venerdì 30 novembre 2012

pc 30 novembre - Decreto-golpe del governo Monti sull'ILVA

il decreto va oltre le stesse attese di Riva - per 6 anni può fare tutto lui! Immediato no operaio e popolare!

I PUNTI DEL PROVVEDIMENTO - Il Cdm stabilisce che la società "abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'Aia. L'Ilva è tenuta a rispettare pienamente le prescrizioni dell'autorizzazione ambientale". I provvedimenti "di sequestro e confisca dell'autorità giudiziaria non impediscono all'azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell'autorizzazione".

Monti: Il provvedimento del governo dà forza all'Aia del 26 ottobre: ha durata 6 anni anziché 2. Monti: dalla chiusura di Taranto danni per 8 miliardi.

Sì del Consiglio dei Mministri al decreto salva-Ilva, che conferisce "all'Aia lo status di legge e obbliga l'azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento". Ma no al dissequestro dell'impianto, nonostante l'allarme occupazione lanciato dall'azienda nei giorni scorsi. Il gip Patrizia Todisco ha respinto con un'ordinanza l'istanza di dissequestro degli impianti dell'area a caldo del siderurgico presentata la scorsa settimana alla Procura di Taranto dal presidente Bruno Ferrante e l'avvocato del gruppo Marco De Luca, mentre a Roma il Cdm ha varato il con cui il governo "mira a garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione presso lo stabilimento di Taranto, nel pieno rispetto delle fondamentali esigenze di tutela della salute e dell'ambiente, imponendo lo scrupoloso rispetto di tutte le prescrizioni adottate dalle autorità amministrative competenti". Lo riferisce la nota di Palazzo Chigi. Il premier Mario Monti: "Qualcuno l'ha chiamato 'decreto salva-Ilva' ma io parlerei di decreto 'salva ambiente, salute e lavoro'.

NO DEL GIP AL DISSEQUESTRO DEGLI IMPIANTI - No dunque alla piena disponibilità dei reparti, nonostante le parole dell'ex prefetto che aveva motivato l'istanza dicendo che "se il sequestro preventivo dovesse permanere, pur a fronte del mutato quadro autorizzatorio, l'ovvia
insostenibilità economico-finanziaria condurrebbe inevitabilmente alla definitiva cessazione dell'attività produttiva e alla chiusura del polo produttivo". I legali del siderurgico hanno intanto proposto ricorso al Riesame chiedendo il dissequestro dell'acciaio prodotto nei 4 mesi in cui l'azienda non ha avuto facoltà d'uso degli impianti. L'udienza dinanzi alla prima sezione penale è fissata per il 6 dicembre. La Procura, invece, chiamata ad esprimersi, ha dato parere negativa alla richiesta di revoca degli arresti per Girolamo Archinà, l'ex responsabile delle pubbliche relazioni dell'Ilva arrestato lunedì.

OK AL DECRETO SALVA-ILVA - Nel frattempo a Roma, dalla riunione fiume del Consiglio dei ministri, iniziata dopo le 10.30, con più di un'ora e mezzo di ritardo rispetto all'orario indicato nella convocazione, è arrivato il via libera al decreto legge sull'Ilva per consentire la ripresa della produzione nello stabilimento di Taranto e "conciliare la tutela dell'occupazione e dell'ambiente e il rispetto della magistratura", come ha auspicato il premier Mario Monti ieri al tavolo con le parti sociali, l'azienda e gli enti locali. La giornata decisiva per il futuro del colosso è iniziata con la tragica notizia del ritrovamento del corpo di Francesco Zaccaria, l'operaio di 29 anni disperso durante la tromba d'aria che due giorni fa si è abbattuta sull'impianto. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiesto al Prefetto di Taranto di rappresentare la sua commossa partecipazione al dolore della famiglia e la solidale vicinanza ai lavoratori dell'Ilva". Sulla sua morte del giovane la procura ha aperto un'inchiesta.

I PUNTI DEL PROVVEDIMENTO - Il Cdm stabilisce che la società "abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'Aia. L'Ilva è tenuta a rispettare pienamente le prescrizioni dell'autorizzazione ambientale". I provvedimenti "di sequestro e confisca dell'autorità giudiziaria non impediscono all'azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell'autorizzazione".

