martedì 13 gennaio 2026

pc 13 gennaio - Ilva: svendita e tragedia

Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 12 gennaio

Perché No al Fondo Flacks? Perché le prime notizie che riceviamo dalla stampa non depongono certo a favore di questo Fondo americano.
Innanzitutto, in altre realtà in cui è intervenuto, in particolare in Germania, è diventato noto per i fallimenti a cui ha portato le aziende che aveva comprato.
Questo fondo risulta avere la sua sede nel mega palazzo/torre di Trump.
Questo fondo ha finanziato periodicamente l'ala più oltranzista e sionista dello Stato di Israele, quella che si è resa protagonista della politica di genocidio a Gaza e sponsor delle organizzazioni che sostengono i coloni israeliani che stanno occupando la Cisgiordania.
Chiaramente siamo in un mondo capitalista/imperialista globalizzato, e qualcuno può dire: gli affari sono affari, ma fino a un certo punto! E ci fa specie che chi dice di rappresentare i lavoratori non dicano nulla su tutto questo.

Praticamente il governo Urso/Meloni è passato da un grande gruppo industriale siderurgico, come ArcelorMittal, che naturalmente nessuno rimpiange, ma che era allora il primo produttore d'acciaio nel mondo, a un Fondo che non si è mai occupato di acciaio.

Non ha senso che lo Stato contribuisca a un Fondo che gestirà a sua immagine e somiglianza sia il piano industriale sia il futuro dell'Ilva e di questa città.

In questo momento è pervenuta la tragica notizia: un altro operaio è morto stamattina. Non sappiamo ancora esattamente le circostanze. Intanto facciamo le nostre condoglianze alla famiglia e ai suoi colleghi di lavoro.

Ecco, questa fabbrica che sembrerebbe non produttiva però qualcosa la produce quotidianamente. Non parliamo solo dell'inquinamento, ma dell'insicurezza dei lavoratori, dell'insicurezza di vita, dell'insicurezza di futuro, dell'insicurezza.

Questa situazione non può andare avanti così! I sindacati tutti devono esprimere un movimento reale che risponda agli interessi generali reali degli operai.

Questa gara oscura fatta dal governo Urso/Meloni, tenuta a riparo dalle osservazioni che sono venute dalle organizzazioni sindacali, pone in modo chiaro che noi non possiamo affidare il futuro del più grande stabilimento siderurgico, non solo del nostro Paese ma uno dei più grandi d'Europa, il futuro di migliaia di operai - tuttora l’Ilva è la fabbrica esistente in questo Paese col più alto numero di lavoratori, ad un piano che vede nelle soluzioni di questa fabbrica, all’interno della trasformazione dell'economia in economia di guerra, la produzione di acciaio legata agli armamenti, alla guerra. E questo, oltre a non rispondere ai nostri criteri morali e politici con cui operiamo, sicuramente non ci sembra che debba essere il futuro degli operai.

La questione di fondo rimane sempre quella. Non si capisce perché lo Stato dovrebbe dare soldi per cassintegrazione di quasi 5mila operai, soldi per essere parte della governance di questa nuova avventura industriale, e non invece assumere direttamente la gestione di questo stabilimento. Ma anche su questo non basta parlare di “nazionalizzazione”, bisogna raccogliere le richieste dei lavoratori, sia quelle ufficiali che vengono portate dai sindacati, sia le tante che maturano nelle file degli operai.

Noi abbiamo raccolto 600 firme nello stabilimento che pongono dei paletti fondamentali.

Il primo paletto è chiaramente quello del No agli esuberi e invece l'impiego di tutti i lavoratori nell'area industriale, presso un solo soggetto industriale, perché questo garantisce che il rapporto tra lavoro e salute, lavoro e bonifica della fabbrica e area industriale possa avere un unico indirizzo, un unico criterio di gestione, e tuteli realmente i lavoratori, integrando in un unico asset industriale sia il momento produttivo sia il momento delle bonifiche.

La seconda questione è l'estensione delle tutele dei lavoratori dell'appalto. I lavoratori dell'appalto vengono licenziati, non ricevono stipendi, tredicesime puntuali, tantissimi hanno contratti a termine di mesi, e il loro contratto è stato cambiato negli anni da metalmeccanico a multiservizi; vivono in condizioni di insicurezza lavorativa molto più precarie degli operai dello stabilimento; però quando si pensa a una soluzione, loro non sono all’Ordine del giorno. Qualsiasi soluzione li deve riguardare, dall’integrazione della cassintegrazione alla parità con tutti i lavoratori che sono nell'area industriale.

Sul fronte della sicurezza non si può parlare di emergenza e non prendere misure d'emergenza. Da tempo noi insistiamo che vi sia una postazione degli organi rispettivi, Ispettorato del Lavoro, ASL/Spesal, direttamente nella zona industriale, che possa funzionare sia da controllo, da deterrenza e da immediato riferimento per quei lavoratori e quei delegati sindacali che fanno davvero la loro parte per intervenire subito. La casistica dei morti sul lavoro all’Ilva ha visto diverse volte lavoratori e alcuni delegati che avevano segnalato i pericoli, le violazioni alle norme di sicurezza e non è successo niente.

