Venerdì mattina il Senato ha approvato in tutta fretta la conversione in legge del nuovo “decreto sicurezza”, che deve essere convertito entro il 25 aprile; questo decreto raccoglie una serie di norme relative all’ordine e alla sicurezza pubblica.
Il provvedimento è rimasto a lungo in commissione Affari costituzionali, in attesa che alcune parti venissero riformulate, ma, siccome si approssimava la scadenza, la maggioranza ha deciso di portare il testo in aula senza completarne l’analisi in commissione, come si farebbe di solito. È passata, per esempio, senza quasi nessuna modifica la norma sul fermo preventivo per le manifestazioni, sulla quale il Consiglio superiore della magistratura (Csm), nel suo parere, aveva espresso qualche perplessità, perchè alcune formulazioni lascerebbero «margini eccessivamente discrezionali all’operatore di polizia» e rischierebbero di fondare la prevenzione del crimine «su presunzioni di pericolosità astratta anziché su comportamenti effettivamente in atto». Ma nonostante il Csm abbia consigliato al parlamento di correggere la legge, l’unico cambiamento che la maggioranza ha introdotto in Senato riguarda la necessità di avvisare il genitore della persona portata in questura, se minorenne.
Su questo nuovo "Decreto sicurezza", meglio chiamare "nuovo Decreto repressione", pubblichiamo un intervento, fatto in una assemblea organizzata dalla Flotilla a Taranto, dalla Avvocata Antonietta Ricci:
Questo Decreto sicurezza è un'ulteriore misura repressiva che questa volta interverrà non solo sul diritto di manifestare in senso concreto ma sul pensiero, cioè vogliono anche dirci cosa dobbiamo dire durante una manifestazione.
Il nuovo, ultimo decreto sicurezza delinea detto in modo chiaro uno Stato autoritario; tutti gli articoli evidenziano che chiunque si mette contro il potere, chiunque osa contrastare il potere, chiunque osa mettere in discussione il potere viene messo a tacere, viene colpito in tutti i modi. Evidentemente vogliono una massa silente che non deve mettere in evidenza e deve occultare le ingiustizie sociali, le disuguaglianze sociali.
Ovviamente questa linea di marcia non parte soltanto con questo governo, certe forme di repressione delle manifestazioni risalgono già a vent'anni fa attraverso dei decreti posti in essere anche da esponenti di una cosiddetta “centrosinistra”. Però questo governo ha segnato un'accelerazione nella repressione e nella modifica delle regole democratiche di questo Stato.
Io lo dico in totale sicurezza, è un fascismo che si sta annidando. non con l'eliminazione del diritto - nel senso che se si fa un decreto che dica: non si manifesta è ovvio che sarebbe immediatamente
anticostituzionale perché contrasterebbe con le norme della Costituzione, l'articolo 21, l'articolo 3, l'articolo 17 -; allora, agiscono in un altro modo, cioè mantengono il diritto ma ne svuotano fondamentalmente il proprio esercizio, diminuendolo e svuotandolo di fatto.Da quando si è insediato questo governo, ha creato più reati, ha creato più misure di sicurezza, più avvisi, più sanzioni.
Le mosse repressive di questo governo cominciano ad appena venti giorni del suo insediamento con il cosiddetto “decreto anti-rape” (evidentemente non gli piaceva la musica tecnica perché non si riesce a capire perché un gruppo di giovani che si unisce per sentire un po' di musica debba essere un assalto alla sicurezza); un decreto che reprime una libera riunione di persone che devono sentire un po' di musica, ma che per loro è reato. Si passa poi al decreto Cutro e al decreto Caivano.
Col decreto Cutro se la sono presi con gli scafisti, ci ricordiamo la famosa frase: “in tutto il globo terracqueo le avremmo perseguitati”, come se il problema fosse solo quello degli scafisti, mentre non si interviene sul problema reale, alla base, cioè quello di considerare le motivazioni per cui un popolo abbandona la propria terra per spostarsi.
Dopo il decreto Cutro c'è stato il decreto Caivano dopo quell'odiosa violenza sessuale che avvenne nei confronti di due bambine, due cuginette. Ma come hanno pensato intelligentemente di risolvere problemi che di fatto sono problemi sociali? Perché a Caivano il problema non è quello di aumentare la presenza dei militari per strada, lasciare la gestione delle palestre ai militari, non è così che si risolve un problema sociale di povertà, di precarietà, di povertà culturale.