Le bozze del decreto sono state continuamente limate e ritoccate nel corso del Consiglio. Il decreto varato oggi dal Consiglio dei ministri "stabilisce che la società Ilva abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'AIA", sei anni dunque e non due come ipotizzato ieri.

Importante era evitare lo scontro frontale con la magistratura. La durata della vigenza del provvedimento è stata modellata sul periodo di efficacia dell'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata per i prossimi sei anni. Confermata, invece, l'introduzione di una 'figura di garanzia', una 'figura terza' che possa dare fiducia a tutte le parti coinvolte: non un commissario ma piuttosto un 'garante' che vigili sull'applicazione rigorosa ed efficace delle prescirzioni Aia.

La strada del decreto è stata intrapresa per evitare - ha detto Monti - "un impatto negativo sull'economia stimato in otto miliardi di euro annui". Il provvedimento potrebbe salvare così i 12mila dipendenti di Taranto e i lavoratori dell'indotto pugliese. Ma anche Genova, che "può continuare a vivere ancora per una settimana - ha avvertito il presidente Bruno Ferrante - o Novi Ligure, autonomo ancora per due settimane, o Racconigi, che ha lavoro ancora per tre.

L'obiettivo è quello di permettere alla fabbrica di rialzarsi, anche se il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, intervenendo ieri sera a Servizio Pubblico, ha fatto anche intendere che il governo sarebbe stato pronto a prendere in mano la situazione nel caso in cui la famiglia Riva non voglia o non possa far fronte alle prescrizioni.  "Sappiamo - aveva spiegato - che per essere risanato quel sito deve continuare ad essere gestito industrialmente. I Riva hanno detto che sono ponti a farlo. Il piano degli interventi prevede parchi minerari, altoforni, batterie delle cokerie. Se non fai questo, è la nostra posizione, non puoi continuare a gestire gli impianti. Se non sono in grado dobbiamo farci carico noi con un intervento che consenta di garantire la continuità produttiva ed il risanamento". 


"E' stato detto che questo è in conflitto con la magistratura - aveva voluto sottolineare il ministro, che ha ribadito la propria estraneità al rilascio della vecchia Aia - ma questo è falso, perché stiamo applicando puntualmente la legge". La legge, aveva assicurato Clini, viene applicata "assumendo come contenuti del processo che abbiamo avviato gli stessi obiettivi, e gran parte delle stesse misure, indicate dal gip a luglio".

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pc 30 novembre - da Napoli studenti CAU solidali con gli operai Ilva Taranto

Quando il padrone chiama il Governo risponde! Solidarietà ai lavoratori dell'Ilva


Dopo le importanti giornate di lotta che hanno investito l'Ilva di Taranto negli ultimi giorni in queste ore si sta svolgendo a Palazzo Chigi l'incontro tra il premier Monti, il ministro dello sviluppo economico Passera, il ministro dell'ambiente Clini, il ministro del lavoro Fornero, il ministro della salute Balduzzi,  accompagnati dai leader dei sindacati confederali (CGIL, CISL e UIL) e quello dell'UGL, gli amministratori locali e, dulcis in fundo, la dirigenza dell'Ilva (o, per lo meno, quei pochi che non sono agli arresti domiciliari o latitanti).
Chi altro poteva venire in soccorso a un gruppo dirigente attaccato su tutti i fronti, colpevole di una devastazione ambientale senza precedenti, di una forte repressione in fabbrica, senza nessun rispetto per le minime misure di sicurezza sul lavoro, con a capo uno dei padroni (Emilio Riva) più ricchi e  voraci del paese che da decenni sfrutta i suoi operai senza il minimo scrupolo?
Chi poteva corrergli in soccorso se non il Governo dei cosiddetti “tecnici” che, in maniera del tutto politica, dal giorno del loro insediamento sono impegnati costantemente nello smantellamento dei diritti dei lavoratori, scaricando i costi della crisi sui soliti noti?
Un governo davvero disposto a tutto pur di proteggere e salvaguardare profitti e dividendi dei grandi imprenditori, industriali e banchieri del paese.
Disposto perfino, come sta avvenendo oggi sotto lo sguardo complice dei sindacati confederali e delle amministrazioni locali (Vendola in testa), a emanare un decreto legge “cucito su misura” per padron Riva che gli permetta, nonostante la mobilitazione costante e la forte denuncia degli operai e della popolazione di Taranto, di continuare a produrre, continuare a fare profitti, continuare ad avvelenare la città avviando una “messa a norma” degli impianti che ha tutta l'aria di essere poco più che una riverniciata.
Nello specifico, il decreto di legge permetterà all'Ilva di produrre per i prossimi due anni, avviando, in teoria, le prescrizioni totalmente insufficienti previste dall'Aia (Autorizzazione integrata ambientale), di fatto scavalcando le ultime ordinanze del gip di sequestro degli impianti.
È necessario, al contrario, che si inchiodino alle loro responsabilità padron Riva, tutto il gruppo dirigente, sindacati confederali, il sindaco, Vendola e tutti quelli che hanno concorso a rendere l'Ilva una fabbrica di morte, devastazione e sfruttamento (poco più di un mese fa l'ennesimo omicidio sul lavoro nello stabilimento di Taranto, di cui è stato vittima il giovane operaio Claudio Marsella).
Questo è possibile solo attraverso la prosecuzione della lotta degli operai, che hanno dimostrato di aver ben chiaro di chi sono le responsabilità, attaccando Governo, azienda e sindacalisti complici, e rivendicando, con estrema determinazione, la difesa del proprio lavoro e della propria salute in maniera autonoma e indipendente dai “falsi amici”.
Anche qui a Napoli, salutando la famiglia dell'operaio ancora disperso dopo il tornado che ha investito lo stabilimento, noi studenti abbiamo voluto esprimere la nostra solidarietà a tutti i lavoratori in lotta dell'Ilva.

