martedì 23 dicembre 2014

pc 23 dicembre - Attacco repressivo al centro sociale Pedro Padova - massima solidarietà


Padova. Perquisizioni e misure restrittive contro attivisti del centro sociale Pedro

Padova - Perquisizioni e misure restrittive contro attivisti del centro sociale Pedro

Perquisioni questa mattina all’alba da parte della polizia nelle abitazioni di alcuni attivisti del Centro sociale Pedro  di Padova. Il pretesto era la ricerca di ulteriori prove contro chi era sceso in piazza nella giornata dello sciopero sociale del 14 novembre scorso dove ci furono dure cariche della polizia e scontri in piazza. E' stata annunciata l’applicazione di un soggiorno obbligato ad un compagno. Questa operazione ha preso di mira principalmente una compagna di diciannove anni, alla quale non viene mossa alcuna esplicita accusa ma che si è resa responsabile di aver ripreso le violente cariche di quella giornata e di frequentare alcuni occupanti di case. Uno di questi, mentre vedeva perquisita la sua dimora, è stato informato ufficialmente della procedura di limitazione della sua libertà personale.

pc 23 dicembre - Natale di lotta alla Natura.com di Bolgare Bergamo - massima solidarietà

Ancora posti di lavoro che spariscono per colpa delle speculazioni, nel silenzio delle istituzioni locali.
Mentre i lavoratori presidiavano la piazza, ci siamo recati in delegazione ad incontrare il sindaco, per sollecitarne l'assunzione di responsabilità riguardo alla vertenza.
Dopo un breve colloquio, il sindaco ci ha liquidati con la promessa di scrivere una lettera alla proprietà, forse credendo di avere assolto al suo compito. 

Evidentemente non ha capito che i lavoratori dello slai-cobas per il sindacto di classse hanno obbiettivi diversi da quelli dei sindacati confederali, che usano i vari passaggi istituzionali, per perdere tempo mentre come becchini, accompagnano i lavoratori verso il licenziamento.

NOI RIVOGLIAMO IL LAVORO
perciò chiediamo un consiglio comunale aperto, nel corso del quale l'amministrazione chiarisca ai lavoratori ed alla popolazione di Bolgare, i vari passaggi di proprietà e dei relativi accordi stipulati con l'avallo dei sindacati confederali.

Queste azioni di cui l'amministrazione era al corrente, hanno portato al completo smantellamento di una realtà produttiva florida, che contava centinaia di posti di lavoro e che vede quale ultimo atto, il licenziamento dei 64 lavoratori in questi giorni in lotta.  
La chiusura della Natura.com è una perdita per tutta la collettività di Bolgare e il sindaco non può continuare a fingere di non capirlo.

lunedì 22 dicembre 2014

pc 22 dicembre - Lanciate tre giornate internazionali di azione contro il regime fascista-indù di MODI, contro l'operazione repressiva e genocida GREEN HUNT, a sostegno della guerra popolare in India - Uniamoci e prepariamo insieme le iniziative in Italia! Info csgpindia@gmail.com

29-30-31 january 2015 international days of action against Green Hunt, against Modi's fascist regime, for defending conditions and life of political prisoners, for supporting the people's war in India

tree days
29 january against indian factories and economic affairs bourgeosie


indian-imperialism
30 january against ambassades and consulates india
31 january meeting for supporting people's war in India

ICSPWI
csgpindia@gmail.com

pc 22 dicembre - Fiat film - far girare

Pietro Perotti è stato operaio alla Fiat Mirafiori nel periodo cruciale dal 1969 al 1985.
In quegli anni di lotte e di militanza intensa ha comprato una cinepresa super 8. Ha filmato quello che succedeva, a colori, unico a quanto si sappia tra i 70.000 di Mirafiori, negli anni in cui non c'erano videocamere e cellulari.
Dai dettagli sulla condizione operaia in fabbrica, agli avvenimenti dei 35 giorni di sciopero che portarono alla manifestazione dei “quarantamila” nel 1980, il suo materiale eccezionale è adesso un film.
Le pellicole, la voce e i ricordi di Pietro, hanno preso forma con la supervisione tecnica e creativa del regista Pier Milanese in un documentario che racconta vita, aspirazoni e lotte dei lavoratori di quella che venne chiamata la classe operaia più forte del mondo, nello stabilimento di Fiat Mirafiori, in quegli anni considerato la fabbrica più grande d'Europa.
SENZACHIEDEREPERMESSO, film unico come i super 8 di Pietro, è stato presentato in anteprima al Cinema Massimo di Torino il 1 dicembre 2014.
Proprio quella proiezione e l'importante successo riscosso ci hanno spinti a constatare che il documentario ha bisogno di ulteriori lavorazioni per essere terminato e diffuso.
Abbiamo quindi lanciato quella che consideriamo una sottoscrizione militante, con gli strumenti che abbiamo a disposizione, per poter diffondere una memoria autentica e di classe.

Contiamo sulla tua solidarietà:
Sostieni SENZACHIEDEREPERMESSO
Diffondi la nostra raccolta fondi
Partecipa al crowdfunding!

https://www.produzionidalbasso.com/project/senzachiederepermesso/

pc 22 dicembre - REPORT SU ASSEMBLEA NAZIONALE DI "ABITARE NELLA CRISI" - DAI COMPAGNI DI PROLETARI COMUNISTI MILANO

L’assemblea ha assunto alcune scadenze in continuità, da un lato, con l’ assemblea di Firenze, dall’altro, con le lotte per il diritto all’abitare che hanno animato diverse città, grandi e piccole.

Il 17/1 assemblea nazionale No Expo, quale contributo di Abitare Nella crisi; 31/1 giornata di mobilitazione nazionale nei territori, unire le lotte, per il diritto all’abitare, in particolare su art.3 e art.5 del decreto Lupi, quindi, il tema della residenza, contro sfratti, sgomberi, pignoramenti; 2 incontri tematici: incontro di occupanti, migranti (a BO), E sull’esperienza degli sportelli, renderli “agenzie di conflitto”(a NA, anche per rendere più agevole la partecipazione delle realtà meridionali, all'assemblea sostanzialmente assenti); Marzo convegno nel week-end del 20 a Milano, in avvicinamento ad Expo: tenere insieme esperienze in relazione allo sviluppo sostenibile delle città, riappropriazione e rigenerazione urbana e dei territori, sul ruolo della rendita nella precarizzazione della vita ; 1/5 partecipazione al corteo nazionale in concomitanza con l’apertura dell’ Expo e i 6 mesi dello stesso. L’ ipotesi di un corteo nazionale in marzo-aprile a Milano (ipotizzato nell’assemblea di Firenze) sul diritto all’abitare ha registrato forti dubbi soprattutto per il moltiplicarsi di appuntamenti  perché il lavoro quotidiano nei territori è molto impegnativo. Inoltre, il 25 aprile per Milano molto importante.