Quindi serve cambiare le regole di sicurezza e di controllo interno alla fabbrica, soprattutto ora, in tutto questo periodo di cosiddetta “transizione”.

Infine, servono chiaramente misure che siano di risarcimento anche sociale verso i lavoratori vittime di questo stabilimento insieme ai cittadini. Misure che vanno in direzione dei benefici pensionistici per amianto, attività usuranti, ‘25 anni bastano’, in una fabbrica siderurgica, per andare in pensione. Ma qui dobbiamo dire che il Governo invece sta aumentando l'età pensionabile e ha già detto No a tutte le misure di pre-pensionamento, e quindi questa richiesta come farà ad essere accolta da questo Governo?

In questo senso non basta che ci si lamenti. Occorre che queste richieste entrino realmente al tavolo di discussione, in via prioritaria rispetto al cambio di proprietà. Perché altrimenti, una volta che c'è il cambio di proprietà, avremo lo scenario che abbiamo avuto con altri padroni.

Tutto questo è urgente e su questo faremo la nostra parte. I lavoratori in tempi di crisi tendono a stringersi intorno ai sindacati ufficiali perché pensano che li possano meglio tutelare. La realtà dimostra esattamente il contrario.

Torniamo alla morte di un altro operaio, questa volta un operaio dell'Acciaieria 2. L'operaio, Claudio Salamidaaveva 47 anni, è precipitato per circa 7 metri, dal quinto al quarto piano del convertitore 3 dell'Acciaieria, dove stava lavorando a seguito del crollo di una pedana grigliata.

Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti.

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo, in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e alla figlia di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Indotto trovano difficoltà a prendere salari e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro continuo), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operai dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambino la condizione di insicurezza; la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai. Con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllino la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

Oggi ci troviamo in uno snodo fondamentale, abbiamo un governo che è dall'altra parte. Come si può pensare che il governo Meloni-Urso, che anche a livello europeo contrasta le misure ambientaliste, possa realizzare nel nostro paese un risanamento dell'Ilva sul piano del lavoro, della sicurezza, della salute? Come si può pensare che un Fondo speculativo che finora si è distinto per fallimenti, possa salvare il lavoro e la salute a Taranto e negli altri siti? Dobbiamo smetterla con una trattativa governativa così come è fatta adesso, a perdere.

Bisogna ripartire con la lotta, facendo tesoro delle forme di lotta, ma non dei contenuti di sapore corporativo, di Genova; esse vanno estese anche a Taranto, perché quelle forme di lotta possono supportare una piattaforma operaia alternativa e far pesare realmente i lavoratori, molto di più degli impotenti sindacati presenti in fabbrica.

lunedì 12 gennaio 2026

pc 12 gennaio - Ex ILVA - Padroni/Governo/commissari assassini - dal blog tarantocontro

 

Mentre ci apprestavamo a fare la conferenza stampa che avevamo indetto per oggi nella sede dello Slai cobas di Taranto, ci è pervenuta la notizia della morte di un altro operario, questa volta un operaio dell'Accieria 2. Un operaio di 47 anni Claudio Salamida, che è precipitato dal quarto piano del convertitore 3 dell'accieria dove stava lavorando. Purtroppo l'uomo è molto sul colpo.

Sarebbe precipitato a seguito del crollo della pavimentazione. Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti. 

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo che è in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e al figlio di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Intotto trovano difficoltà a prendere salari e stipendi e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti nostri proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché si potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro dignitoso), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operari dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambiano la condizione operaria e la condizione di sicurezza, ma la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai; con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.  

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica delle fabbriche che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllano la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

SLAI COBAS per il sindacato di classe Taranto

WA 3519575628


altre informazioni

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  • la morte dell'operaio Calamida - nei video con le ...
  • una denuncia da verificare
  • pc 12 gennaio - Vogliono ostacolare e impedire l'assemblea nazionale del 17 a Torino convocata da ASKATASUNA... Impossibile 'Siamo tutti Askatasuna!

    Torino, Askatasuna e l'assemblea convocata all'Università: l'ipotesi di chiudere Palazzo Nuovo per fermare il centro sociale

    di Mattia Aimola

    È lo scenario di cui si discute per evitare che l’assemblea convocata dal centro sociale il 17 gennaio si svolga negli spazi di Unito, come annunciato da Askatasuna: una lista studentesca propone di chiudere la sede. Attesi centinaia di militanti

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    Chiudere Palazzo Nuovo per impedire l’accesso ad Askatasuna. È questo lo scenario di cui si discute da giorni all’Università di Torino, per evitare che l’assemblea convocata dal centro sociale torinese per il 17 gennaio si svolga all’interno degli spazi di Unito, come annunciato da Askatasuna la scorsa settimana. Una grande manifestazione che potrebbe richiamare centinaia di esponenti di realtà considerate «gemelle» di Aska, come Leoncavallo e Spintime, oltre ad altri gruppi affini provenienti da tutta Italia e dall’estero. Non è esclusa inoltre la partecipazione di alcuni volti noti del panorama culturale e musicale, tra cui il fumettista Zerocalcare, il cantante Willy Peyote e il gruppo dei Subsonica.

