lunedì 15 luglio 2024

Lettera del compagno Sebastiano Lamera, operaio Tenaris Dalmine, militante dello Slai cobas sc e proletari comunisti, colpito dal “foglio di via” da Milano

Appello alla mobilitazione contro la repressione: se toccano uno, toccano tutti!

No alla criminalizzazione della solidarietà alla resistenza del popolo palestinese


Una battaglia da fare e portare in tutte le manifestazioni per ribadire con forza, a partire dai processi in corso contro Anan, Ali, Mansour, che la Resistenza non è terrorismo, anche continuando la battaglia dentro e fuori i tribunali che prosegua anche dopo la sentenza dell’11 luglio.


Carcere, denunce, prescrizioni alle manifestazioni (in tante città da Milano a Como, etc.), misure di prevenzione a singoli compagni, provvedimenti amministrativi da stato di polizia, tra cui l’avviso orale di pericolosità sociale a Karim del SiCobas a Bologna, decise e applicate direttamente dalla questura con effetto immediato ma senza nessun processo su fatti specifici, nella terribile differenza delle condizioni sul campo provvedimenti che ricordano la detenzione amministrativa contro i palestinesi. Tutto questo fa parte di un piano più generale che vuole inasprire la repressione anche qua in Italia, perché il governo, i potenti, i padroni quelli che ci schiacciano tutti i giorni hanno capito molto bene che c’è uno stretto legame tra la lotta di liberazione dei popoli, popolo palestinese in testa, e la lotta nel nostro paese contro i governi della guerra e che sostengono il genocidio.


E’ in questo clima che si inserisce anche il foglio di via da Milano per 6 mesi a me, compagno del sindacato Slai Cobas sc e di proletari comunisti, un tentativo di mettere sotto accusa non solo l’attività costante di solidarietà con la Palestina, ma l’intera mia attività verso le fabbriche, contro la guerra, considerando questo tipo di attività un problema di pericolosità sociale.

Sono pericoloso perché sono un sindacalista che fa un tipo di attività sindacale che non è conforme a quella che viene fatta dai sindacati confederali. Sono pericoloso perché partecipo alle manifestazioni pro Palestina e quindi in qualche modo mi discosto da l'opinione comune sulla questione Israeliana Palestinese, etc... Ecco, questo è la pericolosità sociale, non è una reale pericolosità sociale, è appartenenza a categorie che in qualche modo danno fastidio perché cercano di opporsi allo stato di cose.


Tra l’altro e non a caso nelle motivazioni al foglio di via si fa riferimento alle giuste contestazioni del 25 aprile in piazza del Duomo alla brigata ebraica, per cui il solo manifestare e partecipare a questo tipo di manifestazione viene considerata una condotta discriminatoria ma discriminatoria nei confronti di chi? Cioè rivendicare i diritti degli abitanti della Palestina che sono stati violati e tutt'ora vengono violati giornalmente, ma molto di più perché quello che sta accadendo è un vero e proprio genocidio, viene considerata un'attività discriminatoria, questo è incredibile. Un elemento molto grave che fa il paio anche con le ultime dichiarazioni del ministro degli interni Piantedosi (gli antisemiti e nazisti dell’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia possono esprimere il loro pensiero mentre gli antisionisti sono un pericolo per la nazione) che vuole appunto cercare di criminalizzare l’antisionismo considerato antisemitismo.


Respingere questi attacchi deve essere interesse prioritario di tutti i compagni, del movimento di solidarietà alla Palestina, e delle stesse associazioni e organizzazioni palestinesi, per questo facciamo appello a sostenere attraverso la solidarietà di classe i singoli compagni e costruire insieme una campagna nazionale politico-legale per rigettare le motivazioni e i provvedimenti fascisti che tentato di stravolgere la realtà tra oppressi e oppressori.


Pericolosi socialmente sono i governi, i padroni e la borghesia imperialista che alimenta genocidio e guerra e che in questo paese e in tutto il mondo non da nessun futuro a nessuno alle masse, agli studenti, ai giovani e al popolo palestinese vuole continuare a massacrarlo come sta succedendo in questi giorni.

Libertà per i compagni Anan, Ali, Mansoure - Ritiro di tutti i provvedimenti amministrativi e misure di prevenzione - La Resistenza non è reato!

Sebastiano

domenica 14 luglio 2024

LE BELVE DI ISRAELE - Non abbiamo da aggiungere parole... Questo stato neonazista va distrutto!

«

I morti sono diverse dozzine, forse più di 100. È stata una strage, una nuova strage terribile in una zona che Israele, addirittura da ottobre, descrive come sicura per i civili» - Ieri al manifesto il giornalista Hilmi Hirez. «Gli aerei F-16 israeliani hanno sganciato quattro-cinque missili su Mawasi piena di sfollati» ha continuato Hirez «in quel momento c’erano tante persone in fila, tra cui molti bambini, davanti a due stazioni per la distribuzione dell’acqua potabile. Il giornalista ha aggiunto che dopo l’attacco sono partite raffiche, forse da droni, contro i soccorritori, facendo altre vittime. «Due automezzi della Protezione civile – ha detto – sono stati colpiti ripetutamente.

L’ospedale Nasser di Khan Yunis può fare molto poco per salvare i feriti. È al collasso con un tale massa di feriti gravi – alcuni sono mutilati, altri hanno perduto un occhio, altri ancora hanno il corpo pieno di schegge – hanno comunicato i medici. Louise Wateridge, una funzionaria delle Nazioni unite, è stata al Nasser dove ha visto cinque bambini feriti, uno dei quali era paralizzato dalla vita in giù.

dal giornalista. Mohammad Yazji: «all’improvviso la tenda è crollata sulle nostre teste e la sabbia ci ha seppelliti…Non ho mai sentito o visto un attacco così forte. Dopo minuti di confusione ho capito che ero ancora vivo e ho aiutato i feriti intorno. Alcuni dei miei parenti sono rimasti uccisi. Duversi corpi erano tagliati a metà». Un altro sopravvissuto, Sheikh Yousef, ha detto a un’agenzia di stampa «tutto era bruciato, distrutto…Ho lasciato la tenda e mi sono guardato intorno e ho visto parti di cadaveri, corpi ovunque, donne anziane a terra, bambini piccoli a pezzi». I video giunti da Gaza mostrano scene orribili di morte e distruzioni, oltre al cratere enorme causato dall’esplosione e persone che cercano di salvare qualche oggetto.


La storica portavoce palestinese Hanan Ashrawi ha scritto su X che la strage di al Mawasi ha «trasformato tutta Gaza in un’unica enorme zona di morte…Bombe e proiettili americani piovono su Gaza mentre il governo e i criminali israeliani riescono a impedire che qualsiasi forma di rifornimento di medicinali, cibo o carburante raggiunga la popolazione devastata».


Nella Striscia si spara a tutti. Anche per noia o per vendetta

GAZA. Un’inchiesta di +972 - Case incendiate inutilmente, civili uccisi, cadaveri lasciati agli animali

Orev Ziv

...i soldati hanno sostenuto di essere stati autorizzati ad aprire il fuoco sui palestinesi, compresi i civili, praticamente a piacimento... i soldati israeliani giustiziassero abitualmente i civili palestinesi semplicemente perché entravano in un’area che i militari definivano non accessibile. I testimoni raccontano di un paesaggio disseminato di cadaveri di civili, che vengono lasciati a marcire o ad essere mangiati da animali randagi; l’esercito si limita a nasconderli prima dell’arrivo dei convogli di aiuti internazionali, in modo che «le immagini di persone in avanzato stato di decomposizione non vengano fuori»...

