Li rivogliamo Liberi Subito a lottare
insieme a noi contro l'arroganza e gli intrallazzi della politica e il
fascismo/schiavista dei padroni.
Stefàno sei una Vergogna e non solo per
Taranto. Dimettiti! Noi tutti i giorni facciamo i conti con la devastazione
della salute dei padroni ASSASSINI, anche di chi vive e lavora a Taranto, e
tu -Stefano- anzichè lavoro per le bonifiche scateni i tuoi sgherri contro
chi lotta per il lavoro e la propria dignità. Ma non pensare di intimidire
con la repressione, siamo e saremo tutti Massimo e Francesco e ci troverete
ad
assediarvi.
Voi siete il problema. la Lotta e la Rivolta sono la
soluzione che vi spazzerà via! Slai COBAS per il sindacato di classe
istituto Tumori, Milano cobasint@tiscali.it
Trezzo sull'Adda (Milano), 12 aprile 2014 - Dopo violenze e
aggressioni, torna a prevalere la ragione. E fuori dai cancelli di
Trezzo sull’Adda si pensa a come convogliare in modo più
costruttivo le forze per portare avanti la protesta che ha l’obiettivo di
difendere non solo i lavoratori della Ldd, ma anche tutti quelli impegnati nel
campo della logistica alle prese con gli stessi problemi. Tornano sul luogo
della battaglia, questa volta senza armi e con uno spirito diverso, gli ex
facchini in mobilità dopo il trasferimento del magazzino della Ldd da Vignate a
Trezzo sull’Adda. A una settimana esatta dal picchetto finito tra le botte, con
lavoratori senza posto da una parte e dipendenti inferociti perché non potevano
portare a termine le commesse a causa del blocco dei cancelli dall’altra, si
torna a dialogare. Questa volta pensando a nuove e diverse azioni. Perché ora ci
sono altri 160 lavoratori che rischiano il posto: sono i dipendenti della Nd,
anche loro facchini che sempre nel polo logistico di Trezzo hanno sede ma che
entro giugno potrebbero non avere più un lavoro a causa della decisione di
Metro, appaltatrice del servizio, di trasferire i magazzini a Pavia.
«Èormai una problema che si argina a fatica e che continua a vedere accesi
nuovi focolai — spiega Sebastiano Lamera dello Slai Cobas —. Per questo, in
contemporanea allo sciopero organizzato per questa mattina (ieri, ndr) dalle 8
alle 10 per la Nd, si è anche deciso di annunciare la nascita di un
coordinamento a livello lombardo così da unire le tante proteste in giro per
tutta la regione e chiedere un tavolo a livello istituzionale che cerchi di
risolvere il problema. Bloccare i cancelli serve ma fino a un certo punto, per
questo stiamo studiando nuove forme di lotta così da contrastare il sistema
delle logistiche che, attraverso le cooperative e i cambi appalto, cercano di
liberarsi dei lavoratori che per anni hanno sfruttato e che magari hanno anche
ottenuto migliori condizioni di lavoro e diritti sindacali». Giovedì prossimo la
prima manifestazione unitaria che vedrà arrivare a Trezzo anche tutti quei
lavoratori che prestano servizio per cooperative in bilico. E poi altre azioni
che saranno studiate di volta in volta. Tutti insieme. Rivolgendosi direttamente
a prefetto e istituzioni ai quali i lavoratori chiederanno certezze e maggiore
tutela. chiara.giaquinta@ilgiorno.net
UN FORTE ABBRACCIO COLLETTIVO E UN PRONTO RITORNO ALLA LOTTA PIU' DETERMINATA CHE MAI! LOTTARE PER IL LAVORO NON E' REATO! LOTTARE CONTRO LA
BARBARIE E LA VIOLENZA DI QUESTO STATO, DI QUESTO SISTEMA NON E'
REATO!
SALUTI DI LOTTA
I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI PROLETARI
COMUNISTI I LAVORATORI, PRECARI E DISOCCUPATI SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE da PALERMO _______________ Molto bene! La lotta continua! da Rappresentanti del Coordinamento 3 Ottobre - Milano
Una
“nuova” passerella quella di ieri 23 maggio a Palermo per
ricordare / commemorare Falcone, politici e politicanti, istituzioni
di ogni sorta che vogliono tutti dire qualcosa “sulla
legalità” da trasmettere agli studenti, ai giovani a Palermo giunti con le navi, e sotto elezioni quest'anno, guarda
caso!
Sono
già alcuni stessi esponenti della classe borghese che parlano di
passerelle di turno "Volete che parli? Prendete le dichiarazioni
dell'anno scorso. Credo che questa sia la solita passerella per tante
persone. Sia al bunker che in chiesa". Lo ha detto il
procuratore di Termini Imerese, Alfredo Morvillo, fratello di
Francesca, la moglie di Falcone.
