismo Maria Grazia Gabrielli, Filcams Cgil: «in Carrefour abbiamo ricostruito un contratto integrativo aziendale. In Fiat si chiede persino la deroga al contratto nazionale», dice. Ma «l'atteggiamento che hanno avuto i vertici del gruppo francese nel 2009 (con la disdetta unilaterale dell'integrativo aziendale, ndr.) è lo stesso della Fiat: rompere le relazioni sindacali». I confederali, ora alla prova di Mirafiori, hanno sperimentato una comunanza d'intenti per la «Fiat del commercio»: Carrefour. La seconda multinazionale al mondo nella grande distribuzione è riuscita laddove il Lingotto ha diviso. Raggiungendo uno schema di accordo – ora sottoposto alla consultazione dei quasi 22mila dipendenti italiani del gruppo – che dovrebbe essere ratificato il prossimo 9 febbraio.
L'ACCORDO – Al netto delle logiche differenze categoriali – industria metalmeccanica la Fiat, leader nei servizi e nel commercio, Carrefour – di core business e di modello organizzativo aziendale, i sindacati hanno accettato il piano proposto dal gruppo francese. Eccone i termini, per traslazione «simili» alle proposte dei vertici torinesi: prestazione oraria domenicale e festiva in straordinario retribuita con il 60% di maggiorazione per il periodo natalizio, bonus forfettari negli altri periodi dell'anno (per un massimo di 400 euro), un meccanismo di salario variabile per i neo-assunti (nel 2010, ndr.) legato alla produttività e con la prospettiva di un consolidamento nella retribuzione fissa nel caso la redditività dell'azienda torni ai livelli pre-crisi. E anche pause pagate (sia con un contratto part-time, sia full-time), come previsto dal precedente contratto integrativo aziendale. In altri termini maggiore produttività, minore assenteismo – «anche se nel commercio siamo lontani dai livelli di assenteismo tipici della Fiat», precisa Fiorot (Fisascat Cisl) – per un ritorno in busta paga per i dipendenti, al netto della componente variabile, sulla quale Gabrielli (Filcams Cgil), esprime qualche riserva «perché condizionata dai livelli di produttività ante-crisi». L'azienda, dal fronte suo, si è detta disponibile a tornare ad investire in Italia (come auspica Marchionne per la Fiat) e «in un momento di crisi come questo se Carrefour avesse voluto delocalizzare all'estero, ciò avrebbe significato un impoverimento per il tessuto nazionale», dice Andreani (Uiltucs). Scongiurato il rischio trasferimento «la volontà è quella di realizzare, nel biennio 2011-2012, una forte politica di investimenti proseguendo nella rimodulazione del modello commerciale», dice Francesco Quattrone, direttore risorse umane di Carrefour Italia. Per un'azienda che nel 2008 chiudeva in rosso il proprio bilancio puntare ancora sulla grande distribuzione organizzata in Italia è una scommessa. Condizionata dall'esito della consultazione. Ma i sindacati sembrano uniti e non ci dovrebbero essere sorprese.
corriere della sera Fabio Savelli
pc quotidiano 25 gennaio - gli imperialisti americani si congratulano con l'attuale PCU nepal -maoista, diretto dai dirigenti revisionisti
necessaria l'unità dei maoisti autentici dentro e fuori il partito nella ricostruzione del Partito comunista e nel proseguimento della rivoluzione nepalese
denunciamo i gruppi e organizzazioni che si allineano alle posizioni revisioniste e liquidazioniste dei dirigenti della maggioranza del PCUN maoista
in nitalia è questa la posizione di Carc-nPCI sempre più spudoramente comunisti a parole e revisionisti nei fatti
proletari comunisti -PCm -Italy
25-1-2011
Gli Usa salutano il trasferimento della catena di comando dell’EPL all’AISC
Gli Stati Uniti d'America si sono congratulati con i leader nepalesi per aver completato l'importante processo di trasferimento del comando e controllo dei combattenti maoisti al Comitato Speciale per l'integrazione Army Special Committee (AISC), Sabato.
L'emissione di un comunicato stampa dell'ambasciata americana a Kathmandu dice: "il passaggio di consegne dell’Esercito Popolare di liberazione maoista al Comitato speciale costituisce un benvenuto e positivo passo avanti nel processo di pace".
Gli Stati Uniti hanno anche lodato il PCNU(maoista) per aver dimostrato il suo impegno per la democrazia, separandosi politicamente dai combattenti.
"Gli Stati Uniti riaffermano il proprio sostegno al processo di pace", dice il comunicato, aggiungendo: "Ci auguriamo che la cerimonia di oggi, cui assiste il primo ministro, il presidente maoista, i leader dei partiti politici e i membri della comunità internazionale possa incoraggiare le parti a completare gli elementi rimanenti nel processo di pace, la stesura della nuova costituzione, e la creazione di un governo. nepalnews.com
I combattenti maoisti formalmente rientrano nel Comitato Speciale con una grande cerimonia a Shaktikhor
Con un passo importante nel prolungato processo di pace, la catena di comando del People's Liberation Army (PLA)[Esercito Popolare di Liberazione] del PCNU(maoista) è stata consegnata al Comitato Speciale per l’integrazione dell’esercito (AISC) con una grande cerimonia organizzata presso l’acquartieramento di Shaktikhor presso Chitwan, sabato.
Il primo ministro Madhav Kumar Nepal e il presidente maoista Pushpa Kamal Dahal hanno firmato una dichiarazione per trasferire la catena di comando dei combattenti al Comitato (AISC), che è guidato dal Primo Ministro.
Per l'occasione, il Primo Ministro del Nepal ha issato la bandiera nazionale, che ha sostituito la bandiera dell'esercito maoista.
Il legame tra i combattenti e il partito maoista è stato interrotto con la firma del contratto.
Nell’affrontare la funzione, sia Dahal che il PM Nepal hanno descritto il passaggio di consegne come un progresso significativo verso la conclusione del processo di pace e la fine dell'incertezza per i combattenti degli acquartieramenti.
"Il PLA [Esercito Popolare di Liberazione] è ormai diventato un organo di sicurezza dello Stato. Dovrebbe svolgere un ruolo importante nella sicurezza nazionale", ha detto Dahal, elogiando il contributo dato dai combattenti nel determinare il cambiamento politico nel paese. Ha descritto il passaggio di consegne del comando dell’EPL come la sua volontà di concludere il processo di pace.