Diverse fonti hanno descritto la possibilità di sparare senza restrizioni come un modo per sfogarsi o alleviare il grigiore della loro routine quotidiana. 

Secondo il sociologo politico Yagil Levy, dalla Seconda Intifada «l’esercito non ha fornito ai soldati regole di combattimento scritte», lasciandole molto all’interpretazione dei soldati sul campo e dei loro comandanti... «Se c’è una sensazione di minaccia, non c’è bisogno di spiegare – si spara e basta». Quando i soldati vedono qualcuno avvicinarsi, «è lecito sparare» alla persona in questione , «non in aria», ha continuato B. «È lecito sparare a tutti; a una ragazza giovane, a una donna anziana».
B. ha poi descritto un incidente avvenuto a novembre, quando i soldati hanno ucciso diversi civili durante l’evacuazione di una scuola vicino al quartiere Zeitoun di Gaza City, che era servita come rifugio per i palestinesi sfollati. L’esercito aveva ordinato agli sfollati di uscire a sinistra, verso il mare, anziché a destra, dove erano appostati i soldati. Quando è scoppiato uno scontro a fuoco all’interno della scuola, coloro che hanno deviato dalla parte sbagliata sono stati immediatamente colpiti. «C’erano informazioni sul fatto che Hamas volesse creare il panico», ha detto B. «È iniziata una battaglia all’interno; la gente è scappata. Alcuni sono fuggiti a sinistra verso il mare, ma altri sono scappati a destra, bambini compresi. Tutti quelli che andavano a destra sono stati uccisi: 15-20 persone. C’era un mucchio di corpi».

...«È vietato andare in giro e chiunque si trovi all’aperto è sospettato», continua. «Se vediamo qualcuno alla finestra che ci guarda, è un sospetto. Si spara. 

Anche in aree apparentemente non popolate o abbandonate di Gaza, i soldati hanno aperto il fuoco in una procedura nota come «dimostrazione di presenza». S. ha testimoniato che i suoi commilitoni «sparavano molto, anche senza motivo – chiunque voglia sparare, non importa per quale motivo, spara».
M., un altro riservista che ha prestato servizio nella Striscia di Gaza, ha spiegato che tali ordini provengono direttamente dai comandanti della compagnia o del battaglione sul campo. M. ha testimoniato che i soldati sul campo si fanno regolarmente giustizia da soli. «Soldati regolari, ufficiali minori, comandanti di battaglione – i ranghi minori che vogliono sparare, ottengono il permesso»... «Non c’erano restrizioni sulle munizioni», ha detto Green a +972 e Local Call. «La gente sparava solo per alleviare la noia»...

«Ho sentito dire da altri soldati che gli ostaggi sono morti, che non hanno alcuna possibilità, che devono essere abbandonati», ha osservato Green. «Mi ha dato molto fastidio… 

A. ha spiegato che sparare a «ospedali, cliniche, scuole, istituzioni religiose, edifici di organizzazioni internazionali» richiede un’autorizzazione superiore. Ma in pratica, «posso contare sulle dita di una mano i casi in cui ci è stato detto di non sparare. Anche per cose delicate come le scuole, l’approvazione sembra solo una formalità». In generale, ha proseguito A., «lo spirito nella sala operativa era ’Prima spara, poi fai domande’. Nessuno verserà una lacrima se distruggiamo una casao spariamo a qualcuno inutilmente».

...«L’obiettivo era contare quanti ne avevamo uccisi oggi», ha continuato A. «La percezione era che tutti gli uomini fossero terroristi. A volte un comandante chiedeva improvvisamente dei numeri, e allora l’ufficiale di divisione correva da una brigata all’altra a scorrere l’elenco nel sistema informatico militare e a contare»...

Quando i droni trasmettevano in diretta i filmati degli attacchi a Gaza, «nella stanza della guerra c’era esultanza», ha raccontato A. «Ogni tanto viene giù un edificio… e la sensazione è: ‘Wow, che follia, che divertimento’».

...«Sembrava un gioco al computer. Solo dopo due settimane ho capito che si trattava di edifici che stavano crollando: se c’erano abitanti: se c’erano abitanti significava che gli edifici stavano crollando sulle loro teste. 

...D. ha raccontato che spesso i civili si recavano nelle aree in cui passavano i convogli di aiuti per cercare i rottami che potevano cadere dai camion; ciononostante, la politica era quella di sparare a chiunque tentasse di entrare. «I civili sono chiaramente rifugiati, sono disperati, non hanno nulla», ha detto...

I soldati hanno testimoniato che in tutta Gaza i cadaveri di palestinesi in abiti civili sono rimasti sparsi lungo le strade e i campi. «L’intera area era piena di corpi», ha detto S., un riservista. «Ci sono anche cani, mucche e cavalli che sono sopravvissuti ai bombardamenti e non hanno un posto dove andare. Non possiamo dar loro da mangiare e non vogliamo nemmeno che si avvicinino troppo. Così, di tanto in tanto si vedono cani che vanno in giro con parti del corpo in decomposizione. C’è un orribile odore di morte».
...Ogni giorno, almeno uno o due vengono uccisi mentre camminano in una zona vietata. Non so chi sia un terrorista e chi no, ma la maggior parte di loro non portava armi».

Green ha raccontato che quando è arrivato a Khan Younis, alla fine di dicembre, «abbiamo visto una massa indistinta fuori da una casa. Abbiamo capito che era un corpo; abbiamo visto una gamba. Di notte, i gatti l’hanno mangiato. Poi qualcuno è venuto a spostarlo».
«Non c’è sepoltura dei morti. I soldati calpestano i cadaveri per errore».

Due dei soldati intervistati per questo articolo hanno anche descritto come dare fuoco alle case palestinesi sia diventata una pratica comune tra i soldati israeliani


«Ho chiesto al comandante della compagnia, che mi ha risposto che non si poteva lasciare alcun equipaggiamento militare e che non volevamo che il nemico vedesse i nostri metodi di combattimento», ha continuato Green. «Ho detto che avrei fatto una ricerca per assicurarmi che non restassero prove. Il comandante della compagnia mi ha dato spiegazioni sul mondo della vendetta. Disse che le stavano bruciando perché non c’erano D-9 o Ied di un corpo di ingegneria che avrebbe potuto distruggere la casa con altri mezzi. Ha ricevuto un ordine e non si è preoccupato».

«Prima di partire, si brucia la casa, ogni casa», ha ribadito B... Prima di andarsene, i soldati ammassavano materassi, mobili e coperte, e «con un po’ di carburante o di bombole di gas – ha osservato B. – la casa brucia facilmente, è come una fornace». 
Green ha detto che la distruzione lasciata dall’esercito a Gaza è «inimmaginabile». All’inizio dei combattimenti, ha raccontato, avanzavano tra le case a 50 metri l’una dall’altra, e molti soldati «trattavano le case come negozi di souvenir», saccheggiando tutto ciò che i residenti non erano riusciti a portare con sé. «Alla fine si muore di noia, giorni di attesa», ha detto Green. «Si disegna sui muri, si fanno cose maleducate. Si gioca con i vestiti, si trovano le foto dei passaporti che hanno lasciato, si appende la foto di qualcuno perché è divertente. Abbiamo usato tutto quello che abbiamo trovato: materassi, cibo, uno ha trovato una banconota da 100 Nis (circa 27 dollari) e l’ha presa». «Abbiamo distrutto tutto quello che volevamo», ha testimoniato. «Non per il desiderio di distruggere, ma per la totale indifferenza verso tutto ciò che appartiene ai palestinesi...».

