Ma tra tutti i borghesi ipocriti
che circolano in queste occasioni, i più “sinceri” nel caso Borsellino, sono i
parenti, il fratello e la figlia che prendono, a modo loro, posizione contro lo
Stato: “Non è stata la mafia a uccidere Paolo, è stato eliminato perché
aveva conosciuto quella scellerata trattativa tra Stato e mafia e non
l'avrebbe mai accettata, l'avrebbe denunciata all'opinione pubblica. Allora
hanno dovuto ucciderlo, accelerare il suo assassinio e sottrarre l'agenda
rossa, altrimenti non sarebbe servito a niente”. Queste le parole di Salvatore
Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso il 19 luglio del 1992 in via
d'Amelio a Palermo, ai microfoni di Sky TG24”.
Quindi il fratello si chiede che
fine abbia fatto l’agenda rossa... perché è stato architettato il “più
colossale depistaggio della storia giudiziaria” (come riporta l’articolo della Repubblica che riproduciamo sotto)… “mistero” che vede coinvolti una quantità impressionante di personaggi che sarebbero tutti “infedeli” e “deviati”, dagli uomini dei servizi segreti, ai pubblici ministeri, ai politici… “mistero” è la parola che avvolge le responsabilità dello Stato ogni volta che prova a nascondere il proprio coinvolgimento nelle stragi, che sono tante, l’elenco è lungo e ogni strage ha il proprio momento annuale “rassicurante” di “commemorazione”! “Per non dimenticare” lo fanno, “dimenticando” sempre che se da un lato sono un “regolamento di conti” all’interno delle varie fazioni della borghesia, le stragi, dall’altro lato, servono per tenere in piedi l’attuale sistema sociale che colpisce proletari e masse popolari!
colossale depistaggio della storia giudiziaria” (come riporta l’articolo della Repubblica che riproduciamo sotto)… “mistero” che vede coinvolti una quantità impressionante di personaggi che sarebbero tutti “infedeli” e “deviati”, dagli uomini dei servizi segreti, ai pubblici ministeri, ai politici… “mistero” è la parola che avvolge le responsabilità dello Stato ogni volta che prova a nascondere il proprio coinvolgimento nelle stragi, che sono tante, l’elenco è lungo e ogni strage ha il proprio momento annuale “rassicurante” di “commemorazione”! “Per non dimenticare” lo fanno, “dimenticando” sempre che se da un lato sono un “regolamento di conti” all’interno delle varie fazioni della borghesia, le stragi, dall’altro lato, servono per tenere in piedi l’attuale sistema sociale che colpisce proletari e masse popolari!
I “misteri”, quindi, non possono
certo essere svelati da governi borghesi che sono parte in causa: la “ragion di
stato”, e cioè la salvaguardia dell’attuale sistema sociale, è ciò che guida i
suoi esponenti più in vista, come per esempio l’attuale presidente della
Repubblica Mattarella, cui lo Stato-Mafia ha ucciso il fratello. Solo la giustizia proletaria
potrà fare piazza pulita di tutti questi “misteri”!
***
Via D'Amelio, l'urlo di Salvatore
Borsellino. "La verità è dentro lo Stato"
In quattrocento sul luogo
dell'attentato del 19 luglio. L'agente sopravvissuto: "Sapevamo che il
prossimo era Borsellino"
19 luglio 2020
Alle 16.58, in via D’Amelio c’è
tanta gente. Palermo non dimentica Paolo Borsellino e i ragazzi della scorta:
Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e
Claudio Traina. Sono passati 28 anni da quel maledetto 19 luglio 1992, e ancora
manca un pezzo importante di verità. Non si trova l’agenda rossa di Borsellino,
trafugata di sicuro da un uomo infedele delle istituzioni in quell’inferno di
auto in fiamme e corpi dilaniati. Subito dopo iniziò il depistaggio, anche
questo ad opera di uomini infedeli delle istituzioni, un depistaggio che ha
protetto – e continua proteggere – i veri colpevoli della strage e i mandanti.
“La verità è dentro lo Stato”,
urla Salvatore Borsellino, il fratello del giudice Paolo, che in questi anni
non ha mai smesso di battersi per la ricerca della verità. "L'agenda rossa
è ancora dentro qualche palazzo delle istituzioni". In via D'Amelio, c'è
anche Antonio Vullo, uno dei poliziotti di scorta di Paolo Borsellino,
sopravvissuto all'attentato del 109 luglio. Dice: "Sapeva che il prossimo
sarebbe stato lui, tutti lo sapevamo. Ma fu lasciato solo. Spero che adesso non
vengano lasciati soli tanti magistrati che continuano a impegnarsi per la
ricerca della verità". Ad ascoltarlo, quattrocento persone. Giovani delle
associazioni, famiglie, qualche turista, studenti. E poi il presidente della
commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, l'ex pm Roberto Tartaglia,
oggi vice capo del Dap, l'ex presidente del Senato Piero Grasso, il sindaco
Leoluca Orlando. "Giustizia, vogliamo giustizia", torna a urlare
Salvatore Borsellino. Ma la strada verso la verità è ancora tortuosa.
Il depistaggio
I giudici di Caltanissetta che si
sono occupati delle prime indagini su via D’Amelio hanno parlato del “più
colossale depistaggio della storia giudiziaria”. Per la costruzione del falso
pentito Enzo Scarantino, sono imputati tre poliziotti a Caltanissetta: gli ex
ispettori della squadra mobile Fabrizio Matteo e Michele Ribaudo, poi anche
l’ex dirigente del gruppo d’indagine sulle stragi Mario Bò. Manca il principale
artefice del grande imbroglio, l’allora capo della squadra mobile Arnaldo La
Barbera. Ma possibile che abbia fatto tutto da solo? Possibile che i magistrati
della procura non si siano accorti di nulla?
La procura di Messina ha iscritto
nel registro degli indagati gli ex pubblici ministeri di Caltanissetta
Annamaria Palma (oggi avvocato generale a Palermo) e Carmelo Petralia (attuale
procuratore aggiunto a Catania), ma di recente è stata chiesta per loro
l’archiviazione. Le “parti offese”, ovvero gli innocenti accusati ingiustamente
da Scarantino, hanno presentato opposizione: l’udienza davanti al gip di
Messina si terrà il 19 ottobre. Intanto, entro fine anno potrebbe arrivare la
sentenza di Caltanissetta.
https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/07/19/news/via_d_amelio_l_urlo_di_salvatore_borsellino-262364351/
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