venerdì 12 settembre 2014

pc 12 settembre - L'ATTIVO DEL MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO

Nell’incontro che si è tenuto il 31 agosto 2014 in Sicilia, all’interno dell’attivo politico nazionale di Proletari Comunisti – PCm Italia, le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario hanno fatto un bilancio collettivo ripercorrendo l’anno di lotta, che ha visto in particolare il raggiungimento di un obiettivo nuovo e per nulla facile, nè scontato, lo Sciopero delle Donne, con la partecipazione di tantissime donne, operaie, precarie, le lavoratrici del settore scuola, le studentesse che hanno partecipato con numeri significativi cosi da rendere questo sciopero storico anche nei dati oltre che nei contenuti.
E ora il tempo di consolidare quanto messo in campo perchè “Nella odierna società imperialista, le donne sia nel campo delle lotte sia nell’impegno personale e delle idee hanno una marcia in più, mostrano ogni giorno che sono sempre di più una forza poderosa che tutti devono contribuire a scatenare, in particolare nelle organizzazioni di classe e nelle organizzazioni rivoluzionarie. Il partito comunista di tipo nuovo maoista in questo è il principale strumento e bersaglio.” (dal libretto 'Pillole Comuniste').
La marcia in più vale per tutte le donne che si ribellano alla doppia oppressione di questo sistema imperialista e capitalista, in un intreccio tra classe e genere che è alla base della ribellione della maggioranza delle donne, come forza poderosa che tutti devono contribuire a scatenare, perchè ricchezza per la lotta rivoluzionaria. Un intreccio che invece viene negato da realtà del movimento rivoluzionario che vedono solo o l’uno o l’altro aspetto.
Proletari Comunisti - PCm Italia, di cui l’MFPR è organismo generato, pone la questione dello scatenare la forza poderosa delle donne come discriminante:
Il movimento delle donne è quello decisivo per la rivoluzione in ogni paese, ma è anche indispensabile per costruire il partito comunista di tipo nuovo e il sindacato di classe” (da Pillole comuniste)
Non ci può essere rivoluzione e cambiamento in questa società senza questo movimento delle donne, così come è decisiva la lotta e la coscienza teorica e pratica della doppia rivoluzione delle donne per la costruzione del partito rivoluzionario di tipo nuovo e del sindacato di classe, in cui il protagonismo delle donne è un tratto distintivo e centrale.
In questo senso esperienze esemplari nell'anno “politico” 2013/2014 sono state lo Sciopero delle Donne e l’8 marzo con l'appello del Mfpr a tutto il movimento delle donne a riprendersi e rialzarsi un'8 marzo rosso e proletario.
Queste parole d’ordine, i contenuti, le iniziative pratiche di lotta portate avanti nei mesi scorsi sono state in sintonia con la realtà, con i bi-sogni, i sentimenti delle maggioranza delle donne verso un vero cambiamento della condizione di vita, in particolare le operaie, le lavoratrici, le precarie, le disoccupate, casalinghe, le ragazze.
Importante è stata l’eco internazionale che hanno avuto queste esperienze di lotta, collocate e collegate dal Mfpr alle lotte che in tanti paesi le donne portano avanti, e all'interno di queste, alle esperienze più avanzate delle donne rivoluzionarie e comuniste nelle guerre popolari. Per questo l'eco del lavoro, della battaglia di principio e pratica del Mfpr è arrivata fino in India dove tantissime donne sono parte integrante e dirigente della guerra popolare, e, nel ruolo all'interno di essa, portano già una trasformazione non solo sul fronte pratico, ma anche ideologico.
L'Mfpr è impegnata ora a portare più avanti questo patrimonio strategico di concezione, linea-prassi intorno alle questioni della necessità non solo in Italia, ma in ogni paese e movimento delle donne, del “movimento femminista proletario rivoluzionario”, dello “scatenare la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione” e della “rivoluzione nella rivoluzione”.
In un ragionamento collettivo in cui abbiamo considerato anche limiti e questioni da sviluppare, un aspetto da tenere ben presente è che le esperienze non si possono meramente ripetere.
Nel nuovo anno di lotta che sta iniziando è necessario lavorare perchè la linea-concezione rivoluzionaria che si è concretizzata nello Sciopero delle Donne, si affermi estesamente e si diffonda, contro le tendenze che soffocano, sottovalutano o ostacolano lo “sciopero delle donne” doppia lotta, come intreccio di lotta di classe e di genere, o ne vogliono spuntare le punte di critica/trasformazione anche all'interno del movimento proletario e dei movimenti di opposizione.
Così sulla questione della violenza sulle donne, dei femminicidi, stupri, una violenza strutturale sistemica che continuerà inevitabilmente a riprodursi in questa società che ne è la causa, non possono bastare le tante e giuste denunce, ma occorre intraprendere necessariamente la strada della lotta rivoluzionaria contro il sistema sociale che la genera, chiamando le donne a respingere tutte quelle posizioni che le vogliono portare a sperare in un cambiamento (impossibile) dall’interno di questo sistema borghese.
In questo senso nei prossimi mesi dobbiamo essere ancora più impegnate in una battaglia sul fronte teorico per far avanzare la pratica.
In questa battaglia gli opuscoli come “La scintilla dello Sciopero delle Donne”, “S/catenate – donne lavoro e non lavoro – una lotta di classe e di genere”, “Uccisioni delle donne, oggi” e altri da noi fatti negli anni, sono strumenti, “armi” per elevare, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente, la mobilitazione delle donne; ed essi servono non solo alle donne ma all’intera classe proletaria, al movimento rivoluzionario.
Ma proprio per questo far conoscere, diffondere questi testi non richiede solo un nostro maggiore impegno, ma è anch'essa un'azione di combattimento per farne strumenti di lotta. Organizzeremo iniziative di diffusione, presentazione degli opuscoli – come se fossero iniziative di lotta – a partire dalle fabbriche e posti di lavoro protagonisti dello sciopero delle donne e nelle città in cui siamo presenti o possiamo arrivare; coinvolgendo tutte le energie che vogliono darci un aiuto in questo.
Legare, inoltre, la pratica alla formazione teorica, con l’organizzazione di gruppi di studio aperti su testi quali la “Concezione materialistica della storia” di Marx ed Engels e “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” di Engels, riprendendo anche l'opuscolo del 1° seminario del Mfpr di Agrigento che pose a base questi testi per combattere l'idealismo del femminismo borghese e piccolo borghese e affermare la concezione materialistico-dialettica della storia che spiega il perchè dell'indicazione “movimento femminista proletario rivoluzionario”, è un’altra arma per consolidare e portare avanti il percorso di lotta e di avanzamento oggi necessario.

per il Movimento femminista proletario rivoluzionario
Cettina - Palermo

agosto 2014

pc 12 settembre - "IL SINDACATO E' UN'ALTRA COSA" DENUNCIA COSE GIUSTE MA RESTA NEL POSTO SBAGLIATO

La corrente interna alla CGIL - "Il sindacato è un'altra cosa" di Cremaschi - denuncia cose giuste ed evidenti, ma il luogo in cui lo fa è sbagliato. Da anni questa battaglia non ha prodotto alcun risultato, quando si traggono le conclusioni...? Si continua a fare appelli inutili e impotenti al vertice della Cgil, che non solo non si "apre alle soggettività e realtà che lottano per i diritti e i bisogni negati", ma in tante occasioni li attacca; si dice che la "Cgil deve rompere con il Pd e Renzi", quando è la stessa Fiom che va a braccetto con Renzi, scavalcando a destra, almeno nelle parole, la stessa Camusso. Ma Cremaschi e company non vogliono trarre le inevitabili conclusioni...
Renzi-Camusso-Landini conducono un gioco delle tre carte e il partito della conciliazione è sempre una STAMPELLA DI QUESTO GIOCO