Milano: ancora in piazza per la Palestina

 

Le elezioni in Francia, le masse e la posizione proletaria e comunista - Editoriale

Le elezioni francesi hanno bisogno di parte proletaria di una lettura molto semplice e chiara. 

Certo non aiuta il diluvio di articoli tutti centrati sulla difficoltà dello Stato francese di trovare un nuovo governo; nè tantomeno immergersi nelle questioni delle procedure parlamentari ed elettorali in Francia, che, volte ad assicurare una stabilità al di là del risultato elettorale, in questa occasione si sono rivelate lambiccate ed equivoche. E’ un fattore aggiunto della crisi politico-istituzionale esistente.

Per noi proletari e comunisti alla fine il problema è più semplice ed è più chiaro.

La profonda crisi politica, istituzionale e sociale del governo francese e del macronismo ha prodotto anche in Francia l’avanzata delle forze moderno fasciste, cosa che più o meno è avvenuto e sta avvenendo nei diversi paesi imperialisti europei e che in Italia ha prodotto il governo Meloni.

La novità in queste elezioni e il modo convulso con cui si è sviluppata la crisi, con la decisione di Macron di cercare di fermare l’onda perdente nell’interesse della frazione dominante del capitalismo, l'imperialismo francese. hanno portato a un risultato in parte inatteso e clamoroso: la vittoria elettorale del raccogliticcio Fronte Popolare a guida, nella sostanza, di France Insoumis di Melechon. 

Questa vittoria è stata innanzitutto il risultato di un massiccio ritorno al voto dei settori proletari, semiproletari, compreso all’interno delle banlieues e delle forze democratiche e di sinistra nel campo della piccola e media borghesia.

E’ questa partecipazione di massa al voto, in netta controtendenza con l’astensionismo altrettanto di massa in crescita ed esistente nei diversi paesi imperialisti, che ha portato a questo risultato elettorale. Sono le masse, genericamente intese, che hanno sbarrato la strada alla marcia moderno fascista di Le Pen.

Chiaramente questo è passato da meccanismi elettorali, vedi la desistenza, a cui le forze della borghesia macronista hanno posto ostacoli e, non accodandosi in molti casi alla desistenza a favore dei candidati del Fronte, hanno ridotto la portata del clamoroso voto antifascista delle masse, che poteva e meritava di essere più largo.

Ora davanti al voto pro Fronte, Macron non ci sta. E prova in tutte le forme a contrastare l’esito elettorale, proprio perché esso è quello voluto dalle masse e che alimenta e rafforza la crisi del suo governo, dentro la crisi più larga e profonda dello Stato imperialista francese.

L’esito elettorale domanda che il Fronte popolare abbia l’incarico di governare, cosa che non è voluta dalla borghesia imperialista e dalla sua frazione dominante e meno che mai dalle forze reazionarie moderno fasciste che comunque sono avanzate e restano una prospettiva possibile per la borghesia e lo Stato imperialista francese.

Per questo è necessario che le masse proletarie e popolari, protagoniste del ciclo di lotte in Francia negli ultimi anni, scendano decisamente in campo per rivendicare il mantenimento delle rivendicazioni sociali del Fronte popolare e per estendere la lotta contro l’imperialismo francese sul fronte della guerra – Macron si fa capofila per gli interessi dell’imperialismo e dell’industria bellica in Ucraina come in Europa - e su questo la piattaforma del Fronte resta assolutamente interna agli interessi dell’imperialismo; e per capitalizzare in termini politici le battaglie antirazziste, a difesa dei migranti, la solidarietà straordinaria alla Palestina contro il piano genocida sionista/imperialista in corso.

La posizione proletaria e comunista non può che essere questa in questo contesto.

L’autonomia proletaria e comunista vive nella capacità di dire la cosa giusta al momento giusto e di costruire naturalmente il movimento di lotta sociale e politica adeguato, brodo di coltura degli strumenti per la lotta rivoluzionaria in Francia oggi: il partito, il fronte unito, la forza militante necessaria per rovesciare lo Stato, contrastare in un clima da guerra civile indotto dall’ampia reazione fascista esistente, anch’essa parzialmente sconfitta ma tuttora cementata dal risultato elettorale.

A noi comunisti spetta chiaramente combattere le posizioni in Francia, e ancor più in Italia, che sposino in toto la linea programmatica, la prassi e l’attuale personale politico del Fronte popolare di Melechon - che naturalmente non ha nulla a che fare, se non nel nome, con l’esperienza storica del ‘Fronte popolare’ su cui è necessario ben altro approfondimento. Questo tipo di posizione pro Melechon è la posizione della sinistra neo-revisionista ed elettoralista nel nostro paese.

Noi proletari e comunisti respingiamo anche a 'sinistra' la posizione che contrappone le lotte proletarie e sociali alla necessaria battaglia politica oggi dei proletari e delle masse perchè il risultato elettorale prodotto dalla mobilitazione delle masse venga rispettato ed abbia uno sbocco. Diciamo a tutti che sono proprio le avanguardie proletarie e di lotta nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nei quartieri popolari, compreso in certa misura le balieues, che si sono mobilitate per il risultato espressosi nelle elezioni. Lo hanno fatto con i loro limiti teorici, politici e organizzativi in cui si trova attualmente la classe e le masse in Francia. Limiti che la battaglia rivoluzionaria per il Partito, per il Fronte Unito e per l’elevamento rivoluzionario della lotta di classe anticapitalista, antimperialista, anti Stato borghese, dei comunisti autentici - marxisti-leninisti-maoisti, è impegnata a superare nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse. 

proletari comunisti

14 luglio 2024

Ancora solidarietà per Sebastiano dal mondo arabo - Front Line (revoleftsyria.org) - Siria

traduzione automatica:

Italian authorities prevent trade unionist from entering Milan, Tunisia abuses solidarity | ✪ Front Line (revoleftsyria.org)

sabato 13 luglio 2024

Dal presidio di Bergamo: CON ANAN, ALÌ E MANSOUR e tutti i compagni colpiti dalla repressione

Nella  giornata di mobilitazione di giovedi 11 luglio, anche a Bergamo la Rete per la Palestina ha tenuto un presidio per denunciare la repressione del governo Meloni, la criminalizzazione della solidarietà al popolo palestinese ed esprimere la propria solidarietà ai compagni colpiti, dal carcere ai fogli di via, avvisi orali, denunce e dire chiaro e forte che:

LA RESISTENZA NON E’ REATO, NO LA COMPLICITA’ TRA ITALIA E ISRAELE, LIBERTA' DI ANAN, ALÌ E MANSOUR

Questo è l'intervento di Sebastiano Lamera, colpito da un "Foglio di via" da Milano, a cui la Rete Bergamo per la Palestina ha espresso la propria solidarietà, è uno degli interventi, tra quelli che ci sono stati sulla situazione a Gaza, contro repressione, industrie militari...

Dal  volantino della Rete Bergamo per la Palestina diffuso in piazza:

Gli arresti di Anan, e poi di Alì e Mansour, sono emblematici della complicità con Israele e
della repressione verso la lotta di liberazione palestinese, che il governo Meloni ha portato in
primo piano e sperimenta nel quadro di questa alleanza, anche provando a sdoganare
l’estradizione dei palestinesi.

