giovedì 17 aprile 2014

pc 17 aprile - Massimo sostegno allo SCIOPERO E MOBILITAZIONE UNITARIA LOGISTICA




GIOVEDI’ 17 APRILE H8 DI FRONTE AL MAGAZZINO ND/METRO A TREZZO VIALE  LOMBARDIA 38.

info per lo slai cobas per il sindacato di classe 335 5244902

unità delle lotte della logistica per 
- difesa dei posti di lavoro
- contro la repressione padronale
- per il passaggio diretto e immediato in caso di cambio appalto a pari condizioni contrattuali
- contro la logica schiavista del subappalto.



pc 17 aprile - A Roma sgomberi e violenze poliziesche contro i senza casa, come vile rappresaglia del governo Renzi

La guerra del governo Renzi contro poveri e precari  

Oggi corteo  ore 17.30 da piazza Fabrizio De Andrè nel quartiere della Magliana

da infoaut
BlVbg0GCQAAbx8z.jpglargeIeri la città di Roma, quella che resiste all'impoverimento e alle politiche di austerity, si è svegliata con una situazione surreale. Avevamo già avuto il sentore durante la scorsa settimana di un cambio di passo rispetto alla gestione dell'emergenza sociale in questa città, che possiamo considerare estendibile a tutto il territorio nazionale, ma oggi ne abbiamo la conferma definitiva.
Lunedì scorso abbiamo assistito agli sgomberi coatti nel silenzio della politica e la manifestazione del 12 ha visto dispiegare in piazza ingenti forze di polizia che hanno caricato il corteo in discesa fino all'imbocco di via del Tritone. Sono palesi dalle immagini e dai video pubblicati da giornali e attivisti, quanto sia spropositata la violenza messa in campo e nonostante tutto non c'è nessuna remora a perpetuarla nuovamente.
I tagli, le privatizzazioni, le speculazioni edilizie ed il saccheggio dei territori, la precarizzazione totale del lavoro e della vita che il governo Renzi ci sta imponendo, vengono difesi, senza nessuna mediazione, esclusivamente attraverso l'uso della forza. Ogni possibilità di risposta ai problemi sociali viene consegnata, quindi, nelle mani dell'ordine pubblico. ..ne abbiamo avuta l'ennesima riprova. Il presidio di solidarietà chiamato in difesa dell'occupazione di via della Montagnola è stato pesantemente caricato perchè sosteneva gli e le occupanti che avevano deciso di riprendersi la propria dignità. La polizia ha fatto decine di feriti: teste aperte e braccia rotte. La piazza meticcia di questa mattina ha subito di nuovo l'ottusità e l'arroganza di un governo che impone l'austerity senza se e senza ma. Complici anche dei governi locali che sembrano, di fronte a tutto questo, incapaci, subalterni.
Lo stesso piano casa nell'art.5 lancia esattamente lo stesso messaggio. Gli enti locali non possono allontanarsi dalle decisioni centrali e le risorse pubbliche tanto quanto le politiche sociali possono essere destinate solo agli interessi delle banche, della speculazione e dei costruttori. Il tavolo che era stato convocato per oggi presso il municipio VIII, con la presenza dei capigruppo di maggioranza del comune di roma che avrebbero dovuto discutere dell'emergenza abitativa che imperversa in questo territorio, è stato scavalcato dalla stessa questura che ha eseguito le direttive date: non permettere che le occupazioni si riproducano ancora, alimentando quelle lotte sociali che dal basso e nell'autorganizzazione, appagano i bisogni di migliaia di persone.
Questo governo crede davvero di prenderci in giro con il miraggio di 80 euro al mese in più in busta paga (per pochi), quando è chiaro, da queste ultime settimane, dai provvedimenti come il jobs act e il piano casa di Lupi, che la ricetta messa in campo è sempre la stessa: esigere dalle persone che sono già colpite dall'austerity ulteriori ed impensabili sacrifici.
Allo stesso modo ieri mattina davanti il carcere di Regina Coeli ci siamo trovati lo schieramento di due reparti celere per un semplice presidio di solidarietà. L'interrogatorio di garanzia è durato circa sette ore durante le quali centinaia di persone chiedevano la scarcerazione dei quattro compagni che sono stati fermati durante il corteo del 12 Aprile. Il giudice, in continuità con la logica che i problemi si gestiscono come una questione di ordine pubblico, si è invece appiattito sulle richieste del PM e sui verbali della questura e senza nessuna prova ha convalidato la misura cautelare dell'arresto con detenzione domiciliare. Matteo, Simon, Ugo e Lorenzo sono accusati di resistenza pluriaggravata e lesioni, nonostante le immagini dimostrino il contrario ovvero la brutalità della polizia.
Sembra di essere piombati in una situazione “cilena” e crediamo che sia necessario mettere in campo una risposta decisa, concreta e di massa. Non possiamo permettere che la narrazione di quello che ci succede sia rinchiusa esclusivamente all'interno delle pagine dei giornali e dei media mainstream.
Dobbiamo mettere al centro il problema della casa come problema che coinvolge ormai l'intera città di Roma ed il paese. Rispondere a questa guerra contro i poveri ed i precari lottando ancora più forte. La lotta per la casa, che dopo il 19 si è propagata in tutto il territorio nazionale, rappresenta oggi una possibilità, uno spazio di trasformazione e riappropriazione dei nostri diritti e delle nostre vite. Per questo va difeso e rilanciato da tutti, collettivamente. Sempre più persone devono aggregarsi alle lotte dei movimenti, occupare per liberare spazi e tempi utili alla liberazione della propria vita, non sottostare alla precarietà, resistere alla devastazione del proprio territorio.
Per questo motivo quello che succede attraverso gli sgomberi e le cariche di piazza non può essere solo un problema dei movimenti di lotta per la casa ma di tutte quelle persone che non vogliono più pagare i costi della politica, delle decisioni imposte dall'Europa e dalla troika, il prezzo di un modello di sviluppo che per ristrutturarsi ha bisogno di nuovi giri di vite.

Il corteo di oggi che partirà alle ore 17.30 da piazza Fabrizio De Andrè nel quartiere della Magliana, già lanciato nelle scorse settimane, sarà il primo momento pubblico con il quale si risponderà alle giornate appena trascorse, alle violenze della polizia, agli sgomberi e gli sfratti, all'arroganza di chi ci governa.
Convinti che in questo paese i diritti si conquistano a spinta ci vediamo nelle piazze per strappare ancora una volta la vita che vogliamo, qui e ora!

