venerdì 29 marzo 2013

pc 29 marzo - La vera natura di M5S



Il Movimento Cinque Stelle e l’incultura democratica
Non dobbiamo incontrare le parti sociali perché noi siamo le parti sociali.
Ed io sono Napoleone.
Verrebbe da rispondere così all’incultura democratica e politica di una saccente cittadina neo onorevole che beneficiata e paracadutata, politicamente parlando, dal megafono umano si ritrova in una sala del Parlamento a disquisire del futuro del paese.
La natura ideologica di una frase del genere ha un unico significato: non esistono e non esisteranno corpi intermedi tra l’attività di governo (la politica) e il popolo; non esiste nessuno che possa indirizzare, sensibilizzare o mediare i diversi e talvolta contrastanti interessi dei cittadini o le istanze di loro rappresentanze. Non esistono perché coincidono con noi.
E non si può nemmeno dire che questa frase è estrapolata da un contesto scherzoso o informale, come alcune frasi di Crimi sui giornalisti, che ne riducono portata e significato vero riducendole a boutade e nulla più. Su quelle frasi si fa gossip ma su una frase del genere detta in ambito istituzionale dove, presumibilmente, si arriva preparati le parole e la loro concatenazione non dovrebbero generare dubbi.
Il significato ci riporta a periodi bui della storia e se questa cittadina, onorevole Lombardi per la cronaca, la storia la conosce un poco dovrebbe riflettere sui concetti che esprime.
L’unica valutazione su una affermazione del genere riguarda un sillogismo lineare: se il movimento riassume in sé parti e blocchi sociali, il bene di tali parti deve coincidere con il bene del movimento. E quindi il bene del movimento è il bene del paese..
In altre parole una concezione totalitaria e pericolosa della vita sociale ed economica di una nazione con l’aggravante della assoluta presunzione di chi, rappresentando il 25% dei votanti, si arroga il diritto di parlare a nome anche di chi non la ha votata.
Ora nella fiera della immondizia politica a cui ci hanno abituati i molti e scadenti personaggi delle passate legislature non vorrei che si aggiungessero anche alcuni nuovi. Perché se è possibile ben sperare che l’incompetenza istituzionale sia emendabile nel tempo, la mancanza di cultura e scienza politica nei suoi fondamentali è disprezzo proprio per quei cittadini che si crede di rappresentare.

pc 29 marzo - La Rete lo denuncia da tempo: gli interessi criminali di Riva sono difesi dallo stato


