martedì 21 maggio 2024

pc 21 maggio - Un appello per 1 – 3 giugno: manifestazione nazionale e assemblea studentesca

 

In questi mesi la mobilitazione studentesca in supporto alla resistenza palestinese si è radicata su scala nazionale con le stesse parole d’ordine e le stesse pratiche di lotta.
In più di 20 atenei del Paese l3 student3 si sono accampate, a partire dai primi di maggio, sull’onda della mobilitazione globale.

La necessità di aggiungere al lavoro territoriale, portato avanti finora, un discorso nazionale sul rapporto tra le università italiane e chi porta avanti il genocidio in Palestina, andando oltre lo scontro con lə singolə rettorə, si somma all’esigenza di un momento organizzativo che riesca a rilanciare il movimento studentesco nella prossima stagione di lotta per la Palestina.

Crediamo fermamente che riuscire a far convergere la lotta universitaria in un momento di azione e organizzazione di tutti gli atenei sia fondamentale per rilanciare la mobilitazione e non farla scemare.

Per questo cogliamo e trasmettiamo l’invito a tutte le Univeristà per strutturare insieme:

-il 1 giugno una mobilitazione delle acampade di tutta italia che sappia portare le rivendicazioni delle università ai loro interlocutori.

-il 2 e il 3 giugno e un’assemblea studentesca a Roma per costruire un piano di discussione, di mappatura e di pratiche sugli accordi che rendono le nostre università complici del genocidio in palestina e delle guerre. Vogliamo che questo sia l’inizio di un percorso!

Costruiamo insieme la mobilitazione e l’assemblea in una call organizzativa, a breve info !

Rilanciamo inoltre un invito per tutte le Università di raggiungerci in Sapienza per un acampada nazionale già dal 30 maggio.

pc 21 maggio - Lotta Comunista - un gruppo "marxista" a parole, socialfascista nei fatti, attacca la tenda degli studenti alla statale di Milano - massima denuncia, solidarietà e mobilitazione

 Avevamo denunciato già in un precedente post nei giorni scorsi che la posizione teorico-politica di questo gruppo sulla Palestina era fortemente reazionaria filosionista e imperialista, ma non immaginavamo che arrivasse a questo, e la cosa è fin troppo grave per non considerare che può essere pretesto per lo Stato borghese, governo e polizia per sgomberare le tende degli studenti. 
Non vi è stata nessuna 'rissa', come dice la stampa borghese, ma una aggressione politica reazionaria di stampa squadrista

tocca ai compagni e alle organizzazioni proletarie liberare il campo da simile feccia.

proletari comunisti/PCm Italia

Leggi pc 4 maggio - L'internazionalismo reazionario di Lotta Comunista/l'aristocrazia operaia fatta di dirigenti e burocrati sindacali dei paesi imperialisti contro la lotta dei popoli oppressi - oggi contro il popolo palestinese 

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Su hpps://www.fhttanpage.it/  il video di Lotta Comunista che entra in Statale a Milano e picchia gli studenti accampati per la Palestina

 "Non è la prima volta che si verificano provocazioni di questo tipo: è infatti il secondo attacco squadrista che l’accampamento ha ricevuto nel giro di una settimana. L’accampamento è riuscito a respingere le provocazioni e l’attacco facendo cordone e allontanando la squadraccia".

Cosa sia successo è ancora da chiarire nel dettaglio. In Statale in questi giorni circa cento attivisti pro Palestina si sono accampati nel chiostro centrale dell'Università Statale di Milano. Le tende erano già presenti lo scorso 10 maggio e poi gli studenti sono rimasti anche nei giorni successivi. Proteste analoghe si sono verificate nei giorni scorsi in altre università italiane, come Napoli, Bologna e Roma. Oggi però a Milano sono scoppiati attimi di tensione. 

Il volantino reazionario che costituisce la posizione politica per la quale si aggrediscono gli studenti in lotta per la Palestina

pc 21 maggio - ORE 12 Controinformazione Rossoperaia - Sul G7 in Puglia: per viaggiare informati - Sulle mobilitazioni per la Palestina a Milano/università

 

pc 21 maggio - Tunisia - Una corrispondenza - L'ultimo viaggio della Meloni (e ministri) - cosa succede in Tunisia dal fronte del governo e dal fronte delle masse popolari

La Meloni ha fatto il "Piano Mattei", così lo chiama, un piano di investimenti specifico per l'Africa. Questo piano specifico passa dalla Tunisia. Uno dei suoi punti è formare gli operai in Tunisia e in Africa in generale e poi farli venire in Italia già formati. 

