mercoledì 22 dicembre 2010
pc quotidiano 22 dicembre - milano - Microspie a panetteria occupata
Microspie e macrostronzi
Dopo la microspia ritrovata nel contatore elettrico della Panetteria Occupata, nel mese di novembre sono stati rinvenuti a casa di alcuni compagni (in un amplificatore, nella cappa della cucina e in un televisore catodico) degli apparecchi con microfono e trasmettitore da 300 Mhz con una portata di 2-300 metri. In un caso con l’aggiunta di un telecomando di attivazione a distanza (da alcune centinaia di metri) e in un altro con l’aggiunta di una microcamera collegata a trasmettitore in banda UHF della medesima portata.
Non è la prima volta e di certo non sarà l’ultima che compagni e compagne si accorgono di essere oggetto di attenzioni particolari da parte della magistratura, delle forze di polizia, dei servizi segreti ma ci preme sottolineare quanto la presenza di una videocamera nella propria abitazione risulti una violenza particolarmente odiosa.
Non ci deve stupire che nell’attuale congiuntura economica, segnata profondamente dalla crisi e dalle ricette padronali antiproletarie, il lavoro che da anni i compagni e le compagne portano avanti con determinazione possa assumere oggi maggiore rilevanza sia nel campo proletario che, di conseguenza, da parte dello stato.
L’enorme produzione legislativa bipartisan di questi ultimi anni in materia di “pubblica sicurezza” ha reso via via più agile lo squallido lavoro degli agenti della repressione: dall’uso più che disinvolto delle intercettazioni ambientali all’introduzione di nuove fattispecie di reato dai contorni sempre più aleatori e discrezionali, dalla facilità con cui viene disposta la carcerazione preventiva all’inasprimento delle condizioni detentive, fra le quali certamente l’uso prolugato dell’isolamento.
Questa legislazione che si nasconde dietro l’impronta emergenziale unitamente al grado di militarizzazione e alla crescente presenza di gruppi neofascisti nei quartieri se da una parte rivela i timori padronali ed il tentativo di contenere preventivamente una possibile ripresa dello scontro di classe su scala allargata, dall’altra disegna i contorni del modello di società che si apre di fronte di noi, di una democrazia autoritaria.
Eventi come questi non devono farci paura né intimidirci ma spingerci a lottare con maggior coraggio e determinazione e ad unire le forze.
Milano, 12 dicembre 2010
Panetteria Occupata - via conte Rosso, 20 (Lambrate)
rossoconte@hotmail.com
martedì 21 dicembre 2010
pc quotidiano 22 dicembre - Milano: questura e prefettura sgoberano il presidio di Imbonati
Questa mattina all’alba la polizia ha provveduto a sgomberare il presidio di via Imbonati, a 50 giorni dal suo insediamento avvenuto per dare sostegno agli immigrati saliti sulla Torre ex-Carlo Erba e alla vertenza contro la sanatoria truffa, iniziata qualche settimana prima a Brescia
Un epilogo che non ha però avuto conseguenze nefaste per nessuno dei sans-papiers, presenti in questi 50 giorni al presidio permanente, per i quali era stata preventivamente disposta una diversa collocazione. Lo sgombero, infatti, era stato preceduto da minacce e intimidazioni nei giorni scorsi, nonostante l’iniziativa sia stata regolarmente comunicata, senza che mai fosse stato notificato un qualche diniego rispetto all’iniziativa.
Con questo gesto le autorità preposte (questura e prefettura) danno quindi la loro risposta alla richiesta di trovare una soluzione per le centinaia di cittadini immigrati vittime della sanatoria-truffa del 2009 e ora anche di un’altrettanto truffaldino tavolo di trattativa, istituito un mese fa.
La lezione è chiara per tutti: solo adeguati rapporti di forza, numerici e politici, possono portare ad una soluzione positiva per qualsiasi vertenza che abbia al centro i bisogni e i diritti delle persone. E’ con questa convinzione che, il comitato che si è costituito in via Imbonati, intende continuare la sua battaglia facendo appello a quanti ritengono necessaria una campagna permanente, finalizzata a estendere l’iniziativa nei quartieri di Milano, preparando nuove e più efficaci iniziative di lotta
PROSSIMO APPUNTAMENTO: GIOVEDÌ 23, ORE 20 ALLA TORRE
Comitato di lotta – Torre Imbonati
pc quotidiano 21 dicembre - disgustosa sceneggiata fascista del governo al senato
mostra come la riforma gelmini non è approvata ma imposta
per questo lil movimentro ha piena legittimità democratica
a contrastarla e a pretendere da Napolitano, la non firma
la riforma deve cadere
questo governo se ne deve andare
liberi tutti, no alla repressione e criminalizzazione
sciopero generale
slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
pc quotidiano 21 dicembre - Sicurezza alla Tenaris !!!
dalla lettera ai dipendenti di dicembre di padron Paolo Rocca:
"Mentre stavo finendo di scrivere la lettera di questo mese, ho ricevuto la notizia di un infortunio mortale avvenuto in Scrap, la società di Tenaris che si occupa della gestione dei rottami ferrosi in argentina. Carlos Enrique sandez, di 26 anni, sposato con una figlia di 3 anni, impiegato presso l'azienda fornitrice Comau, stava aiutando a collegare il gancio di traino di un rimorchio alla motrice quando quest'ultima è arretrata inaspettatamente, urtandolo e provocandone il decesso qualche ora più tardi in ospedale.
Nonostante l'impegno di tutti, le procedure, i controlli, la formazione sulla sicurezza, il graduale miglioramento dei nostri indici negli anni, non riusciamo ad evitare infortuni mortali: il 2010, anno in cui ne abbiamo avuti quattro, sarà ricordato come un grave passo indietro per Tenaris."
Ma ogni giorno anche alla Tenaris Dalmine avvengono quelli che l'azienda chiama "mancati incidenti", ossia quelle situazioni di rischio e pericolo che solo per casi fortuiti non producono feriti e morti tra gli operai, ma che sono la cartina di tornasole della situazione che si vive nei reparti quotidianamente e che nonostante siano sotto gli occhi di tutti dai capi turno ai dirigenti ai responsabili della sicurezza aziendale.
Non si rimuovono le cause per evitare che questi eventi si ripetano o meglio si interviene per rimuoverle dopo che avviene un infortunio con qualche operaio che si fa male.
Il caso del reparto bombole Atb di Sabbio ne è l'esempio concreto a partire dall'ultimo episodio successo sabato 18 dicembre intorno alle 11 di mattina sulla linea di verniciatura dove un incendio ha distrutto parte dell'impianto e sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per domarlo e spegnerlo, l'allarme è stato dato da operai addetti alla manutenzione prevista per quel giorno sugli impianti e che stavano staccando per la pausa mensa .
Fortunatamente la produzione per quel giorno era ferma e gli operai, che normalmente si trovano a diretto contatto con la macchina non erano presenti, altrimenti avremmo avuto l'ennesimo "caso" di operai morti bruciati o rovinati per tutta la vita per le ustioni e sui giornali si sarebbe parlato di "tragico incidente di cui non si riescono a trovare le cause", come alla Thyssen di Torino, come all'Eureco di Paderno o come l'ultimo incendio nella ditta Brill Futura di Arcene dove da uno scoppio e da un conseguente incedio di una macchina per la lucidatura del metallo, situata nel semiinterrato, sono rimasti intossicati 3 operai il 15 dicembre .
Gli operai nei reparti sanno benissimo che gli infortuni sul lavoro non sono tragici incidenti, ma sono il frutto di responsabilità e scelte ben precise da parte della direzione delle aziende che mettono sempre al primo posto la produttività e il profitto senza tener conto della sicurezza di chi lavora; avviene quando gli impianti sono tirati al massimo per raggiungere i record di produzione nel periodo di massima espansione dei mercati, ma anche nelle fasi in cui si usa la "crisi dei mercati" per la ristrutturazione delle fabbriche, come quella in corso alla Tenaris dopo l'accordo sottoscritto dai sindacati confederali con i circa 700 esuberi previsti nei prossimi anni negli stabilimenti in Italia, tra cui il grosso (oltre 500) è bene ricordarlo sono concentrati nei reparti di Dalmine a Bergamo.
In questa situazione i rischi e gli infortuni non possono che aumetare nei reparti, sia a causa dei investimenti che aumentano la velocità e la produttività delle linee, sia per la riorganizzazione dell'organizzazione del lavoro, ad isole e spostando personale da un reparto all'altro, sia per il mancato investimento e il conseguente miglioramento dei macchinari, che comunque continuano a produrre e che continuamente richiedono l'intervento degli operai per sopperire alla mancata manutenzione e modifica anomalie e continui incagli sulle linee.
Nel reparto bombole di sabbio la situazione è proprio quest'ultima descritta sopra, dato che nell'ultimo anno l'azienda ha prima tagliato il personale sui turni, promettendo investimenti su macchinari e tecnologie per rilanciare il prodotto sui mercati, che però si sono rivelati una bufala in quanto nell'ultimo incontro con i dipendenti, il mese scorso, a distanza di un anno l'amministratore delegato Vincenzo Crapanzano ha detto chiaramente che gli investimenti saranno fatti quando il mercato delle bombole riprenderà!!!
Nello stesso tempo nel reparto continuano a verificarsi situazione di rischio per gli operai che non vengono affrontate dalla sicurezza aziendale che è sicuramente attenta a sanzionare operai per il loro comportamento, casco o occhiali, ma quando all'addetto della sicurezza dell'azienda gli operai fanno notare le problematiche sopra descritte sugli impianti, gli viene risposto che non è un problema suo ma di manutenzione e di segnalarlo al capo turno...cosa che gli operai fanno da tempo senza alcun risultato.
