venerdì 5 aprile 2013

pc 5 aprile - Cresce la politica di guerra degli Stati Uniti nelle Filippine e nell'area Asia-Pacifico... dalle minacce alla Corea del Nord a quelle alla Cina...


Il PCF denuncia l'arrivo di 4.000 truppe armate statunitensi nelle Filippine

Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) ha condannato oggi l'entrata prevista fino a 4.000 soldati armati statunitensi nelle Filippine nel corso dei prossimi giorni "che è una manifestazione di disprezzo estremo contro la sovranità delle Filippine e una dimostrazione di forza di fronte ai crescenti preparativi di guerra degli USA nella penisola coreana."
Fino a 30 jet da combattimento USA e una portaerei americana, la USS Tortuga, sono altresì destinate ad essere dispiegati a Manila, Luzon Centrale e in altre aree, dal 5 al 17 aprile, in linea con le esercitazioni militari Balikatan 2013 tra le forze armate degli Stati Uniti e quelle delle Filippine (FAP).
"Spingendo con le esercitazioni Balikatan 2.013 tra crescenti tensioni militari nella penisola coreana, il regime Aquino sta permettendo alle Filippine di essere trascinate dal governo degli Stati Uniti nei suoi conflitti militari contro la Repubblica democratica popolare di Corea (RDPK)" ha riferito il PCF.
"Il popolo filippino denuncia le esercitazioni militari Balikatan 2013 e chiede l'immediato ritiro di tutte le truppe americane attualmente di stanza nelle Filippine, tra cui la Joint Special Operations Task Force-Filippine (JSOTF-P) [ SpecialeTask Force Operazioni Congiunte-Filippine] forte di 700 uomini del Comando del Pacifico degli Stati Uniti di stanza permanente con base a Zamboanga" ha aggiunto il PCF.
"Il PCF denuncia l'esercito americano e il governo perché inganna il popolo filippino sulla reale intenzione delle cosiddette esercitazioni militari congiunte che vengono mascherate dagli Stati Uniti come preparazione all'assistenza umanitaria e alla prevenzione delle calamità", riferisce il PCF." Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno utilizzato operazioni umanitarie e di emergenza, al fine di realizzare surrettiziamente operazioni di combattimento e di intelligence e sistemare le loro infrastrutture di spionaggio e reti di comunicazione."
"Le cosiddette esercitazioni militari congiunte, non sono altro che preparativi e messa in mostra di muscoli degli Stati Uniti, al fine di mettere l'esercito filippino sotto il proprio comando e fare uso delle Filippine come avamposto nella possibilità di lanciare una guerra di aggressione in qualsiasi punto della regione Asia-Pacifico ", ha detto il PCF.
"Il popolo filippino nell'attesa di una politica estera indipendente chiede che le Filippine non vengano trascinate in nessuna delle guerre lanciate dagli Stati Uniti contro un altro paese sovrano", ha aggiunto il PCF.
"La strategia militare nella regione Asia-Pacifico degli Stati Uniti è quella di mantenere decine di migliaia delle sue truppe da combattimento sulle portaerei in questa regione, nelle sue basi militari e avamposti dalla Corea del Sud, dal Giappone, dalle Filippine, dalla Thailandia, da Singapore, dalla Malesia, dall'Indonesia fino in Australia", ha detto il PCF.
"L'obiettivo è quello di imporre la sua egemonia imperialista, fare pressione sulla Cina e altri paesi proni alla politica economica degli Stati Uniti e fare minacce di guerra e di aggressione contro qualsiasi paese che si rifiuti di sostenere il commercio imperialista e le direttive della politica di investimento degli Stati Uniti."
Il Comando del Pacifico degli Stati Uniti mantiene attualmente una forza di più di 80.000 truppe armate nella regione Asia-Pacifico, compreso 30.000 soldati di stanza nelle basi Usa in Corea del Sud e 50.000 soldati americani in Giappone.

pc 5 Aprile- Le tesi di Aprile che cambiarono il corso della storia


Ieri sera il Circolo di proletari comunisti di Palermo ha concluso la visione de "Il treno di Lenin"; in entrambi gli appuntamenti è stato approfondito lo spaccato storico presentato dal film in cui Lenin e gli esuli bolscevichi prendono la combattuta decisione di accettare la proposta del governo tedesco di usufruire del famoso "treno piombato" per rientrare in Russia e portare a termine il proprio compito: contribuire alla rivoluzione in corso nel loro paese trasformandola da borghese a proletaria.
Pur sapendo di andare incontro alle accuse di tradimento da parte dei loro nemici politici (menscevichi e socialisti rivoluzionari in primis) e di rischiare l'arresto e la pena di morte, scelgono di correre il rischio e di raggiungere la Russia "con qualsiasi mezzo". Al rientro Lenin renderà pubbliche le note "Tesi di Aprile", di cui oggi ricorre l'anniversario, a cui segue pochi mesi dopo il capolavoro "Stato e Rivoluzione", scritto che riprendendo la concezione dello stato di Marx ed Engels in particolare relativamente all'esperienza storica della Comune di Parigi,orienta l'azione dei rivoluzionari russi i quali nell'ottobre (inizio novembre secondo il nostro calendario) condurranno la rivoluzione alle sue logiche conclusioni con la rivoluzione socialista d'ottobre degli operai, dei soldati e dei contadini consegnando tutto il potere ai soviet, e dando concretezza in poco tempo alle tre parole d'ordine della rivoluzione tradite dal governo provvisorio di Kerenskij: pace, terra e pane!

da marxist.org

Sui compiti 

del 

proletariato 

nella 

rivoluzione 

attuale

(Tesi d'Aprile)


Vladimir Lenin (1917)




Scritto il 4 e 5 (17 e 18) aprile 1917
Pubblicato il 7 (20) aprile 1917 nella Pravda n° 26
Questo articolo, pubblicato il 7 aprile 1917 sulla Pravda, contiene le celebri Tesi di aprile di Lenin, che evidentemente furono redatte da lui durante il viaggio alla vigilia del suo rientro a Pietrogrado.
Lenin presentò le tesi il 4 (17) aprile in due riunioni: in un'assemblea di bolscevichi e in un'assemblea comune di bolscevichi e menscevichi delegati alla Conferenza dei Soviet dei deputati operai e soldati di tutta la Russia al Palazzo di Tauride.
Trascritto per Internet da mishu, Novembre 1999


Giunto a Pietrogrado nella notte del 3 aprile, naturalmente solo a mio nome e con le riserve dovute alla mia insufficiente preparazione, potevo presentare alla riunione del 4 aprile un rapporto sui compiti del proletariato rivoluzionario.
Il solo mezzo che avevo per agevolare il mio lavoro - e quello degli oppositori in buona fede - era quello di preparare delle tesi scritte. Ne ho dato lettura e ne ho trasmesso il testo al compagno Tsereteli. Le ho lette molto lentamente due volte: prima alla riunione dei bolscevichi e poi a quella dei bolscevichi e dei menscevichi.
Pubblico ora queste mie tesi personali, corredate soltanto con brevissime note esplicative, che ho esplicato assai più minuziosamente nel mio rapporto.