Movimenti contro la precarietà e l'austerity - Roma

pc 17 aprile - Mentre la Marcegaglia ascende al cielo dell'ENI nelle sue fabbriche si licenzia e si muore - iniziativa a Ravenna

Da  Rete nazionale  sicurezza e salute sul lavoro e sul territorio Ravenna

Nella giornata di lunedì 15 aprile dalle 13 alle 14 e 30 noi della Rete naz. sic. lavoro e il centro sociale spartaco abbiamo dato luogo ad un presidio presso la Marcegaglia. Il presidio, indetto contro le morti sul lavoro e gli infortuni, era stato preceduto da molti volantinaggi nei giorni prcedenti. Per 4 giorni la fabbrica è stata oggetto di volantinaggio, da parte nostra e di spartaco. Avevamo deciso di intervenire a fronte della morte di Lorenzo ed avevamo invitato ad unirsi spartaco... hanno accettato e abbiamo deciso di essere presenti in fabbrica con una certa costanza per poi arrivare a fare il presidio. In questa occasione abbiamo attaccato lo striscione basta morti sul lavoro,con firma Rete, dato i volantini che abbiamo inviato precedentemente e proposto il
giornale; spartaco ha dato il suo volantino poi i nostri e attaccato uno striscione: lo sfruttamento non è stato abolito ma ridotto ad otto ore.
Tutti gli operai hanno preso i volantini, molti si sono fermati a parlare... in tutto eravamo una decina, abbiamo consegnato 150 volantini della Rete. La proposta del delegato rls scelto direttamente dagli operai è particolarmente piaciuta agli stessi, la postazione fissa la vedono utopica. 
Giovedì i confederali hanno indetto uno sciopero, le ultime 4 ore di turno, gli operai lo faranno ma molti si sono scagliati contro i confederali stessi che da tempo conosono il pericolo che si corre in quel macello ogni volta che ci si mette piede per lavorare e hanno ricevuto molte denunce di situazioni pericolose e gravi ma non fanno nulla se non uno sciopero di 4 ore dopo che un operaio è morto. Con spartaco abbiamo intrapreso un percorso "verso la fabbrica ", dal processo alla lotta contro la precarietà, dall'iniziativa di fabbrica contro le morti bianche al 29 aprile quando faremo l'assemblea pubblica sulla mec navi in funzione del rilancio della battaglia contro la precarietà che uccide e dell'ultima
udienza del nostro processo. L'obbiettivo è portare qualche giovane a sostenere la Rete, portare la fabbrica tra i giovani e i giovani in fabbrica... con noi.

Le foto del presidio sono su fb nella pagina di prol com. ravenna
ANCORA UN OPERAIO MORTO SUL LAVORO ALLA MARCEGAGLIA

Ennesimo infortunio mortale nello stabilimento Marcegaglia in cui e’ morto sul lavoro, schiacciato da un coils, l’operaio Lorenzo Petronici dalla cooperativa di facchinaggio Co.Fa.Ri.
Ci stringiamo al dolore della sua famiglia e vogliamo giustizia.

Le morti sul lavoro non sono una tragica fatalità. La morte di Lorenzo è stata preannunciata dagli ultimi infortuni che si sono verificati nello stabilimento negli ultimi giorni.  I continui infortuni sono dovuti dal continuo ricorso di appalti al ribasso, dove per poter sfruttare e fare profitti, le aziende appaltanti non si fanno scrupolo delle condizioni in cui gli operai sono costretti a lavorare.

Da anni come SLAI COBAS per il sindacato di classe e RETE PER LA SICUREZZA chiediamo l'istituzione di presidi permanenti dell'ispettorato del lavoro, sia in questa fabbrica che al Porto. Non abbiamo bisogno delle lacrime di coccodrillo dei politicanti istituzionali di turno e dei sindacati che hanno cogestito lo sfruttamento in questa fabbrica, sempre “vicini” nelle disgrazie alle famiglie e ai colleghi delle vittime, ma sempre più coesi e ben pronti a difendere gli interessi padronali con le deregolamentazioni ed il precariato “per legge”, gli accordi al massimo ribasso. Il pacchetto Treu, la legge Biagi, il jobs act renziano hanno dato come risultato più precarietà e più morti sul lavoro. Tutto ciò è avvenuto nell'arco degli ultimi anni, e l'unica certezza che abbiamo è che i luoghi di lavoro sono più insicuri.
 
A TUTTO QUESTO DICIAMO BASTA
CHIEDIAMO:
Istituzione delle postazioni fisse dell'Ispettorato del lavoro
Elezione degli rls svincolata dai mandati sindacali confederali
L'abolizione totale degli appalti al ribasso

Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio - nodo di Ravenna

mercoledì 16 aprile 2014

pc 16 aprile - Emma Marcegaglia e altre... La quota nera...

 Emma Marcegaglia, una delle "quote rosa" messe dal governo Renzi al vertice delle aziende pubbliche, ha mostrato subito - ma non avevamo dubbi - che le donne al potere di questo sistema borghese sono "quote nere" come e più degli uomini.
Con una coincidenza molto sospetta, appena nominata a capo dell'ENI, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Milano, con licenziamento di 169 lavoratori.

NOI DONNE, LAVORATRICI, COMPAGNE, SIAMO DECISAMENTE UNITE E SOLIDALI CON GLI UOMINI OPERAI DELLA MARCEGAGLIA, CONTRO LE DONNE PADRONE!

Le lavoratrici, disoccupate dello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto

pc 16 aprile - Roma dimostra che ci vuole un altro sindacalismo di base, di classe e di massa, se si vuole realmente difendere gli interessi di classe

....Il sindacalismo di base e di massa non ha fatto la sua parte, vede solo manifestazioni pacifiche e il richiamo al 18-19 ottobre non può essere utilizzato per dissociarsi di fatto dalla manifestazione e dalla parte più
importante di essa, l'assedio-attacco-resistenza al Ministero del lavoro.

Tutti vogliamo più masse in piazza e uno sciopero generale e sappiamo che ci vuole tempo, ma bisognava cominciare e indicare la strada, che è: più lotta sui posti di lavoro e sul territorio, più occupazioni di strade ed edifici pubblici, più assedi ai ministeri e ai Palazzi del potere; e più attacchi in tutte le forme alle sedi governative, alle sedi dei padroni, delle banche e della grande finanza, alle sedi dei partiti parlamentari e sindacati confederali, che lo stesso sindacalismo di classe, di base e di massa deve promuovere e organizzare se si vuole porre all'altezza dello scontro di classe contro padroni, Stato e governo e difendere realmente gli interessi degli operai, lavoratori, precari, disoccupati, senza casa, immigrati ecc.

dal comunicato dello
slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale

pc 16 aprile - La manifestazione di Roma del 12 aprile è stato un passo avanti!

......La manifestazione come pugno in faccia a Renzi c'è stata eccome. Forse più di 20mila si sono ritrovati a Roma e sono partiti da Porta Pia, dove ci eravamo lasciati il 19 ottobre. Certo, in gran parte il movimento romano per la casa e il reddito, ma delegazioni piccole e grandi sono pur sempre venute da tutt'Italia, e non certo con la volontà di fare una “passeggiata” testimoniale ma per fare un passo avanti anche rispetto al 19 ottobre, se non nei numeri, nell'azione.

E questo c'è stato: la scelta del movimento di forzare piazza Barberini, di andare all'assedio tutti insieme del Ministero del Lavoro, di non accettare divieti e campagne di intimidazione, schieramento e blindatura della città stile G8, per arrivare dove bisognava arrivare.
Questo è il passo avanti rispetto al 19 ottobre, che bisogna salvaguardare come giusto e necessario per fare altri e meglio di passi avanti..