Allo stesso modo, il PM Nepal ha detto: "Adesso siete formalmente rientrati nel Comitato Speciale. Il segretariato del Comitato speciale prenderà ora i provvedimenti necessari." Egli ha anche elogiato il contributo fornito dalle Nazioni Unite e dalla sua missione per portare avanti il processo di pace e ha espresso la speranza di un futuro sostegno della comunità internazionale.
Alti dirigenti di quasi tutti i partiti politici tra cui il presidente del Nepali Congress Sushil Koirala, dell’UML Jhala Nath Khanal, del Madhesi Janadhikar Forum (MJF) Upendra Yadav, del MJF-Loktantrik e il vice primo ministro Bijay Gachchhadar, del Terai Madhesh Loktantrik Party Mahantha Thakur, del Rastriya Prajatatra Party Pashupati Shumsher Rana e del Rastriya Janshakti Party Surya Bahadur Thapa hanno partecipato alla cerimonia. Anche l’importante leader del NC Sher Bahadur Deuba e Ram Chandra Poudel, dell’UML KP Sharma Oli, il portavoce Subas Nemwang, ministri, capi di tutte e quattro le agenzie di sicurezza sono stati tra i presenti alla cerimonia di passaggio di consegne.
Presente anche alla cerimonia erano il capo del Dipartimento delle Nazioni Unite per l'Asia meridionale e orientale, Samuel Tamrat, i comandanti dell’EPL di tutte le divisioni, i membri dell’AISC e i capi delle rappresentanze diplomatiche straniere. La maggior parte dei VIP invitati sono arrivati a Chitwan in elicottero.
Nell'occasione, l’EPL ha organizzato uno spettacolo culturale, una parata militare e anche la guardia d'onore al Primo Ministro, Nepal, e al presidente maoista Dahal. Questa è stata la guardia d'onore finale dell’EPL per Dahal che è rimasto suo comandante supremo fin dalla sua creazione nel 2001, nel bel mezzo della rivolta maoista.
La maggior parte dei VIP invitati è arrivata a Chitwan in elicottero. Gli elicotteri che trasportano i leader da Kathmandu non hanno potuto atterrare in mattinata a causa di scarsa visibilità dato che una nebbia fitta si era accumulata su Chitwan.
La funzione è stata organizzata presso la Kalyan Smriti Brigade, il quartier generale della terza divisione dell’EPL a Shaktikhor, Chitwan.
La Polizia del Nepal e le Forze Armate di Polizia si sono occupate della sicurezza dell’area al di fuori dell’accampamento e i membri dell’EPL si occupano della sicurezza all’interno.
Il trasferimento del comando dell’EPL dal partito al Comitato Speciale è stato descritto sia dal governo che dai maoisti come un passo importante nel processo di pace in Nepal. Ci sono circa 19.500 membri dell’EPL in attesa di essere spostati dagli accampamenti, ed essere integrate nelle agenzie di sicurezza, essere riabilitato nella società o partecipare alla vita politica. nepalnews.com
pc quotidiano 25 gennaio - Palermo: Operai Fincantieri in sciopero, non fidarsi è meglio
Da due giorni gli operai hanno ripreso a scioperare nella speranza di fare pressione sulla Regione affinché i lavori per la ristrutturazione dei bacini di carenaggio, almeno quelli, dato che di nuove commesse non si vede nemmeno l’ombra, comincino al più presto.
La risposta tutta burocratica dell’assessore alle Attività produttive (e meno male che sono produttive!), Venturi, purtroppo non è buona rispetto ai tempi…
Dice Venturi, "Confermo, ancora una volta a testimonianza dell'impegno preso, sia pubblicamente sia stipulando a settembre scorso un protocollo d'intesa per il rilancio dei cantieri, che le risorse necessarie alla ristrutturazione dei bacini di carenaggio dei cantieri navali di Palermo e Trapani sono state individuate e appostate in appositi capitoli di bilancio". (65 milioni di euro).
“Se i tempi saranno rispettati –ha ribadito - e farò di tutto perché ciò avvenga, i lavori inizieranno tra agosto e settembre".
E nel frattempo gli operai dovrebbero continuare, nel migliore dei casi, a sopravvivere con cassa integrazione e corsi di riqualificazione obbligatori.
Non fidarsi è bene, quindi, ma nemmeno dei sindacati confederali che tendono a tenere i toni della lotta piuttosto bassi.
Non osano, purtroppo, ancora, gli operai, spingere la protesta più a fondo, affinché la vertenza prenda tutta un’altra piega…
pc quotidiano 25 gennaio - SCILIPOTI, come dimenticarlo? e Bonanni e la corruzione...
Come si ricorderà anche Bonanni, segretario generale della Cisl, che responsabilmente si è messo dalla parte del governo e del fascismo padronale capeggiato dall’amministratore delegato della Fiat Marchionne si è guadagnato la banconota con la sua effigie…

Davanti a questi casi esemplari di perfetta corruzione la notizia che circa 50 dirigenti e impiegati di vario tipo della motorizzazione di Palermo sono stati arrestati passa quasi inosservata…
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Scilipoti si presenta ai siciliani
Il pubblico gli mostra maxi banconote
Tutta da dimenticare per l'ex deputato di Italia dei valori la prima uscita nella sua Sicilia. A Brolo (Messina) il pubblico lo contesta per il sostegno a Berlusconi e lui è costretto a trasformare la conferenza in una riunione a porte chiuse
La prima pubblica uscita di Domenico Scilipoti nella sua Sicilia è stata un disastro. L'ex esponente di Italia dei valori - che il 14 dicembre scorso ha votato la fiducia al governo Berlusconi, lasciando di conseguenza il partito di Di Pietro - ieri a Brolo (in provincia di Messina) ha affittato una sala per presentare il nuovo gruppo politico intitolato "Iniziativa responsabile". Ma circa cinquanta spettatori, giovani soprattutto, che si erano seduti nelle prime file, hanno iniziato a contestare il parlamentare passato dall'opposizione di centrosinistra alla maggioranza di centrodestra.
Il gruppo ha tirato fuori cartelli e maxi banconote da cento euro mostrandole a Scilipoti. Qualcuno, con i finti soldi, si è pure imbavagliato. Così, la manifestazione, ampiamente pubblicizzata nei giorni scorsi, dopo l'uscita dei contestatori dalla sala, si è trasformata in una riunione con pochi presenti e a porte chiuse.
