mercoledì 14 gennaio 2026

pc 14 gennaio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Trentini ecc. la campagna tv/stampa del governo meloni al servizio degli interessi imperialisti e delle multinazionali USA/Eni

 

pc 14 gennaio - L'imperialismo tedesco e il regime sionista di tipo neonazista israeliano di Netanyahu si alleano contro il popolo palestinese

Patto d’acciaio tra Germania e Israele: accordo su antiterrorismo e scudo missilistico

estratti

Il legame strategico che Tel Aviv ha con Berlino si è rafforzato nettamente nell’ultimo mese, con un vero e proprio salto di qualità per quanto riguarda scambi economici e interdipendenza dei complessi militari-industriali dei due paesi. Domenica, con la firma di un nuovo contratto da 3,1 miliardi di dollari, la Germania ha espanso l’accordo riguardante la difesa missilistica Arrow 3.

L’operazione si somma al contratto iniziale siglato due anni fa, che ha portato allo schieramento della prima batteria a dicembre nella base aerea di Holzdorf. Ora il valore

pc 14 gennaio - Alberto Trentin non è un santo e nemmeno un eroe - di Federica Cresci * - un commento


Negli ultimi anni il Venezuela è diventato il centro di uno scontro geopolitico di prim’ordine. La fase culminata con l’operazione statunitense contro il governo di Caracas non nasce dal nulla e non è questione di pochi mesi: si inserisce in una strategia di pressione di lunga durata, iniziata già ai tempi di Hugo Chávez e proseguita con Nicolás Maduro.

Parliamo di anni di sanzioni, isolamento diplomatico, operazioni di intelligence, sostegno a settori dell’opposizione e tentativi di delegittimazione del governo venezuelano.

Non è un mistero che Washington abbia cercato in più momenti di favorire un cambio di regime a

pc 14 gennaio - MASSA-CARRARA: 37 DENUNCE E OLTRE 50 MULTE PER LO SCIOPERO PER LA PALESTINA DEL 3 OTTOBRE. “NON CI FAREMO INTIMIDIRE!”... E ANCHE A TORINO

La vendetta del governo moderno fascista da Massa Carrara a Torino non fermerà la solidarietà, in quei giorni c'eravamo tutti, eravamo centinaia di migliaia

Sono 37 le persone denunciate a Massa-Carrara in merito allo sciopero generale per la Palestina e in sostegno della Global Sumud Flotilla del 3 ottobre scorso. Si tratta di provvedimenti che, in linea con il Decreto Sicurezza, contestano i reati di interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario e manifestazione non autorizzata (comprese le aggravanti del caso) per il partecipato corteo svoltosi quel giorno a Massa, a cui si aggiungono una cinquantina di multe. A essere colpiti dall’ennesima azione repressiva di questo governo contro chi si è schierato (e continua a schierarsi) al fianco della Palestina, studenti e studentesse, sindacalisti/e e tante persone che, a vario titolo, attraversano associazioni e altre realtà sociali e di movimento attive sul territorio.

Forte “preoccupazione per il clima repressivo” è stata subito espressa da CGIL Toscana, che ha visto tra i destinatari dei provvedimenti il suo segretario provinciale, Nicola Del Vecchio, il segretario organizzativo, Paolo Gozzani, e i segretari generali della Fiom e della Fp di Massa Carrara, Alessio Menconi e Umberto Faita. A far subito eco alla CGIL, l’Anpi provinciale di Massa-Carrara che, oltre ad esprimere solidarietà al proprio presidente, Giancarlo Albori, e agli altri dirigenti di Cgil e Usb colpiti dalla misure repressive, ha rivendicato la legittimità del corteo quale espressione di valori costituzionali: «Non ci faremo intimidire, la solidarietà non è un reato» – hanno sottolineato in una nota.

Decisi a reagire studenti e studentesse – che lunedì 12 gennaio hanno già avuto un’assemblea con i legali della Cgil -, Casa Rossa Occupata e Usb che, per preparare una risposta forte “collettiva e unitaria”, hanno chiamato un’assemblea pubblica per mercoledì 14 gennaio (ore 19,00) presso la sede del sindacato di via Galilei, 12 a Massa. “Sarà un momento per confrontarci, dare una risposta decisa a chi vuole reprimerci e avviare una campagna di solidarietà. – scrivono nel testo di indizione dell’assemblea diramato via social – Toccano unə, rispondiamo tuttə. Consapevoli di essere statə e continuare ad essere dalla parte giusta della storia”.

