
Disordini al corteo per Cospito, 18 anarchici condannati a pene fino a 5 anni e mezzo
Il giudice li ha puniti per danneggiamento aggravato e imbrattamento, escludendo l’imputazione più pesante mossa dalla procura di devastazione e saccheggio.
Diciotto condanne hanno chiuso a Torino, il processo di primo grado nato dai disordini avvenuti durante il corteo in solidarietà ad Alfredo Cospito il 4 marzo 2023, che in quel periodo stava sostenendo uno sciopero della fame per protestare contro il regime di 41 bis cui era sottoposto in carcere.
La sentenza, letta dalla presidente Elisabetta Chinaglia, ha escluso l'ipotesi più grave di devastazione e saccheggio, derubricando i fatti in reati di danneggiamento aggravato e imbrattamento. Nonostante questo "sconto" sulla qualificazione del fatto, le condanne sono state pesanti per il nucleo centrale dei
manifestanti fino a 5 anni e 6 mesi di carcere. I giudici hanno riconosciuto, come sosteneva il pm Paolo Scafi, il concorso degli imputati nella "minaccia a pubblico ufficiale", cosa che a giudizio della procura dimostra come i danneggiamenti furono preorganizzati.
È stata invece rigettata la domanda di risarcimento presentata dal Ministero dell'Interno. Oltre ai danni, i condannati dovranno farsi carico di circa 16mila euro di spese legali sostenute dalle parti civili.
Il tribunale si è riservato novanta giorni per il deposito delle motivazioni, che spiegheranno nel dettaglio perché l'impianto accusatorio iniziale sulla devastazione sia stato mitigato in favore del danneggiamento.
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