mentre verso autistici/inventati hanno già operato per chiuderlo
711 collettivi italiani sono “schedati” già da Trump

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Incidente durante un'esercitazione Nato in Lettonia, feriti 4 militari italiani
Sono rimasti feriti in un incidente durante un addestramento Nato in Lettonia. Durante un'esercitazione a fuoco a Ādaži nel tardo pomeriggio, un veicolo con quattro militari dell'Esercito italiano è stato colpito da un'arma da fuoco non automatizzata installata su un altro veicolo militare italiano. Lo rende noto il ministero della Difesa su X.
Nei prossimi giorni nostre considerazioni
Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad
Alla Mostra del Cinema di Venezia una sala si è alzata in piedi e ha applaudito per venticinque minuti. È l'ovazione più lunga nella storia del festival. L'anno prima il record era di ventitré minuti, e apparteneva anch'esso a un film su Gaza: La voce di Hind Rajab, costruito attorno all'ultima telefonata di una bambina palestinese intrappolata in un'auto sotto il fuoco. Le due ovazioni più lunghe mai tributate a Venezia riguardano entrambe Gaza. La più lunga, però, non è per la voce della bambina. È per NAZA, un documentario in cui ufficiali dell'intelligence e soldati israeliani, con il volto nascosto, raccontano come Gaza sia stata trasformata in un sistema di bersagli, di punteggi, di morti civili calcolate in anticipo. Il titolo stesso è un termine che l'esercito israeliano usava per indicare quanti civili una singola incursione avrebbe presumibilmente ucciso.
Vale la pena fermarsi qui, prima di parlare del film.
Da quasi tre anni i palestinesi di Gaza documentano in tempo reale la propria distruzione. Hanno filmato le bombe mentre cadevano, i bambini estratti dalle macerie, gli ospedali che crollavano attorno ai medici, i giornalisti uccisi mentre lavoravano. Padri e madri hanno puntato le telecamere sui corpi dei propri figli. Hanno filmato se stessi mentre morivano di fame, fuggivano, tornavano, scavavano, seppellivano. È difficile immaginare la distruzione di un popolo documentata più di questa, e non solo da ottobre 2023, ma da decenni. Eppure non bastava. Non basta mai. Solo quando a parlare è un israeliano, la sala si alza.
Perché la verità cambia statuto quando a pronunciarla è un israeliano? Perché ciò che un palestinese racconta dalla propria casa distrutta viene trattato come testimonianza di parte, mentre la stessa cosa detta da qualcuno dentro l'apparato che ha prodotto quella distruzione diventa una rivelazione?
BRACCIANTI
Caporalato, un bracciante agricolo in aula. prendevo quattro euro all'oraNel processo sono imputate 18 persone, tra cui alcuni imprenditori. Il viaggio sui furgoni e il lavoro in campagna: il racconto Antonio Bertizzolo18.09.2026 - 12:00
Ricatti sessuali alle braccianti indiane, la nuova schiavitù
«Prendevo quattro euro all’ora e non avevo vacanze e ferie». E’ un passaggio chiave, uno degli snodi della testimonianza di un bracciante agricolo straniero nel dibattimento dove viene contestato il reato di caporalato. Il processo si sta svolgendo in Tribunale a Latina. Sul banco degli imputati 18 persone tra cui alcuni imprenditori del territorio pontino, titolari di aziende agricole.
In aula hanno deposto con l’aiuto di un interprete i braccianti agricoli impegnati nelle campagne dell’Agro Pontino, originari del Bangladesh. Hanno ricostruito la giornata tipo: da quando venivano caricati sui furgoni e davano i soldi per il trasporto a Uttam per raggiungere il posto di lavoro, fino alla raccolta degli ortaggi.
«Sono arrivato in Italia nel 2010 - ha detto un bracciante - lavoravo sei giorni a settimana, la domenica non lavoravo, prendevo quattro euro all’ora, davo sei euro per il trasporto quando mi venivano a prendere per portarmi sul luogo di lavoro».
I testimoni hanno riferito inoltre che pagavano cento euro di affitto al mese e vivevano in nove ma anche in dieci nello stesso appartamento. I fatti contestati risalgono in un periodo che va dal 2018 e al 2019 e sono venuti alla luce a seguito di una complessa attività di indagine della Polizia. «Ogni mille carote prendevo 40 euro», ha aggiunto un altro testimone, confermando quello che era emerso nel
La situazione nella Palestina non è cambiata, vanno avanti il genocidio, le uccisioni mirate da parte dello Stato sionista d'Israele appoggiato dall'imperialismo americano e da tutte le potenze imperialiste occidentali, con la connivenza, espressa dall’astensione al Consiglio di sicurezza dell'ONU, da parte di Russia e Cina rispetto al piano genocida di occupazione e cancellazione della Palestina presentata da Trump nel “board della pace", e ribadito, peraltro, proprio in queste ore all'Assemblea dell'ONU. Tutte le potenze imperialiste, quindi, sono, direttamente o indirettamente, a sostegno del genocidio e le critiche che pure vengono fatte a Netanyahu, qua e là dai governi, l'ultima anche dalla tribuna dell'ONU da Macron, sono pure ipocrisia che non cambiano lo stato delle cose per il popolo palestinese e soprattutto sono pura ipocrisia perché intanto viene lasciata mano libera al regime sionista di Netanyahu di procedere non solo all'occupazione di Gaza e alle uccisioni ma anche alla progressiva annessione della Cisgiordania che, pezzo dopo pezzo, viene strappata al popolo palestinese dai coloni appoggiati dall'esercito. Di fronte a questo obbrobrio e scandalo generale, le potenze imperialiste non hanno fatto nulla, anzi, sostengono politicamente e militarmente - soprattutto militarmente - lo Stato sionista di Israele.