Intanto, mentre il parlamentare del Pd, Marco Furfaro, ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti al governo riguardo quella che giudica «un’operazione sproporzionata che sembra di natura meramente punitiva», riparte la raccolta fondi per una nuova Flotilla internazionale che, in primavera, dovrebbe salpare alla volta di Gaza con 100 navi e 3mila persone a bordo provenienti da 100 Paesi.

Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il racconto e l’analisi di Elia, parte dell’Usb e del locale presidio permanente per la Palestina, nonché tra le persone colpite dai provvedimenti. Ascolta o scarica

TORINO - DISORDINI IN PIAZZA CASTELLO

Per i disordini del 3 ottobre in corso un’operazione

pc 14 gennaio - Iran: dalla parte della rivolta proletaria e popolare, contro massacri e repressione del regime reazionario iraniano. Usa/Israele, giù le mani dall’Iran!

Da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 13.01.26


La rivolta proletaria e popolare che si sviluppa in Iran non è diretta dalle centrali straniere dell'imperialismo e del sionismo.

Le centrali straniere dell'imperialismo e del sionismo agiscono in Iran, e sicuramente alcune componenti di questa rivolta sono ad esse legate, ma la rivolta proletaria e popolare nasce sulla base di condizioni economiche sempre più difficili, in primis il carovita che colpisce pesantemente le masse iraniane, innanzitutto le masse proletarie e le masse più povere, e le rivendicazioni di democrazia e libertà che la grande massa delle donne e dei giovani e in parte dei settori proletari e popolari richiedono di fronte a un regime reazionario, dittatoriale che sicuramente non è amico del popolo né rappresentante del popolo.

Sosteniamo la rivolta proletaria e popolare, vogliamo che essa raggiunga l'obiettivo del rovesciamento della dittatura reazionaria degli Ayatollah.

Nello stesso tempo siamo ben consapevoli che l'Iran è uno dei paesi messi sotto tiro dall'aggressione sionista già in corso e già sviluppatasi nei mesi passati e in particolare dall'imperialismo americano che non esita a pensare di ripetere in Iran un'operazione di stampo golpista ed interventista come è stata quella al Venezuela. Una parte della sua maggioranza e del suo elettorato reazionario spinge in questa direzione e come in Venezuela ancora più in Iran al centro della questione vi sono l'appropriazione del petrolio e delle risorse energetiche.

Quindi in questo contesto in Iran ci sono proletari e masse che si ribellano al regime ma in una situazione internazionale in cui l'imperialismo americano e il sionismo israeliano puntano a colpire un paese considerato ostile ai loro interessi nell'area mondiale.

In questa contraddizione il punto resta uno: la natura reazionaria del regime iraniano che spara sul suo stesso popolo che protesta non impedisce che l'Iran sia un baluardo antimperialista sia lo strumento necessario alle masse popolari iraniane per respingere l'aggressione imperialista e sionista nei confronti dell'Iran. Ma solo un governo liberato dalla repressione dello Stato reazionario in Iran e unito alle masse proletarie e popolari è l'unica alternativa per rispondere adeguatamente all'aggressione imperialista e sionista.

Quindi in questo senso noi non condividiamo la posizione di tutti coloro che guardando all'azione esterna che svolgono l'imperialismo USA e il sionismo, non si schierano a fianco della rivolta proletaria e popolare in corso in Iran. La nostra posizione è diversa da questa.

Siamo contro ogni intervento dell'imperialismo e del sionismo contro l'Iran.

Siamo perché nelle file proletarie e popolari in cui si sviluppa la rivolta venga realizzata una distinzione tra le forze che combattono il regime iraniano per un Iran democratico e popolare, che secondo noi consiste in uno Stato di nuova democrazia, e le forze reazionarie che al servizio delle potenze imperialiste e del sionismo vogliono rovesciare l'Iran per riportare al potere addirittura il figlio dello Scià, vale a dire la componente più reazionaria e controrivoluzionaria che vi può essere in un paese come l'Iran.