    L’evento (per cui non è arrivata e non arriverà nessuna richiesta formale) sarebbe previsto nell’atrio della storica sede universitaria di via Sant’Ottavio, che ospita la Scuola di Scienze Umanistiche, con i dipartimenti di Filosofia e Scienze dell’Educazione, Studi Storici e Studi Umanistici. La questione sarà esaminata nei prossimi giorni dai vertici della Scuola, per arrivare successivamente a una decisione finale insieme alla rettrice Cristina Prandi. L’eventuale chiusura avrebbe carattere precauzionale e sarebbe finalizzata a prevenire possibili criticità all’interno della struttura. Trattandosi di un sabato, l’impatto sulla didattica sarebbe limitato: per quella giornata, infatti, sono previsti soltanto alcuni esami

    pc 12 gennaio - IRAN - noi salutiano la lotta del popolo iraniano - TKP-ML - con traduzione ufficiosa da google inglese-taliano


    We salute the struggle of the Iranian people! - TKP-ML for debate

    Protests that began in Iran on 28 December and quickly spread across the country have been ongoing for two weeks. At least 65 people have been killed and more than 2,300 arrested in the last 13 days. It has been reported that protests have taken place in 180 cities across 31 provinces, at over 500 locations. The Islamic Republic of Iran is not content with merely attacking and killing the Iranian people. In parallel with these attacks, it resorts to widespread internet blackouts, propagating that “external forces” are behind the actions of the Iranian people, and wages a counter-revolutionary war through the media.

    Despite these attacks by the reactionary Iranian regime, the people's actions, particularly night protests, neighbourhood meetings, and chanting slogans from rooftops, continue in many cities.

    The actions of the Iranian people are not new. Over the last thirty years, there have been five major uprisings and many regional struggles for regime change. For example, alongside the politically-driven movements of 2006 and 2009, the urban protests that began in Mashhad in December 2016 quickly became politicised; in November 2018, the movement triggered by

    pc 12 gennaio - “La causa degli uomini liberi”. Il caso Hannoun e la lotta contro il colonialismo israeliano....

     ...da infopal sul ruolo complice e di revisionismo storico della cosiddetta stampa sulla montatura poliziesca/giudiziaria al servizio del genocidio sionista e del complice governo moderno fascista Meloni

    Da Napoli Monitor.it. Di Nicola Lamri. Mentre il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, Mohamed Hannoun, è rinchiuso in una cella del carcere di Genova, privato del diritto di replica, le pagine dei principali quotidiani italiani forniscono ricostruzioni poliziesche e giudiziarie, frammenti di intercettazioni telefoniche e ambientali, cenni alla biografia dell’indiziato, fino a ieri semisconosciuto.

    Partiamo da queste ultime. Chi è Mohamed Hannoun? “Un architetto di 63 anni, cittadino giordano ma residente in Italia sin dal 1983, anno in cui si stabilì a Genova”, scrive la redazione online di Rainews24. “L’imam di Genova che stava per trasferirsi in Turchia”, secondo La Stampa, che però attribuisce ad Hannoun la cittadinanza palestinese. Ci pensa la redazione del Post a chiarire: “Mohammad Hannoun è palestinese, ma ha anche la cittadinanza giordana”. Curioso profilo, adeguato alla tempesta mediatica scatenata ai danni non certo del solo Hannoun, ma dell’intero movimento di solidarietà con la Palestina. Un binazionale arabo, forse imam, che aspira a diventare turco, al centro di una rete transnazionale che invia denaro ad Hamas, appendice palestinese della fratellanza musulmana: quanto basta per sfamare l’immaginario orientalista e islamofobo che ha oggi come funzione principale quella di “strutturare i nazionalismi europei” più retrivi e aggressivi, per dirla con Enzo Traverso. Uno sguardo che si innesta paradossalmente sulle classiche strutture idealtipiche dell’antisemitismo ottocentesco. Quelle dell’ebreo errante e del pericolo di sovversione giudeo-bolscevica, oggi tradotto con il termine francese islamo-gauchisme, rilevabile nelle teorie della procura genovese, secondo la quale esisterebbe il pericolo di una connessione tra i No Tav valsusini e Gaza, via Genova e la sua moschea. Ancora La Stampa sottolinea come la “pro-pal Angela Lano”, che figura tra gli indiziati nell’inchiesta, sia laureata in letteratura araba e sia un’esperta di Islam – avrebbe addirittura “aggiornato il grande dizionario enciclopedico della Utet per le voci letteratura araba e letteratura persiana”, nel 1996, e quello di Repubblica, nel 2003, mentre il figlio distribuiva volantini contro la costruzione del treno ad alta velocità Torino-Lione.