Enrico Bondi da superconsulente di Monti ad amministratore delegato dell’Ilva
Bruno Ferrante dà l'annuncio ai lavoratori del gruppo siderurgico spiegando che l'autore della spending review nonché selezionatore dei candidati di Scelta Civica era già consulente dei Riva
Per il supercommissario Enrico Bondi non c’è crisi che tenga. A inizio gennaio si era dimesso dall’incarico di commissario per la spending review per tentare di sedare le polemiche sollevate dal leader Pd, Pierluigi Bersani, che non gradiva il cumulo di poltrone e soprattutto il ruolo di selezionatore di curricula degli aspiranti candidati con Mario Monti in Scelta Civica. E a distanza di neanche tre mesi, ecco che per il manager aretino arriva un nuovo importante incarico: quello di amministratore delegato dell’Illva di Taranto di proprietà del gruppo Riva. In realtà, come precisa il presidente dell’azienda pugliese, Bruno Ferrante, Bondi, che ai tempi della spending review era anche commissario per il disavanzo della Sanità nel Lazio, lavora già da tempo come consulente per il gigante siderurgico, ma ne diventerà ad nell’assemblea di approvazione del bilancio 2012. Un contratto che, come ha spiegato Ferrante, ha permesso a Bondi di ”entrare nei meccanismi aziendali ”. ”Noi daremo a questa società una struttura nuova – ha spiegato il presidente dell’Ilva – Ci sarò io come presidente, ma mi affiancherà un professionista esterno di larga fama come il dott. Enrico Bondi che si è occupato di ristrutturazioni di tantissime aziende importanti”. L’ultima, in ordine cronologica è stata Parmalat di cui, dopo il crac del 2003, è stato prima commissario straordinario per il risanamento e poi amministratore delegato della nuova Parmalat spa, quotata in Borsa, e finita nelle mani della francese Lactalis cui faceva gola la cassa (un miliardo e mezzo circa) racimolata dal manager aretino grazie ad una serie di cause vinte con le banche accusate di essere state complici dell’ex re del latte, Callisto Tanzi. Una gestione commissariale impeccabile che ha dato un taglio ad un passato fatto di aerei di famiglia, auto di servizio e sconti ai dipendenti sui prodotti della casa fruttando a Bondi e al suo staff (legali e contabili, inclusi) la stratosferica cifra di 32 milioni di euro. Una cifra decisa dal Comitato di sorveglianza del ministero delleAattività produttive e considerata un adeguato compenso per il rilancio di Parmalat dove il manager aretino ha fatto in tempo anche ad assumere nell’equipe dirigenziale il figlio del premier uscente di Scelta Civica, Giovanni Monti, messo poi alla porta dal nuovo azionista francese. In precedenza il nome del risanatore di Parmalat si era legato a quello della famiglia Ligresti che lo aveva voluto nel 2002 alla guida di Premafin, la holding che controlla la compagnia assicurativa Fondiaria-Sai, che ha chiuso il 2012 con un rosso di 800 milioni ed è convogliata a nozze con Unipol non senza il dissenso dei piccoli soci e degli azionisti di risparmio. Ma l’incarico non ebbe lunga vita per via di uno scontro con il costruttore Salvatore Ligresti che non gradiva i metodi di Bondi. Più lunga invece fu la permanenza in Montedison che ne consacrò l’ascesa di manager-ristrutturatore. All’inizio degli anni ’90, il gruppo, di proprietà dei Ferruzzi, si trova sommerso dai debiti e così viene ceduto ad un pool di banche con capofila la