All’assemblea hanno partecipato delegazioni da Torino, Cremona, Padova, Bologna, Bergamo, Roma, Napoli, Brescia, Pisa, Firenze.
Il dibattito, oltre alla narrazione delle lotte nelle diverse città (in particolare le manifestazioni del giorno prima a Torino e Bologna) e le differenze nel tipo di attacco (es: distacco delle utenze, negazione di residenza) e capacità di risposta, ha sottolineato il legame fra la rendita e la guerra ai poveri, vedi il grande evento Expo, in cui c’è già stata una spartizione dei soldi, i quartieri (S. Siro, Giambellino) che saranno  inseriti in un piano “per la rendita”; il grado di repressione, ma anche militarizzazione dei territori, la famosa “200 sgomberi” a settimana a Milano frenata dalla risposta, ma anche in altre città raggiungere una sorta di moratoria di sgomberi, sfratti; crisi e bisogni: a fronte di svendita di edilizia pubblica, non si può fare da welfare dentro la crisi; periferie, qualità dell’abitare, contro degrado, emersione della Lega con lo slogan: la casa agli italiani; necessità di essere nelle piazze, nei quartieri - l’esperienza di S. Siro in cui gli abitanti hanno respinto i tentativi di Lega e fascisti; il linguaggio/parole d’ordine: autorecupero, oggi il Comune di Milano tenta di appropriarsene concedendo degli alloggi da ristrutturare o, anche del termine  rigenerazione urbana;  il richiamo ad unire le lotte: es. gli studenti, rompere il ghetto delle occupazioni, creare rete con realtà che agiscono nel territorio, es, l’assemblea pubblica a S. Siro del 17/12, anche in chiave antirazzismo/antifascismo; proposta di mobilitazione di Genuino clandestino  per il 24/1- si potrebbe considerare la settimana sino  al 31/1; proposta anche di una grande assemblea nazionale dei movimenti (da No Tav a No Muos..). 
Non è mancata la questione del rapporto con le istituzioni: le mobilitazioni hanno reso evidente che sedersi ai tavoli è controproducente, indebolisce le lotte; così come la denuncia dello scandalo degli amministratori che vivono nel lusso a fronte della povertà degli occupanti (portare la crisi a casa loro): intervenire sulla questione dei fondi europei non tutti spesi e andati, in genere in mille rivoli, in particolare ad agenzie per il lavoro, ecc.
Sull'Expo: l’opposizione non può essere appannaggio dei milanesi, da adesso Milano dovrà avere centralità, anche se ancora non l’ha.
In definitiva, se si punta sulla data del 1/5, questa deve diventare un investimento importante.

In questa assemblea sono stati distribuiti dai compagni di proletari comunisti materiali per la campagna in solidarietà con  Igor Mendes (Brasile), e sulla lotta dei prigionieri in Marocco, nonchè foglio speciale su fascio-mafia capitale.

pc 22 dicembre - Osservatorio amianto: “Fs, tra dipendenti 400 casi di mesotelioma dal ’93 al 2008″


Redazione, la strage di operai fatte dai padroni con l’amianto è orrenda. Noi operai non solo siamo condannati a morte, ma uccisi nel modo più atroce Dopo l’assoluzione dei padroni […]

pc 22 dicembre - NO TAV cade un'altra montatura: Marta assolta! ma noi vorremmo gli sbirri e lo stato condannati!


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Si è oggi concluso il processo a carico di Marta per i fatti svoltisi in Val Clarea
nella notte tra il 19 ed il 20 luglio 2013.
Quella sera Marta venne fermata, con altri 8 attivisti Notav
(di cui uno minorenne) nel corso di una passeggiata notturna
nel Comune di Giaglione.
Quella notte circa 500 manifestanti si avvicinarono al
cantiere Tav senza mai entrare nella c.d. zona rossa
coperta da limite di viabilità in ragione di reiterati
provvedimenti prefettizi.
I manifestanti furono accerchiati e caricati dalle FF.OO.:
ci furono scontri e tafferugli a cui seguirono i fermi di nove persone.
Marta ed il minorenne furono denunciati a piede libero, mentre
gli altri sette fermati furono tratti in arresto, tutti per
rispondere dei reati di minaccia e violenza aggravate nei
confronti di operatori delle FF.OO., porto e detenzione di
armi da guerra e lesioni aggravate.
Tutti i fermati di quella sera in sede di convalida
dell’arresto denunciarono di essere stati violentemente
percossi dagli agenti operanti.
Il giorno successivo il Movimento Notav denunciò in una
conferenza stampa le gravi violenze di quella notte e, in quella stessa occasione, 
Marta raccontò di essere stata
selvaggiamente picchiata, di aver
subito violenza sessuale da parte di
agenti della Polizia di Stato e di
essere stata pesantemente svillaneggiata
ed insultata con epiteti di carattere sessista.
La Procura di Torino aprì quindi tre fascicoli in relazione alla
specifica posizione di Marta: uno a suo carico (ed a carico degli
altri fermati) ed altri due che la vedono persona offesa.
Di questi ultimi due fascicoli, aperti a seguito delle formali
querele sporte, uno è a carico dell’Onorevole Stefano Esposito
per le gravi diffamazioni che esternò a seguito del fermo e
della successiva conferenza stampa, l’altro è stato aperto
a carico di ignoti per le violenze ed i trattamenti subiti da
Marta in occasione del fermo.
Oggi Marta è stata assolta con una sentenza che cristallizza
non solo che non ha commesso i reati per cui è stata denunciata
ma che consente inoltre di ritenere, ove ve ne fosse ancora
bisogno, che quanto ha denunciato pubblicamente ed in Procura,
è attendibile e veritiero.
E’ opportuno precisare che la richiesta di assoluzione, sia pure
con formula dubitativa, è stata avanzata anche dalla pubblica accusa
che ha dovuto prendere atto che gli agenti che avevano fermato
Marta, e che ne avevano inizialmente connotato la condotta
in termini che ne determinarono la sottoposizione a procedimento
penale, avevano successivamente dichiarato di non poterle
attribuire alcuna condotta illecita essendosi limitati a soccorrerla,
avendola trovata sola, a terra e già ferita.
Tale repentino cambio di rotta da parte di coloro che hanno fermato
Marta ha evidentemente inciso sia sulla richiesta dei Pubblici
Ministeri che sulla decisione del G.I.P., ma ha anche
consentito alla Procura di richiedere l’archiviazione del
procedimento penale che vede Marta persona offesa
per le violenze subite quella notte. Tale richiesta sarà
ovviamente oggetto di opposizione e di successivo v
aglio del G.I.P., ma merita già alcune considerazioni.
Duole, ancora una volta, dover constatare che i procedimenti
nei quali gli attivisti Notav rivestono il ruolo di indagati
giungono velocemente a giudizio, mentre i procedimenti
che vedono gli stessi attivisti rivestire il ruolo di persone
offese giacciono fermi in indagini (è il caso, tra gli altri,
del procedimento penale che vede indagato
l’Onorevole Esposito per la diffamazione documentalmente
provata ai danni di Marta) o vengono inesorabilmente avviati
all’archiviazione.
La Procura della Repubblica di Torino il 15.12.2014 ha chiesto
l’archiviazione del procedimento per le violenze subite
da Marta. Il fascicolo, nonostante gli inequivocabili
elementi forniti dalla persona offesa atti ad identificare
gli autori delle violenze, è rimasto iscritto a carico di
ignoti sino a pochi giorni fa, e, quindi, per quasi
un anno e mezzo. Il 9.12.2014 il procedimento, dopo
ripetute ed estenuanti richieste della difesa di Marta,
è stato iscritto a carico di tre soggetti, tutti appartenenti
alle FF.OO.. Di tre giorni fa la richiesta di archiviazione.