La dinamica dell'incendio è abbastanza chiara: a gennaio 2010 viene sostituita il tipo di vernice da quella ad acqua usata finora a quella bicomponente con la presenza di un solvente altamente infiammabile, questo per garantire una migliore qualita e spessore della verniciatura della bombola ma anche e soprattutto per diminuire i fermi della catena dell'impianto e quindi aumentare la produttività, tanto che sul giornalino aziendale "Flash" questo cosidetto investimento viene messo in evidenza con tanto di foto e articolo di una cabina nuova, esterna al reparto, per tenere la vernice in condizioni ottimali ed evitare in particolare il freddo, quello che però non viene adeguato è il resto dell'impianto per garantire nelle camere dove avviene il processo di verniciatura una temperatura adeguata che si continua a cercare di ottenere posizionando nelle vicinanze delle stufette a metano!!!
Basterebbe questo per capire dove sta il problema ossia a monte delle scelte aziendali, ma in azienda girano voci per giustificare il tutto e si parla di corto circuito o del fatto che qualcuno ha messo troppo vicino la stufetta oppure che alcune stufette non erano dotate di valvola di sicurezza anche se tutte arrivano dalla sede centrale di dalmine
(questo è comunque vero visto che pochi giorni prima visto il freddo nel reparto qualche operaio aveva fatto notare che quelle stufette non erano a norma e che comunque strenamente da quando non si fanno più i tre turni sia nel reparto che negli spogliatoi e bagni fa un freddo porco e che i bruciatori di aria calda vengono accesi solo per poco tempo e non piu sulle 24 ore tanto che alla mattina e alla sera ci si deve cambiare velocemente per la bassa temperatura).
Alla fine del 2 turno il capo da indicazione a tutti gli operai di spegnere le stufette anche se non sono dotate di rubinetto per chiuderle e quindi bisogna andare alla colonnina di didtribuzione del metano e che questo quindi dovrebbe farlo lui come preposto, e poi come mai fino a sabato le stufette durante la notte erano lasciate accese nei pressi delle varie centraline oleodinamiche per evitare ritardi nell'accensione delle macchina alla mattina a causa del freddo, questo è anche la constatazione che l'azienda ha lasciato gli operai nei reparti al freddo, ma sappiamo le macchine vengono prima di tutto!!!..
Ma l'azienda va oltre e come successo altre volte non avvisa dell'accaduto neanche il delegato alla sicurezza dei lavoratori Rls, che viene a conoscenza di quanto accaduto solo lunedi pomeriggio dagli operai, mentre la mattina di lunedi la macchina è stata fatta funzionare lo stesso senza nessuna garanzia sulla sicurezza e sul fatto che l'incendio possa di nuovo ripetersi visto che ci si trova nelle stesse condizioni di prima con stufette nelle vicinanze e tubetti in pressione con solvente infiammabile.
Qualche operaio dice: "se adesso si fa casino ci manderanno a casa per un mese, ossia il tempo di ripristinare la macchina bruciata"
Noi diciamo che su questo fatto come su altri ancora aperti: incendio al forno di trattamento con fumi che non si sa cosa respira, caduta di bombole che si staccano dal magnete allo scarico verniciatrice è il momento di fare chiarezza o meglio di ottenere delle risposte concrete, per questo chiediamo che venga fatta subito l'assemblea retribuita di 1 ora sulla sicurezza, come previsto dalla legge, con i lavoratori per decidere cosa fare di fronte all'arroganza aziendale che considera gli operai bestie o carne da macello.
sindacato lavoratori autorganizzati intercategoriale
cobas dalmine per il sindacato di classe
pc quotidiano 21 dicembre - taranto ..operai dalla parte degli studenti in lotta
gelmini. contro il governo che riduce la grandiosa rivolta degli studenti a
problema di ordine pubblico violando la democrazia
lo slai cobas taranto mercoledì 22 in solidarietà con gli studenti
raccoglierà per tutta la giornata firme a sostegno del movimento studentesco, contro la repressione, per la liberà degli studenti fermati,inquisiti e processati
ore 6 portinerie ilva - appalto taranto
ore 7.30. zona Scuole Cabrini, Vittorino, Righi
ore 9, piazza Immacolata-Prefettura
dalle ore 9.30 piazza Castello
slai cobas per il sindacato di classe taranto
pc quotidiano 21 dicembre - Firenze 22 dicembre ..corteo studentesco
toscana | istruzione | notizie lunedì 20 dicembre, 2010 22:40 by 400colpi - universitari autorganizzati
LA NOSTRA RABBIA NON SI FERMA
Dopo l'esplosione di rabbia dei senza futuro di piazza del Popolo il governo si prepara all'ennesima offensiva reazionaria tesa a difendere i privilegi dei ricchi e ristabilire l'ordine, il Loro ordine, nelle piazze, nei posti di lavoro e nei quartieri
I mazzieri di ieri (Alemanno, La Russa e camerati vari) oggi si atteggiano a difensori della cricca al potere (a cui partecipano arraffando e distribuendo) ed insieme ai nuovi berluscones fanno a gara a chi disegna lo scenario repressivo più apocalittico blaterando di arresti preventivi, Daspo come allo stadio, costituzione di squadracce antiguerriglia e gestione delle piazze alla tedesca.
Fondamentalmente, niente che abbia neppure il minimo fondamento giuridico in democrazia.
Alla manifestazione c'erano più di 100.000 persone e, per quanto politici e sedicenti intellettuali (la lettera di Saviano è esemplificativa)abbiano condannato fermamente gli scontri di Roma riducendoli all'azione di provocatori, infiltrati e teppisti, noi sappiamo che la realtà è molto diversa.
Eravamo in quella piazza. Eravamo dietro quegli scudi. Eravamo con il casco in testa a pretendere un futuro che ci stanno togliendo giorno dopo giorno
La verità è che hanno paura, una paura fottuta…
Per questo si arroccano, fanno quadrato, si guardano in faccia impauriti, destri, sinistri, centristi… Immaginano di equiparare la protesta politica e sociale allo sfogo sterile di chi assiste ad una partita e fa casino: non sapendo più a cosa appigliarsi…
sanno solo vietare, punire, manganellare,incarcerare, inquisire…
Nel passato hanno dovuto uccidere e fare stragi per fermare i movimenti… Ora ci riprovano alzando piano piano il tiro…
Ma hanno fatto i conti senza l'oste: gli studenti NON si fermeranno!
Cosi come auspichiamo che non lo facciano le popolazioni, vittime innocenti di devastazioni ambientali e speculazioni sulla loro pelle, i lavoratori ostaggio degli interessi di confindustria e dei diktat padronali, le masse precarie.
Gli studenti non si fermeranno perchè perfettamente consapevoli della posta in gioco: il futuro di una generazione che vede all'orizzonte nessun potere contrattuale nelle università come nei posti di lavoro.
Le prime privatizzate e riformate nei loro apparati decisionali (cda in mano a privati ed ai soli professori ordinari, i baroni) e i secondi in balia della chirurgica destrutturazione dello statuto dei lavoratori (fatta di limitazione al diritto di sciopero, di piani Marchionne e di collegati lavoro).
Tutti i governi europei, chiamati a gestire una crisi creata in ambiti del tutto estranei alle dinamiche di studenti e lavoratori, stanno affamando le popolazioni, tagliando posti di lavoro, creando disoccupazione e fine dei diritti collettivi, questo lo sappiamo benissimo.
Tutto ciò dimostrandosi ciechi, sordi e muti davanti alle oceaniche proteste di tutti i settori a cui si sta cercando di far pagare la crisi.
In questo contesto è lecito constatare come le democrazie occidentali abbiano gettato la maschera di difensori di diritti sociali e del lavoro, rivelandosi per ciò che veramente sono: regimi funzionali al mantenimento del sistema capitalista, dei privilegi dei ricchi, a scapito delle masse e pronti a tutto pur di non disattendere le ambizioni dei padroni.
In questo contesto è lecito rivendicare l'esplosione di rabbia del 14/12 ed è fondamentale mantenere la protesta viva e partecipata, se possibile più di prima.
In questo contesto non faremo più sconti ai nostri nemici: siano essi governi reazionari, siano essi amici di Saviano, è lecito ribadire che pretendiamo potere decisionale, anche di fronte a governi terroristi e nemici delle contestazioni di massa.
LA LOTTA CONTINUA
MERCOLEDI' 22/12 – CORTEO PIAZZA SAN MARCO ORE 16e30
pc quotidiano 21 dicembre - Teoremi repressivi...? Quando la minoranza che decide comincia a temere la maggioranza che lotta ..dal cau napoli
Massimo Martinelli, articolo pubblicato sul Messagero e sul Mattino, il 16 dicembre 2010
“Chi era presente lì? Cito ancora un giornale che ieri pubblicava i rapporti inviati al Parlamento, che non sono atti riservati: è l'elenco dei centri sociali. Sono sempre gli stessi che il Ministero dell'interno segnala come portatori di violenze e protagonisti, certamente anche a Roma, di questi fatti... il Collettivo Autorganizzato Universitario e il Laboratorio Insurgencia di Napoli, e così via. Non bisogna andare a cercare sulla luna quelli che hanno fatto le violenze; non erano nemmeno stranieri o black bloc... Ecco il grido di allarme che lanciamo oggi. Ci saranno altre manifestazioni e ci sarà altro dissenso... Ma quel che è accaduto giorni fa non si deve ripetere”.