    Ma torniamo ad Hannoun. Essere un cittadino palestinese-giordano, classe 1962, vuol dire una sola cosa: essere nato in un campo profughi. Si tratta di un’ovvietà per coloro che hanno una conoscenza,

    pc 12 gennaio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Ex-Ilva Taranto: NO al fondo Flacks! Riprendere la lotta contro il piano del governo Meloni. Ancora una morte/assassinio in fabbrica, i responsabili sono nazionali e locali

     

    pc 12 gennaio - L'aquila 16 gennaio - Libertà per i prigionieri politici palestinesi -Soccorso Rosso Proletario

     

    pc 12 gennaio - Gaza Palestina - Sionismo/imperialismo Trump/Netanyahu: un solo piano/genocidio e deportazione

    Times of Israel: Tel Aviv prepara una nuova offensiva a Gaza per marzo

    Secondo quanto rivelato dal Times of Israel, ripreso poi da varie testate internazionali, attraverso fonti diplomatiche arabe e funzionari governativi, il giornale israeliano è venuto a sapere che l’esercito di Tel Aviv avrebbe già elaborato piani dettagliati per una massiccia operazione militare da lanciare a marzo sulla Striscia di Gaza.

    L’intento strategico è quello di spingere la cosiddetta “linea gialla” – la linea di demarcazione concordata tra la Striscia sotto occupazione e quella libera dall’IDF – ulteriormente verso la costa. Attualmente Israele controlla circa il 53% del territorio della Striscia, ma proprio qualche giorno fa avevamo scritto di come stesse già allargando le zone sotto il proprio controllo, nell’impunità e nel silenzio dei governi occidentali.

    L’operazione mirerebbe a consolidare ed espandere queste aree, giustificando l’azione con

    pc 12 dicembre - I 3 punti della mobilitazione a Taranto - tutti, e in primis il movimento, deve decidere realmente da che parte stare e cosa vuole fare

      

    Il 2 gennaio Caracas/Venezuela si è svegliata sotto le bombe USA con attacchi che non hanno
    risparmiato il Parlamento, con un inaudito e gangsteristico sequestro del Presidente Maduro.
    Sono circa un centinaio i morti. L’attacco è avvenuto al di fuori di ogni norma del diritto
    internazionale, con la scusa della “guerra al narcotraffico“ ma in realtà per l’appropriazione
    del petrolio e delle risorse strategiche del Venezuela, per gestirle direttamente e illegalmente, a
    servizio esclusivo delle multinazionali del petrolio e dell’energia americane.
    La criminale aggressione imperialista Usa al Venezuela e l’atto banditesco del rapimento del
    presidente Maduro rappresentano l’ulteriore salto dell’imperialismo Usa/Trump
    nell’aggressione ai popoli e nella marcia verso la guerra interimperialista mondiale di rapina
    e nuova spartizione delle materie prime, fonti energetiche, mercati.
    Il governo Meloni si è subito schierato con Trump e l’aggressione imperialista,
    dichiarandola legittima, dimostrando il grado di servilismo di questo governo verso gli USA,
    quando è denunciato da tutti come violazione del diritto internazionale, della sovranità nazionale
    dei popoli e principi degli organismi internazionali diventati sempre più inoperanti e inosservati
    Questo lo abbiamo già visto negli ultimi anni con il genocidio targato Trump/Netanyahu in
    Palestina.
    La maniera con cui l’imperialismo americano aggredisce e poi si dichiara vittima, vittima del
    sistema mondo, vittima degli europei, della Cina, della Russia, dei governi dell’America Latina
    ecc., corrisponde alla narrazione costruita a sua tempo da Hitler, nell’affermazione del
    nazismo sia sul piano interno che sul piano esterno per giustificare un ingresso violento,
    devastante nelle relazioni internazionali che diventa il fattore accelerante della guerra
    interimperialista mondiale.
    Si tratta, quello di Trump, di un “nazismo all’americana” che si presenta come isolazionista
    “prima di tutto l’America” per affermare innanzitutto la dittatura del grande capitale e delle
    oligarchie finanziarie USA all’interno, con attacco e repressione di ogni opposizione e
    ultrainterventista all’esterno per imporre il dominio di esse su scala mondiale.
    Con il disgustoso comizio Trump come nuovo Hitler in salsa americana dice apertamente tutto
    quello che vuole fare, che deve fare e che interpreta come missione, non riconoscendo tutte le
    regole del sistema mondiale e pretendendo di ridefinirlo a propria immagine e somiglianza.
    Contro di esso conta solo la risposta progressiva dei proletari, masse popolari e di tutti i
    popoli oppressi del mondo - dimostrata già dalle manifestazioni in tutto il mondo, compreso in
    Italia.
    Tutto questo mentre prosegue il genocidio e il piano di deportazione del popolo palestinese e
    la repressione all’interno dei paesi imperialisti - dalla Gran Bretagna all’Italia - con le
    montature giudiziarie e poliziesche contro i palestinesi - da Hannoun ad Anan - e contro il
    movimento di solidarietà con la Palestina, con repressione/sgombero del CS Askatasuna e multe
    e denunce a migliaia di manifestanti - compreso a Taranto
    Yankee go home - Fuori dal Venezuela - Solidarietà al Venezuela e alle masse popolari
    venezuelane.

    Si vuole fare di Taranto una città di guerra. Un grande deposito per le armi - le prime arrivate sono di Israele - da utilizzare per i genocidi dei popoli (come in Palestina), per massacrare uomini, donne, bambini. Noi non siamo complici! Non in nome dei lavoratori, delle masse popolari di Taranto.