Ma che cosa succede in Tunisia? 

Ci sono tanti legami che uniscono il nostro paese con la Tunisia rappresentati dal fatto che il governo Meloni e lo Stato italiano in generale, oltre a fare profitti sui lavoratori italiani, cerca anche all'esterno di fare profitti a spese degli altri popoli. E questo lo fa anche in Tunisia, anzi, in Tunisia, anche in maniera arrogante - quando Salvini per esempio disse dei tunisini “quelli che vengono qui sono tutti dei criminali”, ecco mentre dicono che il popolo tunisino è criminale, lo sfruttano. 

Il nostro governo va lì appunto per derubare quel popolo delle poche risorse che ha perché la Tunisia comunque è un piccolo paese di quasi 12 milioni d'abitanti, non è ricco di risorse, ha un po' di petrolio nel sud e i fosfati. Tra l'altro questa questione dei fosfati fa parte della nostra storia, in quanto l'Italia si è industrializzata all'inizio del 1890 grazie anche all'importazione dei fosfati tunisini controllati dai francesi all'epoca. Oggi però quali sono le risorse e su cosa l'Italia vorrebbe avere il controllo in questo paese?

Innanzitutto è la produzione di energia che rientra nel Piano Mattei. La Meloni lo presenta come se

pc 21 maggio – Dall’ex Ilva alla Stellantis, 180 mila operai coinvolti nella crisi, oltre 60 tavoli aperti al ministero

 

“Oltre 60 tavoli aperti, 180.000 lavoratori coinvolti, dalla Brianza alla Sicilia. E alcuni casi che si trascinano da anni con cassa integrazione eterna e precari piani di riconversione”. Così inizia un articolo di Affari&Finanza del 6 maggio che si occupa della crisi delle industrie in Italia. Ed è sotto gli occhi di tutti che “Alcune vertenze, ormai, si sono incancrenite, per altri si prospetta una via d'uscita, anche se si sono persi posti di lavoro per strada.”

Ci sono “Nomi che sono entrati nella cronaca quotidiana per scioperi e picchetti, come l'Industria Italiana Autobus tra Bologna e Avellino, la GKN di Firenze, la Portovesme di Cagliari, la Wärtsilä di Trieste, la Lear di Grugliasco o la Bosch di Bari. Pure un marchio storico della lingerie, come La Perla, è finito nelle secche per colpa delle speculazioni finanziarie.” Tra gli scioperi bisogna aggiungere quelli alla Stellantis (che l’articolo non cita!), da Torino a Pomigliano e Melfi.

Da gennaio a oggi sono stati aperti altri tavoli al ministero delle Imprese del Made in Italy guidato da Adolfo Urso, per un totale di 1.867 nuovi lavoratori di aziende in crisi. I soli addetti coinvolti nei tavoli ministeriali sono 59.893. Tra le ultime imprese entrate in crisi c'è da segnalare la Vibac, che produce film e nastri adesivi. Due le fabbriche a rischio, Termoli e Potenza. Poi la Denso di San Salvo, in provincia di Chieti, così come la Baomarc, sempre in provincia di Chieti, a Lanciano. Entrambe sono del settore automotive. Da non dimenticare la Unilever di Pozzilli, provincia di Isernia, che è del

pc 21 maggio - Italia-Israele, i profitti dell’industria bellica e la guerra di Gaza

Dal coordinamento provinciale Palestina Taranto in preparazione  della manifestazione 2 giugno davanti all'Ammiragliato-Lungomare/Ponte girevole

Italia-Israele, i profitti dell’industria bellica e la guerra di Gaza

  di Domenico Birardi Mag19,2024

Se per un attimo volessimo porci fuori da quelle narrazioni facili che riducono la guerra ad una scelta esistenziale obbligata (tesi dei necessitaristi) o al delirio dell’uomo solo al comando fuori dall’ordinario recinto della sanità mentale (tesi dei [de]monisti), potremmo osservare il sottosuolo di relazioni politiche, economiche e militari che sorregge le guerre garantendo la loro perpetuazione. Il caso di studio potrebbe essere proprio il rapporto tra Italia e Israele, con particolare riguardo ad un aspetto dirimente il funzionamento di ogni guerra: la fornitura di armi.

