mercoledì 10 dicembre 2025

pc 10 dicembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - DOSSIER LEONARDO A MONTECITORIO

Dossier Leonardo in Parlamento il 9 dicembre sulle complicità di Leonardo S.p.A. nei crimini di guerra commessi in Palestina

Riportiamo gli interventi di Rossana De Simone, autrice del dossier, e Stefania Maurizi, giornalista di inchiesta, estratti della conferenza stampa di presentazione del dossier nella sala stampa di Montecitorio

pc 10 dicembre - L’incredibile macchina del fango contro una sola persona: Francesca Albanese

leggi allegato Massima solidarietà a Francesca Albanese - Da Controinformazione rossoperaia ORE 12 del 2 dicembre

Giusto pochi giorni fa scrivevo “Perché tanto odio nei confronti di Francesca Albanese?“, oggi il quotidiano “Il Tempo“, pessimo, davvero uno dei peggiori, scarica la bomba, un’altra, per screditare Francesca Albanese. Lei non ha bisogno di difensori d’ufficio, ma toccare lei significa toccare anche tutto il movimento che io definirò NoProGen. Veniamo ai fatti.

Premetto che, in ogni caso, piaccia o meno, Hamas ha vinto le elezioni e governa a Gaza. Quindi chiunque abbia rapporti con la Palestina deve necessariamente avere rapporti con i funzionari di Hamas. Questo sia chiaro!

L’articolo di Giulia Sorrentino

Giulia Sorrentino, giornalista de Il Tempo, apre il suo attacco dichiarando che «Oramai le frequentazioni di Francesca Albanese sono più che note» e subito dopo si chiede «cosa ci facesse lì il nuovo idolo dei ProPal Francesca Albanese».

L’insinuazione è chiara: la presenza della relatrice ONU a una conferenza del 2022 insieme a esponenti di Hamas basterebbe a macchiarla di collusione col terrorismo. Il metodo è la colpevolezza per associazione, un sillogismo capzioso che ignora ogni tipo di fatto.

In realtà l’evento incriminato, intitolato “16 Years of Siege on Gaza: Impact and Prospects”, era un incontro pubblico sul blocco di Gaza; Albanese vi intervenne, da remoto, in qualità di esperta di diritto internazionale, senza alcun controllo sugli altri partecipanti. Non rappresentava Hamas né tantomeno ne condivideva la linea politica. Eppure Sorrentino liquida come una “scusa” la spiegazione fornita dalla stessa Albanese («Collegandomi, io come gli altri ospiti internazionali, non avevo alcuna idea di o controllo su chi fosse in sala» e preferisce suggerire torbide complicità: forse, insinua con malizia, per essere invitati bisogna «essere nelle grazie di chi quei circoli li presiede».

Siamo alla diffamazione ovviamente. Si tratta di un’accusa priva di prove, che pretende di trasformare un convegno sulla crisi umanitaria a Gaza in un rito di affiliazione terroristica. La logica, questa sconosciuta!

La stessa malizia riemerge quando Sorrentino rievoca un precedente incontro di Albanese con Mohammed Hannoun, attivista filopalestinese vicino a Hamas. In quell’occasione Albanese riconobbe pubblicamente l’errore di non essersi informata sul profilo del co-relatore. Ma per la penna di Il Tempo ciò non conta: «siccome… Albanese ci sembra una persona che tutto ha fuorché deficit mnemonici, sarebbe il minimo che chiarisse il suo più totale distacco da tagliagola come quelli di Hamas».

pc 10 dicembre - Il Nemico

I discorsi di Cingolani su giornali tv se non fossero una cosa seria  sarebbero farseschi - speriamo che Crozza se ne occupi 

E' importante che questa spudorata campagna Cingolani/Crosetto e compagnia di giro venga analizzata denunciata/irrisa. E quindi attaccata in tutte le forme necessarie.

Che la festa cominci

proletari comunisti - 10/12/25 

di Miguel Martinez (ripreso da kelebeklerblog.com)

Qualcuno vuole lo sterminio degli italiani.

Non lo dico io, lo dice un ex-ministro, un consigliere del governo attuale, un laureato in fisica figlio di un docente di fisica.