pc 16 aprile - Roma, Andrea e Deborah, e opportunisti vari

da infoaut

La guerra dei cretini 

Se un cretino chiama un altro “cretino”, crediamo, non smettono di essere cretini entrambi; ma anche le guerre dei cretini vanno capite, e niente è meno scontato. A volte, anzi, individui o collettivi dall’aria saccente e scafata ne sanno molto meno di giovanissimi dimostranti che, alla loro prima manifestazione, incappano nel tipico pestaggio dei caschi blu. La reazione di Andrea e Deborah alle violenze che hanno subito sabato appare da questo punto di vista quasi un faro, rispetto alla foschia culturale che alcuni “gruppi nel movimento” non hanno, ancora, del tutto superato. I due hanno subito percosse anche fastidiose (Andrea ha dovuto suturare la testa con otto punti) e addirittura inaccettabili umiliazioni: un poliziotto ha pensato bene di camminare sul corpo di Deborah (si tratta di un sovrintendente della polizia di prevenzione, l’ufficio politico del ministero dell’Interno da cui dipendono tanto le Digos dei capoluoghi di provincia quanto i meno conosciuti, ma non meno ramificati, uffici di “prevenzione” presenti in ogni commissariato di zona, che “monitorano” e, di fatto, schedano i ragazzi con idee politiche “non appropriate”, quartiere per quartiere).
Tornati a casa, e immediatamente gettati nel tritacarne mediatico, questi due compagni hanno mantenuto un atteggiamento lucido e coerente: non sporgeranno denuncia perché “se non si fidano della polizia, tanto meno della magistratura”, spiegano i loro compagni, e non vogliono diventare una coppia da soap opera o da prima pagina perché sperano che quelle immagini, semmai, aiutino a “far comprendere la realtà”. Militanti pronti a tornare subito all’azione politica sul territorio, nel comitato anti-sfratti viareggino, hanno vissuto un’esperienza che è la goccia nel mare non soltanto di ciò che la polizia ha fatto durante il 12A, ma di ciò che essa compie ad ogni manifestazione che non si sottometta alle indicazioni dei cretini di vertice. Percosse e violenze gratuite, così come vere e proprie torture, avvengono d’altra parte ogni giorno e ogni notte, da parte dei cretini di base, per le strade e negli stanzini di caserme e commissariati, solitamente senza fotografi, cameraman e testimoni, quale abitudinaria prassi di corpi istituzionali che sono creati e addestrati per imporre la sottomissione con l’uso della forza. Spesso le vittime sono persone che vivono nella marginalità, o prive delle garanzie giuridiche (in teoria) assicurate agli italiani, come i migranti: quelli le cui storie vengono più difficilmente raccontate e magari, se raccontate, non vengono credute.
Possiamo quindi cestinare nella raccolta differenziata, alla voce “già sentito” e “solite ipocrisie”, le panzane di Saviano sulle “mele marce nella polizia” e sui “colleghi senza onore” (dei suoi amici carabinieri). Non esiste uomo che indossi una divisa, per difendere un sistema sociale ingiusto con la violenza (più o meno esibita o più o meno fotografata), che possa meritare alcun “onore”. Episodi come le cariche di sabato non sono nulla di eccezionale: è giusto denunciarli come tutto ciò che può, per dirla con Andrea e Deborah, “far aprire gli occhi sulla realtà”, ma il tono lamentoso e un eccessivo scandalizzarsi, che abbiamo notato in altri, denunciano semmai una sottovalutazione preoccupante di ciò che le istituzioni contemporanee sono nei fatti, e forse persino di ciò che, in fondo, implica la militanza come scelta di vita – una scelta, in un modo o in un altro, di scontro, opposta e perciò nemica a quella di chi ha scelto di farsi pagare per mantenere l’ordine pubblico. Un ordine che si è sempre, da che mondo è mondo, mantenuto in due modi: con la violenza o con l’inganno.
Questi due compagni, che ancora negli istanti successivi alle botte, sporchi di sangue e doloranti, hanno avuto la forza di rinfacciare ai poliziotti ciò che avevano fatto e di rivolgere loro il segno di “V per vendetta”, li prendiamo umilmente ad esempio. I movimenti riemergono nella storia dopo decenni di pace sociale e riflusso culturale:  
non è facile elaborare una concezione comune della lotta e dell’avversario, né una tattica e una strategia per fare male anziché farsi male; ma soltanto osando e rischiando potrà formarsi quella soggettività rivoluzionaria che è, ad oggi, qualcosa a venire. Una soggettività che dovrà maturare con l’esperienza, e non potrebbe per ciò stesso essere surrogata da (aspiranti) ceti politici, tanto meno quelli di chi “se avessimo avuto in mano la situazione… allora sì, le cose sarebbero andate meglio e diversamente”.
Come dubitarne? Semplicemente, avremmo fatto una sfilata. Ma è tempo d’agire – di discutere e polemizzare anche, ma in positivo, in avanti. Non è ancora successo niente: i feriti e gli arresti fanno parte delle battaglie sociali se è vero che il potere non ci ama; ma non sottostare alle imposizioni di quel potere (in mille forme, che possono comprendere anche lo scontro di piazza) è l’unica alternativa alla compatibilità con l’esistente, consapevole o involontaria che sia.
L’esperienza e l’analisi di ciò che accade dovrà farci migliorare, anche sul piano organizzativo: chi potrebbe negarlo? Ma non torneremo, mai, alle pagine care ad alcuni di coloro che si sono calati, in queste ore, nei panni telematici del patetico e del saccente. Sono pagine che i movimenti hanno voltato da un pezzo. Quelle che, per fortuna, Andrea e Deborah, come molti di noi, non hanno vissuto. Quelle in cui sapevi, ci dicono, che non ti avrebbero calpestato, semplicemente perché non sarebbe mai successo niente. Discutiamo di cosa deve succedere; ma l’idea che non debba mai succedere niente, diversamente colorita e riconfezionata, è troppo spesso presupposta da chi specula sulla sproporzione di forze di cui possono, ad oggi, farsi forza i nostri avversari. Quell’idea a noi ha sempre fatto più male anche dei lividi e dei pestaggi; perché ciò che suggerisce ai cretini di calpestare la gente è proprio la certezza (mal riposta, per fortuna) che si produrrà immancabilmente l’effetto peggiore: quello della rinuncia.

pc 16 aprile - Luridi sindacalisti corrotti che infestano i posti di lavoro

Perquisita l'Ugl per "appropriazione indebita"

Perquisita l'Ugl per "appropriazione indebita"

 la Guardia di Finanza sta eseguendo a Roma perquisizioni nella sede nazionale del sindacato Ugl. Le perquisizioni delle Fiamme gialle riguardano soprattutto gli uffici del segretario generale, Giovanni Centrella, e della coordinatrice della segreteria generale, Laura De Rosa. Le perquisizioni nella sede del sindacato Ugl sono state disposte dalla Procura di Roma nell'ambito di una inchiesta per appropriazione indebita. Militari del nucleo speciale Polizia valutaria della Guardia di Finanza stanno anche perquisendo le abitazioni private di Giovanni Centrella e di Laura De Rosa.

pc 16 aprile - Contro i padroni assassini nessuna impunità - Roma 24 aprile


pc 16 aprile - Contro i femminicidi e il marcio sistema che li produce

Per Giuseppina Corvi, di Terni, uccisa ieri a martellate dal marito, per Rosalba Gucciardi, di Palermo,  accoltellata, ieri, dall’ex compagno, per tutte  le donne uccise, stuprate, offese, picchiate, sfruttate, vessate, rinchiuse in casa, disperate,  colpite dalla repressione, intensifichiamo il cammino di  lotta perché la stanchezza, la paura, il dolore, le lacrime e la rabbia delle  donne, si trasformino in pallottole contro la borghesia e questo marcio sistema  che deve essere rovesciato.

Lavoratrici Policlinico/SLAI Cobas sindacato di classe
MFPR Palermo

Quante altre vittime dovranno esserci???!!! Io NON ci sto! Contro quegli uomini che odiano le donne pagherete caro pagherete tutto! Rosalba siamo tutte con te! Reagisci, combatti perchè non sei sola La nostra forza sarà la tua forza!