TESI

1. Nel nostro atteggiamento verso la guerra, che, da parte della Russia, anche sotto il nuovo governo di Lvov e soci, rimane incontestabilmente una guerra imperialistica di brigantaggio, in forza del carattere capitalistico di questo governo, non è ammissibile la benché minima concessione al "difensismo rivoluzionario".
Il proletariato cosciente può dare il suo consenso ad una guerra rivoluzionaria che giustifichi realmente il difensismo rivoluzionario solo alle seguenti condizioni: a) passaggio del potere al proletariato e agli strati più poveri dei contadini che si schierano dalla sua parte; b) rinuncia effettiva, e non verbale, a qualsiasi annessione; c) rottura completa ed effettiva con tutti gli interessi del capitale.
Data l'innegabile buona fede di larghi strati dei rappresentanti delle masse favorevoli al difensismo rivoluzionario, che accettano la guerra come una necessità e non per spirito di conquista, e poiché essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, ostinazione e pazienza, l'errore in cui cadono, svelando il capitale insolubile fra il capitale e la guerra imperialistica, dimostrando che è impossibile metter fine alla guerra con una pace veramente democratica, e non imposta con la forza, senza abbattere il capitale.
Organizzare la propaganda più ampia di questa posizione nell'esercito combattente.
Fraternizzare.

2. L'originalità dell'attuale momento in Russia consiste nel passaggio dalla prima fase della rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia a causa dell'insufficiente grado di coscienza e di organizzazione del proletariato, alla sua seconda fase, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini.
Questo passaggio è caratterizzato, anzitutto, dal massimo di possibilità legali (fra tutti i paesi belligeranti la Russia è oggi il paese più libero del mondo), inoltre, dall'assenza di violenza contro le masse, e infine, dall'inconsapevole fiducia delle masse nel governo dei capitalisti, che sono i peggiori nemici della pace, e del socialismo.
Questa situazione originale ci impone di saperci adattare alle condizioni particolari del lavoro di partito tra le grandi masse proletarie, che si sono appena ridestate alla vita politica.

3. Non appoggiare in alcun modo il Governo provvisorio, dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo, invece di "rivendicare" - ciò che è inammissibile e semina illusioni - che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialistico.

4. Riconoscere che il nostro partito è in minoranza, e costituisce per ora un'esigua minoranza, nella maggior parte dei Soviet dei deputati operai, di fronte alblocco di tutti gli elementi opportunistici piccolo-borghesi, che sono soggetti all'influenza della borghesia e che estendono quest'influenza al proletariato: dai socialisti-popolari e dai socialisti-rivoluzionari fino al Comitato di organizzazione (Ckheidze, Tsereteli, ecc.), a Steklov, ecc. ecc.
Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati operai sono l'unica forma possibile di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che questo governo sarà sottomesso all'influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello spiegare alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, agli errori della loro tattica.
Fino a che saremo in minoranza, svolgeremo un'opera di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai, perché le masse possano liberarsi dei loro errori sulla base dell'esperienza.

5. Niente repubblica parlamentare - ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro - ma Repubblica dei Soviet di deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini in tutto il paese, dal basso in alto.
Sopprimere la polizia, l'esercito [*1] e il corpo dei funzionari.
Lo stipendio dei funzionari - tutti eleggibili e revocabili in qualsiasi momento - non deve superare il salario medio di un buon operaio.

6. Nel programma agrario spostare il centro di gravità sui Soviet dei deputati dei salariati agricoli.
Confiscare tutte le grandi proprietà fondiarie.
Nazionalizzare tutte le terre del paese e metterle a disposizione di Soviet locali di deputati dei salariati agricoli e dei contadini. Costituire i Soviet dei deputati dei contadini poveri. Fare di ogni grande tenuta (da 100 a 300 desiatine circa, secondo le condizioni locali, ecc. e su decisione degli organismi locali) un'azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposto al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli.

7. Fusione immediata di tutte le banche del paese in un'unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei Soviet dei deputati operai.

8. Il nostro compito immediato non è l'"instaurazione" del socialismo, ma, per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati operai.

9. Compiti del partito:
  1. convocare immediatamente il congresso del partito;
  2. modificare il programma del partito, principalmente:
    1. sull'imperialismo e sulla guerra imperialistica;
    2. sull'atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello "Stato-Comune" [*2]
    3. emendare il programma minimo, ormai invecchiato;
  3. cambiare il nome del partito [*3].
10. Rinnovare l'Internazionale.
Prendere l'iniziativa della creazione di un'Internazionale rivoluzionaria contro i socialsciovinisti e contro il "centro" [*4].

Affinché il lettore capisca per quale motivo ho dovuto sottolineare come una rara eccezione il "caso" degli oppositori in buona fede, io invito a confrontare con queste tesi la seguente obiezione del signor Goldenberg: Lenin "ha issato la bandiera della guerra civile in seno alla socialdemcrazia rivoluzionaria" (citato nel n°5 dell'Edinstvo [1] del signor Plekhanov).
Non è una perla?
Scrivo, leggo, ribadisco: "Data l'innegabile buona fede di larghi strati dei rappresentanti delle masse favorevoli al difensismo rivoluzionario... e poiché essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, ostinazione e pazienza, l'errore in cui cadono..."
Ma i signori della borghesia, che si dicono socialdemocratici e non sono né i larghi strati né i rappresentanti delle masse difensiste, riferiscono imperturbabili le mie opinioni in questa forma: "Ha issato (!) la bandiera (!) della guerra civile" (di cui non ho fatto parola nelle tesi o nel rapporto) "in seno (!!) alla socialdemocrazia rivoluzionaria...".
Che cos'è questa roba? Che differenza c'è tra questo e l'istigazione dei pogrom, tra questo e la Russkaia Volia?
Scrivo, leggo, ribadisco: "i Soviet dei deputati operai sono l'unica forma possibile di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che questo governo sarà sottomesso all'influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello spiegare alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, agli errori della loro tattica".
Ma gli oppositori di un certo tipo presentano le mie opinioni come un appello alla "guerra civile in seno alla socialdemocrazia rivoluzionaria"!!
Ho attaccato il Governo provvisorio perché non ha fissato un termine, né vicino né lontano, per la convocazione dell'Assemblea costituente, cavandosela con vuote promesse. Ho dimostrato che, senza i Soviet dei deputati degli operai e dei soldati, la convocazione dell'Assemblea costituente non è garantita e il suo complesso è impossibile.
E si pretende che io sia contrario alla più sollecita convocazione dell'Assemblea costituente!!
Direi che queste affermazioni sono "deliranti", se decenni di lotta politica non mi avessero insegnato a considerare la buona fede degli oppositori come una rara eccezione.
Il signor Plekhanov ha scritto nel suo giornale che il mio discorso è "delirante". Benissimo, signor Plekhanov! Ma guardate quanto siete malaccorto, maldestro e poco perspicace nella vostra polemica. Se per due ore ho detto cose deliranti, come mai centinaia di ascoltatori hanno tollerato il mio "delirio"? E poi perché il vostro giornale consacra un'intera colonna a questo delirio? Tutto questo zoppica, zoppica molto.
Certo, è molto più facile gridare, ingiurare, strepitare che tentar di esporre, chiarire, ricordare in che modo abbiano ragionato Marx ed Engels, nel 1871, nel 1872 e nel 1875, sull'esperienza della Comune di Parigi [2] e sui caratteri dello Stato di cui il proletariato ha bisogno.
L'ex marxista signor Plekhanov, probabilmente, non vuole ricordarsi del marxismo.
Ho citato le parole di Rosa Luxemburg, che il 4 agosto 1914 definì la socialdemocrazia tedesca un "fetido cadavere". I signori Plekhanov, Goldenberg e soci "si sono risentiti"... per conto di chi? Per conto degli sciovinisti tedeschi, che sono stati chiamati sciovinisti!
Eccoli in un bell'imbroglio, poveri socialsciovinisti russi, socialisti a parole e sciovinisti nei fatti!