Quindi è naturale che debba essere ampia e forte la ripresa generale del movimento di solidarietà con la Palestina.
Il movimento di solidarietà non attraversa un periodo felice, sia perché con la caduta dell'attenzione dei mass media sopraggiunta alla cosiddetta “proposta di pace” lanciata da Trump e sostenuta a suo modo dallo stato sionista di Israele, è calata l'attenzione dell'opinione pubblica e delle masse popolari che aveva portato alla gigantesca mobilitazione dell'anno scorso con la grande manifestazione nazionale di Roma del 4 ottobre.
Ora, evidentemente, la situazione è diversa, ma in questa situazione diversa spetta alle forze proletarie, solidali, antimperialiste, di fare fino in fondo la propria parte.
E in forme molto lente questo sta avvenendo. Segnaliamo soprattutto delle proposte nazionali che

Niente deroghe, per pagare le armi serviranno tagli
L'Assemblea dell'ONU negli ultimi anni è diventata una “fiera delle chiacchiere” in cui diversi governi imperialisti e Paesi servi dell'imperialismo la fanno da padrone sotto la regia del Consiglio di Sicurezza e dell'alta carica dell'ONU che la dirige.
Anno dopo anno, le cose sono andate sempre peggio e la Presidenza Trump l'ha trasformata in un'occasione per propagandare la linea dell'imperialismo americano già attuata e per ricattare gli altri paesi imperialisti, i governi dei paesi oppressi dagli imperialisti e, sostanzialmente, per fare dell'ONU uno show, come giustamente si è detto. Naturalmente quanto più diventa uno show tanto meno esso conta. E che l'ONU conti sempre meno nel mondo è espresso in maniera evidente negli ultimi anni dalla drammatica situazione che vede in corso d'opera il genocidio del popolo palestinese. Israele non ha mai rispettato le risoluzioni dell'ONU - anche quelle più blande - e quindi da tempo dovrebbe essere, secondo le regole di un qualsiasi condominio, cacciato dall'ONU stesso e trasformato in uno Stato canaglia da eliminare, da superare, dato che esso come Stato canaglia è stato costruito e non certo come realtà che possa rappresentare il suo popolo. Nella sostanza quella che è stata fatta dall'ONU è l'infamia originaria che ha fatto passare, grazie agli uffici delle potenze imperialiste, l'insediamento sionista di Israele nella Palestina.
Ma proprio la Palestina ha dimostrato che l'ONU non serve a nulla e con buona pace di Francesca Albanese che, rispettata da tutti, sta da tempo facendo una battaglia quasi isolata nel campo di quelle
dai GPI
“La tortura collettiva inflitta da Israele ai danni dei palestinesi resterà il segno distintivo del genocidio”. Francesca Albanese, relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati, ha descritto e raccontato le storie di abusi e violenze subite dai palestinesi, da Gaza fino in Cisgiordania, nel corso della presentazione a Roma con mille persone, nell’area di SpazioTempo (ex Circolo degli artisti), dell’ultimo rapporto presentato a marzo 2026 a Ginevra al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
In dialogo con Maddalena Oliva, condirettrice de il Fatto Quotidiano – tra letture di Laura Morante e musiche di Pasquale Filastò – la relatrice delle Nazioni Unite ha ricordato come nel rapporto, pubblicato per la prima volta in italiano da PaperFirst e in edicola in abbinata con il Fatto quotidiano, emerga con prove schiacchianti l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi.
“Sono decine di migliaia ad essere stati arrestati e detenuti, donne, uomini, bambini palestinesi nelle carceri israeliane dopo il 7 ottobre. Le prove dei maltrattamenti e degli abusi, dell’uso della tortura e anche dello stupro nei confronti di uomini e donne è stato documentato non soltanto da me, ma da organizzazioni non governative palestinesi, israeliane, dalla Commissione indipendente delle Nazioni Unite su Israele e Palestina, prima ancora dal Comitato sulla prevenzione della tortura. Dinanzi a questa
Scrivo con le mani sporche e la schiena che ogni giorno paga il prezzo di decisioni prese da chi non sa nemmeno cosa significa stare sulla catena. L’azienda ha deciso di aumentare la produzione: si passa da 140 auto a turno a 205 auto a turno su Tonale, mentre da 380 auto a 405 auto a turno su Panda. Una scelta che, come sempre, viene presentata come un grande passo avanti. Ma la verità è che mentre aumentano la cadenza, continuano a sfruttare gli ammortizzatori sociali, così si produce di più ma lavorando meno giorni. In linea di massima sarà difficile che lavoreremo 5 giorni su 5 così sfruttando la sempre pronta scusa della mancanza materiale, ci faremo i soliti 2 giorni a settimana di ammortizzatori sociali. D’altronde bisogna pur giustificare, sulla carta, la richiesta accettata di un altro anno di contratto di solidarietà (CDS). Nei fatti pratici questo significa una cosa sola per l’azienda: due giorni di paga risparmiati, tanto ci pensa l’INPS, con un ulteriore risparmio sulla gestione dovuta agli impianti fermi pur sempre ottenendo la produzione necessaria. Questo dal punto di vista collettivo, ma poi c’è quello individuale dove ognuno di noi sarà chiamato a fare giorni di CDS a rotazione. Questo stato delle cose, fa capire benissimo il grado di ricattabilità che subiamo: “O fai quello che dico io o a casa in CDS”.
Succede che per il solo turno A, quando lavora la Panda non lavora il Tonale e viceversa, per tanto ci
A Firenze il presidio inizierà alle 17.30 di fronte al consolato statunitense di lungarno Amerigo Vespucci