Antonella P. Mfpr Palermo
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A te che sei donna come noi un forte forte abbraccio e la nostra solidarietà
Marcella S., Maria Antonietta D., Stefania P. studentesse/corsiste Palermo


Da altre compagne del Mfpr Palermo



Ennesimo episodio di violenza contro le donne. Questa volta ci troviamo a Palermo e la vittima è una donna di 34 anni, Rosalba Guicciardi, che decide di interrompere una relazione cn l' ex compagno Giuseppe Casale. Ma l' uomo non accetta la decisione e inizia a perseguitare la donna. Fin quando ieri pomeriggio, armato di coltello da cucina, scende da casa sua, raggiunge la donna che si trovava in via marchese di villa bianca, le apre lo sportello dell' auto e l'accoltella allo stomaco...poi fugge via...una fuga che dura 5 ore...la polizia lo ritrova grazie alle indicazione fornite dalla stessa donna, in via ugo la malfa, intorno alle 23.La donna si trova ricoverata all'ospedale villa sofia...per fortuna le sue condizioni non sono disperate....Una mattanza che non si vuole arrestare, l' ennesimo esempio di ferocia contro una donna che, vista come oggetto e come subordinata all' uomo, in questo sistema del capitale che nn fa che acuire questa ideologia, nn ha e nn deve avere potere decisionale. Non puo decidere sulla propria vita e qualora lo faccia allora deve essere punita. Questa è la realta in cui viviamo...e la polizia??? Lo Stato??? La donna aveva gia denunciato l'uomo per precedenti aggressioni....e questa è la riprova che lo Stato nn è al nostro servizio ma che è complice di questa mattanza di donne... ed uno sSato che non sa difendere le donne nn puo essere definito civile! Per questo motivo dobbiamo appellarci a noi stesse...dobbiamo unirci e lottare tutte insieme cn forza e determinazione contro questo sistema brutale del capitale, il cui frutto piu atroce è proprio il femminicidio.

Francesca


L'ennesima donna aggredita... quando finirà tutto questo? quando si prenderanno dei seri e giusti provvedimenti per impedire altre donne uccise, stuprate, represse?? Siamo stanche di vedere e sentire le 'donne' al potere che fanno credere di rappresentare le donne e di essere in loro difesa,perché non è cosi!!loro stanno lì solo per i loro interessi economici e per la loro salita a gradini sempre più alti, mentre tante donne vengono uccise, violentate...tante donne lottano ogni giorno per la loro indipendenza economica affinché possano essere libere di scegliere del loro futuro! Questo Stato che ci dovrebbe rappresentare non tutela le donne da nessun punto di vista, molte donne non denunciano per mancanza di protezione e quindi per paura di ritrovarsi il compagno o il marito sotto casa ad aspettarle, molte donne non possono dividersi, se pur volendo, dal marito x mancanza di indipendenza economica...

le donne devono lottare doppiamente ogni giorno per dei diritti che dovrebbero avere a priori da tutto... ma tutto questo deve cambiare! in memoria di tutte le donne uccise violentate maltrattate, che siano le ultime a pagare tutto questo schifo che ci circonda...tutto questo schifo lo dobbiamo abbattere noi DONNE, scendendo in piazza, battendoci nelle nostre case, nei posti di lavoro ma soprattutto lottando contro lo Stato ke dovrebbe fare i nostri interessi ma che fa solo quelli di chi sta al potere ...questo Stato che crede di abbindolarci con queste quote rosa, ma che vedrà la scintilla che si è accesa il 25 novembre e che non si spegnerà più, xke indietro non si torna!!..

Daniela

Rosalba Guicciardi 34 anni,  donna accoltellata ieri mentre era nella sua auto,  avvicinata dal suo ex fidanzato che l'accoltella, tutto succede  in una via centrale della città di Palermo, ora in gravissime condizioni in ospedale dove i medici stanno tentando  di operarla. 
Alziamo sempre più IMPONENTE LA NOSTRA VOCE, per noi e per tutte le donne che vivono all'ombra di uomini, mariti, amanti, padri, fratelli, compagni che ritengono la donna proprietà privata...................... 
     

NESSUNA DONNA PUO' ESSERE PROPRIETA' OPPURE OSTAGGIO DI UN UOMO, DI UNO STATO, NE' TANTO MENO DI UNA RELIGIONE.
Cettina

pc 16 aprile - NON SI ARRESTA, MA ANZI SI ALLARGA LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE DELLE LOGISTICHE

SCIOPERO TERRITORIALE DI 4 ORE
GIOVEDI' 17 APRILE 2014 
MANIFESTAZIONE A TREZZO PARTENZA ORE 9 VIALE LOMBARDIA 38 
(davanti al magazzino ND-METRO)

A distanza di una settimana dall'aggressione agli scioperanti avvenuta davanti ai cancelli della LDD ex-Lombardini di Trezzo, tornano in piazza i 160 lavoratori delle cooperative di facchinaggio che hanno lavorato per anni nei magazzini della LD e che ora, la logica perversa dei subappalti, li vorrebbe  senza lavoro.
Quando invece il lavoro c'è, dato che nel magazzino di Trezzo sono state trasferite le stesse merci che venivano movimentate nei magazzini di Capriate e Vignate....ma non i lavoratori.

Per questo da 3 mesi continua la forte e giusta mobilitazione per difendere i posti di lavoro, contro lo schiavismo legalizzato dei subappalti, ma anche contro la repressione delle lotte sindacali con metodi squadristi come quella messa in atto a Trezzo venerdì 4 aprile all'alba.

per lo slai Cobas sindacato di classe
Sebastiano Lamera

seguono altri comunicati:


SCIOPERO E MOBILITAZIONE UNITARIA LOGISTICA
In risposta all’attacco del presidio lavoratori LD, picchiati fuori dal mag di Trezzo da una squadraccia di crumiri la scorsa settimana.
Per denunciare nuovamente il sistema caporal/mafioso dei subappalti che, tramite le cooperative, permette ai grandi gruppi della distribuzione di fare guadagni milionari sulle spalle dei lavoratori.
Per dare forza alle diverse vertenze che a decine sono esplose nei magazzini di tutta Italia.
Il coordinamento operai logistiche Slai Cobas s.c. lanciano una serie di iniziative a sostegno dell’unità delle lotte dei lavoratori della logistica, che culminerà con uno sciopero regionale di 4 ore dalle 8 alle 12 con manifestazione a Trezzo giovedì 17 aprile:
unità delle lotte della logistica
difesa dei posti di lavoro
contro la repressione padronale,
per il passaggio diretto e immediato in caso di cambio appalto a pari 
condizioni contrattuali,
contro la logica schiavista del subappalto.

INVITIAMO I SINDACATI DI BASE A SOSTENERE QUESTA LOTTA PROCLAMANDO 4 ORE DI SCIOPERO NELLE REALTA’ DOVE SONO PRESENTI
CHIEDIAMO A TUTTI/LE COMPAGNI E LE REALTA' DI MOVIMENTO A SOLIDARIZZARE CONCRETAMENTE CON LA LOTTA PARTECIPANDO ALLA MOBILITAZIONE.
GIOVEDI’ 17 APRILE H8 DI FRONTE AL MAGAZZINO ND/METRO A TREZZO VIALE LOMBARDIA 38.