Invece loro pensano di sì. Perché secondo questo governo le questioni sociali si risolvono come questioni di ordine pubblico: basta che aumentiamo la forza pubblica, i militari, i reati ed è tutto risolto. Non è così. Tant'è vero, che cosa ha prodotto il decreto Caivano? Abbiamo sovraffollato anche le carceri dei minori. Non era mai successo che le carceri minorili fossero sovraffollate ma adesso dobbiamo ringraziare questo tipo di politica che invece di agire in modo sociale e risolvere i problemi sul territorio, mette in carcere le persone.
Anzi, quel decreto contiene anche un'altra norma, sempre repressiva ovviamente, che considera penalmente responsabili anche i genitori per i reati dei figli. In realtà sappiamo che la potestà genitoriale è già in vigore, però loro devono appesantire la situazione, come? O inventando nuovi reati oppure aumentando le sanzioni.
Passiamo poi a questo nuovo decreto sicurezza. Ma veramente pensiamo che ci sia un'emergenza di sicurezza in Italia? L'emergenza in Italia è ben altra, c'è un'emergenza lavorativa, c'è una precarietà lavorativa, c'è un'emergenza di disparità sociale, di disuguaglianza sociale, c’è l'emergenza delle morti sul lavoro, che è una cosa seria, ogni tre giorni ci sono operai che subiscono delle invalidità gravi; ma evidentemente questo governo ha delle priorità diverse rispetto a quelle che sente la società e quelle che sono vere.
Quindi a distanza di otto mesi di nuovo ritorna un decreto repressione.
Col primo sono stati introdotti ben venti nuovi reati, con questo invece si agisce con una depenalizzazione che a prima vista può sembrare un dato positivo: se una condotta non è più un reato ma viene depenalizzata, uno dice vabbè, vuol dire che non c'è bisogno di andare in carcere e se viene depenalizzato significa che la condanna è una sanzione amministrativa… Invece no, non è positivo per due motivi, innanzitutto perché incide economicamente, e poi perché sposta l'attenzione sull'irrogazione della pena. Finché è un reato la competenza della valutazione di quel fatto spetta alla magistratura e la magistratura mi garantisce un processo in cui la persona ha modo democraticamente di difendersi, con la depenalizzazione invece devi pagare e basta.
Tra tutti i reati che sono stati depenalizzati ce n’è uno in particolare, il mancato avviso di una manifestazione, che ogni volta che è entrato nelle aule di giustizia in Italia si concludeva in generale con le assoluzioni, perché si faceva valere come diritto fondamentale quello della manifestazione del pensiero, della libertà di riunione, che sono diritti costituzionali.
Però queste assoluzioni non sono piaciute al governo e quindi ha depenalizzato il reato e trasformato in sanzione amministrativa. Abbiamo sanzioni che partono da mille fino a diecimila euro.
Ma la particolarità non è soltanto di ciò che viene irrorato, ma chi la irrora, non è un giudice, non è un pubblico ministero, è il questore e il prefetto, che sanzionano in tempi veloci. Possiamo ben dire che lo Stato italiano entra in uno Stato di Polizia.
Come faccio ad oppormi alla sanzione? La devo impugnare di fronte a un giudice di pace, ma il giudice di pace non è un componente della magistratura in senso pieno, e tra l'altro ha molta difficoltà a mettersi contro le decisioni di un prefetto e di un questore. Quindi alla fine quella sanzione ha molta più efficacia rispetto ad un processo che può durare due anni e poi mi assolve. Un aspetto negativo dell'ultimo decreto repressione è proprio questo, di aver dato poteri immensi a questore e prefetto. Poteri che aumentano, addirittura sfociano in competenze che prima erano del pubblico ministero, come il diritto di perquisizione, e, guarda caso, in occasione di manifestazioni, in cui il questore liberamente può deliberare una perquisizione, quando crede, secondo una valutazione personale, non è ancorata a dei dati oggettivi, per esempio una persona che ha dei precedenti penali o una condanna, ma secondo una sua valutazione, quando pensa che quella persona può attentare alla sicurezza della manifestazione.
L'altro elemento di questo decreto è il cosiddetto “fermo preventivo”, e sempre in occasione di manifestazioni.
