venerdì 15 novembre 2013

pc 15 novembre - come un'onda in piena verso lo 'sciopero delle donne' - a Palermo si prepara alla grande

Lo sciopero delle donne anche al Comune di Palermo, alla "Palermo Energia" società partecipata della Provincia Regioanale di Palermo... rivolto a tutte le impiegate, addette alle pulizie ecc

iniziativa di volantinaggio/informazione e invito ad aderire allo sciopero tra le lavoratrici al Policlinico

volantinaggi al centro commerciale Auchan e al call center Cosmed, 
tra le donne in lotta per la casa

15 novembre tra le studentesse in lotta in città
nei giorni successivi banchetti informativi al mercato, all'università, al centro 
megafonaggio ambulante, attacchinaggi cittadini... verso il 25/sciopero delle donne

il 25 novembre un'intera giornata in lotta

 Al mattino: concentramento alle ore 9,30 a Piazza Politeama 
e poi… fino in Prefettura con tutte le nostre ragioni di doppia lotta
Pomeriggio: dalle ore 16,00 e fino alla 20,00  a Piazza Verdi (Teatro Massimo) per continuare con                            
interventi al megafono, pannelli/mostra, musica, raccolta firme...

L lavoratrici, precarie, disoccupate Slai Cobas per il s.c. Palermo
   le compagne Mfpr

pc 15 novembre - GOV. LETTA UN PIAZZISTA D'ARMI

Riportiamo stralci dell'articolo denuncia apparso ieri su Il Manifesto. 
Questo governo mentre dice di fare piani e contro piani per ridurre gli effetti sociali della crisi economica, piani (quelli minimamente sociali) virtuali e sempre rinviabili, il suo "Fare" lo esercita, senza rinvii di sorta, soprattutto nel campo delle spese militari. Non passa giorno che, con il Ministro per gli "affari di guerra" Mario Mauro, non sia al servizio dei profitti delle industrie delle armi; non bastava la conferma dei miliardi per gli F35, non bastano i soldi per le missioni di guerra, ora il governo va a fare direttamente il piazzista di armi per conto di chi fa miliardi sui morti. 
Ora altri 20 milioni verranno usati non per dare lavoro ai giovani disoccupati, non per dare case, non per le scuole, ma per la guerra. Su questo fronte crisi non c'è!
Quale migliore prova che questo, come tutti i governi dell'Italia imperialista (ora italietta che cerca sempre il suo posto al sole),non vuole e non vorrà mai la pace, ma vuole e vorrà la guerra, perchè è la guerra che porta soldi, sia durante con i mercanti d'armi, sia dopo con gli affari delle politiche economiche di "aiuto". 
SONO VAMPIRI ASSETATI DI SANGUE, CHE DIETRO LE MORTI VEDONO LO SFAVILLIO DEI SOLDI. 

L'Expo galleggiante di armi


di Manlio Dinucci, Tommaso Di Francesco

"Alla fine il Carosello galleggiante d'armi e prodotti alimentari del made-in-Italy va: è salpato ieri da Civitavecchia il gruppo della marina militare costituito dalla portaerei Cavour, dalla fregata Bergamini, dalla nave di supporto logistico Etna e dal pattugliatore Borsini.
Scopo ufficiale della «campagna navale» - organizzata dal ministero della Difesa in collaborazione con i ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e il ministero dei Beni Culturali - è presentare «il Sistema Paese in movimento e rafforzare la presenza dell'Italia nelle aree geografiche considerate strategiche per gli interessi nazionali, oltre che fornire assistenza umanitaria alle popolazioni bisognose». Questo l'annuncio ufficiale esatto del Ministero della difesa del 5 novembre con tanto di presentazione del ministro Mario Mauro.
È questo il motivo della missione, annunciato anche dalla Marina Militare il 9 novembre che la definisce «missione di promozione» ed elenca le industrie belliche che vi partecipano.
E invece ieri il ministro Mario Mauro, pizzicato nel segno a quanto pare, ha voluto reintervenire alla Camera per «fugare ogni dubbio», ha detto e per spiegare che il gruppo navale «non ha alcuno scopo di vendere sistemi d'arma all'estero» e che comunque tutto è «nel rispetto delle convenzioni internazionali e del trattato Onu». Magari non va a venderle come tappeti direttamente e negli stessi giorni della crociera di morte, ma secondo il suo stesso annuncio e quello del suo ministero, va a promuoverle, a pubblicizzarle, a piazzarle, a far commercio. Comunque per venderle, sospettiamo.
E in aree dove impazzano guerra, conflitti armati e repressioni (p. s. il Congo, la Nigeria, il Kenya), dove governi potenti finanziano guerre per procura altrove (come l'Arabia saudita in Siria, o il Barhein con la sua primavera cancellata dai militari), o dove politiche di spese sociali vengono ridimensionate se non cancellate per sostenere la sicurezza interna e le frontiere (come in Angola e Mozambico)...
Ora il gruppo navale italiano alla fine è salpato ieri. Farà scalo in 7 porti mediorientali del Mar Rosso e del Golfo Persico - Gidda (Arabia Saudita), Mascat (Oman), Dubai (E.A.U.), Abu Dhabi (E.A.U.), Doha (Qatar), Mina Sulman (Bahrein), Kuwait City (Kuwait) - e in 13 porti africani: Gibuti (Gibuti), Mombasa (Kenya), Antseranana (Madagascar), Maputo (Mozambico), Durban (Sudafrica), Città del Capo (Sudafrica), Luanda (Angola), Pointe-Noire (Congo), Lagos (Nigeria), Tema (Ghana), Dakar (Senegal), Casablanca (Marocco) e Algeri (Algeria). Il gruppo, dopo un viaggio di cinque mesi, rientrerà in Italia il 7 aprile 2014.
Il costo della campagna navale è previsto in 20 milioni di euro, di cui 7 a carico dello stato e 13 dei «partner dell'industria privata». Soldi ben spesi: essi potranno usare la portaerei, lunga 244 metri e larga 39, come una grande fiera espositiva itinerante. A bordo sono stati installati gli stand in cui espongono i loro prodotti e contattano i clienti... In primo piano Finmeccanica: l'AgustaWestland che presenta elicotteri da guerra, di cui due sono esposti sulla Cavour; la Oto Melara, che espone il sistema d'arma 127/64 LW Vulcano caratterizzato da un elevato ritmo di fuoco (fino a 35 colpi al minuto) e dalla possibilità di utilizzare munizioni guidate; la Selex ES, specializzata in sistemi radar e di combattimento.; la Wass, che presenta nello stand Finmeccanica il siluro pesante Black Shark; Telespazio, che offre i suoi sistemi di telecomunicazioni militari, anche satellitari; la Mbda, che espone i missili Aspide, Aster, Teseo/Otomat e altri. La Elt offre apparecchiature elettroniche per la guerra aerea, terrestre e navale; la Intermarine, vascelli militari. I clienti che non possono permettersi i cannoni Otomelara a fuoco rapido potranno sempre trovare, nello stand Beretta sulla Cavour, una vasta gamma di pistole automatiche. I prodotti civili degli altri stand sono in genere di lusso, come gli aerei executive della Piaggio e della Blackshape.
Accanto alle armi esposte negli stand, ci sono sulla Cavour cinque caccia Sea Harrier a decollo verticale, quattro elicotteri, una settantina di fucilieri della Brigata San Marco e specialisti subacquei del Comsubin. La campagna navale infatti, oltre a promuovere le «eccellenze italiane», serve a «operazioni di contrasto alla pirateria» e all'«addestramento di personale militare» soprattutto in Africa. Per «l'assistenza umanitaria» ci sono a bordo della Cavour la Croce Rossa e le onlus Fondazione Francesca Rava e Operation Smile.
Una organizzazione perfetta. Si vanno a vendere altri armi ai paesi mediorientali e africani, dominati da oligarchie e caste militari, provocando un ulteriore aumento delle loro spese militari che comporterà un ulteriore aumento della povertà soprattutto in Africa.
Ogni cannone, ogni missile, ogni mitraglia venduta dai commessi viaggiatori della Cavour ai governi clienti significherà meno investimenti locali nel sociale e quindi altri migliaia di bisognosi, affamati e morti, soprattutto tra i bambini, per sottoalimentazione cronica e malattie che potrebbero essere curate. Tranquilli. Perché sulla Cavour ci sono anche gli «operatori umanitari» pronti a soccorrere i disperati che abbiamo contribuito a creare con il traffico di armi, per dimostrare quanto l'Italia sia sensibile e pronta ad aiutare «le popolazioni bisognose».
Nel Rapporto 2013 della marina militare si sottolinea che che le navi da guerra sono «ambasciatrici dell'Italia». Una nave come la Cavour deve essere considerata «proiezione del Paese, non solo come strumento militare ma anche come veicolo per promuovere i nostri interessi economici: la nave, dunque, quale simbolo vincente del Made in Italy» come dimostra «il successo commerciale della nostra industria per la Difesa». In tal modo la marina militare sponsorizza anche se stessa, dimostrando che spendere 3,5 miliardi di euro per una nave come la Cavour (che costa per un giorno di navigazione 200 mila euro) e altri miliardi per dotarla dei caccia F-35, significa fare un investimento per il «Sistema Paese»..."