Innumerevoli anni fa, restai fulminato leggendo un editoriale di Furio Colombo su La Stampa. Dove raccontava di una chiacchierata in taxi a New York con il conducente, pakistano, che gli faceva allegramente la lista dei Suoi Nemici – gli indiani e gli induisti in generale, gli afghani, gli iraniani e non mi ricordo chi altro.

Il conducente chiede a Colombo, “e voi italiani, quali sono i vostri nemici?“ Colombo esita un attimo, poi dice, “ma veramente, noi italiani non abbiamo nemici!“ Il conducente sorride e dice, “ma non faccia il diplomatico, tutti i popoli hanno dei nemici!“

Questo dialogo mi è venuto in mente ieri, leggendo del discorso che Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, già ministro della Transizione Ecologica, ha tenuto durante un evento dal fantastico nome di Michelangelo The Security Dome. Cinque secoli fa, l’Europa (intesa

pc 10 dicembre - Verso due cortei a Milano

pc 10 dicembre - Movimento NO TAV a 20 anni - Resiste e rilancia

 

da notav.info

Come allora, la valle ha mostrato che la sua forza sta nel camminare insieme, generazione dopo generazione.

La marcia è partita da Venaus, luogo simbolico della liberazione del 2005, attraversando il paese e le strade in un clima festoso e partecipato. Non una rievocazione, ma un atto presente: camminare da Venaus significa ricordare che quella conquista non è un capitolo chiuso, ma un’eredità che continua a generare pratiche di difesa del territorio.
Tantissime le giovani generazioni presenti, a riprova che il futuro sta nelle mani di chi oggi rischia di vedere la propria vita devoluta al riarmo e alla guerra e che vuole contrapporsi a questo; presenti le amministrazioni locali, a fianco dei comitati che da tutta la Valle hanno marciato ancora una volta insieme; i volti storici del Movimento No Tav hanno ricordato quelle giornate del 2005 con la consapevolezza che la resistenza di un popolo si fa in sintonia al territorio che si abita e si vuole difendere; una importante presa di parola è stata fatta per tessere un collegamento con i popoli che resistono altrove, come in Palestina, e un pensiero é stato rivolto a chi non c’é più e a chi viene colpito da provvedimenti ingiusti come un decreto di espulsione dall’Italia per aver scelto di stare dalla parte di chi lotta.
L’arrivo a San Giuliano ha assunto un significato profondo.

Qui, proprio questa settimana, è nato il nuovo Presidio Permanente, dentro la casa della signora Ines, espropriata da Telt. Una casa strappata alla vita per fare spazio a un progetto inutile, che la comunità No Tav ha deciso di riaprire, riabitare e trasformare in un luogo di incontro, socialità e resistenza. Uno spazio restituito al territorio e alla sua gente.
La marcia di oggi è arrivata al presidio per dargli forza, per riempirlo di voci e di corpi, per trasformare un’espropriazione in un gesto collettivo di riappropriazione.
La giornata dell’8 dicembre non chiude nulla: apre. Il ventennale del 2005 non è solo memoria, è una responsabilità. Significa sapere da dove veniamo per capire dove stiamo andando.

E oggi, arrivati a San Giuliano, il messaggio è stato chiaro: la Valsusa c’è, la lotta continua e lo fa mettendo radici nei luoghi che il potere vorrebbe desertificare.
Il nuovo presidio è una promessa e un impegno. La marcia di oggi lo ha inaugurato nel modo migliore: con la presenza di tutte e tutti, con la forza di una comunità che da più di trent’anni non arretra.
Nel 2005 a Venaus, non c’erano opzioni. La Valle voleva riprendersi la propria terra, rispondere all’ingiustizia e al pestaggio subito dai presidianti la notte prima.
Neanche a dirlo, le reti cadono e tutte e tutti si entra nel cantiere.

Oggi, a conclusione del corteo, i/le No Tav entrano in quello che negli scorsi giorni è diventato un simbolo di resistenza, la casa di Ines, oggi proprietá di Telt.
Il progetto del Tav è tavcentrico. Non esiste altro. Non esistono le persone con le loro case, con i ricordi di una vita.

E allora oggi, il Movimento ha deciso di liberare e di ridare dignità ad un altro pezzo della Valle e di riappropriarsi di una casa, in cui le luci devono rimanere accese.
La Val Susa resiste e continua ad essere un faro per chi decide di non girarsi dall’altra parte.