Senza lavoro non c'è futuro!
Che i sacrifici li facciano i padroni!

pc 30 novembre - UNA PRIMA ANALISI DEL DECRETO PER L'ILVA - di D. BARONTINI


Con un'azione autoritaria il governo Monti avoca a sé la gestione della zona dell'Ilva. Ma la scia a Riva la libertà di produrre, fare profitti, avvelenare gli operai e le famiglie.
 
Stamattina il governo approva il decreto sull'Ilva preparato dall'ineffabile ministro contro l'ambiente, Corrado Clini, ex direttore generale dello stesso ministero che – nell'ordinanza d'arresto dei vertici aziendali e alcuni complici corrotti – viene descritto come “cosa privata” di Riva.

Nel frattempo è stato recuperato in mare il corpo senza vita dell'operaio gruista investito dalla tromba d'aria dell'altroieri mattina. Un altro morto sul lavoro in conto all'Ilva. I lavoratori, tra l'altro, spiegano che quella mattina – quando sono crollate praticamente tutte le gru installate sui moli 3 e 4 - solo grazie al provvedimento di sequestro non erano al lavoro circa 200 operai, altrimenti ci sarebbe stata una strage. Nessuno, infatti, aveva lanciato alcun allarme su quello che stava per succedere, anche se la tromba d'aria era visibile da diversi minuti prima dell'impatto sullo stabilimento tarantino.

In ogni caso, la tromba d'aria ha provocato un disastro ambientale supplementare, che ha aggravato la situazione locale, perché ha trascinato in alto e poi fatto ricadere sullo stabilimento stesso e i quartieri circostanti grandi quantità di quei materiali velenosi depositati all'aperto e che erano stati considerati tra le principali cause di inquinamento e mortalità per tumore.

Il decreto che deve essere approvato oggi è, tanto per cambiare, un golpe istituzionale. E questa è ormai la cifra “istituzionale” del governo in carica.

Perché diciamo questo?
Basta leggere il testo.
In nessun punto viene minimamente accennato a una possibile correlazione tra attività iindustriale (alle condizioni produttive attuali) e aumento esponenziale dei tumori all'interno della fabbrica e nella città. Il generico riferimento alla "salute" sembra così più un auspicio o una "prece", che non una preoccupazione dello Stato.
Il punto istituzionalmente decisivo è l'ultimo, l'art. 4: “I provvedimenti di sequestro adottati dall'autorità giudiziaria che risultino in contrasto con quanto stabilito dal presente decreto legge perdono efficiacia”. La preoccupazione fondamentale è infatti azzerare la possibilità stessa che la magistratura possa esercitare il controllo di legalità (che riguarda una serie di circostanze ben più vasta di quelle contenute nel decreto) sull'Ilva.

La “continuità del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico Ilva s.p.a. costituisce una priorità strategica di interesse nazionale”, anche in presenza di “criticità” per l'ambiente e la salute. Anzi, soltanto la “continuità produttiva” permetterebbe – contro ogni evidenza – la bonifica del sito.