LaRepubblicaPalermo(24 gennaio 2011)
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Palermo: Patenti facili, 'mazzette' a funzionari Motorizzazione nelle sigarette (2)
(Adnkronos) - L'indagine ha messo in evidenza il meccanismo ideato dagli odierni arrestati che prevedeva sistematicamente la falsificazione di documenti pubblici in cambio di illecite dazioni di denaro. Tale falsificazione spesso si estrinsecava in una retrodatazione che consentiva di fatto l'agevolazione di esami o pratiche che venivano svolti solo ''sulla carta''...
(25 gennaio 2011 ore 09.02)
pc quotidiano 25 gennaio - a proposito dell'assemblea nazionale di marghera di 'uniti contro la crisi'
La prima di alcune iniziative messe in cantiere dalla Fiom veneziana per lo sciopero del 28 gennaio, si è concretizzata in un confronto quasi solo tra soggetti politici istituzionali della “sinistra” e del “centro-sinistra” nel veneziano, tranquillamente seduti anche PD ed IDV davanti alle bandiere della Fiom. Anomalia veneziana a sinistra ? Come vedremo, tutt’altra è la questione.
Nel pubblico, pochi giovani, molti compagni operai e pensionati, e una ventina di operai bengalesi del Cobas, arrivati con il volantino sul nuovo fascismo Fiat e sulla situazione in Fincantieri. Diffuso in sala anche lo speciale sull’accordo Fiat di Proletari Comunisti. Attenzione da parte di numerosi compagni alla nostra presenza, e aspettativa per l’intervento, inizialmente previsto e “concesso” dalla moderatrice, di un rappresentante del Cobas Fincantieri. Intervento poi reso impossibile da un repentino cambiamento di programma per “mancanza di tempo”, che a quel punto ha spinto gli operai del Cobas presenti ad abbandonare la sala prima del termine, in un gesto di chiara critica, senza però ledere nulla alla iniziativa, in quanto non essendo emersa una critica radicale al tipo di dibattito, una contestazione non sarebbe stata capita. Fuori dalla sala, riunione in piazza degli operai del Cobas, per decidere come comportarsi in occasione di future e non nuove attitudini “censorie” della falsa sinistra veneziana.
Rispetto al programma prefissato nell’iniziativa, c’è stato spazio solo per l’intervento di un operaio comunista pensionato, abbastanza centrato sulla critica e sulla rivendicazione di un patrimonio operaio che non va abbandonato, ma era un intervento come a lamentare una situazione che gli stessi “compagni” hanno guastato. Nonché l’intervento, verso la fine, di un delegato Rsu della Fincantieri abbastanza noto per la sua presenza a diverse tavole rotonde, Castigliego, arrivato trafelato verso la fine del dibattito a contestare con parole gravi e toni accesi, il rappresentante provinciale del PD, il quale, come del resto in precedenza aveva fatto il rappresentante di IDV (che aveva addirittura riconosciuto l’esistenza di un problema di nuova legge della “rappresentatività”, lamentando che, ahimé, si sarebbe tornati ai vecchi Consigli di fabbrica, di questo passo), si è soffermato sulla necessità di “affrontare il problema”, ecc. Il problema insomma da affrontare secondo alcuni nella falsa “sinistra” sarebbe costituito anche dalle “motivazioni” del padronato, spinto, porello, a dover incrinare diritti e Patto Costituzionale, con quanto ne è seguito (in particolare lo Statuto dei lavoratori). Su questo la posizione della Fiom espressa è stata molto critica, nulla da dire di particolare sul punto, così come sia Chinellato che altri interventi hanno ricordato l’attacco al CCNL, il tentativo ora di portare la contrattazione sul campo aziendale con perdita di diritti e svendita delle condizioni di lavoro pur di portare a casa la retribuzione.
La moderatrice, Loredana De Checchi, della “Cgil che vogliamo”, si è schierata apertamente per la difesa dei diritti, ma nessuno in sala si è azzardato a parlare dell’anniversario del Partito Comunista, né tanto meno di lotta per il socialismo, il Castigliego ha perorato, pur se vigorosamente sul piano verbale, l’intervento “parlamentare” della politica della “sinistra”, un po’ poco visto ciò che ha già messo in campo la destra ed il padronato. Il rappresentante del PD ha perorato la caduta del governo Berlusconi e la nascita di un “nuovo governo”, ma questo in realtà non ha avuto modo di spiegarci, se si trattava di una riproduzione in facsimile degli squallidi ed antioperai governi Prodi 1-D’Alema- o del governo Prodi 2, più attento sulla sicurezza sul lavoro, ma altresì pronto a calarsi i pantaloni al sorgere del primo scandalino, concessione questa che come abbiamo visto, non ha fatto per nulla il governo fascista del padronato.
È parso latente il bisogno di una espressione politica al movimento in campo, da parte di molti compagni vi era un maggiore bisogno di discussione, che solo di rado si è coniugato con le parole degli oratori. In qualche passaggio di Castigliego che cercava di fustigare il PD, nelle parole di due anziani compagni. La “battaglia” promessa dal PRC, o meglio dalla “Federazione della Sinistra”, ossia da Bonzio, che solo tre mesi fa declamava la “produzione d’eccellenza” di Fincantieri, ed oggi si abbassa bontà sua ad organizzare ben 100 banchetti in due giorni in tutto il Veneto per lo sciopero. Encomiabile sforzo, con il quale forse sul piano militante si potrebbe costruire ben di più che 100 “banchetti”.
Latente anche la confusione, la subordinazione culturale, presente nella sproporzione di mezzi tra il comando padronale ed i suoi media, e gli strumenti di comunicazione di cui dispone “la sinistra” e “gli operai”, qualificati in equivalenza alla “Fiom”. Ciò perché nelle concezioni tutt’altro che rivoluzionarie presenti tra gli oratori, sfugge che è la lotta il passaggio necessario, e non la “comunicazione”, che comunica molto di più la lotta di mille banchetti, come sfugge loro che Cgil-Cisl-Uil è ormai morta, e che ci sarà solo Sindacato di classe in costruzione e Sindacati dei padroni, fino allo scontro definitivo.
Sfuggendo loro questo, evidente non saranno presenti allo scontro definitivo, mentre la attenzione ma anche le domande anche queste “latenti” tra i presenti (compreso un compagno che ha interrogato il segretario provinciale della Fiom sul che faranno quelli che hanno votato no, e che ancora sono in Cig, al loro rientro), traspariva verso qualcosa di più, che tuttavia non è uscito, tra le bandiere rosse ed i toni “aplomb” del dibattito.
Ancora non ci siamo. Domani l’apparato nazionale della Fiom sarà a discutere con i capi delle polizie politiche di movimento, i cosiddetti “disobbedienti”, allo scopo certo, di potersi “unire contro la crisi” e non contro il capitalismo.