pc 15 novembre - lo sciopero dei confederali... uno sciopero farsa per sostenere PD nel governo e non certo per i lavoratori - ma anche i lavoratori hanno bisogno di una altra strada

Il primo sciopero generale contro il governo Letta è stato fatto dai sindacati di base con la buona manifestazione nazionale del 18 a Roma a cui è seguita la grande manifestazione assedio del 19
Ma dopo queste due giornate il quadro sembra tornare indietro invece che andare avanti.
La principale organizzazione del sindacalismo di base la USB se la cava con i soliti comunicati e punta esclusivamente a ingrandirsi e a gestirsi così sembra che tutto torni come prima, come già avvenne dopo il 27 gennaio 2012; l'assemblea di roma del 9-10 novembre continua l'assedio e la mobilitazione, e questo è positivo, ma ignora lo sciopero dei lavoratori del 18, e questo è negativo molto negativo.
Eppure ci sarebbero tutte le condizioni per andare in una altra strada. Quella indicata dai nostri comunicati dopo il 18-19 che riproponiamo
Non è che l'inizio... ma che sia un nuovo inizio !
E' giusto ribellarsi! Le idee di rivolta non sono mai morte!
Ora facciamo tutti ciò che è giusto e necessario per la rivolta proletaria e popolare.
La rivoluzione è l'unica soluzione!
*****
Il 18 ottobre
50mila complessivamente hanno partecipato allo sciopero generale e alla grande manifestazione di Roma, in cui il sindacalismo di base e di classe ha detto innanzitutto
Basta con precarietà, attacchi ai salari, ai posti di lavoro, alle condizioni di vita, ai diritti, imposti dai padroni, dai governi dell'Europa del capitale che scaricano la crisi sulle masse in Italia come in tutta Europa.
Basta coi sindacati confederali complici che servono i padroni e tolgono i diritti ai lavoratori.
Basta con i partiti di questo parlamento che si riempiono le tasche dei soldi dei cittadini e sono inamovibili, che pensano alle poltrone e al potere, mantengono in piedi Berlusconi, e sono tutti contro i lavoratori e le masse popolari.
Uno sciopero che ha espresso tutta la grande solidarietà proletaria agli immigrati, affogati, uccisi, sfruttati, e ha rivendicato con forza quello che con espressione infelice si chiama “un nuovo welfare” ma che vuol dire riprendiamoci i diritti elementari messi in discussione: case, scuole, sanità, reddito ai senza lavoro, la salute e il diritto alla vita in territori inquinati e devastati; ha rivendicato la riduzione d'orario di lavoro 'lavorare meno lavorare tutti', e ha chiamato alla lotta l'intero mondo del lavoro.

Ora allo sciopero bisogna dare reale continuità, non come è successo tutte le altre volte in cui la continuità è rimasta sulla carta e poi è cominciato il solito tran-tran anche nei sindacati di base.
Dopo la manifestazione di Roma noi diciamo:
E ora sciopero per davvero!
E ora organizziamo e rafforziamo il sindacalismo di base e di classe nelle fabbriche!
E ora una piattaforma reale, generale e particolare contro padroni e governo!
E ora unità e patto di unità di azione del sindacalismo di base e di classe!
E ora contro la legge fascista sulle Rsu boicottaggio del sindacalismo confederale e presentazione unitaria, là dove è possibile!
*****
Il 19 ottobre 100mila hanno invaso Roma e assediato i Palazzi del potere. Il Ministero dell'Economia è stato attaccato, quello delle Infrastrutture presidiato, ma è tutto il potere statale e governativo che ha dovuto sentire il grido e il “fiato sul collo” di proletari, senza casa, immigrati, giovani, donne, delle espressioni delle popolazioni No Tav, No Muos,ecc che sono stati a Roma non per fare una sfilata ma per ribellarsi e promuovere ribellione; con mille slogan, striscioni, ma soprattutto con la loro massiccia presenza fisica, con le loro facce, per rivendicare davvero casa, reddito, basta Tav, Muos, discariche, inceneritori,basta con scuole e università sempre più care e sempre più fabbriche di disoccupazione e precarietà, basta con una vita che non si può più accettare, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi, i ladri di Stato sempre più ladri, gli assassini di operai e di cittadini in fabbriche e territori sempre più impuniti.
Tanti immigrati, donne, molte con i loro bambini in carrozzella, sono emersi, non come vogliono i padroni e i razzisti di Stato ma come una massa proletaria che rivendica diritti, e impone la propria dignità di fronte ad un sistema e i suoi rappresentanti che li vogliono morti affogati o schiavizzati.
E dentro questa marea di partecipanti, la gioventù ribelle proletaria e studentesca ha innervato con azioni di attacco la forza della manifestazione, che tutti insieme, tranne qualche squallida eccezione, ha rivendicato, dicendo che non ci sono “buoni e cattivi”, perchè noi siamo tutti buoni e voi siete tutti cattivi! E che di fronte al vostro apparato repressivo arrogante, criminalizzante, infame e infamante, ai vostri giornali dediti alla disinformazione e all'essere megafono del Ministro degli Interni, siamo tutti ribelli! Tutti noi vi vogliamo spazzare via! Vogliamo subito tutti liberi!
Lo stesso assedio di Porta Pia ha voluto dire che “vi assediamo per sempre”,che la lotta non finisce in una manifestazione nazionale ma ogni luogo di lavoro, ogni università, scuola, ogni quartiere, ogni città, è luogo di scontro di classe e di massa, di assedio alle vostre fortezze blindate della ricchezza, della speculazione, della corruzione,dello sfruttamento.
Una manifestazione in cui, a differenza di altre, le anime e gli animi si sono fusi.
Una giornata preziosa, da valorizzare, difendere e sviluppare, via via in un'unica direzione, la rivolta sociale generale; non quella finta del voto, ma quella vera dello scontro di classe, della guerra di classe, della rivolta proletaria e popolare.
Una giornata che chiama tutti a fare la propria parte, che chiama noi ad essere sempre più nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse, ad essere strumento utile dell'organizzazione e dell'autorganizzazione della lotta dei proletari e delle masse; con spirito critico e autocritico contro tendenze e teorie fumose e confuse nel movimento e contro la logica “movimento è tutto e il fine è nulla”, così come contro il parassitismo politico di partiti e gruppi falso comunisti, falso rivoluzionari, e di ceti politici in eterno riciclo.
Quello che deve avanzare è il 'partito della rivoluzione', il fronte unito dei proletari e delle masse popolari, la forza combattente, indispensabile e necessaria, fusa ed espressione delle masse in lotta.

PCm Italia

pc 15 novembre - il PC delle Filippine - in prima fila nel sostegno alle popolazioni - mentre il governo cerca di approfittare del disastro per la repressione

Dichiarazione di cessate il fuoco per concentrarsi sul lavoro di riabilitazione nelle zone devastate da Yolanda
Il popolo chiede che le Forze Armate delle Filippine cessino le operazioni offensive che vanno sotto il nome “Oplan Bayanihan” che è una vera guerra di soppressione ... Le FAF sta utilizzando le operazioni di soccorso per la calamità come copertura per le sue operazioni di combattimento e sorveglianza all'interno e al di fuori delle aree di devastazione.

COMUNICATO STAMPA
Comitato Centrale
Partito comunista delle Filippine
14 novembre 2013

Dichiarazione di cessate il fuoco per concentrarsi sul lavoro di riabilitazione nelle zone devastate da Yolanda

Il Comitato Centrale del Partito Comunista delle Filippine (CC - PCF) con questo comunicato dichiara ufficialmente la dichiarazione di cessate il fuoco a tutti Comandi interessati del Nuovo Esercito Popolare (NEP) e delle milizie popolari in aree devastate dal recente supertifone Yolanda.
Le unità del NEP coinvolte hanno, di conseguenza, cessato le operazioni offensive sin dal 9 novembre. Questa dichiarazione di cessate il fuoco rimarrà in atto fino alle ore 23,59 del 24 novembre 2013.
Questa dichiarazione di cessate il fuoco copre i seguenti comandi regionali del NEP:

Comando Regionale Visayas Orientale
Comando Regionale Panay
Comando Regionale Visayas Centrale
Comando Isola Negros

I rispettivi comandi regionali devono anche trasmettere questa dichiarazione di cessate il fuoco ai comandi provinciali interessati del NEP, vale a dire:

Comando Isola di Masbate
Comando Isola Palawan
Comitato Isola di Mindoro

Sulla base della loro valutazione della portata della devastazione del recente supertifone nelle loro aree di responsabilità, i rispettivi comandi regionali possono estendere l' efficacia di questa dichiarazione di cessate il fuoco nei loro settori di interesse, mentre altri comandi regionali del NEP possono rilasciare dichiarazioni simili o limitate di cessate il fuoco in aree all'interno del raggio delle loro operazioni.

In linea con l'attuale politica e con l'appello del PCF per la mobilitazione a causa della calamità, le suddette unità del NEP hanno nei fatti già cambiato la propria modalità operativa anche prima che il supertifone Yoland colpisse la terra l'8 novembre. Questa dichiarazione di cessate il fuoco, quindi, è una dichiarazione positiva della modalità pratica già in vigore.

