lunedì 6 marzo 2017

pc 6 marzo - Razzisti fascio-leghisti Genova non vi vuole e ancor più non vi vuole NAPOLI


Lega Nord, vandali nella nuova sede a Sestri Ponente

Lega Nord, attacco alla nuova sede di Sestri Ponente

"Genova non vi vuole": è comparsa la scritta a pennarello nero sul battente della porta della nuova sede della Lega Nord, a Sestri Ponente. Scritte, adesivi, manomissione della serratura:

"Non è la prima volta che siamo bersaglio di vandali e delinquenti, prima nella vecchia sede di Multedo, e ora anche in questa appena inaugurata - chiarisce Fabio Ariotti, vice segretario della Lega Nord Genova - 



NE CON LA LEGA NÈ CON Il PD!
Da Matteo a Matteo… Napoli contro il sistema ambidestro!
Nello scorso aprile una imponente manifestazione attraversava le strade di Napoli per ribadire la contrarietà della città alle politiche di repressione e precarietà del PD di Matteo Renzi. A quasi un anno di distanza ci prepariamo ad accogliere l'altra faccia

pc 6 marzo - CONTINUA LA LOTTA DI RESISTENZA DEGLI OPERAI IMMIGRATI CONTRO IL SISTEMA NEO-SCHIAVISTA DELLE COOPERATIVE LOGISTICHE

DENUNCE, LICENZIAMENTI, DISCRIMINAZIONI, RICATTI, CONTESTAZIONI DISCIPLINARI, NON FERMANO LA LOTTA PER AVERE I DIRITTI SINDACALI E UMANI E UN LAVORO CON I DIRITTI, SENZA PAURA E IN SICUREZZA SENZA ROMPERSI LA SCHIENA.

LA GRANDE DISTRIBUZIONE  IN ITALIA E' UN SETTORE CHE FA GRANDI PROFITTI GRAZIE ALLO SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA IMMIGRATA CHE VIENE FORNITA DALLE COOPERATIVE E CHE OGNI GIORNO MOVIMENTA LE MERCI DEI PADRONI DEI GRANDI SUPERMERCATI.

PTV INTERNATIONAL  - PAKISTAN IN INGLESE
https://drive.google.com/open?id=0B72zX_Iorz-Telp1N3lnYVBMTVk

NTV - BANGLADESH
https://drive.google.com/file/d/0B72zX_Iorz-TbVpDUU1iRFFDWGM/view?usp=sharing




DOMENICA 5 MARZO 2017

5 marzo - dalla stampa locale e da una televisione del bangladesh sulla manifestazione popolare bella e combattiva dei lavoratori immigrati dei magazzini logistici contro il sistema delle cooperative


http://cobasperilsindacatodiclasse.blogspot.it/2017/03/5-marzo-dalla-stampa-locale-sulla.html


pc 6 marzo - Milano verso lo sciopero dell'8 marzo

 Locandine nel quartiere S. Siro e zona viale Monza/via Padova
 Portato comunicato sciopero a lavoratrici sanità e volantinaggio all'Istituto Tumori      
-     Volantinaggio lavoratrici a una scuola superiore in zona S. Siro con volantino rivolto  alle studentesse
-     Volantinaggio lavoratrici delle poste

     L'8 marzo come lavoratrici in sciopero saremo al concentramento del corteo degli studenti - h. 9.30 in piazza Cairoli e alle 18 al concentramento del corteo cittadino in piazza Duca d’Aosta con lo striscione 
     SCIOPERO DELLE DONNE contro FEMMINICIDI, STUPRI, DOPPIA OPPRESSIONE... TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE!

           Mfpr Milano

pc 6 marzo - La barbarie sionista contro i bambini palestinesi


Nella Palestina devastata dagli insediamenti il Tribunale militare israeliano processa bambini palestinesi
 Sono rarissime le testimonianze e le notizie su una delle più gravi  violazioni dei diritti umani che si ripete nella Palestina occupata: il “processo” di bambini palestinesi davanti al Tribunale militare israeliano.
Pubblichiamo la testimonianza di Sarah Champion, deputata laburista alla Camera dei Comuni di Londra. La corrispondenza è del 10 febbraio ed è stata pubblicata sull’Huffington Post.
Cosa diavolo sta succedendo in Palestina e come facciamo a lasciarlo accadere? Fa freddo. Davvero molto freddo. Il vento arriva come tanti colpi di frusta dall’aperta campagna e il compound militare che ho davanti è il primo ostacolo che trova nel suo corso. E’ la prima settimana di gennaio e io sono in Palestina, in coda per entrare dove potrò vedere di persona i bambini detenuti sotto processo e l’emissione della sentenza. Sono fortunata. Abbiamo spedito i miei documenti agli Israeliani in anticipo e i due avvocati internazionali con me sono ben

pc 6 marzo - Alternanza scuola/lavoro = SFRUTTAMENTO DI STATO

Alternanza Scuola-lavoro, la denuncia degli studenti: “Sfruttati per pulire i bagni dei ristoranti e fare volantinaggio”