Ancora. Sempre

martedì 9 dicembre 2025

pc 9 dicembre – I “turisti” nazisionisti di Israele evitano di sbarcare a Palermo per le proteste annunciate

La contestazione ai nazisionisti paga! Dopo che a Brindisi, il 5 dicembre, i manifestanti a sostegno della Palestina e contro il genocidio avevano contestato la presenza dei “soldati travestiti da turisti”, cioè dei nazisionisti israeliani in “gita” per il Mediterraneo, la crociera della Crown Iris, di proprietà della compagnia israeliana Mano Maritime, aveva cominciato a cambiare il suo itinerario.

A Brindisi, riporta la Repubblica del 7 dicembre, gli schifosi “crocieristi” avevano agito con “insulti, minacce di morte, braccia tese da parte dei croceristi israeliani a bordo della nave al porto di Brindisi, che mimano pure strangolamenti e sgozzamenti. Dopo che i passeggeri sono scesi, la tensione non è diminuita, sputi e scontri fisici hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Nelle ultime ore stanno circolando immagini riferite anche ai momenti successivi allo sbarco, in particolare in un video diffuso sui social si vede una turista israeliana scagliarsi contro un gruppo seduto a un bar, a cui seguono insulti omofobi e minacce di morte.”

Ma Brindisi a quanto pare e a differenza di quanto annunciato dalla crociera, è stata «L’unica tappa italiana effettuata finora … spiega l’ “Assemblea solidale con la Palestina” di Palermo - l’itinerario

pc 9 dicembre - Palestina - nessun disarmo senza Stato Palestinese e ritiro totale dell'esercito israeliano da tutti i territori occupati

Il capo negoziatore della fazione palestinese, Khalil al Hayya, ha già fatto sapere che il gruppo deporrà le armi solo nelle mani di uno Stato palestinese sovrano e dopo il ritiro totale dell'esercito israeliano. E ha respinto l'ipotesi che la Forza di pace entri a Gaza con il compito di disarmare i miliziani, nella sua visione dovrà solo monitorare i confini e il cessate il fuoco.

pc 9 dicembre - Ultime notizie da Stellantis Melfi - tra ritorno al turno di notte e licenziamenti nell'indotto - info

Stellantis, Melfi: potrebbe tornare “il turno di notte”.

Stellantis, Melfi: potrebbe tornare “il turno di notte”. Ecco dove

Il rumor, che circola da alcuni giorni, riguarderebbe Lastratura, Verniciatura e Stampaggio. “Abbiamo fermate e stop più lunghi – svela un operaio – servirebbe per allinearci coi tempi del Montaggio. Speriamo, con la notte si guadagna di più”

“Certo, a 50 anni e passa, tornare a fare la notte dopo tanto tempo non sarebbe semplice, ma se è necessario lo faremo, e poi conviene, si guadagna di più”. Sorride e fa gli scongiuri l’operaio della Lastratura con cui abbiamo parlato. La notizia, anzi lo “spiffero”, che si muove già da qualche giorno, è che con la “salita produttiva” legata alla Compass ibrida e ai nuovi modelli, prevista con l’inizio del nuovo anno, qualcosa potrebbe cambiare, in meglio, per diversi addetti. Ci riferiamo ai reparti di Verniciatura, Stampaggio e Lastratura. Del possibile passaggio a 2 turni “a partire da febbraio 2026” avevamo già parlato in precedenza, con una risalita produttiva fino a “280 auto a turno, su due turni quotidiani”.

Nello specifico, però, i rumors parlano di un possibile ritorno del “terzo turno”, cioè quello di notte, tra

pc 9 dicembre - Crosetto/Leonardo Spa e relazioni con Israele - Dossier

pc 9 dicembre - Genova Antifascista in piazza

pc 9 dicembre - Indo Pacifico: il governo Meloni segue Trump e rafforza gli interessi dell'imperialismo italiano nell'area

...una nuova tappa di alleanze interimperialiste in funzione anticinese che vanno in direzione dello scontro militare che è strategico per i governi imperialisti a guida USA di cui l'Italia di Meloni è in prima fila.


