mercoledì 15 aprile 2026

pc 15 aprile - La situazione del Partito Comunista dell'India (Maoista) - la parola al compagno Ajith

 trascrizione e traduzione ufficiosa in italiano di un intervento audio

March 31 Ajith's Speech at Webinar On imperialist Loot and Operation Kagaar

 

Modi aveva dichiarato che entro la fine di questo mese, precisamente entro oggi, il movimento maoista in India sarebbe stato eliminato.

Senza dubbio, ha ottenuto importanti successi nella sua campagna repressiva con l'operazione Kagar. Ancor di più, grazie alle rese di alcuni leader del movimento.

Queste rese sono avvenute principalmente a causa della pressione esercitata dalla campagna repressiva dello Stato e delle difficili condizioni affrontate nelle zone di guerra.

Alcuni sono stati invece eliminati, come ad esempio il Segretario generale Basavaraj.

Arrendersi significava ottenere tutti i benefici promessi dallo Stato. C’è molto di più di quanto appare. In particolare, nel caso di Sonu e Satish, si è trattato di un'operazione pianificata in un tempi piuttosto lungo.

In particolare, si può notare il ruolo dell'RSS nella sua realizzazione e come l'abbia utilizzata per avere un impatto negativo sulla base dei rivoluzionari. Quell'immagine simbolica, anzi disgustosa, di Sonu che consegna l'arma, quella che il popolo aveva conquistato versando il proprio sangue, a un sicario dell'RSS in cambio di una copia della Costituzione, non è una novità.

Molto tempo fa, durante la fase iniziale del movimento, dopo aver subito alcune battute d'arresto, una fazione all'interno della leadership dell’allora CPIML tradì il partito e il popolo, attaccando la linea del partito e la sua direzione. Poi, dopo la revoca dello stato di emergenza, raggiunsero un accordo con il governo di Morarji Desai per indurre migliaia di compagni all'epoca in carcere, ad arrendersi, ad abbandonare la politica della rivoluzione armata. Anche la Fondazione Gandhi per la Pace partecipò a questa operazione.

E tutto fu condotto con tanta propaganda, attraverso i principali media. Era posta come condizione per la scarcerazione.

Molti si rifiutarono e rimasero fermi nelle proprie convinzioni. Se guardiamo indietro, possiamo

constatare che furono proprio quelli che rimasero saldi nella politica rivoluzionaria, anche se potremmo trovare differenze e divergenze su come quella linea sia stata effettivamente attuata e su molto altro. È questo, nonostante tanti ostacoli, campagne di repressione di Stato , scissioni, ecc. ecc. ha prodotto la costruzione del movimento come lo conosciamo oggi.

La resa è sempre accompagnata dall'argomento che non è che una tattica per superare la momentanea situazione di difficoltà. L'integrità rivoluzionaria invece sta nella fiducia generata dalle masse nella convinzione che, qualunque cosa accada, questo movimento, questo partito, rimarrà saldo sulla via rivoluzionaria per raggiungere l'obiettivo finale.

È da notare che questa argomentazione, quella che la resa è solo una tattica, è usata anche dai reazionari.

n'è un esempio tristemente noto nel nostro paese, quello di Savarkar un nazionalista che, dopo essere stato arrestato e rinchiuso nel famigerato carcere cellulare nelle isole Andamane, divenne un burattino dell'imperialismo britannico, un leale servitore dell'imperialismo britannico che non fece mai più nulla contro di esso.

Alcuni citano le orribili condizioni esistenti nella prigione cellulare nelle Andamane a giustificazione delle lettere da lui scritte con in cui implorava la sua liberazione e sancì la sua resa. Ma non c’era solo Savarkar in quella prigione. C'erano molti altri, centinaia di altri. C'erano comunisti, membri di varie organizzazioni come i Rishi e i Samadhi, e anche combattenti del movimento Ghadar del Punjab e della ribellione di Malabar in Kerala. Per quanto ne sappiamo, pochissimi di loro fecero la stessa scelta della resa, rinnegando il loro impegno a servire il popolo e a combattere l'imperialismo britannico. Subirono angherie, torture e ogni sorta di repressione durante la loro prigionia, ma rimasero saldi nelle loro idee politiche e questo ispirò migliaia e migliaia di persone a unirsi alla lotta contro l'imperialismo britannico.

Quindi, l'argomento per cui la resa è una tattica è un'argomentazione priva di fondamento. La resa non è mai stata una tattica, è stata una svendita, ed è ciò che vediamo ora quando questi ex dirigenti proclamano di aver deciso di entrare nel sistema ufficiale e di passare alla legalità da cui, dicono, continueranno a sfidare l'attuale sistema di sfruttamento.

Certo, è consentito tenere riunioni, si possono organizzare manifestazioni, marce ecc. ma, quando si cerca di mobilitare le masse, di organizzarle in un movimento che metta in discussione i rapporti di sfruttamento esistenti, i rapporti di potere esistenti, lo Stato esistente, le classi dominanti e l'imperialismo, si abbatte immediatamente la mano pesante dello Stato.