Mediobanca di Enrico Cuccia. Fu proprio quest’ultimo che lo volle alla guida di Montedison, che all’epoca era una holding cui facevano capo una serie di attività strategiche per il Paese. Fra queste, le assicurazioni Fondiaria-Sai, gli zuccherifici Eridania Beghin Say, i semioleosi Cereol e l’olio d’oliva Carapelli, nonché la futura Edison. Tutti asset, ad eccezione della sola Fondiaria, che sono finiti nelle mani di investitori stranieri anche per mano di Bondi cui Cuccia chiese di cedere asset per risanare il bilancio Montedison. Anche in quel caso quindi si trattò di una operazione da grande risanatore. A modo suo. Eppure per personaggi di spicco che guardano l’Italia dall’estero Bondi, che fu uno dei 45 uomini capitalismo italiano che, nell’aprile 2007, firmò, assieme a Cuccia, una lettera al Parlamento con cui si domandava la depenalizzazione del falso in bilancio realizzata poi dal secondo governo di Silvio Berlusconi, non è altro che un tagliatore. Per Luigi Zingales, bocconiano di 49 anni con una cattedra di economia alla Chicago University, il manager aretino sarebbe stato quasi un idolo cui ispirarsi per il premier uscente che ” ha contenuto i danni sull’orlo della bancarotta” ed è ”il Bondi della politica: chiamato a salvare un’azienda al collasso, come Enrico Bondi a Montedison e Parmalat, taglia ma non rilancia”. A guardare il curriculum di Bondi, una cosa sembra certa: l’ex manager della spending review è un uomo di sistema. Di quel sistema delle banche italiane che gioca ancora al risiko industriale a spese di cittadini e lavoratori.


pc 29 marzo - Dopo la mamma di Aldrovandi la sorella di Uva: continua l'attacco eversivo degli "uomini" in divisa



Fermato dai carabinieri, morì poco dopo:
ora la sorella è indagata per diffamazione
Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto in ospedale a Varese nel giugno del 2008, deve rispondere per le accuse ai militari sul suo profilo Facebook e alle Iene. Il senatore pd Manconi: "Allora indagate anche me"
Non si placano le polemiche sul caso di Giuseppe Uva, l'uomo morto nel giugno del 2008 all'ospedale di Varese dopo essere stato fermato dai carabinieri. La sorella Lucia è indagata dalla Procura di Varese per diffamazione e istigazione a disobbedire alle leggi per una sua sua intervista alla trasmissione televisiva Le Iene e a insulti rivolti alle forze dell'ordine e pubblicati sulla sua pagina Facebook. Nel servizio andato in onda nel 2011 la donna aveva accusato i carabinieri di aver percosso il fratello in caserma, dove aveva trascorso parte della notte. I parenti hanno sempre sostenuto che l'uomo, fermato ubriaco per strada, è morto anche a causa di violenze subite da parte delle forze dell'ordine.
"Ho ricevuto l'avviso di garanzia - ha spiegato Lucia Uva - Sono indagata solo perché ho detto la verità, ma supereremo anche questo". E ancora: "Continuo a portare avanti la mia battaglia e a chiedere che venga riaperto il caso per fare chiarezza su quello che è successo quella notte". Il tribunale di Varese aveva assolto un medico dell'ospedale accusato di aver somministrato

cure sbagliate all'uomo, che il 14 giugno 2008 dopo essere stato fermato dai carabinieri, interrogato durante la notte in caserma e quindi ricoverato in pronto soccorso, morì in circostanze che la famiglia ha sempre addebitato al trattamento ricevuto dalle forze dell'ordine.