Note

*1. Cioè sostituire l'esercito permanente con l'armamento generale del popolo.
*2. Cioè di uno Stato di cui la Comune di Parigi ha fornito il primo modello.
*3. Invece di "socialdemocrazia", i cui capi ufficiali ("difensisti" e "kautskiani" tentennanti), hanno tradito il socialismo in tutto il mondo, passando alla borghesia, dobbiamo chiamarci Partito comunista.
*4. Si chiama "centro" nella socialdemocrazia internazionale la corrente che oscilla tra gli sciovinisti (= "difendisti") e gli internazionalisti: ne fanno parte Kautsky e soci in Germania, Longuet e soci in Francia, Ckheidze e soci in Russia, Turati e soci in Italia, MacDonald e soci in Inghilterra, ecc.
1. Edinstvo (L'Unità), giornale, organo dei difensisti, gruppo di estrema destra dei menscevichi con a capo G. Plekhanov, si pubblicò a Pietrogrado dal maggio 1914 al gennaio 1918.
Invitando ad appoggiare il Governo provvisorio e pronunciandosi a favore della coalizione con la borghesia, il giornale lottava contro i bolscevichi, ricorrendo non di rado ai metodi della stampa gialla.
2. Si Veda K. Marx e F. Engels, Manifesto del partito comunista. Prefazione all'edizione tedesca (1872); K. Marx, La guerra civile in Francia. Indirizzo del Congresso generale dell'associazione Internazionale degli operai e Critica del programma di Gotha; la lettera di F. Engels a A. Bebel del 18-28 marzo 1875; le lettere di K. Marx a L. Kugelmann del 12 e del 17 aprile 1871.

pc 5 aprile - sentenza cassazione su L.194... ma resta reale e necessario il bisogno di una forte risposta di lotta della maggioranza delle donne

Una sentenza, quella che riportiamo sotto, che pone un paletto ma certamente non è risolutiva sulla  questione dell' obiezione di coscienza la cui sostanza ideologica contro il diritto delle donne di scegliere liberamente in tema di maternità e della propria vita in generale resta pienamente attiva nell'ambito di una campagna oscurantista-clerico-fascista ben più ampia da parte di governo, chiesa... che è avanzata e avanza rapida contro la maggioranza delle donne.
Occorre quindi fare altro e di più, occorre continuare a denunciare e smascherare gli attacchi ideologici e pratici che vengono da più parti e sotto diverse forme dal nord al sud del nostro paese,  vedi  l'obbligo di sepoltura dei feti, l'introduzione delle moderne ruote degli esposti, l'imposizione dei movimenti confessionali "per la vita" nei consultori, le politiche familiste etc. costruendo anche una rete tra le realtà che si sono mobilitate e si mobilitano in difesa del diritto d'aborto... reale e necessario è il bisogno di una forte risposta di lotta delle donne.
mfpr

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Legge 194, Cassazione: “Medico obiettore non può rifiutare cure dopo aborto”
Un medico che si dichiara obiettore di coscienza non può rifiutarsi di curare la paziente che si è sottoposta ad aborto volontario in ospedale. La Cassazione ha confermato la condanna a un anno di carcere, per omissione di atti d’ufficio, con interdizione dall’esercizio della professione medica, a una dottoressa di un presidio ospedaliero in provincia di Pordenone.Come medico di guardia la sera in cui la paziente ha abortito, si era rifiutata di visitare e assistere la donna, nonostante le richieste di intervento dell’ostetrica che temeva un’emorragia. Nemmeno dopo i successivi ordini di servizio impartiti telefonicamente dal primario e dal direttore sanitario l’aveva visitata. Tanto che il primario era dovuto andare in ospedale per intervenire d’urgenza. In base a una interpretazione estensiva della legge (l’articolo 9 della legge 194 sull’aborto), il medico aveva opposto che l’obiettore di coscienza è esonerato dall’intervenire in tutto il procedimento di interruzione volontaria di gravidanza, compresa la fase di espulsione del feto, fino all’espulsione della placenta. E questo la sua difesa ha opposto nel ricorso contro la sentenza di condanna emessa nel dicembre scorso dalla Corte d’Appello di Trieste. Nella sentenza depositata il 2 aprile, la sesta sezione penale della Cassazione spiega invece che la 194 “esclude che l’obiezione possa riferirsi anche all’assistenza antecedente e conseguente all’intervento, riconoscendo al medico obiettore il diritto di rifiutare di determinare l’aborto (chirurgicamente o farmacologicamente), ma non di omettere di prestare assistenza prima o dopo” in quanto deve “assicurare la tutela della salute e della vita della donna, anche nel corso dell’intervento di interruzione di gravidanza”. Quindi il diritto di obiezione di coscienza “non esonera il medico dall’intervenire durante l’intero procedimento”. In sostanza “il diritto dell’obiettore affievolisce, fino a scomparire, di fronte al diritto della donna in imminente pericolo a ricevere le cure per tutelare la propria vita e la propria salute”. Giudicando sul caso, la Corte ha ritenuto “pienamente integrato” il reato dal momento che l’imputata ha “rifiutato un atto sanitario, peraltro richiesto con insistenza da personale infermieristico e medico, in una situazione di oggettivo rischio per la paziente”.

pc 5 aprile - A processo il padre di Carmela



Carmela aveva 13 anni.
Il 15 aprile del 2007 si è suicidata, dopo aver ripetutamente subito violenze da un gruppo di adulti. Mercoledì 3 aprile viene processato a Taranto per aver oltraggiato un avvocato che, durante il processo agli stupratori di sua figlia, aveva definito la bambina "una prostituta che ci stava con tutti".
Noi compagne del MFPR di Taranto da anni siamo al fianco del padre di Carmela.
Continueremo nella lotta per Carmela fino a quando i suoi stupratori saranno condannati.

Ecco un breve commento del padre di Carmela

Hanno riconosciuto il mio diritto ai termini di difesa, dopo essermi ritrovato a presenziare in udienza senza un avvocato difensore a causa della mia revoca nei confronti del precedente avvocato.
L’udienza è stata rinviata al prossimo 12 giugno, otto giorni prima dell'udienza del processo contro gli stupratori maggiorenni di Carmela.
Non c'è che dire, si preannuncia un'estate di fuoco (il 17 luglio si terrà l'ultima udienza in attesa della discussione finale)
... da imputato sei garantito
... da vittima no!
Questa è l'Italia!



pc 5 aprile - I padroni assassini vogliono passare impuniti. Partecipate al processo Eternit! Sostenete i familiari!

Processo Eternit, la difesa si appella a sentenza Enel per smontare le accuse

Tre dirigenti furono assolti in base a un’interpretazione secondo cui la rimozione dolosa di cautele non può ritenersi consumato se non da una certa data in avanti, cosa che potrebbe portare al proscioglimento degli imputati La difesa della Eternit si affida a una sentenza della Corte d’appello di Torino per smontare, in tutto o in parte, la tesi dell’accusa: è il colpo di scena che ha caratterizzato, oggi, la ripresa del processo nelle maxi aule del Palazzo di Giustizia subalpino. La sentenza in questione è quella che lo scorso novembre ha assolto tre dirigenti dell’Enel di Chivasso dall’imputazione di omicidio colposo per il decesso, dovuto al contatto con l’amianto, di alcuni lavoratori. 

Le motivazioni sono state depositate il 26 febbraio e, oggi, sono state illustrate dall’avvocato Matteo Mangia, il legale di una delle società della galassia Eternit chiamate in causa come responsabili civili, la Amindus: la sua tesi è che sulla scorta del ragionamento seguito dai giudici, i quali avevano applicato una innovativa interpretazione dei loro periti, il reato di rimozione dolosa di cautele non può ritenersi consumato se non da una certa data in avanti, cosa che potrebbe portare al proscioglimento degli imputati.
«I contenuti di quella sentenza - ha commentato il procuratore Raffaele Guariniello - ci sono noti e li abbiamo già in parte esposti nella requisitoria. La Corte torinese si era basata su una decisione della Cassazione risalente al 2010 ma ormai sconfessata da sei sentenze successive»


 

giovedì 4 aprile 2013

pc 4 aprile - Ilva: questione nazionale per unire la lotta per lavoro e salute contro i padroni, lo Stato e il governo dei padroni.