Ma il ministro degli interni Piantedosi spinge in avanti il piano con le sue dichiarazioni di
questi giorni, quando copre i giovani dell’organizzazione giovanile di FdI antisemiti, razzisti e

Bologna: abusi sessisti e umiliazioni poliziesche su una attivista ambientalista in Questura e attacco repressivo nei confronti di un delegato sindacale

Dopo le proteste contro il G7 a Bologna, all'attivista ambientalista è stato negato il contatto con l'avvocato e nei suoi confronti i poliziotti hanno falsificato pure il verbale (stessa prassi per il delegato sindacale).

Decreti liberticidi da parte del governo Meloni chiamati decreti "sicurezza" per impedire le proteste e che non trovano nel Parlamento alcuna opposizione e che, assieme a repressione, stato di polizia, accentuano la marcia verso il moderno fascismo che è altra cosa rispetto alla repressione "democratica" e contro cui non basta gridare allo scandalo. Il fascismo è sovversione delle stesse leggi che la borghesia si è data negli anni per rispondere alla lotta di classe e contro di esso bisogna organizzarsi per combatterlo.

Altre venti persone erano state trattenute in Questura per oltre 7 ore in maniera illegittima e denunciate per “reati surreali come tentato delitto e violenza privata”... Riporta il movimento.

Ha dovuto togliersi le scarpe, i vestiti e la biancheria intima, e piegarsi sotto gli occhi dell’agente che la stava perquisendo. Alle sue richieste di spiegazione le è stato risposto che si tratta di una normale procedura, una prassi a cui sono sottoposte tutte le persone in stato di fermo, nonostante nessuna delle altre venti persone presenti abbia subito lo stesso trattamento umiliante. “I nostri avvocati ci hanno confermato che perquisire una persona con queste modalità non è assolutamente una prassi. È una procedura discrezionale, applicata sulla base di valutazioni puntuali. Quello che è accaduto ieri è un trattamento degradante e ingiustificato” dichiara Annalisa, del supporto legale di Extinction Rebellion.

Di fronte alle ripetute richieste di spiegazione, gli ispettori di Polizia e gli agenti della DIGOS hanno giustificato l’accaduto come un errore, un fraintendimento, come una prassi che avrebbero dovuto applicare a tutti ma che, per gentilezza, sarebbe stata applicata a una sola attivista. “Ho da subito preteso che l’accaduto fosse messo a verbale, ma il verbale che mi è stato presentato contiene falsità” dichiara la donna che ha vissuto l’abuso. “Vi è scritto che mi sarebbe stato chiesto se volessi essere assistita da un avvocato o da una persona di fiducia durante la perquisizione e che io avrei risposto no. Questo è falso. Quella domanda non mi è mai stata rivolta e io, certamente, avrei avuto piacere di essere assistita”.

Questo è solo l’episodio più grave tra quelli che hanno accompagnato la protesta pacifica e nonviolenta svoltasi a Palazzo d’Accursio, per evidenziare “l’ipocrisia dei governi, nel celebrare quella scienza i cui allarmi sulla crisi ecoclimatica sono invece ignorati da decenni.

Governo nazionale fascio-leghista e PD uniti nella repressione delle proteste

da zic

Anche Bologna ha la sua quota di G7: in questi giorni la città ospita infatti la riunione ministeriale su

Bracciante indiano morto nei campi, un altro caso Satnam Singh a Laterza - E il governo stanzia 500 milioni alle aziende agricole

Questa nuova morte/probabile assassinio di un bracciante indiano, questa volta nelle campagne di Laterza in provincia di Taranto, è venuta alla luce nei mass media, grazie all'articolo dei due giornalisti della GdM, solo in questi giorni. 

Dalla GdM - di DARIO BENEDETTO - FRANCESCO CASULA
Indiano morto nei campi, un altro giallo a Laterza. Il datore di lavoro indagato per omicidio colposo e caporalato: «L’ho trovato svenuto». "Quando è stato portato al pronto soccorso era già morto. Proprio come Satnam Singh. E proprio come per la sua morte, anche quella di Rajwinder Sidhu Singh, 38 enne anche lui indiano, deceduto il 26 maggio nelle campagne di Laterza nel Tarantino, sembra destinata a fare rumore... se il decesso di Latina ha portato in carcere il datore di lavoro di Satnam, a Taranto invece è ancora in corso una serie di accertamenti ma l’indagine conta per ora un solo indagato: si tratta dell’imprenditore agricolo Giovanni Giannico. Il numero delle persone sotto accusa tuttavia potrebbe presto aumentare. Le accuse mosse dalla procura ionica sono di omicidio colposo e caporalato: le indagini dei carabinieri del Reparto operativo... hanno portato alla luce elementi che sollevano dubbi su quanto accaduto quella domenica di maggio. I primi a formulare perplessità sono stati i medici dell’ospedale San Pio di Castellaneta. «È svenuto, ha perso conoscenza», la versione dei fatti riferita dal proprietario del fondo su cui il 38enne stava lavorando, che aveva raccontato di averlo trovato riverso nel terreno. Ma quel racconto non ha convinto il personale sanitario: troppe discrepanze su dettagli, orari di ritrovamento e lo stato in cui il corpo della vittima si presentava sotto i loro occhi... è innanzitutto intorno all’orario del decesso che al momento ruota l’inchiesta. Gli inquirenti, infatti, credono che quel giorno qualcosa sia andato in modo diverso... e come per la vicenda di Latina si cerca di comprendere se i soccorsi siano stati tempestivi, ma non solo. La presenza di Rajwinder Sidhu Singh nei terreni in un giorno festivo ha sollevato interrogativi sulle condizioni di lavoro imposte al 38enne: quanto possono aver contribuito al decesso?..."

Rajwinder Sidhu si occupava di portare avanti un grande allevamento di bovini; non aveva contratto di lavoro, nè permesso di soggiorno

Ora è necessario che non si faccia ricadere nell'ombra e che nei prossimi passaggi giudiziari ci sia mobilitazione per la verità e giustizia per Rajwinder Sidhu Singh, per far venire alla luce e lottare insieme contro le condizioni di supersfruttamento nelle campagne da parte dei padroni e caporali, soprattutto verso i braccianti immigrati - Noi, dice lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto, lo faremo. 

Ancora una volta, come abbiamo detto per la morte di Satnam Singh, lavoratori indiani scappano dall'India di Modi, regime fascista della miseria, della persecuzione

Dilaga la protesta nelle carceri: disordini a Torino - protesta a Cuneo

Protesta nel carcere di Cuneo

Sempre ieri, presso un altro carcere piemontese, i detenuti hanno dato inizio ad una violenta protesta iniziando a sbattere contro le inferiate e a distruggere suppellettili varie.

Dalle ore 18.30 circa i detenuti della terza e quarta sezione hanno iniziato a sbattere violentemente gavette, cancelli ed altro, gettando tutto nei corridoi e distruggendo suppellettili. Tre i feriti tra il personale di polizia penitenziaria. La protesta è terminata intorno alle 19.



Luigi libero! Basta repressione per chi lotta contro la Leonardo e l'industria della guerra

 

da Antudo.info

Nei giorni scorsi è stata depositata un’interrogazione parlamentare da parte del deputato di AVS Marco Grimaldi in merito alla detenzione preventiva nel carcere di massima sicurezza di Alessandria di Luigi Spera, da quasi 4 mesi detenuto con l’accusa di terrorismo.