La Procura di Torino ha quindi perseguito Marta con
tenacia pur in difetto di riscontri che ne comprovassero
le responsabilità, ignorando, per contro, gli elementi
in suo favore sin da subito emersi ed ostacolando
ogni tentativo di indagine da parte della sua difesa.
Inoltre Marta, il 30.1.2014, ha ricevuto un ordine di
allontanamento dai Comuni di Chiomonte e Giaglione
a firma del Questore di Torino proprio sul presupposto
della sua partecipazione agli scontri del 19.7.2013 in Val Clarea,
così come prontamente segnalata dalla Digos di Torino.
Ci si deve allora chiedere perchè il Questore di Torino non ha
provveduto ad opportuni accertamenti prima di imporre tali
gravosi limiti alla libertà di circolazione, e perchè la stessa Questura,
quando per bocca dei suoi stessi agenti, esclude ogni
responsabilità di Marta non ha almeno la decenza di
revocare quello che è ormai palesemente un’ingiustificata
limitazione personale.
L’assoluzione di Marta, intervenuta il giorno dopo l’assoluzione
per i reati di stampo terroristico attribuiti a Chiara, Claudio,
Mattia e Niccolò, ha il sapore dell’ennesimo fallimento del
teorema persecutorio avviato ormai da anni nei confronti
dell’intero Movimento Notav da parte della Procura di Torino,
la quale però, per bocca dei soliti Pubblici Ministeri, persevera
imperterrita, e con un accanimento degno di migliori ragioni,
nel tentativo di proteggere quei rappresentanti dello Stato che
invece di garantire i diritti e le ragioni di chi si oppone
alla devastazione di una terra ed al malaffare, finisce per
accreditare il generalizzato discredito delle FF.OO. e per negare giustizia
a chi ne subisce gli abusi ed i soprusi. Marta è stata fermata
mentre manifestava liberamente il proprio pensiero, è
stata picchiata selvaggiamente con calci, pugni e manganelli, sessualmente
abusata ed oltraggiata.Qualcuno pagherà per questo? da notav.info

pc 22 dicembre - I compagni e le compagne di 'proletari comunisti PCm-Italia salutano con forza e solidarietà la compagna Sarya

YPJ: ci batteremo fino alla fine per gli ideali in cui credeva Sarya

YPJ: ci batteremo fino alla fine per gli ideali in cui credeva Sarya
Le compagne della combattente del MLKP Sibel Bulut (Sarya Özgür) che è ha perso la vita una settimana fa mentre combatteva nelle fila delle YPJ a Kobanè hanno definito Bulut una donna calorosa, dotata di grande forza di spirito, sincera, una militante ideale. E hanno aggiunto: “Ci batteremo fino alla fine per gli ideali di fratellanza fra popoli, per l’eguaglianza e la libertà delle donne in cui lei credeva”.
Le combattenti YPJ, Avesta Serêkanî e Dicle Fırat, hanno ricordato il periodo che Sibel Bulut trascorse nel Cantone di  Cizîrê (Jazireh), la sua resistenza e la sua vita a Kobanè.
ypj
Voleva essere sulla linea del fronte
Avesta Serêkanî, combattente delle YPJ, ci dice di aver incontrato Sarya Özgür a Tel Temir l’anno scorso durante l’operazione  Hasekê. Le compagne dicevano che un’amica era venuta dalla Turchia, da un’altra organizzazione. Era Sarya. Ci siamo intese veramente bene; lei non ci ha fatto mai sentire che proveniva da un’ organizzazione diversa. Siamo rimaste insieme fino all’operazione invernale a Tel Hamis. Alle persone nuove non era permesso andare al fronte ma Sarya voleva veramente combattere. Voleva essere sempre lì dove si svolgeva l’azione”.
Avesta Serêkanî ha detto di aver incontrato ancora Sarya mesi dopo a Serêkanîyê dove lei si mostrava una combattente più esperta “ma il suo sorriso e il suo calore erano sempre gli stessi” aggiunge. “Senza alcuna esitazione si disponeva sulla linea del fronte insieme alle compagne d’armi delle YPJ. Solo in seguito ho appreso che Sarya era andata a Kobanè” ha detto.
Non l’ho vista a Kobanè
Avesta Serêkanî ha detto di essere andata anche lei a Kobanè ma di non essere riuscita a incontrarsi con Sarya lì. “Sono stata tanto triste quando ho sentito che era morta. E la cosa peggiore era che non l’avevo potuta vedere di nuovo”.
Era molto sincera e ispirava fiducia
Avesta Serêkanî ha detto che Sarya attribuiva grande importanza alla lotta per la libertà delle donne, aggiungendo che era molto sincera e non parlava mai negativamente di nessuno. “Ispirava fiducia e trattava tutti ugualmente”.
Ho dato il mio fucile a Sarya
Avesta Serêkanî ha detto che dopo che era stata ferita a Tel Hemis aveva offerto il suo fucile a Sarya quando era andata a farle visita. Sarya le disse: “Cercherò di essere all’altezza di questo dono”.
Avesta Serêkanî ha concluso dicendo che Sarya aveva un berretto con una stella rossa appuntata al quale era molto affezionata ed ha aggiunto: “Voglio trovare un berretto come quello da indossare per ricordarmi di lei quando combatto.”
Ci siamo incontrate durante uno scontro
Dicle Fırat, combattente delle YPJ dice di aver incontrato Sarya durante uno scontro a fuoco a Kobanè in Novembre. “Arrivò sul fronte sud durante il combattimento. Combatté al nostro fianco fino al mattino. Era entrata nel vivo dell’azione e non si addormentò fino all’alba.”
Dicle Firat ha detto di essere stata con Sarya per alcuni giorni e che augurerebbe a tutti di poterla incontrare. Dicle Firat aggiunge: “Siamo entrate in azione insieme. Lei era davanti a me e non mi avrebbe lasciato passare avanti. Era molto determinata e quel giorno abbiamo inferto un duro colpo sul nemico.”
Dicle Firat ha affermato che entrare in azione con Sarya la caricava di energia ed ha aggiunto che le è difficile esprimere come si è sentita quando ha saputo che Sarya era caduta in battaglia.
“Sarya era una combattente eroica e pronta ad autosacrificarsi . Aveva una forte consapevolezza del cruciale tema riguardante la libertà delle donne e attribuiva grande importanza all’uguaglianza tra i popoli. Resterà sempre un modello esemplare per noi. Come combattenti YPJ combatteremo fino alla fine per la fraterna coesistenza dei popoli e per la libertà di tutti i popoli del Medio Oriente, gli ideali in cui la nostra compagna Sarya credeva”.

pc 22 dicembre - Elezioni in Tunisia, i giochi in corso... apparenza e realtà nell'articolo di proletari comunisti e nell'importante reportage di un compagno del PCm italia in uscita in questi giorni

Affluenza al 59% Elezioni in Tunisia. Essebsi rivendica vittoria, ma il presidente uscente contesta

L'88enne candidato del partito laico Nidaa Tounes, Beji Caid Essebsi, ha rivendicato la vittoria delle elezioni presidenziali che si sono tenute ieri in Tunisia, ma sembra profilarsi un braccio di ferro con il suo rivale, il presidente uscente Moncef Marzouki, che non ha ammesso la sconfitta.