Occorre su questo fare fede sui contenuti e i fatti della mobilitazione operaia e popolare.

Occorre non avere esitazioni nel denunciare i massacri che il regime iraniano sta perpetrando verso gli oppositori, al di là del fatto che sicuramente l'imperialismo amplifica l'azione repressiva del regime - e anche il numero delle vittime può essere gonfiato dalla propaganda imperialista e sionista -, non è assolutamente in discussione che il pugno duro usato dal regime nei confronti degli oppositori colpisce innanzitutto le componenti proletarie e democratiche, le donne, che tutto possono essere considerate ma non certo pedine interne all'Iran dell'imperialismo e del sionismo.

pc 14 gennaio - Radio Onda Rossa intervista lo Slai Cobas Taranto dopo l'ultimo omicidio sul lavoro

 

pc 14 gennaio - la flotilla si rimette in moto - appoggio e sostegno

Freedom Flotilla Coalition Meets in Dublin, Announces Expanded 2026 Sailings to Gaza and Calls for Escalated Global Action

FOR IMMEDIATE RELEASE
10, December 2025
Contact: Hay Sha Wiÿa, FFC Press Officer
WhatsApp: +1 210-834-8155
media@freedomflotilla.org

[DUBLIN, Ireland] The Freedom Flotilla Coalition (FFC), together with global initiatives working to end Israel’s illegal blockade of Gaza, concluded four days of meetings in Dublin from 5–8 December, 2025. Delegates from member organizations, coalition working committees, and partner solidarity networks gathered to assess this year’s missions and finalize plans for a dramatically expanded 2026 sailing season. The FFC, formed in 2010 and now composed of 18 national campaigns, has sailed dozens of boats to challenge Israel’s illegal naval blockade of Gaza, including Madleen, Handala and Conscience in 2025.

Meeting participants expressed deep alarm at developments in Gaza following the so-called “ceasefire” which Israel continues to violate with impunity, killing hundreds of Palestinians, including over 70 children, and denying adequate humanitarian aid from entering Gaza, including tents and blankets to

pc 14 gennaio - Crosetto/Leonardo: "Trapani diventerà la prima scuola di addestramento per F-35 al di fuori degli Stati Uniti" e i suoi costi scaricati sui lavoratori e sulle masse popolari

info

L'Italia nomina la base aerea siciliana come prima scuola per piloti di F-35 fuori dagli Stati Uniti

da defensenews 8 gennaio 2026

ROMA — L'Italia ha annunciato formalmente che una base dell'aeronautica militare in Sicilia diventerà la prima scuola di addestramento per F-35 al di fuori degli Stati Uniti, a dimostrazione della crescita della domanda di addestramento per piloti dopo i nuovi ordini del jet in Europa.

Il Joint Program Office (JPO) dell'F-35 e il costruttore Lockheed Martin supervisioneranno l'allestimento del centro di addestramento presso la base aerea di Trapani-Birgi, con l'addestramento a terra iniziale da offrire entro dicembre 2028 e il completamento di un "Lightning Training Centre" entro luglio 2029, ha affermato il Ministero della Difesa italiano.

Con un costo di 112,6 milioni di euro (131,4 milioni di dollari) a carico dei contribuenti italiani, il

martedì 13 gennaio 2026

pc 14 gennaio - IRAN - Sostenere la legittima e giustificata rivolta del popolo iraniano è un dovere internazionalista - Dai compagni turchi

con traduzione provvisoria dal turco all'italiano

IRAN - Sostenere la legittima e giustificata rivolta del popolo iraniano è un dovere internazionale! Rifiutiamo fin dall'inizio tutti gli approcci che prendono le distanze o si oppongono alla rivolta del popolo iraniano e non esiteremo a difendere apertamente il nostro sostegno al popolo iraniano ovunque!