    Nessuno può far finta di niente! Nessuno può non dire da che parte sta! 

    Contro questo piano di guerra, di morte dobbiamo subito mobilitarci (ieri sera abbiamo appena cominciato col presidio in piazza) contro il governo, le forze militari, ma anche contro le Istituzioni locali: Comune, Prefettura che di fatto col loro silenzio stanno dando l'assenso, sono complici!  

    pc 12 gennaio - Contro il nazi/imperialismo di Trump massimo sostegno alla protesta interna agli IUSA

    Mengestu: “L’odio per i migranti dell’amministrazione Trump è come quello dei nazisti per gli ebrei”

    Mengestu: “L’odio per i migranti dell’amministrazione Trump è come quello dei nazisti per gli ebrei”

    Intervista allo scrittore nato in Etiopia ed eletto presidente del Pen America:

     “Cercano un capro espiatorio per il disagio sociale del Paese, e ora l’ha trovato. La crudeltà è fine a se stessa, ora ho paura.


    pc 10 gennaio - Il neonazismo di Trump sospinge i venti della guerra imperialista: dopo il Venezuela la Groenlandia

    Da Ore12/Controinformazione rossoperaia

    https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/01/pc-10-gennaio-il-neonazismo-di-trump.html

  • pc 6 gennaio - Venezuela - Nota per l'orientamento e l'azione proletaria e comunista

    L'attacco/invasione del Venezuela era prevedibile, da settimane l'imperialismo americano ha operato verso un'aggressione al Venezuela. Poi però l'ha fatto in forma esplosiva, sorprendente.

    L'intervento prodotto dall'imperialismo Usa in Venezuela è in continuità con la politica strategica, storica dell'imperialismo americano diciamo, come forma alta dell'imperialismo mondiale. Questo imperialismo è stato già analizzato scientificamente da Lenin nel suo libro "Imperialismo. fase suprema del capitalismo", e dal Novecento in poi produce quello che e' sotto i nostri occhi. Il nostro problema ancora una volta è di rispondere ai problemi reali che si presentano, per riuscire a interagire con gli eventi che avvengono nel mondo oggi, interpretandoli alla luce dei fatti per fornire elementi al proletariato, alle masse popolari perché abbiano la chiave di lettura, la chiave di orientamento che ispiri e motivi il tipo di risposta dei proletari e masse popolari.

    La chiave di lettura è il nazismo.

  • pc 12 dicembre - Riprende il lavoro solidale della Flotilla per la Palestina - massimo appoggio

    La Flotilla raddoppia. “Nei prossimi mesi due nuove missioni via mare e via terra”

    La Flotilla raddoppia. “Nei prossimi mesi due nuove missioni via mare e via terra”

    A febbraio un convoglio umanitario dovrebbe attraversare parte di Maghreb e NordAfrica per raggiungere l’Egitto e da lì il valico di Rafah. In primavera salperà la nuova flotta. Delia: “Chiediamo di portare aiuti e personale che collabori con la ricostruzione.

    pc 12 gennaio - Gli USA intensificano i bombardamenti in Siria con il supporto dell’Aeronautica italiana

    da Antonio Mazzeo

     

    “Alle ore 12.30 locali di sabato 10 gennaio 2026, le unità aeree del Comando

    Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (CENTCOM), insieme alle forze dei paesi partner, hanno condotto attacchi in larga scala contro multipli obiettivi ISIS attraverso la Siria”.

    Con una nota ufficiale, il Dipartimento della Difesa USA ha confermato i vasti bombardamenti effettuati ieri nel paese mediorientale.

    A partire dal 19 dicembre 2025, l’amministrazione Trump ha dato il via in Siria alla cosiddetta operazione “Hawkeye Strike” in risposta ad un attacco sferrato cinque giorni prima da presunte milizie filo-ISIS nei pressi della città di Palmira, in cui hanno perso la vita due militari e un interprete civile statunitensi.

    “Gli odierni bombardamenti che hanno colpito l’ISIS in tutto il territorio siriano sono parte del nostro costante impegno per sradicare il terrorismo Islamico contro i nostri combattenti, prevenire futuri attacchi e proteggere le forze americane e dei partner nella

    domenica 11 gennaio 2026

    pc 11 gennaio - Milano - La solidarietà non si arresta!

     
































    pc 11 gennaio - Da un appello internazionale del maggio scorso, ora più che mai valido, la linea generale dei comunisti a livello nazionale e internazionale

    estratti

    Contro la guerra imperialista, la reazione, il fascismo, la repressione, la miseria e l’oppressione
    Proletari e popoli oppressi del mondo uniamoci!
    Non abbiamo da perdere se non le nostre catene e abbiamo un mondo da conquistare!