Il pm Agostino Abate aveva chiesto un anno per il medico, ma una perizia aveva stabilito che Giuseppe Uva era morto a causa di un arresto cardiaco, provocato da "una tempesta emotiva" legata "all'azione sinergica di fattori come intossicazione etilica, lesioni traumatiche e misure di contenzione fisica" e che non vi erano stati errori da parte del professionista.

Sulla vicenda interviene il senatore pd Luigi Manconi, il quale ricorda che "il fascicolo relativo a questa vicenda tragica resta tenacemente e immotivatamente chiuso, mentre il pm che ne è titolare denuncia la sorella della vittima". E aggiunge: "Ma se Lucia Uva è colpevole, io che seguo la vicenda da anni e che conosco bene Lucia Uva mi dichiaro corresponsabile e correo".
(28 marzo 2013) © Riproduzione riservata




giovedì 28 marzo 2013

pc 28 marzo - Contratto integrativo alla Pometon di Venezia... la mazzetta moderno fascista alla CISL


Una "tassa" alla Cisl per il contratto integrativo

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Caso senza precedenti alla Pometon di Venezia. La Cgil: "Una vergogna". L'accordo vale solo per gli iscritti e per chi versa un contributo straordinario 

Vuoi che ti venga applicato il nuovo contratto integrativo aziendale? Bene, versa 200 euro alla Fim-Cisl. Succede alla storica fonderia Pometon di Maerne, frazione di Martellago, a una ventina di chilometri da Venezia. Ed è la prima volta che succede. Nessuno ricorda precedenti. Sembra una variabile del marchionnismo o una sua evoluzione. Una nuova e inedita frontiera delle relazioni industriali made in Italy. E per chi non paga, o non è iscritto alla Cisl, resterà solo il contratto nazionale. Niente premi di produzione, niente indennità turno, niente quattordicesima. Alcuni lavoratori hanno fatto i conti: dicono che finiranno per perdere quasi 600 euro al mese. 
Le nuove regole per i 177 dipendenti scatteranno dal primo aprile. La fabbrica si è spaccata. Ci sono state assemblee infuocate. Il clima è diventato irrespirabile, e non per le polveri metalliche che si producono, destinate soprattutto a fornire le multinazionali della componentistica dell´industria dell´auto. «È una vergogna», dice Giuseppe Minto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che quell´accordo non ha firmato.
Perché questo è un accordo separato. L´hanno firmato solo i metalmeccanici della Cisl che in questa fabbrica molto sindacalizzata (circa 100 gli iscritti o alla Fim o alla Fiom), se pur di poco, sono da sempre la maggioranza. Tutto inizia il 26 marzo dello scorso anno. Dopo che la Pometon ha prima subìto la crisi dell´edilizia, e poi il crollo del mercato dell´auto. Si è ristrutturata, abbandonando vecchie produzioni e concentrandosi sulle polveri da cui si ricavano le componenti per l´automotive. Produzioni di qualità con processi altamente tecnologici. Due anni di cassa integrazione, poi i contratti di solidarietà. È una di quelle aziende cosiddette energivore, produce a ciclo continuo (20-21 turni) e consumata tantissima energia. Un costo fisso, pagato quasi il 30 per cento in più rispetto ai concorrenti europei. Il management punta allora ad abbassare il costo del lavoro. Dà la disdetta di tutti gli accordi integrativi, cancella quasi quarant´anni di contrattazione con tutte le sue inevitabili stratificazioni (la Polveri e Metalli spa da cui è nata la Pometon è stata fondata nel 1940). Il presidente Alessandro Pasetti propone di chiudere con il passato e voltare pagina: un nuovo contratto integrativo azzerando tutti i precedenti. La Fiom dice no. La Fim accetta il negoziato. L´accordo arriva il 14 marzo scorso. E cambia tantissimo per gli operai e gli impiegati della Pometon. L´indennità di turno non è più pagata in maniera forfettaria bensì in relazione alla effettiva presenza del lavoratore in turno. Le squadre si riducono a cinque a quattro. Vengono abolite le nove giornate di permesso retribuito aggiuntivo. Il premio di risultato rimane per i lavoratori assunti prima del 31 marzo 2013 ma sarà collegato all´andamento aziendale, per gli altri muterà in "premio di fidelizzazione" che aumenterà col passare degli anni. La quattordicesima resterà per i "vecchi" assunti mentre per gli altri sarà pari al 40 per cento dopo tre anni di anzianità a raggiungerà il 100 per cento solo dopo otto anni. Dunque due tipologie di lavoratori. Nuove stratificazioni.
Ma soprattutto introduce una innovazione clamorosa: il contratto vale per gli iscritti alla Fim-Cisl oppure per coloro che volontariamente aderiranno all´intesa e accetteranno di farsi trattenere dalla busta paga «un contributo sindacale straordinario - così è scritto nell´allegato all´accordo - pari ad un anno di iscrizione al sindacato (circa 200 euro, ndr), per l´attività contrattuale, consistente nella corposa negoziazione sindacale, svoltasi a seguito della disdetta del 26 marzo 2012». Non era mai successo, anche se da tempo la Fim pensava a una soluzione di questo tipo, dopo la serie di contratti senza la Fiom che comunque vengono applicati a tutti i lavoratori indipendentemente dalla tessera sindacale. «Perché - dice Stefano Boschini, segretario provinciale della Fim - un iscritto alla Fiom deve ottenere gli eventuali benefici di un contratto che il suo sindacato non ha negoziato e poi mi critica o mi fa pure causa?». Il fatto che il «contributo straordinario» finirà in un fondo di solidarietà a disposizione delle Rsu aziendali non ha affatto smussato lo scontro. La Fiom ha deciso di andare in tribunale. Per la Cisl, invece, quello alla Pometon potrebbe essere un accordo pilota.