Sulla carta dovrebbe essere “un'esperienza formativa innovativa per unire sapere e saper fare” ma secondo l’Unione degli Studenti della Puglia si è trasformata in "sfruttamento”. "Ci affidano lavori che dovrebbero essere assegnati ai dipendenti: le aziende ci usano come manovalanza gratuita", dicono i giovani. Il sottosegretario all'Istruzione Toccafondi: "Abbiamo il dovere di intervenire, ma non invierò ispettori"

di Alex Corlazzoli | 6 marzo 2017
C’è chi è stato costretto a volantinare per dodici ore al giorno, chi si è trovato a pulire bagni e tavoli al ristorante e altri ancora che hanno trascorso giornate a catalogare locandine degli anni Ottanta in un cinema. È l’altra faccia dell’alternanza scuola-lavoro, l’attività resa obbligatoria dalla legge sulla Buona Scuola per gli studenti di terza, quarta e quinta dei licei e degli istituti tecnici e professionali. Sulla carta dovrebbe essere “un’esperienza formativa innovativa per unire sapere e saper fare” ma secondo l’Unione degli Studenti della Puglia, che ha lanciato una pubblica denuncia, si è trasformata in “Alternanza – sfruttamento”.

domenica 5 marzo 2017

pc 5 marzo - GHETTO DI RIGNANO, PARTE II: DOPO LE MORTI LE MENZOGNE

Di seguito il comunicato di aggiornamento sulla realtà di ciò che succede in questo momento alle persone sgomberate dal Gran Ghetto di Rignano; i fatti smentiscono le menzogne di Questura e Regione Puglia.

Ghetto di Rignano, parte II: dopo le morti, le menzogne

Lo sgombero del Ghetto di Rignano si è concluso. Ieri le ruspe hanno demolito le ultime baracche rimaste in piedi dopo gli incendi. Sono arrivati, immediati, i tweet di Michele Emiliano e di altri rappresentanti istituzionali: lo sgombero è un successo, tutto è andato secondo i piani. Evidentemente erano messi in conto anche i morti, e comunque se la sono cercata, avendo rifiutato di andarsene quando gli era stato ordinato…

Nel frattempo emergono le dichiarazioni ufficiali della Questura e della Regione rispetto a questioni che erano ancora poco chiare negli scorsi giorni. La stessa Regione infatti, sin dal 1 Marzo, sta dichiarando che le strutture individuate possono ospitare tutti gli abitanti del Ghetto, che giornali e cattivi informatori (tra cui noi) sovrastimavano le presenze. Ad oggi, i dati della Questura dichiarano ufficialmente che sono state spostate 340 persone nelle strutture dell’Agro di San Severo. A queste si aggiungono le 60 già spostate la scorsa settimana verso Casa Sankara e che ora si trovano all’Arena, e le circa 100/120 persone che ancora sostano nell’area del Ghetto. Chi è rimasto nelle campagne intorno al Ghetto, più di 100 persone, perché ha rifiutato il trasferimento nelle due strutture per le contraddizioni appena citate, dorme per ora o in furgone o in macchina, o ammassato nei casolari in pietra rimasti in piedi dopo lo sgombero. In totale, quindi, più di 500 persone. Come prevedibile, nulla è stato fatto per le donne, di cui nessuna è stata trasferita nelle strutture della Regione e che nessuna possibilità avranno di mantenere le loro forme di sostentamento al di fuori del ghetto.
E’ evidente, anche agli occhi della stessa Regione Puglia, che la capienza delle strutture individuate non è in alcun modo sufficiente. Infatti, nella struttura sita sulla S.S. 16, ridenominata spudoratamente “Casa Sankara”, al momento alloggiano 180 persone. Per poterle ospitare tutte è stata allestita una piccola tendopoli da 12 tende (nonostante la stessa Regione negli scorsi mesi avesse sempre assolutamente escluso di poter ricorrere a questa soluzione). Chi in questo momento sta vivendo lì lamenta in maniera decisa il fatto di essere lontano da tutto e da tutti (infatti la struttura dista circa 10 km da San Severo, il più vicino centro abitato). I gestori di Casa Sankara inoltre non fanno entrare giornalisti, visitatori, sindacalisti, dichiarando di aver paura che si possa fomentare il malessere dei lavoratori lì presenti. Dicono, infatti, che già ci sono state delle piccole rivolte, con piccoli sabotaggi alle tende. Più che fomentare il malessere, la paura è forse quella di documentare il dissenso.

All’Arena, l’altra struttura nell’agro di San Severo adibita ad alloggio per gli sfollati, sono presenti più di 100 persone (in un edificio per cui il precedente progetto che lo utilizzava denunciava, arrivati a 30 ospiti, il congestionamento della struttura). Al momento qui arrivano solo pasti freddi dalla protezione civile, manca l’acqua calda, e si dorme in più di 10 persone a stanza. Inoltre qui le persone non riescono ad andare a lavorare poiché prive di trasporto per le campagne. La loro volontà, ribadiscono, non è quella dell’ospitalità caritatevole: la loro presenza è dovuta a necessità economiche, e quindi all’esigenza di lavorare. A San Severo, inoltre, la preoccupazione forte è lo scoppio di conflitti sociali dovuti allo spostamento di centinaia di persone ‘immigrate’ nel centro del paese, dopo i molteplici rifiuti avanzati negli anni dalle istituzioni sanseveresi contro la costruzione di una tendopoli in città.