    I feroci attacchi dell’imperialismo, dei loro Stati e loro governi su proletari e masse rappresentano lo
    scaricamento su proletari e masse della crisi generale che si approfondisce.
    Tutti gli Stati e i governi imperialisti stanno aumentando a dismisura le spese militari e dicono
    esplicitamente che bisogna prepararsi alla guerra.
    Le potenze imperialiste Usa/Nato/UE si dotano di armamenti sempre più moderni e devastanti e prevedono l’uso di armi nucleari; rafforzano gli eserciti, militarizzano i territori, sviluppano l’economia di guerra.
    L’imperialismo russo e il socialimperialismo cinese sono dal lato obiettivo di questa offensiva e dall’altro cavalcano la crisi dell’imperialismo Usa/Nato/UE per preparare un nuovo assetto globale ad essi più favorevole.
    La guerra imperialista è originata dalla crisi economica mondiale del sistema capitalista imperialista che
    esige una nuova spartizione del mondo.
    L’invasione russa dell’Ucraina, il genocidio in corso in Palestina da parte dello Stato sionista di Israele, gli attacchi al Libano, allo Yemen, alla Siria, l’occupazione del Kurdistan e i massacri del popolo curdo da parte dello Stato fascista turco,  i preparativi degli Usa di attaccare e accerchiare la Cina attraverso le Filippine con l'alleanze nell’Indo Pacifico sono aspetti della marcia verso la guerra di ripartizione nel mondo
    Vi si oppone l’azione della Cina nell’arena economica mondiale, l’invasione dell'Ucraina da parte della Russia e l'allineamento progressivo di altri paesi nel mondo i cui regimi reazionari che aspirano a diventare e convertirsi come gendarmi nelle loro aree dentro il sistema imperialista, dalla Turchia, all’India, al Brasile, ecc.
    La guerra e il riarmo vengono scaricati sui proletari e le masse popolari con il carovita, la disoccupazione, la precarietà, il taglio delle spese sociali, l’attacco ai diritti e alle lotte dei proletari e delle masse popolari. I capitalisti intensificano lo sfruttamento e trasformano sempre più i proletari e i settori più sfruttati di essi in schiavi moderni al servizio del profitto.
    Nei paesi oppressi dall’imperialismo si aggravano la miseria, l’oppressione dei popoli che pagano anche la crisi climatica ambientale mondiale e gli effetti dei disastri naturali.
    Gli Stati e i governi imperialisti mentre preparano la guerra all’esterno avanzano all’interno la tendenza al moderno fascismo combinata con la crisi dell’imperialismo e la tendenza alla guerra imperialista mondiale che trovano oggi nella presidenza Trump e nella frazione della classe dominante della borghesia imperialista che ha preso il potere negli Usa un punto di riferimento, riducendo e cancellando la vestigia della stessa democrazia borghese, attaccando le libertà democratiche e riempendo le carceri, istaurando forme di governo sempre più di stampo dittatoriale, dentro cui avanzano i partiti fascisti e il moderno fascismo, a seconda delle caratteristiche dei diversi paesi.
    Vengono attaccati i diritti delle donne e la libertà di pensiero, viene fomentato odio, sciovinismo e
    nazionalismo vengono per colpire la resistenza popolare, dividere i proletari e le masse, al servizio del
    dominio delle classi dominanti e dei loro servi. Viene intensificato il razzismo con attacchi in tutte le forme ai immigrati, dalle morti in mare ai campi di concentramento, allo sfruttamento schiavistico alle espulsioni e deportazioni. Aumenta il monopolio dei mezzi di comunicazione vecchi e nuovi nelle mani di oligarchie tecnologiche che realizzano immensi profitti, sempre di più si vuole imporre la cultura oscurantista nelle scuole e università.
    In tutto il mondo i proletari e i popoli si stanno ribellando e resistendo contro l’imperialismo, il fascismo, il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

