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India-Israele, una partnership criminale che va avanti dal 7 ottobre - Lanciata una campagna per una giornata internazionale di lotta per il 26 settembre
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India-Israele, una partnership criminale che va avanti dal 7 ottobre
Portavoce di Amnesty International Italia
2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti inviate dall’India a Israele dal 7 ottobre 2023 al 30 novembre 2025. Tra le aziende ne figurano alcune controllate dallo Stato
Israele ha avviato una campagna brutale e distruttiva nella Striscia di Gaza che è arrivata a costituire un genocidio, tuttora in corso.
Israele ha potuto compiere crimini di diritto internazionale grazie alla pressoché ininterrotta fornitura di armi e munizioni da un certo numero di Stati di primo piano, come Stati Uniti d’America, Germania e la stessa Italia. Un rapporto di ricerca pubblicato di recente da Amnesty International ha aggiunto un altro stato all’elenco: l’India. La ricerca descrive la stretta e vantaggiosa partnership tra il governo indiano e il settore della difesa israeliano che ha reso lo stato asiatico un importante elemento della catena di forniture di armi e munizioni a sostegno delle operazioni militari dell’esercito di Israele.
Attraverso l’uso di dati commerciali relativi alle spedizioni tra India e Israele, Amnesty International ha verificato che armi, munizioni, parti di ricambio e componenti made in India sono state spedite a
grandi aziende israeliane che riforniscono l’esercito israeliano. Tra le aziende indiane figurano alcune che sono direttamente possedute e controllate dallo Stato. Non solo, dunque, il governo indiano non ha controllato, come avrebbe dovuto ai sensi del diritto internazionale, le esportazioni di armi a Israele da parte di aziende private ma ha anche rafforzato la sua partnership in materia di difesa con lo stato israeliano.
La ricerca ha analizzato 2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti inviate dall’India a Israele dal 7 ottobre 2023 al 30 novembre 2025. Dai dati è emerso che le aziende indiane hanno spedito ad aziende israeliane fornitrici dirette dell’esercito almeno 390.516 parti di ricambio per piccole armi a uso militare, 564.970 parti di ricambio per ordigni esplosivi (come testate per droni, involucri per proiettili d’artiglieria e altro ancora) e 298 componenti per veicoli militari.
Tra le aziende esaminate figurano: PLR Systems Private Limited, che produce parti per armi automatiche ed è una joint venture tra Adani Defence & Aerospace e Israel Weapon Industries; Indo MIM Private Limited, che produce componenti per armi da fuoco; Kalyani Systems Private Limited, che produce ordigni esplosivi e loro involucri ed è una sussidiaria della Bharat Forge; Munitions India Limited, di proprietà statale, che produce ordigni ad elevata capacità esplosiva; e Alpha Elsec Defence & Aerospace Systems Private Limited, che produce testate esplosive ed è una joint venture tra Alpha Design Technologies ed Elbit Systems.
L’elenco delle aziende israeliane che hanno ordinato e ricevuto materiale comprende Elbit Systems, Rafael Advanced Defense Systems Ltd e Israel Aerospace Industries Ltd, note per il loro contributo alle violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele.
È importante sottolineare che Amnesty International ha escluso sistematicamente dalla sua analisi i dati riguardanti spedizioni che potevano essere destinate a un uso civile e quelli relativi ad armi, munizioni e parti di ricambio probabilmente usate per la tecnologia difensiva antimissile, con cui spesso la popolazione civile israeliana viene protetta da attacchi indiscriminati
Mercoledì 5 agosto 2026
Sui legami India/Israele, parte della giornata internazionale d'azione che si sta organizzando in Italia per il 26 settembre
da Le monde diplomatique
Nonostante la sua vicinanza con Teheran, il Pakistan è riuscito ad approfittare della guerra con l’Iran per dotarsi di un certo credito diplomatico, spendendosi per la cessazione delle ostilità.
L'India ha fatto una scelta diversa: quella del sostegno ‘incondizionato al suo alleato israeliano al quale ha fornito le armi per Gaza con cui manifesta convergenze ideologiche
Dalla nostra inviata speciale CAMILLE AUVRAY *
Qualche giorno prima dell’aggressione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, nel febbraio 2026, il primo ministro indiano Narendra Modi raggiunge Tel Aviv per una visita ufficiale che si conclude con un rafforzamento delle relazioni bilaterali per il tramite di «un partenariato strategico speciale per la pace, l’innovazione e la prosperità», tornato a Nuova Delhi, Modi non condanna gli attacchi americani e israeliani, si accontenta di manifestare la sua «viva preoccupazione».