Ancora non ci siamo. Permane la logica delle O.S. sopra e dei lavoratori sotto.
Ancora non ci siamo. Sono comunisti, e non hanno nemmeno nominato Antonio Gramsci ed il PC d’I, nemmeno una volta. Solo, il rappresentante della FdS, ad un certo punto, parlava della lotta “sconfitta ma con grande dignità” del “1921”, intendendo certo il risultato del biennio rosso, ma astenendosi attentamente anche dal solo nominare le occupazioni delle fabbriche Fiat del 1919-1920. Una amnesia ?
Da registrare anche, oltre alla presenza attenta del pubblico, anche la assenza totale dei ceti politici della sinistra “rivoluzionaria”.
Gli operai del Cobas della Fincantieri non erano soli, erano tra altri lavoratori, ma erano soli. Perché il razzismo c’è, ed è un’altra parola che non è stata nominata nemmeno una volta nel dibattito.
Decisamente il Veneto è un po’ indietro, e Marghera non fa eccezione, se guardiamo alle organizzazioni “storiche” del movimento operaio. Attenzione però. C’è un revisionismo anche qui. Quali sono, dopo il 1968-1969, le Organizzazioni Storiche della classe operaia ? Dopo le lotte della autonomia operaia, qui rigorosamente censurate e certamente cogestite domani e dopodomani con il placet e le riscritture di comodo del duo Casarini-Negri, il moderno fascismo aleggia anche laddove meno te lo aspetti.
Circolo operaio di Proletari Comunisti di Venezia
pc quotidiano 25 gennaio - appello di Red Block per lo sciopero del 28 gennaio

Studenti e operai uniti nella lotta!
Non è uno slogan vuoto o legato al passato e ormai obsoleto…
Anche oggi assistiamo agli attacchi padronali ai diritti dei lavoratori e in primis alla classe operaia, all’attacco all’istruzione ovvero all’ingerenza sempre più insopportabile di Confindustria, stato e chiesa cattolica nelle nostre scuole e facoltà.
Per questo diventa una necessità l’unione delle lotte tra studenti e operai, un’unione che fa paura ai governanti per diversi motivi: gli studenti e i giovani in generale rappresentano il futuro, un futuro che vogliono abortire ma a cui gli studenti non vogliono rinunciare e ne hanno dato prova in questi mesi di mobilitazione mettendo in seria difficoltà il potere fino alla grande battaglia del 14 dicembre a Roma dove decine di picchiatori in divisa se la sono data a gambe ed i palazzi del potere con i loro loschi figuri sono stati assediati.
Padron Marchionne ricatta gli operai Fiat, ma in realtà tutta la classe operaia e i lavoratori, mettendo in discussione i diritti fondamentali come quello di sciopero conquistati decenni fa con le lotte.
Questo vero e proprio fascismo padronale basato sul ricatto, dove o si accetta l’accordo imposto da Marchionne o si minaccia la chiusura degli stabilimenti mandando a casa migliaia di operai e rispettive famiglie deve essere contrastato.
Davanti a tutto questo la CGIL della Camusso ritiene che ancora non ci siano le condizioni per uno sciopero generale!!!
Abbiamo gridato a gran voce “sciopero generale” il 16 ottobre a Roma durante la manifestazione dei metalmeccanici FIOM interrompendo più volte l’ex segretario della CGIL Epifani.
Come studenti che non hanno futuro vogliamo lo sciopero generale perché accettiamo la sfida di padroni e governo, così come i nostri coetanei in Grecia,Regno Unito,Tunisia,Algeria,Albania ecc ecc che già hanno iniziato a farsi sentire con i fatti, nelle piazze contro i “loro governi” e lo stesso sistema mondiale che provoca tutta questa miseria: il capitalismo!
Come giovani rivoluzionari agiamo nei fatti e non a parole affinchè “studenti e operai uniti nella lotta” non rimanga uno slogan inflazionato ma diventi nei fatti un’ alleanza rivoluzionaria capace di cambiare realmente la vita di milioni di giovani e lavoratori!
Finalmente la FIOM si è decisa a proclamare lo sciopero generale di 8 ore per gli operai metalmeccanici, aderiamo e partecipiamo in massa!
In Sicilia la manifestazione operaia sarà giustamente a Termini Imerese dove da anni gli operai subiscono il ricatto di chiusura dello stabilimento ancor prima di quello di Pomigliano e di Mirafiori.
Se gli operai si mobilitano in massa come hanno dato prova nel 2001 a Termini Imerese non è scontato che lo stabilimento venga chiuso!
Per questo è giusto manifestare a Termini Imerese!
Dopo il grande no operaio prima al referundum a Pomigliano e ora a quello di Mirafiori, scendiamo in piazza realmente al fianco degli operai fondendo la nostra lotta con la loro, scambiandoci esperienze in piazza e solidarietà reale e di classe!
Studenti al fianco degli operai a Termini Imerese concentramento ore 9:00 piazza bassa
Partenza pullman ore 8:00 dalla stazione metropolitana Orleans ingresso università viale delle scienze.
Per info 3498113576 ; redblock@alice.it
www.redblock-it.blogspot.com
pc quotidiano 25 gennaio - assemblea della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro alla sapienza di Roma
Si è svolta a Roma l'iniziativa del Comitato 5 Aprile, nodo romano della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro, per la costituzione di un comitato per la verità e giustizia per Mohamed Bannour, operaio tunisino morto il 22 dicembre in un cantiere alla Sapienza.
Una morte che tutto il sistema di appalti/subappalti dell'università di Roma sta cercando d'insabbiare, infatti non a caso il preside della facoltà di scienze politiche due giorni prima dell'iniziativa ha negato al Comitato la sala concordata all'interno della facoltà. L'assemblea si è tenuta comunque in una sala di giurisprudenza, a fianco il cantiere della morte, l'impalcatura dove è morto sul lavoro l'operaio tunisino Mohamed.
Daiela Cortese del Comitato 5 Aprile ha aperto l'assemblea esprimendo solidarietà e vicinanza alla famiglia di Mohamed e ha presentando il comitato e le tappe di lotta nazionali della Rete, in particolare le 2 manifestazioni nazionali a Torino e Taranto. Scopo di questo incontro è unire tutte le energie disponibili a portare avanti la denuncia attraverso un esposto presentato in Procura e le mobilitazioni necessarie a sostegno.