La base legale (art. 1), che dovrebbe – mai condizionale fu più obbligato – vincolare l'azienda a risanare il sito, è l'Autorizzazione integrata ambientale dello scorso 26 ottobre (emanata dallo stesso ministero), che viene considerata “parte integrante del presente decreto”. E quindi “è in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell'attività produttiva”. Non mancano le finte minacce per l'azienda, là dove si accenna alla possibile “revoca dell'Autorizzazione” ove fosse “riscontrata l'inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni” lì impartite.

Per essere chiari, la “strategicità” dell'impianto per l'”interesse nazionale” non implica affatto una gestione o un controllo statale di quanto viene fatto a Taranto. I “titolari dell'Autorizzazione” (la famiglia Riva tramite il presidente, l'ex prefetto Bruno Ferrante) sono infatti “ammessi alla detenzione dei beni dell'impresa”, senza alcun impedimento. Tranne quelli, come già detto, dovuti dall'osservanza delle disposizioni dell'Aia.

Ma chi dovrebbe controllare che i Riva non continuino a far porcate ammazzando operai e popolazione?

Non più i “custodi” nominati dalla procura di Taranto, ma un “garante” che potrà avvalersi “dell'apporto dell'Ispra” (prestigioso istituto nazionale di monitoraggio ambientale, che da alcuni anni però viene messo sistematicamente in condizioni di non poter funzionare “grazie” al taglio dei finanziamenti, al blocco del turnover e alla incerta continuità prestazionale dei precari che popolano in gran numero i suoi laboratori).
Di quali mezzi disporrà per conto proprio questo “garante”? Nessuno. La sua attività, infatti, non potrà – secondo l'art. 3 del decreto – comportare “nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Insomma: non faccia nulla. Ci pernserà poi lo stesso ministro a “riferire annualmente alle Camere circa l'ottemperanza delle prescrizioni dell'Aia”.

Il governo (potere esecutivo) si fa insomma garante dei profitti privati della famiglia Riva, esautorando le facoltà di controllo della magistratura (potere giudiziario) grazie a un decreto legge che supera – probabilmente con un voto di fiducia – i poteri del Parlamento (potere legislativo).

Se non è un golpe questo...
dante barontini

pc 30 novembre - NOTAV .. la repressione alimenta la ribellione !


A poche ore dalle misure cautelari della Digos nei confronti di alcuni militanti No Tav e dallo sgombero dei presidi intorno al fortino di Chiomonte il movimento No Tav annuncia mobilitazioni a Torino, in Valsusa e a Lione, dove lunedì é previsto il vertice Monti-Hollande. E' quanto é emerso dalla conferenza stampa tenuta da Luca Abbà, l'attivista No Tav caduto dal traliccio lo scorso febbraio a Chiomonte (Torino) durante un'ennesima operazione di polizia, da Alberto Perino e da Lele Rizzo del centro sociale Askatasuna. Che hanno parlato di "due pesi e due misure" nell'applicare la giustizia in Val di Susa. "A Chiomonte la giustizia non è uguale per tutti. È stato sequestrato, blindato e racchiuso in una scatola di metallo il presidio di Gravella, che è abusivo, é vero. Ma perché il Comune di Chiomonte non ha mai segnalato altre casette abusive in Valle, alcune fatte anche da Carabinieri, fuori dall'orario di lavoro, anche col tetto in Eternit?" ha denunciato Perino, ribadendo che anche il cantiere della Tav di Chiomonte é abusivo, "visto che non ha ancora il progetto esecutivo".
Secondo Luca Abbà, la presenza dei No Tav vicino ai cancelli del cantiere "dava molto fastidio, perché costringevamo i mezzi a fare un giro più lungo per entrare nel cantiere". E poi promette: "Noi daremo ancora fastidio su via dell'Avanà, intensificheremo la nostra presenza e costruiremo un presidio da un'altra parte", lanciando l'appuntamento per un presidio questa sera a Torino, alle 18.00 in Piazza Castello e poi lunedì 3 a Lione e sabato 8 in Val Susa, dove si tiene tradizionalmente la manifestazione in ricordo dei fatti di Venaus nel 2005. Per andare a manifestare il 3 dicembre a Lione i militanti No Tav hanno già organizzato 8 pullman, ma il numero dei manifestanti dovrebbe crescere ancora nei prossimi giorni vista l'ennesima retata di questa mattina. Alla conferenza stampa ha voluto fare un suo intervento anche Davide Bono del Movimento 5 stelle del Piemonte, "perché - ha detto - é importante rispondere subito all'ennesima soluzione mediatica e giustizialista a senso unico". Ancora più duro Ezio Locatelli di Rifondazione Comunista, che ha detto commentando le misure cautelari e gli sgomberi: "A me queste operazioni ricordano il ventennio fascista. Siamo di fronte a misure che hanno il senso del ridicolo". 