A novembre del 2022 alla redazione della nostra pagina di informazione giunge un video che ritrae un gruppo di persone che di sera, sotto la pioggia, lancia alcuni fumogeni oltre il cancello dell’ingresso della sede palermitana della Leonardo S.p.a., azienda leader nel settore degli armamenti. In seguito alla diffusione del video, alcuni membri della redazione hanno subito una perquisizione e il sequestro dei propri dispositivi informatici.

Dopo circa un anno, tre attivisti di Antudo sono stati denunciati: due con l’accusa di terrorismo, perché sospettati di aver partecipato all’azione di protesta ripresa nel video, e una con l’accusa di istigazione a

In prima linea nella rivoluzione: un'intervista esclusiva con il Partito Comunista dell'India (Maoista) - seconda parte

 seconda parte

DURANTE LA RIVOLTA DI NAXALBARI DEGLI ANNI '60, I CONTADINI UCCISERO I GRANDI latifondisti E SI IMPADRONIRONO DELLE LORO TERRE. CHE RUOLO HANNO I CONTADINI NEL PCI (MAOISTA) E NELLA LOTTA ATTUALE?

Avete tirato in ballo le pratiche passate del nostro partito che sosteneva la linea avventurista di sinistra dell'annientamento del nemico di classe come l'unica via per il successo nella rivoluzione agraria indiana. Abbiamo già rettificato questa pratica errata. Sosteniamo il principio marxista dell'unità operai-contadini. Veniamo alla sua domanda. L'India è un Paese basato sull'agricoltura. I contadini costituiscono la maggioranza della popolazione del paese. I contadini costituiscono anche la maggioranza nel Partito, nell'EPGL, nelle organizzazioni rivoluzionarie di massa e nei comitati popolari rivoluzionari. In questo senso, i contadini fanno parte degli aspetti sociali, politici, militari ed economici della guerra popolare in corso. Tutti i capi dei comitati di partito, delle milizie e degli organi del potere statale popolare a livello locale sono contadini. Attualmente, la maggioranza nell'EPGL sono compagni contadini tribali e dirigono plotoni, compagnie e battaglioni.

I contadini sono coinvolti in tutte le attività del programma rivoluzionario agrario, come la distribuzione della terra a chi la coltiva. Sotto la guida del nostro partito, i comitati popolari rivoluzionari stanno lavorando per il benessere del popolo intraprendendo programmi come il livellamento del terreno, la costruzione di argini, di laghetti e la posa di ponti e lo sviluppo della connettività dei villaggi per migliorare la produttività. Stiamo dando particolare importanza alla pratica di metodi di lavoro cooperativi collettivi. I nostri guerriglieri e quadri di partito dell'EPGL si uniscono alle masse in tutte le loro attività produttive.

NELLE AREE CONTROLLATE DAL PCI (MAOISTA), COME È ORGANIZZATA LA SOCIETÀ E COSA FA IL SUO PARTITO DI DIVERSO DAL GOVERNO?

Secondo la strategia sopra menzionata seguita dal nostro partito per fare la rivoluzione, partiamo dalle aree tribali interne, ci estendiamo alle aree pianeggianti che formano organi del potere statale popolare e infine prendiamo il potere nelle città che sono roccaforti del nemico. La società tribale è feudale, dove il capo del villaggio ha voce in capitolo. Con i cambiamenti apportati dal movimento rivoluzionario, i capi villaggio non hanno più potere. Il comitato locale del partito, composto da contadini poveri e della classe media, guida il villaggio. Nelle aree pianeggianti, la società è principalmente brahmanica Hindutva con una minoranza di altre religioni.

Il governo sfruttatore al potere parla molto del benessere delle persone ma non fa nulla. I contadini non hanno le condizioni minime per l'agricoltura come l'irrigazione, le sementi e gli attrezzi agricoli. I comitati popolari rivoluzionari si occupano dei bisogni dei contadini e si concentrano sull'aumento del raccolto. Il governo sfruttatore non si preoccupa minimamente di gestire scuole e ospedali per i popoli indigeni. I comitati popolari rivoluzionari gestiscono scuole locali. Ogni governo locale ha un dipartimento medico e un medico. Il comitato del partito interessato ha un budget per le scuole gestite dai comitati popolari rivoluzionari. I medici dell'EPGL fanno la formazione ai medici del comitato popolare rivoluzionario. Il dipartimento dell'industria artigianale deve ancora diventare attivo in modo da aiutare le persone a vendere i prodotti della foresta e ad acquistare i beni di prima necessità sul mercato.

Stiamo lavorando contro uno stato semi-coloniale, semi-feudale forte che è sostenuto dagli imperialisti. Secondo la nostra strategia, costruiamo comitati popolari rivoluzionari ovunque riusciamo a far cadere il governo sfruttatore. Costruiamo così organi di potere statale su tutta l'area, estendendoli e rafforzandoli gradualmente. Le basi della guerriglia stanno resistendo anche in mezzo a molti massacri, uccisioni di leader e attivisti di comitati di partito, milizie, comitati popolari rivoluzionari e atrocità sessuali sulle donne. Ora deteniamo il potere a un livello molto piccolo. Quindi, ci sono limitazioni alle attività di sviluppo che intraprendiamo.

QUAL È L'INFLUENZA DEL SISTEMA DELLE CASTE NELLE AREE CHE avete LIBERATO? IN CHE MODO IL PARTITO STA SFIDANDO LE STRUTTURE FEUDALI E le attitudini SOCIALI?

Non ci sono tali aree liberate fino ad ora. Ci sono basi d’appoggio in speciali zone di guerriglia che cerchiamo di unire e liberare. Il sistema delle caste è una caratteristica particolare della società indiana e il comunitarismo è un'altra ad esso collegata. Fa parte del sistema Chaturvarnya dell'Hindutva brahmanico ed è radicato sia nella base che nella sovrastruttura della società attuale ed è dialetticamente intrecciato in entrambe le sfere. La casta ha lo scopo di dividere le persone per facilitare lo sfruttamento e l'oppressione delle classi lavoratrici. Non è un compito facile eliminare questo sistema. Ciò è legato al successo della Rivoluzione di Nuova Democrazia e alla costruzione dello stato socialista. La lotta per eliminare le caste fa parte dell'agenda del partito e delle organizzazioni rivoluzionarie di massa. Combattiamo sia nella base che nella sovrastruttura per eliminare le caste. Venendo alle zone di guerriglia, le caste non esistono nella società tribale in cui ci troviamo, secondo la nostra strategia. Tuttavia, si riflettono sotto forma di differenze nello status delle diverse tribù. Che si tratti di aree tribali, pianure o urbane, unire le persone è l'attività principale. Lavoriamo per unire tutte le caste lavoratrici per isolare le classi nemiche.

IN CHE MODO IL TUO PARTITO STA COMBATTENDO IL PATRIARCATO?

Sebbene sia una lunga strada quella per il successo nella lotta contro il patriarcato, il movimento rivoluzionario e il movimento rivoluzionario delle donne hanno portato notevoli cambiamenti nella situazione delle donne nelle aree della guerriglia. Il patriarcato nella società tribale si manifesta in varie forme come il matrimonio forzato, la bigamia, la poligamia e le percosse alla moglie. Il partito e le organizzazioni femminili hanno educato la società spiegando che tutti questi atteggiamenti patriarcali sono negativi non solo per le donne, ma ostacolano anche lo sviluppo sociale nel suo complesso. Le donne fanno parte dei comitati di partito, le tre forze dell'EPGL, vale a dire le forze principali, secondarie e di base (cioè la milizia), e i comitati popolari rivoluzionari e le organizzazioni rivoluzionarie di massa. Le donne lavorano in tutte le sfere di attività del movimento come la costruzione del partito, le offensive militari, il benessere del popolo, le comunicazioni e la produzione di armi.