Si
è risentito immediatamente il presidente del Senato Piero Grasso che
smentendo la passerella non si è però fatto mancare l'occasione per
invitare tutti con forza ad andare a votare "Non andare
a votare è la scelta peggiore, significa demandare ad
altri", parole che offendono l'intelligenza di
tutti noi, come se non conoscessimo a chi servono i loro voti.
Non
certo alle migliaia di disoccupati tra cui tanti si sono tolti la
vita in questi anni per la disperazione o che vengono arrestati solo
perchè chiedono il lavoro, vedi quanto successo in questa settimana
al Comune di Taranto,
Non certo alle migliaia di
lavoratori, operai che ogni giorno perdono il posto di
lavoro,
Non certo alle migliaia di precari che proprio il
governo di cui Grasso fa pienamente parte precarizza per sempre con
il decreto del Jobs Act,
Non certo alle migliaia di senza casa che
il governo Renzi ha attaccato pesantemente con il decreto Lupi
Non
certo a tutte le donne che un lavoro non ce l'hanno e che in
migliaia sono state ricacciate in famiglia, quella “sacra”
famiglia che si trasforma in diversi casi in luogo di violenza e di
morte per tante per cui la mancanza di lavoro e di indipendenza
economica è una delle cause per non potersi liberare da situazioni
di oppressione e violenza...
Grasso,
così come gli altri personaggi presenti ieri a Palermo nell'aula
bunker, tutto questo non lo dice naturalmente ai tanti studenti, non
parla loro di un sistema marcio e lercio in cui a un delinquente
mafioso in galera come Cuffaro questo Stato continua a garantire
6000 euro al mese di indennità perchè deve “provvedere alle
spese di studio dei figli”, non approfondisce i legami stretti
tra mafia e Stato, vedi l'insabbiamento delle intercettazioni su
Napolitano.
L'urgenza
di Grasso è invece quella di incanalare già da ora gli studenti
verso quella che per la borghesia è e deve essere l'unica via
esistente, la via elettorale, perchè i giovani rappresentano le
nuove e fresche menti e braccia che questo sistema capitalista è
pronto ad accogliere, dopo il percorso di istruzione, nei suoi
meandri dello sfruttamento e oppressione per continuare ad
arricchirsi.
E
si continua con l'ipocrisia verso gli studenti e le masse popolari...
"... La mafia si combatte con la nostra coscienza l'istruzione
è l'unica forma per la legalità" "studiare è
contro la mafia" questo è quello che ha detto la ministra
dell'istruzione Giannini. intervistata a Palermo alla cerimonia
dell'anniversario della strage di Capaci.
Ma
quanta legalità!
È forse legale una scuola pubblica massacrata dai
tagli, dissanguata dalle risorse pubbliche per ingrossare invece
sempre più la scuola privata, la scuola per una ristretta minoranza
di ricchi a discapito della maggioranza degli studenti? Ma come mai
la ministra non dice nulla agli studenti sul fenomeno della
dispersione scolastica in costante aumento o sulla vergogna dei
sevizi interrotti in pieno obbligo scolastico per gli studenti
disabili ad esempio con “l'illegalità” palese dei fondi
tagliati sia a livello nazioanale che locale?
E'
legalità una scuola pubblica che deve essere sempre più al servizio
e a misura del capitale, la scuola dei test Invalsi per
studenti-automi senza cervello, la scuola della meritocrazia, la
scuola che cade a pezzi, la scuola della repressione contro gli
studenti in cui si arriva, come successo a Palermo, a fare entrare la
polizia a interrogare gli studenti “criminali” per le più che
legittime occupazioni contro gli attacchi alla scuola pubblica
trasformando la stessa in una filiale della questura?
E
infine, ma non meno imprtante, sono i costi scaricati sulla
collettività di questo “show” fatto sempre più di ipocrisia,
passerelle e sciacallaggio! Boicottiamo le elezioni!
TARANTO - Ventisette condanne, una sola assoluzione
di un ex dirigente dell'Italsider. Pene da 9 anni e mezzo a 4 anni.
Risarcimenti e provvisionali per svariati milioni di euro. E' questo il
verdetto della sentenza pronunciata questa mattina a mezzogiorno dal
Tribunale di Taranto. Le pene più alte sono state inflitte agli ex
manager della vecchia Italsider pubblica alla quale subentrò il gruppo
Riva. Tra questi, Giovanbattista Spallanzani, condannato a 9 anni.
Il tribunale ha comminato sei anni di reclusione all'ex
presidente dell'Ilva Fabio Riva e all'ex direttore dello stabilimento
di Taranto Luigi Capogrosso, coinvolti anche nell'inchiesta per disastro
ambientale che approda, il 19 maggio prossimo, all'udienza preliminare.
Dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Emilio Riva, morto
lo scorso mese, per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni e
mezzo di carcere.