pc 30 novembre - carcere assassino

Piacenza, detenuto si suicida
"L'ennesima tragedia dietro le sbarre"

Il sindacato autonomo di polizia: "Gli agenti, che ogni anno salvano la vita a mille persone, questa volta non sono riusciti a evitare la morte". Si tratta di un ragazzo di 22 anni

"Un altro morto nelle carceri italiane. Ci hanno appena riferito che oggi, nel carcere di Piacenza, un giovane detenuto italiano di 22 anni si è tolto la vita", scrive in una nota il segretario generale aggiunto del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Giovanni Battista Durante. "E' l'ennesima tragedia nelle sovraffollate carceri italiane dove ormai è un vero e proprio bollettino di guerra", aggiunge, come riporta l'Adnkronos.

"Questa volta, purtroppo, non c'è stato niente da fare, per la polizia penitenziaria che, ogni anno, riesce a salvare la vita a oltre mille detenuti, nonostante le gravi carenze di personale. Ricordiamo - denuncia Durante - che mancano settemila unità e con i tagli alla spesa pubblica nei prossimi tre anni perderemo altri tremila agenti".

I casi di suicidio in carcere dall'inizio dell'anno sono cinquantacinque.

pc 30 novembre - Ilva Genova -Ilva, mille operai in corteo Assedio alla Prefettu

Ilva, mille in corteo
Gli operai e gli impiegati dell'Ilva, un migliaio di persone, hanno bloccato la rampa di accesso dell'aeroporto di Genova. Poi, seguiti da camion e pale meccaniche, si sono diretti verso la Prefettura (foto Fabio Bussalino e Andrea Leoni)

I dipendenti dello stabilimento di Cornigliano hanno posteggiato una grossa gru davanti al portone chiuso del palazzo del governo

Gli operai e gli impiegati dell'Ilva, un migliaio di persone, camion e pale meccaniche, assediano la Prefettura. Il portone del palazzo in largo Lanfranco è chiuso: una scelta forse dettata dal timore che si possa ripetere l'assalto degli operai agli uffici del prefetto, ma che gli operai hanno letto come uno schiaffo al dialogo. "Se loro non vogliono che noi entriamo - hanno detto i manifestanti - allora non usciranno neppure loro", e con una grossa gru che in stabilimento usano per spostare i rotoli di acciaio da 35 tonnellate hanno bloccato l'uscita dalla prefettura.
Il traffico in centro è in tilt; alcuni negozi hanno tirato giù la saracinesca.

La scelta di scendere in piazza dopo l'assemblea dei lavoratori dello stabilimento Ilva indetta ieri sera al termine del vertice a Roma tra Governo e sindacati sul decreto legge 'salva-Ilva' e dopo i tafferugli davanti alla prefettura durante i quali un operaio è rimasto ferito.  Al corteo si è aggiunta una delegazione dei lavoratori dell'Ansaldo.
Ilva, l'assalto alla Prefettura

Prima di raggiungere il centro, il corteo ha bloccato la rampa di accesso dell'aeroporto scandendo slogan: "Lotta dura senza paura" e "La rovina dell'Italia siete voi".

Una breve sosta solo quando è arrivata la notizia del ritrovamento del corpo dell'operaio di Taranto disperso dopo la tromba d'aria che ha colpito lo stabilimento pugliese. Dopo aver osservato un minuto di silenzio i metalmeccanici genovesi hanno fatto partire un lungo applauso e le sirene dei mezzi pesanti si sono messi a suonare. Poi, il corteo si è rimesso in marcia.
(30 novembre 2012)

pc 30 novembre - Ritrovato il corpo di Francesco Zaccaria:ennesima vita spezzata all'Ilva


proletari comunisti si unisce al cordoglio di tutti gli operai Ilva e della famiglia e rinnova il suo impegno di lotta contro padron riva,governo e stato dei padroni


Era al lavoro, su una gru, a 20 metri d'altezza. Lavorava per l'Ilva di Taranto, Francesco Zaccaria, di soli 29 anni, quando è stato travolto dal tornado che ha provocato devastazioni e feriti tra Taranto e Statte.
Il suo corpo è stato spazzato via. Disperso nelle acque agitate del mare di Taranto. E' stato ritrovato questa mattina, all'interno della cabina guida della gru, sepolta da una coltre di fango, a 30 metri di profondità.