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE - COORDINAMENTO NAZIONALE

VOLANTINO del Il Sindacato è un'altra cosa
CGIL SE CI SEI BATTI UN COLPO!!!
Occorrerebbe forse un tavolino a tre gambe e una seduta spiritica per riuscire a scoprire che fine ha fatto la Cgil di fronte all'inarrestabile aggressione alla condizione di lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati!
Cosi, mentre la situazione economica e sociale del paese precipita ogni giorno di più, crollano salari e pensioni, cresce la disoccupazione, la precarietà è condizione generale ed il governo Renzi persegue con più accanimento la stessa politica dei precedenti governi fino a mettere in discussione lo statuto dei lavoratori, bloccare i contratti dei pubblico impiego e tagliare pesantemente la spesa pubblica e sociale, manca una risposta adeguata del sindacato più grande di questo paese.
Nonostante la drammaticità di quanto accade, nonostante l'evidente fallimento delle politiche dei governi dell'austerità, compreso quello Renzi che ci ha portato nuovamente in recessione, si preannuncia l'ennesima iniziativa di sabato, l'ennesima adunata destinata a produrre solo passività e 
rassegnazione tra lavoratori e quadri militanti.
LA CGIL DEVE ROMPERE CON IL PD E CON RENZI
Ci vuole lo sciopero generale come primo atto di un percorso, che deve partire dai luoghi di lavoro, per la ripresa di un lungo conflitto sociale che ricostruisca la credibilità , il senso e l'efficacia del sindacato e delle lotte e che possa consentire di ottenere risultati concreti per la condizione dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati.
È necessario che la Cgil proclami lo sciopero generale, rompendo ogni subordinazione al partito democratico, a Renzi ed al suo governo dell'austerità, con un appello a tutti i sindacati per costruire un percorso partecipato e condiviso su una piattaforma con poche, chiare ed unificanti parole d'ordine in grado di garantire la necessaria continuità e determinazione alla lotta:
SALARIO E REDDITO
PENSIONI DI NUOVO A 40 ANNI DI CONTRIBUTI
RIDUZIONE DEGLI ORARI DI LAVORO A PARITA' DI SALARIO PER CREARE OCCUPAZIONE
DIFESA DELLO STATUTO DEI LAVORATORI
Le centinaia di lotte che attraversano il paese devono essere unificate, devono avere il pieno sostegno del sindacato e devono trasformarsi in battaglia generale. Se si vuole lottare contro il governo e le sue politiche bisogna scioperare nei luoghi di lavoro e bloccare il paese!
RACCOGLIAMO L'APPELLO DEI MOVIMENTI SOCIALI, BLOCCHIAMO IL PAESE E I POSTI DI LAVORO
La Cgil si apra al rapporto con tutte le soggettività e le realtà sociali che lottano per i diritti e i bisogni negati, che lottano contro le grandi opere e le devastazioni ambientali. I soldi ci sono ma vengono spesi per armamenti, opere inutili, per foraggiare un sistema clientelare e corrotto, per arricchire i 
soliti noti.
Raccogliamo l'appello che arriva dai movimenti dalla Val Susa: BLOCCHIAMO IL PAESE!
Il sindacato è un'altra cosa - Opposizione Cgil
#SCIOPEROGENERALEORA #17S #CONTROVERSO 

pc 12 settembre - Landini-Fiom ministro del lavoro?

Landini alla Dalmine si candida ministro del lavoro del governo Renzi e lascia campo libero al fascismo sindacale in fabbrica

La Fiom con la venuta di Landini alla Dalmine, si candida a diventare il sindacato amico del governo Renzi, e tentare di mobilitare gli operai metalmeccanici nel sostenere l'economia del paese (ossia dei padroni), non è un caso che il segretario Fiom nel suo intervento ha dato ampia enfasi ai vari punti del programma del suo sindacato per il lavoro, tutti propositivi e nessuna mobilitazione contro il governo Renzi e PADRONI, anzi ha annunciato che lunedì a Milano la Fiom nazionale ha promosso un convegno (vedi allegato di seguito) per spiegare la sua strategia per uscire dalla crisi, con la presenza di rappresentati di padroni e governo, nella prospettiva di un sistema di cogestione con le imprese sul modello tedesco più volte citato (in particolare con l'esempio del settore auto "dove i padroni investono in innovazione... non come la Fiat di Marchionne...").
Un programma articolato in cui la Fiom si pone il problema di dare risposte a tutti i problemi che frenano l'economia, che servirà a smantellare punto per punto in quanto svia gli operai dalla lotta contro la politica di padroni e governo e li illude sulla possibilità di riformare il sistema capitalistico (intervento pubblico nella siderurgia, aumenti contrattuali detasssati, senza investimenti niente occupazione, diritti graduali nei contratti di lavoro, crisi rischio concreto che alcuni settori produttivi chiudano.....).
Infatti bisogna sfatare il mito della Fiom che appare mediaticamente come sindacato di opposizione, in quanto non è Landini che sta resistendo alla linea della Camusso, ma è Landini che sta riportando l'anomalia Fiom nelle piene compatibilità della Cgil, e quindi di CSL/UIL e quindi di padroni e governo.

Anche sul terreno della democrazia e della rappresentanza Landini praticamente non si oppone all'applicazione nelle fabbriche dell'accordo fascista del 10 gennaio che impedisce la libertà sindacale, fregandosene del mandato del 90% dei metalmeccanici che hanno votato contro questo accordo nel referendum indetto dalla stessa Fiom a livello nazionale. 
Nelle assemblee alla Dalmine incalzato su questa questione Landini afferma che la Fiom partecipa al rinnovo delle elezioni con questo accordo e si riserva nel corso della trattativa del contratto di modificare i punti sbagliati...... la Fiom non tiene fuori nessuno.
E' proprio un sindacalista, che gira attorno alle parole. 
La sua tattica è stare zitto, non prendere posizione e lasciare fare il lavoro sporco a fim e uilm nella commissione elettorale per respingere a maggioranza la presentazione di altri sindacati, infatti come prevede l'accordo tra cgil-cisl-uil e padroni avere delegati sui posti di lavoro spetta solo a chi sottoscrive formalmente l'intesa e rinuncia ad essere un sindacato dei lavoratori (vedi scheda volantino allegato). 
Una posizione perdente per tutti i lavoratori che nei prossimi mesi a livello nazionale produrrà l'applicazione di fatto dello sciagurato accordo fascista attraverso l'applicazione nei rinnovi delle Rsu..... ahi voglia Landini a chiedere al governo una legge democratica sulla rappresentanza, sui contratti etc., dato che se una legge ci sarà, in queste condizioni non potrà che recepire i peggioramenti che si stanno applicando nella normale dialettica sindacale.
In più Landini enfatizza alcuni elementi della legge sulla rappresentanza per difendere la propria esistenza come organizzazione e quindi sbaglia per principio, caricando i lavoratori sulla duplice importanza del voto per le Rsu in queste nuove condizioni (PEGGIORI), in quanto esso è un criterio che entra a far parte della certificazione degli iscritti e del peso di ogni organizzazione sindacale nelle trattative.
Povero illuso, pensa di difendere il proprio orticello mentre è in atto una inondazione...

Volantino diffuso alle assemblee operai Dalmine di giovedì 11 settembre sul rinnovo della RSU:

La linea della Fiom (di fatto una difesa di se stessa nei tribunali) si è dimostrata inadeguata per rispondere al fascismo padronale iniziato da Marchionne-Fiat. Fine delle regole, deroghe al CCNL, flessibilità estrema, taglio dei diritti, ricatti per lavorare, precarietà, sono alla base ormai dei contratti aziendali.
L'accordo del 10 gennaio 2014 impone a chi aderisce il divieto di contestare gli accordi firmati, limita il diritto di sciopero durante le trattative... impedisce agli operai di scegliere liberamente il proprio sindacato...
Impone sanzioni, anche economiche a chi non rispetta queste regole.
Non prevede il voto degli operai, gli accordi valgono con il si del 51% della Rsu.