Le azioni del popolo iraniano contro l'attuale regime reazionario dei mullah continuano. È nostro dovere sostenere e sostenere la giusta e legittima rivolta del popolo, senza cadere nella trappola di una prospettiva errata e incompleta, che si chiede se serva o meno agli interessi degli imperialisti!
Le proteste in Iran, iniziate il 28 dicembre 2025 con i commercianti del Gran Bazar di Teheran che protestavano contro la crisi economica, proseguono in 111 città in 21 province. Decine di persone hanno perso la vita, migliaia sono state arrestate e anche le forze del regime stanno subendo perdite. La rivolta contro il regime che utilizza ogni tipo di strumento coercitivo e violento, si sta diffondendo e crescendo a ondate. 
I giovani e le donne, in particolare, continuano a essere in prima linea nella legittima rivolta del popolo. È anche utile vedere questo come una continuazione delle proteste "Jin, Jiyan, Azadî" (Donne, Vita, Libertà) iniziate dopo l'assassinio di Mahmoud Amini nel 2022. In quel periodo, le proteste, ancora una volta guidate da donne e giovani, si trasformarono in azioni sostenute e partecipate da tutti i segmenti della popolazione. 
 Dovremmo ignorare la rivolta popolare a causa degli imperialisti? 
 Mentre le proteste continuavano, i sindacati iraniani hanno rilasciato una dichiarazione in cui analizzavano la situazione come segue: "Le proteste che sono iniziate sono una rivolta popolare contro la povertà, l'alta inflazione, il collasso economico, le politiche repressive e coercitive, il silenzio del popolo, la violenza contro le donne e l'erosione dei principi fondamentali della vita sociale". 
La definizione di "rivolta popolare" è cruciale. In recenti discussioni, alcuni ambienti hanno descritto questa legittima e giustificata rivolta popolare come sostenuta dagli Stati Uniti e da Israele, che stanno "spingendo la gente in piazza" per riportare al potere un rappresentante dell'ex monarchia, Pahlavi o qualcun altro. Chiaramente, collegando le basi e la forza di questa rivolta popolare agli interessi imperialisti, credono di schierarsi su un fronte antimperialista. È possibile che i sostenitori dell'ex monarchia abbiano partecipato alla rivolta e stiano cercando di attirarla dalla propria parte. Stanno persino cercando di presentarla in questo modo utilizzando i media occidentali. Tuttavia, la forza schiacciante e maggioritaria della rivolta popolare è contro il regime repressivo, e chiede libertà, democrazia, uguaglianza, ecc. 
È composta da masse con obiettivi. Vediamo che persone di ogni segmento delle nazioni, fedi, generi e popolazioni oppresse, principalmente curdi, stanno svolgendo un ruolo di primo piano nella rivolta. Questa è una rivolta contro il regime reazionario e fascista iraniano, che ha mantenuto un clima di paura, oppressione e violenza ai massimi livelli sin dalla sua ascesa al potere. Ignorare, negare o persino opporsi alla giusta e legittima rivolta popolare affermando che "gli imperialisti hanno un ruolo" o "gli imperialisti hanno interessi" è un'interpretazione errata. Sostenere le persone che combattono, si ribellano e si ribellano contro i regimi fascisti e reazionari, ovunque si trovino nel mondo, è un dovere internazionale, indipendente dai piani delle potenze imperialiste. Se gli

pc 13 gennaio - Verso il 16 gennaio - Liberi tutti - SIAMO TUTTE-I "COLPEVOLI DI PALESTINA"

Meno di una settimana ci divide dall'appuntamento del 16 gennaio a L'Aquila, dove in Tribunale si concludera' il processo per Anan,Ali,Mansour.
Da tutta Italia si rinnova l'impegno a partecipare al presidio a fianco dei nostri fratelli palestinesi ; anche per riabbracciare Luigia De Biasi indomabile compagna de L'Aquila, fatta oggetto nei giorni scorsi di violenze da parte di un questurino, mentre partecipava a L'Aquila al passaggio della "staffetta olimpica" sventolando la bandiera palestinese, che il zelante odioso agente voleva sottrarle. In tutta Italia si sono svolte finora tranquillamente identiche iniziative proPalestina al passaggio dei tedofori, che proseguono i questi giorni in Piemonte(vedi avanti),poi in Lombardia e Trentino.