Il procedimento ha acceso i riflettori sulla morte di
quindici lavoratori della grande fabbrica uccisi dal cancro provocato
dall'esposizione alle fibre d'amianto.
Imputati i vertici aziendali dell'Italsider pubblica e dell'Ilva privata. L'unico assolto è un ex manager di nazionalità giapponese.
A fine febbraio il pubblico ministero, Raffaele
Graziano, aveva avanzato le richieste di condanna per tutti gli imputati
alla sbarra.
“Abbiamo deciso di venire sotto casa Tentorio perchè ieri (mercoledì 22 maggio ndr), a tempo di record, ha deciso di applicare l'articolo cinque delpiano casa di Renzi, staccando le utenze alle famiglie che, in emergenze abitativa, avevano autorecuperato...".
Piano casa: la protesta sotto la villa di Tentorio
Bergamo – Oggi è stata una giornata di mobilitazione intensa per le persone e le famiglie residenti nella palazzina di via Monte Grigna a Celadina. Nel corso della mattinata un gruppo di alcune decine di persone ha occupato per più di tre ore Palazzo Frizzoni, esigendo un incontro urgente con l’Amministrazione. Il motivo della protesta è presto spiegato: nel corso del pomeriggio di ieri il Comune ha provveduto a revocare i contratti con la compagnia elettrica regolarmente stipulati dalle famiglie in emergenza abitativa che abitano la palazzina (e che affermano di aver sempre regolarmente pagato le bollette). È il primo effetto del nuovo “Piano Casa”: non sono passate nemmeno ventiquattro ore dall’approvazione alla Camera che a Bergamo la Giunta ha deciso di fare del Comune di Bergamo il primo laboratorio di sperimentazione del tanto discusso articolo 5. La norma prevede la revoca delle utenze per alloggi occupati abusivamente. Non è dato sapere però come si intenda offrire soluzione all’emergenza abitativa montante: il dramma di decine di migliaia di persone che in tutto il paese hanno perso casa e lavoro a causa della crisi.
La scarsa disponibilità di Tentorio al confronto è testimoniata dalla gestione della giornata: il Sindaco si è reso irreperibile fino a mezzogiorno, quando al suo posto si sono palesate due camionette di polizia e carabinieri, che ancora in queste ore “blindano” l’accesso al Comune. Per il Comitato di Lotta per la Casa un atteggiamento che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni: indifferenza verso il tema della precarietà abitativa, cui la Giunta non ha mai dato risposta. Ma è a questo punto che la giornata ha riservato un esito inatteso; il Comitato si è infatti palesato verso le 16 all’esterno della villa del Sindaco, dove è stata improvvisata una conferenza stampa. «Per farci ascoltare siamo dovuti venire fino a qua, nel lussuoso quartiere “Conca d’Oro”, fuori dal castello in cui Tentorio vive. D’altra parte, se Maometto non va alla montagna». Decisamente un risvolto a sorpresa, che recupera una pratica, quella di recarsi all’esterno delle abitazioni di amministratori pubblici, che i movimenti di lotta per la casa in Spagna hanno ampiamente utilizzato (tanto che nella penisola iberica una legge ne vieta ora il ricorso).
Durante la conferenza stampa il portavoce del Comitato ha rammentato come a Bergamo l’articolo 5 sembri essere entrato in vigore da tempo: già da alcuni mesi «l’anagrafe si rifiuta di riconoscere la residenza alle persone residenti in via Monte Grigna, tra cui anche alcuni minori». Il portavoce ha sottolineato come la residenza sia un diritto fondamentale: negarla significa non riconoscere il diritto all’assistenza sanitaria, all’iscrizione scolastica, significa cancellare il diritto di voto. E non mancano punti d’ombra nella vicenda: secondo quanto dichiarato mancherebbero infatti i presupposti legali per l’applicazione della norma alla palazzina di via Monte Grigna. È stato stigmatizzato poi il ricorso a un dispositivo tecnico che aggira i termini politici del problema. La giunta Tentorio non si assume nemmeno la responsabilità di ordinare uno sgombero, costruendo invece le condizioni perché in quel condominio, nonostante i lavori di auto-recupero effettuati dalle persone che ora vi risiedono, diventi impossibile vivere. Il risultato, è stato fatto osservare, è che «chi vive una condizione di precarietà abitativa si vede prima spogliato di tutti i diritti, poi assediato, senza elettricità e magari presto senza acqua»
centinaia di lavoratori, disoccupati, cittadini affollano il presidio con video e foto a taranto contro l'arresto dei 2 disoccupati organizzati slai cobas - oggi sabato due iniziative al carcere e al quartiere tamburi
Ieri pomeriggio combattivo sit-in a piazza Indipendenza a Palermo, alla presidenza della Regione siciliana, dei precari coop sociali, ex pulizieri del policlinico, disoccupati, anche alcuni operai Fiat Termini Imerese, dello Slai Cobas per il s.c.in cui a gran voce è stata lanciata la rabbia e la protesta contro il governo di Crocetta e il governo nazionale che continuano imperterriti a scagliare attacchi alle condizioni di lavoro e di vita di lavoratori, operai, disoccupati... il decreto di Renzi del Jobs Act o il decreto Lupi sono esempi concreti dell'odio che la classe borghese al potere al servizio di padroni e banche nutre verso i proletari, le masse popolari.