Ha mostrato minor moderazione all’indomani dei 7 ottobre 2023. All’epoca, Modi è uno dei primi capi di stato a condannare l’attacco di Hamas, immediatamente definito «terroristico», e a intensificare gli interventi di supporto a Tel Aviv, come l’invio di migliaia di operai edili per compensare la caduta di mano d’opera legata alla cancellazione dei permessi di lavoro concessi ai gazawi il 10 ottobre.
La galassia suprematista vicina al partito di Modi — il Bharatiya janata party (Bjp) — prende allora rapidamente il sopravvento, organizzando numerosi raduni a sostegno di Israele al grido di «Viva l’India, viva Israele e inondando la rete, da cui proverrebbe un’ampia maggioranza dei messaggi pubblicati su X con l’hasthag #]sraelUnderAttack («Israele sotto attacco») e #IstandWithIsrael («Sto con Israele»} (1).
Nel maggio 2024, l’India vota per l’ammissione dello Stato di Palestina nell’Organizzazione delle Nazioni unite {(Onu) ma, da molti anni, si astiene spesso sulle risoluzioni che chiamano in causa Israele.
L’India, ex colonia britannica, è uno dei primi paesi a opporsi alla dichiarazione Balfour del 1917, che sosteneva la creazione di una «dimora nazionale per il popolo ebraico in Palestina, allora sotto la dominazione ottomana. «La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene agli inglesi, o la Francia ai francesi (2)», scrive nel 1938 Mohandas Karamchand Gandhi, padre della lotta per l’indipendenza indiana. Nel 1947, Nuova Delhi vota contro la spartizione della Palestina all’Assemblea generale delle Nazioni unite. L’India è anche il primo paese non arabo a riconoscere l’Organizzazione per la liberazione della Palestina {Olp) come rappresentante dei palestinesi e ad accogliere Yasser Arafat con gli onori di un capo di Stato. Nel 1950 riconosce Israele, ma offre unicamente un ufficio per l’immigrazione a Bombay, a più di mille chilometri dal quartiere delle ambasciate di Nuova Delhi (posizione che Israele otterrà solo nel 1992).
Un nemico comune, il «terrorismo»
Tuttavia, dietro le quinte, Nuova Delhi corteggia Tel Aviv e le sue competenze militari. Nel 1962, al tempo del conflitto con la Cina nella regione himalaiana, il primo ministro indiano Javaharlal Nehru chiede un sostegno militare al suo omologo israeliano David Ben Gurion. Suggerisce che le navi cariche di armi non battano bandiera israeliana, ipotesi negatagli. Negli anni 1960, Nuova Delhi, pur negandolo in via ufficiale, riceve alcuni pezzi grossi dell’esercito israeliano insieme a rappresentanti del Mossad per giovarsi delle loro competenze militari. Nel1984, un commando dell’esercito indiano, formato da una forza speciale del Mossad, attacca {gruppi armati sikh nel Punjab.
Agli inizi degli anni 1990, l’obsolescenza dei materiali sovietici di cui è dotato l’esercito indiano, l’assenza di una propria industria militare e la liberalizzazione dell’economia spingono Nuova Delhi ad avvicinarsi ulteriormente a Tel Aviv. Nel 1998, tre test nucleari indiani causano l’embargo tecnologico contro il paese, ma Israele continua a rifornire il suo partner e quando, un anno dopo, l’esercito indiano è a corto di munizioni nel conflitto contro il Pakistan, è di nuovo Tel Aviv a correre in suo soccorso. Negli anni successivi, le competenze israeliane vengono utilizzate contro i movimenti autonomisti del Kashmir e la guerriglia rivoluzionaria naxalita. In seguito, continuano ad alimentare poco a poco le politiche contro-insurrezionali del paese.
Oggi, Nuova Delhi è il maggior acquirente di armi israeliane, per circa due miliardi di dollari l’anno, ossia più del 40% delle commesse israeliane. Israele è al terzo posto dei paesi fornitori dell’India, dopo la Russia e la Francia. Attualmente, l’India vende agli israeliani le sue attrezzature militari — come è stato rivelato da un video dove si legge «Made in India», sopra i resti di un missile lanciato sui rifugiati gazawi da un aereo israeliano (3).