L’EXPORT DI ARMI ITALIANO E I RAPPORTI CON ISRAELE – L’export totale di armi delle aziende italiane nel 2023 ha raggiunto una cifra considerevole (6,31 miliardi di euro), seguendo il ritmo ascendente che negli ultimi 5 anni ha portato ad un aumento dell’86% delle autorizzazioni concesse. Tra i clienti delle società italiane di armi nel 2023 – circa 82 Paesi – signoreggiano Francia, Ucraina, Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Kuwait. I rapporti economico-militari con Israele sono invece rimasti stabili quanto alle esportazioni (9,9 miliardi di euro), mentre sono incrementati sul versante delle importazioni (31,5 miliardi di euro).

La vendita di armi in Italia non è integralmente libera, e ogni società deve essere autorizzata da parte del Governo. Ad affiancare e monitorare le decisioni governative c’è un comitato tecnico, l’UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento). Come noto, sin dall’inizio delle guerra di

pc 21 maggio - Manifestazione contro i CPR Roma - Info

pc 21 maggio - LIberons Georges Abdallah! Appello internazionale per la settimana di mobilitazione 8/15 giugno

LIBERIAMO GEORGES ABDALLAH!



In un momento in cui l'entità sionista persegue incessantemente la realizzazione del suo progetto storico genocida di annientare il popolo palestinese dal mare al fiume Giordano; in un momento in cui gli imperialisti occidentali si sforzano, oggi come in passato, e da più di 76 anni, di sostenere politicamente e militarmente questa entità – il loro braccio organico nella regione – e di giustificare instancabilmente l'ingiustificabile; in un momento in cui lo Stato francese non è un semplice "complice" ma un attore pienamente coinvolto nel suo sostegno a questa pulizia etnica della terra di Palestina; in un momento in cui questo stesso Stato sta usando tutti i mezzi della sua violenza liberticida per imbavagliare e criminalizzare ogni espressione di denuncia di questo crimine contro l'umanità e ogni forma di solidarietà con il popolo palestinese; in un momento in cui, finalmente, proprio nel campo di questa legittima solidarietà con la Palestina, alcuni procrastinano ancora la forma della resistenza per sostenere o censurare se stessi, Georges Abdallah - da dietro le mura e dopo 39 anni di detenzione nelle mani del nemico - e con lui tutti i palestinesi impegnati nella Resistenza o a fianco della Resistenza lo proclamano con forza e senza ambiguità: "Gaza non porterà mai la bandiera bianca della capitolazione!" Lo stesso Georges Abdallah si è sempre rifiutato di fare sua questa bandiera bianca, scegliendo di non lasciare mai il campo che è stato e rimane suo: quello della "Resistenza storica", di tutta la Resistenza, della "promessa dei Fedayin". E' per questo sostegno incrollabile all'eroica lotta del popolo palestinese, ma anche di tutti i popoli che hanno iniziato la resistenza contro l'oppressione e per la loro emancipazione, che Georges Abdallah rimane oggi in carcere. E' per questo sostegno incrollabile, per questo rifiuto di rinnegare se stesso e per questa determinazione a rimanere in piedi che Georges Abdallah rimane ancora nelle mani del nemico - per questo simbolo di resistenza che rimane in Libano, ma anche per questo esempio che è sempre stato e lo è ancora di più oggi per tutti i suoi sostenitori in Francia e a livello internazionale. Oggi, questo sostegno è sempre più massiccio, e sempre più numerosi sono coloro che agiscono per garantire che qualsiasi solidarietà con la Palestina includa necessariamente la richiesta della liberazione di uno dei suoi combattenti più fedeli. Proprio come abbiamo fatto magistralmente durante la 14ª manifestazione a Lannemezan il 6 aprile a sostegno del nostro compagno e dei prigionieri incarcerati con lui, noi, firmatari di questo appello, ci impegniamo ancora una volta a coordinare tutte le nostre forze a sostegno dell'eroica resistenza del popolo palestinese e a Georges Abdallah durante la prossima settimana internazionale di azione dall'8 al 15 giugno e a mobilitarci massicciamente per la la nuova manifestazione nazionale organizzata il 15 giugno a Lione per sostenere la 10ª richiesta di liberazione condizionale di Georges Abdallah e chiedere la sua liberazione: LIBERIAMO GEORGES ABDALLAH!