Il delegato che si oppone, può essere rimosso dal segretario e perde la carica di delegato!
Chi firma può sedersi al tavolo con l'azienda e raccogliere le tessere in busta paga.
Chi non sottoscrive questo accordo viene escluso dalle elezioni delle Rsu.
SE PASSA VIENE ELIMINATA LA LIBERTÀ SINDACALE.
CHI SOTTOSCRIVE QUESTO ACCORDO RINUNCIA AD ESSERE UN SINDACATO! DOBBIAMO CANCELLARE QUESTO ACCORDO,
E LOTTARE PER LIBERE ELEZIONI.

Ora in queste elezioni dei nuovi delegati farà entrare in fabbrica anche il fascismo sindacale. La democrazia si era già persa con il blocco delle elezioni per 4 anni. Delegati scaduti si sono imposti sugli operai per firmare nuovi accordi a vantaggio dell'azienda.

Operai, questo rinnovo dei delegati offre la possibilità di aprire una nuova pagina, se e solo se, lottiamo per difendere il diritto per elezioni libere e democratiche!
Ipocritamente la Fiom ha convocato le elezioni separatamente da Fim e Uilm. Ma dietro questa falsa facciata, sono pronti, a braccetto con Fim e Uilm, come già fatto in altre fabbriche, per eliminare la nostra lista, usando la Commissione Elettorale per cambiare le regole, applicando l'accordo fascista del 10 gennaio 2014 'sulla rappresentanza', firmato senza consenso dei lavoratori da Cgil Cisl Uil Confindustria.

MA L'ACCORDO DEL 10 GENNAIO 2014 - ANCHE ALLA DALMINE, GLI OPERAI FIOM, CON IL 90% DEI NO, AD APRILE LO HANNO GIÀ BOCCIATO - NON DEVE ENTRARE!!! L'accordo del 10 gennaio 2014, prevede che solo chi lo firma, rinunciando formalmente a difendere i lavoratori, può partecipare alle elezioni dei delegati.
Dietro ai loro slogan 'diritti, salario, democrazia', come si è visto bene anche in fabbrica, ci sono le loro firme agli accordi peggiorativi e ricattatori, alla flessibilità, alla riduzione continua del numero di operai anche alla Dalmine. Ci sono la repressione e i licenziamenti intimidatori senza risposta.
E qui lo ripetiamo: contro il licenziamento ingiustificato e repressivo di F.A. in acciaieria, le firme proposte dalla Fiom sono totalmente inadeguate e ipocrite. Serve lo sciopero che nei prossimi giorni andremo a costruirlo anche autonomamente!
Avanti con coraggio, lottiamo
per elezioni libere e democratiche per un sindacato nelle mani degli operai

NO all'esclusione della lista COBAS/FLMU

SLAI Cobas per il sindacato di classe
via Marconi 1 Dalmine 335 5244902 sindacatodiclasse@gmail.com

FLMU/CUB coordinamento di bergamo
via Donizetti 10 Dalmine 339 7313300 flmu.cub.bg@email.it


Comunicato  inviato al sito della rete28aprile:
Landini in assemblea ieri alla Tenaris Dalmine ribadisce la linea Fiom. Ipocrisia di facciata, ma uguali a Fim e Uilm nei fatti: il rinnovo delle RSU si farà con l'accordo del 10 gennaio 2014, 'anche se noi non lo condividiamo...' e la lista/SlaiCobas/FLmu o lo firma o è fuori.
A tutti gli oppositori dell'accordo 10 gennaio 2014, che riporta il fascismo in fabbrica, che si fa?
slai/cobas per il sindacato di classe, flmu/cub bergamo 


10.09.14 - Le proposte di Landini: la nostra contrarietà al tavolo sulla competitività e all'autunno semitiepido



Mercoledì 10 Settembre 2014 07:15
Leggendo i quotidiani il giorno dopo la direzione Fiom di Lunedi che ha dato via libera alle proposte di Landini per l'autunno parrebbe che la Fiom si appresti a tornare finalmente al conflitto. In realtà così non è per due ragioni. In primo luogo Landini ha escluso categoricamente l'opposizione al governo Renzi. Il pacchetto di otto ore di sciopero sarà a gestione territoriale, dedicato soprattutto alle imprese in crisi, per rivendicare tavoli di settore ed una nuova politica industriale. La stessa manifestazione del 25 ottobre non solo non si pone nessun obbiettivo di costruire un rapporto con tutte le soggettività e le realtà sociali che nel paese stanno, giustamente, tentando l'unificazione delle lotte, ma è stata presentata quasi a sostegno del cambiamento (...)
che sarebbe incarnato da Renzi o di cui quantomeno lo stesso sarebbe espressione (sigh). Sino al punto che nulla deve mettere a rischio, in questo percorso, l'interlocuzione con il presidente del consiglio. In secondo luogo la Fiom ha accettato l'invito di Federmeccanica a sedersi ad un tavolo sulla competitività delle imprese, del sistema industriale. Invito rivolto ufficialmente e sostenuto da un documento analitico in totale sintonia con quello confindustriale su deroghe economiche, flessibilità, demansionamento ecc ecc. In sostanza a quel tavolo si parlerà solo di come peggiorare la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici. Un problema non da poco mentre proponi agli stessi di scioperare nei territori... La vera notizia è quindi il ritorno al pieno riconoscimento della Fiom da parte dei padroni di Federmeccanica, sino ad oggi negato per la mancata sottoscrizione del ccnl separato del 2009 e del 2012 poi.  Non è un caso evidentemente che questo tavolo si apra a pochi mesi dal rinnovo del contratto nazionale separato. Abbiamo espresso la nostra netta contrarietà a questo percorso. Mentre ci sarebbe un bisogno assoluto del ritorno al conflitto sociale, della ricostruzione di un opposizione radicale, netta che parli alla condizione del paese, dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati di fronte al pesantissimo attacco che Renzi sostiene contro il mondo del lavoro si costruiscono iniziative di accompagnamento alle scelte del governo, di “proposta”, come se i nostri governanti non sapessero qual'è la condizione del paese e avessero bisogno di nostri consigli. E in tutto questo ci si siede al tavolo con Federmeccanica inducendo ulteriore confusione e rassegnazione tra i lavoratori.  Noi continuiamo a lavorare per lo sciopero generale e lo sciopero sociale , lo chiederemo anche il 17 al direttivo nazionale della Cgil. Landini lo chiederà lo sciopero contro le politiche di un Renzi che blocca i contratti dei lavoratori pubblici e vuole manomettere lo statuto dei diritti dei lavoratori? Con le pensioni e l'art.18 è accaduto esattamente così, nessuno ha voluto lottare davvero, ci si è limitati a dire che non si era d'accordo, e non abbiamo dubbio alcuno che la piattaforma Fiom conterrà tutti i no alle scelte del governo. Tuttavia nel 2012, anziché contestare la Fornero sulla sua “riforma”, l'abbiamo invitata in una fabbrica a dialogare con i lavoratori, gli stessi che, nonostante la “preziosa” interlocuzione, dovranno lavorare qualche anno di più per pensioni più basse. Sbagliare potrebbe essere umano, perseverare è più che diabolico.

Sergio Bellavita
portavoce nazionale Il sindacato è un'altra cosa- opposizione Cgil

pc 12 settembre - Celebrare con spirito rivoluzionario il 10° anniversario del Partito Comunista d'India (Maoista) - Meeting Internazionale in Italia, 27-28 settembre

https://icspwindia.files.wordpress.com/2014/09/27-28setp14bn-it.pdf


pc 12 Settembre - PALESTINA: LA CHIAMANO TREGUA MA L'AGGRESSIONE ISRAELIANA CONTINUA GIORNO DOPO GIORNO. VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 27 SETTEMBRE A ROMA

Dalla pagina fb "Vittorio Arrigoni" di oggi:

Questa mattina presto navi da guerra israeliane hanno sparato contro le barche di alcuni pescatori al largo della Striscia di Gaza.
E' la terza volta che accade solo in questa settimana.
Ci chiediamo: queste aggressioni non sono una violazione della "tregua"?
Ci chiediamo: se l'avessero fatto i palestinesi quante tonnellate di esplosivo sarebbero state rovesciate nuovamente su Gaza?
Ci chiediamo: ma la legge non era uguale per tutti?
Sono domande retoriche, ovviamente.