Fino alla suddetta scadenza della presente dichiarazione, tutte le unità del NEP e le milizie popolari devono cessare e desistere dal compiere operazioni militari offensive contro le unità armate e il personale delle Forze Armate delle Filippine (FAF), della Polizia nazionale filippina (PNF), e di altri gruppi paramilitari e armati e collegati al Governo della Repubblica delle Filippine.

Mentre questa dichiarazione di cessate il fuoco è in vigore, tutte le unità del NEP e le milizie popolari devono rimanere in assetto di difesa attiva. Dovranno, comunque, rimanere sempre militanti e vigili rispetto all'invasione e ai movimenti ostili delle FAF all'interno del territorio del governo democratico popolare.

Il popolo chiede che le Forze Armate delle Filippine cessino le operazioni offensive che vanno sotto il nome “Oplan Bayanihan” che è una vera guerra di annientamento. Il PCF denuncia che le FAF stanno utilizzando le operazioni di soccorso causate dalla calamità come copertura per le proprie operazioni di combattimento e sorveglianza all'interno e all'esterno delle zone di devastazione.
Il popolo filippino esorta le FAF a ritirare le sue unità di combattimento che si trovano all'interno delle zone di guerriglia e chiede che le operazioni di soccorso siano effettuate da organizzazioni civili.

Con questa dichiarazione di cessate il fuoco, tutte le organizzazioni di soccorso locali e internazionale avranno la garanzia di un passaggio sicuro attraverso e nelle zone di guerriglia colpite dalla calamità. Le masse e le loro organizzazioni rivoluzionarie e i comitati governativi all'interno delle zone di guerriglia sono sempre pronti a contribuire per facilitare la distribuzione di mezzi di emergenza alle persone, dando priorità ai feriti, ai bambini, alle madri che allattano, alle famiglie monoparentali, alle donne incinte, agli anziani, ai portatori di handicap e di altri individui vulnerabili.

Questa dichiarazione di cessate il fuoco cerca di sottolineare la necessità di concentrare l'attenzione delle unità del NEP coinvolte e i suoi combattenti rossi, così come tutte le unità della milizia popolare, sul compito immediato che consiste nell'assistere le centinaia di migliaia di persone, in particolare i piccoli contadini piccole e i contadini senza terra, lavoratori agricoli, pescatori, popoli indigeni e le masse di disoccupati nelle zone costiere e montane povere le cui case e le fonti di sostentamento sono stati gravemente devastati dal supertifone Yolanda e che hanno subito morti nelle loro famiglie e vaste perdite di proprietà. Fatta eccezione per la piccola area urbana di Tacloban City, la maggior parte delle aree devastate dal supertifone sono fatte di comunità povere agricole e di pescatori.

Dall'8 novembre, tutte le compagnie del NEP nelle zone interessate hanno fatto tutti gli sforzi per aiutare le persone a ricostruire le loro case, recuperare animali da fattoria, aiutato nella raccolta di tuberi per il cibo, nella ricostruzione di infrastrutture per l'approvvigionamento di acqua potabile e nella distribuzione di beni di prima necessità. Il popolo delle zone di guerriglia ha svolto attività organizzate per portare avanti le attività economiche e commerciale attraverso le loro organizzazioni di massa, comitati rivoluzionari di barrio [villaggio], sezioni locali del PCF, milizie popolari e del loro esercito popolare.

Il PCF fa appello a tutte le proprie forze, a tutte le organizzazioni progressiste e democratiche, alle agenzie di soccorso, ai medici e operatori sanitari, agli esperti agricoli, e altri che sono disposti a mettere a disposizione le loro competenze, a coordinarsi con le organizzazioni rivoluzionarie delle zone di guerriglia per aiutare le persone a riprendersi rapidamente dalla devastazione e riprendere la loro vita normale.

giovedì 14 novembre 2013

pc 14 dicembre - la Rete nazionale punto di riferimento della lotta per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio dal Nord al Sud

da Ravenna
Importanti processi per le morti di operai sul lavoro, per stragi di cittadini dovuti alla responsabilità dei padroni, si stanno tenendo in questi giorni.
E' difficile ottenere giustizia dai Tribunali perchè i padroni hanno leggi dalla loro parte e molti soldi per pagarsi la propria difesa, ma quando ci sono state delle pesanti condanne come la ThyssenKrupp ed Eternit molto ha
influito la mobilitazione dei comitati dei famigliari, dei lavoratori, di tutti coloro che si battono contro i padroni assassini.
La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui territori fa appello alla massima partecipazione davanti ai Tribunali dove si tengono i processi e alla mobilitazione in tutte le forme nelle città e
nei luoghi di lavoro perchè i padroni criminali vengano condannati con pesanti pene.
 

Portiamo la solidarietà e continuiamo la lotta assieme ai famigliari delle vittime della strage di Viareggio all' inizio  del processo per la strage ferroviaria
del 29 giugno 2009 che ha ucciso nelle loro case 32 persone in una notte,decine di feriti e la distruzione di un'intero quartiere: 33 imputati tra cui l'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti.


Vogliamo che vengano processati e  condannati i padroni colpevoli per le stragi di amianto: dopo l'Eternit di Casale Monferrato, in questi giorni la Procura di Ivrea haaperto un'inchiesta sull'Olivetti e, al momento, sono più di 20 gli indagati traindustriali e manager, tra cui De Benedetti e il banchiere ex ministro,Passera.
 

 A Ravenna si sta preparando il maxi-processo per 25 dirigenti dell'Enichem. per l'amianto,
mentre si processano militanti della RETE  per avere protestato davanti l'agenzia interinale che ha mandato
a morire il giovane operaio Luca Vertullo, schiacciato da un rimorchio alsuo primo giorno di lavoro. Al processo contro i padroni assassini ci sono state 11 assoluzioni e 3 lievi condanne.


Non accettiamo la giustizia negata per la strage Umbria Olii con 4  operai morti il 25 novembre del 2006: la sentenza della Corte di Appello di Perugia 8 Novembre 2013 ha ridotto la condanna per il padrone assassino, ha condannato per "concorso di colpa" gli operai uccisi sul lavoro e ha ridottoi risarcimenti ai famigliari delle vittime

Nei loro Tribunali i padroni non pagano caro
ma solo con la lotta pagheranno tutto!

Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sul territorio

bastamortesullavoro@gmail.com

da Milano 

MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO GLI ASSASSINI SUI POSTI DI LAVORO IN NOME DEL PROFITTO!
Mentre si apre il processo a Ravenna contro attivisti della Rete che, giustamente, nel 2008 occuparono l’Agenzia di lavoro interinale – Intempo- gestita dalla Cgil, che aveva mandato a morire, al Porto di Ravenna, il giovanissimo operaio Luca Vertullo, al suo 1° giorno di lavoro. Un processo dove i carnefici si ergono a giudici e accusano chi lotta per il Diritto a Vivere e non morire per gli sporchi guadagni dei padroni. Una triste verità che conosciamo bene e che condividiamo con i famigliari delle tante vite operai bruciate-schiacciate-avvelenate-asfissiate da questo putrido sistema. Ma noi rivendichiamo questa battaglia, come rivendichiamo e sosteniamo tutti coloro che si battono per avere Verità e Giustizia. La vostra arroganza, la vostra impunità, non ci faranno fare un passo indietro. Anzi abbiamo molto da fare per sostenere i familiari-le Associazioni che si battono per avere Giustizia nel processo che si è aperto per la Strage di Viareggio del 2009.
E' emersa la vicenda Amianto all’Olivetti, i cui vertici, De Benedetti e Passera, sapevano sin dal 1977 che stavano avvelenando i lavoratori. Questa vicenda ci “ricorda” che questa Regione, la Lombardia, è piena di tanti casi Olivetti, che non possiamo gettare nel dimenticatoio e che chiamano tutti alla lotta: la Pirelli di Milano; la discarica di Cappella Cantone; la ex Breda Fucine; la Falk; il Palazzo del Comune milanese di via Melchiorre Gioia/ang. Pirelli; la Scala; i vagoni e le officine dell’ATM; l’Eternit di Broni; le Case Aler dal quartiere Corvetto al Gratosoglio; la tanto declamata “Città della Salute” (che dovrebbe accorpare due eccellenze, meglio dire ridimensionare, come Istituto Besta e l’Istituto Tumori, di Milano) che dovrebbe sorgere nella ex area Falk di Sesto San Giovanni, altamente inquinata e mai bonificata; e purtroppo la lista è infinita.
La Corte d’Appello di Perugia intanto ha ridotto la condanna per il padrone assassino della Umbria Olii (4 operai uccisi), a Milano il proprietario dell’Eureco di Paderno Dugnano –Giovanni Merlino-, è libero di continuare nei sui sporchi affari dopo che nel 2010 ha Bruciato la vita di 4 operai e non pagato manco i miseri risarcimenti. Questa impunità si chiama: Connivenza e copertura della politica, da destra a sinistra, e degli organi preposti al controllo, ma anche la, loro, giustizia che rifiuta la costituzione di parte civile del Comitato di sostegno familiari vittime Eureco e Associazioni come l’AIEA e Medicina Democratica.
In questi sono i giorni in cui sono stati pubblicati i dati sugli incidenti e i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno, 518, e dove come sempre non vengono considerati quelli in itinere o fatti passare per incidenti stradali o camuffati da malattia. Ebbene questa Regione si può vantare per l’ennesima volta di essere al primo posto, 64 in tutto, di cui 15 a Brescia; 12 a Milano; 7 a Pavia; 6 a Bergamo e altrettanti a Como; 5 a Sondrio; ecc. Eppure il governo, Comune, Provincia, Regione, sindacati conniventi e imprese blaterano di Lavoro Sicuro per portare a compimento Expo 2015, quando non passa giorno che non venga fuori infiltrazioni mafiose-mazzette-lavoro nero, dove, come per tutte le cosiddette grandi opere, la Lega delle Cooperative fa la parte del leone. E quando tutti sanno che i primi sponsor sono inquisiti e che anziché stare in galera siedono in Parlamento, come Formigoni.
Noi non accettiamo questo stato di cose presenti e rilanciamo l’appello ad Associazioni, Comitati, RLS, sindacalisti non conniventi, ad unirsi in questa battaglia di Civiltà.