In un momento in cui l'entità sionista persegue incessantemente la realizzazione del suo progetto storico genocida di annientare il popolo palestinese dal mare al fiume Giordano; in un momento in cui gli imperialisti occidentali si sforzano, oggi come in passato, e da più di 76 anni, di sostenere politicamente e militarmente questa entità – il loro braccio organico nella regione – e di giustificare instancabilmente l'ingiustificabile; in un momento in cui lo Stato francese non è un semplice "complice" ma un attore pienamente coinvolto nel suo sostegno a questa pulizia etnica della terra di Palestina; in un momento in cui questo stesso Stato sta usando tutti i mezzi della sua violenza liberticida per imbavagliare e criminalizzare ogni espressione di denuncia di questo crimine contro l'umanità e ogni forma di solidarietà con il popolo palestinese; in un momento in cui, finalmente, proprio nel campo di questa legittima solidarietà con la Palestina, alcuni procrastinano ancora la forma della resistenza per sostenere o censurare se stessi, Georges Abdallah - da dietro le mura e dopo 39 anni di detenzione nelle mani del nemico - e con lui tutti i palestinesi impegnati nella Resistenza o a fianco della Resistenza lo proclamano con forza e senza ambiguità: "Gaza non porterà mai la bandiera bianca della capitolazione!" Lo stesso Georges Abdallah si è sempre rifiutato di fare sua questa bandiera bianca, scegliendo di non lasciare mai il campo che è stato e rimane suo: quello della "Resistenza storica", di tutta la Resistenza, della "promessa dei Fedayin". E' per questo sostegno incrollabile all'eroica lotta del popolo palestinese, ma anche di tutti i popoli che hanno iniziato la resistenza contro l'oppressione e per la loro emancipazione, che Georges Abdallah rimane oggi in carcere. E' per questo sostegno incrollabile, per questo rifiuto di rinnegare se stesso e per questa determinazione a rimanere in piedi che Georges Abdallah rimane ancora nelle mani del nemico, per questo simbolo di resistenza che rimane in Libano, ma anche per questo esempio che è sempre stato e lo è ancora di più oggi per tutti i suoi sostenitori in Francia e a livello internazionale. Oggi, questo sostegno è sempre più massiccio, e sempre più numerosi sono coloro che agiscono per garantire che qualsiasi solidarietà con la Palestina includa necessariamente la richiesta della liberazione di uno dei suoi combattenti più fedeli. Proprio come abbiamo fatto magistralmente durante la 14a manifestazione a Lannemezan il 6 aprile a sostegno del nostro compagno e dei prigionieri incarcerati con lui, noi, firmatari di questo appello, ci impegniamo ancora una volta a coordinare tutte le nostre forze a sostegno dell'eroica resistenza del popolo palestinese e a Georges Abdallah durante la prossima settimana internazionale di azioni dall'8 al 15 giugno e a mobilitarci massicciamente per la una nuova manifestazione nazionale organizzata il 15 giugno a Lione per sostenere la decima richiesta di rilascio condizionale di Georges Abdallah e chiedere la sua liberazione. Quest'anno, questa manifestazione avrà anche lo scopo di esprimere tutta la nostra solidarietà attiva a due compagni a sostegno di Georges Abdallah, membri della Lega della Gioventù Rivoluzionaria, che sarà processato a Lione il 18 giugno per aver sventolato la bandiera palestinese e una maglietta per la liberazione di Georges Abdallah sul prato dello stadio Olympique Lyonnais durante una partita di calcio con il club di Tolosa interrotta per diversi minuti e trasmesso su tutti gli schermi. "Gaza non porterà mai la bandiera bianca della capitolazione... Né i sionisti né alcuna forza criminale riusciranno mai a spezzare la volontà della Resistenza a Gaza" (Georges Abdallah). Né lo Stato francese, né alcuna forza criminale riusciranno mai a spezzare la nostra determinazione a strappare il nostro compagno dalle mani del nemico.

Liberiamoli! Liberiamolo!

40 anni di carcere! 

Una vita di combattimento!