Gli unici dati ufficiali noti al momento sono quelli relativi all'affluenza, che ha raggiunto il 59%, mentre all'estero si è fermata al 27,1%, L'affluenza più elevata si è registrata nel governatorato di Ben Arous, mentre la più bassa in quello di Sidi Bouzid.

Poco dopo la chiusura delle urne, Essebsi ha annunciato la vittoria, scatenando la gioia dei suoi sostenitori che hanno invaso le vie delle principali città del paese. "Dedico la mia vittoria ai martiri della Tunisia", ha affermato Essebsi, riferendosi alle vittime della 'rivoluzione dei gelsomini', che alla fine del 2010 ha fatto crollare il regime dell'ex presidente Zine El Abidine Ben Ali. "Ringrazio Marzouki - ha aggiunto il candidato di Nidaa Tounes, in un discorso alla tv - Ora dobbiamo lavorare uniti senza escludere nessuno".

Tunisia - il crocevia delle elezioni
da 'proletari comunisti' nov-dic 2014

In Tunisia ... concluse le elezioni legislative il 26 Ottobre si sono fatte quelle presidenziali del 23 Novembre. Dopo la rivolta popolare del dicembre 2010-Febbraio 2011 che ha avuto il merito di cacciare il regime autocratico di Ben Alì legato all’imperialismo occidentale, la situazione politica prodotta dalla rivolta è stata normalizzata con le elezioni dell’Assemblea Costituente da cui è uscito vincitore il partito islamista di Ennahda (rinascita n.d.a.) facendo entrare il paese nel cosiddetto “periodo di transizione” che dovrebbe concludersi con le attuali elezioni presidenziali.

Il governo islamista ha avuto vita breve a causa di un rifiuto diffuso da parte di molti settori della società tunisina, la quale fin dai tempi dell’indipendenza è considerata la più laica nel mondo arabo e islamico. I partiti politici laici di diversa estrazione da Nida Tounes (partito creato nell’Agosto 2012 che accoglie molte personalità politiche e non del vecchio regime) al Fronte Popolare (coalizione dei principali partiti della sinistra riformista con sedicenti marxisti, marxisti-leninisti, panarabisti ecc.) hanno cavalcato l’onda anti-islamista per propri fini politici e perché attaccati fisicamente dai jihadisti di Ansar al-Sharia e dalle Leghe di Difesa della Rivoluzione, ala militare/illegale di Ennahda. Proprio il giorno prima delle elezioni in un sobborgo periferico di Tunisi c’è stato uno scontro a fuoco tra le forze di sicurezza e una cellula di 5 miliziani di Ansar al-Sharia che ha lasciato sul terreno quattro jihadisti e un poliziotto, invece qualche giorno dopo le elezioni lo stesso gruppo  ha condotto un’imboscata contro un pullman dell’esercito nella città occidentale di El Kef causando la morte di 4 militari e il ferimento di 14 persone.

pc 22 dicembre - Gruppo fascista clandestino smantellato... sono più pericolosi i gruppi fascisti aperti e sono da smantellare Casa pound - Forza nuova... e ancor più i partiti come quello razzista leghista di Salvini, propagandato da stampa e TV e alleato di Berlusconi... e ancor più il moderno fascismo di stato nella polizia, forze armate, istituzioni, e ancor più il governo Renzi con Berlusconi e Napolitano. C'è tanto da smantellare!

Italia: operazione contro gruppo fascista clandestino, 14 arresti

Italia: operazione contro gruppo fascista clandestino, 14 arresti

  • Luca Fiore
  • contropiano
Un gruppo clandestino che puntava alla ricostituzione di Ordine nuovo è stato smantellato questa mattina dalla procura della Repubblica dell’Aquila. Durante l’operazione, denominata "Aquila nera", e condotta in diverse regioni d’Italia dal Ros del carabinieri, sono state arrestate finora quattordici persone mentre altre trentuno sono indagate e sarebbero ancora in corso perquisizioni in diverse regioni italiane.
Gli arresti e le perquisizioni sono stati compiuti a L'Aquila, Montesilvano, Chieti, Ascoli Piceno, Milano, Torino, Gorizia, Padova, Udine, La Spezia, Venezia, Napoli, Roma, Varese, Como, Modena, Palermo e Pavia.
A firmare il provvedimento è stato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di L'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, a seguito di un'inchiesta realizzata dalla procura distrettuale antimafia dell'Aquila nei confronti di un'associazione clandestina denominata "Avanguardia Ordinovista" che, "richiamandosi agli ideali del disciolto movimento politico neofascista "Ordine Nuovo" e ponendosi in continuità con l'eversione nera degli anni '70, progettava azioni violente al fine di sovvertire l'ordine democratico dello Stato".
L’accusa nei confronti degli arrestati e degli indagati è di associazione terroristica finalizzata all’incitamento alla discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi, associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico. L’organizzazione, secondo gli inquirenti, progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali, tentando di reperire armi attraverso rapine o sul mercato internazionale.
Nei progetti del gruppo clandestino, affermano gli inquirenti, uccidere alcuni politici "senza scorta" con un'azione simultanea, far saltare le sedi di Equitalia con il personale dentro, piazzare bombe nelle stazioni ferroviarie, nelle prefetture e nelle questure.
I componenti del gruppo terroristico attivi in Abruzzo, dove l'inchiesta è partita, progettavano di uccidere Pierferdinando Casini e Gianni Chiodi (presidente della Regione per il centrodestra).
In particolare, le indagini rilevano come il gruppo, guidato da Stefano Manni (uno dei leader del gruppo ed ex carabiniere) avesse elaborato un piano volto a "minare la stabilità sociale attraverso il compimento di atti violenti nei confronti di obiettivi istituzionali quali Prefetture, Questure e Uffici di Equitalia e previsto, in un secondo momento, di partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito".
Tra le pratiche del gruppo, attraverso il web e soprattutto i social network, la diffusione di notizie false e l'incitamento all'odio nei confronti degli immigrati additati come responsabili di numerosi problemi sociali.
Il gruppo aveva avviato la ricerca di armi per la realizzazione degli scopi eversivi, recuperandone alcune sotterrate dopo l'ultima guerra mondiale, acquistandone altre in Slovenia tramite contatti locali o approvvigionandosi con una rapina, già pianificata, di armi detenute da un collezionista.

Tra gli indagati compare anche una vecchia conoscenza del neofascismo italiano, l'anziano Rutilio Sermonti, già ex di "Ordine Nuovo" e oggi legato a Forza Nuova, considerato una delle figure più note nel panorama degli "intellettuali di estrema destra".Il “Movimento politico ordine nuovo” è stata un’organizzazione neofascista – con tratti ideologici ispirati al nazismo - fondata nel 1969 da Clemente Graziani e Pierluigi Concutelli il cui simbolo era un'ascia bipenne nera all'interno di un cerchio bianco su sfondo rosso (di fatto quella del III Reich hitleriano modificata).
Strettissime le sue relazioni con i servizi segreti e i carabinieri che la resero protagonista della strategia delle stragi da Piazza Fontana in poi. Ordine Nuovo venne sciolto per "ricostituzione del disciolto partito fascista" nel 1973 dal ministro dell’interno Paolo Emilio Taviani, un uomo di Gladio ma contrario a trasformare la guerra fredda in guerra civile sul fronte interno.

pc 22 dicembre - ILVA, IL REGALO DI NATALE (AL SISTEMA DEI PADRONI) DI RENZI

Le leggi si cambiano e i soldi si trovano per il sistema economico del capitale, per gli operai e le popolazioni mai!