Rete Nazionale per la Sicurezza e la Salute sui Posti di Lavoro e sui Territori Nodo Milano/Bergamo
retesicurezzamilano@gmail.com; cell. 338-7211377

a Taranto 
la Rete rilancia dalla fabbrica della morte ILVA
la piattaforma particolare e la piattaforma generale

Su ILVA: 
- Messa a norma radicale e d’emergenza dell’azienda, da imporre a qualsiasi proprietà, Riva, nuovi assetti, Stato, con i fondi necessari prelevati dai profitti dei padroni, con misure anche di esproprio senza indennizzo;
- questa messa a norma avvenga con l’utilizzo pieno di tutti gli attuali operai dell’Ilva nei lavori di bonifica, garantendo il salario pieno – anche per l'indotto; 
- dare potere di proposta e di controllo agli operai dell’Ilva sui lavori da fare e sulla tempistica di essi; 
- riduzione dell’orario del lavoro nella siderurgia e negli impianti inquinanti e per il riconoscimento dei benefici pensionistici da lavori usuranti per tutti gli operai operanti nella zona industriale e ai Tamburi, in particolare per i lavoratori cimiteriali;
- sviluppo di un piano di bonifica di Taranto e del territorio, a partire dal quartiere Tamburi, con massicci investimenti dello Stato;
- piano sanitario d’emergenza per Taranto per monitorare salute dei cittadini, malattie professionali, strutture ospedaliere (affidate ad Emergency),  in grado di intervenire con le migliori cure e tecnologie esistenti; cure gratuite;
- processo rapido ai responsabili del disastro ambientale e sanitario secondo il modello realizzato per Eternit;
costituzione di parte civile associata di lavoratori e cittadini per giusti risarcimenti nei processi;
Su tutte le grandi realtà industriali a Taranto, in particolare ENI
- potenziamento del ruolo degli Rls in fabbrica da eleggere sui posti di lavoro tra tutti i lavoratori indipendentemente dalle sigle sindacali
- postazione ispettiva in tutti gli impianti industriali come l’Ilva, Eni, ecc.
- corsie preferenziali per i processi aventi oggetto sicurezza e salute sui posti di lavoro e tutela ambientale sul territorio
- costituzione automatica di parte civile per tutte le associazioni familiari, sindacali, ambientali 
- fondo di sostegno per i familiari delle vittime del lavoro.

da Palermo

È di qualche giorno fa l'ultimo morto sul lavoro in Sicilia (un muratore di 37 anni), che purtroppo si aggiunge ai circa 40 dall'inizio dell'anno solo nella nostra isola: sono già oltre 500 in tutta Italia (escluso quelli che muoiono lungo la strada per raggiungere o ritornare dal lavoro che sono altrettanto). Ogni volta davanti a queste notizie (che riguardano in percentuale maggiore agricoltura e edilizia ma in pratica quasi tutti i settori lavorativi) tutti si dicono scandalizzati e indignati, dalle istituzioni ai sindacati confederali, ma nella sostanza non muovo un dito, fanno in modo sempre che sia qualcun altro ad occuparsi di questo tragico problema sociale.
Le lavoratrici e i lavoratori vengono lasciati soli a sbrigarsela con il padrone o il dirigente di turno che talvolta vengono messi sotto processo per la non applicazione delle leggi sulla sicurezza e che raramente pagano per questi, che per noi dovrebbero essere considerati omicidi premeditati e puniti di conseguenza.
Lo spettro della disoccupazione e la precarietà senza fine, e il tantissimo lavoro nero, costringono spesso questi lavoratori, e di conseguenza le loro famiglie, a subire condizioni di lavoro inaccettabili per un paese civile. Come per le tantissime cause intentate da lavoratori e organizzazioni per esempio sulle morti causate da disastri ambientali (vedi il polo petrolchimico Gela-Priolo-Augusta o la raffineria di Milazzo) che si perdono per anni nei meandri dei palazzi di giustizia. A tutto questo si aggiunge in Sicilia la burocrazia e la confusione tra le funzioni dei diversi enti che dovrebbero sovrintendere alla sicurezza e al rispetto delle leggi. Se a livello nazionale i parenti delle vittime del lavoro (Thyssen, Umbria Olii, Viareggio, Mecnavi, Mineo, Molfetta e i tantissimi altri a gruppo o individuali) aspettano ancora giustizia e vanno seguendo i vari processi in corso rivivendo la tragedia ogni volta, le tanto sbandierate politiche di controllo e prevenzione e i “protocolli” vari firmati dai responsabili della Regione Siciliana non hanno impedito affatto che la nostra isola
risulti seconda in questa allucinante classifica di morti sul lavoro, e questo nonostante la crisi che ha portato ad un calo di attività aziendale, tale da far parlare di desertificazione industriale! Meno persone al lavoro
e più morti sul lavoro! È questa verità che dimostra quanto poco vengano applicate le leggi sulla sicurezza.
A questo si aggiunge lo stato a dir poco disastroso delle strutture pubbliche, dalle scuole agli ospedali, dalle strade alle discariche che rappresentano un pericolo costante per la salute e un lento avvelenamento della vita collettiva.
A livello locale, siamo impegnati in particolare in questo momento, in una complessa attività fatta di manifestazioni e denunce a tutti i livelli, che tocca le condizioni di lavoro dei lavoratori e lo stato delle
infrastrutture del Policlinico di Palermo.
La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui territori domani ha indetto una giornata nazionale di mobilitazione, che vuole essere anche un appello, per un raccordo tra le tantissime lotte in corso al fine di sviluppare in tutto il paese una capacità di risposta che riesca a contrastare la precarietà che produce morti, il menefreghismo delle istituzioni, la criminalità intrinseca dei padroni e di tutti coloro che non tengono conto della vita di chi lavora per vivere non applicando le leggi sulla sicurezza: una mobilitazione capace di pretendere verità e giustizia per tutti i lavoratori uccisi per il profitto dei padroni.

pc 14 Novembe - 15 NOVEMBRE: STUDENTI E LAVORATORI UNITI NELLA LOTTA! PER LA RIVOLTA POPOLARE CONTRO STATO E GOVERNO DEI PADRONI

Il circolo di proletari comunisti Palermo aderisce alla giornata di lotta del 15 Novembre al fianco degli studenti in lotta, dei lavoratori in assedio dei palazzi del potere ed esprimono massima solidarietà alle occupazioni dei senza casa in città.
Dopo le grandi giornate di lotte del 18-19 Ottobre a Roma la lotta di lavoratori, immigrati, donne e senza casa, dei movimenti No Tav e No Muos non si è fermata!
Sono continuate le mobilitazioni dei lavoratori, le occupazioni dei senza casa nelle grandi città, adesso scendono in piazza anche gli studenti medi: il futuro della società a cui ogni giorno questo governo prova a negarglielo nei fatti trasformando la scuola in luogo di esclusione sociale negando il diritto all’istruzione ai proletari con aumenti di rette scolastiche e costi esorbitanti dei libri di testo.
Rendendo la scuola un luogo oppressivo, funzionale agli interessi del mercato, dovei presidi sceriffo spadroneggiano, e impongono ormai da anni una schedatura di massa ministeriale quale la prova invalsi riconfermata dall’attuale Ministro Carrozza.
A fronte dell’aumento esorbitante dei costi per accedere all’istruzione, i servizi sono sempre più scadenti e le scuole cadono letteralmente a pezzi. Anche l’attuale governo Letta-Berlusconi-Napolitano si è preoccupato però di stanziare fondi per le cosiddette scuole paritarie (private).

Contro questo governo che fa solo gli interessi di padroni, banche e alta finanza e fa pagare la crisi del sistema capitalista ai proletari, ai lavoratori, alle donne, ai giovani e alle masse popolari in generale, l’unica risposta da dare è nel solco delle giornate del 18-19 ottobre:

mobilitazioni di massa organizzate dal basso contro sindacati confederali e partiti politici borghesi pienamente integrati nel sistema di potere, contro governo e stato dei padroni, con il mezzo dell’assedio dei palazzi del potere e la via della rivolta popolare generalizzata.