Primi firmatari: Campagna Unitaria per la Liberazione di Georges Abdallah - L'IRC Rosso per la Difesa dei Prigionieri Rivoluzionari - Comitato d'Azione e di Sostegno alle Lotte del Popolo Marocchino - Arab Red Aid - FUIQP Marsiglia - La Lega della Gioventù Rivoluzionaria - Fronte Popolare della Turchia - Fronte Antimperialista - La Compagnia Jolie Môme - Partito Comunista Maoista dell'India (CPI Maoista) - FUIQP - Corsica Palestina - Comitato Popolare delle Donne - Nuova Era - Partito Marxista-Leninista d'Italia - Partito Comunista Rivoluzionario - Soccorso Rosso proletario Italia - Comitato #iostoconlaPalestina Taranto/Italia - Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT) - Giovani Rivoluzionari - Prospettive musulmane - Azione antifascista Vienna - Syndicat Étudiants Lycéens Apprentis de Lyon (SELA 69) - La Fosse aux Lyons - Saccage 2024 - Collettivo per il Sostegno della Resistenza Palestinese (CSRP59) - Comitato di Solidarietà Georges Abdallah (Lille) - Federazione Sindacale Studentesca (sede nazionale FSE) - Federazione sindacale studentesca (Lille) - Appello belga per la liberazione di Georges Abdallah - OCML Cammino Proletario - Emergenza Palestina Marsiglia - Collettivo per la Liberazione di Georges Abdallah 74 (CLGA74) - Comitato d'azione sindacale dell'Università della Sorbona - Unione Comunista Libertaria (U.C.L.) - Le insurrezioni della terra (Lione) - Comitato Unito di Gaza (Saint-Etienne) - Associazione Nazionale dei Comunisti (ANC) - Samidoun Paris Banlieue - Emergenza Palestina - Campagna nazionale per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah (Libano) - Bündnis gegen imperialische Aggression (Alleanza contro l'aggressione imperialista) - Palästina Bündnis Hamburg (Alleanza per la Palestina ad Amburgo) - Action Antifasciste Paris Banlieue - Collectif Palestine Vaincra - Movimento dei Giovani Comunisti del Rodano - La Causa del Popolo - Cumitatu di ricustruzzione di u partitu cuministu (Corsica) - Unione degli studenti apprendisti delle scuole superiori di 38 (SELA 38)


pc 21 maggio - Genova i portuali contro il sistema di corruzione - info

Genova. Portuali occupano Palazzo San Giorgio

estratti

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Dopo la corruzione la svendita. La vicenda criminale del porto e del sistema politico ed imprenditoriale genovese, del partito unico degli affari che imperversa ovunque, ripropongono un modello che più volte abbiamo sperimentato e vissuto nel paese, sempre con gli stessi risultati. Pessimi.

Il sistema industriale e dei servizi delle Partecipazioni Statali subì scandali e ruberie e, anche usando l’indignazione pubblica verso questa corruzione, fu privatizzato. Oggi il poco che resta di quel sistema, che spesso era la parte tecnologicamente più avanzata del paese, è in mano a multinazionali.

La sanità pubblica fu colpita da affari illeciti della classe politica, si affermò quindi la sua aziendalizzazione sul modello dell’impresa capitalista e si aprì la porta alla sanità privata. Il risultato è che la corruzione è rimasta, ma la sanità pubblica no.

La linea che ha adottato tutta la classe politica in questi decenni, di fronte al rapporto corrotto tra

pc 21 maggio - Intervento Associazione “Il Mondo che vorrei” - Familiari strage ferroviaria di Viareggio alla manifestazione di Firenze

Sono Claudio Menichetti, papà di Emanuela, bruciata viva nella strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 e deceduta dopo 42 giorni di agonia. Ringrazio gli organizzatori della manifestazione per l’invito alla nostra Associazione.

Oggi siamo qui, con voi, per le vittime sul lavoro e da lavoro, da incidenti e stragi.

Le nostre parole d’ordine sono state: Verità, Giustizia e Sicurezza. La VERITA’

l’abbiamo appresa praticamente subito grazie all’aiuto dei rappresentanti di associazioni già costituite e, soprattutto, dei ferrovieri: verità impersonificata nella legge del profitto.

Un brandello di GIUSTIZIA l’abbiamo strappata dopo oltre 14 anni di iniziative, di mobilitazione e di vigilanza su quanto accadeva nei tribunali. Ci siamo costituiti parte civile e siamo arrivati in fondo, fino alle condanne, se pur miti, dei massimi rappresentanti delle

lunedì 20 maggio 2024

pc 20 maggio - Strage di Brandizzo - una vergogna di Stato. "Non dovevano permettere tutto questo” - denunciano i parenti dei 5 operai morti

 Sono i parenti dei 5 operai uccisi a Brandizzo a gridare dalla rabbia: i responsabili della ditta che li aveva mandati allo sbaraglio sui binari si sono riciclati costituendo una nuova azienda che lavora ancora per le ferrovie italiane

I dirigenti della SIGIFER l’azienda esclusa dagli appalti di RFI (Rete ferroviaria italiana) dello Stato, sotto inchiesta dopo il disastro ferroviario che il 31 agosto scorso ha travolto e ucciso 5 operai sui binari a Brandizzo – questi dirigenti dicevamo – ancora indagati dalla procura di Ivrea, si sono “autoassolti” dalle proprie responsabilità in quella strage, e riciclati costituendo una nuova azienda, la STARFER, di cui, anche in questa ne sono i dirigenti.

