martedì 11 febbraio 2020

pc 11 febbraio - Polizia e questore al servizio del padrone contro gli operai smantellano un presidio alla Faist di Chianciano e chiudono la fabbrica, tutto licenziati

La polizia che piomba davanti alla fabbrica, nel cuore della notte, e interrompe il presidio dei lavoratori, che stanno lottando per impedire che vengano trasferiti macchinari e attrezzature delle linee di produzione. Gli agenti bloccano il sit-in e fanno uscire sei tir carichi, ai quali fanno anche da scorta, decretando, di fatto, in tal modo, la chiusura dello stabilimento.

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dal Manifesto del 9 febbraio
Lanciano, presidio bloccato alla Faist. È polemica sulla polizia
Il caso. Acerbo (Prc): «Hanno pregiudicato una vertenza. Stanno con i padroni?»
La polizia che piomba davanti alla fabbrica, nel cuore della notte, e interrompe il presidio dei lavoratori, che stanno lottando per impedire che vengano trasferiti macchinari e attrezzature delle linee di produzione. Gli agenti bloccano il sit-in e fanno uscire sei tir carichi, ai quali fanno anche da scorta, decretando, di fatto, in tal modo, la chiusura dello stabilimento. Si conclude così a Lanciano (Chieti) la vicenda dei lavoratori della Faist, che realizza componenti e sensori per le turbine di auto e veicoli commerciali. L’azienda, lunedì scorso, attiva l’iter di licenziamento collettivo, per i 16 dipendenti. E al contempo, ignorando le procedure di legge che in questo caso prevedono 75 giorni di incontri e trattative, carica sugli autoarticolati gli impianti. Pronti a partire alla volta di Perugia, dove c’è un altro sito.
«Qui non abbiamo mai avuto problemi – spiega Manuela Ricci, responsabile di stabilimento e Rsa Fim Cisl – abbiamo sempre lavorato a pieno ritmo. Gli esuberi sono stati dichiarati in Umbria, ma hanno deciso di smantellare in Abruzzo». Scatta la protesta, con i lavoratori che stanno, a turno, davanti ai cancelli, per scongiurare che attrezzature e impianti vengano spostati. Ma venerdì ecco l’arrivo degli agenti che attuano lo sgombero. «Mi chiedo chi abbia firmato il provvedimento» tuona Domenico Bologna, Fim Cisl Abruzzo Molise. «Non abbiamo sgomberato niente, la richiesta è arrivata dall’azienda che ci ha detto che c’erano dipendenti
che impedivano l’accesso dei mezzi» precisa il questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello. «Già, – replica il sindacato – ma il diritto dei lavoratori a difendere il proprio posto? Tra l’altro – aggiunge – si tratta di un’azienda che ha agito senza rispettare le norme».
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione- Sinistra Europea chiede la rimozione del questore che «ha avuto un comportamento vergognoso contro i lavoratori. Le parole con cui poi ha giustificato, anzi, si è vantato dello sgombero – continua – sono gravissime, figlie del clima che si respira da anni nel nostro Paese in cui i diritti dei lavoratori ormai si possono calpestare impunemente. Siamo tornati ai tempi in cui le forze dell’ordine e lo Stato erano schierati a difesa del padrone. La polizia – prosegue – si è intromessa in una vertenza che si era appena aperta pregiudicandone l’esito. Per il 17 febbraio era convocato il tavolo azienda-sindacati». Annullato dopo quanto è successo. E il deputato di Italia Viva, Camillo D’Alessandro: «Nello sfregio di ogni regola prevista sulle procedure di licenziamento collettivo – afferma in un documento – la Faist ha rimosso gli impianti, abbandonando i lavoratori al proprio destino, purtroppo nella assenza di una iniziativa della Prefettura di Chieti, pure sollecitata. Porto il caso in Parlamento con plurime interrogazioni, e chiederò conto al ministero dell’Interno». «Situazione paradossale – riprende Bologna -. Ma siamo all’inizio e siamo pronti a dare avvio a tutte le azioni legali possibili».

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