La fotografia che possiamo restituire della situazione, immediatamente dopo lo sgombero, ci dice intanto dell’attivazione di un vero e proprio business dell’accoglienza. L’esperimento è quindi chiaro, esportare il sistema dell’accoglienza (enorme coacervo di contraddizioni e fonte di lauti profitti) dai richiedenti asilo anche a chi oramai è da anni sul territorio o comunque da quel sistema è stato espulso. Con lo stesso investimento economico in atto per accogliere gli sfollati del Ghetto, si sarebbe potuto far fronte immediatamente ai temi della casa e del trasporto che i lavoratori rivendicano da anni. Il sistema del caporalato, inoltre, utilizzato come giustificazione principale nello sgombero coatto e immediato del Ghetto, rimane intatto come forma di intermediazione attraverso la quale le persone continuano a lavorare. Anche gli ospiti di Casa Sankara continuano a servirsi dei furgoni dei caporali che li passano a prendere all’esterno della struttura per poter andare a lavorare. Va detto inoltre che, a circa un anno dalla maxi-operazione della DDA di Bari, che portò al sequestro con facoltà d’uso dell’area su cui sorgeva il ghetto (facoltà d’uso poi revocata alla vigilia dello sgombero), nessun elemento è emerso che possa far pensare a risultati concreti in termini di indagini anti-mafia. A quanto ci risulta, a nessuno dei lavoratori o delle lavoratrici è stato chiesto di fornire elementi utili a far emergere i responsabili del meccanismo di sfruttamento del lavoro (agricolo e sessuale) – dove sono le prove che ‘al ghetto c’è la mafia’? Chi sono i responsabili? Ad oggi, gli unici risultati dell’operazione anti-mafia, oltre allo sgombero, sembrano essere stati le decine di decreti di espulsione emessi da Questura e Prefettura contro quei lavoratori che subiscono lo sfruttamento. Si tratta, come spesso accade, di un discorso, quello sulla ‘mafia’, utile ad attivare la macchina dell’emergenza, una macchina che non solo permette di generare profitti (chi è la mafia, qui?!) ma anche di distribuire premi e medagliette ai politicanti di turno, come nel caso di Michele Emiliano.

Evidentemente, queste menzogne e queste verità manipolate sono utili a coprire gli avvenimenti di questi giorni. Lo sgombero del Ghetto è stato condotto calpestando la dignità delle persone che ospitava, esclusivamente a fini mediatici e senza una reale volontà di risolvere complessivamente i problemi che attanagliano chi lavora in agricoltura e nella cura dei lavoratori agricoli. La soluzione abitativa per tutti non è stata trovata, motivo per il quale vengono allestite in fretta e furia tendopoli e soluzioni tampone. Si combatte il cosiddetto sistema del caporalato senza minimamente intervenire sull’intera organizzazione della filiera produttiva, unico strumento reale per poter garantire casa, contratti e trasporti, e superare realmente qualunque forma di intermediazione tra produttore e lavoratore.

Vogliamo soluzioni reali e immediate. Nessuna speculazione sulla pelle dei lavoratori!
Non tollereremo altri sgomberi! Lotteremo ancora per combattere questa situazione!

Vogliamo casa, trasporti, documenti e contratti!


Comitato Lavoratori delle campagne

pc 5 marzo - Nell'anniversario della morte di Stalin - un importante annuncio

 E' in preparazione una nuova uscita, in tiratura di massa destinata alle fabbriche e ai luoghi in cui lavora e vive il proletariato, nonchè nelle università ove esistano collettivi e realtà di lotta, dell'opuscolo dei compagni cinesi, guidati da Maotsetung del  1963.
                                 SULLA QUESTIONE DI STALIN
Questo opuscolo è la più completa sintesi che un comunista e un materialista storico-dialettico possa fare nell'esame della figura el'opera di Stalin nella fase della costruzione del socialismo in URSS dopo la morte di Lenin e traccia una linea definitiva sul piano teorico-politico sulla questione contro ogni deformazione anticomunista di matrice revisionista e troskista.. ma anche contro quelle formazioni marxiste-leniniste che fanno di Stalin una pura apologia, che finisce per danneggiare il movimento comunista in una fase così importante di rinascita e ricostruzione su scala nazionale e internazionale

 SULLA QUESTIONE DI STALIN
(13 settembre 1963)
Secondo commento alla lettera del 14 luglio 1963, pubblicato come editoriale a cura della
redazione del
Quotidiano del popolo
e di
Bandiera rossa.