Non è certo coincidenza la diffusione pubblica del documento della nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, con l'Indo-Pacifico al centro delle priorità americane -  che ha lo scontro con la Cina come obiettivo e su cui Trump richiede un maggiore coinvolgimento degli alleati - e l’annuncio da parte del governo italiano del prossimo viaggio del Primo Ministro Meloni in Giappone su cui ancora non c’è una data (anche se si parla di gennaio e con una tappa in Corea del Sud) e la missione “imprenditoriale” del Ministro degli Esteri Antonio Tajani in India il 10 e 11 dicembre.

Con Meloni lo Stato imperialista italiano è completamente allineato alla politica estera degli USA, ai diktat USA Meloni risponde con il solito servilismo, del resto i cosiddetti “patrioti”, i “sovranisti”, al potere in Italia sono in realtà degli ingannapopolo perché servono gli interessi dell’imperialismo italiano

lunedì 8 dicembre 2025

pc 8 dicembre - Formazione rivoluzionaria delle Donne - Tendenze nel movimento femminista in Italia, oggi - Nudm - 1° parte

https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2025/12/formazione-rivoluzionaria-delle-donne.html

Questo testo di analisi critica delle posizioni di Nudm è contenuto sempre in questo opuscolo. Oggi pubblichiamo una prima parte, con le parti più significative di questo lavoro teorico.

La seconda parte sarà pubblicata la prossima settimana.

L'opuscolo "360°" contiene tanti altri importanti testi, che affrontano una serie di altre questioni teorico, ideologiche, politiche che sono attuali nel dibattito e lotta di posizione nel movimento femminista.

Per richiedere l'opuscolo scrivere a: mfpr.naz@gmail.com o WA 3408429376

pc 8 dicembre - MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA IN PIAZZA DELLA LOGGIA A BRESCIA -SABATO 13 DICEMBRE:


Da centro sociale autogestito Magazzino 47, Associazione Diritti per Tutti, Collettivo Onda Studentesca appello per una manifestazione antifascista e antirazzista sabato 13 dicembre in piazza della Loggia, a Brescia:

“BRESCIA SCHIFA I FASCISTI. ORA E SEMPRE!

Annunciano per sabato 13 dicembre una parata razzista a Brescia. Sono i vari gruppuscoli fascisti, che arriveranno in gran parte da altre città per propagandare la “remigrazione”, una parola truccata per far sembrare plausibile ciò che resta inaccettabile: la deportazione di massa delle persone immigrate, da cacciare – dicono – perché inquinano la “razza” e l’“etnia” superiore, quella bianca.

Con chi pensa e dice queste idiozie ripugnanti non c’è niente da discutere: i fascisti vanno isolati. Sono loro che devono remigrare, nelle fogne della storia. Come sempre, i fascisti che si dicono “contro il sistema” sono forti con i deboli e deboli con i forti. Sono al servizio del potere per distogliere l’attenzione dai problemi reali. Mentre rilanciano l’allarme immigrazione per ottenere leggi ancora più discriminatorie contro le persone razzializzate, sono ascoltati e protetti proprio da chi intanto diffonde insicurezza sociale vera: il governo Meloni, che con una finanziaria per il riarmo e la guerra colpisce i redditi da lavoro e acuisce il degrado di sanità e scuola pubbliche.

pc 8 dicembre - torturato Marwan Barghouti - info solidale

Il noto prigioniero politico palestinese Marwan Barghouti è stato aggredito brutalmente dalle guardie carcerarie israeliane, secondo le informazioni trasmesse alla sua famiglia. La famiglia: «Vogliono intimorirci». Il figlio Sharaf: «Gli avvocati hanno chiesto di vederlo. Potrebbero volerci due giorni o dei mesi». L’intimidazione dopo il lancio della campagna globale per il leader palestinese

di Chiara Cruciati, da Osservatorio Repressione

La prigionia assume forme differenti in Palestina: ci sono le botte e ci sono le intimidazioni. Difficile saperne di più quando la vittima è in isolamento totale da oltre due anni. Ieri la famiglia di Marwan Barghouti, il più noto e amato leader palestinese, vertice di Fatah, prigioniero politico dal 2002, condannato a cinque ergastoli, ha lanciato l’ultima di tante denunce dopo aver ricevuto la telefonata – arrivata da un numero israeliano – di un presunto ex detenuto appena rilasciato: Marwan è stato picchiato di nuovo. Il pestaggio più duro che gli avrebbe fatto saltare i denti, rotto le costole e tagliato un orecchio.