Con 20mila euro (ventimila euro) versati come capitale sociale, i dirigenti della nuova azienda, raggirano il fermo avuto con quella vecchia, e tornano “slavati e ripuliti” nei sub appalti di RFI.
Per la precisione – dicono – non prendono direttamente il sub appalto, ma “distaccano” la loro forza lavoro per inviarla alla CIF SpA (Costruzioni linee ferroviarie) che a sua volta prende l’appalto da RFI,

pc 20 maggio - Seif Bensouibat esce dal Cpr. Crolla una assurda montatura

Questa mattina i giudici non hanno convalidato l’ordinanza di trattenimento a carico dell’educatore di nazionalità algerina nel Cpr di Ponte Galeria, finito nel mirino della Digos per alcuni messaggi WhatsApp pro-Palestina dopo il 7 ottobre 2023. 

Ricordiamo che Seif, dal 2013 vive in Italia godendo dello status di rifugiato politico e fino a inizio 2024 ha lavorato nel prestigioso liceo Chateaubriand di Roma.

Le sue opinioni su Gaza e Israele ne hanno però provocato a febbraio il licenziamento da parte del liceo. Ma i suoi guai non erano finiti lì. Sempre e solo sulla base dei suoi commenti contro i bombardamenti israeliani a Gaza, hanno visto la polizia presentarsi alla porta di Bensouibat, alla ricerca di armi e altre possibili prove di un coinvolgimento in attività di natura terroristica. Ovviamente senza alcun risultato, eppure dal 16 maggio l’insegnante è trattenuto nel Centro per il rimpatrio di Ponte Galeria, a causa della decadenza del suo status di rifugiato e con il rischio di un decreto d’espulsione.

Ma contro la sua perdurante reclusione al Cpr Ponte Galeria, è arrivato il pronunciamento negativo del

pc 20 maggio - Solidali come sempre con i detenuti in lotta contro il carcere assassino e il carcere tortura - info

Rivolta in carcere a Benevento: "Agenti feriti e altri in ostaggio, detenuti armati"

Carcere - Fotogramma
Carcere - Fotogramma
Due agenti feriti, altri in ostaggio, detenuti armati. È quanto denunciano i sindacati della polizia penitenziaria che segnalano una violenta rivolta in atto nel carcere di Benevento. Una situazione incandescente, con una Sezione detentiva distrutta dai rivoltosi e due agenti di polizia penitenziaria seriamente feriti dai ristretti in rivolta, armati per fronteggiare gli agenti

pc 20 maggio - Ancora sulle manifestazioni di sabato per la Palestina a Torino e Milano

Torino. È partito intorno alle 15.30 dall’ex stazione Dora, in corso Giulio Cesare a Torino, il corteo cittadino per ricordare la Nabka, l’esodo forzato del popolo palestinese avvenuto 76 anni fa. In piazza sono scesi studenti e studentesse che stanno occupando in questi giorni tre sedi degli atenei torinesi, varie associazioni, collettivi, realtà solidali, uniti nel coordinamento ‘Torino per Gaza’. “Sono 76 anni di occupazione e di oppressione del popolo palestinese – spiegano dall’impianto di amplificazione del furgone – stiamo manifestando per chiedere la fine del genocidio in corso nella Striscia di Gaza e per chiedere ai governi occidentali e in primis quello italiano di cessare immediatamente il loro sostegno politico, economico, logistico e militare allo stato criminale di Israele”. Ad aprire il lungo e partecipato corteo lo striscione con scritto:”All eyes on Rafah”, ad indicare la recente e preoccupante escalation militare israeliana a sud della Striscia.