La questione di Stalin è una questione di enorme importanza. È una questione
di importanza mondiale che ha avuto ripercussioni in tutte le classi del mondo e
che, sino ad oggi, è ancora aperta a controversie. Le classi e i partiti politici o le
fazioni politiche che rappresentano le diverse classi sociali, nutrono opinioni
divergenti su tale questione. È probabile che nel corso di questo secolo non si
possa arrivare, riguardo a questa questione, a una conclusione definitiva. Tuttavia
la classe operaia internazionale e i popoli rivoluzionari del mondo intero nutrono,
per la maggioranza, opinioni in definitiva concordi su un aspetto e cioè non
approvano il totale ripudio di Stalin e testimoniano sempre maggiore attaccamen-
to alla memoria di quest’ultimo. Il fenomeno è riscontrabile nella stessa Unione
Sovietica. Le nostre divergenze con i dirigenti sovietici sono unicamente
divergenze con una frazione del popolo e noi speriamo di riuscire a convincere
i rappresentanti di questa frazione perché possa così progredire la causa della
rivoluzione mondiale. Questo è lo scopo che ci proponiamo di raggiungere con
la stesura del presente articolo.
Il Partito comunista cinese ha sempre sostenuto che il ripudio totale di Stalin
da parte del compagno Kruscev in nome della “lotta contro il culto della
personalità” è completamente errato e che tale ripudio cela intenzioni inconfessate...

pc 5 marzo - La Fiom di Landini lascia sole le operaie metalmeccaniche che saranno eccome nello sciopero e nelle manifestazioni dell'8 marzo

Agli operai e operaie

sono gli stessi sindacalisti che firmano il contratto neocorporativo e padronale dei metalmeccanici

sono gli stessi sindacalisti che in televisione sbraitano e gridano e nelle fabbriche nella maggior parte dei casi firmano con fim e uilm accordi antioperai che peggiorano la nostra condizione

sono gli stessi sindacalisti che fanno politica direttamente o indirettamente dalla mattina alla sera e che ora usano ignobili dichiarazioni per invitare le donne operaie a stare buone sotto padrone non scioperando con le loro sorelle che in tanti posti di lavoro e in tante manifestazioni trasformeranno questo 8 marzo in una grande giornata di lotta e in una pagina storica del movimento delle donne in Italia

sono gli stessi sindacalisti collaborazionisti e maschi che monopolizzano la gran parte delle strutture sindacali, riducendo nella maggior parte dei casi le donne ad 'aggiunte'

sono gli stessi sindacalisti, che in vari casi molestano o fanno i galletti con le donne sui posti di lavoro approfittando del loro ruolo

Ecco questi sindacalisti dicono NO allo sciopero delle donne

MFPR

pc 5 marzo - Con i nostri fratelli bruciati a Rignano Foggia - dal blog tarantocontro

Noi migranti di Bel sit, Paolo VI siamo pieni di dolore e rabbia per i nostri fratelli bruciati, scacciati, deportati, sfruttati di Rignano.
Noi a Taranto stiamo lottando per le loro stesse cose:
documenti, condizioni di vita, assistenza sanitaria, diritto di asilo, lavoro contro schiavismo, speculazione sulla nostra pelle, repressione,
contro reclusioni in hot spot, Cie, Cara, ed espulsioni.
Noi siamo stati con loro nella lotta a Bari, come a Roma.
Giovedì 9 marzo alle 18 in assemblea alla sede dello slai cobas via rintone 22 Taranto commemoreremo i nostri fratelli morti e decideremo come unirci ancora più fortemente nella lotta.
I migranti autorganizzati in lotta a Taranto
Slai cobas per il sindacato di classe
info 3475301704
5 marzo 2017

pc 5 marzo - COMUNICATO DEL COORD. NAZ SLAI COBAS SC SULLA REPRESSIONE DELLE LAVORATRICI DI PALERMO

Il coordinamento nazionale dello Slai cobas per il sindacato di classe, nel dare il pieno sostegno alla giusta, pronta e forte risposta che le lavoratrici assistenti delle Coop. sociali con lo Slai cobas sc di Palermo stanno dando alle decine di denunce della Questura di Palermo per "manifestazione non autorizzata" arrivate alle stesse lavoratrici nei giorni scorsi, sottolinea il carattere particolare e generale di questa repressione.

Essa contiene un aspetto di chiara ritorsione, vendetta portata avanti dalla Questura come braccio esecutivo della politica di attacco ai diritti delle lavoratrici e dei disabili e loro madri della Giunta Regionale e dei Palazzi del potere borghese di Palermo. Sono state denunciate per "manifestazione non autorizzata" direttamente le lavoratrici, quando "normalmente" (sempre nella "normalità" di uno Stato che rappresenta solo gli interessi dei padroni e del loro governo) per questo viene solo denunciata l'organizzazione sindacale (e tante denunce e processi abbiamo avuto negli anni).

E' chiaro, quindi, l'intento di colpire, far retrocedere dalla lotta le protagoniste da mesi, anni di questa battaglia di diritti e di civiltà; ma soprattutto queste denunce sono frutto di un potere locale che viene messo alle corde, che viene sputtanato anche a livello nazionale, che si agita, grida, mostrando tutta la la sua impotente rabbia, ma nello stesso tempo confermando in pieno le tante denunce portate avanti dallo Slai cobas sc e dalle lavoratrici precarie. Una repressione frutto di debolezza non di forza di Crocetta e soci.
Questa repressione dà, quindi, ragione e alimento alla lotta delle lavoratrici slai cobas sc, che chiamiamo a sostenere e a seguirne l'esempio.


Nello stesso tempo, questa repressione è in sintonia con il clima nazionale, del governo, del nuovo Ministro degli Interni, Minniti, legato ai servizi segreti, che sempre più nega i diritti e risponde alle lotte delle lavoratrici, lavoratori, masse, immigrati alzando il tiro della repressione.
Ma sta trovando pane per i suoi denti e sempre più lo troverà!