Da bocchescucite.org:
09/09/14

Quattro pescatori rapiti nel nord delle acque di Gaza


ISRAELE CONTINUA A PRENDERE DI MIRA I PESCATORI DI GAZA. IN CISGIORDANIA, NOTTE DI RAID E DI ARRESTI, IN CUI SONO STATI COINVOLTI NUMEROSI BAMBINI



Quattro pescatori rapiti nel nord delle acque di Gaza

Martedì 9 Settembre 2014 10:56 
da Saed Bannoura – IMEMC & Agenzie
Le navi della Marina israeliana hanno attaccato, il martedì all’alba, barche da pesca palestinesi nel Mar Sudaniyya, nei pressi di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, e hanno rapito quattro pescatori.
Maan News Agency ha riportato che i pescatori, tutti i membri della famiglia Sultan, sono stati rapiti dalla marina, e sono stati portati in una destinazione sconosciuta. L’attacco israeliano ha anche causato danni a un certo numero di barche. L’attacco è ancora un’altra violazione israeliana dell’accordo di cessate il fuoco, quando la marina ha rapito due pescatori nella zona una settimana fa, mentre ha anche attaccato le barche da pesca quattro volte da quando l’accordo di cessate il fuoco è stato raggiunto il 26 agosto.
I pescatori dovrebbero essere autorizzati a pescare entro sei miglia nautiche al largo della costa di Gaza, ma la marina ha continuato ad attaccare, e ad aprire il fuoco, le barche palestinesi nelle acque di Gaza, nel nord e nel sud di Gaza. Israele Limiti di Gaza Pesca Zone Ancora una volta, viola il cessate il fuoco per il 3 ° Tempo h
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Dieci palestinesi rapiti nella West Bank
Martedì 9 Settembre 2014 11:06
da IMEMC & Agenzie
Tre palestinesi rapiti in Betlemme e Jenin
Soldati israeliani hanno rapito, martedì, tre palestinesi nei distretti di Jenin e Betlemme. Fonti mediche dicono che il palestinese rapito a Betlemme è stato violentemente aggredito dai soldati. Fonti dell’esercito israeliano hanno detto che l’esercito ha rapito dieci palestinesi in Cisgiordania.
A Betlemme, i soldati hanno rapito il residente Mohammad Ahmad Shahin, 28 anni, dopo averlo ripetutamente battuto e preso a calci in varie parti del corpo, causando diverse ferite, e lo hanno rapito prima di portarlo alla base militare di Gush Etzion. Shahin è della città Ertas, a sud di Betlemme; è stato fermato ad un posto di blocco militare vicino alla città di Beit Fajjar . I soldati hanno preso Shahin e poi lo hanno rilasciato nei pressi del campo profughi di al-’Arroub, a nord del sud della città di Hebron. E’ stato immediatamente spostato all’ospedale governativo di Beit al Jala a Betlemme per aver subito lesioni moderate. Martedì scorso, all’alba, i soldati hanno invaso il campo profughi di Jenin, nel nord della città di Jenin, e hanno rapito due palestinesi dopo la ricerca e la perquisizione delle loro case. Fonti locali riferiscono che i soldati hanno rapito Essam Jom’a Abu Khalifa , 20 anni, e Ishaq Rafiq Abu Shahla, 21. Nelle notizie correlate, due palestinesi, tra cui un uomo anziano, sono stati feriti mentre lavoravano nei pressi della Moschea Bilal Ben Rabah, a Betlemme, e sono stati spostati all’ospedale di Beit Jala . I due, Ibrahim Awad, 73 anni, e Jihad Awad, 42, sono di Beit Ummar, vicino a Hebron. Un ordigno esplosivo, da parte dell’esercito, è stato fatto esplodere vicino a loro. I due stavano lavorando vicino alla torre militare israeliana del Muro di annessione, a nord di Betlemme. Intanto, fonti militari israeliane hanno detto che l’esercito ha rapito dieci palestinesi in diverse parti della West Bank . L’esercito ha sostenuto che quattro dei membri rapiti sono del movimento Hamas, e cinque di loro sono “coinvolti in attacchi diretti contro i soldati e coloni”
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Soldati rapiscono due bambinii vicino a Ramallah
Martedì 9 Settembre 2014 09:53
da Saed Bannoura – IMEMC & Agenzie
I soldati israeliani hanno rapito lLunedi sera due bambini, di solo sette e otto anni, mentre giocavano davanti alle loro case di famiglia, nella città di Silwad, a est della città centrale di Ramallah.
I due bambini sono stati identificati come Abdul-Fattah Abdul-Ghani Hammad, 7 anni, e Ramzi Ahmad Mer’ey, 8. Testimoni oculari hanno detto che non vi erano scontri, o confronti in corso nella zona. Hanno affermato che diversi soldati hanno invaso il cortile della casa , dove i bambini giocavano, e li hanno rapiti prima di portarli ad una postazione militare nei pressi della città. Una telecamera di sorveglianza, installata dalla famiglia, ha mostrato tre soldati che invadono il cortile della famiglia e rapiscono i due bambini, Maan News Agency ha detto . Le madri dei due bambini, e un certo numero di membri della famiglia, sono andati alla postazione militare nel tentativo di ottenere il rilascio dei loro figli, ma i soldati hanno sparato bombe a gas contro di loro, costringendoli ad andare via.
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Bambino ferito, quattro bambini rapiti, vicino a Jenin
Martedì 9 Settembre 2014 07:56
da Saed Bannoura – IMEMC & Agenzie
Soldati israeliani hanno invaso, il lunedi notte, la città di Ya’bad, a nord della città di Jenin, hanno sparato e ferito un bambino palestinese, e hanno rapito diversi residenti.
Testimoni oculari hanno riferito che gli scontri hanno avuto luogo tra i soldati invasori e giovani locali, e che i soldati hanno sparato proiettili veri, proiettili di metallo ricoperti di gomma e bombe a gas. Gli scontri hanno avuto luogo in diverse parti della città, concentrandosi soprattutto nella scuola Area, e in un’altra zona dove si trovano botteghe locali. Fonti mediche hanno detto che il bambino ferito, identificato come Imad Herzallah, 14 anni, è stato colpito da un proiettile dal vivo alla spalla, ed è stato trasferito in un ospedale locale. Inoltre, i soldati hanno rapito quattro bambini nella città, e li hanno portati in una base militare e di sicurezza nelle vicinanze. I bambini rapiti sono stati identificati come Mohammad Ma’moun ‘Amarna, 13 anni, Sadeq Abu Bakr, 14, Khaled’ Arafat ‘Amro, 15, e Ekrima Khaled ‘Amarna. Testimoni oculari ha detto che i soldati hanno anche sparato decine di colpi di munizioni, granate assordanti e bombe a gas in un certo numero di case e negozi, causando a decine di residenti di subire gli effetti di inalazione di gas lacrimogeni.
Fonte: IMEMC


pc 12 settembre - Dall'attivo nazionale di Proletari Comunisti - un intervento di una compagna di Palermo

UNA SOLA SOLUZIONE LA RIVOLUZIONE

L’unica soluzione necessaria a cui aspiriamo, considerando le condizioni nazionali e internazionali in cui si trova questo sistema è la RIVOLUZIONE.
E’ la nostra parola d’ordine – ora più che mai per le condizioni di vita più guerra + sfruttamento + oppressione + miseria, spetta a noi comunisti organizzarci e sviluppare la forma per raggiungere l’obiettivo per il rovesciamento di questo sistema.
Non vogliamo essere servi di questi sistemi vogliamo scrollarci di quei pregiudizi borghesi che sono le leggi , la morale, la religione, che nascondono interessi borghesi e di opportunismo.
La nostra lotta quotidiana deve essere portata avanti ovunque nei nostri posti di lavoro, nelle scuole all’interno delle famiglie per non creare il degrado intellettuale, con la nostra parola d’ordine per distinguerci e funzionare come anello di una catena trasportatrice di masse la lotta ci deve porre all’altezza del compito che ci consegna il PARTITO.
La supremazia che il capitalismo / la borghesia esercita sulle masse popolari ci pone sempre in pieno scontro con questi governi che attraverso le manovre intense e rapide (vedi Renzi), sempre sulle spalle del proletariato e della classe più debole, si trasforma in lotta/rivolta – a noi il compito di trasmettere alle masse ai proletari che i diritti si conquistano con la lotta e con la lotta si difendono, perchè oppressione e sfruttamento genenerano resistenza.

