sabato 29 giugno 2019

pc 29 giugno - Una corrispondenza da Genova su Terzo valico-Pd e altro

SAREBBE MEGLIO CHE RAFFAELLA PAITA PENSASSE ALLA SUA SPEZIA

Venerdì ventotto giugno, alle ore 09:37, alcuni quintali di esplosivo hanno permesso di far implodere ciò che restava del moncone est di quello che un tempo – fino alla mattina del 14 agosto 2018 – era conosciuto come il viadotto Polcevera della autostrada A10: un grande successo, secondo tutti gli esperti che hanno escluso qualsiasi tipo di problema alla salute delle persone che sono state momentaneamente sfollate per permettere l’operazione di cancellazione dei resti di una sciagura che ha coinvolto quarantatre persone, direttamente, e migliaia di altre che qui vivevano.

Le macerie sono ancora calde, ma c’è subito chi, con un tempismo da vero sciacallo, ne approfitta per tornare all’attacco sul tema delle infratrutture del capoluogo ligure: è la deputata spezzina Raffaella
Paita – dell’ala renzista del Partito Democratico – la prima ad approfittare della vicenda per ricordare che a Genova servono sia la Gonda Autostradale di ponente sia il riassetto del nodo ferroviario cittadino, in modo da rendere nuovamente competitivo il porto.

Lo fa dalle colonne del fogliaccio telematico Democratica, da dove così incalza il Governo: «ci vogliono due impegni assoluti. La merce in partenza e in arrivo deve viaggiare molto più rapidamente. Servono cose che i genovesi ormai recitano a memoria: valico, nodo, ponte e gronda. Valico e ponte sono in corso, il nodo ora può ripartire, ma dopo un anno il governo gialloverde non ha ancora detto se la gronda si fa o no. È il momento di rompere indugi, tentennamenti e astuzie e dire parole chiare su questo.».

E’ vero che, purtroppo, il Tero Valico ferroviario dei Giovi ha passato la pagliacciata dell’analisi costi-benefici e pertanto – pur tra mille difficoltà, dovute a sciooperi del personale per mancato pagamento degli stipendi, sospensione dei lavori per il riscontro della presenza di amianto, e ancora per le inchieste giudiziarie che riguardano le aziende dell’appalto – dovrebbe prima o poi completarsi, ma la politicante spezzina fa riferimento ad un’opera che non esiste ancora, se non sulla carta.

La così detta Gronda autostradale di ponente, al momento, è soltanto nella testa di chi vorrebbe cementificare ulteriormente una zona già abbastanza deturpata dalla presenza di altri manufatti: eppure ella sembra assolutamente certa dell’utilità di un’ulteriore colata di cemento – oltre che di ulteriori scavi in montagne stracariche di amianto – e dell’obbligo, da parte della compagine governativa, di approvazione dell’ennesimo scempio ai danni di questa porzione di territorio.

Chi scrive pensa, al contrario di quanto sostiene la Paita, che costei non ami affatto Genova: se così fosse non continuerebbe a sponsorizzare il suo declino, che certamente avrebbe luogo qualora le infrastrutture da lei citate dovessero tutte vedere effettivamente la luce; inviterei l’ex responsabile regionale della Protezione civile ad occuparsi maggiormente dei problemi legati al suo territorio, visto che – tanto per fare un esempio – sono decenni che si attende il raddoppio della ferrovia Pontremolese.     

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