Maurizio Gasparri, relazione al Senato, 17 dicembre 2010
Eccoci qui caro Gasparri, i burattinai che tramano nell'ombra, i “lucidi manipolatori di persone”, i responsabili di tutte, ma proprio tutte eh, le rivolte che attraversano l'Italia. Ci hai riconosciuto: proprio tu che con i burattinai, quelli veri, quelli dei Servizi e delle stragi fasciste, hai una bella consuetudine. Siamo quelli che – senza nemmeno corrompere con consulenze di migliaia di euro, com'è d'uso in Parlamento – convincono gli studenti a scendere in piazza, li portano per mano alla manifestazione e gli forniscono anche i sassi da tirare. D'altronde, si sa, per te e la Gelmini lo studente non ha un cervello, la capacità di pe?nsare autonomamente. Non ha l'intelligenza per decidere cosa gli sta bene e cosa no, e semmai opporsi con i mezzi che reputa più efficaci. Ci deve per forza essere qualche cattivone, che non si capisce da dove spunta o perché lo fa, che lo “strumentalizza”. Magari in accordo con qualche barone della CRUI, d'intesa con Bersani e con Topo Gigio (che è pagato anche lui dall'Unione Sovietica, è chiaro).
Gasparri, tu guadagni tipo 300.000€ all'anno. Non sappiamo quanto guadagnano Martinelli e gli investigatori dell'UCIGOS, però di certo molto più di quanto prendiamo noi quando puliamo i tavoli dei pub, facciamo le chiamate nei call center, ci sfiniamo fra lo studio e migliaia di lavoretti, precari, a volte a nero, sempre sfruttati. Be' tutti sti soldi che vi diamo noi (visto che le tasse in Italia i ricchi non le pagano), potreste usarli per scrivere sceneggiature più affascinanti, se non più credibili! Potevate dire che eravamo zombies usciti dagli anni '70, rianimati da Osama Bin Laden e da Renato Curcio per instaurare un regime islamo-comunista...
Vabbè, siamo seri. Cerchiamo di capire che messaggio ci vogliono dare con queste ed altre sparate, fra DASPO e teoremi repressivi:
a) innanzitutto vogliono spaventare. Sia gli studenti, i giovanissimi, i meno politicizzati, i veri protagonisti di questa mobilitazione, evocando il terrorismo per non far andare la gente in piazza, per non fargli frequentare le occupazioni, le iniziative del movimento. Sia gli studenti più politicizzati, per dire: dovete stare buoni, vi conosciamo, vi veniamo a prendere quando vogliamo.
b) quindi vogliono separare, inventare una spaccatura fra “buoni” e “cattivi”. Minacciare, provocare, blindare tutto, per poi aspettare che succeda qualcosa, qualsiasi cosa, e dire: vedete, avevamo ragione. Arrestiamoli tutti.
c) In questo senso il riferimento di Gasparri al 7 aprile 1979 (peraltro lui dice 1978 – d'altronde Gasparri è quello che non ha nemmeno letto la legge che porta il suo nome) ha un duplice senso. Il primo, palese: se non la smettete procederemo contro tutte le realtà organizzate. Il secondo, latente: non abbiamo manco bisogno di prove, ci inventiamo quello che vogliamo, proprio come fu il 7 aprile.
In sostanza, il messaggio del potere è chiaro: “non deve succedere più”. Se risuccede, manganello, olio di ricino e carcere per tutti. È la fine dello stato di diritto: puoi essere arrestato per quello che sei e pensi, e non solo per quello che fai. Tornate alle manifestazioni con fischietti e palloncini, e non date fastidio. Tanto non possiamo e non vogliamo rispondere ai problemi che ponete.
Ecco invece quello che noi dobbiamo sapere. Che il 14 è stata una grandissima manifestazione popolare, che la radicalità apparteneva a tutti gli studenti, e proprio ai più giovani, che sentono di non avere un futuro e di non avere più nulla da perdere. Che l'evento è stato epocale, e ha rotto con tutte le forme di compatibilità a cui ci avevano abituato, dalla paura delle forze dell'ordine alla fiducia nel politicante di turno. Che proprio a questo movimento guardano gli operai, gli sfruttati, i precari, i disoccupati ed i cassaintegrati, che da due anni pagano questa crisi, e che hanno battuto tutte le strade, dallo scendere in piazza a salire sui tetti, senza esito, arrivando persino a suicidarsi come forma estrema di protesta. Ora nei palazzi del potere e negli uffici delle Questure vedono che le lotte si uniscono, e di questo hanno troppa paura.
Per questo inventano, con la complicità di alcuni giornalisti, teoremi repressivi che in passato hanno portato in galera tanti giovani innocenti. Per questo gettano benzina sul fuoco. Siamo agli ultimi colpi di coda di un regime che sente di stare finendo. Non sarà oggi forse, ma il risveglio dei giovani e delle classi subalterne è definitivo. Ed è a questo risveglio che è affidato il futuro, si spera meno misero e meno ingiusto, di questo povero paese.
p.s.: comunque ringraziamo sti giornalacci e Gasparri per la pubblicità. Se volete sapere di altre rivolte che si preparano in giro per l'Europa, scoprire chi ha ammazzato Kennedy e capire come diventare capi supremi di centinaia di giovani scalmanati che terrorizzano bambini e povere vecchiette, potete venire a cercarci alle nostre assemblee (toh, sono pubbliche!) alle 14 all'Università Orientale o dare uno sguardo ai nostri siti, anch'essi pubblici...
del Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli
pc quotidiano 21 dicembre - LANDINI FIOM VUOLE DIVIDERE OPERAI DAGLI STUDENTI
Landini lancia le sue condanne senza aver fatto neanche mezza assemblea in un posto di lavoro: a nome di chi parla? Finora non abbiamo sentito alcuna dichiarazione pubblica da fabbriche, posti di lavoro contro la manifestazione del 14, anzi, vi sono delegati che prendono posizione al fianco degli studenti, come i delegati Cgil di Modena, un appello contro la repressione viene fiormato da vari lavoratori, delegati, anche iscritti Fiom, ecc. Il segretario della Fiom, quindi, non può assolutamente permettersi di prendere posizione contro, a prescindere e sulla testa degli stessi lavoratori iscritti Fiom.
Tanti operai, delegati Fiom, avevano invece chiesto e continuano a chiedere che si indica lo sciopero generale contro l'attacco di padroni e governo; la Fiom aveva la possibilità di proclamarlo per il 14 dicembre; non lo ha fatto, diventando oggettivamente anch'essa una stampella che ha salvato la caduta del governo Berlusconi.
Ma Landini invece di fatti continua a rilasciare interviste. Su Repubblica del 20/12, rispondendo ad una intervista, afferma: “Chiunque pratichi la violenza è da condannare due volte: la prima perché viola gravemente un principio che deve stare alla base di qualsiasi confronto in una democrazia. La seconda è perché finisce per recare danno alla causa che dice di sostenere. Per isolare i violenti non è necessario inventare nuove norme, basta applicare quelle che ci sono già”.
E’ invece Landini che sbaglia due volte: la prima, perché parla di “violenti” come se si trattasse di piccoli gruppi isolabili, lì dove si tratta invece, come hanno detto tante dichiarazioni di studenti, di una cosciente, lucida ribellione di massa, di centinaia di giovani che oggi scendono in piazza, che non sono “esperti di manifestazioni violente” – come è stato dimostrato anche dai giovani arrestati – ma che oggi non possono accettare di veder rubato il loro futuro, questo sì con la violenza di un sistema governativo da dittatura; la seconda, perché parla di “democrazia” quando ogni azione del governo, del parlamento, dello Stato è fatta sulla base di un’aperta, rivendicata violazione delle regole della democrazia, dei principi della stessa Costituzione.
Landini continua nell’intervista ad affermare cose ancora più gravi. Alla domanda: “Voi come fate a tutelarvi?”, risponde: “In genere noi riusciamo a garantire la sicurezza di coloro che partecipano alle nostre manifestazioni, soprattutto preparando le iniziative alla vigilia, in un certo modo. Certo non siamo in grado di impedire a gruppi organizzati di violenti di sfruttare le manifestazioni per i loro scopi. A questo devono pensare le forze dell’ordine”.
Invece di unire operai studenti nella lotta, oggi quanto mai necessario, Landini da un lato oggettivamente punta a separare le manifestazioni degli operai da quelle degli studenti, fino a contrapporle: quelle degli operai sono sicure, quelle degli studenti sono pericolose; dall’altro con queste parole fa un invito esplicito ai lavoratori al servizio d’ordine della Fiom a consegnare alle forze dell’ordine tutti coloro che mettessero in discussione il carattere “pacifico” delle manifestazioni della Fiom.
Ma Landini danneggia anche gli operai. Invece di imparare dall’attuale movimento degli studenti - e dire, come noi fin dal primo momento abbiamo detto ai lavoratori: CON gli studenti, COME gli studenti - a fronte di un fascismo padronale che fa carta straccia dei diritti democratici, elogia come buone e giuste le sue manifestazioni, fatte ultimamente rigidamente di sabato; grandi manifestazioni, certo, ma che non intaccano la produzione dei padroni né i Palazzi del potere.
La stessa grandissima manifestazione del 16 ottobre non è riuscita a far indietreggiare di un millimetro Marchionne, Confindustria e il governo e purtroppo non è riuscita a far indire neanche lo sciopero generale.