Ad esempio, qualche mese fa abbiamo assistito in Chhattisgarh, per la prima volta, a una protesta pacifica nella zona di Senjer, partecipata e guidata da giovani Adivasi di quella zona. Tutto ciò che chiedevano era che lo Stato rispettasse le proprie leggi e la propria Costituzione, perché secondo tali leggi e la Costituzione qualsiasi attività nelle aree Adivasi e nelle zone designate come aree protette deve essere svolta con l'accordo, il consenso e l'approvazione delle Gram Sabha (assemblee di villaggio) di quelle zone. Ma abbiamo visto anche lo stato del Chhattisgarh ignorare completamente tutte queste leggi che esso stesso aveva emanato e allestire campi militari ovunque, rendendo difficile per la popolazione continuare con la loro vita quotidiana, imponendo ogni sorta di sopruso contro gente comune, masse.

Ecco perché quando per una vota è stata sollevata la questione di opporsi all'istituzione di un nuovo campo militare a Senjer, si è diffuso in enorme movimento di massa che ha coinvolto ente da tutto quello stato. È stato riportato che tantissimi abbiano camminato a piedi da molto lontano per unirsi alla protesta a Senjer. Era una mobilitazione assolutamente pacifica, non c'è stato alcun attacco allo Stato o niente di simile, eppure prima hanno cercato di reprimerla con la forza causando diversi martiri, poi, neanche così sono riusciti a soffocare quel movimento, hanno semplicemente messo al bando quell'organizzazione, quel movimento, arrestato e imprigionato i dirigenti in forza del tristemente noto UAPA.

Ecco che cosa è l'attività legale: finché non li disturbi, finché non influisci sulla loro esistenza, allora va bene, puoi fare qualcosa entro i limiti che impongono.

Oggi, però, sappiamo anche che in molte parti del paese, in molte città, le stesse manifestazioni e altri , eventi pubblici stessi sono praticamente vietati illegalmente dallo Stato. Ad esempio in Kerala, dove, come sapete, c'è al potere un cosiddetto governo di sinistra, abbiamo una situazione in cui per organizzare un iniziativa pubblica o una manifestazione devi ottenere il permesso preventivo dalla polizia dello stato e prima ancora depositare circa 500 rupie per ricevere un attestato necessario per presentare la tua domanda.

Invariabilmente, quando la presentano delle forze popolari, non necessariamente quelle orientate verso il maoismo ma anche altre non legate a nessuna delle formazioni parlamentari la polizia non concede né nega il permesso, lo tengono sospeso in un limbo.

Se invece l’iniziativa è organizzata da un qualsiasi settore alleato o collegato alla maggior parte dei partiti parlamentari quella iniziativa si può tenere, si possono possono persino bloccare le strade e paralizzare completamente il traffico non succederà loro niente.

Ma, nel caso di altre forze, anche una piccola manifestazione o un piccolo assembramento a un angolo di strada attira immediatamente l'attenzione e la reazione della polizia, che sporgerà denunce in alcuni casi effettuerà degli arresti. E, ancora, questa è la legalità, è così che gestiscono legalmente queste cose, non è un atto legale da parte della polizia perché legalmente devi ottenere il permesso, hai richiesto quel permesso ma non è stato concesso quindi stai facendo tu un atto illegale. Questo è il ragionamento, è così che vine gestita la legalità. Ci sono diversi casi di agenti di polizia denunciati per aggressione e altro contro dei cittadini, contro dei Dalit, o anche per degli arresti, ma tutto ciò continua.

Dunque, da una parte hai le leggi, i regolamenti, la Costituzione che dichiara i diritti democratici, dall'altra parte tutto questo viene violato impunemente quando sono coinvolte le masse. delle forze rivoluzionarie, delle forze democratiche ogni volta che queste fanno qualcosa che tocca o sfida gli interessi fondamentali delle forze reazionarie.

Perciò, questi discorsi che fanno a motivare la loro resa, a fronte di tanti quadri e persone comuni che invece sono attaccati e anche uccisi, tutte queste storie sono senza senso, è solo modo per giustificare in qualche modo l’abbandono della lotta.

Certamente, ora le condizioni sono terribili, certamente la repressione è pesante e sostenerle in certe zone di guerra può risultare impossibile, ma non è la prima volta che un movimento rivoluzionario nel mondo si trova ad affrontare tale situazione, altre volte si sono subite gravi defezioni, subito gravi perdite, si è stati costretti ad abbandonare aree in cui ci si era stabiliti da lungo tempo; tutte queste cose non sono nuove e nel nostro paese e in tutto il mondo. Ancora una volta, questo non diventa un motivo per la resa. In queste situazioni quel che che si può fare è ripiegare, raggrupparsi e iniziare a costruire daccapo, c’è forse una situazione in cui ciò sia impossibile?