LA FAMIGLIA ha subito reso nota la telefonata e avvertito gli alleati politici, a partire da Ofer Cassif, deputato israeliano comunista alla Knesset: «La famiglia spera si tratti solo di un intimidazione – ha detto Cassif – Spero lo sia, un’intimidazione diabolica». Hanno provato a richiamare quel numero, più volte. Nessuna risposta. «La notizia non è verificata – ci dice uno dei figli del leader palestinese, Sharaf Barghouti – Potrebbe trattarsi di una notizia falsa, un modo per intimidirci. Uno “scherzo” da parte israeliana per farci preoccupare».

La famiglia ha subito dato mandato agli avvocati di verificare. I legali – come fanno da anni – hanno chiesto a Tel Aviv conferme e di poterlo vedere: «È molto difficile fargli visita, gli avvocati stanno aspettando il via libera – continua Sharaf – Potrebbero volerci due giorni come dei mesi. Possiamo solo sperare». Di Marwan Barghouti, dei suoi due ultimi anni di galera e isolamento, si sa pochissimo.

Almeno cinque pestaggi subiti dal 7 ottobre e innumerevoli intimidazioni, dall’ultima guardia carceraria al più alto in grado, il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Lo scorso agosto, in uno dei suoi vergognosi tour nelle carceri palestinesi, si è fatto riprendere in video mentre minacciava Barghouti, in piedi di fronte a lui con le mani legate.

Visibilmente dimagrito, spossato, è apparso un gigante davanti a un ministro che lo minacciava di morte. È stata la sua prima immagine pubblica da anni. E, a oggi, l’ultima.

Che la telefonata di ieri sia stata una denuncia reale o una falsità che riaccende un dolore mai sopito, resta intatto l’obiettivo: intimorire i Barghouti e chi, insieme a loro, ha rilanciato a livello globale la campagna per la sua liberazione. In Italia, con decine di migliaia di firme e l’impegno di associazioni storiche, dall’Arci all’Anpi, da Assopace a Pax Christi fino al Global Movement for Gaza e a Gaza Freestyle.

E fuori, con l’appello di centinaia di artisti e intellettuali: Annie Ernaux, Margaret Atwood, Brian Eno, Arundhati Roy, Massive Attack, Pedro Almodóvar, Sally Rooney, tra gli altri, lo hanno fatto inviando una lettera all’Onu e chiedendo di fare quanto fu fatto per il Sudafrica dell’apartheid. Una rinnovata campagna globale che segue a settimane di speranze tradite, quelle dell’ultima fase del negoziato tra Israele e Hamas, che aveva inserito Barghouti nella lista dei detenuti da liberare. Tutto annegato nel piano trumpiano, frutto di nessun negoziato ma di un’imposizione unilaterale di Israele e Stati uniti.

IL DESTINO DI BARGHOUTI è condiviso, collettivo. Le sue condizioni di prigionia assomigliano a quelle di 21mila palestinesi della Cisgiordania e migliaia di gazawi arrestati e detenuti dopo il 7 ottobre. Fame, umiliazioni, pestaggi e abusi sessuali, corpi contenuti in tre metri quadri senza materassi né coperte, una quotidianità denunciata dallo stesso ufficio della difesa pubblica di Israele, appena due giorni fa, in un rapporto che definisce le torture strutturali e sistematiche. Sono almeno cento i palestinesi morti in custodia in 26 mesi, ma il numero è dato da molti osservatori come gravemente sottostimato.

Le carceri sono luoghi di morte e tortura, buchi neri che ingoiano decine di migliaia di vite, specchio della disumanizzazione dei palestinesi come politica di Stato. E gli arresti di massa non si fermano, 570 in Cisgiordania solo nel mese di novembre, una media di venti al giorno, che si accompagna a operazioni militari (ieri un altro palestinese, il 38enne Bahaa Rashid, ucciso vicino Nablus mentre usciva da una moschea) e violenze dei coloni. Senza contare Gaza che anche ieri piangeva altri ammazzati dai droni oltre la linea gialla.