Ma, dopo l’arrivo al potere di Modi, il principale motore di questa alleanza è ideologico. Scaturisce dalla vicinanza della corrente politica rappresentata dal primo Ministro indiano, l’hindutva, con il sionismo. Una promuove un’India riservata agli indù, l’altra un Israele riservato agli ebrei. Entrambe, per raggiungere i propri scopi, fanno largo uso della pulizia etnica, della colonizzazione interna e dell’islamofobia di Stato. È senza dubbio questa la ragione per cui la moglie del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha indossato abiti d’arancione per accogliere Modi all’aeroporto, in occasione della visita dello scorso febbraio: il colore del Rashtriya swayamsevak sangh (Rss), l’organizzazione centenaria suprematista indù che l’ha formato politicamente, {due Stati si compiacciono frequentando un campo lessicale comune; glorificano il prestigio delle loro «antiche civiltà», «reciprocamente legate da più di duemila anni»: di «grandi democrazie» assediate dallo stesso nemico, il «terrorismo» (4).
L'interesse dei nazionalisti indù per il Sionismo non ha pari se non quello che provano per il nazismo, assurto a fonte di ispirazione per risolvere il «problema musulmano» (5). In un mondo dopo Gaza (Guanda, 2025), l’intellettuale indo-britannico Pankaj Mishra racconta della sua famiglia nazionalista e di un manifesto dell’ex capo di stato maggiore israeliano Moshe Dayan (1915-1981), appeso per lungo tempo al muro della sua camera. Per questa scuola di pensiero, il modello sionista eccelle nella capacità di elevare i musulmani a nemici al tempo stesso interni ed esterni. «Che li si chiami palestinesi, afghani o pakistani, la radice del problema, per gli indù e gli ebrei, è l'islam{6)», scrive ad esempio Rohit K. Vyasmaan, leader della corrente statunitense dell’organizzazione fascista Bajrang Dal è fondatore del movimento Hindu-Jewish unity.
Su numerose emittenti private reazionarie del paese, i presentatori ripetono fino alla noia il loro sostegno a Israele, «Siamo vittime degli stessi radicali jihadisti terroristi di cui è vittima Israele, Israele combatte questa guerra per tutti noi, taglia corto per esempio Amab Goswami dal canale Republic media network.
Arresti di sostenitori pro-Palestina
In un paese in cui le pratiche di boicottaggio sono state il perno della lotta per l’indipendenza, gli appelli al rifiuto del commercio con Israele sono stati rari. La fabbrica indiana Maryan apparel privated limited che per otto anni ha prodotto uniformi per la polizia israeliana, ha rifiutato nuovi ordini dall’ottobre 2023 in reazione ai bombardamenti di Israele su Gaza. Nel febbraio 2024 il sindacato dei portuali legato al Partito comunista indiano la Water transport workers federation, minaccia di non caricare le navi che trasportano armi destinate alla guerra contro Gaza. Il 21 ottobre 2024, il Partito comunista organizza una manifestazione davanti alla fabbrica Elbit a Hyderabad imponendo l’immediata interruzione della produzione di armi per Israele.
Per quel che riguarda i raduni in solidarietà con la Palestina, centinaia di manifestanti sono stati posti in custodia cautelare per violazione dell’ordine pubblico o attentato all’unità nazionale e alla sua integrità. 78° Giorno dell'Israele, tenutasi al St, Regis Hotel di Parei
Nelle moschee, sono state proibite le preghiere per Gaza. Le bandiere palestinesi sono state regolarmente confiscate e i gruppi suprematisti hanno denunciato che le brandivano alla polizia, che ha immediatamente dato corso alle richieste per evidenziare un reato che è brandire la bandiera di un paese straniero su suolo indiano» — che è una misura che in India non esiste (7).
Mentre nelle manifestazioni di sostegno a Israele vengono sventolate bandiere israeliane.
{1) Marc Owen Jones, «Analysis: Why imuch anti-Palestinian disinformation cor
from India?», Al-Jazira, 16 ottobre 2023.
(2) Mahatma Gandhi, «The Jews in Palestina Harijan, Nuova Delhi, 26 novembre 1938.
(3) «India exports rockets explosives to I:amid Gaza war, documents reveahb», 26 gi
2024, wwyw.aljaz&era.coOn
(4) Tutte le citazioni sono tratte dal discorso di Modi alla Knesset il 25 febbraio 2026.