Nel mentre, il governo Meloni prosegue nella sua opera di denigrazione e repressione nei confronti dei palestinesi recentemente arrestati" per la solidarieta' offerta alla popolazione di Gaza", da ieri trasferiti per punizione in carceri a regime speciale per allontanarli dal sostegno della mobilitazione e dal colloquio coi parenti. 
Hannoun a Terni,Raed e Yaser a Ferrara,Albustanji in Calabria: erano in attesa del Tribunale del Riesame per la scarcerazione, l'impegno per la loro liberazione si mostrera' ovunque nei territori dove verranno tenuti prigionieri !

Le persecuzioni contro i palestinesi e il movimento proPalestina sono diventati la cartina di

pc 13 gennaio - Vicenza. Dai diamanti nascono le bombe di Israele. Mobilitazione alla Fiera - info


pc 13 gennaio - Comunicato stampa del collegio difensivo degli arrestati ABSPP (Hannoun e altri) - Info SRP


MATERIALI DI INTELLIGENCE MILITARE NON POSSONO FONDARE PROCEDIMENTI PENALI

L’AULA DI GIUSTIZIA NON È UN CAMPO DI BATTAGLIA

COMUNICATO STAMPA 12.1.2026

La udienza al Tribunale del riesame per la scarcerazione si terrà al Tribunale di Genova venerdì 16.1 dalle 9. L’esito potrebbe anche essere comunicato in serata.

***

I sottoscritti difensori dei coinvolti nel procedimento per asserito finanziamento del terrorismo in corso a Genova ritengono doveroso intervenire pubblicamente per denunciare una grave torsione dei principi dello Stato di diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali del processo penale, a partire dalla presunzione di innocenza, ancora una volta apertamente violata.

L’iniziativa giudiziaria in atto sul presunto finanziamento del terrorismo non riguarda condotte penalmente accertate, bensì la trasmissione e circolazione di informazioni acquisite in uno scenario di guerra, provenienti da un contesto di conflitto armato in corso e prodotte da apparati di sicurezza stranieri.

Va chiarito con assoluta nettezza: non si tratta di prove giudiziarie, ma di

pc 13 gennaio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Iran: dalla parte della rivolta proletaria e popolare, contro massacri e repressione del regime reazionario iraniano. Usa/Israele, giù le mani dall’Iran!

 

pc 13 gennaio - Migranti: l’Italia costruirà un nuovo centro in Libia

Da L'indipendente 

Lo chiamano "soccorso marittimo in Libia", in realtà si tratterrà di un nuovo lager per i migranti, e di soldi all'Italia.

 L’ONG Mediterranea Saving Humans ha pubblicato una dichiarazione in cui sostiene che l’Italia sarebbe pronta a costruire un nuovo «centro di coordinamento del soccorso marittimo in Libia», a Bengasi, area sotto controllo del Generale Haftar; questo nuovo centro sarebbe analogo a quello già presente a Tripoli, capitale della Libia, dove è insediato il governo centrale, e si tratterebbe di una sorta di centro di organizzazione logistico. Da quanto comunica Mediterranea, il centro verrà costruito con il sostegno finanziario della Commissione Europea, e riceverà un finanziamento iniziale di tre milioni di euro, provenienti dallo European Peace Facility, il fondo UE destinato a spese militari e di sicurezza. «La novità più grave», scrive il gruppo, «è che il nuovo Rcc sorgerà in un’area controllata da apparati militari accusati di crimini di guerra, torture e violenze sistematiche contro migranti e rifugiati». 

pc 13 gennaio - Grande manifestazione antimperialista e comunista a Berlino: Lenin/Luxemburg/Liebnecht!

Striscione e contingente marxista-leninista-maoista contro l''Operazione Kagaar a sostegno della guerra popolare in India

 other videos

https://www.facebook.com/fffff123456/videos/berlin-11-january-2026a-massive-demonstration-fills-the-streets-of-berlin-as-tho/1445629340226259/

https://www.facebook.com/fffff123456/videos/berlin-11012026berlin-police-violently-confront-protesters-during-a-demonstratio/1571587184079949/

pc 13 gennaio - Mobilitazione in Europa e nel mondo contro il regime fascista hindutva di Modi e l'imperialismo/contro l'operazione Kagaar/il genocidio nelle zone adivasi/il massacro dei maoisti/la liberazione dei prigionieri politici

27 gennaio - Bruxelles - Stop Operazione Kagaar! 