Una volta fatta considerare l'Ilva "di interesse strategico nazionale" tutte le leggi sia nazionali che europee si possono aggirare. Il decreto che Renzi sta preparando per il 24 dicembre è all'interno di questa politica.
A livello europeo "lo Stato potrebbe intervenire evitando il rischio di una procedura Ue per aiuti di Stato", pertanto niente minacce di sanzioni . Non solo, " la commissaria Ue per il Mercato Unico e le Imprese si è detta anche ottimista sulla possibilità di utilizzare i fondi del Piano Juncker per i due progetti che riguardano l’Ilva (526 milioni per il risanamento ambientale e 670 milioni per l’efficientamento energetico).
A livello nazionale viene forzata la legge Marzano, che prevede l'intervento dello Stato per "grandi imprese in stato di insolvenza", per applicarla anche all’Ilva non dichiarata insolvente.

Questo mostra che quando si tratta di difendere gli interessi dell'economia capitalistica, lo Stato fa e cambia leggi da un giorno all'altro, trova e mette fondi, ecc.; diverso atteggiamento, invece, quando si tratta di fare o cambiare leggi o di fare stanziamenti in difesa dei lavoratori e delle masse popolari. 

"Con questo schema normativo lo Stato entrerebbe attraverso una società pubblica (Fondo Strategico o più probabilmente Fintecna) in una newco che verrebbe finanziata da Cassa Depositi e Prestiti. Alla newco sarebbero poi dati in affitto gli stabilimenti di Taranto mentre la proprietà degli stessi stabilimenti resterebbe in capo alla vecchia Ilva, e quindi ai vecchi proprietari, diventata bad company. Questa avrebbe in carico il contenzioso ambientale con le relativo richieste di risarcimento danni".

Il provvedimento del governo atteso per il 24 dicembre dovrebbe contenere anche una formula capace di favorire un alleggerimento dell’Aia portandola a livello degli standard europei, meno restrittivi e costosi di quelli imposti dal piano ambientale per il sito di Taranto.

Il provvedimento-decreto del governo Renzi mostra chiaramente che l'intervento momentaneo dello Stato significherà un taglio proprio sui problemi ambientali sia all'interno dell'Ilva che sul territorio. Il "risanamento" dello stabilimento per renderlo più spendibile verso i nuovi padroni privati, quindi, non significherà affatto una effettiva bonifica e messa a norma degli impianti nocivi per la sicurezza e la salute, ma al contrario un ridimensionamento degli interventi, e dei soldi necessari, "alleggerendo" un Aia già di per sè insufficiente, per non parlare delle bonifiche delle aree esterne all'Ilva che potrebbero essere in questo modo scaricate nella "bad company"

domenica 21 dicembre 2014

pc 21 dicembre - Il governo Renzi approva a colpi di voti di fiducia il decreto di stabilità - ovvero come si continua a scaricare la crisi sulle masse popolari. Senza rovesciare questo governo con il movimento proletario e popolare e l'uso della forza nessun risultato a favore di proletari e masse è possibile!

pc 21 dicembre - L'assemblea nazionale contro la repressione di Teramo. Un primo passo.

La disponibilità generale a mettere in rete energie ed esperienze di lotta alla repressione per un organismo nazionale che difenda tutti i compagni, organizzazioni, movimenti e masse in lotta politica e sociale e criminalizzati dallo stato borghese, al di là di tutte le differenze esistenti e le diverse appartenenze. L'indicazione di una campagna e manifestazione nazionale entro la prossima primavera per l'abolizione del reato di "devastazione e saccheggio" e del Codice Rocco e in subordine per un'amnistia e condono che "riporti a casa" i compagni incarcerati. L'impegno a riportare nelle rispettive realtà questi contenuti in assemblee e iniziative locali, per far marciare ovunque possibile il percorso. Con questi accordi si sono lasciati i partecipanti all'assemblea nazionale tenutasi ieri a Teramo, raccogliendo l'appello di Davide Rosci e Mauro Gentile, prigionieri ai domiciliari per gli scontri del 15 ottobre 2011, in attesa di sentenza in Cassazione.

pc 21 dicembre - Cacciare il bastardo Salvini ovunque! Sabato 20 Dicembre 2014 Torino: rifugiati e antirazzisti respingono le provocazioni di Salvini

(da infoaut)
Ieri mattina Matteo Salvini era atteso a Torino per partecipare a un  
presidio indetto dalla Lega Nord in piazza Galimberti, quartiere Lingotto,
a pochi metri dalle palazzine dell'ex Moi occupate dai rifugiati dall'aprile del 2013.



L'ennesima provocazione razzista che segue quelle di Fratelli d'Italia, che
da alcune settimane tentano di diffondere odio e intolleranza nella zona
(mascherati sotto un fantomatico comitato dall'emblematico nome "Lingotto è Italia"),
pretendendo in maniera ipocrita e xenofoba di scaricare i problemi
del quartiere sulla presenza dei rifugiati.
Visti i ben magri successi collezionati finora, FdI aveva deciso per oggi di
unire le forze con i colleghi leghisti, che nei giorni scorsi hanno annunciato
la presenza del segretario Salvini.
Nonostante la notizia uscita sottotono e il poco preavviso, fin dalle 10 di questa mattina i rifugiati
e i migranti dell'Ex Moi, assieme ad alcune centinaia di solidali e antirazzisti, hanno
presidiato le palazzine occupate dando vita a un contro-presidio con cui contestare
la presenza di leghisti e fascisti.
Salvini, arrivato in piazza Galimberti intorno a mezzogiorno, fresco delle contestazioni
ricevute in tutta Italia e per timore di collezionare una sonora cacciata come accaduto a
Maurizio Marrone un mese fa, si è ben guardato dal presentarsi all'occupazione di
via Giordano Bruno. In compenso la sua presenza era ampiamente annunciata fin dalle
prime ore del mattino dalle decine di camionette, celerini schierati, reti e jersey con cui
piazza Galimberti era stata completamente blindata. Dentro a questo fortino, assieme
a Salvini, uno sparuto gruppo composto perlopiù da militanti leghisti e di Fratelli d'Italia,
tra i quali spiccavano i volti noti di Maurizio Marrone, di Calderoli, Borghezio e
del governatore uscente della Regione Piemonte, Roberto Cota.
Il segretario della Lega si è così limitato a un breve comizio tra i presenti, per poi
dedicarsi a giornalisti e videocamere, ripetendo la solita becera solfa dei
migranti mantenuti a spese degli italiani e invocando il ripristino della "legalità"
nelle palazzine dell'ex Moi.
Una retorica che non ha trovato spazio in quartiere e tra i tanti presenti al presidio antirazzista,
che poco dopo l'arrivo di Salvini si è mosso in direzione della piazza per andare a disturbare
con cori e interventi la passerella leghista. Un breve corteo aperto da uno striscione
che recitava "Mafia Capitale l'ha dimostrato, il vero affare è l'immigrato",
denunciando l'ipocrisia dei discorsi di chi qualche metro più in là si godeva
ùi riflettori mediatici e ricordando quanti, da destra a sinitra, grazie al
sistema dell'"accoglienza" si sono ampiamente riempiti le tasche speculando
sulla pelle dei migranti.
Raccolti i dovuti flash, dopo un paio d'ore Salvini si è così allontanato assieme
al codazzo di polizia e digos che lo accompagnava, lasciando dietro di sé solo
parole e sicuramente ben poco di fatto per il quartiere Lingotto, le cui problematiche
non derivano certo dalla presenza di rifugiati e migranti, quanto piuttosto dalla
malagestione e dell'abbandono decennale delle periferie torinesi da parte
dell'amministrazione locale, che per anni si è preoccupata unicamente
di speculare e tirare su inutili colate di cemento come nel caso delle
palazzine ora occupate, tirate su in tutta fretta per i giochi olimpici
del 2006 e poi lasciate per anni all'abbandono.