Ilva: questione nazionale per unire la lotta per lavoro e salute contro i padroni, lo Stato e il governo dei padroni.
Contro chi vuole chiudere la fabbrica e contro chi la vuole lasciare nelle mani di padroni e stato - anche se si traveste da difensore di lavoratori e cittadini
Piattaforma di classe su sicurezza sui posti di lavoro e salute sul territorio.
Contro demagoghi e populisti di turno
Unita operai e masse popolari per una rivolta operaia e popolare a Taranto contro chi in nome dei cittadini nega l'autonomia operaia e la lotta di classe

Questa è stata l'iniziativa nazionale-sfida di Taranto della Rete il 22 marzo

Unire gli operai dell'Ilva con le realtà autorganizzate operaie su scala nazionale su basi di classe per una lotta sola!
Rete Nazionale per la salute e la sicurezza sui territori e posti di lavoro

pc 4 aprile - In memoria di Mario Salvi, Ucciso dallo Stato (7 aprile 1976)

IN MEMORIA DI MARIO SALVI (7 aprile 1976) UCCISO DALLO STATO


Noi non dimentichiamo, noi rivendichiamo !

Primavalle: questo quartiere è una città. Contando anche la zona di Torrevecchia, ormai saldata al quartiere, ci vivono 140.000 persone: quante ne vivono a Monza o a Pavia. Nella Primavalle vera e propria, su un’area di appena 190 ettari, abitano 80.000 persone: la popolazione di Varese. Ma  questa città è anche un inferno: 4.200 persone per un chilometro quadrato: uno degli indici di densità demografica più allucinanti d’Italia. Una strada fra due piazze, manciate di baracche, livide casermette dell’Istituto Case  Popolari, qualche palazzina della speculazione edilizia, 32 lugubri lotti con in mezzo qualche superstite lingua di terra zellosa, una ragnatela di stradine sfossicate che non portano in nessun posto: è uno dei paesaggi più  spettrali e disumani della cinta periferica romana (Collettivo Potere Operaio, Primavalle. Incendio a porte chiuse, Savelli, Roma 1974).

Ci guardiamo intorno, per avvistare gli staccatori prima che si inoltrino  nei lotti [...]. Ecco [...] la macchina dell’ENEL: parcheggia proprio di fronte all’osteria di Peppe, c’è quello con i baffi che già conosciamo e uno  nuovo, mai venuto a Primavalle. [...] in un attimo li raggiungiamo, quello con i baffi si aspettava di vederci ma ci fa capire che oggi ci saranno problemi. L’altro sembra quasi spaventato mentre recitiamo la formula di  rito, Siamo il Comitato di lotta, paghiamo solo otto lire al chilovattore, come fanno i padroni. [...] A questo punto ci si divide, una compagna e un compagno vanno ad avvertire le donne facendo il giro per i lotti, e gli  altri seguono gli staccatori che sfogliano l’ordine di servizio. Il primo nome è di una famiglia del lotto due e sono tanti in un appartamento minuscolo: da subito hanno aderito alla lotta. Apre la porta una ragazza  minuta, un po’ spaventata, vede che ci siamo anche noi del Comitato, chiede che succede, mentre un frastuono di bambini fuoriesce dalla camere. Noi ci mettiamo in mezzo, formando un domestico picchetto davanti al contatore; quello con i baffi guarda il collega e fa subito cenno di rinunciare  (Alessandro Pera, "Simba" in "In ordine pubblico", a cura di Paola Staccioli, Fahrenheit 451, Roma 2005).

“Il mio ricordo di Mario Salvi è legato alla nostra comune militanza nel  Comitato Proletario di Primavalle. [...] Il “battesimo di fuoco” per lui, fu veramente di fuoco! La Sip staccava il telefono a chi praticava  l’autoriduzione, si organizzarono come risposta una serie di sabotaggi alle cabine di derivazione telefoniche nei quartieri borghesi, lasciando così per un po’ di tempo senza telefono gli abitanti dei Parioli e degli altri  quartieri-bene della città. Io e Mario ci recammo con una vespetta all’ora stabilita al nostro obiettivo, dovevamo aprire l’armadietto metallico (avevamo le chiavi, fornite da compagni operai della Sip ) e sistemarvi un ordigno incendiario. Un congegno chimico doveva ritardare l’esplosione;  l’acido solforico entrando in contatto con la miscela di clorato di potassio e zucchero avrebbe innescato l’incendio della tanica di benzina; ma la qualità del profilattico che separava le fiale dell’acido dalla miscela era  evidentemente scarsa, così la sua corrosione non avvenne, come preventivato, dopo qualche minuto, ma fu immediata. La fiammata illuminò la strada, saltammo sulla nostra vespetta modificata e schizzammo via a tutto gas nella  notte. Le nostre capacità di artificieri ci lasciarono perplessi, ma la  nostra ‘guida veloce’ ci confortò. [...]“
Mario era un giovane che, come altre migliaia di giovani e meno giovani, in quegli anni aveva fatto della militanza politica e dell’ impegno sociale una scelta di vita. Militanza ed impegno che fondamentalmente significavano solidarietà ( in quegli anni veniva definita solidarietà di classe) con gli  sfruttati e con i più deboli. (Testimonianza al Progetto Memoria. Roma, 1995)

È il 7 aprile del 1976. La notizia della condanna a 9 anni all'anarchico  Giovanni Marini si diffonde tra i militanti di piazza Cavour e un piccolo gruppo decide di staccarsi dal presidio per compiere un’azione dimostrativa.
Tra loro c’è anche Mario Salvi, detto "il Gufo". Chi lo ha conosciuto parla  di lui senza eufemismi. Era il più bravo a diffondere la stampa militante ma anche a scucire le teste dei fascisti: un coraggioso. Non è strano se è il primo a correre verso un ingresso posteriore del Ministero. Nascosto sotto  al giacchetto, il Gufo ha il pezzo: il suo compito è quello di coprire altri compagni armati di molotov. Le bocce vengono lanciate e al rumore del vetro infranto si unisce quello della fiammata, un suono secco come il colpo di  una frusta. Dopo aver morso bisogna fuggire: l’attentato aveva uno scopo puramente dimostrativo, il suo potenziale distruttivo si è già esaurito senza fare danni. I danni, quelli veri, ci pensa un esponente delle forze  dell’ordine a farli. Il giustiziere di turno si chiama Domenico Velluto e il suo lavoro, essendo un agente di polizia penitenziaria, potrebbe o dovrebbe considerarsi concluso quando le ore che lo obbligano a condividere le sbarre  con i condannati si esauriscono restituendolo al corso di una vita normale.
Questo discorso, però, il secondino Velluto non lo prende nemmeno in considerazione. Chissà, forse nella sua immaginazione ci sono già encomi solenni, premi in denaro, scatti di carriera... Quello che serve a farlo
correre all’inseguimento dei “sovversivi” e a braccarli per centinaia e  centinaia di metri, fino a raggiungere un luogo che non c’entra più niente con il Ministero: via degli Specchi, nei pressi di Campo de’ Fiori
(Cristiano Armati, "Cuori rossi", Newton Compton, 2008)

L’agente Domenico Velluto con la pistola in pugno ha percorso centinaia di  metri lungo le strade che portano a Campo de’ Fiori, alla ricerca di una vittima a cui sparare a freddo con tutta calma. Infatti quando Velluto ha
sparato, nessuno stava scappando: il nostro compagno è stato freddato mentre  camminava (Volantino diffuso dai Comitati autonomi operai, 1976).