Stop genocidio degli Adivasi


Delegazione con partecipazione italiana - info e adesioni csgpindia@gmail.com

pc 13 gennaio - Ilva: svendita e tragedia

Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 12 gennaio

Perché No al Fondo Flacks? Perché le prime notizie che riceviamo dalla stampa non depongono certo a favore di questo Fondo americano.
Innanzitutto, in altre realtà in cui è intervenuto, in particolare in Germania, è diventato noto per i fallimenti a cui ha portato le aziende che aveva comprato.
Questo fondo risulta avere la sua sede nel mega palazzo/torre di Trump.
Questo fondo ha finanziato periodicamente l'ala più oltranzista e sionista dello Stato di Israele, quella che si è resa protagonista della politica di genocidio a Gaza e sponsor delle organizzazioni che sostengono i coloni israeliani che stanno occupando la Cisgiordania.
Chiaramente siamo in un mondo capitalista/imperialista globalizzato, e qualcuno può dire: gli affari sono affari, ma fino a un certo punto! E ci fa specie che chi dice di rappresentare i lavoratori non dicano nulla su tutto questo.

Praticamente il governo Urso/Meloni è passato da un grande gruppo industriale siderurgico, come ArcelorMittal, che naturalmente nessuno rimpiange, ma che era allora il primo produttore d'acciaio nel mondo, a un Fondo che non si è mai occupato di acciaio.

Non ha senso che lo Stato contribuisca a un Fondo che gestirà a sua immagine e somiglianza sia il piano industriale sia il futuro dell'Ilva e di questa città.

In questo momento è pervenuta la tragica notizia: un altro operaio è morto stamattina. Non sappiamo ancora esattamente le circostanze. Intanto facciamo le nostre condoglianze alla famiglia e ai suoi colleghi di lavoro.

Ecco, questa fabbrica che sembrerebbe non produttiva però qualcosa la produce quotidianamente. Non parliamo solo dell'inquinamento, ma dell'insicurezza dei lavoratori, dell'insicurezza di vita, dell'insicurezza di futuro, dell'insicurezza.

Questa situazione non può andare avanti così! I sindacati tutti devono esprimere un movimento reale che risponda agli interessi generali reali degli operai.

Questa gara oscura fatta dal governo Urso/Meloni, tenuta a riparo dalle osservazioni che sono venute dalle organizzazioni sindacali, pone in modo chiaro che noi non possiamo affidare il futuro del più grande stabilimento siderurgico, non solo del nostro Paese ma uno dei più grandi d'Europa, il futuro di migliaia di operai - tuttora l’Ilva è la fabbrica esistente in questo Paese col più alto numero di lavoratori, ad un piano che vede nelle soluzioni di questa fabbrica, all’interno della trasformazione dell'economia in economia di guerra, la produzione di acciaio legata agli armamenti, alla guerra. E questo, oltre a non rispondere ai nostri criteri morali e politici con cui operiamo, sicuramente non ci sembra che debba essere il futuro degli operai.

La questione di fondo rimane sempre quella. Non si capisce perché lo Stato dovrebbe dare soldi per cassintegrazione di quasi 5mila operai, soldi per essere parte della governance di questa nuova avventura industriale, e non invece assumere direttamente la gestione di questo stabilimento. Ma anche su questo non basta parlare di “nazionalizzazione”, bisogna raccogliere le richieste dei lavoratori, sia quelle ufficiali che vengono portate dai sindacati, sia le tante che maturano nelle file degli operai.

Noi abbiamo raccolto 600 firme nello stabilimento che pongono dei paletti fondamentali.

Il primo paletto è chiaramente quello del No agli esuberi e invece l'impiego di tutti i lavoratori nell'area industriale, presso un solo soggetto industriale, perché questo garantisce che il rapporto tra lavoro e salute, lavoro e bonifica della fabbrica e area industriale possa avere un unico indirizzo, un unico criterio di gestione, e tuteli realmente i lavoratori, integrando in un unico asset industriale sia il momento produttivo sia il momento delle bonifiche.