Comitato Immigrati-Roma
sindacati e partiti non difendono i lavoratori. nei luoghi di lavoro c'è insicurezza, menefreghismo, precarietà, supersfruttamento, lavoro nero. c'è un grave regresso culturale. Le leggi sulla sicurezza non vengono applicate.
Hanno cambiato l'art. 1 della Costituzione: la repubblica è fondata sulla morte dei lavoratori sul lavoro! Più del 10% è la percentuale di morti di immigrati sul lavoro, rumeni soprattutto. L'unica uguaglianza per i lavoratori è la morte sul lavoro.
Ci vuole una Rete permanente.
Usicons, aderente al Comitato 5 aprile
presentazione del quaderno di informazione sull'applicazione del decreto 81 e
dell'esposto-denuncia con richiesta d'intervento per la violazione delle disposizioni del dlgs 81/2008 e dell'art. 2087 del codice civile. Centrale è l'indivividuazione del responsabile pubblico, del responsabile unico del procedimento nella catena di appalti e subappalti. Necessario verificare se l'appalto era regolare, chi sono i soggetti coinvolti, l'impresa affidataria. Il comitato che proponiamo servirà alla verità e giustizia sulla morte di Mohamed che si scontrerà con un muro altro che di gomma, ma di cemento e, una volta abbattuto questo, ce ne sarà un'altro da abbattere.
Cognato di Mohamed
ha ricordato la figura di Mohamed, un proletario di 35 anni che ha sempre
lavorato con impegno. Era sposato con 3 bambini. E' stata una morte assurda che si poteva evitare. Non doveva essere su quella macchina che lo ha schiacciato cadendogli addosso facendo franare il terreno. Mohamed non era un operaio specializzato ma un sempice manovale. Non c'era sicurezza in quel cantiere e c'erano altri 2 operai immigrati. Sempre in quella ditta altri 5 operai tunisini hanno rischiato di morire sul lavoro e sono rimasti infortunati.
Associazione Toffolutti
Solidarietà e supporto legale e fare di tutto per non lasciare sola la famiglia di Mohamed. La compagna ha ricordato la figura dell'operaio Ruggero Toffolutti e di altri lavoratori morti sul lavoro. Denuncia del vergognoso e offensivo spot del governo contro i lavoratori ("la sicurezza la pretende chi si ama").
Rete nazionale sicurezza
Mohamed è una delle migliaia di operai che sono morti sul lavoro per il profitto dei padroni. Gli infortuni non sono in calo, le statistiche non tengono conto di licenziamenti, cassintegrazione, lavoro nero. E' una guerra dei padroni contro i lavoratori, bisogna combatterla con forme nuove perchè è tutto il sistema a comando padronale che dev'essere rovesciato. non c'è risposta adeguata da parte di confederali perchè complici, dei sindacati di base con attività episodiche e per l'autopropaganda di partiti e gruppi. la Rete è nata per portare a livello nazionale questa battaglia.
Gli studenti della Sapienza hanno ricordato il lavoratore immigrato con alcune scritte al cantiere: "22 dicembre 2010 è morto un operaio. La colpa è dei padroni!" e "L'unica sicurezza che ci può dare un governo è morire sul posto di lavoro". Vero, è grande la responsabilità del governo attuale come anche dei precedenti nel peggioramento delle condizioni dei lavoratori: bassi salari, precarietà, lavoro nero, aumento dei ritmi di lavoro fanno aumentare il rischio di lasciarci la pelle nei luoghi di lavoro. responsabilità del gov Berlusconi/Sacconi col collegato lavoro, taglio controlli ispettivi, depenalizzazione dei reati. E i padroni, con in testa Marchionne vorrebbero impedirci di ribellarci, dicendoci di "superare la logica del conflitto" così avanza il fascismo padronale.
La campagna nazionale di dicembre con le tappe importanti di Paderno Dugnano e davanti al tribunale del processo Thyssen. A paderno Dugnano un'altra strage di operai, la maggioranza immigrati, 3 sono morti bruciati e noi abbiamo portato la richiesta di giustizia e la denuncia del sistema di istituzioni/politici complici dei padroni criminali. Importanza del processo Thyssen per contrastare i piani padronali che passano anche dai Tribunali. Quella strage è il simbolo di tante stragi sul lavoro, della giustizia negata in tanti processi. Appello alla mobilitazione a Torino il giorno della sentenza ben sapendo che l'unica giustizia è quella proletaria.
Contro la precarietà che uccide importanza dell'occupazione dell'agenzia interinale e del convegno nazionale a Ravenna.
Necessaria una campagna nazionale sugli immigrati morti sul lavoro.
Contrastare il piano Marchionne che porta anche l'attacco alla salute degli operai, con aumento dei carichi, dei ritmi del metodo ergo-uas, la riduzione delle pause e l'aumento d'orario. Contro questo proponiamo un presidio a Torino e una mobilitazione a Melfi.
A Napoli, capitale della disoccupazione e lavoro nero, troppi morti, di recente 3 in soli due giorni. Dobbiamo costruire la Rete in questa città, per questo proponiamo un'assemblea generale della Rete in questa città.
Collettivo scienze politiche (uniriot)
Rompere il silenzio assordante sulla vicenda. C'è la volontà di insabbiarla. La facoltà l'hanno chiusa, le scritte che gli studenti avevano fatto al cantiere sono state cancellate. Esprimiamo solidarietà alla famiglia. Il collettivo aderisce al Comitato proposto. Dalla lettera pubblicata sul sito uniriot: "Un pensiero per Mohammed"
Eravamo in corteo selvaggio sulla tangenziale quando è arrivata la notizia che un operaio è morto nella nostra università, proprio quella per cui stiamo lottando.
Ci sono dei diritti che non sono negoziabili, la possibilità di vivere è uno di questi. Non si può morire lavorando in un appalto pubblico, subappaltato e subappaltato ancora, in un organigramma difficile da comprendere, dove le responsabilità si perdono ed alla fine della catena non rimane nulla da dire, se non che si sia trattato solo di una svista, di una tragica fatalità. Ma per noi non basta...Dove sono gli standard di sicurezza? Dov’è il piano dei lavori? Chi è il responsabile?
Non abbiamo visto nemmeno una riga dedicata a questa vicenda sul sito della nostra facoltà, perché tutto deve continuare a scorrere nella più completa e mediocre normalità. Tranquilli, continuate a lavorare, continuate a fare gli esami, a fare lezione...esattamente dove un mese fa è morto un uomo che lavorava....