Milano. Oltre un migliaio le persone a Milano che hanno preso parte al corteo di questo sabato 18 maggio, per il 32esimo weekend consecutivo di mobilitazione a sostegno del popolo palestinese. Partita da via Palestro, la manifestazione ha raggiunto piazza Fontana nel tardo pomeriggio, per poi dirigersi all’Università Statale in solidarietà con l’Intifada Studentesca e la protesta delle tende nell’ateneo milanese. Tra gli interventi scanditi durante la manifestazione anche uno solidale a Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio, massacrato di botte fuori da casa sua da “un gruppo di sionisti”, come ha denunciato nei giorni scorsi.

pc 20 maggio - Ex ILVA Taranto: contro i piani di padroni e governo accettati dal sindacalismo confederale e USB serve l'autorganizzazione operaia

Sin dal primo momento lo Slai Cobas ha detto che l'amministrazione straordinaria era un rimedio peggiore del male. E quando dicevamo questo non intendevamo certo difendere ArcelorMittal e Morselli: la gestione di ArcelorMittal e della Morselli dell'Ilva di Taranto è stata assolutamente rovinosa per gli interessi degli operai e dei lavoratori e, anche se non è certo un tema a cui siamo affezionati per la situazione generale dell'Ilva, sul piano dei mercati, sul piano delle sue prospettive. Con l'amministrazione straordinaria la situazione è passata nelle mani dirette dello Stato, anzi diremmo, del governo. E il governo la gestisce attraverso un sistema di Commissari capeggiati da Quaranta, un ex amministratore della gestione Riva degli stabilimenti e certamente non ricordato bene da chi ha memoria - perché in questa fabbrica c'è chi ha memoria e chi non ha memoria, chi dice di non sapere ma invece sa - con un ruolo attivo di questo Commissario nelle vicende che hanno portato alle morti degli operai, il 12 giugno in particolare.

Ma la gestione commissariale condivisa e scelta dal governo Meloni/Urso è stata una scelta nello stesso tempo economica, politica e perfino elettorale, visto che l'amministratore delegato attuale, il Commissario per eccellenza dell'Acciaieria, è stato una delle figure presenti che è intervenuto nell'apertura della campagna elettorale del governo Meloni.

Da quanto si è insediato il Commissario la situazione è ulteriormente precipitata: gli operai diretti hanno avuto solo cassa integrazione o sono stati messi in ferie, a casa, gli impianti non hanno avuto alcun intervento a tutela della sicurezza dei lavoratori nella gestione dell'impianto in quanto tale che è degradato ancora di più, rendendo sempre più difficile la sua effettiva ripresa. Verso l'indotto degli oltre circa 4000 lavoratori che vi operano più o meno stabilmente, alcuni non sono ancora rientrati, hanno

pc 20 maggio - Per il sostegno di operai e lavoratori al Movimento degli studenti universitari in lotta - I compiti di proletari comunisti

1 - E’ importante che la mobilitazione degli studenti universitari cresca e si estenda ai settori che possono contribuire alla lotta politica generale. Questo movimento è un termometro e un possibile detonatore sociale.

2 - Occorre dare il massimo risalto all’azione repressiva dello Stato che mostra la natura del governo e diventa politica.

3 - Dobbiamo portare questa denuncia alle fabbriche.

4 - I segnali che vengono dai movimenti degli studenti e l’azione del governo hanno similitudini con quelli degli anni 68/69: l’ondata iniziata negli Usa ha contagiato in Europa, in Italia. Questo ci permettere di leggere questa dinamica come interessante che arrivi al movimento operaio e popolare. La Palestina può essere il nuovo Vietnam’, determinato dalla situazione mondiale, dal nostro specifico governo fascista che reagisce non solo con la repressione ma ponendo un carico ideologico.

Questo governo è una “manna dal cielo”. Il tipo di reazione, di carico che ci mette sui provvedimenti – i caratteri personali anche aiutano la nostra propaganda e ci permettono di essere più precisi.

La comprensione della situazione politica e sociale esige un salto di qualità nella risposta rispetto al tipo di scontro che c’è. Oggi non possiamo essere “gattini ciechi”, né spontaneisti, accodandoci al movimento così com’è. Varie forze sono legate ad una visione ristretta per cui il movimento è tutto e il fine è nullo.

pc 20 maggio - G7 in Puglia - lanciamo l'appello a tutti a partecipare alle manifestazioni del 13/15 giugno

Come i lavoratori partecipano al G7, come esprimono la loro voce contro i potenti del mondo?