Il problema che Landini non vuole imparare. Sta prendendo mazzate e continuerà a far prendere mazzate sempre più pesanti agli operai e a tutti i lavoratori.
MA LANDINI NON HA ALCUN DIRITTO DI FARLO!
pc quotidiano 21 dicembre - GLI ASSASSINI SONO AL GOVERNO
hanno ucciso il futuro
hanno ucciso le decine di uomini che si sono tolti la vita perchè hanno perso il lavoro
hanno ucciso i lavoratori morti sul lavoro senza un minimo di giustizia per le famiglie
hanno ucciso la Costituzione
hanno ucciso un Paese
hanno ucciso l'economia
hanno ucciso quando non hanno difeso Falcone, Borsellino, Scopelliti,Grassi, Dalla Chiesa, Impastato, Atria, Campagna...
hanno ucciso quando muoiono uomini in carcere
hanno ucciso quando muoiono persone per strada
hanno ucciso quando si prescrivono i reati di Andreotti, Berlusconi...
hanno ucciso quando hanno eletto persone condannate
hanno ucciso quando in Parlamento ci sono persone colluse con la Mafia
hanno ucciso la libertà di informare
hanno ucciso la libertà di manifestare
hanno ucciso il diritto di critica
hanno ucciso L'Aquila, Messina, Pompei
hanno ucciso l'università
hanno ucciso il lavoro
hanno ucciso la cultura
hanno ucciso la scuola
hanno ucciso!
da samantadipersio's Blog
lunedì 20 dicembre 2010
pc quotidiano 20 dicembre -- dal comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in india

Si è tenuta la riunione internazionale del comitato di sostegno alla guerra popolare in India,
presenti partiti e organizzazioni che lo hanno promosso in diversi paesi.
Si è fatto il punto sulla campagna internazione e sui comitati in diversi paesi.
Si è decisa una settimana internazionale di mobilitazione dal 2 al 9 aprile in diversi paesi.
Si e'deciso di continuare il lavoro per una conferenza internazionale di sostegno molto ampia.
Resoconti e notizie usciranno nel blog del comitato di sostegno in Italia.
pc quotidiano 20 dicembre - conferenza internazionale..¡EXITOSA CONFERENCIA EN HAMBURGO EL 4 DE DICIEMBRE DE 2010!

Vittoriosa Conferenza ad Amburgoil 4 dicembre 2010!
La Conferenza Internazionale di Amburgo del 4 dicembre 2010 era l'evento finale della serie di conferenze realizzate in quest'anno dal MPP, raccogliendo l'appello del Comitato Centrale del Partito Comunista del Perù. La Conferenza è stata una vittoria importante nella lotta per unire i maoisti del mondo sui principi della nostra classe – contro il nuovo revisionismo, contro la capitolazione, il cretinismo parlamentare e il piano dell'imperialismo di “accordi di pace” – e prr trarre un bilamcio dell'applicazione del maoismo, per il Nuovo Potere e la guerra popolare fino al el comunismo. Pubblicheremo presto gli interventi e i saluti alla conferenza sul nostro sito
MPP -solrojo
comunicato
Con la partecipazione di diverse decine di compagni di diversi paesi si è vittoriosamente conclusa
la conferenza internazionale convocata dal Movimento Popular Peru organismo generato del Partito comunista del Perù sulla situazione del movimento comunista internazionale e in particolare del Movimento Rivoluzionario Internazionalista
Nella conferenza forte impegno unitario nell'affermazione del Maoismo e nel sostegno alla guerra popolare del Perù.
Rilanciata la battaglia per una nuova conferenza internazionale.
fForte, unitario e ampio intervento dei compagni di proletari comunisti impegnati nella costruzione del Partito Comunista maoista in Italia.
Interventi e conclusioni saranno pubblicati nel prossimo numero di Sol Rojo in spagnolo.
Resoconti e commenti usciranno del blog di proletari comunisti e nella rivista internazionale
Maoist Road in via di realizzazione.
pc quotidiano 20 dicembre - comunicato del partito comunista delle filippine
Partito comunista delle Filippine
Press Release 17 Dicembre 2010
Il Partito Comunista delle Filippine (CPP) ha dichiarato oggi che 'non vi era né tradimento né una violazione del cessate il fuoco di 19 giorni dichiarato dal CPP e dal Fronte democratico nazionale delle Filippine (NDFP),' quando il New People's Army (Nuovo Esercito del Popolo) ha teso una imboscata terminata con un successo il 14 dicembre contro le truppe operative dell’83a Brigata dell’Esercito delle Filippine a Las Navas, Samar del Nord. Secondo le prime notizie, i combattenti rossi sono stati in grado di strappare almeno 10 armi da fuoco ad alta potenza alla sconfitta unità dell'esercito filippino.
“Il CPP, NPA, NDFP e tutte le forze rivoluzionarie danno pieno sostegno ai negoziati di pace e adempiono fedelmente alle loro dichiarazioni e impegni, compreso il cessate il fuoco da 16 Dicembre al 3 Gennaio, dichiarato in simultanea con il cessate il fuoco dele Forze Armate della (AFP) Filippine”.
Per quanto riguarda il CPP, il NPA, l’NDFP e le forze rivoluzionarie, l'agguato di Samar di martedì scorso non deve toccare in alcun modo i negoziati di pace in corso. Si è trattato di un atto legittimo di guerra, effettuato per autodifesa in risposta ad una operazione offensiva nemica” ha detto il CPP.
“D'altra parte, l’accusa di tradimento del portavoce dell’AFP, Gen. Brig. Mabantarivolta all’NPA è ipocrita e ricade sulla sua testa. In effetti, sono state le forze dell’AFP che hanno dimostrato di avere intenzioni da traditori quando hanno portato avanti operazioni offensive contro l’NPA e la base rivoluzionaria di massa nella zona appena due giorni prima dell'inizio del cessate il fuoco simultaneo.”
“Hanno inviato le loro truppe a perlustrare la zona e condurre operazioni militari offensive sulla base di una relazione da essi ricevuta circa la presenza di una unità dell’NPA nella zona, ben sapendo che l'area è una base operativa dell’NPA,” ha sottolineato il CPP.
Il CPP ha detto inoltre che 'La 803a Brigata ha schierato truppe nella zona proprio per dare battaglia al NPA. Ma l'esercito del popolo ha portato avanti il monitoraggio dei movimenti delle forze nemiche offensive e li ha coinvolti in uno scontro a fuoco. Con il sostegno del popolo, con la padronanza del terreno e una superiore conoscenza delle tattiche di guerriglia, l'unità dell’NPA è stata facilmente in grado di sottomettere le truppe operative nemiche.”
“L'imboscata del NPA è stata effettuata in base alle leggi di guerra internazionali”, ha aggiunto il CPP. “L'unità NPA ha legittimamente e responsabilmente impiegato esplosivi con comando a distanza, in contrasto con le mine/trappole a pressione, per sconfiggere l'unità dell’AFP, secondo il Trattato di Ottawa e altri trattati internazionali sulla condotta della guerra.”
pc quotidiano 20 dicembre - Il Partito Comunista dell'India (maoista) sta progettando nuove strategie per aumentare la sua influenza e forza
comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India
Il Partito Comunista dell'India (maoista) sta progettando nuove strategie per aumentare la sua influenza e forza
http://www.thehindu .com/news/states/andhra-pradesh/article938095.ece
Il Partito Comunista dell'India (maoista), messo al bando, sta progettando altre importanti strategie per accrescere la sua influenza e forza.
Un compito importante che i maoisti si sono dati è quello di creare una zona liberata, in Bihar, Jharkhand e Dandakaranya (Chattisgarh). A tal fine, si sta sviluppando ulteriormente la forza d'attacco del partito, il People Liberation Guerrilla Army (PLGA) -.
Lo ha detto Prasad, membro del partito del comitato di Stato del confine dell’Andhra-Orissa nel corso di un'intervista in un luogo remoto al confine Andhra-Orissa. Pochi giornalisti hanno raggiunto il posto, guidati da un locale Girijan, coprendo a piedi una piccola distanza, dopo aver viaggiato su una pista sterrata e dissestata che su entrambi i lati era disseminata di mine antiuomo e mine direzionali per mantenere la zona fuori della portata della polizia.
Il CPI (Maoista) festeggia il 10 ° anniversario del PLGA, dal 2 dicembre al 2 gennaio 2011. Come parte di esso, il partito ha organizzato una riunione durante la quale i Girijans locali hanno promesso di prendere in consegna le piantagioni di caffè del Dipartimento Forestale.
Egli ha detto che il PLGA dovrebbe essere trasformato in esercito di liberazione del popolo necessario per una zona liberata. Formazioni del PLGA sono state sviluppate per raggiungere questo obiettivo ed è stata anche portata avanti una guerra di “movimento” effettuando incursioni su obiettivi lontani, mobilitando i suoi quadri armati provenienti da diverse parti con l’assistenza del popolo lungo il percorso.
I quadri del PLGA, per un periodo di due o tre mesi, hanno effettuato con successo un attacco a Nayagarh in Orissa, come parte di questa guerra di movimento.
“La creazione di una zona liberata e il rafforzamento del PLGA a questo scopo è nelle fasi iniziali. Il processo è stato avviato formando comitati di villaggio, che sarà ampliato ai livelli di Mandal (taluk) e di distretto. Sono stati già formati nel Dandakaranya, i Janatana Sarcars [RPC- Consigli popolari rivoluzionari]”, ha detto.