(5) Si legga Guillaume Delacroix, «Nel c:della macchina suprematista indù», Le M
diplomatique -il manifesto, luglio 2025.
(6) Citato in Azad Essa, Hostile HomelaThe New Alliance Between India and l
Pluto Books, Londra, 2023.
{7} Il diritto indiano penalizza solo il reato di issare una bandiera più in atto di quella
nazionale.
(Traduzione di Alice Campetti)
mercoledì 29 luglio 2026
Settimana
internazionale dei martiri della rivoluzione indiana e la nuova
giornata internazionale di solidarietà e lotta il 26 settembre .jpg)
In occasione della Martyrs' Week 28 luglio -3 agosto - primo appello per una nuova Giornata Internazionale di Azione il 26 settembre 2026
L'ICSPWI (Comitato Internazionale a sostegno della guerra popolare in India) fa appello alle organizzazioni e partiti marxisti-leninisti-maoisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti, ai progressisti e democratici sinceri, a ricordare i martiri della rivoluzione indiana in occasione della tradizionale Martyrs' Week, 28 luglio al 3 agosto, indetta dal Partito Comunista dell''India maoista
Il sangue versato dai martiri nella loro lotta per la Rivoluzione di Nuova Democrazia e la Rivoluzione Socialista in India deve essere onorato!
Onoriamo nello stesso tempo tutte le masse, parte di esse appartenenti alle popolazioni indigene - adivasi- che sono state uccise e massacrate durante la criminale e genocida Operazione Kagaar da parte del regime fascista 'hindutva' di Modi, al servizio dell'imperialismo
I martiri della rivoluzione indiana sono i migliori figli del popolo che hanno sacrificato le loro vite non solo per la liberazione dell'India ma del mondo intero, dallo sfruttamento capitalista/imperialista, contribuendo alla rivoluzione proletaria mondiale.
La rivoluzione indiana, la guerra popolare, il PCI (Maoista) si trovano oggi in una situazione molto difficile. Il regime di Modi afferma che oggi l’India è un paese "libero dai naxaliti, ma le classi dominanti, altri governi e regimi in India in passato hanno detto la stessa cosa, e la storia ha dimostrato che si tratta di un'illusione.
La guerra popolare e il PCI (maoista) sono immortali! Nuove generazioni di figli del popolo sono in lotta e prendono in mano la bandiera della rivoluzione.
È vero che ora più che mai in questi tempi difficili serve la solidarietà e il sostegno internazionale e internazionalista del movimento comunista, del movimento proletario e rivoluzionario, del movimento antimperialista, del proletariato e delle masse popolari in lotta e in armi nel mondo
L'ICSPWI, con il suo forte e permanente sostegno del CPI (Maoista) in tutte le forme, esiste per questo ed è impegnato a mobilitare tutti per questo sostegno.
Le iniziative di protesta della Campagna di Emergenza Internazionale contro l'Operazione Kagaar fino alle forti manifestazioni del 28 marzo in tutto il mondo hanno dimostrato che questo è possibile, ma bisogna continuare questa campagna prolungata e fare molto di più. È necessario unificare il movimento internazionale di solidarietà e sostegno contro ogni forma di opportunismo e settarismo.
È necessario unire le iniziative sul fronte democratico e a sostegno del movimento democratico popolare di opposizione al regime di Modi con il sostegno al PCI (Maoista) e alla sua lotta contro revisionisti, traditori e capitolazionisti, oggi e in particolare nel 22° anniversario della fondazione del Partito a settembre per difendere il Partito e la via della guerra di popolo di lunga durata in India e nel mondo.
È necessario portare questa battaglia internazionalista all'interno del movimento comunista internazionale, all'interno del grande movimento antimperialista nel mondo, in primis il movimento di solidarietà con la Palestina, il movimento contro la guerra imperialista, il movimento contro la repressione per la liberazione dei prigionieri politici.
Per questo, nel quadro di questa nuova fase della campagna prolungata già in corso, facciamo appello a una nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta per il 26 settembre 2026.
Nelle prossime settimane con la collaborazione di tutte le forze solidali costruiamo la piattaforma della giornata e il piano delle iniziative, da Roma a Parigi, dalla Svizzera alla Germania, dalla Turchia al Brasile, dalla Colombia agli Usa, dal BanglaDesh alla Cina, e ovunque è possibile nel mondo !
ICSPWI
28/7/26
csgpindia@gmail.com
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