Dopo la morte del suo collega operaio, Claudio Marsella, anche lui 29 anni,  Francesco è' l'ennesima vita spezzata all'Ilva, per cui la dirigenza dovrà ancora nuovamente dare delle risposte e spiegazioni. Risposte e spiegazioni per questa ingiusta morte le dovrà dare alla famiglia di Francesco e alla sua città. Per ora resta solo un profondo dolore per questa perdita, ed un vuoto incredibile da colmare.


comunicato dello slai cobas ilva per il sindacato di classe

Un'altra vita di un giovane operaio di 29 anni ieri si è  persa. In poche settimane sono 2 morti in questa fabbrica.
E' colpa questa volta della tromba d'aria? O non doveva stare li o non era in sicurezza?
Siamo impegnati a capirlo con esattezza, perchè non si specula sugli operai morti, ma le responsabilità se ci sono devono essere accertate.
mercoledì all'Ilva però si è rischiata la strage e il disastro, le immagini di quegli operai in fuga sono drammatiche, ma anche in una certa misura inaccettabili.
La città ha vissuto ore di incubo per lo stesso rischio, anche questo purtroppo segna una pagina nera.
a questo bisogna aggiungere la situazione di distruzione e feriti a statte
Dobbiamo con la lotta operaia e popolare unita venire a capo della situazione.
Il governo invece cerca solo di salvare Riva e i suoi interessi con un decreto che respingiamo.
Vogliamo lavoro sicuro e non lavoro forzato.
Vogliamo che Riva e i suoi agenti paghino e che la magistratura vada a fondo su questo.
Vogliamo che il piano per mettere a norma la fabbrica sia deciso e confrontato con gli operai e non imposto con decreti, diktat.
Questo non è avvenuto, per questo il decreto va respinto e la lotta deve continuare
Noi vogliamo l'unità e l'autorganizzazione di classe in fabbrica contro padron riva,governo, sindacati confederali complici.
Noi lavoriamo per l'unità di lotta degli operai e per raccogliere la spinta generale autorganizzata per l'alternativa sindacale di classe, perchè il destino della fabbrica sia nelle mani degli operai e non di padroni,governo, stato, magistratura,
siamo perchè  il potere deve essere operaio, perchè nocivo è il capitale e non la fabbrica.

solidarietà e sostegno alla famiglia di francesco


sosteniamo la proposta di assemblea nazionale a taranto del 7 dicembre della
rete nazionale per la sicurezza sul lavoro.

slai cobas per il sindacato di classe taranto
slaicobasta@gmail.com
347-5301704
blog
tarantocontro.blogspot.com

giovedì 29 novembre 2012

pc 29 novembre - le lavoratrici del S. Raffaele in prima fila nella lotta per la difesa del posto di lavoro, ma anche contro la repressione poliziesca al soldo del padrone

ieri è stata l'ennesima iniziativa di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del S. Raffaele, che ormai va avanti da diversi mesi. E come ormai comprendono bene sia chi lavora all'HSR che nel resto degli ospedali pubblici e privati, la battaglia in corso è la variante del "progetto" Marchionne in salsa Sanità  e Pubblico impiego. Nella stessa serata di ieri nell'aula sindacale dell'ospedale si è tenuta la riunione del Coordinamento Sanità milanese per decidere come sostenere e sviluppare una mobilitazione unitaria di tutte le realtà e di cui resecontaremo in seguito.


ma anche i pazienti sono solidali con la lotta dei lavoratori del S. Raffaele
queste sono le lenzuola esposte dai pazienti ricoverati.