Riuscito lo sciopero di 2 ore alla ND-Metro di Trezzo, nel duplice obbiettivo che si era prefissato:
1) costruire una piattaforma rivendicativa per la vertenza specifica fondata sul No alla mobilità, No cambi appalto=licenziamenti, il lavoro c'è, cassa integrazione in attesa del prossimo cliente, e su cui unire tuttti i lavoratori sulla necessità di muoversi subito per imporre una trattativa tutte le OO.SS e i loro delegati, in cui al tavolo ci sia anche la ND-Metro a garanzia dei posti di lavoro.
   2) proseguire e rafforzare il coordinamento operai delle logistiche, nato come risposta alla repressione padronale di venerdì 4 aprile contro gli operai ai cancelli della LDD di Trezzo, e che oggi sono tornati a Trezzo ancora più determinati a non mollare, coscienti che o vinciamo tutti, o perdiamo tutti, inoltre erano presenti anche delegazioni dalla Kuehne Nagel di Brignano, Italtrans di Calcinate, a dimostrazione della necessità che è fortemente presente tra gli operai di unire le lotte delle logistiche, per essere più forti contro il sistema di sfruttamento schiavistico degli appalti e delle cooperative.

Per questo i lavoratori hanno deciso anche di portare direttamente, nei vari magazzini logistici dove ci sono in corso lotte o vertenze, la necessità della solidarietà di classe e della mobilitazione per diventare tutti più forti difronte ai padroni delle logistiche. 

L'assemblea si è quindi conclusa annunciando una giornata di sciopero con manifestazione delle logistiche per la mattina di giovedì 17 aprile a Trezzo, sulle parole d'ordini:
unità delle lotte della logistica, per difendere i posti di lavoro, contro la repressione padronale, 
per imporre il passaggio diretto e immediato negli appalti conservando tutti i diritti, contro la logica schiavista del subappalto

pc 15 aprile - Operai Marcegaglia in lotta subito contro i licenziamenti!

All’arrivo della notizia vi è stata l’immediata mobilitazione degli operai, che hanno deciso di dare un segnale chiaro all’azienda fermando la produzione sino a bloccare viale Sarca.

Poi “grazie” al lavoro di capi e capetti si è giunti a una spaccatura tra chi vuole continuare ad oltranza e chi invece si beve le promesse dell’azienda, sino a sfiorare lo scontro fisico. Ma lo zoccolo duro, riesce ad imporre il blocco che durerà sino a domani. Oltre a dover respingere questi attacchi gli operai sono riusciti a bloccare dentro la fabbrica alcuni camion carichi. Ma la cosa che dava più fastidio è stata la presenza, quasi da manifestazione, di uno spopositato numero di digossini, due cellulari di celerini e un camion spara acqua, che faceva dire agli operai che di certo non gli facevano paura. Al momento la situazione è questa: la Marcegaglia ha deciso di spostare la produzione di Milano a Pozzolo Formigaro (AL) facendo rientrare i 40 esuberi previsti in quello stabilimento; per quanto riguarda gli operai di Milano, già è dissuasivo il fatto che vi sono 100Km di distanza, per chi non accetterà il trasferimento (non si conoscono i numeri) sarà aperta la procedura di cassa integrazione e mobilità o un incentivo per togliere il “disturbo”. Gli operai hanno deciso che per tutto domani continua il fermo produzione e alle 10 faranno un’assemblea davanti i cancelli per decidere le prossime iniziative. Tra le proposte discusse stasera si va da una ripresa del lavoro per giovedì con possibili scioperi improvvisi, rimanendo vigili sulle mosse dell’azienda, a chi vuole andare avanti ad oltranza.


Oggi pomeriggio una delegazione dello Slai COBAS sdc ha portato la solidarietà agli operai della Marcegaglia/Building di viale Sarca a nome di tutti i lavoratori e lavoratrici, degli operai, dei disoccupati e precari, iscritti alla nostra OS.  
Questa solidarietà è da una parte un atto dovuto e necessario, ma è stato anche un momento per capire e sentire dalla voce diretta degli operai come vivono questa decisione; quale è la loro rabbia; quale è la loro determinazione; quali iniziative hanno in programma; di cosa hanno bisogno e cosa possiamo fare noi.

Solidarietà è stata espressa direttamente dallo slai cobas Ilva Taranto

pc 15 aprile - MARCEGAGLIA: SCALA IL POTERE MENTRE AFFOSSA GLI OPERAI


Emma Marcegaglia appena nominata presidente dell'ENI, annuncia la chiusura dello stabilimento di Milano.
Gli operai  rispondono immediatamente con la lotta. 

Marcegaglia chiude a Milano
In bilico 169 dipendenti

di Rita Querzé


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La direzione della Marcegaglia Buildtech di Viale Sarca 336, a Milano, dove lavorano 169 persone, ha comunicato, questa mattina, a sorpresa, la sua intenzione di chiudere il sito. E’ quanto si legge in una nota della Fiom Cgil di Milano. «Così, dopo aver licenziato i lavoratori di Taranto che operavano nel settore del fotovoltaico e pannelli, il già presidente di Confindustria oggi presidente di Eni - si legge- oggi decide di trasformare la fabbrica milanese in area dismessa. Un’area che, guarda caso, si trova al centro del «Bicocca Village», zona interessante dal punto di vista edilizio.
All’annuncio ufficiale dell’intenzione della Marcegaglia Buildtech di chiudere la fabbrica di viale Sarca a Milano, gli operai sono usciti dai cancelli e stanno manifestando sul viale Sarca, all’altezza del Bicocca Village. Ne dà notizia la Fiom di Milano. «Ai 169 dipendenti dello stabilimento l’azienda offre due possibilità - spiega Gianluca Tartaglia della Fim Cisl -. O andare a lavorare nello stabilimento che l’azienda ha in provincia di Alessandria, a 200 chilometri di distanza, o accettare un incentivo all’esodo. Noi non ci stiamo, per questo abbiamo abbandonato il tavolo».

pc 15 aprile - Oscena e criminale decisione del tribunale di sorveglianza al servizio di Berlusconi!

Processo Mediaset, Berlusconi affidato in prova ai servizi sociali. Lavorerà in un centro anziani una volta a settimana
Processo Mediaset, Berlusconi affidato in prova ai servizi sociali. Lavorerà in un centro anziani una volta a settimana

Silvio Berlusconi (afp)MILANO - Silvio Berlusconi sarà assegnato ai servizi sociali e la sua agibilità politica non sarà compromessa. Presterà assistenza agli anziani una volta a settimana in una struttura di Cesano Boscone, la Fondazione Sacra Famiglia. Non potrà lasciare la Lombardia ma potrà recarsi a Roma e proseguire la sua attività politica (e la campagna elettorale per le europee).
E' arrivata alle 11.30 in punto la decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano, che ha dato il via libera all'affidamento in prova ai servizi sociali chiesto dall'ex cavaliere, condannato definitivamente a quattro anni di carcere per frode fiscale, tre dei quali coperti da indulto, nel processo per i diritti tv Mediaset.

Le richieste della difesa. Giovedì scorso si era tenuta l'udienza per discutere l'istanza e il pg Antonio Lamanna aveva dato parere favorevole affinchè il leader di Forza Italia, come aveva proposto l'ufficio esecuzione penale esterna, svolgesse attività di volontariato (come altri 11mila italiani) in una struttura per anziani. Di contro, aveva bocciato l'attività indicata dall'ex premier come "motivatore" in un centro per disabili nei dintorni di Arcore del circuito delle associazione no profit a lui vicine. I giudici avevano 5 giorni di tempo, non tassativi, per depositare il loro provvedimento. E oggi il collegio presieduto dal presidente del Tribunale di Sorveglianza Pasquale Nobile De Santis ha condiviso, in sostanza, il parere di Lamanna. Quest'ultimo ha "ammonito" l'ex cavaliere: l'affidamento in prova potrebbe essere immediatamente 'revocato' se da Berlusconi arriveranno attacchi nei confronti della magistratura.