Mario conosceva tutti, dal primo ladrone all’ultimo coatto, e cercava di farci capire che lo scippatore a modo suo si ribella a una società che è di merda, e ci diceva che non erano tanto diversi da noi e che bisognava parlare con tutti e far capire quali erano le lotte giuste e come uscire  fuori dall’oppressione (Testimonianza di Giampiero, raccolta in «Rivolta di classe» n. 3, 1976).

La lapide [dedicata a Mario Salvi] non si staccherà, ci saremo noi, i suoi  amici, i ladroni, le donne del quartiere ad impedire a questurini e poliziotti una cosa del genere. Sarebbe una lotta grossa, triste solo per i
padroni (testimonianza di Giampiero, raccolta in «Rivolta di classe» n. 3, 1976).

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Noi non dimentichiamo, noi rivendichiamo

Ieri come oggi, rivendichiamo il diritto all’insubordinazione contro le ingiustizie di questo stato che ha sempre soffocato nel sangue dei lavoratori e dei proletari le istanze di eguaglianza e libertà, per  garantire i privilegi della classe dei potenti e del potere.

Rivendichiamo il diritto alla costruzione della libertà e della giustizia, perché nessuno sia mai più schiavo dell’arroganza del potere e dei potenti,  Domenica 7 Aprile 2013, alle ore 11,00 in Piazza Mario Salvi (ex Piazza Clemente XI ) a Primavalle, si metterà la nuova targa in memoria del nostro  compagno Mario.

I compagni e le compagne di Primavalle

pc 4 aprile - Ai grillini piacciono le stelle... dei generali!


Lezioni ai grillini
Generali a Cinque Stelle

Grillini a lezione dai generali. L'offerta sarebbe arrivata ai 5 Stelle dall'Istrid, Istituto ricerche e studi informazione e difesa. “Il centro ha contattato i nostri che si sono offerti per la commissione Difesa e si sono incontrati. Vorrebbero aiutarci formandoci gratuitamente”, riferisce a “l'Espresso” il deputato Manlio Di Stefano. L'istituto è diretto da generali e colonnelli già ai più alti livelli delle Forze Armate, il presidente è il professor Piercarlo Valtorta. “Collabora col Parlamento Europeo. Ci mette a disposizione le commissioni”, afferma Di Stefano. Secondo quanto scrive su Facebook il giovano deputato, all'Istrid “vorrebbero aprire un dialogo con noi, si dicono grillini”. Una posizione inedita per l'istituto fondato da politici della Prima Repubblica e presieduto fino al 2010 dall'ex sottosegretario Giuseppe Cossiga.

L'Espresso
4 aprile 2013

pc 4 aprile - autisti in lotta da Bergamo a Modena, da Verona a Vicenza, da Gorizia a Trieste, da Vicenza a Padova


Resistenza ed autorganizzazione nella pratica della Federazione Autisti Operai (federata Slai Cobas per il Sindacato di Classe)
 
Mobbing, licenziamenti selettivi, trasferimenti di sede per licenziarechiusure di aziende economicamente sane (come i casi CTE e Busatta & Cecchin)
Bergamo e Padova: Koiné, Verona e Rovigo: Bommartini, Modena: Atras2,  Gorizia: Gandolfo, Trieste e Vicenza: Europool, ... Padova dopo la CTE, la Busatta & Cecchin, dove il diritto sindacale esiste, i padroni camuffano la serrata.
 
Oggi è anche iniziato a Torino processo per un lavoratore vittima di discriminazione antisindacale alla Pigliacelli di Volpiano (TO), la prossima udienza al 28 maggio.
 
02/03-04-2013 Inizia il presidio permanente di 30 autisti operai del Cobas - F.A.O. davanti alla Busatta & Cecchin di Rovolon (Padova) - i lavoratori hanno anche diffidato la Cgil a non trattare senza la presenza del RSA del Cobas/F.A.O. aziendale - Domani 4 mattina l'incontro in Provincia per la CIGS -
e >del Corriere del Venetohttp://www.mirarossa.org/FAO/20130403-corriereveneto.pdf (che non casualmente confonde e mescola la notizia ad altre cose evitando accuratamente il NOME della Federazione Autisti Operai)

pc 4 aprile - Due infortuni al PLA2 e al treno nastri in pochi giorni, uno dei quali abbastanza grave, ci fanno capire che all’Ilva non si può andare avanti cosi

Due infortuni al PLA2 e al treno nastri in pochi giorni, uno dei quali
abbastanza grave, ci fanno capire che all’Ilva non si può andare avanti
cosi.
La mancanza di sicurezza sul lavoro e del lavoro è intollerabile!
Non possiamo aspettare altri morti, bisogna intervenire subito con tutti
i mezzi necessari!
Ci vuole altro che inutili vertici in Prefettura, protocolli e cazzate
varie!
Bisogna denunciare e fermarsi ad ogni inadempienza e pericolo.
Bisogna organizzare il sindacato, i delegati, degli rls veri e non le
persone inutili attuali.
Gli accordi inadeguati e pericolosi firmati dai confederarli devono
essere disdetti.
Dobbiamo imporre una postazione ispettiva interna, che come slai cobas
chiediamo da 10 anni.
Il 22 marzo abbiamo tenuto un’iniziativa nazionale della Rete Nazionale
per la Sicurezza e Salute sui Territori e Posti di Lavoro, proprio per
fare sentire a tutti la gravità dell’emergenza sicurezza e del lavoro in
queste condizioni all’Ilva
Entro il 20 aprile prenderemo nuove iniziative
Invitiamo i lavoratori alla massima attenzione e a tutte le forme di
mobilitazione!
SlaiCOBAS Ilva

pc 4 aprile - Taranto manifestazione 7 aprile

La Rete Nazionale per la salute e sicurezza sui posti di lavoro - Nodo di
Taranto - aderisce alla manifestazione del 7 aprile e a quella del 9 a Roma.
Per il 9 in Piazza della Vittoria terremo un presidio gemellato con la
manifestazione di Roma.

Già il 22 marzo si è tenuta a Taranto una nostra iniziativa
nazionale proprio per fare sentire a tutti la gravità dell'emergenza
sicurezza e il rischio lavorare in queste condizioni all'Ilva.

Gli infortuni, uno dei quali abbastanza gravi, degli ultimi giorni
confermano che all'ilva non si può tollerare ancora la situazione attuale.
Per questo torniamo in piazza il 7 e 9 aprile e anche con altre  iniziative
a seguire.

Dalla piattaforma della manifestazione del 22 marzo:

pc 4 aprile - Dignità operaia contro sfruttamento. razzismo e repressione.


COMUNICATO STAMPA
Dignità operaia contro sfruttamento. razzismo e repressione.
C?è un?attenzione particolare intorno alla crescente mobilitazione degli operai della logistica in questo Paese.
Da una parte quella degli stessi operai, che il 22 marzo hanno attuato, per la prima volta, uno sciopero unitario di 24 ore in varie regioni del Paese, interessando le maggiori società della logistica operanti sul territorio nazionale, per respingere l?indegna piattaforma di rinnovo contrattuale proposta dalle associazioni padronali e denunciare il ruolo compiacente dei sindacati confederali, sempre pronti a trattare al ribasso, e che si sono ben guardati dall?organizzare assemblee e consultazioni nei vari magazzini.

pc 4 aprile - I LAVORATORI DELLA BUSATTA & CECCHIN IN LOTTA !



02-04-2013

comunicato stampa
  
Questa mattina presto i lavoratori della Busatta & Cecchin, guidati dal Cobas dell’azienda, hanno iniziato un presidio permanente all’entrata dell’azienda.