Costruendo questo percorso tappa dopo tappa a livelli sempre più alti di organizzazione si potrà risolvere definitivamente il problema dello sfruttamento, della miseria senza false vie e illusione ma con l’unico modo possibile: la rivoluzione che spazzi via questo sistema capitalista.

Per tutto questo i rappresentanti politici di questo sistema che in maniera populista esprimono finta solidarietà e annunciano addirittura l’adesione alla giornata, come il sindaco Orlando (lo stesso che ogni giorno non perde tempo a criminalizzare le lotte dei lavoratori, che neanche si degna di ricevere i senza casa e risolvere il loro problema, che è bravo solo a presenziare passerelle ecc) non sono graditi e se avranno la faccia di bronzo di presentarsi in piazza avranno il trattamento che meritano.

Circolo proletari comunisti Palermo
www.proletaricomunisti.blogspot.it

pc 14 novembre - il movimento di lotta per la casa del dopo Roma 19 ottobre continua anche a Palermo



Nuova occupazione abitativa a Palermo. La sollevazione continua

casapalermoÈ un complesso monastico sito in pieno centro a Palermo il luogo scelto da sedici famiglie di senzacasa per risolvere l’emergenza che li vedeva coinvolti. Cosi, poco fa, queste famiglie hanno occupato, insieme ai militanti del Centro Sociale Anomalia, il complesso della Maria Santissima della Pietà di proprietà della curia palermitana e inutilizzato da circa tre anni. Questo enorme spazio si trova in via Alloro e fu chiuso per mancanza di fondi attraverso cui rifinanziare le attività che vi si svolgevano all’interno.
Il gruppo di occupanti è formato dai sedici nuclei familiari recentemente sgomberati da una palazzina privata in via Calvi dopo che da cinque mesi vivevano nello stabile tenuto chiuso dal ricco proprietario per più di ventisette anni. Furono allora costretti ad accamparsi per tre giorni e tre notti sotto il Comune della città senza neanche che il sindaco si degnasse di incontrarli. Non sono valse le difficilissime condizioni in cui queste famiglie versavano avendo a carico tantissimi piccoli figli (ventotto) e donne incinta. L’unica risposta del primo cittadino, Leoluca Orlando, è stata infatti quella della criminalizzazione di chi occupa e i soliti richiami alle “regole delle graduatorie” tacendo dunque sul crescere costante e inesorabile dell’emergenza abitativa nella “sua “città, sull’assenza di soluzioni da parte istituzionale, sull’inefficacia di tali regole.
Così, dopo quel presidio, le famiglie decisero di occupare una prima palazzina, sita in piazza Verdi, di proprietà della curia. Vi era infatti la necessità di provvedere immediatamente ai bisogni di chi proprio non poteva permettersi di restare senza un tetto sotto cui ripararsi. Ma anche in questo caso la sordità del potere è emersa in tutta la sua miseria. L’ incontro con l’arcivescovo di Palermo Romeo ha infatti palesato quanto la rendita patrimoniale di palazzinari e potenti (la Chiesa in questo caso) sia più importante dei diritti fondamentali delle persone; di quelle in difficoltà in particolare. L’arcivescovo non solo rifiuta di considerare la proposta fattagli dagli occupanti di utilizzare i beni immobili della Chiesa per tamponare l’emergenza abitativa ma, addirittura, nega anche che la curia possegga questa beni.
Veniamo così all’occupazione di oggi pomeriggio (guarda caso proprio di un bene di proprietà ecclesiastica). E veniamo al suo senso più profondo. Non possiamo infatti non collegare i fatti odierni con i processi di risveglio innescati dall’assedio del 19 ottobre e dalla mobilitazione che il 15 novembre prossimo vedrà i movimenti sociali di Palermo assediare la città da loro ribattezzata come la “capitale europea di emergenza abitativa e disoccupazione” per sottolinearne la drammatica condizione sociale e ironizzare sugli investimenti comunali sulla candidatura a “capitale europea della cultura 2019”. La situazione sociale palermitana, il ritorno sulla scena politica di un dibattito sull’emergenza abitativa nel paese fanno da sfondo a questa vicenda. La mobilitazione nazionale del 19 ottobre e il ritrovato protagonismo di soggetti sociali non più disponibili a mediazioni e ricatti ne fanno invece il motore pulsante. Di fronte all’inutilità e all’opportunismo politico-istituzionale infatti, la riappropriazione diretta rappresenta l’unica soluzione possibile per l’affermazione dei diritti. Così occupare non solo è legittimo, ma diventa anche l’opportunità per riscrivere le cartografie delle nostre città non lasciando agli speculatori il diritto di decidere sulle vite di tantissime persone.
La crisi, lo abbiamo sempre detto, richiede un radicale cambio di prospettiva e di passo. In centinaia di migliaia si è scesi in piazza a Roma proprio per ribadirlo. Stop immediato a sfratti e sgomberi, un nuovo piano straordinario per l’edilizia popolare e la rivalutazione in termini di utilità pubblica degli stabili inutilizzati: molto diverso dalla svendita del patrimonio pubblico immobiliare proposto con arroganza dai partiti in queste settimane. Molto diverso, certamente più utile!

pc 14 novembre - si alla mobilitazione nazionale studentesca del 15 novembre

15 novembre - Assediamo i Palazzi del Potere, riprendiamoci le Scuole! 

studautNel solco delle mobilitazioni che hanno accompagnato e seguito l'importante data del 19 Ottobre, all'interno di un processo di generalizzazione delle lotte contro precarietà e austerità, che hanno visto la forse emersione di una composizione sociale eccedente e disposta a proseguire nel segno del conflitto, continuano le lotte anche nel mondo della formazione, a partire dagli studenti medi. Rispondendo all'appello lanciato dalla rete StudAut in seguito alla due giorni nazionale svoltasi a Pisa il 2-3 Novembre scorso, il 15 Novembre sarà nuovamente il mondo delle scuole a farsi sentire e rendersi protagonista nelle proprie rispettive città.. verso nuove sollevazioni!

Qui di seguito il Comunicato di indizione della giornata lanciata da StudAut:

Il 19 Ottobre è stato un esempio ed un momento fondamentale di indirizzo e individuazione delle controparti per gli studenti medi. Consci di non aver attraversato questa data con una partecipazione diretta e di massa, ma allo stesso tempo dell’importanza che essa ha avuto nel porre in maniera forte e decisa delle pratiche e dei linguaggi che si sono dimostrati estremamente efficaci, lanciamo una nuova data di mobilitazione nazionale il 15 Novembre.

Questa giornata vuole porsi in continuità con il 19 Ottobre, ma allo stesso tempo rilancerà la mobilitazione studentesca e i contenuti portati in piazza dagli studenti medi a partire dal 4 Ottobre. Da un lato quindi si esprimerà la forza e il conflitto generato dalla trasversalità e dalla pluralità di soggetti e realtà che contribuiranno alla mobilitazione; tutta la componente giovanile nella sua varietà, non solo come studenti, ma soprattutto come generazione che subisce particolarmente il peso della crisi vivrà questa piazza: migranti, universitari, sfrattati, precari… Dall’altro lato si esprimerà la rabbia che nasce e cresce dalle contraddizioni di una scuola sempre meno a misura di studente, che ha perso quella tanto sbandierata capacità di essere ascensore sociale e che copre l’assenza di spazi e saperi altri con una gestione sempre più autoritaria.

Sappiamo bene che l’unico e vero ruolo del governo Letta è quello di mantenere la “governabilità”. Questo ruolo viene svolto attraverso campagne mediatiche che parlano di riforme e provvedimenti che nella maggior parte delle volte servono a portare avanti il piano di austerità a spese della popolazione e nelle poche volte che sembrano andare verso una risoluzione dei problemi delle famiglie sono semplicemente ridicoli ed inconsistenti. Questo l’abbiamo ben visto per quanto riguarda l’ambito della scuola. La ministra Carrozza ha continuato l’opera disastrosa di valorizzazione dei test INVALSI (in perfetta continuità con i precedenti ministri Profumo e Gelmini) e allo stesso tempo, con un abile strumentalizzazione dell’informazione, ha stanziato un irrisoria somma per l’edilizia scolastica che non basterà nemmeno per risolvere i problemi più basilari.

La data del 19 ottobre ci insegna però che a questo governo che è a tutti gli effetti un governo “tecnico” si può e si deve contrapporre il conflitto dal basso, senza farsi abbindolare dagli specchi per le allodole della politica istituzionale. Il 15 Novembre ci metteremo quindi nuovamente in gioco in prima persona, attraverso le pratiche dell’assedio ai palazzi del potere e della sollevazione generale. Altrettanto importante è già da subito considerare questa data non come un punto di arrivo ma come un passo di una mobilitazione sempre più vasta e determinata. In quest’ottica è centrale il tema della riappropriazione di spazi e tempi nelle scuole, spazi un cui esprimere il nostro rifiuto dei modelli di formazione autoritari, riproponendo le pratiche di autoformazione e controinformazione.