Il PLGA, che ha già la forza di creare compagnie, sta adesso pianificando la costruzione di battaglioni. “Abbiamo già raggiunto questo stadio nel Dankaranya. Non abbiamo un calendario per gli altri settori, ma il processo sarà completato presto se le condizioni sono favorevoli, cioè fino a quando il popolo impugnerà la lotta armata. '
pc quotidiano 20 dicembre - una 'cascata' reazionaria e prevaricatrice dentro il movimento
"Quando si fa un servizio d'ordine non lo si deve fare contro chi manifesta. E infatti di solito è così. Invece, a volte, a seconda delle realtà predominanti, specie qui a Roma ma non solo, capita una certa concertazione di pratiche da adottare in piazza con quello che sono le “controparti” e la violenza repressa si riversa su chi è più debole, politicamente e fisicamente.
"Dato che le armi delle forze dell'ordine si dice giustamente che siano state (sono!) puntate non verso il cosiddetto (dai media) “violento di turno” ma verso tutti noi che ci opponiamo a qualsiasi decisione presa da altri sulle nostre vite, si deve poter affermare che quella “cascata” non era diretta contro il “violento di turno” ma contro tutti quelli che non condividevano (o non erano semplicemente al corrente) di quanto altri per loro avevano già deciso.
Questo è un punto fondamentale."
da indymedia
Ciao, riguardo alla questione della "cascata" vi mando il post (da indymedia) di uno studente romano che secondo me chiarisce un pò le cose...
"Cascata" preventivata, decisa in Assemblea
italia | repressione | notizie domenica 19 dicembre, 2010 11:57 by anonimo
Affinché la verità sia resa pubblica, con un augurio di pronta guarigione al ragazzo e un pensiero ai suoi cari
Controcomunicato sull'aggressione allo studente quindicenne
Ci ho pensato molto prima di scrivere questo “controcomunicato”. Già in piazza ero venuto a conoscenza dell'aggressione, senza averla vista, senza sapere le conseguenze, senza sapere chi era stato colpito, conoscendo solo la dinamica della “cascata”.
Scrivo quello che conosco perché è giusto che tutti sappiano, specie dopo aver letto il comunicato degli “studenti in mobilitazione”. Anche io lo sono, studente, ancora di più in questo periodo di mobilitazione.
Veniamo al dunque. Il fatto è gravissimo perché “messo in preventivato” nell'assemblea “tecnica” che si è svolta la sera del 13, poche ore prima del corteo, a La Sapienza.
“Annunciato” in quanto “comunicato” ai presenti (di diverse facoltà e atenei) che “chiunque non avesse rispettato le decisioni (nb: quelle già prese dai “comunicatori” e dalla loro realtà) sarebbe stato riempito di botte”.
Mai mi sarei sognato di rendere pubbliche decisioni prese in simili sedi (“riunione tecnica”) ma la gravità dei fatti (il ferimento del ragazzo) e la falsità del comunicato “ufficiale” degli “studenti in mobilitazione”, che fanno ricadere tutta la colpa sull'aggressore, stavolta meritano una necessaria eccezione.
Era meglio, molto meglio per tutti, che questi “studenti in mobilitazione”, che si sono giustamente sentiti in dovere di parlare della vicenda, avessero loro stessi tirato fuori una responsabilità collettiva dell'accaduto, perché quella è.
Leggere che
“tale atto ingiustificabile ed estraneo alle pratiche condivise dal movimento studentesco”
è una posizione che andava sostenuta politicamente preventivamente, cioè nell'assemblea “tecnica”, e andava smontata la “proposta/imposizione/minaccia” di chi dichiarava apertamente che il servizio d'ordine avrebbe picchiato (non dialogato, parlato, spiegato, reso partecipe di un percorso, allontanato, respinto, con le mani alzate come si fa contro la celere, a mani nude, niente di tutto questo) chi non avesse rispettato certi dettami.
Di quanto accaduto sono responsabili quelli che si sono espressi in tale termine e, per non averlo saputo/potuto evitare, tutti quelli(singoli e realtà) che sapevano di questa decisione.
Mi ci metto in mezzo io per primo e chiedo per questo scusa al ragazzo aggredito, ai suoi parenti e amici.
Scusatemi davvero per non aver saputo impedire quello che è avvenuto, come non sono stato in grado di farlo in passato in altre occasioni. Quando si fa un servizio d'ordine non lo si deve fare contro chi manifesta. E infatti di solito è così. Invece, a volte, a seconda delle realtà predominanti, specie qui a Roma ma non solo, capita una certa concertazione di pratiche da adottare in piazza con quello che sono le “controparti” e la violenza repressa si riversa su chi è più debole, politicamente e fisicamente.
Spero che quanto successo al ragazzo possa portare a una presa di coscienza collettiva che isoli certe prese di posizione e pratiche, anzi, la dico tutta che isoli i “proponenti” seduta stante, perché non voglio più vedere o sentire di gente con la testa spaccata, che magari neanche conosco di persona e che può avere, nell'ambito della stessa lotta cui partecipo, modalità di comportamento differenti dalle mie (violente o meno, non mi interessa, non sto qui a giudicare se è meglio lanciare una banana, un sanpietrino, una molotov o sfilare tranquillamente).
Le “decisioni”, già prese prima dell'assemblea “tecnica” dai “comunicatori” e che il 13 coinvolgono le diverse anime presenti, volendo o nolendo responsabilizzandolie tutte in merito a quanto andava evitato, erano:
“lancio di frutta, uova, palloncini colorati”, all'ingresso nella zona rossa vicino Montecitorio ma anche contro le banche e le telecamere
“book block” davanti a protezione degli altri dietro
corteo che terminerà a piazza del Popolo con un'assemblea pubblica (quindi senza tentativi ulteriori di avvicinamento a Camera e Senato) e nuovo corteo dal Muro Torto.
“E se la polizia attacca ?” “Resistiamo”, la risposta dei “comunicatori”, come non è stato dato sapere visto che nessuno avrebbe dovuto avere, diciamo così, materiali atti alla difesa della propria incolumità personale (servizio d'ordine a parte, dotato di soli caschi e libri-scudo)
No, non ce la si può cavare così con un comunicato superficiale, di 10 righe, che scarica tutto sull'aggressore(che dovrà affrontare denuncia, magistrati, media oltre al proprio senso di colpa e di vergogna per quello che ha fatto a un “pischello” che stava con lui in piazza per motivi simili) che tenta pure di spostare pure l'attenzione del tipo
“Un fatto intollerabile ma che non parla direttamente del senso politico della giornata”.
L'aggressore, chi ha deciso di picchiare chi “pisciava fuori dal vaso”, tutti quelli che sapevano e non hanno impedito quanto poteva accadere ed è accaduto (me per primo, ripeto) hanno rovinato la salute di un quindicenne, messo in ansia chi gli vuole bene e lo conosce ed, inoltre, prevaricando il suo gesto (pure io pensavo che quella specifica camionetta andava lasciata perdere perché si rischiava solo di spezzare il corteo, ma che c'entra picchiare chi non la pensa così ? ).
Dato che le armi delle forze dell'ordine si dice giustamente che siano state (sono!) puntate non verso il cosiddetto (dai media) “violento di turno” ma verso tutti noi che ci opponiamo a qualsiasi decisione presa da altri sulle nostre vite, si deve poter affermare che quella “cascata” non era diretta contro il “violento di turno” ma contro tutti quelli che non condividevano (o non erano semplicemente al corrente) di quanto altri per loro avevano già deciso.
Questo è un punto fondamentale.
Faccio allora alcune proposte che sperano siano riprese, modificate e ampliate dalle diverse realtà e singoli che leggeranno questo messaggio.
Inviare comunicati di solidarietà (e scuse) al ragazzo in ospedale e ai suoi cari, spiegando in ciascun messaggio in maniera approfondita la propria visione di quanto accaduto e di come andava evitato (ridursi a una riga di “pronta guarigione” sarebbe tra l'altro abbastanza indegno per chi fa sempre profonde analisi politiche e si propone in qualità di difensore del sapere e della cultura, non trovate ?).
Sostenere tutte le spese mediche del ragazzo aggredito, magari tramite serate di autofinanziamento sarebbe meglio come si fa in molti altri casi (quando ad esempio l'aggressione proviene da fasci e forze dell'ordine).
Al ragazzo aggressore non dico e suggerisco nulla perché sono sicuro che in questi giorni avrà già avuto modo di riflettere, condividere con altri il suo gesto e la sua adesione alla linea scelta per il servizio d'ordine di cui faceva evidentemente parte e saprà quindi meglio di chiunque altro come rapportarsi principalmente con il ragazzo, la sua famiglia, la sua realtà politica più prossima e, se vuole, con quelle che erano in piazza con lui il 14.
Non va fatto alcun processo “politico”, secondo me, all'aggressore, pubblico o meno che sia perché la realtà dei fatti è ben più articolata (ma chiara, ritengo) della “cascata” di un singolo.
Da situazioni di merda, come quella in oggetto, vanno elaborate e maturate scelte e azioni che possano essere utili nelle lotte quotidiane che portiamo avanti.
A chi si chiede chi sia io, che da solo ho scritto quello che avete letto, rispondo semplicemente che sono uno studente, un lavoratore (precario, c'è da aggiungerlo?) e un compagno di Roma. Anche se mi espongo al gioco dell'indovina chi, ma tant'è, credo sia il minimo in questo schifo...