L’azienda sta inspiegabilmente procedendo ad una specie di “liquidazione” dei mezzi senza aver ancora iniziato alcuna procedura relativa alla chiusura dell’attività, che è in aperto contrasto con i due appalti principali (Fercam e Arcese) che duravano da molti anni e ai quali erano adibiti sino alla settimana scorsa tutti i lavoratori autisti operai di provenienza dell’Est Europa, molti dei quali cittadini italiani.

La ns.O.S. ha indirizzato una comunicazione sindacale alla Regione Veneto, alla Provincia di Padova ed alla Azienda, chiedendo la immediata convocazione del tavolo sindacale inizialmente prefissato al 27 marzo e poi misteriosamente slittato a data da destinarsi. In questa comunicazione peraltro si precisa: “voci insistenti tra i lavoratori indicano un incontro in Regione (CIG in deroga ? precisiamo qui per non correre in equivoci che contestiamo la scelta Aziendale di fermare l’attività e che chiediamo la CIG Straordinaria) con altra O.S., che con le iscrizioni alla ns.O.S. ora non è più la prima O.S.

mercoledì 3 aprile 2013

pc 3 Aprile- CINEFORUM: IL TRENO DI LENIN


DOPO LA SCORSA PROIEZIONE DI "GOOD BYE LENIN" ED IL DIBATTITO SULLE ESPERIENZE DEGLI STATI SOCIALISTI, I PROSSIMI DUE APPUNTAMENTI COMPLETERANNO QUESTA "TRILOGIA" SU LENIN E LA NASCITA DEL PRIMO STATO SOCIALISTA DURANTE QUEI "DIECI GIORNI CHE SCONVOLSERO IL MONDO".

GIOVEDI 28 MARZO PRIMA PARTE 
GIOVEDI 4 APRILE SECONDA PARTE

ORE 20:00 APERITIVO RINFORZATO
ORE 21:00 PROIEZIONE, A SEGUIRE DIBATTITO

Via g del Duca 4 CIRCOLO DI PROLETARI COMUNISTI

"Il treno di Lenin" è una miniserie televisiva italiana in due parti prodotta dalla RAI nel 1988 diretta da Damiano Damiani con Ben Kingsley, Leslie Caron, Dominique Sanda.

Si narra il lungo viaggio in treno compiuto nel marzo del 1917 da un gruppo di bolscevichi per rientrare dalla Svizzera nella Russia post-Rivoluzione di Febbraio. Fra i passeggeri vi è il leader bolscevico Lenin con la moglie e compagna Nadežda Krupskaja, Inessa Armand e il rivoluzionario Zinoviev. La Germania concesse il permesso di transito del vagone piombato, ossia una carrozza ferroviaria che aveva porte e finestrini sigillati in modo da evitare qualsiasi contatto con l'esterno e che godeva dell'extraterritorialità.


pc 3 Aprile- ASSEMBLEA A PALERMO:ANALISI DEL VOTO E PROSPETTIVE DI LOTTA

GIOVEDI ORE 16:00 VIA G. DEL DUCA 4 CIRCOLO DI PROLETARI COMUNISTI PALERMO


per il 1° maggio 2013 - proposta
dal testo 'per una analisi comunista del voto' seconda parte

'La lotta contro il grillismo nelle fila del movimento è anche positiva
perchè può permettere di unire le forze di classe, cioè chiamare le forze classiste a mettere da parte il secondario per unirsi sul principale.
La lotta al grillismo va sfruttata anche come opportunità per rilanciare
l'unità dei comunisti, perchè quella soggettività organizzata e agente in grado di essere la vera alternativa si chiama costruzione/ricostruzione del partito comunista, come reparto d'avanguardia organizzato della classe operaia e nucleo dirigente della lotta delle masse popolari.
Ma, chiaramente, questa costruzione domanda anche ai proletari avanzati, ai classisti, ai comunisti una pulizia interna da idee e metodi di lavoro che possono essere di ostacolo al profilo programmatico,strategico,politico e di organizzazione del partito comunista che ci serve oggi'

proletari comunisti è pronto a sottoscrivere per il 1° maggio 2013 una
dichiarazione comune con tutti i compagni, le forze comuniste, proletarie e rivoluzionarie del nostro paese da diffondere in tutte le manifestazioni del primo maggio non poniamo alcune pregiudiziale, chiediamo che proposte in questo senso giungano al nostro indirizzo
pcro.red@gmail.com
la decisione finale in merito verrà presa il 21 aprile 2013

proletari comunisti
24 marzo 2013

pc 3 aprile. 4 aprile presidio sotto il tribunale di Roma in solidarietà ai condannati e denunciati per i fatti del 15 ottobre 2011





             LA LIBERTA' NON CADE DAL CIELO!

Il 15 Ottobre 2011, come a Genova nel 2001, eravamo 300.000 a gridare per le strade di Roma la nostra rabbia contro le politiche di austerità, un grido che voleva risvegliare le coscienze di una Italia ancora assopita di fronte alla crisi economica provocata dalle grandi lobby del capitalismo globale e fatta pagare in maniera pesantissima,per intero, alle classi subalterne. Questo mentre in tutta Europa e nei Paesi arabi si sviluppavano mobilitazioni e rivoluzioni.

Una manifestazione che non poteva essere incastonata nelle logiche del corteo – parata più affini alla rappresentanza politica sindacale. Le tante iniziative prodotte sin dalla partenza del corteo, infatti, hanno voluto segnalare simboli e responsabili della crisi, indicando nella riappropriazione diretta l’unica possibilità di porre le nostre vite “contro e fuori” dalle politiche di saccheggio ed austerità che stiamo subendo.

Come tutti e tutte sappiamo, non si è fatto attendere l’intervento dei tutori dell’ordine, che hanno tentato di stroncare sul nascere la combattività di una manifestazione e di un possibile movimento attraverso una gestione di piazza letteralmente criminale, con caroselli di blindati lanciati a tutta velocità, utilizzo di lacrimogeni e idranti, cariche che hanno tentato di sgomberare piazza San Giovanni.


La resistenza della piazza, però, è stata forte, partecipata e determinata, nutrita da una rabbia covata nella quotidianità per le condizioni di ingiustizia, sfruttamento, saccheggio dei territori che ci vengono consegnate ed imposte. Una resistenza ed una rabbia che rivendichiamo non solo come giuste, ma anche come necessarie allo sviluppo di un processo di trasformazione radicale dell’esistente che ci porti a liberare le nostre vite dallo sfruttamento e dalle gabbie del capitalismo.

In quella giornata e nei mesi successivi si sono susseguiti arresti e processi, con condanne pesantissime. Oggi è arrivata a chiusura l’indagine che coinvolge 25 compagne e compagni accusati del reato di devastazione e saccheggio. Un nuovo processo sta così per cominciare. Si, perché ancora una volta proprio come a Genova 2001 lo Stato e i suoi magistrati hanno “tirato fuori dal cilindro” questo reato per affibbiare condanne pesantissime,un monito a chiunque pensi e provi a mettere il proprio corpo e le propria esistenza in gioco, partecipando a un processo di conflitto e di cambiamento. Una drammatica beffa visto che quel giorno, come altre mille e mille volte eravamo scesi in piazza proprio contro chi devasta e saccheggia quotidianamente le nostre vite!

Al di là della narrazione e delle valutazioni su quella giornata e delle sue conseguenze legali, sentiamo con forza la necessità di aprire, dentro ed oltre i recinti delle realtà di movimento, un confronto ed una discussione che non eluda il tema della repressione, ma che ci porti al contrario collettivamente a farcene carico e ad affrontarlo. L’utilizzo della fattispecie di reato di “devastazione e saccheggio” viene sempre più di frequente utilizzata per colpire ogni forma di espressione di rabbia e conflittualità. Le lotte sociali sono ridotte così a mero problema di ordine pubblico, additate come fatto delinquenziale.