Lo "Sciopero delle donne" dell'8 marzo, che ha visto nel recente passato proprio nelle lavoratrici dello Slai cobas sc il cuore di una sua prima realizzazione, deve avere anche questo aspetto di scontro, denuncia verso uno Stato forte con le masse popolari, le donne in lotta, e debole verso gli esponenti del potere; uno Stato che verso le lotte delle donne sempre unisce gli strumenti di repressione generale con interventi delle sue forze dell'ordine di squallidi e vergognosi attacchi sesssiti in quanto donne.

Per questo non possiamo che concludere appoggiando le indicazioni scritte nel comunicato delle "Precarie assistenti e mamme dei ragazzi disabili - Slai cobas sc Palermo", e chiamando tutte le lavoratrici, precarie a gridarlo con orgoglio e forza:    


LA VOSTRA REPRESSIONE NON CI FERMA MA ALIMENTA LA NOSTRA DOPPIA LOTTA

E L'8 MARZO SCENDEREMO TUTTE IN SCIOPERO!


SLAI COBAS per il sindacato di classe
coordinamento nazionale

5.3.17

pc 5 marzo - IL VALORE DELLA PIATTAFORMA DELLO SCIOPERO DELLE DONNE - Da Movimento femminista proletario rivoluzionario

La piattaforma che portiamo in tante realtà e città l'8 marzo durante lo sciopero delle donne, è stata elaborata “sul campo” dalle stesse lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, braccianti, ecc. in anni di lotte, lavoro, iniziative sui posti di lavoro e fuori, nei quartieri, nei caseggiati, ecc.; è frutto anche di un costante lavoro di raccolta di altre esperienze di lotte, di inchieste vive.

NON E' UNA PIATTAFORMA FATTA A TAVOLINO O IN CONVEGNI, DA “ADDETTE AI LAVORI”.
Questo è il valore di questa piattaforma e ciò che la distingue dalle altre.

Il suo valore è di essere arma di lotta oggi delle donne su tutti i fronti, ma mostrando, nello scontro con questo sistema sociale borghese che non solo nega i diritti alla maggioranza delle donne, soprattutto proletarie, ma sempre più li toglie, anche quelli conquistati con grandi movimenti femministi di lotta, che per ottenere questi obiettivi “normali” per la vita, la dignità, l'autodeterminazione delle donne, per ottenere pure di “mettere dei bagni decenti vicino ai luoghi di lavoro, a tutela della salute delle donne...”, occorre una nuova società, una società socialista, in cui le donne abbiamo potere e possano dare l'assalto al cielo e conquistarselo.

QUESTO FA DI QUESTA PIATTAFORMA, ANCORA IN CORSO D'OPERA, CHE SI DEVE RIEMPIRE DI ALTRI BI/SOGNI DELLE DONNE, NON MERAMENTE UNA SERIE DI RIVENDICAZIONI, MA LO SPECCHIO DELLA CONDIZIONE DI SFRUTTAMENTO E OPPRESSIONE GENERALE DELLE DONNE E L'URGENZA CHE TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE.


pc 5 marzo - Ilva Taranto - il ruolo ambiguo delle procure di Milano e Taranto - incriminare per patteggiare. Questo è servire il padrone e negare giustizia a operai e masse popolari

Che l'unica giustizia è quella proletaria e che solo la rivoluzione e il potere operaio metterà fine in tutti sensi ai padroni assassini, all'Ilva Taranto come in tutte le fabbriche e quartieri del nostro paese lo sappiamo e per questo principalmente lavoriamo...
ma non possiamo neanche per un minuto accettare senza denunciare, smascherare contrastare l'azione che si svolge attualmente nei tribunali di Milano e Taranto, all'insegna dei patteggiamenti, accordi segreti tra famiglia Riva, banche svizzere e  paradisi fiscali, sotto la regia del governo Renzi-Gentiloni - vero comitato d'affari della borghesia - che mira a far pagare penalmente il meno possibile ai padroni assassini, recuperare soldi per i nuovi padroni indiani-italiani che si prenderanno l'Ilva e deludere le aspettative di giustizia, risarcimenti, salute e sicurezza di operai e masse popolari.
Dentro e fuori il processo, dentro e fuori la fabbrica siamo impegnati a constrastare con tutti i mezzi necessari questa azione

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto
slaicobasta@gmail.com
347-1102638
5 marzo 2017

proletari comunisti/PCm Italia
pcro.red@gmail.com



Ilva, procura Milano chiede rinvio a giudizio dei fratelli Riva. Si ripunta al patteggiamento


I pm di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici hanno chiesto quest’oggi il rinvio a giudizio per Adriano, Fabio e Nicola Riva nel procedimento che prevede i reati, a vario titolo, di bancarotta, truffa allo Stato e trasferimento fittizio di valori per il crac della holding Riva FIRE, oggi Partecipazioni Industriali spa, che controllava l’Ilva di Taranto. Ora i legali del collegio difensivo, che hanno rinunciato al termine di 20 giorni dopo la chiusura delle indagini (sarebbe scaduto la prossima settimana) per accelerare i tempi della procedura, quasi certamente cercheranno di percorrere nuovamente la strada del patteggiamento per i loro assistiti davanti al gup,

pc 5 marzo - Ilva Taranto piena d'amianto, operai a rischio mesotelioma, magistratura ferma - denunciano i Liberi e pensanti

Una denuncia giusta, ma mai un'azione di lotta interna tra gli operai, per bloccare reparti, mobilitarli.
Tutta la loro fiducia è nello Stato dei padroni e nelle elezioni locali a cui si accingono a presentarsi.