pc 21 dicembre - Bologna non si ferma la lotta per la casa - 1000 in piazza!


oltre 1000 in piazza contro il Piano Casa!

20d5La Bologna degna meticcia e solidale in rotta di collisione con il Piano Casa ha mantenuto le sue promesse. In oltre un migliaio tra occupanti di case di Social Log, studenti del Cas, universitari del Cua, facchini della logistica riuniti sotto il sindacato SiCobas,sindacati di base e solidali del quartiere Navile si sono ritrovati sotto la neo-occupazione dell' Ex-Telecom, l'ultima del trittico che ha fatto emergere con forza e prorompenza l'emergenza abitativa a Bologna. 
E proprio per cercare di risolvere dal basso questo problema che grava su centinaia di famiglie che soffrono sulla propria pelle la mancanza di reddito e di risposte da parte delle istituzioni – le uniche che vengono dal Governo Renzi sono un insulto alla povertà dilagante nei quartieri delle città italiane - che il corteo ha portato le istanze di dignità e giustizia che caratterizzano la lotta per l'abitare dalla Bolognina, dove i manifestanti sono stati accolti più volte dagli applausi di passanti e persone affacciate alle finestre, fino al centro città.20d8
Tra innumerevoli slogan e interventi si è ribadita e rilanciata la volontà di contrastare immediatamente le disastrose conseguenze del Piano Casa in tempi di crisi, reclamando a gran voce una moratoria degli sfratti immediata, uno stop agli sgomberi delle occupazioni abitative che rappresentano una soluzione coerente ed efficace all'acuirsi dell'emergenza, e il riconoscimento delle pratiche di auto-recupero come pratica che, in antitesi alla speculazione imperante, sono la riqualificazione vera e partecipata di cui i quartieri hanno bisogno.
Non ultima, la possibilità di accedere a una casa popolare anche per chi è senza reddito è stata una delle sollecitazioni fatte con forza dal corteo.
Questa tappa del percorso che da oltre un anno Social Log ha intrapreso nel bolognese, tra occupazioni, picchetti antisfratto e mobilitazione all'insegna della solidarietà e dell'antirazzismo rappresenta il punto di ripartenza di una storia tutta da scrivere per ribaltare non solo il Piano Casa a partire dai territori e dalle necessità che esprimono, ma per ridefinire le priorità e rovesciare le sinamiche di una crisi che vede il Governo Renzi totalmente impegnato a garantire i profitti di pochi e attaccare i diritti e le possibilità di vita, accesso ai servizi primari e la dignità di sempre più persone.
20d12Difatti a conclusione del corteo, a due passi dalla centralissima Piazza Maggiore, corredata degli addobbi di festività natalizie sempre più amare e indigeste per le nuove povertà che avanzano nella Bologna del neoliberismo targato PD, i manifestanti si sono lasciati con la promessa di tornare quantoprima a tradurre ed estendere le lotte per la Casa, il reddito e la dignità per tutti e tutte, non mancando di solidarizzare con i movimenti reali che costellano il Paese, come il No TAV, che era presente in delegazione solidale.
D'altronde, come scritto in uno dei tanti cartelli presenti in piazza, la spesa inutile per un solo chilometro di TAV basterebbe a garantire mille case popolari.. un messaggio chiaro da spedire con sempre maggiore forza al Governo di Renzi e di Lupi

pc 21 dicembre - Turchia - i compagni e il movimento comunista non dimenticano nell'anniversario della strage nelle prigioni turche 19 dicembre 2000

Turchia – 19 dicembre 2000: 
Mai dimenticare! Mai perdonare!

Quattordici anni fa, esercito e la polizia turca effettuavano l'"Operazione Ritorno alla vita" per imporre il regime di isolamento nelle celle di tipo F contro i prigionieri rivoluzionari in sciopero della fame. Trenta ne vennero uccisi.

Portare la Resistenza nello sciopero della fame fino alla morte fino alla vittoria! -Dicembre 2000
Appello del Comitato Centrale del Partito Comunista di Turchia (marxista-leninista)

Il processo in corso mostra chiaramente che la crisi della borghesia compradora e dei grandi proprietari terrieri si acuisce, sia politicamente che economicamente. Le classi dominanti stanno scaricando il costo finanziario della loro crisis sulle spalle dei lavoratori, dei contadini e degli altri popoli oppressi. Lo stato vuole distruggere la resistenza delle rivendicazioni democratiche della nazione curda e delle altre minoranze e attacca le rivendicazioni democratiche dei lavoratori, dei contadini e degli studenti.
Lo Stato fascista turco ha attaccato anche i comunisti e rivoluzionari che sono tra le quattro mura delle prigioni, cercando di catturarli non solo fisicamente, ma anche ideologicamente e politicamente. Ci sono più attacchi sanguinosi sui prigionieri politici ora come non mai in passato. Per questo motivo hanno messo in campo le carceri "di tipo F".

Come risultato di questa politica dello Stato fascista turco, nelle carceri i prigionieri politici del TKP(ML), del DHKPC e TKIP hanno buttato i loro corpi nello sciopero della fame fino alla morte e hanno iniziato una resistenza gloriosa. La loro fede nella rivoluzione sta guidando il loro spirito di resistenza, e il nostro partito, il TKP (ML), è certo che i prigionieri comunisti e rivoluzionari vinceranno. I prigionieri politici, che sono il sole della libertà nelle prigioni, hanno mobilitato rapidamente le loro famiglie. La resistenza rivoluzionaria contro lo Stato ha avuto un grande impatto sulle masse oppresse in un tempo molto breve, e ha portato la gente in piazza per protestare e lottare contro lo stato in diverse città in tutta la Turchia.