Al sindacalismo di base e di classe, ai lavoratori d’avanguardia proponiamo una giornata di lotta nazionale il 13 giugno. Il 15 giugno dobbiamo impegnarci a portare i lavoratori, farlo con i contenuti e anche con l’impegno a come esserci in Puglia.

La linea del governo è di impedire che si arrivi. Ma questo è un fattore di debolezza: se tutte le forme di contestazione vengono considerate un “pericolo”, ogni contestazione sarà un “pericolo”.

Avanza un “treno senza controllo” dell'imperialismo (Rafah, Ucraina), e quello che succede nel campo va anche al di là della intenzione dei governi.  Questo è il tema centrale del G7

Inoltre esso avviene nella settimana successiva alle elezioni.

Noi dobbiamo contribuire alla protesta, rappresentando il movimento di lotta dei proletari e dei popoli oppressi dall'imperialismo. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione. Alla guerra occorre rispondere con la guerra di classe. Ci rivolgiamo ai proletari, alle masse popolari, ai compagni di cui non ci interessa a quale organizzazione appartengano. si tratta di un appello sociale, anticapitalista, antimperialista.

Un appello particolare va fatto al movimento palestinese. Tocca al movimento palestinese opporsi al genocidio realizzato dall’imperialismo nel suo insieme .

pc 20 maggio - Lasciamo che i leader israeliani vengano arrestati per Crimini di Guerra

Tutti gli israeliani perbene devono porsi le seguenti domande: il loro Paese sta commettendo Crimini di Guerra a Gaza? Se sì, come dovrebbero essere fermati? Come dovrebbero essere puniti i colpevoli? Chi può punirli? È ragionevole che i Crimini non vengano perseguiti e che i Criminali vengano scagionati?

Naturalmente si può rispondere negativamente alla prima domanda: Israele non sta commettendo alcun Crimine di Guerra a Gaza, rendendo così superflue le altre domande.

Ma come rispondere negativamente di fronte ai fatti e alla situazione di Gaza: circa 35.000 persone uccise e altre 10.000 disperse, circa due terzi dei quali civili innocenti, secondo le Forze di Difesa Israeliane; tra i morti ci sono circa 13.000 bambini, quasi 400 operatori sanitari e più di 200 giornalisti; Il 70% delle case sono state distrutte o danneggiate; Il 30% dei bambini soffre di malnutrizione acuta; ogni giorno due persone su 10.000 muoiono di fame e di malattie. (Tutti i dati provengono dalle Nazioni Unite e da organizzazioni internazionali.)

È possibile che queste cifre orribili siano emerse senza la commissione di Crimini di Guerra? Ci sono

pc 20 maggio - E venne il tempo della guerra dei salari - Il tempo di scioperi nelle fabbriche autonomi dal sindacalismo confederale


(Leggi l'importante articolo su ORE 12 Controinformazione Rossoperaia) 

Il quotidiano della grande stampa della finanza dei padroni, Milano Finanza, scrive: Italia peggiore in Europa per perdita di potere d'acquisto, la guerra colpisce i salari. Uno studio rivela che gli stipendi reali degli ultimi quattro anni sono caduti dell'8%”.

E questo non è una novità per i lavoratori che la stanno pagando sulla propria pelle e non è una novità per noi che da tempo denunciamo lo stato della situazione, l'attacco ai salari, il calo dei salari e come il salario sia il motore della lotta sindacale di classe dei lavoratori. Invece, proprio sul fronte del salario non è stato fatto nulla. I recuperi nei contratti sono stati ridicoli.

Ma la cosa più impressionante è leggere tutto l'articolo che scrive Milano Finanza: “Retribuzione reale per dipendente giù dell'8% dalla fine del 2019 mentre nell'Eurozona (dove non è che ci siano fenomeni e non è che dilaghi la lotta salariale) però la perdita dei lavoratori è del 3%”. Dice sempre lo stesso giornale: “per Unicredit è l'effetto di richieste più limitate sugli stipendi, di rinnovi graduali dei contratti e assenza del salario minimo”. La prossima volta facciamo fare all'Unicredit la trattativa, facciamo fare alle banche la lotta per i salari a tutela dei lavoratori, perché quando Unicredit scrive questo dimostra, dal loro punto di vista, che in Italia non c'è un sindacato, che i sindacati confederali

pc 20 maggio - Il movimento di liberazione Kanak in Nuova Caledonia - un po' di storia

Le Mouvement national Kanak fait face au dégel du corps électoral

 da La cause du peuple -