Circolo proletari comunisti Taranto
pcro,red@gmail.com

Amianto, i Liberi e Pensanti: “Lavoratori non informati sulle bonifiche”

Amianto in Ilva, l’appello dei Liberi e Pensanti: “I cittadini ed i lavoratori di questo territorio non sono al sicuro”

Il comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” torna a porre l’attenzione sulla presenza di amianto negli impianti produttivi dell’Ilva, con particolare riguardo per l’Altoforno n. 3, dal 1994 dismesso senza che vi siano stati i conseguenti e dovuti interventi di bonifica del sito. 
«Facciamo un appello alla cittadinanza – ha dichiarato Massimo Battista, vicepresidente del comitato dei “Liberi e Pensanti” – per informare che i cittadini ed i lavoratori di questo territorio non sono al sicuro. Ci risulta che ci siano impianti in marcia e dismessi che non sono stati messi in sicurezza».

Nella foto, da sinistra. Massimo Battista, Nicola Sammali, Cataldo Ranieri.

A tal proposito Massimo Battista ha ricordato i tre esposti presentati in Procura; dal primo, datato ottobre del 2014, passando per l’esposto di novembre del medesimo anno e, per finire, dell’ottobre del 2015. A distanza di circa due anni e mezzo dal primo esposto il comitato chiede, a nome di

pc 5 marzo - Ilva Taranto brucia - mentre si prepara l'asta al massimo ribasso ai padroni indiani e si mandano in cassa integrazione i lavoratori, anticamera di esuberi certi m

Senza una ribellione operaia fuori e contro le attuali organizzazioni sindacali presenti nelle RSU, questa storia finisce male, padroni indiani, operai licenziati, città inquinata come prima e peggio di prima, grazie alla alleanza infame tra padroni, governo, Stato, partiti parlamentari, istituzioni locali, stampa prezzolata e imbucata,  sindacalisti privilegiati e venduti

Slai cobas per il sindacato di classe ilva-appalto taranto
slaicobasta@gmail.com

Ilva, principio di incendio nel reparto Cco5 dell’acciaieria

Un principio di incendio nel reparto Cco5 (colata continua) nei pressi segmento del reparto acciaieria dell’Ilva si è verificato questo pomeriggio. Stando a quanto reso noto l’incendio sarebbe stato estinto dal personale di linea stesso. Pare si sia rotto un flessibile che avrebbe portato alla fuoriuscita di olio e quindi al principio di incendio: sul posto sono comunque intervenuti i Vigili del fuoco presenti con il loro distaccamento in Ilva. Nessun danno è stato riportato dai lavoratori presenti in reparto. La colata è stata per il momento fermata.

pc 5 marzo - "PROVATE VOI A STARE ALLA CATENA DI MONTAGGIO..." - L'8 MARZO SCIOPERO DELLE DONNE ANCHE PER QUESTO...

Lo “Sciopero delle donne” deve avere nella sua piattaforma anche il grave problema della salute e sicurezza delle lavoratrici.

L'MFPR nella piattaforma ha scritto:

- Meno orario e aumento delle pause
- Riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, come difesa anche della nostra salute
- inserire nel TU sicurezza lo stress lavoro correlato-violenza.
- Riposo sabato e domenica o 2 gg consecutivi nelle aziende a turnazione continua
- Turni che non aggravino la condizione delle donne
- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici), DPI a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici
- richiesta agli Enti ispettivi di una verifica generale, sotto il nostro controllo
Nel lavoro nelle campagne:
- No all’uso di prodotti tossici durante il lavoro nei campi, strutture mediche vicine ai luoghi di lavoro
- bagni, servizi igienici nelle campagne
Nei call center
- Divieto di controlli presonalizzati che comportano gravi danni-stress psicofisici

Eliana Como del “Sindacatoaltracosa” ha detto recentemente: “Un tema che si affronta pochissimo, in questo settore in particolare ma anche negli altri: la salute e la sicurezza delle donne nei posti di lavoro. Concetti che non sono affatto “neutri”, ma vengono perlopiù trattati come tali. C’è differenza tra i corpi degli uomini e delle donne. Eppure, i Dpi (dispositivi di protezione individuale: guanti, occhiali, cuffie etc) sono “neutri”, cioè pensati tutti, uomini e donne. E quando si dice che sono neutri, nelle fabbriche metalmeccaniche significa in realtà che sono pensati per gli uomini. Poi le donne si dovranno adattare. Non si parla mai nemmeno di salute riproduttiva. Aldilà di ogni altra considerazione, quando è uscita la campagna sul Fertility Day a nessuno è venuto in mente di parlare del rapporto tra condizioni di lavoro e fertilità/maternità (lavoro notturno, turni di sabato e domenica, catena di montaggio)».