"Chiediamo lavoro, servizi... basta con i licenziamenti, la precarietà, la cassa integrazione infinita, la disoccupazione... ma cosa ci rispondete? solo polizia, multe, denunce, repressione... mentre continuate ad arricchirvi tra corruzione dilagante, malaffare, ruberie con un'arroganza che non ogni giorno diventa sempre più schifosa!... e ora ci chiedete il voto??? per continuare tutti quanti a perpetuare i vostri privilegi??? il vostro potere sulla nostra pelle??? SENZA LAVORO NIENTE VOTO! SENZA DIRITTI NIENTE VOTO! NOI BOICOTTIAMO LE ELEZIONI E LOTTIAMO!" tanti gli interventi, gli slogan contro i palazzi del potere ribadendo che nonostante le mancate risposte delle istituzioni la lotta dei precari e disoccupati va avanti.
Tanti volantini di invito a boicottare le elezioni europee sono stati dati coinvolgendo anche gli automobilisti in mezzo al traffico che condividevano i nostri slogan SENZA DIRITTO, LAVORO, SERVIZI, CASE, SCUOLE, OSPEDALI PUBBLICI NESSUN VOTO! qualche disoccupato ha invitato gli automobilisti "DOMENICA SI VA TUTTI AL MARE NESSUNO DEVE ANDARE A VOTARE" , animando di continuo la piazza con le denunce contro la classe borghese e politicante su tutti gli abusi contro i lavoratori, disoccupati, i precari, i giovani ai quali stanno uccidendo il futuro.
Nell'ambito della manifestazione si è appresa la notizia della gravissima repressione messa in atto a Taranto contro i disoccupati organizzati nello Slai ad una seduta del consiglio comunale da parte dei vigili urbani con manganellate, fermi fino all'arresto di due compagni di lotta. A gran voce è stata denunciata la violenza infame dei servi in divisa delle istituzioni contro chi lotta per diritti basilari come il lavoro e espressa FORTE SOLIDARIETA' ai disoccupati e disoccupate attaccati "la repressione non spegne ma alimenta la nostra ribellione... è la lotta contro il sistema marcio della borghesia fatto di oppressione, sfruttamento, licenziamenti, disoccupazione, miseria per la maggioranza delle masse popolari che ci unisce..." LIBER SUBITO I I DISOCCUPATI ARRESTATI!
La protesta ha infine portato ad un incontro con il segretario particolare del Presidente Crocetta, Moussa, alquanto "offeso" dalle denunce dei manifestanti dal megafono, ascoltate molto attentamente, al quale la delegazione Slai di precari e disoccupati ha risposto con molta determinazione ribadendo che "voi, istituzioni, siete quello che fate, non quello che pensate di essere cercando di illudere la gente! e a tutt'oggi l'evidenza dei fatti è che nessuna risposta concreta ai problemi dei precari e disoccupati è arrivata dal Presidente Crocetta e dai vari assessori..." un incontro acceso tanto che nella saletta sono arrivati i poliziotti sulla cui presenza la delegazione Slai ha protestato fermamente fino all'uscita degli stessi, mentre fuori continuavano gli slogan, il megafonaggio... Moussa si è impegnato a proporre al Presidente Crocetta un incontro con i precari Coop Sociali innanzitutto per la prossima settimana... i precari e disoccupati da parte loro non cedono e andranno avanti nella lotta, "la dignità della vita non ce la ucciderete!"
"Oggi per portare avanti la causa della
rinascita del movimento comunista nel nostro paese, alle elezioni europee
bisogna votare e far votare la lista M5S - Beppe
Grillo
Grillo: “Digos, Dia e carabinieri sono con noi. Io non sono Hitler, sono oltre”
Che il suo piano industriale presentato il 6 maggio scorso fosse
fasullo emerge dal resoconto che il sole 24 ore di ieri fa della tavola rotonda
che si è tenuta a Washington, negli Usa, sull’analisi del settore
manifatturiero, alla quale ha partecipato Marchionne e dalla quale vengono
fuori diverse “verità”.