Finora tutte queste azioni erano poste in mano alla magistratura, che è un potere diverso da quello politico. Questo è l'elemento che dobbiamo cogliere, che porta a dire con tranquillità che stiamo andando e scivolando verso un Stato di polizia e uno Stato fascista. Il fermo preventivo veniva fatto durante proprio il ventennio fascista. I cosiddetti “rastrellamenti”, quando il duce veniva a fare visita in una città, la polizia prendeva gli antagonisti, gli antifascisti, gli oppositori e li chiudeva in questura, proprio perché non dovevano opporsi alla visita del duce. Dirlo così oggi sarebbe stato anticostituzionale. Allora? Facciamo che il fermo preventivo lo mette in atto comunque subito la polizia, però deve essere confermato dal pubblico ministero. Ora, per quanto solerte possa essere un pubblico ministero, stiamo parlando di una manifestazione che magari può essere alle 17 del pomeriggio, per quanto solerte può essere un pubblico ministero deve ricevere le carte, i documenti da parte della polizia, deve valutare il profilo della persona fermata, ecc. Prima era ancorato ad una condanna, ha fatti oggettivi che una persona potesse essere pericolosa, però adesso non è più così. Quindi il PM deve valutare le carte e finché le valuta e poi le rimanda indietro a chi ha effettuato il fermo, le 12 ore sono quasi passate.
L'altro elemento che è addestrato clamore di questo decreto repressione è lo scudo penale. Già la parola “scudo penale” è ambigua, ma da chi vi dovete difendere? Dai delinquenti? Dalla magistratura inquirente? Chi aggredisce le forze dell'ordine nella manifestazione? Per fortuna la vicenda di Rogoreto ha fatto calmare un po' questa narrazione che i cattivi in una manifestazione sono sempre quelli che manifestano e i buoni sono rappresentati dalle forze che hanno bisogno dello scudo.
Sono vent'anni dagli eventi di Genova che nei tribunali e nei processi la polizia e le forze dell'ordine vengono condannate perché mettono in essere abusi, producono atti di asfissia nei confronti di chi fermano. Quindi a chi serve questo scudo? Ma anche qui hanno trovato una scappatoia per non far vedere che è una norma prettamente anticostituzionale.
Hanno detto: ma lo scudo penale non lo poniamo in essere soltanto in favore della pubblica sicurezza, della polizia, delle forze dell'ordine in generale, ma nei confronti di tutti i cittadini. Che significa di tutti i cittadini? Ma perché noi andiamo armati sempre, andiamo a sparare le persone? Anche perché secondo loro lo scudo penale dovrebbe agire soltanto in caso di legittima difesa, di adempimento del dovere. Allora, fatemi capire, quanti in Italia, quanti sono i cittadini che vanno in giro con le armi a sparare? In che cosa vogliamo trasformare lo Stato italiano? Come quello americano in cui ognuno può comprare le armi? La nostra realtà non è così.
Anche questa è una “pezza” semplicemente per non rendere immediatamente anticostituzionale una norma, che di fatto lo è. Perché la legittima difesa è comunque una causa di giustificazione che il nostro ordinamento penale prevede, quindi non c'è per niente bisogno di accentuare e di creare una lista diversa, un registro diverso di iscrizione dell'azione penale nei confronti delle forze dell'ordine che hanno agito per legittima difesa. Oppure significa dovremmo pensare che le forze dell'ordine agiscono sempre per legittima difesa, ma non è così.
C'è un altro articolo che è molto insidioso di questo decreto sicurezza. Oltre che hanno voluto dire quando dobbiamo manifestare, come, e chiunque non segua queste ordini poi avrà delle sanzioni amministrative molto gravi e molto pesanti dal punto di vista economico, c'è un'altra parte in cui si dice che saranno sottoposti a sanzioni anche chi durante una manifestazione pronuncia o mostra frasi sediziose. Ecco, questo è un altro pericolo gravissimo di queste norme. Che significa “sedizioso”? È un concetto generico. Chi lo deve riempire di contenuti questo concetto? Non un magistrato, perché è una sanzione, quindi lo deve riempire un questore, un rappresentante del governo. Quindi questo concetto cambierà a seconda del governo che è in carica.
Ma alla fine qual è lo scopo vero di tutte queste riforme? Avere una massa silente. La manifestazione ve la facciamo fare, ma lì, in quel posto, e zitti dove dovete stare. Oppure forse se intoniamo un canto di messa, di chiesa, forse non ci faranno nulla. Però se intonate, scrivete sui cartelli qualcosa che contrasta, vi facciamo pagare 5.000 e fino a 10.000 euro può arrivare.
E' evidente quindi che sono riforme che stanno modificando il nostro Stato, che non stanno aggredendo direttamente i diritti, ma li stanno svuotando.
Il dissenso, secondo questo governo, sarebbe una manifestazione antidemocratica. Il dissenso è al contrario l'essenza della democrazia, dissentire significa partecipare concretamente alla vita politica del Paese. Qui il decreto attacca proprio il diritto di manifestare.
E' allarmante ciò che sta accadendo.

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