    All’interno dei paesi imperialisti e capitalisti lavoratori realizzano scioperi generali, come in Grecia; bloccano navi che trasportano armi da guerra, vedi Italia, Grecia ecc. I giovani riempiono le piazze contro fascismo e razzismo.
    La nuova presidenza fascio-imperialista americana di Trump con il braccio operativo sionista Netanyahu ha lanciato un piano di “soluzione finale”, di genocidio e deportazione contro il popolo palestinese. Contro di esso si sviluppa l’eroica resistenza del popolo palestinese, delle sue organizzazioni che anche con l’azione del 7 ottobre hanno riportato al centro del mondo l’obiettivo di una Palestina libera e di uno Stato palestinese "dal fiume al mare”. La lotta del popolo palestinese alimenta il risveglio per tutte le masse arabe per una lotta di liberazione dai regimi arabi complici del sionismo e comunque asserviti all’imperialismo.
    La solidarietà internazionalista col popolo palestinese è una grande bandiera che chiama i popoli alla lotta contro l’imperialismo. In Turchia studenti, donne, lavoratori, masse oppresse si oppongono al regime fascista di Erdogan, mettendolo sempre più in crisi.
    In vari paesi oppressi, dall’America Latina all’Asia, dall’Africa al Medio Oriente, avanzano proteste e rivolte popolari che domandano l’intensificazione della battaglia rivoluzionaria verso rivoluzioni di Nuova democrazia in marcia per il socialismo. In prima linea in queste lotte vi sono donne guerrigliere, lavoratrici, organizzazioni femminili rivoluzionarie che alimentano il fuoco della resistenza e la lotta necessaria della liberazione delle donne unita alla lotta di classe.
    In tanti paesi i giovani si stanno ribellando e sono la prima linea della opposizione che domanda e ricerca la via della rivoluzione.
    Nel contesto delle lotte rivoluzionarie e antimperialiste nel mondo le guerre popolari guidate dalle forze
    marxiste-leniniste-maoiste, in particolare in India e nelle Filippine, ispirano e indicano al proletariato
    internazionale e ai popoli oppressi del mondo la via di una vera liberazione dall’imperialismo, che richiede l’abbandono di ogni forma di revisionismo e riformismo, così come ogni forma di liquidazionismo e disfattismo, per affermare che l’unica vera alternativa alla barbarie capitalista e imperialista è la rivoluzione proletaria e la sola soluzione è il socialismo. Denunciamo e mobilitiamo tutte le forze possibili contro la Operazione Kagar del regime reazionario indiano di Modi contro il Partito Comunista dell'India (Maoista) e le lotte delle masse sfruttate, Adivasi e le nazionalità oppresse che lottano per la liberazione e la dignità.
    Il sostegno alle guerre di popolo di lunga durata è un dovere e un compito fondamentale dei partiti e
    organizzazioni comuniste rivoluzionarie nel mondo
    Il proletariato è il più grande esercito che esiste, se gli sfruttati e oppressi si uniscono possono porre fine al sistema mondiale capitalista.
    Oggi più che mai serve l’unità dei Partiti e Organizzazioni comuniste nel mondo basata sui grandi
    insegnamenti del marxismo-leninismo-maoismo che sviluppino sempre più nel fuoco della lotta di classe, il loro essere reparto avanzato della classe operaia, nucleo dirigente di tutto il proletariato e il popolo, promotori e elemento centrale della costruzione di un fronte unico rivoluzionario contro l’imperialismo, il fascismo, lo sfruttamento e l’oppressione.
    L’internazionalismo proletario domanda la marcia per avanzare attraverso l’unità e la lotta per una nuova Internazionale Comunista. è necessario far avanzare questa tendenza e affermarla nelle fila del proletariato e dei popoli oppressi impegnati nella lotta rivoluzionaria.

    Fermiamo la guerra imperialista, trasformiamola dove essa si sviluppa e scoppia in guerra rivoluzionaria per il potere proletario!
    Morte al fascismo in tutte le sue forme!
    Palestina libera dal fiume al mare!
    Morte all'imperialismo, il futuro è del socialismo e comunismo!

    Comitato Costruzione Partito Comunista Maoista di Galizia
    Comitato Comunista Maoista Brasile

    Partito Comunista dell'India (Maoista)
    Partito Comunista (Maoista) dell'Afghanistan
    Partito Comunista maoista - Italia
    Partito Comunista marxista-leninista dell'Australia
    Partito Comunista Marxista-Leninista di Turchia
    Partito Proletario del PurboBangla - Bangladesh
    Partito Rivoluzionario Comunista del Nepal
    Unità Comunista -Francia
    Unione Operaia Comunista - Colombia
    Unione Studenti Democratici Popolari - Bangla Desh
    Via Rossa dell'Iran (Gruppo Maoista

    pc 11 gennaio - Avanza il piano Trump per Venezuela e comprende l'ENI - organizzare presidi e mobilitazione - proletari comunisti

    info

    L’attacco statunitense al Venezuela non è finito col rapimento del presidente Maduro e l’uccisione di oltre cento persone, ma si appresta ora a implementare la seconda fase, volta a mettere le mani sui ricchi giacimenti di petrolio del Paese. Con o senza il beneplacito del governo ora guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, si intende. Dopo aver rilasciato in un primo momento dichiarazioni forti contro Washington, Rodríguez ha aggiustato il tiro, aprendo alla collaborazione con gli Stati Uniti ed evitando, almeno per ora, l’escalation militare. Il presidente USA Donald Trump non la esclude e minaccia l’esecutivo di Caracas in caso di interferenze coi suoi piani sul petrolio venezuelano (sic!). Nel frattempo, il Tycoon ha iniziato a radunare le multinazionali del settore per spartirsi le riserve del Paese. Immancabili i colossi americani, come Exxon Mobil e Chevron, cui si è aggiunta in sordina anche l’italiana ENI.

    «Le aziende americane avranno l’opportunità di ricostruire le infrastrutture energetiche obsolete del Venezuela e alla fine aumentare la produzione di petrolio a livelli mai visti prima», ha dichiarato Trump durante un incontro avuto venerdì alla Casa Bianca con 14 multinazionali del fossile. Presenti, tra gli altri, i rappresentanti di Exxon Mobil, ConocoPhillips, Chevron ed ENI, nella persona dell’amministratore delegato Claudio Descalzi, che ha commentato: «Abbiamo 500 persone nel Paese. Siamo pronti a investire e lavorare con le compagnie americane». A quanto pare, la fedeltà del governo Meloni, avamposto europeo dell’amministrazione Trump, potrebbe portare presto a maturazione i primi frutti con il coinvolgimenti di ENI — il cui azionista principale è il Ministero dell’Economia e delle

    pc 11 gennaio - Si conferma: Taranto hub strategico per le guerre - NON PERMETTIAMOLO!