Conosco quello di cui sto parlando e tanto basta. Siccome mi aspetto da chi difende certe “scelte politiche e pratiche, cascate incluse” di poter venire additato come un eventuale “gola profonda”, “infiltrato”, “spia”, insomma cercando di deviare l'attenzione dai temi che ho trattato e infamandomi rispondo da subito che non ho la forza di sfancularvi ma spero che vi possiate ritrovarvi isolati, politicamente parlando, nelle prossime “assemblee tecniche” se ovviamente non cambiate modo di interagire e non vi assumete le responsabilità che avete (così come tutti gli altri che non condividono quello che fate).
Sarebbe già un passo in avanti per tutto il movimento, a iniziare da quello romano cui, ve ne do notizia, spesso non andate a genio (a cominciare da chi c'avete vicino ma pubblicamente non ve lo dice) per certe cose ma non cambia mai nulla.
L'estetica del conflitto contro il dominio, le prognosi riservate ai quindicenni che si trovano in piazza con voi ma non “con voi”, questa è la sintesi, stringendo stringendo.
Non c'è bisogno che aggiunga altro se non una mia ultima considerazione: se non ci fossero stati i video e la canea mediatica (quei stessi media tirati per la giacchetta per farsi intervistare e promulgare le proprie posizioni politiche e le azioni), questa storia sarebbe finita come le altre storie simili che chi sta a Roma conosce benissimo. Vale a dire, nel silenzio complice, privo di elaborazione critica, di una collettivizzazione interna e pubblica a tutta l'area dell'antagonismo romano: per questo responsabile pure di quanto accaduto al ragazzo, che poteva ed andava prevenuto non il 14, non il 13 dicembre ma molto molto tempo prima.
E' di nuovo superato il segno e per impedire appunto quelle strumentalizzazioni politiche/mediatiche che nessuno vuole ma sono già in atto, urge una risposta migliore di quella uscita che pare una difesa dell'indifendibile e quella sì una “narrazione” falsa nelle parti che contesto, principalmente quella dell'estraneità del gesto che invece era stato messo in conto.
Un'ultima richiesta: sarebbe opportuno e giusto far sapere a tutti quelli che hanno letto il comunicato firmato
“Assemblea degli studenti delle scuole in mobilitazione al liceo Mamiani occupato
Studenti in mobilitazione de La Sapienza”
quali realtà effettivamente lo hanno appunto siglato e ne condividono quindi i contenuti, vista la vastità di collettivi presenti in tutte le facoltà dell'ateneo più grande d'Europa...così è troppo generico e sembra che tutti gli studenti in mobilitazione abbiano espresso la loro posizione in tal senso. Grazie.
ps: a chi dice che dovrei andare a spiegare pubblicamente, le mie posizioni dico che non lo farò mai perché conosco fin troppo bene che “grado di discussione”, diciamo così, si instaurerebbe coi principali responsabili di quanto accaduto, date le precedenti esperienze viste/vissute in prima persona. Che gli stessi si leggano quello che ho scritto e si espongano, visto che non sto infamando nessuno né istigando qualcuno a farsi giustizia. Scrivono molto, spesso firmandosi nome e cognome, lo facessero anche stavolta e ci spiegassero in merito a quello che ho descritto ma soprattutto, spero, cambino linea di condotta e modo di interfacciarsi con altri singoli e altre realtà. Davvero.
pps: questa mia la pubblico su indymedia e solo in tale spazio, che ritengo appropriato e patrimonio di tutt*, con la speranza che qualcuno raccolga il senso di quanto scritto e qualcun altro la giri al ragazzo aggredito. Grazie.
__________ Informazione NOD32 5716 (20101219) __________
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pc quotidiano 20 dicembre - Vertice di Bruxelles: i padroni gettano benzina sul fuoco della lotta di classe
Davanti al progredire della crisi del capitale in tutti i paesi, con milioni di disoccupati in più, i rappresentanti dei padroni a livello europeo provano e riprovano le loro ricette per uscirne.
Al vertice di Bruxelles i capi di governo europei hanno approvato il 16 dicembre un accordo che doveva servire a dare una “risposta sistemica” alla “crisi sistemica dell’euro” dice Strass-Kahn, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, ammettendo quindi che di crisi sistemica si tratta, ma che secondo lui non ha dato i risultati sperati perché rinvia le decisioni più drastiche sui conti pubblici al 2013.
Dopo avere già “salvato” la Grecia e l’Irlanda, e cioè le principali banche di questi paesi, creando un fondo specifico di 440 miliardi di euro (più 60 miliardi dell’Unione Europea e altri 250 miliardi del FMI, tutti soldi pubblici) ci si appresta a salvare gli altri stati che si dovessero trovare in difficoltà, Spagna, Portogallo, Italia…
La “foto” di gruppo vede infatti attualmente il paesi del centro, Germania e Francia, in una posizione più forte mentre man mano che ci si allontana dal centro comincia il raggio dei paesi messi peggio e a rischio.
Alla fine delle chiacchiere in queste riunioni, dove ogni capo di stato presente vorrebbe trarre vantaggio a spese dell’altro, “salvando la propria economia”, ciò che si decide è di continuare a fare pagare la crisi alle masse popolari, certo con buoni propositi e parole che vorrebbero significare il contrario.
A parte la firma sui soliti protocolli i capi di stato si sono impegnati a “fare tutto quello che sarà necessario per difendere la stabilità dell’area nel suo insieme.” Non solo, dice il sole 24 ore di sabato scorso, “questa volta l’allegato n. 3 al comunicato finale del summit elenca una serie di azioni da intraprendere nei prossimi mesi per dimostrare in concreto la volontà comune di salvare la moneta unica dagli assalti dei mercati. Che restano arroccati sullo scetticismo.”
- piena attuazione prima di tutto dei programmi di risanamento da parte di Grecia e Irlanda… mantenimento per tutti degli obiettivi di bilancio fissati per il 2010 e 2011 per correggere i deficit eccessivi entro i termini previsti.
- accelerazione delle riforme strutturali in grado in incentivare la crescita economica.
- rafforzamento del patto di stabilità e del nuovo quadro di sorveglianza macroeconomica a partire dall’estate prossima.”
Programmi di risanamento, obiettivi di bilancio fissati per il 2010 e 2011, riforme strutturali… Risanamento e competitività… tutte politiche che per essere attuate dovranno continuare a tagliare le spese sociali e peggiorare le condizioni di vita e di lavoro delle masse.
E per far capire che già sono abbastanza su questa strada il capo del governo inglese Cameron ha voluto la certezza che la spesa pubblica per i prossimi anni fosse congelata, mentre Germania e Francia, “Merkel e Sarkozy hanno ipotizzato ‘il graduale avvicinamento dei sistemi pensione, magari adottando ovunque la stessa età pensionistica…”
Cos’è tutto questo se non violenza sistemica contro le masse popolari?
domenica 19 dicembre 2010
pc quotidiano 20 dicembre - INDESIT: la "responsabilità sociale" dei padroni = chiudere le fabbriche e sfruttare di più gli operai
nella chiusura della fabbrica di brembate a bergamo (430 lavoratori+l'indotto) e di refrontolo a treviso (80 lavoratori),
nell'accorpare queste produzioni (lavabiancheria a carica dall'alto e prodotti speciali di cottura) nei poli di Caserta e Fabriano entro il mese di aprile 2011, così si potranno sfruttare di più gli impianti e quindi gli operai attraverso gli "investimenti" per 120 milioni di euro che saranno destinati all'innovazione di prodotto e di processo(leggi taglio delle pause e aumento dei ritmi della catena ecc. che già nello stabilimento di brembate avevano spremuto gli operai con il 130% di produttività).
Gli investimenti in Italia diretti soprattutto a focalizzare la missione degli stabilimenti italiani del Gruppo su produzioni ad alto contenuto tecnologico.
nell'utilizzare la "crisi" per uscire più forte
la crisi chiude in bellezza la ristrutturazione
E' definitivo l'accordo tra Governo, Indesit e sindacati per gli stabilimenti di Bergamo e Treviso destinati alla chiusura. Sara' salvaguardato il posto di lavoro dei 510 addetti dei due siti e l'azienda effettuera' investimenti per un totale di 120 milioni di euro in tre anni. Non ci saranno licenziamenti, verranno utilizzati ammortizzatori sociali per cinque anni e per oltre 300 dei 510 addetti, sono gia' pronte nuove offerte di assunzione.
L'intesa, si legge in una nota, e' stata siglata martedì a Roma, al Ministero dello Sviluppo economico, alla presenza dei rappresentanti del Ministero Lavoro e delle Politiche Sociali, delle Regioni Lombardia e Veneto, delle Provincie di Bergamo e Treviso, delle Unioni Industriali di Bergamo e Treviso.
Il testo dell'accordo ridisegna l'assetto della presenza industriale di Indesit in Italia. Il 'Piano Italia', presentato dall'azienda lo scorso 9 giugno, prevede l'accorpamento nei poli di Caserta e Fabriano (nel mese di aprile 2011) delle produzioni di lavabiancheria a carica dall'alto e prodotti speciali di cottura, oggi a Brembate (Bergamo) e Refrontolo (Treviso). Gli investimenti in Italia per 120 milioni saranno destinati all'innovazione di prodotto e di processo, diretti soprattutto a focalizzare la missione degli stabilimenti italiani del Gruppo su produzioni ad alto contenuto tecnologico.