Ma i magistrati che hanno preso questa indecente e insultante per tutto il popolo decisione 
servono gli interessi di Berlusconi e meriterebbero loro di andare ai servizi  sociali

Il provvedimento. Nella nota diffusa dal giudice De Santis (foto), si legge, dunque, che "Silvio Berlusconi andrà ad assistere gli anziani in una struttura indicata dall'Uepe", l'Ufficio esecuzione penale esterna. Come già ricordato si tratta del centro di Cesano Boscone (foto), a circa una quarantina chilometri in auto da Arcore. L'impegno sarà "di una volta a settimana e per un tempo non inferiore a 4 ore consecutive". Non potrà lasciare la Lombardia "salvo specifiche autorizzazioni" (quindi, per partecipare a un comizio a Padova o a Bari dovrà ottenere specifica autorizzazione dall'Uepe). Ma "è autorizzato a recarsi a Roma, come da sua richiesta, presso il domicilio da lui indicato, dal martedì al giovedì, con rientro al suo domicilio in Lombardia, entro le ore 23 del giovedì stesso". La Fondazione Sacra Famiglia fa sapere che concorderà direttamente con Berlusconi i compiti che gli verranno assegnati.

Nella nota del tribunale di Sorveglianza si legge anche che Silvio Berlusconi "è ancora persona socialmente pericolosa" ma una serie di elementi, come il pagamento del risarcimento danni e delle spese processuali per il caso Mediaset, "evidenziano la scemata pericolosità sociale" del leader di Fi e "appaiono indici di volontà di recupero". 
 
Proprio nei giorni in cui viene fuori che lo stesso Berlusconi ha organizzato la fuga del mafioso Dell'Utri, parlare di "scemata pericolosità sociale" è prendere per il culo la gente e mettere la loro stessa legge nel cesso.

La pena effettiva. L'ex premier a questo punto, dopo avere firmato il verbale con le prescrizioni stabilite dai giudici avrà colloqui, si presume con cadenza mensile, con il responsabile dell'Uepe di Milano. All'esito della prova il Tribunale di sorveglianza valuterà l'estinzione della pena. Che, di fatto, si ridurrà a 10 mesi e mezzo, dato che dopo i primi 6 mesi Berlusconi potrebbe ottenere la riduzione prevista per legge di 45 giorni, svolgendo lavori socialmente utili. Facendo un rapido calcolo, i giorni effettivi di servizio del leader di Forza Italia nel centro anziani saranno 7 (considerando per assurdo 7 giorni da 24 ore, ovvero più realisticamente 28 giorni da 4 ore).

Ma questa decisione è influenzata dalla criminale azione di Napolitano e Renzi che proprio con i loro incontri hanno coperto e indirizzato la sentenza.

lunedì 14 aprile 2014

pc 14 aprile - sul 12 aprile, comunicato proletari comunisti - PCm Italia



La manifestazione, l'assedio, gli scontri del 12 aprile hanno aperto la lotta effettiva contro il nuovo governo Renzi, ma non solo, contro Stato e padroni.
L'hanno aperta sui problemi reali delle masse: case, reddito, No Tav, No Muos, e contro quello che appare oggi il problema dei problemi, il jobs act del governo che vuole dare un colpo finale ai diritti dei lavoratori e instaurare una precarietà permanente fusa con la disoccupazione di massa.
L'hanno aperta con le forze per prime disponibili a scendere in piazza in una manifestazione nazionale, le forze già in campo con diverse iniziative di lotta a Roma ma non solo, rispetto al più ampio fronte sceso in piazza il 18 e 19 ottobre scorso.
Una manifestazione giusta e necessaria e anche tempestiva per fronteggiare la sfrenata demagogia, occupazione dei media di stampo totalitario, del nuovo governo del “giovane” Renzi al servizio della vecchia politica di sempre ed enfant prodige dei padroni di sempre, Confindustria, finanza, Coop, troika europea, ecc. Un governo che sta provando ad accreditarsi come governo “nuovo”, “veloce”, capace di cambiare, di liberarsi dalle pastoie parlamentari e partitiche e dalle concertazioni sindacali per rivolgersi direttamente alla gente cercando di usare i bisogni urgenti delle masse, prima di tutti il lavoro, la casa, un reddito per vivere.
Bisognava dargli subito un “pugno in faccia”. Senza aspettare i riti e miti della sinistra attendista o del sindacalismo di base così come lo conosciamo - e qui non parliamo delle lotte in corso sui territori, importanti e tenaci, come quelle degli operai della logistica da Milano, a Bologna a Bergamo, dei precari della scuola, dei disoccupati di Taranto, dei precari di Palermo, dei focolai operai da Piaggio a Termini Imerese, ecc., ma di quei gruppi dirigenti di “una manifestazione nazionale all'anno”, che ora santificano il 18 e 19 ottobre per rimandarci, caso mai, al 18 e19 ottobre di chissà quando.
Il “pugno in faccia” ci voleva ora come primo passo effettivo a cui ne potessero seguire altri (e non il primo passo strumentale, ipocrita di chi non vedeva l'ora di passare oltre per archiviare la manifestazione del 12 aprile ancor prima di farla).
La manifestazione come pugno in faccia a Renzi c'è stata eccome. Forse più di 20mila si sono ritrovati a Roma e sono partiti da Porta Pia, dove ci eravamo lasciati il 19 ottobre. Certo, in gran parte il movimento romano per la casa e il reddito, ma delegazioni piccole e grandi sono pur sempre venute da tutt'Italia, e non certo con la volontà di fare una “passeggiata” testimoniale ma per fare un passo avanti anche rispetto al 19 ottobre, se non nei numeri, nell'azione.
E questo c'è stato: la scelta del movimento di forzare piazza Barberini, di andare all'assedio tutti insieme del Ministero del Lavoro, di non accettare divieti e campagne di intimidazione, schieramento e blindatura della città stile G8, per arrivare dove bisognava arrivare.
Questo è il passo avanti rispetto al 19 ottobre, che bisogna salvaguardare come giusto e necessario per fare altri e meglio di passi avanti.
Il lancio di ortaggi, uova, oggetti non era neanche diretto ai vigliacchi in divisa che blindavano il Palazzo e che difendono ministrucoli come Poletti che santificano e vogliono esercitare la violenza sistemica della precarietà, del ricatto, dello schiavismo, ma proprio verso il Ministero come istituzione.
Certo, l'assedio aveva dei limiti, più in là non si poteva andare con le attuali forme di organizzazione di massa disponibili, ma bisogna continuamente che energie ribelli dentro la manifestazione possano complementarsi con l'azione di massa, possano far sentire che comunque le masse vogliono attaccare i Palazzi e che gli schieramenti di polizia non possono e non devono farci paura, perchè noi abbiamo ragione e loro hanno torto, noi dobbiamo vincere e loro prima o poi devono perdere.
L'attacco poliziesco, violento, volto a colpire tutta la massa della manifestazione, volto a calpestare le persone che cadevano, in maniera come sempre vigliacca, volto a cercare di fermare i compagni così come capita, ha trovato una buona resistenza con un elemento di aggiornamento, che non è per il folklore dei mass media ma per la funzionalità nello scontro con la polizia.
Questa manifestazione senza questa pagina non avrebbe raggiunto il suo scopo, non sarebbe stata un segnale forte e chiaro che il governo Renzi, Stato e padroni dovranno fronteggiare un'opposizione ancora più dura dei precedenti governi e che i loro provvedimenti non passeranno e, se passeranno, dovranno pagare un alto costo politico.
Per questo per noi la manifestazione è andata bene e serve per andare avanti, per costruire la continuità della lotta, per far crescere numeri, partecipazione, organizzazione – l'organizzazione è importante anche per resistere meglio a livello di massa alle cariche, cosa che questa volta non si è riusciti a fare, anche se il corteo si è comunque ricomposto ed è giunto alla fine.
Nessuno sottovaluti la nostra debolezza su questo fronte; non ci piace l'autoesaltazione dell'azione per l'azione che non comprende l'organizzazione e il coinvolgimento di massa come protagonisti nella lotta e nello scontro; è sbagliato essere autoreferenziali, nessuno di noi ha diritto di esserlo quando è dentro la costruzione di un movimento di massa e di un combattimento proletario con lo Stato.
Certo, ci serve un piano di lotta articolato per richiamare in servizio tutte le anime dell'opposizione; anche se non proprio tutte, è bene che qualche opportunista di troppo, qualche denigratore e liquidatore della prima ora si perda.
Ma soprattutto ci serve irradiare su tutti i posti di lavoro, sui territori, nei movimenti la necessità di porsi all'altezza dello scontro con il governo che “non vuole mediazioni” che non siano la demagogia para-dittatoriale messa in mostra tutti i giorni, mentre non solo ci tolgono le case, ma tolgono, come barbari criminali con l'odioso “decreto Lupi”, luce, acqua a chi occupa, come vile violenza quasi razzista verso le masse senza casa che sono molto spesso masse immigrate; o che pretende di ridurre il reddito a chi non ne ha e vuole trasformarci tutti in una massa di precari e disoccupati in lotta tra di noi; che a chi chiede case e lavoro risponde che la “democrazia” è la polizia.
Non è dato a chi lotta realmente, a chi vuole fino in fondo rovesciare il jobs act, il governo e lo Stato, crearsi falsi problemi e immergersi in un autodibattito o in una riflessione fatta spesso di presunti “massimi sistemi” - tanta parte del dibattito su “l'Europa” e “fuori dall'Europa” è aria fritta.
Proletari e masse combattono nell'Europa imperialista contro il governo imperialista italiano al servizio dello “spazio al sole” dei padroni italiani e contro il loro Stato.
E' questo che dobbiamo spazzare via con la lotta di classe, la rivolta proletaria e popolare, la rivoluzione proletaria e socialista nel nostro paese.