pc 28 Marzo- LA VENDETTA DI KARL MARX: COME LA LOTTA DI CLASSE STA SAGOMANDO IL MONDO



Libera traduzione di un articolo apparso lo scorso 25 Marzo nella rubrica "Business&Money" del Time.


Come spesso succede in tempo di crisi economiche del capitale molti economisti borghesi “riscoprono”  Marx e a modo loro dicono che “aveva ragione”. È il caso di Michael Schuman, corrispondente del Time in Cina ed esperto di questioni asiatiche. Abbiamo tradotto questo suo articolo perché offre alcuni spunti interessanti ma è stato necessario commentarne alcuni passaggi in grassetto. Infatti quando gli intellettuali borghesi si cimentano in questo tipo di analisi soffrono spesso di due lacune: la prima è che non assumendo una posizione di classe (proletaria) provano ad utilizzare certe categorie marxiste stravolgendone il significato, la seconda che deriva dalla prima è una confusione che regna sovrana che porta a conclusioni fuorvianti.


Karl Marx avrebbe dovuto essere morto e sepolto. Con il crollo dell'Unione Sovietica e il Grande Balzo in avanti della Cina nel capitalismo, il comunismo è sbiadito come in un contesto caratteristico di film di James Bond o nel mantra deviante di Kim Jong Un (dove si combatte la guerra popolare in India, Filippine, Perù, Turchia/Nord Kurdistan, Nepal è vivo e vegeto). Il conflitto di classe che Marx riteneva aver determinato il corso della storia sembrava sciogliersi in un’ era di prosperità del libero scambio e della libera impresa. Il potere ad ampio raggio della globalizzazione, che collega gli angoli più remoti del pianeta in obbligazioni lucrative di finanziamento, l'outsourcing e la produzione "senza frontiere", offerto da tutti i guru della Silicon Valley tech a ragazze contadine cinesi come ampie opportunità di diventare ricche. L’Asia negli ultimi decenni del 20° secolo ha visto forse il record più notevole di riduzione della povertà nella storia umana - tutto grazie agli strumenti molto capitalisti del commercio, l'imprenditoria e gli investimenti esteri. Il capitalismo sembrava adempiere la sua promessa - per elevare tutti a nuovi livelli di ricchezza e benessere. (affermazione contraddetta dai dati ufficiali in particolare dagli indici di sviluppo umano, evidentemente qui si riferisce ai dati sulla crescita del pil di alcuni paesi asiatici, che non è direttamente proporzionale al miglioramento dello standard di vita delle persone)
O almeno così si pensava. Con l'economia mondiale in una crisi prolungata, e lavoratori di tutto il mondo sommersi dalla disoccupazione, debiti e redditi stagnanti, la pungente critica di Marx del capitalismo - che il sistema è intrinsecamente ingiusto e autodistruttivo - non può essere così facilmente respinta. Marx ha teorizzato che il sistema capitalista avrebbe inevitabilmente impoverito le masse dato che la ricchezza del mondo si sarebbe concentrata nelle mani di pochi avidi, provocando crisi economiche e conflitti tra le classi ricche e lavoratrici. "L'accumulo di ricchezza a un polo è al tempo stesso accumulazione di miseria, agonia,  fatica, schiavitù, ignoranza, brutalità, degrado mentale, al polo opposto," scriveva Marx.
Un dossier crescente di prove suggeriscono che potrebbe aver avuto ragione(lasciamo al nostro economista il beneficio del dubbio. È evidente che aveva ragione!). E 'purtroppo fin troppo facile trovare statistiche che mostrano i ricchi diventare sempre più ricchi mentre la classe media e i poveri no. Uno studio di settembre dell’ Economic Policy Institute (EPI) di Washington ha osservato che il reddito medio annuo di un lavoratore a tempo pieno, di sesso maschile negli Stati Uniti nel 2011, è di 48.202 $, inferiore rispetto al 1973. Tra il 1983 e il 2010, il 74% dei guadagni in termini di ricchezza negli Stati Uniti è andato al 5% più ricco, mentre il 60%  inferiore ha subito un calo, ha calcolato l'EPI. Non c'è da stupirsi che alcuni hanno dato al filosofo tedesco del 19 ° secolo un secondo sguardo. In Cina, il paese marxista che volta le spalle a Marx, Yu Rongjun è stato ispirato dagli eventi del mondo per scrivere un musical basato sul Das Kapital il classico di Marx. "È possibile trovare reali corrispondenze con ciò che è descritto nel libro", dice il drammaturgo.
Questo non vuol dire che Marx aveva totalmente ragione. La sua "dittatura del proletariato" non ha funzionato come previsto ( la posizione di classe dell’economista non gli permette di riconoscere i grandi risultati economico-sociali raggiunti dai paese socialisti in particolare nell’URSS degli anni ’30 proprio mentre c’era un’altra crisi del capitale in corso, quella del ’29). Ma la conseguenza di questa crescente disuguaglianza è proprio quello che Marx aveva predetto:  la lotta di classe è tornata (c’è sempre stata). Lavoratori di tutto il mondo sono in crescita, più arrabbiati ed esigenti la loro giusta quota dell'economia globale. Dal piano del Congresso degli Stati Uniti alle strade di Atene, alle linee di montaggio della Cina meridionale, eventi politici ed economici sono stati plasmati da crescenti tensioni tra capitale e lavoro in una misura che non si vedeva dalle rivoluzioni comuniste del 20° secolo. Come questa lotta è condotta influenzerà la direzione della politica economica globale, il futuro dello stato sociale, la stabilità politica in Cina, e chi governa da Washington a Roma. Che cosa direbbe Marx oggi? "Alcune variazioni di: 'Te l'avevo detto,'", afferma Richard Wolff, un economista marxista alla New School di New York. "La differenza di reddito sta producendo  un livello di tensione che non ho visto nella mia vita."