Su tutto questo l'Mfpr aveva fatto tempo fa un dossier/inchiesta “Una realtà delle donne di cui si parla poco”. Per lo Sciopero delle donne dell'8 marzo riportiamo stralci dell'introduzione. Chi lo volesse richiedere anche on line, scriva a: mfpr.naz@gmail.com


“...Il 27,5% degli infortuni colpisce le donne, circa 250mila su un totale di oltre 910mila. L’8% delle donne muore per infortunio”.
Questi dati che possono sembrare bassi, non testimoniano affatto una condizione di maggiore sicurezza per le donne ma solo una condizione di minor lavoro...
...“Negli infortuni in itinere, invece, la quota rappresentata dalle lavoratrici, è rilevante e pari

pc 5 marzo - Sempre a fianco della lotta del popolo palestinese - da Forum Palestina

 I documenti inseriti in questa settimana
( 27 Febbraio -  4 Marzo 2017 )
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3 Marzo 2017

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-    Israeli Apartheid Week dal 1 marzo a Torino
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-    45 bambini, 22 donne tra i 405 arresti riportati in febbraio
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2 Marzo 2017
-    Complice Stefano Fassina, Ann Wright non deve parlare
di Nino Lisi

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-    26 studenti palestinesi uccisi e 198 arrestati da Israele nel 2016
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-    Anziano vescovo della chiesa d'Inghilterra condanna Israele nell' Apartheid Week
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1 Marzo 2017
-    Roma. Il Comune nega la sala, gli attivisti Bds si prendono piazza del Campidoglio
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-    Netanyahu insiste: ai palestinesi solo uno Stato senza sovranità
di Michele Giorgio
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-    L'ambasciata israeliana continua il suo pressing sulle università italiane
di Studenti contro il Technion
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-    La tracotanza militare rappresenta un disastro
di Amira Hass
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28 Febbraio 2017
-    Fassina e il Campidoglio non possono sospendere la solidarietà con la Palestina
di BDS Italia
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-    La solita schiena piegata davanti ai diktat dei soliti sionisti: stavolta è quella di Stefano Fassina
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-    Human Rights Watch. Negato il visto all’ong: «Agisce contro Israele»
di Michele Giorgio
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-    Israele bombarda la Striscia di Gaza: 4 feriti
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27 Febbraio 2017
-    Perché non si vuole che l'ex diplomatica USA Ann Wright parli dei diritti dei palestinesi in Campidoglio?
Comunicato stampa di BDS Italia
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-    Alcuni giocatori della NFL ( Lega Nazionale di Football americano )
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-    USB invita gli insegnanti a non usare la Carta Docenti per sostenere l'occupazione israeliana
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-    Ministro israeliano:'robot eliminerà leader Hezbollahe e Hamas'
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-    Parte la 13a settimana contro l'apartheid israeliana
di BDS Italia
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pc 5 marzo - PD di Renzi peggio della peggiore DC - tesserati camorristi, n'dranghedisti, mafiosi alla Cuffaro... affaristi, lecchini e carrieristi.. Da qui nascono i numeri proclamati

una corrispondenza

GUERINI: . 400 MILA ADESIONI ALLA SUA CRICCA

I giovani democratici a Napoli '“I dieci euro non servono, ve li dà Michel”.


L’edizione telematica del Quotidiano Nazionale di martedì ventotto febbraio riporta un articolo, a firma Ettore Maria Colombo, dal titolo: «Renzi: torno a Firenze dai veri amici. “Pd più forte, avrà 400mila iscritti”».
A parte il fatto che chi scrive dubita fortemente che un personaggio come l’ex presidente del Consiglio dei ministri – a causa del suo carattere oggettivamente insopportabile – possa avere qualche vero amico, è la seconda parte di quanto appena citato a risultare particolarmente interessante.
Il dato è palesemente falso; infatti, se è corretto quanto scrive il Colombo, è lo stesso Lorenzo Guerini, vicesegretario ed evidentemente responsabile del tesseramento 2016, prorogato al 28 febbraio 2017, ad affermarlo: «la cifra si chiuderà tra 370 e 400 mila iscritti, compresi 20 mila Giovani democratici».
Questo significa che il numero complessivo dei tesserati alla cricca renzista non può essere più considerato reale; l’anno passato, infatti, erano ancora organici alla stessa alcuni scissionisti dell’ultima ora: non solo i non pochi dalemiani e bersaniani che ne stanno uscendo in queste ore, ma anche i fassiniani, intesi come i seguaci di Stefano Fassina.
Ma non è solo il mero dato ad essere discutibile: in primis, è una notizia il fatto che i Giovani Democratici – siano ancora in vita.
Simpatico, infine, il metodo di reclutamento che i sedicenti democratici utilizzano, almeno a Napoli: a renderlo noto pensano Anna Laura De Rosa e Alessio Gemma, sulla Repubblica online di mercoledì primo marzo, nel pezzo dal titolo: «Pd: Napoli, il caso delle tessere comprate».
Il catenaccio recita: «Offerte gratuitamente in un circolo nell’ultimo giorno utile per l’iscrizione, decine di cittadini in coda. “I dieci euro non servono, ve li dà Michel”. Coinvolte persone al centro dello scandalo delle primarie del 2011».
Qui ci troviamo di fronte ad un fatto ben più grave del semplice rigonfiamento del dato del tesseramento: qui siamo ai limiti del reato di “corruzione”; è chiaro che, chi paga la quota ai cittadini, purché essi si iscrivano, si aspetta poi che questi seguano i suoi “consigli” su come votare alle primarie.
Genova, 05 marzo 2017

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

pc 5 marzo - CHE IL VENTO DELLO "SCIOPERO DELLE DONNE" ENTRI ANCHE NELLE NERE GALERE!

