mercoledì 1 agosto 2018

pc 1 agosto - Le cooperative logistiche, con i loro capi, capetti, caporali, sono un sistema da smascherare, eliminare


Arresti e sorprese per le condizioni di lavoro nelle cooperative logistiche.
Ma queste condizioni di lavoro e di sfruttamento sono quotidiane e generali negli appalti.

Grande spazio nella cronaca dei giorni scorsi per gli arresti dei responsabili a vario livello delle cooperative del consorzio Premium, facenti riferimento come riportato nelle cronache a Bolondi. Anche nella cronaca locale bergamasca vista la residenza di parte degli indagati.

Ma ferisce che le voci che ogni giorno si levano dai posti di lavoro, dove le cooperative logistiche si sono infiltrate come un cancro, coperte da normative scandalose, in generale non vengano ascoltate e non trovino spazio le denunce sulle condizioni neo schiaviste, con giornate di lavoro infinite, o ridotte a poche ore per portare alla fame i lavoratori e sottometterli, clima di terrore e licenziamenti arbitrari nei mille posti che impiegano lavoratori con questo tipo di appalti
Con buona pace di appaltatori e appaltanti solidali nel godersi i maxi profitti che questo sistema genera. Denunce che i lavoratori non fanno di certo mancare.

Le cooperative in ogni caso si sono infiltrate ben oltre ‘i tradizionali magazzini’. Molte fabbriche, senza alcuna ragione tecnico produttiva, hanno al loro interno tantissimi lavoratori in cooperativa, che subiscono i medesimi soprusi. Senza clamore, senza indagini nè interesse da parte della cronaca.

Non è quindi il marcio o l’eccezione che vanno cercati. È questo sistema degli appalti, in massima
parte alle cooperative logistiche, che è senza regole. O per meglio dire dire, un sistema dove le regole le scrivono unilateralmente padroni e soci.
Ne sono un esempio molto diretto i lavoratori che il sistema Bolondi lo hanno conosciuto negli anni scorsi dentro le fabbriche di Arti Group a Bergamo e provincia. Nel 2016 è cambiata la cooperativa, ma questi lavoratori oggi stanno ancora lottano, anche con vertenze e denunce, contro la coop CLG che ne aveva preso il posto e gli appalti, per varie differenze retributive, soprusi… per l’uso ricattatorio delle conciliazioni tombali. La musica è sempre la stessa!
Un sistema che con la loro tenace lotta hanno combattuto e denunciato centinaia di lavoratori inascoltati del Magazzino Kamila di Brignano. Un sistema ammesso anche nelle aule dei tribunali: ‘...ogni sera affidiamo con sms orario e posto di lavoro per il giorno dopo a oltre 900 persone...’.
E chi non ubbidisce annullando la sua vita privata, non viene più chiamato, o chiamato meno...
In questi giorni stanno arrivando a decine le diffide accertative della Direzione Territoriale del Lavoro per le cooperative di Cisa, a conferma della giustezza di quanto denunciato sull’illegittimità dei sistemi usati nel magazzino kamila. Ma tanto ancora va scritto e fatto per rendere giustizia a questi lavoratori.

È una lotta lunga, contro un sistema strutturalmente marcio discriminante e repressivo in ogni settore in cui si insinua. È un sistema creato per l’intermediazione e la sottomissione della manodopera.
Solo 7 giorni fa, oltre un centinaio di lavoratori si è riunito per denunciare e avviare una importante mobilitazione popolare, contro i soprusi dentro le serre e le fabbriche dell’insalata, gestite a maggioranza dalle cooperative, tutti lavoratori immigrati, proprio nel ventre della bestia leghista, a Telgate.

Di seguito una sintesi dei comunicati seguiti all’iniziativa.
Gli operai presenti all’iniziativa, organizzati o meno con lo Slai Cobas, di diverse aziende, di differenti età, con la loro esperienza e testimonianza, hanno tracciato la parabola dello sfruttamento: dall’incessante aumento dei carichi di lavoro, con l’intensificazione dei ritmi individuali e la riduzione degli operai sulle linee, fino all’eliminazione degli operai ‘vecchi e consumati dal profitto’.Hanno denunciato la condizione di costante ricatto attraverso contratti di lavoro comunque precari e di fatto senza regole perché assunti in appalto e subappalto alle cooperative logistiche. Sottopagati per un lavoro da schiavi. E attaccato la vergognosa normativa che regola il settore degli appalti da sempre garantita dai governi di turno con il governo Salvini/DiMaio al servizio dei padroni, che la conferma e la peggiora.

Hanno denunciato il controllo quotidiano e minaccioso che subiscono da parte di capi e capetti, una nuova versione di caporali e kapo...

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