Le elezioni europee devono essere occasione per “disturbare il manovratore”, la nostra campagna elettorale è il boicottaggio attivo, “la lotta e non il voto”, contro tutti i difensori dell'Europa imperialista e contro tutti i partiti che si presentano per disputarsene la rappresentanza.
Non sono “NO euro”, “No Europa” le nostre parole d'ordine, queste le lasciamo alla destra reazionaria e alle chiacchiere di chi si dissocia poi dagli scontri, ma lavoro, case, reddito, diritti, No Tav, No Muos, No Taranto inquinata e sfruttata da padron Riva, ecc., come parte del ”programma” della lotta per il potere proletario, unico in grado di garantirli realmente.

Che l'assedio continui e si estenda dovunque.
Che ognuno dia il massimo per fare più e meglio di Roma 12 aprile nella partecipazione di massa e nello scontro.
Verso Torino e ben oltre.
Libertà per tutti i compagni arrestati del 12 aprile come di tutte le altre battaglie: “insieme si parte insieme si torna!”.

aprile 2014

pc 14 aprile - Pillole comuniste

Le assemblee 'No debito' 'No Monti' 'No Euro' oggi somigliano sempre più a riunioni di reduci che non hanno mai fatto la guerra, nè che la vogliono realmente fare

da Pillole comuniste -1 -
26 -4-2013

pc 14 aprile - DONNE: VIOLENTA "SCHIFEZZA" DI POTERE E VIOLENZA REALE

Mentre le donnicciole ministre, parlamentari, pure senza "arte nè parte", squallide e imbarazzanti replicanti della peggior specie del potere maschile borghese; mentre parassite donne di partiti borghesi sgomitano per essere messe al vertice di liste nelle elezioni europee; mentre le imprenditrici, le ricche signore, queste già nei posti di potere, cercano di fare più in alto le loro scalate, in concorrenza con i maschi, ad un potere politico ed economico basato sullo sfruttamento e oppressione, e che continua sempre più ad attaccare i diritti, le condizioni di vita delle donne; mentre nei Palazzi è di moda ora il nuovo gioco delle "quote rosa", con Renzi e oggi Delrio che le assicurano sul loro onore e con le donnette che contano i numeri, e diventano sempre più delle "maschere" da talk show,
LE DONNE, QUELLE VERE, QUELLE CHE DEVONO LOTTARE OGNI GIORNO CONTRO UNA VITA CHE NON HA NIENTE DI "ROSA", CONTINUANO A MORIRE PER FEMMINICIDIO:

"Questa volta la vittima è una donna di 43 anni, Giuseppina Corvi, che stava lasciando il marito, Franco Rinaldi, di 48 anni, e da qualche tempo era andata a vivere con il figlio sedicenne a Borgo Rivo. Il ragazzo era andato a scuola quando l'uomo si è recato nella casa in cui viveva con la madre, forse per un chiarimento con la donna. A dare l'allarme i vicini che hanno sentito le urla della coppia: il litigio è finito con un colpo di martello sulla donna che sarebbe morta all'istante" (oggi, 14 aprile)

Per questa donna, come per tutte le centinaia di donne uccise, le migliaia maltrattate, stuprate, oppresse, ma anche licenziate, disoccupate, rese "gratuito ammortizzatore sociale" della famiglia da parte di questo odioso sistema capitalista; per tutte queste, le loro "quota rosa" sono rappresentate dalle quote mensili di femminicidi, stupri, di posti di lavoro precari, di servizi di assistenza scaricati sulle loro spalle, di anni di disoccupazione, ecc.
E queste donne dovrebbero interessarsi e parteggiare per le quote e le scalate al potere delle "signore"?
Questa violenta "schifezza" di potere, fatta pure passare per difesa delle donne, non permettetevi di farla in nostro nome!
Noi donne sfruttate, oppresse, uccise, violentate, ma ribelle, in lotta, BELLE, non scaleremo ma abbatteremo il vostro potere, la vostra "GRANDE E VIOLENTA BRUTTEZZA"

MFPR

pc 14 aprile - SCIOPERO E MOBILITAZIONE UNITARIA LOGISTICA

In risposta all’attacco del presidio lavoratori LD, picchiati fuori dal magazzino di Trezzo da una squadraccia di crumiri la scorsa settimana.
Per denunciare nuovamente il sistema caporal/mafioso dei subappalti che, tramite le cooperative, permette ai grandi gruppi della distribuzione di fare guadagni milionari sulle spalle dei lavoratori.
Per dare forza alle diverse vertenze che a decine sono esplose nei magazzini di tutta Italia.
 
Il coordinamento operai logistiche Slai Cobas s.c. lanciano una serie di iniziative a sostegno dell’unità delle lotte dei lavoratori della logistica, che culminerà con uno 

sciopero regionale di 4 ore dalle 8 alle 12 
con manifestazione a Trezzo giovedì 17 aprile:
  • unità delle lotte della logistica, 
  • difesa dei posti di lavoro
  • contro la repressione padronale, 
  • per il passaggio diretto e immediato in caso di cambio appalto a pari condizioni contrattuali,
  • contro la logica schiavista del subappalto. 
INVITIAMO I SINDACATI DI BASE A SOSTENERE QUESTA LOTTA
PROCLAMANDO 4 ORE DI SCIOPERO NELLE REALTA’ DOVE SONO PRESENTI 
 
CHIEDIAMO A TUTTI/LE COMPAGNE E LE REALTA' DI MOVIMENTO A SOLIDARIZZARE CONCRETAMENTE CON LA LOTTA PARTECIPANDO ALLA MOBILITAZIONE.
 