Le occupazioni saranno il momento in cui portare la sollevazione studentesca all’interno degli istituti, consapevoli di come questi luoghi si collochino nel quadro più ampio e articolato di una metropoli ormai da anni inserita in un contesto di crisi che comporta la perdita di spazi di socialità e di aggregazione.
E’ quindi fondamentale partecipare attivamente a questa giornata che esprimerà, in continuità con questo autunno di lotte, grande conflittualità e radicalità.

STUDAUT

pc 14 novembre - un processo da tribunale speciale fascista contro i NO Tav - massimo sostegno alla manifestazione del 16 novembre



Chieste pesanti condanne contro i No Tav

Chieste pesanti condanne contro i No Tav
Al processo per i fatti avvenuti in Val di Susa nel febbraio del 2010, il Pubblico ministero ha chiesto oggi che venga ascritta la responsabilità individuale per ciascuno dei 24 attivisti No Tav imputati, per un totale di 38 anni di carcere e oltre 7000 euro in ammende. Le pene richieste vanno dagli 8 mesi ai 5 anni con molte richieste di attenuanti generiche per gli imputati incensurati, ma altrettante richieste di revoca della sospensione condizionale. I reati contestati dal Pm vanno dal travisamento a resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico esercizio, ma anche violenza privata e rapina.
Dopo aver riassunto i fatti avvenuti il 17 febbraio 2010 a Coldimosso - in Val di Susa- e poi nella notte all'ospedale delle Molinette a Torino presso le Molinette, inclusa la contestazione alla tipografia de La Stampa, il PM si è soffermato in particolare a illustrare le sue giustificazioni per motivare i reati di violenza privata e rapina.

pc 14 novembre - Reggio Calabria. I lavoratori Lsu/Lpu assediano la Regione. Uova e bottiglie contro i poliziotti - solo la lotta dura che crea problemi di ordine pubblico va sviluppata e sostenuta



In Calabria sono più di 5mila i lavoratori Lsu-Lpu che aspettano ormai da 17 anni una stabilizzazione del loro lavoro. Questa mattina a migliaia sono arrivati a Reggio Calabria per manifestare sotto il la Regione. Ma le cose non sono andate come una “tranquilla giornata di normale amministrazione".
In un comunicato dell'Usb, si racconta come le trattative siano iniziate poco dopo le 14.30, e nella sede del consiglio regionale, dove sono entrati tutti i sindacati (Usb, Cgil, Cisl, Uil, Ugl) e un gruppo di lavoratori per negoziare con il presidente della giunta Scopelliti, il presidente del consiglio regionale Talarico, l'assessore regionale al lavoro Salerno e con la Commissione "Bilancio" della Regione. Ma non tutto fila come previsto. “C'è da registrare – denuncia l'Usb – la solita furbata tentata da Cgil, Cisl e Uil che hanno provato a essere ricevuti per primi dall'amministrazione regionale, senza neanche i lavoratori interessati”. L'Usb, che sottolinea di aver organizzato la manifestazione di oggi, ritiene “scorretto questo modo di fare da parte delle organizzazioni sindacali, che, dopo aver abbandonato per anni questi lavoratori, si arrogano il diritto di volerli rappresentare” L’Usb ha anche chiesto di invertire l’ordine del giorno previsto per il consiglio di oggi, “dal momento che la discussione sul punto che riguarda i precari, è prevista verso la fine dei lavori, mentre la drammatica attualità, rappresentata anche dalla folla accorsa oggi a Reggio, impone che di questo problema si parli subito all’inizio della seduta”.
Ma sotto la Regione la tensione è palpabile. Volano bottigliette vuote e uova contro il cordone formato di carabinieri e polizia che in tenuta antisommossa presidiano l'area antistante l'ingresso dell'edificio. I lavoratori sono esasperati e minacciano di sfondare le porte di Palazzo Campanella.
L'ingresso dell'edificio è blindato da un fitto cordone di carabinieri e poliziotti, assieme a personale in borghese della Digos della Questura di Reggio Calabria, di agenti della Polizia provinciale e della Polizia municipale.
Tra le proposte in campo, accanto al tavolo nazionale richiesto dal governatore Scopelliti, c'è una proposta Pd per il prepensionamento degli over 60. Una misura per la quale servirebbero però circa 40 milioni di euro, che si aggiungerebbero ai 23 milioni necessari per consentire il pagamento delle mensilità arretrate, e ad altri 40 milioni, per la restante parte dell'anno. Ma l'obiettivo centrale rimane quello della stabilizzazione, che va di pari passo con l'eventuale prepensionamento di tutti i lavoratori che sono ormai giunti sulla soglia dell'età pensionabili. Nell'immediato, però, i lavoratori chiedono anche la copertura finanziaria delle competenze già maturate, di agosto e settembre, e per i restanti mesi del 2013. 

pc 14 novembre - Filippine, il popolo subisce una immensa tragedia… i padroni imperialisti vedono altro

Mentre si continuano a raccogliere migliaia di morti per le strade dei villaggi distrutti di alcune zone del paese, i padroni con un cinismo infinito pensano ai "danni" subiti dall'economia.
Un articolo del Sole 24 ore del 12 novembre spiega bene il "Sentiment" (è questa parola che usano gli economisti borghesi per misurare la temperatura dell'economia!) degli imperialisti che sono dispiaciuti perché proprio quando le Filippine erano state promosse dalle agenzie internazionali, ritenendole degne di investimenti, accade questo disastro "in un momento delicato per i mercati finanziari dei paesi emergenti". Ma in fin dei conti non ci sarà da preoccuparsi troppo perché l'economia cresce ad un ritmo sostenuto (intorno al 7%) e ha tra l'altro un "buon livello di riserve valutarie (per oltre 81 miliardi di dollari)! Miliardi di dollari che il governo si guarda bene dall'impiegare per migliorare le condizioni di vita della popolazione, come si vede bene proprio in questo disastro, in un paese che secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale ha un Pil pro-capite (introito medio annuo a persona) di 2.700 dollari e cioè ancora la media di 7 dollari al giorno!
E il corrispondente non si vergogna di citare un altro dei "punti forza" del Paese, a parte "l'emergere del Paese come base internazionale per i call center", e cioè le "rimesse di circa 10 milioni di emigrati". A parte il fatto che il segno di ottimismo i nostri capitalisti lo vedono sempre dopo ogni disastro o guerra e lo chiamano RICOSTRUZIONE!

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Colpita un'economia che cresceva a pieno ritmo

12 nov 13 Sole24Ore

TOKYO. Dal nostro corrispondente

Un'economia appena promossa allo status di "investment grade" da tutte e tre le principali agenzie di rating internazionali rischia di veder frenare la sua robusta crescita attuale a ritmi cinesi da un tremendo disastro naturale che accade in un momento delicato per i mercati finanziari dei Paesi emergenti. La maggior parte degli esperti, però, prevede che, se sul breve termine alcuni effetti negativi saranno inevitabili, le Filippine saranno in grado di assorbire un colpo che, se pur gravissimo nelle zone colpite dal tifone, non inciderà su fondamentali macroeconomici positivi e potrebbe anzi sprigionare nuove energie con l'afflusso di consistenti aiuti dall'estero e di maggiori rimesse da parte degli emigrati verso uno sforzo collettivo per la ricostruzione.

Il ministro delle Finanze Cesar Purisma ha ammesso che il tifone ridurrà fin del 10% il Pil delle regioni più colpite, e quindi forse un 1% della crescita nazionale. Secondo una prima valutazione della Kinetic Analysis Corp, l'impatto economico negativo potrebbe raggiungere i 14 miliardi di dollari, coperti da assicurazione per soli 2 miliardi. Per PJ Garcia di BPI Asset management «ci sarà una correzione del mercato sul breve termine» ma il danno economico dovrebbe restare sostanzialmente limitato alle aree colpite, specialmente nel settore agricolo con una riduzione della produzione di riso e zucchero in grado di spingere l'inflazione nei prossimi due mesi.

Nell'immediato, ieri l'indice di Borsa è caduto dell'1,4% (in recupero sull'apertura a -2,2%) - riducendo a poco più dell'8% l'avanzata da inizio anno - e il peso ha perso fino allo 0,8% sul dollaro, in un contesto peraltro di pressioni al ribasso generalizzate su mercati azionari e valute dei Paesi emergenti asiatici (connesso ai rinnovati timori di un prossimo avvio di una exit strategy della Federal Reserve americana dalla sua politica monetaria ultraespansiva). Alla Borsa di Manila era anche il giorno del debutto della maggiore Ipo mai avvenuta nel Paese: il titolo di Robinson Retail ha chiuso in ribasso del 2,6 per cento. Niente di grave, visto che per la catena di grande distribuzione controllata dal miliardario John Gokongwei era riuscita a rastrellare almeno 650 milioni di dollari attirando una forte attenzione da parte degli investitori istituzionali.