Questi “… professori ed esperti che dibattevano se per il
settore ci fosse davvero una rinascita oppure no.” Arrivano ad una prima
“Conclusione: forse rinascimento no ma inversione di tendenza sì”. E questa
“inversione di tendenza”, vista dagli Stati Uniti, sarebbe dovuta al
“reshoring” e cioè al trasferimento di nuovo negli Usa di fabbriche che erano
in Cina e altri paesi “in via di sviluppo” che adesso si chiamano “emergenti”.
Il rientro di una parte della produzione, come sanno bene gli “esperti” è
dovuto alle dure lotte degli operai per salari più alti, spesso ottenuti, e che
insieme alla perdita di diritti e al conseguente abbassamento dei salari degli
operai nei cosiddetti paesi avanzati degli Usa (e dell’Europa) permette adesso
a una parte di queste aziende di produrre ad un costo competitivo anche nei
paesi ricchi. E si tratta quindi, all’interno della crisi, di un tentativo di
abbassare ancora i costi di produzione tagliando i salari operai, ma di vera
ripresa nemmeno l’ombra..
Il “monitoraggio” del settore manifatturiero è in corso
anche in Europa che ha addirittura elaborato un programma definito “Industrial
compact” che ha l’obiettivo di far salire il peso del manifatturiero nel Pil
europeo dall'attuale 15,2 al 20% entro il 2020.
Per quanto riguarda il settore auto, in particolare, gli
esperti della tavola rotonda e del governo americano dicono che “le sfide
tecnologiche e di mercato … dovrebbero portare presto a un’auto elettrica al
100%...” E qui interviene Marchionne, arrabbiato, che prova a ribaltare questa
affermazione (dato che in tutti questi anni alla Fiat non è stato investito un
soldo nelle nuove tecnologie, rimanendo fuori da questo settore) dicendo che
“il futuro resta dell’ibrido – ha detto Marchionne - con l’auto elettrica non
c’è modo di guadagnare.” E ricomincia a fare lo spaccone. “Anzi guardate, non
comprate la 500 elettrica per cortesia, perché ogni auto venduta mi costa
14mila dollari! Che gli esperti al governo mi dimostrino che l’auto solo
elettrica non fa danno all’ambiente [e qui il fascista padronale ha un certo
gioco facile, perché è chiaro, che se è vero che l’auto elettrica è meno
inquinante delle altre, nel sistema capitalistico la produzione di tutte
le componenti dell’auto sarà comunque sempre inquinante]… aggiungo, per la
normale combustione abbiamo ancora molto da dare in termini di innovazione”. Ma
non è certo la Fiat/Chrysler di Marchionne che darà il contributo necessario in
questo campo.
Fiat 500 elettrica: Marchionne invita a non comprarla
In questa tavola rotonda Marchionne si è trovato in
difficoltà perché si è trovato davanti persone come lui che vanno al sodo e che
si sono chiesti se alla fine il “Salvataggio [della Chrysler fosse stato]
giusto o sbagliato? Secondo Clifford Winston, un economista con la Searle
Freedom, è stato sbagliato perché alla fine vinceranno gli stranieri. Soldi
inutilmente buttati.” A questo punto l’arrogante uomo tutto pieno di sé “…non
si è contenuto. Ha chiarito “che certe cose non si devono neppure pensare, non
sono nelle carte, il settore ce l’ha già fatta e ce la farà”. Poi si è tolto
qualche sassolino dalle scarpe: [diventando particolarmente volgare] “Ho dovuto
mettere le mie parti private sul tavolo” ha detto, con il moderatore, Paul
Ingrassia, di Reuters che reagiva con tipico pudore americano: “Abbiamo capito…
grazie”. Ma Marchionne insisteva, “le mie parti private e quelle di molti
altri… l’unica cosa che avevo era la mia reputazione.” Bella reputazione! E
così per rincarare la dose ha fatto “Poi alcune rivelazioni: la 500 è stata
portata in America perché l’aggiunta di una piccola utilitaria al pacchetto
industriale era una delle condizioni imposte dal governo americano “non ci
cambiava niente, anzi se fosse stato per me la 500 non l’avrei portata, ma se
era necessario per l’accordo non c’era da discutere e l’abbiamo portata”. “È
emerso anche che il governo americano preferiva cedere la Chrysler alla GM per
creare un unico gruppo, ma la GM non l’ha voluta.” E quindi non è stato a causa
della sua reputazione che l’affare è andato in porto!