Il piano conferma inoltre la centralita' dell'Italia sul fronte della ricerca, dell'innovazione, e dello sviluppo di prodotto. "Siamo soddisfatti che gli sforzi congiunti di azienda, sindacato e istituzioni abbiano permesso di individuare una soluzione condivisa e innovativa", ha dichiarato l'amministratore delegato di Indesit Company, Marco Milani. "L'operazione rappresenta un impegno importante per Indesit sia sotto il profilo industriale di scelta di centralita' dell'Italia che, in linea con la storia dell'azienda, della responsabilita' sociale".
Per la tutela dei lavoratori coinvolti, le parti hanno concordato di dare seguito al percorso positivo, avviato nel mese di settembre dall'advisor individuato dalla societa', che ha gia' prodotto manifestazioni di interesse formali per il ricollocamento di buona parte dei lavoratori interessati, con assunzioni incentivate da parte di aziende terze interessate o legate a progetti di reindustrializzazione dei siti. A tal fine, e' prevista l'istituzione di appositi Comitati Tecnici a livello regionale compartecipati azienda-sindacato-istituzioni che dovranno essere operativi per tutto il periodo coperto dagli ammortizzatori sociali e che avranno il compito di gestire e sviluppare il processo di reindustrializzazione dei siti avviato, favorendo l'ingresso di aziende terze in grado di assumere lavoratori in uscita, e di ricollocamento incentivato dei lavoratori presso altre aziende (che potranno assumere il lavoratore a tempo indeterminato a costo zero per i primi 12-18 mesi).
L'azienda garantisce inoltre un incentivo per coloro che sceglieranno l'esodo volontario e si impegna, al termine del periodo di attivazione degli ammortizzatori sociali, ad offrire soluzioni alternative per tutti i lavoratori che non avranno ricevuto un'offerta di lavoro.
"La produzione nelle due fabbriche Indesit di Bergamo e Treviso cessera' ad aprile 2011 per essere trasferita rispettivamente a Caserta e Fabriano. I 510 lavoratori coinvolti non saranno licenziati, ma verranno inseriti in un piano di ricollocazione, con l'unica eccezione di chi aderira' alla mobilita' incentivata volontaria (l'incentivo massimo e' di 25.000 euro) o finalizzata al raggiungimento della pensione (l'incentivo garantisce la retribuzione netta per la durata della mobilita')".
Gianluca Ficco, coordinatore nazionale Uilm del settore elettrodomestici, commenta cosi' l'accordo appena siglato al ministro dello Sviluppo economico. "Il piano di ricollocazione - spiega il sindacalista - e' molto ambizioso, ma parte da una base di piu' di 300 offerte di lavoro gia' pervenute da parte di aziende terze o da parte di soggetti interessati a reindustrializzare i siti; inoltre e' riconosciuta la possibilita', per chiunque lo desiderasse, di essere trasferito ad altro stabilimento del gruppo. Infine - aggiunge Ficco - c'e' l'impegno di Indesit a non licenziare chi alla fine del biennio dovesse non aver ricevuto un'offerta lavorativa. Peraltro le istituzioni centrali e locali si sono impegnate a favorire e monitorare i processi di reindustrializzazione e ricollocazione. Ora l'accordo - conclude Ficco - sara' portato nelle assemblee di fabbrica. Se avra' il placet definitivo dei lavoratori e se dara' i risultati auspicati, costituira' un esempio estremamente innovativo e positivo nella gestione delle crisi industriali, reso possibile dalla responsabilita' sociale dimostrata dall'Indesit, pur in questo difficile frangente, e dalla volonta' delle organizzazioni sindacali di misurarsi in una sfida comune".
"Si tratta di un accordo innovativo che coniuga le problematiche di competitivita' dell'impresa, la realizzazione e valorizzazione degli investimenti necessari per offrire prospettive ad un settore produttivo messo alla prova sia dalla crisi economica che dalla competizione internazionale con quelle di tutela delle persone". Cosi' Anna Trovo', segretario nazionale della Fim Cisl sull'intesa per la Indesit. "L'accordo non si limita a definire misure temporanee di assistenza e sostegno al reddito - continua Trovo' - ma si pone l' obiettivo ambizioso di dare risposte occupazionali a tutti i lavoratori oggi occupati negli stabilimenti di Bergamo e Treviso. Forte e' la responsabilizzazione di Indesit sia nel reperimento delle offerte di lavoro sia nell'incentivazione delle aziende che assumeranno il personale, sia nella ricerca ed agevolazione di soggetti disponibili ad insediare attivita' che diano continuita' produttiva ed occupazionale alle aree". "L'accordo che esprime un alto livello di responsabilita' sociale delle parti che lo hanno sottoscritto - conclude Trovo' - verra' sottoposto al giudizio dei lavoratori nei prossimi giorni".
"L'accordo conferma la centralita' italiana degli stabilimenti produttivi di Indesit e, attraverso diverse modalita' e strumenti, prevede la tutela del posto di lavoro per i circa 510 lavoratori coinvolti". Lo sottolinea una nota del ministero dello Sviluppo economico secondo il quale il testo dell'accordo firmato questa sera "sara' sottoposto al giudizio dei lavoratori dell'azienda attraverso un referendum che si terra' lunedi' 13 e martedi' 14 dicembre. Successivamente, l'accordo, per diventare operativo, dovra' essere firmato dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani e dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi".
pc quotidiano 19 dicembre - speciale 14 dicembre - 1 - la rivolta e l'orrore
Come spesso accade, artisti, in generale facenti parte per soldi, usi e costumi, delle classi dominanti, riescono a trovare la frase giusta per fotografare una realtà, molto più degli addetti ai lavori della politica, dei partiti, dei sindacati, dei mass media.La battaglia di Roma può essere compresa anche alla luce di questo giudizio. Il movimento degli studenti e i pezzi di settori sociali scesi in piazza con loro, a Roma, come in tutt'Italia, hanno alzato la voce contro la riforma Gelmini, contro il Governo Berlusconi come rappresentanti 'estremi' del sistema sociale che produce una riforma Gelmini, che produce un governo come quello di Berlusconi.
La lotta prolungata scoppiata da mesi e innalzatasi per partecipazione e combattività nelle ultime settimane, ha fatto del 14 dicembre una giornata possente e grandiosa, per due ragioni fondamentali.
La prima, perchè è riuscita a rappresentare la protesta giovanile e popolare, cosa che non era avvenuta neanche con la grande manifestazione degli operai il 16 ottobre; la seconda perchè ha sfondato e attaccato il gigantesco apparato repressivo messo in piedi dal governo, con il sostegno totale dell'intero parlamento, volto ad impedire che il movimento arrivasse alle porte di essi.
Lo ha sfidato, lo ha attaccato, lo ha battuto sul campo, con determinazione, rabbia,m creatività, mostrando, sia pure per una sola giornata, che esso è nudo, isolato e, perfino al suo interno, scarsamente motivato.
L'entusiasmante battaglia condotta da migliaia e migliaia di giovani ha ricordato le pagine di Genova 2001 e a differenza di Genova questa giornata non passa alla storia per la violenza per lo schiacciamento della protesta ma per la parziale messa in rotta delle forze di polizia.
La paura dello Stato a difesa del potere era uguale, ma non abbiamo avuto un Placanica, ma un finanziere a difesa della sua arma.
E tutto questo non a caso. Perchè dietro il Placanica che spara vi era la determinazione di uno Stato attrezzato per massacrare alla Diaz, torturare a Bolzaneto; dietro il finanziere vi era uno Stato in difesa perchè sorpreso dall'attacco. E questo non per ragioni di addestramento militare, di regia occulta o di gruppi impropriamente definiti di black blok – tutte fandonie a cui possono credere solo i miserabili dell'opposizione parlamentare, la genia degli scribacchini e anche l'addomesticato scrittore Saviano, vittima del suo stesso personaggio- ma, e qui viene il secondo aspetto della frase che abbiamo posto ad inizioparticolo, la legittimità sociale, politica, democratica e rivoluzionaria nel contesto della situazione attuale, dell'esercizio della forza da parte del movimento per far valere le sue ragioni. Legittimità che viene, innanzitutto, appunto dall'orrore che dura ormai da troppi anni, rappresentato dal governo Berlusconi, dalla pseudo opposizione nel Palazzo, dal sistema generale, globale, che definiamo moderno fascista, dalla democrazia borghese che ha generato i mostri al governo, negli apparati dello Stato, nella contaminazione dell'intera società che è sotto gli occhi di tutti.
Questo orrore dà legittimità all'uso della forza, alla violenza giusta, di massa, all'assedio e attacco che la battaglia di Roma ha espresso.
Rabbia, disperazione, inascolto delle voci degli studenti in lotta da mesi? Certo, tutte c'erano e anche ben giustificate. Ma tutto questo spiega le iniziative che ci sono stati anche prima del 14 dicembre, delle forme di protesta quelle visibili e mediaticamente efficaci che si sono utilizzate, ma non spiegano certo la sostanza della battaglia di Roma.
La battaglia di Roma è per altro ben dentro la rivolta giovanile che si esprime negli altri paesi imperialisti e capitalisti in crisi, dalla furente Grecia, alla costante Francia, alla crescente Spagna, alla esplosione di Londra.
In questo senso a Roma vince una linea di condotta e un'analisi della realtà che si incarna nelle rivolte in corso e che trova in tanti ragazzi interpreti freschi, quasi sempre efficaci, che accumulano sulla propria pelle, anche con fermi, violenze, botte, pressioni e ricatti, un'esperienza al servizio dell'opposizione reale e di un'alternativa politica e sociale allo stato di cose esistente.
pc quotidiano 19 dicembre - speciale 14 dicembre - 2 - una pagina tragica
E il tragico non sta certo nelle cosiddette immagini di devastazione, di fuochi e distruzioni, su cui come sciacalli si sono buttati i mostri del governo e i giullari dell'opposizione.