Già nell'estate scorsa Manila era riuscita a contrastare meglio di altri i venti contrari provenienti dalle preoccupazioni per l'arrivo del "tapering" da parte della Fed grazie al ritmo di crescita della sua economia (+7,5% nel secondo trimestre, e +7,6% nel primo semestre, dopo il +6,6% del 2012), al buon livello delle riserve valutarie (per oltre 81 miliardi di dollari) e agli spazi di manovra di politica monetaria (anche con tassi ai minimi storici) alla luce di una inflazione che resta sotto il 3 per cento. Non a caso a inizio ottobre Moody's ha alzato il rating sul debito delle Filippine a una valutazione da "investment grade"(Baa3): una promozione storica che era stata già decisa tra marzo e maggio da Standard & Poor's e da Fitch. Non solo: la World Bank ha alzato poco dopo le sue stime sul Pil di Manila (al 7% quest'anno e al 6,7% nel 2014) anche se ha abbassato le sue proiezioni sull'Asia emergente (analoga decisione era stata presa dall'Asia Development Bank).


Una forza dell'economia filippina che non dipende dalla congiuntura interna e sostiene i consumi sta nelle rimesse di circa 10 milioni di emigrati, ma contano anche altri fattori, come l'emergere del Paese come una base internazionale per i call center o l'interesse anche dall'estero per lo sviluppo delle infrastrutture, a parte poi le ragioni citate da Moody's per l'upgrading (sostanziale stabilità politica e relativi miglioramenti nella governance e nel consolidamento fiscale). Qualche conseguenza negativa potrebbe comunque evidenziarsi anche al di là del breve termine e del settore agricolo. Il turismo, per esempio, potrebbe vedere ridimensionate le sue prospettive di crescita. Nei primi sei mesi di quest'anno i visitatori erano aumentati del'11% a 2,38 milioni. L'obiettivo del governo - attrarre 10 milioni di turisti entro il 2016, contro i 4,2 milioni del 2012, per farne la maggiore industria del Paese - appariva già troppo ambizioso prima delle devastazioni attuali e da oggi il conseguimento del target appare ancora più problematico: l'handicap storico è che le Filippine sono percepite da molti come un posto piuttosto pericoloso e questa cattiva reputazione sul versante sociale non fa che essere rafforzata dall'entità crescente dei disastri naturali.

pc 14 novembre - contro la repressione delle lotte degli operai della logistica , ora e sempre solidarietà !

Sabato 16 novembre giornata di iniziative in SOLIDARIETA’ 
con la lotta dei lavoratori delle cooperative in appalto alla Granarolo


Dopo un lungo periodo di lotta con picchetti e iniziative di solidarietà in tutta l’Italia, che hanno imposto ai padroni delle cooperative (lega coop) la riassunzione di una parte dei lavoratori licenziati e l’impegno del reintegro per i restanti, è ripresa la lotta davanti ai cancelli della Granarolo.
Lo scontro si è spostato da un piano vertenziale ad un piano politico perché i padroni vogliono liquidare ogni lotta che si ponga al di fuori dei piani concertativi a cui sono abituati da cgil cisl e uil e ora non vogliono tenere fede agli impegni presi.
Il questore di Bologna, anzi, rilancia pesantemente con minacce di ritorsione sul permesso di soggiorno, per i lavoratori immigrati del SiCobas che hanno partecipato ai picchetti e che oggi mostrano di non volersi piegare alla paura e che anzi voglio rilanciare la lotta con determinazione contro un sistema di economico-politico quale quello della lega delle cooperative.
E’ necessario sostenere questa lotta, esprimere in maniera concreta la nostra solidarietà !

La lotta, lo sciopero e la solidarietà di classe sono le uniche armi in mano ai lavoratori per difendersi dal potere dei padroni

Partecipiamo tutti e tutte, insieme ai lavoratori delle cooperative 

    SABATO 16 NOVEMBRE 

  • ore 14 : assemblea dei lavoratori delle cooperative dell’area metropolitana milanese al Centro Sociale Vittoria
  • ore 17,30 : presidio all’ Ipercoop di viale Umbria a Milano di solidarietà con il lavoratori licenziati alla Granarolo in vista del corteo a Bologna del 23  novembre.

Coordinamento di Sostegno alle lotte dei lavoratori delle Cooperative
SiCobas www.sicobas.org   
Centro Sociale Vittoria   www.csavittoria.org     

pc 14 novembre - A Firenze - l'antifascismo sempre in piazza - sabato 16 novembre


SABATO 16 NOVEMBRE ORE 15.30 
IN PIAZZA SAVONAROLA CORTEO ANTIFASCISTA

Dopo quanto accaduto in piazza della Repubblica con l’aggressione di tre antifascisti da parte di una decina di appartenenti a Casa Pound, Firenze Antifascista lancia la mobilitazione per sabato prossimo. Rivolgiamo l’appello a tutte le realtà del territorio e non solo, a tutti coloro che si riconoscono nei valori e nella pratica dell'antifascismo per promuovere e partecipare al corteo di Firenze, per ribadire che in questa città i fascisti e la loro violenza squadrista non devono più trovare spazio e smascherare la catena di complicità di chi consente loro di avere agibilità concedendogli la sala di un bar, una sede in affitto o appoggio politico.
Notiamo poi, che seguendo il solito copione fascisti e polizia, attraverso comunicati e pagine di giornali, stanno già cercando di recuperare l’accaduto distorcendo la realtà o inventandosela di sana pianta.
Il fatto che la velina della Questura riporti che gli antifascisti abbiano rifiutato le cure mediche non vuol dire che non fosse accaduto niente. Infatti i due ragazzi, una volta fuori dalla Questura si sono recati al pronto soccorso e hanno avuto un referto rispettivamente di 15 e 25 giorni: motivo per cui la denuncia contro ignoti è partita d’ufficio.Vogliamo poi precisare che gli antifascisti sono stati riconosciuti per la felpa che indossava uno di loro e le presunte “invettive contro un tavolo di ragazze” sono solo il tentativo di giustificare goffamente il proprio squadrismo oltre che una spudorata falsità. Quanto al fatto che oltre alle offese vi fosse la minaccia di “caschi e oggetti contundenti” ci chiediamo che fine abbiano fatto, visto che neanche la Digos, che di solito non si lascia scappare queste ghiotte occasioni, né li menziona, né ha fatto scattare una
denuncia contro gli antifascisti portati, trattenuti e interrogati in Questura.
Ad un mese dal secondo anniversario della strage fascista di piazza Dalmazia effettuata da Casseri, esponente di Casa Pound, la violenza fascista agisce di nuovo in questa città.
Questo non è più tollerabile! CHIUDERE CASA POUND! CHIUDERE I COVI FASCISTI!

Firenze Antifascista     

pc 14 novembre - Le forze armate filippine mentono - nessun soccorso solo repressione - denuncia il Partito Comunista delle Filippine

Lo scontro armato è avvenuto nelle zone interne di Matnog, almeno a 3 km dalla Maharlika Highway la via ch eporta da Luzon all'isola di Samar, e a 5 km. dal porto di Matnog ... Queste truppe delle Forze Armate delle Filippine (FAF) erano impegnate nelle operazioni di ricerca e distruzione.

COMUNICATO STAMPA

PCF Information Bureau

13 nov 2013

Le FAF mentono, le truppe che si sono scontrate a Sorsogon non portare soccorso per Yolanda - PCF


Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) oggi ha denunciato il Regime Aquino e le Forze Armate delle Filippine (FAF) per aver utilizzato la tragedia Yolanda come un camuffamento al fine di effettuare implacabili operazioni offensive nella provincia di Sorsogon e altrove.

"Malacañang [il governo] e i suoi funzionari delle FAF mentivano quando hanno sostenuto che le truppe del 31° Battaglione di Fanteria che hanno avuto uno scontro ieri con il Nuovo Esercito Popolare fossero impegnate in operazioni di aiuti umanitari per le vittime di Yolanda", ha sottolineato il PCF.

Un rapporto pubblicato dalle FAF ha indicato che lo scontro armato è scoppiato dopo le 05:00 nel Barangay (villaggio) Balocawe in Matnog, Sorsogon.

"In attesa di resoconti più dettagliati da parte del Comando Celso Minguez del NEP di Sorsogon, è istruttivo ricordare che lo scontro riportato è accaduto nelle zone interne di Matnog, un sito che si trova almeno a tre chilometri di distanza dalla Maharlika Highway sulla strada che porta da Luzon all'isola di Samar, e a cinque chilometri di distanza dal Porto Matnog", ha detto il PCF.

"Il regime Aquino e le FAF stanno mentendo fortemente quando sostengono che le loro truppe che ieri sono state coinvolte in uno scontro armato erano impegnate in una missione umanitaria, mentre stanno sfruttando la piaga delle vittime del disastro Yolanda per nascondere le brutalità delle loro continue operazioni offensive", ha aggiunto il PCF.

"Le truppe delle FAF che hanno sostenuto lo scontro erano chiaramente in assetto offensivo e portavano avanti operazioni di ricerca e distruzione nelle aree interne di Matnog."

Il PCF ha detto che le unità del NEP che si trovano nelle aree devastate dal recente supertifone Yolanda sono attualmente impegnate in attività di soccorso e riabilitazione per assistere le sezioni di partito locali e le organizzazioni rivoluzionarie di massa nella mobilitazione di emergenza per le vittime del disastro.

Il PCF ha detto che le forze rivoluzionarie stanno facendo tutti gli sforzi per raggiungere centinaia di migliaia di persone, soprattutto nelle aree montagnose interne delle isole di Samar e Leyte, così come nelle isole di Panay, Negros, Mindoro, Masbate, Palawan e altre, che sono state praticamente abbandonate dal reazionario governo filippino.


pc 14 novembre - LO SCIOPERO DELLE DONNE ARRIVA A LIVELLO INTERNAZIONALE! E' STORICO!