Siamo arrivati a ringraziare per stage con rimborsi spese di 500 euro, per tirocini professionalizzanti non pagati, per co.co.pro da tre mesi a 600 euro, mentre nei nostri campi e nei nostri cantieri avvengono il 60% delle morti “bianche”, che nel 2010 sono state 1080.
Per questo abbiamo aperto un Conto Corrente presso Banca Etica in cui tutti i
soldi raccolti andranno alla famiglia di Mohammed, IBAN IT89O0501803200000000135798
Associazione culturale islamica che giudica importante l'attività del comitato e lo sostengono.
Laboratorio Resistenza universitaria
Eprimiamo massima vicinanza alla famiglia. Le morti sul lavoro sono assassinii padronali, espressione del sistema capitalistico e non ci potrà mai essere soluzione alle morti sul lavoro finchè esisterà questo sistema incivile fondato sul profitto. Necessità delle lotte autorganizzate, trasversali a tutte le sigle sindacali.
Operaio rumeno rom
denuncia delle ambasciate e consolati rumeni come centri mafiosi
Avvocato Giuristi Democratici
L'accordo di Mirafiori è un'imposizione della vita messa al lavoro, pericolo per la buona vita
Lavoratore università RSU Cobas
Non ci sono Rls eletti dai lavoratori. Nessuno dei confederali è venuto al cantiere della morte. Alla Sapienza non esiste neppure il DVR. E' stata una morte annunciata.
Rls La Sapienza
il nostro lavoro di Rls è ostacolato continuamente
Comitato immigrati (assoc. Illiria)
Ha portato in assemblea il vento della rivolta di Tirana dove la polizia di Berisha ha ucciso 3 manifestanti. Responsabile anche il governo italiano che sostiene quello albanese. Ci sarà una manifestazione giovedì prossimo alle 15 davanti all'ambasciata di Albania, che è vicina a quella Tunisina.
Petrelli, ispettore del lavoro
appalto pubblico doveva tutelare maggiormente il lavoratore, invece è stata una morte stupida. Portare avanti la denuncia sapendo che ci saranno tentativi d'impedirlo ma è necessario superare le difficoltà.
COSTITUZIONE DEL COMITATO PER LA VERITA’ SULLA MORTE
DI MOHAMMED BANNOUR – Roma, 22 Gennaio 2011
Il giorno 22 Gennaio 2011, presso l’Università di Roma “La Sapienza”, al termine di un incontro pubblico, si costituisce il “COMITATO PER LA VERITA’ SULLA MORTE DI MOHAMMED BANNOUR”, morto in un incidente sul lavoro il 22 Dicembre 2010 nel cantiere presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”.
La finalità del comitato è quella di ottenere l’accertamento delle cause che hanno determinato la morte sul lavoro dell’operaio e di ottenere verità e giustizia con l’indicazione dei responsabili sotto il profilo civile, amministrativo e penale, anche per quanto riguarda l’appalto e la sua piena regolarità.
Il Comitato tramite iniziative di sensibilizzazione, informazione e mobilitazione, si attiverà con l’aiuto di tutte le situazioni organizzate o le individualità che aderiranno, per raggiungere questi obiettivi e contribuire ad una campagna per ottenere l’applicazione piena delle disposizioni di legge in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e l’esercizio dei diritti sul lavoro.
Il recapito provvisorio del Comitato è presso l'USICONS - (sede operativa del Comitato 5 aprile) in Largo Veratti 25.
lunedì 24 gennaio 2011
pc quotidiano 24 gennaio - Immondizia, macerie, corruzione... una denuncia dall'Abruzzo
Il 2010 ha evidenziato una gestione ostaggio di clientelismi, illegalità e inefficienze. E l'anno nuovo è già iniziato in emergenza...
Il 22 settembre scorso gli abruzzesi hanno iniziato la giornata con l'esplodere del ciclone Rifiutopoli, che ha portato gli inquirenti a denunciare un vero e proprio sistema di potere (e che per alcune ore sembrava dovesse spazzar via l'intera amministrazione regionale) che gestiva e spartiva il sistema dei rifiuti abruzzesi (e che, è poi emerso, è connotato da lobby, clientelismi, spartizioni territoriali e in alcuni casi anche vere e proprie guerre di potere). Davanti alle denunce della Procura di Pescara (e agli arresti che il 2 Agosto avevano già colpito la famiglia dell'allora assessore regionale all'ambiente Daniela Stati) abbiamo scritto che in Abruzzo domina "Un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, minaccia costantemente la salute dei cittadini e il territorio" definendola una "Sodoma ambientale".
Nonostante le inchieste della magistratura, e una situazione sempre più grave, non sembra all'esserci all'orizzonte alcuna presa di coscienza e prospettiva d'uscita.
Il 2011 è iniziato con l'incredibile chiusura, per alcuni giorni, della discarica di Cerratina a Lanciano a causa del mancato rinnovo dell'autorizzazione provvisoria (nell'attesa della realizzazione di un impianto definitivo di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti) dell'impianto mobile di pre-trattamento che dev'essere ri-autorizzato annualmente. Nell'Abruzzo della pre-emergenza (come è stata definita dalla Regione stessa) un impianto rischia paradossalmente la chiusura per "questioni burocratiche".
L'ex presidente del Consorzio Comprensoriale dei Rifiuti del Lancianese (del quale è socio di minoranza la Ecologica Sangro, partecipata al 95% dalla DE.CO. di Di Zio), secondo gli inquirenti,
era finito nel mirino del sistema di potere della famiglia Di Zio. Il senatore Fabrizio Di Stefano, a seguito delle pressioni della famiglia Di Zio, pretese e ottenne la sua rimozione. Nel 2009 La Morgia aveva intrapreso il progetto di ridurre le tariffe pagate dai Comuni, con conseguente risparmio per la popolazione, e la realizzazione di un impianto di biocompostaggio. Questo progetto avrebbe reso antieconomico l'analogo impianto di proprietà diretta di Di Zio nel comune di Casoni.
La riduzione sarebbe potuta avvenire anche a seguito della rimodulazione delle tariffe pagate alla Ecologica Sangro per lo smaltimento.
Sono passati mesi dall'inchiesta, i fatti sono noti eppure, incredibilmente, la situazione è rimasta pressoché identica e la discarica di Cerratina resta ancora in una totale provvisorietà.
L'assessore provinciale all'Ambiente Caporrella ha dichiarato che addirittura avrebbe ancora solo pochi mesi di vita. Fino a non moltissime settimane fa si parlava di quattro anni, poi via via ridotti e ora siamo arrivati a questo brevissimo termine. Come è possibile? Cosa è successo nel frattempo? E, come è possibile che l'impianto di pre-trattamento non ha ancora autorizzazioni definitive?