E alla fine le solite promesse sugli investimenti in Italia:
“gli investimenti a Mirafiori partiranno presto…”
***
Automotive. Il retroscena: gli Usa spingevano per cedere
Chrysler a GM
Marchionne e i piani negli Usa: “Nell’ibrido il futuro
dell’auto”
La conferma: Fca in Borsa entro fine anno
Ci sono stati due binari ieri a Washington alla tavola
rotonda organizzata dalla Brookings Institution sul manifatturiero, il primo
molto teorico, molto soggettivo, con professori ed esperti che dibattevano se
per il settore ci fosse davvero una rinascita oppure no. Conclusione: forse
rinascimento no ma inversione di tendenza sì, con reshoring e nuovi posti di
lavoro, che ha tradotto il dibattito a una questione semantica. Il secondo
binario, dalla trincea lo ha percorso da unico protagonista Sergio Marchionne
che menava fendenti ora agli intellettuali, ora ai sindacalisti, ora alla
concorrenza. Marchionne ha snocciolato dati, numeri e problemi molto concreti
di chi si trova a gestire un’azienda nel giorno per giorno. Al centro del suo
intervento le sfide tecnologiche e di mercato che, secondo alcuni al governo
dovrebbero portare presto a un’auto elettrica al 100%: “il futuro resta
dell’ibrido – ha detto Marchionne - con l’auto elettrica non c’è modo di
guadagnare. Anzi guardate, non comprate la 500 elettrica per cortesia, perché
ogni auto venduta mi costa 14mila dollari! Che gli esperti al governo mi
dimostrino che l’auto solo elettrica non fa danno all’ambiente… aggiungo, per
la normale combustione abbiamo ancora molto da dare in termini di innovazione”.
L’incontro di ieri è stato voluto da Steve Rattner,
banchiere a New York, ex guru dell’auto per conto di Obama che ha salvato il
settore, ma cerano anche Larry Summers, consigliere economico chiave del
Presidente all’epoca del salvataggio dell’auto e vari altri esperti e
protagonisti di quel pezzo di storia economica che oggi vede come unico ancora
attivo proprio Sergio Marchionne. Salvataggio giusto o sbagliato? Secondo
Clifford Winston, un economista con la Searle Freedom, è stato sbagliato perché
alla fine vinceranno gli stranieri. Soldi inutilmente buttati. Marchionne non
si è contenuto. Ha chiarito “che certe cose non si devono neppure pensare, non
sono nelle carte, il settore ce l’ha già fatta e ce la farà”. Poi si è tolto
qualche sassolino dalle scarpe: “Ho dovuto mettere le mie parti private sul
tavolo” ha detto, con il moderatore, Paul Ingrassia, di Reuters che reagiva con
tipico pudore americano: “Abbiamo capito… grazie”. Ma Marchionne insisteva, “le
mie parti private e quelle di molti altri… l’unica cosa che avevo era la mia
reputazione. Poi alcune rivelazioni: la 500 è stata portata in America perché
l’aggiunta di una piccola utilitaria al pacchetto industriale era una delle
condizioni imposte dal governo americano “non ci cambiava niente, anzi se fosse
stato per me la 500 non l’avrei portata, ma se era necessario per l’accordo non
c’era da discutere e l’abbiamo portata”. È emerso anche che il governo
americano preferiva cedere la Chrysler alla GM per creare un unico gruppo, ma
la GM non l’ha voluta. È anche emerso che le condizioni finanziarie concesse
alla GM erano meglio di quelle concesse alla Chrysler: “Avevamo una spada di
Damocle sopra la testa, mi continuavano a chiedere, a che punto siamo? Tutto
bene tutto bene dicevo…Se avessero imposto condizioni altrettanto severe alla
GM oggi forse sarebbero in condizioni migliori”. Marchionne ha toccato il tema
difficile sul piano finanziario dei richiami. Costi enormi che potranno essere
evitati “solo grazie alla creazione di un nucleo di periti super specializzati
che potrà giocare d’anticipo… noi lo stiamo facendo”. Infine due conferme, gli
investimenti a Mirafiori partiranno presto e “lo sbarco in borsa ci sarà entro
la fine dell’anno”.
Il governo vuole finanziare
l'Expo con il fondo per le vittime dell'amianto
Giovedì, 22 Maggio 2014 19:28
Piccole
notizie, che danno però il senso delle "priorità" per un governo di
affaristi.
“Giù le mani
dal fondo vittime amianto”, lo ha detto l’Associazione regionale ex
esposti amianto che ha denunciato la decisione “del Governo di
sottrarre due milioni di euro al Fondo per le vittime
dell’amianto istituito presso l’Inail per destinarli all’Expò di Milano“.
Il
presidente Giampaolo Lilliu definisce senza mezzi termini ”grave e
vergognoso il fatto di sottrarre alle vittime dell’amianto i soldi
destinati alle famiglie e ai lavoratori che hanno contratto patologie
asbesto-correlate e che in caso di decesso andavano agli eredi”. Il
Coordinamento nazionale delle associazioni che si occupano del problema,
ha spiegato Lilliu, è pronto ad azioni eclatanti per costringere il
Governo e il Parlamento a fare marcia indietro e restituire alle
vittime dell’amianto i loro soldi. (ANSA).
Torino, sciopero al CAAT: la polizia carica, i
facchini resistono!