Dal blog Signalfire - Usa

"It is only when there is class struggle that there can be philosophy"

The 25th of November for the first time in Italy the “Strike of Women” - Mfpr

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A strike against the low-intensity war against women, as women, made of femicides and rapes by men who hate women, perpetrated mostly within the “holy family”. The killings of women in Italy are becoming a massacre. Every two days a woman dies murdered – worse than in a real war – and every day big and small sexual violence, stalking – more than one case per day, and often it turns into murder – harassment at the job, abuses on women, increase and become facts of “ordinary” oppression towards women. But it is also a strike that includes the whole condition of double exploitation and oppression of women by the bosses, the government, the State, the Catholic Church, which are the underlying cause, which create the social and ideological humus of “modern Middle Ages” in which the femicides ripen against women.
The “Strike of Women” starts and will center on the jobs places, workers and toiling women, for this we choose the form of “strike”, but it is correct to speak about “total strike of women”, because it concerns and calls all the proletarian, students, unemployed women, housewives in the neighborhoods, women comrades in struggle movements, immigrant women , feminists etc. A strike of class and gender that wants to expose and fight the whole condition of women’s lives! The “strike of women” is a “historic” event not only for women, but for the entire proletarian class, for the revolutionary movement.
The strike will be a spark that will light the path of long-term struggle of the majority of women against the entire condition of exploitation and oppression that this society want to impose and of which femicides, rapes and violence are the most barbaric results. And the 25 November will mark a major milestone of this path, that can only have as goals the revolution, and, as we learn from Maoism, the “revolution within the revolution”. The “strike of women” is a slogan for which the Revolutionary Proletarian Feminist Movement has been working for some years, and that step by step, especially in recent months and after the national mobilization made by the comrades of the MFPR on 6 July in Rome, has gained consensus and participation.
Its realization is an event of big impact and breaking. Because the strike of women, as it puts forward the exposure of the entire conditions of the majority of women, puts into question the work and not work, the discrimination in the job, the role of oppression of the family and the family as wanted by the bourgeois society, it challenges the common idea of the women, their role of subordination. That is, it puts into question everything!
That is what it puts and that is why the strike of women scares. It is not just a matter of some demands. The battle of women is inevitably at 360 degrees. It aims to a totally different society, different social relationships, different personal relationships, to that all the life has to change. Women, particularly proletarian women, when struggle, bring a force more, bring the need for an overall battle, that they also bring back in their everyday life.
The strike of women is for women. It serves first of all to women, so they find the strength to rebel, not to accept as inevitable a condition of oppression, subordination, their role in the family, to become a reality of struggle that worries and scares the bosses, governments, the State, men who hate women. But the strike of women, of workers, plays a role also within the working class. It wants to be a battle of rupture, which also requires a transformation within workers, among their workmates. In this sense, the total strike of women strike puts in facts the need of revolution, in which women will be the most determined force.
Proletarian Revolutionary Feminist Movement – Italy mfpr.naz@gmail.com

WHAT WE DO NOT WANT:
NO
to the increasing presence/control of police forces in the cities, on the streets. We do not want that those who in prisons, in the Centres of expulsion for migrants, use even the rape, harassment, sexual abuse against women, those who beat us during the struggles, become our “defenders”;
NO
to Task-forces, they feed the “security-climate”, the social control, which turns into less freedom and fewer rights for women.
YES
, rather, to “light up” and make every area of the cities places full of life, promoting the opening 24 hours per day of centers, parks, freely managed by organizations of women;
NO
to the transformation of the trials for rape in indictments and investigation on the “moral” of women; – NO to counseling centers or confessional centers turned into places of control/suppression of the women’s choices;

AND WHAT WE WANT:
 – “Houses of women” in every town and the neighborhood of the largest cities, managed by women, of monitoring and struggle, with free services of lawyers, doctors, psychologists, experts chosen by women.
- Immediate action against males charged with violence, stalking, sexual harassment, ill-treatment.
- Immediate removal from jobs and institutional seats of who exercises sexual harassment and violence;
- Prohibition of stay at home for husbands, partners, fathers, brothers and other relatives charged with violence and ill-treatment;
- Emergency procedure in trials for rape and femicide and admission of women’s organizations as civil parties, free legal aid for women, classification in the criminal justice system of the crime of rape among the most serious offenses;
- Simplifications and emergency procedures for cases of separation and divorce, legal aid for women;
- Prohibition of the use of the female body in advertising and the sexist use of language;
- Abolition of sexist texts, with discriminatory content, in schools and universities, removal of teachers who propagandize them.
           Against discrimination and oppression, basis of sexual violence and femicide
- Transformation of all temporary job contracts into indefinite. Equal pay for equal work;
- Prohibition to investigate marital status, maternity, sexual orientation, for employing or sacking.
- Right of citizenship and equal rights of employment, wage and regulatory frameworks for immigrant women;
- Reduction of working hours without loss of pay. Lowering of the retirement age of women, as acknowledgment of their double work;
- No persecution of prostitutes, rights to social services for all women;
- Defense and expansion of the right to abortion, abolition of conscientious objection, free operations and facilities, lay counseling centers managed and controlled by women.
- Free access for women to health and social services;
- Socialization/gratuity of basic household services: kindergartens, health care, services for the elderly, etc.

mercoledì 13 novembre 2013

pc 13 novembre - contro padroni e stato dei padroni assassini, con la rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio


pc 13 novembre - “DERUBARONO I PROFUGHI SIRIANI”: INDAGATI GLI UOMINI DELLA MARINA

Lo Stato nella sostanza è... “distaccamenti speciali di uomini armati, prigioni...”. I militari oggi in particolare sono ancor più dei veri e propri mercenari al servizio della borghesia imperialista che può continuare a fare profitti... e in più ogni giorno arrivano notizie di sciacalli che approfittano della divisa per commettere veri e propri crimini nei confronti dei più indifesi...

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A bordo della “Chimera”, dopo il salvataggio del 25 ottobre: “Oro, cellulari e più di 80mila tra euro e dollari”

DERUBARONO I PROFUGHI SIRIANI”: INDAGATI GLI UOMINI DELLA MARINA

Li hanno riconosciuti guardando le foto di marò e ufficiali imbarcati sulla corvetta Chimera.
Quegli stessi uomini in tuta mimetica che li avevano salvati.
Proprio loro li avrebbero costretti a consegnare soldi e gioielli mentre si trovavano a bordo della nave.
E così nell’indagine sugli ammanchi degli averi dei profughi siriani salvati il 25 ottobre spuntano i primi indagati.
Furto aggravato: è questo il reato ipotizzato dal procuratore Renato Di Natale dopo la denuncia di una ventina di migranti.
Quel giorno, a bordo della corvetta, c’erano anche marò del battaglione San Marco, come dimostra un video diffuso dalla Marina dopo il salvataggio e ora acquisito agli atti dell’inchiesta.
Alcuni di loro avrebbero perquisito i profughi appena giunti a bordo.

Una delle donne derubate racconta: «Ci separarono dai nostri bambini mentre iniziarono a perquisire accuratamente noi donne: alcune avevano nascosto i beni più preziosi nel reggiseno, altre nelle mutande. Io, per esempio, avevo cucito all’interno della mia biancheria intima più di 5mila euro. Ma ci sequestrarono tutto: l’oro, gli euro, i dollari e i cellulari. Chiesi più volte come avrei potuto recuperare i miei effetti personali, facendogli presenteche erano l’unica possibilità per farci arrivare a destinazione. Ma quelli provavano a rassicurarci: “Mettiamo a ciascuno, in un sacchetto numerato unico, tutte le proprie cose e ve lo riconsegniamo appena scesi”». E invece.
Donne e uomini separati durante il tragitto fino a Porto Empedocle.
«Iniziarono ad afferrare e sollevare i bambini per farli entrare in bagno in una maniera tale che non potessimo accorgerci se li stavano toccando per cercare soldi nascosti tra i vestiti».
All’arrivo a Porto Empedocle, la sorpresa: «Fecero scendere prima donne e bambini. Nessuno di noi aveva ancora potuto rivedere il marito in modo che non potessimo raccontargli che ci erano stati presi i soldi. Poi ci dissero che erano arrivate le nostre cose. Aprimmo i sacchetti, c’era un po’ di oro, i documenti e i cellulari. Ci avevano lasciato i soldi siriani e libici mentre i dollari e gli euro erano scomparsi. In tutta la nostra imbarcazione sono spariti 64mila euro e 25mila dollari circa. Io stessa mi sono vista sparire 4.300 dollari e 1.500 euro».
Il marito aggiunge: «Noi abbiamo venduto la nostra casa, abbiamo venduto tutti i nostri averi in modo da non aver bisogno di chiedere aiuto. E ora non abbiamo più i soldi per mangiare. Quelli non erano soldati, erano l’esercito di Alì Baba. Ladroni».

Francesco Viviani e Alessandra Ziniti
(da “
la Repubblica” 12/1/13)