San Raffaele, due lavoratrici sul tetto
Protestano contro i licenziamenti
Tentativi delle forze dell'ordine per farle scendere. Le due donne chiedono lo sblocco della vertenza
Fine modulo
MILANO - Due lavoratrici del comparto dell'ospedale San Raffaele sono salite mercoledì mattina sul tetto dell'ospedale, per protestare contro il licenziamento di 244 dipendenti annunciato dall'azienda. Nonostante i tentativi della vigilanza di farle scendere, le due lavoratrici sono intenzionate a restare sul tetto e hanno chiesto lo sblocco della vertenza. «Da questa mattina alle 6 siamo accampate sul tetto dell'ospedale. Scenderemo solo quando avremo visibilità da parte delle televisioni nazionali, perché tutta l'Italia deve sapere in che condizioni si trova questo grande ospedale. E scenderemo solo quando l'amministratore delegato sospenderà la procedura di licenziamento collettivo» per 244 lavoratori del comparto», ha affermato Daniela Rottoli, vice coordinatrice della Rsu dell'ospedale. PORTATI VIA DI PESO - Le due dimostranti sono sostenute da una cinquantina di colleghi dei sindacati, che in mattinata avevano manifestato l’intenzione di occupare gli uffici della direzione. E’ stata la stessa clinica a richiedere l’intervento del personale della Digos, che ha avviato una trattativa con i contestatori rimasti temporaneamente nell’atrio e invitati, intorno alle 15.30, ad abbandonare gli spazi. Alcuni contestatori hanno tentato una resistenza passiva sedendosi a terra, ma sono stati sollevati di peso dagli agenti e trascinati verso l’esterno. Il gruppo ha quindi raggiunto il presidio permanente organizzato sulla spianata dell’ospedale dallo scorso 1° novembre. INCONTRO CON BEDIN - «Domani mattina alle 9 avremo un incontro con l'amministratore delegato Nicola Bedin», ha annunciato Angelo Mulè, responsabile della Rsu dell'ospedale San Raffaele di Milano. «La sua presenza ci è stata assicurata dalla direzione del personale, davanti al presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo», che oggi si è recato in via Olgettina. Un impegno pubblico dell'ad a partecipare in prima persona agli incontri con i sindacati era l'ultima condizione posta dalle due lavoratrici per scendere dal tetto. Già martedì sera Bedin aveva inviato una lettera alle rappresentanze sindacali dell'ospedale, dicendosi «pronto e disponibile a incontrare, senza indugio, la Rsu e le organizzazioni sindacale» a partire da mercoledì, e quindi prima dell'incontro previsto per venerdì 30. Questo dopo essere venuto a conoscenza del comunicato diffuso dai sindacati, da cui emergeva anche la loro disponibilità a discutere la proposta alternativa ai licenziamenti presentata dall'azienda. BASILIO RIZZO - «Ho cercato di salire sul tetto per incontrare le lavoratrici che vi sono salite stamattina, ma non mi è stato permesso per ragioni di sicurezza», ha riferito Basilio Rizzo, presidente del Consiglio comunale di Milano. «L'ad Nicola Bedin, tramite un suo funzionario, mi ha comunque assicurato che è disponibile a incontrare i sindacati domani mattina, se loro glielo chiederanno. Spero che le due lavoratrici a questo punto scendano dal tetto». Bedin è stato ascoltato nel pomeriggio in un'audizione dalla commissione Lavoro di Palazzo Marino. «Il sindaco Pisapia già da giorni si sta muovendo per cercare di raggiungere dei risultati su questa vertenza - ha aggiunto Rizzo -. In ogni caso, al termine di questo ciclo di confronti, la maggior parte dei gruppi consiliari è disponibile a fare un consiglio comunale aperto sul San Raffaele per ascoltare tutte le parti in causa». IN PROVINCIA - In mattinata una delegazione dei rappresentanti sindacali dell'ospedale è stata audita dalla Provincia. «Abbiamo fatto presente - chiarisce Margherita Napoletano, delegata Rsu - che con i licenziamenti di 244 lavoratori, la Provincia dovrebbe spendere dei fondi pubblici in corsi formativi per ricollocarli, ma ci è stato detto che la Provincia non dispone più di risorse allo scopo». I rappresentanti sindacali hanno inoltre chiesto che «se Rotelli continua a non dimostrare le perdite dell'ospedale, tutte le istituzioni intervengano per fargli cambiare idea, e in caso contrario, agiscano sulla Regione per farle acquisire l'ospedale». Redazione Milano online28 novembre 2012 | 18:08© RIPRODUZIONE RISERVATA

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pc 29 novembre - Milano contestato il ministro Profumo