Aggiornamento
ore 09.00: Alcuni
facchini sdraiati per bloccare i tir sono stati brutalmente investiti.
Sul posto vi sono ambulanze. La rabbia sale dei lavoratori sale.
ore 7: la
polizia ha provato a scortare i camion dentro il CAAT forzando i blocchi ma i
facchini si sono sdraiati davanti ai tir non facendoli passare. Il blocco
continua.
Lo avevano annunciato nei giorni scorsi e così è stato:
questa notte i lavoratori impiegati presso il CAAT (il centro agro-alimentare
di Torino, che gestisce praticamente l'intera grande distribuzione del settore
sul tessuto cittadino) hanno dato il via ad un blocco ad oltranza dei cancelli
dello stabilimento.
Sono
perlopiù lavoratori migranti, assoldati tramite cooperative con metodi da
caporalato, sottopagati, sottoposti a continui ricatti con orari massacranti.
Proprio pochi giorni fa sei facchini sono stati minacciati e poi sospesi perché
avevano protestato contro queste condizioni indecenti.
Ieri sera, a
partire dalle 22, facchini e solidali hanno dato vita a un presidio di fronte
ai cancelli del CAAT con l'obiettivo di impedire il normale svolgimento dei
traffici fino a che non avessero ottenuto garanzie concrete di un cambiamento
della propria condizione lavorativa. Intorno all'una di notte il presidio si è
ingrossato notevolmente grazie all'arrivo delle centinaia di facchini che ogni
notte si recano sul posto per lavorare (o si presentano nella speranza di
ottenere una giornata) e che hanno immediatamente aderito alla protesta,
rendendo in breve gremito il piazzale antistante i cancelli.
A quel punto
è stato ottenuto un incontro tra i rappresentanti delle cooperative che
gestiscono il CAAT e i lavoratori, mentre tutt'attorno al centro di grande
distribuzione il traffico veniva paralizzato dal formarsi di centinaia di metri
di camion e tir bloccati all'esterno e impossibilitati a ritirare la merce.
L'incontro ha fatto strappare ai lavoratori la promessa di assunzione regolare
per tutti, ma i facchini, determinati a non indietreggiare fino a che non
avessero avuto qualcosa di concreto tra le mani, hanno deciso di proseguire il
blocco dei cancelli.
Dopo aver
tentato inutili mediazioni per tutta la notte, cercando di far desistere la
protesta per riattivare il circuito della grande distribuzione, la polizia
presente sul posto è intervenuta pesantemente contro i facchini e i solidali.
Intorno alle 4.30 la celere è uscita dai cancelli dietro i quali era
asserragliata, caricando pesantemente il presidio nel piazzale. A quel punto è
esplosa la rabbia dei lavoratori, che con coraggio e determinazione hanno
resistito alle violenze della polizia, costringendola ad arretrare nuovamente
dietro una cortina di gas lacrimogeni. Nonostante la carica, dunque, il blocco
sta proseguendo.
Gli eventi
di questa notte confermano una volta di più l'emergere di un'indisponibilità
crescente dei lavoratori assunti nel settore della logistica a sottostare a
logiche di sfruttamento e quotidiane angherie e dall'altro che andare a colpire
nel cuore della grande distribuzione è una forma di lotta che può fare
molto male, come testimonia la violenta reazione della polizia costretta a
intervenire con mano pesante per tentare di rimettere in moto il circuito del
commercio cittadino.
Questi ultimi giorni hanno messo fine
all'unanimità di intenti, alle parole diplomatiche con cui i governi
precedenti, padroni dell'acciaio, poteri forti hanno affrontato la
questione Ilva facendo sembrare che tutti dicessero le stesse cose e
tutti volessero le stesse cose.
Ora siamo di fronte a Bondi che ha
presentato un piano industriale, che non si capisce, a questo punto, a
nome di chi o per conto di chi.
Di presunti tecnici che incaricati da padroni e governo di svolgere una
funzione poi se ne vadano per conto loro, cercando di diventare poi
gli effettivi padroni di aziende e attività a cui vengono
adibiti e assumendo un ruolo che li fa passare da servi a padroni, la
storia italiana è piena, e non sappiamo se gli ultimi avvenimenti
siano la manifestazione di questo processo. Perchè stando a quando
scrivono i giornali, e in primis il più "autorevole" di essi, il Sole
24 Ore, il piano industriale di Bondi non piace a nessuno, se non ai
commissari Bondi/Ronchi, a qualche ministro che ci capisce poco, ai
sindacalisti confederali, Palombella in testa, che dicono sempre SI, a prescindere, al padrone di turno.
Il cuore del piano sembra essere da un
lato quello di recuperare clienti e mercato sul piano nazionale
attraverso una sorta di mercato protetto che spinga le aziende
italiane ad approvvigionarsi in maniera quasi esclusiva dall'Ilva e
dall'altro un processo di metanizzazione che muti impianti,
attraverso prima l'acquisto e poi l'autoproduzione del cosiddetto
“preridotto”.