Lo Stato turco ha tentato diverse manovre nel tentativo fallito di pacificare le masse, ma le masse oppresse, i comunisti e i rivoluzionari hanno scritto la storia con il loro sangue. Il nostro partito, il TKP (ML), ha salutato la resistenza dei comunisti e dei rivoluzionari con azioni pratiche. A Karadeniz (zona Mar Nero), a Dersim (Kurdistan), A Marmara (area di Istanbul), e all'estero, il partito ha mobilitato tutti i suoi sostenitori e le altre masse perché si unissero alla lotta dei prigionieri comunisti e rivoluzionari, e il partito ha svolto un ruolo cruciale in questa lotta in tutto il mondo.
In ogni angolo del mondo, le onde della rivoluzione si stanno sviluppando e crescendo. Questa nuova ondata spaventa gli imperialisti e la classe dominante reazionaria. Questa lotta in Turchia è parte di questa nuova ondata. Con il sostegno dell'imperialismo, nel settembre 1992, il presidente Gonzalo (leader del Partito Comunista del Perù) è stato catturato dal regime di Fujimori in Perù. Ma l'imperialismo e la reazione non hanno potuto fermare la guerra popolare in Perù. Come ha detto lo stesso Gonzalo il 24 settembre 1992 nel suo discorso dalla gabbia, questo è solo un "ostacolo lungo la strada" della guerra popolare.

Proprio come il regime di Fujimori in Perù ha isolato Presidente Gonzalo, così lo stato fascista turco vuole isolare i prigionieri politici comunisti e rivoluzionari in Turchia. Come maoisti il compito oggi è quello di combattere contro la collaborazione e la capitolazione ovunque ci troviamo, nel processo della costruzione della democrazia popolare, del socialismo e del comunismo, e distruggere l'imperialismo e la classe dominante reazionaria.

Viva la Resistenza nello sciopero della fame fino alla morte!
Viva la guerra popolare!
Gloria al nostro partito, il TKP (ML), al nostro esercito, il TIKKO e alla nostra Organizzazione della Gioventù, la TMLGB.

pc 21 dicembre - Sciopero della fame nelle carceri marocchine - un appello e campagna solidale di informazione di Soccorso Rosso Proletario - info srpitalia@gmail.com

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Scioperi della fame nelle carceri dello Stato reazionario marocchino

Il movimento comunista in Marocco, subisce, da diversi decenni, i colpi di reazione. Lo Stato marocchino porta avanti sia rapimenti, ripetuti omicidi o arresti, quasi quotidiani di militanti rivoluzionari di sinistra che si battono per la rivoluzione popolare democratica. E' in questo contesto che è avvenuto l'arresto di un gruppo di compagni marxisti-leninisti-maoisti - compagni che ora costituiscono un pericolo reale per la classe reazionaria al potere per le lotte che li vedono attivi tra le masse, tra gli studenti e con tutti i proletari.
Questo pericolo per il potere deriva anche dal fatto che questi compagni difendono e applicano l'ideologia del proletariato sviluppata al suo massimo livello: vale a dire, il marxismo-leninismo-maoismo. Alcuni di questi compagni (4 dei 6 ancora in detenzione) iniziano regolari scioperi della fame come arma all'interno delle carceri, per trasformare questi in un bastione della lotta contro la reazione. Questi scioperi sono condotti principalmente per denunciare le condizioni di detenzione dei compagni e per garantire i loro diritti violati. Chi sono questi compagni?

Aziz Elkhalfaoui è stato arrestato il 09/04/2014. La sua causa è ancora in corso: nessuna sentenza è stata ancora pronunciata fino ad oggi. Questo è un processo puramente politico. Questo compagno era il capo del movimento di massa del 20 febbraio e delle masse studentesche di Marrakech. Si tratta di un di un autentico comunista ed è stato uno dei leader del movimento studentesco marxista-leninista-maoista marocchino. Porta avani uno sciopero della fame dal 12/03/2014 nella prigione di Marrakech.

Redouane el Aadimi è stato arrestato anche lui il 09/04/2014. La sua causa è ancora in corso: nessuna sentenza è stata ancora pronunciata ed è uno degli attivisti tra gli studenti della tendenza della via democratica basista maoista di Marrakech. Ha partecipato attivamente alla ricostruzione di questa tendenza ideologica, politica e organizzativa. Queste persone hanno ricevuto un colpo durante l'anno 2008. Questi due compagni stanno conducendo uno sciopero della fame per diversi motivi:
* eliminare l'isolamento in cui si trovano.
* ripristinare il diritto di visitare le loro famiglie.
* accelerazione la durata dei loro processo.
* strappare l'autorizzazione a proseguire gli studi.
* in modo che possano trarre beneficio dalla biblioteca del carcere.
* denunciare le vessazioni quotidiane delle guardie carcerarie.
* denunciare il divieto fatto loro dell'uso di telefoni in carcere per comunicare con le loro famiglie.

La salute di questi compagni peggiora di giorno in giorno. Il compagno Elkhalfaoui è stato portato lo scorso lunedì in un ospedale, al di fuori del carcere, mentre era in coma. Soffre, inoltre, di dolori acuti allo stomaco - accompagnati da diarrea e perdita di sangue. Inoltre, non è più in grado di parlare o muoversi. Infine, va notato che il compagno ha l'asma. Redouane el Aadimi, anche lui, ha iniziato uno sciopero della fame dal 03/12/2014. Soffre di dolori acuti alla testa e non può più né muoversi o parlare. Infine, va osservato che queste due compagni sono minacciati di essere messi in isolamento.

Essi stanno impegnandosi duramente nel loro sciopero della fame. Dopo diversi giorni di sciopero della fame, altri due compagni imprigionati nel carcere di Tiznit, sud del Marocco, si sono uniti a loro in questo sciopero della fame:
Aziz Elbour è uno di loro. Questo compagno è stato arrestato il 15/02/2014e condannato a 3 anni di reclusione. È stato anche attivista tra gli studenti della tendenza della via democratica basista maoista di Marrakech. Ha iniziato uno sciopero della fame il 12/10/2014 in solidarietà con i suoi compagni di Marrakech e anche per rivendicare il suo diritto a continuare i suoi studi. Questo compagno aveva già iniziato con i suoi compagni Emouden, Elmskini, Talhaoui, diversi scioperi della fame: uno in solidarietà con Georges Ibrahim Abdallah; un altro in solidarietà con la rivolta del popolo in Turchia lo scorso anno; un altro ancora in solidarietà con il movimento popolare e dei prigionieri politici in Marocco. A causa di questi ripetuti digiuni, il suo stato di salute sta diventando catastrofico, ed è già stato trasferito diverse volte in ospedale.

Mohamed Elmouden è stato arrestato il 15.02.2013; è stato condannato a 3 anni di carcere. È uno dei leader degli studenti della tendenza della via democratica basista maoista di Marrakech. Questa è la seconda volta che viene arrestato a causa del suo attivismo. Inizierà un nuovo sciopero della fame il venerdì 19/12/2014 in solidarietà con i compagni di Marrakech. Inoltre ha già avviato una serie di scioperi della fame con il suo gruppo di 10 compagni. Questi compagni costituiranno il nucleo solido come una roccia che il regime reazionario non potrà spezzare. Si tratta di militanti marxisti-leninisti-maoisti.