GIOVEDI’ 17 APRILE ore 8 DI FRONTE AL MAGAZZINO ND/METRO A TREZZO 
VIALE LOMBARDIA 38.
 
Sebastiano Lamera
per lo slai cobas s.c. - 335 5244902

pc 14 aprile - LA PROPOSTA AL MOVIMENTO DEI DISOCCUPATI ORGANIZZATI DI TARANTO - DIFFUSA ALLA MANIFESTAZIONE DEL 12 APRILE

DAI DISOCCUPATI ORGANIZZATI DI TARANTO 
AL MOVIMENTO

Questa lotta esemplare - di cui parliamo di seguito - deve essere conosciuta e non deve essere lasciata sola dal movimento, ora che fronteggia una dura repressione fatta di multe, denunce, condanne senza processo.
Non lasciarla sola non è solo un problema di solidarietà ma di costruire una rete, un coordinamento di disoccupati e precari, che da Palermo a Taranto, da Napoli, alla Calabria, a Roma, ecc., unisca nella lotta per il lavoro, nella raccolta differenziata, nelle bonifiche, nel risanamento dei territori, combinata con la rivendicazione storica e di classe del salario minimo garantito.

PROPONIAMO PER GIUGNO UN’ASSEMBLEA NAZIONALE, A TARANTO O A NAPOLI, PER COSTRUIRE UNA MANIFESTAZIONE-ASSEDIO IN AUTUNNO, PROLUNGATA, ANCHE DI PIU’ GIORNI, DEI PALAZZI DEL GOVERNO, MINISTERO DEL LAVORO, ECC. 

Ci aspettiamo una risposta da tutte le realtà classiste e combattive del territorio.

DISOCCUPATI ORGANIZZATI TARANTO
info: slaicobasta@gmail.com - 3475301704 - 0994792086

La prima fase a Taranto del movimento dei Disoccupati Organizzati Slai cobas per il sindacato di classe - fine 2009 inizio 2013 - che aveva riportato al centro, con forza, lotte dure e momenti di rivolta, la questione dell’emergenza lavoro e soprattutto dell’organizzazione dei disoccupati, contro l’andazzo clientelare/elemosinante o disperante presente negli stessi settori dei disoccupati - aveva strappato dei risultati, certo ancora piccoli ma inesistenti senza quella lotta: prima i corsi di formazione per i disoccupati della lista di lotta, per la prima volta finalizzati al lavoro (anzi con un’inversione: prima lo sbocco occupazionale - raccolta differenziata - quindi l’organizzazione dei corsi in funzione di...) e per la prima volta retribuiti; poi il lavoro nel ciclo rifiuti a tempo indeterminato per metà dei corsisti. Questa fase, conclusasi anche simbolicamente, tragicamente con la morte per tumore (e tutti sanno cosa vuol dire questo a Taranto) di una delle sue avanguardie più determinanti soprattutto nella fase calda delle lotte, si è quindi chiusa da un lato positivamente, dall’altro ha lasciato sul tappeto tutta ancora l’emergenza lavoro per migliaia di disoccupati, a cui si unisce la perdita di lavoro e di qualsiasi reddito di operai di fabbrica, di tantissimi lavoratori.

La nuova fase che si è aperta all’inizio di quest’anno del movimento dei Disoccupati Organizzati Slai cobas, eredita tutta l’esperienza e le lezioni in positivo come gli errori della precedente fase, ma appare subito nuova e con aspetti diversi: 
- le donne disoccupate, che pur erano in prima fila e tante prima, ora prevalentemente vengono dalla battaglia delle donne (sciopero delle donne del 25 novembre, ecc.) e continuano a far vivere anche nella lotta dei DO l’intreccio tra lotta per il lavoro e condizione generale di oppressione, di attacco ai diritti delle donne, allargando anche i bersagli della lotta e le pratiche di lotta e vertenze, e portando con più chiarezza alcune parole d’ordine: “non siamo vittime, ma donne in lotta”, “non vogliamo assistenza, ma rivendichiamo diritti che voi ci negate”, discriminanti verso le controparti ma anche verso tutto il movimento dei disoccupati, per stoppare lo spontaneismo rivendicativo individuale, sempre in agguato;
- i giovani sono una realtà rilevante di questa fase, questo fa entrare nella lotta dei Disoccupati Organizzati altre spinte – vedi l’immediata reazione e azione del DO quando a Taranto vi è stato il tentativo di sgombero con la forza di Officine Tarantine e la partecipazione alla manifestazione – ma anche il legame con gli altri giovani, diventando elemento di stimolo verso i giovani nei quartieri e dei movimenti in città;
- gli operai licenziati dalle fabbriche, dai lavoratori interinali dell’Ilva agli operai delle ditte dell’appalto Ilva, agli operai della Belleli, ecc., che portano all’interno della lotta in una realtà sociale, come quella dei disoccupati, oggettivamente disgregata e sempre a rischio di spinte sottoproletarie, una maggiore coscienza collettiva e visione più ampia delle controparti, questa presenza permette all’interno della lotta generale per il lavoro di riaprire anche vertenze operaie con il padronato, chiuse in totale svendita dai sindacati confederali;
- i disoccupati del quartiere Tamburi - il quartiere più inquinato dall’Ilva dove non solo si muore, ci si ammala di tumore ma anche non si vive senza lavoro e senza reddito – che oltre a partecipare alla lotta generale dei DO stanno per la prima volta costruendo un forte nucleo organizzato ai Tamburi, con una sede nel quartiere e iniziative di lotta specifiche che coinvolgano e siano sostenute da tutti gli abitanti del quartiere, per rivendicare con più forza il legame salute/lavoro, bonifiche, raccolta differenziata/risarcimento agli abitanti;

Tutti questi aspetti sono di fatto elementi di maggior forza, di possibilità di maggiore maturità della lotta. A fronte di controparti sempre più arroccate nei loro squallidi Palazzi, sempre più vergognosamente stupide, balbettanti, imbroglioni negli incontri che sono costretti a fare con i Disoccupati Organizzati, sempre più complici dei padroni sfruttatori e assassini – vedi il Sindaco Stefano, Vendola, l’ex presidente della Provincia rinviati a giudizio nel processo contro Riva.
Il legame con la precedente fase di lotta è dato da un elemento importante che non poteva esserci nella prima fase: la presenza comune in molte iniziative di lotta, in alcuni incontri con le controparti, dei Disoccupati Organizzati e degli attuali lavoratori (ex disoccupati prima fase) assunti nel ciclo rifiuti, uniti dalla stessa battaglia per l’ampliamento/realizzazione effettiva della raccolta differenziata in città, del ciclo rifiuti, per lo sviluppo di nuovi posti di lavoro ma anche la difesa dei posti attuali. Anche questo legame aiuta nella battaglia per l’unità di classe dei proletari, nel far tesoro della precedente lotta, e nel ridurre i rischi negativi presenti in entrambi questi settori: difesa corporativa del lavoro da un lato e contrapposizione tra disoccupati e occupati dall’altro, con una sorta di “guerra tra poveri”.