Su questa base, vorremmo iniziare un ragionamento concreto, partendo da un confronto tra chi agisce le lotte sociali qui a Roma, città grande, difficile, complessa, ricca di storia, di esperienze e pratiche concrete dell’alternativa allo stato di cose presenti. Un confronto che sia in grado di superare i disperati ed isolati urli contro la repressione, che abbia la capacità di costruire un filo rosso che a partire della rivendicazione di una “libertà di movimento e di conflitto” riesca, quindi, a proiettarsi ben oltre la miseria del presente.

E’ in atto, infatti, un ampio processo di criminalizzazione sociale e di controllo sociale preventivo che colpisce chiunque non si piega alle leggi del mercato, marcando in forme diverse la propria alterità e/o incompatibilità. Pensiamo, ad esempio, a quei particolari laboratori della repressione che si sperimentano negli stadi, sui migranti, sul precariato delle periferie.

Non solo, va posta la giusta attenzione al tentativo di interdizione delle lotte sociali attraverso l’uso di dispositivi di controllo e repressione, il bavaglio mediatico imposto alle opposizioni, il controllo poliziesco sugli attivisti, l’uso della legislazione speciale antiterrorismo. Tasselli che, se considerati nel contesto politico e sociale nel quale si ascrivono, contribuiscono a delineare uno scenario a dir poco preoccupante ed allarmante, una vera e propria svolta autoritaria e liberticida degli apparati dello stato.

La proposta che lanciamo è quella di confrontarsi e ragionare insieme attorno a questi temi per costruire una campagna politica comune: perché se è vero che la migliore risposta alla repressione la si dà continuando a portare avanti e a sviluppare i propri percorsi di lotta giorno dopo giorno; è altrettanto vero che, per dare spazio allo sviluppo dei conflitti stessi, è necessario denunciare con forza che problemi sociali come la casa, il lavoro, la scuola, non possano essere trattati come questioni di ordine pubblico. Che si criminalizzano studenti, lavoratori, sfrattati, disoccupati che legittimamente protestano contro i tagli a scuola, sanità, la riforma pensionistica, lo smantellamento dei residui di welfare, la precarietà delle condizioni di vita e di lavoro, le privatizzazioni, i licenziamenti, la devastazione dei territori in nome del profitto.

Questo, come abbiamo detto, in una fase in cui le condizioni di vita di larghe fasce di popolazione sono letteralmente in caduta libera,rappresenta un segnale chiaro e preoccupante rispetto al presente ed al futuro che la governance capitalistica vorrebbe cucirci addosso. Appare necessario e urgente, di contro, trasformare l’ingovernabilità e la rabbia crescente, indicare la direzione di marcia collettiva verso un’altra idea di società, verso una nuova utopia possibile da immaginare e conquistare insieme.

Lanciamo già da ora un presidio per il 4 aprile prossimo, di fronte al Tribunale di Roma, per sostenere i compagni e compagni che vedranno iniziare il processo contro di loro e proponiamo un’assemblea pubblica per il 12 aprile prossimo che, a partire dalla ineludibile solidarietà e complicità con gli/le compagni/e sotto processo, abbia la volontà di iniziare a tessere un ragionamento collettivo ed un percorso comune.

Inoltre in solidarietà con le/i compagne/i di Teramo ed in particolar modo con Davide Rosci, attualmente detenuto nel carcere di Viterbo, invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio sotto al Tribunale di Roma l’11 aprile, giorno in cui si esprimerà il Tribunale del riesame.

Libere Tutte – Liberi Tutti


Compagni e Compagne di Roma

pc 3 aprile. Femminicidio a Ravenna: un'altra donna uccisa dal proprio compagno


Ancora un'altra violenza su una donna, uccisa dal suo compagno, l'ennesimo femminicidio, affatto "a sè stante", ma prodotto da questo sistema sociale a comando maschile che concepisce anche i rapporti sociali come rapporti di proprietà privata, un sistema reazionario che "odia le donne", le discrimina, le umilia, le offende e le uccide se "osano" sfuggire al dominio maschilista, con la solita mistificazione ideologica che ne consegue da parte dei mass media sulle giustificazioni del maschio omicida in preda a raptus perchè lei "voleva lasciarlo".


dal foglio delle compagne mfpr

“…Non è possibile lottare contro la violenza sessuale e i femminicidi senza rovesciare questo sistema sociale che li produce e di cui se ne fa puntello. Questa lotta non ha niente da spartire con la politica del femminismo piccolo borghese che vuole “liberarsi dalla famiglia” in una logica però tutta individualista, né può essere ridotta a mera
lotta contro gli uomini… ma ha a che fare invece con la concezione/pratica del NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE, nel senso che ad una violenza che è sistemica la maggioranza delle donne deve rispondere, organizzandosi, con la legittima violenza rivoluzionaria – che deve esprimersi già da oggi, lasciando ad altri i lamenti e le inutili e impotenti richieste, e sviluppando una linea combattiva verso gli stupratori, assassini e le Istituzioni
“…Questa lotta, rivoluzionaria, se non può che essere fatta innanzitutto in prima persona dalle donne, che subiscono tutte le catene, non è però interesse solo delle donne, ma di tutti i proletari, perché è una lotta per una nuova umanità, nuovi rapporti sociali…”
NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE vuol dire lottare contro le radici della violenza sessuale e delle uccisioni contro le donne, lottare contro questo sistema capitalista che deve essere distrutto, e le donne hanno doppie ragioni per farlo!"

Infermiera strangolata in casa
Il compagno confessa
La 36enne voleva lasciarlo, il 45enne muratore l'ha afferrata al collo poi è rimasto a vegliare il cadavere sul letto



Adela Simona Andro, 36enne uccisa dal compagno Valer Ispas Baciu. Lei voleva lasciarlo
Il 45enne romeno Valer Ispas Baciu - compagno della 36enne infermiera, la connazionale Adela Simona Andro, trovata morta in mattinata nel suo appartamento di via Bozzi a Ravenna - ha ammesso le proprie responsabilità: avrebbe afferrato all'improvviso la donna al collo perché lei voleva lasciarlo ma senza l'intenzione di ucciderla. Dopo il delitto è rimasto per diverse ore a vegliare il cadavere incerto sul da farsi. Si trova ora in stato di fermo.
L'uomo, difeso dall'avvocato Francesco De Angelis, conviveva con la donna nell'appartamento al secondo piano di una palazzina nelle vicinanze della Comet: è stato trovato dai carabinieri all'interno dell'abitazione e subito portato in caserma dove è stato interrogato fino alle 23 del 2 aprile nel tentativo di fare chiarezza sulle ore precedenti all'irruzione dei militari allertati da un vicino. In serata la confessione.
A imprimere un'accelerazione sul caso sono state le ecchimosi individuate sul collo della vittima che a giugno avrebbe compiuto 36 anni. Secondo una prima ispezione cadaverica i segni erano compatibili con uno strangolamento. Da subito era stata accertata la morte per asfissia ma non era escluso che potesse trattarsi di un suicidio. Il cadavere della donna era adagiato sul letto della camera dell'appartamento affittato circa un anno e mezzo fa.
Tra i due un rapporto tormentato da ormai un po' di tempo: «Simona parlava poco, ma so che voleva lasciarlo, e lui non lo accettava. Lei voleva che se ne andasse», racconta una collega di Simona (vedi anche tra gli articoli correlati). Infermiera domiciliare da tre anni con contratti annuali per l'Ausl, Simona, a quanto racconta chi l'ha conosciuta, era arrivata in Italia una quindicina di anni fa, lasciando una figlia piccola in Romania, che oggi ha diciotto anni e vive con i nonni materni. «Ha vissuto per anni facendo ciò che trovava, da irregolare - racconta anche l'infermiera sua collega - Ha lavorato in un macello. Poi è riuscita ad avere i documenti, a farsi riconoscere il diploma da infermiera preso in Romania. Ha lavorato in case per anziani per un po' e poi è arrivato il lavoro all'Ausl. Era venuta in Italia anche per inseguire quest'uomo che oggi...».
03 - 04 - 2013

pc 3 aprile - Il governo dei grillini? Ma quale paradosso, è quello che fa vedere le stelle... al popolo! Il caso Parma...