La seconda questione è l'estensione delle tutele dei lavoratori dell'appalto. I lavoratori dell'appalto vengono licenziati, non ricevono stipendi, tredicesime puntuali, tantissimi hanno contratti a termine di mesi, e il loro contratto è stato cambiato negli anni da metalmeccanico a multiservizi; vivono in condizioni di insicurezza lavorativa molto più precarie degli operai dello stabilimento; però quando si pensa a una soluzione, loro non sono all’Ordine del giorno. Qualsiasi soluzione li deve riguardare, dall’integrazione della cassintegrazione alla parità con tutti i lavoratori che sono nell'area industriale.

Sul fronte della sicurezza non si può parlare di emergenza e non prendere misure d'emergenza. Da tempo noi insistiamo che vi sia una postazione degli organi rispettivi, Ispettorato del Lavoro, ASL/Spesal, direttamente nella zona industriale, che possa funzionare sia da controllo, da deterrenza e da immediato riferimento per quei lavoratori e quei delegati sindacali che fanno davvero la loro parte per intervenire subito. La casistica dei morti sul lavoro all’Ilva ha visto diverse volte lavoratori e alcuni delegati che avevano segnalato i pericoli, le violazioni alle norme di sicurezza e non è successo niente.

Quindi serve cambiare le regole di sicurezza e di controllo interno alla fabbrica, soprattutto ora, in tutto questo periodo di cosiddetta “transizione”.

Infine, servono chiaramente misure che siano di risarcimento anche sociale verso i lavoratori vittime di questo stabilimento insieme ai cittadini. Misure che vanno in direzione dei benefici pensionistici per amianto, attività usuranti, ‘25 anni bastano’, in una fabbrica siderurgica, per andare in pensione. Ma qui dobbiamo dire che il Governo invece sta aumentando l'età pensionabile e ha già detto No a tutte le misure di pre-pensionamento, e quindi questa richiesta come farà ad essere accolta da questo Governo?

In questo senso non basta che ci si lamenti. Occorre che queste richieste entrino realmente al tavolo di discussione, in via prioritaria rispetto al cambio di proprietà. Perché altrimenti, una volta che c'è il cambio di proprietà, avremo lo scenario che abbiamo avuto con altri padroni.

Tutto questo è urgente e su questo faremo la nostra parte. I lavoratori in tempi di crisi tendono a stringersi intorno ai sindacati ufficiali perché pensano che li possano meglio tutelare. La realtà dimostra esattamente il contrario.

Torniamo alla morte di un altro operaio, questa volta un operaio dell'Acciaieria 2. L'operaio, Claudio Salamidaaveva 47 anni, è precipitato per circa 7 metri, dal quinto al quarto piano del convertitore 3 dell'Acciaieria, dove stava lavorando a seguito del crollo di una pedana grigliata.

Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti.

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo, in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e alla figlia di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Indotto trovano difficoltà a prendere salari e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro continuo), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operai dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambino la condizione di insicurezza; la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai. Con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllino la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

Oggi ci troviamo in uno snodo fondamentale, abbiamo un governo che è dall'altra parte. Come si può pensare che il governo Meloni-Urso, che anche a livello europeo contrasta le misure ambientaliste, possa realizzare nel nostro paese un risanamento dell'Ilva sul piano del lavoro, della sicurezza, della salute? Come si può pensare che un Fondo speculativo che finora si è distinto per fallimenti, possa salvare il lavoro e la salute a Taranto e negli altri siti? Dobbiamo smetterla con una trattativa governativa così come è fatta adesso, a perdere.

Bisogna ripartire con la lotta, facendo tesoro delle forme di lotta, ma non dei contenuti di sapore corporativo, di Genova; esse vanno estese anche a Taranto, perché quelle forme di lotta possono supportare una piattaforma operaia alternativa e far pesare realmente i lavoratori, molto di più degli impotenti sindacati presenti in fabbrica.

lunedì 12 gennaio 2026

pc 12 gennaio - Ex ILVA - Padroni/Governo/commissari assassini - dal blog tarantocontro

 

Mentre ci apprestavamo a fare la conferenza stampa che avevamo indetto per oggi nella sede dello Slai cobas di Taranto, ci è pervenuta la notizia della morte di un altro operario, questa volta un operaio dell'Accieria 2. Un operaio di 47 anni Claudio Salamida, che è precipitato dal quarto piano del convertitore 3 dell'accieria dove stava lavorando. Purtroppo l'uomo è molto sul colpo.