Alle donne proletarie rinchiuse nelle carceri dell’imperialismo, alle nostre sorelle migranti rinchiuse nelle nere galere dei CIE o detenute, alle prigioniere rivoluzionarie

Che il nuovo vento dello “Sciopero delle donne” entri l'8 marzo anche nelle carceri!

Che le donne recluse facciano con forza sentire la loro voce e la loro ribellione!

Voi che avete difeso la vostra vita e quella dei vostri figli dalla morte e dalla violenza, afferrando il coltello dalla parte della lama, per rivolgerlo contro i vostri aguzzini
Voi che state scontando una condanna per aver difeso il vostro amore, la vostra vita, la vostra libertà
Voi che vi siete ribellate alla vostra condizione

Voi che siete sopravvissute al mare per fuggire dalle guerre, dalla violenza economica, sessuale e sociale di regimi, dittature fasciste patriarcali e siete ora rinchiuse nelle galere del nostro Stato, dove le violenze, gli abusi, lo sfruttamento e gli stupri si ripetono sommersi, questa volta, da un mare di silenzio.

Voi che per sopravvivere avete dovuto vendere i vostri corpi e vi hanno punite perché vi siete rifiutate di vendervi allo Stato, di accettare la sua “protezione”

Voi che avete risposto con la giusta violenza rivoluzionaria alla vera violenza di questo marcio sistema capitalistico e patriarcale
Voi che non avevate ragione di pentirvi di ciò che era giusto o necessario fare.
Voi che non avete rinnegato la vostra esistenza.

Voi che sopportate di tutto per difendere il diritto alla vita dei vostri figli e delle vostre figlie, senza tradire la vostra dignità.

A Voi va questo nostro appello:

Che anche le carceri, i Cie, l'8 marzo si illuminino della luce dello “Sciopero globale delle donne”

Che le donne recluse facciano sentire, in questo giorno in ogni modo, la loro voce e la loro ribellione, che si unisce a quella di tantissime donne nel nostro paese e nel mondo, contro questo sistema economico e sociale capitalista che opprime tutte noi.


L’8 marzo non è una festa, ma una giornata di lotta di tutte le donne proletarie.
Scateniamo la nostra ribellione per fare la rivoluzione, perché tutta la vita deve cambiare!

Movimento femminista proletario rivoluzionario

pc 5 marzo - G7 di TAORMINA E POLITICA IMPERIALISTA CONTRO I MIGRANTI, nostro INTERVENTO ALL'ASSEMBLEA DI PALERMO... PER UN CORTEO CONTRO I CIE, HOTSPOT...

Il tavolo tematico su “Sicilia frontiera e fortezza dell’Europa dell’esclusione” è stato aperto da un lungo intervento di Antonio Mazzeo sulla militarizzazione della Sicilia, come sempre interessante per le informazioni puntuali sugli sviluppi e la pervasività di questa militarizzazione, e da un altro altrettanto lungo intervento di un’attivista che si occupa di migranti attraverso l’associazione “Clinica legale per i diritti umani” di Palermo. Anche questa relazione è stata interessante per i passaggi legati a tutto l’aspetto “legale”, appunto, legato ai diritti dei migranti che di fatto non vengono assolutamente rispettati dal governo italiano, per esempio.


Il nostro breve intervento si è concentrato sul significato del fenomeno migrazione e sul modo in cui la nostra organizzazione considera (fratelli di classe) i migranti e opera concretamente tra e con essi.

“La nostra posizione generale è stata espressa nel nostro intervento di ieri… oggi parlando di questo aspetto “particolare” diciamo che i migranti sono l’effetto orrendo e visibile della prima contraddizione che si presenta nel mondo attuale, quella tra imperialismo e popoli oppressi, l’imperialismo per sfruttare questi popoli deve fare le guerre sempre e questo provoca naturalmente emigrazione…

“Come affrontiamo noi questo settore della lotta? Siccome abbiamo fatto cose concrete parliamo di cose concrete. Laddove possiamo, organizziamo concretamente i migranti come a Taranto e a

pc 5 marzo - Verso lo Sciopero Delle Donne 8 Marzo 2017 a Palermo: "7 Minuti" Videoproiezione

Martedì 7 marzo ore 16,00
in Via G. del Duca 4 (pressi Cantieri Culturali) 
MAR7
Mar 16:00VIA G. DEL DUCA 4 PALERMO


L'INTRECCIO DELLA LOTTA DI CLASSE ALLA LOTTA DI GENERE CHE LA MAGGIORANZA DELLE DONNE DEVE IMPUGNARE...

Mfpr Palermo