Sempre più il salario dei lavoratori viene ridotto, attaccato da ogni parte. I padroni usano vari strumenti: l'allungamento della giornata lavorativa e/o aumento della produttività – per cui gli operai lavorano di più o più intensamente ma il salario non aumenta, anzi relativamente si impoverisce; il blocco da anni della contrattazione nazionale, sostituendo al massimo, soprattutto a livello aziendale, aumenti salariali con forme di pacchetto di welfare (in parte scaricato sullo Stato), miserie di buoni, ticket, o con indennità/premi che hanno soprattutto lo scopo di dividere/discriminare gli operai - una sorta di “gabbia salariale aziendale” - e legare come dei servi elemosinanti ai propri piani di profitto una minoranza di essi. Tutto questo, in generale, con l'accordo o il silenzio-assenso di buona parte dei sindacati confederali.
A tenere bassi i salari contribuisce poi la pressione usata dai padroni della massa sempre più grande di lavoratori tenuti con contratti atipici, a bassissimo reddito, considerati dalle aziende piccole, medie, o grandissime, come Amazon, non dipendenti, benchè di fatto lavorino come e peggio dei lavoratori dipendenti; la pressione dei disoccupati, dei lavoratori espulsi dal ciclo produttivo. Per non parlare del salario tagliato per la cassa integrazione che ormai sta diventando il reddito stabile di decine di migliaia di lavoratori.
Il governo e lo Stato da parte loro attaccano il salario, anch'essi in vari modi, con l'aumento astronomico delle bollette, con il carovita, caro sanità, caro scuola, ecc. ecc.
Il fatto di dare ormai come assodato e immodificabile “l'esistenza della povertà”, che una parte della popolazione è costituita da “poveri” come una sorta di marchio naturale di vita – ci sono i ricchi, ci sono i lavoratori e ci sono i “poveri”, che diventano sempre di più perchè diventano “poveri” una parte consistente dei lavoratori; il fatto di adottare miseri provvedimenti a questo scopo – i cui effetti