Il 2010 era iniziato con l'Accordo di Programma tra la Regione e il CIVETA che chiudeva l'emergenza del consorzio del Vastese. Un'emergenza che, secondo il commissario straordinario della Regione, era stata causata (sono atti pubblici ufficiali facilmente rintracciabili anche su Internet) da una "gestione, quasi senza regole". Una gestione gravissima, costellata sempre secondo il commissario, "di continui mancati appuntamenti" e incredibilmente approdata sulle pagine della cronaca politica, tra le tantissime, per un'ordinanza del sindaco di Cupello (il comune sul cui territorio si trova la discarica) che la Regione definì illegittima. L'Accordo di Programma ha previsto la concessione dalla Regione stessa di oltre un milione di euro al Consorzio, che i cittadini hanno pagato almeno due volte, avendo viste anche le proprie bollette lievitare fino al 30%.
Nonostante tutto ciò nessuno, nell'ultimo anno, ha informato i cittadini sulle vicende dell'impianto, sulla destinazione di questi onerosissimi costi che hanno dovuto sopportare e sul futuro del CIVETA. Anzi, un anno dopo aver ottenuto dalla Regione questi finanziamenti e l'autorizzazione all'apertura di una nuova discarica di servizio (che avrebbe dovuto risolvere le tantissime criticità dell'impianto), fonti istituzionali informano che è iniziato l'iter per la richiesta di autorizzarne una nuova. E' forse già vicina alla saturazione? Proseguiremo forse con aprirne una all'anno? Come è possibile che, dopo essere stata per mesi sulle prime pagine invocata come la soluzione di ogni problema, oggi diventa insufficiente?
Un anno, quello trascorso, conclusosi con la vicenda dei consorzi teramani. Scioperi dei dipendenti, rifiuti in strada, la "deriva campana" sempre dietro l'angolo. Dopo un brevissimo Consiglio di Amministrazione, dimessosi dopo pochissimi giorni, all'inizio di Dicembre il CIRSU (il Consorzio partecipato dai Comuni del teramano) ha nominato nuovi amministratori, scegliendoli con un bando pubblico. Bando che ha scatenato le polemiche e l'annuncio di una diffida da parte dell'Ordine degli Ingegneri(il 21 gennaio l'Ordine ha informato di aver inviato comunicazione anche al prefetto).
L'Ordine ha denunciato "gravi irregolarità nella procedura di evidenza pubblica" e contestato vari aspetti del bando, come il mancato riferimento al corrispettivo "che deve essere pubblico e definito e non rimandare ad una indennità non quantificata".
"La forte e gentile si muoverà?" E' la domanda provocatoria posta nell'Agosto 2008, a seguito delle dichiarazioni dell'allora Comandante del Corpo Forestale dello Stato di Pescara Guido Conti che denunciava il rischio di una gravissima emergenza rifiuti in arrivo. Gli avvenimenti dei due anni e mezzo trascorsi hanno dimostrato come quella denuncia, seguita alle tante prese di posizione delle associazioni ambientaliste ma non solo, è rimasta lettera morta.
Il 2010 è stato l'anno horribilis di una gestione dei rifiuti che da tempo segna il passo e che inesorabilmente porterà verso il disastro. Si susseguono proclami e progetti di inceneritori, mentre le discariche sono sempre più sature e inadeguate. In tutto ciò la classe politica, ostaggio di localismi e clientelismi, appare incapace di una qualsivoglia progettualità che sappia evitare il collasso definitivo.
Un collasso che rischia di essere ormai dietro l'angolo.
Alessio Di Florio
Responsabile PeaceLink Abruzzo
Ass. Antimafie Rita Atria
pc quotidiano 24 gennaio - Fincantieri Venezia: morti per amianto, condanne confermate

Sentenza di appello al processo Fincantieri 14+ - 5 condanne confermate, un assolto, un imputato deceduto prima dell'appello. Abbiamo bisogno di ben altro che delle timide considerazioni di Casson sul fatto che "ORA" devono andare sotto processo Enel, Enichem, Metallotecnica, e molte altre aziende su cui da due anni non procede il lavoro della magistratura dopo la partenza da Venezia del pm Pipeschi e la partenza "tecnica" del pm Casson verso la "politica". Nota della RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO - NODO DI VENEZIA - iscriviti alla newsletter della Rete - bastamortesullavoro@domeus.it
Qui l'articolo della Nuova Venezia sulla sentenza http://www.mirarossa.org/aeave.org/20110114_NuovaVenezia_Fincantieri_appello.jpg -
Nell'articolo anche la protesta del compagno Bellotto.
pc quotidiano 24 gennaio - Torino, a proposito di ricatti: TAV contro metropolitana?
IL TAV PER (FORSE) LA METROPOLITANA
A Torino, da qualche anno, c'è una linea della metropolitana, costruita in vista delle olimpiadi invernali del 2006 e non ancora terminata nel suo percorso originariamente previsto: dal Lingotto Fiere a Rivoli.
Mentre per l'apertura del tratto tra la stazione ferroviaria di Porta Nuova ed il Lingotto si è ormai in dirittura di arrivo, l'altro capolinea - attualmente attestato, in maniera del tutto assurda, presso la Borgata Paradiso di Collegno - sembra essere lontano dal concretizzarsi.
Sabato 22 gennaio, il sottosegretario al ministero dei Trasporti, Mino Giachino, è intervenuto da par sua sulla questione, ponendo - come conditio sine qua non - ai sindaci della cintura ovest, il fatto di non creare ulteriori problemi al passaggio del TAV se vogliono che ci si sieda ad un tavolo per discutere se portare o meno a compimento il progetto della metropolitana fino a Rivoli.
Furbo, l'esponente forzitaliota; pretenderebbe che il progetto dell'alta velocità non subisse altri ritardi, in cambio del nulla assoluto: la promessa di sedersi successivamente ad un tavolo per discutere se fare arrivare o meno a Rivoli la metropolitana equivale al nulla.
Si tratta di una promessa verbale, e si sa quanto i nostri politicanti ne tengano conto, una volta raggiunto il proprio scopo.
E' auspicabile, e doveroso, che i sindaci della cintura ovest non cedano a questo ricatto, rispedendo al mittente le false promesse.