Le tensioni tra le classi economiche negli Stati Uniti sono chiaramente in aumento. La società è stata percepita come una scissione tra il "99%" (la gente normale, che lotta per tirare avanti) e l '"1%" (i super-ricchi e privilegiati che diventano sempre più ricchi tutti i giorni). In un sondaggio pubblicato lo scorso anno dal Pew Research Center, i due terzi degli intervistati ritiene gli Stati Uniti soffriva un "forte" o "molto forte" conflitto tra ricchi e poveri, un significativo aumento di 19 punti percentuali a partire dal 2009, classificandola come la divisione numero 1 nella società.
Il conflitto accresciuto ha dominato la politica americana. La battaglia partigiana su come correggere il deficit di bilancio della nazione è stato, in larga misura, una lotta di classe. Ogni qualvolta il presidente Barack Obama parla di aumentare le tasse sui più ricchi americani per chiudere il disavanzo di bilancio, i conservatori urlano che sta lanciando una "guerra di classe" contro i ricchi. Ma i repubblicani sono impegnati in una lotta di classe anche loro (l’economista qui confonde la lotta di classe, che per l’appunto ha luogo tra classi sociali diverse, con le contraddizioni all’interno di una classe, in questo caso i due principali partiti rappresentanti entrambi la borghesia imperialista statunitense. Obama infatti non rappresenta gli interessi di classe del proletariato ma in netta continuità con i governi repubblicani precedenti strizza l’occhio alla borghesia imperialista con le guerre di aggressione, facendo gli interessi dei grandi industriali vedi gli accordi riguardanti le grandi case automobilistiche, le politiche verso la liberalizzazione delle armi ecc ecc). Il piano del GOP per la salute fiscale innalza efficacemente l'onere dell'aggiustamento sulle classi economiche medie e basse attraverso tagli ai servizi sociali. Obama ha basato gran parte della sua campagna per la rielezione dipingendo i repubblicani come insensibili verso le classi lavoratrici. GOP nomina Mitt Romney, il presidente candidato, aveva solo  "un piano di un punto" per l'economia degli Stati Uniti - "fare in modo che la gente in alto giochi con un diverso insieme di regole."
Tra la retorica, però, ci sono segnali che questo nuovo classismo americano ha spostato il dibattito sulla politica economica della nazione.  La Trickle-down economia, che insiste sul fatto che il successo del 1% andrà a beneficio del 99%, ha subito una pesante critica. David Madland, direttore del Center for American Progress, think tank con sede a Washington, ritiene che la campagna presidenziale 2012 ha portato ad una rinnovata attenzione sulla ricostruzione della classe media, e la ricerca di un ordine del giorno economico diverso per raggiungere tale obiettivo. "L'intero modo di pensare l'economia è in fase di inversione", dice. "Sento un cambiamento fondamentale in corso."
La ferocia della nuova lotta di classe è ancora più marcata in Francia. Lo scorso maggio, come dolore della crisi finanziaria e i tagli di bilancio hanno reso il divario ricchi-poveri più netto per molti cittadini, che hanno votato il Partito socialista di François Hollande, che una volta aveva proclamato: ". Non mi piacciono i ricchi". Lui si è dimostrato fedele alla sua parola (anche qui i fatti di pochi giorni fa riguardanti le grandi proteste operaie contro la politica economica Hollande smentiscono il nostro economista, come Obama, anche Hollande sta rilanciando ll ruolo di gendarme della Francia principalmente nelle ex colonie francesi africane). La chiave per la sua vittoria è stato un impegno elettorale per estrarre di più dai ricchi per mantenere lo stato sociale della Francia. Per evitare i drastici tagli di spesa che altri politici in Europa hanno istituito per chiudere deficit di bilancio, Hollande prevede di innalzare l'aliquota dell'imposta sul reddito fino a raggiungere il 75%. Anche se questa idea è stata bocciata da parte del Consiglio costituzionale del paese, Hollande sta progettando modi per introdurre una misura simile. Allo stesso tempo, Hollande ha riportato indietro il governo verso l'uomo comune. Ha rovesciato una decisione impopolare dal suo predecessore per aumentare l'età pensionabile della Francia, abbassando di nuovo il limite verso l'originale 60 per alcuni lavoratori. Molti in Francia vogliono che Hollande vada ancora oltre. "La proposta fiscale di Hollande deve essere il primo passo del governo riconoscendo che il capitalismo nella sua forma attuale è diventato così sleale e disfunzionale e rischia di implodere senza una riforma profonda", spiega Charlotte Boulanger, un funzionario di sviluppo per le ONG.  (per quanto riguarda Hollande e le ONG, lasciamo la parola a Marx: “Una parte della borghesia desidera alleviare i mali sociali per assicurare l’esistenza della società borghese. Rientrano in questa parte gli economisti, i filantropi, gli umanitari, i fautori del miglioramento della condizione delle classi operaie, gli organizzatori della beneficienza, gli alfieri della protezione degli animali, i fondatori di società di temperanza, i riformatori al minuto delle specie più varie. […] I socialisti borghesi vogliono le condizioni di vita della società moderna senza le lotte e i pericoli che necessariamente ne derivano. […] ha cercato di distogliere la classe operaia da ogni moto rivoluzionario, dimostrando che non questo o quel cambiamento politico potevano giovarle, ma solo un cambiamento delle condizioni materiali di vita, dei rapporti economici […] miglioramenti amministrativi, che vengono attuati sul terreno di questi rapporti di produzione, che dunque non modificano affatto il rapporto tra capitale e lavoro e che anzi, nel migliore dei casi, procurano alla borghesia la diminuzione dei costi del suo dominio e semplificano la sua gestione finanziaria dello stato […] il socialismo della borghesia consiste appunto nel sostenere che i borghesi sono borghesi, nell’interesse della classe operaia”. Il Manifesto del Partito Comunista, Marx-Engels, 1848)
Le sue tattiche, tuttavia, stanno scatenando una reazione dalla classe capitalista. Mao Zedong avrebbe insistito sul fatto che "il potere politico nasce dalla canna del fucile", ma in un mondo dove il Capitale è sempre più mobile, le armi della lotta di classe sono cambiate (Continua a confondere la lotta di classe con le contraddizioni interne ad una classe). Piuttosto che pagare a Hollande, alcuni dei ricchi della Francia si stanno spostando fuori – togliendo malamente il lavoro e i tanto necessari investimenti con loro. Jean-Emile Rosenblum, fondatore di Pixmania.com rivenditore online, sta allestendo sia la sua vita che la nuova avventura negli Stati Uniti, dove sente il clima molto più ospitale per gli uomini d'affari. "Il maggiore conflitto di classe  è una conseguenza normale di una crisi economica, ma lo sfruttamento politico di che è stato demagogico e discriminatoria", dice Rosenblum. "Piuttosto che fare affidamento su (imprenditori) per creare le aziende e i posti di lavoro di cui abbiamo bisogno, la Francia li sta perseguitando via."
Il divario tra ricchi e poveri è forse più volatile in Cina. Ironia della sorte, Obama e il presidente appena installato della Cina comunista, Xi Jinping, affrontano la stessa sfida. L’intensificazione della la lotta di classe non è solo un fenomeno del mondo industrializzato con lenta crescita e debito galoppante. Anche nei mercati emergenti in rapida espansione, la tensione tra ricchi e poveri sta diventando una preoccupazione primaria per i politici. Contrariamente a quanto molti americani ed europei scontenti credono, la Cina non è un paradiso dei lavoratori (per fortuna sono convinti di ciò solo pochi vetero-comunisti dogmatici da sempre revisionisti). La "ciotola di riso di ferro" - la pratica nell’era di Mao di garantire i posti di lavoro per la vita – è sbiadita insieme al maoismo, e durante il periodo della riforma, i lavoratori hanno avuto pochi diritti. Anche se il reddito salariale nelle città della Cina sta crescendo notevolmente, il divario tra ricchi e poveri è estremamente ampio. Un altro studio Pew ha rivelato che quasi la metà dei cinesi intervistati considera il divario tra ricchi e poveri un problema molto grosso, mentre 8 su 10 sono d'accordo con l'affermazione che i "ricchi diventano sempre più ricchi ei poveri sempre più poveri" in Cina.
Il risentimento sta raggiungendo un punto di ebollizione nelle città operaie della Cina. "La gente da fuori vede la nostra vita come molto generosa, ma la vera vita in fabbrica è molto diversa", dice l’operaio Peng Ming nell'enclave industriale a sud di Shenzhen. A fronte di lunghe ore [di lavoro n.d.r.], l'aumento dei costi, dirigenti indifferenti e spesso la paga in ritardo, i lavoratori stanno iniziando a sentirsi come parte del vero proletariato. "Il modo in cui il ricco acquisisce denaro  è grazie allo sfruttamento dei lavoratori", afferma Guan Guohau, un altro dipendente fabbrica di Shenzhen. "Il comunismo è quello che stiamo cercando di raggiungere." Finchè il governo non prende una maggiore azione per migliorare il loro benessere, dicono, gli operai saranno sempre più disposti ad agire autonomamente. "I lavoratori si organizzeranno di più," Peng prevede. "Tutti i lavoratori devono essere uniti."