Riportiamo questo articolo del Sole24Ore perché riepiloga bene, prendendolo anche in giro, il governo del grillino Pizzarotti a Parma.
Naturalmente il quotidiano portavoce dei padroni di Confindustria mette in cattiva luce il sindaco e il Movimento 5 Stelle dal suo punto di vista, e cioè, dal punto di vista "politico", per le mancate promesse, perché dal punto di vista "economico", anzi, dice che la realtà è più dura delle illusioni e degli slogan delle campagne elettorali e che in sostanza chiunque si  trovi a fare un governo deve tenerne conto!
Per noi, ripetiamo:
Napolitano e Grillo aprono la strada al governo con Berlusconi o a un nuovo governo tecnico ancora piu a destra di Monti 
Rilanciare la lotta!
Fare pulizia del grillismo reazionario nelle file del movimento operaio e popolare!

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Parma a Cinque stelle

Paradosso Pizzarotti, un anno di rigore

Lacrime e sangue, altro che decrescita felice o il miraggio di arginare la caduta del Paese con slogan tanto accattivanti, tanto demagogici. A Parma, il Comune governato da quasi un anno dai grillini, saranno i cittadini a pagare salato il costo della crisi. A colpi di tasse alle stesse e rincari dei servizi pubblici. Un rigore teutonico, o meglio “montiano”, per tenere in piedi il bilancio della città. Un paradosso gigantesco per il Movimento 5 Stelle che alla prova del governo veste i panni dello spietato tosatore.

Le entrate tributarie della città emiliana, cioè le tanto odiate tasse, salite quest'anno di 30 milioni di euro in un colpo solo. Un balzo all'insù di oltre il 20% rispetto al bilancio del 2012. E quei 168 milioni di entrate tributarie non sono episodiche. Il trend della pressione fiscale locale resterà su quei livelli fino a tutto il 2015. La parte del leone la farà la tanto vituperata Imu, l'imposta sulla casa, che i grillini osteggiano, porta nelle casse del comune quest'anno 84 milioni di euro, più di un quarto dell'intero bilancio. E il paradosso nel paradosso è che nel laboratorio di governo grillino l'aliquota sulla prima casa è ai massimi, allo 0,6%. Altro che aboliamo l'Imu! C'è. Si tiene e la si tiene al carico massimo. E che dire dell'Irpef locale. Da lì arrivano altri 25 milioni di euro con l'aliquota allo 0.8% non certo tra le più popolari.

Il rigore a Parma non risparmia davvero nessuno sono in forte aumento le rette dei servizi. Gli incassi dagli asili nido per il Comune salgono quest'anno a 3,9 milioni dai 3,4 milioni precedenti. Le mense per l'infanzia porteranno a entrate per 4,2 milioni contro i 3,3 milioni del 2012 (con un aumento del 30%). Dalle mense scolastiche sono previsti incassi per 5,1 milioni (+10% sul bilancio precedente). Per non parlare delle previsioni di incasso dalle multe previste dalla Giunta in rialzo del 9%. E che dire della tassa rifiuti? Anche qui non si scherza. Dal tributo sono attesi proventi per oltre 39 milioni e con la nuova Tares sono previsti incassi per 4 milioni aggiuntivi al costo del servizio per l'introduzione di un'aliquota dello 0,3% relativa ai servizi indivisibili. Come si vede è un bilancio, quello del sindaco Federico Pizzarotti e della sua Giunta grillina, tutto all'insegna della stretta fiscale e del rigore assoluto. Un bagno di realpolitik che capovolge completamente le promesse elettorali e sul piano nazionale contraddice molte delle idee forti del movimento. L'Imu, la tanto odiata tassa, è il vero motore della Giunta. Altro che abolire il prelievo sulla prima casa, qui a Parma si spinge al massimo l'odiata tassa. Senza quegli 84 milioni di incasso verrebbe meno metà delle entrate correnti e il Comune vedrebbe aprirsi una voragine nei conti.

Certo Pizzarotti eredita una situazione pesante. Un Comune sull'orlo del crac con un debito complessivo derivante dallo sfascio delle partecipate che supera gli 800 milioni. E non va dimenticato che la gestione dissennata dell'ex sindaco Vignali, finito in manette, ha davvero portato il Comune sull'orlo del fallimento. Pizzarotti governa quindi all'insegna dell'emergenza. Ma delle tante promesse elettorali si è visto ben poco. A partire dai nodi dei dissesti delle società pubbliche che Pizzarotti ha ereditato, dalla STT che necessiterà nel 2013 di liquidità per 13 milioni; alla Spip indebitata da sola per 104 milioni.

Il Governo 5 Stelle si è trovato con le spalle al muro di fronte allo sfascio della precedente truffaldina gestione. Ma poco è stato fatto. Si pensi all'inceneritore fulcro della campagna elettorale all'insegna del non si fa. Quell'inceneritore invece si farà e in più pende sul Comune una causa per oltre 20 milioni da parte della società Iren per immotivata interruzione dei lavori. Il danno e ora anche la beffa. E che dire del Teatro Regio su cui in campagna elettorale Pizzarotti si era scagliato per la gestione poco trasparente e dispendiosa? Il cambio di rotta forse ci sarà, ma intanto il Comune ha dovuto aumentare di 900mila euro l'anno per i prossimi anni la quota di trasferimenti, pena il fallimento. Si dirà che quando si eredita un fardello gravoso come nel caso del Comune di Parma, la strada diventa stretta. Molto stretta. Ma Parma in fondo è come Roma. È lo specchio dell'Italia. Debito alle stelle, squilibri di bilancio. A Parma il Movimento 5 Stelle ha scelto la via dell'austerità e del rigore finanziario, tanto deprecato da Beppe Grillo. E un Governo nazionale dei Grillini farebbe come a Parma, cioè aumentando a dismisura la stretta fiscale e impoverendo i cittadini? O deciderebbe per aprire la strada al deficit di bilancio e allo sfascio dei conti pubblici pur di evitare la tosatura fiscale degli italiani? Parma insegna. Un conto sono le illusioni e gli slogan a effetto, un contro è la realtà. Dura e impietosa come a Parma.

Il sole 24 ore
2 aprile 2013

martedì 2 aprile 2013

pc 2 aprile - Crediti imprese, per i pagamenti ipotesi anticipo dell’aumento Irpef

Via libera del Parlamento all'aggiornamento dei conti che consentirà lo sblocco dei primi 40 miliardi di debiti dello Stato verso le aziende. Ma il contributo potrebbe arrivare dalle tasche dei cittadini. Domani il decreto

Dopo giorni di dubbi e trattative, anche il M5S ha firmato insieme agli altri gruppi la risoluzione unica alla Camera e al Senato in occasione dell’esame dell’aggiornamento dei conti pubblici e quindi del Documento di economia e finanza (Def) che contiene le necessarie correzioni di finanza pubblica per permettere i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Al Senato, sempre il Movimento 5 Stelle ha prima ritirato la propria risoluzione per poi appoggiare quella unitaria, a firma Bubbico (Pd).