Sarebbe precipitato a seguito del crollo della pavimentazione. Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti. 

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo che è in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e al figlio di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Intotto trovano difficoltà a prendere salari e stipendi e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti nostri proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché si potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro dignitoso), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operari dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambiano la condizione operaria e la condizione di sicurezza, ma la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai; con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.  

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica delle fabbriche che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllano la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

SLAI COBAS per il sindacato di classe Taranto

WA 3519575628


altre informazioni

  • slai cobas per il sindacato di classe taranto -
  • operaio muore dopo una caduta in Acciaieria 2. - i...
  • La conferenza stampa dello Slai Cobas - Ex-Ilva Ta...
  • la morte dell'operaio Calamida - nei video con le ...
  • una denuncia da verificare
  • pc 12 gennaio - Vogliono ostacolare e impedire l'assemblea nazionale del 17 a Torino convocata da ASKATASUNA... Impossibile 'Siamo tutti Askatasuna!

    Torino, Askatasuna e l'assemblea convocata all'Università: l'ipotesi di chiudere Palazzo Nuovo per fermare il centro sociale

    di Mattia Aimola

    È lo scenario di cui si discute per evitare che l’assemblea convocata dal centro sociale il 17 gennaio si svolga negli spazi di Unito, come annunciato da Askatasuna: una lista studentesca propone di chiudere la sede. Attesi centinaia di militanti

    immagine.png

    Chiudere Palazzo Nuovo per impedire l’accesso ad Askatasuna. È questo lo scenario di cui si discute da giorni all’Università di Torino, per evitare che l’assemblea convocata dal centro sociale torinese per il 17 gennaio si svolga all’interno degli spazi di Unito, come annunciato da Askatasuna la scorsa settimana. Una grande manifestazione che potrebbe richiamare centinaia di esponenti di realtà considerate «gemelle» di Aska, come Leoncavallo e Spintime, oltre ad altri gruppi affini provenienti da tutta Italia e dall’estero. Non è esclusa inoltre la partecipazione di alcuni volti noti del panorama culturale e musicale, tra cui il fumettista Zerocalcare, il cantante Willy Peyote e il gruppo dei Subsonica.

    L’evento (per cui non è arrivata e non arriverà nessuna richiesta formale) sarebbe previsto nell’atrio della storica sede universitaria di via Sant’Ottavio, che ospita la Scuola di Scienze Umanistiche, con i dipartimenti di Filosofia e Scienze dell’Educazione, Studi Storici e Studi Umanistici. La questione sarà esaminata nei prossimi giorni dai vertici della Scuola, per arrivare successivamente a una decisione finale insieme alla rettrice Cristina Prandi. L’eventuale chiusura avrebbe carattere precauzionale e sarebbe finalizzata a prevenire possibili criticità all’interno della struttura. Trattandosi di un sabato, l’impatto sulla didattica sarebbe limitato: per quella giornata, infatti, sono previsti soltanto alcuni esami

    pc 12 gennaio - IRAN - noi salutiano la lotta del popolo iraniano - TKP-ML - con traduzione ufficiosa da google inglese-taliano


    We salute the struggle of the Iranian people! - TKP-ML for debate

    Protests that began in Iran on 28 December and quickly spread across the country have been ongoing for two weeks. At least 65 people have been killed and more than 2,300 arrested in the last 13 days. It has been reported that protests have taken place in 180 cities across 31 provinces, at over 500 locations. The Islamic Republic of Iran is not content with merely attacking and killing the Iranian people. In parallel with these attacks, it resorts to widespread internet blackouts, propagating that “external forces” are behind the actions of the Iranian people, and wages a counter-revolutionary war through the media.

    Despite these attacks by the reactionary Iranian regime, the people's actions, particularly night protests, neighbourhood meetings, and chanting slogans from rooftops, continue in many cities.

    The actions of the Iranian people are not new. Over the last thirty years, there have been five major uprisings and many regional struggles for regime change. For example, alongside the politically-driven movements of 2006 and 2009, the urban protests that began in Mashhad in December 2016 quickly became politicised; in November 2018, the movement triggered by