Il loro unico scopo è quello di far avanzare il processo rivoluzionario fino al punto più alto, al fine di risolvere le contraddizioni. La difficoltà che esiste tra l'alleanza rivoluzionaria contro l'alleanza delle classi dominanti. Gli attivisti sono tra i migliori attivisti comunisti in Marocco. Questo è il motivo per cui è dovere di ciascuno e di tutti sostenerli con tutti i mezzi. La solidarietà è la nostra arma. Dobbiamo usarla.

Viva la solidarietà proletaria!
Viva la rivoluzione internazionale e marocchina!
Viva il Marxismo Leninismo Maoismo!

pc 21 dicembre - Dopo lo sciopero del 12 dicembre - il governo e Poletti "pisciano in mano" ai sindacati confederali in un incontro farsa, e la CGIL smobilita - come sostiene una denuncia dall'interno

Dopo lo sciopero del 12 dicembre la Cgil già smobilita

Dopo lo sciopero del 12 dicembre la Cgil già smobilita

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Sergio Bellavita a commento del direttivo nazionale Cgil tenutosi all'indomani dello sciopero generale del 12 dicembre. L'esito è stato, come facilmente prevedibile, esattamente l'opposto delle aspettative di chi immaginava o auspicava il ritorno ad una "Cgil conflittuale". Il quadro è chiaro e, a nostro avviso, lo era anche prima dello sciopero del 12 dicembre. Sulle alternative a tale quadro pesano ancora divisioni che, in modo inversamente proporzionale alle necessità che da questo quadro derivano, si sono acutizzate invece che ridursi. Ci auguriamo che il nuovo anno sia più lusinghiero e porti consiglio a tutti (red).


"E’ finita in poco più di due ore la discussione del direttivo nazionale Cgil convocato dopo lo sciopero generale dello scorso 12 dicembre. Si doveva decidere come dare continuità alla battaglia contro il Jobs Act, di come rispondere a quella disponibilità preziosa alla mobilitazione che ha attraversato in tante forme questo autunno di lotte sociali.
Nulla di tutto ciò. Mentre la coppia Renzi-Poletti ha messo sotto l’albero di natale i primi decreti attuativi del Jobs Act, la Cgil ha deciso invece la smobilitazione generale demandando ad una irrealistica, velleitaria e sbagliata contrattazione diffusa nei luoghi di lavoro il compito di attenuare l’impatto dei provvedimenti del governo. Un modo come un altro per chiudere quella partita. E’ stato evidente sin da subito che questo gruppo dirigente si è ritrovato costretto ad una linea di scontro ed ad una radicalità di cui non è più capace, solo dalle intemperanze di Renzi, non certo da un riposizionamento strategico.
Lo testimoniano i colpevoli ritardi con cui sono state costruite le scadenze, dal 25 ottobre al 12 dicembre, senza nessuna strategia per impedire l’approvazione parlamentare del provvedimento. Così come lo testimonia il valore che in Cgil viene dato alla convocazione a palazzo Chigi del gruppone delle cosiddette parti sociali, elogiata come segno della riconquistata legittimazione dell’organizzazione. Una nuova celebrazione, vuota e inutile, che Renzi concede, forte dell’approvazione del Jobs Act, ad uso e consumo dei tanti soggetti sempre più in crisi.
In questo quadro è forte il rischio che la partita sul Jobs Act sia perduta. Certo in questo paese non è chiusa la partita più generale della ricostruzione dell’opposizione sociale contro le politiche d’austerità e la precarietà e bisogna velocemente lavorare ad una nuova iniziativa generale. Ma non si possono sottacere le pesanti responsabilità del gruppo dirigente della Cgil nell’aver consentito una tranquilla approvazione del Jobs Act mettendo in campo lo sciopero generale a babbo morto.
Oggi questo gruppo dirigente sembra più preoccupato di chiudere la breve stagione dell’alterità a Renzi e al Pd che a rispondere ai bisogni di chi lavora. La frase: “Il mestiere del sindacato è contrattare” ieri è nuovamente risuonata nella sala del direttivo, a significare la distanza siderale da ogni antagonismo sociale. Quello che resterebbe è solo il sindacalismo della miseria appunto, quello confinato nel modello del 10 gennaio che consente ovunque di ridurre salari e diritti ai lavoratori.
Si riapre così la crisi della Cgil, per qualche mese solo nascosta dietro la ripresa dell’iniziativa. Una crisi di risultati, di credibilità, di prospettiva. Se non ci si misura davvero con l’incompatibilità dell’iniziativa sindacale in questa fase dell’economia capitalista, con la durezza dello scontro che ti è imposto e con l’irrilevanza a cui sei confinato e si continua a camminare in avanti con la testa rivolta indietro a guardare il palazzo e la concertazione, allora si finisce certamente nel burrone.
Ci spinge all’ironia (amara) una delle cose che la Cgil mette in campo a copertura della fine della mobilitazione, lo sciopero alla rovescia. Nel passato strumento nobile di lotta per obbligare alle assunzioni ed ai lavori pubblici. Più che lo sciopero alla rovescia ci sembra che la Cgil abbia deciso esattamente la rovescia dello sciopero, delle sue ragioni, del sacrificio di chi lo ha fatto, delle domande senza risposta. Il sindacato è davvero un’altra cosa.
*portavoce nazionale dell’area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione Cgil”

pc 21 dicembre - Carogne di Stato a Napoli


Napoli: Rom al freddo, la Procura stacca la corrente

Napoli: Rom al freddo, la Procura stacca la corrente

(da CONTROPIANO)

In pieno inverno senza cor­rente elet­trica e senz’acqua.

Gli abi­tanti del campo rom di via Cupa Perillo, a Scam­pia, sono diven­tati l’ossessione della Pro­cura della Repubblica di Napoli e del pre­si­dente della Muni­ci­pa­lità, Angelo Pisani.
Era già acca­duto che una parte del campo rima­nesse senza ser­vizi in pri­ma­vera: arri­vano le denunce e la magi­stra­tura manda le forze dell’ordine a stac­care tutto.
Mar­tedì è suc­cesso di nuovo: 800 per­sone, di cui 200 bam­bini (ma ci sono anche amma­lati e donne incinte), sono rima­sti al freddo, al buio e con i rubi­netti a secco.
Un inter­vento che non risolve nulla, se non costrin­gerli a creare deri­va­zioni sem­pre più pre­ca­rie.
Le forze dell’ordine sono tor­nate a più riprese anche ieri per per­qui­si­zioni e con­trolli, atti­vità che si stanno sus­se­guendo con molta fre­quenza negli inse­dia­menti del napo­le­tano.
Pisani da mesi tuona con­tro i fumi che sal­gono dal campo, ammor­bando l’aria: «Lì è tutto abu­sivo, è vero, ma pro­prio per que­sto l’immondizia non viene rac­colta.
La comu­nità rom si tassa per pagare il pre­lievo dei rifiuti in pro­prio – spiega Emma Feru­lano, dell’associazione "Chi rom… e chi no" - Senza elet­tri­cità sono costretti a cuci­nare e scal­darsi con i bra­cieri. E’ per­sino com­pli­cato per i bam­bini stu­diare. Sono decenni che attendono una solu­zione che superi la strut­tura campo».
Domenica prossima è indetta una Manifestazione con un Corteo/Musicale che sbugiarderà il clima di odio e di discriminazione razziale fomentato dalla Procura e dal Presidente della Municipalità di Scampia.