Questo potrebbe stare già accadendo. Il monitoraggio del livello di conflittualità in Cina è difficile, ma gli esperti ritengono che è  in aumento. Una nuova generazione di operai - meglio informati rispetto ai loro genitori, grazie a Internet - è diventato più esplicito nelle sue richieste di migliori salari e condizioni di lavoro. Finora, la risposta del governo è stata mista. I politici hanno innalzato il salario minimo per aumentare i redditi, inasprito le leggi sul lavoro per dare ai lavoratori una maggiore protezione e, in alcuni casi, ha permesso loro di scioperare. Ma il governo scoraggia ancora l’attivismo indipendente dei lavoratori, spesso con la forza (questo succede anche nei paesi occidentali, basti pensare allo sciopero nazionale della logistica in Italia la scorsa settimana). Queste tattiche hanno lasciato il proletariato cinese diffidente nei confronti della loro dittatura del proletariato (ritornata ad essere dittatura della borghesia da almeno 35 anni). "Il governo pensa di più alle aziende che a noi", dice Guan. Se Xi non riforma l'economia in modo che il cinese comune benefici più dalla crescita della nazione, corre il rischio di alimentare tensioni sociali.
Marx avrebbe potuto prevedere solo un tale esito. Come il proletariato si svegliò rispetto ai loro interessi di classe comuni, dovevano rovesciare il sistema capitalistico ingiusto e sostituirlo con un nuovo, paese delle meraviglie socialista. I comunisti "dichiarano apertamente che i loro fini possono essere raggiunti solo con l'abbattimento violento di ogni ordinamento sociale esistente", scriveva Marx. "I proletari non hanno nulla da perdere che le loro catene." Ci sono segnali che indicano che i lavoratori del mondo sono sempre più impazienti con le loro prospettive deboli. Decine di migliaia sono scesi per le strade di città come Madrid e Atene, protestando contro la disoccupazione stratosferica e le misure di austerità che stanno rendendo le cose ancora peggiori.
Finora, però, la rivoluzione di Marx deve ancora concretizzarsi. I lavoratori possono avere problemi comuni, ma non sono riuniti insieme per risolverli. L ‘appartenenza al sindacato negli Stati Uniti, per esempio, ha continuato a diminuire durante la crisi economica, mentre il movimento Occupy Wall Street è svanito. I manifestanti, dice Jacques Rancière, un esperto di marxismo presso l'Università di Parigi, non mirano a sostituire il capitalismo, come Marx aveva previsto, ma soltanto di riformarlo. "Noi non stiamo vedendo  che le classi che protestano chiedono un rovesciamento o la distruzione dei sistemi socio-economici in atto", spiega. "Quello che il conflitto di classe sta producendo oggi sono appelli a risolvere i sistemi in modo che diventino più praticabili e sostenibili per il lungo periodo, ridistribuendo la ricchezza creata." (questo effettivamente rappresenta il vero limite di questi movimenti che spesso vengono esaltati acriticamente all’interno di settori del movimento rivoluzionario)
Nonostante tali appelli, tuttavia, l'attuale politica economica continua ad alimentare tensioni di classe. In Cina, gli alti funzionari hanno detto a parole di ridurre il divario di reddito ma in pratica hanno schivato le riforme (lotta alla corruzione, la liberalizzazione del settore finanziario???????), che potrebbe fare che questo accada. Il Debito ha appesantito i governi in Europa che hanno ridotto i programmi di assistenza anche se la disoccupazione è aumentata e la crescita si è contratta. Nella maggior parte dei casi, la soluzione scelta per il capitalismo di riparazione è stato più capitalismo. I politici a Roma, Madrid e Atene sono sotto pressione da parte degli obbligazionisti per smantellare la tutela dei lavoratori e in seguito deregolamentare i mercati nazionali. Owen Jones, l'autore britannico di Chavs: La demonizzazione della classe operaia, la chiama "una guerra di classe dall'alto".
Ci sono pochi che sono attivi. L'emergere di un mercato del lavoro globale ha indebolito i sindacati in tutto il mondo sviluppato. La sinistra politica, trascinata verso destra a partire dall’assalto del  libero mercato di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, non ha messo a punto un corso di alternativa credibile. "Praticamente tutti i partiti progressisti o di sinistra hanno contribuito ad un certo punto alla crescita e al raggiungimento dei mercati finanziari, e ritirando i sistemi di welfare, al fine di dimostrare che erano in grado di fare le riforme", osserva Rancière. "Direi che le prospettive dei partiti e governi laburisti o socialisti ovunque sia di riconfigurare in modo significativo – ancor meno ribaltare – gli attuali sistemi economici per essere piuttosto deboli".
Questo lascia aperta una possibilità inquietante: che non solo Marx ha diagnosticato i difetti del capitalismo, ma anche l'esito di tali difetti. Se i politici non si scoprono nuovi metodi per garantire eque opportunità economiche, i lavoratori di tutto il mondo potrebbero proprio unirsi. Marx può ancora avere la sua vendetta. (la logica conclusione e soluzione di questa analisi: la rivoluzione, è ciò che l’economista borghese, come il resto della sua classe sociale di appartenenza, teme! Lavoriamo perché queste paure diventino realtà!)

With reporting by Bruce Crumley / Paris; Chengcheng Jiang / Beijing; Shan-shan Wang / Shenzhen