
Ahmad Salem è stato condannato a 4 anni di reclusione a fronte di una richiesta di 3 anni e 6 mesi avanzata dal pubblico ministero. Una sentenza intollerabile, profondamente razzista e islamofobica, contro la quale è ancora più necessario e urgente tornare a mobilitarsi contro questo governo fasciosionista alleato dei peggiori regimi nazisti, guerrafondai e genocidiari, Israele in primis.

La
stessa udienza di oggi al tribunale di Campobasso, si è svolta in un
clima intimidatorio da stato di polizia, con la Questura che ha
convocato un tavolo tecnico per la “sicurezza” disponendo la chiusura di
tutte le strade del centro cittadino per creare un clima artificiale di
tensione e paura e criminalizzare la solidarietà verso il popolo
palestinese.

È la stessa logica con cui si colpisce Ahmad Salem, “colpevole” di aver invitato alla mobilitazione popolare contro il genocidio in corso a Gaza che ha ucciso, tra l’altro, 76 componenti della sua famiglia.

Ahmad Salem, giovane palestinese di 24 anni cresciuto nel campo profughi di al-Baddawi in Libano, è detenuto da quasi un anno nel carcere di Rossano Calabro, in regime di alta sicurezza. Era arrivato in Italia in cerca di protezione internazionale e si è presentato a Campobasso per richiedere asilo politico. Durante la sua audizione davanti alla Commissione territoriale, il suo telefono è stato sequestrato e analizzato: da lì è nato un impianto accusatorio fondato sugli articoli 414 (istigazione a delinquere) e 270 quinquies del codice penale.

«Un impianto fragile, costruito su poche frasi decontestualizzate estratte da un video di otto minuti, – fanno sapere dal movimento – in cui Ahmad invitava alla mobilitazione contro il genocidio in corso a Gaza, denunciava il silenzio del mondo arabo e chiamava alla partecipazione popolare. Quelle parole, che rientrano pienamente nel diritto di espressione politica e di solidarietà internazionale, sono state trasformate dalla Digos di Campobasso in “propaganda jihadista”. Ancora più grave è la
contestazione relativa ai presunti “materiali istruttivi”: semplici video degli attacchi della resistenza palestinese, diffusi pubblicamente negli ultimi anni anche da testate italiane, tra cui la Rai. Nessuna indicazione tecnica, nessun contenuto addestrativo. Eppure, questo è bastato per sostenere un’accusa di “autoaddestramento con finalità di terrorismo”.Questo caso non è un’eccezione: è il prodotto diretto di un quadro normativo sempre più pericoloso. – continua la nota stampa del Movimento 4 settembre – Con il DL Sicurezza (legge 80/2025), lo Stato italiano ha introdotto e ampliato dispositivi repressivi che spingono il diritto penale dentro il terreno delle opinioni, delle parole, delle espressioni politiche. L’articolo 270 quinquies, così come riformulato, rappresenta concretamente quello che possiamo definire “terrorismo della parola”: la possibilità di punire non atti, ma discorsi, non comportamenti materiali, ma prese di posizione.
Siamo di fronte a una soglia estremamente pericolosa. Quando diventa reato esprimere solidarietà a un popolo sotto occupazione, quando la denuncia di un genocidio viene trasformata in istigazione al terrorismo, quando la parola viene equiparata all’azione, allora non è più solo un singolo imputato a essere sotto processo: è il dissenso in quanto tale. Il “terrorismo della parola” apre la strada a una criminalizzazione generalizzata: colpisce attivisti, studenti, lavoratori, chiunque si mobiliti, chiunque prenda posizione, chiunque rompa il silenzio. È uno strumento che non mira alla sicurezza, ma alla neutralizzazione del conflitto e alla repressione preventiva della solidarietà.
Ahmad Salem è oggi in carcere per aver parlato. Per aver preso parola contro il genocidio. Per aver rivendicato il diritto di un popolo alla libertà. Per questo (il 14 aprile) saremo davanti al Tribunale di Campobasso: per Ahmad, per la Palestina, ma anche contro un impianto giuridico che trasforma la parola in reato, contro la criminalizzazione del dissenso, contro il tentativo di spegnere ogni forma di solidarietà.
Difendere Ahmad Salem significa difendere la possibilità stessa di parlare, di schierarsi, di lottare. – termina il movimento 4 settembre Campobasso –La solidarietà non è un crimine. Il dissenso non è terrorismo».