Le lotte scandiscono la nostra vita, le varie manifestazioni, impegni di studio di circolo e - per noi donne del MFPR  le battaglie sono due, di genere e di classe,- sia sul campo politico sia lavorativo sia quotidiano, perchè nel trattare le contraddizioni femminili, familiari, che questa società ci impone e ci schiaccia; spesso è un confronto scontro con le stesse donne con cui condividiamo ore di lavoro e lo scontro diventa ideologico pratico principalmente per la loro concezione patriarcale.
La spersonalizzazione è un lavoro costante a 360 gradi è molto duro, ma che bisogna mettere in atto, con lo studio, la formazione, la partecipazione alle azioni, avanzamento, crescita , esperienza delle lotte, confronto con i compagni e confronto con i compagni internazionalisti, si riesce ad apportare qualche modifica. Buon banco di verifica sono le lotte sindacali dalle manifestazioni dei disoccupati, senza casa, alle manifestazioni dei precari coop. Sociali pulizieri policlinico; alle GRANDI lotte delle manifestazioni NO MUOS, alla grande manifestazione del 12 aprile, alle manifestazioni del 18/19 ottobre 2013, che ci formano e ci restituiscono quelle esperienze che troviamo sui testi dei maestri Marx Lenin Mao, arma di grande importanza è la formazione / informazione, le armi del proletariato per affrontare in senso più aspro la rivolta di classe;

Appropriarsi della scienza del proletariato con la pratica studio e analisi e farne una teoria, vedi i testi vivi che nascono dalle lotte di classe cercando di rispondere alle esigenze che le masse hanno avuto nel loro sviluppo storico e trasmesse per impadronirci di questa scienza, usare i testi come armi
Studiamo e lavoriamo perche siamo avanguardie comuniste e vogliamo essere sempre di più combattenti politici d'avanguardia che ci poniamo un obiettivo la RIVOLUZIONE e per questo ci dobbiamo appropriare della scienza del proletariato non come replica ma come analisi concreta da verificare ed attuare nella realtà. 
“USARE TUTTE LE ARMI MA PARTENDO DA UNA SALDEZZA DI PRINCIPI” Lenin
Lotta prima durante e dopo la RIVOLUZIONE, mantenendo la linea ferma senza deviare – capire i compagni e i nemici – “LA NON NEGOZIAZIONE DEI PRINCIPI” Lenin .

C.  PALERMO 28/8/2014

pc 12 settembre - Palestina .. potete legarmi mani e piedi - verso la manifestazione nazionale del 27 settembre

Cari compagni e amici,
in occasione della manifestazione nazionale promossa dalle comunità palestinesi in Italia il 27 settembre a Roma, e a cui invitiamo a partecipare, inviamo una poesia del poeta palestinese Mahmoud Darwish.

Potete legarmi mani e piedi
Potete legarmi mani e piedi
togliermi il quaderno e le sigarette
riempirmi la bocca di terra
la poesia è sangue del mio cuore vivo
sale del mio pane,
luce dei miei occhi,
sarà scritta con le unghie,
lo sguardo
e il ferro.
La canterò nella cella della mia prigione
nella stalla
sotto la sferza
tra i ceppi
nello spasimo delle catene.
Ho dentro di me milioni di usignoli
per cantare la mia canzone di LOTTA.

Mahmoud Darwish

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Scintilla Onlus

pc 12 settembre - Manifestazione il 13 settembre a Capo Frasca, Sardegna

Il 13 settembre a Capo Frasca, Sardegna, ci sarà una manifestazione nazionale contro le esercitazioni militari israeliane e di qualunque altra nazionalità. Ricordiamo che da anni la Sardegna subisce una vera e propria schiavitù militare, ospitando suo malgrado il 60% del demanio militare in Italia; una superficie di circa 24.000 ettari a terra cui si aggiungono quelli sul mare, che occupano un’area che supera in grandezza la stessa Sardegna. A Settembre è previsto che ricomincino, tra le altre, le esercitazioni dell'esercito israeliano. Il 13 settembre saremo a Capo Frasca per dire NO all'occupazione militare del territorio italiano.

pc 12 settembre - il presidio NOTAV blocca gli espropri a Arquata Scrivia

AGGIORNAMENTO: l'esproprio sarebbe dovuto iniziare alle 9 ma i tecnici di Cociv non si sono presentati. Il presidio rimane comunque fino a mezzanotte. Oltre un centinaio arrivati anche dalla Val Susa, che hanno bloccato il cantiere, impedendo l'ingresso ai camion

15:30 Tutto calmo dal "fronte" di Radimero
Non abbassano la guardia i No Tav che stanno presidiando il terreno a Radimero, Arquata Scrivia, dove oggi erano attesi i tecnici di Cociv per dare avvio alla procedura di esproprio. Nonostante sia arrivata da più fonti la notizia secondo la quale Cociv avrebbe rinviato l'atto di presa in possesso, il presidio resterà attivo fino alle 24 di oggi, mercoledì 10.
Gli attivisti hanno iniziato a radunarsi nel campo allestito in prossimità del cantiere del Terzo Valico già dalla serata di ieri. A sostenere, infatti, il movimento della provincia di Alessandria sono arrivati da diverse parti d'Italia, in particolare dalla Val Susa.
Ma già dalle prime ore di oggi circolava la voce della rinuncia di Cociv, decisione assunta da prefettura e questura. "Una decisione probabilmente presa di fronte all'imponente mobilitazione attivata dai No Tav - Terzo Valico e per evitare quindi di ripetere la pessima gestione già sperimentata il 30 luglio per procedere agli espropri, realizzati solo al prezzo di pesanti e ripetute cariche e lancio di lacrimogeni contro gli attivisti e permettendo semplicemente agli operai del Cociv di scattare qualche foto dei terreni da dietro i cordoni di polizia", dicono i No Tav.
Il prefetto avrebbe chiesto a Cociv un "cambio di strategia", invitando il consorzio a contattare direttamente i proprietari del terreno, che sembrano risiedere in America, per proporre una transazione. Un terreno che, però, è fondamentale per il proseguimento dei lavori: su di questo dovrà essere portata la "talpa", la trivella con la quale realizzare il tunnel. C'è, quindi, da attendersi che l'esproprio non sia annullato ma solo rinviato. Intanto, per tutta la giornata di oggi, gli attivisti hanno bloccato il cantiere, fermando i camion all'ingresso dell'area ed impedendo i lavori.