Rimandiamo a schede aggiuntive e a
citazione la natura tecnica della questione.
E' evidente che questa scelta ha
bisogno di soldi, molti molti soldi, che Bondi intende chiedere alla
proprietà, in second'ordine ad altri soggetti, prevalentemente
Banche però non ad altri industriali, e in terz'ordine chiedendo un
nuovo decreto che renda più fattibile l'utilizzo dei fondi
sequestrati o sequestrabili nell'inchiesta giudiziaria in corso.
E' evidente che questo piano poi
avrà come effetto sugli operai “mano libera” nella
ristrutturazione, nell'occupazione, flessibilizzazione e, pensiamo noi,
anche riduzione dei salari.
Ma in realtà la vera questione è che
questo piano vuole fare di Bondi il nuovo padrone – per fare una
similitudine, come è avvenuto nella Fiat con l'operazione
Marchionne.
Las de los partidos burgueses son “cuotas negras” igual o incluso peores que los hombres ¡Boicotear las elecciones! ¡Que no tengamos que dar un voto, sino una gran lucha, una revolución que hacer!Hemos visto a las mujeres en las poltronas de este miserable poder: las mujeres doblemente reaccionarias, que por pertenencia de clase, por política e ideología burguesa, pero también para mostrarse “buenas” como los hombres y más que los hombres, en una carrera hacia la paridad/concurrencia a ver quien es más reaccionario, se convierten en “más papistas que el papa” en el ataque a los proletarios, a las mujeres; o ministras, parlamentarias, como las del gobierno Renzi; incluso sin “arte ni parte”, escuálidas y embarazosas, replicantes de la peor especie del poder masculino burgués.
Hemos visto en el parlamento en acción el nuevo juego de las “cuotas rosas” –una parodia ofensiva de las graves discriminaciones que las mujeres viven en la vida real; con las mujeres de los partidos burgueses, unidas de derecha a izquierda, dando codazos para ser puestas en lo más alto de las listas en estas elecciones europeas, gritando contra un parlamento machista pero sólo cuando se les impide escalar a los sillones del poder; mientras que las empresarias, las señoras ricas, que ya están en los puestos que cuentan, tratan de escalar más, de imponer sus “cuotas negras”, en un poder político y económico basado en la opresión y la explotación, y que continúa atacando cada vez más los derechos y las condiciones de vida de las mujeres.
Todo este alboroto, presente también en algunos movimientos de mujeres, está a mil kilómetros de distancia de los problemas de las mujeres, que tienen en cambio necesidad de derrocar todas las formas de este poder burgués, y necesitan de la revolución….
Nosotras, mujeres, antes y después de las elecciones, tenemos que luchar todos los días contra una vida que no tiene nada de “rosa”, nos arriesgamos cada día a los feminicidios y las violaciones, nosotras que tenemos que seguir trabajando, agotándonos en la fábrica y en el puesto de trabajo hasta los 65 años y más; nosotras, mujeres, siempre las más precarias; nosotras, sobre las que pesa aún más la carestía de la vida, los recortes en los gastos sociales; nosotras, que somos siempre las más discriminadas; nosotras, que no podremos decidir cuándo y cómo tener un hijo; nosotras, mujeres, que sufrimos el pesado estrato machista del medievo moderno…
NOSOTRAS LAS MUJERES QUE ESTAMOS REBELANDONOS,
QUEREMOS UNIRNOS Y LUCHAR contra un sistema burgués que hace de la opresión y la doble explotación de nosotras, las mujeres, un puntal central suyo para perpetuarse.
EN
CAMBIO NOSOTRAS LLAMAMOS A LAS MUJERES A BOICOTEAR LAS ELECCIONES Y A
LUCHAR CONTRA LA EUROPA IMPERIALISTA Y TODOS LOS GOBIERNOS.
Contra la Europa de la Merkel, de los gobiernos reaccionarios como el español, como de los gobiernos de “centroizquierda” pero como el italiano de fascismo moderno disfrazado; la Europa de la reanudación explícita y fuerte de las fuerzas fascistas y explícitamente nazis, clara y fuertemente sexista y racista (en Francia representada precisamente por una mujer, Le Pen); la Europa de los gobiernos que atacan los derechos al aborto para retroceder 50 años; la Europa cínica de los asesinos de mujeres y niños inmigrantes, con los gobiernos que se aprovechan de sus muertos …
Contra esta Europa, contra todos los Estados y los gobiernos, existe la necesidad del camino de la revolución por el poder proletario. Y en esta lucha las mujeres están a la vanguardia porque sufren no una sino mil cadenas y porque cuando combaten realmente son una “potencia”. Movimiento Feminista Proletario Revolucionario