Guardate il recente esempio di un ex dirigente che ha sostenuto che si è arreso perché altrimenti sarebbe stato costretto all’isolamento, separato dal popolo e dalle masse, e non sarebbe stato in grado di aiutare il movimento in questa situazione di difficoltà. È la prima volta che dei dirigenti rivoluzionari sono stati messi in isolamento, separati dal popolo e dal partito? Ci sono stati molti casi, eppure col tempo sono riusciti a superare queste barriere, a stabilire legami con le masse, con il partito e ad aiutarlo con tutti i mezzi a loro disposizione. Anche qui vediamo che queste argomentazioni non hanno senso se non quello che ho già sottolineato: la scelta personale.

È un attacco diretto all'ideologia rivoluzionaria, alla linea rivoluzionaria del partito, che è stata consolidata nel corso dei decenni attraverso enormi sacrifici. Abbiamo l'esempio del nostro segretario generale CPI(M), il compagno Basavaraj, e degli altri compagni che erano con lui, che hanno dato la vita invece di arrendersi di fronte agli attacchi nemici. Si dice che abbiano resistito all'accerchiamento per oltre cinque giorni. Non avrebbero potuto arrendersi? Non avrebbero potuto semplicemente sventolare bandiera bianca e dire "ok, deponiamo le armi"? Forse sono catturati e poi uccisi, non si sa, ma quello che sappiamo è che hanno combattuto fino all'ultimo proiettile, fino all'ultimo uomo rimasto in vita, e questo è un esempio per i rivoluzionari e le masse, non solo nel nostro paese, ma in tutto il mondo. Questo è il glorioso esempio che abbiamo nella storia del movimento comunista in tutto il mondo: non arrendersi di fronte al nemico, non farsi abbattere ma resistere e combattere.

In particolare, in questo periodo in cui l'imperialismo, principalmente quello americano, agisce aggressivamente cercando di imporre in tutto il mondo la sua agenda reazionaria e controrivoluzionaria, è ancora più importante che il movimento in India, i rivoluzionari in India, restino saldi e tengano alta la bandiera rossa, dichiarando che qualunque cosa accada, qualunque prezzo debbano pagare, non si arrenderanno, continueranno a combattere.

Questo è ciò che ci hanno insegnato i nostri dirigenti martiri, il compagno Charu Majumdar e il compagno Chatterjee. Questo è il messaggio trasmesso dai nostri innumerevoli martiri, fino ai compagni recentemente assassinati dallo Stato e anche dai grandi sacrifici compiuti dalle masse per sostenere questo movimento, per nutrirlo, per difenderlo con la propria vita e i propri mezzi di sussistenza.

Dimenticare tutto ciò per uscire da una situazione difficile è l'atto più spregevole che si possa compiere e il fatto che sia stati fatto da un gruppo di ex dirigenti del movimento ci rende ancora più consapevoli dell'importanza dell'ideologia, dello studio ideologico, della formazione ideologica e della costruzione del partito a tutti e sei i livelli.

Ricordiamo che Mao Zedong ci ha insegnato quali sono le tre armi della rivoluzione e se guardate attentamente quella citazione vedrete che a un certo punto dice che la costruzione del partito è un'arma, non dice solo partito, fronte unito e esercito, dice specificamente che la costruzione del partito è un'arma. Che dosa significa esattamente? Costruire semplicemente il partito a livello organizzativo? No, si intende costruire il partito ideologicamente, politicamente e, ovviamente, anche a livello organizzativo prestando attenzione agli aspetti della sua sicurezza, alla e a vari altri aspetti. Quindi, quando è intesa in questo senso la costruzione del partito, si comprende che l'ideologia è la chiave di tutto, che è la viva questione più importante, più decisiva, di ciò che ci ha insegnato la rivoluzione culturale, ovvero mettere la politica al comando. Allora si vede la via d'uscita da una situazione come quella attuale.

Bisogna sviluppare ogni tipo di pratica, analizzare e fare il bilancio ciò che accade, imparare dagli errori ecc.. Ma, in tutto questo, la domanda fondamentale è: da quale punto di vista lo si fa? Dal punto di vista proletario? E che metodo si applica? Si resta saldi sulla via di Naxalbari o si abbandona tutto questo in nome di una cosiddetta legalità? Scendere a patti con lo Stato indiano, cedere la propria politica rivoluzionaria, la propria ideologia per diventare strumenti nelle mani dello Stato. Questa scelta è davanti a tutti e, per chi comprende di essere diventato comunista per servire il popolo, per raggiungere l'obiettivo del comunismo mondiale, la risposta è molto chiara: rimanere saldi sulla via della rivoluzione, non importa cosa accada, non importa cosa ci scagli contro il nemico, resistere, combattere, solo così otterremo la vittoria.

In definitiva, il popolo combatte, fallisce, combatte, fallisce, combatte, fallisce ancora e ancora e alla fine trionfa perché la storia è dalla sua parte, il progresso della storia, la via dell'avanzamento è sempre dalla sua parte perché rappresenta ciò che è vero, ciò che è giusto e ciò che è necessario per il Paese e per l'umanità.

Con questo concludo.

Saluto rosso a tutti voi.

Nessun commento:

Posta un commento