IL GOVERNO MODI HA CAMBIATO LE CONDIZIONI SOCIOECONOMICHE IN INDIA? ALCUNI dicono CHE L'INDIA SIA ORA UNA POTENZA IMPERIALISTA.

Il governo Modi ha solo peggiorato le condizioni socioeconomiche della popolazione del paese. I contadini stanno perdendo terreni agricoli e i popoli indigeni vengono spostati dalle loro foreste per le multinazionali. La crisi alimentare, la disoccupazione e gli sfollamenti stanno crescendo a un ritmo allarmante. L'agricoltura, l'industria e i settori manifatturieri sono stati privatizzati. Le persone vengono private dei loro bisogni fondamentali di vita. L'assistenza sanitaria è quasi nulla per le classi povere. Le pandemie stanno togliendo la vita a un gran numero di poveri. La maggior parte delle persone è in uno stato di miseria. Le lotte popolari nel paese svelano la situazione reale.

Modi ha usato la religione come un modo per distrarre le persone dalle condizioni in cui vive la stragrande maggioranza. In tal modo, ha diluito la diversità del nostro paese in nome dell'Hindutva. Per “zafferanizzare” il paese, sta attaccando la costituzione indiana, che prometteva al popolo indiano un governo laico. Il governo di Modi sta distruggendo le case delle comunità musulmane. In nome della "protezione delle mucche", sta linciando musulmani, dalit e adivasi in pieno giorno. L'incitamento all'odio viene trasmesso attraverso i canali dei media mainstream sostenuti dal governo.

Tutti i discorsi sull'India che diventa la "terza più grande economia" sono una grande farsa. Il paese sta registrando una crescita della disoccupazione. In realtà, i parametri con cui il governo rivendica il "progresso" nell'economia non sono accettati nemmeno dagli economisti borghesi. Ad esempio, la crescita del PIL del paese. La critica è che non è corretto includere gli investimenti delle società straniere per misurare il PIL. Il governo sta aiutando i membri della borghesia burocratica compradora come Adani e Ambani. La società indiana sta assistendo a una profonda rottura nell'armonia sociale con le azioni deliberate dell'Hindutva brahmanico sulla base della religione e della casta, nel suo tentativo di servire la classe compradora domestica e il suo padrone, gli imperialisti. Il pesante sviluppo tecnologico avvantaggia i capitalisti clientelari che servono gli imperialisti, mentre più della metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. L'India dipende dal capitale imperialista, dall'importazione di tecnologia e dai beni capitali. Non ha caratteri di imperialismo e non può essere etichettato come "imperialista". L'India è ancora un paese semi-coloniale e semi-feudale.

L'INDIA È MEMBRO DELLA COOPERAZIONE DI SHANGHAI. COME VALUTA QUESTA COOPERAZIONE CHE COMPRENDE RUSSIA, CINA, BRASILE E SUDAFRICA?

Nel 2006, è stato stimato che il valore totale del commercio bilaterale fosse dell'ordine di 20 miliardi di dollari. Mentre la Cina sviluppava nuove forme di relazioni politiche con i suoi vicini dell'Asia centrale, gli incontri bilaterali su questioni di confine e commerciali si sono rivelati inadeguati per affrontare il contesto geopolitico in rapida evoluzione. L'Islam politico divenne sempre più influente in Afghanistan e Tagikistan, e i nuovi governi di Uzbekistan e Kirghizistan lo considerarono una seria minaccia alla loro autorità. Tutte le potenze regionali hanno percepito che, nonostante le grandi differenze tra loro, avevano un interesse comune a combattere questa nuova forza che tutte vedevano come una minaccia alla stabilità della regione.

Il primo incontro di quello che sarebbe diventato un importante raggruppamento regionale ebbe luogo a Shanghai nel 1996, quando i ministri degli esteri di Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan si incontrarono per discutere delle comuni preoccupazioni. È stata costruita un'agenda attorno alle questioni della sicurezza delle frontiere e di come combattere le forze islamiche ribelli. Il gruppo, che aveva in programma di incontrarsi regolarmente, era inizialmente noto come Shanghai Five, ma è stato successivamente ribattezzato Shanghai Cooperation Organization nel giugno 2001 quando l'Uzbekistan è stato ammesso. Il nuovo nome era sufficientemente flessibile da consentire l'ammissione di altri membri. Al Pakistan, l’unico altro stato seriamente preso in considerazione per l’adesione, non è stato permesso di aderire.

Da quando gli inglesi hanno lasciato l'India, le classi dominanti dell'India hanno cercato di essere vicine a tutti i paesi imperialisti. Ha continuato a servire la Gran Bretagna e in seguito ha sviluppato stretti legami con gli Stati Uniti. Quando l'Unione Sovietica era forte, l'India era vicina ad essa. Ora è vicino alla Cina e alla sua alleanza, la Cooperazione di Shanghai. Fa anche parte dei BRICS, guidati da Cina e Russia. L'India ha enormi risorse naturali e umane e un grande mercato a causa di un'enorme popolazione che attrae capitalisti da tutto il mondo. L'India è tipicamente governata dalla borghesia burocratica compradora e dai grandi latifondisti. Pertanto, la sua adesione all'alleanza fa parte di una politica estera in linea con i suoi interessi compradori. L'atteggiamento espansionista della classe dirigente indiana è anche una delle ragioni per cui si è unita alle alleanze. Nel 2017, l'India è diventata membro della nascente alleanza imperialista, i BRICS. Oggi, nell'ordine mondiale multipolare, la Cina social-imperialista sta compiendo uno sforzo immenso per sostituire i sistemi finanziari imperialisti dominanti come l'Organizzazione Mondiale del Commercio e il Fondo Monetario Internazionale, con le proprie istituzioni finanziarie. L'India non è altro che una immagine da copertina dell'imperialismo statunitense nei BRICS e nell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

Voglio sottolineare che l'imperialismo statunitense rimane il nemico principale dei popoli e delle nazioni oppresse. Ma ciò non significa in alcun modo che la Cina socialimperialista e gli altri paesi imperialisti non debbano essere completamente contrastati. La classe dominante cinese è stata impegnata nella propaganda del "socialismo con caratteristiche cinesi", che non è altro che imperialismo con caratteristiche cinesi.

L'espansionismo dell'India può essere visto in Sri Lanka, dove ha aiutato la classe dominante a schiacciare il movimento di liberazione nazionale; in Nepal dove la borghesia burocratica compradora indiana ha investito nell'industria del turismo; in Myanmar, dove aiuta la classe dominante a schiacciare le organizzazioni musulmane Rohingya; e attività simili in altri paesi vicini.

QUAL È LA SUA OPINIONE SUL CONCETTO DI "CINA SOCIALISTA" E "SOCIALISMO CON CARATTERISTICHE CINESI", COME PROPAGATO DAL GOVERNO, DAGLI ATTIVISTI, DAI PARTITI E DAI GIORNALISTI CINESI?

La Cina ha cessato di essere un Paese socialista dalla fine degli anni '70. Il nostro partito ritiene che la Cina sia diventata un paese social-imperialista intorno al 2014. Il "socialismo con caratteristiche cinesi" non è altro che una falsa affermazione dell'attuale classe dominante imperialista della Cina. Alcuni compagni non hanno chiaro le caratteristiche imperialiste che la Cina ha raggiunto nel processo dalla restaurazione del capitalismo. Nel 2017, il nostro partito ha pubblicato un documento intitolato Cina, una nuova potenza social-imperialista: parte integrante del sistema capitalista-imperialista mondiale che spiega la nostra analisi della Cina. Lasciando da parte fatti e cifre, le politiche economiche, politiche, sociali e culturali della classe dominante cinese sono chiaramente imperialiste.