     Si vuole fare di Taranto una città di guerra. Un grande deposito per le armi - le prime arrivate sono di Israele - da utilizzare per i genocidi dei popoli (come in Palestina), per massacrare uomini, donne, bambini. Noi non siamo complici! Non in nome dei lavoratori, delle masse popolari di Taranto.

    Nessuno può far finta di niente! Nessuno può non dire da che parte sta! 

    Contro questo piano di guerra, di morte dobbiamo subito mobilitarci (ieri sera abbiamo appena cominciato col presidio in piazza) contro il governo, le forze militari, ma anche contro le Istituzioni locali: Comune, Prefettura che di fatto col loro silenzio stanno dando l'assenso, sono complici!  

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    Da GdM - maristella massari

    Difesa e industria, Taranto hub strategico della Marina chiamato a reggere un ruolo sempre più centrale nello scacchiere della Difesa nazionale e Nato

    Molto più di una base militare: Taranto è un perno strategico nell’architettura della sicurezza internazionale. Lo conferma la prima visita ufficiale nel capoluogo ionico del Capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto.

    I numeri raccontano meglio di ogni slogan il peso di Taranto. Nel polo militare della Marina che comprende Taranto, Brindisi e Grottaglie operano oltre 10 mila militari, a cui si affianca una presenza

    pc 11 gennaio - La Cisl non perde occasione per "tifare" Governo Meloni e...

    ...spera in un riconoscimento del suo viscido, interessato servilismo - come lo ha avuto il precedente segretario Luigi Sbarra ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche per il Sud... 

    Fumarola segr. Cisl: “Dalla Premier Meloni parole chiare e conferma sulla volontà del Governo ad accogliere l’appello per nuovo Patto tra Governo e parti sociali riformiste”

    Sulla conferenza della Meloni: “Dalla Premier  Meloni oggi è arrivata una fondamentale conferma sulla volontà del Governo ad accogliere l’appello della Cisl per nuovo Patto tra Governo e parti sociali riformiste per affrontare le sfide della qualità del lavoro, delle nuove tutele, della competitività delle imprese, di un welfare universale e vicino alla persona”. 
    Così Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, commentando le parole di Giorgia Meloni in conferenza stampa. “Apprezziamo e ringraziamo il Presidente del Consiglio per le parole chiare che ha voluto usare. L’obiettivo è cruciale, tanto più in vista della fine delle risorse del PNRR... 
    ...Dobbiamo guardare al metodo e allo spirito dell’accordo di San Valentino, dando al paese una nuova politica dei redditi espansiva e puntando anche a rigenerare il welfare del Paese. Vuol dire mettere al centro sanità e scuola, fisco e pensioni, politiche sociali e non autosufficienza. E mettere ognuna di queste tessere dentro il mosaico di una politica di sviluppo equa e stabile, perché fondata sul principio di corresponsabilità. Questa è la sfida che dobbiamo affrontare uniti. E senza pregiudiziali...".

    Questo commento è stato fatto dalla Fumarola dopo la lunga conferenza stampa addomesticata della Meloni, in cui nulla ha detto sulla grave condizione dei lavoratori in tante aziende, e con lavoratori morti/uccisi sul lavoro anche in quelle ore; nulla sulla sanità e scuola, nulla sulla miseria in cui

    pc 11 gennaio - Da Milano per Venezuela e Palestina

     


    pc 11 gennaio - Nuovo appello di Amnesty International per Gaza

    La petizione di AI al governo è senza speranza - ma la mobilitazione nel proletariato e popolo in tutte le forme assolutamente necessaria

    pc 11 gennaio - Torino: a 20 giorni dallo sgombero l’area attorno Askatasuna è ancora territorio militare

    TORINOPochi minuti prima dell’uscita dei bambini da scuola, la zona pedonale si riempie di genitori e parenti in attesa. Sembrano quasi non fare più nemmeno caso alle decine di agenti che fanno su e giù per l’area, chiacchierando tra loro e guardandosi intorno con aria circospetta. Questa sembra essere diventata, almeno per il momento, la realtà del quartiere Vanchiglia, a quasi un mese dallo sgombero del centro sociale Askatasuna. L’interno dell’edificio è ormai vuoto e semidistrutto, gli ingressi murati. Nella pace che regna nel quartiere in un pomeriggio qualunque di inizio anno, niente sembra giustificare effettivamente la massiccia presenza di forze dell’ordine.

    Al mio arrivo, all’altezza del numero 47 di corso Regina sono almeno tre le camionette parcheggiate, più un camion idrante e alcune volanti della municipale. I jersey recintano ancora tutta la zona antistante il centro sociale. Altre camionette sono sparse intorno a tutto il perimetro di Askatasuna, inclusa l’area dove si trovano l’asilo nido e la scuola elementare. Tra le persone in attesa vi sono residenti del quartiere, ma anche persone che vengono da altre zone della città. Sono soprattutto queste ultime che commentano come la presenza degli agenti abbia «finalmente liberato l’area da spacciatori e brutta gente». Chi in Vanchiglia ci vive risponde con un sorriso a queste affermazioni. «Innanzitutto sappiamo tutti che questo è un problema che non viene da Askatasuna», mi dice un padre in attesa