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giovedì 11 settembre 2014

pc 11 Settembre- Un passo in avanti nei rapporti tra borghesia imperialista italiana e borghesia compradora tunisina


Il presidente provvisorio della Tunisia, Moncef Marzouki è in visita in Italia per 2 giorni (ieri e oggi) invitato dal suo omologo Napolitano, accolto dalle più alte cariche dello stato.
Dopo aver incontrato ieri Napolitano e aver chiesto esplicitamente il sostegno del nostro paese a progetti di sviluppo economico e alla lotta contro il terrorismo jihadista, oggi è stata la volta dei faccia a faccia col primo ministro Matteo Renzi e con il papa.
L'elemento in comune di tutti gli incontri sono stati i "complimenti" che gli interlocutori hanno fatto al presidente provvisorio tunisino circa la "riuscita" del periodo di transizione che sta per concludersi con le prime elezioni parlamentari e presidenziali che avranno luogo a partire da ottobre prossimo dopo che nell'inverno scorso era stata varata la nuova costituzione.

I rappresentanti della borghesia italiana, del suo stato imperialista e del vaticano non possono che essere contenti dell'attuale situazione politica tunisina dove dopo una rivolta di massa e popolare aspirante al cambiamento sociale, contro una dittatura poliziesca in piedi da decenni e sostenuta dalla stessa borghesia imperialista italiana, è stata normalizzata grazie all'intervento dei partiti borghesi e revisionisti tunisini con l'obiettivo di spartirsi la torta tramite lo strumento elettorale. 

Dopo i 300 martiri della rivolta tunisina contro Ben Alì, la "nuova" classe dirigente al potere di cui Marzouki è rappresentante, dopo aver pacificato e normalizzato non è stata in grado di risolvere nessuno dei problemi sociali che hanno innescato la rivolta infatti la disoccupazione è aumentata insieme all'inflazione che si è tradotta con un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. L'influenza limitata delle forze genuinamente rivoluzionarie è l'altra faccia della medaglia, ma questa è un'altra storia...

Tornando agli incontri italiani di Marzouki e in particolare con Matteo Renzi riprendiamo stralci di un dispaccio odierno dell'Ansa e li commentiamo con lo scopo di capire cosa si cela dietro le dichiarazioni ufficiali:

(ANSAmed) - ROMA - La situazione in Libia e la minaccia rappresentata dall'Isis, oltre ai rapporti bilaterali e alla questione immigrazione sono stati i temi al centro del colloquio avvenuto ieri a Roma tra il presidente della Repubblica tunisino Moncef Marzouki e il premier Matteo Renzi.

Sulla crisi in Libia i due hanno sottolineato la necessità di trovare una soluzione politica, respingendo l'ipotesi di un intervento militare straniero nel Paese. Marzouki e Renzi si sono soffermati in particolare sul ruolo che potrebbe assumere la Tunisia nel dirimere i conflitti tra le diverse fazioni libiche (la borghesia tunisina preoccupata dall'aumento degli immigrati libici sul proprio territorio, dall'ingresso di armi dell'ex arsenale di Gheddafi che i jihadisti tunisini di Ansar-Al-Sharia provano continuamente a procurarsi, si propone come interlocutore serio e affidabile dell'Imperialismo italiano, sapendo che quest'ultimo ha degli storici interessi in Libia, per intervenire e controllare congiuntamente la polveriera libica n.d.r.).

Confermati i rapporti eccellenti tra i due Paesi, Marzouki e Renzi - che scelse proprio la Tunisia come destinazione del suo primo viaggio all'estero da primo ministro - hanno fatto il punto sul delicato dossier dell'immigrazione clandestina e sono convenuti di mettere in atto un nuovo programma di relazioni tra i Paesi della riva nord e quelli della riva sud del Mediterraneo, per impedire le partenze su imbarcazioni di fortuna di migranti dal Nord Africa verso l'Italia e gli altri Paesi del sud Europa ed evitare le tragedie che si consumano da mesi nel Mare Mediterraneo. I due leader hanno anche sottolineato l'importanza di rilanciare il dialogo 5+5. (Il governo italiano prosegue in netta continuità con i governi precedenti in materia di contrasto all'immigrazione cosiddetta "clandestina" siglando accordi bilaterali di militarizzazione delle coste e dei mari come già avvenuto nell'incontro precedente in Tunisia qui citato tra Renzi e Jomaa, nel quadro della "Fortezza Europa". Sul versante tunisino "interno", come già successo con gli accordi bilaterali firmati tra Berlusconi e Gheddafi, l'Italia finanzierà il governo tunisino e addestrerà le forze armate locali, ciò si tradurrà in più repressione contro gli aspiranti migranti n.d.r.)

Sul piano economico Marzouki e Renzi hanno ribadito la volontà di rafforzare ulteriormente la già buona cooperazione reciproca. In questo contesto il presidente tunisino ha proposto che una parte dei debiti tunisini sia convertita in progetti di investimento (occasione ghiotta per il capitale italiano per farsi strada e penetrare maggiormente il mercato tunisino ancora dominato largamente dal capitale francese n.d.r.).

Marzouki, che ieri mattina era stato ricevuto anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, oggi sarà ricevuto in udienza da Papa Francesco in Vaticano (il quale è stato invitato a visitare la Tunisia n.d.r.).(ANSAmed)."

pc 11 settembre - TRA UNA SETTIMANA AVVIO DELLA FORMAZIONE OPERAIA ON LINE

"La cancellazione della storia e della memoria del movimento comunista reale nel mondo e nel nostro paese ha reso necessario un lavoro di alfabetizzazione in questo campo verso i nuovi attivisti, le nuove avanguardie e i giovani comunisti" 
(Da Pillole comuniste - 1).

A maggior ragione questa "alfabetizzazione" è necessaria tra le fila delle avanguardie operaie, dove l'"uccisione" fatta dall'ex Pci e dai partiti riformisti e dalla Cgil/Fiom, della coscienza di classe, e delle idee comuniste rivoluzionarie è stata pesante e soprattutto "mirata" a disarmare, rendere impotenti, "vittime sacrificali" gli operai di fronte al dominio del sistema del capitale in campo economico, politico ed ideologico. In questo, i guasti maggiori fatti dal riformismo tra gli operai non sono tanto rispetto allo spuntare ogni arma di classe contro il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, quanto sul fronte politico, teorico, ideologico, sul fronte della "sogno" scientifico di una società, socialista, senza sfruttamento. 

Per questo oggi, per gli operai che non vogliono rimanere "schiavi" è l'ora di alzarsi in piedi e volere riappropriarsi degli strumenti di coscienza-conoscenza del movimento proletario, per farne "arma" per una nuova lotta. 

QUESTO E' LO SCOPO DELLA FORMAZIONE OPERAIA - che inizierà GIOVEDI' 18 SETTEMBRE su questo blog.


pc 11 settembre - L'11 settembre del boia imperialista Obama


Con la scusa della lotta al terrorismo, dopo avere creato, addestrato e armato il movimento jihadista Isis che adesso vuole colpire, il criminale di guerra a capo dell'imperialismo USA, Obama, annuncia nell'anniversario-simbolo dell'11 settembre una nuova offensiva militare, in continuità con l'altro bandito suo predecessore, Bush. Nel mirino l'Iraq e la Siria. Annuncia una campagna "sistematica" fatta di massicci bombardamenti aerei a supporto delle truppe filoimperialiste, che provocheranno ancora di più morte e distruzione tra le popolazioni. Invece del ritiro annunciato, invierà in Iraq altri 475 soldati che, insieme ai consiglieri militari già inviati nelle scorse settimane, faranno salire la presenza armata degli Usa a circa 1.600 unità a sostegno del governo fantoccio filoimperialista.