Torino, 23 gennaio 2011
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino
pc quotidiano 24 gennaio - Al fianco delle masse tunisine in rivolta

Tunisia, nuovi scontri davanti agli uffici del primo ministro
Non si ferma la protesta dei tunisini che durante la notte sono arrivati da tutte le parti della Tunisia, hanno sfidato il coprifuoco e si sono concentrati davanti al palazzo del primo ministro Mohamed Gannouchi per protestare contro lo stesso Gannouchi, al potere dal 1999, e tutti gli alleati di ben Ali ancora al potere.
Nonostante le autorità al potere attualmente confermino di aver arrestato diversi membri della famiglia e del vecchio regime quando hanno tentato di far uscire alcuni funzionari dalla sede del governo i manifestanti si sono assiepati lanciando sassi e bottiglie e la polizia in assetto antisommossa ha sparato gas lacrimogeni.
I manifestanti hanno allora bruciato le auto della polizia e hanno attaccato i loro cordoni, fino a che i poliziotti hanno circondato il palazzo con filo spinato e barricate.
I leader sindacali hanno lanciato l’appello ad uno sciopero contro il governo d’unità.
pc quotidiano 24 gennaio - INDIA: Il maoismo "alla moda" nelle università...

Chi conquista le menti e i cuori?...
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India: La guerra alla "moda del pensiero maoista"
MK: il maoismo di moda nelle università
Calcutta, 21 gennaio: il governatore MK Narayanan, il cancelliere delle università di Stato, oggi ha detto che il maoismo sta diventando "alla moda" nelle università e ha aggiunto che una "parte della società civile si sente incoraggiata e prende parte alle proteste".
Citando le istanze di protesta di alcune fasce della società civile dopo l'arresto dell’attivista per i diritti umani Binayak Sen, che è stato condannato all'ergastolo per essere un simpatizzante maoista, Narayanan ha detto a margine di un seminario della Confederazione degli Industriali: "I maoisti stanno guadagnando il sopravvento nella mente della gente. Una parte della società civile si sente incoraggiata e prende parte alle proteste. Il Maoismo sta diventando di moda nelle università in diversi Stati, tra cui il Bengala".
Il governatore ha detto che il "sostegno dei cittadini in buona fede" è necessario per "assicurare che le questioni non possano sfuggire di mano".
Fonti riferiscono che il governatore è attento alla cura del "benessere della comunità studentesca" perché egli è il cancelliere delle università dello Stato. Riferiscono che Narayanan è "preoccupato" per la "intrusione delle ideologie maoiste nelle istituzioni educative".
Le fonti hanno detto che in quanto ex capo dei servizi segreti, Narayanan potrebbe aver ricevuto "input" da parte dell’intelligence dello Stato sul fatto che i maoisti stanno "osservando gli studenti intelligenti per raccogliere il sostegno per la loro causa".
Un alto ufficiale di polizia ha detto che "una parte di tali simpatizzanti silenziosi" è stato osservato a Nandigram, Singur e Lalgarh, luoghi che sono stati testimoni di attività maoista.
Narayanan ha detto che è "imperativo" rendersi conto che la minaccia maoista non può essere affrontata semplicemente aumentando il numero di forze di sicurezza o con "semplici parole ... o schemi vari".
"Gli ultimi due anni sono stati probabilmente i peggiori nella storia della violenza Naxalita", ha detto, aggiungendo che "la realtà è diversa dai documenti dei seminari".
Intervenendo sulla questione della sicurezza interna, il governatore ha detto che il terrorismo non può essere affrontato attraverso la creazione di più centri NSG - un'idea ventilato dal ministro degli interni dell'Unione P. Chidambaram - ma "attraverso una buone, praticabile intelligence sostenuta da un minuzioso lavoro di polizia".
Narayanan ha anche espresso il suo disappunto per le uccisioni di Netai[*], ammettendo che gli scontri politici in corso sono una minaccia per la "sicurezza interna" dello stato.
"L'incidente di Netai è stata una vera sfortuna e penso che non sarebbe dovuto succedere e non dovrebbe accadere (di nuovo)," ha detto il governatore.
http://www.telegraphindia.com/1110122/jsp/bengal/story_13478091.jsp
[*] I 7 gennaio scorso un gruppo di mercenari al servizio del Partito al governo nella zona, Partito Comunista dell’India (Marxista) sempre in combutta con i padroni locali e le multinazionali, ha sparato sulla folla di abitanti del villaggio di Netai, uccidendone 9, che manifestavano davanti alla loro sede per protestare contro i tentativi di arruolamento forzato.
domenica 23 gennaio 2011
pc quotidiano 23 gennaio - Albania, Berisha assassino

Un altro presidente con 20 anni di regime reazionario alle spalle arricchitosi vendendo il proprio popolo e la propria terra agli imperialisti di diversi paesi, soprattutto italiani che hanno circa 500 aziende nel paese, si è macchiato del sangue delle masse.
Tre morti, tanti feriti e arrestati, sono il bilancio delle manifestazioni dei giorni scorsi.
“(Adnkronos) … Alle ultime elezioni, ricorda 'Courier International' l'attuale premier Sali Berisha aveva promesso 160mila nuovi posti di lavoro, un aumento dei salari, delle pensioni ed un'accelerazione della crescita.
“Più di un anno dopo questi risultati non sono stati raggiunti: anche se segnali di progressi economici nel recente passato del paese ci sono stati - l'inflazione e' tenuta sotto controllo e tra il 2004 ed il 2008 la crescita e'stata del 6 per cento, poi caduta al 3 per cento nel biennio 2009-2010 - il paese resta uno dei più poveri in Europa…
“Particolarmente drammatiche le percentuali della disoccupazione - 12,7 per cento la cifra ufficiale mentre in realtà sfiora il 30 per cento, come si legge nel World Factbook della Cia - mentre le condizioni delle infrastrutture e la corruzione dilagante continuano a tenere lontani gli investimenti stranieri. Il 15 per cento del Pil dipende dalle rimesse degli emigrati, in particolare quelli in Italia e quelli in Grecia.”
I rappresentanti dei paesi dell’Unione Europea sono stati “colti di sorpresa” anche questa volta e sono dispiaciuti dato che stavano preparando l’integrazione dell’Albania nell’UE, appunto, mentre il ministro italiano Frattini si affretta a dire che “Sono situazioni del tutto diverse dal Nordafrica…” cercando di ridurre la questione ad uno scontro tutto politico tra governo e opposizione.
Frattini non può nascondere però né la “vicinanza” del governo italiano con il presidente assassino né lo sfruttamento selvaggio del popolo che costretto a queste condizioni si ribella!