La Cina non è quindi né un paese socialista né comunista. È un paese social-imperialista. I fatti che lo dimostrano sono che il capitalismo monopolistico e l'oligarchia finanziaria sono in aumento. Il capitale viene accumulato in grande stile. Domina il capitale finanziario. La Cina sta investendo capitali in quasi tutte le parti del mondo. Sta lottando con gli Stati Uniti per l'egemonia mondiale. Sta guidando alleanze come la Cooperazione di Shanghai e i BRICS, insieme alla Russia, nel suo tentativo di ridividere il mondo per sfruttare materie prime e mercati.

IN CHE MODO LA CINA DI OGGI DIFFERISCE DALLA CINA AI TEMPI DI MAO?

Mao guidò il Partito Comunista Cinese e continuò a condurre la rivoluzione socialista anche sotto la dittatura proletaria attraverso la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (GRCP). La GRCP è un grande contributo di Mao. Si è trattato di una lotta politica teorica e una grande ascesa delle masse rivoluzionarie. L'obiettivo della GRCP era quello di continuare la rivoluzione in tutti i campi della sovrastruttura al fine di far avanzare il sistema economico socialista verso la costruzione di una società comunista. Il suo obiettivo era quello di eliminare assolutamente le possibilità di restaurazione delle classi rovesciate nella Rivoluzione di Nuova Democrazia (i grandi latifondisti e le classi borghesi burocratiche compradore al servizio dell'imperialismo) e di continuare la dittatura del proletariato contrastando i tentativi delle classi nemiche di ripristinare il capitalismo.

La GRCP aveva anche l'obiettivo immediato di porre fine al revisionismo, impiegare la forza delle masse in una lotta basata su una linea di massa per rimuovere i capitalisti che si erano insediati nella direzione del partito e nell'organizzazione del partito. È stata una tortuosa lotta di classe contro i capitalisti e la continuazione in Cina della lotta mondiale contro il revisionismo moderno. Essa riuscì a contenere la restaurazione del capitalismo per 10 anni. A causa di molti fattori principalmente interni e di alcuni esterni, il capitalismo è stato restaurato in seguito. Oggi la Cina è un Paese social-imperialista.

ALCUNI DESCRIVONO IL MOMENTO ATTUALE COME UN MOMENTO CRITICO PER LA SINISTRA GLOBALE. COSA NE PENSI?

Le forze rivoluzionarie non sono mai state a un bivio, sia nel periodo successivo alla morte di Stalin in Unione Sovietica, sia alla morte di Mao in Cina, sia quando sono state influenzate dal revisionismo sovietico e dal revisionismo di Deng. Quando Krusciov e la sua cricca revisionista presero il potere nel partito bolscevico e nel governo sovietico a metà degli anni '50, fu per la restaurazione capitalista. La Cina era allora nella fase della costruzione del socialismo. Il Partito Comunista Cinese (PCC) sotto la guida del compagno Mao Zedong intraprese una lotta teorica contro il revisionismo moderno di Krusciov, che divenne nota come il "Grande Dibattito" nel Movimento Comunista Internazionale.

I paesi dell'Europa orientale come la Jugoslavia hanno aderito al revisionismo di Krusciov e hanno lasciato la strada della costruzione socialista. Mao ha anche fornito un'analisi del motivo per cui l'Unione Sovietica non è riuscita a progredire nella costruzione socialista. Mao ha preso lezioni dall'Unione Sovietica e le ha applicate in Cina. Il PCC sotto la sua guida fece appello alla Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, che si oppose per un decennio alla restaurazione capitalista. Più tardi, quando Deng prese le redini del PCC e del governo popolare cinese, guidò una controrivoluzione per ripristinare il capitalismo. Da allora, non c'è stata alcuna base socialista nel mondo.

Il capitalismo è stato restaurato in entrambi i paesi perché la contraddizione tra capitalismo e socialismo non è stata risolta. Questo è il processo di lotta in cui la società progredisce, dal feudalesimo al capitalismo e poi al socialismo, e infine al comunismo. Tutti i paesi del mondo devono prendere queste lezioni per fare una rivoluzione che abbia successo. I partiti proletari che hanno questa comprensione stanno lavorando per realizzare la rivoluzione nelle condizioni concrete dei loro rispettivi paesi.

C'È QUALCOS'ALTRO CHE VORRESTI AGGIUNGERE?

Infine, desidero esprimere la solidarietà del nostro partito alle guerre popolari in corso, ai movimenti di liberazione nazionale e alle lotte antimperialiste del mondo. Desidero fare appello a tutte queste forze affinché si uniscano in un'attività rivoluzionaria per sradicare l'imperialismo dalla terra e instaurare il socialismo e poi il comunismo in tutto il mondo. Il tempo sta maturando. Agiamo con coraggio. Otteniamo la vittoria. Lavoratori di tutti i paesi, unitevi!

fine

disponibile in inglese e spagnolo

Opzione Sansone. Il piano di Israele per nuclearizzare i suoi avversari

Arvind Dilawar * | mronline.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

02/07/2024

| Modernizing the Opportunities for Nuclear War | MR Online

Il 22 settembre 1979, il satellite di controllo statunitense "Vela 6911" rilevò un doppio lampo di luce nell'Oceano Indiano, a metà strada tra l'Africa e l'Antartide, che sembrava corrispondere alla detonazione di un'arma nucleare. Come osservano i ricercatori della Federation of American Scientists (FAS) nel loro documento "Israeli Nuclear Weapons, 2021", l'intelligence statunitense all'epoca dell'"incidente di Vela" riteneva che il doppio lampo fosse un test nucleare israeliano, condotto con il supporto logistico del governo sudafricano dell'apartheid. Una commissione riunita dal presidente Jimmy Carter, tuttavia, respinse questa conclusione sulla base del presupposto che Israele non possedeva armi nucleari, cosa che l'Amministrazione sapeva essere infondata ma che non intendeva affrontare politicamente.

L'"ambiguità nucleare" israeliana, la mancanza di conferme o smentite ufficiali sul possesso di armi nucleari, persiste tuttora. Tuttavia, a partire dal 2021, i ricercatori stimano che il Paese possieda novanta testate nucleari, in grado di essere trasportate da aerei, missili balistici terrestri e missili da crociera

venerdì 12 luglio 2024

Intervista all'avv. Vincenzo Catastimeni di Palermo sul "foglio di via" a Sebastiano Lamera e sull'incremento delle repressione dei compagni, attivisti, movimenti di lotta

 

I crimini quotidiani dell'esercito sionista a Gaza


da Internazionale

Un missile israeliano fa strage di bambini in una scuola di Gaza

Khan Yunis, Striscia di Gaza, 11 luglio 2024. Vittime del bombardamento sulla scuola vengono trasportate all’ospedale Nasser. (Bashar Taleb, Afp)

È un video difficilmente sopportabile. Una persona anonima, a Gaza, stava filmando un momento apparentemente simile a tanti altri: alcuni bambini giocavano a calcio nel cortile di una scuola, come

Mentre le carceri sono in rivolta giusta e necessaria, il lurido ministro Nordio azzera i reati di corruzione quotidiana dei sindaci e amministratori e peggiora la condizione nelle carceri

Il garante contro il decreto Nordio: “Carceri carenti, ma nel provvedimento solo promesse e repressione”

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Nessuno stanziamento per educatori, psicologi, operatori, zero fondi anche per le strutture ormai fatiscenti. L’avvocato Mario Serio del Collegio nazionale dei garanti per i detenuti: “Lo Stato pensa di assolvere al proprio compito recludendo le persone e disinteressandosi del loro destino” “Nel preambolo del nuovo decreto legge Nordio, dunque un provvedimento all’insegna dell’urgenza, si sottolinea la necessità di nuove disposizioni in materia di personale, ordinamento penitenziario, di semplificazione dell’accesso ai benefici, miglioramento degli istituti di pena. Ma quelle immediatamente esecutive si contano sulle dita di una mano”.