Mentre ci schieriamo con le masse arabe in armi nella lotta antimperialista, denunciamo e lavoriamo per la caduta del servo della borghesia imperialista, Renzi, che si appresta a trasformare l'Italia nella portaerei USA mentre annuncia nuovi tagli alla spesa sociale e l'aumento di 10 miliardi la spesa militare (da 20 a 30 miliardi), come deciso al vertice Nato in Galles quando questo ignobile buffone ha affermato che «bisogna arrestare il declino delle spese militari e puntare su un costante incremento delle stesse».

pc 11 settembre - Amianto all'Ilva operai avvelenati per decenni da padroni di Stato e padroni privati

A Taranto la strage operaia infinita ha scritto un altra pagina in tribunale, mentre il 16 settembre riprende il maxiprocesso a Padron Riva e complici.
L'iniziativa della Rete nazionale per la salute e sicurezza sui posti di lavoro e sul territorio e dello Slai cobas per il sindacato di classe Ilva-indotto è l'unica in campo.
E' la sola iniziativa seria di parte operaia e popolare in campo nella città, come in tribunale, come a livello nazionale ed essa va generalizzata, organizzata e sostenuta ovunque e da chiunque si professa su posizioni di classe sui temi della difesa della sicurezza e del lavoro nei confronti di padroni, Stato, governo, sindacati confederali complici, settori reazionari e antioperai dell'ambientalismo

VENERDI' 12 settembre
assemblea biblioteca comunale Taranto ore 16.30
- la strage d'amianto è responsabilità dell'Italsider di Stato e dell'Ilva di padron Riva
- nuova morte sul lavoro nell'appalto
- operai, lavoratori-cittadini parte civile autorganizzata al processo Ilva che riprende il 16 settembre

Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio
Slai cobas per il sindacato di classe ilva-appalto Taranto
bastamortesullavoro@gmail.com
slaicobasta@gmail.com
347-1102638
11 settembre 2014


Amianto all'Ilva operai avvelenati per decenni - la strage dell'amianto è opera sia e principalmente dell'industria di Stato, che di padron Riva.
Dedicato a chi si sbraccia a considerare la nazionalizzazione come soluzione. In regime del capitale la nazionalizzazione all'Ilva è sempre sfruttamento e morte per il profitto.
Solo autonomia operaia - organizzazione - lotta di classe - rivoluzione sono la via della soluzione di parte operaia e popolare.
Questo all'Ilva e a Taranto è la proposta e l'azione di Proletari comunisti-PCm Italia e dello slai cobas per il sindacato di classe

11 settembre 2014
Articolo di Francesco Casula - Il fatto quotidiano
TARANTO - «La tematica dell'amianto, pur profondamente conosciuta da tutti i vari ceti aziendali e quindi da tutti gli imputati, non ha mai superato ilpiano dell'oralità» perché nessun dirigente Italsider o Ilva «ha mai adottato un provvedimento concreto volto a migliorare le condizioni di lavoro legate all'amianto».È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale il 23 maggioscorso il giudice Simone Orazio condannò 27 ex dirigenti del siderurgico nel processo per la morte di 28 operai affetti da mesotelioma pleurico contratto per l'esposizione all'amianto presente nello stabilimento. Tra le condanne,spiccano quelle nei confronti di Fabio Riva, ex vice presidente del gruppoindustriale da oltre un anno a Londra in attesa di estradizione condannato a6 anni di reclusione, degli ex direttori Luigi Capogrosso (6 anni), Sergio Noce (9 anni e 6 mesi), Attilio Angelini (9 anni e 2 mesi) e nei conforntidi Girolamo Morsillo e Giambattista Spallanzani (9 anni).

Nelle 268 pagine depositate ieri, il giudice Orazio scrive che «questa situazione di consapevole e lucida omissione si è perpetrata per decenni essendo sotto gli occhi di tutti, nel senso che l'inerzia è stata maturata e voluta sia da coloro che avevano ruoli operativi e che pertanto erano a conoscenza delle inaccettabili condizioni in cui costringevano a lavorare i dipendenti, sia da parte di color che avevano responsabilità manageriali, gestionali e di controllo finanziario, data l'assenza di alcuno stanziamento al riguardo». Tutti sapevano, insomma, ma nessuno si è attivato. Non solo.Per il magistrato, «gli interventi seri in materia di amianto nello stabilimento di Taranto sono stati sempre volutamente evitati proprio perche essi avrebbero determinato una palingenesi dell'attività produttiva, uno stravolgimento degli impianti e l'investimento di notevolissime somme di denaro». Insomma, minimo sforzo e massimo guadagno.

«La mancata predisposizione delle cautele in questione - si legge infatti nella sentenza - non è da attribuirsi a mancanza di liquidità da parte dell'Ilva, ovvero ad una sfavorevole congiuntura economica, oppure, ancora, ad una riduzione dell'attività produttiva» dato che solo nel 2007 I'utile registrato dall'Ilva è superiore ai 300milioni di euro. E anche nella bonifica dell'amianto presente «in ogni angolo» dello stabilimento, dal processo è emerso che questa «era avvenuta attraverso la tecnica della cosiddetta "glove bag", adeguata solo per l'asportazione di piccole quantità di amianto e quindi non certo indicata per le esigenze dell'Ilva, tenuta a rimuovere mlgliaia di tonnellate di amianto». Una tecnica selezionata dai dirigenti del siderurgico perché «era più economica e più rapida poichè consentiva - sottolinea il giudice Orazio - l'effettuazione dell'intervento senza bloccare il ciclo produttivo, sicchè si apprezza per l'ennesima volta come le scelte dell'llva in materia di lotta all'amianto fossero improntate al più rigoroso risparmio, ulteriormente dimostrato dalla scarsa competenza e professionalità delle ditte a cui veniva commissionata la bonifica».
«Quanto alla portata del disastro, si è già visto che esso concerne tutta la popolazione di Taranto e dei comuni limitrofi, complessivamente pari a quasi trecentomila abitanti», ma è evidente che questo rischio è maggiore per gli operai, costretti ad un micidiale «cocktail» di agenti nocivi come gli idrocarburi policiclici aromatici che agiscono come moltiplicatori dei danni causati dal solo amianto.

pc 11 settembre - Lo Stato di Israele continua ad uccidere giovani ed arrestare bambini palestinesi - 27 settembre manifestazione nazionale a Roma



Israele arresta anche i bambini (le foto)

Territori Occupati: l’esercito israeliano uccide un giovane palestinese


Territori Occupati: l’esercito israeliano uccide un giovane palestinese
Un palestinese è stato ucciso nel corso della notte vicino a Ramallah dal fuoco di militari israeliani, al culmine di scontri fra i soldati e una cinquantina di giovani nel campo profughi di al-Amari, a Ramallah, nella Cisgiordania occupata. 
I militari di Tel Aviv erano penetrati all’interno del campo per “arrestare dei ricercati" presuntamente appartenenti ad Hamas ma ad accoglierli hanno travato una strenua resistenza.
La vittima si chiamava Taysir Qatari, aveva 22 anni ed è morto colpito al petto da una pallottola israeliana. Secondo i militari occupanti, i giovani avrebbero lanciato pietre e dato fuoco ad alcuni copertoni. Per tutta risposta i soldati di Tel Aviv avrebbero sparato proiettili veri per poi proseguire verso la casa dei quattro ricercati. In contemporanea altri rastrellamenti sono stati realizzati dagli occupanti anche a nord di Betlemme, a Qalqiliya e a Ramallah.
Già domenica scorsa, a Gerusalemme Est, duri scontri si erano verificati durante i funerali del giovane Abd al-Majid Sinokrot, ucciso da una granata a Wadi al-Joz mentre si trovava vicino a casa sua.