La tragedia è l'assenza reale della classe operaia e delle posizioni proletarie ad un appuntamento che qualsiasi persona di buon senso non poteva non considerare importante , in una certa misura, decisivo, legato e intrecciato com'era allo spettacolo del voto parlamentare comprato e venduto.
Il 14 era il giorno giusto del possibile sciopero generale, mezzo normale e legittimo per alzare la propria voce a fronte della politica antipopolare del governo, allo scaricamento della crisi sulla pelle degli operai e delle masse popolari, all'emergere virulento del fascismo padronale interpretato dall'uomo nero della Fiat, all'avanzamento della trasformazione reazionaria di leggi e costumi in atto nel nostro paese – questo sì con feroce regia di un governo moderno fascista e razzista, in cui si raccoglie il fondo del barile della feccia borghese.
In un paese normale, come usano dire i rappresentanti politici dell'opposizione e i dirigenti sindacali della Cgil, a fronte di una manifestazione come quella del 16 ottobre, alla scesa in campo del movimento degli studenti, alle proteste degli immigrati, ai tagli a tutti i settori sociali, all'emergenza dei rifiuti e dell'ambiente, lotte ed esigenze che hanno avuto una risposta totalmente sorda o negativa, ostentatamente negativa, sarebbe stato del tutto naturale promuovere lo sciopero generale per dare una spallata a questo governo, aiutarlo nella sua morte parlamentare e porre una ipoteca sugli sviluppi futuri nel paese.
Ebbene è assolutamente grave che questo sciopero generale la Cgil non lo abbia volutamente proclamato., lo abbia volutamente contrastato, e, infine, che il gruppo dirigente Fiom continua a chiedere come un disco rotto, senza indirlo, creando uno stato di fatto .
Altri sindacati, in altri paesi europei, ne hanno già fatto più di uno .
Il mancato sciopero generale vuol dire isolare il movimento degli studenti, consegnarlo alla repressione, salvare il governo, molto più dei parlamentari in vendita di turno.
La gravità di questo non è sufficientemente compreso nel movimento operaio e in parte rilevante della opposizione sociale e politica reale
Anche la serie di gruppi operaisti, comunisti, di opposizione reale che giustamente denunciano, combattono il passaggio armi e bagagli nel campo del padrone di cisl e uil sono ciechi, ottusi e opportunisti nel non cogliere che nel contesto politico della situazione attuale, il ruolo più nefasto di partito della conciliazione reale, lo svolge la Cgil con il suo gruppo dirigente e apparato
Il vero tappo che deve saltare, come Lama nel '77 sia pur in condizioni diverse – è il gruppo dirigente al servizio dell'opposizione parlamentare e dello Stato.
.Sappiamo benissimo che parlare di gruppo dirigente della Cgil significa anche parlare dei partiti dell'opposizione parlamentare, ex parlamentari o aspiranti parlamentari, a cui i singoli dirigenti appartengono e che ne fanno la linea generale. Ma sappiamo anche quanto siano delegittimati già e giustamente nel movimento i dirigenti di tutti questi partiti, la cui natura di politicanti è divenuta ben chiara anche in questi giorni - basti pensare che il portavoce della Federazione della Sinistra è un personaggio quale Diliberto che a fronte degli scontri di Roma, si fa fatica a distinguerlo da Maroni nelle sue dichiarazioni.
La Cgil, in quanto sindacato maggioritario e di opposizione, rappresenta d l'unico potere forte in grado di svolgere una funzione effettiva di contenimento del conflitto a fronte della radicalità effettiva che esso domanda e che in una certa misura le lotte di questi ultimi mesi mettono sul tappeto.
La Camusso è stata tra le prime a condividere le posizioni del governo con la sua dichiarazione
“la più totale condanna della guerriglia, di questa frangia violenta. E questo lo diceva mentre tutto il suo cuore era in Parlamento, tanto a ripetere pappagallescamente le parole di Fini: “In realtà non c'è più una maggioranza politica”, ifferenziandosi poi da Fini aggiungeva: “se non ci sono le condinzioni per riavere un governo del paese, è meglio andare alle urne”, portando la favola falsa, per cui: “il vero problema è che non c'è più il governo”, proprio mentre questo a tamburo battente e manu militari sta approvando la riforma Gelmini, dopo aver approvato il Collegato lavoro e la caterva di leggi e provvedimenti antioperai e antipopolari.
La Camusso, diventando più governativa del governo, aggiunge “saggezza e attenzione per il paese richiederebbero di determinare un'agenda che si occupi della crisi... temo, invece, che avere una situazione di instabilità e code velenose non saranno utili al paese e che sono sempre un grande rischio”.
Con questa posizione la Cgil non non ha certo intenzione di dichiarare lo sciopero generale; anzi, la vera possibilità è che si finisca per assistere a una nuova parodia degli scioperi “antiterrorismo” degli anni passati, a fronte di un eventuale ulteriore sviluppo di giornate di 'guerriglia e di frange violente' quali quelle del 14 dicembre.
Per questo diventa sempre più insostenibile, la posizione del gruppo dirigente della Fiom, anch'esso sceso immediatamente in campo con una oscena dichiarazione nei confronti della battaglia di Roma. Oscena perchè non condivisa dalla grande maggioranza dei partecipanti e perfino quella parte del drappello Fiom presente alla manifestazione che abbia occhi e onestà intellettuali per vedere quello che realmente è successo.
Ma non si può tornare a parlare di sciopero generale in sindacalese, come fa Landini nell'intervista a Il Manifesto, senza dare seguito al mandato che ha già e che le proviene dalla manifestazione del 16 ottobre e dalla virulenta emergenza nelle fabbriche di rispondere al fascismo padronale, che dalla Fiat si estende a tutto il padronato.
Il livello minimo della decenza è la parola d'ordine: “operai, studenti, prerari, disoccupati uniti nella lotta” che si traduca in uno sciopero generale che nel contesto attuale assuma la valenza di momento unificante e decisivo per dare uno sbocco politico e sociale al movimento in corso.
pc quotidiano 19 dicembre - gli studenti ..col Daspo violate i nostri diritti.... Hanno paura della protesta
"Ogni atto del governo, ogni successivo inasprimento dell'ordine pubblico, dimostrano che hanno paura della nostra protesta", dice Francesco Brancaccio, dottorando in Scienze politiche alla Sapienza di Roma. "Una zona rossa sempre più blindata offende l'idea di una Roma città aperta, idea che dovrebbe essere di tutte le forze politiche. Il Daspo è una limitazione della libertà di manifestare e per noi è incostituzionale. Ridurre un fenomeno politico e sociale a un problema di ordine pubblico è la peggiore delle risposte possibili".
... domani torniamo a discutere nelle facoltà, ma è già chiaro a tutti: ci mobiliteremo e la polizia non ci troverà dove ci sta aspettando. Non cadremo nelle trappole che vogliono tenderci".
All'Università orientale di Napoli domani ci sarà un incontro con gli studenti di Londra e Atene per sottolineare come l'allargamento in tutta Europa di moti violenti sia il segnale di "una crisi sociale a cui i governi voltano le spalle".
Giovanni Pagano, Scienze politiche a Napoli: "Il diritto a manifestare non è paragonabile a una partita e gli studenti, dopo la giornata del 14 con tutti i suoi problemi, sono più motivati di prima. Piazza del Popolo ci ha cambiati, ma non ci ha frenato". A Napoli sono ripartite le occupazioni delle scuole superiori e mercoledì è previsto un corteo cittadino. Alla Sapienza romana domani ci saranno riunioni nelle singole facoltà, e poi dell'intero ateneo, per preparare il martedì della protesta.
L'opposizione alla "Gelmini" avrà tempi lunghi e il movimento si prepara a una fase di interdizione sostanziale nei confronti del decreto nel momento in cui diventerà legge. "È un provvedimento tecnicamente difficile, con una pletora di decreti attuativi che impegneranno nel tempo il governo e i tecnici del ministero. Noi daremo battaglia su ogni punto".
pc quotidiano 19 dicembre - Gasparri invoca un altro "7 aprile", lo stato di polizia cuore del moderno fascismo vuole fare il salto
"Salvare l'Italia da stagione di terrore"Il capogruppo dei senatori del Pdl dopo le polemiche seguìte alla scarcerazione dei ragazzi fermati il 14 dicembre a Roma. Ricorda la "retata" del 1979, quando finirono in manette persoe accusate a vario titolo di appartenere all'eversine dell'epoca, fra cui Toni Negri. "Serve una decisa azione preventiva, la sinistra parla di infiltrati per coprire i violenti"
ROMA - "Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrorismo". Così il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparro, in merito alle polemiche seguìte alla scarcerazione dei ragazzi fermati lo scorso 14 dicembre durante gli scontri a Roma. Il 7 aprile del 1979 (e non 1978, come erroneamente ricorda Gasparri) fu il giorno in cui, con un'enorme retata, le forze dell'ordine arrestarono diverse persone, prevalentemente legate a Autonomia operaia, accusate a vario titolo di appartenere alle frange dell'eversione. Fra gli arrestati c'era anche Toni Negri, accusato di essere il capo delle Brigate rosse.
"Qui - osserva Gasparri - serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c'è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città. La sinistra, per coprire i violenti, ha mentito parlando di infiltrati. Bugie. Per non far vivere all'Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico - conclude Gasparri - va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l'area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l'Italia".