In un video della campagna FreeMarwan, la voce di uno dei figli accompagna il volo di un drone sopra la gigantografia realizzata nel villaggio di origine di Barghouti, Kobar: «Per tanti è un leader. Per me è semplicemente mio padre. Non lo abbraccio da 24 anni…È in isolamento da due anni, picchiato, ferito, minacciato pubblicamente non perché sia pericoloso ma perché rappresenta unità e speranza. E la speranza è sempre stata la peggiore minaccia per l’oppressore».

Liberate subito Barghouti, liberate tutti i e le prigionieri/e palestinesi!

pc 8 dicembre – La Strategia degli Stati Uniti conferma di avere al centro lo scontro con la Cina - info - seguirà analisi di proletari comunisti

 

Il documento Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America pubblicato in questi giorni dal governo USA è importante perché mette in chiaro, senza peli sulla lingua e senza riguardo per nessuno, quali sono gli interessi dell’imperialismo Usa nel mondo in questo momento storico.

La paginetta di “presentazione” è dello stesso Trump, che potremmo chiamare uno sfacciato delirio di onnipotenza scritto da un megalomane, se non fosse che questo megalomane fascio-imperialista non fosse appunto il presidente degli USA!

Sulle importantissime implicazioni politiche dei diversi punti tracciati, di cui si stanno occupando tutti i mezzi di informazione e i governi a cominciare da quelli dei paesi imperialisti dell’Europa, torneremo in seguito, qui riportiamo un “riassunto”, che è quasi una traduzione fedele, del punto sulla strategia che riguarda la Cina e l’Indopacifico, tratto da Formiche.net, che conferma, al contrario di ciò che ha potuto far pensare la postura di “allentamento della tensione” a livello mondiale di Trump.

Il titolo dell’articolo è “Confronto sistemico. La strategia degli Usa guarda all’Indo-Pacifico”

07/12/2025

L’Indo-Pacifico è ormai il baricentro della competizione globale. La National Security Strategy 2025 degli Stati Uniti lo afferma senza ambiguità: è qui che si decide il futuro degli equilibri economici,

domenica 7 dicembre 2025

pc 7 novembre - Dossier Leonardo in Parlamento il 9 dicembre - Diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati.

Dossier Leonardo in Parlamento il 9 dicembre

9 dicembre 2025 conferenza stampa alla Camera dei Deputati per la presentazione del dossier su Leonardo S.p:A.: piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A.

Martedì 9 dicembre, su invito della deputata Stefania Ascari (M5S, Presidente dell’Intergruppo per la Pace tra la Palestina e Israele), BDS ITALIA presenterà un dossier sulle complicità di Leonardo S.p.A. nei crimini di guerra commessi in Palestina.

Interverranno: Stefania Ascari (Deputata M5S), Arnaldo Lomuti (Commissione Difesa), Anthony Aguilar (ex contractor Gaza Humanitaria Foundation), Stefania Maurizi (giornalista d’inchiesta), Michela Arricale (avvocata), Rossana De Simone (attivista Peacelink), Raffaele Spiga (attivista BDS Italia).

Diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati.

Negli ultimi decenni l’Italia è diventata uno dei partner europei più fedeli a Israele. Con Leonardo in

pc 7 dicembre - Dal blog internazionalista marxista-leninista-maoista - da tutto il mondo in lingua originale in tempo reale

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Proteste pro-Palestina: scontri con turisti israeliani a Brindisi 

Giornata di proteste pro-Palestina  Un gruppo di manifestanti ha protestato contro l'arrivo di una nave da crociera israeliana nel porto di Brindisi. 

La polizia è intervenuta sabato per sedare uno scontro tra un gruppo di israeliani e manifestanti filopalestinesi nella città portuale di Brindisi, dove gli israeliani erano arrivati a bordo di una nave da crociera.

Decine di manifestanti appartenenti al "Comitato contro il genocidio palestinese" si erano riuniti fin dalle prime ore del mattino per protestare contro l'arrivo della nave, portando bandiere e striscioni e scandendo slogan contro la politica dello Stato ebraico, accusando i passeggeri di essere "soldati travestiti da turisti" e scandendo slogan come "Fuori i sionisti"