Durante l'incursione israeliana a Ya'bad, Al Khalil-Hebron, le forze di occupazione oggi hanno arrestato cinque ragazzini: Imad Harazallah, 14 anni, che è stato anche ferito, Mohammed Mamun Amarna, 13 anni, Ahmed Sadiq Abu Bakr, 14 anni, Khaled Arafat Amar,15 anni, Akrama Khalid Amarna, 14 anni.
Foto Ism
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pc 11 settembre - Imperialismo italiano e nuovo regime tunisino mano nella mano


Pattugliatori italiani alla Tunisia per fare la guerra ai migranti

Pattugliatori italiani alla Tunisia per fare la guerra ai migranti

Antonio Mazzeo

Senza eccessivi clamori, il governo italiano sta per concludere la consegna di dodici pattugliatori alle forze armate della Tunisia, nel quadro dell’accordo intergovernativo “per la sicurezza del Mediterraneo e la prevenzione dei traffici illeciti”, sottoscritto dai due Paesi nell’aprile 2011. Secondo il testo dell’accordo, le unità saranno impiegate nel controllo delle acque territoriali tunisine e per “contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina proveniente dal nord Africa”.
I pattugliatori, realizzati dal Cantiere Navale “Vittoria” di Adria (Veneto), sono destinati alla Guardia Nazionale e alla Marina militare tunisina. Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato dell’azienda produttrice, Luigi Duò, dal luglio 2013 sono già stati consegnati al paese nordafricano cinque unità modello P350TN e tre pattugliatori P270TN. Altri due P270 giungeranno in Tunisia a ottobre, mentre nel febbraio 2015 si completerà la consegna delle restanti unità. I pattugliatori operano dal porto di Tunisi, La Goulette.
I P270 e P350 sono unità navali specializzate in compiti di sorveglianza marittima, pattugliamento delle coste e oceanico, “intercettazione e combattimento a fuoco”. La motovedetta P270TN è lunga 27 metri, larga 7,20 e ha un dislocamento di 90 tonnellate; il sistema di propulsione assicura una velocità massima di 35 nodi e un range di 500 miglia marittime. L’unità ha in dotazione un radar “Simrad” in banda X da 25 kW e uno solid-state “Spery Marine” da 100 kW; un apparato elettro-ottico; un sistema a copertura mondiale per il soccorso e la sicurezza in mare (GMDSS) per distanze fino a 20/30 miglia dalla costa. Gli apparati sono stati realizzati dalla società AlmavivA. L’equipaggio autorizzato è di 14 membri, mentre il costo di ogni singolo pattugliatore P270TN è di 8 milioni di euro circa.
I sei P350TN destinati alla Marina militare sono una variante più aggiornata dei due pattugliatori consegnati tempo fa alla Guardia costiera libica. Il dislocamento è di 140 tonnellate, la lunghezza di 35 metri e la larghezza di 7,20; il sistema di propulsione consente un range di 600 miglia e una velocità massima di 38 nodi. I sistemi di telecomunicazione e gli apparati sono gli stessi utilizzati per il P270TN, mentre i membri di equipaggio sono 16. Le unità sono consegnate dal Cantiere “Vittoria” prive di armamento, ma vengono poi equipaggiate in Tunisia con cannoni da 20-30 mm. Il costo stimato della versione P350 è di 16,5 milioni a imbarcazione.
Nell’ambito dell’accordo bilaterale con la Tunisia, nel maggio 2011, l’Italia ha fornito alla Guardia Nazionale del paese nordafricano quattro motovedette Classe 700 “Carabinieri”, prodotte a Gaeta dai Cantieri Navali del Golfo, di 18 tonnellate di dislocamento. Altre due imbarcazioni Classe 500, 13 sistemi radar di pattugliamento e 38 motori marini sono stati consegnati alla Tunisia tra il 2009 e il 2011. Nello stesso periodo, l’Italia ha infine sostenuto finanziariamente la manutenzione di sette pattugliatori da 17 metri e di 8 motovedette classe “Squalo”/P58. Come ricorda la ricercatrice Martina Tazzioli di Storie Migranti, nell’aprile 2013, tramite l’allora ministra dell’Interno Cancellieri, l’Italia consegnò alla Tunisia anche alcuni fuoristrada da impiegare per contrastare e bloccare le partenze dei migranti.
“L’Italia intende sostenere il processo di transizione democratica intrapreso dalla Tunisia, sancita dalla Dichiarazione di Partenariato strategico del maggio 2012”, ha dichiarato il sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto Della Vedova, nel corso della sua recente visita a Tunisi per affrontare i temi dell’immigrazione e della cooperazione economica. “Per l’Italia, la Tunisia è un partner strategico”, ha aggiunto Della Vedova. “Siamo il secondo partner commerciale della Tunisia e uno dei principali investitori nel Paese negli ultimi anni. La nascita di un modello tunisino, può rappresentare una sfida seria e credibile anche rispetto a quei gruppi violenti che nel mondo islamico, strumentalizzando la religione, vorrebbero riportare l’orologio della storia indietro di secoli”.
Il 12 giugno 2014, era stata la ministra Roberta Pinotti a raggiungere Tunisi per un vertice con il Primo ministro Mehdi Jomaa e il ministro della Difesa Ghazi Jribi. “Il consolidamento dei rapporti di cooperazione bilaterale tra Italia e Tunisia e il rafforzamento del controllo dei flussi migratori e della stabilità e della sicurezza nel Mediterraneo sono stati i temi al centro dell’incontro”, riporta il comunicato emesso dal Ministero della Difesa italiano. “L’incontro è servito anche a sensibilizzare la controparte circa l’urgenza di sottoscrivere un MoU Difesa rinnovato (la cui negoziazione è già stata avviata all’inizio dell’anno) che andrà a sostituire la Convenzione del 1991 non più adatta alle rinnovate ed incrementate forme di cooperazione. Sono state pianificate infine una serie di iniziative di formazione e previste esercitazioni congiunte in diversi ambiti”.
Le forze armate tunisine stanno perseguendo un articolato programma di potenziamento dei propri arsenali. A fine agosto, nel corso di una cerimonia alla base navale di La Goulette, il corpo diplomatico statunitense ha consegnato alla Marina militare tunisina due pattugliatori di 13.5 metri, a cui si aggiungeranno entro il febbraio 2015 altre sette motovedette di 7,6 metri. “Le due unità veloci, del costo di più di 2 milioni di dollari, fanno parte di un nuovo programma di assistenza alla Marina tunisina per rafforzare la sicurezza marittima contro il terrorismo che colpisce la regione mediterranea”, ha dichiarato l’ambasciatore Usa, Jake Walles. “Le imbarcazioni consentiranno alla Tunisia di controllare meglio la sua zona economica esclusiva e il flusso del traffico marittimo tra il Nord Africa e l’Europa. Il Comando delle forze armate Usa per il continente africano US AFRICOM, sta inoltre sviluppando una serie di mezzi per assistere le forze armate tunisine, compresa la condivisione delle informazioni, l’espansione delle attività di addestramento e la fornitura di equipaggiamento avanzato”.
Un paio di mesi fa, il Pentagono ha annunciato la consegna a titolo gratuito di una decina di tonnellate di “equipaggiamento difensivo”, tra cui caschi protettivi e giubbotti antiproiettile, alle unità speciali anti-terrorismo delle forze armate e di polizia tunisine. Washington ha poi autorizzato l’invio di sistemi militari per 60 milioni di dollari per “aiutare la Tunisia a combattere i militanti islamici che stanno minacciando la nascente democrazia nel paese”. A conclusione di un incontro con il Primo ministro Jomaa, il Comandante di US AFRICOM, generale David Rodriguez, ha specificato che gli aiuti comprendono “attrezzature per l’individuazione di materiale esplosivo, nuove imbarcazioni e addestramento”.
Il Dipartimento di Stato ha approvato inoltre la vendita alla Tunisia di dodici elicotteri da combattimento Sikorsky UH-60M “Black Hawk”, più apparecchiature e supporto tecnico-logistico, per un valore complessivo di 700 milioni di dollari. I velivoli saranno armati con razzi a guida laser, missili “Hellfire” e cannoni da 7.62 mm. “Il trasferimento di questi elicotteri rafforzerà la capacità delle forze armate tunisine a contrastare le minacce regionali, consentendo migliori capacità di pattugliamento delle frontiere e rapidità di reazione e intervento alle unità aeree e terrestri nelle operazioni anti-terrorismo”, ha spiegato il portavoce del governo Usa. L’aeronautica militare tunisina ha pure ordinato due aerei da trasporto C-130J-30 “Super Hercules”, di produzione Lockheed Martin. Ad oggi, nessuno Stato africano è in possesso di questo velivolo da guerra.