Riarmo italiano, chi ci guadagna. Gli affari di Leonardo S.p.A. nell’indotto militar-industriale

Leonardo, la maggiore impresa militare italiana con oltre il 70% del settore, è ormai una multinazionale integrata alle compagnie Usa, dedita all’export (75% dei ricavi), al centro di complessi reticoli azionari. Fa affari d’oro, ma detiene una quota relativamente bassa dell’occupazione manifatturiera italiana_

“Bei tempi per gli azionisti e i manager dell’industria militare” o meglio “Good times for the Military-Industrial Complex”, si può dire, parafrasando John Adam Tooze. In realtà lo storico inglese, professore alla Columbia University e direttore dell’European Institute, Adam Tooze, ha scritto nel dicembre 2023 sulla sua Chartbook newsletter, una frase ben peggiore:”Good times for the merchants of death“, commentando i dati del Financial Times sull’aumento del portafoglio ordini delle aziende del settore e della loro crescita in Borsa. E in effetti gli ordinativi di armamenti, munizioni e nuovi sistemi ad uso militare sono ai massimi storici.

Una recente analisi del Financial Times su 15 gruppi multinazionali che producono per il settore militare, tra cui i maggiori appaltatori statunitensi – la britannica BAE Systems, l’italiana Leonardo e la sudcoreana Hanwha Aerospace – ha rilevato che alla fine del 2022 – l’ultimo per il quale sono disponibili dati sull’intero anno – il loro portafoglio ordini complessivo era 777,6 miliardi di dollari, ben più nutrito rispetto ai 701,2 miliardi di dollari di soli due anni prima.

La crescita degli ordini e dei profitti per le aziende del settore, dovuti all’aumento esponenziale delle spese militari nel mondo, hanno gonfiato le quotazioni di Borsa. Fatto 100 il valore azionario al 15

EDITORIALE - VERTICE NATO - ALTRO PASSO NELLA MARCIA VERSO LA GUERRA IMPERIALISTA

Il Vertice Nato fa ulteriori passi politico-militari in direzione della guerra imperialista mondiale.

Gli Stati e i governi in esso riuniti, pur essendo venati da contraddizione e contrasti come è naturale tra banditi imperialisti, si uniscono sul terreno della guerra comune contro gli altri imperialisti, la Russia di Putin e sempre di più la Cina socialimperialista di Xi Jinping.

Già al G7 di Puglia del giugno scorso era stato fatto un passo che è tipico delle fasi della guerra aperta più che dei preparativi: l’appropriazione degli asset russi presenti nei paesi imperialisti per utilizzarli per finanziare la guerra attraverso il loro investimento materiale presso il governo fascio-nazista di Zelensky, punta di lancio e base di appoggio della guerra imperialista targata Usa/Nato.

Il G7 di Puglia aveva mostrato la debolezza dei governi e Stati imperialisti, debolezza militare, dato che la cosiddetta “offensiva” ucraina, nonostante la montagna di soldi e armi forniti dagli Stati imperialisti occidentali, non aveva prodotto alcun risultato e lo stato delle cose sul campo mostrava che la Russia imperialista, lungi dall’essere indebolita, aveva consolidato la sua posizione militare.

A questo va aggiunto che la proposta apparentemente avventurista di Macron: mandiamo direttamente i soldati, e quelle degli altri paesi imperialisti: autorizziamo l’uso delle armi Nato per attaccare il territorio russo – proposta che comprende comunque la presenza diretta in Ucraina di istruttori e forza militare ad hoc per la gestione stessa del materiale d’attacco – erano state comunque recepite, inserite nel piano imperialisti/Nato, combinate con la farsa della Conferenza per la pace di Ginevra (altro appuntamento vuoto e puramente propagandista).

Fatto il lavoro al G7 in Puglia ora andava consolidato con il Vertice Nato a Washington.

Ma al G7 di Puglia era emersa anche un’altra contraddizione, che i governi erano sostanzialmente delle “anatre zoppe”: Macron aveva perso rovinosamente le elezioni europee e Biden appariva già in condizioni psicofisiche assolutamente inadeguate, esplose poi nei giorni successivi, e Sunak stava lì lì per ricevere l’umiliante batosta delle settimane successive.

Inutile dire che gli altri governi, pure apparentemente più solidi, Giappone, Canada, restano secondari sul piano delle decisioni strategiche e parzialmente in sonno (il Giappone) che si preparano alla fase due della guerra inter imperialista, quella che prevede lo scontro diretto con la Cina.

Chiaramente al Vertice Nato i governi si sono presentati ancora più indeboliti, ma con la posizione di

Report del presidio a Roma per la libertà di Anan, Ali e Mansour - LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA!

Giovedì 11 luglio, davanti alla Corte di Cassazione si è svolto un partecipato presidio per la liberazione di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, i tre palestinesi arrestati dalle autorità italiane con l’accusa di sostegno alla resistenza palestinese.


Durante la manifestazione, che ha visto la partecipazione di circa 200 persone, è stato ribadito il diritto del popolo palestinese a lottare per la propria autodeterminazione anche con le armi ed è stata criticata la decisione di processare dei palestinesi per conto dell’occupazione militare israeliana nel tentativo di criminalizzare il diritto alla Resistenza del popolo palestinese, condannando la complicità dell’Italia e del governo fascista Meloni con il genocidio perpetrato da Israele.

Proprio su quest’ultimo punto però, sono sorte schermaglie con la polizia. Lo striscione portato dallo Slai Cobas sc dall’Aquila, che denunciava nero su verde “Meloni complice di genocidio e repressione”, è stato fatto spostare una prima

Piantedosi responsabile morte di un uomo per l'uso del Taser

Piantedosi, ministro della polizia, della repressione, nei giorni scorsi ha dichiarato che va esteso l’uso del Taser, e lo ha detto sul palco del Forum della Masseria di Vespa a Manduria, un luogo fetido dove si raccolgono i ministri fascio-reazionari di questo governo in un evento che sta diventando parte della gestione stessa in epoca di governo moderno fascista.

Piantedosi ha affermato che è “un’alternativa all’uso dell’arma da fuoco, che ne esistono in dotazione 5mila, che finora c’è stata una sperimentazione, che il più delle volte all’atto di estrazione del taser ci si arrende e ci si ferma; quindi ha una funzione di deterrenza con qualche proficua valenza… Ci sono sperimentazioni in atto delle polizie municipali… quindi, abbiamo esteso la possibilità che possa essere usato dalle polizie locali”.

Il giorno dopo, nella notte del 9 luglio in Alto Adige a Colle Isarco un uomo è stato colpito dai carabinieri con il taser ed è morto. Si trattava di un uomo che aveva chiamato il 112 segnalando la